Cronaca

Trentasettesima giornata di Campionato domenica 17 maggio 2026 ore 12 si gioca contemporaneamente tutte le partite che interessano la zona Champions. Pisa 0 Napoli 3.

“Le caramelle di Gigi”. 

Foto Porcelli 100Partita di fine stagione tra due squadre con interessi diversi il Pisa chiudere una Stagione non felice che lo ha visto sprofondare in Serie B ed un Napoli ancora Campione d’Italia che vuole vincere per blindare già da oggi all’entrata in Champions e se possibile mantenere al termine del Campionato il secondo posto in solitaria. Oggi, Missione compiuta gli Azzurri vincono in semplicità tre a zero con reti di MCTominay, Rrahmani ed Hojlund in una domenica soleggiata con un pubblico più propenso a prendersi il sole che a vedere la partita. La differenza di posto in classifica si è ben vista subito in quanto in campo c’è stata una sola squadra il Napoli su un campo molto rappezzato più vicino ad un campo di patate. Ritmi bassi ed al rallentatore con poche cose da raccontare. Diciamo che l’orecchio era anche alle altre partite dove hanno vinto con gli azzurri tutti ovvero l’Inter, la Roma, il Milan ed il Como lasciando le penne solo la Juve che ha perduto con un secco ed inequivocabile zero a due contro una Viola pimpante e che ha lasciato il segno che i tifosi bianconeri sentiranno per molto tempo. Domenica ultima di Campionato ed il Napoli giocherà contro l’Udinese per confermare il suo secondo posto in solitaria essendosi oggi matematicamente già qualificata con la Capolista Inter. Nel gioco del Calcio niente è scontato e la giornata di oggi evidenzia che la Juve potrebbe disputare la Conference passando dalle Stelle alle Stalle ed aprendo un sicuro Momento di crisi almeno di liquidità.

Gli azzurri dovranno sciogliere il dubbio Allenatore con cui Dela dovrà concordare un inevitabile e naturale svecchiamento con un contestuale potenziamento di risorse giovani promettenti ed allestire una squadra innovata e competitiva. Noi pubblico, esclusivo e competente ci saremo con entusiasmo, gioia e passione per affrontare con il ricambiato e potenziato Napoli la prossima Stagione. Altro giro altra corsa nel segno e con la curiosità della antica nostra Tradizione Partenopea.

Gigi Porcelli

 Consegnati sabato 16 maggio un assegno da 45mila euro, il foulard della spogliazione di Cucinelli e l’icona coi due Santi; assegnati anche altri due riconoscimenti da 10 e 5mila euro

Premio Francesco e Carlo, vince un progetto della Papua Nuova Guinea

Il vescovo Accrocca: “Questo riconoscimento è un segnale per ribaltare l’economia partendo dai più deboli”

 

Accrocca 250ASSISI – Si chiama “Hantoa Fraternity Hub” il progetto vincitore dell’edizione 2026 del Premio internazionale Francesco d’Assisi e Carlo Acutis per un’economia della fraternità, assegnato sabato 16 maggio nella sala della Spogliazione, nell’ambito del nono anniversario dell’istituzione del Santuario della Spogliazione di Assisi. Alla cerimonia era presente una rappresentanza delle donne indigene dell’Associazione – “Catholic Women Association” – che si sono messe insieme per rispondere a una delle sfide socio-economiche più urgenti della loro comunità di Hantoa, una piccola città rurale nell’isola e diocesi di Bougainville, Papua Nuova Guinea dell’Oceano Pacifico, il vescovo diocesano monsignor Felice Accrocca, il sindaco di Assisi, Valter Stoppini, il coordinatore del premio monsignor Anthony Figueireido, il professor Marcello Signorelli in rappresentanza della commissione di valutazione e Alberto Brugnoni, dell’omonimo gruppo del comitato dei benefattori che sostengono il Premio.

IL PROGETTO

Il progetto nasce dalla considerazione che un numero significativo di donne giovani e povere rimane inattivo e scartato a causa della mancanza di lavoro strutturato a livello locale. La vulnerabilità economica e sociale incide negativamente su di loro, intaccando la loro vita e la stabilità della famiglia. L’Associazione ha individuato un progetto da sviluppare, lavorando insieme con la parrocchia di Hantoa, sotto la guida della Congregazione della Santa Croce, e con la Municipalità locale. La parrocchia si trova in una posizione strategica lungo una strada principale, caratterizzata da un elevato volume di viaggiatori. Ogni giorno vi passano più di 8.200 persone, trasportate in camion e furgoni aperti. Gli alberghi e i punti di ristoro più vicini si trovano a trenta chilometri di distanza, offrendo peraltro alimenti mal conservati e igienicamente pericolosi. Per questo è stato ideato un “Hub di fraternità” con tre sezioni distinte e complementari: un ristorante, che offre bevande, prodotti locali (legumi, frutti, ecc.) e pasti freschi e nutrienti; un laboratorio di sartoria, accanto al ristorante e all’interno della stessa struttura, che permette alle donne formate nel mestiere di confezionare e vendere vestiti tradizionali e adatti al clima locale; un terreno trasformato in orto, anch’esso gestito dalle giovani, che garantisce verdure e frutti freschi per il ristorante, contribuendo così alla sicurezza del cibo e alla riduzione dei costi.

LE DICHIARAZIONI

Il vescovo monsignor Felice Accrocca all’inizio della cerimonia ha spiegato che la consegna del premio è "un momento importante per far maturare progetti e idee per una economiaGruppo Premio Francesco Acutis 250 diversa e solidale, capace di rovesciare la piramide partendo dai più deboli. Sento l'importanza di questo momento – ha aggiunto - e ringrazio chi lavora per portare avanti questo riconoscimento”.

Infine il vescovo ha detto che “dobbiamo contribuire a rovesciare la prospettiva, come Francesco con i lebbrosi: ciò che era troppo amaro si trasforma in dolcezza, ciò che era importante non importa più e ciò che non voleva sapere diventa importante. Anche noi dobbiamo rovesciare la prospettiva – ha sottolineato - , non un'economia per pochi e per l'arricchimento di pochi, ma un'economia che abbia a cuore il bene di tutti, che pensa a partire dai poveri. Possa questo piccolo seme – ha concluso - far germogliare un grande albero, come il granello di senape del Vangelo, questo è l'auspicio che oggi lanciamo e abbiamo fiducia che il Signore lo faccia suo”.

“Essere stati selezionati tra 78 progetti provenienti da 29 Paesi rappresenta un grande onore”, un passaggio del discorso di monsignor Dariusz Kałuża MSF, vescovo della diocesi di Bougainville (Papua Nuova Guinea). “Questo premio - ha aggiunto il presule - rende omaggio alle donne della Parrocchia di Hantoa e a tutte le donne del Pacifico, il cui coraggio, creatività e solidarietà hanno reso reale questa visione. Sono loro le vere artefici di questa fraternità. Nonostante i limiti economici, non hanno aspettato che il cambiamento arrivasse a loro, sono diventate loro stesse il cambiamento, con la fede come fondamento e la comunità come forza”.

“Preghiamo che L’Hantoa Fraternity Hub sia lievito nel pasto del popolo di Hantoa, trasformandola in una comunità del regno che verrà, il regno della fraternità, giustizia e pace. Ancora una volta, vi ringrazio tutti di aver preso parte alla risposta di Dio a quella preghiera delle donne e del popolo di Hantoa per edificare un percorso sostenibile e fraterno teso al futuro. Grazie mille. Per le comunità che hanno a lungo vissuto all'ombra di conflitti, esclusione economica e isolamento geografico, questa visibilità ha un immenso peso spirituale. Essa dichiara: ‘Non siete dimenticati. Non siete marginali. Siete, nella logica del Vangelo, proprio dove inizia la trasformazione”, le parole di padre Andrew Gawrych, che ha ritirato il premio.


IL PREMIO E GLI ALTRI RICONOSCIMENTI

Vista la bontà dei 78 progetti ricevuti per questa edizione la commissione di valutazione ha assegnato il Premio internazionale al progetto della Papua Nuova Guinea destinando una dotazione finanziaria di 45mila euro e poi altri due riconoscimenti. Uno da 10mila euro è andato un progetto che arriva dalla diocesi di Rulenge-Ngara in Tanzania che, ispirandosi all’enciclica Laudato Sì, vede impegnate 50 madri adolescenti di età inferiore ai 20 anni che riceveranno una formazione per la produzione di stufe e fornelli a basso consumo energetico, la fabbricazione di bricchetti di pula di riso utilizzando scarti agricoli e per la produzione di assorbenti igienici riutilizzabili con macchine da cucire fornite con il progetto. Il secondo riconoscimento da 5mila euro è andato a un progetto realizzato in Madagascar dal titolo “M.A.D.E. Profumo di Speranza” che punta all’emancipazione economica e sociale di giovani donne vulnerabili e single sotto i 35 anni che, riunitesi di una cooperativa femminile, hanno creato e alimentano un fondo di risparmio attraverso la produzione di sapone artigianale riciclato dalla plastica, venduto poi al mercato e online in un’economia circolare.

LE PRECEDENTI EDIZIONI

Nelle varie edizioni del premio sono stati assegnati complessivamente 275.000 euro: nel maggio 2025 il premio è stato assegnato al progetto “HOPE” (speranza in inglese, ma anche acronimo di “Healing/Guarigione, Opportunities/Opportunità, Protection/Protezione e Empowerment”), per il soccorso e la riabilitazione dei ragazzi in pericolo, soprattutto provenienti dai villaggi più poveri e abbandonati.

Nel maggio 2024 il progetto premiato era stato “A Graça do Trabalho” (“La Grazia del Lavoro”) - nato con l’idea di offrire un lavoro dignitoso ai giovani indigeni, e, allo stesso tempo, nutrire i bambini con cibi più sani, tipici delle culture amazzoniche. Un sostegno era stato riconosciuto a “Mihavotras” (“Si salva insieme”), proveniente dal Madagascar (Africa) che, sostenuto dalla Caritas locale, mira ad aiutare le donne vulnerabili tramite la creazione di alcune cooperative che possano offrire loro un lavoro.

Nel 2023 premio era andato a “Bethleem, la maison du pain”, un progetto del Ciad per avviare un laboratorio di panificazione e altri prodotti da forno; mentre nel 2022 era stato assegnato a Ecobriqs Charcoal Briquettes, un gruppo di 15 persone con disabilità dalla diocesi di Pasig, Filippine che, usando rifiuti, scarti, e, prima di tutto, le ninfee, producono i bricchetti di carbone. I promotori del riconoscimento avevano sostenuto anche “Farm of Francesco”, progetto dalla Nigeria frutto di Agriculture & Justice Village, uno dei villaggi di Economy of Francesco, che ha lo scopo di combattere la desertificazione del suolo, studiando metodologie che permettono di coltivare la terra in maniera sostenibile, senza renderla sterile. Nel 2021, nella sua edizione inaugurale, il premio era stato assegnato, a titolo emblematico e fuori concorso, all'Istituto Serafico di Assisi.

 GLI ULTIMI APPUNTAMENTI

Durante le celebrazioni per il nono anniversario del Santuario, dal titolo “#nulladiproprio dopo 800 anni è sempre Francesco”, venerdì si era svolta anche “l’Adorazione eucaristica: un’ora per la pace”. Sabato pomeriggio 16 maggio alle 18 la celebrazione della santa messa sarà presieduta dal vicario generale delle due diocesi, don Giovanni Zampa, mentre in serata alle ore 21, sempre all’interno della chiesa di Santa Maria Maggiore, si terrà il concerto: “Cantate Domino”, a cura del coro della città di Bastia, diretto dal maestro Piero Caraba.

La festa del Santuario si concluderà domenica 17 maggio con la santa messa delle ore 9,30 celebrata dal rettore padre Marco Gaballo e con la successiva solenne celebrazione eucaristica delle ore 11,00 presieduta da monsignor Accrocca. Le cerimonie liturgiche saranno in diretta sul canale di Maria Vision (canale nazionale 255 del digitale terrestre e per l’Umbria sul canale 78). Ulteriori info sui siti web www.assisisantuariospogliazione.it e www.diocesiassisi.it e sulle rispettive pagine social di Diocesi e Santuario. 

PARCO ARCHEOLOGICO DI ERCOLANO

Venticinque anni di collaborazione tra pubblico e privato: una visione condivisa per la tutela del patrimonio culturale

Grazie al partenariato con il Packard Humanities Institute, ha preso forma ad Ercolano un percorso unico di conoscenza, tutela e valorizzazione che oggi è alla base della gestione condivisa, responsabile e sostenibile dello straordinario patrimonio ercolanese e del suo territorio

 

Herculaneum view lgt 250Il 16 maggio ricorre l'anniversario dell'avvio della collaborazione tra il Parco Archeologico di Ercolano e il Packard Humanities Institute, una partnership che, da venticinque anni, rappresenta uno dei più significativi esempi internazionali di cooperazione tra pubblico e privato nel campo della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.

Nata nel 2001, la collaborazione con il Packard Humanities Institute – attraverso l'Herculaneum Conservation Project – ha progressivamente assunto il valore di un vero laboratorio di innovazione gestionale e culturale, fondato non sulla semplice erogazione di fondi, ma su una forma evoluta di filantropia culturale: un affiancamento costante, multidisciplinare e operativo al partner pubblico, costruito sulla condivisione di competenze, responsabilità e visione strategica.

Nel corso degli anni, il gruppo internazionale di professionisti coinvolti ha lavorato fianco a fianco con il personale del Parco, contribuendo in maniera determinante alla conservazione, alla manutenzione programmata, alla ricerca scientifica, alla formazione, alla digitalizzazione del patrimonio e allo sviluppo di nuovi strumenti di gestione del sito archeologico.

La presenza continuativa di archeologi, architetti, ingegneri, restauratori, conservatori, esperti GIS e specialisti provenienti da diversi ambiti disciplinari ha consentito di affrontare le criticità e le potenzialità offerte dal sito archeologico con un approccio integrato e sostenibile, capace di trasformare Ercolano in un modello di riferimento internazionale.

Uno degli aspetti più innovativi di questa esperienza risiede proprio nella natura del partenariato: il contributo del Packard Humanities Institute non si è mai configurato come una sponsorizzazione tradizionale, piuttosto come un investimento filantropico, orientato al rafforzamento strutturale delle capacità del soggetto pubblico, senza creare dipendenze, trasferendo metodi, conoscenze e strumenti destinati a consolidarsi nel tempo.

In questi venticinque anni il sito archeologico ha beneficiato non soltanto di interventi di conservazione e valorizzazione, ma anche della costruzione di un sistema gestionale più moderno, resiliente e proiettato sul lungo periodo. L'esperienza maturata ha favorito lo sviluppo di pratiche innovative, strumenti digitali avanzati e modelli di pianificazione condivisa che oggi rappresentano un patrimonio di conoscenze a disposizione dell'intero settore culturale.

«Raccolgo l’eredità di un lavoro straordinario costruito negli anni grazie a una gestione lungimirante e a una collaborazione pubblico-privata che ha saputo trasformare Ercolano in un modello riconosciuto a livello internazionale» – dichiara la Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano Federica Colaiacomo. «Oggi il Parco si presenta in condizioni ottimali sotto il profilo della conservazione, della gestione e della capacità progettuale, risultato di un impegno condiviso e continuo che ha visto il personale del Parco e i professionisti del Packard Humanities Institute lavorare insieme con competenza e visione comune. Questo patrimonio di esperienza comune rappresenta una base solidissima da cui proseguire nel percorso di tutela, valorizzazione e apertura sempre maggiore verso il territorio e il pubblico internazionale».

«È significativo - commenta il Direttore generale Musei Massimo Osanna - che il 16 maggio unisca due anniversari fondamentali per la storia di Ercolano: i 25 anni dall’avvio della collaborazione tra lo Stato italiano e il Packard Humanities Institute e i 99 anni dall’inizio della grande stagione di scavi diretta da Amedeo Maiuri. Due momenti che hanno segnato profondamente la storia degli studi, della tutela e della valorizzazione del sito, contribuendo a trasformare Ercolano in un modello internazionale di riferimento. In questi venticinque anni si è sviluppata una forma avanzata di collaborazione tra pubblico e privato, fondata non soltanto sul sostegno economico, ma sulla condivisione di competenze, responsabilità e visione strategica. Un’esperienza che dimostra come la filantropia culturale possa contribuire concretamente a rafforzare le capacità dei soggetti pubblici, generando strumenti, metodi e conoscenze destinati a consolidarsi nel tempo. Un percorso pienamente coerente con l’impegno della Direzione generale Musei nel promuovere modelli di gestione sostenibili, integrati e partecipati, in cui tutela, ricerca, innovazione e valorizzazione del patrimonio culturale si sviluppano attraverso il contributo condiviso di istituzioni, competenze e progettualità comuni.»

A venticinque anni dall’avvio della collaborazione, Ercolano continua dunque a rappresentare un esempio concreto di come la filantropia culturale possa contribuire in maniera decisiva alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio mondiale, attraverso un modello di governance condivisa che guarda al futuro con responsabilità e visione restituendo alle comunità bellezza e conoscenza accessibili a tutti.

Foto Incampo 3Quando il sole sorgeva sulle acque immobili del Mar Morto, la rocca di Masada appariva come una cicatrice nella pietra: isolata, silenziosa, apparentemente invincibile. Su quell’altopiano roccioso, sospeso tra cielo e deserto, si consumò uno degli episodi più intensi e tragici della storia antica. Non una semplice battaglia, ma una scelta estrema destinata a diventare leggenda.

Dopo la distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C., la Giudea era una terra ferita. Roma aveva soffocato la rivolta ebraica nel sangue, ma un ultimo gruppo di resistenti rifiutava di arrendersi. Erano i Sicari, una fazione radicale degli Zeloti, uomini e donne che avevano scelto Masada come ultimo rifugio e ultimo baluardo di libertà. A guidarli era Eleazar ben Ya’ir, figura carismatica e determinata, consapevole che la loro sopravvivenza era solo una questione di tempo.

Per l’Impero Romano, Masada rappresentava più di una fortezza: era un affronto. Nel 73 d.C., il governatore della Giudea, Flavio Silva, ricevette l’ordine di eliminare quell’ultima sacca di resistenza. Le legioni romane arrivarono nel deserto con una precisione implacabile. Accamparono migliaia di soldati tutt’intorno alla montagna, isolandola completamente dal mondo esterno. Nessuna fuga. Nessuna speranza di rinforzi.

L’assedio fu lungo, metodico, crudele.

I Romani misero in campo tutta la loro superiorità tecnica e ingegneristica, costruendo un gigantesco terrapieno di pietra e terra che, giorno dopo giorno, saliva verso le mura della fortezza. Dal cielo di Masada si levava la polvere del lavoro incessante dei soldati romani, mentre all’interno della rocca la tensione cresceva. Le scorte diminuivano, l’acqua diventava preziosa, e l’attesa si trasformava in angoscia.

Quando il momento finale si avvicinò, gli assediati compresero che non c’era più via di scampo.

I Romani avrebbero sfondato le mura. Sarebbero entrati con la forza. E con loro sarebbero arrivati la schiavitù, la tortura, la perdita di ogni dignità.

Secondo il racconto dello storico Flavio Giuseppe, unica fonte dell’evento, Eleazar ben Ya’ir parlò al suo popolo nella notte. Non fu un discorso di disperazione, ma di convinzione.

Meglio morire da uomini liberi che vivere come schiavi.

Meglio scegliere la propria fine che subirla. In quella notte silenziosa, su quella roccia sospesa nel vuoto, uomini, donne e bambini affrontarono la decisione più estrema che si possa immaginare.

All’alba, quando i soldati romani riuscirono finalmente a entrare nella fortezza, trovarono solo il silenzio. Nessuna resistenza. Nessun grido di guerra. Solo corpi senza vita e una scelta che aveva privato Roma della sua vittoria morale. La potenza dell’Impero aveva conquistato la rocca, ma non gli uomini che la abitavano.

Ancora oggi, Masada divide gli storici. Il suicidio di massa è oggetto di dibattito, e il racconto di Flavio Giuseppe viene analizzato con cautela. Ma al di là delle certezze storiche, Masada è diventata un simbolo. Un luogo dove la storia smette di essere solo cronaca e diventa memoria collettiva.

Oggi Masada è patrimonio dell’umanità, meta di visitatori da tutto il mondo. Ma chi sale su quella montagna non guarda solo rovine. Guarda un luogo in cui la libertà fu portata alle sue estreme conseguenze. Un luogo che continua a ricordare come, a volte, la resistenza non si misura con la vittoria, ma con la scelta di non arrendersi mai.

Nicola Incampo

Archeologia, diagnostica medica e restauro riscrivono le ultime ore di vita durante l’eruzione del 79 d.C.

 

Vittima Orto dei fuggiaschi 250A Pompei, a distanza di oltre sessant’anni dallo scavo dell’Orto dei Fuggiaschi, una nuova scoperta consente oggi di dare un’identità professionale a una delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: era probabilmente un medico, colto dalla tragedia mentre tentava la fuga portando con sé alcuni strumenti del proprio mestiere.

La svolta è arrivata dallo studio di un piccolo astuccio rimasto nascosto all’interno del gesso di un calco umano, rinvenuto durante le indagini dirette da Amedeo Maiuri nel 1961. In quell’area, allora occupata da un vigneto, furono individuati i calchi di quattordici persone sorprese dalla nube piroclastica nel disperato tentativo di mettersi in salvo.

Le recenti analisi sui materiali conservati nei depositi del Parco Archeologico di Pompei hanno infatti riportato alla luce un corredo personale di eccezionale interesse: una piccola cassettina in materiale organico con elementi metallici, una borsa in tessuto con monete in bronzo e argento e una serie di strumenti compatibili con un set medico.

Le indagini diagnostiche, condotte tramite radiografie e tomografie presso la Casa di Cura Maria Rosaria di Pompei, hanno rivelato all’interno dell’astuccio una lastrina in ardesia – utilizzata per la preparazione di sostanze medicali o cosmetiche – e piccoli strumenti metallici interpretabili come utensili chirurgici. Questi elementi consentono di avanzare l’ipotesi che la vittima fosse un medicus, fornendo un raro e prezioso indizio sulla professione esercitata.

L’impiego di tecnologie diagnostiche avanzate, incluse scansioni TC supportate da Intelligenza Artificiale e ricostruzioni tridimensionali, ha permesso di analizzare il contenuto del calco senza comprometterne l’integrità. Un approccio che apre nuove prospettive per lo studio dei calchi pompeiani e ha restituito anche dettagli inediti della raffinata struttura meccanica della cassettina, dotata di un sofisticato sistema di chiusura con rotella dentata.

La ricerca è il risultato di un lavoro fortemente interdisciplinare che ha visto operare insieme archeologi, restauratori, antropologi fisici, archeobotanici, numismatici, radiologi, tecnici di diagnostica e specialisti della modellazione digitale, restituendo non solo un oggetto, ma una storia di vita interrotta.

"Già duemila anni fa, c'era chi il medico non lo faceva, limitatamente agli orari di ricevimento, ma semplicemente lo era, in ogni momento, finanche nel momento della fuga dall'eruzione, vanificata dalla nube piroclastica che colse il gruppo di fuggiaschi che tentavano di uscire dalla città attraverso Porta Nocera.  – il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel - Quest'uomo ha portato i suoi strumenti con sé per essere pronto a ricostruirsi una vita altrove, grazie alla sua professione, ma forse anche per aiutare altri. Dedichiamo questa piccola ma significativa scoperta a tutte le donne e gli uomini che oggi continuano a svolgere questo mestiere con un altissimo senso di responsabilità e servizio alla comunità."

La scoperta conferma, ancora una volta, il valore straordinario dei depositi del Parco Archeologico di Pompei come archivio vivo di storie ancora da ricostruire, e l’importanza dell’integrazione tra ricerca umanistica e innovazione scientifica per approfondire la conoscenza del mondo antico.

Tutti gli approfondimenti sulla scoperta e le indagini condotte sono pubblicati sull’ E-journal degli Scavi di Pompei, la rivista digitale del Parco al seguente link https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/..

Interessante dialogo tra Accrocca, Petrini e Cottarelli su come ripensare l’economia alla luce dell’insegnamento francescano

Il vescovo: “Rimettiamo il debito ai paesi strozzati e da Assisi si riaccenda l’attenzione sui valori di pace e solidarietà”

Sabato 16 maggio l’assegnazione del Premio internazionale Francesco d’Assisi e Carlo Acutis

 

FotoconvegnoAssisi1 250ASSISI – La contemporaneità del pensiero di Francesco e il ruolo di Assisi nel formare le coscienze sull’importanza della pace e della solidarietà: di questo si è discusso nel corso del convegno “Se i soldi non fanno la felicità. Dall’economia di Francesco a quella contemporanea, come ripensare lo sviluppo globale” che si è svolto nel pomeriggio di giovedì 14 maggio nell’ambito della festa del Santuario della Spogliazione ad Assisi. Monsignor Felice Accrocca, vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno che, oltre ad essere il pastore delle due chiese particolari, è esperto di francescanesimo a livello mondiale, Suor Raffaella Petrini, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, il professor Carlo Cottarelli, economista e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore, rispondendo anche alle domande di Eugenio Bonanata, giornalista di Radio Vaticana e Vatican News e di Marina Rosati, direttore diocesano delle Comunicazioni sociali, hanno evidenziato la necessità di ripensare l’economia nell’ottica francescana. Il vescovo Accrocca ha richiamato l’attualità del pensiero del Santo (“quanto mai necessario”) nato dall’incontro con i lebbrosi che segna l’inizio del “percorso di revisione: Francesco sceglie di essere povero e dà inizio a un percorso radicale. Nella sua comunità i ricchi sono fratelli dei poveri, le classi non esistono più ed è un concetto rivoluzionario per il Medioevo, come fu rivoluzionario l’insegnamento e il pensiero economico di Francesco: bisogna realizzare un'economia partendo dal bene comune”. Nel luogo in cui Francesco fece riconciliare il vescovo e il podestà, monsignor Accrocca ha anche lanciato un invito a “perdonare in senso economico, cioè rimettere il debito ai paesi strozzati da gravissime crisi economico-finanziarie: non so come si possa fare, ma sarebbe un buon obiettivo da perseguire”. Rispondendo alle domande dei due giornalisti moderatori, il vescovo ha anche auspicato che “da Assisi parta un insegnamento sull’importanza di parole come pace e solidarietà”. Suor Raffaella Petrini ha posto invece l’accento su quello che potrebbe sembrare il “contributo paradossale” di Francesco e del francescanesimo all’economia “mettendo al centro la povertà. Ma i francescani parlano anche del credito inteso come prestito e non come usura, per una finanza che sia un collegamento ‘buono’ politico e monetario, con una circolarità virtuosa e non speculativa. Il capitalismo ha bisogno di ethos, ossia che il benessere non sia solo del singolo privato ma anche del pubblico, in un servizio che sia vocazione di cura e solidarietà”. È seguito poi l’intervento dell’economista Cottarelli, che ha ricordato come in un mondo che viene da 80 anni di crescita e globalizzazione, “non ciFotodigruppo 250 sia più la paura della guerra e per questo si parla di corsa agli armamenti”. Ma anche la crescita e lo sviluppo non sono stati solo positivi: “Sicuramente alcuni paesi si sono aperti al resto del mondo e questo ha creato un cambiamento economico positivo: oltre un miliardo di persone viveva con meno di due dollari al giorno e ora sono usciti dalla povertà assoluta, ma per esempio negli Stati Uniti la riduzione della povertà generale ha creato anche un reddito più diseguale, con i ricchi sempre più ricchi. Ricchi che sono anche più difficili da tassare, si veda i tanti paesi che offrono incentivi - che spesso significa meno tasse - alle grandi aziende”. Le celebrazioni per il nono anniversario del Santuario dal titolo “#nulladiproprio dopo 800 anni è sempre Francesco” continuano oggi venerdì 15 maggio sempre alle ore 18 con la santa messa sarà celebrata da don Matteo Renga, parroco dell’Abbazia di San Pietro, mentre in serata alle ore 21,00 si svolgerà “l’Adorazione eucaristica: un’ora per la pace”. Nella mattinata di sabato 16 maggio, alla presenza del cardinale Gualtiero Bassetti, torna la cerimonia di assegnazione del Premio internazionale “Francesco d’Assisi e Carlo Acutis per un’economia della fraternità” che quest’anno ha visto la partecipazione di quasi 80 soggetti con proposte e idee progettuali da tutto il mondo. Quattro i progetti finalisti arrivati da Tanzania, Madagascar, Papua Nuova Guinea e India. Nel pomeriggio, sempre alle 18,00 sarà celebrata la santa messa presieduta dal vicario generale delle due diocesi, don Giovanni Zampa, mentre in serata, sempre all’interno della chiesa di Santa Maria Maggiore, si terrà il concerto: “Cantate Domino”, a cura del coro della città di Bastia, diretto dal maestro Piero Caraba. La festa del Santuario si concluderà domenica 17 maggio con la santa messa delle ore 9,30 celebrata dal rettore padre Marco Gaballo e con la successiva solenne celebrazione eucaristica delle ore 11,00 presieduta da monsignor Accrocca. Le cerimonie liturgiche saranno in diretta sul canale di Maria Vision (canale nazionale 255 del digitale terrestre e per l’Umbria sul canale 78), mentre gli altri momenti, informazioni e dirette sono disponibili sul sito del santuario: www.assisisantuariospogliazione.it e su quello della diocesi www.diocesiassisi.it.

PER IL 170° ANNIVERSARIO RISO GALLO PRESENTA “TUTTI I RISOTTI DEL MONDO”,

LA XII EDIZIONE DELLA CELEBRE GUIDA GALLO

Oltre 140 ricette da Italia ed estero per il progetto editoriale realizzato in collaborazione con CairoRCS dedicato al risotto, presentato l’11 maggio a Milano, che torna disponibile anche in libreria

 

Presentazione Guida Gallo Tutti i Risotti del Mondo 250Milano - Riso Gallo, tra le più grandi riserie d'Europa e tra le più antiche industrie risiere italiane, presenta la XII edizione della Guida Gallo, il progetto editoriale che da oltre vent’anni racconta l’evoluzione del risotto e del riso nella ristorazione d’eccellenza, in Italia e nel mondo. Un’edizione particolarmente significativa, presentata ieri a Milano, che si inserisce nell’anno del 170° anniversario dell’azienda e che vede il ritorno della guida anche in libreria.

Nata nel 1998 da un’intuizione di Mario Preve, la Guida Gallo nasce con l’obiettivo di diffondere la cultura del risotto nell’alta ristorazione, valorizzandone le interpretazioni più rappresentative. Nel tempo, il progetto si è evoluto fino a diventare un punto di riferimento autorevole per professionisti e appassionati, trasformandosi in un vero e proprio racconto del riso come linguaggio gastronomico contemporaneo.

Dalle 19 proposte iniziali, la Guida è oggi un itinerario che attraversa territori e culture, dall’Italia ai cinque continenti, alla scoperta dei ristoranti in cui il riso è protagonista. Un viaggio che racconta la capacità del risotto di adattarsi a contesti diversi, mantenendo al centro la qualità della materia prima e la creatività degli chef.

La nuova edizione, intitolata “Tutti i Risotti del Mondo”, segna un ritorno del risotto al centro del progetto dopo l’edizione 2022, “Non solo risotti – dei migliori ristoranti del mondo”, che aveva ampliato lo sguardo anche verso preparazioni alternative e contaminazioni gastronomiche. Pur presentandosi come una celebrazione corale del risotto come espressione della cucina contemporanea, questa edizione continua ad aprirsi a interpretazioni diverse del riso e della sua versatilità in cucina, con 142 ricette – oltre 20 in più rispetto alla precedente edizione – firmate da chef italiani e internazionali.

Cresce in modo significativo il numero di ricette italiane, che passa da 66 a 91 ristoranti, con un ampliamento importante in diverse aree del centro-sud. Parallelamente, la dimensione internazionale si conferma centrale, con una presenza consolidata nei principali mercati, tra cui Regno Unito, Stati Uniti e Asia, osservatori privilegiati dell’evoluzione del risotto nel mondo.

Accanto al risotto, si amplia anche lo sguardo su nuove interpretazioni del riso, con una crescente attenzione al mondo della pasticceria e del dessert. Alla presenza consolidata di Ernst Knam si affiancano nuove eccellenze come Poppella e Vero Latte, a conferma di una visione sempre più trasversale del riso come ingrediente capace di esprimersi anche nel mondo del dolce.

La Guida si conferma così non solo una raccolta di ricette, ma un vero racconto-itinerario lungo la strada del riso, uno strumento per orientarsi nel panorama dell’alta ristorazione e per cogliere le trasformazioni di uno dei piatti simbolo della cultura gastronomica italiana.

“Questa nuova edizione rappresenta un’evoluzione importante del progetto, che continua a crescere e ad aprirsi a nuovi contesti, mantenendo al centro il risotto come elemento identitario e linguaggio universale della cucina”, commenta Emanuele Preve, CFO e Consigliere Delegato di Riso Gallo e responsabile del progetto Guida Gallo. “Un percorso che ci permette di raccontare il riso in tutte le sue declinazioni, valorizzando il lavoro degli chef e la ricchezza delle interpretazioni che oggi questo piatto è in grado di esprimere a livello globale.”

La XII edizione della Guida Gallo è stata presentata l’11 maggio a Milano, nella Sala Buzzati del Corriere della Sera, durante una serata che ha riunito chef, ristoratori, giornalisti e protagonisti del settore food.

Il momento conviviale è stato affidato a InGalera, il ristorante attivo all’interno della Casa di Reclusione di Bollate, coinvolto nel progetto come esempio di una cucina capace di coniugare qualità gastronomica e impegno sociale. Una partecipazione che rafforza il messaggio di sostenibilità promosso dall’azienda pavese, interpretando il cibo anche come strumento di inclusione e formazione.

Il dessert è stato curato da Vero Latte, mentre la selezione dei vini ha proposto Ferrari Perlè 2019 Trentodoc di Ferrari, Amarone della Valpolicella DOCG Classico 2020 di Zenato Azienda Vitivinicola e Pinot Grigio Annata 2024 di Livio Felluga.

Nel 2026, Riso Gallo celebra 170 anni di storia, guidata oggi dalla sesta generazione della famiglia Preve. Fondata nel 1856 a Genova, l’azienda ha attraversato epoche e mercati, radicandosi nel cuore della produzione risiera italiana, in Lomellina. Fin dalle origini, innovazione e comunicazione hanno rappresentato elementi distintivi del suo percorso: già negli anni ’40 Riso Gallo introduce il riso confezionato a marchio, utilizzando simboli animali per identificare le diverse varietà. Tra questi, il gallo – associato alla qualità più pregiata – è diventato nel tempo l’emblema del brand.

Un anniversario che rafforza i capisaldi del percorso aziendale, dall’impegno verso una filiera sempre più sostenibile – testimoniato anche dal ritorno dell’evento “Il Riso che Sostiene” e dal Premio Mario Preve per un’Agricoltura Sostenibile – fino all’evoluzione dell’identità del brand. Un percorso che trova espressione anche nel rinnovamento della visual identity e nel nuovo logo, pensati per valorizzare i pillar distintivi dell’azienda e rafforzare il posizionamento di Riso Gallo come “la Grande Famiglia Italiana del Riso”.

La Guida Gallo è disponibile in libreria dall’11 maggio al prezzo di 40 euro ed è realizzata in collaborazione con CairoRCS, che ne curerà anche la distribuzione digitale a partire da settembre, attraverso quattro uscite scaricabili, suddivise per aree geografiche.



Lucrezia Di Giulio

Terzultima giornata di Campionato lunedì 11 maggio 2026 ore 20,45 Stadio Maradona - Napoli2 Bologna3.  “Le Caramelle di Gigi “.           

 

Foto Conte 150Ieri sera al Maradona gli Azzurri sono scesi contro il Bologna non motivati, non determinati, senza idee e senza quella concentrazione che tutti i tifosi si aspettavano necessaria ad una squadra che sta combattendo per il secondo posto e per l’entrata in Champion. 

Primo tempo in sottotono con due errori clamorosi della difesa che quest’anno ha subito sin ora ben cinquantatré goal che ha fatto passare un pimpante Bologna in vantaggio per due reti a zero conquistando il centrocampo in lungo ed in largo dove Lobotka e MCTominay hanno sofferto perdendo la sfida e disputando una prestazione mediocre. Nel finale del primo tempo il Capitano Di Lorenzo che aveva provocato il rigore si è riscattato accorciando le distanze al quarantasettesimo segnando la rete del due ad uno.                                         

Nella ripresa il Napoli raggiunge subito il due a due con un bel goal di Allison e poi stanco si spegne nel gioco nella determinazione senza più impensierire la difesa del Bologna che nei minuti di recupero segna per un errore macroscopico di Milinkovic S. che respinge il pallone in malo modo un tiro per niente pericoloso ed in maniera scomposta e centrale consentendo agli Emiliani   di vincere la partita per due reti a tre. I peggiori in campo unitamente Milinkovic S., Lobotka, Politano ed un inconsistente Giovane. Mister Conte decisamente sottotono e non illuminato nelle sostituzioni, come sempre tardive, che avrebbero potuto cambiare il volto della partita che invece è risultata un encefalogramma piatto.                         

Al Napoli, ancora secondo in classifica, non resta che vincere domenica sul campo del retrocesso Pisa ed al Maradona successivamente contro l’Udinese per mantenere con dignità’ la qualificazione Champions ed il secondo posto per cui la parola d’ordine è da parte del commovente popolo azzurro alla squadra ed al suo Mister: “Datevi una scetata” per non buttare dalla finestra questa anomala Stagione.

Gigi Porcelli

L’eternità

Foto Incampo 3L’eternità è uno dei misteri più profondi e affascinanti della fede cristiana. Non è semplicemente un tempo molto lungo, né una prosecuzione infinita dei giorni. L’eternità è qualcosa di radicalmente diverso: è l’assenza del tempo, o meglio, il tempo visto con gli occhi di Dio, dove ogni istante è pienamente presente.

Per noi esseri umani, nati dentro il tempo, l’eternità è difficile da comprendere. Viviamo legati al passato che ci forma, al presente che ci sfugge e al futuro che ci preoccupa. Eppure, nel nostro cuore esiste una nostalgia profonda per qualcosa che non passa mai, che non finisce, che non muore.

 “Ci hai fatti per Te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te.” (Sant’Agostino, Confessioni I,1)

Nella Bibbia, Dio è spesso chiamato “l’Eterno”. Prima che il mondo fosse creato, Dio già era. Egli non ha un principio, né una fine. Vive in una pienezza assoluta, fuori dai limiti dello spazio e del tempo. Questo è il senso profondo del nome che Dio rivela a Mosè:

“Io sono colui che sono” (Esodo 3,14) — un’espressione che indica esistenza assoluta, immutabilità, presenza eterna.

Il Salmo 90 canta: “Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato.” (Salmo 90,4)

Dio vede ogni istante della storia contemporaneamente, con uno sguardo eterno. Questo non significa che Egli sia distante o indifferente, ma al contrario: significa che ogni attimo della nostra vita è sotto il Suo sguardo d’amore, sempre vivo, sempre presente.

Secondo la fede cristiana, l’essere umano è creato a immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1,27). Se Dio è eterno, anche l’anima dell’uomo è fatta per durare per sempre. È questo il significato profondo della vita eterna che Gesù promette: “Chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno.” (Giovanni 11,26)

L’eternità, quindi, non è un premio esterno, ma è il compimento dell’identità umana: vivere per sempre uniti a Dio, che è amore. È la piena realizzazione del nostro destino.

Ma attenzione: la Bibbia ci dice anche che l’uomo è libero. L’eternità può essere beatitudine eterna (comunione con Dio) oppure separazione eterna (rifiuto di Dio). Per questo, il tempo che ci è dato su questa terra è prezioso: è il tempo della decisione, del cammino, della conversione.

Nel nostro quotidiano, siamo spesso travolti dalla fretta, dalla paura di perdere tempo, o dal desiderio di riempirlo a ogni costo. Ma il cristianesimo ci insegna a vedere il tempo non come un nemico, ma come un dono: un’occasione per prepararci all’eternità.

Ogni giorno può essere un anticipo del Cielo, se vissuto con amore, nella verità, nella preghiera. I santi sono coloro che hanno saputo trasformare il tempo in eternità: hanno fatto delle piccole cose quotidiane, dei gesti semplici, un’offerta d’amore eterno.

San Francesco di Sales scriveva: “Fa ogni cosa come se dovessi morire subito, e tuttavia vivila come se dovessi vivere per sempre.”

La vita eterna non comincia solo dopo la morte. Essa inizia già ora, nella misura in cui viviamo uniti a Cristo. I sacramenti — in particolare il Battesimo, l’Eucaristia e la Riconciliazione — sono porte aperte sull’eterno: attraverso di essi, la grazia di Dio entra nel nostro tempo, lo trasfigura, lo rende santo.

Nell’Eucaristia, in particolare, il tempo si sospende: “Ogni Messa è una finestra sull’eternità.”

Celebrare l’Eucaristia è entrare nel mistero della Pasqua, dove la morte è vinta e la vita eterna si fa presente tra noi.

L’eternità non è una solitudine infinita, ma una comunione perfetta. Il Paradiso è la pienezza dell’amore, l’abbraccio eterno con Dio, con i santi, con tutti coloro che ci hanno preceduti nel segno della fede.

Non ci sarà più dolore, né lacrime, né morte (Apocalisse 21,4), ma solo gioia senza fine, perché l’anima sarà finalmente a casa.

Come possiamo vivere oggi con il cuore rivolto all’eternità?

  • Pregando ogni giorno con fiducia, aprendo il cuore a Dio.
  • Amando concretamente chi ci sta vicino: l’amore è l’unica cosa che resta.
  • Perdonando, perché solo ciò che è libero può durare per sempre.
  • Offrendo il nostro tempo, il nostro lavoro, le nostre sofferenze a Dio: nulla è perduto.
  • Desiderando il Cielo, come meta e patria definitiva.

In un mondo in cui tutto sembra consumarsi, invecchiare, finire… la fede nell’eternità è un atto di resistenza spirituale. È la certezza che la morte non ha l’ultima parola, che l’amore vince tutto, che il nostro destino è la gioia senza fine.

Perciò, come cristiani, possiamo ripetere con san Paolo:

“Io so in chi ho posto la mia fiducia.” (2 Timoteo 1,12)

E attendere l’eternità non con paura, ma con desiderio, come un figlio che torna a casa.

Nicola Incampo

Altri articoli...

Sottocategorie

Off Canvas sidebar is empty