Cronaca

LAPILLI foto mozzarellaLa mozzarella di bufala campana furoreggia in campo internazionale, conquistando nuovi mercati, dalla Cina, al Libano, Singapore, Kuwait, Cile, Perù. Affermata, ormai in ristoranti gourmet di Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, mentre è da registrare l’aumento nelle nazioni dell’Est Europa (Polonia, Bulgaria, Romania e Grecia).

La disanima positiva dell’export dell'oro bianco durante la presentazione del comitato scientifico nelle eleganti sale del Real Yacht Club Canottieri Savoia, sulla banchina di Santa Lucia.

Dopo i saluti del presidente del Club, Roberto Scoles, hanno preso la parola Franco Alfieri, consigliere delegato all’Agricoltura alla caccia e alla pesca della Regione Campania; Pier Maria Saccani, direttore del Consorzio, introducendo il neo costituito Comitato, ha dichiarato che “il forte interesse da parte dei giovani verso il settore impone al Consorzio un investimento in ricerca e sviluppo”. Domenico Raimondo presidente del Consorzio di tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop, ha sottolineato nel suo intervento, “L’importanza di una forte sinergia con il mondo accademico nazionale per il corretto sviluppo del settore”.

Del Comitato scientifico di nuovo insediamento, fanno parte il Prof. Gaetano Manfredi, Magnifico rettore Università Federico II; l’on. Paolo De Castro, coordinatore Gruppo S&D Parlamento Europeo; Prof. Germano Mucchetti, dipartimento di scienze degli Alimenti Università di Parma. Le conclusioni del meeting da parte di Luca Bianchi del Mipaaf. Ha moderato l’incontro Antonello Velardi, caporedattore del giornale Il Mattino.

A muovere la filiera del Consorzio con sede a San Nicola La Strada, in provincia di Caserta, sono quindicimila addetti, nei caseifici associati oltre tremila dipendenti, la maggior parte di giovane età: il 34 per cento degli occupanti ha meno di 32 anni; l86 è under 50.

La crescita del comparto ha superato le 41 mila tonnellate, dato che risulta ancor più rilevante se si considera che negli ultimi 15 anni la produzione è cresciuta del 130 per cento.

M.C.

330 tappe in 20 percorsi studiati a Roma per i pellegrini del Giubileo della Misericordia

LAPILLI Logo MiBACT 250Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha presentato oggi all’auditorium dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi, ex Discoteca di Stato il progetto “Le vie del Giubileo: venti percorsi culturali a Roma per venti secoli di storia, arte e religioni”, iniziativa promossa dal MiBACT insieme al Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, a Roma Capitale, al Pontificio Consiglio della Cultura, al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, all’Opera Romana Pellegrinaggi, alla Comunità Ebraica di Roma e alla Comunità Religiosa Islamica Italiana.

“Le vie del Giubileo” nasce da un’idea del MiBACT per valorizzare itinerari culturali e eventi di tema sacro e spirituale a Roma in occasione dell’Anno Santo. 330 tappe lungo venti grandi percorsi culturali, venti modi speciali di leggere la città e scoprirne gli scorci e i monumenti più belli sono presentati in italiano e in inglese sul portale mobile responsive www.leviedelgiubileo.it, su 100.000 cartine che verranno distribuite nei principali punti d’informazione cittadini e su 20 roll up che verranno esposti nei principali luoghi della cultura presenti a Roma.

“Le vie del Giubileo è il frutto di una collaborazione straordinaria – ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini – che dimostra come la cultura sia uno strumento fondamentale per affermare i valori dell’accoglienza, dell’integrazione, della convivenza e del dialogo. Questo importante lavoro, che permetterà a cittadini e turisti di guardare Roma con occhi nuovi, non terminerà con il Giubileo ma farà parte di un percorso ancora più ampio sui cammini e sugli itinerari di tutta Italia. Ringrazio tutte le realtà e le istituzioni che hanno partecipato a questo importante progetto e le invito a proseguire con noi lungo questa strada”.

Ogni itinerario ha come filo rosso uno specifico tema: la vita di un santo, di un martire o di un poeta, i capolavori di un artista, le grandi opere di un imperatore o i progetti realizzati per i giubilei del passato, le testimonianze presenti a Roma delle tre maggiori religioni monoteiste.

In particolare gli itinerari sono: I patroni di Roma. Storie di Pietro e Paolo; Dalla fede il coraggio. I luoghi dei martiri; In hoc signo. Costantino imperatore cristiano; Le chiese dentro i templi. Il nuovo volto del sacro; Le immagini miracolose. La misericordia si fa arte; Le mura di Roma. Prospettive sulla città eterna; La magnificenza dei Papi. Le opere dei giubilei; L’Egitto, l’Impero, i Papi. La città degli obelischi; Acquedotti e fontane. Lo spettacolo dell’acqua; La natura che sorprende. I giardini storici; La satira al tempo dei Papi. Le statue parlanti; L’epoca dei grandi maestri. Roma e il Rinascimento; I due Michelangeli. Buonarroti e Caravaggio; Impegno e santità. Ignazio di Loyola e Filippo Neri; La sfida eterna. Bernini contro Borromini; L’epoca dei contrasti. Trionfo e umiltà; Il fascino del classico. Goethe e Canova; Lo zoo delle meraviglie. Gli animali di pietra; Mille religioni a Roma. Dal mondo antico a oggi; In viaggio verso Roma. Sulle orme di San Paolo.

A ogni singola tappa di ciascun itinerario è dedicata una scheda di approfondimento con le informazioni utili, una sintetica descrizione storica e una foto rappresentativa. Le immagini sono il frutto della cooperazione di tutti i partner coinvolti e di una campagna fotografica condotta appositamente in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del MiBACT.

Molte le curiosità che i viaggiatori potranno scoprire sul portale, dalle musiche religiose giubilari dei canti di pellegrinaggio alla prima registrazione della voce di un pontefice, Leone XIII, incisa nel febbraio del 1903 su un rullo in cera fonografico conservato alla Discoteca di Stato o le immagini delle incisioni settecentesche che raffigurano i monumenti all’epoca del viaggio in Italia di Goethe provenienti dall’Istituto Centrale per la Grafica. Molti anche i luoghi suggestivi e meno noti che sono suggeriti negli itinerari, in particolare nelle periferie, dove i visitatori potranno godere di un patrimonio storico, artistico e archeologico straordinario come l’arco di Costantino a Malborghetto, il Parco degli Acquedotti sulla Tuscolana, o le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro attigue al Mausoleo di Sant’Elena a Tor Pignattara, quartiere che proprio dall’architettura di questo monumento deriva il suo toponimo. Importante, infine, l’itinerario che associa la moschea di Roma, progettata da Paolo Portoghesi e edificata sui terreni donati dal Comune di Roma, a San Pietro sorta sulla tomba dell’apostolo nella necropoli del colle Vaticano, alle Terme di Diocleziano dove sono conservati numerosi bassorilievi mitraici, al Tempio Maggiore della comunità ebraica della capitale edificato all’inizio del Novecento sui terreni dell’ex ghetto e a Ostia Antica dove, tra le testimonianze dei vari culti dell’antica Roma cosmopolita, si possono ammirare la più antica sinagoga del mondo occidentale e numerosi mitrei.

Da Assisi un decalogo contro la terza guerra mondiale

di Padre Mauro Gambetti, Custode Sacro Convento Assisi

LAPILLI STEMMA Basilica Assisi 100A ciò che sta accadendo non possiamo rispondere con il silenzio. È in atto la “terza guerra mondiale” e l’Europa, colpita al cuore e sfidata ripetutamente, non può più rimanere alla finestra a guardare quello che accade nell’Asia medio orientale, in Africa o in altri paesi apparentemente lontani. Non può nemmeno limitarsi ad aggiornare programmi e convenzioni per l’accoglienza dei profughi.

Il terrorismo trasversale, infuocato dai proclami di una “guerra santa”, costringe i governi e i cittadini a prendere posizione: nascondersi come topi o uscire allo scoperto. Guerra santa? Misericordia.

Ci torna alla mente Giovanni Paolo II che nel 1986, in piena guerra fredda, convocò ad Assisi i leader mondiali delle religioni per invocare la pace nel mondo. Le intenzioni belligeranti di USA e URSS furono squadernate e l’appello a far tacere le armi per un giorno si concluse con le parole attribuite a Francesco: Dove è odio fa che io porti amore, […] dove è guerra che io porti la pace. Dopo crollarono molti muri. Durante il conflitto tra Bosnia ed Erzegovina, nel 1993, il Papa convocò nuovamente i leader religiosi delle principali fede monoteiste. Anche qui il Santo Padre intervenne additando la via della riconciliazione. Dopo gli attacchi alle Twin Towers, cristiani e musulmani parvero voler alzare il proprio Dio a vessillo per sconfiggere l’altro, uccidendosi a vicenda. Ancora una volta il Papa, stanco e provato ma perseverante, convocava nuovamente ad Assisi tutte le religioni del mondo. Alto si levò il grido unisono di tutti i leader: “Mai più violenza! Mai più guerra! Mai più terrorismo! In nome di Dio ogni religione porti sulla terra giustizia e pace, perdono e vita, amore!”

Quest’anno corre il trentennale di quel primo incontro e i frati francescani di Assisi, insieme alla Comunità di Sant’Egidio e alla Diocesi, escono allo scoperto e spalancano le porte per un nuovo incontro tra i leader mondiali delle religioni. Una preghiera corale e una parola unanime, frutto di una riflessione condivisa, questa la risposta che vorremmo suscitare.

Dal 18 al 20 settembre p.v., due giorni di tavole rotonde e una giornata di preghiera. Con i leader religiosi sono invitati uomini politici, esponenti del mondo scientifico e della cultura, operatori di pace e tutti gli uomini di buona volontà. Chi vuole venga in Assisi!

Insieme ci domanderemo: quali sono i principi riconosciuti da tutte le religioni per una coesistenza pacifica? Quale contributo la politica, la scienza, le culture in genere possono proporre per la definizione di un decalogo dell’umana convivenza? Davanti all’insensata violenza che imperversa, le religioni devono donare al mondo un messaggio convergente. La politica deve compiere lo sforzo di tracciare un percorso verso l’obiettivo della giustizia e della pace tra i popoli, coniugando ogni progetto con la sostenibilità ambientale.

Nelle principali piazze del mondo, da Oriente a Occidente, faremo conoscere il pensiero che scaturirà dagli incontri e dai dialoghi di Assisi. E coltiviamo un sogno: che l’Italia assurga ad esempio di integrazione delle culture, assumendo il decalogo che verrà scritto in Assisi nell’ordinamento legislativo e nei decreti attuativi. Forse, si potrà estendere tale modello agli Stati europei e poi a tutti gli Stati membri dell’ONU.

Crediamo che la strada di Assisi, quella della fraternità umile tracciata da Francesco, vissuta sulla strada prima ancora che nei conventi, caratterizzata dalla "reciproca sottomissione”, sia la risposta da dare. 

Per maggiori informazioni www.sanfrancesco.org 

LAPILLI Foto Nuccio FavaIl Cristo crocifisso e risorto è il centro della Pasqua e dalla sua venuta comincia il conto dei giorni e degli anni. Serbo sempre l’emozione di due rappresentazioni straordinarie: il Cristo deposto del Mantegna a Milano e la resurrezione di Pietro della Francesca a San Sepolcro. Racchiudono il senso universale del dolore, la sorpresa e la gioia della resurrezione.

Non solo i credenti restano in contemplazione ammirati da tanta intensa bellezza che va oltre in qualche misura la straordinaria inspirazione pittorica, per sollecitare una riflessione anche laica, sul senso della vita e sul mistero di questo sacrificio umano e divino insieme che interroga tutti nel profondo.

La religiosità popolare celebra tutto questo e sono davvero in tanti a partecipare alla liturgia del venerdì santo, raccontata in mondo visione al Colosseo. Papa Francesco prega assorto seguendo le stazioni della via crucis, commentate da cristiani in rappresentanza di tutti i continenti, specie dei luoghi dove maggiore è la sofferenza e il martirio. Papa Francesco accusa i mercanti di armi che per accumulare ricchezza cinicamente fanno finta di ignorare quanta barbarie e distruzione di vite innocenti provocano nell’indifferenza di molti. La croce che porta appeso il Cristo morente diviene un simbolo doppio di dolore, sofferenza e morte, con i tanti Pilato che si lavano le mani. Soprattutto però la croce diventa segno di riscatto e di vittoria perché il Nazareno è il Risorto, l’uomo Dio che ha assunto su di sé tutti i peccati del mondo, indicando la via della salvezza e dei percorsi di vita vera. Da secoli la tradizione popolare rinnova i riti della settimana santa con liturgie che si svolgono in tutti i paesi e le città.

Mi trovo nella Tuscia, tra Orvieto e Bagnoregio e ho partecipato al rito che si svolge lungo le strade del centro storico, fino a culminare nella salita scoscesa che conduce a Civita. Un grumo di tufo che culmina su un fungo in cima appena pianeggiante, sospeso nel vuoto da ogni lato, al termine della Valle dei Calanchi, solcata da fenditure profonde e aguzze. Giungere in cima a Civita  -la città che muore- come l’ha chiamata Bonaventura Tecchi non è agevolissimo. Le donne e gli anziani chiedono di procedere più lentamente ai portatori della croce che si danno il cambio durante la salita.

Tutti però desiderano arrivare sino alla spianata dove sorge, fina dal seicento, la chiesa madre che accoglie la croce santa che, riscenderà l’indomani a Bagnoregio nella chiesa di San Bonaventura, successore di Francesco d’Assisi, teologo e filosofo ricordato da Dante nella Divina Commedia e a cui ha dedicato la tesi di laurea il Papa Benedetto XVI.  Osservo i volti, sono compunti e assorti, ma anche sereni privi di segni di ansia e preoccupazione. Persone comuni, donne in maggioranza, ma anche tanti gli uomini e i  ragazzi che procedono secondo le scansioni della processione. Il percorso faticoso e suggestivo, con in testa una grande croce che richiama la salita al Golgota. Si odono solo i brani evangelici della via crucis e l’oscurità è illuminata da tante candele accese che ogni tanto il vento si incarica di spegnere con le sue fredde folate.

E’ sempre la croce che fa lentamente da unico punto di riferimento e di attrazione. La modesta luce delle  candele scopre volti segnati dalle vicende della storia personale di ciascuno e ricordano i volti della “passione secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini, girata in bianco e nero tra i sassi di Matera. Emerge un grande desiderio di liberazione, di serenità, di superamento di una condizione di precarietà e di sofferenza. La risposta va ricercata in un evento che ha visto l’uomo giusto per eccellenza caricarsi tutti i mali e i peccati del mondo e darci, nonostante tante malvagità e ingiustizie, ragioni di speranza e di impegno personale.

Nuccio Fava

LAPILLI Logo MiBACT 250In occasione delle prossime festività di Pasqua e del Lunedì dell’Angelo, domenica 27 e lunedì 28 marzo, i musei statali rimarranno aperti, rispettando il normale piano tariffario. Dagli Scavi di Pompei alla Pinacoteca Brera, dal Castello di Miramare di Trieste al Museo Nazionale Archeologico di Napoli, da Paestum agli Uffizi, dal Foro Romano e Palatino al Cenacolo Vinciano, dalla Reggia di Caserta al Colosseo, dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma ai Musei Reali di Torino, dal Museo d’Arte Orientale di Venezia a Castel Sant’Angelo, dal Museo Egizio al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

“Anche quest’anno l’apertura straordinaria durante le festività pasquali è un’occasione per cittadini e turisti di godere eccezionalmente del nostro patrimonio culturale. L’invito è quello di andare a visitare e riscoprire i musei, le aree archeologiche le opere d’arte e le bellezze del nostro territorio perché questa Pasqua sia anche una lunga festa della cultura”. Così il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini.

Sul sito del Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo, www.beniculturali.it è disponibile l’elenco completo dei musei e delle aree archeologiche visitabili.

LAPILLI UovaTra pochi giorni vivremo la festa più importante del calendario liturgico cristiano: la Pasqua. La tradizione culinaria partenopea ha saputo rendere importanza a questa ricorrenza creando, per l’occasione, pietanze particolarmente ricche ed elaborate, quali il casatiello e la pastiera di grano, accomunate, nelle loro ricette, da un uso generoso delle uova.
Le uova sono entrate nell’immaginario collettivo come simbolo della Pasqua e si sposano bene con questa festività, perché rappresentano una tomba vuota dalla quale esce materia viva (il pulcino) e questo è un chiaro riferimento al mistero della Risurrezione di Gesù Cristo dal sepolcro.
Alimento ricco di proteine ad alto valore biologico in quanto contenenti tutti gli amminoacidi essenziali per il nostro organismo, le uova sono una pietanza preziosa per la nostra salute e costituiscono un buon secondo piatto, magari accompagnato da verdure e da una fetta di pane.
Ultimamente esse sono state demonizzate per il buon contenuto di colesterolo (circa 186 mg per uovo) presente esclusivamente nel tuorlo, ma recenti studi hanno visto che anche in casi di ipercolesterolemia si possono consumare le uova: basta non superarne il numero di due-tre a settimana, cucinate preferibilmente senza fritture, ma al tegame o alla coque oppure sode. In qualsiasi caso, è bene consumare le uova cotte, perché così non solo ci si protegge da eventuali infezioni (la salmonellosi è la più comune), ma si può inattivare un composto, l’avidina, che ostacola l’assorbimento della vitamina H o biotina, importante per la sintesi del glucosio e degli acidi grassi nel fegato.
Le uova sono particolarmente apprezzate per la loro versatilità in cucina e per qualsiasi pietanza vanno adoperate ad un buono stato di freschezza. Un metodo per scoprire tale stato consiste nel porre le uova in un contenitore con acqua fredda e sale: se rimarranno sul fondo, orizzontali, vorrà dire che sono fresche e nello stato ottimale per essere consumate. Al contrario, quelle che galleggeranno saranno le meno fresche, in quanto col passar del tempo lo spazio non occupato dall’albume e dal tuorlo, detto camera d’aria, si espande, provocando così il tipico galleggiamento.
Largo spazio dunque alle uova fresche, magari di agricoltura biologica, che ci aiuteranno a creare i piatti tipici della tradizione pasquale, i quali vanno consumati in porzioni piccole, da smaltire con lunghe passeggiate all’aria aperta, sperando che il tempo lo consenta. 
Auguro a tutti i lettori una serena e luminosa Pasqua all’insegna del gusto, della convivialità e della moderazione.

                                                                                                                      Vincenzo Andrea Borriello
Biologo Nutrizionista
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LAPILLI Pref.IMG 8670Una piccola piazza napoletana, piazza Carolina, è particolarmente cara alla comunità ungherese residente nel capoluogo partenopeo. In occasione della festa nazionale  magiara del 15 marzo che ricorda la guerra d’indipendenza del 1848-49, vi si depone una corona per omaggiare la lapide che raffigura il generale garibaldino ungherese István Türr, primo governatore di Napoli. Quest’anno ricorre anche il 225-esimo anniversario della nascita dello statista István Széchenyi, tra i protagonisti del Risorgimento ungherese. Lo scorso 14 marzo, per il secondo anno consecutivo, la cerimonia si è svolta in presenza del prefetto di Napoli, Gerarda Pantalone. La commemorazione è poi proseguita presso la sede del Consolato d’Ungheria dove il Console onorario, Andrea Amatucci, nel discorso di saluto ha sottolineato con una punta di orgoglio come l’istituto che presiede è stato fondato ex-novo sotto la sua direzione. Il console ha espresso soddisfazione per l’attività tecnica - svolta in collaborazione con le autorità italiane e magiare - di supporto e di assistenza ai cittadini ungheresi presenti in maniera più o meno permanente sul territorio napoletano, senza tralasciare le iniziative di natura culturale. Quanto a queste ultime il professor Amatucci, riferendosi alla relazione annuale inviata di recente all’Ambasciata d’Ungheria a Roma, ha ricordato che “tutto quello che è stato fatto nell’anno si disperde nel tempo, ma quando lo si concentra in un atto unico elencando tutte le manifestazioni svolte, anche con la partecipazione di personaggi della cultura ungherese, ci si accorge dei notevoli passi in avanti che sono stati fatti”.

Ruolo determinante e imprescindibile nell’organizzazione delle iniziative menzionate è quello dell’”AssociazioneLAPILLI Judith culturale Maria d’Ungheria regina di Napoli” che proprio in questa occasione nella persona della presidente, la dott.ssa  Judith Jámbor, ha ricevuto il “Pro Cultura Hungarica” ovvero la più alta onorificenza che il Ministero della Cultura ungherese conferisce annualmente a chi si distingue nel campo della promozione culturale magiara all’estero. La medaglia è stata consegnata direttamente dal dott. Tamás Heintz primo segretario consolare presso l’Ambasciata d’Ungheria a Roma in rappresentanza delle autorità diplomatiche ungheresi in Italia. Il dott. Heintz ha condiviso con i presenti il piacere di commemorare il “15 marzo” particolarmente a Napoli dove la distanza di quasi duemila chilometri da Budapest è annullata dai legami storici tra Italia e Ungheria. Oltre al generale garibaldino Türr, il segretario ha ribadito come nel 1848 i due paesi erano accomunati dalla lotta contro un nemico comune, quello austriaco, nel nome della libertà e dell’indipendenza.

LAPILLI PreinerOspite delle celebrazioni in onore del ”15 marzo” a Napoli Giovanni Aiello, presidente del ”Centro studi italo-ungherese Árpád” di Reggio Calabria. Il presidente Aiello, che ha formalizzato la donazione di trecento volumi all’associazione presieduta da Judith Jámbor, ha esposto in un intervento l’attività del  centro studi reggino che, come si legge sul sito ufficiale, ”è un ponte che poggia sulle fondamenta della multiculturalità per unire virtualmente due terre lontane”. Il centro Árpád, nato nel 2005 all’interno del Circolo Culturale Agorà, opera nel campo della ricerca. Attraverso una meticolosa consultazione degli archivi ufficiali italiani e ungheresi , lo scopo principale è quello di mantenere viva la memoria storica comune tra Ungheria e la terra di Calabria. Il presidente Aiello ha a tal proposito dimostrato  la non causale somiglianza tra reperti – nella fattispecie fibule a scatola  - rinvenuti nell’area archeologica di Keszthely-Fenékpustza e nella necropoli di Cannarò in provincia di Crotone. Così come è stata passata in rassegna la presenza ungherese in Calabria, risalente ai tempi delle guerre gotiche e arabo-bizantine, fino al periodo di massima contiguità politica in piena epoca medioevale, quando Corigliano Calabro diede i natali a Carlo II d’Ungheria, noto anche con i nomi di Carlo III di Napoli e Carlo di Durazzo. La permanenza delle milizie magiare in queste zone del meridione d’Italia ha pertanto influenzato l’etimo di diversi cognomi che sopravvivono tuttora come Berta, Catona, Manno.  Molto prolifica anche la convegnistica del Centro studi Árpád. A testimoniarlo le numerose conferenze organizzate sia  a Reggio Calabria che in Ungheria  come quelle sulla nuova costituzione ungherese (2012), su Sándor Márai (2008) e sulla Rivoluzione del 1956 (2006). Il centro Árpádè protagonista anche di una serie di iniziative filantropiche sulla scia di un passato di solidarietà che affonda le sue radici nel 1879 quando, come documentato da un appello alla cittadinanza firmato dall’allora prefetto di Reggio Calabria, la popolazione reggina contribuì a raccogliere offerte da inviare a Szeged colpita dalla devastante piena del Tibisco. Nel 2010 l’associazione diretta da Giovanni Aiello ha lanciato una raccolta fondi da destinare alla cittadina ungherese di Devecser contaminata in seguito al grave danneggiamento di una discarica di fanghi rossi.    

Il ricordo del “15 marzo” in Consolato si è concluso con la relazione di Cristiano Preiner, curatore del blog L’Ansa del Danubio e corrispondente per le questioni ungheresi su diversi portali specializzati. Il blogger ha parlato unicamente del conte István Széchenyi, tra i protagonisti del ’48 ungherese eparticolarmente legato a Napoli e alle catacombe di San Gennaro di cui scrisse con ammirazione nei suoi diari giovanili. La relazione su quello che è stato definito “il più grande ungherese”, ha passato in rassegna i numerosi meriti di Széchenyi in un difficile contesto storico di dipendenza politica dall’Impero asburgico e di conseguente sottomissione linguistica e culturale all’area germanofona. Questo aristocratico cosmopolita, amante dei cavalli e dei viaggi, ha lasciato un segno indelebile fondando l’Accademia delle Scienze d’Ungheria, lavorando alla navigabilità del Danubio, “nazionalizzando” la corsa dei cavalli sul modello inglese, promuovendo la costruzione del Ponte delle Catene segno tangibile dell’unione di Buda e Pest. L’eredità politica del conte Széchenyi è la questione più dibattuta, considerata la figura predominante e carismatica del rivale di sempre Lajos Kossuth, il vero rivoluzionario dei moti indipendentisti del 1848. La parabola di Széchenyi, l’uomo che ha il merito di avere risvegliato il sentimento nazionale magiaro attraverso la promozione della lingua ungherese,si chiude con un rammarico atroce. L’essere in parte la causa stessa della reazione asburgica e della sconfitta della rivoluzione per aver dato linfa al risentimento di altre minoranze nazionali - rumene, slave, croate - parimenti animate da ideali patriottici e pertanto esse stesse ostacolo ”naturale” alla causa magiara.

Cristiano Preiner

QQ

Al via le celebrazioni nella Basilica di San Francesco

LAPILLI STEMMA Basilica Assisi 100ASSISI (PG), 23 MAR  - "Nel cuore dell'Europa batta un cuore di pace" ha dichiarato il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato. "E' questo il messaggio che parte dalla Basilica di San Francesco d'Assisi per le celebrazioni pasquali e che deve diffondersi. Preghiere, veglie e processioni con lo sguardo rivolto a quanti stanno soffrendo per gli attentati di Bruxelles e agli attentatori che non sanno quello che stanno facendo".

Inizia domani, giorno che ricorda la Cena del Signore, il Triduo pasquale. Già visibili le code per accedere alle Basiliche. Tantissimi sono infatti i pellegrini e i turisti giunti da tutto il mondo per vivere la Pasqua di Francesco e per "scoprire" la figura del Santo, uno dei più amati da credenti e non credenti.

Giovedì alle 17.00, nella Basilica Inferiore di San Francesco, si terrà la Santa Messa solenne nella Cena del Signore, presieduta da S.Em. Card. Attilio Nicora, Legato Pontificio per la Basilica con il tradizionale rito della lavanda dei piedi.

Venerdì 25 marzo, giorno della Passione del Signore, alle 15.30 inizierà l’Adorazione della Croce, mentre alle 20.30 si terrà la processione del Cristo morto dalla Basilica Inferiore di San Francesco alla Cattedrale di San Rufino.

Sabato Santo è, invece, giorno di preghiera e riflessione. Alle 22.30 inizierà la Veglia Pasquale con la benedizione del fuoco e la processione alla Basilica, presieduta da S.Em. Card. Attilio Nicora, Legato Pontificio.

Domenica di Pasqua, giorno della Risurrezione del Signore, si terranno, a partire dalle 7.30, le celebrazioni eucaristiche. Padre Mauro Gambetti presiederà alle 10.30 in Cappella Papale, la Santa Messa di Pasqua in Basilica Inferiore.

Sul sito www.sanfrancesco.org sono disponibili tutte le informazioni e il programma completo degli eventi. Saranno, inoltre, 15 le dirette streaming delle celebrazioni e delle veglie di preghiera visibili sul portale francescano.  

LAPILLI Logo MiBACT 250Alla vigilia del novantesimo compleanno di Dario Fo, il  Ministro dei beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, inaugurerà insieme al Premio Nobel,  il 23 marzo alle 11.30 nella sede dell’Archivio di Stato  di Verona, il Laboratorio- Museo-Archivio destinato a valorizzare l’archivio di Dario Fo e Franca Rame.

L’archivio Fo-Rame, che sarà ospitato nei locali dell’Archivio di Stato di Verona,  costituisce un patrimonio di straordinaria rilevanza, composto da copioni, manoscritti, stesure progressive dei lavori svolti, disegni, dipinti, bozzetti, manifesti, copie di contratti, fatture, libri, articoli, costumi, pupazzi, marionette, scenografie, locandine  e fotografie di scena.

Questo ricchissimo insieme di beni culturali ha suggerito di sperimentare un nuovo approccio per la valorizzazione dell’archivio, che consentisse l’accesso non solo agli studiosi ma anche a un pubblico più vasto. Per questo è stato offerto uno spazio negli antichi magazzini del grano di Verona, da poco restaurati dalla Fondazione Cariverona per ospitare l’Archivio di Stato, che consenta l’esposizione dei materiali e allo stesso tempo sia un laboratorio per promuovere iniziative e appuntamenti di rilevanza culturale e sociale.

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