dall'Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 2 dicembre 2015. Agenda europea sulla sicurezza — La Commissione interviene nella lotta contro il terrorismo e il traffico illecito di armi da fuoco ed esplosivi

La Commissione europea ha adottato oggi un pacchetto di misure per intensificare la lotta contro il terrorismo e il traffico illecito di armi da fuoco ed esplosivi. Il pacchetto include due componenti principali: una proposta di direttiva relativa alla lotta contro il terrorismo, che rafforzerà l'arsenale dell'UE per la prevenzione degli attentati terroristici qualificando come reato le azioni preparatorie quali l'addestramento e i viaggi all'estero per scopi terroristici, così come il concorso, l'istigazione e il tentativo di reati terroristici; un piano d'azione per intensificare la lotta contro l'accesso e l'uso di armi ed esplosivi da parte di criminali e terroristi, controllandone maggiormente il possesso e l'importazione illegale nell'UE. Gli atroci attacchi terroristici di Parigi del 13 novembre hanno mostrato una volta di più come l'Europa debba rafforzare la risposta comune al terrorismo e agire concretamente per combatterlo e per contrastare il traffico illecito di armi da fuoco ed esplosivi.

Il primo Vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans ha dichiarato:"La Commissione è determinata a fare tutto il possibile per aiutare gli Stati membri ad affrontare e sconfiggere la minaccia terroristica. Il numero crescente di cittadini dell'UE che si recano all'estero per diventare "combattenti stranieri" mostra che è necessario aggiornare il quadro europeo relativo ai reati terroristici per garantire una risposta comune dal punto di vista del diritto penale. È inoltre necessaria la cooperazione a livello dell'UE e con i paesi terzi per smantellare il mercato nero delle armi da fuoco e degli esplosivi. Le proposte europee faciliteranno gli sforzi delle autorità nazionali volti a smantellare le reti terroristiche."

Il Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos ha dichiarato:"Oggi teniamo fede alla nostra promessa di agire in modo determinato sulla questione del terrorismo. La nostra proposta riguarda non solo coloro che commettono le atrocità terroristiche, ma anche coloro che vi contribuiscono con viaggi, finanziamenti o supporto. È questo il modo in cui rafforziamo la nostra risposta penale per affrontare le gravi minacce poste dai combattenti stranieri. Presentiamo anche un piano d'azione dell'UE sulle armi da fuoco e gli esplosivi per bloccare i contatti fra i terroristi e i trafficanti nell'UE e nelle regioni circostanti. L'Europa deve agire di concerto, con decisione e rapidità, per smantellare il terrorismo e aumentare la sicurezza."

Le proposte presentate in data odierna fanno parte dell'agenda europea sulla sicurezza adottata nell'aprile 2015. Alla luce dei recenti accadimenti, la loro attuazione è stata notevolmente accelerata.

Una nuova proposta di direttiva per la lotta contro il terrorismo

La nuova direttiva proposta per la lotta contro il terrorismo colma le lacune penali in materia d'applicazione del quadro giuridico dell'UE. La direttiva contiene anche definizioni comuni dei reati di terrorismo, che garantiranno una risposta comune al fenomeno dei combattenti stranieri, rafforzando così l'effetto deterrente nell'UE e garantendo che gli autori dei reati siano effettivamente puniti.

La nuova direttiva imprime un nuovo assetto all'attuale quadro giuridico dell'UE relativo alle incriminazioni per i reati connessi alle attività terroristiche. Recepisce inoltre nel diritto europeo obblighi internazionali, come le disposizioni della risoluzione 2178(2014) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite relativa ai combattenti stranieri, il recentemente adottato protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo e le raccomandazioni della task force "Azione finanziaria" sul finanziamento del terrorismo.

La direttiva proposta qualifica come reato:

·         i viaggi a fini terroristici, sia all'interno che al di fuori dell'UE, allo scopo di contrastare il fenomeno dei combattenti stranieri;

·         il finanziamento, l'organizzazione e la facilitazione di tali viaggi, anche tramite supporto logistico e materiale, inclusa la fornitura di armi da fuoco ed esplosivi, rifugi, mezzi di trasporto, servizi, attività e beni;

·         il fatto di seguire un addestramento a fini terroristici: le autorità di contrasto avranno la possibilità di indagare e perseguire le attività di addestramento che possono preparare a commettere reati di terrorismo;

·         l'apporto di fondi usati per commettere reati terroristici e reati connessi a gruppi terroristici o attività terroristiche.

La proposta rafforza inoltre le disposizioni che qualificano come reato il reclutamento e l'addestramento a fini terroristici e la diffusione di propaganda terroristica, anche on-line.

La proposta della Commissione presenta anche nuove norme, a complemento della direttiva sui diritti delle vittime del 2012, per garantire che le vittime del terrorismo ricevano accesso immediato a servizi di assistenza professionale che provvedano a trattamenti fisici e psico-sociali, così come informazioni immediate sui loro diritti, indipendentemente dal luogo in cui vivono nell'Unione europea.

Un piano d'azione contro il traffico illecito di armi e l'uso di esplosivi

La Commissione europea ha adottato oggi anche un piano d'azione contro il traffico illecito di armi da fuoco e di esplosivi nell'UE. Obiettivo del piano è migliorare l'individuazione, la ricerca e il sequestro di armi da fuoco, esplosivi e precursori di esplosivi usati per fini criminali e terroristici.

Il piano d'azione completa le misure adottate il 18 novembre 2015 ai fini del rafforzamento dei controlli sull'acquisizione e il possesso legale delle armi da fuoco e dell'attuazione di norme minime comuni sulla disattivazione di tali armi.

Il piano intende migliorare la cooperazione operativa a livello dell'UE e con i paesi terzi per poter contrastare più efficacemente il mercato nero delle armi e degli esplosivi. I suoi elementi principali sono i seguenti:

·         limitare l'accesso alle armi d fuoco e agli esplosivi illegali. Il piano d'azione invita tutti gli Stati membri a istituire punti nazionali di contatto interconnessi in materia di armi da fuoco per sviluppare le competenze e migliorare l'analisi e le relazioni strategiche sul traffico illecito di armi da fuoco, in particolare attraverso l'uso combinato della balistica e dell'intelligence criminale. Prevede inoltre il rafforzamento del ruolo di Europol — con la recentemente istituitaunità addetta alle segnalazioni su Internet —per quanto riguarda il traffico on-line e lo sviamento del commercio legale. Sollecita gli Stati membri ad attuare pienamente la legislazione dell'UE sui precursori di esplosivi;

·         rafforzare la cooperazione operativa.Il piano d'azione sollecita gli Stati membri a creare pattuglie informatiche, o ad ampliare quelle esistenti, in materia di armi da fuoco, esplosivi e precursori di esplosivi. Occorre rafforzare i controlli alle frontiere esterne così come la cooperazione di polizia e doganale, con controlli basati sul rischio delle merci che arrivano col traffico commerciale (ad es. container), col trasporto passeggeri (ad es. macchine) o nei bagagli dei passeggeri. Il piano d'azione propone anche di stabilire un'azione prioritaria di controllo doganale con gli Stati membrisul traffico illecito di armi da fuoco alle frontiere esterne dell'UE;

·         migliorare la raccolta e lo scambio di informazioni operative. Il piano d'azione invita gli Stati membri a sfruttare appieno gli strumenti esistenti per facilitare lo scambio di informazioni e a inserire sistematicamente i dati sulle armi da fuoco ricercate nel sistema di informazione Schengen e nel sistema iARMS di Interpol ove disponibile. Occorre intensificare gli scambi sulle informazioni balistiche attraverso un'apposita piattaforma;

·         rafforzare la cooperazione con i paesi terzi. Per ridurre l'importazione illegale di armi da fuoco e l'accesso agli esplosivi nell'Unione europea, il piano d'azione propone di intensificare la cooperazione con i paesi terzi includendo sistematicamente la questione del traffico delle armi da fuoco e dell'uso degli esplosivi nei dialoghi sulla sicurezza con i principali paesi e organizzazioni partner. La Commissione europea propone di rafforzare la cooperazione, oltre che con i paesi chiave dei Balcani occidentali, anche con quelli del Medio Oriente e dell'Africa settentrionale così come con la Turchia e l'Ucraina. Particolare attenzione è accordata all'avvio di un dialogo con i paesi della regione del Sahel, con la Lega araba e con le organizzazioni internazionali. In alcuni casi potrebbe essere presa in considerazione l'ipotesi di un aiuto finanziario dell'UE al sequestro e al ritiro della armi da fuoco.

Contesto

La responsabilità di garantire la sicurezza interna è innanzitutto degli Stati membri, ma i problemi transfrontalieri sfidano la capacità dei singoli paesi di agire da soli e necessitano del sostegno dell'UE per creare fiducia e facilitare la cooperazione, lo scambio di informazioni e un'azione comune.

Gli orientamenti politici del presidente Juncker hanno indicato l'agenda in materia di sicurezza come una priorità per la Commissione, e il programma di lavoro della Commissione per il 2015 prevede la definizione di un'agenda europea sulla sicurezza.

Il 28 aprile 2015 la Commissione europea ha stabilito un'agenda europea sulla sicurezza per il periodo 2015-2020, al fine di sostenere la cooperazione degli Stati membri nell'impegno ad affrontare le minacce in materia di sicurezza, e per rafforzare l'impegno comune europeo nella lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e la criminalità informatica. L'agenda presenta misure e strumenti concreti che saranno utilizzati in questo lavoro congiunto per garantire la sicurezza e affrontare in modo più efficace queste tre minacce più urgenti. Da allora sono stati compiuti progressi significativi nell'attuazione degli elementi dell'agenda.

Nell'agenda e nel programma di lavoro per il 2016 la Commissione ha promesso di rivedere, nel 2016, la legislazione esistente relativa alle armi da fuoco per migliorare la condivisione delle informazioni, rafforzare la tracciabilità, standardizzare la marcatura e stabilire norme comuni per la neutralizzazione delle armi da fuoco. Alla luce dei recenti eventi la Commissione ha significativamente accelerato i lavori.

Per ulteriori informazioni

Scheda informativa — Attuare l'agenda europea sulla sicurezza — Nuove misure per combattere il terrorismo, il traffico illecito di armi da fuoco e l'uso di esplosivi

Proposta di direttiva relativa alla lotta contro il terrorismo

Piano d'azione dell'UE contro il traffico e l'uso illecito di armi da fuoco ed esplosivi

Agenda europea sulla sicurezza

IP/15/6218

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Strasburgo, 24 novembre 2015. Oggi la Commissione ha proposto un sistema di assicurazione dei depositi bancari per la zona euro e ha delineato ulteriori misure da attuare in parallelo per ridurre i rischi residui nel settore bancario.

© European Union 2015

La recente crisi ha dimostrato che i forti shock economici e finanziari possono minare la fiducia nel sistema bancario. L'Unione bancaria è stata istituita per rafforzare la fiducia nelle banche partecipanti: un sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS) potenzierà l'Unione bancaria, la protezione dei titolari di depositi bancari e la stabilità finanziaria, oltre ad allentare ulteriormente il legame fra banche e emittenti sovrani.

Le misure odierne fanno parte delle azioni indicate nella relazione dei cinque presidenti per rafforzare l'Unione economica e monetaria dell'UE. La proposta legislativa della Commissione garantirà i depositi dei cittadini a livello della zona euro. La proposta è accompagnata da una comunicazione che definisce altre misure volte a ridurre ulteriormente i rischi residui nel settore bancario parallelamente ai lavori sulla proposta relativa all'EDIS.

Il Vicepresidente Valdis Dombrovskis, responsabile per l'euro e il dialogo sociale, ha dichiarato: "Il completamento dell'Unione bancaria è di fondamentale importanza per garantire la resilienza e la prosperità dell'Unione economica e monetaria. La proposta della Commissione relativa a un sistema europeo di assicurazione dei depositi si basa sui sistemi nazionali di garanzia dei depositi; il nuovo sistema sarà accessibile solo a condizione che le norme concordate siano state applicate integralmente. Parallelamente, dobbiamo adottare ulteriori misure per ridurre i rischi nel sistema bancario. Dobbiamo allentare il legame fra banche e emittenti sovrani e mettere in pratica le norme concordate, secondo le quali i contribuenti non dovrebbero essere in prima linea per sostenere i costi derivanti dai dissesti bancari."

Il Commissario Jonathan Hill, responsabile per la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l'Unione dei mercati dei capitali, ha dichiarato: "La crisi ha evidenziato le carenze esistenti nell'architettura globale della moneta unica. Da allora abbiamo istituito un'autorità di vigilanza unica e un'autorità di risoluzione unica. Ora dobbiamo prendere misure finalizzate all'istituzione di un sistema unico di assicurazione dei depositi, procedendo in maniera graduale e assicurandoci che la riduzione dei rischi vada di pari passo con la loro condivisione. Questo è il risultato che intendiamo raggiungere."

Il sistema si svilupperà gradualmente in tre fasi. La prima consisterà in una riassicurazione dei sistemi nazionali di garanzia dei depositi (DGS) seguita, dopo tre anni, da un sistema di coassicurazione con un progressivo aumento del contributo dell'EDIS. Come fase finale, nel 2024 si dovrebbe arrivare a un sistema europeo di assicurazione dei depositi a pieno titolo. Il sistema comprende una serie di solide salvaguardie contro l'"azzardo morale" e l'uso inappropriato, per incentivare i sistemi nazionali a gestire in modo prudente i loro rischi potenziali. In particolare, i sistemi nazionali potranno accedere all'EDIS solo se rispettano pienamente la normativa pertinente dell'UE.


Punti principali

Il sistema europeo di assicurazione dei depositi avrà le seguenti caratteristiche:

—      si baserà sul sistema esistente, costituito da sistemi nazionali di garanzia dei depositi istituiti conformemente alle norme europee; i singoli depositanti continueranno a godere dello stesso livello di protezione (100 000 euro);

—      sarà introdotto in modo graduale;

—      sarà sostanzialmente neutrale in termini di costi per il settore bancario; i contributi delle banche all'EDIS potranno essere dedotti dai loro contributi ai sistemi nazionali di garanzia dei depositi;

—      sarà ponderato per il rischio; le banche maggiormente a rischio verseranno contributi più elevati rispetto a quelle più sicure, e questo aspetto sarà rafforzato a mano a mano che viene introdotto l'EDIS; le correzioni per il rischio saranno applicate fin dall'inizio;

—      sarà accompagnato da rigorose salvaguardie: ad esempio, assicurerà solo i DGS nazionali che rispettano le norme UE e vengono istituiti in base a tali norme;

—      sarà accompagnato da una comunicazione contenente misure volte a ridurre i rischi, tra cui future proposte atte a garantire una diversificazione sufficiente delle esposizioni delle banche ai singoli rischi sovrani;

—      sarà obbligatorio per gli Stati membri della zona euro le cui banche sono attualmente coperte dal meccanismo di vigilanza unico, ma aperto agli altri Stati membri che desiderano aderire all'Unione bancaria.

Tre fasi evolutive verso l'EDIS

Fase 1: riassicurazione

La proposta della Commissione inizia con un approccio riassicurativo di durata triennale, fino al 2020.

Funzionerà come segue:

— nella fase di riassicurazione, un DGS nazionale potrà accedere ai fondi EDIS soltanto dopo aver esaurito tutte le sue risorse proprie e, come in tutte le fasi successive, se si è conformato alla direttiva sui DGS;

— i fondi EDIS erogheranno finanziamenti supplementari a un sistema nazionale, ma solo fino a un determinato livello.

Saranno predisposte salvaguardie per garantire che i sistemi nazionali possano accedere all'EDIS solo quando ciò sia giustificato e per ovviare all'eventuale azzardo morale. In particolare, i fondi EDIS saranno disponibili soltanto se lo Stato membro interessato avrà applicato integralmente le disposizioni pertinenti della direttiva sui DGS. L'uso dei fondi EDIS sarà oggetto di un monitoraggio rigoroso. Tutti i fondi EDIS indebitamente ricevuti da un sistema nazionale dovranno essere integralmente rimborsati.

La prima fase (riassicurazione) allenterà il legame fra le banche e i rispettivi emittenti sovrani nazionali, ma occorre fare di più perché i sistemi nazionali possano avvalersi di un'assicurazione totale e lo stesso livello di protezione sia garantito a tutti i depositi al dettaglio nell'Unione bancaria. Ecco perché occorre una seconda fase.

Fase 2: coassicurazione

Nel 2020, al termine dei 3 anni della fase di riassicurazione, l'EDIS diventerà un sistema a mutualizzazione progressiva ("coassicurazione"), ancora soggetto a opportune limitazioni e salvaguardie contro gli abusi.

La differenza fondamentale in questa fase è che un sistema nazionale non sarà tenuto a esaurire i propri fondi prima di poter accedere ai fondi EDIS. L'EDIS sarà disponibile per coprire una parte dei costi dal momento in cui i titolari di depositi bancari devono essere rimborsati. Questo introduce un maggior grado di condivisione dei rischi tra i sistemi nazionali attraverso l'EDIS. La quota iniziale del contributo dell'EDIS sarà relativamente bassa (20%) per poi aumentare nell'arco di quattro anni.

Fase 3: riassicurazione totale

La quota dei rischi assunti dall'EDIS aumenterà gradualmente per arrivare al 100% nel 2024, quando l'EDIS assicurerà integralmente i DGS nazionali. Nello stesso anno terminerà anche la graduale introduzione del Fondo di risoluzione unico e dei requisiti della vigente direttiva sui DGS.

Il Fondo europeo di assicurazione dei depositi

Sin dall'inizio sarà creato un Fondo europeo di assicurazione dei depositi, finanziato direttamente dai contributi delle banche corretti per il rischio. La gestione del Fondo europeo di assicurazione dei depositi sarà affidata al comitato di risoluzione unico esistente.

Misure di riduzione del rischio

Contestualmente all'introduzione dell'EDIS e al lavoro sulla proposta legislativa, la Commissione attuerà un pacchetto completo di misure volte a ridurre i rischi e a garantire condizioni paritarie nell'Unione bancaria.

Il pacchetto comprende misure volte a:

—      ridurre le opzioni e la discrezionalità nazionali nell'applicazione delle norme prudenziali, affinché il meccanismo di vigilanza unico possa operare nel modo più efficace possibile;

—      armonizzare i DGS nazionali;

—      adottare la normativa necessaria per attuare gli elementi rimanenti del quadro normativo di pertinenza per le banche concordati a livello internazionale, in particolare allo scopo di limitare la leva finanziaria delle banche, garantire la stabilità dei finanziamenti bancari, migliorare la comparabilità degli attivi ponderati per il rischio e consentire di attuare entro il 2019 le raccomandazioni del Consiglio per la stabilità finanziaria relative alla capacità delle banche di assorbire completamente le perdite, così da poter disporre di risorse sufficienti per le banche in dissesto senza ricorrere ai contribuenti;

—      applicare le norme esistenti in modo da ridurre al minimo l'uso dei finanziamenti pubblici per mantenere la solvibilità e la resilienza del settore bancario;

—      aumentare la convergenza normativa sull'insolvenza, conformemente al piano d'azione per l'Unione dei mercati dei capitali;

—      adottare iniziative riguardo al trattamento prudenziale delle esposizioni delle banche al rischio sovrano, limitando ad esempio le esposizioni delle banche nei confronti di un determinato emittente sovrano per garantire la diversificazione del rischio.

Parallelamente a queste azioni, la Commissione si adopererà per garantire l'integrale recepimento da parte degli Stati membri della normativa pertinente in vigore, come le direttive del 2014 sul risanamento e sulla risoluzione delle banche (BRRD) e sui sistemi di garanzia dei depositi. Ove pertinente, sono già stati avviati procedimenti d'infrazione a tal fine (cfr. IP/15/5827).

Contesto

Nel 2012, in una prospettiva a più lungo termine per l'integrazione economica e di bilancio[1], la Commissione ha invitato a creare un'Unione bancaria che consentisse di rinsaldare le basi del settore bancario e di ripristinare la fiducia nell'euro. L'Unione bancaria doveva essere attuata in modo graduale, mediante il trasferimento della vigilanza a livello europeo e la creazione di un quadro unico per la gestione delle crisi bancarie e di un sistema comune di protezione dei depositi. Mentre le prime due fasi sono state completate con l'istituzione del meccanismo di vigilanza unico e del meccanismo di risoluzione unico, il sistema comune di protezione dei depositi non è ancora stato istituito.

La relazione dei cinque presidenti del 22 giugno 2015[2] e la successiva comunicazione della Commissione del 21 ottobre 2015[3] hanno delineato un chiaro piano per l'approfondimento dell'Unione economica e monetaria (UEM), che comprende misure volte a limitare ulteriormente i rischi per la stabilità finanziaria. Il completamento dell'Unione bancaria è una tappa indispensabile verso un'UEM piena e profonda. Per quanto riguarda la moneta unica, l'esistenza di un sistema finanziario unificato e totalmente integrato è importante per garantire una trasmissione efficace della politica monetaria, un migliore assorbimento degli shock economici attraverso un'adeguata diversificazione del rischio fra gli Stati membri e una fiducia generale nel sistema bancario della zona euro.

La relazione dei cinque presidenti propone in particolare di istituire, in una fase successiva, un sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS), quale terzo pilastro dell'Unione bancaria insieme alla vigilanza e alla risoluzione bancarie, affidate rispettivamente al meccanismo di vigilanza unico e al meccanismo di risoluzione unico.

I sistemi nazionali di garanzia dei depositi esistono già e assicurano una protezione pari a 100 000 euro per persona/per conto per ciascuna banca, ma non sono sostenuti da un sistema europeo comune.

Per ulteriori informazioni:

cfr. MEMO/15/6153

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 23 novembre 2015. L'agenda europea sulla migrazione adottata dalla Commissione nel maggio 2015 ha evidenziato la necessità di un approccio globale alla gestione della migrazione. Da allora sono state introdotte varie misure, tra cui due meccanismi di emergenza per la ricollocazione di 160 000 persone in evidente bisogno di protezione internazionale dagli Stati membri più colpiti verso altri Stati membri dell'UE, e l'approvazione del piano d'azione della Commissione sul rimpatrio.

Il 23 settembre la Commissione europea ha presentato una serie di azioni prioritarie da realizzare entro i sei mesi successivi per attuare l'agenda europea sulla migrazione: da un lato interventi a breve termine volti a stabilizzare la situazione in corso, dall'altro misure a più lungo termine intese a istituire un sistema solido in grado di sostenere la prova del tempo.

L'elenco delle azioni prioritarie riporta le misure principali che sono immediatamente necessarie, ossia: i) misure operative, ii) sostegno finanziario, iii) attuazione della legislazione dell'UE.

L'elenco è stato approvato in occasione della riunione informale dei capi di Stato e di governo del 23 settembre 2015 e nuovamente il 15 ottobre 2015.

Queste misure devono ora essere attuate rapidamente ed efficacemente a tutti i livelli.

Per gli impegni presi in occasione della riunione dedicata alla rotta dei Balcani occidentali, si veda questo comunicato stampa.

Impegni finanziari

In occasione della riunione informale dei capi di Stato e di governo del 23 settembre, gli Stati membri hanno riconosciuto l'esigenza di impegnare risorse nazionali supplementari; tale impegno è stato ribadito dal Consiglio europeo del 15 ottobre. La Commissione ha già proposto modifiche ai bilanci del 2015 e del 2016, aumentando di 1,7 miliardi di euro le risorse stanziate per la crisi dei rifugiati. Ciò significa che nel 2015 e nel 2016 la Commissione spenderà in tutto 9,2 miliardi di euro per la crisi dei rifugiati. Gli Stati membri si sono impegnati a investire risorse nazionali corrispondenti. Numerosi sono però gli Stati membri che devono ancora fornire finanziamenti corrispondenti a quelli dell'UE per l'UNHCR, il Programma alimentare mondiale e altre organizzazioni pertinenti (500 milioni di euro), il Fondo fiduciario regionale dell'UE per la Siria (500 milioni di euro) e il Fondo fiduciario di emergenza per l'Africa (1,8 miliardi di euro).

Impegni finanziari degli Stati membri dal 23 settembre 2015 (milioni di EUR)

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/press-material/docs/state_of_play_-_member_state_pledges_en.pdf

Meccanismi di ricollocazione

Le misure proposte dalla Commissione e adottate dal Consiglio il 14 settembre e il 22 settembre per ricollocare 160 000 persone in evidente bisogno di protezione internazionale permetteranno di ridurre in misura significativa, anche se parziale, la pressione sugli Stati membri più colpiti. È ora fondamentale che tali misure siano pienamente attuate. Affinché questi meccanismi funzionino bene, gli Stati membri devono rispondere prontamente alla richiesta di esperti nazionali che sostengano le operazioni nei punti di crisi, notificare alla Commissione le loro capacità di accoglienza, identificare i punti di contatto nazionali che coordineranno le ricollocazioni con la Grecia e l'Italia, e precisare gli impegni di reinsediamento a livello nazionale.

Sostegno degli Stati membri al meccanismo di ricollocazione di emergenza

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/press-material/docs/state_of_play_-_relocation_en.pdf

Il metodo dei "punti di crisi" (hotspot)

Per la strategia e la credibilità dell'UE è cruciale dimostrare che il sistema migratorio può tornare a funzionare correttamente, in particolare ricorrendo a squadre di sostegno per la gestione della migrazione operative nei "punti di crisi" per aiutare gli Stati membri che subiscono la pressione più intensa a far fronte ai loro obblighi e alle loro responsabilità. Le squadre di sostegno, a loro volta, hanno bisogno per operare di un forte nucleo di agenzie dell'UE, di una stretta cooperazione con le autorità italiane e greche e del sostegno di altri Stati membri.

Capacità attuali nei punti di crisi

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/press-material/docs/state_of_play_-_hotspots_en.pdf

Rimpatri

Garantire rimpatri efficaci è uno dei compiti fondamentali delle squadre di sostegno per la gestione della migrazione nei "punti di crisi". Questo compito richiede anche che all'interno dell'UE siano predisposti sistemi efficienti per l'adozione e l'esecuzione delle decisioni di rimpatrio. Negli ultimi mesi sono state prese iniziative concrete per sviluppare un sistema di gestione integrata dei rimpatri e per inserire le decisioni di rimpatrio e i divieti d'ingresso nei sistemi di scambio d'informazioni dell'UE. Le agenzie degli Stati membri competenti per il rimpatrio devono inoltre disporre delle risorse necessarie per svolgere le loro funzioni. Gli Stati membri devono attuare rapidamente il piano d'azione dell'UE sul rimpatrio proposto dalla Commissione e approvato dagli Stati membri in seno al Consiglio "Giustizia e affari interni" dell'ottobre 2015.

Rimpatri eseguiti da settembre

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/press-material/docs/state_of_play_-_returns_en.pdf

Sostegno ai paesi che attivano il meccanismo europeo di protezione civile

Il meccanismo europeo di protezione civile è destinato a offrire sostegno pratico ai paesi che si trovano in situazioni di crisi. Attualmente questo sostegno è richiesto dalla Serbia, dalla Slovenia e dalla Croazia. Il meccanismo può mobilitare vari tipi di assistenza in natura, tra cui squadre e attrezzature, rifugi, forniture mediche e altri prodotti non alimentari, nonché consulenze. Su richiesta del paese che attiva il meccanismo, gli Stati partecipanti forniscono assistenza per far fronte alle esigenze individuate. Nel corso dell'attuale crisi dei rifugiati la Commissione ha aumentato l'importo del cofinanziamento fornito per il trasporto di strumenti di soccorso ed esperti. Finora troppo pochi Stati membri hanno risposto a tali richieste e occorre ancora fornire una grande quantità di risorse perché la Serbia, la Slovenia e la Croazia possano affrontare la situazione attuale.

Sostegno degli Stati membri al meccanismo di protezione civile per Serbia, Slovenia e Croazia

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/press-material/docs/state_of_play_-_ucpm_support_en.pdf

Contesto

Da tempo la Commissione europea si adopera per dare una risposta europea coerente e coordinata alla questione dei rifugiati e della migrazione.

Nell'assumere l'incarico di Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker ha affidato a un Commissario con competenza speciale per la Migrazione – Dimitris Avramopoulos – l'incarico di elaborare in cooperazione con altri Commissari, coordinati dal primo Vicepresidente Frans Timmermans, una nuova politica di migrazione: è questa una delle dieci priorità dei suoi orientamenti politici.

Il 13 maggio 2015 la Commissione europea ha presentato la sua agenda europea sulla migrazione, che sancisce un approccio globale per migliorare la gestione della migrazione in tutti i suoi aspetti.

Sono già stati adottati due pacchetti di attuazione delle misure proposte dall'agenda, rispettivamente il 27 maggio 2015 e il 9 settembre 2015, e le azioni previste si stanno cominciando a concretizzare.

Per ulteriori informazioni

Comunicato stampa - Crisi dei rifugiati: la Commissione europea riferisce sui progressi compiuti nell'attuazione delle azioni prioritarie

Comunicazione - Gestire la crisi dei rifugiati: stato di attuazione delle azioni prioritarie intraprese nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione

Memo – Domande e risposte sulla ricollocazione di emergenza:

Tutto il materiale per la stampa sull'agenda europea sulla migrazione

Lettera del Presidente Tusk, del Presidente Juncker e del Primo Ministro Bettel a tutti i capi di Stato e di governo europei in seguito alla riunione sui flussi di rifugiati lungo la rotta dei Balcani occidentali

IP/15/6134

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 22 novembre 2015. La Commissione europea ha approvato, in quattro decisioni distinte, i piani di risoluzione di quattro banche italiane conformemente alle norme UE sugli aiuti di stato. L'intervento del fondo di risoluzione dell'Italia consentirà l'ordinata risoluzione delle banche preservando la stabilità finanziari

La Commissione Europea ha giudicato i piani di risoluzione della Banca delle Marche, della Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, della Cassa di Risparmio di Ferrara e della Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti (la cui quota combinata rappresenta approssimativamente l'1% del mercato italiano) conformi alle norme UE in materia di aiuti di stato. Questo fa seguito alla decisione della Banca d'Italia di assoggettare le quattro banche, ciascuna delle quali era già stata posta in amministrazione straordinaria, a procedure di risoluzione conformemente alle norme UE sul risanamento e sulla risoluzione delle banche. In particolare la Commissione ha considerato che il piano italiano di ricorrere al fondo di risoluzione nazionale minimizza la necessità di aiuti di stato senza falsare indebitamente la concorrenza, preservando la stabilità finanziaria. I depositi rimarranno interamente protetti. 

La Commissaria europea per la Concorrenza Margrethe Vestager ha dichiarato: "Le decisioni della Commissione consentono l'uscita ordinata delle banche, riducendo al minimo l'uso dei fondi pubblici e le distorsioni della concorrenza derivanti dalle misure. È' cruciale che siano azionisti e creditori subordinati a farsi carico dei costi e delle perdite dei fallimenti bancari piuttosto che i contribuenti. Accolgo inoltre la decisione dell'Italia di usare gli strumenti di risoluzione bancaria per la prima volta in Italia, in modo di far fronte alla situazione di queste banche dissestate preservando la stabilità finanziaria."

Le autorità italiane hanno proposto piani di risoluzione per le banche che prevedono la risoluzione di ciascuna banca e la creazione e capitalizzazione immediata di quattro banche ponte temporanee. Tutti gli attivi e tutte le passività delle banche, tranne il capitale proprio e il debito subordinato rimanenti, saranno trasferiti alle banche ponte. Il trasferimento stabilizzerà l'attività svolta in precedenza dalle quattro banche tutelando al tempo stesso i depositanti. L'obiettivo è vendere queste banche ponte attraverso un processo aperto e non discriminatorio al fine di massimizzare il prezzo di vendita.

Il fondo di risoluzione dell'Italia erogherà 3,6 miliardi di euro alle banche ponte, per capitalizzarle e per coprire la differenza negativa fra gli attivi trasferiti e le passività. Conformemente alla normativa europea, l'operazione sarà finanziata dai contributi del settore bancario italiano al fondo di risoluzione. Le misure comprendono anche un trasferimento di attivi deteriorati dalle banche ponte a una nuova società veicolo per la gestione degli attivi. Il fondo di risoluzione garantirà questa misura concernente gli attivi deteriorati rafforzando ulteriormente i bilanci delle banche ponte. Il beneficio connesso a tale garanzia è stato quantificato approssimativamente in 400 milioni di euro di ulteriore supporto del fondo di risoluzione. Tali interventi del fondo di risoluzione costituiscono aiuti di stato ai sensi delle norme europee sugli aiuti di stato.

Le misure di risoluzione sono state disegnate e assunte dall'autorità nazionale di risoluzione, e la Commissione ha valutato i piani conformemente alle sue norme sugli aiuti di stato alle banche nel contesto della crisi finanziaria ("comunicazione sul settore bancario del 2013 "), riscontrando che le misure di risoluzione per queste quattro banche sono in linea con l'obiettivo generale di salvaguardia della stabilità finanziaria. Gli attuali azionisti e detentori di debiti subordinati hanno contribuito a coprire i costi, riducendo al minimo il fabbisogno di aiuti di stato secondo i principi di condivisione degli oneri. Inoltre, per limitare le distorsioni della concorrenza, le banche ponte esisteranno solo per un periodo limitato e sarà attuata una politica di gestione prudente. Infine, la Commissione valuterà ai sensi delle norme UE sugli aiuti di stato la redditività del soggetto risultante dalla vendita delle banche ponte.

Contesto

Le norme comuni dell'UE sul sostegno pubblico alle banche nel contesto della crisi finanziaria incoraggiano l'uscita dal mercato degli operatori non efficienti, consentendo al tempo stesso che il processo di uscita si svolga in modo ordinato così da tutelare la stabilità finanziaria. Le norme garantiscono inoltre che l'aiuto sia limitato al minimo necessario e attenuano le distorsioni della concorrenza determinate dalle sovvenzioni, che conferiscono alle banche beneficiarie degli aiuti un vantaggio rispetto ai concorrenti.

Il 16 novembre 2015 l'Italia ha recepito la direttiva sul risanamento e sulla risoluzione delle banche (2014/59/UE) nel diritto nazionale. Le disposizioni della direttiva sul risanamento e sulla risoluzione delle banche dotano le autorità nazionali degli strumenti e dei poteri necessari per attenuare e gestire le difficoltà o il dissesto delle banche o delle grandi imprese di investimento. Questo consente alle autorità nazionali di salvaguardare la stabilità finanziaria, prendendo misure appropriate per limitare l'uso di fondi pubblici e attenuare le distorsioni della concorrenza che risultano dalla misura, includendo specificamente la vendita delle banche ponte.

Banca delle Marche

La banca opera nelle Marche e in altre zone dell'Italia centrale: Umbria, Emilia Romagna, Lazio, Abruzzo e Molise attraverso una rete di 308 filiali. Il suo modello aziendale è incentrato sull'erogazione di prestiti a PMI e clienti al dettaglio. Secondo i dati più recenti, pubblicati alla fine del 2012, Banca Marche possedeva complessivamente 22,7 miliardi di euro di attivi, 17,3 miliardi di euro di prestiti alla clientela e 7,2 miliardi di euro di depositi. La banca è stata posta in amministrazione straordinaria il 15 ottobre 2013.

Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio

La banca è quotata alla borsa italiana e opera prevalentemente in Toscana e nell'Italia centrale. Ha una rete di 175 filiali e svolge un'attività incentrata sull'erogazione di prestiti a PMI e clienti al dettaglio. Secondo i dati più recenti, pubblicati il 30 settembre 2014, il gruppo possedeva complessivamente 12,3 miliardi di euro di attivi, 6,1 miliardi di euro di prestiti alla clientela e 6,4 miliardi di euro di depositi. La banca è stata posta in amministrazione straordinaria il 10 febbraio 2015.

Cassa di Risparmio di Ferrara

La Cassa di Risparmio di Ferrara è una banca regionale specializzata nell'erogazione di prestiti a PMI e clienti privati e finanziata principalmente da clienti al dettaglio, che opera attraverso 106 filiali nella zona geografica circostante Ferrara. Secondo i dati più recenti, pubblicati alla fine del 2012, il gruppo possedeva complessivamente 6,9 miliardi di euro di attivi, 4,6 miliardi di euro di prestiti alla clientela e 3,4 miliardi di euro di depositi. La banca è stata posta in amministrazione straordinaria il 27 maggio 2013.

Cassa di Rispamio della Provincia di Chieti

Carichieti (fondata nel 1862) è una banca regionale di medie dimensioni operante in Abruzzo, la cui attività consiste tradizionalmente nell'erogazione di prestiti a PMI e clienti al dettaglio. Secondo i dati più recenti, pubblicati alla fine del 2013, la banca possedeva complessivamente 4,7 miliardi di euro di attivi, 2,1 miliardi di euro di prestiti alla clientela e 2,5 miliardi di euro di depositi. La banca è stata posta in amministrazione straordinaria il 5 settembre 2014.

Una volta risolti gli eventuali problemi di riservatezza, le versioni non riservate delle quattro decisioni saranno pubblicate sul sito web della DG Concorrenza nel Registro degli aiuti di Stato con i numeri SA.39453, SA.41134, SA.41925 e SA.43547.

IP/15/6139

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 20 novembre 2015. La Commissione europea ha pubblicato oggi la seconda edizione del quadro di valutazione dei trasporti dell'UE, nel quale sono messi a confronto i risultati degli Stati membri in 29 categorie di trasporto.

La Commissione europea ha pubblicato oggi la seconda edizione del quadro di valutazione dei trasporti dell'UE, nel quale sono messi a confronto i risultati degli Stati membri in 29 categorie di trasporto. L'obiettivo del quadro di valutazione è aiutare gli Stati membri a migliorare i loro sistemi di trasporto nazionali indicando i settori che richiedono investimenti e interventi in via prioritaria. Trasporti europei più sostenibili e più efficienti contribuiscono all'approfondimento del mercato interno e alla creazione di un'Unione dell'energia contraddistinta da una politica climatica lungimirante, due delle priorità della Commissione europea.

Violeta Bulc, commissaria responsabile per i trasporti, ha dichiarato: "Il quadro di valutazione 2015 dimostra la dinamicità del settore europeo dei trasporti. Mi compiaccio di constatare che sono stati compiuti notevoli progressi rispetto allo scorso anno, ad esempio per quanto riguarda la qualità delle infrastrutture e l'apertura dei mercati del trasporto ferroviario di merci. Dal quadro di valutazione emergono anche gli interventi ancora necessari per creare posti di lavoro nel settore dei trasporti o per migliorare la sua sostenibilità."

Il quadro di valutazione riunisce dati provenienti da diverse fonti pubbliche (come Eurostat, l'Agenzia europea dell'ambiente e il Forum economico mondiale). In seguito alla pubblicazione della prima edizione del quadro di valutazione nel 2014 (IP/14/414), la Commissione ha perfezionato gli indicatori e ha migliorato la presentazione visiva. Con l'edizione di quest'anno, è inoltre possibile seguire i progressi degli Stati membri nel tempo. In generale, gli Stati membri hanno compiuto notevoli progressi rispetto alla prima edizione.

Nell'edizione di quest'anno i Paesi Bassi registrano i risultati migliori, con punteggi elevati in 16 categorie, seguiti da Svezia, FinlandiaRegno Unito e Danimarca. La scheda per paese dell'Italia è disponibile qui.

Il quadro di valutazione può essere consultato in base al paese o a uno dei seguenti argomenti:

  • mercato interno (indicatori sull'apertura del mercato ferroviario, cause pendenti riguardanti violazioni del diritto dell'UE e tasso di recepimento delle direttive UE in materia di trasporti nella legislazione nazionale);
  • investimenti e infrastrutture [qualità delle infrastrutture per i diversi modi di trasporto e tassi di completamento della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T)];
  • Unione dell'energia e innovazione (quota di fonti di energia rinnovabile nel consumo di carburante per il trasporto, autovetture nuove che utilizzano carburanti alternativi e tempo impiegato dai conducenti negli ingorghi stradali);
  • persone (sicurezza ferroviaria e stradale, donne impiegate nel settore dei trasporti e soddisfazione dei consumatori rispetto ai diversi modi di trasporto).

Nelle tabelle, i cinque paesi con i risultati migliori sono indicati in verde e i cinque paesi con i risultati peggiori in rosso. La tabella seguente indica quante volte ciascun paese è classificato tra i primi e tra gli ultimi. Il punteggio complessivo è calcolato sottraendo i punteggi negativi da quelli positivi.

Stati membri Tra i primi 5 Tra gli ultimi 5 Punteggio complessivo
NL 16 1 15
SE 13 3 10
FI 12 3 9
UK 11 3 8
DK 9 2 7
DE 9 4 5
EE 12 8 4
AT 6 2 4
LV 8 5 3
FR 6 3 3
LU 6 3 3
MT 6 3 3
IE 6 4 2
ES 8 7 1
SI 7 6 1
SK 5 4 1
PT 4 4 0
LT 8 9 -1
BE 5 6 -1
HU 5 7 -2
CZ 2 4 -2
CY 5 8 -3
BG 6 10 -4
HR 4 9 -5
IT 4 10 -6
EL 1 9 -8
PL 3 14 -11
RO 3 15 -12

Per ulteriori informazioni

Per ulteriori informazioni paese per paese, cfr. MEMO/15/6118  

Su Twitter

@Bulc_EU

@Transport_EU

IP/15/6117

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 20 novembre 2015. Nell'ambito del programma LIFE la Commissione cofinanzia progetti a sostegno dell'ambiente, della natura e di un'economia più sostenibile.

La Commissione ha approvato un pacchetto di investimenti di 264,8 milioni di euro a sostegno dell'ambiente, della natura e della crescita verde in Europa. L'investimento copre 96 progetti nuovi che coinvolgono 21 Stati membri, finanziati nell'ambito del programma LIFE per l'ambiente. I progetti riguardano azioni per l'ambiente e l'efficienza delle risorse e sostengono la transizione verso un'economia più circolare e sostenibile, la natura e la biodiversità e la governance e l'informazione in materia di ambiente. L'UE cofinanzierà i progetti stanziando 160,6 milioni di euro.

Karmenu Vella, Commissario responsabile per l'Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, ha dichiarato: "Il denaro investito in progetti per l'ambiente è ben speso. Sono lieto di constatare che il nostro programma LIFE sosterrà molti progetti innovativi che, ne sono certo, apporteranno un contributo fondamentale. Oltre a proteggere e migliorare il capitale naturale, essi lasciano intravedere promettenti percorsi che contribuiranno ad orientare l'Europa verso un futuro sostenibile a basse emissioni di carbonio ed efficiente sotto il profilo delle risorse. Seguiremo attentamente questi progetti, al fine di condividerne e replicarne il successo."

Nel quadro di un invito a presentare proposte chiuso nel giugno 2014, la Commissione ha ricevuto 1 117 domande, di cui 96 sono state selezionate per un cofinanziamento nell'ambito delle tre componenti del programma.

I 51 progetti della componente LIFE Ambiente e uso efficiente delle risorse mobiliteranno 103,3 milioni di euro, di cui 56,2 milioni forniti dall'UE. Tali progetti riguardano azioni in cinque aree tematiche: aria, ambiente e salute, efficienza delle risorse, rifiuti e acqua. Quasi la metà dei fondi sarà destinata a 14 progetti in materia di efficienza delle risorse che agevoleranno il passaggio dell'Europa a un'economia più circolare.

I 39 progetti della componente LIFE Natura e biodiversità sono finalizzati a migliorare lo stato di conservazione delle specie e degli habitat minacciati e contribuiscono all'obiettivo dell'UE di arrestare la perdita di biodiversità. La dotazione di bilancio complessiva di questi progetti è di 153,9 milioni di euro, a cui l'UE contribuirà con 100 milioni di euro.

I 6 progetti della componente LIFE Governance e informazione in materia di ambiente mirano ad accrescere la consapevolezza circa le questioni ambientali. La dotazione di bilancio complessiva di questi progetti è di 7,5 milioni di euro, a cui l'UE contribuirà con quasi 4,5 milioni di euro.

Per le descrizioni di tutti i 96 progetti, fare riferimento all'allegato del presente comunicato stampa.

Contesto

Il programma LIFE è lo strumento finanziario dell'UE per l'ambiente e l'azione per il clima. Esiste dal 1992 e ha cofinanziato più di 4 000 progetti in tutta l'Unione e nei paesi terzi, mobilitando 7,8 miliardi di euro e contribuendo con 3,4 miliardi di euro alla protezione dell'ambiente e del clima. In qualsiasi momento i progetti in corso sono circa 1 100. Il programma LIFE, la cui dotazione finanziaria per il periodo 2014–2020 è fissata a 3,4 miliardi di euro a prezzi correnti, contempla un sottoprogramma Ambiente e un sottoprogramma Azione per il clima.

Per ulteriori informazioni su LIFE

Link all'allegato

http://ec.europa.eu/life

È inoltre possibile contattare le autorità nazionali competenti al seguente indirizzo: http://ec.europa.eu/environment/life/contact/nationalcontact/index.htm

IP/15/6081

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 17 novembre 2015. La Commissione europea ha concluso la valutazione dei 16 documenti programmatici di bilancio (DPB) per il 2016 che gli Stati membri della zona euro hanno presentato il 15 ottobre.

La Grecia e Cipro non hanno presentato un documento programmatico di bilancio in quanto sono soggetti a programmi di aggiustamento economico. Il Portogallo non ha presentato un piano entro il termine stabilito dalla normativa dell’UE. La Commissione ha già adottato un pareresul documento programmatico di bilancio della Spagna.

Con questi pareri la Commissione valuta la conformità dei documenti programmatici di bilancio per l’anno successivo con le disposizioni del patto di stabilità e crescita (PSC). In nessun documento programmatico di bilancio per il 2016 sono stati riscontrati casi particolarmente gravi di inosservanza delle disposizioni del patto di stabilità e crescita. in molti casi, tuttavia, la Commissione ha riscontrato che gli aggiustamenti di bilancio programmati sono, o rischiano di essere, insufficienti rispetto ai requisiti del patto.

Oltre alle analisi specifiche per paese, la Commissione ha valutato la situazione di bilancio generale e gli orientamenti di bilancio nella zona euro nel suo complesso.

La Commissione ha inoltre preparato relazioni su Bulgaria, Danimarca e Finlandia ai sensi dell’articolo 126, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), in cui analizza la violazione dell’obiettivo del disavanzo e, nel caso della Finlandia, del criterio del debito. In tutti e tre i casi le relazioni giungono alla conclusione che l’obiettivo del disavanzo e, se del caso, il criterio del debito stabiliti dal trattato sono attualmente da considerare rispettati.

Il Vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, responsabile per l’euro e il dialogo sociale, ha dichiarato: “Negli ultimi anni abbiamo migliorato il modo di coordinare la politica economica nell’UE. L’impegno a favore di politiche di bilancio più responsabili, i tassi d’interesse più bassi e l’attuale moderata ripresa economica costituiranno la base per una costante riduzione dei disavanzi pubblici che, rispetto al 2,4% nel 2014, quest’anno sono calati all’1,9% del PIL e che dovrebbero diminuire ulteriormente all’1,7% nel 2016. Per la prima volta dall’inizio della crisi, anche il debito comincia a scendere. Tuttavia, il quadro varia da paese a paese e il problema del debito elevato ostacola tuttora un recupero più rapido. È importante che alcuni governi continuino ad attuare politiche di bilancio responsabili e che altri continuino a risanare le loro finanze pubbliche.”

Pierre Moscovici, Commissario europeo per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: “A distanza di tre anni dall’attuazione del nuovo quadro di bilancio della zona euro, la maggior parte dei paesi è pienamente o sostanzialmente conforme ai requisiti. I paesi della zona euro continuano a migliorare le loro finanze pubbliche, sostenuti da una crescente ripresa economica.”

Pareri della Commissione sui documenti programmatici di bilancio

Per quanto concerne i dodici paesi soggetti al braccio preventivo del patto di stabilità e crescita (ossia quelli con un disavanzo di bilancio al di sotto del 3%):

- per cinque paesi (Estonia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Slovacchia), i documenti programmatici di bilancio sono stati giudicati conformi con i requisiti del patto di stabilità e crescita;

- per quattro paesi (Belgio, Finlandia Lettonia e Malta) i documenti programmatici di bilancio sono risultati sostanzialmente conformi alle disposizioni del patto di stabilità e crescita. Per questi paesi, i documenti programmatici potrebbero in certa misura deviare dal percorso di avvicinamento all’obiettivo di bilancio a medio termine (OMT);

- per tre paesi (Austria, Italia e Lituania), i documenti programmatici di bilancio sono a rischio di non conformità con i requisiti del patto di stabilità e crescita per il 2016. I documenti di bilancio di tali Stati membri potrebbero comportare una deviazione significativa dal percorso di avvicinamento verso l’obiettivo a medio termine (OMT).

Per quanto riguarda i cinque paesi attualmente soggetti al braccio correttivo del patto di stabilità e crescita (ossia alla procedura per i disavanzi eccessivi):

- per tre paesi (Francia, Irlanda e Slovenia), i documenti programmatici di bilancio sono ritenuti sostanzialmente conformi ai requisiti del patto di stabilità e crescita per il 2016.

La Francia, che è tenuta a correggere il disavanzo eccessivo entro il 2017, dovrebbe conseguire gli obiettivi principali raccomandati per il 2015 e il 2016. Tuttavia, non è ancora in grado di garantire una correzione tempestiva del disavanzo eccessivo entro il termine del 2017 e non si prevede che lo sforzo di bilancio raccomandato venga realizzato durante il periodo della procedura per i disavanzi eccessivi. Ciò mette a rischio la conformità con quanto richiesto dal Consiglio nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi.

L’Irlanda e la Slovenia potrebbero passare al braccio preventivo del patto di stabilità e crescita dal 2016, purché riescano ad apportare una correzione tempestiva e duratura del disavanzo eccessivo nel 2015. Per il 2016 vi è il rischio di qualche deviazione (che nel caso della Slovenia è prossima a essere considerata significativa) dal percorso di aggiustamento verso l’obiettivo a medio termine previsto per tale anno;

- il documento programmatico di bilancio della Spagna, su cui era già stato adottato un parere ad ottobre, contiene rischi per la conformità con i requisiti della procedura per i disavanzi eccessivi: né lo sforzo di bilancio raccomandato, né l’obiettivo di disavanzo nominale per il 2016 dovrebbero essere conseguiti;

- il Portogallo non ha ancora presentato un documento programmatico di bilancio. La Commissione sollecita il Portogallo a farlo il più presto possibile.

La Commissione chiede ai paesi i cui documenti programmatici sono ritenuti sostanzialmente conformi o a rischio di non conformità con il patto, di adottare le misure necessarie nell’ambito della procedura nazionale di bilancio al fine di garantire che il bilancio 2016 sia conforme al patto.

Prevista una diminuzione del disavanzo e del debito per la zona euro nel suo complesso

Dopo essere diminuito in misura significativa dal 2,4% del PIL nel 2014 all’1,9% nel 2015, il disavanzo di bilancio aggregato dei 16 paesi della zona euro che hanno presentato un documento programmatico di bilancio, in base ai rispettivi piani dovrebbe scendere ulteriormente all’1,7% del PIL nel 2016. Ciò coincide con la valutazione della Commissione, riportata nelle previsioni economiche d’autunno, che indica un miglioramento del disavanzo di bilancio aggregato, dal 2% del PIL nel 2015 all’1,7% nel 2016.

Sulla base dei documenti programmatici di bilancio, il rapporto debito/PIL aggregato per la zona euro nel 2016 dovrebbe a sua volta diminuire leggermente dal 91,1% stimato nel 2015 e arrivare appena al di sotto del 90% del PIL nel 2016. Ciò è ampiamente in linea con le previsioni economiche d’autunno della Commissione, che indicano un leggero calo dal 91,6% nel 2015 al 90,5% nel 2016.

Si prevede che gli orientamenti di bilancio complessivi restino sostanzialmente neutri

Le previsioni della Commissione prospettano la continuazione di un orientamento di bilancio sostanzialmente neutro (né di inasprimento né di allentamento della spesa pubblica o imposizione) nel 2016 per la zona euro nel suo complesso. Ciò va valutato alla luce del duplice obiettivo della sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche e della stabilizzazione macroeconomica a breve termine, in particolare della necessità di garantire il passaggio da fonti esterne a fonti interne di crescita. In questi termini, il previsto orientamento di bilancio neutro aggregato della zona euro per il prossimo anno sembra nel complesso adeguato, considerati i tassi d’interesse storicamente bassi e l’elevato avanzo della bilancia commerciale della zona euro.

Terza valutazione annuale dei documenti programmatici di bilancio

La Commissione ha effettuato per la terza volta la valutazione dei documenti programmatici di bilancio. I pareri si basano sulla cosiddetta normativa "two-pack", entrata in vigore nel maggio 2013, che intende migliorare l’efficacia del coordinamento delle politiche economiche e di bilancio nella zona euro. Secondo la normativa dell’UE, tutti gli Stati membri della zona euro che non sono soggetti a programmi di aggiustamento macroeconomico sono tenuti a presentare alla Commissione e all’Eurogruppo i propri documenti programmatici di bilancio ogni anno entro il 15 ottobre.

Conseguenze dell’emergenza profughi

L’impatto di bilancio dell’eccezionale afflusso di profughi nell’UE è menzionato in alcuni i documenti programmatici di bilancio. Nel frattempo anche altri Stati membri potrebbero essere interessati dal fenomeno o potrebbero esserlo in futuro. La flessibilità insita nel patto di stabilità e crescita consente di assorbire l’aumento di spesa che si verifica in un determinato anno a causa di eventi inconsueti al di fuori del controllo dei governi, sia nel quadro del braccio preventivo che di quello correttivo del patto.

La Commissione è disposta a ricorrere a tali disposizioni. Essa seguirà da vicino la situazione in base ai dati osservati forniti dalle autorità degli Stati membri interessati per stabilire gli importi ammissibili. Queste informazioni saranno utilizzate in sede di valutazione (ex post) di eventuali deviazioni temporanee dai requisiti del patto di stabilità e di crescita per il 2015 e il 2016. Ciò significa che le deviazioni derivanti unicamente e direttamente dai costi netti supplementari correlati dalla crisi dei rifugiati non comporteranno un’intensificazione delle procedure. Ciò vale anche per l’avvio di una procedura per i disavanzi eccessivi purché il disavanzo pubblico resti prossimo al 3% del PIL in caso di violazione di tale soglia.

Misure nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi (articolo 126 del TFUE)

Valutazione per la Bulgaria. La Commissione ha adottato una relazione relativa alla Bulgaria, a norma dell’articolo 126, paragrafo 3, del trattato. Mentre il debito pubblico resta al di sotto del 60% del PIL, il disavanzo pubblico in Bulgaria ha raggiunto il 5,8% del PIL nel 2014, un valore superiore e non prossimo all’obiettivo del 3% del PIL. Tuttavia, il superamento dell’obiettivo può essere considerato eccezionale e temporaneo ai sensi del patto di stabilità e crescita, in quanto il disavanzo pubblico dovrebbe scendere al 2,8% del PIL nel 2015, e poiché deriva da un evento inconsueto al di fuori del controllo del governo, legato alla riclassificazione statistica del Fondo di garanzia dei depositi.

Tenuto conto di fattori pertinenti quali le condizioni cicliche e lo sviluppo degli investimenti pubblici, nonché la sostanziale conformità con i requisiti del braccio preventivo del patto, la relazione conclude che il criterio del disavanzo è da considerarsi attualmente rispettato.

Valutazione per la Danimarca. La Commissione ha adottato una relazione relativa alla Danimarca a norma dell’articolo 126, paragrafo 3, del trattato. Mentre il debito pubblico resta al di sotto del 60% del PIL, si prevede che il disavanzo pubblico in Danimarca raggiunga il 3,3% del PIL nel 2015, un valore superiore, ma prossimo all’obiettivo del 3% del PIL previsto dal patto. Il superamento stimato del valore di riferimento può essere considerato eccezionale e temporaneo ai sensi del patto di stabilità e crescita, in quanto il disavanzo pubblico dovrebbe ritornare al di sotto del 3% del PIL a partire dal 2016. Esso può anche essere considerato eccezionale poiché deriva dalle straordinarie e impreviste perdite di gettito fiscale, legate a errori tecnici in un sistema automatico di riscossione delle imposte. La relazione conclude che il criterio del disavanzo è da considerarsi attualmente rispettato.

Valutazione per la Finlandia. La Commissione ha adottato una relazione relativa alla Finlandia a norma dell’articolo 126, paragrafo 3, del trattato. Per quanto concerne il criterio del disavanzo, il disavanzo pubblico della Finlandia dovrebbe scendere al di sotto dell’obiettivo del 3% del PIL nel 2016. Su questa base, l’attuale superamento dell’obiettivo del 3% del PIL previsto dal trattato (al 3,3% del PIL nel 2014 e previsto al 3,4% nel 2015) può essere considerato lieve e temporaneo, e può essere ritenuto eccezionale per il 2014. Per quanto riguarda il criterio del debito, la Commissione prevede che il debito pubblico finlandese sarà pari al 62,5% del PIL nel 2015 e al 64,5% nel 2016. La Commissione ha ritenuto che la Finlandia dovrebbe in linea di massima rispettare il percorso di aggiustamento richiesto verso l’obiettivo a medio termine nel 2015 e nel 2016. Su questa base si è concluso che i criteri del debito e del disavanzo sono da considerarsi attualmente rispettati. Dato il crescente rapporto debito/PIL, una rapida adozione e attuazione delle riforme strutturali è importante per migliorare la sostenibilità del bilancio.

La Commissione ha anche adottato una comunicazione sulla “Valutazione del seguito dato dal Regno Unito alla raccomandazione del Consiglio”, che conclude che il Regno Unito dovrebbe rispettare gli obiettivi di disavanzo nominale e del connesso miglioramento del saldo strutturale, come raccomandato per gli esercizi finanziari 2015-2016 e 2016-2017. La Commissione ritiene pertanto che il Regno Unito abbia adottato misure efficaci in linea con la raccomandazione del Consiglio del giugno 2015.

Prossime tappe

Nelle prossime settimane la Commissione pubblicherà:

-      la prossima analisi annuale della crescita (AAC), che fissa le priorità di politica economica dell’UE nel suo complesso per i prossimi 12-18 mesi;

-      la relazione sul meccanismo di allerta, in cui si indica per quali Stati membri saranno effettuati esami approfonditi nei prossimi mesi per valutare l’esistenza e/o la gravità degli squilibri macroeconomici;

-      il progetto di relazione comune sull’occupazione;

-      una serie di raccomandazioni per gli Stati membri dell’area dell’euro nel quadro del nuovo semestre europeo;

-      documenti di lavoro dei servizi della Commissione che illustrano il contesto degli investimenti in ciascuno Stato membro.

L’Eurogruppo discuterà i pareri della Commissione sui documenti programmatici di bilancio il 23 novembre. Su richiesta, la Commissione presenterà il suo parere anche al parlamento dello Stato membro interessato e/o al Parlamento europeo.

Secondo il nuovo calendario di bilancio comune introdotto dalla normativa “Two Pack”, i bilanci devono essere adottati dai parlamenti nazionali entro il 31 dicembre di ogni anno.

Il Comitato economico e finanziario composto dai delegati dei ministeri delle Finanze dei paesi dell’UE fornirà il proprio parere sulle relazioni ai sensi dell’articolo 126, paragrafo 3, relative a Bulgaria e Danimarca, e Finlandia entro due settimane.

La Commissione valuterà la conformità con i requisiti previsti dal patto di stabilità e crescita per tutti gli Stati membri su base continuativa.

Vedasi anche:

Memo: Pareri della Commissione sui documenti programmatici di bilancio

Comunicato stampa: European Commission adopts Opinion on Spain’s 2016 Draft Budgetary Plan

Timeline: The Evolution of EU Economic Governance in Historical Context

Governance economica dell’UE

Comunicato stampa: La relazione dei cinque presidenti stabilisce un piano per rafforzare l’Unione economica e monetaria dell’Europa a partire dal 1° luglio 2015.

Nota analitica del presidente Jean-Claude Juncker in stretta collaborazione con i presidenti Donald Tusk, Jeroen Dijsselbloem e Mario Draghi “Verso una migliore governance economica nella zona euro: preparativi per le prossime fasi”

IP/15/6067

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Strasburgo, 27 ottobre 2015. La Commissione Juncker adotta il secondo programma di lavoro annuale: mantenere lo slancio e realizzare le 10 priorità. Il 27 ottobre la Commissione europea ha adottato il suo programma di lavoro per il 2016, il secondo della Commissione Juncker, che ribadisce l'impegno a favore delle dieci priorità politiche indicate negli orientamenti politici del Presidente. La preparazione del programma di lavoro è iniziata con il discorso sullo stato dell'Unione pronunciato il 9 settembre dal Presidente Juncker davanti al Parlamento europeo e con la lettera di intenti inviata lo stesso giorno dal Presidente e dal primo Vicepresidente Timmermans ai Presidenti del Parlamento europeo e del Consiglio. Il programma di lavoro, frutto di un dialogo costruttivo con il Parlamento europeo e il Consiglio, invita entrambe le istituzioni a conseguire rapidamente risultati effettivi nei settori di attività più importanti.

Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: "Un anno fa la Commissione è ripartita su nuove basi, con l'impegno di concentrarsi sui grandi temi per i quali i cittadini si aspettano dall'UE un intervento decisivo. Oggi ci accingiamo a intraprendere le prossime tappe per realizzare queste priorità politiche. Nei prossimi dodici mesi proporremo ulteriori misure per gestire la crisi dei rifugiati, rilanciare l'occupazione e la crescita e rafforzare il mercato unico, approfondire l'Unione economica e monetaria, garantire l'equità fiscale e il rispetto di standard sociali elevati e promuovere la sostenibilità economica, sociale e ambientale. È il momento di andare oltre l'ordinaria amministrazione: i cittadini giudicheranno l'UE in funzione dei risultati ottenuti riguardo alle sfide principali che si pongono alle nostre società. Invitiamo quindi il Parlamento europeo e il Consiglio a dare la priorità all'attività legislativa sulle nostre proposte più urgenti."

Il programma di lavoro per l'anno prossimo prevede 23 iniziative fondamentali imperniate sulle nostre 10 priorità politiche, 20 ritiri o modifiche di proposte pendenti e 40 azioni REFIT per riesaminare la qualità della normativa vigente dell'UE. In moltissimi ambiti occorre un approccio comune a livello europeo per conseguire i nostri ambiziosi obiettivi strategici, cioè un livello elevato di protezione ambientale, standard sociali e occupazionali elevati, la sicurezza energetica, un'economia prospera che comporti vantaggi per tutti e una politica sulla migrazione che rispecchi i nostri valori comuni.

Realizzare le nostre 10 priorità politiche per mezzo di 23 iniziative fondamentali

Il programma di lavoro per l'anno prossimo presenta proposte legislative sostanziali a continuazione dei programmi strategici adottati nel 2015. Negli ultimi dodici mesi abbiamo definito la nostra posizione per quanto riguarda gli investimenti, il mercato unico digitale, l'Unione dell'energia, l'agenda europea sulla sicurezza, l'agenda europea sulla migrazione, l'Unione dei mercati dei capitali, il piano d'azione su una tassazione delle società equa ed efficiente, la nuova strategia commerciale e le nostre proposte più recenti per approfondire e rafforzare l'Unione economica e monetaria. Questo programma di lavoro illustra le principali iniziative che intendiamo intraprendere nei prossimi dodici mesi per tener fede a questi impegni.

Le nuove iniziative che la Commissione realizzerà nel 2016 comprendono:

  • iniziative volte a migliorare la gestione della migrazione e proposte relative alla gestione delle frontiere;
  • la realizzazione del mercato unico digitale, il follow-up della strategia sul mercato unico, una strategia spaziale per l'Europa e un piano d'azione europeo in materia di difesa;
  • l'economia circolare, le prossime tappe per un futuro europeo sostenibile e la normativa di attuazione dell'Unione dell'energia;
  • un'agenda per nuove competenze per l'Europa, un nuovo inizio per i genitori che lavorano e un pilastro di diritti sociali nell'ambito dell'approfondimento dell'Unione economica e monetaria;
  • un pacchetto sulla tassazione delle società e un piano d'azione sull'IVA.

Altre iniziative fondamentali previste per il 2016 attueranno l'agenda europea sulla sicurezza, daranno seguito alla strategia su commercio e investimenti e alla relazione dei cinque Presidenti sull'approfondimento dell'Unione economica e monetaria e costituiranno il contributo della Commissione alla strategia globale in materia di politica estera e di sicurezza. La Commissione presenterà inoltre la revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale e una strategia volta ad incentrare maggiormente il bilancio sui risultati.

Garantire l'adeguatezza della nostra normativa attraverso 40 azioni REFIT

L'impegno della Commissione a favore di una migliore regolamentazione consiste nell'esaminare i dati concreti e nel garantire che, quanto interviene, l'UE lo faccia in modo tale da introdurre cambiamenti reali e positivi. Dobbiamo quindi vigilare costantemente affinché la normativa e i programmi di spesa dell'Unione siano efficaci. Le norme vigenti che sono superate o che risultano troppo gravose o complesse per poter essere applicate non raggiungeranno i loro obiettivi.

REFIT è il programma con cui la Commissione garantisce che la normativa dell'UE continui ad essere adatta allo scopo e dia i risultati auspicati. Il suo obiettivo è mantenere il corpus giuridico dell'UE snello e funzionale, eliminare gli oneri inutili e adeguare la normativa vigente senza compromettere i nostri ambiziosi obiettivi politici.

Quest'anno 13 azioni REFIT contribuiranno a iniziative fondamentali come la semplificazione delle regole applicabili ai finanziamenti UE o il riesame della normativa sulla tassazione e sull'energia. Saranno inoltre avviate 27 nuove azioni REFIT con l'obiettivo, ad esempio, di valutare la normativa UE nel settore marittimo, ridurre gli oneri degli appalti pubblici per le PMI, agevolare la conformità con il quadro REACH e garantire l'attuabilità e l'effettiva applicazione della normativa sulla salute e sulla sicurezza.

La Commissione annuncia inoltre il ritiro o la modifica di 20 proposte legislative pendenti che non corrispondono alle nostre priorità politiche, non hanno prospettive di adozione o sono state snaturate nel corso del processo legislativo e non sono più conformi agli obiettivi strategici iniziali. Le proposte saranno ritirate nell'arco di 6 mesi, entro aprile 2016.

Contesto

Ogni anno la Commissione adotta un programma di lavoro in cui sono elencate le azioni che prevede di realizzare nei dodici mesi successivi. Il programma di lavoro informa i cittadini e i colegislatori dei nostri impegni politici in termini di presentazione di nuove iniziative, ritiro di proposte pendenti e riesame della normativa UE vigente. In esso non rientra invece il lavoro svolto dalla Commissione per esercitare il suo ruolo di custode dei trattati, far applicare la normativa vigente o garantire l'attuazione delle normali iniziative adottate ogni anno dalla Commissione.

Per preparare il programma di lavoro per il 2016 la Commissione si è avvalsa di consultazioni con il Parlamento europeo e il Consiglio in base alla lettera di intenti inviata il 9 settembre dal Presidente Juncker e dal primo Vicepresidente Timmermans dopo il discorso sullo stato dell'Unione. Nel suo programma di lavoro la Commissione indica chiaramente i dossier prioritari su cui auspica i progressi più rapidi dal parte dei colegislatori e l'ottenimento tempestivo di risultati per i cittadini europei.

Per ulteriori informazioni:

Domande e risposte sul programma di lavoro della Commissione per il 2016: http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-15-5920_en.htm

Comunicazione sul programma di lavoro della Commissione per il 2016 http://ec.europa.eu/atwork/pdf/cwp_2016_en.pdf

Allegato 1 – Iniziative fondamentali: http://ec.europa.eu/atwork/pdf/cwp_2016_annex_i_en.pdf

Allegato 2 – Nuove azioni REFIT: http://ec.europa.eu/atwork/pdf/cwp_2016_annex_ii_en.pdf

Allegato 3 – Priorità per i colegislatori: http://ec.europa.eu/atwork/pdf/cwp_2016_annex_iii_en.pdf

Allegato 4 – Ritiri o modifiche previsti: http://ec.europa.eu/atwork/pdf/cwp_2016_annex_iv_en.pdf

Allegato 5 – Elenco delle abrogazioni: http://ec.europa.eu/atwork/pdf/cwp_2016_annex_v_en.pdf

Allegato 6 – Normativa che diventerà applicabile nel 2016: http://ec.europa.eu/atwork/pdf/cwp_2016_annex_vi_en.pdf

Tabelle di marcia per le iniziative pubblicate nel programma di lavoro: http://ec.europa.eu/smart-regulation/roadmaps/index_it.htm

Orientamenti politici del Presidente Juncker: http://ec.europa.eu/priorities/docs/pg_it.pdf

Progressi sulle dieci priorità della Commissione europea: http://ec.europa.eu/priorities/soteu/docs/priorities-progress-report_it.pdf

Discorso del Presidente Juncker sullo stato dell'Unione: http://ec.europa.eu/priorities/soteu/docs/state_of_the_union_2015_en.pdf

Lettera di intenti del Presidente Juncker e del primo Vicepresidente Timmermans sul programma di lavoro per il 2016: http://ec.europa.eu/priorities/soteu/docs/letter-of-intent_it.pdf

IP/15/5923

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Questi sono, per Cipro, 'Παφίτικο Λουκάνικο' ,(Pafitiko Loukaniko), una salsiccia fatta di carne suina tritata lasciata a maturare in vino rosso secco prodotto nell'area di Pafo; e per l'Italia 'Cipolla bianca di Margherita', una cipolla bianca e dolce prodotta lungo la costa adriatica. Queste due denominazioni saranno aggiunte alla lista degli oltre 1.300 prodotti già protetti.  

Maggiori informazioni: pagina web sui prodotti di qualità e il database DOOR sui prodotti protetti 

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