dall'Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 29 febbraio 2016. I nuovi dati indicano che quasi nove cittadini UE su dieci sono favorevoli agli aiuti allo sviluppo (precisamente l’89%, con un aumento di quattro punti percentuali rispetto al 2014).

I nuovi dati indicano che quasi nove cittadini UE su dieci sono favorevoli agli aiuti allo sviluppo (precisamente l’89%, con un aumento di quattro punti percentuali rispetto al 2014). Più della metà dei cittadini sostengono che l’UE debba garantire i livelli di aiuto promessi, mentre la proposta di fornire più aiuti di quelli annunciati raccoglie il favore del 16% dei cittadini.

Il Commissario UE per la cooperazione internazionale e lo sviluppo, Neven Mimica, ha presentato oggi i risultati del sondaggio Eurobarometro sulle attività dell’UE in materia di cooperazione internazionale e sviluppo. I dati mostrano che la vasta maggioranza degli europei ha un atteggiamento positivo verso i benefici della cooperazione internazionale e dello sviluppo. Quasi tre quarti dei partecipanti al sondaggio concorda sul fatto che l’aiuto allo sviluppo sia un modo efficace per contrastare l’immigrazione irregolare (il 73%), mentre l’80% degli europei ritiene che lo sviluppo sia diretto interesse dell’Unione europea.

In occasione dell’annuncio dei risultati, il Commissario Mimica ha osservato: “I risultati dell’Eurobarometro dimostrano chiaramente che i cittadini UE conoscono il valore e l’importanza della attività dell’UE in materia di cooperazione internazionale e sviluppo. Quasi nove intervistati su dieci ritengono che aiutare i paesi in via di sviluppo sia importante, mentre più di sette su dieci convengono sul fatto che la lotta alla povertà nei paesi in via di sviluppo abbia un impatto positivo sui cittadini dell’UE. In un momento in cui l’Europa è chiamata a dimostrare la propria importanza per la vita dei suoi cittadini, dobbiamo cogliere questa opportunità, evidenziando i risultati di ciò che facciamo e il loro impatto sul terreno, richiamando l’attenzione sulla differenza che comportano per la vita delle persone e sui vantaggi che apportano ai valori e agli interessi dell’Europa.”

L’indagine si è svolta verso la fine del 2015, ovvero dell’Anno europeo per lo sviluppo. Uno degli obiettivi dell’Anno europeo per lo sviluppo era proprio rafforzare la consapevolezza dei cittadini su come funzionano gli aiuti allo sviluppo dell’UE e per cosa vengano spesi i fondi. L’indagine dimostra che la campagna ha prodotto i risultati attesi: quasi una persone interrogata su cinque era infatti a conoscenza del fatto che il 2015 era l’Anno europeo per lo sviluppo (con un aumento del 50% circa rispetto ai risultati del 2014).

Principali risultati del sondaggio speciale Eurobarometro sullo sviluppo

In base ai risultati vi è un aumento della percentuale di cittadini secondo i quali la lotta alla povertà nei paesi in via di sviluppo dovrebbe essere una delle principali priorità dell’Unione europea (69%, con un aumento di cinque punti percentuali,) e dei governi nazionali (50%, con un aumento di cinque punti percentuali). Quasi sette intervistati su dieci si dichiarano a favore di un aumento degli aiuti allo sviluppo erogati dall’UE (68%), con una percentuale più elevata rispetto agli ultimi anni.

I cittadini dell’Unione ritengono poi che la pace e la sicurezza nei paesi in via di sviluppo rappresentino la sfida più importante dell’anno per lo sviluppo e la cooperazione (41%): probabilmente proprio perché la pace e la sicurezza possono essere considerate fattori chiave per affrontare alle radici il problema della migrazione irregolare. Al secondo posto vengono citate la sanità e l’istruzione (entrambe al 34%).

Oltre un terzo degli europei ha peraltro sentito parlare o letto qualcosa sugli obiettivi in materia di sviluppo sostenibile (36%). Nell’indagine «Eurobarometro» del 2013 erano invece appena il 22% i cittadini che dichiaravano di aver sentito parlare degli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM).

Per ulteriori informazioni

Speciale Eurobarometro:

http://ec.europa.eu/europeaid/special-eurobarometer-441-european-year-development-citizens-views-development-cooperation-and-aid_en

Il sito contiene inoltre schede informative specifiche per paese tradotte nelle lingue ufficiali di tutti gli Stati membri dell’UE, infografiche, schede informative sui risultati complessivi a livello UE e sul gruppo-campione specifico dei giovani.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 25 febbraio 2016. Gli Stati UE hanno compiuto progressi che vanno dalla connettività alle competenze digitali e ai servizi pubblici, dopo il varo l'anno scorso della Strategia per il mercato unico digitale su iniziativa della Commissione europea.

La Commissione europea ha pubblicato oggi i risultati dell'edizione 2016 dell'indice di digitalizzazione dell'economia e della società (DESI). Se ne evince che dallo scorso anno - quando è stata pubblicata la Strategia per il mercato unico digitale della Commissione - ad oggi gli Stati membri hanno fatto progressi in settori quali connettività e competenze digitali, come pure nei servizi pubblici.

I risultati pubblicati evidenziano i progressi compiuti ma anche il rallentamento del ritmo a cui avvengono. Occorre intervenire sia a livello di UE che nei singoli paesi per eliminare gli ostacoli che impediscono agli Stati membri di trarre pieno vantaggio dalle opportunità digitali.

Andrus Ansip, Vicepresidente della Commissione e Commissario responsabile per il Mercato unico digitale, ha dichiarato: "Sono sempre più numerosi i cittadini, le imprese e i servizi pubblici che imboccano la strada del digitale. Ma troppi di loro s'imbattono ancora in problemi quali mancanza di copertura internet ad alta velocità o di servizi online transfrontalieri della pubblica amministrazione e difficoltà per comprare o vendere attraverso le frontiere. Dobbiamo risolvere questi problemi. È questo l'obiettivo della Strategia per il mercato unico digitale, le cui prime proposte promuoveranno il commercio elettronico e la connettività. Tutte le nostre proposte saranno pronte a partire già da quest'anno ed esorto gli Stati membri dell'UE a farle proprie senza perdere tempo. La loro performance digitale e la loro economia ne usciranno rafforzate".

Günther H. Oettinger, Commissario responsabile per l'economia e la società digitali, ha dichiarato: "I progressi dell'UE ci sono, ma sono troppo lenti. Non possiamo riposare sugli allori. Se vogliamo metterci al passo con Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud, dobbiamo darci da fare. Sulla base dell'indice pubblicato oggi, a maggio presenteremo raccomandazioni concrete per il miglioramento della performance nazionale degli Stati membri dell'UE. Sono certo che queste azioni, insieme con il nostro lavoro per creare un mercato unico digitale, consentiranno all'UE nel suo complesso e ai singoli Stati membri di compiere progressi molto più rapidi nei prossimi anni.

Principali risultati dell'indice di digitalizzazione dell'economia e della società (DESI)

  • I progressi ci sono ma sono lenti: l'Unione europea nel suo complesso ha un punteggio di 0,52 su 1, un miglioramento rispetto allo 0,5 dell'anno scorso. Tutti i paesi dell'UE tranne la Svezia hanno migliorato il loro punteggio.
  • La Danimarca, i Paesi Bassi, la Svezia e la Finlandia rimangono in testa alla classifica del DESI.
  • I Paesi Bassi, l'Estonia, la Germania, Malta, l'Austria e il Portogallo sono i paesi che crescono più in fretta e stanno distanziando gli altri. Ulteriori informazioni sui risultati dei singoli paesi sono disponibili nei profili per paese e in questa scheda informativa.

Figura 1

  • La strada per arrivare in cima alla classifica mondiale è ancora lunga: per la prima volta la Commissione ha raffrontato l'UE con alcuni paesi in testa alla classifica della digitalizzazione (Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud). Il testo integrale della relazione su un nuovo indice delle performance digitali sarà disponibile a metà marzo 2016, ma i risultati preliminari indicano già che i paesi ai primi posti nella graduatoria dell'UE sono anche fra i più digitalizzati al mondo. Ma l'UE nel suo complesso ha ancora molta strada da fare prima di diventare un leader mondiale. Ulteriori informazioni sono disponibili in questa scheda informativa.
  • La connettività è migliorata ma rimane insufficiente a lungo termine:il 71% delle famiglie europee ha accesso alla banda larga ad alta velocità (almeno 30 Mbit/sec) rispetto al 62% dell'anno scorso. L'UE è sulla buona strada per realizzare la copertura totale entro il 2020. Il numero di abbonati alla banda larga mobile è in rapido aumento: da 64 abbonamenti per 100 abitanti nel 2014 ai 75 attuali. L'UE deve essere pronta a soddisfare la domanda futura e a realizzare la prossima generazione di reti di comunicazione (5G). Per questo motivo entro la fine dell'anno la Commissione presenterà una revisione delle norme UE in materia di telecomunicazioni, per affrontare le sfide tecnologiche e del mercato.
  • Migliorare le competenze digitali: nonostante sia lievemente aumentato nell'UE il numero di laureati in discipline scientifiche e tecnologiche e in matematica, quasi la metà degli europei (il 45%) non possiede competenze digitali di base (uso della posta elettronica, strumenti di editing o installazione di nuovi dispositivi). La Commissione affronterà la questione delle competenze digitali e della formazione entro la fine dell'anno nell'ambito dell'agenda europea per le competenze, che sarà varata prossimamente.
  • Il commercio elettronico, un'occasione mancata per le piccole imprese: il 65% degli internauti europei effettua acquisti online, ma solo il 16% delle PMI vende sulla rete e meno della metà di queste ultime (il 7,5%) lo fa anche oltre frontiera. Per affrontare questo problema, a dicembre la Commissione ha presentato proposte sui contratti digitali (comunicato stampa) per tutelare meglio i consumatori che fanno acquisti online e aiutare le imprese a espandere le loro vendite sulla rete. La Commissione intende presentare a maggio un pacchetto legislativo per stimolare ulteriormente il commercio elettronico. Il pacchetto conterrà misure per risolvere la questione dei geoblocchi ingiustificati, rafforzare la trasparenza dei mercati delle spedizioni transfrontaliere e migliorare l'applicazione delle norme UE di tutela dei consumatori a livello transfrontaliero.
  • Più servizi pubblici online, ma sottoutilizzati:gli indicatori mostrano che le amministrazioni pubbliche forniscono una gamma più ampia di servizi online (consentendo ai cittadini di utilizzare Internet per dichiarare un nuovo indirizzo di residenza, la nascita di un bambino e altri eventi importanti). Tuttavia il numero di utenti che interagiscono online con le amministrazioni pubbliche rimane stazionario (32%).

 Contesto

 Che cosa è il DESI?

L'indice di digitalizzazione dell'economia e della società (DESI) è uno strumento online che valuta i progressi degli Stati membri dell'UE verso un'economia e una società digitali. Riunisce una serie di indicatori pertinenti in relazione all'attuale mix di indirizzi programmatici del digitale in Europa.

Il DESI di quest'anno viene presentato oggi dal Commissario Oettinger al forum Digital4EU di Bruxelles (ore 9:45). Sarà poi discusso nella sessione "realizzare il mercato unico digitale - dal DESI alle azioni sul campo" (dalle 10:15 alle 11:25). Tutte le sessioni sono trasmesse in streaming (vedi sessione sul Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS)/altre sessioni).

Per ulteriori informazioni

Pagina web sul mercato unico digitale (#DigitalSingleMarket)

Sito web del Vicepresidente per il mercato unico digitale Andrus Ansip (@Ansip_EU)

Sito web di Günther H. Oettinger, Commissario per l'economia e la società digitali (@GOettingerEU)

IP/16/384

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Domenica 21 febbraio, Roma: il Commissario Christos Stylianides partecipa in Vaticano alla conferenza Reaffirming Global Solidarity, Restoring Humanity 

Lunedì 22 febbraio, Roma: la Vice Presidente Kristalina Georgieva e il Commissario Christos Stylianides partecipano in Vaticano alla conferenza Reaffirming Global Solidarity, Restoring Humanity

Martedì 23 febbraio, Bruxelles: il Commissario Carlos Moedas riceve Mario Monti, ex Presidente del Consiglio italiano. 

Mercoledì 24 febbraio, Bruxelles, ore 15: il Presidente Jean Claude Juncker interviene al Parlamento Europeo dopo il Consiglio Europeo (live su EbS). 

Mercoledì 24 febbraio, Bruxelles: Collegio dei Commissari, read out nel Midday, live su EbS ore 12. 

Mercoledì 24 febbraio, Bruxelles: Consiglio dei Ministri dell'Educazione, Cultura, Giovani e Sport (materiale su EbS

Giovedì 25 febbraio, Bruxelles: il Commissario Violeta Bulc  riceve Flavio Cattaneo, CEO di Nuovo Transporto Viaggiatori. 

Giovedì 25 febbraio, Bruxelles: Consiglio dei Ministri della Giustizia e degli Interni (materiale su EbS

Venerdì 26 febbraio, Roma: il Presidente Jean Claude Juncker è in visita in Italia. Incontra: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Premier  Matteo Renzi, il Presidente del Senato Pietro Grasso, l'ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.  Seguiranno dettagli logistici quando saranno definiti. 

Ulteriori informazioni sul sito della Commissione >

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 25045 PMI di 19 paesi sono state selezionate per ricevere un finanziamento nell'ultima tornata dello strumento per le PMI fase 2 di Horizon 2020. Ciascun progetto, 30 in totale, riceverà tra 0,5 e 2,5 milioni di euro (5 milioni per i progetti nell'ambito della salute) per sviluppare prodotti dalla fase pilota a quella di mercato.

La Commissione europea ha ricevuto in totale per questa tornata 1090 proposte di progetto. Le PMI del Regno Unito, con 7 beneficiari che riceveranno 10 milioni di euro, hanno avuto il maggior successo, seguite dalle italiane con sei beneficiari e 4,3 milioni di finanziamenti assegnati.

Dall'avvio del programma il 1 gennaio 2015 sono state selezionate 356 PMI. I finanziamenti possono essere utilizzati dalle imprese per investire in attività di innovazione quali dimostrazioni, test, espansione e miniaturizzazione, e nello sviluppo di un business plan maturo per il prodotto. Le imprese riceveranno inoltre 12 giorni di coaching aziendale.

Per saperne di più

Lo strumento per le PMI sul sito dell'EASME

Lista dei beneficiari

Infografica: lo strumento per le PMI

Mappa interattiva dei beneficiari

A partire da oggi le regioni possono candidarsi ai premi RegioStars, il riconoscimento attribuito ogni anno ai progetti più innovativi sostenuti dai finanziamenti della politica di coesione

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250I premi RegioStars, assegnati dalla direzione generale Politica regionale e urbana della Commissione europea, hanno l'obiettivo di identificare buone pratiche di sviluppo regionale e progetti innovativi capaci di ispirare altre regioni e project manager. 

Le categorie premiate quest'anno sono: 

  • Crescita intelligente: progetti innovativi che creano nuove opportunità nell'economia globale
  • Crescita sostenibile: progetti esemplari nel settore dell'economia circolare
  • Crescita inclusiva: progetti che promuovono l'inclusione sociale
  • CityStars: soluzioni per progetti di sviluppo urbano sostenibile
  • Gestione efficace: innovazioni nella gestione che fanno la differenza 

La cerimonia di premiazione si terrà l'11 ottobre durante la settimana europea delle regioni e delle città 2016

Per maggiori informazioni:

sito della DG Regio

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 16 febbraio 2016. La Commissione ha presentato oggi un pacchetto in materia di sicurezza energetica contenente le proposte necessarie per preparare l'UE alla transizione energetica globale, come pure a possibili interruzioni dell'approvvigionamento energetico.

La dimensione della sicurezza energetica è una delle pietre angolari della strategia per l'Unione dell'energia e una delle priorità politiche fondamentali della Commissione Juncker.

Attuare l'Unione dell'energia: la Commissione presenta un pacchetto in materia di sicurezza energetica

La Commissione ha reso noto oggi un pacchetto di misure per la sicurezza energetica per dotare l'UE degli strumenti per affrontare la transizione energetica globale al fine di fronteggiare possibili interruzioni dell'approvvigionamento energetico. La dimensione della sicurezza energetica è una delle pietre angolari della strategia per l'Unione dell'energia e una delle priorità politiche fondamentali della Commissione Juncker.

Il pacchetto indica un'ampia gamma di misure per rafforzare la resilienza dell'UE in caso di interruzione delle forniture di gas. Tali misure comprendono una riduzione della domanda di energia, un aumento della produzione di energia in Europa (anche da fonti rinnovabili), l'ulteriore sviluppo di un mercato dell'energia ben funzionante e perfettamente integrato, nonché la diversificazione delle fonti energetiche, dei fornitori e delle rotte. Le proposte intendono inoltre migliorare la trasparenza del mercato europeo dell'energia e creare maggiore solidarietà tra gli Stati membri.

Il pacchetto in materia di sicurezza energetica, presentato oggi, fa seguito all'adozione da parte dei leader mondiali (a Parigi, il 12 dicembre 2015) di un nuovo accordo globale e universale sul cambiamento climatico. L'accordo di Parigi ha inviato un forte segnale alle imprese e ai responsabili politici, rendendo irreversibile la svolta verso l'energia pulita e creando le premesse per la transizione energetica globale.

Il vicepresidente Maroš Šefčovič, responsabile per l’Unione dell’energia, ha dichiarato: "La strategia per l'Unione dell'energia, lanciata un anno fa, si prefiggeva di garantire a tutti gli europei energia sicura, sostenibile e a prezzi accessibili. Il pacchetto presentato oggi è incentrato sulla sicurezza dell'approvvigionamento ma va a toccare tutti e tre gli obiettivi generali. Riducendo la domanda di energia e gestendo meglio l'approvvigionamento da fonti esterne, l'Unione europea può mantenere le promesse fatte e migliorare la stabilità del mercato europeo dell'energia"

Il commissario responsabile per l’azione per il clima e l’energia, Miguel Arias Cañete, ha dichiarato: "Dopo le crisi del gas del 2006 e del 2009, che avevano lasciato al freddo milioni di persone, avevamo detto: 'mai più'. Ma gli stress test del 2014 hanno evidenziato che l'Europa è ancora troppo vulnerabile in caso di gravi interruzioni dell'approvvigionamento di gas. E le tensioni politiche ai nostri confini ci hanno fatto capire in modo chiaro che tale problema non è destinato a scomparire. Le proposte di oggi riguardano un sistema affidabile, competitivo e flessibile in cui l'energia si sposta attraverso i confini a tutto beneficio dei consumatori. Riguardano la solidarietà per proteggere i più vulnerabili. E mirano a garantirci un futuro in cui l'energia sarà pulita: a questo proposito tengo a precisare che il nostro impegno per una transizione verso l'energia pulita è irreversibile e non negoziabile."

In cosa consiste il pacchetto adottato dalla Commissione?

Regolamento sulla sicurezza dell'approvvigionamento di gas

Il gas svolge un ruolo nella transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio e resta una componente importante del mix energetico dell'UE. Tuttavia, l'attuale dipendenza esterna impone che l'UE aumenti la resilienza dei suoi mercati qualora debba far fronte a eventuali interruzioni delle forniture di gas. Per cogliere tutti i benefici di un mercato liquido e competitivo, è necessario migliorare la trasparenza nel mercato UE del gas. Per rimediare alla fragilità del sistema, la Commissione propone di passare da un approccio nazionale a uno regionale nella definizione delle misure di sicurezza dell'approvvigionamento. La proposta introduce inoltre un principio di solidarietà tra gli Stati membri per garantire l'approvvigionamento delle famiglie e dei servizi sociali essenziali, quali quelli sanitari, qualora l'approvvigionamento sia compromesso da una grave crisi.

Una decisione sugli accordi intergovernativi nel settore energetico

L'UE deve fare in modo che gli accordi intergovernativi, firmati dai suoi Stati membri con paesi terzi e aventi un impatto sulla sicurezza dell'approvvigionamento di gas, siano più trasparenti e pienamente conformi al diritto dell'Unione. A tal fine viene introdotto un controllo di compatibilità ex ante che deve essere effettuato dalla Commissione per poter verificare la conformità alla normativa sulla concorrenza e alla legislazione sul mercato interno dell'energia prima che gli accordi siano negoziati, firmati e sigillati. Gli Stati membri dovranno tenere pienamente conto dell'opinione della Commissione prima di firmare gli accordi.

Strategia per il gas naturale liquefatto (GNL) e lo stoccaggio del gas.

L'Europa è il principale importatore di gas naturale al mondo. L'Europa ha una significativa capacità globale di importazione di GNL – sufficiente al momento per soddisfare circa il 43% della domanda attuale totale di gas (2015). Tuttavia, permangono notevoli disparità a livello regionale per quanto riguarda l'accesso al GNL. La Commissione propone una strategia per il gas naturale liquefatto (GNL) che permetterà di migliorare l'accesso di tutti gli Stati membri al GNL come fonte alternativa di gas. Gli elementi centrali di questa strategia riguardano la costruzione dell'infrastruttura strategica per completare il mercato interno dell'energia e l'individuazione dei progetti necessari per mettere fine alla dipendenza di alcuni Stati membri da un'unica fonte di approvvigionamento.

Strategia in materia di riscaldamento e raffreddamento

Il riscaldamento e il raffreddamento in ambito edilizio e industriale sono responsabili di metà del consumo energetico dell'UE. Non solo: il 75% del riscaldamento e del raffreddamento è prodotto a partire da combustibili fossili. La strategia proposta in materia di riscaldamento e raffreddamento è centrata sulla rimozione degli ostacoli che frenano la decarbonizzazione in ambito edilizio e industriale e sottolinea inoltre che un aumento dell'efficienza energetica e l'uso delle energie rinnovabili avrà un impatto sulla sicurezza energetica. Un potenziamento della strategia indirizzata a tale settore è fondamentale se l'UE vuole migliorare la propria interdipendenza dai fornitori esterni.

Contesto

Una delle priorità della Commissione Juncker è la creazione di un'Unione europea dell'energia resiliente e di una politica lungimirante in materia di cambiamento climatico. L'Unione europea dell'energia, come indicato nella strategia quadro[1] dello scorso febbraio, si prefigge di fornire ai consumatori dell'UE – famiglie e imprese – energia sicura, sostenibile e competitiva a prezzi accessibili. A tal fine sarà necessario operare una drastica trasformazione del panorama energetico europeo. La strategia offre l'opportunità di ulteriore innovazione nel settore, contribuendo alla creazione di posti di lavoro e alla crescita economica nell'UE oltre che alla protezione dell'ambiente. La Commissione rivolge un accorato invito al Parlamento europeo e al Consiglio perché trasformino sollecitamente in legge le proposte odierne in quanto prioritarie per aumentare la resilienza dell'Europa in caso di possibili interruzioni dell'approvvigionamento energetico.

La sicurezza dell'approvvigionamento costituisce una delle cinque dimensioni, interrelate e interdipendenti, dell'Unione dell'energia. Se, da un lato, i principali fattori alla base della sicurezza energetica sono il completamento del mercato interno e un consumo più efficace di energia, dall'altro la sicurezza energetica dell'UE è fortemente correlata alle scelte di politica energetica dei suoi vicini.

Ulteriori informazioni:

Scheda informativa: Regolamento sulla sicurezza dell'approvvigionamento di gas

Scheda informativa:Accordi intergovernativi nel settore dell'energia

Scheda informativa: Il gas naturale liquefatto e lo stoccaggio del gas miglioreranno la sicurezza energetica dell'UE

Scheda informativa: Verso un settore del riscaldamento e del raffreddamento intelligente, efficiente e sostenibile

Sito web della Strategia dell'Unione dell'energia

Relazione sullo stato dell'Unione dell'energia (2015)

Sito web della DG Energia https://ec.europa.eu/energy/en/news/commission-proposes-new-rules-gas-and-heating-and-cooling-strategy

[1]        Una strategia quadro per un'Unione dell'energia resiliente, corredata da una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici (COM(2015)80).

IP/16/307

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles,  15 febbraio 2016. Oggi la Commissione europea ha attivato una piattaforma per aiutare i consumatori e i commercianti a risolvere controversie derivanti da acquisti online.

La piattaforma per la risoluzione online delle controversie (ODR) è uno sportello unico dove i consumatori e gli operatori commerciali dell'Unione europea possono comporre vertenze derivanti da acquisti effettuati online nel proprio paese o all'estero. Le controversie vengono inoltrate agli organismi di risoluzione alternativa delle controversie (ADR) collegati alla piattaforma, che sono stati selezionati dagli Stati membri secondo rigorosi criteri di qualità e notificati alla Commissione.

Vĕra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: "La maggior parte dei consumatori che incontrano problemi con gli acquisti online non presentano un reclamo perché considerano la procedura troppo lunga e poco efficace. La piattaforma per la risoluzione online delle controversie è uno strumento innovativo che farà risparmiare tempo sia ai consumatori che ai commercianti. Consentirà di accrescere la fiducia dei consumatori che fanno acquisti online e di sostenere le imprese che vendono all'estero, a tutto vantaggio del mercato unico digitale dell'UE".

Caratteristiche principali della piattaforma:

  • è facile da usare e accessibile da ogni tipo di dispositivo. Per presentare un reclamo basta compilare un modulo in tre semplici tappe;
  • offre agli utenti la possibilità di condurre l'intera procedura online;
  • è multilingue e prevede un sistema di traduzione per le controversie tra soggetti di paesi europei diversi.

Attualmente sono collegati alla piattaforma circa 117 organismi per la risoluzione alternativa delle controversie di 17 paesi dell'UE. La Commissione e gli Stati membri sono impegnati a raggiungere quanto prima la copertura di tutti i paesi e settori. La risoluzione alternativa delle controversie (ADR) è una procedura veloce e poco costosa. In media, per risolvere un caso ci vogliono meno di 90 giorni. I consumatori che hanno già potuto avvalersi di questa procedura tendono ad esprimere un parere positivo: il 70% si dice soddisfatto della gestione dei reclami. La procedura rappresenta un'opzione aggiuntiva a loro disposizione per risolvere eventuali controversie che non intende sostituirsi alla possibilità di adire le vie legali, comunque più lunghe e costose (soltanto il 45% dei consumatori sono soddisfatti dei casi trattati in tribunale).

D'altro canto, anche i commercianti potranno avvalersi della nuova piattaforma e trarne vantaggio; grazie alle procedure di risoluzione alternativa delle controversie, riusciranno a evitare spese processuali elevate e a mantenere buone relazioni con la clientela.

Contesto     

La base giuridica della piattaforma è il regolamento sulla risoluzione online delle controversie dei consumatori, che ne descrive le principali funzioni e l'iter dei contenziosi trattati. Il regolamento si rifà alla direttiva sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, che garantisce l'accesso dei consumatori alla procedura extragiudiziale per le vertenze contrattuali con operatori commerciali.

L'accesso alla risoluzione alternativa delle controversie è garantito a prescindere dal prodotto o servizio acquistato e indipendentemente dal fatto che l'acquisto sia avvenuto online oppure offline e che il commerciante abbia sede nel paese di residenza del consumatore o in un altro Stato membro.

Gli Stati membri sono tenuti a fornire un elenco degli organismi che offrono procedure alternative per la risoluzione delle controversie (organismi ADR). Tutti gli organismi che figurano in tali elenchi rispondono a requisiti di qualità vincolanti, definiti dalla legislazione dell'UE. 

Per ulteriori informazioni

Piattaforma per la risoluzione online delle controversie:

Sito web della DG Giustizia e consumatori dedicato alle procedure ADR/ODR

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 15 febbraio 2016. L'Unione europea istituisce oggi il corpo medico europeo per fronteggiare le emergenze interne ed esterne attraverso una più rapida mobilitazione di équipe di medici e operatori sanitari e di attrezzature.

Il corpo medico europeo consente agli Stati membri e agli altri paesi europei che partecipano al sistema di mettere a disposizione risorse ed équipe mediche da dispiegare rapidamente prima che un'emergenza sia conclamata, il che assicura una reazione più veloce e prevedibile. Il corpo medico può includere squadre mediche di emergenza, esperti in materia di sanità pubblica e di coordinamento sanitario, laboratori di biosicurezza mobili, aeromobili per l'evacuazione medica e squadre di supporto logistico.

Il Commissario Christos Stylianides, che oggi presiede l'evento inaugurale di alto livello a Bruxelles, ha dichiarato: "Scopo del corpo medico europeo è permettere all'UE di reagire alle crisi sanitarie molto più rapidamente e con maggiore efficienza. Dobbiamo trarre insegnamento dalla risposta all'Ebola, in cui la mobilitazione delle squadre mediche è stata una delle maggiori difficoltà. Ringrazio tutti gli Stati membri che hanno già dato il loro contribuito ed esorto gli altri Stati a partecipare, in modo che l'UE possa far fronte a bisogni crescenti e possa pianificare e preparare meglio i suoi interventi prima dello scoppio di un'emergenza."

Il corpo medico europeo s'iscrive nel quadro della nuova capacità europea di reazione alle emergenze (chiamata anche "pool volontario") del meccanismo di protezione civile dell'Unione europea. Belgio, Repubblica ceca, Finlandia, Francia, Lussemburgo, Germania, Spagna, Svezia e Paesi Bassi hanno già impegnato squadre e attrezzature da destinare al pool volontario. 

Contesto

Il rapido dispiegamento del personale medico figura tra le maggiori difficoltà riscontrate nella lotta contro l'epidemia di Ebola, insieme ai problemi di ordine logistico e gestionale aggravati dall'insufficiente prontezza d'intervento. Ciò ha spinto la Germania e la Francia, alla fine del 2014, a proporre l'iniziativa dei "Caschi bianchi", che ha posto le basi per la costituzione del corpo medico europeo, attualmente parte integrante della capacità europea di reazione alle emergenze.

Il meccanismo di protezione civile dell'Unione europea facilita la cooperazione nella reazione alle catastrofi tra 33 Stati europei (i 28 Stati membri dell'UE, l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, l'Islanda, il Montenegro, la Norvegia e la Serbia). La Turchia è in procinto di aderire al meccanismo. I paesi partecipanti mettono in comune le risorse disponibili a beneficio di paesi colpiti da catastrofi in tutto il mondo. Quando viene attivato, il meccanismo coordina il dispiego di assistenza all'interno e al di fuori dell'Unione europea. Il meccanismo è gestito dalla Commissione europea tramite il centro di coordinamento della risposta alle emergenze.

La capacità europea di reazione alle emergenze ("pool volontario"), creata nel 2014 perché l'UE fosse più preparata all'insorgenza di catastrofi e maggiormente in grado di reagire, mette in comune una serie di attrezzature e di squadre di soccorso preimpegnate da dispiegare in operazioni di risposta alle emergenze in tutto il mondo.

Il corpo medico europeo sarà inoltre il contributo dell'Europa alla task force istituita sotto l'egida dall'Organizzazione mondiale della sanità per rispondere alle emergenze sanitarie internazionali. 

For more information:

MEMO/16/276- EU launches new European Medical Corps to respond faster to emergencies

IP/16/263

Agenda europea sulla migrazione: Relazioni della Commissione sui progressi compiuti in Grecia, Italia e nei Balcani occidentali

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles,  10 febbraio 2016. Oggi la Commissione ha riferito in merito ai progressi compiuti nell'attuazione delle misure per affrontare la crisi dei rifugiati e dei migranti in Italia, in Grecia e lungo la rotta dei Balcani occidentali. L'Agenda europea sulla migrazione, presentata nel maggio 2015, contiene una serie di misure volte ad affrontare la crisi migratoria. In settembre, la Commissione ha selezionato le azioni prioritarie da attuare immediatamente nel quadro dell'agenda. La valutazione odierna riguarda i progressi compiuti sui punti di crisi e sul meccanismo di ricollocazione in Italia e in Grecia e le misure varate per attuare gli impegni assunti nella dichiarazione della riunione dei leader dei paesi sulla rotta dei Balcani occidentali nell'ottobre 2015.

Progressi realizzati in Grecia e in Italia

Squadre specializzate della Commissione hanno lavorato per mesi sul campo a fianco delle autorità greche e italiane per approntare i punti di crisi e accelerare e rafforzare in maniera significativa le procedure per lo screening, l'identificazione e il rilevamento delle impronte digitali dei migranti e così agevolarne la ricollocazione. Tali squadre di sostegno per la gestione della migrazione operano in strutture specializzate e sono operative 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana.

Grecia

La realizzazione dei cinque punti di crisi individuati nelle isole dell'Egeo (Lesbo, Chios, Samo, Leros e Kos) è stata lenta, in parte a causa della necessità di costruirli ex novo e delle carenze infrastrutturali, di personale e di coordinamento. Solo uno dei punti di crisi è attualmente pienamente operativo (a Lesbo). Sono in corso i lavori in altre strutture. Il governo greco ha chiesto sostegno all'esercito greco per rientrare nella data di scadenza prevista (metà febbraio). Nel frattempo, l'identificazione e la registrazione vengono già effettuate in strutture temporanee, dove possibile. Le autorità greche stanno apportando miglioramenti al funzionamento dei punti di crisi e hanno finalizzato le procedure operative standard e le nuove procedure di sbarco, istituendo collegamenti diretti verso i punti di crisi per le persone che sbarcano sulle isole. Frontex ha istituito pattuglie costiere a Lesbo, Chios e Samos, ottenendo risultati positivi.

La percentuale di rilevamento delle impronte digitali dei migranti è aumentata significativamente, passando dall'8% nel settembre 2015 al 78% nel gennaio 2016. Una volta pienamente operativi, i punti di crisi in Grecia dovrebbero avere la capacità di rilevare le impronte digitali di circa 11 000 persone al giorno, una cifra ben superiore alla media di arrivi giornalieri di gennaio. Frontex ha inviato sulle isole esperti di alto livello specializzati in falsi documentali al fine di individuare documenti falsi.

La ricollocazione dalla Grecia di 66 400 persone che hanno bisogno di protezione internazionale, ai sensi degli accordi tra Stati membri, è partita con estrema lentezza, e fino ad oggi si sono registrate appena 218 ricollocazioni. Solo 15 Stati membri hanno dato la loro disponibilità alla Grecia per un totale di 1081 posti, mentre 16 Stati membri hanno nominato ufficiali di collegamento per coadiuvare il processo sul campo. Le autorità greche stanno migliorando le proprie capacità di registrazione e hanno aperto un secondo ufficio a Samos, dove ora funzionano infrastrutture di alloggio e trasferimento, con il sostegno dell'OIM e dell'UNHCR. Nel dicembre 2015 la Commissione ha approvato un programma di 80 milioni di euro per sostenere la capacità di accoglienza in Grecia, che prevede tra l'altro una rete di accoglienza di richiedenti asilo per 20 000 posti gestita dall'UNHCR, nonché sostegni alla creazione di 7 000 posti presso i punti di crisi. Nell'ambito di tale programma sono attualmente disponibili 16 400 posti. In aggiunta ai 7 181 posti attualmente disponibili in strutture provvisorie o a lungo termine sulle isole dell'Egeo orientale, la Grecia dispone di 10 447 posti di accoglienza sul continente. Pertanto, il numero totale di posti di accoglienza in Grecia ammonta al momento a 17 628. Tuttavia vi è ancora una carenza di 12 342 posti rispetto ai 50 000 per i quali la Grecia si era impegnata nell'ottobre 2015.

Dall'inizio del 2015, la Grecia ha effettuato 16 131 rimpatri forzati e 3 460 rimpatri volontari assistiti di migranti per motivi economici che non avevano diritto a ottenere asilo in Europa. Ciò rimane insufficiente alla luce degli oltre 800 000 arrivi del 2015.

Italia

La prevista entrata in funzione di sei punti di crisi individuati dalle autorità italiane (a Lampedusa, Pozzallo, Porto Empedocle/Villa Sikania, Trapani, Augusta e Taranto) ha subito rallentamenti, in parte a causa della necessità di costruirli ex novo e di carenze a livello di infrastrutture, personale e coordinamento. Due punti di crisi sono pienamente operativi (a Lampedusa e a Pozzallo), mentre un terzo (Trapani) sarà pienamente operativo una volta terminati i lavori di ristrutturazione. Urgenti lavori sono in corso di ultimazione a Taranto. I piani per i punti di crisi ad Augusta e Porto Empedocle/Villa Sikania non sono ancora stati finalizzati; una decisione per questi ultimi è essenziale alla luce del probabile aumento dei flussi migratori durante il periodo estivo.

I due punti di crisi operativi (Lampedusa e Pozzallo) hanno raggiunto una quota di rilevamento delle impronte digitali del 100% per gli sbarchi più recenti. La percentuale di rilevamento delle impronte digitali dei migranti è aumentata significativamente, passando dal 36% nel settembre 2015 all'87% nel gennaio 2016. Una volta pienamente operativi ed equipaggiati, i punti di crisi in Italia dovrebbero avere la capacità di rilevare le impronte digitali di circa 2 160 persone al giorno, una cifra ben superiore alla media di arrivi giornalieri di gennaio.

Nonostante sia iniziata qualche settimana prima che in Grecia, la ricollocazione dall'Italia procede tuttora a un ritmo di gran lunga inferiore a quello necessario per conseguire l'obiettivo generale di trasferire in due anni 39 600 persone bisognose di protezione internazionale. In totale ad oggi sono stati ricollocati 279 richiedenti asilo, mentre sono state trasmesse ad altri Stati membri 200 richieste di ricollocazione in sospeso. Fino ad oggi solo 15 Stati membri hanno reso disponibili posti per la ricollocazione, impegnandosi ad accogliere 966 persone, mentre 20 Stati membri hanno nominato ufficiali di collegamento per coadiuvare il processo sul campo. Questa bassa percentuale è dovuta in gran parte al fatto che fra i migranti giunti in Italia pochi sono ammissibili alla ricollocazione.

Nel 2015 l'Italia ha effettuato più di 14 000 rimpatri forzati di persone che non avevano diritto all'asilo e nell'ambito di Frontex ha partecipato a 11 voli di rimpatrio congiunti di richiedenti asilo respinti provenienti da altri Stati membri. Ciò rimane insufficiente alla luce degli oltre 160 000 arrivi del 2015.

Il sistema di accoglienza italiano è già largamente sufficiente per le esigenze del sistema d'asilo italiano, e sono già state individuate strutture dedicate per le persone da ricollocare. Vi sono invece evidenti e gravi lacune per quanto riguarda gli alloggi pre allontanamento: sono infatti disponibili solo 420 posti rispetto ai 1252 previsti dalla tabella di marcia sottoposta alla Commissione.

Ieri, inoltre, la Commissione ha adottato una decisione che modifica il programma dei fondi strutturali 2007-2013 "Sicurezza per lo sviluppo" in Italia, riorientando fondi fino a 124 milioni di euro a titolo del Fondo europeo di sviluppo regionale per cofinanziare le misure intraprese dall'Italia per il salvataggio dei migranti in mare.

Progressi compiuti sulla rotta dei Balcani occidentali

L'afflusso senza precedenti di profughi e migranti iniziato alla fine dell'estate del 2015 e intensificatosi in autunno ha messo la rotta dei Balcani occidentali al centro della sfida con cui si sta confrontando l'Europa, con quasi 880 000 persone passate nel 2015 dalla Turchia in Grecia, la maggior parte delle quali ha successivamente attraversato i Balcani occidentali per dirigersi verso l'Europa centrale e settentrionale.

Il presidente Juncker ha deciso di convocare, il 25 ottobre 2015, una riunione di vertice sui flussi di profughi lungo la rotta dei Balcani occidentali, e ha mediato un accordo su un programma in 17 punti volto a conseguire una circolazione graduale, controllata e ordinata delle persone lungo la rotta dei Balcani occidentali. Tra i temi principali vi sono i controlli alle frontiere, la capacità di accoglienza e la gestione dei flussi migratori a livello del gruppo di paesi che negli ultimi mesi ha registrato la più alta pressione immigratoria.

la Commissione ha organizzato una serie di riunioni settimanali per monitorare il piano in 17 punti concordato in occasione della riunione di vertice sui flussi di profughi lungo la rotta dei Balcani occidentali ospitata dal presidente Juncker. In un momento in cui il dialogo si era quasi completamente interrotto, tale coordinamento è stato essenziale per ridurre il rischio che alcuni paesi adottassero inaspettatamente iniziative foriere di conseguenze per altri paesi. È stato adottato uno strumento comune per lo scambio di informazioni, insieme a un nuovo approccio per la cooperazione e il coordinamento tra i paesi situati sulla rotta. Attualmente è in corso un ampio scambio di informazioni tra comandanti delle forze di polizia sulle strategie e pratiche attuate alle frontiere; inoltre sono state rafforzate la comunicazione e la cooperazione tra autorità di frontiera.

Malgrado ciò è spesso avvenuto che un paese prendesse unilateralmente decisioni che hanno sortito un effetto domino sui paesi a monte della rotta. Oggi il ripristino di una gestione ordinata delle frontiere sulla rotta Mediterraneo orientale/Balcani occidentali rappresenta la priorità assoluta per l'Unione europea. Cosa ancora più importante, tutti gli Stati membri devono impegnarsi a porre fine all'atteggiamento permissivo nei confronti di chi intende chiedere asilo in uno Stato diverso e insistere sull'applicazione delle norme dell'UE in materia di asilo e di gestione delle frontiere. Le persone che arrivano nell'Unione europea devono sapere che se hanno bisogno di protezione la riceveranno, ma non spetta a loro decidere dove ciò avverrà all'interno dell'Unione europea. Se non hanno diritto alla protezione, saranno rimpatriati, nel pieno rispetto del principio di non respingimento.

Per quanto riguarda la gestione delle frontiere, dopo l'accordo del 3 dicembre per un piano operativo con Frontex l'Agenzia fornisce assistenza per la registrazione presso la frontiera tra la Grecia e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Tale impegno deve ora essere intensificato per sfruttarne al massimo le potenzialità. Sebbene non sia possibile realizzare un'operazione congiunta di Frontex direttamente all'interno dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, sono attualmente in fase di preparazione modalità alternative di assistenza FRONTEX. Qualsiasi ulteriore misure adottata nel settore nord di tale frontiera deve essere applicata all'interno di un quadro UE.

Serbia, Slovenia, Croazia e Grecia hanno attivato il meccanismo unionale di protezione civile, chiedendo che altri paesi inviino risorse per affrontare l'emergenza umanitaria che i loro territori si trovano a fronteggiare. 15 Stati hanno offerto assistenza sotto forma di tende, articoli per il pernottamento, dispositivi di protezione personale, riscaldamento, illuminazione e generatori di elettricità. Tuttavia molte richieste di assistenza non hanno ancora avuto risposta.

I paesi che si trovano sulla rotta hanno concordato di creare 50 000 nuovi posti in accoglienza. Ma la capacità attuale è ancora al di sotto di tale obiettivo: attualmente circa la metà soltanto di tali posti è infatti già disponibile o in corso di realizzazione. I paesi che hanno partecipato alla riunione dei leader dei Balcani occidentali ora devono accelerare con urgenza la messa a disposizione di strutture di accoglienza.

Contesto

Da tempo la Commissione europea si adopera per dare una risposta europea coerente e coordinata alla questione dei rifugiati e della migrazione.

Nell'assumere l'incarico di Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker ha affidato a un Commissario con competenza speciale per la Migrazione – Dimitris Avramopoulos – l'incarico di elaborare in cooperazione con altri Commissari, coordinati dal primo Vicepresidente Frans Timmermans, una nuova politica di migrazione: è questa una delle dieci priorità dei suoi orientamenti politici.

Il 13 maggio 2015 la Commissione europea ha presentato l'agenda europea sulla migrazione, che sancisce un approccio globale per migliorare la gestione della migrazione in tutti i suoi aspetti.

Sono già stati adottati tre pacchetti di attuazione dell'agenda, rispettivamente il 27 maggio, il 9 settembre 2015 e il 15 dicembre 2015.

Per ulteriori informazioni

Comunicazione sullo stato di attuazione delle azioni prioritarie intraprese nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione

SCHEDA INFORMATIVA: Gestire la crisi dei rifugiati — Grecia: Relazione sullo stato dei lavori

SCHEDA INFORMATIVA: Gestire la crisi dei rifugiati — Italia: Relazione sullo stato dei lavori

SCHEDA INFORMATIVA: Gestire la crisi dei rifugiati — rotta dei Balcani occidentali: Relazione sullo stato dei lavori

Relazione sullo stato dei lavori dell'attuazione dei punti di crisi in Grecia

Relazione sullo stato dei lavori dell'attuazione dei punti di crisi in Italia

Relazione sullo stato dei lavori del follow-up alla riunione sui flussi di profughi lungo la rotta dei Balcani occidentali

Agenda europea sulla migrazione

Comunicazione del 23 settembre 2015: Gestire la crisi dei rifugiati: misure operative, finanziarie e giuridiche immediate nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione

Comunicazione del 14 ottobre 2015: Gestire la crisi dei rifugiati: stato di attuazione delle azioni prioritarie intraprese nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione

Comunicazione del 15 dicembre: Una guardia costiera e di frontiera europea e una gestione efficace delle frontiere esterne dell'Europa

Dichiarazione della riunione dei leader dei Balcani occidentali

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