dall'Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 30 giugno 2016. Progetto di bilancio dell'UE per il 2017: la Commissione propone un bilancio incentrato sulle priorità: crescita, occupazione e una risposta valida alla crisi dei rifugiati

La Commissione ha proposto oggi il progetto di bilancio dell’UE per il 2017 che prevede pagamenti per 134,9 miliardi di EUR ed è incentrato sulle due priorità politiche principali dell'Europa: sostenere la ripresa in corso dell’economia europea e affrontare le sfide umanitarie e di sicurezza nel nostro vicinato. Sono previsti maggiori fondi per gli investimenti a favore della crescita, dell’occupazione e della competitività nell'Unione europea e per garantire le risorse necessarie per proteggere le frontiere esterne dell’Unione europea, rafforzare la sicurezza all’interno e all’esterno dell’Unione, fornire sostegno per l’accoglienza e l’integrazione dei rifugiati e affrontare le cause profonde della migrazione nei paesi di origine e di transito.

La Vicepresidente della Commissione europea Kristalina Georgieva, responsabile del bilancio e delle risorse umane, ha dichiarato: "L'Unione europea si trova di fronte a sfide enormi e in questi momenti difficili un bilancio dell’UE mirato ed efficace non è un lusso bensì una necessità: contribuisce ad ammortizzare gli shock stimolando la nostra economia e aiutando ad affrontare problematiche quali la crisi dei rifugiati. Come sempre, continuiamo a imperniare il nostro bilancio sui risultati, facendo in modo che ogni euro stanziato sia speso bene."

Il bilancio proposto opera entro gli stretti margini fissati dal Parlamento europeo e dagli Stati membri nel Quadro finanziario pluriennale. All'interno di tali limiti, la Commissione propone di agire in modo per quanto possibile flessibile e mirato e fornisce i mezzi necessari per progredire nei settori prioritari, riducendo allo stesso tempo le spese per le azioni meno urgenti.

Il Parlamento europeo e gli Stati membri dell’Unione europea dovranno ora discutere congiuntamente questa proposta.

Promuovere l'occupazione, la crescita e gli investimenti

Nel 2017 sono previsti fondi destinati specificamente a sostenere la crescita economica per complessivi 74,6 miliardi di EUR, a fronte di 69,8 miliardi di EUR nel 2016. Tale dotazione è ripartita nel modo seguente:

·         21,1 miliardi di EUR per la crescita, l'occupazione e la competitività, di cui 10,6 miliardi di EUR destinati alla ricerca e all'innovazione nell'ambito di Orizzonte 2020, 2,0 miliardi di EUR per l'istruzione nel quadro di Erasmus +, 299 milioni di EUR per le piccole e medie imprese nell'ambito del programma COSME e 2,5 miliardi di EUR nell'ambito del Meccanismo per collegare l'Europa (CEF);

·         2,66 miliardi di EUR per il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), lo strumento alla base del Piano di investimenti per l’Europa. L'iniziativa si è rivelata un successo per l'Europa, assicurando 106,7 miliardi di EUR di investimenti in 26 Stati membri in meno di un anno;

·         53,57 miliardi di EUR a sostegno degli investimenti produttivi e delle riforme strutturali per promuovere la convergenza tra gli Stati membri e fra le regioni tramite i Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE).

Per sostenere gli agricoltori europei si propone un importo di 42,9 miliardi di EUR.

Gestire meglio le frontiere esterne dell’UE e affrontare le problematiche inerenti ai rifugiati all’interno e al di fuori dell’UE

Il progetto di bilancio dell’UE per il 2017 propone 5,2 miliardi di EUR per rafforzare le frontiere esterne dell’Unione e affrontare la crisi dei rifugiati e l'immigrazione irregolare finanziando strumenti rafforzati per prevenire il traffico di migranti e affrontare le cause a lungo termine della migrazione in collaborazione con i paesi di origine e di transito, politiche più incisive per la migrazione legale, compreso il reinsediamento delle persone che necessitano di protezione, e strumenti per sostenere gli Stati membri nell’integrazione dei rifugiati all’interno dell’UE.

Il progetto di bilancio dell'UE destina circa 3 miliardi di EUR al finanziamento di azioni all'interno dell'UE quali:

·         la creazione della Guardia costiera e di frontiera europea;

·         la proposta di un nuovo sistema di ingressi/uscite per rafforzare la gestione delle frontiere;

·         le proposte di revisione del sistema europeo comune di asilo, compresa la riforma del meccanismo di Dublino;

·         l'istituzione di un’agenzia dell’UE per l'asilo.

Comprende inoltre 200 milioni di EUR per il nuovo strumento per fornire assistenza umanitaria all'interno dell'UE.

Il progetto di bilancio propone altresì 2,2 miliardi di EUR per azioni al di fuori dell'UE volte ad affrontare in particolare le cause profonde del flusso di rifugiati. Questa cifra comprende:

·         750 milioni di EUR nell'ambito dello strumento per i rifugiati in Turchia, quale apporto al raggiungimento della quota di 1 miliardo di EUR di contributo del bilancio UE a questo fondo;

·         l'impegno a favore del Libano e della Giordania assunto alla conferenza ONU di Londra, sotto forma di 525 milioni di EUR a carico del bilancio UE, 160 milioni di EUR a carico del fondo fiduciario per la Siria e 200 milioni di EUR di assistenza macrofinanziaria.

Più fondi per la sicurezza

Alla luce delle crescenti sfide per la sicurezza cui si trovano confrontati l'UE e i suoi Stati membri, il progetto di bilancio dell'UE per il 2017 stanzia inoltre risorse consistenti per la sicurezza: 111,7 milioni di EUR andranno a sostegno di Europol, mentre 61,8 milioni di EUR sono destinati a rafforzare la sicurezza delle istituzioni dell'UE, insieme a 16 milioni di EUR supplementari per misure di sicurezza nel 2016.

In linea con la crescente importanza di una maggiore cooperazione europea in materia di difesa, la Commissione propone altresì un’azione preparatoria per la ricerca nel campo della difesa con una dotazione di 25 milioni di EUR nel 2017.

Contesto

Il progetto di bilancio dell'UE per il 2017 comprende due importi (impegni e pagamenti) per ciascun programma da finanziare. Per "impegni" si intendono i finanziamenti che possono essere stabiliti nei contratti in un determinato anno, mentre i "pagamenti" sono gli importi effettivamente erogati. Nel progetto di bilancio per il 2017 gli impegni ammontano a 157,7 miliardi di EUR (a fronte di 155,0 miliardi di EUR nel 2016) e i pagamenti a 134,9 miliardi di EUR (in calo rispetto ai 143,9 miliardi di EUR del 2016); la differenza è dovuta all'avvio lento dei programmi di coesione del periodo 2014-2020. Nel presente comunicato stampa, la cifra complessiva di 134,9 miliardi di EUR si riferisce ai pagamenti mentre tutte le altre cifre si riferiscono agli impegni proposti.

Il bilancio dell'UE corrisponde all'1% circa del PIL dell'UE, ma ha un'incidenza considerevole grazie al suo effetto moltiplicatore e al suo carattere incentrato sui risultati. Nel periodo 2007-2013, ad esempio, l'aumento medio del PIL dovuto alla politica di coesione è stimato al 2,1% all'anno in Lettonia, all'1,8% all'anno in Lituania e all'1,7% all'anno in Polonia.

Per ulteriori informazioni

- Domande e risposte sul progetto di bilancio per il 2017

- Progetto di bilancio dell'UE per il 2017

- La vicepresidente della Commissione europea Kristalina Georgieva su Twitter

- Il bilancio dell'UE incentrato sui risultati.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) e Banca Sella hanno firmato oggi un accordo, denominato “InnovFin”, a supporto delle piccole e medie imprese e delle imprese a media capitalizzazione italiane, che beneficia del sostegno del Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (FEIS), lo strumento principale del Piano di Investimenti per l’Europa.  

L’accordo “InnovFin” permetterà a Banca Sella di mettere a disposizione delle imprese italiane innovative finanziamenti erogabili nel corso dei prossimi due anni, grazie al supporto di una garanzia del FEI e con il sostegno di Horizon 2020, il programma quadro dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione. Si prevede che l’iniziativa dell’Unione europea rivolta alle aziende innovative italiane possa generare un portafoglio da 80 milioni di euro di finanziamenti. 

Intervenendo alla firma dell’accordo a Biella, l’amministratore delegato del Fei Pier Luigi Gilibert ha detto: “Questo nuovo accordo con Banca Sella dimostra che c’è un certo interesse in Italia per il finanziamento alle Pmi. Banca Sella riveste un ruolo importante nel finanziare le imprese innovative, specialmente quelle presenti sul territorio. L’accordo di oggi, qui a Biella, porta l’ammontare complessivo in sostegno alle aziende italiane per mezzo del Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici a 7,6 miliardi di euro, che rappresentano un rilevante finanziamento aggiuntivo”.

Il Commissario Ue per la Ricerca, la Scienza e l’Innovazione, Carlos Moedas ha affermato: “Mi fa piacere constatare il successo che il Piano Europeo per gli Investimenti ha ottenuto in Italia fino ad ora, grazie anche a questo nuovo accordo del valore di 80 milioni di euro di cui beneficeranno le Pmi italiane con il Fondo Europeo per gli investimenti strategici. Banca Sella, una delle più grandi banche di famiglia italiane, aiuterà considerevolmente le imprese ad alto tasso d’innovazione nel mettere in pratica i loro piani aziendali”. 

“L’accordo con il Fondo Europeo per gli Investimenti è di particolare importanza perché ha l’obiettivo di rafforzare il supporto finanziario alle piccole e medie imprese e alle imprese a media capitalizzazione, le cosiddette small mid cap, a cui tradizionalmente la nostra banca è vicina. Queste imprese sono oggi fortemente impegnate a migliorare e adeguare i loro processi alle nuove tecnologie a disposizione e la capacità di saper innovare è una delle leve fondamentali per la crescita e lo sviluppo dell’economia e, in particolare, di ogni singola azienda che si presenta sul mercato per offrire prodotti e servizi ai propri clienti, in concorrenza con le altre, soprattutto in un contesto come quello attuale, caratterizzato da una sempre maggiore globalizzazione dei mercati e  da una forte spinta all’innovazione ad alto tasso tecnologico che l’avvento del digitale ha portato. È quindi nostro compito supportarle in questo percorso attraverso i migliori prodotti di finanziamentoa disposizione” ha commentato Maurizio Sella, Presidente di Banca Sella.

L’accordo, realizzato grazie al Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici in Italia, testimonia l’impegno del Gruppo BEI nel rispondere prontamente alle richieste degli Stati membri, della Commissione europea e del Parlamento europeo per il rapido avvio di iniziative concrete nell’ambito del FEIS, che hanno l’obiettivo di velocizzare i finanziamenti e di garantire un’operatività in grado di accrescere occupazione e sviluppo nell’Unione europea. 

Il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI)

Il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) fa parte del gruppo Banca Europea per gli Investimenti. Sua mission principale è quella di agevolare l’accesso al credito di micro, piccole e medie imprese. FEI progetta e sviluppa il capitale di rischio per l’avvio e quello per la crescita, le garanzie e gli strumenti di microfinanza che mirano specificamente a questo segmento di mercato. In questo ruolo, FEI promuove gli obiettivi dell'UE a sostegno dell'innovazione, della ricerca e dello sviluppo, dell'imprenditorialità, della crescita e dell'occupazione.

www.eif.org

Il Piano di Investimenti per l’Europa

Il Piano di Investimenti mira a rimuovere gli ostacoli agli investimenti, a dare visibilità e assistenza tecnica ai progetti di investimento e punta a un uso più intelligente delle risorse finanziarie, nuove ed esistenti. Il Piano di Investimenti sta già producendo risultati. Secondo le stime della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), fino ad aprile 2016, il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (FEIS) ha  attivato oltre 80 miliardi di euro di investimenti in Europa.I dati aggiornati sul FEIS, con la ripartizione per settore e paese, sono disponibili al seguente link. Per ulteriori informazioni, consultare le Domande e risposte. 

 InnovFin

Il prodotto di garanzia InnovFin per le Pmi fornisce garanzie e controgaranzie sui prestiti per importi compresi fra i 25mila euro e i 7,5 milioni di euro con l'obiettivo di migliorare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese e delle imprese a media capitalizzazione (fino a 499 dipendenti) innovative. Lo strumento è gestito dal FEI e l'attuazione è affidata agli intermediari finanziari (banche e altri istituti di credito) negli Stati membri dell'UE e nei paesi associati. Gli intermediari finanziari beneficiano della garanzia del FEI per una quota delle perdite che potrebbero subire a fronte dei crediti concessi nel quadro dello strumento InnovFin.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 30 giugno 2016. La Commissione europea ha stabilito che il piano nazionale italiano per la banda larga ad alta velocità, con un bilancio da circa 4 miliardi di euro, è in linea con le norme dell'Unione in materia di aiuti di Stato. La strategia porterà l'accesso veloce a internet in aree in cui non è al momento disponibile, senza falsare indebitamente la concorrenza.

Margrethe Vestager, Commissaria responsabile della politica della concorrenza, ha dichiarato: "Il piano per la banda larga ad alta velocitàporterà internet più veloce a consumatori e imprese. Aiuterà il paese a dotarsi delle infrastrutture necessarie, contribuendo così alla creazione di un mercato unico digitale connesso nell'UE. Grazie ad una buona cooperazionecon l'Italia, abbiamo potuto completare l'esame del nuovo piano  con grande rapidità."

In linea con gli obiettivi del mercato unico digitale, la strategia italiana per la banda ultralarga mira ad aumentare la copertura della banda larga ad alta velocità, contribuendo così al raggiungimento dell'obiettivo nazionale di estenderla all'85% della popolazione e a tutti gli edifici pubblici (in particolare a scuole e ospedali) con una connettività di almeno 100 Mbps. Il piano sarà in vigore fino al 31 dicembre 2022. Lo stato italiano finanzierà completamente la nuova infrastruttura, che resterà di proprietà pubblica, e incaricherà un concessionario della gestione della rete.

La Commissione ha valutato la misura ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato, in particolare degli orientamenti sulle reti a banda larga del 2013che mirano a garantire, tra l'altro, che il finanziamento pubblico non si sostituisca agli investimenti privati e che assicurano inoltre che altri prestatori di servizi possano utilizzare l'infrastruttura finanziata pubblicamente su base non discriminatoria proteggendo in tal modo la concorrenza effettiva, un fattore essenziale per gli investimenti e per offrire prezzi e qualità migliori ai consumatori e alle imprese.

La Commissione ha rilevato che la strategia dell'Italia:

·         comporterà la spesa di denaro pubblico per aree poco servite senza escludere gli investimenti privati. Sarà previsto un sostegno solo per le aree in cui attualmente non esiste alcun accesso alle reti di nuova generazione, vale a dire le reti che possono garantire velocità superiori a 30 Mbps, o in cui non ne è prevista la realizzazione nei prossimi tre anni (le cosiddette "aree bianche"). Per individuare queste aree, l'Italia ha effettuato una mappatura dettagliata e una consultazione pubblica;

·         promuoverà l'utilizzo delle infrastrutture esistenti creando una base di dati con le informazioni pertinenti che non si limiterà alle infrastrutture della comunicazione e, incoraggiando gli offerenti a utilizzare le reti esistenti il più possibile, minimizzerà l'uso di fondi statali;

·         stimolerà la concorrenza tra operatori e al livello del mercato al dettaglio. L'obiettivo è garantire che la nuova infrastruttura sia aperta a tutti gli operatori interessati, a vantaggio della concorrenza e dei consumatori. L'Italia ha espresso il proprio accordo a creare punti di interconnessione neutrali invece che collegare semplicemente le nuove reti di accesso alle infrastrutture già esistenti degli operatori storici. In questo modo, tutti gli operatori dovrebbero poter raggiungere le nuove infrastrutture di accesso in condizioni di parità;

·         comporterà la concessione di aiuti di Stato mediante gare di appalto aperte conformi alla normativa italiana e dell'Unione in materia di appalti pubblici e rispettose del principio della neutralità tecnologica. In altre parole, l'aiuto non sarà assegnato ad una particolare tecnologia, ma le gare d'appalto stabiliranno i criteri qualitativi in considerazione delle caratteristiche del progetto.

Sulla base di tali elementi, la Commissione ha concluso che la strategia porterà l'accesso veloce a internet in aree in cui non è al momento disponibile, senza falsare indebitamente la concorrenza.

La strategia è anche corredata di un piano di valutazione dettagliato i cui risultati saranno presentati alla Commissione entro il giugno 2022.

Contesto

Nel dicembre 2012, la Commissione ha approvato il regime nazionale precedente, il "Piano digitale - Banda ultralarga", del valore di 2,5 miliardi di euro.

Nell'ambito della strategia per il mercato unico digitale, la Commissione mira a sostenere la diffusione della banda larga soprattutto in aree poco servite per garantire un livello di connettività elevato nell'UE. L'Italia è in ritardo rispetto alla maggior parte degli Stati membri per quanto riguarda la diffusione delle reti a banda larga (almeno 30 Mbps) che garantiscono la copertura soltanto al 44% delle famiglie (cfr. l'indice di digitalizzazione dell'economia e della società). Secondo la consultazione pubblica condotta dall'Italia nel 2015, in assenza di un intervento pubblico, nel 2018 il 26% delle famiglie si troverebbe nell'impossibilità di collegarsi ad una rete con una velocità di trasferimento dei dati superiore ai 30 Mbps.

Il prossimo autunno la Commissione presenterà una versione aggiornata delle norme UE in materia di telecomunicazioni che dovrebbe incentivare e raccogliere più investimenti privati e garantire la prevedibilità normativa e condizioni adeguate perché tutti gli operatori possano investire. Si concentrerà inoltre su un migliore coordinamento dello spettro radio e delle comunicazioni mobili 5G del futuro. Al fine di preparare l'imminente riforma del quadro dell'UE in materia di telecomunicazioni, la proposta sulle frequenze radio presentata dalla Commissione in febbraio (comunicato stampa) dovrebbe essere adottata il prima possibile dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

 Gli orientamenti sulle reti a banda larga del 2013, entrati in vigore il 26 gennaio 2013, offrono un contesto stabile e certezza giuridica per gli investimenti nella banda larga. In particolare conciliano, da un lato, la necessità di incoraggiare il rapido sviluppo dell'infrastruttura della banda larga e, dall'altro, la minimizzazione del rischio di esclusione degli investimenti privati e di creazione di monopoli e vengono così ad integrare altre politiche nazionali e dell'UE in materia.

Una volta risolti eventuali problemi di riservatezza, le versioni non riservate delle decisioni saranno disponibili sul sito web della DG Concorrenza, nel Registro degli aiuti di Stato con il numero SA.41647. Le nuove decisioni in materia di aiuti di Stato pubblicate su internet e nella Gazzetta ufficiale figurano nel bollettino elettronico di informazione settimanale in materia di aiuti di Stato (State Aid Weekly e-News).

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Dichiarazione congiunta di Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, Mark Rutte, presidente di turno del Consiglio dell'UE e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, sull'esito del referendum nel Regno Unito.

2016/06/24 . Stamattina il Presidente Schulz, il Presidente Tusk e il Primo ministro Rutte si sono incontrati a Bruxelles su invito del presidente della Commissione europea Juncker per discutere del risultato del referendum nel Regno Unito e hanno rilasciato la seguente dichiarazione congiunta:

"In un processo libero e democratico i cittadini britannici hanno espresso il loro desiderio di lasciare l'Unione europea. Ci rammarichiamo per questa decisione, ma la rispettiamo.

Questa situazione non ha precedenti, ma siamo uniti nella nostra risposta. Saremo forti e sosterremo i valori fondamentali dell'UE di promozione della pace e del benessere dei propri cittadini. L'Unione di 27 membri continuerà. L'Unione è il quadro del nostro futuro politico comune. Siamo uniti dalla storia, dalla geografia e da interessi comuni e svilupperemo la nostra cooperazione su queste basi. Affronteremo insieme le sfide comuni per creare crescita, aumentare la prosperità e garantire un ambiente sicuro per i nostri cittadini. Le istituzioni svolgeranno fino in fondo il loro ruolo per mantenere questi impegni.

Ora ci aspettiamo che il governo del Regno Unito attui la decisione del suo popolo nel più breve tempo possibile, per quanto questo processo possa essere doloroso. Qualsiasi ritardo prolungherebbe inutilmente l'incertezza. Esistono regole per procedere in modo ordinato. L'articolo 50 del trattato sull'Unione europea stabilisce la procedura da seguire qualora uno Stato membro decida di lasciare l'Unione europea. Siamo pronti ad avviare rapidamente i negoziati con il Regno Unito sui termini e le condizioni del suo recesso dall'UE. Finché questo processo negoziale non sarà concluso, il Regno Unito continuerà ad essere membro dell'Unione europea, con tutti i diritti e gli obblighi ivi connessi. In conformità ai trattati, ratificati dal Regno Unito, le normative dell'UE continuano ad avere pieno effetto sul e nel Regno Unito finché non sarà più membro dell'UE.

Come concordato, la "nuova intesa per il Regno Unito nell'Unione europea" raggiunta nel Consiglio europeo del 18-19 febbraio 2016 non prenderà effetto e cessa di esistere. Non ci sarà nessuna rinegoziazione.

Per quanto concerne il Regno Unito, auspichiamo che sarà un partner stretto dell'Unione europea in futuro. Ci aspettiamo che il Regno Unito formuli proposte a questo riguardo. Qualsiasi accordo, che sarà concluso con il Regno Unito quale paese terzo, dovrà rispecchiare gli interessi di entrambe le parti ed essere equilibrato in termini di diritti e obblighi." 

Per saperne di più

Testo della dichiarazione congiunta (inglese)

Scheda informativa Referendum

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 17 giugno 2016. Insieme al piano di investimenti per l'Europa, il meccanismo per collegare l'Europa svolge un ruolo importante per colmare la carenza di investimenti in Europa, una delle massime priorità della Commissione.

Oggi la Commissione europea procede risolutamente alla realizzazione della massima priorità del Presidente Juncker, ossia la creazione di posti di lavoro e lo stimolo della crescita nell'Unione europea, presentando un elenco di 195 progetti nel settore dei trasporti cui sarà assegnato un finanziamento di 6,7 miliardi di EUR a titolo del meccanismo per collegare l'Europa (CEF). Secondo le previsioni questo investimento consentirà di sbloccare ulteriori cofinanziamenti pubblici e privati per un importo complessivo di 9,6 miliardi di EUR. I progetti selezionati contribuiranno in misura significativa alla digitalizzazione e alla decarbonizzazione dei trasporti, in linea con il più ampio programma politico della Commissione. Gli Stati membri ammessi a beneficiare del Fondo di coesione[1] hanno ricevuto quasi l'85% dei finanziamenti, il che contribuirà a colmare le disparità a livello di infrastrutture in tutta l'UE.

Il vicepresidente Jyrki Katainen, responsabile per l'Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: "Sono lieto che la Commissione dia un nuovo contributo di rilievo agli investimenti nel settore dei trasporti, il che porterà a un maggior numero di posti di lavoro e genererà crescita economica in Europa.Desidero inoltre cogliere l'occasione per incoraggiare tutti i potenziali promotori dei progetti ad esplorare le opportunità d'investimento nell'ambito del piano di investimenti per l'Europa, in particolare il portale dei progetti di investimento europei (PPIE), avviato di recente, che conferisce visibilità di portata mondiale al progetto sui trasporti."

Violeta Bulc, Commissaria UE responsabile per i Trasporti, ha affermato che "gli investimenti complessivi, pari a 9,6 miliardi di EUR, potrebbero creare sino a 100 000 posti di lavoro nell'economia europea entro il 2030[2]. I progetti incrementeranno la sicurezza, la sostenibilità e l'efficienza delle infrastrutture europee sia per i passeggeri che per le imprese. Mi rallegro di notare che una parte dei finanziamenti andrà anche alla regione dei Balcani occidentali, che potrà così avvicinare il livello delle proprie infrastrutture a quello dell'UE."

I progetti selezionati sono situati per la maggior parte sulle reti transeuropee centrali dei trasporti (TEN-T). Tra i progetti beneficiari si annoverano iniziative faro quali il ripristino della tratta ferroviaria Brasov-Sighisoara in Romania, il collegamento ferroviario Aveiro-Vilar Formoso in Portogallo, lo sviluppo della linea ferroviaria a scartamento standard lungo il corridoio Baltico, l'attuazione del programma di realizzazione SESAR e l'ammodernamento della linea ferroviaria E30 (sezione Zabrze - Katowice - Cracovia) in Polonia.

Lanciato nel novembre 2015, il secondo invito a presentare proposte del CEF ha ottenuto 406 proposte di progetti ammissibili a ricevere un finanziamento. Le richieste di finanziamento UE, per un totale di 12,49 miliardi di EUR, hanno largamente superato la disponibilità di fondi, il che ha permesso alla Commissione di selezionare i progetti con il maggiore valore aggiunto europeo e di assicurare nel contempo una distribuzione equa sotto il profilo geografico e delle modalità di trasporto. Per gli Stati membri ammessi a beneficiare del Fondo di coesione sono stati accantonati 5,6 miliardi di EUR. Durante il processo di selezione è stato anche valutato il contributo da destinare ad altre azioni prioritarie della Commissione, quali l'Unione dell'energia e il Mercato unico digitale.

Il contributo finanziario dell'UE è costituito da sovvenzioni intese a coprire tra il 20% e il 50% dei costi ammissibili, a seconda del tipo di progetto. Per quanto concerne i progetti presentati nell'ambito del Fondo di coesione, i tassi massimi di cofinanziamento possono raggiungere l'85% dei costi ammissibili.

Prossime tappe

La proposta di decisione di finanziamento deve essere ora approvata formalmente dal comitato di coordinamento del meccanismo per collegare l'Europa, che si riunirà l'8 luglio 2016, mentre l'adozione della decisione da parte della Commissione è prevista per la fine di luglio 2016. Successivamente l'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti (INEA) redigerà le singole convenzioni di sovvenzione che saranno firmate dall'INEA stessa e dai beneficiari dei progetti nella seconda metà del 2016.

Contesto

Nell'ambito del meccanismo per collegare l'Europa (CEF) saranno resi disponibili 24,05 miliardi di EUR provenienti dal bilancio UE 2014-2020 per cofinanziare progetti TEN-T negli Stati membri dell'UE. Di questo importo, 11,305 miliardi di EUR saranno disponibili per progetti negli Stati membri ammessi a beneficiare del Fondo di coesione. I programmi di lavoro annuali e pluriennali specificano le varie priorità e l'importo totale del sostegno finanziario da impegnare per ciascuna priorità in un determinato anno. Il 2014 è stato il primo anno di programmazione nell'ambito del CEF. Insieme al Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e ai Fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE), il CEF svolge un ruolo rilevante per colmare la carenza di investimenti in Europa, una delle massime priorità della Commissione.

Per ulteriori informazioni

·         Domande ricorrenti: secondo invito a presentare proposte nell'ambito del CEF

·         MEMO sugli investmenti per i trasporti

·         Schede per paese

·         Meccanismo per collegare l'Europa (sito web della DG MOVE)

·         INEA

  

[1] Per il periodo 2014-2020 il sostegno del Fondo di coesione riguarda Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Slovenia.

[2] Metodologia della Banca europea per gli investimenti (BEI). Dati aggregati della BEI sull'occupazione temporanea o permanente. L'occupazione temporanea si basa sui costi del progetto: nel settore dei trasporti, un miliardo di euro investito crea in media circa 11 000 posti di lavoro all'anno. L'occupazione permanente si basa sulla valutazione del promotore.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 15 giugno 2016. La Commissione europea presenta oggi criteri per identificare gli interferenti endocrini nel campo dei prodotti fitosanitari e dei biocidi.

La Commissione propone al Consiglio e al Parlamento europeo di adottare un approccio per l'identificazione degli interferenti endocrini basato su evidenze scientifiche e di approvare la definizione dell'OMS.

Gli interferenti endocrini sono sostanze, sia naturali sia chimiche, che possono alterare le funzioni del sistema ormonale e di conseguenza produrre effetti avversi sull'uomo o sugli animali. La Commissione europea presenta oggi due progetti di atti giuridici relativi a criteri scientifici che, per quanto riguarda prodotti fitosanitari e biocidi, consentiranno una più precisa identificazione delle sostanze chimiche che sono interferenti endocrini.

Il pacchetto odierno comprende:

- una comunicazione che presenta una panoramica del contesto scientifico e normativo;

– una relazione sulla valutazione d'impatto che presenta lo stato attuale delle conoscenze scientifiche in merito ai criteri per la determinazione degli interferenti endocrini e fornisce informazioni sulle possibili conseguenze;

due progetti di atti legislativi, relativi rispettivamente alla legislazione sui biocidi e a quella sui prodotti fitosanitari, che stabiliscono i criteri di identificazione degli interferenti endocrini.

Il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato: "Gli interferenti endocrini possono produrre un grave impatto sulla salute e sull'ambiente e, anche se molte sostanze che li contengono sono già vietate in virtù della legislazione vigente sui pesticidi e sui biocidi, abbiamo il dovere di restare vigili. La Commissione è impegnata a garantire il più elevato livello di protezione della salute umana e dell'ambiente ed è questo il motivo per cui oggi proponiamo severi criteri scientifici per gli interferenti endocrini. Il sistema normativo dell'UE sarà così il primo al mondo a contemplare, all'interno di atti legislativi, tali criteri scientifici."

Jyrki Katainen, Vicepresidente responsabile per l'Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha affermato: "I criteri scientifici relativi agli interferenti endocrini presentati oggi contribuiranno al raggiungimento di un duplice obiettivo: ridurre al minimo l'esposizione agli interferenti endocrini e realizzare la certezza del diritto. La comunicazione odierna descrive le questioni esaminate in questo procedimento, definisce l'ambito di ciò che è pertinente ai fini della determinazione dei criteri scientifici e delinea le implicazioni insite nella fissazione di questi criteri: tutto ciò con riferimento ai due atti legislativi direttamente interessati e ad altri ambiti del quadro normativo e ad altre azioni dell'Unione europea."

Vytenis Andriukaitis, Commissario responsabile per la Salute e la sicurezza alimentare, ha dichiarato: "I criteri scientifici che la Commissione presenta oggi garantiscono la salvaguardia del livello elevato di protezione della salute umana e dell'ambiente previsto dalla nostra legislazione sui prodotti fitosanitari e sui biocidi, legislazione ritenuta una delle più rigorose al mondo per questi motivi: sistema dell'autorizzazione preventiva, requisiti dettagliati in materia di dati e approccio basato sul pericolo nel processo decisionale. La Commissione rafforza oggi il proprio impegno a tutela della salute della popolazione dell'Unione europea."

I criteri scientifici approvati oggi dalla Commissione si basano sulla definizione di interferente endocrino data dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), definizione sulla quale si registra un ampio consenso.

L'OMS definisce interferente endocrino una sostanza:

– che ha un effetto avverso sulla salute dell'uomo;

- che ha un meccanismo d'azione endocrino;

- e se esiste un nesso causale tra l'effetto avverso e il meccanismo di azione.

I criteri approvati oggi specificano inoltre che l'identificazione di un interferente endocrino dovrebbe essere effettuata:

– utilizzando tutte le pertinenti evidenze scientifiche;

– seguendo un approccio basato sul "peso dell'evidenza";

– applicando un rigoroso riesame sistematico.

La comunicazione della Commissione che accompagna i due atti legislativi fornisce una panoramica del complesso contesto normativo e scientifico in cui si collocano gli interferenti endocrini e descrive come negli ultimi anni si sia sviluppato un consenso scientifico sulla definizione: di tutto questo la Commissione ha tenuto conto per decidere. Al di là dei criteri, la comunicazione definisce una serie di azioni a breve termine (ricerca e cooperazione internazionale), medio termine (metodi di indagine) e lungo termine (azioni legislative), su cui si concentrerà l'impegno della Commissione con l'obiettivo di ridurre al minimo l'esposizione agli interferenti endocrini.

Per garantire un'azione rapida, la Commissione chiede inoltre all'Autorità europea per la sicurezza alimentare e all'Agenzia europea per le sostanze chimiche di iniziare a verificare se singole sostanze autorizzate, per le quali esistono indizi della loro natura di interferenti endocrini, possano essere identificate come tali secondo i criteri previsti dai progetti di testi legislativi presentati oggi. Ciò contribuirà anche a garantire che le due agenzie di regolazione siano pronte per l'applicazione dei nuovi criteri presentati oggi dalla Commissione non appena entreranno in vigore una volta adottati conformemente alle procedure di regolamentazione previste.

I due progetti di atti giuridici relativi ai criteri devono ora essere adottati dalla Commissione secondo le procedure previste. Per quanto riguarda il regolamento sui prodotti fitosanitari, il progetto di atto giuridico che definisce i criteri sarà votato dagli Stati membri. Quanto al regolamento sui biocidi, il progetto di misure sarà discusso da un gruppo di esperti degli Stati membri prima di essere adottato dalla Commissione.

Entrambe le misure prevedono il coinvolgimento del Parlamento europeo e del Consiglio. Per assicurare la coerenza tra i due atti la Commissione li presenterà contemporaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio che potranno così esercitare le loro funzioni.

La Commissione propone inoltre di adeguare le motivazioni delle possibili deroghe previste dalla legislazione in materia di prodotti fitosanitari in modo da tenere conto delle conoscenze scientifiche più recenti. Nel regolamento sui pesticidi sarà mantenuto l'"approccio basato sul pericolo", che comporta il divieto delle sostanze in ragione della pericolosità, a prescindere dall'esposizione. Le motivazioni delle possibili deroghe saranno adattate: l'obiettivo sono deroghe basate su conoscenze scientifiche e un uso ottimale delle evidenze scientifiche disponibili, comprese le informazioni relative all'esposizione e ai rischi.

Contesto

Le sostanze chimiche interferenti endocrine sono sostanze che alterano le funzioni del sistema ormonale e di conseguenza provocano effetti avversi sulla salute dell'uomo. All'aumentare delle conoscenze scientifiche sugli interferenti endocrini la Commissione ha risposto nel 1999 con una "Strategia in materia di sostanze che alterano il sistema endocrino".

Nella legislazione dell'UE sulle sostanze chimiche l'interferenza endocrina è spesso affrontata specificamente (normativa in materia di prodotti fitosanitari, biocidi, REACH, qualità dell'acqua) oppure secondo la metodologia generale di valutazione del rischio, così da assicurare un livello elevato di protezione dei consumatori e dell'ambiente.

Molte sostanze chimiche impiegate nei prodotti fitosanitari o nei biocidi sono già state vietate a causa dei loro effetti avversi, il che dimostra l'impegno dell’UE a proteggere i cittadini dai rischi derivanti da sostanze chimiche che non sono sicure.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 15 giugno 2016. Oggi la Commissione ha adottato l'ultima relazione sui progressi compiuti per quanto riguarda i meccanismi di ricollocazione e di reinsediamento d'emergenza, valutando le azioni intraprese nell'ultimo mese.

Oggi la Commissione ha adottato l'ultima relazione sui progressi compiuti per quanto riguarda i meccanismi di ricollocazione e di reinsediamento d'emergenza, valutando le azioni intraprese nell'ultimo mese. Dopo l'ultima relazione, gli Stati membri hanno notevolmente intensificato l'impegno per il reinsediamento nell'ambito dell'attuazione della dichiarazione UE-Turchia. Il numero delle ricollocazioni è salito a 2 280, con un ritmo quasi raddoppiato dal 18 maggio, quando è stata presentata la terza relazione della Commissione. Nonostante questi segnali positivi, i progressi sono ancora troppo lenti. Gli interventi devono essere accelerati per evitare che i migranti tornino alle rotte irregolari.

Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: "Con la diminuzione del numero di arrivi in Grecia, ora l'obiettivo prioritario è aumentare e accelerare considerevolmente le ricollocazioni. Ma non possiamo neanche dimenticare l'Italia, che deve far fronte all'aumento stagionale degli arrivi. È un obbligo umanitario. Al tempo stesso, mi congratulo con gli Stati membri per l'impegno profuso negli ultimi mesi per reinsediare i rifugiati siriani provenienti dalla Turchia. I progressi compiuti nello smantellare realmente il modello operativo dei trafficanti saranno sostenibili solo se si aprirà effettivamente un canale sicuro e legale per i richiedenti asilo."

Reinsediamento

Il numero di reinsediamenti dalla Turchia in base alla dichiarazione UE-Turchia è in costante aumento e dovrebbe registrare un'ulteriore crescita nei prossimi mesi, man mano che gli Stati membri completeranno le valutazioni dei casi ad essi attribuiti dalla Turchia attraverso l'UNHCR. Dal 4 aprile 2016 sono stati reinsediati dalla Turchia nell'UE 511 siriani, di cui 330 dopo l'ultima relazione, e il numero degli Stati membri che partecipano attivamente al programma è aumentato. Dopo l'ultima relazione sui progressi compiuti, oltre a Finlandia, Germania, Lituania, Paesi Bassi e Svezia sono stati effettuati reinsediamenti anche in Italia, Lussemburgo e Portogallo.

In base alle informazioni ricevute dagli Stati partecipanti sono state reinsediate entro il 10 giugno 2016, nel quadro del programma di reinsediamento del 20 luglio 2015, 7 272 persone provenienti prevalentemente da Turchia, Libano e Giordania. Queste persone sono state accolte da 19 Stati di reinsediamento (Austria, Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia, Svizzera e Regno Unito).

Ricollocazione

Durante il periodo oggetto della relazione, cioè dal 13 maggio al 14 giugno, il numero di reinsediamenti è aumentato e sono state ricollocate altre 780 persone, quasi il doppio rispetto al periodo precedente. Il numero di persone ricollocate entro il 14 giugno sale quindi a 2 280 (1 503 dalla Grecia e 777 dall'Italia). Nonostante questo dato positivo, si è ancora molto lontani dall'obiettivo fissato dalla Commissione di ricollocare 6 000 persone al mese. Gli Stati membri sono ben lungi dal rispettare i propri impegni a norma delle decisioni del Consiglio sulla ricollocazione. Attualmente, la media mensile di ricollocazioni dalla Grecia è di 260-300 persone. Inoltre, l'aumento delle ricollocazioni è dovuto in gran parte ai maggiori sforzi profusi dagli Stati membri che erano già i più attivi nell'ambito del programma di ricollocazione.

In Italia, il numero di trasferimenti di ricollocazione e di impegni rimane particolarmente basso a causa del sempre maggior afflusso di potenziali candidati alla ricollocazione nel paese.

In Grecia, circa 49 000 richiedenti asilo e migranti attendono, nelle strutture ufficiali di accoglienza temporanea sul continente, di essere registrati e che il loro caso sia esaminato. L'8 giugno il servizio greco per l'asilo ha avviato, con il sostegno finanziario della Commissione e il supporto in loco dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO) e dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), un'operazione di pre-registrazione di vasta portata che interesserà 1 400 persone al giorno, in modo da accelerare l'identificazione dei candidati alla ricollocazione e il trattamento completo del loro dossier. Nei mesi a venire sarà pronto per la ricollocazione un gran numero di richiedenti asilo supplementari (si stima che il 60-65% delle persone pre-registrate abbia una delle nazionalità ammissibili alla ricollocazione).

Nella relazione odierna la Commissione prende atto dell'impegno profuso da alcuni Stati membri e invita tutti a prevedere una programmazione efficace per aumentare gli impegni e i trasferimenti di ricollocazione nei prossimi sei mesi. Anche ridurre i tempi di risposta alle richieste di ricollocazione è un elemento essenziale per attuare con successo il programma di ricollocazione. I controlli di sicurezza continuano ad allungare notevolmente i tempi di risposta, che a volte superano il termine di due mesi fissato nella decisione del Consiglio. La Commissione invita inoltre tutti i soggetti interessati a intensificare la ricollocazione delle persone vulnerabili, in particolare i minori non accompagnati.

Contesto

Con il meccanismo temporaneo di ricollocazione di emergenza, istituito da due decisioni del Consiglio del settembre 2015, gli Stati membri si sono impegnati a ricollocare 160 000 persone dall'Italia e dalla Grecia (ed eventualmente da altri Stati membri) entro settembre 2017.

L'8 giugno 2015 la Commissione ha adottato una proposta su un programma europeo di reinsediamento, in seguito alla quale gli Stati membri hanno convenuto il 20 luglio 2015 di reinsediare 22 504 persone con un evidente bisogno di protezione internazionale, in linea con le cifre presentate dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).

A seguito del vertice dei leader dell'UE con la Turchia del 29 novembre 2015, è stato adottato il piano d'azione UE-Turchia. Il programma volontario di ammissione proposto dalla Commissione il 15 dicembre 2015 è un elemento fondamentale del piano, volto ad aiutare la Turchia a gestire i rifugiati e a offrire un canale sicuro e legale alle persone bisognose di protezione.

Il Consiglio europeo del 7 marzo ha sollecitato un'accelerazione nell'attuazione della ricollocazione per alleviare la situazione umanitaria in Grecia. La relazione odierna risponde alle conclusioni del Consiglio e all'impegno assunto dalla Commissione nella tabella di marcia "Ritorno a Schengen".

La dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016 prevede che, per ogni siriano rinviato dalla Turchia dalle isole greche, un altro siriano sia ricollocato dalla Turchia nell'UE. Questo principio si applica dal 4 aprile 2016. La priorità è data ai migranti che non sono entrati o non hanno cercato di entrare irregolarmente nell'UE in precedenza.

In seguito alla dichiarazione UE-Turchia, il 21 marzo la Commissione ha adottato una proposta il cui scopo è mettere a disposizione 54 000 posti non ancora assegnati sui 160 000 previsti per le ricollocazioni ai fini del reinsediamento nell'UE dei siriani provenienti dalla Turchia.

Il 16 marzo la Commissione ha adottato la prima relazione su ricollocazione e reinsediamento. La seconda e la terza relazione sono state adottate rispettivamente il 12 aprile e il 18 maggio.

Per ulteriori informazioni

Comunicazione della Commissione: Quarta relazione su ricollocazione e reinsediamento

Allegato: Ricollocazioni dalla Grecia entro il 14 giugno

Allegato: Ricollocazioni dall'Italia entro il 14 giugno

Allegato: Situazione dei reinsediamenti al 10 giugno

SCHEDA INFORMATIVA — Ricollocazione e reinsediamento — Situazione attuale

SCHEDA INFORMATIVA: Gestire la crisi dei rifugiati: Sostegno finanziario dell'UE alla Grecia

Agenda europea sulla migrazione

Decisione del Consiglio sulla ricollocazione di 40 000 persone dall'Italia e dalla Grecia

Decisione del Consiglio sulla ricollocazione di 120 000 persone dall'Italia e dalla Grecia

Conclusioni del Consiglio sul reinsediamento di 20 000 persone bisognose di protezione internazionale

Comunicato stampa Programma volontario di ammissione umanitaria gestito con la Turchia per i rifugiati provenienti dalla Siria

Raccomandazione della Commissione per un programma volontario di ammissione umanitaria gestito con la Turchia

Dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016

Proposta di decisione del Consiglio che modifica la decisione (UE) 2015/1601 del Consiglio, del 22 settembre 2015, che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 14 giugno 2016. In attuazione dell'Agenda europea sulla sicurezza la Commissione presenta oggi ulteriori misure destinate ad assistere gli Stati membri nella prevenzione e nel contrasto della radicalizzazione che porta al terrorismo.

Il contrasto della radicalizzazione violenta che porta al terrorismo è in primo luogo responsabilità degli Stati membri e dei soggetti competenti a livello locale, regionale e nazionale, ma la radicalizzazione, come il terrorismo, non conosce confini, come si è potuto constatare con gli eventi che hanno portato agli attacchi di Parigi e Bruxelles. Per questo la Commissione europea sta definendo una serie di iniziative per sostenere gli sforzi compiuti dagli Stati membri in diversi settori di intervento; tali iniziative spaziano dalla promozione dell'istruzione inclusiva e dei valori comuni al contrasto della propaganda estremista su internet e alla radicalizzazione nelle carceri.

Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione, ha dichiarato: "I recenti attacchi terroristici hanno dimostrato come alcuni giovani europei siano facile preda di un'ideologia di morte e di distruzione che li strappa alle famiglie e agli amici e li porta a rivoltarsi contro la loro stessa società. C'è bisogno di una risposta decisa da parte della società nel suo insieme, per prevenire la radicalizzazione e rafforzare i legami che ci uniscono. L'UE dovrebbe contribuire per quanto possibile."

Con la proposta di oggi la Commissione definisce sette aree specifiche in cui le azioni mirate a livello dell'UE possono apportare un valore aggiunto.

·         Contrastare la propaganda terroristica e gli incitamenti all'odio illegali online: lavorare con il settore delle tecnologie dell'informazione per fermare la diffusione dei contenuti illegali che incitano alla violenza, sostenere lo sviluppo di argomentazioni alternative positive da parte della società civile e sviluppare l'alfabetizzazione mediatica per far sì che i giovani valutino le informazioni in modo critico.

·         Affrontare il problema della radicalizzazione nelle carceri: scambiare esperienze tra Stati membri al fine di elaborare orientamenti su meccanismi e programmi per prevenire e contrastare la radicalizzazione nelle carceri e promuovere la riabilitazione e la reintegrazione.

·         Promuovere un'istruzione inclusiva e i valori comuni dell'UE: utilizzare finanziamenti dal programma Erasmus+ per sostenere progetti volti a promuovere l'inclusione sociale, i nostri valori comuni e la comprensione interculturale.

·         Promuovere una società inclusiva, aperta e resiliente e interagire con i giovani: per esempio, la Commissione svilupperà uno strumentario destinato a chi opera a più stretto contatto con i giovani e che servirà a individuare e affrontare la radicalizzazione violenta.

·         Rafforzare la collaborazione internazionale: l'UE aiuterà i paesi terzi che si confrontano con sfide analoghe nella lotta alla radicalizzazione attraverso strategie di enforcement e approcci rispettosi dei diritti umani.

·         Sostenere la ricerca, la raccolta di informazioni, il monitoraggio e le reti: produrre strumenti concreti e analisi strategiche per una migliore comprensione del processo di radicalizzazione, utilizzabili direttamente dalle forze di sicurezza e dai decisori degli Stati membri ed elaborate anche nel quadro del centro di eccellenza della rete per la sensibilizzazione alla radicalizzazione.

·         Prestare attenzione alla dimensione securitaria: per prevenire la radicalizzazione serve anche un approccio securitario di base con misure di contrasto delle sfide immediate e a lungo termine, come i divieti di viaggiare e la criminalizzazione dei viaggi verso paesi terzi a fini terroristici, già proposti dalla Commissione. Gli Stati membri devono aumentare la condivisione delle informazioni, sfruttare appieno i quadri di cooperazione e gli strumenti di informazione in materia di sicurezza e rafforzare l'interconnessione dei sistemi di informazione.

Contesto

Ad oggi si stima che circa 4 000 cittadini dell'UE si siano uniti a organizzazioni terroristiche in teatri di guerra come la Siria e l'Iraq. La maggioranza dei sospetti terroristi implicati nelle recenti atrocità terroristiche nell'UE era costituita di cittadini europei, nati e cresciuti nelle nostre società. L'UE sta rafforzando l'approccio securitario a tale problema, con un migliore scambio di informazioni in materia di sicurezza, frontiere e banche dati sulle migrazioni e un rafforzamento di Europol e del suo centro europeo antiterrorismo.

L'UE sostiene le iniziative degli Stati membri di lotta alla radicalizzazione da più di un decennio. L'Unione europea è impegnata ad aiutare gli Stati membri a fornire una risposta energica all'estremismo violento mediante una maggiore cooperazione in ambiti quali l'istruzione e un rafforzamento della resilienza delle nostre società.Dal 2005 le iniziative contro la radicalizzazione sono state guidate dalla strategia dell'UE volta a combattere la radicalizzazione e il reclutamento nelle fila del terrorismo. L'Agenda europea sulla sicurezza, adottata dalla Commissione il 28 aprile 2015, ha definito le azioni principali che permettono all'UE di rispondere in modo efficace al terrorismo e alle minacce per la sicurezza dell'UE nel periodo 2015-2020. La Commissione ha anche consolidato la rete dell'UE per la sensibilizzazione alla radicalizzazione (RAN) con l'apertura, il 1º ottobre 2015, del centro di eccellenza della rete per la sensibilizzazione alla radicalizzazione. Nell'ottobre 2015 la Commissione ha organizzato una riunione di alto livello alla presenza dei ministri della Giustizia per discutere la risposta di giustizia penale alla radicalizzazione, cui sono seguite le conclusioni del Consiglio che invitano allo scambio delle migliori pratiche in materia di deradicalizzazione nelle carceri e programmi di riabilitazione, formazione e finanziamento. A seguito degli attentati di Parigi e di Copenaghen, il 17 maggio 2015 la Commissione e i ministri dell'Istruzione hanno firmato la dichiarazione di Parigi sulla promozione della cittadinanza e dei valori comuni.

Per ulteriori informazioni

Comunicazione sulla prevenzione della radicalizzazione

 MEMO/16/2179

#PreventExtremism

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 1° giugno 2016. A distanza di un anno dall'entrata in vigore del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), la Commissione valuta che cosa nel piano di investimenti ha funzionato bene, che cosa va migliorato e come si prospetta il futuro.

A distanza di diciotto mesi da quando il Presidente Jean-Claude Juncker ha lanciato il piano di investimenti per l’Europa e di un anno dall’avvio del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), la Commissione fa il punto dei risultati ottenuti finora. Oggi la Commissione comunica gli insegnamenti tratti e presenta proposte precise per dare al FEIS una prospettiva futura ambiziosa.

Il Presidente Jean-Claude Juncker ha dichiarato: "Contrariamente alle previsioni più pessimistiche, il piano di investimenti funziona. Ogni giorno il Fondo europeo per gli investimenti strategici crea posti di lavoro e mobilita investimenti nell'economia reale. Per questo proponiamo di prorogarlo oltre il 2018. Dobbiamo dar prova di ambizione nel rilancio degli investimenti in Europa."

Il Vicepresidente Jyrki Katainen, responsabile del portafoglio "Occupazione, crescita, investimenti e competitività", ha aggiunto: "Insieme alla BEI abbiamo ottenuto grandi risultati negli ultimi 12 mesi. Abbiamo sostenuto progetti energetici innovativi, centri sanitari, progetti di sviluppo urbano e di banda larga ad alta velocità. Quasi 150 000 PMI possono accedere a nuovi finanziamenti. Abbiamo creato un polo che offre ai promotori di progetti servizi di consulenza e supporto tecnico. Abbiamo lanciato un nuovo portale in cui i promotori possono presentare i loro progetti agli investitori di tutto il mondo. Ma resta ancora da fare: dobbiamo continuare ad approfondire quel mercato unico che costituisce un'attrattiva unica nel suo genere dell’Unione, e gli Stati membri devono adoperarsi per eliminare gli ostacoli agli investimenti."

Risultati ottenuti

Il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) è il fulcro del piano di investimenti messo a punto dalla Commissione europea. Gestito dal gruppo BEI, procede sicuro e puntuale verso il conseguimento dell’obiettivo di mobilitare almeno 315 miliardi di EUR di investimenti aggiuntivi nell’economia reale entro il primo semestre 2018. Grazie alla garanzia di prima perdita fornita dal FEIS, la BEI ha potuto investire in un numero maggiore di progetti, talvolta più rischiosi, e in tempi più rapidi di quanto sarebbe stato possibile senza il FEIS. Nel complesso il FEIS è già attivo in 26 Stati membri e, in base agli interventi già approvati, dovrebbe mobilitare 100 miliardi di EUR di investimenti. Finora hanno fruito del FEIS soprattutto le piccole e medie imprese (PMI). Per incoraggiare un'attività più intensa del FEIS negli Stati membri rimasti indietro, la BEI e la Commissione perseguiranno una presenza più incisiva a livello locale.

Oggi abbiamo lanciato ufficialmente un altro elemento del piano di investimenti: il portale dei progetti di investimento europei (PPIE). Si tratta di una piattaforma online che riunisce i promotori di progetti europei e gli investitori dell’UE e del resto del mondo. Il portale aumenterà la visibilità dei progetti in cui investire in tutta l'Europa. Esisteva una domanda degli investitori in questo senso, e la Commissione l'ha soddisfatta. (Per un video sul nuovo portale, cliccare qui).

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Il polo europeo di consulenza sugli investimenti (PECI) offre assistenza tecnica e consulenza personalizzata ai promotori di progetti privati e pubblici. Ha già trattato oltre 160 richieste: l'avvio è quindi promettente, eppure la Commissione e la BEI si stanno adoperando per migliorare la dimensione locale dei servizi di consulenza prestati avvicinandoli alle imprese che ne dovrebbero beneficiare.

A febbraio la Commissione ha pubblicato orientamenti al fine di spiegare come abbinare al FEIS i Fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE) per mobilitare un massimo di investimenti. Una prima serie di progetti beneficia già concretamente di questo abbinamento, che sarà ulteriormente semplificato.

Infine, la Commissione ha già adottato una serie di misure per migliorare il contesto imprenditoriale e le condizioni di finanziamento nell'ambito del terzo pilastro del piano di investimenti. Una delle iniziative avviate è la riduzione della copertura patrimoniale richiesta alle imprese di assicurazione e di riassicurazione. Le imprese di assicurazione avevano comunicato alla Commissione che alcune norme del quadro di solvibilità II le scoraggiavano dall’investire in infrastrutture, e ora questo ostacolo è stato eliminato. La Commissione valuterà l'opportunità di ridurre analogamente la copertura patrimoniale delle banche per le esposizioni infrastrutturali, tenendo conto delle discussioni sul trattamento a fini di requisiti patrimoniali delle esposizioni bancarie. Per facilitare gli investimenti in venture capital in Europa, la Commissione proporrà anche di apportare alcune modifiche al quadro normativo sul venture capital. Insieme a Eurostat la Commissione preciserà e, se necessario, rivedrà gli orientamenti relativi agli aspetti contabili dei partenariati pubblico-privati. Per offrire maggiore certezza giuridica agli investitori per quanto riguarda il finanziamento delle infrastrutture, la Commissione ha fornito indicazioni pratiche su ciò che costituisce aiuto di Stato sotto forma di una comunicazione relativa alla nozione di aiuto di Stato.

La comunicazione sulla concretizzazione del programma per il mercato unico, pubblicata anch'essa oggi, espone i diversi filoni delle attività che sono state o saranno svolte a livello di UE per creare un contesto favorevole alle imprese nell'intento di incentivare l’innovazione e investire nelle persone: si spazia dalla creazione di un mercato unico digitalealla realizzazione di un effettivo mercato transfrontaliero dei servizi, dalla semplificazione delle norme sull'IVA al miglioramento dell’accesso al venture capital per le imprese in fase di avviamento e all'investimento nelle competenze. La Commissione collabora inoltre con il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) per creare un fondo di fondi di venture capital paneuropeo che combini finanziamenti pubblici e capitale privato in modo da offrire ulteriori incentivi alle nuove imprese e aumentarne la scala. Gli Stati membri devono inoltre proseguire sulla strada delle riforme strutturali per eliminare le strozzature e gli oneri burocratici che ostacolano gli investimenti.

Prospettiva futura del FEIS

Muovendo dai risultati positivi ottenuti, la Commissione propone per il futuro le prospettive seguenti.

·         Sulla scia dei successi ottenuti finora, un FEIS potenziato sarà prorogato oltre il triennio iniziale per colmare le restanti carenze e fallimenti del mercato e continuare a mobilitare, con "addizionalità" rafforzata, i finanziamenti del settore privato a favore di investimenti di importanza fondamentale per la creazione di occupazione, la crescita e la competitività future dell'Europa. La Commissione presenterà in autunno proposte legislative per prorogare la durata del FEIS, tenendo conto dei vincoli di bilancio.

·         Uno dei maggiori successi del FEIS è il forte interesse e la grande partecipazione delle banche intermediarie di tutta l’Unione alla fornitura di finanziamenti alle PMI tramite il cosiddetto sportello PMI del FEIS. Lo sportello sarà potenziato entro breve, nel quadro attualmente in vigore, a vantaggio delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione di tutti gli Stati membri. La Commissione collaborerà con il comitato direttivo del FEIS per sfruttare tutte le possibilità di potenziamento dello sportello PMI offerte dal regolamento sul FEIS.

·         La Commissione vaglierà la possibilità di ricalcare il modello del FEIS per gli investimenti nei paesi terzi in via di sviluppo.

·         Sarà semplificato ulteriormente l'abbinamento tra sostegno del FEIS e fondi SIE e saranno eliminati gli ostacoli normativi e di altro tipo che lo intralciano.

·         Sarà potenziato il polo di consulenza per aumentarne la capacità d'intervento a livello locale e per intensificarne la collaborazione con le banche nazionali di promozione.

·         Sarà incoraggiata ulteriormente l’istituzione di piattaforme d’investimento con una forte partecipazione della Commissione, del gruppo BEI, delle banche nazionali di promozione e di altri operatori del settore. Quest'aspetto è particolarmente importante per portare i progetti piccoli a raggiungere una scala critica.

·         L’efficienza energetica è indubbiamente uno dei comparti industriali che ha riscosso maggior successo nell'ambito del FEIS. Il FEIS continuerà a contribuire allo sviluppo del mercato dei progetti sostenibili/verdi incoraggiando lo sviluppo di un mercato delle obbligazioni verdi in Europa e un migliore coordinamento delle attività in corso.

·         La Commissione continuerà a realizzare risultati in relazione alle priorità per il mercato unico. Insieme a Eurostat la Commissione preciserà e, se necessario, rivedrà gli orientamenti relativi agli aspetti contabili dei partenariati pubblico-privati.

·         Gli Stati membri dovrebbero inoltre stabilire priorità chiare, preparare progetti concreti di investimento con l’aiuto del polo di consulenza (in particolare per i progetti transfrontalieri) e strutturare i progetti in modo ottimale così da assicurare un maggior ricorso agli strumenti finanziari. Nel contesto del semestre europeo gli Stati membri dovrebbero dare attuazione alle raccomandazioni specifiche per paese volte a superare gli ostacoli nazionali agli investimenti.

Per ulteriori informazioni

Per ulteriori informazioni sui temi del presente comunicato stampa, cfr. il corrispondente memo.

Per l'elenco completo dei progetti il cui finanziamento è già stato approvato nel contesto del FEIS, cliccare qui.

Per l'elenco completo delle convenzioni con le PMI il cui finanziamento è già stato approvato nel contesto del FEIS, cliccare qui.

Per i dati aggiornati sul FEIS con la ripartizione per settore e paese, cliccare qui.

Per ulteriori informazioni sul piano di investimenti in genere, cfr. le domande e risposte.

Contesto

La crisi economica ha provocato una netta diminuzione degli investimenti in tutta Europa. È perciò necessario un impegno collettivo e coordinato a livello europeo per invertire questa tendenza negativa e riportare l'Europa sulla via della ripresa economica. Sono disponibili livelli adeguati di risorse da mobilitare in tutta l'UE a sostegno degli investimenti. Non esiste un'unica risposta semplice, la crescita non si attiva schiacciando un pulsante e non vi è una soluzione universalmente valida. La Commissione ha definito un approccio economico basato su tre pilastri: riforme strutturali per riportare l’Europa sul cammino della crescita; responsabilità di bilancio per ripristinare la solidità delle finanze pubbliche e rinsaldare la stabilità finanziaria; investimenti per rilanciare una crescita sostenibile nel tempo.

Il piano di investimenti per l'Europa è al centro di tale strategia. Mira a rimuovere gli ostacoli agli investimenti, a dare visibilità e assistenza tecnica ai progetti di investimento e a usare in modo più intelligente le risorse finanziarie nuove ed esistenti. In vigore da un anno, il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) mostra già risultati.

Finanziamenti del FEIS – dati aggiornati

Finora la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha approvato 64 progetti di finanziamento nell'ambito del FEIS, per un volume di finanziamenti pari a 9,3 miliardi di EUR. Il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) ha approvato convenzioni di finanziamento per 185 PMI, con un finanziamento complessivo del FEIS pari a 3,5 miliardi di EUR. Si prevede che ne beneficeranno circa 141 800 PMI e imprese a media capitalizzazione. Le operazioni, che interessano 26 Stati membri, dovrebbero mobilitare complessivamente oltre 100 miliardi di EUR in investimenti.

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