dall'Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Dal 1° settembre al 20 ottobre le scuole superiori possono iscriversi al concorso annuale di traduzione Juvenes Translatores compilando il modulo online disponibile sul sito del concorso. La prova di traduzione si svolgerà il 26 novembre in contemporanea in tutte le scuole partecipanti.

Saranno ammesse al concorso 751 scuole di tutti i paesi dell’UE (73 per l'Italia), ciascuna delle quali potrà iscrivere da 2 a 5 alunni nati nel 1999. Gli alunni tradurranno un testo da una lingua a loro scelta tra le 24 lingue ufficiali della UE verso una delle 23 rimanenti lingue ufficiali: ben 552 combinazioni linguistiche possibili! Per l'edizione di quest'anno i testi da tradurre avranno come tema lingue e traduzione.

I traduttori della Commissione europea correggeranno i testi e sceglieranno la traduzione migliore per ciascuno Stato membro. I vincitori saranno invitati a Bruxelles per partecipare alla cerimonia di premiazione, che avrà luogo nella primavera del 2017. L'anno scorso la migliore giovane traduttrice italiana è stata la siciliana Gabriella Grassiccia dell'IIS Giovanni Verga di Modica.

Per maggiori informazioni:

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Sito del concorso: ec.europa.eu/translatores

DG Traduzione: ec.europa.eu/dgs/translation

Facebook.com/translatores

@translatores

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 1° septembre 2016. La Commissione europea ha approvato la proposta di joint venture in Italia tra le imprese di telecomunicazioni Hutchison e VimpelCom, a norma del regolamento UE sulle concentrazioni. L’approvazione è subordinata alla cessione di attività in misura sufficiente a consentire l’ingresso sul mercato di un nuovo operatore.

La decisione di oggi è il risultato di un’indagine approfondita sull’operazione che prevede la fusione di WIND (controllata di VimpelCom) e di H3G (controllata di Hutchison), rispettivamente terzo e quarto operatore sul mercato italiano al dettaglio dei servizi di telefonia mobile. Le misure correttive strutturali effettive proposte da Hutchison e da VimpelCom sciolgono tutte le riserve sollevate dalla Commissione sotto il profilo della concorrenza. Esse infatti consentiranno l’ingresso sul mercato italiano di un nuovo operatore di rete mobile, la società di telecomunicazioni francese Iliad. In questo modo le parti possono crescere sfruttando i vantaggi della fusione delle rispettive attività, mentre gli utenti italiani di telefonia mobile continueranno a beneficiare di una concorrenza effettiva.

Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, ha dichiarato: “I servizi di telefonia mobile sono diventati una necessità quotidiana. La decisione di oggi fa sì che in Italia il settore rimanga competitivo, in modo che i consumatori possano continuare a godere di servizi mobili innovativi a prezzi equi e su reti di qualità. Possiamo approvare l’accordo perché Hutchison e VimpelCom hanno proposto misure correttive considerevoli, che consentono a un nuovo operatore di rete mobile, Iliad, di accedere al mercato italiano.

Questo caso dimostra che in Europa le società di telecomunicazioni possono crescere non solo consolidandosi all’interno dello stesso paese, fatta salva la concorrenza effettiva, ma anche espandendosi oltrefrontiera, come Iliad in questo caso.

Il mercato italiano della telefonia mobile

In Italia la telefonia mobile, che conta quattro operatori, H3G, WIND, TIM e Vodafone, è un mercato competitivo.

Oltre ai quattro operatori, sul mercato al dettaglio sono attivi alcuni operatori “virtuali”, i più importanti dei quali sono Fastweb e PosteMobile. Questi operatori virtuali non sono proprietari delle reti che usano per fornire servizi mobili ai consumatori italiani: hanno invece concluso accordi con uno degli operatori di rete mobile per poterne usare la rete a tariffe all’ingrosso.

Riserve della Commissione sotto il profilo della concorrenza

A parere della Commissione l’operazione notificata avrebbe ridotto la concorrenza sul mercato e impedito agli operatori virtuali di competere:

1.   l’operazione avrebbe eliminato la concorrenza tra due operatori forti e creato il più grande operatore nel mercato italiano della telefonia mobile al dettaglio. H3G, il più recente arrivato nel mercato italiano, è stato un importante catalizzatore della concorrenza. Anche WIND ha svolto un ruolo competitivo di rilievo. L’operazione avrebbe lasciato solo due operatori ad affrontare la joint venture: TIM e Vodafone. La joint venture sarebbe quindi stata molto meno stimolata a competere con TIM e Vodafone e anche questi ultimi avrebbero avuto meno incentivi a competere. L’analisi della Commissione ha inoltre evidenziato che verosimilmente l’operazione avrebbe comportato meno possibilità di scelta e un calo nella qualità dei servizi per i consumatori, e che i prezzi al dettaglio della telefonia mobile praticati da tutti gli operatori sarebbero aumentati in misura superiore che in assenza di accordo;

2.   l’operazione non solo avrebbe comportato una riduzione del numero dei concorrenti e l’eliminazione di H3G come catalizzatore della concorrenza, ma avrebbe anche creato un mercato con tre concorrenti che avrebbero avuto quote di mercato simili. Grazie a questi fattori sarebbe stato più semplice e probabile, per i tre rimanenti operatori di rete mobile (la joint venture, TIM e Vodafone), coordinare il loro comportamento concorrenziale in modo stabile; da lì a far salire ancora i prezzi al dettaglio della telefonia mobile a scapito dei consumatori italiani, il passo sarebbe stato breve;

3.   l’operazione avrebbe ridotto il numero degli operatori di rete mobile effettivamente disposti ad ospitare gli operatori virtuali. Questi infatti offrono servizi mobili ai consumatori finali contando sull’accesso alla rete fisica degli operatori di telefonia mobile. In esito all’operazione, alcuni operatori virtuali già sul mercato italiano ed altri interessati ad accedervi avrebbero avuto meno scelta tra le reti ospitanti e quindi si sarebbero trovati in una posizione negoziale più debole per ottenere condizioni favorevoli di accesso all’ingrosso.

Misure correttive proposte

Le parti hanno proposto misure correttive che sciolgono tutte le riserve della Commissione, ossia prevedono la cessione di attività sufficienti a consentire l’ingresso sul mercato italiano di un nuovo, quarto operatore di rete mobile. Questa soluzione compensa la perdita di concorrenza e assicura che l’operazione non penalizzi gli utenti italiani.

Le parti hanno proposto l’operatore di telecomunicazioni francese Iliad come acquirente delle suddette attività. Iliad è riuscito collocarsi al quarto posto nel mercato francese della telefonia mobile e dispone delle conoscenze e competenze necessarie per operare, investire e innovare nel mercato italiano. La decisione di oggi approva inoltre Iliad quale acquirente delle attività cedute da Hutchison e VimpelCom (secondo un sistema preventivo di misure correttive).

Più precisamente, le misure correttive sono:

1.   la cessione al nuovo operatore di una determinata quantità dello spettro radio mobile della joint venture proveniente da diverse bande di frequenza (900 MHz, 1 800 MHz, 2 100 MHz e 2 600 MHz);

2.   il trasferimento/co-locazione (ossia condivisione) di varie migliaia di siti per l’installazione di stazioni base mobili dalla joint venture al nuovo operatore; e

3.   un accordo transitorio (per l’accesso a 2G, 3G e 4G, e a nuove tecnologie) che permette al nuovo operatore di usare la rete della joint venture per offrire ai clienti servizi mobili a livello nazionale fino a quando non abbia costituito la propria rete.

Il trasferimento dei blocchi di frequenze e dei siti di stazioni base mobili permetterà al nuovo operatore di sviluppare e lanciare la propria rete in Italia e di proporsi come quarto operatore di telefonia mobile, fornendo servizi al dettaglio ai consumatori e servizi di accesso all’ingrosso agli operatori virtuali di rete.

The infographic is available in high resolution here.

La Commissione ha ritenuto che le misure correttive proposte rispondano alle sue preoccupazioni, in quanto consentono a un nuovo operatore, Iliad, di accedere al mercato italiano di telefonia mobile. In questo modo si mantengono gli incentivi a investire in tecnologie innovative e si assicura che i consumatori continuino a beneficiare di una concorrenza effettiva.

Per questi motivi, la Commissione ha approvato l’operazione a norma del regolamento UE sulle concentrazioni, purché siano rispettate le condizioni stabilite.

Norme e procedure di controllo delle concentrazioni

La Commissione ha il compito di valutare le concentrazioni e le acquisizioni che interessano imprese il cui fatturato supera determinate soglie (cfr. articolo 1 del regolamento sulle concentrazioni) e di impedire le concentrazioni che ostacolino in modo significativo una concorrenza effettiva nello Spazio economico europeo o in una parte sostanziale di esso.

La maggior parte delle concentrazioni notificate non pone problemi sotto il profilo della concorrenza e viene autorizzata dopo i controlli di routine. La Commissione dispone di norma di 25 giorni lavorativi dalla notifica dell’operazione per decidere se approvarla (fase I) oppure avviare un’indagine approfondita (fase II). Attualmente sono in corso indagini approfondite (fase II) su altri tre casi di concentrazione:

·         il progetto di acquisizione del produttore francese di materiale ferroviario Faiveley da parte della società statunitense Wabtec (decisione prevista entro il 24 ottobre 2016);

·         il progetto di concentrazione di Dow e DuPont, entrambe società statunitensi (decisione prevista entro il 20 dicembre 2016);

·         il progetto di acquisizione del gestore greco del sistema di trasporto del gas DESFA da parte di SOCAR, compagnia petrolifera di Stato dell’Azerbaigian.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito web Concorrenza della Commissione, nel registro pubblico dei casi, con il numero M.7758.

IP/16/2932

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 25031-08-2016. La Commissione ha presentato oggi una proposta al Parlamento europeo e al Consiglio per la designazione del 2018 quale Anno europeo del patrimonio culturale. L'obiettivo è mettere in evidenza il ruolo del patrimonio culturale dell'Europa nel promuovere la consapevolezza di una storia e di un'identità condivise.

Dai siti archeologici all'architettura, dai castelli medievali alle tradizioni popolari fino alle arti, il patrimonio culturale dell'Europa è il cuore pulsante dell'identità e della memoria collettiva dei cittadini europei. La ricca diversità dell'UE a livello nazionale, regionale e locale è un impareggiabile catalizzatore di interazioni tra persone di ogni età, contesto sociale e cultura. A livello locale, il patrimonio culturale dell'Europa incentiva la coesione e l'integrazione sociale mediante la riqualificazione di zone degradate, la creazione di posti di lavoro radicati nel territorio e la promozione del sentimento di appartenenza a una comunità. Ciò accade anche a livello dell'UE, ad esempio quando visitatori europei e del resto del mondo esplorano l'abbazia di Cluny in Francia, l'Archivio della Corona di Aragona in Spagna o i cantieri navali storici di Danzica in Polonia.

Per queste ragioni, in particolare in un momento in cui i tesori culturali mondiali sono minacciati e deliberatamente distrutti nelle zone di conflitto, la Commissione ritiene che il patrimonio culturale meriti un Anno europeo nel 2018. Tibor Navracsics, Commissario europeo per l'Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport, ha dichiarato: "Il nostro patrimonio culturale è non solo la memoria del nostro passato, ma anche la chiave del nostro futuro. L'Anno europeo del patrimonio culturale costituirà un'occasione per sensibilizzare in merito all'importanza sociale ed economica del patrimonio culturale e promuovere l'eccellenza europea nel settore. Chiedo al Parlamento europeo e al Consiglio di sostenere la nostra proposta e invito tutte le parti interessate a contribuire al successo dell'Anno europeo."

Il patrimonio culturale europeo riveste anche un importante ruolo economico, con 300 000 posti di lavoro diretti e 7,8 milioni di posti di lavoro indirettamente collegati al settore in Europa, ad esempio nel turismo, nell'edilizia e in servizi ausiliari quali i trasporti, l'interpretariato, la manutenzione e la sicurezza. In Francia, il patrimonio culturale ha generato nel solo 2011 8,1 miliardi di euro provenienti dalla gestione di musei, attrazioni turistiche, edifici e siti storici, nonché biblioteche e archivi.

Il 2018, Anno europeo del patrimonio culturale, sarà un'occasione per mettere in luce l'importanza della cultura europea e ciò che l'UE può fare in materia di salvaguardia, digitalizzazione, infrastrutture, ricerca e sviluppo delle competenze, per citare solo alcuni dei settori sostenuti da programmi di finanziamento dell'UE, come Europa creativa. In tutta Europa saranno organizzati eventi e attività informative, didattiche e di sensibilizzazione. L'Anno europeo costituirà un'opportunità per cercare soluzioni a problemi quali i tagli ai bilanci pubblici per la cultura, il calo della partecipazione ad attività culturali tradizionali, le pressioni ambientali sui siti del patrimonio culturale, il mutamento delle catene del valore e la trasformazione digitale. In linea con la recente comunicazione congiunta "Verso una strategia dell'Unione europea per le relazioni culturali internazionali", l'iniziativa promuoverà la salvaguardia del patrimonio culturale quale elemento essenziale delle politiche esterne dell'UE, cercando le modalità per far fronte alla distruzione illecita del patrimonio culturale nelle zone di conflitto e al traffico illegale di beni culturali.

Per ulteriori informazioni

Proposta della Commissione per una decisione relativa alla designazione del 2018 quale Anno europeo del patrimonio culturale

Agenda europea per la cultura

Conclusioni del Consiglio relative al patrimonio culturale come risorsa strategica per un'Europa sostenibile

Comunicazione della Commissione: "Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l'Europa"

Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015

Relazione "Cultural Heritage Counts for Europe"

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 30 agosto 2016. La Commissione europea ha concluso che l'Irlanda ha concesso ad Apple vantaggi fiscali indebiti per un totale di 13 miliardi di EUR. Tale trattamento è illegale ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato poiché ha permesso ad Apple di versare molte meno imposte di altre imprese. L'Irlanda deve ora recuperare l'aiuto illegale.

Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, ha dichiarato: "Gli Stati membri non possono concedere vantaggi fiscali a determinate società e non a altre: tale trattamento è illegale ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato. L'indagine della Commissione ha portato a concludere che l'Irlanda ha concesso ad Apple vantaggi fiscali illegali che hanno consentito alla società di versare per lunghi anni molte meno imposte di altre imprese. Il trattamento selettivo di cui ha goduto ha infatti permesso ad Apple di pagare sugli utili europei un'aliquota effettiva dell'imposta sulle società pari all'1 per cento nel 2003, scesa poi fino allo 0,005 per cento del 2014."

Un'indagine approfondita sull'aiuto di Stato avviata nel giugno 2014 ha portato la Commissione europea a concludere che due ruling fiscali emanati dall'Irlanda nei confronti di Apple hanno considerevolmente e artificialmente abbassato le imposte che la società ha versato in tale Stato membro a partire dal 1991. I ruling approvavano modalità di determinazione degli utili imponibili di due società di diritto irlandese appartenenti al gruppo Apple (Apple Sales International e Apple Operations Europe) non corrispondenti alla realtà economica: la quasi totalità degli utili sulle vendite registrati dalle due società veniva imputata internamente a una "sede centrale". Dall'analisi della Commissione è emerso che queste "sedi centrali" esistevano solo sulla carta e non potevano aver generato tali utili. In virtù di specifiche disposizioni del diritto tributario irlandese oggi non più in vigore, gli utili attribuiti alle "sedi centrali" non erano soggetti a tassazione in nessun paese. Grazie al metodo di assegnazione avallato con i ruling fiscali, Apple ha pagato sugli utili di Apple Sales International soltanto un'aliquota effettiva dell'imposta sulle società che dall'1% del 2003 è via via scesa fino allo 0,005% del 2014.

Questo trattamento fiscale selettivo riservato ad Apple in Irlanda è illegale ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato perché conferisce alla società un vantaggio considerevole rispetto ad altre imprese soggette alla stessa normativa tributaria nazionale. La Commissione ha facoltà di ordinare il recupero degli aiuti di Stato illegali per il decennio precedente la sua prima richiesta di informazioni, che risale al 2013. L'Irlanda deve ora recuperare le imposte che Apple non le ha versato per il periodo dal 2003 al 2014, per un totale di 13 miliardi EUR più interessi.

Di fatto, il trattamento fiscale di cui ha goduto in Irlanda ha consentito ad Apple di eludere le imposte sulla quasi totalità degli utili generati dalle vendite dei suoi prodotti in tutto il mercato unico dell'UE, avendo Apple deciso di registrare tutte le vendite in Irlanda piuttosto che nei paesi nei quali venivano venduti i prodotti. Questa struttura, tuttavia, esula dalla sfera di competenza dell'UE in materia di controllo degli aiuti di Stato. Qualora altri paesi dovessero imporre ad Apple di versare maggiori imposte sugli utili delle due società nello stesso periodo in forza della propria normativa tributaria nazionale, si ridurrebbe l'importo che deve recuperare l'Irlanda.

La struttura fiscale di Apple in Europa

Apple Sales International e Apple Operations Europe sono due società di diritto irlandese detenute al 100% dal gruppo Apple sotto il controllo apicale della società madre statunitense, la Apple Inc. Le due società succitate detengono i diritti d'uso della proprietà intellettuale di Apple per la vendita e la fabbricazione di prodotti Apple al di fuori del Nord e Sudamerica, in forza di un "accordo di ripartizione dei costi" con Apple Inc. Tale accordo prevede che Apple Sales International e Apple Operations Europe effettuino versamenti annuali a favore di Apple negli USA per finanziare le attività di ricerca e sviluppo svolte negli Stati Uniti per conto delle società irlandesi. I versamenti, dell'ordine di circa 2 miliardi di USD nel 2011, sono considerevolmente aumentati nel 2014. Tali spese, sostenute principalmente da Apple Sales International, hanno contribuito a finanziare oltre la metà del totale delle attività di ricerca svolte dal gruppo Apple negli Stati Uniti per sviluppare la sua proprietà intellettuale a livello mondiale. Ogni anno, queste spese vengono dedotte dagli utili registrati da Apple Sales International e Apple Operations Europe in Irlanda, conformemente alle norme vigenti.

Gli utili imponibili di Apple Sales International e Apple Operations Europe in Irlanda sono determinati da un ruling fiscale concesso dall'Irlanda nel 1991 e sostituito nel 2007 da un secondo ruling analogo. Questo ruling fiscale è decaduto nel 2015, quando Apple Sales International e Apple Operations Europe hanno modificato le rispettive strutture.

Apple Sales International

Apple Sales International è responsabile dell'acquisto di prodotti Apple dai costruttori di tutto il mondo e della vendita di tali prodotti in Europa (nonché in Medioriente, Africa e India). Apple ha organizzato le vendite in Europa in modo tale che contrattualmente i clienti acquistassero i prodotti da Apple Sales International in Irlanda invece che dai negozi che li vendevano materialmente. Così facendo Apple registrava tutte le vendite, e i conseguenti utili, direttamente in Irlanda.

I due ruling fiscali emanati dall'Irlanda riguardavano l'assegnazione interna di tali utili a Apple Sales International (invece che alla più ampia struttura di vendita di Apple in Europa). Nello specifico, approvavano una ripartizione degli utili a fini fiscali in Irlanda: il metodo concordato prevedeva che a livello interno la maggior parte degli utili non venisse assegnata in Irlanda, bensì a una "sede centrale" di Apple Sales International. Tale "sede centrale" non era ubicata in nessun paese, non aveva né dipendenti né uffici propri e le sue attività consistevano esclusivamente in sporadiche riunioni del consiglio di amministrazione. Solo una piccola quota degli utili di Apple Sales International veniva assegnata alla sua filiale irlandese e assoggettata a imposta in Irlanda. La quota rimanente, ossia la stragrande maggioranza degli utili, veniva assegnata alla "sede centrale", dove non veniva tassata.

Di conseguenza, veniva tassata in Irlanda solo una piccola percentuale degli utili di Apple Sales International, mentre il resto non veniva tassato da nessuna parte. Ad esempio, nel 2011 (secondo le cifre comunicate durante audizioni pubbliche del Senato USA) Apple Sales International ha registrato utili per 22 miliardi di USD (circa 16 miliardi di EUR[1]) ma a norma del ruling fiscale solo 50 milioni di EUR circa erano considerati imponibili in Irlanda: rimanevano quindi 15,95 miliardi di EUR di utili non tassati. Di conseguenza, nel 2011 Apple Sales International ha versato in Irlanda un'imposta societaria che non raggiunge i 10 milioni di EUR, corrispondenti a un'aliquota effettiva dello 0,05% dei suoi utili annuali complessivi. Negli anni successivi gli utili registrati da Apple Sales International hanno continuato a crescere, ma non quelli considerati imponibili in Irlanda secondo il ruling fiscale. Pertanto l'aliquota effettiva è diminuita ulteriormente, fino a scendere ad appena lo 0,005% nel 2014.

Apple Operations Europe

I medesimi due ruling fiscali del 1991 e del 2007 hanno consentito a Apple Operations Europe di beneficiare di un regime fiscale analogo nello stesso periodo. La società era responsabile della fabbricazione di alcune linee di computer per il gruppo Apple. Anche la maggior parte degli utili di questa società veniva assegnata a livello interno alla sua "sede centrale" e non veniva tassata da nessuna parte.

Analisi della Commissione

Di per sé i ruling fiscali sono strumenti perfettamente legali: si tratta di lettere di patronage emesse dalle autorità fiscali che spiegano a una determinata impresa le modalità per il calcolo delle imposte societarie o l’applicazione di alcune disposizioni fiscali speciali.

Il controllo degli aiuti di Stato nell'ambito dell'UE ha lo scopo di garantire che gli Stati membri non riservino a determinate società, tramite ruling fiscali o altrimenti, un trattamento fiscale migliore rispetto ad altre. Più specificamente, gli utili devono essere ripartiti tra le società di uno stesso gruppo, e tra le diverse articolazioni di una stessa società, in modo corrispondente alla realtà economica. Ciò significa che la ripartizione deve essere conforme ad accordi che intervengono a condizioni commerciali tra imprese indipendenti (il "principio di libera concorrenza").

In particolare, l'indagine della Commissione sull'aiuto di Stato ha riguardato due ruling fiscali consecutivi emanati dall'Irlanda, che approvavano un metodo per assegnare a livello interno gli utili di Apple Sales International e Apple Operations Europe,due società di diritto irlandese. È stato analizzato se tale metodo approvato di calcolo degli utili imponibili di ciascuna società in Irlanda conferisse ad Apple un vantaggio indebito, che ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato è illegale.

L'indagine della Commissione ha dimostrato che i ruling fiscali emanati dall'Irlanda approvavano un'assegnazione interna artificiale degli utili di Apple Sales International e Apple Operations Europe, priva di giustificazione fattuale o economica. In conseguenza dei ruling fiscali, la maggior parte degli utili di vendita di Apple Sales International veniva assegnata alla sua "sede centrale" allorché tale sede non aveva la capacità operativa di gestire l'attività di distribuzione, né peraltro nessun'altra attività sostanziale. Soltanto la filiale irlandese di Apple Sales International disponeva della capacità necessaria per generare reddito dall'attività commerciale, ossia dalla distribuzione dei prodotti Apple. Gli utili di vendita di Apple Sales International avrebbero quindi dovuto essere registrati presso la filiale irlandese e lì tassati.

La "sede centrale" non aveva né dipendenti né uffici propri. Le uniche attività che possono essere collegate alle "sedi centrali" sono poche decisioni dei membri del consiglio di amministrazione (molti dei quali lavoravano contemporaneamente a tempo pieno come dirigenti di Apple Inc.) riguardanti la distribuzione dei dividendi, questioni amministrative e la gestione di tesoreria. Queste attività generavano utili in termini di interessi che, secondo l'analisi della Commissione, costituiscono gli unici utili attribuibili alle "sedi centrali".

Analogamente, soltanto la filiale irlandese di Apple Operations Europe disponeva della capacità necessaria per generare reddito dall'attività commerciale, ossia dalla produzione di alcune linee di computer per il gruppo Apple. Gli utili di vendita di Apple Operation Europe avrebbero quindi dovuto essere registrati presso la filiale irlandese e lì tassati.

Sulla scorta di tale analisi la Commissione ha tratto la conclusione che i ruling fiscali emanati dall'Irlanda approvavano un'assegnazione artificiale degli utili di vendita di Apple Sales International e Apple Operations Europe alle rispettive "sedi centrali", dove non erano tassati. Di conseguenza, i ruling fiscali consentivano ad Apple di versare molte meno imposte di altre imprese, il che è illegale ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato.

La decisione non mette in discussione il regime tributario irlandese in generale né l'aliquota dell'imposta sulle società applicata nel paese.

Inoltre, la struttura fiscale di Apple in Europa e il fatto che gli utili avessero potuto essere registrati nei paesi in cui le vendite avevano effettivamente luogo non sono aspetti disciplinati dalle norme UE sugli aiuti di Stato. Tuttavia, se gli utili fossero stati registrati in altri paesi, questo fatto potrebbe incidere sull'importo che l'Irlanda deve recuperare. 

Recupero

In linea di principio, le norme UE sugli aiuti di Stato impongono di recuperare l'aiuto di Stato incompatibile per eliminare la distorsione di concorrenza che ha creato. Le norme UE sugli aiuti di Stato non prevedono ammende né puniscono la società coinvolta: si limitano a ripristinare la parità di trattamento con le altre imprese.

Nella sua decisione la Commissione ha illustrato la metodologia di calcolo del valore del vantaggio competitivo indebito di cui ha goduto Apple. In particolare, l'Irlanda deve assegnare a ciascuna filiale tutti gli utili derivanti dalle vendite che in precedenza erano stati assegnati indirettamente alla "sede centrale" rispettiva di Apple Sales International e Apple Operations Europe, e applicare a tali utili riassegnati l'imposta societaria ordinaria prevista dall'Irlanda. La decisione non chiede la riassegnazione dei redditi da interessi delle due società ricollegabili alle attività della "sede centrale".

La Commissione può solo ordinare il recupero degli aiuti di Stato illegali per il decennio precedente la sua prima richiesta di informazioni al riguardo, che risale al 2013. L'Irlanda deve quindi recuperare da Apple le imposte non versate per il periodo a partire dal 2003, per un totale di 13 miliardi di EUR più interessi. Circa 50 milioni di EUR di imposte non versate si riferiscono all'indebita assegnazione degli utili alla "sede centrale" di Apple Operations Europe. L'importo residuo deriva dall'indebita assegnazione degli utili alla "sede centrale" di Apple Sales International. Il periodo interessato dal recupero termina nel 2014, poiché Apple ha modificato la sua struttura in Irlanda a decorrere dal 2015 e il ruling del 2007 non è più applicabile.

L'ammontare delle imposte non versate che le autorità irlandesi devono recuperare verrebbe ridotto se altri paesi dovessero imporre a Apple di versare maggiori imposte sugli utili registrati da Apple Sales International e Apple Operations Europe per il periodo in oggetto. Ciò potrebbe verificarsi se ritenessero, sulla scorta delle informazioni emerse dall'indagine della Commissione, che i rischi commerciali, le vendite e altre attività di Apple avessero dovuto essere registrati nelle rispettive giurisdizioni. Questo perché gli utili imponibili di Apple Sales International in Irlanda sarebbero ridotti se gli utili fossero registrati e tassati in altri paesi invece di essere registrati in Irlanda.

L'ammontare delle imposte non versate che le autorità irlandesi devono recuperare verrebbe altresì ridotto se le autorità degli Stati Uniti dovessero imporre ad Apple di versare per il periodo in oggetto importi maggiori alla società madre statunitense per il finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo. Tali attività vengono svolte negli USA da Apple per conto di Apple Sales International e Apple Operations Europe, che effettuano già a tal fine versamenti annuali.

Infine, tutte le decisioni della Commissione possono essere sottoposte al giudizio degli organi giurisdizionali dell'UE. Se uno Stato membro decide di impugnare una decisione della Commissione, deve comunque recuperare l'aiuto di Stato illegale ma potrebbe, ad esempio, depositare l'importo recuperato su un conto di garanzia in attesa dell'esito del procedimento dinanzi agli organi giurisdizionali dell'UE.

Contesto

Nel giugno 2013 la Commissione ha iniziato a esaminare le pratiche di ruling fiscale in alcuni Stati membri. Nel dicembre del 2014 ha esteso a tutti gli Stati membri le richieste di informazioni. Nell'ottobre 2015 la Commissione ha concluso che il Lussemburgo e i Paesi Bassi avevano concesso vantaggi fiscali selettivi rispettivamente a Fiat e a Starbucks. Nel gennaio 2016 la Commissione ha concluso che i vantaggi fiscali selettivi concessi dal Belgio ad almeno 35 multinazionali, prevalentemente dell'UE, nell'ambito del regime fiscale sugli utili in eccesso sono illegali ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato. La Commissione sta inoltre svolgendo due indagini approfondite per accertare se i ruling fiscali possano sollevare problemi in materia di aiuti di Stato in Lussemburgo per quanto riguarda Amazon e McDonald's.

Questa Commissione persegue una strategia ambiziosa verso una tassazione equa e una maggiore trasparenza che recentemente ha registrato progressi importanti. A seguito delle nostre proposte sulla trasparenza fiscale del marzo 2015, già nell'ottobre 2015 gli Stati membri hanno raggiunto un accordo politico sullo scambio automatico di informazioni sui ruling fiscali. Le norme concordate consentiranno di migliorare sensibilmente il livello di trasparenza e avranno un effetto dissuasivo per quanti intendessero usare i ruling fiscali come strumento di abuso fiscale. Nel giugno 2015 la Commissione ha reso noto il suo piano d'azione per un'imposizione equa ed efficiente: si tratta di una serie di iniziative volte a rendere il contesto fiscale delle società dell'UE più equo e più efficiente. Tra le azioni di spicco figurano un quadro che garantisca una tassazione efficace nel luogo in cui sono generati gli utili e una strategia per rilanciare la base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società, per la quale sarà presentata una nuova proposta nel corso dell'anno. Lo scorso 27 gennaio la Commissione ha lanciato un ulteriore pacchetto di iniziative per combattere l'elusione dell'imposta sulle società all’interno dell’UE e in tutto il mondo. Come conseguenza diretta, gli Stati membri hanno già deciso di affrontare le lacune più frequenti nelle legislazioni nazionali che permettono l'elusione fiscale e di estendere lo scambio automatico di informazioni alle relazioni per paese sulle informazioni finanziarie a carattere fiscale relative alle multinazionali. Esiste anche una proposta volta a rendere pubbliche alcune di queste informazioni. Tutto il nostro lavoro si fonda sul semplice principio secondo cui tutte le società, grandi e piccole, devono pagare le imposte dove realizzano i propri utili.

Una volta definite le eventuali questioni di riservatezza, la versione non riservata delle decisioni sarà disponibile con il numero SA.38373 nel Registro degli aiuti di Stato, sul sito internet della DG Concorrenza. Le nuove decisioni in materia di aiuti di Stato pubblicate su internet e nella Gazzetta ufficiale dell'UE figurano nel bollettino elettronico di informazione settimanale in materia di aiuti di Stato (State Aid Weekly e-News).

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250In seguito ad una riunione con gli esperti degli Stati membri, oggi la Commissione ha definito i particolari delle misure di sostegno agli agricoltori del valore di 500 milioni di euro presentate il mese scorso. 

Gli elementi principali del pacchetto sono: 150 milioni di euro di aiuti finanziari destinati alla riduzione della produzione di latte e 350 milioni di euro di dotazioni nazionali destinate agli Stati membri per sostenere in particolare le piccole aziende agricole e gli allevatori impegnati in azioni che contribuiscono alla sopravvivenza delle aziende agricole e alla stabilizzazione del mercato.

Phil Hogan, Commissario europeo per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale, ha dichiarato: "Il piano di aiuti per ridurre la produzione di latte è particolarmente importante per me, perché costituisce una vera risposta a un problema esistente sul mercato europeo. Sono sicuro che questa misura potrà contribuire in modo significativo ad aumentare la fiducia dei mercati e che ciò porterà ad un aumento dei prezzi per i produttori lattieri europei."

Gli agricoltori che decideranno di partecipare al programma riceveranno una contropartita finanziaria per il latte non prodotto, con l'obiettivo finale di riequilibrare il mercato. Oggi sono stati chiariti i dettagli tecnici, come le diverse date limite, la riduzione massima ammissibile agli aiuti, le regole riguardanti i controlli, ecc.

Per quanto riguarda gli aiuti diretti per 350 milioni di euro, sono state confermate le opzioni per l'impiego delle somme ricevute. Gli Stati membri hanno votato le proposte della Commissione di estendere l'intervento pubblico e gli aiuti all'ammasso privato per il latte in polvere e di estendere l'autorizzazione a concludere accordi volontari sulla produzione lattiera (articolo 222). Si sono anche espressi sulle proposte relative agli aiuti diretti accoppiati per il settore lattiero e sugli anticipi in materia di aiuti diretti e sviluppo rurale.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Nelle prime ore di questa mattina l'Italia centrale è stata tragicamente colpita da un terremoto che ha causato vittime, feriti e danni alle infrastrutture.

Desideriamo esprimere le nostre più sentite condoglianze e la nostra vicinanza alle famiglie e agli amici di coloro che hanno perso persone care.

I nostri pensieri vanno anche ai primi soccorritori e alle persone coinvolte nelle operazioni di soccorso.

L'Italia è parte della famiglia europea. L'Unione Europea assicura, in questo difficile momento, la sua piena solidarietà al popolo italiano e alle autorità nazionali.

L'UE è pronta ad aiutare.

Il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze della Commissione europea sin dalle prime ore della notte è stato in contatto con la Protezione Civile italiana riguardo agli eventuali aiuti necessari.

Le autorità italiane hanno chiesto ai servizi di gestione delle emergenze Copernicus di fornire mappe satellitari di valutazione dei danni nelle aree colpite. Naturalmente le mappe saranno fornite.

STATEMENT/16/2883

pier virgilio dastoliPietro Nenni, Ministro degli esteri italiano, su suggerimento del suo consigliere Altiero Spinelli chiese e ottenne dal Comitato dei Ministri la sospensione della Grecia dei colonnelli dal Consiglio d'Europa. Fondandosi su questa decisione Altiero Spinelli, divenuto Commissario europeo, ottenne dal Consiglio dei Ministri la sospensione dell'accordo di associazione fra le Comunità europee e la Grecia bloccando la difesa che il commissario tedesco Dahrendorf aveva fatto del regime dei colonnelli secondo il principio "pacta sunt servanda" che ignorava ottusamente l'altro principio "rebus sic stantibus".

Il Ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni dovrebbe - chiedere al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa la sospensione della Turchia da quella organizzazione,

- attivare l'articolo 33 della CEDU che consente un ricorso interstatale alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo di uno Stato membro del Consiglio d'Europa contro un altro Stato membro per violazione della CEDU,

- chiedere alla Commissione europea e all'Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza di avviare con urgenza una procedura per ottenere dal Consiglio UE e dal PE la sospensione dell'accordo di associazione con la Turchia.

Considerata la decisione del governo turco di riattivare la pena di morte, gli Stati coinvolti devono bloccare qualunque domanda di estradizione verso la Turchia.

Il Movimento europeo in Italia esprime la sua piena solidarietà ai giudici, agli avvocati, ai giornalisti e alle organizzazioni della società civile in Turchia ed è pronto ad usare tutti i mezzi dei social media per sostenere la loro lotta per la dignità umana, il rispetto dello stato di diritto, le libertà, l'uguaglianza e i diritti collettivi delle minoranze cardini di una vera democrazia.

Pier Virgilio Dastoli

Presidente CIME

Roma, 18 luglio 2016

Bruxelles, 20 luglio 2016. Oggi la Commissione presenta un pacchetto di misure per accelerare la transizione verso la riduzione delle emissioni di carbonio in Europa in tutti i settori dell'economia.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250La Commissione si sta adoperando per mantenere la competitività dell'UE a fronte dell'evoluzione del modello socioeconomico globale dovuta all'impulso verso un'economia moderna e a basse emissioni di carbonio impresso dall'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Le proposte di oggi stabiliscono dei principi guida chiari ed equi per gli Stati membri, affinché possano prepararsi per il futuro e mantenere la competitività dell'UE. Ciò è fondamentale per l'Unione dell'energia e per una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici.

Nel 2014 l'UE ha concordato un impegno chiaro: ridurre collettivamente le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 in tutti i settori dell'economia. Le proposte di oggi presentano obiettivi annuali vincolanti per gli Stati membri in materia di emissioni di gas a effetto serra per il periodo 2021-2030 nei settori dei trasporti, dell'edilizia, dell'agricoltura, dei rifiuti, dell'uso del suolo e della silvicoltura, in quanto fattori che contribuiscono all'azione dell'UE per il clima (si vedano le schede informative MEMO/16/2499 e MEMO/16/2496). Il nuovo quadro si basa sui principi di equità, solidarietà, efficacia in termini di costi e integrità ambientale. Tutti gli Stati membri sono coinvolti, in quanto saranno in prima linea nel decidere le modalità di attuazione delle misure intese a conseguire l'obiettivo concordato per il 2030. La Commissione presenta inoltre una strategia sulla mobilità a basse emissioni, che pone le basi per lo sviluppo di misure a livello UE per veicoli con emissioni ridotte o nulle e per combustibili alternativi a basse emissioni (si veda la scheda informativa MEMO/16/2497).

Maroš Šefčovič, Vicepresidente responsabile dell'Unione dell'energia, ha affermato: "L’Unione dell’energia sta dando risultati. Con la proposta di riforma del sistema di scambio delle quote di emissione dello scorso anno e la proposta odierna sugli obiettivi per gli Stati membri in materia di emissioni di gas a effetto serra, abbiamo integrato nella normativa il quadro per il clima e l'energia 2030. Inoltre stiamo procedendo con determinazione verso un sistema dei trasporti a emissioni zero. Il pacchetto di oggi dimostra che stiamo mobilitando tutte le nostre politiche verso l'economia competitiva, circolare e a basse emissioni di carbonio che avevamo promesso nella strategia dell'Unione dell'energia."

Jyrki Katainen, Vicepresidente responsabile per l'Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha affermato: "Questa strategia va ben oltre l'ambito dei trasporti e delle emissioni. Dovrebbe essere considerata invece come un ulteriore elemento del nostro impegno per modernizzare l'economia europea e rafforzare il nostro mercato interno. Essa definisce le principali priorità nella transizione verso una mobilità a basse emissioni e fornisce orientamenti chiari per i futuri investitori. Inoltre contribuisce alla realizzazione dei nostri obiettivi, che restano invariati nel tempo: vogliamo creare le condizioni per rendere la nostra industria più competitiva e capace di offrire posti di lavoro di qualità."

Miguel Arias Cañete, Commissario UE per l'Azione per il clima e l'energia, ha dichiarato: "L'UE ha un obiettivo ambizioso in termini di riduzione delle emissioni, ma sono convinto che riusciremo a raggiungerlo grazie all'impegno collettivo di tutti gli Stati membri. Gli obiettivi nazionali vincolanti che proponiamo sono equi, flessibili e realistici. Inoltre stabiliscono gli incentivi adeguati per liberare investimenti in vari settori, tra cui trasporti, agricoltura, edilizia e gestione dei rifiuti. Con queste proposte dimostriamo di aver fatto il nostro lavoro e di aver mantenuto le nostre promesse."

Violeta Bulc, Commissaria UE per i Trasporti, ha dichiarato: "I trasporti costituiscono un quarto delle emissioni di gas a effetto serra dell'Europa e sono la causa principale dell'inquinamento atmosferico. La transizione verso una mobilità a basse emissioni è pertanto fondamentale per raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell'UE in materia di clima e per migliorare la qualità della vita nelle nostre città. È inoltre un'opportunità per modernizzare l'economia dell'UE e mantenere la competitività dell'industria europea. La strategia che adottiamo oggi propone una tabella di marcia verso una mobilità a basse emissioni e darà impulso a questa transizione."

Nell'UE sono già state avviate delle attività per allineare investimenti privati con gli obiettivi in materia di clima e di efficienza delle risorse. Gli strumenti finanziari dell'UE sono elementi fondamentali nell'ambito dei finanziamenti per il clima. Oltre il 50% degli investimenti approvati finora riguarda aspetti pertinenti al clima. Il Fondo europeo per gli investimenti strategici, in quanto parte del piano di investimenti per l'Europa, è prossimo al conseguimento dell'obiettivo di mobilitare almeno 315 milioni di EUR per investimenti supplementari nell'economia reale entro la metà del 2018. Inoltre, la Commissione si adopera per garantire che la spesa di bilancio dell'UE sia allineata con gli obiettivi in materia di clima. Almeno il 20% dell'attuale bilancio dell'UE è esplicitamente connesso al clima.

Contesto

Nell'ottobre 2014 i capi di Stato o di governo dell'UE hanno stabilito un obiettivo vincolante che prevede la riduzione delle emissioni nazionali in tutti i settori dell'economia di almeno il 40% entro il 2030 rispetto al 1990. È opportuno che tutti i settori dell'economia contribuiscano al conseguimento di tale riduzione. Al fine di raggiungere tale obiettivo in modo efficace sotto il profilo dei costi, i settori dell'industria e dell'energia inclusi nel sistema di scambio delle quote di emissione dell'UE (ETS) dovranno ridurre le emissioni del 43% entro il 2030 rispetto al 2005. Altri settori dell'economia quali trasporti, edilizia, agricoltura, rifiuti, uso del suolo e silvicoltura dovrebbero ridurre le emissioni del 30% entro il 2030 rispetto al 2005.

La proposta dello scorso anno per la revisione del sistema di scambio delle quote di emissione dell'UE (ETS) e le proposte legislative di oggi connesse al clima guideranno la transizione dell'Europa verso un'economia a basse emissioni di carbonio e risponderanno agli impegni presi dai paesi dell'Unione europea nell'ambito dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. La Commissione comincerà a lavorare sul piano di azione per la mobilità a basse emissioni al fine di presentare le rimanenti iniziative senza ritardi. Entro la fine dell'anno, la Commissione intende inoltre presentare ulteriori iniziative in materia di energie rinnovabili, efficienza energetica e mercato interno dell'energia, che formano parte della strategia dell'Unione dell'energia.

Per ulteriori informazioni

News - sito web della DG CLIMA (inclusi documenti giuridici)

Bruxelles, 20 luglio 2016. La proposta di distacco non viola il principio di sussidiarietà

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Il Collegio ha adottato oggi una comunicazione che riesamina la proposta di revisione della direttiva relativa al distacco dei lavoratori nel contesto del meccanismo di controllo della sussidiarietà attivato nel mese di maggio da diversi parlamenti nazionali. Dopo un'attenta analisi delle posizioni espresse dai parlamenti nazionali, la Commissione conclude che la proposta di revisione della direttiva non viola il principio di sussidiarietà.

Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l'Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha dichiarato: "La voce dei parlamenti nazionali ha una forte rilevanza politica per la Commissione e personalmente sono molto grata per la loro partecipazione attiva. Abbiamo analizzato attentamente tutte le argomentazioni presentate dai parlamenti nazionali che hanno fatto scattare la procedura del "cartellino giallo" e abbiamo discusso insieme i rilievi espressi. Tenuto conto di tutti gli elementi, abbiamo concluso che la nostra proposta è pienamente conforme al principio di sussidiarietà e pertanto la manterremo. Il distacco dei lavoratori è per sua natura una questione transfrontaliera. La Commissione Juncker resta fortemente impegnata a favore della libera circolazione delle persone basata su norme chiare, eque per tutti e applicate nella pratica."

La riforma della direttiva sul distacco dei lavoratori realizza il preciso impegno di questa Commissione, esposto nei suoi orientamenti politici, di promuovere un mercato interno più profondo e più equo. La revisione introduce modifiche in tre settori principali: la retribuzione dei lavoratori distaccati, le norme sui lavoratori tramite agenzia interinale e il distacco di lunga durata. La proposta stabilisce che i lavoratori distaccati beneficeranno, in generale, delle stesse norme che disciplinano la retribuzione e le condizioni di lavoro dei lavoratori locali.

La Commissione ha esaminato attentamente i rilievi espressi dai parlamenti nazionali per quanto concerne la sussidiarietà e, prima di formulare le sue conclusioni, ha discusso con questi ultimi tutte le questioni sollevate nel contesto di un dialogo politico aperto. Le argomentazioni formulate sono state esaminate al fine di determinare se l'obiettivo della direttiva di modifica proposta possa in realtà essere conseguito meglio a livello di Unione. Oggi la Commissione ribadisce che è opportuno definire a livello di UE le norme applicabili al distacco dei lavoratori, così come avviene dal 1996. La proposta è intesa a garantire che i lavoratori che svolgono un'attività in uno stesso luogo siano protetti dalle stesse norme vincolanti, a prescindere dal fatto che siano lavoratori locali o distaccati. L'obbligo per tutti gli Stati membri di applicare le norme in tutti i settori dell'economia non può essere stabilito a livello nazionale, ma deve essere definito a livello di Unione. La proposta rispetta inoltre, pienamente ed esplicitamente, la competenza degli Stati membri a fissare i salari secondo le prassi nazionali.

La Commissione, il cui esame delle argomentazioni nel quadro del meccanismo di controllo della sussidiarietà si è limitato appunto alla questione della sussidiarietà, sta d'altro canto inviando risposte ai singoli parlamenti nazionali in merito alle osservazioni ai rilievi specifici non strettamente legati alla sussidiarietà. Nei prossimi giorni tali lettere saranno rese pubbliche su questo sito. Nei prossimi mesi, nel corso del processo legislativo, questa proposta continuerà ad essere oggetto del dialogo politico della Commissione con i parlamenti, data la loro importanza politica. La decisione odierna dovrebbe aprire la strada a ulteriori progressi della proposta in sede di Consiglio e Parlamento europeo.

Contesto

L'8 marzo 2016 la Commissione ha presentato una proposta (COM(2016) 128 final) di revisione mirata della direttiva relativa al distacco dei lavoratori (direttiva 96/71/CE), che definisce un insieme di norme vincolanti relative alle condizioni di lavoro e di occupazione da applicarsi ai lavoratori distaccati. Essa dispone che il principio della parità di trattamento con i lavoratori locali si applichi in futuro anche ai lavoratori tramite agenzia interinale distaccati, in linea con la legislazione vigente sul lavoro tramite agenzia interinale.

Data l'esistenza in vari paesi di un sistema bicamerale, il Parlamento di ciascuno Stato membro dispone di due voti nel quadro del meccanismo di controllo della sussidiarietà. Quattordici camere dei parlamenti nazionali di undici Stati membri (Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria) hanno inviato pareri motivati sostenendo che la proposta viola il principio di sussidiarietà. Ciò ha comportato l'attivazione del meccanismo di controllo della sussidiarietà (la cosiddetta procedura del "cartellino giallo"). Inoltre i parlamenti nazionali di cinque Stati membri (Francia, Italia, Portogallo, Regno Unito e Spagna) hanno presentato pareri secondo i quali la proposta della Commissione è in realtà compatibile con il principio di sussidiarietà.

Conformemente al meccanismo di controllo della sussidiarietà la Commissione ha riesaminato la sua proposta al fine di decidere se ritirarla, modificarla o mantenerla. Prima di adottare la decisione, la Commissione ha avviato un dialogo politico con i parlamenti nazionali in occasione degli incontri del primo Vicepresidente Timmermans e della Commissaria Thyssen con la Conferenza degli organi parlamentari specializzati negli affari dell'Unione dei parlamenti dell'UE (COSAC).

Il meccanismo di controllo della sussidiarietà si applica nei settori non di competenza esclusiva dell'Unione. I parlamenti dispongono di otto settimane per formulare un "parere motivato" qualora ritengano che un progetto di atto legislativo non sia conforme al principio di sussidiarietà. È al raggiungimento della soglia di un terzo dei voti attribuiti ai parlamenti nazionali che scatta la procedura del "cartellino giallo", che impone alla Commissione di riesaminare la proposta e di decidere, con decisione motivata, se mantenerla, modificarla o ritirarla.

Per ulteriori informazioni

IP/16/466: Revisione della direttiva sul distacco dei lavoratori – Comunicato stampa

MEMO/16/467: Revisione della direttiva sul distacco dei lavoratori – Domande frequenti

Marianne Thyssen su Twitter e Facebook

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