dall'Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 23 novembre 2016. Il presidente Juncker propone di rendere più severo il codice di condotta dei commissari

Come annunciato nel suo discorso sullo stato dell'Unione 2016, il presidente Jean-Claude Juncker ha inviato oggi una lettera al presidente del Parlamento europeo Martin Schulz per chiedere il parere del Parlamento su due importanti questioni: primo, la proposta di aggiornare l'accordo quadro del 2010 sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea per consentire ai commissari di presentarsi candidati alle elezioni per il Parlamento europeo senza dover prendere congedo; secondo, l'intenzione della Commissione di rendere più severo il codice condotta dei commissari estendendo il periodo di incompatibilità dagli attuali 18 mesi a due anni per gli ex commissari e a tre anni per il presidente della Commissione.

Il presidente Juncker ha dichiarato: "La Commissione è un'istituzione politica direttamente responsabile verso il Parlamento europeo che viene rinnovata ogni cinque anni alla luce dei risultati delle elezioni del Parlamento europeo. Già attualmente, molti dei nostri commissari sono stati candidati alle elezioni per il Parlamento europeo, sono ex primi ministri o ministri. In futuro, come è prassi comune in tutti i nostri Stati membri, desidero che i membri della Commissione possano candidarsi alle elezioni europee senza doversi dimettere dalle loro funzioni come attualmente previsto dall'accordo quadro. Le elezioni europee sono e dovrebbero essere un appuntamento necessario con la democrazia, anche per la Commissione. Al tempo stesso, alla luce della recente esperienza con membri della precedente Commissione, ritengo che il codice di condotta dei commissari dovrebbe essere reso più severo in modo da aderire agli standard etici più elevati possibile nei casi di conflitto di interessi. In particolare, per il futuro, desidero estendere il periodo di incompatibilità per gli ex presidenti a tre anni. Delle norme più severe non sono certo sufficienti ad assicurare un comportamento eticamente accettabile in tutti i casi, ma costituiscono un indispensabile punto di partenza".

Modifiche dell'accordo quadro

Nella sua lettera al presidente del Parlamento europeo il presidente Juncker dà seguito a quanto annunciato nel suo discorso sullo stato dell'Unione del 14 settembre 2016 nonché nel dibattito orientativo in seno al collegio dei commissari svoltosi su questi aspetti il 22 novembre. Il presidente Juncker propone di abolire la norma, attualmente stabilita al punto 4 dell'accordo quadro sui rapporti tra il Parlamento europeo e la Commissione europea ("Accordo quadro"), che obbliga i commissari a dimettersi dalle loro funzioni qualora vogliano candidarsi alle elezioni per il Parlamento europeo. Verranno adottate misure di garanzia adeguate per evitare che il personale o le risorse della Commissione vengano utilizzati per le campagne elettorali.

Questa proposta riflette la prassi attuale seguita negli Stati membri che consentono ai membri dei rispettivi governi di candidarsi alle elezioni europee o nazionali continuando a svolgere le loro funzioni esecutive.

Modifiche del codice di condotta dei commissari

La seconda proposta avanzata dal presidente Juncker riguarda il periodo di incompatibilità durante il quale gli ex commissari devono informare la Commissione della loro intenzione di esercitare una professione. Il presidente intende estendere tale periodo dagli attuali 18 mesi a due anni per i membri della Commissione e a tre anni per il presidente della Commissione. In linea con l'accordo quadro, egli richiede ora il parere del Parlamento europeo sulla sua intenzione.

Contesto e prossime tappe

L'accordo quadro del 20 novembre 2010 prevede che i membri della Commissione che partecipino attivamente alle campagne elettorali devono dimettersi ed essere sostituiti nelle loro funzioni, durante tale partecipazione, da un altro membro della Commissione[1]. Tale obbligo figura nel codice di condotta dei commissari del 20 aprile 2011[2].

Oggi il presidente ha inviato al presidente del Parlamento europeo la proposta della Commissione di modificare l'accordo quadro, in particolare il punto 4, paragrafi 5 e 6. Non appena verrà trovato un accordo la Commissione europea potrà aggiornare in maniera corrispondente il codice di condotta dei commissari.

Per quanto riguarda il periodo di incompatibilità, il punto 8 dell'accordo quadro prevede che la Commissione richieda il parere del Parlamento europeo al momento di presentare una modifica del codice di condotta in materia di conflitto di interessi o comportamento etico.

Per ulteriori informazioni

- Discorso sullo stato dell'Unione del presidente Juncker

- Deontologia dei commissari

[1] Il testo completo del punto 4, paragrafi 4, 5 e 6, dell'accordo quadro recita quanto segue: "La partecipazione di membri della Commissione a campagne elettorali è disciplinata dal Codice di condotta dei commissari. I membri della Commissione che partecipano attivamente a campagne elettorali in veste di candidati alle elezioni al Parlamento europeo dovrebbero prendere un congedo elettorale non retribuito a decorrere dalla fine dell'ultima tornata prima delle elezioni. Il presidente della Commissione comunica tempestivamente al Parlamento la sua decisione di concedere detto congedo, specificando quale membro della Commissione assumerà il portafoglio in questione durante tale periodo di congedo".

[2] Si veda il punto 1.1, paragrafi 7, 8 e 9 del codice di condotta dei commissari.

IP/16/3929

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 23 novembre 2016. La relazione congiunta della Commissione europea e dell'OCSE "Health at a Glance: Europe 2016" (Uno sguardo alla sanità: Europa 2016) evidenzia che le politiche volte a prevenire le malattie e a promuovere la salute e un'assistenza sanitaria più efficiente potrebbero salvare vite umane e portare a risparmi di miliardi di euro nell'Unione europea.

Secondo la relazione congiunta della Commissione europea e dell'OCSE "Health at a Glance: Europe 2016", ormai la speranza di vita è superiore a 80 anni nella maggior parte dei paesi dell'UE. Questo record tuttavia non è sempre sinonimo di anni vissuti in buona salute. Nell'UE circa 50 milioni di cittadini soffrono di diverse malattie croniche e i decessi delle persone in età lavorativa a esse imputabili ammontano a oltre mezzo milione ogni anno, il che rappresenta un costo annuo di circa 115 miliardi di EUR per le economie dell'UE. Per ulteriori dati chiave cfr. l'infografica.

Vytenis Andriukaitis, Commissario europeo per la Salute e la sicurezza alimentare, ha dichiarato: "La relazione 'Health at a Glance' fornisce agli Stati membri informazioni utili che possono influenzare le misure relative alla salute in ogni settore politico. Essa evidenzia che ogni anno nell'UE molte persone muoiono a causa di malattie potenzialmente evitabili che sono collegate a fattori di rischio quali tabagismo od obesità. Sottolinea inoltre la necessità di continuare a lavorare per garantire un maggiore accesso all'assistenza sanitaria. La relazione rappresenta l'iniziativa faro del partenariato tra la Commissione e l'OCSE per sviluppare conoscenze specifiche sulla salute e sui sistemi sanitari a livello nazionale e transnazionale, come primo passo verso lo 'Stato di salute nell'UE'."

Angel Gurría, Segretario generale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE), ha aggiunto: "Si potrebbero salvare molte più vite umane se gli standard dell'assistenza sanitaria fossero elevati al migliore livello in tutti i paesi dell'UE. Occorre fare di più per ridurre le ineguaglianze in termini di accesso e qualità dell'assistenza sanitaria e i sistemi sanitari europei devono diventare più efficienti nel destinare le risorse verso i settori che hanno il maggior impatto sui risultati in campo sanitario, inclusa la prevenzione."

Uno sguardo alla sanità in Europa: messaggi chiave

I sistemi sanitari devono essere più efficaci: 550 000 persone in età lavorativa muoiono ogni anno a causa di malattie potenzialmente evitabili. Il 16 % degli adulti è obeso (rispetto all'11 % nel 2000) e uno su cinque fuma. Si potrebbero salvare molte vite se si concentrassero più risorse innanzitutto sulle strategie di promozione della salute e di prevenzione delle malattie per far fronte ai suddetti e ad altri fattori di rischio e se si migliorasse la qualità dell'assistenza per le malattie acute e croniche.

I sistemi sanitari devono essere più accessibili: il 27 % dei pazienti va al pronto soccorso perché non è disponibile un'assistenza sanitaria di base. In media il 15 % della spesa per la sanità è pagata direttamente dai pazienti, ed esistono grandi disparità tra i paesi. Per gli europei più poveri la probabilità di non ricevere un'assistenza sanitaria adeguata per ragioni economiche è 10 volte superiore rispetto alle persone più benestanti. Le politiche degli Stati membri dovrebbero puntare a ridurre gli ostacoli di natura finanziaria all'assistenza sanitaria, migliorare l'accesso all'assistenza sanitaria di base e ridurre i tempi di attesa eccessivi.

I sistemi sanitari devono diventare più resilienti: in tutta l'UE la parte della popolazione nella fascia di età superiore ai 65 anni è passata da meno del 10 % nel 1960 a quasi il 20 % nel 2015 e si prevede che raggiungerà circa il 30 % entro il 2060. L'invecchiamento della popolazione insieme a un tasso crescente di malattie croniche e vincoli di bilancio richiederanno un'evoluzione dell'assistenza sanitaria che comprenderà lo sviluppo dell'eSanità, la riduzione dei soggiorni in ospedale mediante una migliore organizzazione dell'assistenza sanitaria di base e dell'assistenza extraospedaliera, nonché la razionalizzazione della spesa farmaceutica, anche avvalendosi appieno delle possibilità di sostituire i medicinali di marca con medicinali generici.

Il ciclo "Stato di salute nell'UE"

Lo "Stato di salute nell'Unione europea" mira ad aiutare gli Stati membri a rispondere alle sfide illustrate sopra sostenendo i loro sforzi verso una maggiore conoscenza e una migliore preparazione delle politiche basata su dati concreti. Si tratta di una serie di prodotti analitici, istituita in collaborazione con l'OCSE e con l'Osservatorio europeo delle politiche e dei sistemi sanitari.

La relazione pubblicata oggi è il primo prodotto del ciclo. Il passo successivo sarà produrre entro novembre 2017 un profilo sanitario per ciascuno dei 28 paesi dell'UE, evidenziando le caratteristiche particolari e le sfide che ogni singolo paese deve affrontare.

I 28 profili saranno accompagnati da un documento analitico della Commissione, che collega i risultati al più vasto programma dell'UE ed evidenzia le circostanze particolari di ogni singolo Stato membro. Il ciclo si concluderà con scambi facoltativi che gli Stati membri potranno proporre.

Un riassunto del ciclo "Stato di salute nell'UE" si trova qui.

Per ulteriori informazioni

http://ec.europa.eu/health/state/summary/index_en.htm

http://ec.europa.eu/health/state/glance/index_en.htm

http://europa.eu/rapid/press-release_SPEECH-16-3894_en.htm

http://www.oecd.org/health/health-systems/health-at-a-glance-europe-23056088.htm

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IP/16/3749

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 23 novembre 2016. La Commissione presenta oggi un pacchetto globale di riforme per rafforzare ulteriormente la resilienza delle banche dell'UE.

La proposta si basa sulle attuali norme bancarie dell'UE e mira a completare il programma di regolamentazione post crisi facendo in modo che il quadro normativo sia in grado di far fronte alle sfide che ancora sussistono per la stabilità finanziaria e assicurando nel contempo che le banche possano continuare a sostenere l'economia reale.

Le banche hanno un ruolo fondamentale nel finanziamento dell'economia e nella promozione di crescita e occupazione e costituiscono una fonte di finanziamento essenziale per le famiglie e le imprese. A seguito della crisi finanziaria l'UE ha perseguito un'ambiziosa riforma del sistema di regolamentazione del settore finanziario per ripristinare la stabilità finanziaria e la fiducia del mercato. Le proposte odierne mirano a completare il programma di riforma tramite l'attuazione di alcuni elementi in sospeso che sono essenziali per rafforzare ulteriormente la capacità delle banche di resistere ad eventuali shock. Le proposte inoltre perfezionano alcuni aspetti del nuovo quadro normativo, ove necessario, per renderlo più favorevole alla crescita e adeguato alla complessità, alle dimensioni e al profilo commerciale delle banche. Sono altresì incluse misure a sostegno delle PMI e degli investimenti in infrastrutture.

Il Vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, responsabile per la Stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l'unione dei mercati dei capitali ha dichiarato: "L'Europa ha bisogno di un settore bancario forte e diversificato per finanziare l'economia. Abbiamo bisogno dei prestiti bancari perché le imprese possano investire, continuare a essere competitive e vendere in mercati più vasti e perché le famiglie possano pianificare il loro futuro. Oggi abbiamo presentato nuove proposte di riduzione dei rischi che si basano sulle norme concordate a livello mondiale e che al tempo stesso tengono conto delle specificità del settore bancario europeo."

Le misure proposte oggi costituiscono inoltre parte integrante dei lavori che la Commissione sta conducendo per ridurre i rischi nel settore bancario, come indicato nella comunicazione "Verso il completamento dell'Unione bancaria" (novembre 2015). Sono inoltre in linea con le conclusioni del Consiglio ECOFIN di giugno, in cui la Commissione è stata invitata a presentare le opportune proposte entro la fine del 2016.

Le proposte modificano i seguenti atti legislativi:

·         il regolamento sui requisiti patrimoniali (CRR) e la direttiva sui requisiti patrimoniali (CRD), adottati nel 2013, che stabiliscono i requisiti prudenziali per gli enti creditizi (ossia le banche) e le imprese d'investimento e le disposizioni in materia di governance e vigilanza;

·         la direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche (BRRD) e il regolamento concernente il meccanismo di risoluzione unico (SRM), adottati nel 2014, che fissano le norme in materia di risanamento e risoluzione degli enti in dissesto e stabiliscono il meccanismo di risoluzione unico.

Le misure odierne attuano le norme internazionali nel diritto dell'UE, tenendo al tempo stesso conto delle specificità europee ed evitando un indebito impatto sul finanziamento dell'economia reale. Inoltre esse tengono conto dei risultati dell'invito a presentare contributi.

Dettagli delle proposte

Le proposte prevedono i seguenti elementi principali.

1. Misure volte ad aumentare la resilienza delle istituzioni dell'UE e a rafforzare la stabilità finanziaria

Le proposte contengono i restanti elementi del quadro regolamentare recentemente concordati in seno al comitato di Basilea per la vigilanza bancaria e al Consiglio per la stabilità finanziaria (FSB) e comprendono:

·         requisiti patrimoniali più sensibili al rischio, in particolare nel settore del rischio di mercato, del rischio di controparte e per le esposizioni verso le controparti centrali (CCP);

·         l'attuazione di metodologie in grado di rispecchiare più accuratamente i rischi reali a cui sono esposte le banche;

·         un coefficiente vincolante di leva finanziaria per impedire agli enti il ricorso a una leva finanziaria eccessiva;

·         un coefficiente netto vincolante di finanziamento stabile (NSFR) al fine di affrontare il problema del ricorso eccessivo al finanziamento all'ingrosso a breve termine e di ridurre il rischio del finanziamento a lungo termine:

·         un obbligo per gli enti a rilevanza sistemica a livello globale di detenere livelli minimi di capitale e altri strumenti che assorbono le perdite in fase di risoluzione. Questo requisito, noto come "capacità totale di assorbimento delle perdite" (TLAC), sarà integrato nell'attuale sistema MREL (requisito minimo di fondi propri e passività ammissibili) che si applica a tutte le banche e rafforzerà la capacità dell'UE di far fronte alla risoluzione di enti a rilevanza sistemica a livello globale in dissesto tutelando, al contempo, la stabilità finanziaria e riducendo al minimo i rischi per i contribuenti. Si propone una classifica nazionale armonizzata di insolvenza degli strumenti di debito non garantiti per agevolare l'emissione da parte delle banche degli strumenti di debito per l'assorbimento delle perdite.

2. Misure volte a migliorare la capacità di prestito delle banche per sostenere l'economia dell'UE

In particolare, sono proposte misure specifiche per:

·         rafforzare la capacità delle banche di erogare prestiti alle PMI e di finanziare progetti infrastrutturali;

·         per le banche di piccole dimensioni e non complesse, ridurre gli oneri amministrativi connessi ad alcune norme in materia di retribuzione (in particolare in materia di dilazione e pagamento in strumenti quali azioni), che nel loro caso risultano sproporzionati;

·         rendere la normativa CRD/CRR più proporzionata e meno onerosa per gli enti più piccoli e meno complessi in cui alcuni degli attuali obblighi di informativa, di segnalazione e legati a portafogli di negoziazione complessi sembrano non essere giustificati da considerazioni prudenziali. L'invito a presentare contributi e l'analisi condotta dalla Commissione hanno mostrato che l'attuale quadro può essere applicato in modo più proporzionato, prendendo in considerazione le situazioni specifiche.

3. Misure volte a facilitare ulteriormente il ruolo delle banche nel conseguimento di mercati dei capitali dell'UE più spessi e liquidi per sostenere la creazione di un'Unione dei mercati dei capitali

Sono previsti adeguamenti specifici delle misure proposte al fine di:

·         evitare requisiti patrimoniali sproporzionati per le posizioni del portafoglio di negoziazione, anche relativamente alle attività di supporto agli scambi (market making);

·         ridurre i costi di emissione/derivanti dalla detenzione di determinati strumenti (obbligazioni garantite, strumenti di cartolarizzazione di alta qualità, strumenti di debito sovrano, derivati a fini di copertura);

·         evitare i potenziali disincentivi per gli enti che agiscono come intermediari per i clienti in relazione alle negoziazioni compensate dalle CCP.

Queste proposte legislative saranno ora trasmesse al Parlamento europeo e al Consiglio perché siano esaminate e adottate.

Contesto

Nella comunicazione del 24 novembre 2015 [1], la Commissione europea si è impegnata a presentare proposte legislative basate su accordi internazionali al fine di affrontare le carenze individuate nell'attuale quadro prudenziale. L'impegno specifico faceva parte del pacchetto di misure di riduzione del rischio volte a realizzare ulteriori progressi verso il completamento dell'Unione bancaria.

Per ulteriori informazioni

Si veda la sezione di domande e risposte

CRR/CRD IV

BRRD

SRM

[1] Comunicazione "Verso il completamento dell'Unione bancaria" del 24.11.2015, COM(2015) 587 final.

IP/16/3731

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 17 novembre 2016

Panoramica per settore

Con le decisioni relative ai procedimenti d'infrazione adottate ogni mese, la Commissione europea avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dal diritto dell'UE. Tali decisioni, che riguardano diversi settori e ambiti della politica dell'UE (cfr. gli allegati I e II), mirano ad assicurare la corretta applicazione del diritto dell'UE nell'interesse dei cittadini e delle imprese.

Le decisioni principali adottate dalla Commissione (comprendenti 3 lettere di costituzione in mora, 32 pareri motivati, 8 deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea e un'archiviazione) sono illustrate di seguito, raggruppate per ambito. La Commissione archivia inoltre 78 casi in cui le questioni con gli Stati membri interessati sono state risolte senza che la Commissione dovesse proseguire oltre nella procedura.

Per ulteriori informazioni sulla procedura di infrazione dell'UE si rinvia al testo integrale del MEMO/12/12. Per ulteriori informazioni su tutte le decisioni adottate si rinvia al registro delle decisioni della Commissione sui procedimenti di infrazione.

1. Energia

(Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen - tel.: +32 229 56186, Nicole Bockstaller – tel.: +32 229 52589)

Pareri motivati

Scorte petrolifere: la Commissione invita la ROMANIA a conformarsi pienamente alla direttiva sulle scorte di petrolio
In data odierna la Commissione europea ha formalmente invitato la Romania ad assicurare la corretta attuazione e applicazione della direttiva sulle scorte di petrolio (direttiva 2009/119/CE del Consiglio). Le norme UE prevedono l'obbligo per gli Stati membri di mantenere sempre disponibile un livello minimo di scorte di petrolio greggio e/o di prodotti petroliferi e, pertanto, assicurare un livello elevato di sicurezza dell'approvvigionamento di petrolio all'UE. Attualmente il diritto rumeno proibisce di concedere le scorte di petrolio come collaterale, ossia come attività in garanzia di un prestito. Tale divieto potrebbe ostacolare la capacità degli operatori economici di adempiere l'obbligo di mantenere un certo livello di scorte. La Romania ha inoltre attuato in modo scorretto le norme relative al diritto degli operatori economici di delegare il loro obbligo di detenere scorte e le norme riguardanti l'istituzione di procedure di emergenza in caso di interruzione grave dell'approvvigionamento. Poiché non è stata ancora assicurata la conformità alla normativa UE la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato. La Romania dispone di due mesi per comunicare alla Commissione i provvedimenti adottati per porre rimedio a tale situazione; in caso contrario, la Commissione può decidere di deferire la questione alla Corte di giustizia dell'UE.

Efficienza energetica: la Commissione sollecita la SLOVENIA a notificare la sua valutazione globale sulla cogenerazione ad alto rendimento

In data odierna la Commissione europea ha formalmente richiamato la Slovenia affinché rispetti l'articolo 14, paragrafo 1, della direttiva sull'efficienza energetica (direttiva 2012/27/UE). Tali disposizioni prevedono l'obbligo per gli Stati membri di effettuare e notificare alla Commissione una valutazione globale del potenziale di applicazione della cogenerazione ad alto rendimento nonché del teleriscaldamento e teleraffreddamento efficienti entro il 31 dicembre 2015. Poiché tale obbligo non è ancora stato rispettato, la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato. Lo Slovenia ora dispone di due mesi per comunicare alla Commissione i provvedimenti adottati per porre rimedio a tale situazione; in caso contrario, la Commissione può decidere di deferire la questione alla Corte di giustizia dell'UE. In base alle disposizioni gli Stati membri sono tenuti ad adottare adeguati provvedimenti affinché siano sviluppate infrastrutture efficienti di teleriscaldamento e teleraffreddamento e/o adattate allo sviluppo della cogenerazione ad alto rendimento e all'uso di riscaldamento e raffreddamento da calore di scarto e da fonti di energia rinnovabile. Finora la Slovenia non ha comunicato la sua valutazione del potenziale in questo contesto. Cfr. l'allegato III per un riepilogo del recepimento della direttiva sull'efficienza energetica negli Stati membri.

Sicurezza delle operazioni in mare: la Commissione invita BULGARIA, POLONIA, SPAGNA e REGNO UNITO a recepire integralmente la direttiva UE sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi

La Commissione europea ha invitato Bulgaria, Polonia, Spagna e Regno Unito ad assicurare il pieno recepimento della direttiva sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi (direttiva 2013/30/UE). L'UE ha stabilito una serie di norme volte a prevenire gli incidenti e a rispondervi tempestivamente e in maniera efficace quando si verificano. Gli Stati membri devono assicurare che le imprese alle quali hanno concesso una licenza di esplorazione o di produzione dispongano di una solida capacità finanziaria, abbiano le competenze tecniche necessarie e tengano a disposizione le risorse per un intervento in caso di necessità. Le imprese sono inoltre pienamente responsabili dei danni ambientali arrecati alle specie e agli habitat naturali protetti. La direttiva doveva essere recepita nel diritto nazionale entro il 19 luglio 2015. In data odierna la Commissione ha inviato pareri motivati a Bulgaria, Polonia, Spagna e Regno Unito poiché ha rilevato alcune lacune nella legislazione nazionale che recepisce la direttiva. I quattro Stati membri dispongono ora di due mesi per ottemperare ai loro obblighi, in caso contrario, la Commissione può decidere di deferirli alla Corte di giustizia dell'UE.

2. Ambiente

(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – tel.: +32 229 56172, Iris Petsa – tel.: +32 229 93321)

Deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Alla SPAGNA potrebbero essere comminate sanzioni pecuniarie per mancata conformità alla sentenza del 2011 relativa alla cattiva qualità della raccolta e del trattamento delle acque reflue

La Commissione europea propone nuovamente ricorso dinanzi alla Corte di giustizia dell'UE contro la Spagna, che non si è pienamente e totalmente conformata alla sentenza della Corte del 2011. Le autorità regionali spagnole devono assicurare che le acque reflue urbane di 17 agglomerati spagnoli siano adeguatamente raccolte e trattate al fine di evitare gravi rischi per la salute umana e l'ambiente. Con sentenza nella causa C-343/10, del 14 aprile 2011, la Corte di giustizia dell'UE ha stabilito che la Spagna, non avendo assicurato la raccolta e il trattamento adeguati delle acque reflue urbane di 37 agglomerati (città, centri urbani, insediamenti), era venuta meno agli obblighi che le incombevano in forza del diritto dell'UE. Cinque anni dopo la questione resta irrisolta in 17 agglomerati (sui 37 oggetto della sentenza), il che riguarda 1 400 000 persone. Inoltre più di 15 anni dopo il termine ultimo del 31 dicembre 2000 previsto per l'attuazione delle norme dell'UE applicabili (direttiva 91/271/CEE del Consiglio), non vi è ancora una chiara prospettiva per quanto riguarda la piena conformità in tutti gli agglomerati. L'assenza di una raccolta e un trattamento adeguati delle acque reflue comporta notevoli rischi per la salute umana, per le acque interne e per l'ambiente marino. La Commissione chiede alla Corte di giustizia dell'UE di comminare il pagamento di una somma forfettaria pari a 46 522 999 EUR alla data odierna. Essa propone inoltre una sanzione di 171 217,20 EUR al giorno, qualora la piena conformità non sia raggiunta entro la data in cui la Corte emette la seconda sentenza. Le sanzioni proposte tengono conto della durata dell'infrazione, della sua gravità e della dimensione dello Stato membro. La decisione definitiva in merito alle sanzioni spetta alla Corte di giustizia dell'UE. Il secondo ricorso dinanzi alla Corte è necessario per assicurare la conformità dei 17 agglomerati restanti, vista l'estrema lentezza dei progressi compiuti finora. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Pareri motivati

Direttiva alluvioni: la Commissione invita la GRECIA ad agire in merito alla protezione contro le alluvioni

La Commissione europea sollecita la Grecia ad adempiere i propri obblighi adeguando la legislazione nazionale relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni alla normativa dell'UE in materia di protezione contro le alluvioni (direttiva 2007/60/CE). La direttiva alluvioni si prefigge di ridurre e gestire i rischi per la salute umana, l'ambiente e le attività economiche connessi alle alluvioni. In base alla direttiva, gli Stati membri erano tenuti a presentare alla Commissione mappe della pericolosità e mappe del rischio di alluvioni entro il 22 marzo 2014. La Grecia non ha rispettato il termine iniziale; pertanto nel luglio 2015 la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora. La Commissione invia ora un parere motivato concedendo alla Grecia due mesi di tempo per rispondere. Se la Grecia non adotta i documenti relativi alla prevenzione delle alluvioni previsti e non li presenta alla Commissione, può essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

Seveso: la Commissione invita la FINLANDIA a recepire le norme UE sulla prevenzione degli incidenti industriali

La Commissione europea ha invitato la Finlandia a comunicare le informazioni sul recepimento nel diritto interno della direttiva Seveso III (direttiva 2012/18/UE). La Finlandia doveva adempiere tale obbligo entro il 31 maggio 2015. La direttiva anzidetta, come pure le precedenti (direttive Seveso I e II), è volta a prevenire gli incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose e a limitare le conseguenze per i cittadini e l'ambiente. La direttiva Seveso III, entrata in vigore il 1º giugno 2015, contempla alcune modifiche della normativa UE in materia, per esempio la classificazione delle sostanze chimiche e maggiori diritti di accesso alle informazioni e alla giustizia per i cittadini. La Finlandia non ha rispettato il termine iniziale; pertanto nel luglio 2015 la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora. La Commissione ora invia un parere motivato. Se la Finlandia omette di agire entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

Rifiuti: la Commissione esorta la FRANCIA a conformarsi alla normativa UE in materia di rifiuti

La Commissione esorta la Francia ad adempiere gli obblighi che le incombono in virtù del diritto dell'UE adottando e rivedendo i propri piani di gestione dei rifiuti per tutto il suo territorio, in conformità degli obiettivi della normativa UE in materia di rifiuti (direttiva 2008/98/CE) e dell'economia circolare. Tali piani sono destinati a ridurre l'impatto dei rifiuti sulla salute umana e sull'ambiente e a migliorare l'efficienza delle risorse in tutta l'UE. La Francia ha adottato i piani di gestione solo per determinate parti del suo territorio, non ha assicurato che i piani di gestione esistenti siano valutati e, se necessario, rivisti almeno ogni sei anni. La Commissione invia pertanto un parere motivato. Se la Francia omette di agire entro due mesi potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

Rifiuti: la Commissione invita la CROAZIA ad assicurare una gestione adeguata dei rifiuti a Biljane Donje

La Commissione europea invita la Croazia ad adottare provvedimenti per assicurare un adeguato livello di protezione nel sito "Crno brdo" a Biljane Donje nei pressi della città di Benkovac, come previsto dal diritto UE. Il sito è attualmente utilizzato come deposito di ingenti quantità di aggregati minerali, creati come sottoprodotti ottenuti durante il recupero di metallo da scorie. Le autorità croate hanno omesso di classificare tali materiali come rifiuti, conformemente a quanto disposto dalla normativa UE in materia di rifiuti (direttiva 2008/98/CE); pertanto circa 140 tonnellate di aggregati potenzialmente nocivi sono depositate direttamente sul suolo, con conseguenze per la salute umana e per l'ambiente. Secondo la normativa UE, la Croazia avrebbe dovuto adottare provvedimenti per proteggere le acque sotterranee e prevenire la dispersione delle particelle dannose nell'aria. Per quanto concerne il sito a Biljane Donje la violazione dell'articolo 5, paragrafo 1, dell'articolo 13 e dell'articolo 15, paragrafo 1, della direttiva è persistente in quanto i rifiuti vi sono depositati da più di tre anni, in contrasto con le disposizioni della direttiva e senza una pianificazione concreta per una corretta gestione del sito e una sua bonifica. Nel marzo 2015 è stata inviata alla Croazia una lettera di costituzione in mora, ma da allora non vi è stato alcun progresso verso una gestione dei rifiuti a Biljane Donje che non sia pericolosa per la salute umana e non arrechi pregiudizio all'ambiente. La Commissione ora invia un parere motivato. Se la Croazia omette di rimediare la situazione entro due mesi potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

3. Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali

(Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock – tel.: +32 229 56194, Letizia Lupini - tel.: +32 229 51958)

Pareri motivati

La Commissione invita la BULGARIA a recepire la normativa UE sull'informativa di bilancio

La Commissione europea ha invitato la Bulgaria  a conformare al diritto dell'UE la normativa nazionale in materia di informativa di bilancio. La direttiva in materia di bilancio (direttiva 2013/34/UE), che abroga due direttive del Consiglio (la quarta direttiva 78/660/CEE del Consiglio e la  settima direttiva 83/349/CEE del Consiglio), mira a ridurre gli oneri amministrativi per le piccole imprese e a migliorare la qualità e la comparabilità delle informazioni comunicate nelle informative di bilancio. L'anzidetta direttiva stabilisce norme a livello UE in materia di bilanci d'esercizio e di bilanci consolidati e relative relazioni di alcune tipologie di imprese. Gli Stati membri dovevano recepire tali norme nella legislazione nazionale entro il 20 luglio 2015. Le autorità della Bulgaria non hanno rispettato i termini stabiliti in origine, pertanto nel settembre 2015 la Commissione ha inviato loro una lettera di costituzione in mora. La richiesta odierna assume la forma di parere motivato. Se la Bulgaria omette di agire entro due mesi potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

La Commissione invita la GRECIA a recepire le norme UE in materia di revisione contabile

La Commissione sollecita la Grecia a recepire le norme UE in materia di revisione contabile. La direttiva sulle revisioni dei conti (direttiva 2014/56/UE), relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati, stabilisce alcune norme in materia di revisione contabile. La direttiva, che modifica la direttiva 2006/43/CE, è volta ad armonizzare ulteriormente le norme relative alla revisione dei conti a livello dell'Unione per consentire una maggiore trasparenza e prevedibilità dei requisiti che si applicano ai soggetti che effettuano le revisioni dei conti e a incrementare la loro indipendenza e obiettività nello svolgimento dei loro compiti. In particolare, le norme prevedono le condizioni per l'abilitazione e l'iscrizione nel registro dei soggetti che effettuano le revisioni legali dei conti e comprende un quadro giuridico per il loro controllo pubblico. Gli Stati membri dovevano recepire tali norme nel diritto nazionale entro il 17 giugno 2016. Le autorità della Grecia non hanno rispettato il termine stabilito in origine, pertanto nel luglio 2016 la Commissione ha inviato loro una lettera di costituzione in mora. La richiesta odierna assume la forma di parere motivato. Se la Grecia omette di agire entro due mesi potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

La Commissione esorta CROAZIA, CIPRO, FINLANDIA, GRECIA, LUSSEMBURGO, PORTOGALLO, SLOVENIA, SPAGNA E SVEZIA a recepire le norme UE sul credito ipotecario

La Commissione europea ha invitato Croazia, Cipro, Finlandia, Grecia, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia a recepire pienamente le norme UE sulle ipoteche.  La direttiva sul credito ipotecario (direttiva 2014/17/UE), adottata il 4 febbraio 2014, mira a migliorare le misure di tutela dei consumatori in tutta l'UE introducendo pratiche di concessione responsabile dei mutui a livello UE. È essenziale migliorare le norme sui prestiti ipotecari in quanto ciò rafforza la fiducia nel mercato dei prestiti ipotecari e aumenta le possibilità di scelta dei consumatori. I consumatori beneficeranno di informazioni più chiare e comprensibili grazie all'introduzione del Prospetto informativo europeo standardizzato (PIES) che consente ai mutuatari di comprendere meglio i rischi associati al contratto ipotecario, di confrontare le offerte e di scegliere il prodotto più consono alle loro esigenze al miglior prezzo. I consumatori più vulnerabili godranno di una migliore protezione contro il sovraindebitamento grazie a norme di livello europeo per valutare il loro merito di credito. La direttiva stabilisce inoltre i principi per l'autorizzazione e la registrazione degli intermediari del credito. Gli intermediari del credito che rispettano le nuove norme di condotta potranno ampliare il loro bacino di potenziali consumatori nel mercato unico mediante il regime di passaporto. A lungo termine ciò offrirà agli istituti di credito che propongono mutui nuove opportunità imprenditoriali e costituirà un passo avanti verso la creazione di un mercato unico europeo del credito ipotecario, che dovrebbe aumentare la concorrenza e ridurre i prezzi. Gli Stati membri dovevano recepire tali norme nel diritto nazionale entro il 21 marzo 2016. Le autorità dei suddetti Stati membri non hanno rispettato il termine stabilito in origine, pertanto nel maggio 2016 la Commissione ha inviato loro una lettera di costituzione in mora. La richiesta odierna assume la forma di parere motivato. Se tali Stati membri omettono di agire entro due mesi potranno essere deferiti alla Corte di giustizia dell'UE.

La Commissione invita IRLANDA, SPAGNA, PORTOGALLO, ROMANIA e LETTONIA a recepire le norme UE in materia di obblighi di trasparenza per gli emittenti ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato

La Commissione ha esortato Irlanda, Spagna, Portogallo, Lettonia e Romania a conformare al diritto dell'UE la legislazione nazionale in materia di obblighi di trasparenza sui mercati regolamentati. La direttiva sulla trasparenza (direttiva 2013/50/UE), che modifica la direttiva 2004/109/CE, stabilisce norme per gli emittenti di valori mobiliari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato. In particolare, tali norme assicurano che essi comunichino determinate informazioni essenziali riguardo alle loro operazioni, il che contribuisce al consolidamento della fiducia dell'investitore e alla costituzione dell'Unione dei mercati dei capitali. Gli Stati membri dovevano recepire tali norme nella legislazione nazionale entro il 26 novembre 2015. Le autorità degli Stati membri suddetti non hanno rispettato il termine stabilito in origine, pertanto nel gennaio 2016 la Commissione ha inviato loro una lettera di costituzione in mora. La richiesta odierna assume la forma di parere motivato. Se tali Stati membri omettono di agire entro due mesi potranno essere deferiti alla Corte di giustizia dell'UE.

4. Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI

(Per ulteriori informazioni: Lucia Caudet – tel.: +32 229 56182, Mirna Talko – tel.: +32 229 87278)

Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea, lettere di costituzione in mora, pareri motivati e un'archiviazione

Servizi: la Commissione chiede a nove Stati membri di eliminare gli ostacoli ingiustificati alla prestazione di servizi nel mercato unico

La Commissione europea ha adottato ulteriori provvedimenti nei confronti di Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Germania, Ungheria, Italia, Lituania e Spagna in quanto le loro norme nazionali prevedono ostacoli eccessivi e ingiustificati alla prestazione di servizi nel mercato interno. La Commissione ritiene che le prescrizioni imposte ad alcuni prestatori di servizi in tali Stati membri siano in contrasto con la direttiva sui servizi (direttiva 2006/123/CE). Parallelamente la Commissione ha deciso di archiviare la procedura contro il Lussemburgo a seguito delle azioni positive intraprese da quest'ultimo paese per allineare la propria legislazione al diritto dell'Unione. Una serie di restrizioni sui servizi ostacola lo stabilimento e la prestazione transfrontaliera di servizi a livello di UE: obbligo che la sede sociale si trovi in una data giurisdizione; prescrizioni eccessive per quanto riguarda la partecipazione azionaria come l'obbligo per i professionisti di detenere il 100 % dei diritti di voto o del capitale di una società; tariffe minime obbligatorie; requisiti sproporzionati in materia di autorizzazione o diritti di esclusiva. Tali ostacoli ai nuovi operatori sul mercato non servono a garantire che i prestatori nazionali o stranieri forniscano servizi di alta qualità e privano anzi i consumatori della possibilità di beneficiare di servizi a prezzi concorrenziali. Attualmente gli interventi della Commissione riguardano le seguenti questioni e i seguenti paesi: Austria: requisiti di residenza per gli architetti e gli ingegneri (un parere motivato complementare); Belgio: restrizioni multidisciplinari per i contabili (un parere motivato); Cipro: requisiti in materia di partecipazione azionaria per tutte le professioni ingegneristiche, compresi ingegneri civili e architetti (un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea); Danimarca: obbligo di autorizzazione o di certificazione per alcuni servizi di costruzione (una lettera di costituzione in mora); Germania: tariffe minime e massime per architetti e ingegneri (un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea); Ungheria: diritti di esclusiva per la prestazione di un servizio concessi ad un unico operatore (un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea); Italia: obbligo di stabilimento per le società di attestazione come condizione necessaria per fornire servizi di certificazione nel quadro degli appalti pubblici (una lettera di costituzione in mora complementare); Lituania: restrizioni multidisciplinari per alcuni prestatori di servizi di costruzione (una lettera di costituzione in mora); Spagna: tariffe minime obbligatorie e restrizioni multidisciplinari per la professione giuridica dei "Procuradores", conservatori dei registri immobiliari e delle imprese e rappresentanti legali (un parere motivato). Gli Stati membri hanno ora due mesi di tempo per comunicare alla Commissione i provvedimenti adottati al fine di porre rimedio a tale situazione.Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

5. Migrazione, affari interni e cittadinanza

(Per ulteriori informazioni: Tove Ernst – tel.: +32 229 86764, Markus Lammert - tel.: +32 229 80423)

Un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea

La Commissione deferisce la BULGARIA alla Corte per mancata attuazione delle norme in materia di passaporti elettronici e permessi di soggiorno elettronici

La Commissione ha deciso oggi di deferire la Bulgaria alla Corte di giustizia dell'Unione europea per il mancato adempimento dell'obbligo di creare un punto di contatto unico per assicurare lo scambio obbligatorio di informazioni in forza della legislazione dell'UE sulla sicurezza dei documenti. L'istituzione di tali punti di contatto è obbligatoria e dovrebbe consentire lo scambio delle informazioni necessarie ad accedere alle immagini delle impronte digitali memorizzate nei passaporti elettronici e nei permessi di soggiorno elettronici di cittadini di paesi terzi. Lo scambio di certificati tramite punti di contatto unici impedisce la lettura non autorizzata degli elementi biometrici memorizzati digitalmente nei documenti e garantisce che gli Stati membri possano accedere in sicurezza alle informazioni contenute nei chip in tutti i passaporti biometrici, documenti di viaggio e permessi di soggiorno emessi da altri Stati membri. La Bulgaria non ha attuato questa parte importante della legislazione dell'UE sulla sicurezza dei documenti e impedisce così ad altri Stati membri di accedere in maniera sicura alle impronte digitali memorizzate nei chip dei passaporti bulgari e di verificarle. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

6. Mobilità e trasporti

(Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen– tel.: +32 229 56186, Alexis Perier - tel.: +32 229 69143)

Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Trasporto stradale: la Commissione deferisce la POLONIA alla Corte di giustizia dell'UE in relazione al sistema di permessi per l'utilizzo delle strade da parte di determinati veicoli pesanti

La Commissione europea ha deciso di deferire la Polonia alla Corte di giustizia dell'UE per l'attuazione non corretta della direttiva 96/53/CE del Consiglio sulle dimensioni e sui pesi massimi di taluni veicoli stradali. La Polonia limita in particolare la libertà di utilizzare la propria rete stradale per determinati veicoli pesanti anche se conformi alle norme UE.

La legislazione polacca dispone che i veicoli pesanti il cui peso per asse supera otto tonnellate o dieci tonnellate devono ottenere dai competenti gestori delle strade un permesso speciale per utilizzare le strade secondarie. Questo vale anche quando sono caricati in conformità alla legislazione dell'UE e dovrebbero quindi essere autorizzati a utilizzare tali strade senza dover richiedere ulteriori permessi. Molti veicoli pesanti impegnati nel trasporto su lunga distanza si trovano in questa situazione.

In Polonia le strade sono gestite da varie amministrazioni (comuni, province, regioni e governo centrale) e per un unico tragitto possono quindi essere necessari permessi multipli. La procedura di ottenimento di un permesso è inoltre assai lenta. Questo comporta un onere significativo per gli autotrasportatori e costituisce un ostacolo al corretto funzionamento del mercato interno dei trasporti. La Commissione europea ha inviato un parere motivato alle autorità polacche nel febbraio 2016. Poiché la Polonia non ha allineato la propria legislazione al diritto UE, la Commissione europea ha deciso di deferire tale Stato alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Aviazione: la Commissione deferisce la Croazia alla Corte di giustizia per non aver ratificato l'adesione dell'UE alla convenzione internazionale di Eurocontrol

La Commissione europea ha deciso di deferire la Croazia alla Corte di giustizia dell'UE per mancata ratifica e mancato deposito del Protocollo di adesione della Comunità europea alla convenzione internazionale Eurocontrol, firmato nel 2002.Eurocontrol è un'organizzazione intergovernativa che conta più di 40 Stati membri. Molte attività condotte da Eurocontrol rivestono un'importanza a livello dell'UE, in particolare per quanto riguarda la realizzazione del cielo unico europeo, che è anche una delle priorità della strategia per l'aviazione in Europa. In tale contesto il Consiglio aveva deciso già nel 2004 di concludere il suddetto protocollo a nome dell'Unione (decisione 2004/636/CE) in modo da consentire l'adesione dell'Unione (in qualità di membro) a Eurocontrol. Fino a quando il protocollo non sarà ratificato da tutti gli Stati membri, l'adesione non potrà però essere portata a termine. La Commissione ritiene che la Croazia, non avendo ancora proceduto alla ratifica, venga meno ai suoi obblighi a norma dell'articolo 4, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea (TUE). Questo articolo stabilisce il principio di leale cooperazione e sottolinea l'obbligo che incombe agli Stati membri di facilitare all'Unione l'adempimento dei suoi compiti e di astenersi da qualsiasi misura che rischi di mettere in pericolo la realizzazione degli obiettivi dell'Unione. Malgrado i numerosi scambi avvenuti con le autorità croate dal marzo 2014, il paese non ha ancora adottato tutti i provvedimenti necessari per completare la ratifica del protocollo. Per questo motivo la Commissione deferisce la Croazia alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Trasporto stradale: la Commissione deferisce la SPAGNA alla Corte di giustizia per mancato rispetto delle norme in materia di accesso alla professione di trasportatore su strada

La Commissione europea ha deciso di deferire la Spagna alla Corte di giustizia dell'UE per mancata osservanza delle condizioni che devono essere rispettate dalle imprese per poter operare sul mercato dei trasporti su strada. Tali condizioni sono stabilite nel regolamento (CE) n. 1071/2009. I trasportatori su strada devono disporre di uno o più veicoli immatricolati nello Stato membro di stabilimento. La legislazione spagnola impone tuttavia alle imprese di disporre di almeno tre veicoli. La Commissione ritiene che tale requisito sia sproporzionato e potenzialmente discriminatorio nei confronti delle piccole imprese di autotrasporti, le quali molto spesso dispongono di un solo veicolo e sono pertanto escluse dal mercato dei trasporti su strada. La Commissione europea ha inviato un parere motivato alle autorità spagnole nel febbraio 2016. Poiché la Spagna non ha allineato la propria legislazione al diritto UE, la Commissione europea ha deciso di deferire tale Stato alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Pareri motivati

Trasporto ferroviario: la Commissione chiede alla GERMANIA di recepire e attuare integralmente la legislazione UE che mira a migliorare la sicurezza delle ferrovie europee

La Commissione europea ha oggi chiesto alla Germania di allineare tutte le norme nazionali alla direttiva 2004/49/CE sulla sicurezza delle ferrovie europee. Tale direttiva, che gli Stati membri dovevano recepire entro dicembre 2010, mira a garantire livelli coerenti ed elevati di sicurezza in tutte le reti ferroviarie dell'UE. Essa stabilisce in particolare principi comuni per la gestione, la regolamentazione e la supervisione della sicurezza ferroviaria, allo scopo di evitare che norme nazionali diverse in materia di manutenzione ostacolino la normale circolazione dei veicoli in tutta l'UE. A tale riguardo la direttiva prevede che a ciascun veicolo ferroviario sia assegnato un soggetto responsabile della manutenzione. Il soggetto in questione predispone un sistema di manutenzione e assicura che i veicoli siano in condizioni di sicurezza. Le norme tedesche prescrivono invece l'ispezione tecnica del materiale rotabile su base periodica. Non è quindi il soggetto responsabile della manutenzione a decidere quando debba essere effettuata l'ispezione tecnica. La Germania ha due mesi di tempo per rispondere alla Commissione. Se il paese non si attiverà in maniera soddisfacente la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.

Diritti dei passeggeri: la Commissione sollecita il LUSSEMBURGO a conformarsi pienamente alle norme dell'UE

La Commissione europea ha chiesto oggi al Lussemburgo di garantire la corretta applicazione delle norme in materia di diritti dei passeggeri che viaggiano per vie navigabili di cui al regolamento (UE) n. 1177/2010. Tali norme sono divenute applicabili nel dicembre 2012 e concedono alcuni diritti ai passeggeri che viaggiano via mare e per vie navigabili interne, come il diritto all'informazione, il diritto alla non discriminazione e all'assistenza e il diritto a una compensazione economica in caso di perturbazioni dei trasporti. Sono previsti anche diritti specifici per i passeggeri a mobilità ridotta. A tutt'oggi il Lussemburgo non ha adottato le misure necessarie per applicare correttamente il regolamento. Non ha designato un organismo nazionale preposto all'esecuzione del regolamento e responsabile del trattamento dei reclami dei passeggeri, né ha introdotto nella legislazione nazionale un sistema di sanzioni a carico degli operatori che violano le norme. Ciò compromette l'applicazione del regolamento come pure i diritti dei passeggeri. Il Lussemburgo dispone di due mesi per comunicare alla Commissione i provvedimenti adottati per conformarsi alla normativa UE; in caso contrario, la Commissione può decidere di deferire la questione alla Corte di giustizia dell'UE.

7. Giustizia, consumatori e parità di genere

(Per ulteriori informazioni: Christian Wigand – tel.: +32 229 62253, Melanie Voin - tel.: +32 229 58659)

Un parere motivato

La Commissione invita la LITUANIA ad applicare pienamente i diritti procedurali relativi all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali

La Commissione europea ha invitato la Lituania a provvedere al pieno recepimento nel diritto nazionale delle norme che garantiscono il diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali (direttiva 2010/64/UE). La direttiva garantisce che alle persone soggette a procedimento penale nell'UE siano forniti gratuitamente servizi di interpretazione e traduzione in una lingua che comprendono. Si tratta di un diritto procedurale fondamentale, che salvaguarda il diritto a un processo equo. Le autorità lituane non hanno incluso nella loro legislazione varie disposizioni della direttiva. Attualmente il diritto lituano non prevede l'obbligo di fornire un interprete che aiuti gli indagati o gli imputati a comunicare con il loro avvocato. Non esiste inoltre alcuna procedura di valutazione delle competenze linguistiche degli indagati che consenta di decidere se abbiano bisogno dell'assistenza di un interprete. Il diritto nazionale non prevede neppure l'obbligo per le autorità competenti di decidere caso per caso se la traduzione di un documento sia fondamentale, né l'obbligo di fornire la traduzione scritta di un mandato d'arresto europeo. La direttiva è una delle sei direttive adottate dall'UE per stabilire norme minime comuni che garantiscano una protezione adeguata in tutta l'UE dei diritti fondamentali degli indagati e degli imputati (cfr. scheda informativa). Ogni anno nove milioni di persone sono coinvolte in procedimenti penali nell'UE. La direttiva avrebbe dovuto essere recepita nella legislazione nazionale entro il 27 ottobre 2013. La Lituania dispone di due mesi per comunicare alla Commissione europea i provvedimenti adottati per porre rimedio a tale situazione; in caso contrario, la questione può essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

MEMO/16/3644

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 17 novembre 2016. La Commissione europea ha adottato ulteriori provvedimenti nei confronti di Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Germania, Ungheria, Italia, Lituania e Spagna in quanto le loro norme nazionali prevedono ostacoli eccessivi e ingiustificati alla prestazione di servizi nel mercato interno.

La Commissione ritiene che le prescrizioni imposte ad alcuni prestatori di servizi in tali Stati membri siano in contrasto con la direttiva sui servizi (direttiva 2006/123/CE). Parallelamente la Commissione ha deciso di archiviare la procedura contro il Lussemburgo a seguito delle azioni positive intraprese da quest'ultimo paese per allineare la propria legislazione al diritto dell'Unione.

Elżbieta Bieńkowska, Commissaria responsabile per il Mercato interno, l'industria, l'imprenditoria e le PMI, ha dichiarato: "I servizi rappresentano oltre due terzi dell'attività economica e dell'occupazione nel mercato unico dell'UE. Adoperandoci affinché i prestatori di servizi possano operare in modo più semplice in tutta l'UE, creiamo nuove opportunità di lavoro e offriamo ai consumatori una scelta più ampia e prezzi più bassi. Insieme agli Stati membri dobbiamo eliminare i numerosi ostacoli ingiustificati che continuano ad impedire ai professionisti e alle imprese di prestare i loro servizi in diversi Stati membri. Per questo motivo considero l'applicazione della normativa già adottata a livello dell'UE una priorità fondamentale della nostra strategia per il mercato unico."

Una serie di restrizioni concrete nel settore dei servizi ostacola lo stabilimento e la prestazione transfrontaliera di servizi a livello di UE: l'obbligo che la sede sociale si trovi in una data giurisdizione; prescrizioni eccessive per quanto riguarda la partecipazione azionaria, come l'obbligo per i professionisti di detenere il 100 % dei diritti di voto o del capitale di una società; tariffe minime obbligatorie; requisiti sproporzionati in materia di autorizzazione o diritti di esclusiva. Tali ostacoli ai nuovi operatori sul mercato non servono a garantire che i prestatori nazionali o stranieri forniscano servizi di alta qualità e in concreto spesso privano i consumatori della possibilità di beneficiare di servizi a prezzi concorrenziali.

Attualmente gli interventi della Commissione riguardano le seguenti questioni e i seguenti paesi:

-    Austria: requisiti di residenza per gli architetti e gli ingegneri (un parere motivato complementare);

-    Belgio: restrizioni multidisciplinari per i contabili (un parere motivato);

-    Cipro: requisiti in materia di partecipazione azionaria per tutte le professioni ingegneristiche, compresi ingegneri civili e architetti (un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea);

-    Danimarca: obbligo di autorizzazione o di certificazione per alcuni servizi di costruzione (una lettera di costituzione in mora);

-    Germania: tariffe minime e massime per architetti e ingegneri (un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea);

-    Ungheria: diritti di esclusiva per la prestazione di un servizio concessi ad un unico operatore (un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea);

-    Italia: obbligo di stabilimento per le società di attestazione come condizione necessaria per fornire servizi di certificazione nel quadro degli appalti pubblici (una lettera di costituzione in mora complementare);

-    Lituania: restrizioni multidisciplinari per alcuni prestatori di servizi di costruzione (una lettera di costituzione in mora);

-    Spagna: tariffe minime obbligatorie e restrizioni multidisciplinari per la professione giuridica dei "Procuradores", conservatori dei registri immobiliari e delle imprese e rappresentanti legali (un parere motivato).

Gli Stati membri hanno ora due mesi di tempo per comunicare alla Commissione i provvedimenti adottati al fine di porre rimedio a tale situazione.

 Contesto

La direttiva sui servizi (direttiva 2006/123/CE) persegue l'obiettivo di realizzare integralmente il potenziale dei mercati dei servizi in Europa eliminando gli ostacoli giuridici e amministrativi agli scambi e ammettendo al tempo stesso le misure di salvaguardia nazionali giustificate, ad esempio nell'ambito della pubblica sicurezza, e proporzionate all'obiettivo perseguito.

I seguenti articoli della direttiva sui servizi (direttiva 2006/123/CE) costituiscono la base giuridica per gli interventi intrapresi nei casi di cui sopra:

-    l'articolo 10 della direttiva prevede che i criteri su cui si basano i regimi di autorizzazione all'esercizio dell'attività per un prestatore di servizi devono essere non discriminatori, giustificati e commisurati all'obiettivo. Le condizioni di rilascio dell'autorizzazione non rappresentano un doppione di requisiti e controlli ai quali il prestatore è già assoggettato.

-   L'articolo 14 della direttiva sui servizi elenca una serie di requisiti vietati, compreso l'obbligo di avere la sede sociale in una determinata giurisdizione e verifiche della necessità economica.

-    L'articolo 15 della direttiva sui servizi elenca una serie di requisiti che possono essere imposti ai prestatori di servizi solo a determinate condizioni. I requisiti - riguardanti ad esempio la forma giuridica, la struttura dell'azionariato, le tariffe obbligatorie e disposizioni specifiche, che riservano l'accesso alle attività di servizio a prestatori particolari - non sono rigorosamente vietati dal diritto dell'UE, ma secondo la Corte di giustizia dell'UE creano ostacoli al mercato unico dei servizi. Essi possono essere mantenuti solo nella misura in cui siano non discriminatori, giustificati da motivi imperativi di interesse generale e proporzionati, nel senso che nessuna misura meno restrittiva potrebbe essere utilizzata per conseguire il medesimo risultato.

-    L'articolo 16 della direttiva elenca una serie di requisiti che non possono essere imposti ai prestatori transfrontalieri di servizi tranne qualora siano non discriminatori, giustificati da motivi imperativi di interesse generale e proporzionati.

-    L'articolo 25 della direttiva sui servizi stabilisce che gli Stati membri provvedono affinché i prestatori non siano assoggettati a requisiti che li obblighino ad esercitare esclusivamente una determinata attività specifica o che limitino l'esercizio, congiunto o in associazione, di attività diverse.

 Per ulteriori informazioni:

- sulle decisioni principali del pacchetto infrazioni di novembre, cfr. la versione integrale del MEMO/16/3644;

- sulla procedura generale d'infrazione, cfr. il MEMO/12/12 (infografica);

- sulla procedura d'infrazione dell'UE.

IP/16/3646

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 16 novembre 2016. La Commissione definisce le priorità economiche e sociali dell'UE per il prossimo anno, conferma la necessità di passare a un orientamento di bilancio più positivo per la zona euro e completa la valutazione dei documenti programmatici di bilancio degli Stati membri appartenenti alla zona euro.

Oggi la Commissione esprime le sue posizioni sulle priorità economiche e sociali dell'UE per l'anno prossimo, basandosi sugli orientamenti contenuti nel discorso sullo stato dell'Unione 2016 del Presidente Juncker e sui più recenti dati economici tratti dalle previsioni dell'autunno 2016 della Commissione. Il pacchetto odierno inizia il ciclo di governance economica del 2017, il cosiddetto semestre europeo.

Il presidente Jean-Claude Juncker ha dichiarato: "Il semestre europeo 2017 che inizia oggi sarà decisivo per consentire all'Europa di gestire la svolta in campo economico sociale. Sono convinto che possiamo farcela. È per questo motivo che oggi la Commissione raccomanda un orientamento di bilancio favorevole per sostenere la ripresa economica e la politica monetaria della Banca centrale europea, che non dovrebbe essere lasciata da sola in questo compito. Ogni Stato membro è chiamato a fare la sua parte: quelli che possono permetterselo devono investire di più, mentre quelli che hanno meno margini di bilancio dovrebbero portare avanti le riforme e un risanamento di bilancio favorevole alla crescita".

L'Europa sta registrando una ripresa fragile, ma relativamente resiliente e favorevole all'occupazione. Il PIL è attualmente più elevato rispetto al periodo pre-crisi. La disoccupazione è in calo e gli investimenti hanno ricominciato a crescere. Non è tuttavia il momento di abbandonarsi all'autocompiacimento. Alcuni dei fattori che finora hanno sostenuto la ripresa stanno venendo meno. L'eredità della crisi e in particolare la sua incidenza sociale, gli livelli elevati di debito pubblico e privato e la percentuale dei prestiti in sofferenza sono ancora considerevoli.

La Commissione invita pertanto gli Stati membri ad intensificare gli sforzi secondo i principi del "triangolo virtuoso" che consiste nel rilanciare gli investimenti, perseguire riforme strutturali e garantire politiche di bilancio responsabili, mettendo l'accento sull'equità sociale e il conseguimento di una crescita più inclusiva. La Commissione ha recentemente presentato le sue priorità di azione a livello di UE nel suo programma di lavoro per il 2017, compreso un rafforzamento del piano di investimenti per l'Europa. Il pacchetto odierno fornisce ulteriori orientamenti per le politiche economiche e sociali degli Stati membri.

Guardando alla zona euro in particolare, la Commissione auspica una politica di bilancio significativamente più positiva per l'intera area monetaria allo scopo di evitare il rischio di "una scarsa crescita e una bassa inflazione" e di sostenere la politica monetaria della Banca centrale europea.


Gli orientamenti politici contenuti nell'analisi annuale della crescita sono accompagnati da una comunicazione sull'orientamento di bilancio della zona euro, da una raccomandazione sulla politica economica della zona euro, e da un'analisi approfondita delle condizioni economiche, sociali e del mercato del lavoro. La Commissione sta inoltre formulando i suoi pareri sui documenti programmatici di bilancio degli Stati membri della zona euro per il 2017.

Un orientamento di bilancio positivo per la zona euro

Nella lettera di intenti che accompagna il discorso sullo stato dell'Unione del 2016, il presidente Juncker ha annunciato l'intenzione della Commissione di promuovere "un orientamento di bilancio positivo nella zona euro, a sostegno della politica monetaria della Banca centrale europea". La discussione sull'orientamento di bilancio adeguato per la zona euro è un aspetto essenziale dell'impegno profuso dalla Commissione nel completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa, nel quadro della fase 1 del seguito da dare alla relazione dei cinque presidenti del giugno 2015 ("approfondire facendo").

La politica monetaria e quella di bilancio svolgono un ruolo fondamentale nella stabilizzazione macroeconomica. Nella zona euro, la politica monetaria è stato concepita e progettata come uno strumento unico. Per contro, in assenza di una funzione di bilancio o di stabilizzazione centralizzata, la politica di bilancio della zona euro è il risultato dell'aggregazione di 19 singole politiche di bilancio. Di fatto, sulla base dei dati più recenti e senza tener conto della flessibilità prevista entro le regole, una piena attuazione dei requisiti di bilancio contenuti nelle raccomandazioni specifiche per paese (RSP) adottate dal Consiglio nel luglio 2016 comporterebbe, a livello aggregato, un orientamento di bilancio moderatamente restrittivo per l'intera zona euro nel 2017 e nel 2018. Data la necessità di sostenere la ripresa e la maggiore incertezza che regna attualmente, un orientamento di bilancio del genere non sembra opportuno.

Nella sua comunicazione, la Commissione, rilevando la necessità di un orientamento di bilancio più positivo, sottolinea che in questo momento c'è la possibilità di raggiungere tale obiettivo. Per orientamento di bilancio positivo si intendono sia la funzione di sostegno, ossia espansionistica, che la politica di bilancio dovrebbe assumere in generale, sia la composizione dell'aggiustamento in termini di ripartizione degli sforzi tra i vari paesi e dei tipi di spesa e/o d'imposizione fiscale che ne stanno alla base.

Per arrivare a un orientamento di bilancio di questo tipo la zona euro deve adottare un approccio più collettivo che tenga conto delle differenti situazioni esistenti tra i vari paesi: i) per gli Stati membri che stanno ottenendo risultati superiori rispetto ai loro obiettivi di bilancio, significa usare i margini a loro disposizione per sostenere la domanda interna e investimenti di qualità, compresi quelli transfrontalieri, nel quadro del piano di investimenti per l'Europa; ii) per gli Stati membri che necessitano di ulteriori aggiustamenti di bilancio nel quadro del braccio preventivo del patto, significa assicurarsi di essere sostanzialmente conformi agli obblighi previsti dal patto si stabilità e crescita; iii) per gli Stati membri soggetti al braccio correttivo, significa garantire una correzione tempestiva dei rispettivi deficit in eccesso, anche costituendo riserve di bilancio per fronteggiare circostanze impreviste.

Raccomandazione sulla politica economica della zona euro

In linea con la comunicazione sull'orientamento di bilancio della zona euro, la Commissione raccomanda un'espansione di bilancio fino allo 0,5% del PIL nel 2017 per la zona euro nel suo complesso. Ciò dovrebbe contribuire ad una combinazione equilibrata di politiche, al fine di sostenere le riforme e a rafforzare la ripresa. La raccomandazione sottolinea anche la necessità di proseguire le riforme strutturali e migliorare la qualità delle finanze pubbliche.

A partire dallo scorso anno la Commissione ha presentato questa raccomandazione all'inizio del ciclo annuale, in modo che le dimensioni nazionali e della zona euro possano essere meglio integrate nella pianificazione dei bilanci nazionali e gli Stati membri possano tener conto dei potenziali effetti di ricaduta e delle responsabilità comuni. La raccomandazione fornisce orientamenti per la zona euro nel suo insieme e mira a promuovere politiche che favoriscano la creazione di posti di lavoro, l'equità sociale e la convergenza oltre a promuovere gli investimenti per sostenere la crescita.

Relazione sul meccanismo di allerta

La relazione sul meccanismo di allerta è parte integrante del semestre europeo, che mira a prevenire o a correggere gli squilibri che intralciano il buon funzionamento delle economie degli Stati membri, della zona euro o dell'UE nel suo complesso e a sollecitare risposte politiche adeguate (la cosiddetta procedura per gli squilibri macroeconomici). La relazione sul meccanismo di allerta individua gli Stati membri per i quali la Commissione dovrebbe effettuare ulteriori esami approfonditi per valutare se possono incorrere in eventuali squilibri. Essa si basa sulla lettura in chiave economica di una serie di indicatori concordati.

Per il 2017, tredici paesi saranno oggetto di un esame approfondito, poiché dall'analisi risultante dalla lettura del quadro di valutazione sono emersi degli squilibri. Si tratta degli stessi tredici paesi in cui si riscontravano squilibri nel precedente ciclo di esami approfonditi (Bulgaria, Croazia, Cipro, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia). La Commissione presenterà le sue conclusioni sugli esami approfonditi nell'ambito delle relazioni annuali per paese all'inizio del 2017.

Quest'anno la relazione sul meccanismo di allerta esamina i progressi compiuti in materia di correzione degli squilibri macroeconomici, in particolare nella zona euro, tenuto conto dell'attuale riduzione del debito interno e di quello estero, del persistere di problemi nel settore bancario, e delle dinamiche dei prezzi delle abitazioni e dell'evoluzione del mercato del lavoro, senza trascurare la situazione sociale.

A livello aggregato, la zona euro continua a presentare l'avanzo delle partite correnti più consistente a livello mondiale. Si è ampliato nel 2015 e dovrebbe aumentare ancora quest'anno. L'avanzo di bilancio della zona euro è sintomatico della debole dinamica della domanda interna degli scorsi anni e degli sforzi volti a ridurre l'indebitamento nei vari settori e Stati membri.

Progetto di relazione comune sull'occupazione

Quest'anno, il progetto di relazione presenta una sintesi dei risultati degli Stati membri in funzione del tasso di disoccupazione, del tasso di disoccupazione giovanile, del numero di persone disoccupate e non inserite in percorsi d'istruzione o formazione, del reddito familiare lordo disponibile, del tasso di persone a rischio di povertà e del livello di disuguaglianza.

La relazione conferma che la ripresa favorisce sempre più l'occupazione, anche grazie alle recenti riforme strutturali attuate da una serie di Stati membri. Dal 2013 a oggi sono stati creati otto milioni di nuovi posti di lavoro, di cui circa 5 milioni dall'inizio del mandato dell'attuale Commissione. Il tasso di disoccupazione dell'UE ha continuato a scendere attestandosi sull'8,5% nel settembre 2016 (10% nella zona euro), raggiungendo il livello più basso dal 2009 (dal 2011 nella zona euro). Allo stesso tempo, il tasso di occupazione per la fascia di età 20-64 è superiore a quello osservato per la prima volta nel 2008 e ha raggiunto il 71,1% (secondo trimestre 2016). Ciò significa che, se la tendenza attuale prosegue, l'obiettivo di un tasso di occupazione pari al 75% per il 2020, fissato dalla strategia Europa 2020, potrebbe essere raggiungibile. Nonostante i primi segnali di convergenza tra gli Stati membri, i risultati in termini occupazionali e sociali continuano a variare notevolmente tra i vari paesi. I livelli di disoccupazione e povertà rimangono troppo elevati in molte regioni d'Europa. Elevati livelli di disuguaglianza riducono la produzione economica e le potenzialità di una crescita sostenibile.

La relazione mette inoltre in risalto l'entità delle riforme realizzate negli Stati membri e sarà adottata congiuntamente con il Consiglio.

Valutazione dei documenti programmatici di bilancio

La Commissione ha inoltre completato la valutazione della conformità dei documenti programmatici di bilancio (DPB) degli Stati membri della zona euro per il 2017 rispetto alle disposizioni del patto di stabilità e crescita. In molti casi, tuttavia, ritiene che gli aggiustamenti di bilancio programmati siano insufficienti, o rischino di esserlo, rispetto ai requisiti del patto.

In particolare, per quanto riguarda

i quindici paesi soggetti al braccio preventivo del patto di stabilità e di crescita:

- per cinque paesi (Germania, Estonia, Lussemburgo, Slovacchia e Paesi Bassi), i documenti programmatici di bilancio sono risultati conformi agli obblighi del PSC per il 2017;

 - per quattro paesi (Irlanda, Lettonia, Malta, Austria), i documenti programmatici di bilancio sono risultati sostanzialmente conformi agli obblighi del PSC per il 2017. Per questi paesi, i documenti programmatici potrebbero in certa misura deviare dal percorso di avvicinamento all'obiettivo di bilancio a medio termine;

- per sei paesi (Belgio, Italia, Cipro, Lituania, Slovenia, Finlandia), i documenti programmatici di bilancio presentano un rischio di non conformità con gli obblighi del PSC per il 2017. I documenti programmatici di questi paesi potrebbero comportare una deviazione significativa dal percorso di avvicinamento al rispettivo obiettivo a medio termine. Tuttavia, la Finlandia ha chiesto il ricorso alla clausola sulle riforme strutturali e sugli investimenti. La Commissione terrà conto dell'incertezza che circonda le stime del divario tra prodotto effettivo e potenziale nel valutare l'ammissibilità della Finlandia a ricorrere alla clausola, il che, a sua volta, potrebbe incidere sulla valutazione della conformità. Nel caso della Lituania, nel DPB basato sull'ipotesi di politiche invariate figurava una richiesta di ricorso alla clausola sulle riforme strutturali. La valutazione completa dell'eventuale ammissibilità della Finlandia e Lituania alla flessibilità sarà effettuata nell'ambito del normale ciclo del semestre europeo nel contesto della valutazione del programma di stabilità per il 2017.

Per quanto riguarda i tre paesi attualmente soggetti al braccio correttivo del patto di stabilità e di crescita (ovvero soggetti alla procedura per i disavanzi eccessivi):

- per la Francia, il documento programmatico di bilancio è ritenuto sostanzialmente conforme con gli obblighi del PSC per il 2017, le previsioni dell'autunno 2016 della Commissione, il disavanzo nominale sarà leggermente inferiore al valore di riferimento del 3% del PIL nel 2017, anche se vi è una significativa riduzione dello sforzo di bilancio rispetto al livello raccomandato e la correzione non risulterà duratura nel 2018 nell'ipotesi di politiche invariate.

- per la Spagna i documenti programmatici di bilancio sono risultati a rischio di non conformità rispetto agli obblighi del PSC per il 2017. Pur riconoscendo che tali proiezioni si basano sull'ipotesi che le politiche restino invariate, secondo le previsioni della Commissione per il 2017 né l'obiettivo intermedio di disavanzo nominale, né lo sforzo di bilancio raccomandato verranno realizzati;

- nel caso del Portogallo, il documento programmatico di bilancio presenta un rischio di non conformità con gli obblighi del PSC per il 2017, benché il previsto scostamento di bilancio superi il livello considerato significativo di un margine molto ridotto. I rischi appaiono pertanto contenuti, purché siano adottate le necessarie misure di bilancio. Il Portogallo, attualmente sottoposto al braccio correttivo, quest'anno dovrebbe rispettare, come raccomandato, il valore del 3% fissato dal trattato. A partire dal 2017 potrebbe essere soggetto al braccio preventivo del patto qualora riesca a conseguire una correzione tempestiva e duratura del disavanzo eccessivo.

Il Portogallo e la Spagna hanno presentato i propri documenti programmatici di bilancio a metà ottobre, unitamente a relazioni sulle azioni intraprese in risposta alle decisioni d'intimazione del Consiglio, adottate l'8 agosto 2016 a norma dell'articolo 126, paragrafo 9, del trattato. Nel frattempo la Commissione ha valutato tali documenti e avviato un dialogo strutturato con il Parlamento europeo, ed è giunta alla conclusione che le procedure per i disavanzi eccessivi nei confronti di entrambi gli Stati membri dovrebbero essere sospese. Di conseguenza, l'elemento che rendeva necessaria da parte della Commissione la proposta di sospendere alcune parti dei fondi strutturali e di investimento europei non sussiste e non vi sarà alcuna proposta in tal senso.

Prossime tappe

La Commissione invita il Consiglio, in particolare l'Eurogruppo, e il Consiglio europeo a discutere e ad approvare gli orientamenti qui esposti. Attende con interesse ulteriori discussioni con il Parlamento europeo sulle priorità per l'UE e la zona euro.

Nel periodo che precede l'emissione di relazioni per paese all'inizio del 2017, la ricezione dei programmi nazionali e la pubblicazione delle raccomandazioni specifiche per paese nella prossima primavera, la Commissione intende intensificare il dialogo con gli Stati membri per elaborare una visione comune sulle priorità condivise, un'efficace attuazione della riforma e i relativi tempi di realizzazione. Missioni a carattere politico saranno effettuate sotto la guida del vicepresidente competente. Gli Stati membri avranno anche la possibilità di esprimere le loro osservazioni sull'analisi della Commissione in occasione di riunioni bilaterali.

La comunicazione auspica inoltre lo stretto coinvolgimento dei parlamenti nazionali, così come delle parti sociali, nell'elaborazione e attuazione dei programmi nazionali.

Per informazioni più dettagliate:

L'inizio del semestre europeo 2017: il pacchetto d'autunno, domande e risposte

Comunicazione sull'orientamento di bilancio

Analisi annuale della crescita 2017

Relazione sul meccanismo di allerta 2017

Raccomandazione per la zona euro 2017

Progetto di relazione comune sull'occupazione 2017

Comunicazione sui documenti programmatici di bilancio della zona euro

Allegato della comunicazione sui documenti programmatici di bilancio

Documenti programmatici di bilancio, pareri e documenti di lavoro dei servizi della Commissione

Valutazione delle misure adottate dal Portogallo e dalla Spagna

IP/16/3664

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 16 novembre 2016. "Dobbiamo sapere chi attraversa i nostri confini. Entro novembre proporremo un sistema automatico che permetterà di stabilire a chi è consentito l'ingresso in Europa. In questo modo saremo in grado di conoscere l'identità di tutti coloro che entrano in Europa ancora prima che arrivino". – Presidente Jean-Claude Juncker, Discorso sullo stato dell'Unione 2016.

La Commissione propone oggi di istituire un sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS) per rafforzare le verifiche di sicurezza sui passeggeri esenti dall'obbligo del visto. La proposta fa seguito a quanto dichiarato a settembre dal Presidente Juncker nel discorso sullo stato dell'Unione del 2016 ed è un primo risultato delle priorità definite nella tabella di marcia di Bratislava. L'ETIAS raccoglierà informazioni su tutte le persone che si recano nell'Unione europea in esenzione dal visto, per consentire verifiche preventive in materia di migrazione irregolare e sicurezza. Permetterà così di gestire in modo più efficiente le frontiere esterne dell'UE e di migliorare la sicurezza interna, agevolando al contempo gli spostamenti legali attraverso le frontiere Schengen.

Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: "Rendere sicure le frontiere e proteggere i cittadini è la nostra priorità. L'ETIAS colmerà una carenza d'informazione, permettendo controlli incrociati delle informazioni sui richiedenti esenti dall'obbligo del visto in tutti gli altri sistemi di cui disponiamo. Allo stesso tempo, il futuro ETIAS sarà semplice, rapido, economico ed efficace".

Il Commissario per la Migrazione e gli affari interni Dimitris Avramopoulos ha dichiarato: "L'ETIAS è la connessione mancante nella nostra gestione delle frontiere, che crea un collegamento con le nostre politiche di migrazione e sicurezza e rafforza gli ingressi a norma del codice frontiere Schengen per almeno il 95% dei viaggiatori esenti dall'obbligo del visto. L'Europa dev'essere aperta, ma non a spese della sicurezza".

Il Commissario per l'Unione della sicurezza Julian King ha dichiarato: "Terroristi e criminali non si preoccupano molto delle frontiere nazionali. L'unico modo per sconfiggerli è collaborare in modo efficace. L'ETIAS ci aiuterà a farlo: individuando persone che possono costituire una minaccia e impedendo loro l'ingresso, potremo rafforzare la sicurezza interna dell'Europa."

L'autorizzazione ETIAS non è un visto: è un regime più leggero e semplice per i visitatori. I cittadini di paesi che hanno ottenuto la liberalizzazione dei visti saranno tuttora in grado di viaggiare senza visto, ma dovranno ottenere una semplice autorizzazione al viaggio prima di recarsi nello spazio Schengen. Ciò aiuterà a identificare persone che possono rappresentare un rischio sotto il profilo della migrazione irregolare o della sicurezza prima che arrivino alle frontiere, rafforzando notevolmente la sicurezza delle frontiere esterne. L'ETIAS colmerà inoltre un'attuale lacuna nelle informazioni sui viaggiatori esenti dall'obbligo del visto, raccogliendo dati che potrebbero risultare vitali per le autorità degli Stati membri prima che tali viaggiatori arrivino alle frontiere dello spazio Schengen. L'ETIAS rappresenta quindi un passo importante verso la realizzazione di sistemi d'informazione più solidi e intelligenti per le frontiere e la sicurezza. Inoltre, l'ETIAS faciliterà l'attraversamento delle frontiere esterne da parte di cittadini di paesi terzi esenti dall'obbligo del visto. I viaggiatori disporranno in anticipo di un'indicazione affidabile riguardo all'ingresso nello spazio Schengen, il che ridurrà nettamente il numero di respingimenti.

Per decidere se accogliere o rifiutare una domanda di ingresso nell'UE, un sistema automatizzato svolgerà verifiche preliminari, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e della protezione dei dati personali. Anche se la decisione finale di autorizzare o rifiutare l'ingresso continuerà a essere presa dalle guardie di frontiera nazionali addette ai controlli di frontiera a norma del codice frontiere Schengen, le verifiche preliminari di tutti i viaggiatori faciliteranno le verifiche di frontiera e permetteranno una valutazione coordinata e armonizzata dei cittadini di paesi terzi esenti dall'obbligo del visto.

L'ETIAS sarà gestito dalla guardia di frontiera e costiera europea in stretta cooperazione con le autorità competenti degli Stati membri ed Europol. L'agenzia eu-LISA svilupperà e attuerà la gestione tecnica di questo sistema informatico.

L'ETIAS avrà le seguenti funzioni principali:

·         verificare le informazioni fornite dai cittadini di paesi terzi esenti dall'obbligo del visto (relative all'identità, al documento di viaggio, alla residenza, al recapito ecc.) tramite un'applicazione online, prima che si presentino alle frontiere esterne dell'UE, per valutare se le persone in questione siano potenzialmente pericolose dal punto di vista della migrazione irregolare, della sicurezza o della salute pubblica;

·         trattare automaticamente ogni domanda presentata tramite un sito web o un'applicazione mobile, confrontandola con altri sistemi d'informazione dell'UE (quali il SIS, il VIS, la banca dati di Europol, quella di Interpol, il sistema di ingressi/uscite, l'Eurodac e l'ECRIS) e con un apposito elenco di controllo ETIAS (creato da Europol), e secondo criteri di esame mirati, proporzionati e chiaramente definiti per stabilire se esistano indicazioni fattuali o motivi fondati per rilasciare o rifiutare un'autorizzazione di viaggio;

·         rilasciare autorizzazioni di viaggio: qualora non emergano segnalazioni o elementi che richiedono un'ulteriore analisi, l'autorizzazione di viaggio è rilasciata automaticamente entro pochi minuti dalla presentazione della domanda.

L'autorizzazione sarà ottenuta con una procedura semplice, economica e rapida, e nella maggior parte dei casi sarà rilasciata in pochi minuti. La domanda di autorizzazione potrà essere compilata in non più di dieci minuti e richiederà soltanto un documento di viaggio valido; l'autorizzazione sarà valida per un periodo di cinque anni e per più viaggi. I richiedenti di età superiore a 18 anni dovranno pagare una tassa di 5 EUR per presentare la domanda.

Contesto

La sicurezza è un tema costante fin dall'inizio del mandato della Commissione Juncker, dagli orientamenti politici del Presidente del luglio 2014 all'ultimo discorso sullo stato dell'Unione del settembre 2016. In quest'ultimo Juncker ha annunciato che entro novembre la Commissione avrebbe presentato un sistema europeo di informazione per i viaggi, ossia un sistema automatico per stabilire a chi sia consentito l'ingresso nello spazio Schengen. La creazione di questo sistema figura tra le priorità della tabella di marcia di Bratislava, firmata e approvata dai leader dei 27 Stati membri dell'UE, che si sono impegnati a: "istituire un sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS) per consentire i controlli preventivi e, se necessario, negare l'ingresso ai viaggiatori esenti dall'obbligo del visto".

Il 28 aprile 2015 la Commissione europea ha adottato l'Agenda europea sulla sicurezza, definendo le azioni principali che permetteranno all'UE di rispondere in modo efficace al terrorismo e alle minacce per la sicurezza nell'Unione europea nel periodo 2015-2020.

Sono stati fatti molti progressi nell'attuazione dell'Agenda dalla sua adozione. Nel novembre 2015 la Commissione ha proposto la revisione della direttiva sulle armi da fuoco, seguita da un piano d'azione sulle armi da fuoco e gli esplosivi nel dicembre 2015. In materia di terrorismo, la Commissione ha adottato nel dicembre 2015 una nuova direttiva sulla lotta al terrorismo e nel febbraio 2016 uno specifico Piano d'azione sul finanziamento del terrorismo. In aprile la Commissione ha proposto di istituire un sistema di ingressi/uscite e ha presentato una comunicazione per preparare il terreno per un'autentica ed efficace Unione della sicurezza. In più, a settembre è stata adottata una procedura unica di certificazione UE delle apparecchiature di controllo di sicurezza dell'aviazione.

Più recentemente, il 14 settembre 2016, la Commissione ha presentato la comunicazione "Rafforzare la sicurezza in un mondo di mobilità: un migliore scambio di informazioni nella lotta al terrorismo e frontiere esterne più solide", che ha confermato l'esigenza di trovare il giusto equilibrio tra la mobilità e il rafforzamento della sicurezza, facilitando al contempo l'ingresso legale nello spazio Schengen senza obbligo di visto. Inoltre, il 6 ottobre è entrata in funzione la guardia di frontiera e costiera europea, dopo soli 9 mesi dalla proposta della Commissione, presentata in dicembre, a dimostrazione di un chiaro impegno per il rafforzamento della gestione e della sicurezza delle frontiere esterne dell'UE.

Il fatto che il Presidente Juncker abbia creato uno specifico portafoglio per l'Unione della sicurezza nell'agosto 2016 mostra l'importanza attribuita dalla Commissione al rafforzamento della sua risposta alla minaccia terroristica.

Per ulteriori informazioni

Proposta di regolamento che istituisce un sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi.

Allegato

Studio di fattibilità su un sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi.

MEMO: Sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi: domande e risposte

SCHEDA INFORMATIVA: Sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi

Comunicato stampa: Agenda europea sulla sicurezza: seconda relazione sui progressi compiuti verso un'Unione della sicurezza efficace e sostenibile

Agenda europea sulla sicurezza

Regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio, del 15 marzo 2001, che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo

IP/16/3674

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 15 novembre 2016. La Commissione europea ha approvato otto nuovi progetti nel quadro dello strumento di partenariato per un totale di oltre 32 milioni di EUR al fine di rafforzare la cooperazione con i paesi partner in settori prioritari.

I progetti sosterranno gli obiettivi strategici dell'Unione europea nelle relazioni esterne mediante partenariati più forti a livello mondiale con i paesi terzi e riguarderanno questioni fondamentali quali i cambiamenti climatici, la sostenibilità, l'agenda digitale internazionale e l'aviazione civile.

Il nuovo pacchetto comprende anche un ambizioso programma che rientra nella dimensione esterna della strategia UE per il mercato unico digitale (8 milioni di EUR) e attraverso il quale l'UE intende rafforzare la cooperazione con i partner principali in ambiti quali la protezione dei dati personali, la fiducia e la sicurezza nel ciberspazio, l'accesso transfrontaliero al materiale probatorio elettronico e la normazione delle TIC. L'UE promuoverà una dimensione più ecologica delle economie, prassi ambientali sostenibili e la lotta contro i cambiamenti climatici. Per realizzare questi obiettivi avvierà una serie di azioni volte a: ridurre le emissioni di particolato carbonioso nell'Artico (1,5 milioni di EUR); aiutare i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (3 milioni di EUR) a diversificare le loro economie, riducendone la dipendenza, spesso quasi esclusiva, dall'estrazione di idrocarburi; migliorare le tecnologie per la cattura e lo stoccaggio del carbonio (1 milione di EUR) in Cina al fine di ridurre le emissioni di CO2 delle centrali elettriche a carbone. Queste azioni contribuiranno ad attuare il primo accordo universale giuridicamente vincolante sul clima, firmato a Parigi nel dicembre 2015 e entrato in vigore il 4 novembre 2016 in seguito alla recente ratifica da parte dell'Unione europea.

Lo strumento di partenariato favorirà inoltre la cooperazione tra l'Unione europea e la Cina attraverso nuove iniziative intese a promuovere politiche e leggi ambientali più attente all'ecologia (3 milioni di EUR) sulla base delle buone pratiche dell'UE e a combattere i traffici illegali di specie selvatiche.

Cercando di promuovere le norme europee sull'aviazione e di ridurre l'impatto del trasporto aereo sull'ambiente e sui cambiamenti climatici, lo strumento continuerà a incoraggiare i partenariati politici, economici e ambientali nel settore dell'aviazione civile. Sulla base della cooperazione in atto con la Cina e l'India, rispettivamente dal 2014 e dal 2015, lo strumento di partenariato amplierà ora il proprio campo d'azione all'America latina (7 milioni di EUR) e al Sud-Est asiatico (7,5 milioni di EUR).

Infine, 1,2 milioni di EUR saranno destinati a rafforzare il dialogo politico con i partner strategici dell'UE, ma anche con altri paesi, su una vasta gamma di settori, tra cui la governance democratica, la tutela dei consumatori, i cambiamenti climatici, la protezione ambientale, la crescita economica e la sostenibilità. Ciò rafforzerà la nostra capacità di definire e attuare approcci e risposte comuni alle sfide globali. 

Contesto

Lo strumento di partenariato finanzia progetti che consentono all'Unione europea di essere fautrice del cambiamento a livello globale e di promuovere i suoi valori fondamentali. Si tratta di uno degli strumenti che l'UE ha iscritto a bilancio per finanziare la propria azione esterna nel periodo 2014-2020. Nel quadro di questo strumento, l'UE coopera con partner di tutto il mondo per far fronte a sfide globali e trovare soluzioni condivise su questioni di interesse comune. Lo strumento di partenariato finanzia attività all'insegna delle priorità dell'UE e che trasformano gli impegni politici in misure concrete. L'attuale programma si basa sui precedenti piani d'azione annuali adottati dalla Commissione. Per promuovere gli interessi strategici dell'UE, negli ultimi due anni e mezzo sono stati stanziati in totale oltre 315 milioni di EUR.

Brasile, Cina, India, Giappone, Repubblica di Corea e Stati Uniti figurano tra i paesi partner dei progetti incentrati sul mercato digitale finanziati nel quadro dello strumento di partenariato. Una maggiore cooperazione e nuove iniziative nel settore dell'aviazione civile sono previste, a livello regionale, con America del Sud e Asia sudorientale e, a livello bilaterale, con Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Messico, Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam.

IP/16/3570

Logo BEIRoma, 8 Novembre 2016. La Banca europea per gli investimenti (BEI) sostiene il piano di sviluppo 2017-2020 di Dolomiti Energia con un prestito di 100 milioni di euro. L’operazione avrà la garanzia del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), il fondo di garanzia costituito secondo le previsioni dell’Investment plan for Europe (IPE), il cosiddetto « Piano Juncker » .

 Le risorse BEI copriranno circa la metà del fabbisogno complessivo del programma di investimenti finalizzato al rinnovamento e lo sviluppo delle reti di distribuzione del gas e dell’energia elettrica e il potenziamento e la manutenzione di impianti idroelettrici nella provincia di Trento, nel Nord Italia, area principale di attività del gruppo Dolomiti Energia (1.400 dipendenti, fatturato 2015 di 1,3 miliardi).

« L’Investment plan for Europe favorisce un’importante addizionalità alla attività di prestito della BEI, sia per imprese  grandi sia per società di medie dimensioni. L’operazione con Dolomiti Energia si inserisce nei nostri filoni prioritari di finanziamento, dallo sviluppo delle reti elettriche al l’efficientamento energetico e il contrasto al cambiamento climatico », ha commentato Miguel Morgado, Direttore operazioni per l’Italia e i Balcani della BEI.

Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione, ha dichiarato: "Siamo contenti di questo nuovo progetto che nasce in Italia grazie al "Piano Juncker" per migliorare le reti di distribuzione del gas e dell’energia elettrica e gli impianti idroelettrici. L'investimento nell'energia è strategico per il futuro dell'Europa, per questo fa parte delle 10 priorità della Commissione Juncker. Questa iniziativa va ad aggiungersi a un numero importante di progetti già previsti in Italia nel contesto del Piano Investimenti strategici, del quale l'Italia è ad oggi il maggiore beneficiario."

Aver ottenuto questo finanziamento e la garanzia del Fondo europeo per gli investimenti strategici - ha dichiarato Rudi Oss, Presidente di Dolomiti Energia, – rappresenta per noi la conferma del valore dei progetti che stiamo portando avanti. La valutazione positiva da parte della BEI sul piano di investimenti del Gruppo per il prossimo quadriennio ci permetterà di rispondere in modo ancora più efficiente ed efficace al fabbisogno energetico locale contribuendo alla crescita e alla sostenibilità dei territori in cui operiamo.” 

La Banca europea per gli investimenti (BEI) è l’istituzione finanziaria di lungo termine dell’Unione europea i cui azionisti sono gli stessi Stati membri. Il suo compito è erogare finanziamenti sul lungo termine per progetti validi al fine di contribuire agli obiettivi politici dell’UE. 

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