dall'Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Strasburgo, 13 dicembre 2016. Oggi Martin Schulz, Presidente del Parlamento europeo, Robert Fico, Presidente di turno del Consiglio dell'UE, e Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, hanno firmato per la prima volta nella storia dell'Unione una dichiarazione comune che indica gli obiettivi e le priorità dell'iter legislativo dell'UE per il 2017.

Muovendo dagli orientamenti strategici definiti dal Consiglio europeo e dalle 10 priorità per le quali il Parlamento europeo ha dato mandato al Presidente della Commissione Juncker, i Presidenti delle tre istituzioni europee hanno scelto di comune accordo le proposte che riceveranno un trattamento prioritario nell'iter legislativo. L'UE potrà così presentare risultati concreti ai cittadini e rispondere alle sfide più impellenti cui l'Europa si trova oggi di fronte.

Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, ha dichiarato:"L'odierna dichiarazione comune pone una nuova pietra miliare sulla via che porterà l'UE a conseguire risultati migliori in tempi più brevi nel rispondere alle sfide che attendono le tre istituzioni. Per la prima volta nella storia dell'UE le tre istituzioni europee si sono accordate per aprire nell'iter legislativo una corsia preferenziale destinata a un numero limitato d'iniziative di grande rilevanza politica. Siamo sì tre istituzioni diverse, ma lavoriamo tutte per un unico progetto europeo in rappresentanza degli interessi di tutti i cittadini dell'Unione. L'esperienza maturata con la guardia di frontiera e costiera europea dovrebbe assurgere a nuovo parametro di riferimento per il reperimento di soluzioni comuni rapide e incisive. In Europa, volere è potere."

Oltre all'impegno dell'UE di portare avanti i lavori in corso su tutte le proposte legislative già presentate, nella dichiarazione comune i Presidenti delle tre istituzioni indicano sei ambiti specifici per i quali è opportuno aprire una corsia preferenziale. I Presidenti di Parlamento, Consiglio e Commissione s'impegnano a razionalizzare i lavori delle rispettive istituzioni per assicurare progressi rapidi nell'iter legislativo di queste proposte prioritarie, per arrivare possibilmente a un risultato concreto entro il 2017.

1.    Rilancio dell'occupazione, della crescita e degli investimenti attraverso il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS 2.0), i rinnovati strumenti di difesa commerciale, l'Unione bancaria, l'Unione dei mercati dei capitali e il miglioramento della gestione dei rifiuti nell'economia circolare.

2.    Affermazione della dimensione sociale dell'Unione europea attraverso l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, un migliore coordinamento nella sicurezza sociale, l'Atto europeo sull'accessibilità e il Corpo europeo di solidarietà.

3.    Migliore tutela della sicurezza dei cittadini attraverso il sistema di ingressi/uscite, l'iniziativa per una gestione intelligente delle frontiere, il sistema dell'UE di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS), il controllo delle armi da fuoco, gli strumenti per perseguire penalmente il terrorismo e lottare contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, e i sistemi europei di informazione sui casellari giudiziali (ECRIS).

4.    Riforma e sviluppo della politica migratoria in uno spirito di responsabilità e solidarietà attraverso la riforma del sistema europeo comune di asilo (compreso il meccanismo Dublino), il pacchetto sulla migrazione legale e il piano per gli investimenti esterni per contribuire ad affrontare le cause profonde della migrazione potenziando gli investimenti e la creazione di posti di lavoro nei paesi partner.

5.    Concretamento dell'impegno a realizzare un mercato unico digitale connesso attraverso le riforme del diritto d'autore e delle telecomunicazioni nell'UE, l'Unione della banda dei 700 MHz, il superamento dei geoblocchi ingiustificati, la direttiva sui servizi di media audiovisivi e le norme comuni sulla protezione dei dati.

6.    Conseguimento dell'obiettivo di un'Unione dell'energia ambiziosa e di una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici attraverso il quadro 2030 per il clima e l'energia, l'accordo di Parigi e il pacchetto "Energia pulita per tutti gli europei".

I tre Presidenti indicano inoltre quattro temi fondamentali che richiedono un'attenzione particolare e ulteriori progressi nel 2017: i) impegno a favore dei valori comuni europei, dello stato di diritto e dei diritti fondamentali; ii) lotta contro la frode fiscale, l'evasione fiscale e l'elusione fiscale; iii) tutela del principio della libera circolazione dei lavoratori; iv) necessità di contribuire alla stabilità, alla sicurezza e alla pace.

Quest'iniziativa comune di Parlamento europeo, Consiglio dell'UE e Commissione europea, che è prevista espressamente al punto 7 dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio", è uno degli elementi di un nuovo impegno condiviso che permette all'Unione di tradurre le proposte in azioni e di conseguire risultati nei settori in cui sono maggiormente necessari.

Prossime tappe

Riguardo all'attuazione della dichiarazione comune le tre istituzioni hanno concordato una procedura comune di verifica dell'andamento e di monitoraggio dei progressi, che si esplicherà a livello sia politico sia di alti funzionari. A livello politico, le istituzioni faranno assieme il punto dell'attuazione a cadenza periodica, in riunioni dei tre Presidenti che si terranno a marzo, luglio e novembre 2017. A livello tecnico, le istituzioni faranno assieme il punto dell'attuazione a cadenza periodica in sede di Gruppo di coordinamento interistituzionale riunito a livello di alti funzionari (secondo quanto previsto al punto 50 dell'accordo "Legiferare meglio").

Per agevolare quest'attività di verifica dell'andamento e di monitoraggio un documento di lavoro che accompagna la dichiarazione comune illustra nei particolari le iniziative a cui sarà riservata la corsia preferenziale nel 2017.

Contesto

Il 15 marzo 2016 le tre istituzioni europee hanno convenuto un nuovo accordo interistituzionale "Legiferare meglio" per migliorare la qualità della normativa europea e i risultati da essa prodotti. L'accordo apporta modifiche nell'intero ciclo politico, dalla consultazione e valutazione d'impatto all'adozione, attuazione e valutazione della normativa dell'UE. In base al nuovo accordo, le tre istituzioni devono decidere di concerto i temi fondamentali che i legislatori dovranno trattare in via prioritaria, comprese le iniziative di semplificazione della normativa vigente.

Ogni anno, quindi, Parlamento, Consiglio e Commissione discutono le priorità legislative dell'UE stabilendo di comune accordo i temi da privilegiare nell'anno successivo. In questo modo le tre istituzioni possono affrontare le grandi sfide che le attendono contando su una collaborazione reciproca più stretta.

L'odierna dichiarazione comune è il primo concretamento del nuovo approccio all'attività legislativa incentrato sull'ottenimento di risultati. La dichiarazione è altresì allineata al programma di lavoro della Commissione per il 2017.

Per ulteriori informazioni

Dichiarazione comune sulle priorità legislative dell'UE per il 2017

Documento di lavoro sull'agevolazione della verifica dell'andamento e del monitoraggio dell'attuazione della dichiarazione comune sulle priorità legislative dell'UE per il 2017

IP/16/4360

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 25013 dicembre 2016. Nuove terapie rigenerative per le cardiopatie, nuovi algoritmi per aumentare la resilienza delle reti informatiche, una cura dei disturbi psichici all’avanguardia e una migliore comprensione del funzionamento dei mercati neri, sono tutti esempi delle sfide ai confini della conoscenza che i nuovi borsisti CER affronteranno.

Il CER ha annunciato oggi l’assegnazione delle sue sovvenzioni di consolidamento a 314 ricercatori di eccellenza in Europa. Il finanziamento, del valore complessivo di 605 milioni di euro, darà loro l’opportunità di avere un impatto considerevole sulla scienza e oltre. Le sovvenzioni rientrano nel pilastro “Eccellenza scientifica” di Orizzonte 2020, il programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione.

Carlos Moedas, commissario europeo per la Ricerca, la scienza e l’innovazione, ha dichiarato: “Il CER è stato istituito per individuare la migliore qualità scientifica, tutelarla e sostenerla, facendo dell’Europa un centro di eccellenza scientifica internazionale. I nuovi borsisti si sono aggiudicati questi finanziamenti competitivi perché sono scienziati eccellenti con idee veramente rivoluzionarie. Investire nel loro successo pagherà.”

Il presidente del CER, il professor Jean-Pierre Bourguignon, ha commentato: “Le sovvenzioni di consolidamento sostengono i ricercatori talentuosi ancora all’inizio della carriera. Nel 2016 la domanda per questo tipo di finanziamenti del CER è aumentata ulteriormente, il che testimonia la necessità di ulteriori finanziamenti per la ricerca animata dalla curiosità in Europa. Noto con soddisfazione che, ancora una volta, i tassi di riuscita di donne e uomini sono comparabili. I borsisti che hanno vinto questo concorso così duro godranno di piena libertà e flessibilità, caratteristiche importanti delle sovvenzioni del CER, per contribuire a far fare importanti passi avanti alla scienza.”

I progetti di ricerca proposti dai nuovi borsisti riguardano un’ampia gamma di tematiche nei campi delle scienze fisiche e dell’ingegneria, delle scienze della vita, ma anche delle scienze sociali e delle discipline umanistiche. (Per ulteriori esempi)

I borsisti realizzeranno i loro progetti presso università, centri di ricerca e altre istituzioni ospitanti nell’UE o nei paesi associati1. Nel quadro del concorso, hanno ricevuto finanziamenti ricercatori di 39 nazionalità, tra cui ad esempio tedeschi (50 sovvenzioni), italiani (38), francesi (34) e britannici (24). I ricercatori lavoreranno in 23 paesi in Europa, in particolare nel Regno Unito (58 sovvenzioni), in Germania (48), in Francia e nei Paesi Bassi (29).

1 Elenco dei paesi associati al programma dell’UE Orizzonte 2020: http://ec.europa.eu/research/participants/data/ref/h2020/grants_manual/hi/3cpart/h2020-hi-list-ac_en.pdf

Questa volta il CER ha valutato 2 274 progetti di ricerca, il 13,8% dei quali riceverà un finanziamento. Il 28% delle sovvenzioni è stato assegnato a richiedenti donne. Si prevede che le sovvenzioni creeranno 2 000 posti di lavoro per studenti di post-dottorato, di dottorato e altro personale impiegato nei gruppi di ricerca dei borsisti.  (Per ulteriori statistiche)

Elenco di tutti i ricercatori selezionati in ordine alfabetico

Elenco dei ricercatori selezionati per settore (in ordine alfabetico):

·         Scienze fisiche e ingegneria

·         Scienze della vita

·         Scienze sociali e discipline umanistiche

Statistiche – Sovvenzioni di consolidamento 2016

Scopri altri progetti del concorso per le sovvenzioni di consolidamento

Contesto

Le sovvenzioni di consolidamento del CER sono assegnate a eminenti ricercatori di tutte le nazionalità e di tutte le età, con almeno dai sette ai 12 anni di esperienza successiva al dottorato e un percorso scientifico molto promettente. Le ricerche devono essere condotte in un organismo di ricerca pubblico o privato avente sede in uno degli Stati membri dell’UE o in uno dei paesi associati. Il finanziamento (massimo 2 milioni di euro a sovvenzione) è erogato per un periodo massimo di cinque anni e copre essenzialmente il reclutamento di ricercatori e altro personale per consolidare il gruppo di ricerca del borsista .

Il CER

Il Consiglio europeo della ricerca, istituito dall’Unione europea nel 2007, è la prima organizzazione europea che finanzia l’eccellenza nella ricerca d’avanguardia. Ogni anno seleziona e finanzia i migliori ricercatori creativi di tutte le nazionalità e di tutte le età per realizzare progetti basati in Europa. Il CER ha tre principali regimi di sovvenzionamento: le sovvenzioni di avviamento, le sovvenzioni di consolidamento e le sovvenzioni avanzate. Un altro regime di finanziamento, le sovvenzioni “sinergia” dovrebbe essere rilanciato nel 2018.

Il CER ha un bilancio annuale di 1,7 miliardi per il 2016, che corrisponde a circa l’1% della spesa complessiva per la ricerca in Europa, e mira ad attirare in Europa i migliori ricercatori del mondo. I principali organismi di finanziamento della ricerca mondiali hanno concluso accordi speciali per dare ai propri ricercatori la possibilità di visitare o di unirsi ai gruppi di ricerca dei borsisti del CER. A oggi il CER ha erogato finanziamenti a circa 6 500 ricercatori eccellenti in momenti diversi della carriera, e a oltre 40 000 studenti di dottorato e post-dottorato e altro personale parte dei gruppi di ricerca. Per monitorare l’equilibrio di genere nei propri bandi, nel 2008 il CER ha istituito un apposito gruppo di lavoro e ha adottato una serie di misure.

Il CER è parte del pilastro “Eccellenza scientifica” di Orizzonte 2020, per il quale è responsabile il commissario europeo per la Ricerca, la scienza e l’innovazione, Carlos Moedas. È diretto da un consiglio direttivo indipendente, il Consiglio scientifico, presieduto dal gennaio 2014 dal professor Jean-Pierre Bourguignon.

Ulteriori informazioni

Sito del CER Orizzonte 2020

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 2 dicembre 2016. La Giornata internazionale delle persone con disabilità riguarda le persone e i loro diritti ed è un'occasione per rammentare come le persone con disabilità e i loro rappresentanti siano stati e continuino ad essere motori di cambiamento politico in tutto il mondo.

Dieci anni fa è stata adottata la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. L'approccio alla disabilità basato sui diritti umani è diventato un punto di riferimento giuridico a livello mondiale.

Ciò non è accaduto da un giorno all'altro, ma è il risultato di molti anni di campagne e azioni di sensibilizzazione portate avanti in particolare dal movimento delle persone con disabilità. Sono azioni che ancora oggi rivestono molta importanza perché moltissime barriere restano da abbattere.

La Commissione europea è impegnata a rimuovere tali barriere e a sostenere l'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite nell'Unione europea, nei settori di sua competenza. Misure concrete sono state adottate nell'ambito della strategia europea sulla disabilità 2010-2020 e presto sarà conclusa una relazione sullo stato di avanzamento dei lavori. Tra le iniziative recenti,
l'Atto europeo sull'accessibilità, proposto dalla Commissione un anno fa, utilizza appieno il potenziale del mercato unico per rendere alcuni prodotti e servizi fondamentali accessibili alle persone con disabilità. Mi auguro che la proposta della Commissione possa essere presto adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio. È con grande soddisfazione inoltre che accolgo la recente adozione della direttiva sull'accessibilità del web: nuovi prodotti e servizi digitali offrono alle persone con disabilità ulteriori possibilità di partecipazione alla società e al mercato del lavoro.

La sfida resta enorme. È dimostrato che le persone con disabilità sono molto più a rischio di esclusione sociale rispetto alla popolazione in generale. Inoltre si prevede che nel 2020, un europeo su cinque sarà affetto da un certo grado di invalidità.

La Commissione ha posto la crescita inclusiva e l'equità sociale al centro della sua agenda e si attiva a fondo per non lasciare indietro nessuno. L'impegno delle autorità nazionali, regionali e locali, così come quello di imprese e organizzazioni della società civile è essenziale per realizzare progressi decisivi. Solo unendo i nostri sforzi possiamo trasformare in realtà la piena ed equa partecipazione delle persone con disabilità.

STATEMENT/16/4181

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 30 novembre 2016. La Commissione presenta oggi un pacchetto di misure volte a mantenere l'Unione europea competitiva in questa fase di transizione all'energia pulita che sta trasformando i mercati mondiali dell'energia.

La Commissione intende impegnarsi affinché l'UE non soltanto si adatti alla transizione ma la guidi. Per questo motivo, l'Unione europea ha assunto l'impegno di ridurre le emissioni di CO2 almeno del 40% entro il 2030, modernizzando allo stesso tempo la propria economia e creando posti di lavoro e crescita per tutti i cittadini europei. Le proposte di oggi hanno tre obiettivi principali: privilegiare l'efficienza energetica, conquistare la leadership a livello mondiale nelle energie rinnovabili e garantire condizioni eque ai consumatori. 

I consumatori europei saranno protagonisti centrali sui mercati dell'energia del futuro. In tutta l'UE i consumatori disporranno in futuro di una migliore scelta di fonti di approvvigionamento, potranno accedere a strumenti affidabili per il confronto dei prezzi dell'energia e avranno la possibilità di produrre e vendere energia autonomamente. Più trasparenza e una migliore regolamentazione offrono alla società civile maggiori opportunità di partecipare al sistema dell'energia e di rispondere ai segnali del prezzo. Il pacchetto comprende anche una serie di misure volte a tutelare i consumatori più vulnerabili.

Maroš Šefčovič, Vicepresidente per l'Unione dell'energia, ha dichiarato: "Il pacchetto di oggi darà una spinta alla transizione all'energia pulita modernizzando la nostra economia. Dopo aver guidato l'azione a livello mondiale negli ultimi anni, l'Europa sta ora dando l'esempio, ponendo le basi per la creazione di posti di lavoro sostenibili, per la crescita e per gli investimenti. Le proposte di oggi riguardano tutti i settori legati all'energia pulita: ricerca e innovazione, competenze, edilizia, industria, trasporti, digitale, finanza, per citarne solo alcuni. Le misure approvate oggi metteranno a disposizione dei cittadini e delle imprese europei gli strumenti per beneficiare appieno della transizione all'energia pulita."

Miguel Arias Cañete , Commissario responsabile per l'Azione per il clima e l'energia, ha dichiarato: "Le nostre proposte forniscono una forte spinta al mercato delle nuove tecnologie, creano le giuste condizioni per gli investimenti, danno maggiore forza ai consumatori, fanno in modo che i mercati dell'energia possano funzionare meglio e contribuiscono al raggiungimento dei nostri obiettivi sul clima. Sono particolarmente orgoglioso dell'obiettivo vincolante del 30% di efficienza energetica, in quanto consentirà di ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni di energia, di creare posti di lavoro e di ridurre ulteriormente le emissioni. L'Europa è alla vigilia di una rivoluzione dell'energia pulita. E, proprio come è avvenuto a Parigi, possiamo raggiungere il nostro obiettivo solo se lavoreremo insieme. Con queste proposte, la Commissione ha spianato la strada ad un'economia moderna e più competitiva, ad un sistema energetico più pulito. Ora contiamo sul Parlamento europeo e sugli Stati membri per concretizzarlo."

Le proposte della Commissione nell'ambito dell'azione "Energia pulita per tutti gli europei" sono concepite per mostrare che la transizione all'energia pulita è il settore in crescita del futuro: è lì che si crea ricchezza in modo intelligente. Nel 2015 le energie pulite hanno attratto più di 300 miliardi di euro di investimenti mondiali. L'UE è nella posizione ideale per sfruttare le sue politiche di ricerca, sviluppo e innovazione per trasformare la transizione in una reale opportunità industriale. Mobilitando fino a 177 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati ogni anno a partire dal 2021, questo pacchetto può produrre un aumento dell'1% del PIL nell'arco del prossimo decennio, oltre a creare 900 000 nuovi posti di lavoro.

Le proposte legislative del pacchetto "Energia pulita per tutti gli europei" riguardano l'efficienza energetica, le energie rinnovabili, l'assetto del mercato dell'energia elettrica, la sicurezza dell'approvvigionamento elettrico e le norme sulla governance per l'Unione dell'energia. La Commissione propone un cambiamento di rotta per l'ecodesign e una strategia per la mobilità connessa e automatizzata.  

Il pacchetto comprende anche azioni volte ad accelerare l'innovazione dell'energia pulita e a favorire le ristrutturazioni edilizie in Europa. Contiene misure per incoraggiare gli investimenti pubblici e privati, per promuovere la competitività delle imprese UE e per ridurre l'impatto della transizione all'energia pulita sulla società. Stiamo inoltre analizzando in che modo l'UE può mantenere la sua leadership nelle tecnologie e nei servizi legati all'energia pulita per aiutare i paesi terzi a raggiungere gli obiettivi delle proprie politiche.

Contesto generale

Nell'ottobre 2014 il Consiglio europeo ha approvato il quadro per le politiche dell'energia e del clima all'orizzonte 2030 per l'UE, fissando un obiettivo nazionale ambizioso per tutti i settori economici di almeno il 40% di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il 2030. L'accordo di Parigi conferma l'approccio dell'UE. L'attuazione del quadro 2030 per il clima e l'energia concordato dal Consiglio europeo è una priorità nel seguito da dare all'accordo.

L'UE sta ora consolidando il contesto per facilitare la transizione ad un'economia a basse emissioni di carbonio tramite un'ampia gamma di politiche e di strumenti correlati che trovano espressione nella strategia dell'Unione dell'energia, una delle 10 priorità della Commissione Juncker.

La Commissione ha già avanzato proposte chiave per realizzare l'obiettivo dell'UE di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030. Nel 2015 ha presentato una proposta di riforma del sistema di scambio delle quote di emissione dell'UE (ETS) al fine di consentire al settore energetico e alle industrie ad alta intensità energetica la riduzione delle emissioni come richiesto. Nell'estate del 2016 la Commissione ha presentato proposte per accelerare la transizione verso un sistema a basse emissioni di carbonio in altri settori fondamentali dell'economia europea. Le proposte di oggi rappresentano gli ultimi tasselli per l'attuazione del quadro 2030 per il clima e l'energia dell'UE, in particolare sulle energie rinnovabili e l'efficienza energetica.

Tutte le proposte legislative relative all'Unione dell'energia presentate dalla Commissione nel 2015 e nel 2016 devono essere esaminate in via prioritaria dal Parlamento e dal Consiglio. 

Per ulteriori informazioni

Tutti i documenti del pacchetto energia pulita

Scheda informativa: Mettere l'efficienza energetica al primo posto: consumare meglio, inquinare di meno

Scheda informativa: Conquistare la leadership mondiale nelle energie rinnovabili

Scheda informativa: Offrire condizioni eque ai consumatori

Comunicato stampa: Aiuti di Stato - relazione finale dell'indagine di settore sui meccanismi di regolazione della capacità

Scheda informativa: Aiuti di Stato - relazione finale dell'indagine di settore sui meccanismi di regolazione della capacità

Strategia dell'Unione dell'energia

Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS)

IP/16/4009

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 30 novembre 2016. La Commissione europea ha pubblicato la relazione finale dell'indagine di settore sui meccanismi di capacità, dalla quale risulta che gli Stati membri devono valutare meglio la necessità di tali meccanismi e nella quale si suggerisce come concepirli in modo da garantire la sicurezza dell'approvvigionamento riducendo nel contempo al minimo le distorsioni della concorrenza.

Secondo le conclusioni della relazione, spesso gli Stati membri non hanno valutato in modo adeguato la necessità di un meccanismo di capacità prima di introdurlo. Inoltre molti Stati membri devono ancora attuare le riforme del mercato indispensabili per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento. Per i casi in cui è necessario un meccanismo di capacità la relazione offre agli Stati membri orientamenti pratici sul tipo di meccanismo più adatto per risolvere il problema riscontrato.

L'indagine settoriale sui meccanismi di capacità ha alimentato e viene a integrare il pacchetto "Energia pulita per tutti gli europei" che la Commissione ha presentato oggi allo scopo di creare nell'Unione europea mercati dell'energia elettrica moderni che funzionino meglio e siano più integrati.

La Commissaria Margrethe Vestager ha dichiarato: "I meccanismi di capacità devono rispondere a un problema emerso sul mercato ed essere aperti a tutte le tecnologie e agli operatori degli altri paesi dell'UE. Non devono mascherare il sovvenzionamento di una tecnologia specifica, come i combustibili fossili, o risultare troppo onerosi per i consumatori di energia elettrica. La relazione dell'indagine di settore aiuterà la Commissione e gli Stati membri a introdurre meccanismi di capacità meglio mirati soltanto laddove ve ne sia una reale necessità.

Anche se ben concepiti, i meccanismi di capacità non possono tuttavia sostituirsi alle essenziali riforme del mercato dell'energia elettrica. In questo senso l'indagine settoriale viene a integrare l'importante pacchetto di proposte della Commissione "Energia pulita per tutti gli europei" al fine di rendere più integrati i mercati europei dell'energia elettrica e far sì che funzionino meglio."

Le principali conclusioni della relazione sono le seguenti.

I meccanismi di capacità devono essere accompagnati da riforme del mercato adeguate

Sebbene i mercati europei dell'energia elettrica si caratterizzino in genere per la sovraccapacità e le penurie di approvvigionamento siano estremamente rare, molti Stati membri temono di mancare in futuro di una capacità di produzione elettrica sufficiente a soddisfare la domanda. Alcuni hanno pertanto deciso d'introdurre meccanismi di capacità per retribuire i produttori di energia elettrica e altri fornitori di capacità in modo da assicurare la disponibilità di energia in caso di bisogno. La Commissione ha repertoriato in totale 35 meccanismi di capacità - passati, esistenti o programmati - negli 11 Stati membri interessati dall'indagine settoriale (Belgio, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia).

Dall'indagine è emerso che, in molti Stati membri, i fallimenti del mercato e le carenze della regolamentazione inibiscono i segnali di prezzo necessari per mantenere la sicurezza dell'approvvigionamento a un livello adeguato. A molti di questi problemi si potrebbe ovviare attuando le riforme del mercato proposte nel pacchetto "Energia pulita per tutti gli europei": eliminando i bassi massimali tariffari sull'energia elettrica, permettendo alla gestione della domanda di partecipare al mercato e facendo sì che le zone di offerta corrispondano alle congestioni di rete. La maggior parte degli Stati membri non ha tuttavia ancora varato riforme del mercato atte a ridurre o addirittura eliminare la necessità di un meccanismo nazionale di capacità.

Quando uno Stato membro avrà in progetto d'introdurre un meccanismo di capacità, la Commissione gli imporrà quindi di attuare prima le necessarie riforme del mercato.

La necessità di un meccanismo di capacità dev'essere dimostrata

L'indagine ha rilevato che, in molti casi, il meccanismo di capacità introdotto non intendeva risolvere un problema ben preciso di sicurezza dell'approvvigionamento. In tema di sicurezza dell'approvvigionamento le valutazioni effettuate dagli Stati membri non sono sufficientemente approfondite e non sempre si fondano su un obiettivo che trovi giustificazione economica. La Commissione impone quindi che la necessità di un meccanismo di capacità sia corroborata da una valutazione solida dell'adeguatezza della produzione. L'odierno pacchetto "Energia pulita per tutti gli europei" propone una valutazione europea dell'adeguatezza delle risorse, dalla quale scaturiranno dati sempre più attendibili sulla cui base sarà possibile stabilire se siano necessari meccanismi di capacità.

I meccanismi di capacità devono essere rispondenti allo scopo e aperti a tutti i fornitori di capacità

L'indagine ha evidenziato che, nella maggior parte dei casi, la concezione dei meccanismi di capacità presenta notevoli margini di miglioramento.

In primo luogo, il meccanismo scelto deve rispondere al problema riscontrato. Per i problemi di adeguatezza a lungo termine è probabile che la risposta più calzante sia un meccanismo a dimensione di mercato, mentre per i problemi di adeguatezza temporanei una soluzione migliore consiste in una misura provvisoria, ad esempio una riserva strategica che permetta di tenere fuori dal mercato una determinata capacità per usarla solo in situazioni di emergenza. Nei casi in cui l'adeguatezza della produzione è un problema circoscritto a una data zona, è probabile che una soluzione più idonea consista nel miglioramento delle connessioni di rete e in una migliore delimitazione geografica delle zone di offerta.

In base ai "regimi di interrompibilità" i consumatori vengono pagati per ridurre la domanda di energia elettrica quando questa scarseggia. L'indagine ha portato a concludere che tali regimi possono risultare utili per incoraggiare la flessibilità della domanda a più lungo termine, ma che non devono trasformarsi in sovvenzioni a beneficio degli utenti ad alta intensità energetica.

In secondo luogo, il prezzo pagato per la capacità dev'essere stabilito con un processo concorrenziale. L'indagine ha confermato che i prezzi fissati con procedura amministrativa sono inadeguati, perché rischiano di determinare una sovraccompensazione dei beneficiari o rivelarsi incapaci a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento. Con un processo concorrenziale di formazione del prezzo, associato a criteri di ammissibilità aperti che consentano la partecipazione di tutti i potenziali fornitori di capacità, si assicura che la capacità sia pagata al prezzo più basso possibile, il che è importante per contenere il prezzo dell'energia elettrica anche per i consumatori.

In terzo luogo, i meccanismi di capacità dovrebbero essere accessibili ai fornitori degli altri Stati membri: s'incentiveranno così gli investimenti negli interconnettori e nella capacità di produzione in altri Stati membri e si ridurranno i costi del sistema.

Prossime tappe

Poiché dall'indagine è emerso che vari meccanismi di capacità esistenti presentano carenze sostanziali, la Commissione continuerà a lavorare con gli Stati membri per allinearli alle norme sugli aiuti di Stato. Qualsiasi nuovo progetto degli Stati membri volto all'introduzione di meccanismi di capacità sarà inoltre vagliato alla luce delle risultanze ottenute con l'indagine di settore.

Contesto

Cfr. anche scheda informativa sulla relazione finale dell'indagine settoriale e sito internet dell'indagine settoriale.

A aprile 2015 la Commissione ha avviato un'indagine di settore sul sostegno finanziario elargito dagli Stati membri ai produttori e ai consumatori di energia elettrica per salvaguardare la sicurezza dell'approvvigionamento (meccanismi di capacità o di regolazione di capacità), perché temeva che questi meccanismi favorissero indebitamente determinati produttori o tecnologie e ostacolassero gli scambi transfrontalieri di energia elettrica in violazione delle norme dell'UE sugli aiuti di Stato.

Nell'ultimo anno la Commissione ha quindi raccolto presso i partecipanti al mercato e gli enti pubblici informazioni sui meccanismi di capacità esistenti e programmati in 11 Stati membri. A aprile 2016 ha pubblicato una relazione intermedia invitando il pubblico ad esprimersi al riguardo.

IP/16/4021

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 30 novembre 2016. La Commissione europea propone un fondo europeo per la difesa e altre iniziative al fine di rendere più efficiente la spesa degli Stati membri nelle capacità comuni di difesa, rafforzare la sicurezza dei cittadini europei e promuovere una base industriale competitiva e innovativa.

Nel discorso sullo stato dell'Unione del 2016 il presidente Jean-Claude Juncker ha evidenziato l'importanza di un'Europa forte, in grado di difendere e proteggere i suoi cittadini nel suo territorio e all'estero: un obiettivo che non può essere conseguito senza innovare e mettere in comune le risorse dell'industria europea della difesa. Il piano d'azione europeo in materia di difesa adottato oggi dalla Commissione risponde a tale visione.

Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato: "Per garantire la nostra sicurezza collettiva, dobbiamo investire nello sviluppo comune di tecnologie e apparecchiature di importanza strategica, dalle capacità nei settori terrestre, aereo, marittimo e spaziale alla cybersicurezza. Ciò richiede una maggiore cooperazione tra gli Stati membri e una più ampia condivisione delle risorse nazionali. Se l'Europa non si fa carico della propria sicurezza, nessuno lo farà al suo posto. Una base industriale di difesa forte, competitiva e innovativa ci darà autonomia strategica."

Nell'ambito del piano d'azione europeo in materia di difesa la Commissione propone:

1 - di istituire un fondo europeo per la difesa a sostegno degli investimenti in attività di ricerca comune e dello sviluppo congiunto di attrezzature e tecnologie di difesa: il fondo proposto comprenderà due "finestre" complementari ma distinte per struttura giuridica e fonte del bilancio;

o    una "finestra per la ricerca" destinata a finanziare la ricerca collaborativa in tecnologie di difesa innovative quali l'elettronica, i metamateriali, i software cifrati o la robotica. La Commissione ha già proposto 25 milioni di EUR per la ricerca nel settore della difesa nel quadro del bilancio dell'UE per il 2017 e ritiene che tale dotazione possa raggiungere un totale di 90 milioni di EUR entro il 2020. Nell'ambito del quadro finanziario pluriennale dell'UE post 2020 la Commissione intende proporre un apposito programma di ricerca nel settore della difesa con una dotazione stimata di 500 milioni di EUR all'anno;

o    una "finestra per le capacità" che funga da strumento finanziario per permettere agli Stati membri partecipanti di acquistare insieme determinati beni per ridurre i costi. Le capacità verrebbero concordate dagli Stati membri, che sarebbero proprietari della tecnologia e delle attrezzature. Gli Stati membri possono ad esempio investire congiuntamente nella tecnologia dei droni o acquistare insieme elicotteri per ridurre i costi. Per dare un ordine di grandezza, questa finestra dovrebbe essere in grado di mobilitare circa 5 miliardi di EUR all'anno. La Commissione avvierà uno studio esplorativo per elaborare una stima più accurata.

2 - Promuovere gli investimenti nelle PMI, nelle start-up, nelle imprese a media capitalizzazione e negli altri fornitori dell'industria della difesa: i fondi strutturali e di investimento europei e la Banca europea per gli investimenti (BEI) offrono già un sostegno finanziario allo sviluppo di un certo numero di attività a duplice uso. La Commissione sosterrà gli sforzi della BEI per migliorare l'accesso delle catene di approvvigionamento della difesa ai finanziamenti. Essa promuoverà il cofinanziamento UE di progetti di investimento produttivo e la modernizzazione delle catene di approvvigionamento della difesa. Nell'ambito del "piano per la cooperazione settoriale sulle competenze" la Commissione sosterrà la cooperazione nel settore della difesa per garantire che i cittadini abbiano le competenze e le capacità tecnologiche atte a generare innovazione.

3 - Rafforzare il mercato unico per la difesa: la Commissione rafforzerà le condizioni per un mercato europeo della difesa aperto e competitivo in Europa al fine di aiutare le imprese a operare a livello transfrontaliero e coadiuvare gli Stati membri nell'ottenere le offerte economicamente più vantaggiose negli appalti della difesa. A tal fine la Commissione promuoverà l'applicazione effettiva della direttiva sugli appalti nei settori della difesa e della sicurezza e della direttiva sui trasferimenti UE, faciliterà la partecipazione transfrontaliera agli appalti nel settore della difesa, sosterrà lo sviluppo di norme di settore e promuoverà il contributo delle politiche settoriali, come i programmi spaziali dell'UE, alle priorità comuni in materia di sicurezza e difesa.

Prossime tappe: la Commissione si accinge a presentare e discutere tali proposte, in particolare la creazione di un fondo europeo per la difesa, con tutte le parti interessate. Il Consiglio europeo del 15 e 16 dicembre costituirà una tappa fondamentale in questa direzione.

Contesto generale

Negli orientamenti politici del giugno 2014 il Presidente Juncker ha dichiarato: "Ritengo che l'Europa debba essere resa più forte in termini di sicurezza e di difesa. Certo, l'Europa ha principalmente un potere di persuasione, ma a lungo andare anche il potere di persuasione più forte ha bisogno di un minimo di capacità di difesa integrate."

Nel discorso sullo stato dell'Unione del 14 settembre 2016 il Presidente Juncker ha annunciato che "L'Europa non può più permettersi di fare affidamento sulla potenza militare degli altri o di consentire che il suo onore in Mali sia difeso solo dalla Francia. (…) Per una difesa europea forte è necessaria un'industria della difesa innovativa. Per questo proporremo prima della fine dell'anno un fondo europeo per la difesa, che dia un forte impulso alla ricerca e all'innovazione".

Nel corso dell'ultimo decennio gli Stati membri dell'UE hanno diminuito la spesa per la difesa del 12 % circa in termini reali, ma questa riduzione non è stata compensata da una maggiore cooperazione europea. Si stima che la mancanza di cooperazione tra gli Stati membri nel settore della difesa e della sicurezza costi tra 25 e 100 miliardi di EUR all'anno (cfr. allegato).

In occasione del vertice di Bratislava del settembre 2016 i capi di Stato e di governo di 27 Stati membri hanno concluso: "Abbiamo bisogno dell'UE per garantire non solo la pace e la democrazia ma anche la sicurezza del nostro popolo." In un difficile contesto geopolitico, essi hanno convenuto sulla necessità di rafforzare la cooperazione dell'UE in materia di sicurezza esterna e difesa. In concreto, il Consiglio europeo di dicembre 2016 deve decidere "su un piano di attuazione concreto in materia di sicurezza e difesa e sui modi per utilizzare al meglio le possibilità offerte dai trattati, in particolare in materia di capacità."

Il piano d'azione europeo di difesa è strettamente collegato e complementare al piano di attuazione della strategia globale in materia di sicurezza e di difesa, che definisce un nuovo grado di ambizione per l'Unione europea e individua una serie di azioni finalizzate alla sua realizzazione e all'attuazione della dichiarazione congiunta UE-NATO firmata dal Presidente del Consiglio europeo, dal Presidente della Commissione e dal Segretario generale della NATO. Le azioni proposte nel piano d'azione europeo di difesa porteranno a un'Unione europea più forte in materia di difesa, il che in definitiva implica una NATO più forte.

Il piano d'azione è collegato anche al quadro congiunto dell'aprile 2016 per contrastare le minacce ibride e rafforzare la resilienza dell'UE, degli Stati membri e dei paesi partner, intensificando nel contempo la cooperazione con la NATO per reagire a tali minacce; a sua volta, questa cooperazione si basa sull'agenda europea sulla sicurezza adottata dalla Commissione nell'aprile 2015.

Per maggiori informazioni

·         Domande frequenti

·         Scheda informativa

·         Piano d'azione europeo in materia di difesa:

·         Orientamenti politici del Presidente Juncker

·         Piano di attuazione della strategia globale in materia di sicurezza e di difesa

·         Dichiarazione e tabella di marcia di Bratislava

·         Relazione di valutazione della direttiva sugli appalti pubblici

·         Orientamenti relativi all'aggiudicazione di appalti da governo a governo e all'applicazione della direttiva sugli appalti pubblici

·         Relazione di valutazione della direttiva sui trasferimenti

·         Raccomandazione concernente l'armonizzazione della licenza generale di trasferimento per le forze armate a norma della direttiva 2009/43/CE (licenza di trasferimento)

·         Raccomandazione concernente l'armonizzazione della licenza generale di trasferimento per i destinatari certificati a norma della direttiva 2009/43/CE (licenza di trasferimento)

·         Relazione del gruppo consultivo sull'accesso transfrontaliero delle PMI agli appalti nel settore della difesa e della sicurezza

ALLEGATO

Argomentazioni economiche per rendere più efficiente la spesa per la difesa

L'Europa nel suo complesso occupa il secondo posto nel mondo in termini di spesa per la difesa, dopo gli Stati Uniti. In Europa tuttavia i bilanci per la difesa si sono ridotti negli ultimi anni, mentre altri attori mondiali (Cina, Russia e Arabia Saudita) hanno migliorato i rispettivi settori della difesa in misura senza precedenti. Nel 2015 gli investimenti statunitensi nella difesa rappresentavano più del doppio della spesa totale degli Stati membri dell'UE nel settore. La Cina ha aumentato il bilancio della difesa del 150 % negli ultimi dieci anni. Per contro, negli ultimi dieci anni gli Stati membri dell'UE hanno ridotto la spesa per la difesa del 12 % circa in termini reali.

Questa diminuzione non è stata compensata da una maggiore cooperazione europea. L'Europa soffre di inefficienza nella spesa dovuta a duplicazioni, alla mancanza di interoperabilità, a divari tecnologici e a insufficienti economie di scala nell'industria e nella produzione. Circa l'80 % degli appalti pubblici della difesa è gestito su base puramente nazionale, il che dà luogo ad una costosa duplicazione delle capacità militari. Si stima che la mancanza di cooperazione tra gli Stati membri nel settore della difesa e della sicurezza costi ogni anno tra 25 e 100 miliardi di EUR.

Senza investimenti significativi nella difesa, l'industria europea rischia di non disporre delle capacità tecnologiche per costruire la prossima generazione di capacità critiche di difesa. In ultima analisi, tutto ciò inciderà sull'autonomia strategica dell'Unione e sulla sua capacità di agire come garante della sicurezza.

Un'Europa che investe di più nella difesa avrà un effetto positivo sull'economia europea. L'industria europea della difesa genera un fatturato complessivo di 100 miliardi di EUR all'anno e impiega direttamente o indirettamente 1,4 milioni di persone altamente qualificate in Europa. Ogni euro investito nella difesa genera un rendimento dell'1,6, in particolare in impieghi qualificati nei settori della ricerca e della tecnologia e nelle esportazioni.

IP/16/4088

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 29 novembre 2016. Oggi il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha ospitato la 12a riunione annuale ad alto livello con i leader religiosi di tutta Europa per discutere sul tema "Migrazione, integrazione e valori europei".

Le discussioni hanno spaziato dalle sfide poste da fenomeni quali il populismo e l'intolleranza al ruolo essenziale dell'istruzione e della sensibilizzazione dei cittadini per migliorare l'integrazione e la coesione sociale in Europa. I leader hanno convenuto di collaborare strettamente con la Commissione per garantire l'adesione ai valori europei nel contesto della migrazione e dell'integrazione.

Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: "I leader religiosi svolgono un ruolo vitale nel favorire l'integrazione e la partecipazione di tutti i membri dei loro gruppi in Europa quali europei a pieno titolo, indipendentemente dalle loro origini e dal loro credo. Attraverso questi dialoghi possiamo identificare i valori comuni fondamentali che ci uniscono, anziché sottolineare ciò che ci divide."

Il Commissario Dimitris Avramopoulos responsabile per il portafoglio Migrazione, affari interni e cittadinanza, che ha partecipato all'evento, ha dichiarato: "È essenziale coinvolgere tutte le comunità, comprese quelle delle varie religioni, per creare e mantenere una società coesa e inclusiva per tutti. Con l'ascesa del nazionalismo, della xenofobia e dell'estremismo, dobbiamo fare in modo che la nostra società resti una società dell'accoglienza - in particolare nei confronti di coloro i quali fuggono dalla guerra e hanno bisogno di protezione internazionale, mantenendo al contempo i nostri valori e principi fondamentali".

La riunione si è svolta nel quadro dell'attuale dialogo con le chiese, le religioni, le organizzazioni filosofiche e non confessionali, come stabilito dal trattato di Lisbona (art. 17 del TFUE) e fa seguito a una riunione annuale con le organizzazioni filosofiche e non confessionali, tenutasi il 30 giugno 2016.

Contesto generale

Riunioni ad alto livello e dibattiti di carattere operativo si svolgono periodicamente tra la Commissione europea e le chiese, le associazioni e comunità religiose e le organizzazioni filosofiche e non confessionali. Quello di oggi è il 12º di una serie di incontri annuali varati dalla Commissione nel 2005. Il dialogo con le chiese, le religioni, le organizzazioni filosofiche e non confessionali è stato sancito dall'articolo 17 del trattato di Lisbona a partire dal 2009.

Il 7 giugno 2016 la Commissione ha adottato un piano d'azione per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi comprendente una serie di azioni che riguardano non solo l'istruzione, l'occupazione e l'accesso ai servizi, ma anche la non discriminazione e l'inclusione sociale. La Commissione pone l'accento, in particolare, sulla promozione di un'istruzione inclusiva e sui valori comuni europei, come pure sulla comunicazione con i giovani.

La Commissione ha adottato una serie di provvedimenti per attuare la dichiarazione di Parigi sulla promozione della cittadinanza e dei valori comuni di libertà, tolleranza e non discriminazione attraverso l'istruzione, adottata il 17 marzo 2015. Nel 2016 il programma Erasmus+ eroga più di 400 milioni € a favore di partnership transnazionali per sviluppare approcci politici innovativi e pratiche a livello locale. Nell'ambito del programma "Europa per i cittadini 2014-2020", la Commissione cofinanzia progetti destinati a sensibilizzare ai valori dell'UE, come la tolleranza e il rispetto reciproco, e a promuovere l'impegno a livello della società civile. Il programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza 2014-2020" sostiene progetti incentrati sulla prevenzione e la lotta contro l'odio e l'intolleranza razzisti e xenofobi, nonché progetti che promuovano lo sviluppo di strumenti e pratiche volte a prevenire, monitorare e combattere i discorsi di incitamento all'odio su Internet, anche mediante l'elaborazione di contro-argomentazioni.

Per ulteriori informazioni

Articolo 17 Dialogo con le chiese, le comunità religiose e le organizzazioni filosofiche e non confessionali

Elenco dei partecipanti

·         S.E. il Metropolita ATHENAGORAS del Belgio, esarca dei Paesi Bassi e del Lussemburgo

·         S.E. Heinrich BEDFORD-STROHM, vescovo della Baviera e presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (Evangelische Kirche in Deutschland, EKD)

·         Imam Hassen CHALGHOUMI, imam di Drancy (Francia) ed ex presidente della Conferenza degli imam di Francia

·         S.E. Arie FOLGER, rabbino capo della comunità ebraica a Vienna

·         S.E. Albert GUIGUI, rabbino capo di Bruxelles e rappresentante permanente della Conferenza dei rabbini europei presso l'Unione europea

·         Imam Benjamin IDRIZ, direttore della comunità islamica a Penzberg

·         S.E. Reverendo Robert INNES, vescovo in Europa

·         S.E. Antje JACKELÉN, arcivescovo della chiesa di Svezia

·         Anziano Patrick KEARON, presidente dell'area Europa della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni

·         S.E. Jean KOCKEROLS, vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Malines-Bruxelles e primo vicepresidente della COMECE

·         S.E. il vescovo Czeslaw KOZON, presidente della Conferenza episcopale nordica

·         Imam Yahya PALLAVICINI, presidente della Comunità religiosa islamica in Italia

·         S.E. POLYCARPUS, metropolita e vicario patriarcale dei Paesi Bassi, della Chiesa ortodossa siriaca di Antiochia

·         Sua Beatitudine RATISLAV, arcivescovo di Prešov e primate della chiesa ortodossa ceca e slovacca

·         Lakshmi VYAS, presidente del Forum indù dell'Europa

IP/16/4002

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 29 novembre 2016. La Commissione recepisce i risultati di tre valutazioni, in linea con la sua proposta di rafforzare ed espandere il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), che costituisce il nucleo del piano di investimenti per l'Europa.

Il piano di investimenti per l'Europa ha già dimostrato la sua utilità nell'incoraggiare un aumento sostenibile degli investimenti in tutti gli Stati membri. Dati i risultati concreti raggiunti da quando, due anni fa, la Commissione ha annunciato il piano di investimenti, il Presidente Jean Claude Juncker ha presentato nel suo discorso sullo stato dell'Unione del 14 settembre una proposta per rafforzare il FEIS al fine di stimolare ulteriormente gli investimenti.

A tale proposta hanno fatto seguito tre valutazioni, tra cui una valutazione indipendente prevista quando è stato istituito il FEIS. I loro risultati sono riassunti nell'odierna comunicazione della Commissione e alimenteranno il dibattito legislativo con il Parlamento europeo e gli Stati membri in merito alla proposta della Commissione. In occasione del vertice dei 27 svoltosi a Bratislava il 15 settembre e del Consiglio europeo di ottobre gli Stati membri si sono impegnati a concordare la loro posizione negoziale sulla proposta della Commissione nella riunione del Consiglio ECOFIN del 6 dicembre, tenendo conto della valutazione indipendente.

La Commissione ha pubblicato la sua relazione il 14 settembre. La Banca europea per gli investimenti, partner strategico della Commissione nel piano di investimenti, ha presentato una valutazione il 5 ottobre. Infine la società di revisione contabile internazionale Ernst&Young ha pubblicato una valutazione indipendente esterna il 14 novembre. Tutte e tre le relazioni hanno rilevato che il FEIS ha già aumentato l'accesso ai finanziamenti e mobilitato capitali privati ed hanno individuato i settori in cui il piano di investimenti potrebbe essere migliorato.

Il Presidente Jean-Claude Juncker ha dichiarato: "Il piano di investimenti è la nostra iniziativa faro e ha già dimostrato di poter migliorare il contesto degli investimenti in Europa. Abbiamo prestato ascolto e imparato dalle prime esperienze. I riscontri che abbiamo ricevuto sono in linea con la nostra proposta di affinare, espandere e rafforzare il piano."

Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione europea responsabile per il portafoglio "Occupazione, crescita, investimenti e competitività", ha dichiarato: "Il piano di investimenti apporta risultati concreti e raggiunge persone fisiche e aziende in tutta Europa. Le imprese possono espandere le proprie attività, assumere nuovi dipendenti e investire maggiormente nella ricerca e nello sviluppo. I progetti approvati dalla BEI nel quadro del FEIS mobilitano 154 miliardi di EUR in investimenti totali nei 27 Stati membri e sostengono quasi 380 000 PMI. Invitiamo gli Stati membri e il Parlamento europeo ad adottare senza indugio la nostra proposta FEIS 2.0 per aiutarci a promuovere investimenti sostenibili, al fine di ridare lavoro ai cittadini europei e incentivare la crescita nell'UE."

I risultati delle tre valutazioni sono trattati ampiamente nella proposta della Commissione che punta a raddoppiare la durata e la capacità del FEIS estendendo, in una prima fase, la sua durata sino alla fine del 2020 ed aumentando l'importo totale degli investimenti da 315 miliardi di EUR ad almeno 500 miliardi di EUR. La proposta presta già maggiore attenzione all'addizionalità, ai contributi del settore privato e all'aumento della trasparenza nella selezione dei progetti.

Tutte e tre le valutazioni rilevano inoltre l'esistenza di un alto potenziale nello sviluppo di nuove forme di cooperazione tra il FEIS e altre fonti di finanziamento dell'UE. Esse sottolineano anche la necessità di monitorare attentamente la possibile concorrenza tra alcuni di questi fondi e il FEIS. La proposta della Commissione sottolinea inoltre i potenziali benefici derivanti dalla combinazione del FEIS con altri fondi dell'UE e dai cofinanziamenti delle banche di promozione nazionali (NPB), che costituiscono modalità essenziali per migliorare la copertura geografica del FEIS, in particolare per rafforzare il Fondo nelle regioni meno sviluppate e di transito. Il sostegno a queste regioni, tra l'altro, è quindi esteso con un riferimento esplicito a qualsiasi industria che altrimenti non sarebbe compresa negli obiettivi generali del FEIS. Al fine di creare una disponibilità costante di progetti e di piatteforme di investimento e per aumentare la combinazione di diversi fondi dell'UE, la proposta comprende anche miglioramenti del polo europeo di consulenza sugli investimenti.

La Commissione ha inoltre presentato iniziative per facilitare il finanziamento dell'economia reale. Gli Stati membri beneficeranno ad esempio di indicazioni più chiare sulle norme di contabilità pubblica, in particolare nell'ambito dei partenariati pubblico-privato (PPP). A settembre Eurostat e la BEI hanno pubblicato una guida per il trattamento statistico dei PPP

Contesto

Dal novembre 2014 la Commissione mobilita ingenti risorse finanziarie dell'UE con modalità innovative in grado di massimizzare l'effetto dei fondi pubblici e di mettere in moto gli investimenti privati. Al centro della sua azione politica si collocano gli investimenti sostenibili, soprattutto nelle infrastrutture e a vantaggio delle piccole e medie imprese, in particolare tramite un impiego più efficiente delle limitate risorse di bilancio dell'UE; a ciò si associano misure volte a migliorare il contesto globale in cui operano le imprese.

Il piano di investimenti per l'Europa si regge su tre pilastri:

·         in primo luogo, il Fondo europeo per gli investimenti strategici, che mira a mobilitare gli investimenti privati mediante la garanzia dell'UE;

·         in secondo luogo, il polo europeo di consulenza sugli investimenti e il portale dei progetti di investimento europei, che consentono ai progetti di investimento di raggiungere l'economia reale, fornendo assistenza tecnica e dando maggiore visibilità alle opportunità di investimento;

·         in terzo luogo, l'eliminazione degli ostacoli normativi agli investimenti, sia a livello nazionale che a livello dell'UE.

Nell'ambito del primo pilastro, l'assorbimento da parte del mercato è stato particolarmente rapido nella cosiddetta sezione PMI, in cui le prestazioni del FEIS hanno superato largamente le aspettative. Per garantire la disponibilità di fondi sufficienti per continuare a fornire finanziamenti alle PMI con il sostegno del FEIS, la sezione PMI è stata dotata di altri 500 milioni di EUR nel luglio 2016.

Nell'ambito del secondo pilastro, il 1º settembre 2015 è stato istituito il polo europeo di consulenza sugli investimenti. I promotori dei progetti, le amministrazioni pubbliche e le imprese private possono ricevere assistenza tecnica per avviare i loro progetti e prepararli a ricevere gli investimenti. Possono ottenere consulenza sulle fonti di finanziamento adeguate e accedere a una gamma unica di competenze tecniche e finanziarie. Per offrire agli investitori maggiore visibilità sulle opportunità di investimento esistenti nell'UE, la Commissione ha creato il portale dei progetti di investimento europei, diventato operativo il 1º giugno 2016. I promotori possono presentare i loro progetti online, dove sono abbinati alle pertinenti opportunità di investimento, attraverso una specie di servizio di match-making.

Al fine di eliminare gli ostacoli agli investimenti nell'ambito del terzo pilastro del piano di investimenti, la Commissione ha già proposto iniziative concrete volte a favorire gli investimenti e a facilitare il finanziamento dell'economia reale, ad esempio riducendo i requisiti patrimoniali richiesti alle imprese di assicurazione e riassicurazione in relazione agli investimenti infrastrutturali. Se attuate nella loro integralità, le strategie per l'Unione dell'energia, l'Unione dei mercati dei capitali, il mercato unico e il mercato unico digitale e il pacchetto sull'economia circolare contengono tutte misure specifiche per eliminare gli ostacoli, promuovere l'innovazione e migliorare ulteriormente il contesto per gli investimenti. Allo stesso tempo, gli Stati membri devono continuare ad attuare le riforme necessarie ad eliminare gli ostacoli agli investimenti individuati nel quadro del semestre europeo in settori come l'insolvenza, gli appalti pubblici, i sistemi giudiziari e l'efficienza della pubblica amministrazione o le normative settoriali. 

Per ulteriori informazioni

Comunicazione del 29 novembre "Piano di investimenti per l'Europa: dalle valutazioni elementi a sostegno di un suo rafforzamento"

Domande e risposte sulla Comunicazione "Piano di investimenti per l'Europa: dalle valutazioni elementi a sostegno di un suo rafforzamento"

Schede informative sul piano di investimenti, comprendenti i risultati del FEIS per ciascun paese ed esempi di progetti

Comunicazione del 14 settembre "Potenziare gli investimenti per la crescita e l'occupazione: verso la seconda fase del Fondo europeo per gli investimenti strategici e verso il piano europeo per gli investimenti esterni"

Domande e risposte sulla proposta di estensione del FEIS

Pagina dei progetti FEIS

Sito web del polo di consulenza

Sito web del portale dei progetti

IP/16/4024

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 24 novembre 2016. La Commissione europea ha pubblicato oggi la seconda relazione sul funzionamento del cosiddetto "pacchetto latte", una serie di misure varate nel 2012 per rafforzare la posizione dei produttori lattiero-caseari europei nella filiera.

La relazione mostra che, a tre anni dal varo, gli agricoltori europei utilizzano in modo crescente le possibilità offerte dal pacchetto latte, come, ad esempio, la negoziazione collettiva delle clausole contrattuali attraverso le organizzazioni dei produttori e l'uso di contratti scritti. La misura che consente la negoziazione collettiva è intesa a rafforzare il potere contrattuale dei produttori di latte, mentre i contratti scritti offrono agli agricoltori una maggiore trasparenza e tracciabilità.

La relazione doveva inizialmente essere presentata nel 2018, ma alla luce delle persistenti difficoltà del settore lattiero-caseario, il commissario dell'UE per l'Agricoltura Phil Hogan ha deciso di anticiparla alla fine del 2016. Questo impegno rientra nella serie di pacchetti di solidarietà per il settore lattiero-caseario annunciati e attuati durante le scorso anno.

Nel salutare la pubblicazione della relazione, Phil Hogan ha oggi affermato: "La relazione evidenzia le misure che possiamo adottare al livello dell'UE per garantire ai produttori di latte una migliore posizione nella filiera. Facendo seguito alla relazione della task force sui mercati agricoli della scorsa settimana, la presente relazione è la riprova della necessità di un intervento politico nell'ambito del programma di lavoro della Commissione per il 2017."

La relazione analizza anche ulteriori possibilità per i produttori di latte. Ad esempio, sottolinea le potenzialità offerte dai due strumenti chiave del pacchetto latte: le organizzazioni di produttori (OP) e la contrattazione collettiva, che non sono ancora pienamente sfruttati dagli Stati membri e dalle associazioni dei produttori e degli agricoltori, ed illustra diversi modi per renderli più efficaci sia a livello dell'UE che a livello nazionale.

Gli Stati membri sono, in particolare, incoraggiati ad adottare le misure necessarie per favorire la creazione di organizzazioni di produttori con azioni collettive che vadano al di là della contrattazione collettiva, in modo da accrescere il peso dei produttori nella filiera. Oltre a queste raccomandazioni, andrebbe esaminata la possibilità di ampliare il ruolo delle organizzazioni interprofessionali.

Per poter sfruttare appieno le potenzialità offerte dal pacchetto latte, la relazione raccomanda di estenderne l'applicazione al di là del 2020.

Contesto

Adottato nel 2012, nell'ambito della procedura di codecisione, il pacchetto latte puntava a rafforzare la posizione dei produttori nella filiera lattiero-casearia e a preparare il settore ad un futuro più orientato al mercato e sostenibile, in particolare cercando di trarre insegnamenti dalla crisi del mercato lattiero-caseario del 2009. Gli Stati membri hanno la facoltà di rendere obbligatoria la conclusione di contratti scritti tra gli agricoltori e i trasformatori del settore lattiero-caseario, consentendo agli agricoltori di negoziare collettivamente le condizioni contrattuali entro certi limiti.

Il pacchetto stabilisce inoltre specifiche disposizioni dell'UE per le organizzazioni interprofessionali, che consentono agli operatori della filiera di dialogare e svolgere determinate attività, e autorizza gli Stati membri ad applicare, a determinate condizioni, norme per regolare l'offerta di formaggio DOP/IGP. Il pacchetto contiene inoltre una serie di misure volte a migliorare la trasparenza del mercato.

Le misure introdotte dal pacchetto latte si applicheranno fino a metà 2020. La Commissione è stata incaricata di riferire nel 2014 e nel 2018 sulla situazione del mercato e l'attuazione delle misure. Le relazioni da presentare al Parlamento europeo e al Consiglio devono valutare, in particolare, gli effetti sui produttori e sulla produzione di latte nelle regioni svantaggiate e segnalare eventuali incentivi per incoraggiare gli agricoltori a concludere accordi di produzione comune. Nel quadro del pacchetto di solidarietà, avviato dal commissario Hogan nel settembre 2015, la seconda relazione, da presentare nel 2018, è stata anticipata al 2016 e pubblicata oggi.

Per ulteriori informazioni

Pagina web sul pacchetto latte

IP/16/3922

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