dall'Europa

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Bruxelles, 1° febbraio 2017. I prossimi due cicli dei negoziati commerciali tra l'UE e il Messico si terranno nei mesi di aprile e giugno 2017

L'Unione europea e il Messico terranno due cicli supplementari di negoziati prima dell'estate nel quadro di un calendario negoziale accelerato per riformare l'accordo di libero scambio.

Le date dei prossimi cicli (3-7 aprile e 26-29 giugno) sono state concordate dalla Commissaria per il Commercio Cecilia Malmström e dal ministro dell'Economia del Messico Ildefonso Guajardo. Nell'ambito di questo nuovo programma, fissato durante una conversazione telefonica, i due hanno inoltre deciso di incontrarsi a Città del Messico fra queste due serie di colloqui per fare il punto della situazione e incoraggiare i negoziatori a compiere ulteriori progressi.

In una dichiarazione congiunta a seguito della telefonata, la Commissaria Malmström e il ministro dell'Economia Guajardo hanno dichiarato:

"Intendiamo portare compiutamente le nostre relazioni commerciali nel XXI secolo. Potremo così stimolare la crescita, rendere le nostre imprese più competitive e ampliare la scelta per i consumatori, creando al contempo posti di lavoro. Stiamo assistendo insieme al preoccupante aumento del protezionismo in tutto il mondo. È giunto il momento, in qualità di partner che condividono gli stessi principi, di difendere fianco a fianco l'idea di una cooperazione mondiale aperta. I nostri sforzi congiunti per rafforzare l'apertura al commercio da entrambe le parti sono già a buon punto; ora intendiamo accelerare il ritmo di questi colloqui così da coglierne i benefici ancora più velocemente."

L'anno scorso l'UE e il Messico hanno avviato negoziati per aggiornare l'attuale accordo di libero scambio in vigore dal 2000. Nei sedici anni dalla firma dell'accordo attuale i flussi commerciali globali sono profondamente cambiati, evidenziando la necessità di un nuovo accordo di libero scambio, più ampio e profondo. L'obiettivo di questo processo di modernizzazione è rispecchiare meglio le altre ambiziose intese commerciali che l'UE e il Messico hanno negoziato di recente.

Tra il 2005 e il 2015 il flusso commerciale annuale di merci tra i due partner è più che raddoppiato nel contesto dell'attuale accordo di libero scambio, passando da 26 a 53 miliardi di euro.

In linea con l'impegno della Commissione europea per una politica commerciale e di investimento più trasparente, le proposte di negoziato che l'UE porta avanti in questi colloqui sono disponibili online. Le sei proposte, che rappresentano la posizione negoziale iniziale dell'Unione, sono intese a modernizzare diversi elementi dell'attuale accordo UE-Messico. È inoltre disponibile una relazione sull'ultimo ciclo di negoziati.

Per ulteriori informazioni

Esempi da tutta l'Europa di piccole imprese che esportano in Messico

Post sul blog della Commissaria Malmström: On the right track – bringing trade relations with Mexico up to speed (Sulla buona strada per portare le relazioni commerciali con il Messico a regime)

Relazioni commerciali tra l'UE e il Messico 

Relazione sull'ultimo ciclo di negoziati

Proposte negoziali dell'UE, novembre 2016

IP/17/183

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 1° febbraio 2017. La seconda relazione sullo stato dell'Unione dell'energia indica che la modernizzazione dell'economia dell'Unione europea e la transizione verso un'economia a bassa emissione di carbonio sono ormai in atto.

L'Europa è sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi al 2020 per le emissioni di gas a effetto serra, l'efficienza energetica e le energie rinnovabili. Per incoraggiare ulteriormente questo processo, oggi la Commissione annuncia un nuovo tour dedicato all'Unione dell'energia.

In linea con il suo impegno a presentare una relazione annuale sullo stato dell'Unione dell'energia, la Commissione europea pubblica oggi la sua seconda relazione in proposito dove illustra i progressi compiuti successivamente alla pubblicazione della prima relazione sullo stato dell'Unione dell'energia nel novembre 2015. Entrambe le relazioni sono elementi centrali per il monitoraggio dell'attuazione di quella che è una priorità fondamentale della Commissione Juncker.

Il Vicepresidente Maroš Šefčovič, responsabile per l'Unione dell'energia, ha dichiarato: "L'Unione dell'energia non si occupa solo di energia e clima, ma intende accelerare la fondamentale modernizzazione dell'economia europea nel suo complesso, trasformandola in un'economia a bassa emissione di carbonio ed efficiente nell'uso dell'energia e delle risorse, in modo socialmente equo. Dovremo inoltre migliorare la dimensione esterna dell'Unione dell'energia, per rafforzare il ruolo di leadership mondiale dell'UE. La maggior parte delle proposte legislative pertinenti sono ormai in corso d'esame: il 2017 dovrebbe essere l'anno dell'attuazione. È questo il messaggio che intendo proporre agli Stati membri durante le visite del nuovo tour dedicato all'Unione dell'energia, che lancerò il 3 febbraio".

Miguel Arias Cañete, Commissario per l'Azione per il clima e l'Energia, ha aggiunto: "L'Europa è sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi al 2020 in materia di clima ed energia. Nonostante l'attuale incertezza geopolitica, l'Europa prosegue speditamente nella transizione verso l'energia pulita. Non ci sono alternative. E i fatti si commentano da soli: le energie rinnovabili sono ora più competitive e talvolta più a buon mercato dei combustibili fossili, danno lavoro a oltre un milione di persone in Europa, attraggono maggiori investimenti rispetto a molti altri settori, e hanno ridotto di 16 miliardi di euro la nostra fattura per le importazioni di combustibili fossili. Gli sforzi dovranno essere mantenuti ora che l'Europa e i suoi partner si impegnano a guidare la corsa mondiale verso un'economia più sostenibile e competitiva."

Dopo la pubblicazione della prima relazione sullo stato dell'Unione dell'energia, diverse tendenze all'interno della transizione dell'UE verso un'economia a bassa emissione di carbonio hanno segnato progressi e si sono rafforzate. La Commissione condurrà un'ulteriore analisi approfondita delle politiche degli Stati membri, appoggiandosi al nuovo tour sull'Unione dell'energia, le cui visite saranno programmate lungo tutto il corso del 2017.

Per l'Unione dell'energia il 2016 è stato l'anno dell'incisività: la visione racchiusa nella strategia quadro per un'Unione dell'energia è stata tradotta in iniziative legislative e non legislative concrete, soprattutto con il pacchetto Energia pulita per tutti gli europei, presentato il 30 novembre 2016.

L'UE nel suo insieme ha continuato a compiere buoni progressi verso la realizzazione degli obiettivi dell'Unione dell'energia, in particolare quelli in materia di clima ed energia per il 2020 (cfr. MEMO/17/162 e MEMO/17/163). L'UE ha già raggiunto l'obiettivo fissato al 2020 per quanto riguarda il consumo di energia finale. Lo stesso vale per le emissioni di gas a effetto serra: nel 2015, erano del 22% inferiori ai livelli del 1990. L'UE è sulla buona strada anche nel settore delle energie rinnovabili, dove - in base ai dati del 2014 - la quota di energie rinnovabili ha raggiunto il 16% del consumo unionale lordo di energia finale. Un'altra importante tendenza consiste nel fatto che l'UE continua a dissociare con successo la crescita economica dalle emissioni di gas a effetto serra. Nel periodo 1990-2015, il prodotto interno lordo (PIL) combinato degli Stati membri dell'UE è aumentato del 50%, mentre le emissioni sono diminuite del 22%.

All'indomani della conclusione dell'accordo di Parigi, nel dicembre 2015, la sua rapida ratifica da parte dell'UE ha consentito l'entrata in vigore del primo accordo universale giuridicamente vincolante sul clima, il 4 novembre 2016.

In un contesto geopolitico in rapida evoluzione il successo dell'Unione dell'energia è fondamentale per proteggere gli interessi economici e il benessere a lungo termine dell'Europa e degli europei. Per questo motivo negli scorsi mesi il lavoro sull'Unione dell'energia si è concentrato con più attenzione sulla diplomazia energetica, prefiggendosi di incrementare la sicurezza dell'approvvigionamento energetico, di far crescere le esportazioni di soluzioni targate UE basate su una tecnologia a bassa intensità di carbonio e di potenziare la competitività industriale europea.

Nel 2016, la Commissione ha presentato inoltre una strategia europea per la mobilità a basse emissioni caratterizzata da un obiettivo ambizioso e chiaro: entro la metà del secolo le emissioni di gas a effetto serra provenienti dai trasporti dovranno essere inferiori di almeno il 60% rispetto al 1990 ed essere instradate saldamente su un percorso di avvicinamento allo zero, pur assicurando sia le esigenze di mobilità dei cittadini e delle merci sia la connettività globale.

Per ulteriori informazioni

La comunicazione sulla seconda relazione sullo Stato dell'Unione dell'energia e tutti i documenti di accompagnamento adottati oggi sono disponibili sul sito web della Commissione:

MEMO/17/162 sulla relazione riguardo ai progressi compiuti in materia di efficienza energetica,

MEMO/17/163 sulla relazione riguardo ai progressi compiuti in materia di rinnovabili.

Per informazioni circa il tour sull'Unione dell'energia del 2017, consultare il sito web del Vicepresidente Maroš Šefčovič, responsabile per l'Unione dell'energia

IP/17/161

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Il Commissario europeo al Mercato Interno, Industria e Imprenditoria Elżbieta Bieńkowska sarà a Milano il 2 febbraio 2017 e parteciperà con Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e Mauro Parolini, Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lombardia all'evento: 

Sinergie tra Industrie Culturali e Creative e Turismo come volano per crescita e occupazione in Europa: un nuovo partenariato tra pubblico e privato

Palazzo Lombardia - Sala Biagi - Ingresso N4 - Piazza Città di Lombardia 1

Nota di contesto

La Commissione europea sta lavorando all’attuazione di un Piano d’Azione per valorizzare le sinergie tra Turismo e Industrie Culturali e Creative. Obiettivo del Piano è promuovere l’innovazione nel turismo, attirare nuovi visitatori da paesi terzi e aiutare l’industria a cogliere opportunità in settori a forte potenzialità di crescita. 

Inoltre, lo scorso 12 luglio il Presidente della Commissione Juncker e il Premier cinese Li hanno deciso che il 2018 sarà l’anno del turismo UE – Cina. Il 2018 sarà anche l’anno europeo del Patrimonio Culturale. Per la Commissione europea queste sono occasioni per consolidare i flussi turistici esistenti, incrementare quelli provenienti dalla Cina e valorizzare ulteriormente il nostro patrimonio come fattore di attrattività turistica.  

In questo contesto, la Commissione europea promuove, insieme al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e in collaborazione con Regione Lombardia, un evento a Milano su sinergie tra turismo e cultura. L’Italia è, infatti, tra i paese all’avanguardia nella valorizzazione di queste sinergie, come dimostra anche la decisione di avere un unico Ministro competente turismo e cultura. 

Nel corso di questo evento si parlerà anche di come attirare maggiori investimenti in questi settori attraverso i fondi strutturali e altri strumenti del bilancio UE quali Cosme o Orizzonte 2020, per mobilizzare investimenti privati grazie al Piano Juncker e alla BEI.

Foto Junker 250Bruxelles, 26 gennaio 2017. Quest'anno cade il settantacinquesimo anniversario della conferenza di Wannsee, dove con fredda, burocratica precisione gli alti dirigenti del Nazismo hanno programmato lo sterminio degli Ebrei in Europa. Più gli anni passano, allontanandoci da questi eventi, più si rafforza in noi il dovere di fermarci per ricordare, e riflettere. "La memoria è diventata un sacro dovere di tutte le persone di buona volontà": è la lezione che ci ha lasciato il premio Nobel Elie Wiesel, che l'anno scorso si è spento al termine di una vita dedicata a dar voce ai sopravvissuti delle atrocità della Shoah.

Il nostro dovere si fa ancor più impellente perché ogni anno i sopravvissuti e testimoni diretti dell'Olocausto diventano sempre meno, lasciando alle generazioni più giovani la responsabilità di portare un messaggio che non può perder forza. Non smetteremo di dire "Ricordiamo"!

È la prima volta che commemoriamo l'Olocausto senza l'ex presidente tedesco Roman Herzog, recentemente scomparso. È stato lui, nel 1996, a iscrivere nel diritto tedesco il 27 gennaio quale Giorno della memoria delle vittime del nazismo; il suo gesto ha messo in moto un processo che nel 2005 ha portato le Nazioni Unite a dichiarare il 27 gennaio Giorno internazionale della memoria dell'Olocausto, per commemorare il sessantesimo anniversario della liberazione del campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau il 27 gennaio 1945.

L'Unione europea è un progetto radicato nella storia del continente europeo e condivide totalmente il dovere della memoria. In questi tempi controversi, la memoria non è solo il ricordo del passato, è anche la bussola per il futuro, per non ripetere gli stessi errori, cadendo nelle stesse trappole come abbiamo fatto in passato, consentendo il dilagare della discriminazione e dell'odio. Eli Wiesel ha visto il pericolo che l'odio incalzante seminava; ha riconosciuto la minaccia di quella nuova marea, ha levato per primo la voce contro l'antisemitismo che in nuove, orride forme si risollevava in Europa - ben prima di molti altri dopo di lui.

La storia ci mette in guardia: basta un battere di ciglia perché l'odio si trasformi in sobillazione e violenza. Per questa ragione l'Unione europea ha fatto della lotta all'odio e alla violenza verbale una priorità, ovunque. Nel maggio del 2016 la Commissione europea ha concordato con le più importanti aziende informatiche e piattaforme dei media sociali di monitorare e rimuovere entro 24 ore le forme illegali di incitamento all'odio che le sono segnalate. Questa iniziativa integra la legislazione già in vigore che la Commissione europea fa rispettare e che criminalizza azioni e discorsi che pubblicamente condonano, negano o banalizzano offensivamente l'Olocausto.

Vista la velocità con la quale oggi si diffondono le cosiddette "notizie false", non possiamo assolutamente abbassare la guardia di fronte al negazionismo nei confronti dell'Olocausto, in qualsiasi forma si presenti: sia che si tratti del negazionismo "estremo", che pretende che l'Olocausto non sia mai avvenuto - e che la legge considera reato - sia che si tratti di negazionismo "leggero", che si esprime sminuendo l'ampiezza e la profondità del male incarnato dalla Shoah, oppure attraverso la messa in questione del significato dell'Olocausto per il mondo odierno o il tentativo di minimizzarlo citando altre situazioni storiche.

Di fronte al risorgere dell'antisemitismo e di altri tipi di odio, di fronte all'aumento di tragici eventi fomentati dalla violenza, la Commissione europea intende prevenire e combattere l'antisemitismo in tutte le sue forme e assicurare che gli Ebrei possano vivere come desiderano in Europa. L'Europa continuerà a essere il luogo della pace e della tolleranza, dove si costruiscono ponti e si resiste alla discriminazione e all'intolleranza.

Jean-Claude Junker

Presidente della Commissione europea

STATEMENT/17/148

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 25 gennaio 2017. La Commissione europea oggi traccia un bilancio dei progressi compiuti e di ciò che resta da fare per rendere pienamente operativa la nuova Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.

Tre mesi dopo il varo dell'Agenzia sono stati conseguiti risultanti importanti, che includono la costituzione di una riserva di reazione rapida obbligatoria di guardie di frontiera e apparecchiature e la creazione di una nuova riserva per le squadre di intervento per il rimpatrio. Tali riserve possono essere dispiegate per sostenere gli Stati membri cui spetta in primis rafforzare il controllo alle frontiere esterne. L'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera ha dispiegato 1 550 agenti per fornire sostegno agli Stati membri alle loro frontiere esterne, integrando le capacità nazionali esistenti, equivalenti a oltre 100 000 guardie di frontiera. È la prima volta che gli Stati membri dell'UE mettono in comune così tante risorse, ma lo svolgimento delle operazioni da parte dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera continua a presentare carenze, e gli Stati membri devono provvedere a porvi rimedio adeguatamente.

Attraverso gli investimenti congiunti e la partecipazione attiva nell'assicurare il prima possibile la piena operatività della guardia di frontiera e costiera europea, gli Stati membri manifestano concretamente il loro impegno a condividere le responsabilità e a dimostrare solidarietà nell'interesse comune. Gli Stati membri sono rappresentati nel consiglio di amministrazione dell'Agenzia.

Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: "In seguito all'adozione in tempi record della proposta sull'istituzione della guardia di frontiera e costiera europea, tutte le parti interessate hanno trascorso gli ultimi tre mesi lavorando a pieno ritmo per consentire all'Agenzia di intervenire alle nostre frontiere comuni ogniqualvolta e ovunque sia necessario e il più rapidamente possibile. Proponiamo ora ulteriori misure concrete per accelerare i lavori. Faccio appello agli Stati membri affinché forniscano all'Agenzia le risorse umane e le apparecchiature necessarie a renderla pienamente operativa."

Dimitris Avramopoulos, Commissario responsabile per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: "In soli tre mesi abbiamo compiuto progressi incredibili nella realizzazione delle attività della guardia di frontiera e costiera europea. È stata istituita la riserva di reazione rapida di guardie di frontiera e attrezzature, grazie alla quale non ci sarà più carenza di personale o di attrezzature per fronteggiare le situazioni di emergenza in tutta l'UE. Inoltre, la nuova riserva di squadre di intervento per il rimpatrio sosterrà gli Stati membri nel rimpatrio dei migranti irregolari, il che rappresenta un elemento essenziale dell'agenda europea sulla migrazione. Invito le parti interessate a proseguire il loro lavoro e le attività di cooperazione per consentire alla guardia di frontiera e costiera europea di diventare pienamente operativa sotto tutti i punti di vista e in tempi rapidi."

La relazione fa il punto dei progressi compiuti per quanto riguarda le cinque priorità individuate ai fini di una rapida attuazione e approvate dagli Stati membri nella riunione del Consiglio "Giustizia e affari interni" dell'aprile 2016:

·         messa in comune obbligatoria delle risorse per rafforzare la capacità di reazione rapida dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera: per rafforzare l'organico delle guardie nazionali di frontiera responsabili, dal 7 dicembre è stata messa a disposizione immediata dell'Agenzia una riserva di reazione rapida di 1 500 guardie di frontiera e altri agenti per fornire sostegno sul campo negli interventi immediati su richiesta degli Stati membri, insieme a una riserva di attrezzature di reazione rapida costituita da attrezzature quali imbarcazioni ed elicotteri per effettuare interventi rapidi alle frontiere. La capacità di reazione rapida va ad aggiungersi alle operazioni congiunte in corso dell'Agenzia e ad integrare le guardie nazionali di frontiera dispiegate dagli Stati membri responsabili;

·         valutazioni preventive delle vulnerabilità: è stata adottata una metodologia comune per la valutazione delle vulnerabilità per valutare ogni anno la capacità degli Stati membri di affrontare le sfide alle frontiere esterne. Nel gennaio 2017 l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera ha iniziato a raccogliere dati sulla capacità degli Stati membri di costituire la base e la chiave di riferimento per l'esecuzione di valutazioni delle vulnerabilità nel 2017;

·         sostegno per i rimpatri: dal 7 gennaio 2017 sono disponibili tre nuove riserve costituite da 690 osservatori, scorte e esperti per i rimpatri, grazie alle quali l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera sostiene gli Stati membri nelle attività di organizzazione e coordinamento delle operazioni di rimpatrio e nella cooperazione con i paesi terzi per il rimpatrio e la riammissione. L'Agenzia ha già intensificato in modo significativo le sue attività relative ai rimpatri. Dall'entrata in vigore del nuovo regolamento nell'ottobre 2016, l'Agenzia ha organizzato 78 operazioni di rimpatrio al fine di rimpatriare 3 421 migranti irregolari, numero superiore a quello dell'intero 2015 (totale 2016: 232 operazioni); La Commissione presenterà un piano d'azione riveduto sul rimpatrio nelle prossime settimane;

·         istituzione di un meccanismo di denuncia: il 6 ottobre 2016 è stato istituito un meccanismo di denuncia per monitorare e assicurare il rispetto dei diritti fondamentali nelle attività svolte dall'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera;

·         modello di accordo sullo status per la cooperazione operativa con paesi terzi prioritari: nell'ambito del nuovo mandato, l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera è autorizzata a effettuare operazioni sul territorio dei paesi terzi confinanti previo accordo. Nel novembre 2016 la Commissione ha adottato un modello di accordo sullo status. La Commissione ha selezionato la Serbia e l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia come paesi terzi prioritari e oggi ha chiesto al Consiglio di autorizzare l'avvio di negoziati con entrambi i paesi.

La relazione inoltre individua le azioni concrete e i prossimi passi da compiere per rendere pienamente operativa la guardia di frontiera e costiera europea e dotarla di tutti i mezzi necessari. Gli Stati membri devono provvedere affinché le risorse necessarie siano sempre messe a disposizione su richiesta dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera per l'esecuzione delle operazioni congiunte in corso e future e per il ricorso alle riserve obbligatorie ai fini degli interventi rapidi alle frontiere. Gli Stati membri devono inoltre dare un seguito agli esiti delle valutazioni delle vulnerabilità e ovviare rapidamente alle carenze individuate. In particolare, i primi risultati di questo lavoro devono essere utilizzati per far fronte in via prioritaria alle vulnerabilità più urgenti. Questo significa che nei prossimi mesi dovremo reagire alle vulnerabilità connesse alle principali sfide migratorie che ci troviamo ad affrontare.

La presente relazione è la prima di una serie di relazioni destinate a contribuire al miglioramento significativo della protezione delle frontiere esterne attraverso la disponibilità di strumenti e risposte adeguati. La prossima relazione è prevista per il marzo 2017.

Contesto

L'istituzione di una guardia di frontiera e costiera europea, annunciata dal Presidente Juncker nel discorso sullo stato dell'Unione pronunciato il 9 settembre 2015, fa parte delle misure previste dall'agenda europea sulla migrazione per rafforzare la gestione e la sicurezza delle frontiere esterne dell'UE e fornire sostegno alle guardie nazionali di frontiera dispiegate dagli Stati membri. Uno spazio Schengen senza frontiere interne è sostenibile solo se si provvede efficacemente alla sicurezza e alla protezione delle frontiere esterne.

Il 15 dicembre 2015 la Commissione europea ha presentato una proposta legislativa per la creazione di una guardia di frontiera e costiera europea, basata sulle strutture esistenti di Frontex, per rispondere alle nuove sfide e realtà politiche con le quali deve confrontarsi l'UE, in materia sia di gestione della migrazione che di sicurezza interna. Il regolamento sulla guardia di frontiera e costiera europea è stato approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio in un tempo record di appena nove mesi.

La guardia di frontiera e costiera europea, che ha iniziato a operare il 6 ottobre 2016, è l'elemento chiave del rafforzamento del controllo delle frontiere esterne dell'UE. Il suo pieno funzionamento dovrebbe consentire un ritorno ai principi di Schengen della libertà di circolazione in uno spazio senza frontiere interne.

I finanziamenti dell'UE per l'Agenzia aumenteranno gradualmente, passando da 250 milioni di EUR nel 2016 a 320 milioni di EUR nel 2020 e il personale dell'Agenzia passerà da 400 unità nel 2016 a 1000 unità nel 2020.

Per ulteriori informazioni

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulle attività volte a rendere pienamente operativa la guardia di frontiera e costiera europea

SCHEDA INFORMATIVA: La nuova Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera

Garantire la sicurezza delle frontiere dell'UE: sito web della Commissione europea

Sito web dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera

IP/17/123

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 26 gennaio 2017. Un anno dopo l'adozione del pacchetto sull'economia circolare la Commissione riferisce oggi sull'avanzamento e sui risultati delle principali iniziative del suo piano d'azione del 2015.

Insieme alla relazione la Commissione ha inoltre:

·         adottato oggi ulteriori misure per istituire, di concerto con la Banca europea per gli investimenti, una piattaforma per il sostegno finanziario all'economia circolare che riunirà investitori e innovatori;

·         pubblicato orientamenti per gli Stati membri su come convertire i rifiuti in energia;

·         proposto un miglioramento mirato della legislazione relativa a determinate sostanze pericolose presenti nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Il primo vicepresidente Frans Timmermans, responsabile per lo sviluppo sostenibile, ha dichiarato: "La creazione di un'economia circolare in Europa costituisce una priorità fondamentale per questa Commissione. Oltre ai progressi già messi a segno stiamo elaborando nuove iniziative per il 2017. Siamo in procinto di chiudere il cerchio di progettazione, produzione, consumo e gestione dei rifiuti per creare un'Europa verde, circolare e competitiva."

Jyrki Katainen, vicepresidente e commissario responsabile per l'occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: "Sono felice di annunciare che, grazie ai risultati conseguiti dal piano Juncker per gli investimenti, possiamo ancora una volta collaborare con la BEI per far incontrare investitori e innovatori. Il nostro obiettivo è incrementare gli investimenti, pubblici come privati, nell'economia circolare. Ciò implica molto spesso nuovi modelli economici che, a loro volta, possono richiedere modalità innovative di finanziamento. Questa nuova piattaforma costituisce uno strumento eccellente per sensibilizzare le persone sulle enormi potenzialità economiche dei progetti dell'economia circolare e, di conseguenza, raccogliere maggiori fondi per il loro finanziamento. L'economia circolare è un elemento importante per modernizzare l'economia europea e noi siamo sulla buona strada per realizzare questo cambiamento sostenibile."

Il vicepresidente della BEI Jonathan Taylor, responsabile dei finanziamenti per l'ambiente, l'azione per il clima e l'economia circolare, ha dichiarato: "La BEI si compiace di unire le proprie forze a quelle della Commissione europea, con la quale potrà mettere in comune competenze e capacità finanziarie per rendere le nostre economie maggiormente circolari. In quanto principale finanziatore al mondo dell'azione climatica multilaterale - con più di 19 miliardi di EUR di finanziamenti dedicati lo scorso anno ­ riteniamo l'economia circolare un fattore fondamentale per invertire il corso dei cambiamenti climatici, utilizzare in modo più sostenibile le scarse risorse del pianeta e contribuire alla crescita dell'Europa. Per accelerare questa transizione continueremo a fornire consulenza e a investire sempre di più in modelli innovativi di economia circolare e in nuove tecnologie, come pure in progetti più tradizionali di efficienza delle risorse.  La nuova piattaforma per il sostegno finanziario all'economia circolare costituirà uno strumento essenziale per aumentare la consapevolezza e i finanziamenti ai progetti di economia circolare."

Sfruttando lo slancio del piano di investimenti per l'Europa che, a fine 2016, aveva già permesso di mobilitare investimenti per 164 miliardi di EUR. La piattaforma per il finanziamento dell'economia circolare permetterà di rafforzare il collegamento tra gli strumenti esistenti, quali il Fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI) e l'iniziativa InnovFin - Finanziamento dell'UE per l'innovazione finanziata da Orizzonte 2020 ed eventualmente mettere a punto nuovi strumenti finanziari per progetti nell'ambito dell'economia circolare. La piattaforma riunirà la Commissione, la BEI, le banche nazionali di promozione, gli investitori istituzionali e altri portatori di interessi, farà conoscere le opportunità di investimento nell'economia circolare e diffonderà le migliori pratiche presso possibili promotori, analizzandone i progetti e le esigenze finanziarie e fornendo consulenze sulla strutturazione e le possibilità di finanziamento.

La comunicazione della Commissione sul ruolo dei processi "dai rifiuti all'energia" nell'economia circolare, presentata oggi, permetterà di massimizzare i benefici di questa piccola ma innovativa componente del mix energetico nazionale. Essa fornisce agli Stati membri orientamenti per trovare il giusto equilibrio nelle capacità di termovalorizzazione, mettendo in luce il ruolo della gerarchia dei rifiuti che classifica le opzioni di gestione dei rifiuti in funzione della loro sostenibilità e assegna assoluta priorità alla prevenzione e al riciclaggio. Essa contribuisce a ottimizzare il loro contributo all'Unione dell'energia e a valorizzare le opportunità di partenariati transfrontalieri, laddove ciò sia appropriato e in linea con i nostri obiettivi in campo ambientale.

Il pacchetto adottato oggi dalla Commissione contiene inoltre una proposta per aggiornare la legislazione che limita l'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (la direttiva RoHS). La proposta intende favorire la sostituzione dei materiali pericolosi al fine di rendere più conveniente il riciclaggio dei componenti. I cambiamenti proposti faciliteranno ulteriormente le operazioni sul mercato dell'usato (ad es., la rivendita) e la riparazione delle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Si stima che tali misure ci consentiranno di evitare la produzione di più di 3000 tonnellate di rifiuti pericolosi per anno nell'UE e di risparmiare energia e materie prime. Soltanto nel settore della sanità il risparmio sui costi è quantificabile in 170 milioni di EUR.

Infine, nella sua relazione sui progressi conseguiti nell'ultimo anno, la Commissione elenca le misure principali adottate in ambiti quali i rifiuti, la progettazione ecocompatibile, i rifiuti alimentari, i fertilizzanti organici, le garanzie per i beni di consumo, l'innovazione e gli investimenti. I principi dell'economia circolare sono stati gradualmente integrati nelle migliori pratiche dell'industria, negli appalti verdi, nell'uso dei fondi della politica di coesione e, mediante nuove iniziative, nei settori idrico e della costruzione. Per attuare sul terreno la transizione verso l'economia circolare, la Commissione invita inoltre il Parlamento europeo e il Consiglio a procedere all'adozione delle proposte in materia di legislazione sui rifiuti in linea con la Dichiarazione comune sulle priorità legislative dell'UE per il 2017. Per il prossimo anno la Commissione si impegna a conseguire ulteriori risultati sulla base del piano d'azione per l'economia circolare, mediante, tra l'altro, una strategia sulle materie plastiche, un quadro di monitoraggio per l'economia circolare e una proposta per promuovere il riutilizzo dell'acqua.

Contesto

Il 2 dicembre 2015 la Commissione ha adottato un ambizioso pacchetto sull'economia circolare composto da un piano d'azione dell'UE con misure relative all'intero ciclo di vita dei prodotti: dalla progettazione, all'approvvigionamento, alla produzione e al consumo fino alla gestione dei rifiuti e al mercato delle materie prime secondarie.

Il passaggio a un'economia più circolare, foriero di grandi opportunità per l'Europa e i suoi cittadini, rappresenta una parte significativa dei nostri sforzi per modernizzare e trasformare l'economia europea, orientandola verso una direzione più sostenibile. L'economia circolare offre alle imprese la possibilità di realizzare vantaggi economici considerevoli e di diventare più competitive. Consente di realizzare significativi risparmi di energia e benefici per l'ambiente, crea posti di lavoro a livello locale e offre opportunità di integrazione sociale ed è strettamente correlato alle priorità dell'UE in materia di posti di lavoro, crescita, investimenti, agenda sociale e innovazione industriale.

Per illustrare i principali risultati fin qui ottenuti e discutere con i portatori di interessi degli obiettivi futuri, la Commissione e il Comitato economico e sociale europeo organizzano una conferenza sull'economia circolare che si terrà il 9-10 marzo 2017. In tale occasione sarà annunciata la creazione di una piattaforma dei portatori di interessi dell'economia circolare.

Per ulteriori informazioni

MEMO: Domande e risposte

Piano d'azione dell'UE per l'economia circolare

Relazione sull'attuazione

Comunicazione sulla produzione energetica dai rifiuti

Direttiva RoHS

Pacchetto energia pulita

Comunicazione relativa a un piano d'azione per la progettazione ecocompatibile 2016-2019

Protocollo UE per i rifiuti di costruzione e demolizione

Proposta di regolamento relativo alla messa a disposizione sul mercato di prodotti fertilizzanti

Appalti pubblici verdi

La BEI nell'economia circolare

IP/17/104

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 26 gennaio 2017. Secondo i nuovi dati pubblicati oggi dalla Commissione europea il programma dell'UE per l'istruzione e la formazione, di cui si celebra quest'anno il 30º anniversario, è più popolare e aperto che mai.

Nel 2015 il programma Erasmus+ ha permesso a 678 000 europei, un numero mai raggiunto prima, di studiare, formarsi, lavorare e fare volontariato all'estero. Nello stesso anno l'UE ha investito 2,1 miliardi di EUR in oltre 19 600 progetti, a cui hanno partecipato 69 000 organizzazioni. Questi sono i principali risultati presentati nella relazione annuale del programma Erasmus+ per il 2015, pubblicata oggi dalla Commissione europea. I risultati indicano inoltre che il programma è sulla buona strada per conseguire l'obiettivo di sostenere 4 milioni di persone tra il 2014 e il 2020.

Jyrki Katainen, Vicepresidente responsabile per l'Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ed ex studente Erasmus presso l'Università di Leicester (Regno Unito), ha dichiarato: "L'istruzione è essenziale perché dota le persone delle conoscenze, competenze, abilità e capacità necessarie per mettere a frutto il loro potenziale e le opportunità che si presentano. La mobilità amplia gli orizzonti e ci rende più forti. Il programma Erasmus può offrirci tutto questo. In quanto ex studente Erasmus, ho vissuto tutto ciò in prima persona. Incoraggio anche altri studenti e in particolare gli insegnanti, i formatori, gli animatori giovanili e gli studenti dell'istruzione e formazione professionale ad avvalersi delle possibilità offerte nell'ambito del programma Erasmus+."

Tibor Navraciscs, Commissario per l'Istruzione, la cultura, la gioventù e lo sport, ha dichiarato: "Da tre decenni il programma Erasmus offre ai giovani occasioni che consentono loro di sviluppare competenze fondamentali, tra cui quelle sociali e interculturali, e promuove la cittadinanza attiva. Creando collegamenti tra le persone e aiutandole a lavorare insieme, il programma svolge un ruolo essenziale nel dare ai giovani la possibilità di costruire una società migliore. Questa è la solidarietà di cui l'Europa ha bisogno, oggi più che mai. Intendo far sì che in futuro Erasmus+ sostenga un numero ancora più elevato di persone provenienti dai contesti più disparati."

Nel 2015 Erasmus+ si è ulteriormente ampliato, permettendo per la prima volta agli istituti di istruzione superiore di inviare in paesi al di fuori dell'Europa, e accogliere da questi, più di 28 000 studenti e membri del personale. La Francia, la Germania e la Spagna rimangono i tre principali paesi di partenza, mentre la Spagna, la Germania e il Regno Unito ospitano la maggior parte dei partecipanti al programma Erasmus+. Il riscontro da parte dei partecipanti conferma che il tempo trascorso all'estero con il programma Erasmus+ è ben investito: il 94 % afferma di avere migliorato le proprie competenze e l'80 % ritiene che la partecipazione al programma abbia aumentato le opportunità professionali. Fra gli studenti che svolgono un tirocinio all'estero grazie a Erasmus+, uno su tre riceve un'offerta di lavoro dall'impresa ospitante.

La relazione odierna presenta anche una panoramica delle misure adottate dalla Commissione per adattare il programma Erasmus+ al fine di aiutare l'UE e gli Stati membri ad affrontare le problematiche della società, come l'integrazione dei rifugiati e dei migranti. Ad esempio, il sistema di sostegno linguistico online del programma verrà esteso a 100 000 rifugiati nei prossimi tre anni; a tal fine sono stati messi a disposizione 4 milioni di EUR. L'obiettivo è consentire in particolare ai giovani di inserirsi nel sistema di istruzione del paese ospitante e sviluppare le loro competenze.

La pubblicazione della relazione coincide con l'avvio della campagna che segna il 30º anniversario del programma Erasmus (chiamato dal 2014 Erasmus+ in quanto raggiunge più persone mediante una più vasta gamma di possibilità). Durante tutto il 2017 si terranno eventi a livello europeo, nazionale e locale per illustrare l'impatto positivo di Erasmus sugli individui e sulla società nel suo insieme e per dare a tutte le parti interessate la possibilità di discutere sulla futura evoluzione del programma. Negli ultimi 30 anni il programma Erasmus+ e i suoi predecessori hanno sostenuto non solo più di 5 milioni di studenti, apprendisti e volontari, ma anche scambi di personale e di giovani, pari a 9 milioni di persone in totale.

Contesto

Erasmus è uno dei programmi di maggior successo dell'Unione europea. Da tre decenni offre in particolare ai giovani la possibilità di acquisire nuove esperienze e allargare gli orizzonti andando all'estero. Iniziato nel 1987 come un semplice programma di mobilità per gli studenti dell'istruzione superiore, con solo 3 200 studenti partecipanti nel primo anno di attività, è divenuto nel corso degli ultimi 30 anni un programma faro di cui usufruiscono circa 300 000 studenti universitari all'anno. Al tempo stesso il programma si è notevolmente ampliato: prevede periodi di studio e tirocinio/apprendistato sia per gli studenti dell'istruzione superiore sia per quelli dell'istruzione e formazione professionale, scambi di giovani, volontariato e scambi di personale in tutti i settori dell'istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport. Rispetto ai suoi predecessori, il programma Erasmus+ è anche più aperto a persone provenienti da contesti svantaggiati.

La portata geografica del programma è aumentata, passando dagli 11 paesi del 1987 a agli attuali 33 (tutti i 28 Stati membri più la Turchia, l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, la Norvegia, l'Islanda e il Liechtenstein).

L'attuale programma Erasmus+, che riguarda il periodo dal 2014 al 2020, ha una dotazione di bilancio di 14,7 miliardi di EUR e offrirà a oltre 4 milioni di persone la possibilità di studiare, formarsi, acquisire esperienza professionale e fare volontariato all'estero. Il programma sostiene inoltre partenariati transnazionali fra istituti di istruzione, formazione e giovanili, e iniziative nel settore dello sport al fine di contribuire a svilupparne la dimensione europea e fare fronte a gravi minacce transfrontaliere. Il programma promuove altresì attività di insegnamento e di ricerca sull'integrazione europea mediante le azioni Jean Monnet.

Durante tutto il 2017 saranno organizzate in tutta Europa numerose manifestazioni per celebrare il 30º anniversario del programma, compreso un importante evento presso il Parlamento europeo nel mese di giugno.

Per ulteriori informazioni

MEMO/17/83
Erasmus+
(Relazione annuale Erasmus+ 2015; schede informative; video; testimonianze; infografica)

IP/17/82

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 25 gennaio 2017. Oggi la Commissione europea ha raccomandato al Consiglio di autorizzare gli Stati membri a mantenere per un ulteriore periodo di tre mesi i controlli temporanei attualmente in vigore presso determinate frontiere interne Schengen in Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia.

Nonostante la graduale stabilizzazione della situazione e l'attuazione di una serie di misure proposte dalla Commissione per migliorare la gestione delle frontiere esterne e proteggere lo spazio Schengen, la Commissione ritiene che non siano ancora pienamente soddisfatte le condizioni della tabella di marcia "Ritorno a Schengen" che consentono di ritornare al normale funzionamento dello spazio Schengen.

Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: "Sono stati fatti notevoli progressi verso l'abolizione dei controlli alle frontiere interne, che tuttavia devono essere ulteriormente consolidati. Per questo motivo la Commissione raccomanda di autorizzare gli Stati membri interessati a mantenere per altri tre mesi i controlli temporanei alle frontiere."

Dimitris Avramopoulos, Commissario responsabile per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: "Schengen è uno dei principali risultati dell'integrazione dell'Unione europea, ma non dobbiamo darlo per scontato. La Commissione europea è e rimane pienamente impegnata a collaborare con gli Stati membri per abolire progressivamente i controlli temporanei alle frontiere interne e tornare al più presto al normale funzionamento dello spazio Schengen, senza controlli alle frontiere interne. Purtroppo, però, l'obiettivo non è ancora stato raggiunto, anche se negli ultimi mesi abbiamo costantemente rafforzato le nostre misure per gestire la pressione migratoria senza precedenti a cui deve far fronte l'Europa. Raccomandiamo pertanto al Consiglio di autorizzare gli Stati membri a mantenere per altri tre mesi controlli temporanei limitati alle frontiere interne, a condizioni rigorose e solo come extrema ratio."

Negli ultimi mesi si sono registrati progressi significativi in termini sia di sicurezza e migliore gestione delle frontiere esterne che di riduzione della migrazione irregolare: con la nuova guardia di frontiera e costiera europea, operativa dal 6 ottobre 2016, ci stiamo dotando dei mezzi necessari per proteggere meglio le frontiere esterne dell'UE e reagire ai nuovi sviluppi. Grazie al sistema dei punti di crisi (hotspot), il tasso di registrazione e rilevamento delle impronte dei migranti che arrivano in Grecia e in Italia è ora quasi del 100%. Le future verifiche sistematiche nelle banche dati pertinenti per tutte le persone che attraversano le frontiere esterne, come proposto dalla Commissione, daranno un ulteriore contributo al rafforzamento delle frontiere esterne. Inoltre, la dichiarazione UE-Turchia ha portato a una netta diminuzione del numero di migranti irregolari e richiedenti asilo che arrivano nell'UE.

Tuttavia, un numero significativo di migranti irregolari e richiedenti asilo è ancora presente in Grecia e la situazione rimane fragile lungo la rotta dei Balcani occidentali, con un rischio potenziale di movimenti secondari. Inoltre, nonostante i notevoli miglioramenti nella gestione della frontiere esterne, ci vorrà più tempo perché alcune delle azioni individuate nella tabella di marcia "Ritorno a Schengen" siano pienamente realizzate e diano i risultati previsti. A partire da febbraio 2017 le operazioni della guardia di frontiera e costiera europea assisteranno la Grecia lungo la sua frontiera esterna settentrionale. La tendenza costante al conseguimento di risultati nell'attuazione della dichiarazione UE-Turchia deve essere mantenuta e la piena applicazione delle norme Dublino in Grecia deve riprendere gradualmente a partire dalla metà di marzo. Nonostante i notevoli progressi compiuti, il lavoro in corso e la situazione in loco indicano il persistere di queste circostanze eccezionali. La Commissione ritiene pertanto giustificato autorizzare gli Stati membri interessati, in via precauzionale e solo dopo aver vagliato misure alternative, a prorogare gli attuali controlli limitati alle frontiere interne, come misura eccezionale, per un ulteriore periodo limitato a tre mesi, nel rispetto di condizioni rigorose. Questi controlli, in particolare, devono essere mirati e limitati, in termini di portata, frequenza, ubicazione e tempi, a quanto strettamente necessario.

I controlli riguardano le stesse frontiere interne oggetto della raccomandazione del Consiglio dell'11 novembre 2016:

·         Austria: alla frontiera terrestre tra Austria e Ungheria e alla frontiera terrestre tra Austria e Slovenia;

·         Germania: alla frontiera terrestre tra Germania e Austria;

·         Danimarca: nei porti danesi da cui partono i collegamenti via traghetto con la Germania e alla frontiera terrestre tra Danimarca e Germania;

·         Svezia: nei porti svedesi nella regione meridionale e occidentale di polizia e al ponte di Öresund;

·         Norvegia: nei porti norvegesi da cui partono i collegamenti via traghetto con la Danimarca, la Germania e la Svezia.

Prossime tappe

Il Consiglio dovrà prendere una decisione in base a questa proposta di raccomandazione.

La necessità, la frequenza, l'ubicazione e i tempi dei controlli dovrebbero continuare ad essere riesaminati ogni settimana, adeguando i controlli al livello della minaccia ed eliminandoli progressivamente ove opportuno. Gli Stati membri continueranno a riferire prontamente, su base mensile, alla Commissione sulla necessità di effettuare i controlli.

La Commissione riconosce inoltre che negli ultimi anni sono emerse nuove sfide in materia di sicurezza, come dimostra il recente attentato terroristico di Berlino. In tale contesto, sebbene il quadro giuridico attuale abbia permesso di affrontare i problemi incontrati finora, la Commissione sta valutando se sia adeguato per affrontare le nuove sfide in materia di sicurezza.

Contesto

Le gravi carenze nella gestione delle frontiere esterne da parte della Grecia in quel periodo e l'alto numero di migranti non registrati e richiedenti asilo presenti in Grecia che avrebbero potuto tentare di spostarsi irregolarmente in altri Stati membri avevano creato circostanze eccezionali che rappresentavano una grave minaccia per l'ordine pubblico e la sicurezza interna e mettevano a rischio il funzionamento generale dello spazio Schengen. Queste circostanze eccezionali hanno portato ad avviare la procedura di salvaguardia prevista dall'articolo 29 del codice frontiere Schengen e ad adottare la raccomandazione del Consiglio, del 12 maggio 2016, di mantenere per sei mesi controlli temporanei proporzionati a determinate frontiere interne di Schengen in Germania, Austria, Svezia, Danimarca e Norvegia.

Il 25 ottobre 2016 la Commissione ha proposto di autorizzare gli Stati membri a mantenere per altri tre mesi i controlli temporanei alle frontiere interne, a condizioni rigorose e con l'obbligo per gli Stati membri interessati di riferire dettagliatamente ogni mese sui risultati ottenuti . Malgrado la graduale stabilizzazione della situazione, la Commissione ritiene che non siano ancora pienamente soddisfatte le condizioni della tabella di marcia "Ritorno a Schengen" che consentono di ritornare al normale funzionamento dello spazio Schengen. Il Consiglio ha adottato la proposta della Commissione l'11 novembre 2016.

La proposta di raccomandazione presentata dalla Commissione non pregiudica ulteriori possibilità offerte a tutti gli Stati membri, compresi i cinque Stati membri interessati, dalle norme generali per il ripristino temporaneo del controllo alle frontiere interne qualora insorgesse un'altra grave minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza interna non collegata alle gravi carenze nella gestione della frontiera esterna. Ad esempio, durante il periodo di applicazione della raccomandazione del 12 maggio 2016, la Francia, che non era contemplata dalla raccomandazione, ha comunicato il ripristino e il successivo mantenimento dei controlli alle sue frontiere interne per motivi connessi a eventi prevedibili e minacce terroristiche.

Per ulteriori informazioni

Decisione di esecuzione del Consiglio recante una raccomandazione relativa alla proroga dei controlli temporanei alle frontiere interne in circostanze eccezionali in cui è a rischio il funzionamento globale dello spazio Schengen

Domande e risposte: Un approccio coordinato dell'UE per i controlli temporanei alle frontiere interne

SCHEDA INFORMATIVA: Le regole di Schengen

Ritorno a Schengen – Tabella di marcia

Comunicato stampa: La Commissione riferisce sui progressi compiuti nel rendere pienamente operativa la nuova guardia di frontiera e costiera europea

IP/17/124

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 25 gennaio 2017. In vista della riunione dei capi di Stato e di governo a Malta il 3 febbraio 2017, oggi la Commissione e l'Alta rappresentante hanno presentato il loro contributo alle discussioni sulle modalità per gestire meglio la migrazione e salvare vite lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

La Commissione e l'Alta rappresentante presentano diverse misure supplementari per rafforzare l'operato dell'UE lungo questa rotta, in particolare in Libia e nelle zone limitrofe. Queste azioni mirano a lottare contro le reti della tratta e del traffico di esseri umani, ad aiutare a gestire i flussi migratori più efficacemente, a continuare a salvare vite in mare e a migliorare le condizioni di vita dei migranti e dei rifugiati in Libia e nei paesi limitrofi.

Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato: “Troppi ancora muoiono nel Mediterraneo. Abbiamo intrapreso azioni per far fronte a questa situazione ma dobbiamo fare di più. Oggi presentiamo le possibili azioni a breve e medio termine per affrontare i flussi verso e dall'Africa settentrionale. Anzitutto è necessaria la stabilità della Libia e della regione nel suo insieme. Continuando a sostenere questo processo possiamo portare avanti azioni preventive che consentano di cambiare la situazione, salvare vite e spezzare la catena dei trafficanti e degli scafisti, il che avrà un impatto anche sui flussi verso l'Europa.”

Dal 2015 le risorse e le attività destinate alle operazioni dell'UE in mare sono state triplicate, contribuendo a salvare oltre 400 000 persone nel Mediterraneo. Tuttavia, l'aumento della migrazione sulla rotta del Mediterraneo centrale, seguita da oltre 181 000 migranti e rifugiati per raggiungere l'UE nel 2016, ha comportato anche livelli senza precedenti di perdite di vite umane in mare. Per impedire che questa tragedia umana continui nel 2017, oggi la Commissione e l'Alta rappresentante identificano le azioni operative immediate da adottare in collaborazione gli Stati membri relativamente alla rotta del Mediterraneo centrale. Parte di una strategia globale, le azioni proposte tengono conto del più ampio contesto regionale (in particolare le frontiere meridionali della Libia nonché Tunisia, Egitto e Algeria), accentuando nel contempo l'attenzione posta sulla Libia, che rappresenta il punto di partenza per oltre il 90% di quanto cerchino di raggiungere l'Europa.

Sulla base dell'Agenda europea sulla migrazione e sui lavori iniziati nell'ambito del quadro di partenariato sulla migrazione che mira a rafforzare la cooperazione con i paesi partner in materia di migrazione, fra i principali obiettivi citiamo:

  • Ridurre il numero di traversate e salvare vite rafforzando il sostegno esistente alla guardia costiera e alla marina libiche, anche attraverso l'operazione Sophia dell'EUNAVFOR nonché l'ampliamento delle attività di formazione grazie a un finanziamento supplementare immediato di 1 milione di euro al programma Seahorse e una sovvenzione di 2,2 milioni di euro nell'ambito del programma di sviluppo e protezione regionale nell'Africa settentrionale e l'istituzione di un centro di coordinamento del salvataggio marittimo;
  • Intensificare la lotta contro gli scafisti e i trafficanti garantendo che la rete «Seahorse Mediterraneo» sia operativa entro la primavera del 2017, per rafforzare le autorità costiere dei paesi del Nord Africa e consentire una migliore cooperazione operativa fra loro;
  • Proteggere i migranti, incrementare il reinsediamento e promuovere il ritorno volontario assistito mediante il sostegno all'UNHCR nel suo lavoro con le autorità libiche per affrontare la situazione di quanti necessitino protezione internazionale e il sostegno all'OIM per migliorare la situazione dei migranti in Libia ed espandere il suo programma di ritorno volontario assistito dalla Libia verso i paesi di origine;
  • Gestire i flussi migratori attraverso le frontiere meridionali della Libia con il dispiegamento dell'intera gamma di missioni e progetti dell'UE a sostegno delle autorità libiche nella gestione delle frontiere e nella protezione dei migranti, promuovere il dialogo fra la Libia e i paesi limitrofi e sfruttando lo slancio offerto dai risultati con il Niger nell'ambito del quadro di partenariato;
  • Rafforzare il dialogo e la cooperazione operativa con i partner nell'Africa settentrionale sulla gestione della migrazione;
  • Aumentare il finanziamento del Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa mobilizzando 200 milioni di euro per progetti nel 2017 intesi a sostenere azioni quali la formazione e l'equipaggiamento della guardia costiera libica, migliorare le condizioni per i migranti e intensificare i ritorni volontari assistiti.

Questi sforzi richiedono un'azione concertata da parte delle istituzioni dell'UE e degli Stati membri, dei partner pertinenti in Nord Africa nonché la cooperazione con organizzazioni internazionali attive nella regione, come l'UNHCR e l'OIM. La Commissione e l'Alta rappresentante raccomandano ai capi di Stato e di governo riuniti a Malta il 3 febbraio di sostenere le azioni operative delineate sopra.

Contesto

L'Unione europea e i suoi Stati membri hanno stabilito progressivamente una risposta strategica più forte e articolata per salvare vite e gestire meglio i flussi migratori nel Mediterraneo centrale.

Nel 2015 la Commissione ha presentato un'ampia Agenda europea sulla migrazione. È stata istituita una presenza permanente dell'UE in mare che ha salvato centinaia di migliaia di persone. In seguito al vertice de La Valletta sulla migrazione tenutosi nel novembre 2015, l'UE ha rafforzato la cooperazione con i partner africani, anche attraverso il quadro di partenariato sulla migrazione, varato nel giugno 2016, che ha permesso di migliorare come mai prima la cooperazione con i principali paesi di origine e di transito.

A sostegno di questo nuovo approccio è stato inoltre creato un piano di investimenti esterni per l'Africa e per il vicinato, avente il potenziale di raccogliere 44 miliardi di euro di investimenti, e fino a 88 miliardi di euro con il contributo degli Stati membri .

Il sostegno dell'Unione europea alla gestione della migrazione basata sui diritti in Libia comprende la costruzione di capacità e la formazione della guardia costiera libica nonché il sostegno alle autorità libiche (GNA) per erogare i servizi di base alla popolazione libica, agli sfollati, ai migranti e ai rifugiati grazie ai programmi in corso dotati di oltre 20 milioni di euro. L'UE sostiene ulteriormente la Libia grazie alle missioni di sicurezza e difesa comune come EUNAVFOR MED operazione SOPHIA ed EUBAM Libia.

Ulteriori informazioni:

Comunicazione: Migrazione sulla rotta del Mediterraneo centrale. Gestire i flussi, salvare vite

Allegato alla comunicazione

Domande e risposte: Migrazione sulla rotta del Mediterraneo centrale

Scheda informativa: relazioni UE-Libia

Cronologia dell'Agenda europea sulla migrazione

Scheda informativa: Quadro di partenariato per la migrazione

Operazione Sophia dell'EUNAVFOR

Missione di assistenza alle frontiere in Libia (EUBAM)

IP/17/134

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