dall'Europa

Bruxelles, 22 maggio 2017. Pacchetto di primavera 2017 del semestre europeo: la Commissione pubblica le raccomandazioni specifiche per paese

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Gli Stati membri dovrebbero approfittare dell'opportunità offerta dalla ripresa economica per proseguire le riforme strutturali, stimolare gli investimenti e rafforzare le finanze pubbliche. Le priorità variano da un paese all'altro dell'UE, ma è essenziale che tutti mettano in campo ulteriori sforzi per conseguire una crescita più inclusiva, solida e sostenibile.

La Commissione europea presenta oggi le raccomandazioni specifiche per paese 2017, che delineano i suoi orientamenti in materia di politica economica per i singoli Stati membri per i prossimi 12-18 mesi. L'economia dell'UE e della zona euro sta dimostrando di essere resiliente, ma continuano a far sentire i loro effetti la lentezza della crescita della produttività, le conseguenze della crisi, compreso il persistere delle disuguaglianze, e l'incertezza dovuta per lo più a fattori esterni. La Commissione invita pertanto gli Stati membri a sfruttare questa opportunità per rafforzare i fondamentali delle loro economie attuando le priorità economiche e sociali comuni individuate a livello europeo: rilanciare gli investimenti, portare avanti le riforme strutturali e perseguire politiche di bilancio responsabili. Particolare attenzione è rivolta alle sfide e alle priorità individuate per la zona euro.

Il Vicepresidente Valdis Dombrovskis, responsabile per l'Euro e il dialogo sociale, ha dichiarato: "Le tendenze economiche sono nel complesso positive; dovremmo quindi approfittare di questa opportunità per rendere le economie europee più competitive, resilienti e innovative. Dovrebbe essere data la priorità a quelle riforme che possono rendere la crescita più inclusiva e rilanciare la produttività. Riforme strutturali, investimenti e un'attenzione costante a politiche di bilancio responsabili sono indispensabili per rafforzare e sostenere la ripresa economica dell'UE".

Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l'Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha dichiarato: "Quest'anno la lotta contro la disuguaglianza è uno dei capisaldi della nostra valutazione. Abbiamo voltato pagina rispetto alla crisi: il prossimo capitolo è quello sociale. In un contesto di ripresa economica il nostro compito è ridare opportunità a coloro che sono rimasti indietro e rispondere alla domanda di nuove competenze investendo nell'istruzione e nella formazione di elevata qualità. All'aumento della produttività dovrebbe corrispondere un aumento dei salari. Solo così il nostro comune impegno a migliorare il livello di vita di tutti diventerà realtà".

Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: "L'UE sta crescendo, e questa tendenza proseguirà anche nel 2018, per il sesto anno consecutivo. Tuttavia la ripresa rimane fragile e disomogenea. È necessario utilizzare tutti gli strumenti disponibili per sostenere la crescita, comprese riforme economiche intelligenti e un'applicazione altrettanto intelligente della politica di bilancio. Oggi la Commissione europea raccomanda agli Stati membri un adeguato equilibrio tra la sostenibilità delle finanze pubbliche e un orientamento della politica di bilancio che contribuisca a rafforzare la ripresa e non a indebolirla". 

 Le raccomandazioni specifiche per paese 2017                                   

L'economia europea si è dimostrata resiliente a fronte di grandi sfide. I tassi di crescita dell'UE e della zona euro sono stati prossimi al 2% nel 2016, le finanze pubbliche stanno migliorando e l'occupazione ha raggiunto il livello record di quasi 233 milioni di persone. La disoccupazione è scesa al livello più basso dal 2009 e in alcuni Stati membri gli investimenti superano i livelli pre-crisi, anche grazie al piano di investimenti per l'Europa, il cosiddetto piano Juncker. Tuttavia la crescita lenta della produttività e le conseguenze della crisi, comprese le disparità esistenti sia tra i vari paesi che al loro interno, continuano a pesare sull'economia, così come l'incertezza derivante in gran parte da fattori esterni.

Per rafforzare le tendenze positive e la convergenza all'interno sia dei singoli paesi che dell'UE, è essenziale conseguire una crescita più inclusiva, solida e sostenibile, puntando anche sull'incremento della competitività e sull'innovazione. È questo l'obiettivo delle raccomandazioni formulate nell'ambito del semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche. Questo approccio comprende anche una maggiore attenzione alle priorità e alle sfide per gli Stati membri in campo sociale. La Commissione ha recentemente presentato le sue proposte per il pilastro europeo dei diritti sociali, che stabilisce i principi e i diritti fondamentali che favoriscono l'equità e il corretto funzionamento dei mercati del lavoro e dei sistemi previdenziali.

Nel tempo gli Stati membri hanno, in media, compiuto progressi in merito a due su tre delle raccomandazioni specifiche per paese, il che conferma che riforme significative sono in fase di attuazione in tutta l'UE. Poiché l'elaborazione e l'attuazione di riforme importanti richiede tempo, per avere un quadro più chiaro dei progressi compiuti è utile esaminare un orizzonte pluriennale invece di limitarsi a quanto avvenuto nel corso di un solo anno. Si sono registrati progressi sulla maggior parte delle riforme, ma con un ritmo e una portata in termini di attuazione che variano sia a seconda degli Stati membri che in base alla complessità e all'importanza delle riforme stesse. I maggiori progressi si sono registrati nei settori della "politica di bilancio e governance di bilancio" e in quello dei "servizi finanziari", tematiche di grande rilievo negli ultimi anni.

Dall'adozione delle raccomandazioni specifiche per paese dell'anno scorso, i progressi più significativi compiuti dagli Stati membri hanno riguardato la politica di bilancio, la governance di bilancio e le politiche attive del mercato del lavoro. Sono state adottate misure per quanto concerne le politiche fiscali (ad esempio per la riduzione del carico fiscale sul lavoro), le politiche sociali e del mercato del lavoro (in particolare in materia di inclusione sociale e assistenza all'infanzia) e i servizi finanziari. Tra i settori che hanno registrato i minori progressi figurano la concorrenza nei servizi e il contesto imprenditoriale. Il quadro complessivo mostra che gli Stati membri continuano negli sforzi di attuazione delle riforme, ma che il grado di avanzamento oscilla tra "progressi limitati" e "alcuni progressi" nella maggior parte dei settori individuati nelle raccomandazioni specifiche per paese del 2016.

Il pacchetto presentato oggi fa seguito al pacchetto d'inverno del semestre europeo di febbraio e tiene conto delle conclusioni in esso contenute, anche per quanto concerne la procedura per gli squilibri macroeconomici. Riguardo a Cipro, all'Italia e al Portogallo, che presentavano squilibri macroeconomici eccessivi, la Commissione ha concluso che non vi sono dati analitici che giustifichino il passaggio alla fase successiva della procedura, a condizione che i tre paesi attuino pienamente le riforme indicate nelle rispettive raccomandazioni specifiche per paese.

Sviluppi e decisioni a livello di bilancio

Complessivamente si prevede che il livello del disavanzo aggregato nella zona euro scenderà all'1,4% del PIL quest'anno, dal picco del 6,1% del PIL nel 2010. 

In base alla valutazione dei programmi di stabilità e convergenza del 2017, la Commissione ha inoltre adottato una serie di misure nell'ambito del patto di stabilità e crescita. La Commissione raccomanda di chiudere la procedura per i disavanzi eccessivi per la Croazia e il Portogallo. Se il Consiglio seguirà la raccomandazione della Commissione, rimarranno soggetti al braccio correttivo del patto solo quattro Stati membri, rispetto a 24 paesi nel 2011.

La Commissione ha inoltre adottato relazioni a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) nei confronti del Belgio e della Finlandia, in cui esamina la conformità di questi paesi con il criterio del debito previsto dal trattato. In entrambi i casi si è giunti alla conclusione che attualmente il criterio del debito può considerarsi rispettato. Nel caso del Belgio questa conclusione è valida a condizione che siano prese ulteriori misure di bilancio nel 2017 per garantire la sostanziale conformità con il percorso di aggiustamento verso l'obiettivo a medio termine sia nel periodo 2016-2017. Nel caso della Finlandia, si osserva che l'adozione e l'attuazione rapide di riforme strutturali per aumentare la produttività e l'offerta di lavoro rappresentano la chiave per migliorare le prospettive di crescita a medio termine e la sostenibilità del bilancio.

Per quanto riguarda l'Italia, la Commissione conferma che sono state adottate le ulteriori misure di bilancio richieste per il 2017, e che pertanto in questa fase non sono ritenuti necessari interventi supplementari per garantire la conformità con il criterio del debito.

La Commissione ha rivolto un monito alla Romania sull'esistenza di una deviazione significativa dal percorso di aggiustamento verso l'obiettivo di bilancio a medio termine nel 2016 e ha raccomandato al Consiglio di adottare una raccomandazione affinché la Romania adotti le misure necessarie nel 2017 per correggere questa deviazione significativa. È la prima volta che viene applicata questa procedura, prevista dal quadro di governance economica dell'UE: essa consente alle autorità di adottare misure correttive per evitare l'apertura di una procedura per i disavanzi eccessivi.

Sulla base della valutazione del programma di stabilità 2017, la Commissione propone di concedere la flessibilità richiesta alla Lituania e alla Finlandia.

Contesto

Le raccomandazioni rivolte agli Stati membri, pur essendo modificate ogni anno sulla base dei progressi compiuti e dell'evoluzione del contesto, sono saldamente ancorate alle priorità generali delineate dal Presidente Juncker nel discorso sullo stato dell'Unione e nell'analisi annuale della crescita. Nel caso degli Stati membri che appartengono alla zona euro rispecchiano anche le raccomandazioni per la zona euro. Le raccomandazioni nell'ambito del semestre europeo sono coerenti con la visione a lungo termine della strategia Europa 2020.

Dal suo insediamento, la Commissione in carica ha introdotto una serie di modifiche al semestre europeo per renderlo più efficace e pertinente. Le modifiche sono state annunciate nel novembre 2014 nell'analisi annuale della crescita 2015, attuate all'inizio del 2015 e confermate nella comunicazione sui prossimi passi da compiere per completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa nell'ottobre 2015.

Attualmente, ad esempio, la Commissione formula una raccomandazione per la zona euro nella fase iniziale del ciclo (a novembre), in modo che gli Stati membri possano includere la prospettiva della zona euro nei loro piani per gli anni successivi.

Inoltre negli ultimi mesi la Commissione ha avviato un dialogo con i governi, i parlamenti nazionali, le parti sociali e le altre parti interessate e ha tenuto incontri bilaterali con le autorità nazionali per discutere delle loro priorità.

A febbraio la Commissione ha presentato l'analisi dettagliata della situazione economica e sociale di ciascuno Stato membro, sotto forma di relazioni per paese, nell'ambito del cosiddetto pacchetto d'inverno 2017 del semestre europeo.

Ad aprile gli Stati membri hanno presentato i programmi nazionali di riforma e i programmi di stabilità (per i paesi della zona euro) o di convergenza (per i paesi non appartenenti alla zona euro), comprese le eventuali misure per dar seguito al pacchetto d'inverno.

La Commissione procede inoltre a regolari consultazioni con le parti sociali e ha invitato gli Stati membri a tenere maggiormente conto del contributo delle parti sociali nazionali.

Le raccomandazioni odierne si basano su questi dialoghi, sui programmi nazionali, sui dati forniti da Eurostat e sulle previsioni economiche di primavera 2017 della Commissione, pubblicate di recente.

La Commissione ha istituito inoltre il servizio di assistenza per le riforme strutturali e uno strumento specifico dell'UE, il Programma di sostegno alle riforme strutturali, per fornire un'assistenza mirata agli Stati membri, su loro richiesta, e agevolare l'elaborazione e l'attuazione delle riforme istituzionali, strutturali e amministrative, comprese quelle indicate nelle raccomandazioni specifiche per paese.

Prossime tappe

La Commissione chiede al Consiglio di approvare l'approccio proposto e di adottare le raccomandazioni specifiche per paese, e chiede agli Stati membri di attuarle appieno e tempestivamente. I ministri dell'UE dovranno discutere le raccomandazioni specifiche per paese prima che i capi di Stato e di governo dell'UE le approvino. Spetterà poi agli Stati membri attuarle tramite misure inserite nelle rispettive politiche economiche e di bilancio nazionali nel 2017-2018.

Ulteriori informazioni

Comunicazione introduttiva: Semestre europeo 2017: Raccomandazioni specifiche per paese

Panoramica della situazione dei paesi nell'ambito della procedura per gli squilibri macroeconomici e del patto di stabilità e crescita

Panoramica delle questioni contemplate dalle raccomandazioni specifiche per paese 2017

Raccomandazioni specifiche per paese 2017

Memo sulle raccomandazioni specifiche per paese 2017

Previsioni economiche di primavera 2017 (11 maggio 2017)

Comunicazione sulle relazioni per paese (22 febbraio 2017)

Relazioni per paese (22 febbraio 2017)

L'avvio del semestre europeo 2017: Pacchetto d'autunno (16 novembre 2016)

Relazione sul meccanismo di allerta 2017 (16 novembre 2016)

La governance economica dell'UE in dettaglio

Il Vicepresidente Dombrovskis su Twitter: @VDombrovskis

La Commissaria Thyssen su Twitter: @mariannethyssen

Il Commissario Moscovici su Twitter: @Pierremoscovici

 IP/17/1311

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 18 maggio 2017. La Commissione europea ha pubblicato oggi la relazione annuale sull'applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

La relazione sintetizza le iniziative intraprese dall'UE nel 2016 per rafforzare i diritti fondamentali ed esamina come questi diritti siano stati applicati in una serie di politiche dell'Unione e negli Stati membri.

Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione, ha dichiarato: "L'Unione europea non è soltanto un mercato o una valuta, ma è prima di tutto un'Unione di valori. In quanto custode dei trattati, la Commissione europea ha l'obbligo speciale di difendere i diritti fondamentali e lo Stato di diritto in tutta l'Unione, responsabilità che condivide con le altre istituzioni dell'UE e gli Stati membri."

La Commissaria per la giustizia, i consumatori e la parità di genere, Věra Jourová, ha aggiunto: "La Commissione europea lavora attivamente in tutti i settori del diritto dell'Unione per tutelare i diritti fondamentali in Europa, ad esempio proteggendo i diritti dei minori, rafforzando il diritto alla tutela dei dati personali, migliorando i diritti del consumatore e garantendo le condizioni di base anche per i richiedenti asilo e i migranti. Dobbiamo continuare ad adoperarci per garantire che questi diritti siano una realtà per tutti in Europa. I diritti umani devono valere per tutti."

La relazione di quest'anno conclude che i recenti sviluppi rappresentano minacce gravi per i diritti fondamentali. La Commissione garantirà che tutte le proposte legislative dell'UE e tutti gli organi vincolati dalla Carta continuino a rispettarla. Un'attenzione speciale sarà dedicata all'importante sistema dei controlli e degli equilibri, con particolare riguardo al ruolo chiave delle corti supreme e costituzionali nella difesa dei valori comuni dell'UE.

Per quanto riguarda gli sviluppi legislativi specifici, dalla relazione emerge che nel 2016 l'UE ha compiuto importanti passi avanti per garantire la tutela dei minori coinvolti in controversie transfrontaliere sulla responsabilità genitoriale (regolamento Bruxelles II bis) e per aiutare le coppie internazionali a chiarire le norme applicabili ai regimi patrimoniali. Ha lanciato una piattaforma online di risoluzione delle controversie per contribuire al rafforzamento della protezione dei consumatori. Ha inoltre concordato con Facebook, Twitter, YouTube e Microsoft un codice di condotta per contrastare l'incitamento illecito all'odio online e, infine, ha mantenuto un dialogo importante con gli Stati membri sullo Stato di diritto.

L'adozione definitiva della riforma sulla protezione dei dati ad aprile 2016 ha fissato un insieme unico di norme che conferiscono ai cittadini un accesso più facile ai propri dati personali, il diritto alla portabilità dei dati, un chiaro "diritto all'oblio" e alcuni diritti in caso di violazione dei dati. La Commissione ha inoltre concluso lo scudo UE-USA per la privacy, un accordo quadro per una migliore protezione dei dati personali dei cittadini europei quando vengono trasferiti negli Stati Uniti. Il diritto a un processo equo ha trovato inoltre un'applicazione concreta nel 2016 con l'adozione di una serie di direttive concernenti la presunzione di innocenza e il diritto presenziare al proprio processo, il patrocinio a spese dello Stato e i diritti procedurali per i minori (i dettagli sono disponibili qui).

Le democrazie basate sullo Stato di diritto devono proteggere i diritti fondamentali delle minoranze e dei soggetti più vulnerabili. Anche le istituzioni europee devono rispettare la Carta in tutte le loro azioni. La direttiva sulla lotta contro il terrorismo è un buon esempio di come si sia tenuto conto di diversi diritti fondamentali già nelle fasi di stesura e di negoziazione dell'atto.

Convegno annuale sui diritti fondamentali

La libertà e il pluralismo dei mezzi di comunicazione sono pilastri indispensabili delle democrazie sane. Il tema scelto dalla Commissione per il convegno dell'UE sui diritti fondamentali del 2016 è stato il ruolo dei media a difesa della democrazia, dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto. Le conclusioni del convegno hanno individuato azioni concrete per promuovere la libertà dei mezzi di comunicazione, assicurare l'indipendenza dalle pressioni politiche e finanziarie, conferire un più ampio margine di manovra ai giornalisti e promuovere la diversità delle voci all'interno della società.

Il convegno sui diritti fondamentali del 2017 si concentrerà sulla promozione e la protezione dei diritti delle donne e sulla parità di genere. In un contesto di crescente intolleranza, è importante che l'UE riaffermi con forza e promuova la parità di diritti per tutti. Tale convegno sarà l'occasione per affrontare l'emancipazione economica e politica delle donne, i diritti delle donne nella sfera pubblica e privata e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne in tutte le sue forme; quest'ultimo è anche il tema di azioni mirate per tutto il 2017.

Contesto

Con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1° dicembre 2009, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea è diventata giuridicamente vincolante. Le disposizioni di quest'ultima sono indirizzate in primo luogo alle istituzioni dell'UE e in secondo luogo agli Stati membri esclusivamente nell'attuazione del diritto dell'Unione.

La Commissione sta lavorando con le autorità competenti a livello nazionale, locale e dell'UE per informare meglio i cittadini circa i loro diritti fondamentali e su dove trovare aiuto in caso di violazione di tali diritti. Informazioni pratiche sui diritti fondamentali sono reperibili sul portale europeo della giustizia elettronica; la Commissione ha inoltre instaurato un dialogo con i difensori civici, gli organismi per le pari opportunità e le istituzioni di difesa dei diritti dell'uomo sul trattamento delle denunce di violazione dei diritti fondamentali.

Per ulteriori informazioni

Relazione del 2016 e documento di lavoro sull'applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea

Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea 

IP/17/1336

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250E’ stato presentato stamattina a Roma, nell’ambito di un incontro tra il Consiglio di Confcommercio, guidato dal Presidente Carlo Sangalli, e il Capo della Rappresentanza della Commissione europea in Italia, Beatrice Covassi, il Roadshow “Dare Fondo ai Fondi”.

L’iniziativa si inserisce all’interno della collaborazione avviata dalla Confederazione e dalla Commissione europea, in occasione della ricorrenza dei 60 anni della firma dei Trattati di Roma, sulla informazione/formazione del sistema Confcommercio in materia di politiche dell'Unione europea e di accesso ai finanziamenti.

Per il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, “senza un terziario di mercato più produttivo sarà difficile creare nuova ricchezza, nuovo benessere, nuove forme di solidarietà sostenibili e durature in Europa. E Confcommercio, che crede in un’Unione europea che sia davvero la casa comune di tutte le imprese e di tutti i cittadini dei Paesi Membri, vuole contribuire alla crescita dell’attività e della cultura imprenditoriale, anche tramite la promozione e l’impiego delle opportunità di sviluppo per le imprese offerte dall’Ue”.

Per il Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Beatrice Covassi, “lavorare per migliorare l'ambiente imprenditoriale in Europa è nell'interesse di noi tutti, per questo la Commissione Juncker è impegnata, attraverso i vari programmi di finanziamento, a promuovere occupazione, crescita e competitività. Il Roadshow "Dare Fondo ai Fondi" sarà l'occasione per far conoscere ai cittadini l'Europa concreta, l'Europa dei progetti, l'Europa che aiuta le imprese”.

L’obiettivo del Roadshow organizzato da Confcommercio, con il patrocinio e il supporto della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, è proprio di facilitare la partecipazione delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti ai bandi europei e l’utilizzo degli strumenti finanziari messi a disposizione dall’Ue.

Organizzato in 5 tappe sul territorio nazionale con il coinvolgimento delle associazioni territoriali di Confcommercio, il Roadshow partirà domani da Torino e si chiuderà con un evento conclusivo a Bruxelles in cui verranno presentati i risultati ottenuti e la documentazione raccolta con la predisposizione di un apposito kit.

Ogni tappa sarà articolata in due momenti. Di mattina si svolgerà un dibattito sul ruolo, sulle prospettive e sulle opportunità dell’Unione europea con la partecipazione di esponenti di Confcommercio, della Commissione europea, del Parlamento europeo,  della politica e delle istituzioni locali. Di pomeriggio si terrà un workshop focalizzato sugli aspetti pratici dei bandi europei sviluppandone la metodologia per l’individuazione, la lettura e la preparazione di un progetto con la presentazione di una buona pratica locale.  

Calendario

1^ tappa: Torino (circoscrizione Nord Ovest), venerdì 19 maggio

2^ tappa: Palermo (circoscrizione Isole), lunedì 17 luglio

3^ tappa: Pordenone (circoscrizione Nord Est), venerdì 15 settembre

4^ tappa: Pistoia (circoscrizione Centro), martedì 19 settembre

5^ tappa: Bari (circoscrizione Mezzogiorno), lunedì 16 ottobre

Evento di chiusura: Bruxelles, mercoledì 29 novembre

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 17 maggio 2017. La Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE per la mancata bonifica o chiusura di 44 discariche che costituiscono un grave rischio per la salute umana e l'ambiente.

Malgrado i precedenti ammonimenti della Commissione, l'Italia ha omesso di adottare misure per bonificare o chiudere 44 discariche non conformi, come prescritto dall'articolo 14 della direttiva relativa alle discariche di rifiuti (direttiva 1999/31/CE del Consiglio). Come altri Stati membri, l'Italia era tenuta a bonificare entro il 16 luglio 2009 le discariche che avevano ottenuto un'autorizzazione o che erano già in funzione prima del 16 luglio 2001 (“discariche esistenti”), adeguandole alle norme di sicurezza stabilite in tale direttiva oppure a chiuderle.

Considerata l'insufficienza dei progressi in quest'ambito, la Commissione ha trasmesso un parere motivato supplementare nel giugno 2015, nel quale si esortava l'Italia a trattare adeguatamente 50 siti che rappresentavano ancora una minaccia per la salute e l'ambiente. Nonostante alcuni progressi, nel maggio 2017 non erano ancora state adottate le misure necessarie per adeguare o chiudere 44 discariche. Nell'intento di accelerare il processo la Commissione ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

Contesto

A norma del diritto dell'UE, gli Stati membri sono tenuti a recuperare e smaltire i rifiuti in modo tale da non mettere in pericolo la salute umana e l'ambiente, vietando l'abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti. In Europa si dovrebbero svolgere solo attività di discarica sicure e controllate. La direttiva sulle discariche (direttiva 1999/31/CE del Consiglio) stabilisce norme per proteggere la salute umana e l'ambiente, in particolare le acque superficiali, le acque freatiche, il suolo e l'atmosfera dagli effetti negativi della raccolta, del trasporto, del deposito, del trattamento e dello smaltimento e mira a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative delle discariche di rifiuti, durante l'intero ciclo di vita della discarica.

Esistono molti modi per smaltire i rifiuti. L'interramento nel suolo, ossia nella discarica, è il modo meno sostenibile dal punto di vista ambientale e dovrebbe essere limitato al minimo assoluto.

Questa causa fa parte di un esercizio orizzontale che interessa altri sei Stati membri: Bulgaria, Cipro, Spagna, Romania, Slovenia e Slovacchia. La Corte ha già pronunciato sentenze di condanna nei confronti di Bulgaria, Cipro e Spagna.

Per ulteriori informazioni

- Informazioni generali sui procedimenti di infrazione in materia di ambiente.

- Sull'attuazione delle politiche ambientali dell'UE e delle leggi negli Stati membri, si veda il riesame dell'attuazione delle norme ambientali.

- Sulle decisioni principali del pacchetto infrazioni di maggio 2017, si veda il MEMO/17/1280 (integrale).

- Sul pacchetto infrazioni di maggio 2017 (solo lettere di costituzione in mora), si veda il MEMO/17/1281.

- Informazioni generali sulle procedure d'infrazione, MEMO/12/12 e infografica;

- Informazioni generali sulla procedura d'infrazione dell'UE.

IP/17/1283

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 17 maggio 2017 . La Commissione europea ha deciso oggi di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per violazione del diritto dell'Unione. La violazione deriva dalla proroga di un contratto di concessione autostradale avvenuta senza previa indizione di una gara d'appalto.

Le autorità italiane hanno prorogato di 18 anni un contratto di concessione di cui è titolare la Società Autostrada Tirrenica p.A. (SAT SpA), attualmente concessionaria della costruzione e gestione dell'autostrada A12 Civitavecchia-Livorno. Il contratto è stato rinnovato senza previa gara d'appalto. La Commissione ritiene che l'Italia sia venuta meno agli obblighi che le incombono in base alle norme UE in materia di appalti pubblici, in particolare in virtù della direttiva 2004/18/CE.

Le norme dell'UE in materia di appalti pubblici hanno lo scopo di garantire che tutti gli operatori economici abbiano pari possibilità di partecipare a una gara d'appalto e di aggiudicarsi un appalto. In base alle norme vigenti una nuova concessione può essere attribuita solo al termine di una procedura competitiva, ad eccezione dei casi specificamente regolamentati dal diritto dell'UE. Una proroga della durata equivale a una nuova concessione; di conseguenza prorogare la data di scadenza di un contratto di concessione autostradale senza previa indizione di una gara d'appalto non è in linea con il diritto dell'UE in quanto altre imprese potenzialmente interessate si vedono preclusa la possibilità di presentare un'offerta.

La Commissione aveva già espresso le sue obiezioni in un parere motivato dell'ottobre 2014, con il quale sollecitava l'Italia a porre fine alla violazione del diritto dell'UE. A seguito di serrate discussioni con le autorità italiane e considerato che le misure proposte da queste ultime non sanerebbero la violazione del diritto dell'UE, la Commissione ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia.

Contesto

La prima concessione per la costruzione dell'autostrada Livorno-Civitavecchia alla Società Autostrada Tirrenica p.A. (SAT S.p.A.) risale al 1969. Per vari motivi sono stati finora realizzati solo 56 dei 242 km previsti. La concessione è stata originariamente accordata per un periodo di 30 anni (fino al 1999). Da allora la concessione è stata prorogata due volte, rispettivamente fino al 2028 e al 2046, senza alcuna procedura competitiva.

Su questa questione la Commissione ha avviato nel 2009 una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia, chiusa però successivamente alla luce degli impegni delle autorità italiane. Nel 2014 è stata aperta una nuova procedura d'infrazione, dopoché la Commissione era venuta a conoscenza del fatto che l'Italia non aveva rispettato gli impegni assunti nel 2009. Al termine di ulteriori discussioni con le autorità italiane volte a risolvere il caso, la Commissione ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia.

Le concessioni autostradali sono un servizio pubblico strategico, che comporta ingenti investimenti con un impatto significativo sull'economia nazionale. La Commissione sta attualmente valutando una serie di altri contratti di concessione autostradale in Italia al fine di valutarne la compatibilità con le norme dell'UE. In materia di appalti, ciò che la Commissione intende in particolare chiarire nella maggior parte dei casi è se le concessioni, comprese le proroghe dei contratti in essere, siano attribuite mediante procedure di appalto aperte e competitive.

Per ulteriori informazioni

Sulle principali decisioni del pacchetto infrazioni di maggio 2017, si veda il MEMO/17/1280.

Sul pacchetto infrazioni di maggio (unicamente per le lettere di costituzione in mora), si veda il MEMO/17/1281.

Per saperne di più sulla procedura generale d'infrazione, si veda il MEMO/12/12 (e relativa infografica).

Informazioni sulla procedura d'infrazione dell'UE.

IP/17/1284

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 17 maggio 2017. La Commissione europea ha deciso oggi di avviare una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per il mancato adempimento da parte di Fiat Chrysler Automobiles degli obblighi derivanti dalla normativa UE in materia di omologazione dei veicoli.

La Commissione ha deciso in data odierna di inviare una lettera di costituzione in mora in cui chiede all'Italia di dare una risposta alle preoccupazioni circa l'adozione di misure insufficienti per quanto riguarda le strategie di controllo delle emissioni usate dal gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA).

Elżbieta Bieńkowska, Commissaria responsabile per il Mercato interno, l'industria, l'imprenditoria e le PMI, ha dichiarato: "I costruttori di automobili hanno prestato ben poca attenzione alle misurazione delle emissioni ed alcuni hanno persino infranto la legge. Lo scandalo sulle emissioni ha dimostrato che la responsabilità di far rispettare la legge e di punire coloro che la violano non può essere lasciata esclusivamente ai singoli Stati membri. Il Parlamento europeo e gli Stati membri hanno recentemente compiuto molti passi avanti in merito alla nostra proposta di revisione completa del sistema attuale, ma è giunto il momento di raggiungere un accordo definitivo. Sono in gioco la fiducia e la salute dei cittadini e non abbiamo tempo da perdere."

In base alla legislazione vigente dell'UE, spetta alle autorità nazionali verificare che un tipo di automobile soddisfi tutte le norme dell'UE prima che le singole auto possano essere vendute sul mercato unico. Qualora un costruttore di automobili violi gli obblighi normativi, le autorità nazionali devono adottare misure correttive (come ordinare un richiamo) e applicare sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive stabilite nella legislazione nazionale.

La Commissione sta monitorando da vicino l'esecuzione di tali norme da parte degli Stati membri e ha già avviato procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri che hanno rilasciato le omologazioni per il gruppo Volkswagen nell'UE per non aver applicato le sanzioni stabilite dalle loro disposizioni nazionali, nonostante l'uso di un software di manipolazione illegale da parte di tale gruppo.

Il caso in questione si riferisce alle informazioni portate a conoscenza della Commissione, nel contesto di una richiesta da parte del Ministero dei Trasporti tedesco nel settembre 2016, di mediare un disaccordo tra le autorità tedesche e quelle italiane riguardante le emissioni di ossidi di azoto (NOx) prodotte da un tipo di veicolo omologato dall'Italia. Nel corso della procedura di mediazione la Commissione ha esaminato con attenzione i risultati delle prove delle emissioni di NOx fornite dall'autorità di omologazione tedesca (Kraftfahrt-Bundesamt), così come le ampie informazioni tecniche fornite dall'Italia sulle strategie di controllo delle emissioni adottate da FCA nel tipo di veicolo in questione.

La normativa UE in materia di omologazione vieta l'uso di impianti di manipolazione come software, timer o finestre termiche, che conducono a un aumento delle emissioni di NOx al di fuori del ciclo di prova, a meno che essi non siano necessari per proteggere il motore da eventuali danni o avarie e per garantire un funzionamento sicuro del veicolo. Come la Commissione ha più volte evidenziato, questa è un'eccezione al divieto e come tale va interpretata in maniera restrittiva.

La Commissione chiede ora formalmente all'Italia di dare una risposta alle sue preoccupazioni circa l'insufficiente giustificazione fornita dal costruttore in merito alla necessità tecnica — e quindi alla legittimità — dell'impianto di manipolazione usato e di chiarire se l'Italia è venuta meno al suo obbligo di adottare misure correttive per quanto riguarda il tipo di veicolo FCA in questione e di imporre sanzioni al costruttore di automobili.

La lettera di costituzione in mora è la prima fase di una procedura di infrazione e fa parte del dialogo della Commissione con le autorità italiane al fine di chiarire i fatti e di trovare una soluzione ai problemi individuati dalla Commissione. L'Italia ha ora due mesi a disposizione per rispondere alle argomentazioni avanzate dalla Commissione, in caso contrario la Commissione può decidere di inviare un parere motivato.

Contesto

Gli impianti di manipolazione sono chiaramente vietati dal diritto dell'UE (con un numero limitato di eccezioni). I costruttori di automobili hanno l'obbligo di rispettare il diritto dell'UE e di rispettare tale divieto in vigore dal 1998.

In base alla direttiva 2007/46/CE, che stabilisce il quadro generale, e al regolamento (CE) n. 715/2007, che stabilisce le specifiche prescrizioni in materia di omologazione per quanto riguarda le emissioni dalle automobili Euro 5 e Euro 6, spetta allo Stato membro che ha omologato il tipo di veicolo (comunemente noto come "modello") far fronte a eventuali non conformità della produzione e dei veicoli di tale tipo.

La Commissione europea segue da vicino gli sforzi messi in atto dagli Stati membri al fine di chiarire eventuali infrazioni commesse dai costruttori di automobili in passato. Nel dicembre 2016 la Commissione ha avviato procedure di infrazione nei confronti di sette Stati membri per violazione della normativa UE in materia di omologazione.

A seguito delle rivelazioni del settembre 2015, che avevano reso noto l'uso da parte del gruppo Volkswagen di software di manipolazione per eludere le norme in materia di emissioni per alcuni inquinanti atmosferici, la Commissione ha invitato gli Stati membri a effettuare le necessarie indagini al fine di verificare l'eventuale presenza di tali impianti a bordo di veicoli omologati dalle loro autorità di omologazione e di garantire la conformità al diritto dell'UE. In risposta, diversi Stati membri hanno svolto indagini e pubblicato relazioni riguardo alle emissioni di NOx dei veicoli.

Nel contesto di tali indagini, alcuni Stati membri sono giunti alla conclusione che diversi costruttori usano strategie di controllo delle emissioni che possono essere giustificate e legali poiché necessarie a proteggere il motore. Il divieto di installare impianti di manipolazione prevede una deroga (a norma del diritto sia dell'UE sia degli USA) qualora l'impianto sia necessario per proteggere il motore da danni o avarie e per garantire un funzionamento sicuro del veicolo. Spetta al fabbricante dimostrare all'autorità nazionale che l'eventuale uso di impianti di manipolazione rientra in tale deroga ed è tecnicamente necessario.

Il 26 gennaio 2017 la Commissione europea ha pubblicato un documento orientativo per aiutare gli Stati membri a valutare se i costruttori di automobili usano impianti di manipolazione o altre strategie che conducono a un aumento delle emissioni del veicolo al di fuori del ciclo di prova e a valutare se essi sono tecnicamente giustificati. Un costruttore di automobili che ricorre a strategie di abbattimento delle emissioni dovrebbe essere in grado di fornire una giustificazione tecnica a domande come: l'aumento delle emissioni è mantenuto al livello più basso possibile? Esiste una tecnologia o progettazione migliore sul mercato che consentirebbe di migliorare il controllo delle emissioni o un funzionamento del motore più sicuro? Il rischio di un danno improvviso e irreparabile del motore può essere adeguatamente dimostrato e documentato?

La Commissione ha compiuto passi importanti per rendere i veicoli più rispettosi dell'ambiente e per ripristinare la fiducia dei consumatori. Ha introdotto metodi di prova più stabili e realistici per misurare sia gli ossidi di azoto (NOx) sia le emissioni di CO2 delle automobili. A partire da maggio 2016 (a norma del "secondo pacchetto normativo RDE", regolamento (UE) 2016/646 della Commissione), i costruttori di automobili devono dichiarare e ottenere l'approvazione delle strategie di controllo delle emissioni prima dell'omologazione del rispettivo tipo di veicolo. Nel gennaio 2016 la Commissione ha proposto un regolamento relativo all'omologazione e alla vigilanza del mercato dei veicoli a motore. La proposta, che è in attesa di adozione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, ha lo scopo di garantire prove più indipendenti sui veicoli e di aumentare i controlli sulle automobili già in circolazione. La proposta prevede anche maggiori poteri di vigilanza dell'UE sulle autorità nazionali, sui centri di prova e sui costruttori, compresa la possibilità di infliggere multe ai costruttori. Essa include inoltre un obbligo per i costruttori di automobili di concedere alle autorità pertinenti l'accesso ai loro protocolli software relativi alle emissioni.

Per ulteriori informazioni

- Sulla legislazione dell'UE in materia di omologazione dei veicoli e di emissioni, si veda il MEMO/16/4269.

- Sulle principali decisioni del pacchetto infrazioni di maggio 2017, si veda il MEMO/17/1280.

- Sul pacchetto infrazioni di maggio (unicamente per le lettere di costituzione in mora), si veda il MEMO/17/1281.

- Sulla procedura generale di infrazione, si veda il MEMO/12/12 (infografica).

- Sulla procedura di infrazione dell'UE.

IP/17/1288

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Quel che inizialmente era nato in Spagna come progetto LIFE di dimensioni locali finanziato dall'UE sta ora per essere ufficialmente dichiarato giornata europea.Nel corso della cerimonia odierna Karmenu Vella, Commissario per l'Ambiente, Adina-Ioana Valean, Presidente della commissione Ambiente del Parlamento europeo, Karl-Heinz Lambertz, primo Vicepresidente del Comitato delle Regioni, e Neil Kerr, Rappresentante permanente aggiunto di Malta hanno siglato una dichiarazione congiunta per proclamare il 21 maggio "giornata europea Natura 2000", che d'ora in poi sarà celebrata ogni anno in tutta Europa.

Già quest'anno questa giornata dedicata alla natura sarà contrassegnata da centinaia di eventi locali e attività di rete.

Karmenu Vella, Commissario per l'Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, ha dichiarato: "La giornata europea Natura 2000 è un omaggio a questa rete unica e al suo valore per i cittadini e per la nostra economia. A mio avviso si tratta di uno dei successi più eclatanti dell'Unione europea: una rete di oltre 27 000 siti protetti che copre più di 1 milione di chilometri quadrati di zone terrestri e marine, resa possibile dalla collaborazione tra tutti gli Stati membri".

Con la proclamazione della giornata europea Natura 2000 la Commissione europea ha onorato il primo degli impegni enunciati nel piano d'azione per la natura, i cittadini e l'economia. Adottato il 27 aprile sulla scorta di un esame approfondito delle direttive Uccelli e Habitat, il piano prevede quattro linee d'intervento prioritarie, una delle quali consiste nel migliorare la comunicazione e la sensibilizzazione e nel coinvolgere i cittadini, i portatori d'interesse e le comunità.

Oggi ha anche preso il via la nuova edizione del premio europeo Natura 2000, un'altra iniziativa della Commissione intesa a riconoscere i meriti di quanti eccellono nella gestione e nella promozione della rete e far conoscere Natura 2000 e i suoi benefici per i cittadini europei. I vincitori di ciascuna delle sei categorie in cui è suddiviso il premio saranno proclamati nella giornata europea Natura 2000 del prossimo anno.

Oltre a proteggere il patrimonio naturale dell'Europa la rete contribuisce al PIL dell'UE in una percentuale compresa tra l'1,7 e il 2,5% e ciò grazie ai servizi ecosistemici che fornisce: lo stoccaggio del carbonio, la depurazione delle acque, l'impollinazione e il turismo.

Contesto

Le due direttive sulla tutela della natura (direttiva Uccelli del 1979 e direttiva Habitat del 1992) sono i cardini della politica europea in materia di biodiversità. Nell'ambito del programma "Adeguatezza ed efficacia della regolamentazione (REFIT)" la Commissione le ha esaminate e ne ha valutato globalmente l'efficacia e l'efficienza. Il controllo dell'adeguatezza ha coinvolto tutti i portatori d'interesse, registrando un livello record di partecipazione, con la mobilitazione di oltre 550 000 cittadini che hanno espresso il proprio sostegno alle direttive nel corso della consultazione pubblica organizzata dalla Commissione.Le conclusioni sul controllo dell'adeguatezza delle direttive Uccelli e Habitat sono state pubblicate il 16 dicembre 2016.

Il programma LIFE è lo strumento di finanziamento dell'UE per l'ambiente e il clima. L'obiettivo generale del programma LIFE è contribuire all'attuazione, all'aggiornamento e allo sviluppo delle politiche e della normativa ambientale e climatica dell'UE cofinanziando progetti che presentino un valore aggiunto europeo.

Per maggiori informazioni

Piano d'azione per la natura, i cittadini e l'economia

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 11 maggio 2017. Previsioni economiche di primavera 2017: crescita costante all'orizzonte. L'economia europea è entrata ormai nel quinto anno di una ripresa che sta ora interessando tutti gli Stati membri dell'UE e che dovrebbe proseguire a un ritmo per lo più regolare quest'anno e l'anno prossimo.

Nelle previsioni economiche di primavera pubblicate oggi, la Commissione indica per la zona euro una crescita del PIL dell'1,7% nel 2017 e dell'1,8% nel 2018 (nelle previsioni d'inverno la stima era pari, rispettivamente, all'1,6% e all'1,8%). Per l'UE nel suo complesso, la crescita del PIL dovrebbe rimanere stabile all'1,9% per entrambi gli anni (nelle previsioni d'inverno era pari all'1,8% sia per il 2017 che per il 2018).

Valdis Dombrovskis, Vicepresidente responsabile per l'Euro e il dialogo sociale, la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l'Unione dei mercati dei capitali, ha dichiarato: "Le previsioni economiche di oggi indicano che la crescita nell'UE si sta rafforzando e che la disoccupazione continua a diminuire. La situazione è però molto diversa da uno Stato membro all'altro, con risultati migliori nelle economie che hanno attuato riforme strutturali più ambiziose. Per ristabilire l'equilibrio sono necessarie riforme audaci in tutta Europa, che vanno dall'apertura dei mercati dei prodotti e dei servizi alla modernizzazione del mercato del lavoro e dei sistemi di protezione sociale. In un'epoca di cambiamenti demografici e tecnologici, anche le nostre economie devono evolversi, offrendo maggiori opportunità e una migliore qualità di vita per i nostri cittadini."

Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: "L'Europa sta entrando nel quinto anno consecutivo di crescita, sostenuta da politiche monetarie accomodanti, da una solida fiducia delle imprese e dei consumatori e da un miglioramento del commercio mondiale. Tra le buone notizie, anche il fatto che l'incertezza che ha caratterizzato gli ultimi dodici mesi potrebbe iniziare a cedere, anche se la ripresa della zona euro in termini di posti di lavoro e di investimenti rimane disomogenea. La sfida principale da raccogliere nei mesi e negli anni a venire sarà porre rimedio alle cause di queste disparità."

Crescita mondiale in aumento

L'economia mondiale ha registrato un'accelerazione alla fine dello scorso anno e all'inizio di quest'anno, forte della ripresa simultanea della crescita in molte economie avanzate ed emergenti. La crescita mondiale (UE esclusa) dovrebbe rinvigorirsi attestandosi al 3,7% quest'anno e al 3,9% nel 2018, rispetto al 3,2% nel 2016 (previsioni immutate rispetto alla previsioni d'inverno), grazie all'economia cinese che continua a essere resiliente nel breve periodo e alla ripresa dei prezzi delle materie prime che sostiene altre economie emergenti. Le prospettive per l'economia statunitense sono generalmente invariate rispetto all'inverno. Nel complesso, nel 2017 e nel 2018 le esportazioni nette non dovrebbero incidere sulla crescita del PIL nella zona euro.

Aumento temporaneo dell'inflazione complessiva

L'inflazione ha registrato una crescita significativa negli ultimi mesi, principalmente a causa dell'aumento dei prezzi del petrolio. Tuttavia l'inflazione di fondo, che non tiene conto dei prezzi volatili dei prodotti energetici e dei prodotti alimentari non lavorati, è rimasta relativamente stabile e ben al di sotto della media a lungo termine. Secondo le previsioni, nella zona euro l'inflazione dovrebbe salire dallo 0,2% nel 2016 all'1,6% nel 2017, prima di ritornare all'1,3% nel 2018 con l'attenuarsi dell'effetto dell'aumento dei prezzi del petrolio.

Consumi privati in calo con l'inflazione, stabili gli investimenti

I consumi privati, principale motore della crescita negli ultimi anni, nel 2016 hanno toccato il livello più elevato mai raggiunto in 10 anni, ma quest'anno dovrebbero diminuire a causa dell'inflazione che erode parzialmente il potere d'acquisto delle famiglie. Con il previsto rallentamento dell'inflazione nel prossimo anno, i consumi privati dovrebbero nuovamente registrare una lieve ripresa. Si prevede un'espansione abbastanza regolare degli investimenti, che però continuano a risentire delle modeste prospettive di crescita e della necessità di ridurre l'indebitamento in alcuni settori. Una serie di fattori depone a favore di una graduale ripresa: l'aumento dei tassi di utilizzo della capacità, la redditività delle imprese e condizioni di finanziamento allettanti, anche grazie al piano di investimenti per l'Europa.

Disoccupazione sempre in diminuzione

Continua la tendenza al ribasso della disoccupazione che però resta elevata in molti paesi. Nella zona euro dovrebbe scendere al 9,4% nel 2017 e all'8,9% nel 2018, toccando il livello più basso dall'inizio del 2009, grazie all'aumento della domanda interna, alle riforme strutturali e ad altre politiche governative in alcuni paesi che incoraggiano la creazione di numerosi posti di lavoro. La tendenza dell'UE nel suo complesso dovrebbe essere simile: si prevede che la disoccupazione scenda all'8,0% nel 2017 e al 7,7% nel 2018, attestandosi al livello minimo dal 2008.

Finanze pubbliche in via di miglioramento

Il rapporto disavanzo pubblico/PIL e il rapporto debito lordo/PIL dovrebbero entrambi ridursi nel 2017 e nel 2018, sia nella zona euro che nell'UE. Il pagamento di interessi più bassi e la moderazione salariale nel settore pubblico dovrebbero garantire che i disavanzi continuino a contrarsi, anche se a un ritmo più lento rispetto agli ultimi anni. Nella zona euro si prevede che il rapporto disavanzo pubblico/PIL passi dall'1,5% del PIL nel 2016 all'1,4% nel 2017 e all'1,3% nel 2018, mentre nell'UE il medesimo rapporto dovrebbe scendere dall'1,7% nel 2016 all'1,6% nel 2017 e all'1,5% nel 2018. Il rapporto debito/PIL della zona euro dovrebbe passare dal 91,3% del PIL nel 2016 al 90,3% nel 2017 e all'89,0% nel 2018, mentre nell'UE nel suo insieme si prevede che il medesimo rapporto scenda dall'85,1% nel 2016 all'84,8% nel 2017 e all'83,6% nel 2018.

Sulle previsioni pesano rischi più equilibrati, ma ancora orientati verso un peggioramento

L'incertezza sulle prospettive economiche rimane elevata. Nel complesso, i rischi sono più equilibrati rispetto alle previsioni d'inverno, ma la probabilità di un peggioramento è sempre presente. I rischi esterni sono legati, ad esempio, alla futura politica economica e commerciale degli Stati Uniti e, più in generale, alle tensioni geopolitiche. L'aggiustamento economico della Cina, lo stato di salute del settore bancario in Europa e i prossimi negoziati con il Regno Unito sull'uscita dall'UE sono anch'essi considerati come possibili rischi di revisione al ribasso delle previsioni.

Contesto

Le previsioni si basano su una serie di ipotesi tecniche relative ai tassi di cambio, ai tassi di interesse e ai prezzi delle materie prime, aggiornate al 25 aprile 2017. Le ipotesi relative ai tassi di interesse e ai prezzi delle materie prime rispecchiano le aspettative del mercato desunte dai mercati dei derivati al momento di elaborare le previsioni. Per tutti gli altri dati, comprese le ipotesi relative alle politiche governative, le previsioni tengono conto delle informazioni disponibili fino al 25 aprile 2017. A meno che le politiche non siano sufficientemente dettagliate e annunciate in modo credibile, le proiezioni presuppongono che esse restino invariate.

Ulteriori informazioni

Previsioni economiche di primavera 2017

Previsioni economiche della Commissione europea – sito web esplicativo

Il Vicepresidente Dombrovskis su Twitter: @VDombrovskis

Il Commissario Moscovici su Twitter: @Pierremoscovici

La DG ECFIN su Twitter: @ecfin

Comunicato stampa - Previsioni economiche d'inverno 2017: si naviga in acque turbolente

Previsioni economiche d'inverno 2017

IP/17/1237

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 5 maggio 2017. 1 345 studenti di tutto il mondo hanno recentemente ricevuto la buona notizia di aver ottenuto una borsa di studio finanziata dall'UE per partecipare a un master congiunto Erasmus Mundus in autunno.

Le borse copriranno tutti i costi dei loro programmi di studio, che li porteranno a frequentare due o più istituti di istruzione superiore per conseguire un doppio titolo o un titolo congiunto. La maggior parte dei programmi ha una durata di due anni.

I 100 programmi di master congiunto Erasmus Mundus che offrono borse di studio dell'UE nel 2017 coprono una vasta gamma di materie, dall'astrofisica alle nanotecnologie, dalla cartografia all'etica dello sport. Le borse di studio di quest'anno sono state concesse a studenti provenienti da tutti e sei i continenti. I primi cinque paesi assegnatari sono Brasile (79), India (63), Iran (59), Bangladesh (58) e Messico (49).

Tibor Navraciscs, Commissario europeo per l'Istruzione, la cultura, la gioventù e lo sport, ha affermato: "I master congiunti Erasmus Mundus sono un eccellente esempio di università che collaborano oltre le frontiere per offrire programmi di studio innovativi e di alta qualità. In occasione del 30° anniversario dell'Erasmus è fonte di grande ispirazione vedere come questo programma di finanziamento dell'UE abbia contribuito a promuovere una prospettiva internazionale nelle università, negli studenti e nel personale. Per questo motivo siamo felici di poter finanziare nel 2017 oltre 1 300 borse di studio per studenti di tutto il mondo, che tra due anni si laureeranno con una serie di conoscenze e competenze professionali su misura per iniziare o dare un forte impulso alle loro carriere."

Almeno il 75% delle borse di studio è assegnato a studenti dei paesi partner, con ulteriori borse assegnate a determinate regioni del mondo dove l'istruzione superiore è un settore prioritario per la cooperazione con l'UE. Il restante 25% delle borse è destinato a studenti dell'UE e di altri paesi partecipanti al programma[1].

Gli studenti recentemente selezionati potranno anche diventare membri e beneficiare dell'Erasmus Mundus Student and Alumni Association che prima, durante e dopo gli studi sostiene gli studenti e mette loro a disposizione una rete.

Ciascun programma di master prevede inoltre sovvenzioni dell'UE destinate a ospiti del mondo accademico affinché contribuiscano al programma attraverso attività di insegnamento o ricerca.

Quest'estate saranno aggiunti al catalogo Erasmus Mundus circa 40 nuovi programmi di master, che amplieranno la gamma di programmi disponibili per le domande di borse di studio nella prossima tornata di selezioni. Gli studenti che desiderano iniziare il programma nell'autunno 2018 potranno presentare domanda dall'ottobre 2017 al gennaio 2018.

Contesto

I master congiunti Erasmus Mundus sono programmi di studio pienamente integrati, offerti da un consorzio di almeno tre (o più, nella maggior parte dei casi) istituti di istruzione superiore. I 100 programmi che selezionano gli studenti nel 2017 coinvolgono 513 istituzioni. Quasi un terzo dei programmi comprende istituzioni di paesi partner di tutti e sei i continenti.

Tutti gli studenti studiano in almeno due degli istituti di istruzione superiore partecipanti. Il modo in cui gli studenti si spostano durante il master - il loro "percorso di mobilità" - è una caratteristica unica di Erasmus Mundus e riflette la piena integrazione del corso in tutto il consorzio, dove viene impartito secondo le stesse modalità.

I master congiunti Erasmus Mundus sono stati lanciati nel 2004 e dal 2014 fanno parte di Erasmus+, l'attuale programma dell'UE per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport. Da quel primo anno, che ha visto 140 studenti selezionati per soli 19 programmi, più di 21 000 studenti hanno beneficiato di una borsa di studio per un master Erasmus Mundus.

Nel 2017 si celebra il 30° anniversario dell'Erasmus, che è nato come programma di mobilità per l'istruzione superiore e nel tempo si è trasformato in un più ampio programma che sostiene studenti, volontari, apprendisti, insegnanti, animatori giovanili, atleti e istituti di istruzione e altre organizzazioni che operano nell'ambito dell'istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport. Ulteriori informazioni sui progetti e i programmi sostenuti da Erasmus+ sono disponibili qui.

Per maggiori informazioni

Erasmus Mundus

Allegato: Overall statistics Erasmus Mundus Masters scholarships - Cohort 2017

[1] I 33 paesi partecipanti al programma sono i 28 Stati membri dell'UE e cinque altri paesi che hanno aderito ad Erasmus+ e pagano una quota di partecipazione: Islanda, Liechtenstein, Norvegia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia e Turchia. Tutti gli altri paesi nel mondo sono paesi partner.

IP/17/1207

Altri articoli...

Off Canvas sidebar is empty