dall'Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 6 aprile 2017. La Commissione plaude all'adozione della sua proposta relativa a due regolamenti sui dispositivi medici che istituiscono un quadro normativo dell'UE più solido e più moderno, al fine di garantire una migliore tutela della sanità pubblica e della sicurezza dei pazienti.

I nuovi regolamenti sui dispositivi medici e sui dispositivi medico-diagnostici in vitro, proposti dalla Commissione nel 2012, contribuiranno a garantire la sicurezza e il corretto funzionamento di tutti i dispositivi medici, dalle valvole cardiache ai cerotti o alle protesi d'anca. A tale scopo le nuove norme miglioreranno la sorveglianza del mercato e la tracciabilità, assicurando che tutti i dispositivi medici e i dispositivi diagnostici in vitro siano concepiti tenendo conto delle ultime scoperte scientifiche e tecnologiche. Le norme offriranno inoltre maggiore trasparenza e certezza giuridica per i produttori, i costruttori e gli importatori e contribuiranno a rafforzare la competitività a livello internazionale e l'innovazione in questo settore strategico.

Elżbieta Bieńkowska, Commissaria responsabile per il Mercato interno, l'industria, l'imprenditoria e le PMI, ha dichiarato: "Constato con enorme soddisfazione che i controlli più severi, da noi fortemente auspicati, dei dispositivi medici sul mercato dell'UE diventeranno presto una realtà. Che si tratti di dispositivi medici, di automobili o di altri prodotti, dobbiamo garantire una maggiore supervisione nell'interesse dei nostri cittadini. Invece di aspettare che scoppi l'ennesimo scandalo, dovremmo avviare una discussione su come rafforzare il coordinamento europeo delle attività di sorveglianza del mercato condotte dagli Stati membri."

I due nuovi regolamenti apportano tutta una serie di miglioramenti per quanto concerne i dispositivi medici e i dispositivi in vitro.

Migliore qualità, sicurezza e affidabilità dei dispositivi medici - Le nuove norme istituiranno controlli più rigorosi sui dispositivi ad alto rischio (come le protesi), per i quali è necessario consultare un gruppo di esperti a livello di UE prima di immetterli sul mercato. Saranno rafforzati anche i controlli sulle sperimentazioni cliniche e sugli organismi che possono approvare la commercializzazione dei dispositivi medici. Le nuove norme riguarderanno anche determinati prodotti estetici (ad es. lenti a contatto colorate che non correggono la vista), in precedenza non soggetti a regolamentazione. Ai dispositivi medico-diagnostici in vitro, inoltre, si applicherà un nuovo sistema di classificazione del rischio, in linea con gli orientamenti internazionali.

Maggiore trasparenza delle informazioni per i consumatori - Grazie ai nuovi regolamenti le informazioni essenziali saranno facili da reperire. Qualche esempio: i pazienti riceveranno una "tessera per il portatore di impianto", recante tutte le informazioni fondamentali, e per ogni singolo prodotto sarà obbligatoria un'identificazione unica del dispositivo, che ne consente la registrazione nella nuova Banca dati europea dei dispositivi medici (EUDAMED).

Maggiore vigilanza e sorveglianza del mercato - Una volta che i dispositivi saranno disponibili per l'uso sul mercato, i costruttori dovranno raccogliere i dati relativi alle loro prestazioni e i paesi dell'UE opereranno in più stretto coordinamento nel settore della sorveglianza del mercato.

Contesto

Sul mercato dell'UE sono presenti oltre 500 000 tipi di dispositivi medici e di dispositivi medico-diagnostici in vitro. Fra i dispositivi medici si annoverano: lenti a contatto, apparecchi a raggi X, pacemaker, protesi mammarie, protesi dell'anca e cerotti. I dispositivi medico-diagnostici in vitro, utilizzati per effettuare prove su campioni, comprendono i test ematici per l'HIV, i test di gravidanza e i sistemi per il controllo del livello di zucchero nel sangue per i diabetici.

Il quadro normativo in vigore risale agli anni '90 e consta di tre direttive. Tuttavia i problemi derivanti da divergenze nell'interpretazione e nell'applicazione delle norme, il progresso tecnologico e gli incidenti riguardanti malfunzionamenti di dispositivi medici, ad es. lo scandalo delle protesi mammarie PIP, hanno evidenziato la necessità di una revisione della normativa in vigore. Attualmente la Commissione sta anche lavorando a soluzioni orizzontali e maggiormente strutturali per una migliore sorveglianza del mercato nel più ampio quadro della riforma del pacchetto merci.

A tale scopo la Commissione europea ha presentato, il 26 settembre 2012, due proposte legislative sui dispositivi medici e sui dispositivi medico-diagnostici in vitro, cui hanno fatto seguito ampie consultazioni di esperti, sfociate il 5 ottobre 2015 in un accordo tra i ministri della sanità degli Stati membri sull'orientamento generale in merito al pacchetto sui dispositivi medici. L'adozione del pacchetto da parte del Parlamento, seguita alla votazione odierna in seduta plenaria, riflette pienamente la posizione del Consiglio, raggiunta in prima lettura, e a sua volta l'accordo dei colegislatori del giugno 2016, che hanno consentito di portare a termine l'iter legislativo.

Affinché i costruttori e le autorità competenti possano adattarvisi, le nuove norme si applicheranno solo dopo un periodo di transizione di 3 anni dopo la pubblicazione per il regolamento sui dispositivi medici e di 5 anni dopo la pubblicazione per il regolamento sui dispositivi medico-diagnostici in vitro.

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Frequently Asked Questions

Dispositivi medici nell'UE

Factsheet

IP/17/847

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 30 marzo 2017. Dopo mesi di negoziati, oggi la Commissione europea ha ottenuto un impegno per i prossimi dieci anni a tutela degli stock ittici del Mediterraneo e della prosperità ecologica ed economica della regione.

La dichiarazione MedFish4Ever di Malta, un esempio concreto della riuscita della politica di vicinato dell'UE, stabilisce un programma di lavoro dettagliato per i prossimi dieci anni basato su obiettivi ambiziosi ma realistici. I posti di lavoro diretti sui pescherecci operanti nel Mediterraneo sono oltre 300 000, ma quelli indiretti generati dal settore sono molti di più. La dichiarazione è stata firmata da rappresentanti ministeriali sia della costa settentrionale che di quella meridionale del Mediterraneo ed è il risultato di un processo avviato dalla Commissione europea a Catania nel febbraio 2016. La firma conferisce titolarità politica a una questione che fino a questo momento era stata gestita a livello tecnico.

Il Commissario Karmenu Vella, responsabile per l'Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, ha dichiarato: "Oggi si fa la storia. La firma della dichiarazione MedFish4Ever di Malta sancisce la nostra volontà politica di realizzare azioni concrete per la pesca e le altre attività che hanno un impatto sulle risorse ittiche, l'economia blu, l'inclusione sociale e la solidarietà tra le sponde nord e sud del Mediterraneo. Spero che questa dichiarazione possa essere considerata una svolta, foriera di un futuro radioso per i pescatori, le comunità costiere e le risorse della pesca."

I firmatari si sono impegnati a:

- garantire un'adeguata raccolta dei dati e una valutazione scientifica periodica per tutti i principali stock del Mediterraneo entro il 2020. In particolare, i piccoli pescatori dovranno svolgere un ruolo più attivo nella raccolta dei dati necessari per approfondire le conoscenze scientifiche;

- elaborare piani di gestione pluriennali per le principali attività di pesca. Da parte sua, la Commissione ha già avviato questo processo con la proposta relativa a un piano di pesca pluriennale per gli stock di piccoli pelagici nel Mare Adriatico;

- eradicare la pesca illegale entro il 2020, garantendo che tutti gli Stati membri dispongano del quadro giuridico e delle capacità umane e tecniche necessarie per adempiere alle loro responsabilità di controllo e di ispezione. La Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) guiderà l'istituzione di sistemi nazionali di controllo e di sanzionamento;

- aiutare le piccole attività di pesca e acquacoltura sostenibili semplificando i meccanismi di finanziamento dei progetti locali finalizzati all'ammodernamento della flotta, grazie a tecniche e attrezzi da pesca a basso impatto, all'inclusione sociale e alla partecipazione dei pescatori alla tutela dell'ambiente.

Per un'attuazione efficace della dichiarazione sarà necessaria la partecipazione di tutte le parti coinvolte: pescatori, sia uomini che donne, comunità costiere, società civile, attività di pesca industriale, su piccola scala, artigianale e ricreativa, l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura delle Nazioni Unite e la CGPM. La dichiarazione firmata oggi si aggiunge agli impegni internazionali assunti dall'UE nel quadro degli obiettivi di sviluppo sostenibile (obiettivo 14: "Conservare e sfruttare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile").

Contesto

Il Mediterraneo è un bacino marittimo unico, caratterizzato da un litorale esteso e da un settore della pesca che impiega oltre 300 000 persone. L'80% della flotta della regione appartiene ai piccoli pescatori (con imbarcazioni di lunghezza inferiore ai 10 metri), autori di un quarto delle catture complessive. Questi posti di lavoro sono a rischio, perché gli stock ittici del Mediterraneo si stanno progressivamente riducendo: circa il 90% degli stock valutati è sovrasfruttato. La sicurezza alimentare, la sussistenza, la stabilità e sicurezza della regione sono minacciate.

La dichiarazione di oggi è il risultato del cosiddetto processo di Catania avviato dal commissario Vella nel febbraio dello scorso anno, che ha permesso di instaurare una fruttuosa cooperazione con le parti interessate, il segretariato della CGPM, gli Stati membri dell'UE e i paesi terzi. Le tappe principali di questo processo sono state: una prima conferenza ministeriale tra i Ministri della pesca del Mediterraneo ad aprile 2016, la riunione annuale della CGPM a giugno 2016 e la riunione intersessione della CGPM a settembre 2016.

Alla conferenza ministeriale MedFish4Ever di Malta hanno partecipato: la Commissione europea, otto Stati membri (Spagna, Francia, Italia, Malta, Slovenia, Croazia, Grecia, Cipro), sette paesi terzi (Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Turchia, Albania, Montenegro), la FAO, la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo, il Parlamento europeo e il Consiglio consultivo dell'UE per il Mediterraneo.

Per ulteriori informazioni

Campagna #MedFish4Ever

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250La Valletta, 28 marzo 2017. Le statistiche del 2016 sulla sicurezza stradale pubblicate oggi dalla Commissione mostrano che nell'ultimo anno il numero delle vittime è diminuito del 2%.

Le statistiche del 2016 sulla sicurezza stradale pubblicate oggi dalla Commissione mostrano che nell'ultimo anno il numero delle vittime è diminuito del 2%. Nel 2016 hanno perso la vita sulle strade dell'UE 25 500 persone, 600 in meno rispetto al 2015 e 6 000 in meno rispetto al 2010. Secondo i calcoli della Commissione altre 135 000 persone sono rimaste gravemente ferite.

Il 2016 segna il ritorno di una positiva tendenza al ribasso dopo due anni di stasi; negli ultimi sei anni il numero delle vittime della strada si è ridotto del 19%. Benché incoraggiante, questo ritmo potrebbe essere insufficiente se l'UE vuole raggiungere l'obiettivo di dimezzare il numero di vittime della strada tra il 2010 e il 2020. Ciò impone di intensificare gli sforzi di tutte le parti interessate e in particolare quelli delle autorità nazionali e locali, responsabili della maggior parte degli interventi quotidiani, come l'applicazione delle norme e la sensibilizzazione.

Violeta Bulc, Commissaria per i Trasporti, ha dichiarato: "Le statistiche odierne indicano un miglioramento, che dobbiamo portare avanti. Ma non sono i numeri a preoccuparmi: ciò che mi sta più a cuore sono le vite perse e le famiglie delle vittime. Proprio oggi altre 70 persone moriranno sulle strade dell'UE e un numero cinque volte più alto subirà ferite gravi! Invito tutte le parti interessate a intensificare gli sforzi in modo da raggiungere l'obiettivo di dimezzare il numero delle vittime della strada tra il 2010 e il 2020."

La probabilità di morire in un incidente stradale varia da uno Stato membro all'altro. Sebbene il divario si riduca di anno in anno, chi vive in uno degli Stati membri con il più alto tasso di mortalità ha ancora più del triplo delle probabilità di rimanere vittima di un incidente stradale rispetto a chi vive in uno dei paesi con il tasso più basso.

Il 2016 è stato inoltre il primo anno per il quale la Commissione ha pubblicato i dati relativi agli incidenti stradali gravi in base a una nuova definizione comune. Sulla base di questi dati, provenienti da 16 Stati membri che rappresentano l'80% della popolazione dell'UE, la Commissione stima che in tutta l'UE siano rimaste gravemente ferite 135 000 persone. Gli utenti vulnerabili della strada, quali pedoni, ciclisti e motociclisti, rappresentano una quota consistente dei feriti gravi.

Conferenza sulla sicurezza stradale e Consiglio informale di Malta

In risposta al recente rallentamento della riduzione del numero delle vittime di incidenti stradali, la Commissione, in collaborazione con la presidenza maltese, sta organizzando per il 28 e 29 marzo 2017 una conferenza ministeriale e delle parti interessate a Malta.

In occasione di questo evento, che riunirà esperti in materia di sicurezza stradale, parti interessate e responsabili politici, si discuterà dell'attuale situazione della sicurezza stradale e di come procedere per ridurre il numero di morti e feriti gravi. Durante la conferenza ministeriale verrà approvata una dichiarazione sulla sicurezza stradale.

Per maggiori informazioni

MEMO: Statistiche 2016 sulla sicurezza stradale: cosa c'è dietro le cifre?

Attività della Commissione in materia di sicurezza stradale e statistiche dell'UE sulla sicurezza stradale

Seguiteci su Twitter:

@Bulc_EU

@Transport_EU

Allegato

Vittime della strada per milione di abitanti

Statistiche preliminari per paese per il 2016[1]

2010

2015

2016

2015 - 2016[2]

2010 - 2016

Belgio

77

65

56

-13%

-24%

Bulgaria

105

98

99

0%

-9%

Repubblica ceca

77

70

59

-16%

-23%

Danimarca

46

31

37

18%

-18%

Germania

45

43

39

-7%

-12%

Estonia

59

51

54

6%

-10%

Irlanda

47

36

40

13%

-11%

Grecia

112

73

75

2%

-35%

Spagna

53

36

37

2%

-31%

Francia

64

54

54

0%

-13%

Croazia

99

82

73

-12%

-28%

Italia[3]

70

56

54

-5%

-21%

Cipro

73

67

54

*

-23%

Lettonia

103

95

80

-16%

-28%

Lituania

95

83

65

-22%

-37%

Lussemburgo

64

64

52

*

-6%

Ungheria

74

65

62

-6%

-18%

Malta

36

26

51

*

69%

Paesi Bassi [4]

32

31

33

4%

3%

Austria

66

56

49

-11%

-23%

Polonia

102

77

79

2%

-23%

Portogallo

80

57

54

-10%

-40%

Romania

117

95

97

1%

-19%

Slovenia

67

58

63

8%

-6%

Slovacchia

65

57

50

-12%

-22%

Finlandia

51

49

45

-6%

-8%

Svezia

28

27

27

2%

-1%

Regno Unito[4]

30

28

28

1%

-4%

UE

63

51.5

50

-2%

-19%

[1] I dati relativi al 2016 sono provvisori; i dati definitivi per singolo paese potrebbero subire lievi modifiche.

[2] Variazione percentuale del numero di decessi.

[3] Stima basata sui dati relativi al periodo gennaio-giugno.

[4] Stima basata sui dati relativi al periodo gennaio-settembre.

* Statisticamente non significativo.

IP/17/674

JunckerDomani e dopo domani il Presidente Juncker sarà a Roma per partecipare alle celebrazioni del 60° anniversario dei Trattati di Roma, che hanno gettato le basi per l'istituzione dell'Unione europea come la conosciamo oggi. 

Domani pomeriggio il Presidente, accompagnato dal Vicepresidente Dombrovskis e dalla Commissaria Thyssen, parteciperà a una riunione straordinaria delle parti sociali e delle istituzioni dell'UE, ospitata dal Presidente del Consiglio a Palazzo Chigi, per ribadire l'importanza della dimensione sociale dell’Europa, preparare il terreno per avanzare con il pilastro europeo dei diritti sociali e riflettere sulla dimensione sociale dell’UE nel quadro del Libro bianco sul futuro dell’Unione europea.

In serata il Presidente Juncker, insieme ai capi di Stato e di Governo dell’Unione europea, sarà ricevuto in udienza da Sua Santità Papa Francesco in Vaticano. Successivamente parteciperà a una cena di lavoro con il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e Nicola Alemanno, Sindaco di Norcia, città devastata dal terremoto nell'ottobre 2016, alla cui ricostruzione contribuisce la Commissione europea .

Sabato in Campidoglio il Presidente Juncker parteciperà alla cerimonia ufficiale per il 60° anniversario dei Trattati di Roma, insieme ai Presidenti Tajani e Tusk, al Primo Ministro maltese Joseph Muscat e al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. In quell'occasione terrà un discorso. I 27 capi di Stato e di Governo e i Presidenti delle istituzioni firmeranno quindi la Dichiarazione di Roma, nella stessa sala in cui esattamente 60 anni fa furono firmati i Trattati di Roma.

La Dichiarazione di Roma ripercorrerà i risultati ottenuti dall'Unione, presenterà le sfide correnti e sancirà l'impegno a lavorare per l'unità a 27 e a rafforzare l'azione comune in settori strategici chiave, a vantaggio dei cittadini. La Dichiarazione segue la presentazione del Libro bianco sul futuro dell’Europa della Commissione, pubblicato il 1° marzo e volto ad avviare il dibattito su quale dovrebbe essere il futuro dell’UE secondo gli Europei.

JunckerStasera i miei pensieri sono con Londra, con i familiari delle vittime, con i pendolari che stanno rientrando a casa, con le persone che da ogni parte del paese e del mondo stanno provando a mettersi in contatto con i propri cari e con i servizi di emergenza che, come ogni sera, prestano coraggiosamente servizio. 

Esattamente un anno fa i cittadini di Bruxelles e del Belgio provavano lo stesso dolore e sono stati confortati dalla vostra vicinanza e solidarietà. In questo momento carico di emozioni la Commissione europea non può che ricambiare sentitamente questa vicinanza. 

Il Regno Unito resterà sempre un partner e un amico con il quale continueremo a lavorare fianco a fianco nella lotta al terrorismo. Insieme, noi Europei non smetteremo mai di dimostrare che l'amore trionferà sempre sull'odio e che la tolleranza trionferà sempre sulla paura. 

La dichiarazione è disponibile qui.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 23 marzo 2017. La Commissione europea pubblica oggi un nuovo quadro europeo di interoperabilità che aiuterà le amministrazioni pubbliche europee a coordinare i loro sforzi di digitalizzazione per la fornitura di servizi pubblici.

Il quadro sarà illustrato oggi al Digital Day di Roma, unitamente ad altre iniziative finalizzate a promuovere la cooperazione tra gli Stati membri dell'UE per predisporre la società a valorizzare appieno le potenzialità della trasformazione digitale. Molti Stati membri dell'UE stanno procedendo alla digitalizzazione delle loro amministrazioni per risparmiare tempo, ridurre i costi, migliorare la trasparenza e la qualità dei servizi offerti ai cittadini e alle imprese. Il coordinamento in questo ambito assicura che il settore pubblico non sia soltanto digitalizzato ma anche interoperabile. Il quadro UE reso noto oggi aiuterà gli Stati membri a perseguire un approccio comune per rendere i propri servizi pubblici disponibili online, anche tra paesi e settori di attività diversi. In questo modo saranno ridotti gli adempimenti burocratici per i cittadini e le imprese, ad esempio per quanto riguarda la richiesta di certificati, l'utilizzo di servizi o la presentazione delle dichiarazioni dei redditi.

Andrus Ansip, vicepresidente responsabile per il Mercato unico digitale, ha dichiarato: "Il nuovo Quadro europeo di interoperabilità fornisce orientamenti specifici per la creazione di servizi pubblici digitali interoperabili. La sua applicazione da parte delle amministrazioni pubbliche europee garantirà servizi e flussi informativi senza soluzione di continuità a livello locale, nazionale e in tutta l'Unione europea e renderà più facile per i cittadini e le imprese comunicare con la propria amministrazione e quelle di altri Stati membri, ad esempio per segnalare un cambiamento di indirizzo. "

Il nuovo quadro normativo offre orientamenti specifici alle amministrazioni pubbliche di tutta Europa su come migliorare la governance e assicurare che sia le normative in vigore sia quelle di nuova adozione non compromettano l'interoperabilità dei servizi digitali. Il quadro presenta una serie di 47 raccomandazioni finalizzate a migliorare l'interoperabilità. L'applicazione del quadro da parte delle amministrazioni pubbliche europee farà sì che i loro servizi siano standardizzati, automatizzati e semplificati oltre che forniti in modo sicuro, in tempi più rapidi e con adempimenti ridotti. Garantirà inoltre una maggiore disponibilità dei dati e una qualità degli stessi tale da rendere più efficaci l'analisi e il processo decisionale.

Un quadro più forte e mirato

Le raccomandazioni aggiornate in materia di interoperabilità tengono conto di diverse politiche dell'UE quali la direttiva rivista sul riutilizzo dell'informazione del settore pubblico, la direttiva INSPIRE e il regolamento eIDAS, come pure di nuove iniziative dell'UE quali l'Iniziativa europea per il cloud computing, il piano d'azione dell'UE per l'eGovernment 2016-2020 e di quelle previste, quali lo sportello digitale unico.

Il nuovo quadro comprende principi e modelli di interoperabilità da applicare sulla base di una serie aggiornata di raccomandazioni e pone un accento particolare sull'applicazione pratica di tali raccomandazioni con l'ausilio di soluzioni concrete esistenti. Le nuove raccomandazioni sono incentrate soprattutto sull'apertura e la gestione delle informazioni, la portabilità dei dati, la governance dell'interoperabilità e l'erogazione di servizi integrati.

La comunicazione odierna è corredata di un piano d'azione che delinea le priorità per sostenere l'attuazione del quadro europeo di interoperabilità dal 2016 al 2020.

Prossime tappe

La Commissione europea intende disciplinare e coordinare l'attuazione e il monitoraggio del quadro di riferimento, con il sostegno del programma² ISA. Inoltre, ci si aspetta dagli Stati membri che integrino le azioni dell'UE, individuate nel piano d'azione sull'interoperabilità, con interventi a livello nazionale. La Commissione valuterà l'attuazione del quadro europeo di interoperabilità riveduto entro la fine del 2019.

Contesto

La revisione del quadro europeo di interoperabilità è parte integrante della strategia per il mercato unico digitale, presentata dalla Commissione nel maggio 2015. Il settore pubblico, che rappresenta oltre un quarto del totale dei posti di lavoro e circa un quinto del PIL dell'UE attraverso gli appalti pubblici, svolge un ruolo fondamentale nel mercato unico digitale in quanto autorità di regolamentazione, fornitore di servizi e datore di lavoro. L'efficace attuazione del quadro consentirà di migliorare la qualità dei servizi pubblici europei e di creare un ambiente in cui le amministrazioni pubbliche possano collaborare in formato digitale. La necessità di rivedere il quadro, che è in vigore dal 2010, è stata confermata da intense consultazioni con le amministrazioni pubbliche degli Stati membri, i cittadini, le imprese e altri portatori di interesse.

Per ulteriori informazioni

Comunicazione sul quadro europeo di interoperabilità

Diretta in streaming della presentazione del nuovo quadro, alle 17.30 CET

Comunicato stampa: Digital Day, Roma

Scheda informativa: Trarre il massimo profitto dalle opportunità digitali in Europa

Sito web I 60 anni dei trattati di Roma: eventi per paesi e istituzioni dell'UE

Libro bianco sul futuro dell'Europa

Indice 2017 di digitalizzazione dell'economia e della società:

#DigitalDay17

@DSMeu

IP/17/702

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) e Confidi Systema! hanno firmato un accordo nell'ambito dell'iniziativa InnovFin della Commissione europea, sostenuta dal programma di ricerca e innovazione dell'UE Orizzonte 2020, per mettere a disposizione di piccole e medie imprese (PMI) e piccole imprese a media capitalizzazione innovative italiane finanziamenti per 26 milioni di euro nell'arco dei prossimi due anni. L'operazione si avvale anche del sostegno del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), fulcro del piano di investimenti per l'Europa.

Il FEI rilascia una controgaranzia che consentirà a Confidi Systema! di aumentare i volumi di garanzie e di sostenere quindi l'accesso al credito da parte delle PMI. L'operazione dovrebbe generare un portafoglio di prestiti bancari del valore massimo di 26 milioni di euro che andrà a beneficio di oltre 200 imprese situate prevalentemente nel Nord-Ovest.

Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione europea e Commissario responsabile per l'Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: "L'Italia continua a conseguire risultati eccezionali nell'ambito del Piano di investimenti. Migliaia di PMI italiane già usufruiscono dei vantaggi del FEIS. Sono lieto che con l'accordo odierno altre 200 società avranno accesso ai finanziamenti di cui hanno bisogno per innovare, espandersi e creare posti di lavoro."

Pier Luigi Gilibert, Amministratore unico del FEI, ha dichiarato: "Sono molto soddisfatto della conclusione di questo accordo di collaborazione tra il FEI e Confidi Systema! nell'ambito del FEIS. Questa operazione genererà un elevato valore aggiunto a vantaggio delle imprese italiane. Il FEI intende continuare a operare nell'ambito del FEIS e mi compiaccio che siamo riusciti a includere nel piano tutti gli Stati membri dell'UE. Grazie all'accordo odierno con Confidi Systema! oltre 200 PMI dovrebbero beneficiare delle garanzie che verranno messe a disposizione. Essendo una delle principali società di garanzia del credito in Italia, Confidi Systema! si trova in una posizione ideale per raggiungere le PMI italiane che necessitano di finanziamenti."

Lorenzo Mezzalira, Presidente di Confidi Systema!, ha aggiunto: "Siamo fortemente impegnati a sostenere le PMI italiane. Grazie a questo accordo saremo in grado di migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti; ciò consentirà loro di svilupparsi, crescere e creare posti di lavoro. Gli importi dei prestiti andranno da 25 000 a 2 milioni di euro, e avranno una durata massima di dieci anni. Il sostegno di Confidi Systema! ridurrà inoltre notevolmente il tempo necessario per istruire le richieste di credito, consentendo alle PMI di ottenere rapidamente i finanziamenti di cui hanno bisogno. Il FEI e Confidi Systema! collaborano per consolidare e sviluppare il sistema delle piccole imprese in Italia."

Fondo europeo per gli investimenti (FEI)

Il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) fa parte del Gruppo Banca europea per gli investimenti. La sua missione fondamentale è sostenere le microimprese e le PMI europee, facilitandone l'accesso ai finanziamenti. Il FEI elabora e sviluppa strumenti di capitale di rischio e di capitale di crescita, strumenti di garanzia e di microfinanza destinati specificamente a questo segmento di mercato. In questo ruolo il FEI promuove gli obiettivi dell'UE nei campi dell'innovazione, della ricerca e dello sviluppo, dell'imprenditorialità, della crescita e dell'occupazione. Maggiori informazioni sull'attività del FEI nell'ambito del FEIS sono disponibili qui.

Confidi Systema!

Confidi Systema! è un intermediario finanziario regolamentato. La sua missione è fornire garanzie sui prestiti per le PMI che presentano progetti validi da un punto di vista economico e un progetto concreto di sviluppo aziendale, ma non sono in grado di fornire sufficienti garanzie collaterali. Fungendo da "sportello locale accessibile", Confidi Systema! offre un servizio efficiente e competente tanto alle PMI quanto agli istituti di credito e, grazie alla sua radicata presenza in loco, ha una conoscenza del mercato vasta e diretta. Sostiene tutti i settori manifatturieri che hanno i mezzi finanziari per affrontare la complessa nuova situazione economica e per far ciò non si occupa solo di "nuovi prestiti" mirati all'investimento, ma concede anche nuove garanzie su linee di credito esistenti. Alla data del 31 dicembre 2016 Confidi Systema! aveva un portafoglio prestiti totale pari a circa 1 063 milioni di euro, per un totale di 18 893 prestiti, e aveva emesso 585 milioni di euro in garanzie, sostenendo in tal modo il finanziamento dei progetti di più di 60 000 PMI e imprenditori italiani. 

Piano di investimenti per l'Europa

Il piano di investimenti mira ad aumentare gli investimenti europei per promuovere la crescita e creare posti di lavoro mediante un uso più intelligente delle risorse finanziarie sia esistenti sia nuove, la rimozione degli ostacoli agli investimenti, una maggiore visibilità e assistenza tecnica ai progetti di investimento. Il Piano di investimenti sta già producendo risultati. Si prevede che i progetti e gli accordi per cui finora è stato approvato il finanziamento del FEIS mobilitino investimenti per un totale di oltre 168 miliardi di euro in 28 Stati membri a sostegno di più di 387 000 PMI. Il 14 settembre 2016 la Commissione europea ha proposto di estendere il FEIS potenziandolo, aumentandone la durata e consolidandone i punti di forza. Dati aggiornati sul FEIS per settore e per paese sono disponibili qui. Per ulteriori informazioni, consultare le domande frequenti.

InnovFin

Lo strumento di garanzia per le PMI denominato InnovFin è stato istituito nell'ambito dell'iniziativa "InnovFin – Finanziamento dell'UE per l'innovazione", sviluppata nel contesto di Orizzonte 2020, il programma quadro di ricerca e innovazione dell'UE. Esso rilascia garanzie e controgaranzie sui prestiti per importi compresi fra 25 000 e 7,5 milioni di euro con l'obiettivo di migliorare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese e delle imprese a media capitalizzazione (fino a 499 dipendenti) innovative. Lo strumento è gestito dal FEI e l'attuazione è affidata agli intermediari finanziari (banche e altri istituti di credito) negli Stati membri dell'UE e nei paesi associati. Gli intermediari finanziari beneficiano della garanzia dell'UE e del FEI per una quota delle perdite che potrebbero subire a fronte dei crediti concessi nel quadro dello strumento InnovFin.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 7 marzo 2017. Come al momento della sua fondazione, l'Unione europea è oggi al fianco delle donne in Europa e nel resto del mondo.

Sessant'anni fa, la parità tra donne e uomini è stata iscritta nel trattato di Roma diventando uno dei valori fondanti dell'Unione europea. A quel tempo solo l'Europa, in tutto il mondo, era impegnata a sostenere il principio della parità di retribuzione: da allora, l'UE ha continuato a essere all'avanguardia e a compiere progressi concreti su tutti i fronti. Lavoriamo senza sosta per difendere i diritti delle donne, sostenendole nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere.

Nel 2017 ci sono sempre più donne che lavorano, si laureano, sono attive in politica o raggiungono posizioni dirigenziali nelle imprese europee. All'interno della Commissione, le donne rappresentano il 55% del totale della forza lavoro. Eppure, ancora oggi, nell'Unione europea le donne, soprattutto le madri sole, troppo spesso faticano per raggiungere l'indipendenza economica. Nel 2016 il tasso di occupazione femminile nell'Unione europea ha raggiunto il livello record del 65,5%, sebbene vi sia ancora una grande differenza rispetto al 77% degli uomini.

Occorre fare molto di più - in Europa e altrove. Le donne sono spesso più vulnerabili in situazioni di conflitto, migrazione e sfollamento, oppure dove la povertà e i cambiamenti climatici colpiscono più duramente. Inoltre, nel contesto migratorio attuale, abbiamo assistito a un aumento esponenziale del numero di donne che arrivano in Europa vittime della tratta di esseri umani.

Intolleranza contro le donne e misoginia si manifestano non solo nella sfera pubblica ma anche dietro il vile anonimato di internet. Gli attacchi contro i diritti delle donne sono in aumento. Sono troppi gli Europei che ancora ritengono che un rapporto sessuale non consensuale possa essere giustificato. Inoltre, ovunque nel mondo, e soprattutto nelle zone di conflitto, le donne affrontano in prima linea la discriminazione e la violenza.

Tuttavia, spesso sono proprio le donne a cercare per prime delle soluzioni, a mostrare resilienza in tempi di difficoltà e ad avere una visione per il futuro dei loro paesi. Per questa ragione l'UE continua a dialogare con le organizzazioni femminili in tutto il mondo, anche nelle circostanze più difficili - come in Afghanistan o Siria.

Continueremo ad agire sia all'interno che all'esterno dell'UE. In particolare:

  • la Commissione europea, attraverso il suo impegno strategico per la parità di genere 2016-2019, affronta le disuguaglianze in ambiti importanti quali lavoro, retribuzione, processo decisionale e violenza;
  • la Commissione europea ha dedicato il 2017 all'eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze;
  • la Commissione presenterà quest'anno una nuova iniziativa per l'equilibrio tra vita professionale e vita privata destinata ai genitori e a coloro che svolgono un ruolo di assistenza;
  • attraverso le nostre proposte di riforma del sistema europeo comune di asilo, alle donne migranti che arrivano in Europa in cerca di protezione e che hanno subito violenze saranno fornite cure mediche, assistenza legale, consulenza post‑trauma e sostegno psicosociale;
  • nel corso dell'attuazione delle politiche e delle normative in materia, la Commissione continuerà a monitorare la dimensione di genere nell'ambito della prevenzione e della lotta alla tratta di esseri umani;
  • nell'ambito delle relazioni esterne, attraverso il piano d'azione dell'UE sulla parità di genere 2016-2020, la Commissione si concentrerà in particolare sull'assistere, a livello mondiale, donne e ragazze escluse dall'istruzione, dalla parità di accesso ai servizi sanitari e di pianificazione familiare, dal mercato del lavoro e anche dalla vita politica - e che sono esposte a norme e leggi inique in materia di eredità, cittadinanza o proprietà fondiaria;
  • nell'ambito dell'aiuto umanitario, per garantire che l'assistenza raggiunga le persone più vulnerabili ovunque nel mondo, la Commissione continuerà ad applicare sistematicamente un approccio sensibile alle specificità di genere;
  • la Commissione continuerà a dare l'esempio in materia di attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, compresa la parità di genere.

Non abbiamo intenzione di smettere di combattere per la parità di genere e per la sicurezza di donne e ragazze, sostenendole nella piena realizzazione delle loro potenzialità. L'Unione europea è impegnata, come lo era sessant'anni fa, a garantire parità alle donne in tutto il mondo.
 

Firmatari:

Frans Timmermans, primo Vicepresidente

Federica Mogherini, Alta rappresentante dell'Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione

Günther Oettinger, Commissario per il Bilancio e le risorse umane,

Johannes Hahn, Commissario per la Politica europea di vicinato e i negoziati di allargamento

Neven Mimica, Commissario per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo

Dimitris Avramopoulos, Commissario per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza

Marianne Thyssen, Commissaria per l'Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori

Christos Styliandes, Commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi

Vera Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere

2017 Annual Report on Gender Equality

STATEMENT/17/463

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250In occasione della giornata internazionale della donna, la Commissione rinnova il suo appello a garantire parità di trattamento alle donne nell'UE e nel resto del mondo. Una nuova relazione sulla parità tra uomini e donne pubblicata oggi rivela che grazie alle normative, agli orientamenti, alle azioni e alle possibilità di finanziamento dell'UE si registrano progressi notevoli, se pur disomogenei, negli Stati membri dell'UE.

Da quando 60 anni fa il Trattato di Roma ha sancito il valore fondamentale della parità tra donne e uomini, il tasso di occupazione femminile ha raggiunto il massimo storico. Il divario retributivo di genere tuttavia persiste e vede ancora le donne europee percepire il 16,3% in meno rispetto agli uomini. Inoltre mentre la Commissione è sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo del 40% di donne nei posti direttivi di medio e alto livello entro il 2019, le donne continuano ad avere difficoltà ad accedere a posizioni gestionali e dirigenziali.

Il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato: "L'Europa è pioniera dell’uguaglianza di genere e dovremmo esserne orgogliosi. Che si tratti di occupazione e condizioni lavoro, formazione professionale, previdenza sociale o accesso a beni e servizi, uomini e donne devono essere trattati allo stesso modo. Questa è la legge. Purtroppo la strada verso un'uguaglianza effettiva è ancora in salita e proprio per questo dobbiamo continuare ad impegnarci. L'uguaglianza è uno dei pilastri della mia amministrazione e sono orgoglioso che in due anni abbiamo compiuto enormi progressi per raggiungere l'obiettivo del 40% di manager donne. Se tuttavia l'intolleranza e lo sciovinismo iniziano a diffondersi dentro o fuori dai nostri confini dobbiamo respingerli con tutte le nostre forze e con un messaggio semplice e profondamente europeo: l'uguaglianza di genere non è un'aspirazione, ma un diritto fondamentale."

Per ulteriori informazioni sulle azioni dell'UE per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere, si vedano il comunicato stampa e le Q&A. La dichiarazione comune in occasione della giornata internazionale della donna 2017 è disponibile qui. Un elenco degli eventi previsti nella giornata internazionale della donna a cui parteciperanno i Commissari, compreso il premio dell'UE per le donne innovatrici 2017, che sarà annunciato questa sera dal Commissario Moedas, è disponibile qui.

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