dall'Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Dall'indice di digitalizzazione dell'economia e della società (DESI) del 2017 emerge che l’UE registra dei progressi, ma il divario tra i paesi all'avanguardia nel digitale e i paesi che registrano le prestazioni meno soddisfacenti è ancora troppo ampio. Sono necessari sforzi e investimenti aggiuntivi per sfruttare al meglio il mercato unico digitale.

La Commissione europea ha pubblicato oggi i risultati dell’indice di digitalizzazione dell'economia e della società (DESI) 2017, uno strumento che illustra le prestazioni dei 28 Stati membri in diversi settori, dalla connettività e le competenze digitali alla digitalizzazione delle imprese e dei servizi pubblici.

Andrus Ansip, Vicepresidente responsabile per il Mercato unico digitale, ha dichiarato: "L’Europa si sta gradualmente digitalizzando, ma molti paesi devono intensificare i propri sforzi. Tutti gli Stati membri dovrebbero investire di più al fine di trarre pieno vantaggio dal mercato unico digitale. Non vogliamo un’Europa digitale a due velocità. Dobbiamo lavorare insieme per fare dell’UE un leader del mondo digitale."

Nel complesso l’UE ha migliorato la sua prestazione digitale di 3 punti percentuali rispetto all’anno scorso[1]), ma i progressi potrebbero essere più rapidi e la situazione varia da uno Stato membro all’altro (il divario digitale tra il primo e l’ultimo classificato è di 37 punti percentuali, rispetto a 36 p.p. nel 2014). Danimarca, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi rimangono in testa alla classifica, seguiti da Lussemburgo, Belgio, Regno Unito, Irlanda, Estonia e Austria. I 3 paesi più digitalizzati dell'UE sono anche in testa alla classifica mondiale, davanti a Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti. La Slovacchia e la Slovenia sono i paesi dell’UE che hanno registrato i progressi maggiori. Nonostante alcuni miglioramenti, vari Stati membri, tra cui Polonia, Croazia, Italia, Grecia, Bulgaria e Romania, sono ancora in ritardo in termini di sviluppo digitale rispetto alla media dell’Unione. I profili per paese sono disponibili online.

La Commissione ha già presentato tutte le principali iniziative della sua strategia per il mercato unico digitale. Il Parlamento europeo e gli Stati membri sono invitati ad adottare queste proposte al più presto, in modo che l’Europa possa sfruttare al massimo le opportunità del digitale.

Tenendo conto di quanto emerso dal DESI, la Commissione pubblicherà in maggio il suo esame intermedio della strategia per il mercato unico digitale al fine di individuare gli ambiti in cui potrebbero essere necessari ulteriori sforzi o proposte legislative per affrontare le sfide del futuro.

Dall'indice della digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) emerge che:

La connettività è migliorata, ma è ancora insufficiente per far fronte al fabbisogno futuro.

  • Il 76% delle famiglie europee ha accesso alla banda larga ad alta velocità (almeno 30 Mbit/s) e in alcuni Stati membri una percentuale significativa di tali famiglie ha già accesso a reti che offrono una velocità di 100 Mbit/s o più. Oltre il 25% delle famiglie ha sottoscritto un abbonamento alla banda larga veloce.
  • Gli abbonamenti ai dati mobili sono in aumento e sono passati da 58 abbonati ogni 100 abitanti nel 2013 a 84 nel 2016.
  • I servizi mobili 4G coprono l'84% della popolazione dell’UE.

Questi progressi non sono tuttavia sufficienti a soddisfare le crescenti esigenze future di rapidità, qualità e affidabilità dei collegamenti. Il traffico Internet cresce del 20% l’anno e quello sulle reti mobili di oltre il 40%. Il Parlamento europeo e il Consiglio stanno discutendo le proposte della Commissione di riforma delle norme UE in materia di telecomunicazioni e quelle relative all'incentivazione degli investimenti nelle reti ad altissima capacità per soddisfare il crescente fabbisogno di connettività dei cittadini europei, nonché gli obiettivi strategici della società del gigabit all'orizzonte 2025. Gli Stati membri dal canto loro dovrebbero intensificare gli sforzi per raggiungere gli obiettivi in termini di assegnazione dello spettro armonizzato, che ora comprende la banda a 700 MHz, in modo che la prossima generazione di reti di comunicazione (5G) possa essere ampiamente disponibile dal 2020. Il coordinamento dello spettro radio nell’UE è essenziale per assicurare la copertura senza fili e nuovi servizi transfrontalieri. Inoltre, i comuni di tutta Europa avranno presto la possibilità di richiedere un finanziamento per installare il Wi-Fi gratuito nei loro spazi pubblici nell'ambito dell'iniziativa WiFi4EU della Commissione.

L’UE può contare su un numero maggiore di esperti digitali rispetto al passato, ma permangono carenze di competenze.

  • Rispetto agli anni precedenti l’UE vanta un maggior numero di laureati in discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (19 laureati ogni 1000 ventenni).
  • Più specialisti trovano un impiego nelle TIC rispetto al passato (3,5% nel 2015 rispetto a 3,2% nel 2012).
  • Quasi la metà dei cittadini europei (44%) continua a non possedere competenze digitali di base, che consentano loro, ad esempio, di utilizzare la posta elettronica o strumenti di editing o di installare nuovi dispositivi.

La Coalizione per le competenze e le occupazioni digitali, avviata nel dicembre 2016 nel quadro della Nuova agenda per le competenze per l'Europa, sta lavorando assieme agli Stati membri, all‘industria e ai partner sociali per sviluppare un ampio bacino di talenti digitali e garantire che i singoli individui e la forza lavoro in Europa possiedano adeguate competenze digitali. 

Gli Europei sono sempre più digitali.

  • Il 79% degli Europei si connette a Internet almeno una volta alla settimana, con un aumento di 3 punti percentuali rispetto al 2016;
  • il 78% degli utenti della rete usa Internet per giocare o per scaricare musica, film, foto o giochi;
  • il 70% degli internauti europei legge giornali online (64% nel 2013);
  • il 63% utilizza le reti sociali (57% nel 2013);
  • il 66% fa acquisti online (61% nel 2013);
  • il 59% utilizza i servizi bancari online (56% nel 2013);
  • il 39% usa Internet per telefonare (33% nel 2013).

Nell’ambito della strategia per il mercato unico digitale, la Commissione si sta adoperando per aumentare la fiducia degli utenti nei confronti della rete. Le nuove norme dell’UE sulla protezione dei dati entreranno in vigore nel maggio 2018 e saranno accompagnate da nuove norme sulla tutela della privacy nel settore delle comunicazioni elettroniche. La Commissione si sta impegnando per aumentare il numero di contenuti digitali fruibili all'estero. Già all’inizio del 2018 gli Europei potranno utilizzare i loro abbonamenti online a film, musica, videogiochi e e-book quando viaggeranno nell’UE. La Commissione ha inoltre proposto di facilitare alle emittenti la messa a disposizione online di programmi in altri Stati membri dell’UE.

Le imprese sono più digitali e il commercio elettronico progredisce, se pur lentamente.

  • Nel complesso le imprese europee utilizzano sempre più le tecnologie digitali, come i software professionali per la condivisione elettronica di informazioni (dal 26% nel 2013 al 36% nel 2015) o per l'invio di fatture elettroniche (dal 10% nel 2013 al 18% nel 2016).
  • Anche il numero di PMI che usa il commercio elettronico è lievemente aumentato (dal 14% nel 2013 al 17% nel 2016), ma meno della metà di queste imprese vende in un altro Stato membro dell’UE.

Nel 2016 la Commissione ha proposto nuove regole per incentivare il commercio elettronico, contrastando la pratica del blocco geografico, rendendo la consegna transfrontaliera dei pacchi meno costosa e più efficiente e aumentando la fiducia dei consumatori grazie a una migliore protezione e applicazione delle norme. Ha anche proposto di semplificare l’imposta sul valore aggiunto per le imprese che operano nel settore del commercio elettronico nell’UE. Queste iniziative, una volta adottate dal Parlamento europeo e dagli Stati membri, agevoleranno le vendite e gli acquisti oltre frontiera per privati e imprese.

Gli europei utilizzano più servizi pubblici online.

  • Il 34% degli utenti di Internet invia moduli online alla pubblica amministrazione, invece di consegnarli a mano (rispetto al 27% nel 2013).

È disponibile online un numero crescente di servizi sempre più sofisticati, che consentono ad esempio ai cittadini di utilizzare internet per notificare alle autorità un cambiamento di residenza, una nascita o altri avvenimenti importanti. Nell’ambito del piano d’azione per l’eGovernment, la Commissione intende istituire uno sportello digitale unico, che garantisca facile accesso alle informazioni sul mercato unico, avviare un’iniziativa per digitalizzare ulteriormente la governance e il diritto societario e aggiornare il quadro europeo di interoperabilità.

Contesto

Il DESI è un indice composito che consente di misurare i progressi compiuti dagli Stati membri dell’UE verso un’economia e una società digitali. Riunisce una serie di indicatori pertinenti in relazione all’attuale mix di indirizzi programmatici del digitale in Europa. Il DESI mira ad aiutare i paesi dell’UE a identificare i settori che richiedono investimenti e interventi in via prioritaria, al fine di creare un autentico mercato unico digitale - una delle massime priorità della Commissione.

La relazione sui progressi del settore digitale della Commissione, che sarà pubblicata nel maggio 2017, si baserà sui risultati del DESI e integrerà il Semestre europeo. Conterrà una valutazione approfondita di come l’UE e gli Stati membri stanno progredendo nel loro sviluppo digitale e individuerà le misure potenzialmente atte a contribuire a migliorare le prestazioni digitali nazionali.

Per maggiori informazioni

Discorso di Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione, in occasione della presentazione del DESI

Q&A

Profili paese

Scheda informativa sul mercato unico digitale

Advancing Europe's digital future – Digital Headlines

Giornata digitale, Roma, 23 marzo 2017

#DESIEU

[1] Il DESI 2016 è stato ricalcolato per tutti i paesi al fine di tener conto di alcuni miglioramenti nella metodologia. I punteggi e le posizioni in classifica dei paesi potrebbero quindi essere cambiati rispetto alla pubblicazione precedente. Per maggiori informazioni, fare riferimento alle Q&A e alla nota metodologica del DESI.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 2 marzo 2017. La Commissione risponde oggi alla necessità di un riesame della politica di rimpatrio dell'UE, messa in evidenza dal vertice di Malta del 3 febbraio 2017, presentando un rinnovato piano d'azione dell'UE sul rimpatrio e una serie di raccomandazioni agli Stati membri su come rendere più efficaci le procedure di rimpatrio.

Le misure proposte dalla Commissione, che consistono di interventi pratici con possibili effetti immediati, sono intese a colmare le lacune e ad applicare le norme vigenti con il rigore e il realismo necessari a produrre risultati concreti in linea con i requisiti in materia di diritti fondamentali.

Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: "Stiamo lavorando intensamente sui partenariati con i paesi di origine e di transito. Affinché tale approccio abbia successo, adesso è anche il momento di migliorare le nostre procedure interne e di assicurare che quanti non necessitano di protezione internazionale vengano rimpatriati rapidamente e con umanità. Vogliamo continuare ad aiutare le persone che necessitano di protezione internazionale, ma abbiamo il dovere di dire chiaramente a loro, ai nostri partner al di fuori dell'UE e ai nostri cittadini che se le persone hanno bisogno, le aiutiamo, altrimenti devono tornare in patria."

Dimitris Avramopoulos, Commissario responsabile per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: "Dobbiamo dare protezione a coloro che ne hanno bisogno, ma dobbiamo anche rimpatriare chi non ha diritto di rimanere nell'UE, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e del principio di non respingimento. Garantire che i migranti irregolari siano rimpatriati rapidamente non solo allenterà la pressione sui sistemi di asilo degli Stati membri e permetterà di mantenere adeguate capacità di protezione per chi ne ha realmente bisogno, ma sarà anche e soprattutto un segnale forte per scoraggiare i pericolosi viaggi della speranza verso l'UE. Con il piano d'azione e la raccomandazione di oggi la Commissione fornisce sostegno agli Stati membri nel loro sforzo di intensificare i rimpatri, come chiesto dai leader dell'UE al vertice di Malta."

Nonostante i progressi compiuti nell'attuazione degli interventi previsti dal piano d'azione dell'UE sul rimpatrio del 2015, è ancora necessaria un'azione più risoluta per migliorare in misura significativa i tassi di rimpatrio. Le attuali sfide migratorie impongono di valutare approfonditamente come gli Stati membri possono utilizzare meglio gli strumenti giuridici, operativi e finanziari in materia di rimpatrio esistenti nell'UE. Procedure più rapide, misure più incisive contro la fuga, un approccio multidisciplinare da parte delle autorità nazionali e una cooperazione e un coordinamento migliori tra gli Stati membri sono tutti elementi che possono contribuire a garantire una politica di rimpatrio più efficace, senza ridurre la tutela dei diritti fondamentali.

Un insieme di raccomandazioni concrete agli Stati membri

La Commissione fornisce oggi orientamenti chiari sulle azioni concrete e immediate che gli Stati membri possono adottare per rendere più efficaci le procedure di rimpatrio all'atto di applicare la normativa dell'UE in materia. Le raccomandazioni della Commissione sono pienamente in linea con il diritto internazionale e i diritti umani, nonché con il principio di non respingimento.

Nello specifico, la Commissione raccomanda agli Stati membri di:

·         migliorare il coordinamento tra tutti i servizi e le autorità coinvolte nel processo di rimpatrio in ciascuno Stato membro entro giugno 2017 al fine di garantire la disponibilità di tutte le conoscenze e competenze necessarie per rimpatri efficaci, nel rispetto dei diritti delle persone da rimpatriare;

·         eliminare le inefficienze mediante la riduzione dei termini per i ricorsi, l'emissione sistematica di decisioni di rimpatrio senza data di scadenza e la combinazione delle decisioni sulla fine del soggiorno regolare con l'emissione della decisione di rimpatrio per non duplicare il lavoro;

·         combattere gli abusi del sistema, sfruttando la possibilità di valutare le domande di asilo con procedure accelerate o, se ritenute opportune, con procedure di frontiera quando si sospetta che tali domande siano presentate solo per ritardare l'esecuzione della decisione di rimpatrio;

·         impedire la fuga trattenendo le persone che lasciano intendere di non voler ottemperare alla decisione di rimpatrio che li riguarda, per esempio rifiutandosi di collaborare nel processo di identificazione o opponendosi in modo violento o fraudolento ad un'operazione di rimpatrio;

·         accrescere l'efficacia delle procedure e delle decisioni di rimpatrio autorizzando la partenza volontaria solo se necessario e se l'interessato ne fa richiesta e concedendo il tempo più breve possibile per la partenza volontaria, tenendo conto delle circostanze individuali;

·         istituire programmi di rimpatrio volontario assistito che siano operativi entro il 1º giugno 2017 e garantire l'adeguata divulgazione delle informazioni sul rimpatrio volontario e sui programmi di rimpatrio volontario assistito e reintegrazione.

Un rinnovato piano d'azione sul rimpatrio

Il rinnovato piano d'azione sul rimpatrio definisce interventi in ogni fase del processo di rimpatrio per affrontare i principali problemi connessi al rimpatrio sia a livello di Unione europea che in cooperazione con i paesi di origine e di transito.

Le azioni proposte a livello dell'UE prevedono tra l'altro di:

·         aumentare il sostegno finanziario agli Stati membri con 200 milioni di EUR nel 2017 destinati alle attività nazionali in materia di rimpatrio, nonché a specifiche attività comuni europee di rimpatrio e reintegrazione;

·         migliorare lo scambio di informazioni per eseguire i rimpatri, raccogliendo informazioni in tempo reale a livello nazionale e condividendole tramite l'applicazione di gestione integrata dei rimpatri, nonché accelerando i lavori di adozione delle proposte di riforma del sistema d'informazione Schengen e di Eurodac e di istituzione di un sistema di ingressi/uscite dell'UE (EES) e di un sistema europeo di informazione per i viaggi (ETIAS);

·         scambiare le migliori pratiche per garantire programmi di reintegrazione uniformi e coerenti in tutti gli Stati membri al fine di evitare che i paesi di origine favoriscano i rimpatri dai paesi che offrono aiuti per la reintegrazione più consistenti o che i migranti irregolari vadano alla ricerca del rimpatrio volontario assistito più vantaggioso;

·         offrire pieno sostegno agli Stati membri tramite l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, che dovrà potenziare l'assistenza pre-rimpatrio, aumentare il personale della sua unità di sostegno ai rimpatri e istituire entro giugno un meccanismo di voli commerciali per finanziare i rimpatri, nonché intensificare entro ottobre la formazione delle autorità dei paesi terzi in materia di rimpatrio;

·         superare le difficoltà della riammissione adoperandosi per concludere rapidamente i negoziati relativi agli accordi di riammissione con la Nigeria, la Tunisia e la Giordania e cercando di coinvolgere il Marocco e l'Algeria;

·         nell'ambito del quadro di partenariato utilizzare l'influenza collettiva in maniera coordinata ed efficace mediante approcci su misura con i paesi terzi per una gestione congiunta della migrazione e per migliorare ulteriormente la cooperazione in materia di rimpatrio e riammissione (cfr. anche la relazione di oggi sull'attuazione del quadro di partenariato: IP/17/402).

La Commissione riferirà sui progressi compiuti nell'attuazione del rinnovato piano d'azione sul rimpatrio e della raccomandazione entro dicembre 2017.

Contesto

Una politica di rimpatrio efficace e umana è un elemento essenziale dell'approccio globale dell'UE alla migrazione e alla riduzione della migrazione irregolare, come indicato nell'Agenda europea sulla migrazione del maggio 2015.

La direttiva sui rimpatri, entrata in vigore nel 2010, prevede norme comuni chiare, trasparenti ed eque per il rimpatrio e l'allontanamento dei migranti in posizione irregolare, per il ricorso a misure coercitive, il trattenimento e il reingresso, il tutto nel pieno rispetto dei diritti umani e dei diritti fondamentali. Le misure odierne si concentrano su un'applicazione pragmatica delle norme vigenti, mentre la Commissione si dichiara pronta ad avviare, se necessario, una revisione della direttiva rimpatri.

Nel settembre 2015 la Commissione ha presentato un piano d'azione sul rimpatrio comprendente 36 azioni concrete volte a migliorare l'efficacia del sistema di rimpatri dell'Unione europea. La maggior parte di queste azioni è in corso o è stata attuata.

Nelle conclusioni del Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre 2016 gli Stati membri hanno chiesto un rafforzamento delle procedure amministrative nazionali per il rimpatrio. Inoltre, la dichiarazione di Malta dei capi di Stato e di governo del 3 febbraio 2017 ha sottolineato la necessità di un riesame critico della politica europea di rimpatrio con un'analisi delle modalità di applicazione degli strumenti disponibili a livello nazionale e dell'Unione. Le misure odierne mirano ad aiutare gli Stati membri a rispettare entrambi gli impegni.

La riammissione è un elemento essenziale del nuovo quadro di partenariato in materia di migrazione orientato ai risultati, presentato dalla Commissione nel giugno 2016 e approvato dal Consiglio europeo nel luglio 2016 per mobilitare e concentrare l'azione e le risorse dell'UE nell'attività esterna di gestione della migrazione.

Per ulteriori informazioni

Domande e risposte: stato di avanzamento dei rimpatri e delle riammissioni

Raccomandazione: rendere i rimpatri più efficaci

Comunicazione: piano d'azione sul rimpatrio

Allegato del piano d'azione sul rimpatrio:

Comunicato stampa: la Commissione chiede un rinnovato impegno nell'attuare le misure di solidarietà previste dall'Agenda europea sulla migrazione

IP/17/350

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 1° marzo 2017. Come annunciato dal Presidente Juncker nel discorso sullo stato dell'Unione 2016, la Commissione europea ha presentato oggi il Libro bianco sul futuro dell'Europa, che rappresenta il suo contributo al vertice di Roma del 25 marzo 2017.

Mentre ci prepariamo a celebrare il 60o anniversario dell'UE, possiamo guardare indietro, a sette decenni di pace e a un'Unione allargata di 500 milioni di cittadini che vivono liberi in una delle economie più prospere del mondo. Ma dobbiamo guardare anche avanti, alla visione che l'UE delineerà per il suo futuro in 27. Il Libro bianco, che delinea le principali sfide e opportunità per l'Europa nei prossimi dieci anni, presenta cinque scenari per la possibile evoluzione dell'Unione da qui al 2025, a seconda della risposta che verrà fornita.

Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato: "Sono trascorsi 60 anni da quando i padri fondatori dell'Europa hanno deciso di unire il continente con la forza del diritto, piuttosto che con le forze armate. Possiamo andare fieri di quanto abbiamo realizzato da allora. Il nostro giorno peggiore del 2017 sarà in ogni caso di gran lunga migliore rispetto a uno qualsiasi dei giorni che i nostri antenati hanno trascorso sul campo di battaglia. Con il 60° anniversario dei trattati di Roma è giunto il momento per un'Europa unita a 27 di definire una visione per il futuro. È il momento della leadership, dell'unità e della volontà comune. Il Libro bianco della Commissione presenta una serie di percorsi diversi che l'UE unita a 27 potrebbe scegliere di seguire. È l'inizio del processo, non la fine, e spero che adesso verrà avviato un dibattito onesto e di vasta portata. Una volta definita la funzione, la forma seguirà. Il futuro dell'Europa è nelle nostre mani."

Il Libro bianco esamina il modo in cui l'Europa cambierà nel prossimo decennio (dall'impatto delle nuove tecnologie sulla società e l'occupazione ai dubbi sulla globalizzazione, le preoccupazioni per la sicurezza e l'ascesa del populismo) e la scelta che si troverà a fare: subire passivamente queste tendenze o guidarle e cogliere le nuove opportunità che offrono. Mentre altre parti del mondo si espandono, la popolazione e il peso economico dell'Europa diminuiscono. Entro il 2060 nemmeno uno degli Stati membri raggiungerà l'1% della popolazione mondiale, ragione pressante per restare uniti e ottenere maggiori risultati. La prosperità dell'Europa, forza globale positiva, continuerà a dipendere dalla sua apertura e dai forti legami con i partner.

Il Libro bianco delinea cinque scenari, ognuno dei quali fornisce uno spaccato di quello che potrebbe essere lo stato dell'Unione da qui al 2025, a seconda delle scelte che l'Europa effettuerà (cfr. allegato). Gli scenari, che contemplano una serie di possibilità e hanno carattere illustrativo, non si escludono a vicenda né hanno pretese di esaustività.

  • Scenario 1: Avanti così - Nello scenario che prevede di proseguire sul percorso già tracciato, l'UE a 27 si concentra sull'attuazione del suo programma positivo di riforme, in linea con lo spirito degli orientamenti della Commissione Un nuovo inizio per l'Europa del 2014 e della dichiarazione di Bratislava concordata da tutti i 27 Stati membri nel 2016. In base a questo scenario, entro il 2025:
    • gli europei guideranno automobili automatizzate e connesse, ma potranno incontrare problemi all'attraversamento delle frontiere a causa del persistere di ostacoli giuridici e tecnici;
    • nella maggior parte dei casi gli europei attraverseranno le frontiere senza essere sottoposti a controlli; a causa del rafforzamento dei controlli di sicurezza sarà necessario recarsi all'aeroporto o alla stazione ferroviaria con largo anticipo sull'orario di partenza.
  • Scenario 2: Solo il mercato unico – L'UE a 27 si rifocalizza progressivamente sul mercato unico poiché i 27 Stati membri non riescono a trovare un terreno comune in un numero crescente di settori. In base a questo scenario, entro il 2025:
    • i controlli periodici complicheranno l'attraversamento delle frontiere per motivi di lavoro o per turismo; sarà più difficile trovare lavoro all'estero e il trasferimento dei diritti pensionistici verso un altro Stato non sarà garantito; chi si ammalerà all'estero sarà costretto a pagare fatture mediche elevate;
    • gli europei sono restii a utilizzare automobili connesse a causa dell'assenza di norme e di standard tecnici a livello dell'UE.
  • Scenario 3: Chi vuole di più fa di più – L'UE a 27 continua secondo la linea attuale, ma consente agli Stati membri che lo desiderano di fare di più assieme in ambiti specifici come la difesa, la sicurezza interna o le questioni sociali. Emergeranno una o più "coalizioni di volenterosi". In base a questo scenario, entro il 2025:
    • 15 Stati membri istituiranno un corpo di polizia e un corpo di magistrati per contrastare le attività criminali transfrontaliere; le informazioni sulla sicurezza saranno scambiate in tempo reale e le banche dati nazionali saranno completamente interconnesse;
    • le auto connesse sono di uso diffuso nei 12 Stati membri che hanno concordato di armonizzare le norme sulla responsabilità civile e gli standard tecnici.
  • Scenario 4: Fare meno in modo più efficiente - L'UE a 27 si concentra sul produrre risultati maggiori in tempi più rapidi in determinate aree politiche, intervenendo meno nei settori per i quali non se ne percepisce un valore aggiunto. L'attenzione e le risorse limitate sono concentrate su un numero ristretto di settori. In base a questo scenario, entro il 2025:
    • un'Autorità europea per le telecomunicazioni sarà abilitata a liberare frequenze per i servizi di comunicazione transfrontalieri, come quelli utilizzati dalle automobili connesse. Essa inoltre tutelerà i diritti degli utenti di telefonia mobile e di internet, ovunque si trovino nell'UE;
    • una nuova Agenzia europea per la lotta contro il terrorismo contribuirà a scoraggiare e prevenire gravi attentati grazie al monitoraggio e alla segnalazione sistematiche dei sospetti.
  • Scenario 5: Fare molto di più insieme – Gli Stati membri decidono di condividere in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali in tutti gli ambiti. Le decisioni di livello europeo vengono concordate più velocemente e applicate rapidamente. In base a questo scenario, entro il 2025:
    • gli europei che desidereranno reclamare contro una proposta relativa a un progetto di turbina eolica finanziato dall'UE nella loro zona faticheranno a mettersi in contatto con l'autorità responsabile poiché saranno indirizzati alle competenti autorità europee;
    • le automobili connesse circoleranno senza problemi in tutta Europa grazie a norme chiare applicabili in tutta l'UE; i conducenti possono rivolgersi a un'agenzia dell'UE responsabile di far rispettare le regole.

Prossime tappe

Il Libro bianco è il contributo della Commissione europea al vertice di Roma, in occasione del quale l'UE discuterà dei risultati ottenuti negli ultimi 60 anni ma anche del futuro nell'Unione a 27. Il Libro bianco segna l'inizio di un processo in cui l'UE a 27 deciderà il futuro dell'Unione. Per incoraggiare il dibattito, la Commissione europea, insieme al Parlamento europeo e agli Stati membri interessati, ospiterà una serie di dibattiti sul futuro dell'Europa che avranno luogo nelle città e nelle regioni del continente.

La Commissione europea contribuirà al dibattito nei prossimi mesi con una serie di documenti di riflessione:

  • sullo sviluppo della dimensione sociale dell'Europa;
  • sull'approfondimento dell'Unione economica e monetaria sulla base della relazione dei cinque presidenti del giugno 2015;
  • sulla gestione della globalizzazione;
  • sul futuro della difesa europea;
  • sul futuro delle finanze dell'UE.

Alla stregua del Libro bianco, i documenti di riflessione esporranno idee, proposte, opzioni e scenari diversi per l'Europa nel 2025, senza presentare, a questo stadio, decisioni definitive.

Il discorso del Presidente Juncker sullo stato dell'Unione nel settembre 2017 porterà avanti queste idee prima che il Consiglio europeo del dicembre 2017 possa trarre le prime conclusioni. Questo aiuterà a decidere una linea d'azione da attuare in tempo per le elezioni del Parlamento europeo del giugno 2019.

Contesto

Sessant'anni fa, mossi dal sogno di un futuro pacifico e condiviso, i membri fondatori dell'UE hanno intrapreso un viaggio ambizioso di integrazione europea con la firma dei trattati di Roma. Hanno deciso di comune accordo di risolvere i conflitti attorno a un tavolo anziché sui campi di battaglia. Dopo la dolorosa esperienza di un passato travagliato, quindi, l'Europa ha conosciuto sette decenni di pace e si è trasformata in un'Unione di 500 milioni di cittadini che godono di libertà e opportunità in una delle economie più prospere del mondo.

Il 60° anniversario dei trattati di Roma, il 25 marzo 2017, sarà un'occasione importante per i leader dell'UE a 27 per riflettere sullo stato di avanzamento del nostro progetto europeo, valutandone i successi e i punti di forza come pure gli aspetti da migliorare, e dimostrare la volontà comune di plasmare insieme un futuro più solido.

Come annunciato dal Presidente Juncker nel discorso sullo stato dell'Unione del 14 settembre 2016, accolto con favore dai leader dell'UE a 27 al vertice di Bratislava del 16 settembre 2016, la Commissione ha presentato oggi il Libro bianco sul futuro dell'Europa per avviare il dibattito in vista del vertice di Roma.

Il Libro bianco servirà ad orientare il dibattito tra i 27 capi di Stato o di governo e contribuirà a strutturare la discussione in occasione del vertice di Roma e ben oltre. Sarà inoltre utilizzato dalla Commissione come punto di partenza di un più ampio dibattito pubblico sul futuro del nostro continente.

Per ulteriori informazioni

Libro bianco della Commissione europea sul futuro dell'Europa

Pagina Web: 60 anni di UE

La storia europea: 60 anni di progresso condiviso

Discorso del Presidente Juncker sullo stato dell'Unione 2016: Verso un'Europa migliore – Un'Europa che protegge, che dà forza, che difende

IP/17/385

Bruxelles, 28 febbraio 2017. Il 1º marzo diverranno operative le nuove reti di riferimento europee.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Le reti sono piattaforme uniche e innovative di cooperazione transfrontaliera tra specialisti, dedicate alla diagnosi e alla cura di malattie complesse rare o poco diffuse.

Rivolgendosi a medici, pazienti e giornalisti presso l'ospedale universitario di Lovanio, in Belgio, Vytenis Andriukaitis, Commissario europeo per la Salute e la sicurezza alimentare, ha dichiarato: "Oggi, giornata europea delle malattie rare, sono particolarmente lieto di inaugurare le reti di riferimento europee. In quanto medico, sono stato troppo spesso testimone di storie tragiche di pazienti con malattie rare o complesse lasciati nell'incertezza, a volte senza la possibilità di ricevere una diagnosi esatta ed essere curati. Ho visto quanto fosse difficile per i colleghi dare aiuto perché mancano le informazioni e le opportunità di collaborare. Le reti metteranno in comunicazione le notevoli conoscenze e competenze europee attualmente sparse tra i vari paesi, rendendo l'iniziativa un esempio tangibile del valore aggiunto della collaborazione all'interno dell'Unione. Sono convinto che le reti di riferimento europee saranno un faro per chi soffre di una malattia rara e che porteranno a progressi in grado di salvare e cambiare vite."

Ventiquattro reti di riferimento europee, che riuniscono oltre 900 unità di assistenza sanitaria altamente specializzata di 26 paesi, cominceranno a collaborare per risolvere una varietà di problemi, che vanno dalle malattie ossee a quelle ematologiche, dall'immunodeficienza al cancro pediatrico. L'unione delle migliori competenze dell'UE su una così ampia scala dovrebbe portare benefici ogni anno a migliaia di pazienti affetti da patologie che richiedono una particolare concentrazione di assistenza sanitaria altamente specializzata in settori medici in cui le competenze necessarie sono rare.

Il problema delle malattie rare

Si definiscono rare le malattie che colpiscono non più di 5 persone su 10 000. Complessivamente nell'UE tra le 6 000 e le 8 000 malattie rare incidono sulla vita quotidiana di circa 30 milioni di persone, molte delle quali bambini. Le malattie rare e complesse possono causare problemi di salute cronici e molte sono potenzialmente letali. Ad esempio, esistono circa 200 tipi diversi di tumori rari e ogni anno a più di mezzo milione di persone in Europa ne viene diagnosticato uno.

L'impatto di tali malattie sui pazienti, i loro familiari e su chi presta loro assistenza è enorme e spesso la malattia non viene diagnosticata a causa della mancanza di conoscenze scientifiche e mediche o della difficoltà ad accedere alle competenze. La frammentazione delle conoscenze sulle malattie rare e il numero ristretto di pazienti affetti da una singola malattia fanno sì che un'azione a livello di UE nel settore conferisca un particolare valore aggiunto.

Le reti di riferimento europee

Le reti di riferimento europee sono reti virtuali che riuniscono i prestatori di assistenza sanitaria di tutta Europa per affrontare patologie complesse o rare che richiedono cure altamente specializzate e una concentrazione di conoscenze e risorse. Sono istituite nel quadro della direttiva UE sui diritti dei pazienti nell'ambito dell'assistenza sanitaria (2011/24/UE), che facilita anche l'accesso dei pazienti alle informazioni in materia di assistenza sanitaria, aumentando quindi le opzioni terapeutiche.

In pratica, le reti di riferimento europee svilupperanno modelli di assistenza, strumenti per l'assistenza sanitaria online, soluzioni e dispositivi medici nuovi e innovativi. Favoriranno la ricerca mediante ampi studi clinici e contribuiranno allo sviluppo di nuovi prodotti farmaceutici; porteranno a economie di scala e garantiranno un uso più efficiente delle risorse costose, il che avrà effetti positivi sulla sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali e per decine di migliaia di pazienti che soffrono di malattie e patologie rare e/o complesse nell'UE.

La reti di riferimento europee saranno finanziate mediante gli strumenti europei di telemedicina transfrontaliera e possono beneficiare di una serie di meccanismi di finanziamento dell'UE, come il programma per la salute, il meccanismo per collegare l'Europa e il programma di ricerca dell'UE "Orizzonte 2020".

Per maggiori informazioni

MEMO: Domande e risposte sulle reti di riferimento europee

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IP/17/323

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 27 febbraio 2017. Secondo uno studio recente, gli accordi commerciali possono contribuire all'aumento delle vendite e al sostegno dell'occupazione nel settore agroalimentare dell'UE.

Un nuovo studio indipendente svolto per conto della Commissione europea indica che gli accordi commerciali hanno contribuito a promuovere le esportazioni di prodotti agricoli dell'UE e hanno offerto un sostegno all'occupazione nel settore agroalimentare e in altri settori economici. Lo studio analizza nel dettaglio gli accordi commerciali con tre paesi - Messico, Corea del Sud e Svizzera.

In proposito, il commissario per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale Phil Hogan ha dichiarato: "Questi tre accordi da soli hanno permesso un aumento delle esportazioni agroalimentari dell'UE di oltre 1 miliardo di euro, apportando un valore aggiunto di 600 milioni di euro nel settore agroindustriale. Allo stesso tempo, l'aumento delle esportazioni ha sostenuto migliaia di posti di lavoro in tutta l'UE, la maggior parte dei quali nel settore agroalimentare, inclusa l'agricoltura primaria. Queste cifre mostrano chiaramente che accordi commerciali ambiziosi ed equilibrati risultano favorevoli per i prodotti alimentari e l'agricoltura europea."

La commissaria per il Commercio Cecilia Malmström ha dichiarato: "Gli accordi commerciali, se ben fatti, sono una forza positiva per i nostri agricoltori e produttori di alimenti. Questo studio fornisce inoltre importanti indicazioni su come continuare a ridurre la burocrazia inutile ed eliminare gli ostacoli all'avanzamento dei nostri negoziati commerciali."

Lo studio dimostra che gli accordi hanno contribuito a intensificare gli scambi in entrambe le direzioni, con un aumento delle esportazioni dell'UE e un incremento delle importazioni di prodotti provenienti da questi tre paesi, offrendo ai consumatori e alle imprese dell'UE un maggiore accesso ai prodotti agroalimentari.

In particolare, lo studio indica che l'aumento delle importazioni in questione ha un impatto limitato sulla produzione interna dell'UE, poiché rispecchia soprattutto una sostituzione delle importazioni provenienti da altri paesi terzi o un aumento dei consumi dell'UE.

In particolare, con riguardo ai tre accordi, lo studio evidenzia quanto segue:

·         L'accordo tra l'UE e il Messico ha comportato un aumento di 105 milioni di euro delle esportazioni di prodotti agroalimentari dell'UE nel 2013, tre anni dopo la soppressione di tutte le barriere commerciali che le parti si erano impegnate ad eliminare nell'accordo. Si tratta per la maggior parte di alimenti trasformati e bevande. Le importazioni supplementari per un valore di 316 milioni di euro registrate nello stesso anno erano per lo più costituite da prodotti di base. Lo studio identifica inoltre potenzialità per il settore agricolo dell'UE conseguenti a un'ulteriore riduzione delle attuali tariffe e barriere. La questione viene ora affrontata nel quadro dei negoziati volti ad attualizzare l'accordo UE-Messico.

·         Sebbene non ancora pienamente attuato, l'accordo di libero scambio (ALS) UE-Corea del Sud ha dato luogo a esportazioni agroalimentari supplementari dell'UE del valore di 439 milioni di euro nel 2015 (l'ultimo anno per cui sono disponibili dati), soprattutto sotto forma di prodotti di base. Le importazioni supplementari del valore di 116 milioni di euro registrate nello stesso anno erano per lo più costituite da alimenti trasformati e bevande.

·         Gli accordi UE-Svizzera sul commercio di prodotti agricoli e di prodotti agricoli trasformati hanno consentito congiuntamente un aumento delle esportazioni di prodotti agroalimentari dell'UE pari a 532 milioni di euro nel 2010, ossia tre anni dopo la loro piena attuazione. Si è trattato per la maggior parte di alimenti trasformati e bevande. Le importazioni supplementari per un valore di 1,17 milioni di euro erano costituite per la maggior parte da prodotti di base.

Lo studio sottolinea l'importanza di seguire da vicino i negoziati commerciali dei principali concorrenti dell'UE per garantire che quest'ultima non resti indietro riguardo alle condizioni di accesso a mercati importanti per i prodotti agroalimentari. Esso indica inoltre che, più recentemente, accordi più ambiziosi come l'accordo commerciale UE-Corea, entrato in vigore nel 2011, hanno un impatto positivo maggiore rispetto a quelli più vecchi e meno completi, come l'accordo UE-Messico del 2000. È questo un segnale del miglioramento non solo della qualità e dell'efficacia degli accordi commerciali dell'UE in termini di eliminazione degli ostacoli, ma anche della competitività del settore.

Lo studio sottolinea inoltre l'importanza delle campagne di promozione e di informazione dell'UE per agevolare l'accesso degli esportatori dell'UE a nuovi mercati e lo sviluppo delle loro attività sui mercati esistenti. La Commissione ha aumentato considerevolmente il bilancio destinato alla promozione e il Commissario Hogan ha già effettuato visite ad alto livello in sei paesi (Colombia e Messico, Cina e Giappone, Vietnam e Indonesia) per promuovere i prodotti agroalimentari dell'UE e offrire alle imprese e alle organizzazioni dell'UE la possibilità di trovare nuove opportunità commerciali in questi paesi. La prossima visita di questo tipo avrà luogo a maggio in Canada, che ha appena concluso il proprio accordo di libero scambio con l'UE. Anche la Commissaria UE per il Commercio Malmström visiterà il Canada nel mese di marzo, così come Singapore (altro paese con cui l'Unione ha concluso di recente un accordo commerciale), e successivamente il Messico in primavera.

Le esportazioni agroalimentari dell'UE raggiungono livelli record nel 2016

I tre accordi commerciali hanno inoltre contribuito a far registrare un anno record per le esportazioni agroalimentari dell'UE nel 2016, con un volume totale di 130,7 miliardi di euro, 1,7 miliardi in più rispetto al 2015. Gli aumenti maggiori sono stati registrati nelle esportazioni annuali verso gli Stati Uniti (+1,26 miliardi di euro) e verso la Cina (+1,06 miliardi). Nello stesso periodo, il valore delle importazioni agroalimentari dell'UE è diminuito dell'1,5%, attestandosi a 112 miliardi di euro. Il settore agroalimentare ha rappresentato il 7,5% delle esportazioni totali di merci dell'UE nel 2016; il 6,6% di tutte le merci importate era costituito da prodotti agroalimentari. Con un'eccedenza di 18,8 miliardi di euro, il settore agroalimentare rappresenta quasi la metà dell'eccedenza complessiva dell'Unione europea nel settore degli scambi commerciali, che nel 2016 ammontava a 39,3 miliardi di euro.

Contesto

Lo studio è stato condotto per conto della Commissione dalla società di consulenza indipendente Copenhagen Economics e ha esaminato l'impatto sulle esportazioni di prodotti agroalimentari di tre diversi tipi di accordo commerciale: accordi più vecchi, "di prima generazione", come quello con il Messico, accordi di libero scambio approfonditi e completi, di nuova generazione, come quello con la Corea del Sud e accordi settoriali specifici, come quello con la Svizzera.

Per ulteriori informazioni

Domande e risposte

Studio completo: Impacts of EU trade agreements on the agricultural sector (Effetti degli accordi commerciali dell'UE sul settore agricolo)

Maggiori informazioni sull'accordo commerciale UE-Messico

Maggiori informazioni sull'accordo di libero scambio UE-Corea del Sud

Maggiori informazioni sull'accordo commerciale UE-Svizzera

IP/17/339

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Oggi la Commissione europea ha introdotto modifiche con effetto retroattivo al programma dell'UE per il finanziamento della ricerca e dell'innovazione, Orizzonte 2020, per garantire che i ricercatori che lavorano a progetti finanziati dall'UE siano pagati almeno quanto i ricercatori che lavorano a progetti nazionali. 

La Commissione si era impegnata a risolvere il problema al rendersi conto che la diversità di trattamento salariale nel quadro di Orizzonte 2020 rispetto alle legislazioni nazionali aveva avuto effetti collaterali indesiderati per i ricercatori in alcuni paesi in cui lo stipendio base è basso.

Il Commissario per la Ricerca, la scienza e l'innovazione, Carlos Moedas, ha dichiarato: "Abbiamo trovato una soluzione a un problema serio, finalizzata ad agevolare la partecipazione di tutti i ricercatori dell'UE ai progetti di Orizzonte 2020. Le modifiche introdotte contribuiranno a ridurre il divario salariale tra i ricercatori che partecipano a progetti finanziati dall'UE e aiuteranno i singoli paesi a trattenere i loro migliori talenti. In questo modo sottolineiamo la grande importanza che attribuiamo alla diffusione dell'eccellenza e a colmare il divario in tema di innovazione."

Oggi la Commissione ha modificato il trattamento salariale previsto nel modello di convenzione di sovvenzione di Orizzonte 2020, allineandolo alle prassi nazionali. Le nuove misure si applicheranno retroattivamente a tutte le sovvenzioni di Orizzonte 2020 in corso.

Strasburgo, 15 febbraio 2017. Il CETA inaugura una nuova era nelle relazioni UE-Canada.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Il Parlamento europeo ha votato oggi a favore dell'accordo economico e commerciale globale (CETA) tra l'UE e il Canada, che conclude il processo di ratifica dell'accordo a livello europeo.

Accogliendo con favore il risultato della votazione tenutasi a Strasburgo, il Presidente Jean-Claude Juncker ha dichiarato: "Il voto odierno del Parlamento europeo è una tappa importante del processo democratico di ratifica dell'accordo raggiunto con il Canada e consente anche la sua entrata in vigore provvisoria. Le imprese e i cittadini dell'UE cominceranno quindi a beneficiare quanto prima dei vantaggi offerti dall'accordo. L'approfondito controllo parlamentare cui l'accordo è stato sottoposto testimonia il crescente interesse dei cittadini nei confronti della politica commerciale. Gli intensi scambi che hanno caratterizzato l'intero iter dell'accordo attestano la natura democratica del processo decisionale europeo.

Questo accordo innovativo rappresenta un'occasione per plasmare insieme la globalizzazione e influire sulla definizione delle norme commerciali internazionali. Il migliore esempio a questo proposito è il lavoro che stiamo già facendo con i nostri amici canadesi per istituire norme multilaterali per trattare le questioni relative agli investimenti.

Invito ora tutti gli Stati membri a effettuare un'approfondita discussione a livello nazionale che coinvolga tutte le parti interessate nel contesto del processo nazionale di ratifica dell'accordo."

Cecilia Malmström, Commissaria europea per il Commercio, ha dichiarato: "Questo voto rappresenta l'inizio di una nuova era nelle relazioni UE-Canada: insieme stiamo inviando oggi un forte segnale. Costruendo ponti, e non muri, possiamo affrontare insieme le sfide che attendono le nostre società. In tempi di incertezza, con un protezionismo crescente nel mondo, il CETA sottolinea il nostro forte impegno per il commercio sostenibile.

Il Canada è uno stretto alleato dell'Europa. Condividiamo valori e ideali, e un impegno a favore dell'apertura dei mercati e di politiche sociali eque. Il Canada è un importante partner economico: il valore dei nostri scambi commerciali ammonta ogni anno a quasi mille miliardi di euro. Una volta ratificato dal parlamento canadese, l'accordo verrà applicato in via provvisoria; mi auguro che ciò possa avvenire in modo rapido ed efficace. I cittadini e le imprese su entrambe le sponde dell'Atlantico dovrebbero iniziare a godere dei vantaggi dell'accordo molto presto."

Quali saranno gli effetti del CETA?

Il CETA crea nuove opportunità per le imprese dell'UE. Consentirà alle aziende dell'UE di risparmiare oltre 500 milioni di EUR l'anno attualmente pagati per dazi doganali su merci esportate in Canada. Quasi il 99% di questi risparmi si verificherà sin dal primo giorno. L'accordo offrirà alle aziende dell'UE il miglior accesso che abbiano mai avuto agli appalti pubblici canadesi, a livello federale, provinciale e municipale.

L'accordo apporterà straordinari vantaggi alle piccole aziende, che meno di tutte possono farsi carico dei costi della burocrazia. Le piccole imprese risparmieranno tempo e denaro, ad esempio evitando duplicazioni di prove, lunghe procedure doganali e costose spese legali.

Il CETA creerà nuove opportunità per gli agricoltori e i produttori del settore alimentare, ferma restando la piena tutela in rapporto a temi ritenuti sensibili nell'UE. Le aperture dell'UE su determinati prodotti sono limitate e calibrate e sono bilanciate da aperture canadesi che soddisfano importanti interessi europei riguardanti le esportazioni di una serie di prodotti, quali formaggi, vini e bevande spiritose, prodotti ortofrutticoli, prodotti trasformati e la tutela sul mercato canadese di 143 prodotti europei di alta qualità (le cosiddette "indicazioni geografiche").

Anche i 500 milioni di consumatori dell'UE trarranno vantaggi dal CETA. L'accordo offre una scelta più ampia pur nel rispetto degli standard europei, dato che solo i prodotti e i servizi pienamente conformi alla regolamentazione dell'UE potranno avere accesso al mercato dell'UE. Ciò significa che il CETA non modificherà il modo in cui l'Unione europea disciplina la sicurezza alimentare, per quanto riguarda ad esempio gli OGM o il divieto di commercializzare carne bovina trattata con ormoni.

L'accordo offrirà maggiore certezza giuridica nell'economia dei servizi, una migliore mobilità per i dipendenti delle aziende e un quadro che consentirà il riconoscimento delle qualifiche professionali, da quella di architetto a quella di gruista.

Il meccanismo di risoluzione delle controversie investitore-Stato (ISDS), quale attualmente previsto da molti accordi commerciali bilaterali negoziati dai governi dell'UE, è stato sostituito da un nuovo e perfezionato sistema giudiziario per la protezione degli investimenti. Il nuovo meccanismo sarà trasparente e non si fonderà su tribunali ad hoc.

Gli Stati membri continueranno a poter organizzare i servizi pubblici come desiderano. Questa e altre questioni sono state ulteriormente chiarite in uno strumento interpretativo comune che avrà forza giuridica e che descrive chiaramente e senza ambiguità i contenuti di quanto concordato tra Canada e Unione europea in una serie di articoli del CETA.

Contesto e prossime tappe

Il 30 ottobre l'UE e il Canada hanno firmato l'accordo commerciale e oggi il Parlamento europeo ha dato la sua approvazione. Ciò apre la strada all'applicazione provvisoria del CETA, quando anche il Canada lo avrà ratificato. Il CETA verrà pienamente attuato quando i parlamenti di tutti gli Stati membri avranno approvato l'accordo conformemente ai rispettivi obblighi costituzionali nazionali.

È ampiamente dimostrato che gli accordi di libero scambio stimolano la crescita e l'occupazione in Europa. Ad esempio, le esportazioni dell'UE verso la Corea del Sud sono aumentate di oltre il 55% successivamente all'entrata in vigore dell'accordo di libero scambio UE-Repubblica di Corea nel 2011. Le esportazioni di alcuni prodotti agricoli sono cresciute del 70% e le vendite di automobili dell'UE nella Corea del Sud sono triplicate in questi cinque anni. Anche l'accordo con la Corea del Sud è stato applicato in via provvisoria durante il processo di ratifica. In media, a ogni miliardo di EUR aggiuntivo di esportazioni corrispondono 15 000 nuovi posti di lavoro nell'UE. In Europa 31 milioni di posti di lavoro dipendono dalle esportazioni.

Per ulteriori informazioni

Scheda informativa: CETA: nuovi standard per il commercio mondiale

Sito "CETA in your town": mappa interattiva con informazioni e infografiche relative ai singoli paesi

Il CETA: contesto, domande e risposte, contenuti

I vantaggi del CETA e storie di imprese esportatrici

Testo dell'accordo

IP/17/270

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) e il Fondo di Garanzia per le PMI italiano hanno firmato un secondo accordo per mettere a disposizione delle piccole e medie imprese del paese 3,5 miliardi di euro di finanziamenti nell'ambito del programma COSME della Commissione europea. L'operazione si avvale del sostegno del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), fulcro del piano di investimenti per l'Europa.

L'accordo è stato concluso dalla Banca del Mezzogiorno - Mediocredito Centrale, che gestisce il Fondo di Garanzia per le PMI per conto del ministero dello Sviluppo economico italiano. Il FEI rilascia una controgaranzia che consentirà al Fondo di Garanzia per le PMI di concedere 3,5 miliardi di euro di finanziamenti alle PMI italiane nei prossimi due anni. Di questi finanziamenti, a cui altrimenti non avrebbero accesso, dovrebbero usufruire 55 000 PMI italiane.

Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione europea e Commissario responsabile per l'Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: "L'Italia continua ad avvalersi delle opportunità offerte dal FEIS. Facilitare l'accesso ai finanziamenti di cui le PMI hanno bisogno per espandersi costituisce un pilastro fondamentale del Piano di investimenti e della nostra strategia per sostenere l'occupazione e stimolare la crescita. L'accordo odierno consentirà di sbloccare ulteriori 3,5 miliardi di euro per migliaia di PMI italiane."

Nel commentare la firma dell'accordo, l'Amministratore unico del FEI Pier Luigi Gilibert ha dichiarato: "Sono molto soddisfatto di questo secondo accordo con il Fondo di Garanzia per le PMI, che dimostra che l'attuale accordo COSME è stato interamente utilizzato. Ci auguriamo di conseguire gli stessi risultati positivi con tutti gli intermediari finanziari, così da poter sostenere un numero crescente di PMI in tutta Europa. Grazie a questa operazione raggiungeremo 55 000 piccole imprese in Italia: un risultato degno di nota."

Carlo Sappino, Direttore generale per gli Incentivi alle imprese del ministero dello Sviluppo economico, ha dichiarato: "Siamo lieti che il FEI e il Fondo di Garanzia per le PMI proseguano questa proficua collaborazione nell'ambito del programma COSME alla luce dei risultati significativi ottenuti nel precedente periodo. Questo secondo accordo sottolinea l'impegno del governo italiano a sostenere l'accesso ai finanziamenti da parte delle PMI, che sono la spina dorsale della nostra economia."

Contesto:

Il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) fa parte del Gruppo Banca europea per gli investimenti. La sua missione fondamentale è sostenere le microimprese e le PMI europee, facilitandone l'accesso ai finanziamenti. Il FEI elabora e sviluppa strumenti di capitale di rischio e di capitale di crescita, strumenti di garanzia e di microfinanza destinati specificamente a questo segmento di mercato. In questo ruolo il FEI promuove gli obiettivi dell'UE nei campi dell'innovazione, della ricerca e dello sviluppo, dell'imprenditorialità, della crescita e dell'occupazione. Maggiori informazioni sull'attività del FEI nell'ambito del FEIS sono disponibili qui.

Il Piano di investimenti per l'Europa mira ad aumentare gli investimenti europei per promuovere la crescita e creare posti di lavoro mediante un uso più intelligente delle risorse finanziarie sia esistenti sia nuove, la rimozione degli ostacoli agli investimenti, una maggiore visibilità e assistenza tecnica ai progetti di investimento. Il Piano di investimenti sta già producendo risultati. Si prevede che i progetti e gli accordi per cui finora è stato approvato il finanziamento del FEIS mobiliteranno investimenti per un totale di oltre 168 miliardi di EUR in 28 Stati membri a sostegno di più di 387 000 PMI. Il 14 settembre 2016 la Commissione europea ha proposto di estendere il FEIS potenziandolo, aumentandone la durata e consolidandone i punti di forza. Dati aggiornati sul FEIS per settore e per paese sono disponibili qui. Per ulteriori informazioni, consultare le domande frequenti.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Strasburgo, 14 febbraio 2017. Oggi la Commissione ha proposto di modificare il regolamento sulla "procedura di comitato" al fine di aumentare la trasparenza e la responsabilità nelle procedure di esecuzione degli atti dell'UE.

La Commissione sta mantenendo l'impegno assunto dal Presidente Juncker, che nel discorso sullo stato dell'Unione del settembre 2016 aveva affermato: "Non è giusto che, quando i paesi dell'UE non riescono a decidere tra loro se bandire o meno l'uso del glifosato nei diserbanti, la Commissione sia costretta dal Parlamento e dal Consiglio a prendere una decisione. Quindi cambieremo queste regole."

Il pacchetto, contenente quattro modifiche mirate, aumenterà la trasparenza sulle posizioni assunte dagli Stati membri, permetterà un orientamento politico più preciso e garantirà una maggior assunzione di responsabilità nel processo decisionale. Le quattro misure proposte riguardano:

·         la modifica delle regole di voto nell'ultima fase della procedura di comitato (comitato di appello), affinché si prendano in considerazione solo i voti a favore o contro un determinato atto, riducendo così sia il ricorso all'astensione che il numero di casi in cui, non essendo il comitato in grado di prendere posizione, la Commissione è obbligata ad agire senza disporre di un mandato chiaro da parte degli Stati membri;

·         il coinvolgimento dei Ministri nazionali, attuato consentendo alla Commissione di effettuare un secondo rinvio al comitato di appello a livello ministeriale, qualora gli esperti nazionali non prendano posizione; in tal modo si garantirà che le decisioni sensibili siano discusse al livello politico appropriato;

·         maggior trasparenza del voto a livello del comitato di appello, attuata rendendo pubblici i voti dei rappresentanti degli Stati membri;

·         la garanzia di un apporto politico, attuata consentendo alla Commissione di rinviare la questione al Consiglio dei ministri per ottenerne un parere, qualora il comitato di appello non sia in grado di prendere posizione.

La procedura di comitato funziona bene per la maggior parte delle decisioni. Negli ultimi anni, tuttavia, gli Stati membri non sono stati in grado di raggiungere le maggioranze necessarie per accogliere o respingere un certo numero di progetti di atti su temi sensibili e di alto profilo. In simili situazioni, la responsabilità della decisione finale ricade sulla Commissione, che è costretta a decidere anche senza un chiaro sostegno politico da parte degli Stati membri. Nel 2015 e nel 2016 la Commissione è stata giuridicamente tenuta ad adottare 17 atti riguardanti l'autorizzazione di prodotti e sostanze sensibili, quali il glifosato o gli organismi geneticamente modificati (OGM), sebbene gli Stati membri non fossero riusciti ad esprimere una posizione né a favore né contro tali decisioni.

La proposta di oggi, annunciata come una delle nuove iniziative chiave del programma di lavoro della Commissione per il 2017, sarà ora trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio.

Per ulteriori informazioni:

Domande e risposte: riforme della procedura di comitato

SOTEU 2016

Programma di lavoro della Commissione 2017

Proposta di regolamento

Registro dei documenti dei comitati

IP/17/264

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