dall'Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 3 maggio 2017. Il Collegio dei Commissari ha trasmesso oggi al Consiglio una raccomandazione sull'avvio dei negoziati con il Regno Unito a norma dell'articolo 50, che comprende un progetto di direttive di negoziato. Questo mandato giuridico fa seguito agli orientamenti politici adottati sabato dal Consiglio europeo.

Il testo odierno integra gli orientamenti illustrando nei necessari particolari le modalità di condotta della prima fase dei negoziati. Dà riscontro all'approccio a due fasi deciso dai leader dei 27 Stati membri e attribuisce priorità alle questioni necessarie ai fini di un recesso ordinato del Regno Unito dall'Unione.

Le direttive di negoziato riguardano 4 ambiti principali. La prima priorità negoziale è salvaguardare lo status e i diritti dei cittadini, siano essi cittadini dell'UE a 27 nel Regno Unito o cittadini britannici nell'UE a 27, e dei relativi familiari. La raccomandazione della Commissione è inoltre chiara nell'affermare che il passaggio alla seconda fase dei negoziati è subordinato al raggiungimento di un accordo sui principi della liquidazione finanziaria. I negoziati non dovranno compromettere in alcun modo l'accordo del Venerdì santo. Si dovranno trovare soluzioni per evitare l'innalzamento di una frontiera fisica nell'isola d'Irlanda. È infine necessario regolamentare gli aspetti inerenti alla risoluzione delle controversie e all'amministrazione dell'accordo di recesso.

Michel Barnier, negoziatore dell'Unione per i negoziati con il Regno Unito a norma dell'articolo 50, ha dichiarato: "Con la raccomandazione odierna ci mettiamo sulla buona strada per assicurare un recesso ordinato del Regno Unito dall'Unione europea, nell'interesse di tutti. Non appena il Regno Unito sarà pronto inizieremo a negoziare in modo costruttivo."

Prossime fasi

La raccomandazione odierna sarà trasmessa al Consiglio, che prevede di adottarla nella sessione "Affari generali" del 22 maggio.

Contesto

Il 29 marzo 2017 il Regno Unito ha notificato al Consiglio europeo l'intenzione di recedere dall'Unione. Il Consiglio europeo ha adottato i suoi orientamenti politici il 29 aprile 2017. I negoziati saranno sempre condotti alla luce degli orientamenti del Consiglio europeo, nel rispetto delle direttive di negoziato impartite dal Consiglio e tenendo nella debita considerazione la risoluzione del Parlamento europeo del 5 aprile 2017.

Per ulteriori informazioni

Domande e risposte sulla raccomandazione odierna

Testo della raccomandazione

Orientamenti del Consiglio europeo

Domande e risposte sull'articolo 50 del trattato sull'Unione europea

Pagina web della task force per i negoziati con il Regno Unito a norma dell'articolo 50 (TF50)

IP/17/1170

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 26 aprile 2017. Dopo aver avviato la discussione sul futuro dell'Europa con il Libro bianco presentato il 1° marzo, oggi la Commissione pone l'accento sulla dimensione sociale dell'Europa da qui al 2025.

Il documento di riflessione odierno sulla dimensione sociale dell'Europa darà il via a un processo di riflessione con i cittadini, le parti sociali, le istituzioni dell'UE e i governi degli Stati membri per individuare le risposte alle sfide che le società e i cittadini europei dovranno affrontare nei prossimi anni. Il documento odierno si sforza inoltre di chiarire il contributo che può essere dato a livello di UE per affrontare queste sfide.

Valdis Dombrovskis, Vicepresidente responsabile per l'Euro e il dialogo sociale, la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l'Unione dei mercati dei capitali, ha dichiarato: "Questo documento di riflessione pone le basi per un dibattito sul tipo di dimensione sociale che vogliamo per l'Europa e sulle iniziative che possono essere adottate a livello europeo in risposta alle sfide attuali. Per giungere a un consenso sulle idee presentate nel documento di riflessione, contiamo sull'attiva partecipazione dei parlamenti nazionali, delle parti sociali e dei cittadini."

Più concretamente, il documento di riflessione sulla dimensione sociale dell'Europa, elaborato sotto la guida del Vicepresidente Dombrovskis e della Commissaria Thyssen, solleva questioni sociali di vasta portata che riguardano non solo il modo in cui viviamo e in cui sono organizzate le società, ma anche il modo in cui è possibile sostenere il nostro tenore di vita, creare nuovi e migliori posti di lavoro, dotare le persone delle giuste competenze e rendere più unita la nostra società, in previsione della società e del mondo del lavoro di domani.

Vengono presentate tre opzioni per il futuro, che rispecchiano le argomentazioni ricorrenti emerse nel corso del dibattito pubblico:

  • limitare la "dimensione sociale" alla libera circolazione: con questa opzione l'Unione manterrebbe in vigore le norme volte a promuovere la circolazione delle persone oltre le frontiere, come quelle relative ai diritti di sicurezza sociale dei cittadini mobili, al distacco dei lavoratori, all'assistenza sanitaria transfrontaliera e al riconoscimento dei diplomi. Tuttavia non vi sarebbero più standard minimi a livello di UE riguardanti, ad esempio, la sicurezza e la salute dei lavoratori, i tempi di lavoro e di riposo o i congedi di maternità/paternità. L'Europa non promuoverebbe più le possibilità per gli Stati membri di scambiarsi le migliori pratiche in materia di istruzione, sanità, cultura e sport; inoltre i programmi sociali e i programmi di riconversione regionali negli Stati membri che beneficiano di cofinanziamenti UE dovrebbero essere interrotti o finanziati da risorse nazionali;
  • chi vuol fare di più in campo sociale fa di più: gruppi di paesi diversi potrebbero decidere di fare collettivamente di più in ambito sociale. Potrebbero farlo i paesi la cui moneta unica è l'euro, per preservare la forza e la stabilità della zona euro ed evitare adeguamenti repentini del tenore di vita dei cittadini, o qualsiasi altra configurazione di paesi partecipanti, concentrandosi eventualmente su altre questioni;
  • i paesi dell'UE a 27 approfondiscono insieme la dimensione sociale dell'Europa: anche se il centro di gravità per gli interventi in ambito sociale dovrebbe rimanere e rimarrebbe al livello delle autorità nazionali e locali, l'UE rifletterebbe su come dare ulteriore sostegno all'azione degli Stati membri, sfruttando appieno tutti gli strumenti di cui dispone. Oltre a fissare standard minimi, la normativa potrebbe armonizzare pienamente a livello di UE i diritti dei cittadini in determinati settori, per concentrarsi sulla convergenza dei risultati sociali.

La discussione sulla dimensione sociale dell'Unione è opportuna e fondamentale in un momento in cui l'Europa a 27 riflette su come impostare il suo futuro. Nello spirito del Libro bianco sul futuro dell'Europa, il documento di riflessione apre il dibattito presentando idee, proposte e opzioni diverse per una dimensione sociale dell'Europa da qui al 2025. Le idee esposte nelle diverse opzioni possono essere combinate e non sono né prescrittive né restrittive: il loro scopo è arricchire e alimentare il dibattito, per poter poi adottare misure concrete.

Al tempo stesso, la Commissione continua ad adoperarsi per promuovere l'Europa sociale in linea con i suoi orientamenti politici e con il suo programma di lavoro. Il varo odierno del Pilastro europeo dei diritti sociali e le iniziative che lo accompagnano costituiscono un'iniziativa faro di questo mandato, per progredire verso mercati del lavoro e sistemi previdenziali più equi, più efficienti e a prova di futuro e sostenere una rinnovata convergenza verso condizioni di vita e di lavoro migliori.

Contesto

La costruzione di un'Europa più sociale ed equa è una priorità fondamentale della Commissione. Sebbene le condizioni economiche e sociali siano recentemente migliorate in tutta Europa, persistono divergenze tra paesi e regioni. La crisi economica ha avuto pesanti ripercussioni sulla vita delle persone e sulle nostre società, ma condividiamo ancora le stesse aspirazioni sociali.

Questo è stato confermato anche dalla dichiarazione di Roma, adottata dai leader dell'UE il 25 marzo 2017, in cui viene sottolineata l'importanza di un'Europa sociale forte che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l'integrità del mercato interno e tenendo conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali, permettendo all'UE a 27 di andare avanti.

Nella loro diversità i paesi dell'UE a 27 hanno la possibilità di rispondere individualmente e collettivamente alle sfide comuni, sapendo che la responsabilità di prepararsi al futuro è in gran parte nelle loro mani. Gli orientamenti possibili esposti nel documento di riflessione sulla dimensione sociale dell'Europa danno un'idea di ciò che potrebbe essere ottenuto a livello europeo e di quali potrebbero essere le limitazioni, in funzione del grado di ambizione e della misura in cui alcuni Stati membri, o tutti, sono pronti a lavorare insieme. Il documento intende anche porre le basi di un dibattito che dovrebbe mirare soprattutto a chiarire due questioni aperte: Quali sfide dovrebbero affrontare insieme i nostri paesi? Quale valore aggiunto possono apportare gli strumenti dell'UE?

Il governo svedese sta preparando insieme alla Commissione un vertice sociale per l'occupazione e la crescita eque, che si terrà a Göteborg il 17 novembre 2017 e offrirà un'ulteriore opportunità di portare avanti la discussione.

Il documento di riflessione sulla dimensione sociale dell'Europa fa seguito al Libro bianco sul futuro dell'Europa presentato il 1° marzo, che delinea le principali sfide e opportunità per l'Europa nei prossimi dieci anni. Il Libro bianco ha segnato l'inizio di un processo in cui l'UE a 27 deciderà il futuro dell'Unione. Per stimolare la discussione la Commissione europea ospiterà, insieme al Parlamento europeo e agli Stati membri interessati, una serie di dibattiti sul futuro dell'Europa che avranno luogo nelle città e nelle regioni del continente.

Il documento sulla dimensione sociale dell'Europa sarà seguito da una serie di documenti di riflessione sui seguenti temi:

Per maggiori informazioni

Documento di riflessione sulla dimensione sociale dell'Europa

Il Vicepresidente Dombrovskis su Facebook e Twitter

Marianne Thyssen su Facebook e twitter, #SocialRights

IP/17/1008

Bruxelles, 26 aprile 2017. La costruzione di un'Europa più equa e il rafforzamento della sua dimensione sociale sono una priorità fondamentale di questa Commissione.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Oggi la Commissione mantiene la promessa di adottare la proposta di pilastro europeo dei diritti sociali. Il pilastro stabilisce 20 principi e diritti fondamentali per sostenere il buon funzionamento e l'equità dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale. Nelle intenzioni, esso è destinato a servire da bussola per un nuovo processo di convergenza verso migliori condizioni di vita e di lavoro in Europa. Il pilastro è concepito principalmente per la zona euro ma è applicabile a tutti gli Stati membri dell'UE che desiderino aderirvi.

Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato: "In qualità di Presidente della Commissione ho cercato di conferire alle priorità sociali l'importanza che meritano in Europa. Con il pilastro europeo dei diritti sociali e la prima serie di iniziative che lo affiancano, manteniamo le nostre promesse e apriamo un nuovo capitolo. Vogliamo scrivere queste pagine insieme: gli Stati membri, le istituzioni dell'UE, le parti sociali e la società civile sono tutti chiamati a rivestire un ruolo. Auspico che il pilastro sia approvato al più alto livello politico entro la fine dell'anno."

Il pilastro è stato preparato dalla Commissione, sotto la guida del Vicepresidente Dombrovskis e della Commissaria Thyssen, in stretta consultazione con soggetti interessati a tutti i livelli. Esso ribadisce alcuni diritti già presenti nell'acquis dell'UE e nelle normative internazionali, integrandoli in modo da tener conto delle nuove realtà. I principi e diritti sanciti dal pilastro sono articolati in tre categorie: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque e protezione e inclusione sociali. Essi pongono l'accento sulle modalità per affrontare i nuovi sviluppi nel mondo del lavoro e nella società al fine di realizzare la promessa, contenuta nei trattati, di un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale.

Assicurare il rispetto dei principi e dei diritti definiti nel pilastro europeo dei diritti sociali è responsabilità congiunta degli Stati membri, delle istituzioni dell'UE, delle parti sociali e di altri soggetti interessati. Le istituzioni europee aiuteranno a definire il quadro e preparare la strada per l'attuazione del pilastro, nel rispetto delle competenze e delle tradizioni di dialogo sociale degli Stati membri. Saranno necessarie ulteriori iniziative legislative affinché alcuni principi e diritti compresi nel pilastro divengano effettivi. Ove necessario, la legislazione dell'UE vigente sarà aggiornata, integrata e applicata più efficacemente.

Fin da oggi la Commissione affianca al pilastro europeo dei diritti sociali una serie di ulterioriiniziative legislative e non legislative concrete, concernenti ad esempio l'equilibrio tra attività professionale e vita privata di genitori e prestatori di assistenza, l'informazione dei lavoratori, l'accesso alla protezione sociale e l'orario di lavoro. Esse illustrano sia la natura delle questioni interessate dal pilastro sia le modalità di realizzazione dei suoi principi e diritti.

Viene inoltre istituito un quadro di valutazione della situazione sociale che misurerà le tendenze e le prestazioni degli Stati membri in 12 aree e valuterà i progressi compiuti in direzione di una "tripla A" sociale in tutta l'UE. I risultati confluiranno nel semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche.

La realizzazione dei principi e dei diritti del pilastro è un processo dinamico. Il pilastro ispirerà le attività condotte nel contesto del semestre europeo e nell'ottica del completamento dell'Unione economica e monetaria, in linea con la relazione dei cinque presidenti. In particolare, esso dovrebbe rilanciare il processo di convergenza all'interno dell'UEM e alcuni dei principi e dei diritti potrebbero fungere da guida per la definizione di standard più vincolanti per la zona euro. Ulteriori iniziative legislative e non legislative potrebbero seguire in futuro, nell'ambito dei programmi di lavoro annuali della Commissione. I fondi europei, in particolare il Fondo sociale europeo, assicureranno inoltre sostegno finanziario per l'attuazione di molti aspetti fondamentali del pilastro.

Prossime tappe

Il pilastro è presentato oggi in due forme giuridiche di identico contenuto: una raccomandazione della Commissione, che ha efficacia a partire da oggi, e una proposta di proclamazione congiunta del Parlamento, del Consiglio e della Commissione. Su tali basi la Commissione avvierà le discussioni con il Parlamento europeo e il Consiglio per assicurare al pilastro un ampio sostegno politico e l'approvazione ad alto livello.

Contesto

L'UE, che è la parte del mondo in cui i sistemi di protezione sociale sono più avanzati e dove le migliori pratiche e le innovazioni sociali sono numerosissime, deve far fronte e adeguarsi a sfide sociali senza precedenti. Sebbene le condizioni economiche e sociali in Europa siano migliorate e l'occupazione abbia raggiunto livelli elevati mai toccati prima, gli strascichi della crisi dell'ultimo decennio sono ancora ampi, e vanno dalla disoccupazione giovanile e di lunga durata al rischio di povertà in molte parti d'Europa. Al contempo, il mondo del lavoro e le nostre società sono in rapida evoluzione: nuove opportunità e nuove sfide emergono dalla globalizzazione, dalla rivoluzione digitale, dal mutamento dell'organizzazione del lavoro e dagli sviluppi sociali e demografici. Le autorità pubbliche a tutti i livelli, le parti sociali e la società civile condividono la responsabilità, oltre che l'interesse, di lavorare insieme per un'Europa più prospera e pronta per il futuro, nella quale sviluppi economici e sociali vadano di pari passo.

Fin dagli esordi la Commissione Juncker ha posto l'accento sulla necessità di rendere l'Europa più sociale, come testimoniano gli orientamenti politici di luglio 2014. Nel settembre 2015, in occasione del suo discorso sullo stato dell'Unione, il Presidente Juncker ha dichiarato: "Dobbiamo intensificare i lavori per un mercato del lavoro equo e veramente paneuropeo. [...] Nel quadro di tali sforzi, voglio sviluppare un pilastro europeo dei diritti sociali, che tenga conto delle mutevoli realtà delle società europee e del mondo del lavoro."

Sin da questo annuncio la Commissione ha collaborato attivamente con gli Stati membri, le altre istituzioni dell'UE, le parti sociali, la società civile e i cittadini per definire i contenuti e il ruolo del pilastro. A marzo 2016 la Commissione ha presentato una prima stesura del pilastro europeo dei diritti sociali e varato un'ampia consultazione pubblica, che si è conclusa a gennaio 2017 con una conferenza ad alto livello.

Sulla base dei contributi ricevuti durante la consultazione, la Commissione presenta ora la sua proposta di pilastro europeo dei diritti sociali, inteso a garantire nuovi e più efficaci diritti ai cittadini. Il pilastro trae diretta ispirazione dall'esistente ricchezza di buone pratiche in Europa e si basa sul forte corpus giuridico esistente a livello internazionale e dell'UE.

Per ulteriori informazioni

MEMO: Pilastro europeo dei diritti sociali: domande e risposte

Scheda informativa: Pilastro europeo dei diritti sociali

Comunicazione della Commissione sul pilastro europeo dei diritti sociali

Scheda informativa: Quadro di valutazione della situazione sociale

Opuscolo: Quadro di valutazione della situazione sociale 2017

Strumento online del quadro di valutazione della situazione sociale

Sito web del pilastro europeo dei diritti sociali

Comunicato stampa: Il pilastro europeo dei diritti sociali è realtà

Documento di riflessione sulla dimensione sociale dell'Europa

Jean-Claude Juncker su Facebook e Twitter

Valdis Dombrovskis su Facebook e Twitter

Marianne Thyssen su Facebook e Twitter, #SocialRights

IP/17/1007

Bruxelles, 26 aprile 2017. Realizzare il pilastro europeo dei diritti sociali per i cittadini è una responsabilità condivisa.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Sebbene la maggior parte degli strumenti per realizzare il pilastro siano nelle mani degli Stati membri, delle parti sociali e della società civile, le istituzioni dell'Unione europea, e in particolare la Commissione, possono dare il proprio contributo definendo il quadro e la direzione da seguire. Oltre al pilastro europeo dei diritti sociali, la Commissione presenta oggi anche una serie di iniziative legislative e non legislative concernenti l'equilibrio tra attività professionale e vita privata, l'informazione dei lavoratori, l'accesso alla protezione sociale e l'orario di lavoro.

Messe a punto sotto la guida del Vicepresidente Dombrovskis e del primo Vicepresidente Timmermans, esse comprendono anzitutto una proposta intesa a consentire ai genitori e ai prestatori di assistenza che lavorano di conciliare la vita familiare e l'attività professionale.

Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: "Viviamo nel XXI secolo e il nostro atteggiamento nei confronti della vita e del lavoro, delle donne e degli uomini deve essere al passo con i tempi. Le nostre figlie e i nostri figli non dovrebbero essere tenuti ad aderire ai modelli dei nostri nonni. Non esiste un solo 'giusto equilibrio': si tratta di scelte. È ora che diamo a tutti la possibilità di scegliere davvero come desiderano plasmare la propria esistenza, crescendo i figli, dedicandosi alla carriera, occupandosi dei familiari anziani, vivendo la propria vita."

Marianne Thyssen, Commissaria per l'Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha commentato: "Accrescere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è non solo una questione di equità, ma anche una strategia tre volte vincente: è positiva per i genitori e i prestatori di assistenza che lavorano, che potranno conciliare più facilmente la vita privata e l'attività professionale, per le imprese, che saranno in grado di attirare e mantenere talenti, e per gli Stati membri, che attualmente perdono ogni anno 370 miliardi di euro a causa del divario di genere nei livelli di occupazione."

"Conciliare lavoro e vita familiare è una sfida quotidiana per donne e uomini di tutta Europa", ha affermato Vĕra Jourová, Commissaria UE per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere. "È nostra responsabilità definire un quadro che consenta ai cittadini di fare le proprie scelte. Questa nostra nuova proposta mira a rafforzare i diritti e migliorare le condizioni affinché i genitori e i prestatori di assistenza che lavorano possano conciliare il lavoro e le responsabilità familiari. Offrirà alle madri, ai padri e ai prestatori di assistenza più flessibilità e una migliore protezione, che desiderino prendere un congedo per occuparsi dei figli, beneficiare di forme di lavoro flessibili o tornare al lavoro."

La proposta relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare stabilisce una serie di standard minimi nuovi o più elevati per il congedo di paternità, il congedo parentale e il congedo per i prestatori di assistenza. Essa introduce il diritto per cui i padri possono prendere un periodo di congedo di durata non inferiore a 10 giorni lavorativi in occasione della nascita di un figlio. La proposta prevede inoltre che il diritto a quattro mesi di congedo parentale possa essere utilizzato fino ai 12 anni di età del figlio, rispetto all'attuale linea guida non vincolante degli 8 anni di età. Il congedo parentale di quattro mesi diventa inoltre un diritto individuale delle madri e dei padri, e in quanto tale non è trasferibile all'altro genitore: un potente incentivo affinché anche gli uomini vi facciano ricorso. Viene inoltre introdotto per la prima volta un congedo di cinque giorni l'anno per i prestatori di assistenza, in caso di malattia di un parente diretto. Tutte queste modalità di congedo familiare saranno retribuite almeno al livello del congedo di malattia. La proposta concederà inoltre ai genitori di bambini fino a 12 anni di età e ai prestatori di assistenza il diritto di chiedere modalità di lavoro flessibili, quali l'orario di lavoro flessibile o ridotto o la flessibilità per quanto concerne il luogo di lavoro. Essa tiene conto delle esigenze delle piccole e medie imprese e cerca di fare in modo che non ne risentano in maniera sproporzionata.

Le misure proposte intendono in particolare accrescere le opportunità per gli uomini di assumersi responsabilità genitoriali e di assistenza. Oltre a recare benefici per i bambini, esse contribuiranno ad aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, riducendo la disparità tra uomini e donne nell'occupazione, che nel 2015 ammontava ancora all'11,6 % e tocca addirittura quota 30 % nel caso delle famiglie con bambini di età inferiore a 6 anni. Si tratta di uno degli elementi alla base del divario retributivo di genere (16,3 %) e del divario pensionistico di genere (40 %). Gli Stati membri possono affidare alle parti sociali l'attuazione di questa direttiva purché siano garantiti i risultati che essa persegue.

Oltre alla proposta legislativa, la Commissione vara oggi anche due consultazioni delle parti sociali, a testimonianza dell'importanza del loro contributo alla realizzazione del pilastro europeo dei diritti sociali e in linea con il ruolo conferito loro dai trattati. La prima consultazione delle parti sociali riguarda l'ammodernamento delle norme sui contratti di lavoro. La direttiva sulle dichiarazioni scritte (91/533/CEE) riconosce ai lavoratori, all'inizio di un nuovo rapporto di lavoro, il diritto di ricevere comunicazione scritta in merito ai suoi aspetti essenziali. Tale diritto rimane estremamente pertinente, ma potrebbe dover essere adeguato alla luce delle nuove realtà e delle nuove pratiche nei mercati del lavoro per garantire condizioni di lavoro eque anche in un mondo del lavoro che cambia. La Commissione intende pertanto avviare un dibattito relativo alle garanzie minime che devono essere riconosciute a tutti i lavoratori, compresi quelli che occupano posizioni di lavoro atipico. La Commissione mira a proporre una revisione della direttiva entro la fine dell'anno.

La Commissione sta inoltre avviando una consultazione delle parti sociali sull'accesso alla protezione sociale al fine di definire possibili nuove norme in materia. I diritti e gli obblighi associati alla protezione sociale sono stati sviluppati nel corso del tempo principalmente per i lavoratori assunti con contratti standard, ma non sono ancora sufficientemente evoluti per le persone che esercitano attività di lavoro autonomo o atipico. Le modalità di lavoro più flessibili odierne offrono nuove opportunità, soprattutto per i giovani, ma possono dare luogo a nuove precarietà e disparità. La Commissione vuole colmare i divari e vagliare modalità per garantire a tutti i lavoratori l'accesso a sistemi di protezione sociale e servizi per l'occupazione sulla base del loro contributo.

La Commissione ha infine adottato oggi un chiarimento della direttiva sull'orario di lavoro, che fornisce orientamenti per l'interpretazione di vari aspetti della direttiva in linea con un corpus normativo sempre più ampio. In questo modo si aiuteranno gli Stati membri ad attuare correttamente l'acquis e ad evitare nuove infrazioni.

Contesto

Assicurare il rispetto dei principi e dei diritti definiti nel pilastro europeo dei diritti sociali è responsabilità congiunta delle istituzioni dell'UE, degli Stati membri, delle parti sociali e di altri soggetti interessati. La Commissione europea aiuterà a definire il quadro e preparare la strada per l'attuazione del pilastro, nel rispetto delle competenze degli Stati membri e tenendo conto dell'eterogeneità delle situazioni nazionali e delle realtà di oggi e di domani.

Le iniziative presentate oggi illustrano sia la sostanza delle questioni da affrontare sia le modalità per farlo sulla base del pilastro. Saranno necessarie ulteriori iniziative legislative affinché una serie di principi e diritti compresi nel pilastro divengano effettivi, come esemplificato dalla proposta di direttiva relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare. Ove necessario, la legislazione dell'UE sarà aggiornata, integrata e applicata più efficacemente, come nel caso del chiarimento della direttiva sull'orario di lavoro. In tutti i casi la Commissione perseguirà l'ampia consultazione e la piena partecipazione di tutti i soggetti interessati, in particolare le parti sociali, come dimostrano le due nuove consultazioni.

Tutte le iniziative adottate oggi rientrano nel programma di lavoro della Commissione per il 2017. Ulteriori iniziative a livello dell'UE potrebbero essere discusse nel contesto del programma di lavoro annuale della Commissione.

Per ulteriori informazioni

MEMO: Il pilastro europeo dei diritti sociali è realtà: domande e risposte

Scheda informativa: UN NUOVO INIZIO PER SOSTENERE L'EQUILIBRIO TRA ATTIVITÀ PROFESSIONALE E VITA FAMILIARE DI GENITORI E PRESTATORI DI ASSISTENZA

Comunicazione: Un'iniziativa per sostenere l'equilibrio tra attività professionale e vita familiare di genitori e prestatori di assistenza che lavorano 

Consultazione di prima fase delle parti sociali a norma dell'articolo 154 del TFUE sulla possibile revisione della direttiva sulle dichiarazioni scritte (direttiva 91/533/CEE) nel quadro del pilastro europeo dei diritti sociali – C(2017) 2611

Documento di lavoro dei servizi della Commissione: Valutazione REFIT della "direttiva sulle dichiarazioni scritte" (direttiva 91/533/CEE) – C(2017) 2611

Consultazione di prima fase delle parti sociali a norma dell'articolo 154 del TFUE su una possibile azione concernente le sfide dell'accesso alla protezione sociale per le persone in tutte le forme di occupazione nel quadro del pilastro europeo dei diritti sociali – C(2017) 2610

Direttiva sull'orario di lavoro: Comunicazione interpretativa sulla direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro – C(2017) 2601

Documento di lavoro dei servizi della Commissione sull'attuazione della raccomandazione "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale" del 2013

Documento di lavoro dei servizi della Commissione sull'attuazione della raccomandazione della Commissione relativa all'inclusione attiva delle persone escluse dal mercato del lavoro del 2008

Il Vicepresidente Timmermans su Facebook e Twitter

Il Vicepresidente Dombrovskis su Facebook e Twitter

Marianne Thyssen su Facebook e Twitter, #SocialRights

Věra Jourová su Twitter

IP/17/1006

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Oggi la Commissione ha approvato l’aggiunta di due nuovi prodotti italiani al registro di qualità delle indicazioni geografiche protette (IGP). 

Il primo prodotto, denominato "Marche", è un olio extravergine d’oliva caratterizzato dal colore giallo-verde e da un’intensità media di fruttato, amaro e piccante. La zona di produzione comprende la regione delle Marche, dove l’olivo costituisce la principale coltura arborea. L’olio "Marche" è molto rinomato fin dall'antichità. I riferimenti storici più antichi risalgono al XII secolo. L’olio era venduto ai commercianti fiorentini nel 1347 e l’esportazione verso le altre regioni è continuata fino alla metà del XVII secolo.

Il secondo prodotto, denominato "vitelloni piemontesi della coscia", è una carne bovina. I bovini sono allevati in Piemonte e Liguria. L’abbondanza di acqua e la fertilità dei terreni costituiscono condizioni molto favorevoli all'allevamento tradizionale dei vitelloni piemontesi della coscia. Grazie alle loro caratteristiche anatomiche particolari, questi animali si distinguono dagli altri bovini per il tenore molto basso di lipidi e il tenore elevato di proteine.

Le nuove denominazioni si aggiungeranno agli oltre 1390 prodotti già protetti. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito web dei prodotti di qualità e nella banca dati DOOR dei prodotti protetti.

LAPILLI Logo MiBACT 100Bruxelles, 12 aprile 2017. Oggi la Commissione investe quasi 50 milioni di euro del Fondo europeo di sviluppo regionale nel proseguimento dei lavori di conservazione e restauro di questo sito simbolo dell'archeologia italiana.

Si prevede che dopo il completamento dei lavori di restauro cofinanziati dalla politica di coesione dell'UE l'antica città romana di Pompei, classificata come patrimonio mondiale dell'UNESCO, accoglierà quasi 200 000 turisti in più ogni anno.

La Commissaria per la Politica regionale Corina Creţu, che ha visitato il progetto in febbraio, ha dichiarato: "A Pompei restauriamo e preserviamo le opere d'arte del passato, ma in realtà lo facciamo per il nostro futuro, perché i nostri nipoti possano godere di questo sito unico al mondo, parte della storia e dell'identità culturale che abbiamo in comune. In più, così facendo diamo il nostro contributo allo sviluppo economico della Campania, promuovendo il turismo e l'imprenditorialità".

Il pacchetto di investimenti di 50 milioni di euro finanzia sia il consolidamento delle strutture e degli antichi edifici del sito archeologico per ripristinarne il carattere urbano sia la realizzazione di un sistema di canalizzazione e drenaggio delle acque e di altre opere di restauro e miglioramento, nonché la formazione del personale.

Contesto

L'UE ha iniziato a sostenere opere di restauro a Pompei nel periodo finanziario 2000-2006, e ha adottato il "grande progetto Pompei", finanziandolo complessivamente con 105 milioni di euro, nel periodo 2007-2013. La decisione odierna consentirà che il progetto venga completato con i fondi del periodo 2014-2020.

I lavori di scavo del sito archeologico di Pompei, appartenente al patrimonio UNESCO, proseguono con varia intensità dal 1748. L'esposizione e tecniche di scavo inadeguate con il passare del tempo hanno deteriorato il sito.

Questo progetto ha lo scopo di arrestare e invertire il processo di deterioramento, riunendo nel contempo i vari settori in una singola area scavata. Con il sostegno dei fondi UE, nel 2016 il sito è stato anche reso accessibile alle sedie a rotelle.

Per ulteriori informazioni

Piattaforma open data sulla politica di coesione

Fondi strutturali e di investimento europei in Italia 2014-2020

@EU_Regional @CorinaCretuEU #ESIFunds #InvestEU

IP/17/921

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 12 aprile 2017. Negli ultimi due anni sono arrivati nell'UE sempre più minori migranti, molti dei quali senza le rispettive famiglie.

Anche se la normativa dell'UE e degli Stati membri fornisce un solido quadro di protezione, il recente aumento degli arrivi ha messo sotto pressione i sistemi nazionali e ha fatto emergere lacune e carenze. Per questo motivo la Commissione definisce oggi azioni volte a rafforzare la protezione di tutti i minori migranti in ogni fase del processo. Bisogna fare in modo che i minori migranti vengano identificati rapidamente al loro arrivo nell'UE e che ricevano un trattamento adeguato. Oltre a mettere a disposizione personale qualificato per assistere i minori in attesa che sia determinato il loro status, dobbiamo offrire loro prospettive sostenibili a lungo termine attraverso un migliore accesso all'istruzione e all'assistenza sanitaria. La protezione dei minori è una priorità centrale dell'agenda europea sulla migrazione e la Commissione continuerà a sostenere gli sforzi profusi dagli Stati membri offrendo formazione, orientamenti, supporto operativo e finanziamenti.

Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: "Il numero di minori che arrivano in Europa con o senza le loro famiglie è aumentato drasticamente. Dobbiamo garantire una protezione effettiva ai minori che ne hanno bisogno. E dobbiamo farlo adesso. È il nostro dovere morale e la nostra responsabilità giuridica. I minori dovrebbero essere la nostra priorità assoluta perché sono i più vulnerabili, specialmente quando non hanno nessuno che li possa guidare. Per questo motivo oggi definiamo una serie di azioni concrete volte a proteggere meglio, sostenere e tutelare l'interesse superiore di tutti i minori che arrivano nell'Unione europea."

Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: "In Europa un richiedente asilo su tre è un minore. I minori sono i migranti più vulnerabili: la loro protezione fin dal momento in cui lasciano il loro paese deve essere parte integrante della nostra politica migratoria. Abbiamo quindi bisogno di una risposta globale e rafforzata. Oggi proponiamo misure concrete per aiutare gli Stati membri a soddisfare le necessità di tutti i minori in ogni fase del processo migratorio: migliorare l'identificazione dei minori, formare il personale che se ne occupa, accelerare la ricollocazione, ma anche la ricerca delle famiglie nei paesi di origine, e prendere provvedimenti per favorire l'integrazione precoce. La Commissione e le agenzie dell'UE sono pronte ad agire per realizzare queste azioni."

La Commissaria responsabile per la giustizia, i consumatori e la parità di genere Vĕra Jourová ha aggiunto: "Quando parliamo di minori migranti, non dobbiamo mai dimenticare che sono innanzitutto dei minori, il cui interesse superiore dev'essere preso in considerazione in tutte le fasi del processo migratorio. I minori migranti, specialmente quelli non accompagnati, devono essere sostenuti da tutori o famiglie adottive non appena possibile. La loro integrazione nelle nostre società dipende dalla rapidità con cui tornano a una vita più stabile. Continueremo ad aiutare gli Stati membri a offrire a questi minori l'infanzia che meritano di vivere".

Sulla base dell'esperienza maturata in tutti i settori pertinenti, la Commissione propone una serie di settori prioritari su cui gli Stati membri devono concentrarsi, con il sostegno della Commissione e delle agenzie dell'UE, per proteggere meglio i minori migranti e rafforzare il collegamento tra i servizi di asilo e quelli di protezione dei minori:

·         rapida identificazione e protezione fin dal momento dell'arrivo: occorre che, fin dalle prime fasi della registrazione, sia presente un responsabile della protezione dei minori in tutte le strutture di accoglienza che ospitano minori, e che in ogni punto di crisi (hotspot) siano nominate persone incaricate della protezione dei minori. Gli Stati membri devono predisporre le procedure necessarie per segnalare sistematicamente tutti i casi di minori scomparsi e scambiarsi informazioni in merito.

·         Condizioni di accoglienza adeguate per i minori: le esigenze di ogni minore devono essere valutate appena possibile al momento dell'arrivo e tutti i minori devono avere immediatamente accesso all'assistenza giuridica, all'assistenza sanitaria, al sostegno psicosociale e all'istruzione, a prescindere dal loro status. Ai minori non accompagnati va offerta la possibilità di ricorso all'affidamento o all'assistenza su base familiare. Bisogna fare tutto il possibile per offrire alternative al trattenimento amministrativo dei minori.

·         Determinazione rapida dello status e tutela efficace: occorre potenziare il ruolo dei tutori per i minori non accompagnati. A tale scopo la Commissione istituirà una rete europea per la tutela per lo scambio delle buone pratiche. Per aiutare gli Stati membri ad attuare procedure per una valutazione affidabile dell'età, l'EASO aggiornerà presto le sue linee guida. Bisogna inoltre impegnarsi in modo concertato per accelerare le procedure di ricerca delle famiglie e di ricongiungimento familiare all'interno o all'esterno dell'UE. In tutte le procedure connesse al processo migratorio, va sempre data la priorità ai casi in cui sono coinvolti minori. Ciò vale anche per la ricollocazione dei migranti non accompagnati dalla Grecia o dall'Italia.

·         Soluzioni sostenibili e misure di integrazione precoce: la Commissione promuoverà ulteriormente l'integrazione dei minori tramite finanziamenti e scambi di buone pratiche. Gli Stati membri sono invitati ad accelerare il reinsediamento dei minori bisognosi di protezione e ad assicurarsi che siano predisposte misure per la ricerca delle famiglie e la reintegrazione dei minori che devono essere rimpatriati.

·         Affrontare le cause primarie e proteggere i minori lungo le rotte migratorie al di fuori dell'UE: l'UE ha intensificato il suo impegno con i paesi partner per integrare la protezione dei minori migranti nel quadro di un partenariato in materia di migrazione. Sono necessari ulteriori sforzi per aiutare i paesi partner a potenziare i sistemi nazionali di protezione dei minori e a impedire la tratta di minori. Si dovrà eseguire al momento opportuno un follow-up degli Orientamenti dell'UE in materia di promozione e tutela dei diritti del bambino recentemente rinnovati, anche nei paesi di origine e di transito.

È inoltre necessario un follow-up determinato, concertato e coordinato delle azioni principali stabilite nella presente comunicazione a livello dell'UE, nazionale, regionale e locale, anche in collaborazione con la società civile e le organizzazioni internazionali. La Commissione sorveglierà attentamente questo processo e riferirà regolarmente al Consiglio e al Parlamento europeo.

Contesto

Nel contesto della crisi migratoria, il numero di minori migranti in arrivo in Europa è drasticamente aumentato. Nel 2015 e nel 2016, il 30% dei richiedenti asilo nell'Unione europea erano minori.

Poiché sono esposti a rischi elevati di violenza, tratta o sfruttamento lungo le rotte migratorie e corrono il pericolo di scomparire o di essere separati dalle loro famiglie, i minori migranti richiedono una protezione specifica. I minori hanno il diritto di essere protetti, in linea con le disposizioni del diritto dell'UE, tra cui la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, e con le norme internazionali sui diritti dei minori. L'interesse superiore dei minori deve costituire il criterio fondamentale in tutte le azioni o le decisioni che li riguardano.

Questa comunicazione fa seguito all'Agenda europea sulla migrazione e alla Comunicazione sullo stato di attuazione delle azioni prioritarie intraprese nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione, e si basa sui progressi conseguiti nel quadro del Piano d'azione sui minori non accompagnati (2010-2014), come illustra il documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la comunicazione.

Si basa inoltre sul 10° Forum europeo sui diritti dei minori, organizzato dalla Commissione nel novembre 2016, e sulla conferenza "Lost in Migration" del gennaio 2017: in entrambe le occasioni è stata sottolineata l'esigenza di urgenti azioni mirate per proteggere meglio i minori migranti.

Per maggiori informazioni

Comunicazione: La protezione dei minori migranti

Documento di lavoro dei servizi della Commissione: Attuazione del piano d'azione sui minori non accompagnati (2010-2014)

Domande e risposte: Proteggere i minori migranti

Scheda informativa: Azioni per la protezione dei minori migranti

Materiale per la stampa relativo all'agenda europea sulla migrazione

IP/17/906

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 12 aprile 2017. La Commissione ha adottato oggi l'undicesima relazione sui programmi di ricollocazione e di reinsediamento di emergenza dell'UE, in cui valuta le azioni intraprese a partire dal 2 marzo 2017.

Gli Stati membri hanno compiuto progressi costanti in materia di ricollocazione, registrando un nuovo record mensile di 2 465 persone ricollocate. Finora sono state ricollocate in tutto 16 340 persone. Occorrono tuttavia maggiori sforzi da parte di tutti gli Stati membri per garantire che tutte le persone ammissibili siano ricollocate nei prossimi mesi. Sul reinsediamento gli Stati membri hanno continuato a compiere progressi significativi: finora hanno offerto a 15 492 persone percorsi migratori sicuri e legali. Nella relazione odierna si rivolgono raccomandazioni mirate agli Stati membri per contribuire a migliorare il processo di ricollocazione e di reinsediamento.

Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: "Il mese di marzo ha segnato un nuovo record in termini di persone ricollocate. Questa è un'espressione di solidarietà e una dimostrazione di responsabilità. Ora gli Stati membri devono rispettare gli impegni presi e intensificare i loro sforzi: è per loro un obbligo politico, morale e giuridico. Invito i paesi che non hanno ancora partecipato a questo sforzo comune a unirsi agli altri. Ricollocare nei prossimi mesi tutte le persone ammissibili dalla Grecia e dall'Italia è perfettamente fattibile. Al tempo stesso, siamo riusciti a reinsediare più di due terzi delle 22 500 persone a cui ci eravamo impegnati a offrire un percorso sicuro e legale nel luglio 2015. Questa è una buona notizia. Stiamo rispettando l'impegno di condividere la responsabilità con paesi terzi come la Turchia, la Giordania e il Libano."

Ricollocazione

Il ritmo delle ricollocazioni ha continuato ad aumentare, con un miglioramento del 27% rispetto al miglior mese precedente: con più di 1 600 ricollocazioni dalla Grecia e più di 800 dall'Italia, marzo ha registrato un totale di 2 465 persone ricollocate. Il 10 aprile erano state eseguite in tutto 16 340 ricollocazioni: 5 001 dall'Italia e 11 339 dalla Grecia. Nonostante questi progressi, tuttavia, l'attuale ritmo delle ricollocazioni è ancora decisamente inferiore agli obiettivi stabiliti per garantire che tutte le persone ammissibili siano ricollocate nei prossimi mesi.

Con circa 14 000 candidati alla ricollocazione rimasti in Grecia e circa 3 500 registrati finora per la ricollocazione in Italia, il numero totale delle persone ammissibili alla ricollocazione presenti nei due paesi è nettamente inferiore a quello previsto nelle decisioni del Consiglio. Date queste cifre, se si rispettano gli obiettivi approvati dal Consiglio europeo di almeno 3 000 ricollocazioni al mese dalla Grecia e l'obiettivo fissato dalla Commissione di almeno 1 500 ricollocazioni al mese dall'Italia, è perfettamente possibile ricollocare tutti i richiedenti ammissibili attualmente presenti in Grecia e in Italia entro settembre 2017. Poiché le condizioni preliminari e l'infrastruttura operativa per la ricollocazione sono già pienamente in funzione in entrambi i paesi, e le agenzie dell'UE e le organizzazioni internazionali hanno aumentato le loro capacità di raggiungere gli obiettivi, sta ora agli Stati membri dimostrare volontà politica e intensificare e coordinare i loro sforzi per rispettare gli impegni.

Nell'intento di eliminare gli ostacoli operativi e logistici residui nella procedura di ricollocazione, la relazione odierna rivolge raccomandazioni mirate a determinati Stati membri su come migliorare l'intero processo, dalla presentazione dell'impegno all'esecuzione del trasferimento.

Per migliorare la procedura di ricollocazione, gli Stati membri dovrebbero soprattutto:

·         presentare impegni a scadenza mensile, potenziare la loro capacità di trattare le richieste di ricollocazione e abbreviare i tempi di risposta;

·         evitare preferenze troppo restrittive e ritardi, ma anche limitare i requisiti tali da causare ritardi nella procedura di trasferimento;

·         dar prova di maggiore flessibilità per quanto riguarda la possibilità, nel caso dell'Italia, e la necessità, nel caso degli Stati membri di ricollocazione, di procedere a colloqui di sicurezza supplementari;

·         dare la precedenza alle domande relative a persone vulnerabili, in particolare i minori non accompagnati;

·         nel caso dell'Italia, inoltre, si dovrebbe procedere prima possibile alla registrazione e all'identificazione di tutti i candidati ammissibili.

Mentre alcuni Stati membri (Lussemburgo e Portogallo) progrediscono costantemente nell'adempimento dei loro obblighi nei confronti della Grecia e dell'Italia, in altri (Bulgaria, Croazia e Slovacchia) le ricollocazioni sono molto limitate. Se l'Austria ha annunciato che inizierà presto a eseguire ricollocazioni, altri Stati (Ungheria e Polonia) rifiutano tuttora di partecipare al meccanismo di ricollocazione. Al momento solo due Stati membri (Malta e Finlandia) sono sulla buona strada per rispettare puntualmente gli obblighi relativi alla Grecia e all'Italia.

La Commissione fa quindi appello agli Stati membri perché seguano le sue raccomandazioni e raggiungano gli obiettivi, in modo da accelerare il tasso di ricollocazione in maniera coordinata prima della prossima relazione, prevista per maggio 2017. Come sottolineato nella precedente relazione, se gli Stati membri non aumenteranno presto le rispettive ricollocazioni, la Commissione non esiterà ad avvalersi dei poteri ad essa conferiti dai trattati nei confronti di chi non avrà rispettato le decisioni del Consiglio, tenendo presente che l'obbligo giuridico di ricollocare le persone ammissibili non decadrà dopo il mese di settembre. La Commissione rimane disponibile ad aiutare gli Stati membri a progredire nell'adempimento dei loro obblighi.

Reinsediamento

Il programma di reinsediamento continua a progredire. Con 15 492 persone reinsediate in 21 paesi[1] al 10 aprile, sono già stati effettuati più di due terzi dei 22 504 reinsediamenti stabiliti nel programma europeo di reinsediamento. Dal 28 febbraio 2017, 1 070 persone sono state reinsediate principalmente dalla Turchia, dalla Giordania e dal Libano.

Alcuni Stati membri e paesi associati (Estonia, Irlanda, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia, Regno Unito, Islanda, Liechtenstein e Svizzera) hanno già raggiunto i loro obiettivi e altri si sono uniti al gruppo degli Stati partecipanti attraverso il programma dell'UE, ma le responsabilità continuano a essere distribuite in modo diseguale. Nove Stati membri (Bulgaria, Cipro, Grecia, Croazia, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia) devono ancora dare inizio ai reinsediamenti nell'ambito degli attuali programmi a livello di UE.

Il ritmo dei reinsediamenti dalla Turchia, che sono compresi nella cifra totale, si è ulteriormente accelerato nelle ultime settimane: dall'ultima relazione sono stati reinsediati 1 053 siriani. Sono in tutto 4 618 i rifugiati siriani a cui è stato offerto un passaggio sicuro e legale in Europa in seguito alla dichiarazione UE-Turchia. Gli Stati membri stanno progredendo nei preparativi per altri reinsediamenti e gli impegni ammontano ora a 26 112, con un aumento significativo rispetto a quanto riferito nell'ultima relazione. L'Austria e la Romania stanno preparando i loro primi reinsediamenti nell'ambito del programma. Esistono però Stati membri che non hanno mai eseguito reinsediamenti né avviato iniziative per reinsediare dalla Turchia (Cipro, Danimarca, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia).

Nonostante i notevoli progressi compiuti, gli Stati membri che sono ancora lontani dal raggiungere gli obiettivi e quelli che non hanno ancora eseguito reinsediamenti nell'ambito dei programmi dell'UE devono intensificare l'impegno per reinsediare appena possibile, contribuendo così agli sforzi comuni profusi per offrire percorsi sicuri e legali verso l'UE a persone bisognose di protezione internazionale e per attuare la dichiarazione UE-Turchia.

Contesto

Con il meccanismo temporaneo di ricollocazione di emergenza, istituito nel settembre 2015 da due decisioni del Consiglio, gli Stati membri si sono impegnati a ricollocare le persone bisognose di protezione internazionale dall'Italia e dalla Grecia. A seguito di una modifica della seconda decisione del Consiglio sulla ricollocazione, adottata dal Consiglio il 29 settembre 2016 e mirante a mettere a disposizione 54 000 posti non ancora assegnati, così da poter ammettere legalmente nell'UE siriani provenienti dalla Turchia, l'impegno sancito dalle decisioni riguarda ora la ricollocazione di 98 255 persone.

L'8 giugno 2015 la Commissione ha adottato una proposta su un programma europeo di reinsediamento, in seguito alla quale, il 20 luglio 2015, gli Stati membri hanno convenuto di reinsediare 22 504 persone in evidente bisogno di protezione internazionale.

Il Consiglio europeo del 7 marzo 2016 ha sollecitato un'accelerazione nell'attuazione della ricollocazione per alleviare la situazione umanitaria in Grecia. Nelle conclusioni del 20 e 21 ottobre, il Consiglio europeo ha rinnovato l'invito a intraprendere ulteriori azioni per rendere più rapida l'attuazione dei meccanismi di ricollocazione e reinsediamento, a fronte dell'urgente necessità di fornire assistenza a Grecia e Italia. Il Consiglio europeo del 15 dicembre ha approvato il piano d'azione comune sull'attuazione della dichiarazione UE-Turchia, che includeva per la Grecia l'obiettivo di 3 000 trasferimenti mensili, e ha ribadito l'invito a intensificare ulteriormente gli sforzi per accelerare il processo di ricollocazione, in particolare dei minori non accompagnati, e i meccanismi di reinsediamento esistenti.

La dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016 prevede che, per ogni siriano rinviato in Turchia dalle isole greche, un altro siriano sia ricollocato dalla Turchia nell'UE. Questo principio si applica dal 4 aprile 2016. La priorità è data ai migranti che non sono entrati o non hanno cercato di entrare irregolarmente nell'UE in precedenza.

Il 13 luglio 2016 la Commissione ha proposto un quadro dell'Unione per il reinsediamento permanente, che stabilisce un insieme comune di procedure standard per la selezione dei candidati al reinsediamento e uno status comune di protezione da accordare alle persone reinsediate nell'UE, al fine di razionalizzare e rendere più efficaci i futuri impegni europei in materia di reinsediamento.

Nel 2016 la Commissione ha adottato la prima relazione su ricollocazione e reinsediamento. La seconda, la terza, la quarta, la quinta, la sesta, la settima, l'ottava, la nona e la decima relazione sono state adottate rispettivamente il 12 aprile, 18 maggio, 15 giugno,13 luglio, 28 settembre, 9 novembre e 8 dicembre 2016 e il 28 febbraio e 2 marzo 2017.

Per ulteriori informazioni

Comunicazione: Undicesima relazione sulla ricollocazione e sul reinsediamento

Allegato 1: Ricollocazioni dalla Grecia

Allegato 2: Ricollocazioni dall'Italia

Allegato 3: Situazione dei reinsediamenti

SCHEDA INFORMATIVA: Ricollocazione e reinsediamento

SCHEDA INFORMATIVA: Gestire la crisi dei rifugiati: sostegno finanziario dell'UE alla Grecia

Agenda europea sulla migrazione

Decisione del Consiglio sulla ricollocazione di 40 000 persone dall'Italia e dalla Grecia

Decisione del Consiglio sulla ricollocazione di 120 000 persone dall'Italia e dalla Grecia

Decisione (UE) 2016/1754 del Consiglio, del 29 settembre 2016, che modifica la decisione (UE) 2015/1601 che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia

Conclusioni del Consiglio sul reinsediamento di 20 000 persone bisognose di protezione internazionale

Dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016 

[1] Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Francia, Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Austria, Portogallo, Spagna, Finlandia, Svezia, Svizzera e Regno Unito.

IP/17/908

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 7 aprile 2017. In un'epoca in cui prende sempre più piede l'abitudine di prenotare alberghi e voli online, i consumatori si trovano ad affrontare crescenti difficoltà legate ai servizi di viaggio online che, secondo i centri europei dei consumatori, figurano ormai tra le più frequenti cause di reclamo da parte dei consumatori.

Nell'ottobre 2016 la Commissione europea e le autorità dell'UE preposte alla tutela dei consumatori hanno avviato una verifica coordinata di 352 siti web di confronto prezzi e prenotazione viaggi in tutta l'UE. Ne è emerso che i prezzi di 235 siti, ossia due terzi dei siti controllati, non erano affidabili. Ad esempio, costi supplementari venivano aggiunti in una fase conclusiva della procedura di prenotazione senza informare chiaramente il consumatore oppure i prezzi promozionali non corrispondevano a servizi disponibili.

Le autorità hanno invitato i siti web in questione ad allineare le loro pratiche alla normativa dell'UE in materia di protezione dei consumatori, che impone loro di garantire la piena trasparenza dei prezzi e di presentare chiaramente le offerte in una fase iniziale della procedura di prenotazione.

Vĕra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: "Internet offre ai consumatori una miriade di informazioni per preparare, confrontare e prenotare le proprie vacanze. Tuttavia, se le valutazioni contenute nei siti di confronto non sono imparziali o se i prezzi non sono trasparenti, tali siti traggono in inganno i consumatori. Le società interessate devono rispettare le norme europee in materia di protezione dei consumatori proprio come farebbe un agente di viaggio. Le autorità preposte alla tutela dei consumatori esigeranno che i siti web risolvano tali problemi. I consumatori hanno diritto alla medesima protezione online e offline."

Principali conclusioni

  • Il prezzo che credete di pagare è quello che pagherete realmente? In un terzo dei casi il prezzo indicato all'inizio non corrisponde a quello finale.
  • Si tratta davvero di un'offerta o è soltanto uno specchietto per le allodole? In un quinto dei casi le offerte promozionali non erano realmente disponibili.
  • Confusione o prezzi poco chiari? In quasi un terzo dei casi il prezzo totale o le sue modalità di calcolo non erano chiari.
  • Ultima stanza dell'albergo a prezzo convenientissimo o semplicemente ultima stanza a prezzo promozionale sul sito web? In un caso su quattro i siti web non precisavano che le dichiarazioni di disponibilità limitata (ad esempio "ultime due", "disponibilità limitata ad oggi") riguardavano unicamente i siti in questione.

Prossime tappe

La rete di cooperazione per la tutela dei consumatori contatterà i 235 siti web che presentano irregolarità e li inviterà a porvi rimedio. In caso di mancato rispetto delle norme, le autorità nazionali potranno avviare procedimenti amministrativi o giudiziari, direttamente o attraverso i tribunali nazionali in funzione del diritto nazionale applicabile.

Contesto

Un'indagine a tappeto su scala europea dei siti web ("sweep") consiste in una serie di controlli effettuati contemporaneamente in diversi paesi dalle autorità preposte alla tutela dei consumatori. Tali controlli permettono di verificare se la normativa europea in materia di protezione dei consumatori sia rispettata. Se i controlli evidenziano una violazione di tale normativa, le autorità competenti contattano le società interessate e le invitano a prendere misure correttive. Finora, sono state realizzate indagini a tappeto riguardanti: le compagnie aeree (2007), i contenuti mobili (2008), i prodotti elettronici (2009), i biglietti online (2010), il credito al consumo (2011), i contenuti digitali (2012), i servizi di viaggio (2013), le garanzie sui prodotti elettronici (2014) e la direttiva sui diritti dei consumatori (2015).

Ogni anno la Commissione coordina il controllo dei siti web per un particolare settore, con l'aiuto della rete di cooperazione per la tutela dei consumatori, che riunisce le autorità preposte alla tutela dei consumatori di 28 paesi (26 Stati membri dell'UE, Norvegia e Islanda). Spetta a tali autorità far rispettare l'applicazione nell'Unione europea della normativa UE in materia di protezione dei consumatori.

Risultati del controllo dei siti web di confronto e prenotazione viaggi effettuato nel 2016 

Le autorità della rete di cooperazione per la tutela dei consumatori di 28 paesi (26 Stati membri dell'UE, Norvegia e Islanda) hanno controllato complessivamente 352 siti web che confrontano offerte e prezzi, soprattutto nel settore dei viaggi.

Il 23,6% di essi confrontava i prezzi delle stanze, il 21,3% i prezzi dei biglietti (di aerei, navi, treni, autobus) e il 5,1% i prezzi di noleggio auto;

il 44,6% offriva un confronto combinato di prodotti e servizi (biglietti, alloggio, trasporto, pacchetti vacanze, ecc.).

Il controllo ha rivelato una serie di irregolarità negli strumenti di confronto online. Le principali di esse riguardavano il prezzo e le sue modalità di calcolo e di presentazione:

  • nel 32,1% dei casi, il prezzo indicato sulla pagina del confronto non corrispondeva a quello riportato alla fine sulla pagina della prenotazione;
  • sul 30,1% dei siti non erano chiari il prezzo totale (tasse comprese) o le modalità di calcolo;
  • il 20,7% dei siti presentava prezzi speciali che però non apparivano più come tali sulla pagina di prenotazione effettiva;
  • il 25,9% dei siti dava l'impressione che certe offerte avessero disponibilità limitata (ad esempio "ultime due", "disponibilità limitata ad oggi"), senza però specificare che la disponibilità limitata riguardava unicamente il sito in questione.

Le altre irregolarità constatate dalle autorità della rete di cooperazione per la tutela dei consumatori riguardavano:

  • l'identità del fornitore dello strumento di confronto: il 22,7% forniva solamente informazioni limitate (ad esempio, nome e indirizzo), mentre il 4% non forniva alcuna informazione;
  • il processo di valutazione da parte degli utenti: il 21,3% dei siti presentava le valutazioni dei consumatori in modo poco chiaro e trasparente (e/o conteneva elementi che potevano metterne in dubbio la veridicità);
  • gli elementi oggetto del confronto: il 10,5% dei siti non forniva informazioni rilevanti essenziali ai fini del confronto.

La questione che presentava meno problemi era la presentazione di pubblicità e marketing: solo il 2,8% dei siti conteneva questo tipo di irregolarità.

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