dall'Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 4 luglio 2017. La Commissione europea ha approvato il piano dell'Italia a sostegno della ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena in linea con le norme dell'UE, sulla base di un efficace piano di ristrutturazione. Questo contribuirà a garantire la redditività a lungo termine della banca, limitando nel contempo le distorsioni della concorrenza.

La Commissione ha approvato aiuti di Stato per 5,4 miliardi di euro per la ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena (MPS), a seguito dell'accordo dimassima sul piano di ristrutturazione di MPS raggiunto il 1° giugno 2017 dalla Commissaria Vestager e da Pier Carlo Padoan, Ministro dell'Economia e delle finanze italiano. Attualmente sussistono entrambe le condizioni per questo accordo: la Banca centrale europea, nella sua veste di autorità di vigilanza, ha confermato che MPS è solvibile e soddisfa i requisiti patrimoniali, e l'Italia ha ottenuto un impegno formale da parte di investitori privati ad acquistare il portafoglio di crediti deteriorati della banca.

Il piano consente a MPS di soddisfare l'eventuale fabbisogno di capitale che si manifesterebbe in caso di peggioramento delle condizioni economiche (in via precauzionale). Per giungere all'approvazione di questo apporto statale, gli azionisti e i creditori subordinati di MPS hanno fornito un contributo pari a 4,3 miliardi di euro per limitare l'uso di denaro dei contribuenti, come previsto dalla normativa dell'UE in materia di aiuti di Stato. Inoltre i detentori di obbligazioni subordinate al dettaglio che sono state vendute in modo scorretto potranno richiedere un risarcimento alla banca. MPS sarà soggetto ad una profonda ristrutturazione volta a garantirne la redditività futura e ad assicurare che lo Stato italiano riceva una remunerazione sufficiente per il proprio investimento

Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, ha dichiarato: "Abbiamo approvato l'apporto di capitale a favore di MPS da parte dell'Italia, in linea con le norme dell'UE, che aiuterà la banca a soddisfare il fabbisogno di capitale nel caso di un peggioramento inatteso delle condizioni economiche. Per garantire la sua redditività a lungo termine, MPS riorienterà il suo modello di business e ripulirà il suo bilancio da oltre 26 miliardi di euro di crediti deteriorati. Per l'approvazione di questo apporto di capitale è stato necessario il contributo ai costi della ristrutturazione da parte dei detentori di obbligazioni subordinate e degli azionisti, in linea con il requisito di "condivisione degli oneri" previsto dalla normativa sugli aiuti di Stato dell'UE."

Valdis Dombrovskis, Vicepresidente responsabile per la Stabilità finanziaria, ha dichiarato: "In funzione delle circostanze specifiche, le norme dell'Unione bancaria prevedono diverse soluzioni per le banche che necessitano di nuovi capitali. In ogni caso, le soluzioni che sono state messe in atto dovrebbero proteggere la stabilità finanziaria in Europa e ridurre l'onere a carico dei contribuenti. Per quanto riguarda MPS, sussistono le condizioni per una ricapitalizzazione precauzionale. Ai costi hanno partecipato anche gli azionisti e i detentori di obbligazioni subordinate."

La normativa dell'UE, in particolare la direttiva sul risanamento e la risoluzione degli enti creditizi (BRRD), offre allo Stato la possibilità di iniettare capitale in una banca solvibile, a condizione che vengano rispettati determinati criteri (la cosiddetta "ricapitalizzazione precauzionale"). In questo contesto gli aiuti di Stato possono essere concessi solo in previsione dell'eventuale fabbisogno di capitale che si manifesterebbe in caso di peggioramento delle condizioni economiche e non fanno scattare la procedura di risoluzione della banca. L'opzione della ricapitalizzazione precauzionale per le banche solvibili nel quadro della BRRD è stata concordata dal Parlamento europeo e dal Consiglio al momento dell'adozione della direttiva.

Il 23 dicembre 2016 MPS ha annunciato l'intenzione di richiedere una ricapitalizzazione precauzionale a seguito del fallimento del tentativo di ottenere per intero il capitale necessario da investitori privati. Questo tentativo era scaturito dai risultati ottenuti dalla banca nelle prove di stress condotte nel 2016 in tutta l'UE dall'Autorità bancaria europea e dalla Banca centrale europea, che avevano evidenziato una carenza di capitale nello "scenario sfavorevole", che simula un ipotetico peggioramento delle condizioni economiche.

Il piano dell'Italia per affrontare questa carenza di capitale si articola nei seguenti punti:

  • in linea con il "principio di condivisione degli oneri" previsto dalla normativa sugli aiuti di Stato dell'UE, i detentori di obbligazioni subordinate e gli azionisti hanno fornito un contributo pari a 4,3 miliardi di euro, derivante dalla conversione delle obbligazioni subordinate in azioni e dalla diluizione degli azionisti esistenti;
  • MPS ha venduto alcune attività raccogliendo capitale privato per mezzo miliardo di euro;
  • il capitale restante, pari a 5,4 miliardi di euro, sarà fornito dallo Stato in cambio di azioni di MPS (acquistate a prezzo ridotto).

Globalmente, il piano assicura che vi siano risorse private sufficienti per coprire le perdite attuali e potenziali di MPS.

Inoltre i detentori di obbligazioni subordinate al dettaglio che sono stati vittime di vendita scorretta e soddisfano determinati criteri di ammissibilità possono richiedere un risarcimento, che comporterà uno scambio delle loro azioni convertite in obbligazioni privilegiate MPS. Tale risarcimento è un corrispettivo del tutto distinto dalla condivisione degli oneri ai sensi della normativa sugli aiuti di Stato dell'UE. Il Monte dei Paschi prevede una spesa fino a 1,5 miliardi di euro per il risarcimento dei detentori di obbligazioni subordinate al dettaglio che sono stati vittime di vendita scorretta.

Piano di ristrutturazione

Poiché una ricapitalizzazione precauzionale comporta l'uso di denaro dei contribuenti, la normativa dell'UE sugli aiuti di Stato stabilisce che si possano conferire fondi pubblici solo nelle banche che hanno una prospettiva di redditività a lungo termine. A tal fine, le banche devono attuare una profonda ristrutturazione volta a garantire tale redditività. Inoltre, lo Stato deve ricevere un'adeguata remunerazione per il capitale conferito.

Il piano di MPS prevede che la ristrutturazione si svolga nel corso di cinque anni, durante i quali:

  • la banca prevede di riorientare il suo modello di business verso la clientela al dettaglio e le piccole e medie imprese, di aumentare l'efficienza e di migliorare la gestione del rischio di credito. Nell'ambito di questo processo, conformemente alla normativa dell'UE sugli aiuti di Stato, l'alta dirigenza della banca sarà soggetta ad un tetto retributivo (relativo al pacchetto retributivo complessivo) corrispondente a 10 volte il salario medio dei dipendenti di MPS;
  • un altro elemento fondamentale del piano è la cessione a condizioni di mercato di un portafoglio di crediti deteriorati di 26,1 miliardi di euro ad una società veicolo finanziata con fondi privati. Questa operazione sarà finanziata parzialmente dal fondo Atlante II. Inoltre MPS venderà a investitori privati i titoli senior con rischio più basso appartenenti alla società veicolo. Per favorire la vendita, la banca chiederà di avvalersi della garanzia statale a condizioni di mercato per la tranche senior nell'ambito dello schema di garanzia dello Stato italiano (il cosiddetto "GACS", uno schema che non comporta aiuti approvato dalla Commissione nel febbraio 2016).

Queste azioni contribuiranno a garantire la redditività a lungo termine del Monte dei Paschi. La Commissione ha inoltre confermato che il piano di ristrutturazione è volto a far sì che lo Stato percepisca una remunerazione adeguata per il suo apporto di capitale.

Infine il piano contempla anche diversi impegni per limitare le distorsioni della concorrenza, ad esempio il divieto di pubblicizzare l'aiuto di Stato e di ricorrere a pratiche commerciali aggressive.

Nell'ambito della decisione sugli aiuti di Stato, la Commissione ha verificato che l'apporto di capitale da parte dello Stato italiano possa essere concesso sotto forma di ricapitalizzazione precauzionale ai sensi della direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche (BRRD), ed è giunta alla conclusione che le condizioni previste dalla direttiva sono rispettate.

Contesto

Si veda anche la scheda informativa — aiuti di Stato: applicazione delle norme dell'UE alle banche con carenze patrimoniali (in inglese).

Il Monte dei Paschi di Siena è la quarta banca italiana, con una quota di mercato del 7,1% a livello nazionale alla fine del 2016. Il 23 dicembre 2016 MPS ha presentato una domanda di supporto di liquidità. La Commissione ha approvato temporaneamente questo aiuto, vale a dire la garanzia statale per le obbligazioni emesse dalla banca, sulla base di una serie di condizioni, tra cui la presentazione di un piano di ristrutturazione. A seguito della presentazione del piano di ristrutturazione, anche l'aiuto di liquidità è stato autorizzato in via definitiva.

La "Garanzia Cartolarizzazione Sofferenze" (GACS) è uno schema di garanzia dello Stato italiano volto ad assistere le banche italiane nella cartolarizzazione dei crediti deteriorati e nella loro eliminazione dal bilancio. La Commissione ha confermato che questa misura non comporta aiuti di Statonel febbraio 2016.

Ulteriori informazioni saranno rese disponibili sotto il numero SA.47677 nel Registrodegli aiuti di Stato sul sito web Concorrenza della Commissione, una volta definite le eventuali questioni di riservatezza. Le nuove decisioni in materia di aiuti di Stato pubblicate su internet e nella Gazzetta ufficiale figurano nel bollettino elettronico di informazione settimanale in materia di aiuti di Stato (State Aid Weekly e-News).

IP/17/1905

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 30 giugno 2017. A partire dal 1º luglio, le misure eccezionali già in atto a favore dei produttori di frutti deperibili colpiti dall'embargo sulle importazioni imposto dalle autorità russe saranno prorogate per un altro anno, fino alla fine di giugno 2018.

Le misure sono state introdotte per la prima volta dalla Commissione a seguito dell'embargo sulle importazioni imposto dalla Russia nell'agosto 2014. Il regime prorogato, la cui dotazione raggiunge i 70 milioni di EUR destinati ai frutticoltori europei, offre una rete di sicurezza ai produttori che, a causa dell'embargo, rischiano di non trovare uno sbocco di mercato per i loro prodotti. Esso compenserà i frutticoltori europei che scelgono ad esempio di distribuire i prodotti in eccesso a determinate organizzazioni (enti di beneficienza, scuole) o di destinarli ad altri scopi (alimentazione degli animali, compostaggio, trasformazione).

In proposito, il commissario per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale Phil Hogan ha dichiarato: "La Commissione ha fatto tutto quanto era in suo potere per sostenere i produttori europei danneggiati dall'embargo russo. La nuova proroga concessa costituisce un altro chiaro segnale della nostra determinazione a restare saldamente e risolutamente a fianco dei nostri agricoltori. Queste misure di sostegno vanno di pari passo con l'opera di modernizzazione e semplificazione della PAC attualmente in corso a beneficio dei nostri agricoltori e della società europea in generale."

La proroga del regime viene ad aggiungersi a una serie di altre misure di sostegno eccezionali per il mercato agricolo connesse all'embargo russo. Le azioni di monitoraggio e valutazione del mercato condotte regolarmente dalla Commissione indicano che tali misure hanno migliorato la situazione di mercato per le colture non permanenti (come è il caso degli ortaggi). La maggior parte della produzione colpita dall'embargo russo è stata reindirizzata verso mercati alternativi e i prezzi di mercato si sono stabilizzati. Tuttavia, poiché le cosiddette colture permanenti (alberi da frutto) sono meno adattabili ai cambiamenti, le nuove misure sono destinate specificamente ad assistere questo settore.

Nell'ambito delle misure eccezionali, i produttori individuali beneficiano di tassi di cofinanziamento UE più elevati rispetto a quelli delle misure di sostegno ordinarie. Gli agricoltori ricevono un finanziamento UE del 100% per i ritiri destinati alla cosiddetta distribuzione gratuita (ossia, cessione della frutta in beneficienza a fini di consumo), che consente di evitare gli sprechi alimentari. La frutta ritirata dal mercato ma non effettivamente consumata (ad esempio, inviata direttamente al compostaggio), o raccolta prima della maturazione (la cosiddetta vendemmia verde) o non raccolta affatto, riceve livelli di sostegno più bassi.

Il regime copre un quantitativo massimo di 165 835 tonnellate di frutta, suddivisa in quattro categorie di alberi: mele e pere; prugne; agrumi; pesche e pesche noci. La misura riguarda 12 Stati membri, a cui verranno applicati volumi di ritiro differenziati per garantire che il sostegno finanziario arrivi ai produttori che più ne hanno bisogno (cfr. la tabella seguente).

In aggiunta alla proroga di queste misure eccezionali, i produttori ortofrutticoli europei continuano a beneficiare di altre misure nell'ambito della politica agricola comune dell'UE come i pagamenti diretti, il finanziamento dello sviluppo rurale e il sostegno finanziario per le organizzazioni di produttori, per un importo complessivo di circa 700 milioni di euro all'anno.

Per ulteriori informazioni

Prodotti ortofrutticoli: prevenzione e gestione delle crisi

Allegato

Quantitativi massimi di prodotti assegnati per Stato membro

(tonnellate)

Mele e

pere

Prugne

Arance,

clementine,

mandarini

e limoni

Pesche e

pesche noci

Belgio

21 845

     

Germania

1 615

     

Grecia

680

4 165

2 040

5 355

Spagna

1 955

1 275

14 110

9 775

Francia

3 060

     

Croazia

510

 

850

 

Italia

4 505

3 910

850

2 380

Cipro

   

3 060

 

Paesi Bassi

5 865

     

Austria

510

     

Polonia

75 565

425

 

510

Portogallo

935

     

IP/17/1825

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 28 giugno 2017. Gli europei si aspettano di più dall'Unione. In un momento in cui l'UE è più che mai impegnata a proteggere e difendere i suoi cittadini e a dare loro forza, le risorse continuano ad essere esigue.

Mentre l'Europa decide sul suo futuro, l'UE ha bisogno di un bilancio che sia adeguato ai suoi obiettivi e che sfrutti ogni euro a favore dei cittadini.

Il documento di riflessione della Commissione sul futuro delle finanze dell'UE, pubblicato oggi, esamina le opzioni per mettere in atto tale proposito. Le questioni sollevate in questo quinto e ultimo documento della serie sono essenziali per il dibattito avviato il 1° marzo con il Libro bianco della Commissione sul futuro dell'Europa. Il documento di riflessione individua le possibili implicazioni finanziarie delle scelte disponibili.

Günther H. Oettinger, Commissario per il bilancio e le risorse umane, ha dichiarato: "Se l'Europa deve affrontare nuove sfide, il denaro deve pur venire da qualche parte. Le alternative sono due: spendere meno o trovare nuove entrate. Qualunque cosa si faccia, ogni euro investito mediante il bilancio dell'UE deve dare un valore aggiunto e avere un impatto positivo sulla vita quotidiana delle persone.''

Corina Crețu, Commissaria per la Politica regionale, ha dichiarato: "È giunto il momento di ripensare il bilancio dell'UE. Rendiamolo più semplice, più flessibile, e riflettiamo con ambizione e immaginazione su come trasformarlo in uno strumento potente che ci aiuti a crescere più velocemente, e in modo più coeso, senza lasciare indietro nessuno nell'economia globalizzata".

Il bilancio dell'UE deve affrontare una sfida difficile: fare di più con meno. Ci si aspetta dall'UE che svolga un ruolo più importante in nuovi ambiti d'intervento, come la migrazione, la sicurezza interna ed esterna o la difesa. L'Europa dovrebbe inoltre mantenere il suo ruolo guida sulla scena mondiale, in quanto importante donatore di aiuti umanitari e allo sviluppo e leader nella lotta al cambiamento climatico. Questi obiettivi devono essere raggiunti con un bilancio dell'UE destinato ad assottigliarsi con l'uscita del Regno Unito.

Il documento di riflessione pubblicato oggi esamina questa sfida e presenta i principali elementi di discussione, strutturati intorno ai cinque scenari del Libro bianco: l'UE andrà avanti come prima, gli Stati membri faranno di meno insieme, procederanno a velocità diverse, faranno di meno ma in modo più efficiente o faranno molto di più insieme? Ciascuno di questi scenari esemplificativi avrebbe conseguenze diverse per quanto riguarda il livello di spesa, gli obiettivi perseguiti e l'origine dei fondi da utilizzare. Le opzioni vanno dalla riduzione della spesa per le politiche esistenti all'aumento delle entrate.

Inoltre, il documento di riflessione descrive gli elementi di base del bilancio dell'UE e le tendenze e gli sviluppi principali in settori chiave come la coesione o l'agricoltura. Affronta inoltre questioni trasversali come il valore aggiunto dei fondi UE o l'interazione tra questi ultimi e le riforme strutturali negli Stati membri.

Contesto

La riflessione avviata dal Libro bianco e sviluppata attraverso una serie di documenti di riflessione alimenterà il processo di elaborazione della proposta per il prossimo quadro finanziario pluriennale per l'UE a 27, che la Commissione intende presentare a metà 2018.

Il quadro finanziario pluriennale fissa gli importi annui massimi che l'UE può spendere in diversi settori su un periodo di almeno 5 anni. L'attuale quadro finanziario pluriennale copre il periodo dal 2014 al 2020. Ogni bilancio annuale deve conformarsi a questo quadro.

Al fine di sostenere e stimolare ulteriormente il dibattito sulle questioni sollevate nel documento di riflessione, nei prossimi mesi avrà luogo una serie di eventi pubblici, come la conferenza annuale "Un bilancio dell'UE incentrato sui risultati", organizzata dalla Commissione per il 25 settembre 2017.

Per ulteriori informazioni

- Libro bianco sul futuro dell'Europa

- Documento di riflessione sulla dimensione sociale dell'Europa (26 aprile 2017)

- Documento di riflessione sulla gestione della globalizzazione (10 maggio 2017)

- Documento di riflessione sull'approfondimento dell'Unione economica e monetaria (31 maggio 2017), basato sulla relazione dei cinque Presidenti del giugno 2015

- Documento di riflessione sul futuro della difesa europea (7 giugno 2017)

Documento di riflessione sul futuro delle finanze dell'UE (28 giugno 2017)

- "Futuro finanziamento dell'UE", relazione finale del gruppo ad alto livello presieduto da Mario Monti

- Quadro finanziario pluriennale (2014-2020)

- Il futuro delle finanze dell'UE: cinque scenari

- Il futuro delle finanze dell'UE: dati e cifre

IP/17/1795

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 27 giugno 2017. La Commissione europea ha imposto a Google un'ammenda di 2,42 miliardi di EUR per violazione delle norme antitrust dell'UE. Google ha abusato della posizione dominante sul mercato in quanto motore di ricerca accordando un vantaggio illegale a un altro suo prodotto, il servizio di acquisto comparativo.

La società deve porre fine a tale comportamento entro 90 giorni o sarà soggetta al pagamento di una penalità fino al 5% del fatturato giornaliero medio mondiale di Alphabet, la società madre di Google.

Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, ha dichiarato: "Google ha lanciato tanti prodotti e servizi innovativi che ci hanno cambiato la vita. Gli effetti sono indubbiamente positivi. Ma nella strategia attuata per il suo servizio di acquisti comparativi, non si è limitata a rendere il suo prodotto migliore di quelli concorrenti per attrarre più clienti. Google ha abusato della sua posizione dominante come motore di ricerca per promuovere il suo servizio tra i risultati della ricerca e per retrocedere quello dei concorrenti.

Google ha tenuto un comportamento illegale ai sensi delle norme antitrust dell'UE perché ha impedito ad altre imprese di competere in base ai propri meriti e di innovare. Ma soprattutto, ha negato ai consumatori europei la possibilità di scegliere liberamente i servizi e di sfruttare appieno i vantaggi dell'innovazione."

Strategia di Google per il suo servizio di acquisti comparativi

Il prodotto di punta di Google è il suo motore di ricerca che fornisce risultati di ricerca ai consumatori, che pagano per il servizio con i loro dati. Circa il 90% delle entrate di Google proviene dalle inserzioni pubblicitarie, come quelle proposte ai consumatori a seguito di una ricerca.

Nel 2004 Google è entrata nel mercato distinto dei servizi di acquisti comparativi in Europa, con un prodotto inizialmente denominato "Froogle" e rinominato "Google Product Search" nel 2008 e "Google Shopping" nel 2013. Il prodotto consente ai consumatori di raffrontare i prodotti e i prezzi online e individuare offerte proposte da rivenditori online di tutti i tipi, tra cui negozi online dei produttori, piattaforme come Amazon e eBay e altri rivenditori.

Quando Google ha introdotto il servizio di acquisti comparativi Froogle, erano già presenti sul mercato diversi operatori. Secondo i dati di cui disponeva all'epoca, Google era al corrente dei risultati scadenti di Froogle sul mercato (in un documento interno del 2006 si legge che Froogle simply doesn't work / Froogle non funziona).

Per essere competitivi, i servizi di acquisti comparativi si basano, in ampia misura, sul traffico: più è intenso, più le pagine sono cliccate e gli utili aumentano. Inoltre, l'aumento del traffico attira un maggior numero di rivenditori che vogliono proporre i loro prodotti attraverso il servizio di acquisti comparativi. Grazie alla sua posizione dominante nella ricerca generica su internet, il motore di ricerca di Google è un'importante fonte di traffico per i servizi di acquisti comparativi.

Dal 2008 Google ha operato un cambiamento di rotta nella strategia attuata per affermare il proprio servizio di acquisti comparativi sui mercati europei, facendo leva sulla propria posizione dominante nella ricerca generica su internet invece che sulla capacità di competere in base ai propri meriti.

  • Google ha sistematicamente attribuito una posizione preminente al proprio servizio di acquisti comparativi: quando il consumatore effettua una ricerca su Google in relazione alla quale il servizio di acquisti comparativi della società americana vuole proporre risultati, questi sono visualizzati in cima ai risultati della ricerca o comunque tra i primi.
  • Nelle pagine dei risultati della ricerca Google ha retrocesso i servizi concorrenti di acquisti comparativi: tali servizi sono visualizzati sulla base di algoritmi di ricerca generica, che Google ha impostato secondo una serie di criteri che finiscono per far retrocedere i servizi di acquisti comparativi concorrenti. I dati dimostrano che anche i servizi concorrenti più alti in graduatoria finiscono in media solo a pagina quattro dei risultati di ricerca su Google e altri figurano ancora più in basso. Il servizio di acquisti comparativi di Google non è soggetto agli algoritmi di ricerca generica della società, per cui non viene retrocesso.

Tale servizio è quindi molto più visibile ai consumatori nei risultati della ricerca su Google rispetto ai servizi concorrenti.

I dati disponibili indicano che i consumatori cliccano molto più spesso sui risultati più visibili, ossia quelli che appaiono più in alto su Google. Anche su un desktop, i primi dieci risultati della ricerca generica a pagina 1 di solito ricevono circa il 95% di tutti i clic (il 35% dei quali va al primo risultato). Il primo risultato a pagina 2 su Google riceve solo l'1% circa di tutti i clic. Ciò non dipende solo dal fatto che il primo risultato è più pertinente, poiché è dimostrato che spostandolo al terzo posto il numero di clic si riduce di circa il 50% in meno. Sui dispositivi mobili gli effetti sono ancora più pronunciati a causa della dimensione molto più ridotta dello schermo.

Ne consegue che, dando rilievo unicamente al proprio servizio di acquisti comparativi e retrocedendo i concorrenti, Google gli ha conferito un notevole vantaggio.

Violazione delle norme antitrust dell'UE

Le pratiche attuate da Google costituiscono un abuso della sua posizione dominante nel settore della ricerca generica su internet in quanto soffocano la concorrenza sui mercati dei servizi di acquisti comparativi.

Detenere una posizione dominante non è di per sé illegale ai sensi delle norme antitrust dell'UE. Tuttavia, le imprese dominanti hanno la particolare responsabilità di non abusare di tale potere limitando la concorrenza nel mercato in cui sono dominanti o in mercati distinti.

  • Con la decisione odierna la Commissione giunge alla conclusione che Google gode di una posizione dominante sui mercati della ricerca generica su internet in tutto lo Spazio economico europeo (SEE), vale a dire in tutti e 31 i paesi del SEE. La decisione conclude che dal 2008 Google esercita una posizione dominante sui mercati della ricerca generica su internet in tutti i paesi del SEE, tranne che nella Repubblica ceca dove Google è risultata dominante dal 2011. Questa valutazione si basa sul fatto che il motore di ricerca di Google ha costantemente mantenuto, almeno a partire dal 2008, ossia il periodo oggetto dell'indagine della Commissione, quote di mercato molto elevate in tutti i paesi del SEE, superiori al 90% nella maggior parte di essi. Esistono inoltre elevate barriere all'ingresso in questi mercati, in parte a causa di effetti di rete: più i consumatori utilizzano un motore di ricerca, più questo diventa attraente per gli inserzionisti. I profitti ottenuti possono essere successivamente utilizzati per attirare un numero ancora maggiore di consumatori. Analogamente, i dati che un motore di ricerca raccoglie sui consumatori possono a loro volta essere utilizzati per migliorarne i risultati.
  • Google ha abusato di tale posizione dominante sul mercato accordando un vantaggio illegale al suo servizio di acquisti comparativi. L'impresa ha dato rilievo nei risultati della ricerca solo al proprio servizio di acquisti comparativi, facendo retrocedere i servizi concorrenti, il che ha impedito lo sviluppo di una concorrenza basata sui meriti nel mercato in questione.

Google ha introdotto questa pratica in tutti e 13 i paesi del SEE in cui ha attivato il suo servizio di acquisti comparativi: dal gennaio 2008 in Germania e nel Regno Unito, per estenderla quindi in Francia (ottobre 2010), in Italia, nei Paesi Bassi e in Spagna (maggio 2011), nella Repubblica ceca (febbraio 2013) e in Austria, Belgio, Danimarca, Norvegia, Polonia e Svezia (novembre 2013).

 

Effetto delle pratiche illegali di Google

Le pratiche illegali di Google hanno avuto una notevole incidenza sulla concorrenza tra il proprio servizio di acquisti comparativi e quelli concorrenti. Il servizio di Google ha potuto ricavarne guadagni significativi nel traffico rispetto ai suoi concorrenti e a scapito dei consumatori europei.

Vista la posizione dominante di Google nella ricerca generica su internet, il suo motore di ricerca è una fonte importante di traffico. A seguito delle pratiche illegali attuate dalla società americana, il traffico verso il suo servizio di acquisti comparativi è aumentato in modo significativo, mentre i concorrenti hanno subito notevoli perdite di traffico su base costante.

  • Dall'inizio di ciascun abuso, il servizio di Google ha registrato un incremento del traffico di 45 volte nel Regno Unito, 35 in Germania, 19 in Francia, 29 nei Paesi Bassi, 17 in Spagna e 14 in Italia.
  • Invece, a seguito delle retrocessioni operate da Google, il traffico verso i suoi concorrenti ha subito una forte contrazione. Ad esempio, la Commissione ha riscontrato prove specifiche di brusche riduzioni del traffico verso taluni siti concorrenti dell'85% nel Regno Unito, dell'80% in Francia e fino al 92% in Germania, che del resto non possono essere riconducibili ad altri fattori. Alcuni concorrenti si sono adeguati e sono riusciti a recuperare del traffico, ma mai completamente.

Queste ed altre constatazioni raccolte dalla Commissione dimostrano che le pratiche messe in atto da Google hanno soffocato una concorrenza basata sui meriti sul mercato degli acquisti comparativi, privando i consumatori europei di un'effettiva possibilità di scelta e innovazione.

Prove raccolte

Per formulare la sua decisione, la Commissione ha raccolto e attentamente analizzato una vasta gamma di prove, tra cui:

1)   documenti di Google e di altri operatori del mercato risalenti all'epoca dei fatti;

2)   grandi quantità di dati oggettivi, tra cui 5,2 terabyte di risultati della ricerca su Google (circa 1,7 miliardi di ricerche);

3)   esperimenti e indagini finalizzati ad analizzare soprattutto l'impatto della visibilità dei risultati della ricerca sul comportamento dei consumatori e sulla percentuale di clic;

4)   dati finanziari e sul traffico che attestano l'importanza commerciale della visibilità dei risultati della ricerca su Google e le conseguenze della retrocessione;

5)   un'ampia indagine di mercato sui clienti e sui concorrenti nei mercati interessati (con questionari inviati dalla Commissione a diverse centinaia di imprese).

Conseguenze della decisione

L'ammenda di 2 424 495 000 di EUR imposta dalla Commissione tiene conto della durata e della gravità dell'infrazione. In conformità degli orientamenti della Commissione per il calcolo delle ammende del 2006 (cfr. il comunicato stampa e il MEMO), l'ammenda è stata calcolata in base al valore delle entrate di Google provenienti dal servizio di acquisti comparativi nei 13 paesi del SEE interessati.

In base alla decisione della Commissione, Google deve cessare il proprio comportamento illegale entro 90 giorni dalla data della decisione e astenersi da qualsiasi misura che abbia un oggetto o effetto equivalente. In particolare, Google deve rispettare il semplice principio della parità di trattamento tra i servizi di acquisti comparativi concorrenti e il proprio.

Google deve applicare al posizionamento e alla visualizzazione dei servizi di acquisti comparativi concorrenti nelle proprie pagine dei risultati di ricerca le stesse procedure e gli stessi metodi applicati al proprio servizio.

Google ha la responsabilità esclusiva di garantire il rispetto di tale disposizione e di spiegarne le modalità. A prescindere dall'opzione scelta, la Commissione controllerà attentamente il rispetto della decisione da parte di Google e quest'ultima è soggetta all'obbligo di informare la Commissione delle proprie azioni (inizialmente entro 60 giorni dalla data della decisione e quindi attraverso relazioni periodiche).

In caso di non rispetto della decisione della Commissione, Google sarà soggetta al pagamento di una penalità di mora il cui importo può giungere fino al 5% del fatturato medio giornaliero mondiale di Alphabet, la società madre di Google. La Commissione dovrebbe stabilire tale inosservanza in una decisione separata e gli eventuali pagamenti decorrono con effetto retroattivo dalla data di inizio dell'inosservanza.

Infine, Google rischia di incorrere in azioni per il risarcimento del danno avviate dinanzi ai giudici degli Stati membri da persone o imprese vittime del suo comportamento anticoncorrenziale. La nuova direttiva dell'UE sulle azioni per il risarcimento del danno per violazioni delle disposizioni del diritto della concorrenza rende più facile per le vittime delle pratiche anticoncorrenziali ottenere il risarcimento dei danni.

Altri casi legati a Google

La Commissione è giunta alla conclusione preliminare che Google ha abusato della sua posizione dominante in altri due casi, ancora oggetto di indagine, che riguardano:

1)   il sistema operativo Android, in cui la Commissione teme che Google abbia ostacolato la libertà di scelta e l'innovazione per un'ampia gamma di servizi e di applicazioni mobili, perseguendo una strategia per i dispositivi mobili volta a proteggere e ampliare la propria posizione dominante nelle ricerche generiche su internet;

2)   AdSense, in cui la Commissione teme che Google abbia ridotto la possibilità di scelta impedendo a siti internet di terzi di procacciarsi pubblicità collegate alle ricerche dai suoi concorrenti.

La Commissione continua inoltre ad esaminare il trattamento che Google accorda nei propri risultati della ricerca ad altri suoi servizi di ricerca specializzati. La decisione odierna costituisce un precedente che definisce il quadro di riferimento per valutare la conformità alle norme di questo tipo di comportamento. Non esclude però la necessità di un'analisi caso per caso per tener conto delle caratteristiche specifiche di ciascun mercato.

Contesto

Cfr. anche la scheda informativa.

La decisione odierna è destinata a Google Inc. e Alphabet Inc., la società madre di Google.

L'articolo 102 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e l'articolo 54 dell'accordo SEE vietano gli abusi di posizione dominante. La decisione odierna fa seguito a due comunicazioni degli addebiti inviate a Google nell'aprile 2015 e nel luglio 2016.

Ulteriori informazioni su questa indagine sono disponibili sul sito web Concorrenza della Commissione, nel registro pubblico dei casi, con il numero 39740.

IP/17/1784

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 26 giugno 2017. Entrano oggi in vigore in tutta l'Unione europea le nuove norme in materia di procedure di insolvenza transfrontaliere, proposte dalla Commissione nel 2012 ed adottate dai legislatori dell'UE nel 2015.

Le nuove norme mirano a facilitare il recupero dei crediti nel quadro delle procedure d'insolvenza transfrontaliere. Grazie alle nuove norme, che garantiscono l'efficienza e l'efficacia delle procedure collettive di recupero transfrontaliero dei crediti, sarà più facile per le imprese procedere alla ristrutturazione e per i creditori recuperare il proprio denaro. Il regolamento risolve i conflitti di competenza tra le normative da applicare nelle procedure d'insolvenza transfrontaliere e garantisce inoltre il riconoscimento in tutta l'UE delle sentenze in materia di insolvenza.

Il primo vicepresidente della Commissione europea Timmermans ha dichiarato: "In un vero mercato interno, le imprese che devono procedere alla ristrutturazione non dovrebbero essere ostacolate da conflitti relativi alle norme nazionali da applicare, né le frontiere nazionali dovrebbero rappresentare un ostacolo per chi vuole recuperare i propri crediti. Le nuove norme sosterranno le imprese e gli investimenti grazie alla maggiore certezza del diritto che esse garantiscono. Dobbiamo continuare su questa strada ed adottare norme comuni a livello UE per permettere alle imprese di procedere in tempi rapidi alla propria ristrutturazione, come già proposto dalla Commissione".

Vĕra Jourová, Commissaria UE per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: "Il nuovo regolamento sull'insolvenza faciliterà le procedure di insolvenza transfrontaliere all'interno dell'UE e porrà fine ai fenomeni di "turismo dei fallimenti". Con le nuove norme proposte in materia di ristrutturazione e di seconde opportunità, il quadro di riferimento giuridico in materia di insolvenza permetterà di eliminare gli ostacoli agli investimenti e sosterrà gli imprenditori onesti".

Principali caratteristiche delle nuove norme

  • Allargamento del campo di applicazione: le nuove norme si applicano a una gamma più ampia di procedure nazionali di ristrutturazione. Alcune tipologie nazionali più moderne ed efficaci di procedure di ristrutturazione non rientravano nel campo di applicazione del precedente quadro normativo e non potevano quindi essere utilizzate nei casi transfrontalieri. Da oggi è invece possibile utilizzare le moderne procedure nazionali di ristrutturazione per salvare le imprese o per recuperare i crediti presso i debitori degli altri paesi dell'UE.
  • Aumento della certezza del diritto e delle salvaguardie contro il "turismo dei fallimenti": se un debitore si trasferisce in un altro paese poco prima di depositare la dichiarazione di insolvenza, il giudice dovrà esaminare attentamente tutte le circostanze del caso e verificare che il trasferimento sia genuino e non sia stato motivato dalla prospettiva di beneficiare di nome meno severe in materia di insolvenza. Il giudice dovrà verificare che il debitore non sia un "turista dei fallimenti".
  • Aumento delle probabilità di salvare le imprese: le nuove norme evitano che vengano avviate le "procedure secondarie" (le procedure aperte dai giudici di paesi UE diversi da quello dove si trova la sede legale dell'impresa), rendendo più facile ristrutturare le imprese in contesti transfrontalieri. Al tempo stesso, esse prevedono misure di salvaguardia degli interessi dei creditori locali.
  • Procedure di insolvenza dei gruppi di imprese: le nuove norme introducono un quadro normativo per le procedure di insolvenza dei gruppi di imprese, che aumenterà l'efficacia delle procedure d'insolvenza che riguardano membri diversi di un gruppo di imprese. Ciò, a sua volta, comporterà l'aumento delle probabilità di salvataggio del gruppo nel suo insieme.
  • Collegamento dei registri fallimentari: entro l'estate del 2019, i registri fallimentari elettronici nazionali di tutta l'UE risulteranno collegati tra loro e sarà quindi più facile ottenere informazioni sulle procedure d'insolvenza avviate negli altri paesi dell'UE.

Contesto

Nel 2012, la Commissione europea ha presentato una proposta di aggiornamento del regolamento del 2000, volta a migliorare l'applicazione di alcune delle sue disposizioni, al fine di rendere più efficace la gestione delle procedure d'insolvenza transfrontaliere, proposta che è stata adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell'Unione europea il 20 maggio 2015 e che entra in vigore oggi.

Nel 2014, la Commissione ha inoltre pubblicato una raccomandazione sulle ristrutturazioni e sulle seconde opportunità. Esaminando l'attuazione della raccomandazione da parte degli Stati membri, la Commissione si è resa conto che in alcuni paesi le norme continuano ad essere discordi e a rimanere inefficaci.

Questo è il motivo per cui nel novembre 2016 la Commissione europea ha proposto una direttiva sull'insolvenza delle imprese, che si concentra sull'agevolazione delle ristrutturazioni precoci e delle seconde opportunità.

Questi due strumenti legislativi - il nuovo regolamento relativo alle procedure d'insolvenza e la direttiva proposta - andranno a definire un quadro normativo coerente in grado di sostenere la crescita e gli imprenditori.

Per ulteriori informazioni

Regolamento n. 2015/848 relativo alle procedure di insolvenza

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 26 giugno 2017 In tutto il mondo si registrano 372 ostacoli agli scambi, con un aumento del 10% nel 2016

Gli esportatori europei hanno segnalato un aumento del 10% nel solo 2016 del numero degli ostacoli agli scambi incontrati nella loro attività. Alla fine dello scorso anno si registravano 372 ostacoli agli scambi in oltre 50 destinazioni commerciali nel mondo. I 36 ostacoli introdotti nel 2016 potrebbero avere ripercussioni su esportazioni dell'UE il cui valore ammonta attualmente a circa 27 miliardi di EUR.

La relazione sugli ostacoli al commercio e agli investimenti pubblicata oggi dalla Commissione europea evidenzia che quest'ultima, grazie alla sua efficace strategia di accesso ai mercati, è riuscita lo scorso anno a eliminare ben 20 diversi ostacoli che frenavano le esportazioni europee.

Cecilia Malmström, Commissaria europea responsabile per il Commercio, ha dichiarato a proposito della relazione: "Assistiamo al diffondersi del flagello del protezionismo, che colpisce le imprese europee e i loro lavoratori. È preoccupante che siano i paesi del G20 ad applicare il maggior numero di ostacoli agli scambi. Nel prossimo vertice del G20 ad Amburgo l'UE solleciterà i leader a uniformare i comportamenti alle dichiarazioni e a opporsi al protezionismo. L'Europa non resterà a guardare e non esiterà a impiegare gli strumenti disponibili nei confronti dei paesi che non rispetteranno le regole."

La relazione sugli ostacoli al commercio e agli investimenti è pubblicata ogni anno dall'inizio della crisi economica del 2008. L'edizione di quest'anno è totalmente incentrata sulle denunce effettivamente presentate alla Commissione da imprese europee. Le denunce riguardano un'ampia gamma di prodotti in tutti i settori, dalle industrie agroalimentari alla cantieristica. 

Tra i paesi che hanno istituito il maggior numero di ostacoli all'importazione spiccano alcuni membri del G20: Russia, Brasile, Cina e India guidano la classifica. Russia e India sono anche i paesi che hanno introdotto la maggior parte delle nuove misure protezionistiche segnalate nel 2016; seguono Svizzera, Cina, Algeria ed Egitto. 

La Commissione difende con vigore le imprese europee dall'intensificarsi delle tendenze protezionistiche. Nel 2016 il suo impegno si è tradotto in risultati tangibili. La Commissione è riuscita a ripristinare condizioni commerciali normali in 20 diversi casi che interessavano esportazioni UE del valore di 4,2 miliardi di EUR. Corea del Sud, Cina, Israele e Ucraina guidano la classifica dei paesi di cui l'UE ha contrastato con successo gli ostacoli agli scambi.

Ad aver tratto il maggior beneficio dai recenti interventi dell'UE sono stati l'industria alimentare e delle bevande e i settori automobilistico e dei cosmetici. Ad esempio, a seguito dell'azione dell'UE, la Cina ha sospeso gli obblighi in materia di etichettatura che altrimenti si ripercuoterebbero negativamente sulle esportazioni di prodotti cosmetici dell'UE il cui valore ammonta a 680 milioni di EUR; la Corea ha accettato di allineare le sue norme relative alle dimensioni dei sedili delle automobili a quelle internazionali e Israele ha consentito a imprese di tutta l'Unione di chiedere l'autorizzazione a immettere in commercio e a esportare i loro prodotti farmaceutici.

Tutto ciò è stato possibile grazie all'efficace cooperazione tra la Commissione, gli Stati membri dell'UE e i rappresentanti delle imprese europee nel quadro della strategia di accesso ai mercati dell'UE e grazie al miglioramento delle relazioni con i partner commerciali nell'ambito degli accordi di commerciali recentemente conclusi dall'UE.

La strategia di accesso ai mercati costituisce un elemento essenziale dell'impegno con il quale l'UE punta a creare le migliori condizioni possibili per le esportazioni delle imprese europee in tutto il mondo e a garantire un'applicazione efficace delle norme del commercio internazionale. 

Le misure di cui si occupa la relazione non sono le misure di difesa commerciale. I dazi antidumping e antisovvenzioni, istituiti sulla base di disposizioni dell'OMC, sono strumenti che servono a ripristinare condizioni di scambio eque. L'UE e molti dei suoi partner commerciali se ne avvalgono per garantire condizioni di parità.

Per ulteriori informazioni

Relazione della Commissione sugli ostacoli al commercio e agli investimenti

Strategia di accesso ai mercati

Esperienze di successo del 2016

Registro delle denunce di ostacoli agli scambi

Scheda informativa

IP/17/1765

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 26 giugno 2017. La Commissione Juncker ha fatto della lotta contro l'elusione fiscale, il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo una delle sue priorità.

Oggi entra in vigore la quarta direttiva antiriciclaggio, che rafforzerà le norme esistenti, renderà più efficace la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo e migliorerà la trasparenza al fine di prevenire l'elusione fiscale. L'entrata in vigore della direttiva avviene mentre sono già in fase avanzata discussioni con il Parlamento europeo e il Consiglio in merito all'adozione di misure supplementari per rafforzarla ulteriormente.

Sempre oggi, la Commissione pubblica anche una relazione che orienta più concretamente le autorità degli Stati membri verso una migliore gestione dei rischi di riciclaggio. Come previsto dalla nuova direttiva, la Commissione ha valutato i rischi di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo nell'ambito di diversi settori e prodotti finanziari. La relazione pubblicata oggi individua le aree più a rischio e le tecniche maggiormente utilizzate dai criminali per il riciclaggio di fondi illeciti.

Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: “Il riciclaggio di denaro alimenta criminalità, terrorismo ed elusione fiscale. Dobbiamo quindi eliminarlo nel modo più efficace possibile. Le norme rafforzate in vigore da oggi rappresentano un grande passo avanti, ma adesso dobbiamo raggiungere rapidamente un accordo sugli ulteriori miglioramenti che la Commissione ha proposto lo scorso luglio.”

Věra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: “Terroristi e criminali riescono ancora a trovare modi per finanziare le loro attività e riciclare i guadagni illeciti nell'economia. Le nuove norme sono cruciali per colmare già da oggi le lacune restanti. Invito quindi tutti gli Stati membri a metterle in atto senza alcun indugio: la presenza di standard inferiori all'interno di un paese renderebbe meno efficace la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo in tutta l'UE. Invito anche a raggiungere un rapido accordo sulle ulteriori modifiche proposte dalla Commissione a seguito della divulgazione dei “Panama Papers”, al fine di aumentare la trasparenza circa la titolarità effettiva.”

Rafforzare le norme esistenti

La quarta direttiva antiriciclaggio irrobustisce le norme esistenti introducendo i seguenti cambiamenti:

  • rafforza l'obbligo di valutazione del rischio per banche, avvocati e contabili;
  • elabora chiari requisiti di trasparenza per le imprese riguardo la titolarità effettiva. Queste informazioni saranno inserite in un registro centrale (ad esempio un registro di commercio) e saranno a disposizione delle autorità nazionali e dei soggetti obbligati;
  • semplifica i rapporti di cooperazione e lo scambio di informazioni tra le unità di informazione finanziaria di diversi Stati membri per individuare e seguire trasferimenti di denaro sospetti al fine di prevenire e accertare i reati o le attività terroristiche;
  • istituisce una politica coerente nei confronti dei paesi terzi che presentano carenze normative nell'ambito dell'antiriciclaggio e della lotta al finanziamento del terrorismo;
  • rafforza i poteri sanzionatori delle autorità competenti.

Nel luglio 2016 la Commissione ha adottato una proposta volta a irrobustire ulteriormente le norme dell'UE in materia di antiriciclaggio per contrastare il finanziamento del terrorismo e aumentare la trasparenza sui veri titolari di società e trust. La Commissione invita il Parlamento europeo e il Consiglio a concludere questo lavoro legislativo il prima possibile, in modo che le nuove norme possano entrare in vigore rapidamente. Basandosi sulla quarta direttiva antiriciclaggio, le nuove norme permetteranno di creare un solido quadro UE antiriciclaggio.

Migliorare la valutazione del rischio nel mercato interno

La relazione sulla valutazione sovranazionale dei rischi è uno strumento che aiuta gli Stati membri a identificare, analizzare e affrontare i rischi legati al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Essa analizza i rischi del settore finanziario e non finanziario ed esamina anche i nuovi rischi emergenti come quelli legati alle valute virtuali o alle piattaforme di crowdfunding. La relazione comprende:

  • una vasta mappatura dei rischi per campo di attività e un elenco dei metodi maggiormente utilizzati dai criminali per il riciclaggio di denaro;
  • una serie di raccomandazioni dirette agli Stati membri su come affrontare in modo adeguato i rischi individuati, per esempio ponendo maggiore attenzione sull'analisi dei rischi o su azioni di vigilanza circa attività specifiche.

Infine, la Commissione si impegna anche a esaminare una serie di opzioni che intendono migliorare il funzionamento e la cooperazione transfrontaliera delle unità di informazione finanziaria.

Prossime tappe

Quarta direttiva antiriciclaggio:

gli Stati membri dovrebbero aver notificato il recepimento della quarta direttiva antiriciclaggio entro oggi, 26 giugno 2017. La Commissione europea analizzerà ora lo stato di recepimento e prenderà rapidamente opportune misure nei confronti degli Stati membri che non abbiano ancora adottato le misure necessarie.

Relazione sulla valutazione sovranazionale dei rischi:

la Commissione svolgerà le azioni necessarie delineate nella relazione, compreso l'esame delle opzioni per migliorare il funzionamento e la cooperazione transfrontaliera delle unità di informazione finanziaria attraverso norme specifiche dell'UE. Essa si impegnerà inoltre con gli Stati membri per monitorare l'attuazione delle raccomandazioni.

La Commissione continuerà a esaminare l'evoluzione dei rischi in materia di lotta al riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo e pubblicherà una nuova valutazione a riguardo, al più tardi entro giugno 2019 e successivamente ogni due anni.

Contesto

Il nuovo quadro antiriciclaggio è rappresentato da due strumenti giuridici (IP/15/5001, in inglese): la quarta direttiva antiriciclaggio e il regolamento sui trasferimenti di fondi, entrambi adottati il 20 maggio 2015.

Nel luglio 2016 la Commissione ha presentato una proposta volta a contrastare più efficacemente il finanziamento del terrorismo e a garantire una maggiore trasparenza delle transazioni finanziarie a seguito delle rivelazioni dei cosiddetti “Panama Papers” (IP/16/2380). Tali modifiche mirano ad assicurare un elevato livello di garanzie per i flussi finanziari provenienti da paesi terzi ad alto rischio, migliorando l'accesso alle informazioni da parte delle unità di informazione finanziaria - compresi i registri centralizzati dei conti bancari - e affrontando i rischi di finanziamento del terrorismo legati alle valute virtuali e alle carte prepagate. Tale proposta è attualmente in corso di negoziato in sede di Consiglio e Parlamento europeo e dovrebbe essere adottata nel corso del 2017.

Per ulteriori informazioni

Quarta direttiva antiriciclaggio e regolamento sui trasferimenti di fondi

Relazione sulla valutazione sovranazionale dei rischi

Documento di lavoro sulle unità di informazione finanziaria

Modifica della quarta direttiva antiriciclaggio

IP/17/1732

Bruxelles, 23 giugno 2017. La Commissione europea propone oggi di investire 2,7 miliardi di euro in 152 importanti progetti di trasporto che sostengono la mobilità competitiva, pulita e connessa in Europa.

La Commissione tiene così pienamente fede al suo piano di investimenti per l'Europa e al suo impegno per migliorare la connettività europea, compreso il recente programma "L'Europa in movimento". I progetti selezionati contribuiranno all'ammodernamento delle linee ferroviarie, ad eliminare le strozzature e migliorare i collegamenti transfrontalieri, all'installazione di punti di rifornimento di carburanti alternativi e all'attuazione di soluzioni di gestione del traffico innovative. L'investimento è realizzato nell'ambito del meccanismo per collegare l'Europa, vale a dire il meccanismo di sostegno finanziario dell'UE per le reti infrastrutturali, e permetterà di sbloccare 4,7 miliardi di euro di cofinanziamento pubblico e privato. Tali investimenti non solo modernizzeranno la rete di trasporto, ma stimoleranno anche l'attività economica e la creazione di posti di lavoro. Quest'anno, su un totale di 2,7 miliardi di euro, la Commissione ha stanziato 1,8 miliardi di euro per i 15 Stati membri ammissibili al sostegno del Fondo di coesione [1], al fine di ridurre ulteriormente le disparità infrastrutturali.

Violeta Bulc, Commissaria UE per i Trasporti, ha dichiarato: "La domanda di investimenti nelle infrastrutture di trasporto è enorme. Questa nuova ondata di investimenti si concentra su progetti digitali puliti e innovativi volti a modernizzare la rete di trasporto europea. Abbiamo fatto un altro passo in avanti verso una vera Unione dei trasporti, che soddisfi i bisogni dei cittadini, stimoli l'economia e crei posti di lavoro. Guardando al futuro, invito le parti interessate a fare il miglior uso possibile dei fondi rimanenti, utilizzando meccanismi di blending al fine di massimizzarne gli effetti e mobilitare tutte le risorse possibili."

I progetti selezionati si concentrano principalmente sulle sezioni strategiche della rete di trasporto europea (la "rete centrale") al fine di assicurare i maggiori effetti e il più elevato valore aggiunto a livello europeo. La maggior parte dei finanziamenti sarà destinata a sviluppare la rete ferroviaria europea (1,8 miliardi di euro), a decarbonizzare e ammodernare il trasporto su strada e a sviluppare sistemi di trasporto intelligenti (359,2 milioni di euro), e a realizzare sistemi di gestione del traffico aereo (311,3 milioni di euro).

Azioni selezionate comprendono iniziative faro quali l'ammodernamento degli oltre 100 km della tratta ferroviaria Białystok-Ełk in Polonia; l'ammodernamento dei sistemi di gestione del traffico aereo negli Stati membri dell'UE; la piena espansione del tunnel stradale delle Caravanche tra la Slovenia e l'Austria; lo sviluppo di una rete di ricarica rapida dei veicoli elettrici in Svezia, Danimarca, Germania, Francia, Regno Unito e Italia.

Tutti i progetti sono stati selezionati per il finanziamento mediante inviti a presentare proposte concorrenziali fatti il 13 ottobre 2016. Sono state ricevute 349 domande per un totale di quasi 7,5 miliardi di euro di richieste di cofinanziamento.

Ciò ha consentito alla Commissione di selezionare i progetti migliori, garantendo nel contempo una distribuzione equilibrata dal punto di vista geografico e dei modi di trasporto. Il contributo finanziario dell'UE è costituito da sovvenzioni, con un tasso di cofinanziamento tra il 10% e il 50% dei costi ammissibili del progetto, a seconda del tipo di quest'ultimo e dell'invito (fino all'85% nell'ambito della dotazione per la coesione).

Prossime tappe

Gli Stati membri dell'UE rappresentati in seno al comitato di coordinamento del meccanismo per collegare l'Europa devono ora approvare formalmente la proposta di decisione di finanziamento in occasione della riunione del 6 luglio 2017. L'adozione della decisione formale da parte della Commissione è attesa per la fine di luglio 2017. L'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti (INEA) della Commissione preparerà e firmerà quindi convenzioni di sovvenzione con i beneficiari dei singoli progetti nella seconda metà del 2017.

Contesto

Nell'ambito del meccanismo per collegare l'Europa sono disponibili 23,2 miliardi di euro provenienti dal bilancio UE 2014-2020 per cofinanziare progetti TEN-T negli Stati membri dell'UE. Di questo importo, 11,3 miliardi di euro sono riservati a progetti negli Stati membri ammessi a beneficiare del Fondo di coesione. I programmi di lavoro annuali e pluriennali specificano le varie priorità e l'importo totale del sostegno finanziario da impegnare per ciascuna priorità in un determinato anno.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Dal 2014, il primo anno di programmazione nell'ambito del meccanismo per collegare l'Europa, ci sono state tre serie di inviti a presentare proposte (nel 2014, nel 2015 e nel 2016). Finora, in seguito agli inviti del 2014 e del 2015, sono state firmate convenzioni di sovvenzione per 452 progetti. Questi progetti ricevono attualmente cofinanziamenti dal programma del meccanismo per collegare l'Europa per un importo totale di 18,7 miliardi di euro. L'invito a presentare proposte del 2016 contribuirà a raggiungere il 92% del totale di bilancio del meccanismo per collegare l'Europa per i trasporti, per un investimento totale di 41,6 miliardi di euro nell'economia dell'UE.

Un altro invito relativo al meccanismo di "blending" nell'ambito del meccanismo per collegare l'Europa pubblicato nel febbraio 2017 è aperto per progetti relativi alle infrastrutture di trasporto. Insieme al Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e ai Fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE), il meccanismo per collegare l'Europa svolge un ruolo importante per colmare la carenza di investimenti in Europa, che rappresenta una delle massime priorità della Commissione.

Per ulteriori informazioni

[1] Per il periodo 2014-2020 il sostegno del Fondo di coesione riguarda Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Slovenia.

IP/17/1729

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 21 giugno 2017. La Commissione propone di mobilitare 1,2 miliardi di euro a titolo del Fondo di solidarietà dell'UE a seguito dei terremoti che hanno colpito l'Italia centrale nel 2016 e nel 2017. Si tratta della somma più alta mai stanziata in un'unica tranche.

Sin dal primo giorno la Commissione ha offerto il suo sostegno per affrontare l'immediata situazione di emergenza e si è impegnata a restare a fianco dell'Italia durante tutto il processo di ricostruzione. La proposta odierna concretizza ulteriormente tale promessa.

Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, ha dichiarato: “Non abbiamo dimenticato. Per la sua resilienza, il suo indomabile coraggio e la sua determinazione ad andare avanti, il popolo italiano merita tutta la nostra ammirazione. Avevamo promesso di non lasciare l'Italia da sola ad affrontare questa tragedia e ora onoriamo tale impegno. L'UE sosterrà l'opera di ricostruzione nelle quattro regioni colpite e contribuirà a finanziare il restauro della Basilica di San Benedetto a Norcia. Lavoreremo insieme al governo e alle autorità locali affinché le persone che vivono in queste regioni possano chiudere questo doloroso capitolo della loro storia e costruire un nuovo futuro".

Corina Crețu, Commissaria per la Politica regionale, ha dichiarato: "Questa somma eccezionale proveniente dal Fondo di solidarietà dell'UE aiuterà l'Umbria, il Lazio, le Marche e l'Abruzzo a sanare le ferite e a riprendersi completamente. Nel corso della mia visita in Umbria a febbraio ho ribadito la solidarietà della Commissione europea nei confronti delle persone che hanno perso tutto a causa dei terremoti e la nostra disponibilità a sostenere il processo di ricostruzione. Dalle macerie sorgeranno nuove case e nuove scuole e l'attività economica riprenderà slancio. E l'UE sarà al fianco dell'Italia lungo tutto questo cammino."

Il Fondo di solidarietà dell'UE sosterrà le operazioni di ricostruzione e la ripresa dell'attività economica nelle regioni colpite. Il denaro può essere impiegato anche per coprire i costi dei sevizi di emergenza, degli alloggi temporanei, delle operazioni di risanamento e delle misure di protezione del patrimonio culturale, in modo da alleviare l'onere economico già sostenuto dalle autorità italiane.

Una prima tranche di aiuti per un valore di 30 milioni di euro è già stata erogata nel dicembre 2016. L'importo proposto deve ora essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

Contesto

Il Fondo di solidarietà dell'UE (FSUE) offre agli Stati membri dell'UE e ai paesi in via di adesione sostegno finanziario in seguito a catastrofi naturali, a livello nazionale o regionale. Dalla creazione del FSUE nel 2002, l'Italia ne è stata la maggiore beneficiaria, con oltre 1,3 miliardi di euro mobilitati tra il 2003 e il 2014.

Il 16 novembre la Commissione ha ricevuto la domanda di assistenza del FSUE presentata dall'Italia e si è impegnata a trattarla il più velocemente possibile. Una prima tranche di 30 milioni di euro è stata erogata nel mese di dicembre.

Al fine d'integrare l'assistenza del FSUE la Commissione ha proposto di modificare il regolamento sulla politica di coesione per il periodo 2014-2020 in modo da aumentare il sostegno dell'UE in seguito alle catastrofi naturali e risparmiare le risorse nazionali. Un eccezionale tasso di cofinanziamento dell'UE pari al 95%, finalizzato alle attività di ricostruzione finanziate dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), è stato approvato dal Parlamento europeo il 13 giugno e deve ora ricevere il sostegno del Consiglio.

In seguito al riesame delle dotazioni della politica di coesione per tenere conto degli effetti della crisi, infine l'Italia riceverà entro il 2020 fondi extra della politica di coesione per un ammontare di 1,6 miliardi di euro. Le autorità italiane devolveranno parte di tale dotazione alle regioni colpite.

Per ulteriori informazioni

Fondo di solidarietà dell'Unione europea

Elenco di tutti gli interventi del FSUE dal 2002.

Scheda informativa: come vengono calcolati gli aiuti del FSUE?

Scheda informativa – sostegno dell'UE all'Italia

IP/17/1665

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