dall'Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 19 septembre 2017

Domande e risposte

IP/17/3190

Che cosa propone la Commissione?

Con il regolamento sul libero flusso dei dati non personali, la Commissione propone un nuovo principio che abolisce i requisiti in materia di localizzazione dei dati, preservando allo stesso tempo il diritto delle autorità competenti di accedere ai dati per i controlli previsti dalla legge.

Insieme alle norme europee in materia di protezione dei dati personali, introdotte dal regolamento generale sulla protezione dei dati, le nuove misure creano uno spazio comune europeo dei dati, elemento fondamentale della strategia per il mercato unico digitale.

 

Quali sono gli elementi fondamentali della proposta?

Il regolamento si propone di rimuovere gli ostacoli che impediscono la libera circolazione dei dati all'interno dell'UE per le imprese, le amministrazioni pubbliche e i cittadini:

  1. a) esso sostiene il corretto funzionamento del mercato interno, garantendo la libera circolazione dei dati non personali nell'UE ed elimina le norme nazionali ingiustificate o sproporzionate, che impediscono alle imprese di scegliere il luogo di archiviazione o elaborazione dei dati o che limitano tale scelta. Gli Stati Membri saranno tenuti a comunicare alla Commissione i requisiti già in vigore o nuovi in materia di localizzazione dei dati;
  2. b) garantisce che le autorità competenti abbiano accesso ai dati archiviati o elaborati in un altro Stato membro, in modo da poter svolgere i compiti loro conferiti dalla legge, esattamente come avviene quando i dati sono archiviati nel loro territorio;
  3. c) incoraggia l'elaborazione in autoregolamentazione di codici di condotta che agevolino il cambio di fornitore di servizi di cloud, ad esempio prevedendo che gli utenti siano informati dei termini e delle condizioni di portabilità al di fuori del loro ambiente informatico;
  4. d) istituisce per ciascuno Stato membro un punto di contatto unico, che funge da collegamento con i punti di contatto degli altri Stati membri e la Commissione al fine di garantire l'effettiva applicazione delle nuove norme sul libero flusso dei dati non personali.

Perché è necessario eliminare le barriere alla mobilità dei dati?

L'innovazione basata sui dati è un fattore chiave della crescita e dell'occupazione e può aumentare in modo significativo la competitività europea nel mercato mondiale. Per trarre il massimo giovamento dall'economia dei dati, è essenziale che i dati possano attraversare le frontiere ed essere utilizzati oltre i confini nazionali.

L'abolizione delle restrizioni alla localizzazione dei dati è considerata il fattore più importante per consentire all'economia dei dati di sfruttare appieno il suo potenziale e di crescere fino a 739 miliardi di EUR nel 2020, raddoppiando il suo valore al 4% del PIL.

Inoltre l'eliminazione delle attuali misure di localizzazione dei dati consente di ridurre i costi dei servizi di dati e di offrire alle imprese una maggiore flessibilità nell'organizzazione della gestione e dell'analisi dei dati, e nello stesso tempo di ampliare la scelta di fornitori e il ricorso ai loro servizi. Ciò potrebbe tradursi in un aumento del PIL fino a 8 miliardi di EUR all'anno.

Quali sono gli ostacoli attuali al libero flusso dei dati non personali?

Al momento le restrizioni alla localizzazione dei dati imposte dalle autorità pubbliche degli Stati membri e gli ostacoli alla circolazione dei dati tra sistemi informatici (le cosiddette pratiche di vendor lock-in) impediscono alle imprese e alle organizzazioni dell'UE di cogliere le opportunità economiche, sociali e commerciali. L'incertezza giuridica e la mancanza di fiducia costituiscono ulteriori ostacoli al libero flusso dei dati non personali.

In pratica, un'impresa può non essere o non sentirsi libera di sfruttare pienamente i servizi di cloud, di scegliere i luoghi più efficaci sotto il profilo dei costi per le risorse informatiche, di cambiare fornitore di servizi o di ritrasferire i propri dati sui propri sistemi informatici. Con il principio del libero flusso dei dati non personali, le imprese possono evitare la duplicazione dei dati in più luoghi, entrare in nuovi mercati con maggiore sicurezza e potenziare più facilmente le loro attività.

Quali possono essere gli esempi di restrizioni alla localizzazione dei dati?

Studi, discussioni con i portatori di interesse e consultazioni pubbliche hanno consentito alla Commissione di individuare numerose restrizioni relative ai luoghi di archiviazione o di elaborazione dei dati. Le restrizioni alla localizzazione dei dati che interessano direttamente o indirettamente la mobilità dei dati possono assumere forme differenti e sono presenti in vari settori, tra cui quello pubblico. Ad esempio:

  • le autorità di vigilanza che raccomandano ai fornitori di sevizi finanziari di archiviare i dati a livello locale;
  • le norme in materia di segreto professionale (ad esempio nel settore sanitario) che prevedono l'archiviazione o l'elaborazione dei dati a livello locale;
  • le norme generali che impongono l'archiviazione locale delle informazioni generate dal settore pubblico, indipendentemente dalla sensibilità delle stesse.

Sebbene le restrizioni alla localizzazione dei dati possano essere giustificate e proporzionate in particolari contesti (ad esempio, la sicurezza pubblica), si registra, a livello europeo e mondiale, una tendenza verso requisiti di localizzazione ingiustificati. Ciò si basa spesso sull'idea sbagliata che i servizi localizzati siano "automaticamente" più sicuri dei servizi transfrontalieri.

Perché la proposta si limita ai dati non personali?

Il nuovo quadro normativo per la libera circolazione dei dati non personali integra la normativa vigente in materia di dati personali, che entrerà in vigore il 25 maggio 2018. Pur garantendo un elevato livello di protezione dei dati personali, il regolamento generale sulla protezione dei dati prevede già la libera circolazione e la portabilità dei dati personali all'interno dell'UE. L'archiviazione e l'elaborazione di tali dati rientrano nel campo di applicazione del regolamento e gli Stati membri non possono imporre restrizioni alla localizzazione dei dati per motivi di protezione dei dati personali.

Il nuovo quadro per la libera circolazione dei dati non personali evita le duplicazioni e assicura la coerenza con i vigenti strumenti giuridici dell'UE, tentando di applicare nell'UE le stesse norme sulla libera circolazione all'archiviazione e all'elaborazione dei dati elettronici diversi dai dati personali. Insieme al regolamento generale sulla protezione dei dati, le nuove misure garantiranno un approccio complessivo e coerente alla libera circolazione e alla portabilità dei dati nell'UE.

Il regolamento include anche i flussi di dati con paesi non appartenenti all'UE?

No, il regolamento su un quadro per il libero flusso dei dati non personali nell'Unione europea riguarda solo la mobilità dei dati all'interno dell'UE.

In quali casi le autorità competenti potranno avere accesso ai dati archiviati in un altro Stato membro dell'UE?

In linea di principio l'archiviazione o le altre forme di elaborazione di dati all'estero non possono essere addotte come motivo per rifiutare l'accesso ai dati alle autorità di regolamentazione nazionali. L'accesso deve essere consentito nei casi in cui un regolatore nazionale abbia il diritto di chiederlo a un determinato titolare dei dati e quando sia necessario per l'esercizio delle funzioni ufficiali del regolatore.

Quando il regolatore esaurisce i mezzi per ottenere l'accesso ai dati direttamente dal titolare, può avvalersi di un meccanismo specifico di cooperazione esistente per chiedere l'assistenza dell'altro Stato membro. Se tale meccanismo specifico non si applica o non esiste, il regolamento prevede un meccanismo di cooperazione sostitutivo tra le autorità competenti.

In quali casi i fornitori di servizi non saranno obbligati a fornire dati alle autorità di un altro Stato membro dell'UE?

Lo Stato membro invitato a fornire assistenza al regolatore di un altro Stato membro per ottenere l'accesso ai dati può respingere la richiesta solo se contraria all'ordine pubblico. I fornitori di servizi continueranno a beneficiare di tutti i diritti applicabili e di tutte le garanzie procedurali previste dalla legge, compreso il diritto a un ricorso giurisdizionale effettivo e l'obbligo di una preventiva autorizzazione del giudice per l'accesso ai suoi locali.

In che modo la Commissione intende sostenere i codici di condotta per agevolare il cambio di fornitore di servizi?

La Commissione intende incoraggiare e promuovere l'elaborazione in autoregolamentazione di codici di condotta per agevolare il cambio di fornitore e per garantire che i fornitori forniscano, prima della sottoscrizione di un contratto di archiviazione e elaborazione dei dati, informazioni sufficientemente dettagliate, chiare e trasparenti agli utenti professionali in merito ai termini e alle condizioni applicabili.

Occorre inoltre tenere conto di diversi aspetti riguardanti i processi, i requisiti tecnici, i tempi e i costi applicabili in caso di cambio di fornitore. A titolo esemplificativo, questi possono includere i processi e il luogo dei back up dei dati, i formati dei dati e i supporti disponibili, la configurazione informatica richiesta e la larghezza di banda minima della rete, il tempo necessario per avviare il processo di trasferimento e il periodo in cui i dati saranno disponibili per il trasferimento nonché le garanzie di accesso ai dati in caso di fallimento del fornitore.

La Commissione farà in modo che i fornitori attuino effettivamente i codici di condotta entro un anno dall'inizio dell'applicazione del regolamento ed esaminerà inoltre se i fornitori rispettano i requisiti di trasparenza. Se la Commissione riterrà che non siano rispettati a sufficienza, potrà proporre misure aggiuntive.

 

Quale sarà l'impatto sulla sicurezza dei dati?

Il nuovo regolamento chiarisce che tutti i requisiti di sicurezza che si applicano attualmente alle imprese e alle amministrazioni pubbliche continueranno ad applicarsi anche quando queste sceglieranno di archiviare o elaborare i dati in un altro Stato membro o di utilizzare servizi di cloud. Di conseguenza il regolamento sensibilizza ulteriormente le imprese sulle loro responsabilità in materia di sicurezza, archiviazione ed elaborazione dei dati in contesti transfrontalieri.

Per migliorare la ciberresilienza dell'archiviazione e delle altre forme di elaborazione transfrontaliera, le nuove misure si basano sui meccanismi di attuazione previsti dalla direttiva sulla sicurezza della rete e dei sistemi informativi. Insieme alla proposta di regolamento, la Commissione ha proposto di migliorare la risposta dell'UE ai ciberattacchi con la presentazione di un nuovo quadro sulla cibersicurezza, inteso a migliorare la previsione, la risposta e il contrasto relativamente alle minacce cibernetiche. Ha proposto inoltre un nuovo quadro europeo sulla certificazione della cibersicurezza per sostenere la domanda e l'offerta transfrontaliere di cloud e di altri servizi di dati e per rendere il sistema molto più trasparente ed efficace.

 

Che ripercussioni avrà il regolamento sui cittadini dell'UE?

Il regolamento sul libero flusso dei dati non personali riguarda i dati diversi da quelli personali. Per questo motivo interessa, in primo luogo, le imprese e gli utenti commerciali di servizi di archiviazione o di elaborazione di dati o le persone fisiche che svolgono attività professionali. Il regolamento sul libero flusso di dati non personali fa parte di una serie di proposte nell'ambito della strategia per il mercato unico digitale. Altre proposte possono interessare i cittadini più da vicino. Ad esempio, le norme sui contratti nel settore digitale rafforzano i diritti dei consumatori di sciogliere i contratti stipulati con i fornitori di contenuti digitali, ad esempio i fornitori di servizi di cloud, o di recuperare i dati personali elaborati da fornitori di contenuti digitali. Per evitare sovrapposizioni con questo e altri strumenti dell'UE, il regolamento sul libero flusso di dati non personali non riguarda quindi direttamente i cittadini. che dovrebbero tuttavia beneficiarne indirettamente grazie a un mercato unico per i servizi di archiviazione ed elaborazione dei dati nell'UE più competitivo e aperto.

 

Che cosa ha fatto la Commissione per sostenere l'economia dei dati nell'UE?

Nel 2014, nella comunicazione "Verso una florida economia basata sui dati", la Commissione ha proposto misure volte ad accelerare la transizione verso un'economia basata sui dati, in particolare al fine di sviluppare un ecosistema di dati a livello dell'UE e promuovere l'innovazione basata sui dati. Rimuovere gli ostacoli al libero flusso dei dati non personali è anche una delle azioni fondamentali annunciate nella revisione intermedia della strategia per il mercato unico digitale.

Questa proposta integra le misure per costruire un'economia dei dati europea, contenute nella comunicazione presentata a gennaio 2017, in cui la Commissione si proponeva di promuovere il miglior uso possibile del potenziale dei dati digitali a vantaggio dell'economia e della società e valutava gli ostacoli alla libera circolazione dei dati e le altre sfide emergenti per l'economia europea dei dati.

Inoltre la proposta si fonda sul pacchetto di digitalizzazione dell'industria europea di aprile 2016, che comprendeva l'iniziativa europea per il cloud computing per una soluzione di cloud ad alta capacità per l'archiviazione, la condivisione e il riutilizzo dei dati scientifici. Si basa anche sulla revisione del quadro europeo di interoperabilità per una migliore collaborazione digitale tra le amministrazioni pubbliche in Europa.

Cogliere le opportunità digitali, compreso l'uso di tecnologie e servizi basati sui dati, è anche uno degli obiettivi della strategia di politica industriale globale presentata ieri.

Quali ulteriori misure sono allo studio della Commissione?

Per raccogliere le opinioni dei portatori di interesse sulle questioni emergenti relative all'economia dei dati – come l'accesso ai dati non personali nel contesto interaziendale e le nuove tecnologie, quali l'internet degli oggetti, la robotica avanzata e i sistemi autonomi – da gennaio ad aprile 2017 la Commissione ha organizzato una consultazione pubblica sulla costruzione di un'economia europea dei dati. Una relazione completa è stata pubblicata adesso per accompagnare il regolamento sul libero flusso di dati non personali.

Per quanto riguarda l'accesso interaziendale ai dati, molti portatori di interesse sono a favore di una maggiore condivisione dei dati. La maggior parte ritiene che in questo momento il quadro normativo non dovrebbe essere modificato ed è piuttosto a favore di misure non normative. La Commissione sta attualmente studiando come mettere in pratica tali risultati. In relazione al tema delle obbligazioni nel contesto delle tecnologie emergenti, prima di proporre azioni la Commissione continuerà a raccogliere elementi e a condurre indagini.

MEMO/17/3191

Bruxelles, 19 septembre 2017. Stato dell'Unione 2017: un quadro per il libero flusso dei dati non personali in Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Per sfruttare appieno il potenziale dell'economia dei dati nell'UE, la Commissione propone una nuova serie di norme per disciplinare il libero flusso di dati non personali nell'UE. Insieme alle disposizioni sui dati personali già in vigore, le nuove misure consentiranno l'archiviazione e l'elaborazione dei dati non personali in tutta l'Unione, per rafforzare la competitività delle imprese europee e per modernizzare i servizi pubblici nel quadro di un mercato unico europeo per i servizi di dati efficiente. L'abolizione delle restrizioni alla localizzazione dei dati è considerata, infatti, il fattore più importante per consentire all'economia dei dati di raddoppiare il proprio valore fino al 4% del PIL nel 2020.

Andrus Ansip, Vicepresidente responsabile per il Mercato unico digitale, ha dichiarato: "L'economia digitale europea è ancora profondamente spaccata lungo linee nazionali chiuse, il che impedisce una più ampia crescita digitale dell'Europa. La nostra proposta, insieme alle norme dell'UE sulla protezione dei dati personali, consentirà la libera circolazione di tutti i tipi di dati nel mercato unico. Grazie al libero flusso dei dati le PMI e le start-up potranno sviluppare nuovi servizi innovativi e accedere a nuovi mercati."

Mariya Gabriel, Commissaria responsabile per l'Economia e la società digitali, ha dichiarato: "Per garantire il successo dell'Europa nella nuova era dell'economia digitale, occorrono norme sulla circolazione dei dati solide e prevedibili. Con la crescente disponibilità di dati per l'innovazione basata sui dati, i cittadini e le imprese beneficeranno di prodotti e servizi migliori. L'abolizione degli ostacoli ai flussi transfrontalieri è essenziale per un'economia dei dati europea competitiva."

Libero flusso dei dati non personali

Un quadro chiaro, esauriente e prevedibile contribuirà a creare un mercato europeo per l'archiviazione e i servizi di elaborazione dei dati più integrato e competitivo. Il quadro propone:

  1. il principio del libero flusso transfrontaliero di dati non personali: gli Stati membri non possono più imporre alle organizzazioni di localizzare l'archiviazione o l'elaborazione dei dati all'interno dei propri confini. Le restrizioni saranno giustificate soltanto per motivi di pubblica sicurezza. Gli Stati Membri saranno tenuti a comunicare alla Commissione i requisiti già in vigore o nuovi in materia di localizzazione dei dati. Il libero flusso dei dati non personali renderà più facile e meno costoso per le imprese operare a livello transfrontaliero senza dover duplicare i sistemi informatici o salvare gli stessi dati in luoghi diversi;
  2. il principio della disponibilità dei dati per i controlli previsti dalla legge:le autorità competenti potranno esercitare i diritti di accesso ai dati indipendentemente dal luogo di archiviazione o elaborazione nell'UE. Il libero flusso dei dati non personali non pregiudicherà gli obblighi delle imprese e delle altre organizzazioni di fornire determinati dati per i controlli previsti dalla legge;
  3. l'elaborazione di codici di condotta a livello dell'UE per abolire gli ostacoli che impediscono di cambiare fornitore di servizi di archiviazione sul cloud o di ritrasferire i dati nei sistemi informatici degli utenti.

Vantaggi per le imprese e i cittadini

Le nuove norme aumenteranno la certezza giuridica e la fiducia delle imprese e delle organizzazioni. Apriranno inoltre la strada a un vero e proprio mercato unico dell'UE dell'archiviazione e dell'elaborazione dei dati, creando un settore europeo di servizi di cloud competitivo, sicuro e affidabile e riducendo i prezzi per gli utenti dei servizi di archiviazione ed elaborazione dei dati. Poiché l'obiettivo delle nuove norme è di accrescere la fiducia, le imprese dovrebbero ricorrere più frequentemente ai servizi di cloud ed entrare in nuovi mercati con maggiore sicurezza. Potranno inoltre spostare le proprie risorse informatiche interne nei luoghi più convenienti sotto il profilo dei costi. In ultima analisi si prevede una crescita aggiuntiva del PIL dell'UE pari a 8 miliardi di EUR all'anno.

Le nuove misure integrano la normativa in materia di protezione dei dati personali e rappresentano un ulteriore passo avanti verso un spazio comune dei dati veramente funzionale a livello europeo.

Contesto

L'abolizione degli ostacoli al libero flusso dei dati non personali è una delle azioni fondamentali annunciate nella revisione intermedia della strategia per il mercato unico digitale. La proposta integra le misure per "Costruire un'economia dei dati europea", contenute nella comunicazione presentata a gennaio 2017, e si basa anche sulla revisione del quadro europeo di interoperabilità per una migliore collaborazione digitale tra le amministrazioni pubbliche in Europa.

Nelle sue conclusioni di dicembre 2016, il Consiglio europeo ha invitato ad adottare misure sul libero flusso dei dati. Appelli analoghi sono venuti dalla presidenza estone del Consiglio dell'UE nel suo documento prospettico sulla libera circolazione dei dati, come pure dai deputati del Parlamento europeo.

Cogliere le opportunità digitali, compreso l'uso di tecnologie e servizi basati sui dati, è anche uno degli obiettivi della strategia di politica industriale globale presentata ieri.

Oggi la Commissione ha inoltre avviato una consultazione pubblica per valutare l'attuazione della direttiva sull'informazione del settore pubblico, che intende raccogliere opinioni su come migliorare l'accessibilità e il riutilizzo di dati pubblici e finanziati da fondi pubblici, nonché sull'accesso ai dati privati di interesse pubblico.

Per maggiori informazioni

Un quadro per il libero flusso dei dati non personali in Europa - domande e risposte

Scheda informativa: Libero flusso dei dati non personali

Scheda informativa: Costruire un'economia dei dati europea

Regolamento sul libero flusso di dati non personali

Consultazione pubblica sull'economia dei dati: relazione di sintesi

Mercato unico digitale: studio sulle restrizioni alla localizzazione dei dati

Comunicazione "Costruire un'economia dei dati europea" di gennaio 2017

Comunicazione "Revisione intermedia dell'attuazione della strategia per il mercato unico digitale" di maggio 2017

#DataEconomy #freeflowofdata #dataflows #EUdataFF

IP/17/3190

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 19 septembre 2017. Stato dell'Unione 2017 - Cibersicurezza: la Commissione intensifica la risposta dell'UE ai ciberattacchi

Il 13 settembre, nel discorso annuale sullo stato dell'Unione, il presidente Jean-Claude Juncker ha dichiarato: "Nel corso degli ultimi tre anni abbiamo fatto passi avanti nel preservare l'incolumità dei cittadini europei online. Ma l'Europa non è ancora ben attrezzata per difendersi dai ciberattacchi. Per aiutarci a difenderci, la Commissione propone oggi nuovi strumenti, tra cui un'agenzia europea per la cibersicurezza."

Gli europei ripongono grande fiducia nelle tecnologie digitali che offrono ai cittadini nuove opportunità di connessione, favoriscono la diffusione delle informazioni e costituiscono la spina dorsale dell'economia europea. Tuttavia, le tecnologie digitali espongono anche a nuovi rischi, in quanto soggetti statali e non statali cercano sempre più spesso di sottrarre dati, commettere frodi o addirittura destabilizzare governi. L'anno scorso si sono verificati più di 4 000 attacchi con ransomware al giorno e l'80% delle imprese europee ha subito almeno un incidente di cibersicurezza. Solo negli ultimi quattro anni l'impatto economico della cibercriminalità si è quintuplicato.

Per dotare l'Europa degli strumenti giusti per affrontare i ciberattacchi, la Commissione europea e l'Alta rappresentante propongono un ampio pacchetto di misure per rafforzare la cibersicurezza nell'UE, che comprende la proposta di un'agenzia dell'Unione europea per la cibersicurezza, intesa ad assistere gli Stati membri in caso di ciberattacco e un nuovo sistema europeo di certificazione per garantire la sicurezza dei prodotti e dei servizi nel mondo digitale.

L'Alta rappresentante/Vicepresidente Federica Mogherini ha dichiarato: "L'UE perseguirà una politica internazionale in questo settore, promuovendo un ciberspazio aperto, libero e sicuro; sosterrà gli sforzi volti a sviluppare norme di comportamento responsabile da parte degli Stati e applicherà norme di diritto internazionale e misure volte a rafforzare la fiducia nella cibersicurezza."

Andrus Ansip, Vicepresidente responsabile per il Mercato unico digitale, ha dichiarato: "Nessun paese può affrontare da solo le sfide in materia di cibersicurezza. Le nostre iniziative rafforzano la cooperazione in modo che i paesi dell'UE possano trovare insieme una soluzione. Proponiamo anche nuove misure volte a stimolare gli investimenti nell'innovazione e a promuovere l'igiene cibernetica."

Julian King, Commissario dell'Unione europea responsabile per l'Unione della sicurezza, ha dichiarato: "Dobbiamo lavorare insieme per sviluppare la nostra resilienza, guidare l'innovazione tecnologica, irrobustire la deterrenza, rafforzare la tracciabilità e la responsabilità e sfruttare la cooperazione internazionale per promuovere la nostra cibersicurezza collettiva."

Mariya Gabriel, Commissaria responsabile per l'Economia e la società digitali, ha dichiarato: "Dobbiamo rafforzare la fiducia dei cittadini e delle imprese nel mondo digitale, soprattutto in un momento in cui i ciberattacchi su vasta scala sono sempre più frequenti. Standard di cibersicurezza elevati devono diventare il nuovo vantaggio competitivo delle nostre imprese."

Con i recenti attacchi con ransomware, il drastico aumento delle attività criminali nel ciberspazio, l'uso crescente di strumenti cibernetici da parte dei soggetti statali per raggiungere obiettivi geopolitici e la diversificazione degli incidenti di cibersicurezza, l'UE deve rafforzare la resilienza ai ciberattacchi, creare un'efficace deterrenza nell'UE e stabilire norme di diritto penale per proteggere meglio i cittadini, le imprese e le istituzioni pubbliche. È di questo che si occupa il pacchetto sulla cibersicurezza adottato oggi.

Rafforzare la resilienza dell'UE: una forte agenzia dell'UE per la cibersicurezza

Un'agenzia dell'UE per la cibersicurezza: sulla base dell'esperienza dell'attuale Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA), l'agenzia avrà il mandato permanente di assistere gli Stati membri nel prevenire i ciberattacchi e rispondere agli stessi in modo efficace. L'agenzia migliorerà la capacità di reazione dell'Unione organizzando ogni anno esercitazioni paneuropee di cibersicurezza e garantendo una migliore condivisione delle conoscenze e delle attività d'intelligence sulle minacce mediante la creazione di centri di condivisione e analisi delle informazioni. Essa contribuirà all'attuazione della direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi di informazione che prevede obblighi di segnalazione alle autorità nazionali in caso di incidenti gravi.

L'agenzia per la cibersicurezza contribuirebbe altresì a istituire e attuare il quadro di certificazione paneuropeo che la Commissione propone per garantire che i prodotti e i servizi siano sicuri sotto il profilo cibernetico. Proprio come le etichette alimentari dell'UE, grazie alle quali i consumatori possono fidarsi di ciò che mangiano, i nuovi certificati europei di cibersicurezza garantiranno l'affidabilità di miliardi di dispositivi ("internet degli oggetti") che oggi fanno funzionare le infrastrutture critiche, quali le reti energetiche e di trasporto, ma anche di nuovi dispositivi di largo consumo, come ad esempio le automobili connesse. I certificati di cibersicurezza saranno riconosciuti in tutti gli Stati membri, contribuendo in tal modo a ridurre gli oneri amministrativi e i costi per le imprese [1].

Rafforzare la capacità di cibersicurezza dell'UE

È nell'interesse strategico dell'UE assicurare che gli strumenti tecnologici per la cibersicurezza siano sviluppati in modo tale da consentire all'economia digitale di prosperare, proteggendo nel contempo la nostra sicurezza, la nostra società e la nostra democrazia. Occorre anche assicurare la protezione di hardware e software critici. Per rafforzare la capacità di cibersicurezza dell'UE, la Commissione e l'Alta rappresentante propongono:

  • un centro europeo per la ricerca e le competenze in materia di cibersicurezza (da istituire nel corso del 2018) che, collaborando con gli Stati membri, contribuirà a sviluppare e diffondere gli strumenti e la tecnologia necessari per far fronte alle mutevoli minacce e a garantirci mezzi di difesa altrettanto avanzati delle armi dei cibercriminali. Il centro integrerà gli sforzi di sviluppo delle capacità in questo settore a livello nazionale e dell'UE;
  • un programma che delinea le modalità di risposta dell'Europa e degli Stati membri a livello operativo, in modo rapido e concertato, ai ciberattacchi su vasta scala. La procedura proposta è illustrata in una raccomandazione adottata la settimana scorsa. invita anche gli Stati membri e le istituzioni dell'UE a istituire un quadro dell'UE di risposta alle crisi di cibersicurezza per rendere operativo il programma. Quest'ultimo sarà testato regolarmente nel quadro di esercizi di gestione delle crisi connesse alla cibersicurezza e di altro genere;
  • maggiore solidarietà: in futuro potrebbe essere presa in considerazione la possibilità di istituire un Fondo di risposta alle emergenze cibernetiche per gli Stati membri che avranno attuato in modo responsabile tutte le misure di cibersicurezza imposte dalla normativa dell'UE. Il fondo potrebbe fornire un sostegno di emergenza per aiutare gli Stati membri, sul modello di funzionamento del meccanismo di protezione civile dell'UE in caso di incendi o calamità naturali;
  • maggiori capacità di ciberdifesa: gli Stati membri sono invitati a includere la ciberdifesa nel quadro della cooperazione strutturata permanente (PESCO) e del Fondo europeo per la difesa, a sostegno dei progetti di ciberdifesa. Il centro europeo di competenza e di ricerca sulla cibersicurezza potrebbe essere ulteriormente sviluppato integrando anche questa dimensione. Per colmare le lacune nelle competenze in materia di ciberdifesa, nel 2018 l'UE creerà una piattaforma per l'istruzione e la formazione in materia di ciberdifesa. L'UE e la NATO promuoveranno insieme la ricerca in materia di ciberdifesa e la cooperazione per l'innovazione. Sarà rafforzata la cooperazione con la NATO, in particolare la partecipazione ad esercitazioni parallele e coordinate;
  • una cooperazione internazionale rafforzata: l'UE rafforzerà la sua risposta ai ciberattacchi tramite l'attuazione del quadro per una risposta diplomatica comune dell'UE alle attività informatiche dolose, a sostegno di un quadro strategico per la prevenzione dei conflitti e la stabilità nel ciberspazio. Tale intervento sarà associato a nuove iniziative di sviluppo della capacità cibernetica per aiutare i paesi terzi ad affrontare le ciberminacce.

Creare una risposta efficace di diritto penale

Per ottenere un reale disincentivo alla perpetrazione di reati, è fondamentale una risposta delle autorità di contrasto più efficace, incentrata sull'individuazione, la tracciabilità e il perseguimento dei cibercriminali. La Commissione propone pertanto di rafforzare l'effetto deterrente mediante nuove misure di lotta contro la frode e la falsificazione di mezzi di pagamento diversi dai contanti.

La direttiva proposta rafforzerà la capacità delle autorità di contrasto di lottare contro questa forma di criminalità estendendo la portata dei reati connessi contro i sistemi di informazione a tutte le operazioni di pagamento, comprese le operazioni tramite valute virtuali. La direttiva introdurrà inoltre norme comuni sul livello delle sanzioni e preciserà l'ambito della giurisdizione degli Stati membri su tali reati.

Per intensificare l'efficacia delle indagini e del perseguimento dei reati favoriti dall'uso del ciberspazio, all'inizio del 2018 la Commissione presenterà anche proposte intese a facilitare l'accesso transfrontaliero al materiale probatorio digitale. Inoltre, la Commissione presenterà entro ottobre le sue riflessioni sul ruolo della cifratura nelle indagini penali.

Contesto

Dati recenti mostrano che le minacce digitali stanno rapidamente evolvendo e che il pubblico percepisce i reati cibernetici come una minaccia importate: le ricerche suggeriscono che, mentre dal 2015 gli attacchi con ransomware sono aumentati del 300%, l'impatto economico della cibercriminalità è aumentato di cinque volte tra il 2013 e il 2017, e potrebbe aumentare ulteriormente di un fattore quattro entro il 2019. L'87% degli europei ritiene che la cibercriminalità rappresenti un problema significativo per la sicurezza interna dell'UE.

L'Agenda europea sulla sicurezza e la revisione intermedia dell'attuazione della strategia per il mercato unico digitale orientano le attività della Commissione in questo settore, definendo le principali azioni per rafforzare la cibersicurezza. Le misure proposte oggi integrano le norme già vigenti e colmano le lacune createsi con l'evolversi delle minacce dopo l'adozione della strategia dell'UE per la cibersicurezza del 2013, tenendo fede alla priorità fondamentale di sostenere gli Stati membri nel garantire la sicurezza interna nell'ambito della dichiarazione e tabella di marcia di Bratislava.

Per ulteriori informazioni

Domande e risposte - Stato dell'Unione 2017 - Cibersicurezza: la Commissione intensifica la sua risposta ai ciberattacchi

Scheda informativa sulle proposte in materia di cibersicurezza

Scheda informativa sull'agenzia dell'UE per la cibersicurezza

Scheda informativa sulla lotta contro le frodi e le falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti

Documenti adottati il 13 settembre

[1] I costi per la certificazione dei contatori intelligenti nel Regno Unito e in Francia, ad esempio, sono pari a circa 150 000 EUR.

IP/17/3193

Bruxelles, 18 septembre 2017

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Il 13 settembre, nel suo discorso annuale sullo stato dell'Unione, il presidente Jean-Claude Juncker ha dichiarato: "Voglio rendere la nostra industria più forte e più competitiva. La nuova strategia di politica industriale presentata oggi intende aiutare le nostre industrie a rimanere o diventare leader mondiali dell'innovazione, della digitalizzazione e della decarbonizzazione."

La nuova strategia di politica industriale dell'UE riunisce tutte le iniziative orizzontali e settoriali, siano esse esistenti o nuove, in una strategia industriale globale. La strategia chiarisce i compiti che dovranno assolvere tutti i soggetti coinvolti e istituisce occasioni di incontro - una Giornata annuale dell'industria, la cui prima edizione si è tenuta nel febbraio 2017, e una Tavola rotonda industriale ad alto livello - che consentiranno in particolare all'industria e alla società civile di orientare in futuro le azioni di politica industriale.

Jyrki Katainen, Vicepresidente responsabile per l'Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: Accettando i cambiamenti tecnologici, convertendo gli investimenti per la ricerca in idee imprenditoriali innovative e continuando ad agire da precursori nella creazione dell'economia circolare e a basse emissioni di carbonio creeremo le premesse per un'industria europea intelligente, innovativa e sostenibile."

Elżbieta Bieńkowska, Commissaria per il Mercato interno, l'industria, l'imprenditoria e le PMI, ha aggiunto: "Numerose industrie europee si trovano ad una svolta. Al giorno d'oggi parlare di politica industriale vuol dire rendere le nostre industrie in grado di concretizzare la crescita sostenibile e creare occupazione per le nostre regioni e i nostri cittadini.

I principali elementi salienti della strategia di politica industriale dell'UE comprendono:

  • un pacchetto globale teso a rafforzare la cibersicurezza della nostra industria,nel quale rientrano la creazione di un Centro europeo per la ricerca e le competenze in materia di cibersicurezza, al fine di sostenere lo sviluppo di capacità tecnologiche e industriali nel campo della cibersicurezza, nonché un sistema di certificazione europeo per i prodotti e i servizi, riconosciuto in tutti gli Stati membri (adottato il 13 settembre 2017);
  • una proposta di regolamento sul libero flusso dei dati non personali, che permetterà la libera circolazione dei dati attraverso le frontiere, contribuendo a modernizzare l'industria e creare un vero e proprio spazio comune europeo dei dati (adottata il 13 settembre 2017);
  • una nuova serie di azioni riguardanti l'economia circolare, tra le quali una strategia sulla plastica, e misure volte a migliorare la produzione di risorse biologiche rinnovabili e la loro conversione in bioprodotti e bioenergia (autunno 2017);
  • un insieme di iniziative tese a modernizzare il quadro per la proprietà intellettuale, tra le quali una relazione sul funzionamento della direttiva sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale e una comunicazione relativa a un quadro europeo equilibrato, chiaro e prevedibile di concessione di licenze per i brevetti essenziali (autunno 2017);
  • un'iniziativa per migliorare il funzionamento degli appalti pubblici nell'UE, comprendente un meccanismo volontario finalizzato a fornire chiarimenti e orientamenti alle autorità che pianificano grandi progetti infrastrutturali (autunno 2017);
  • l'ampliamento dell'agenda per le competenze a nuovi settori industriali fondamentali, quali l'edilizia, la siderurgia, l'industria cartaria, le tecnologie verdi e l'energia rinnovabile, l'industria manufatturiera e il trasporto marittimo (autunno 2017);
  • una strategia sulla sostenibilità finanziaria al fine di orientare meglio i flussi di capitale privato verso investimenti più sostenibili (inizio 2018);
  • iniziative per una politica commerciale equilibrata e innovativa e un quadro europeo per il controllo degli investimenti esteri diretti che possono costituire una minaccia alla sicurezza o all'ordine pubblico (adottato il 13 settembre 2017);
  • un elenco riveduto delle materie prime critiche, mediante il quale la Commissione continuerà a dare il proprio sostegno affinché all'industria manifatturiera dell'UE sia garantita la fornitura sicura, sostenibile ed economicamente accessibile di tali materie prime (adottato il 13 settembre 2017);
  • nuove proposte in materia di mobilità pulita, competitiva e interconnessa, comprendenti standard più severi in materia di emissioni di CO2 di autovetture e furgoni, un piano d'azione sulle infrastrutture per i carburanti alternativi, volto a sostenere lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica, e interventi per promuovere la guida autonoma (autunno 2017).

L'attuazione pratica di questa strategia olistica è una responsabilità condivisa. Il suo successo dipenderà dall'impegno e dalla cooperazione delle istituzioni dell'UE, degli Stati membri, delle regioni e, in misura ancora maggiore, dalla partecipazione attiva dell'industria stessa.

Contesto

L'industria europea è solida e ha conservato una posizione dominante sui mercati mondiali. Rappresenta i due terzi delle esportazioni dell'UE e impiega 32 milioni di lavoratori, oltre ad aver creato 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro dal 2013 ad oggi. Perché l'industria possa mantenere e rafforzare il suo vantaggio concorrenziale occorre tuttavia uno sforzo di modernizzazione, ed è per questo che essa è al centro delle priorità politiche della Commissione Juncker. Tutte le politiche della Commissione sono disegnate per consentire all'industria di creare occupazione e sviluppare la competitività europea, per promuovere gli investimenti e l'innovazione nelle tecnologie digitali e pulite e per tutelare le regioni e i lavoratori europei più vulnerabili ai mutamenti industriali.

Le nuove tecnologie di produzione stanno trasformando il paesaggio industriale europeo e svolgono un ruolo di crescente importanza nel determinare la capacità concorrenziale delle imprese europee sulla scena mondiale. Queste creeranno occupazione attraverso diversi canali e quelle più produttive potranno rivelarsi vantaggiose per l'economia in generale ed eventualmente esercitare effetti più incisivi sulla natura e la disponibilità del lavoro. Il futuro dell'industria europea dipenderà dalla sua capacità di adattamento continuo e di innovazione investendo nelle nuove tecnologie e accettando i cambiamenti prodotti dall'incremento della digitalizzazione e dalla transizione verso un'economia circolare e a basse emissioni di carbonio. Al tempo stesso la concorrenza a livello mondiale è più accesa che in passato e i vantaggi derivanti dalla globalizzazione e dal progresso tecnologico sono distribuiti in maniera disomogenea nelle nostre società. La Commissione Juncker intende affrontare questa situazione.

Nei suoi Orientamenti politici, il Presidente Juncker ha sottolineato l'importanza, per il futuro dell'economia europea, di un'industria forte e altamente efficiente. Da allora la creazione di occupazione e di crescita attraverso l'innovazione e gli investimenti è stata al centro delle iniziative fondamentali della Commissione. Il piano Juncker (piano europeo per gli investimenti) e l'Unione dei mercati dei capitali contribuiscono a mobilitare risorse per incoraggiare la ripresa economica; il sostegno dell'UE all'innovazione aiuta l'industria e in particolare le PMI ad agire sfruttando i propri punti forti; l'Europa è in prima fila nella corsa mondiale verso l'economia circolare e a basse emissioni di carbonio grazie alle sue iniziative in materia di economia circolare, energia pulita ed economia a basse emissioni di carbonio, mentre le tecnologie abilitanti fondamentali aiutano l'industria a competere a livello mondiale; la strategia per il mercato unico digitale, corredata della strategia per la digitalizzazione dell'industria, e il piano d'azione "5G per l'Europa" aiutano le imprese a trarre profitto dai nuovi sviluppi e creare un'economia dei dati che funzioni correttamente; la strategia per il mercato unico conferisce all'industria la possibilità di accedere a un mercato di 500 milioni di consumatori e costituire catene del valore in assenza di dogane o barriere tecniche; infine la nuova agenda per le competenze per l'Europa contribuisce a dotare di migliori competenze i lavoratori che costituiscono l'ossatura della nostra industria.

Queste politiche orizzontali riguardanti tutti i settori sono integrate da una serie di politiche specifiche destinate a settori strategici, segnatamente: una strategia spaziale, volta a sviluppare ulteriormente l'industria spaziale europea, già forte e competitiva; una proposta per il Fondo europeo della difesa, che fungerà da catalizzatore per un'industria europea della difesa forte e innovativa; nonché un'ampia varietà di iniziative a favore di un'industria automobilistica pulita, sostenibile e competitiva (tra le quali l'iniziativa L'Europa in movimento, le azioni per ridurre l'inquinamento atmosferico causato dai veicoli e l'azione GEAR2030) e una comunicazione sull'acciaio finalizzata ad assicurare che l'industria siderurgica europea possa competere lealmente sui mercati mondiali. 

 

Per ulteriori informazioni

IP/17/3185

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 27 luglio 2017. La nona relazione sui progressi dell'Unione sulla sicurezza, pubblicata oggi, evidenzia le recenti iniziative volte a prevenire il finanziamento del terrorismo attraverso il traffico illecito di beni culturali e a migliorare l'interoperabilità dei sistemi d'informazione dell'Unione europea.

Basandosi su una valutazione complessiva della politica di sicurezza dell'UE a decorrere dal 2001, la relazione sottolinea le lacune e sfide cui è necessario far fronte. L'attuazione incompleta delle politiche in vigore resta un problema irrisolto, come anche l'evoluzione delle minacce (radicalizzazione, criminalità informatica): nell'insieme, questi elementi potrebbero richiedere modifiche degli strumenti in vigore.

Dimitris Avramopoulos, Commissario responsabile per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: «Nell'attuale contesto di sicurezza in rapido cambiamento è necessario intensificare gli sforzi per ottenere risultati su tutti gli elementi essenziali e accelerare i lavori per pervenire ad un' autentica ed effettiva Unione della sicurezza. La frammentazione ci rende tutti vulnerabili; l'unità e la fiducia, grazie ad una cooperazione più intensa e ad un più agevole scambio di informazioni tra Stati membri, sono l'unico modo che permette all'UE di apportare un concreto valore aggiunto e dare sicurezza ai cittadini europei.»

Julian King, Commissario per l'Unione della sicurezza, ha dichiarato: «La valutazione complessiva risponde all'impegno, che ho preso dinanzi al Parlamento europeo, di procedere a una revisione approfondita della politica di sicurezza dell'UE, la prima in 16 anni. Gli insegnamenti da trarre sono importanti, non ultima la necessità di una maggiore agilità nel reagire ad uno scenario di minacce in continua evoluzione. Avremo occasione di discuterne con il Parlamento in settembre.»

Progressi costanti sui fascicoli fondamentali

Negli ultimi mesi i progressi sono stati costanti, in particolare con le nuove norme proposte nel luglio 2017 sul traffico di beni culturali, ed è stato raggiunto un accordo su un nuovo sistema di ingressi/uscite per registrare i dati di ingresso e uscita dei cittadini di paesi terzi che attraversano le frontiere esterne dell'UE.

Si sono intensificati i lavori sulla lotta alla radicalizzazione su Internet grazie ad un piano d'azione che prevede nuove misure intese ad individuare e rimuovere i contenuti illegali di stampo terroristico online.

In una rinnovata attenzione per la protezione degli obiettivi non strategici le forze speciali belga e olandese hanno simulato attacchi terroristici sincronizzati in scuole pubbliche. Sostenuta dalla Commissione, l'esercitazione ha fornito preziosi insegnamenti sulla preparazione di fronte ad una crisi.

Affrontare le sfide e colmare le lacune nella politica di sicurezza

La relazione odierna ripercorre 15 anni di politica di sicurezza dell'UE: la valutazione è positiva e conferma la pertinenza dei principali strumenti di tale politica, ma ne rileva anche le sfide e lacune, tra cui la necessità di adattare le politiche e gli strumenti a disposizione per rispondere alla minaccia in continua evoluzione che il terrorismo rappresenta, come si sottolinea anche nelle conclusioni del Consiglio europeo del 22-23 giugno 2017 e nel piano d'azione del G20 sulla lotta al terrorismo del 7 luglio 2017.

Per far fronte alle sfide e lacune la Commissione continuerà ad intervenire a vari livelli:

  • sostenere la piena attuazione delle misure dell'UE: la Commissione continuerà a sostenere gli Stati membri nell'attuazione della normativa UE, ad esempio la direttiva UE sul codice di prenotazione (PNR), che deve essere completata entro il 25 maggio 2018, e il quadro di Prüm per lo scambio di dati sul DNA, sulle impronte digitali e sull'immatricolazione dei veicoli;
  • ridurre la complessità degli strumenti dell'UE e rafforzare l'interoperabilità: l'accordo sul sistema di ingressi/uscite è un passo importante verso la piena interoperabilità dei sistemi di informazione dell'UE entro il 2020; la Commissione s'impegnerà con il Parlamento europeo e il Consiglio per accelerare i lavori sulle proposte intese a rafforzare il sistema d'informazione Schengen e le banche dati di EURODAC e di ECRIS;
  • sviluppare capacità grazie alla condivisione delle risorse sulla scia del successo dell'approccio di rete già impiegato in settori come il traffico di droga e la sicurezza dei trasporti, la Commissione si adoprerà per una maggiore condivisione delle competenze unionali sulla sicurezza, in particolare laddove i singoli Stati membri non dispongano di competenze specifiche o di risorse in settori come la cibersicurezza e le sostanze chimiche, biologiche, radiologiche o nucleari;
  • affrontare le minacce in continua evoluzione: benché il quadro legislativo dell'UE abbia dimostrato la propria utilità, la Commissione esamina continuamente le necessità di adeguamenti, per esempio tramite un nuovo gruppo di esperti ad alto livello sulla radicalizzazione. Uno dei principali settori di attività nei prossimi mesi sarà la revisione della strategia dell'Unione per la cibersicurezza, in modo da fornire una risposta aggiornata ed efficace alla crescente minaccia della criminalità informatica. La nuova commissione speciale del Parlamento europeo sul terrorismo sarà un'ulteriore occasione per discutere delle possibilità di adattare le misure unionali sull'antiterrorismo alle minacce in continua evoluzione.

Contesto

La sicurezza è una priorità politica dall'inizio del mandato della Commissione Juncker – dagli orientamenti politici del presidente del luglio 2014 fino all'ultimo discorso sullo stato dell'Unione del 14 settembre 2016.

L'agenda europea sulla sicurezza orienta le attività della Commissione in questo settore definendo i principali interventi intesi ad assicurare una risposta efficace dell'UE al terrorismo e alle minacce alla sicurezza, in altri termini: lotta alla radicalizzazione, rafforzamento della sicurezza informatica, blocco delle fonti di finanziamento del terrorismo e miglioramento dello scambio di informazioni. Nel periodo intercorso dall'adozione l'Agenda ha registrato notevoli progressi nell'attuazione e ha aperto la strada verso un'Unione della sicurezza autentica ed effettiva. I progressi realizzati sono descritti nelle relazioni che la Commissione pubblica periodicamente.

La valutazione complessiva, allegata alla relazione odierna, si basa sull'analisi interna dei servizi della Commissione, su indagini svolte con le autorità degli Stati membri e le agenzie dell'UE e sul dialogo inclusivo con un ampio spettro di portatori d'interessi, tra cui il Parlamento europeo, i parlamenti nazionali, la società civile, i gruppi di riflessione, il mondo accademico e i rappresentanti dell'industria.

La Commissione presenterà la valutazione al Parlamento europeo e al Consiglio invitandoli ad avviare un dialogo per valutarne i risultati.

Per ulteriori informazioni

Comunicazione: Nona relazione sui progressi compiuti verso un'Unione della sicurezza

Allegato: Documento di lavoro dei servizi della Commissione — Valutazione globale della politica di sicurezza dell'UE

Allegato (2): Documento di lavoro dei servizi della Commissione — Valutazione globale della politica di sicurezza dell'UE

Comunicazione: Agenda europea sulla sicurezza

Scheda informativa: Un'Europa che protegge

Scheda informativa: Un'agenda europea sulla sicurezza – stato dei lavori

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha sottoscritto un prestito di 29 milioni di EUR con Ospedal Grando S.p.A. al fine di sostenere la progettazione, la costruzione e la messa in funzione della nuova Cittadella della Salute presso l'ospedale Ca' Foncello di Treviso. Ospedal Grando opererà nell'ambito di una concessione della durata di 41 anni, concordata con l'autorità sanitaria locale, Azienda Unità Locale Socio Sanitaria (AULSS) n. 2 Marca Trevigiana.

L'accordo è stato reso possibile grazie al sostegno del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS). Il FEIS è il pilastro centrale del Piano di investimenti per l'Europa della Commissione europea, il cosiddetto "Piano Juncker".

Il contratto di prestito finanzierà la ristrutturazione di alcuni edifici esistenti e la costruzione di nuove strutture, fra cui un centro medico potenziato con circa 1 000 posti letto e nuove unità di ricerca e logistiche. Gli edifici nuovi e ristrutturati saranno conformi alle più recenti prescrizioni normative strutturali di sicurezza e antisismiche, nonché a più elevati standard di efficienza energetica, in modo da consentire risparmi energetici e riduzioni delle emissioni di CO2.

Il prestito sottoscritto oggi sarà integrato da un secondo prestito di 39 milioni di EUR a favore della AULSS, che dovrebbe essere sottoscritto domani, per il finanziamento di una parte delle sovvenzioni pubbliche destinate al progetto. In tal modo, il sostegno complessivo della BEI al nuovo progetto della Cittadella della Salute ammonta a 68 milioni di EUR. Inoltre, è la prima volta che i vantaggi finanziari derivanti dal basso costo dei finanziamenti della BEI rispetto ad altri finanziatori vanno a favore di iniziative di impatto sociale.

Il Vicepresidente della BEI Dario Scannapieco ha dichiarato: “Il prestito che abbiamo sottoscritto oggi testimonia il forte impegno della BEI e del piano di investimenti per l'Europa a favore del miglioramento delle infrastrutture sociali in Italia. Migliaia di persone nella Regione Veneto beneficeranno di terapie e di infrastrutture mediche all'avanguardia e di ridotti tempi di attesa”.

Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione europea e Commissario responsabile per l'Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: "La costruzione di strutture mediche e di ospedali moderni e all'avanguardia richiede importanti investimenti. Il Fondo europeo per gli investimenti strategici sta svolgendo un ruolo importante e sempre più rilevante nel facilitare gli investimenti nel settore sociale. Questo contratto dimostra che il piano di investimenti può offrire un dividendo sociale, favorendo direttamente i cittadini di Treviso e dando impulso, nel contempo, anche all'occupazione e alla crescita in Europa".

Andrea Rockstuhl, responsabile per l'Italia e l'Europa continentale di Lendlease, principale sponsor di Ospedal Grando S.p.A., ha dichiarato: “Ospedal Grando ha rappresentato un'occasione unica per valutare i principi degli investimenti ad impatto in un progetto infrastrutturale su vasta scala. In collaborazione con la BEI, Lendlease ha potuto ottimizzare il finanziamento del progetto in modo da generare 1,8 milioni di EUR di risparmi, che sono stati interamente impegnati nella capitalizzazione di un nuovo fondo ad impatto destinato agli investimenti in soluzioni innovative nei campi della ricerca e della salute, a tutto vantaggio della comunità.”

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 26 luglio 2017. Oggi la Commissione europea ha inviato un parere motivato alla Repubblica ceca, all'Ungheria e alla Polonia per inadempimento degli obblighi giuridici in materia di ricollocazione.

Nonostante i ripetuti inviti ad agire e l'avvio, lo scorso mese, di procedure di infrazione da parte della Commissione, i tre paesi continuano a violare i loro obblighi giuridici e trascurano gli impegni assunti nei confronti della Grecia, dell'Italia e di altri Stati membri.

Il 15 giugno 2017 la Commissione ha avviato procedure di infrazione contro la Repubblica ceca, l'Ungheria e la Polonia tramite l'invio di una lettera di costituzione in mora. Le risposte fornite non sono risultate soddisfacenti in quanto non indicavano che tali paesi avrebbero rapidamente iniziato le ricollocazioni nel loro territorio. Nessuno degli argomenti fatti valere — che si tratti della causa in corso contro il Consiglio, che non ha effetto sospensivo, della solidarietà mostrata con altri mezzi oppure delle difficoltà nell'effettuare i controlli di sicurezza — giustificano il mancato impegno a mettere a disposizione posti. Per questo motivo la Commissione ha deciso di passare alla fase successiva della procedura di infrazione. 

Le decisioni del Consiglio impongono agli Stati membri di impegnarsi a mettere a disposizione posti per la ricollocazione ogni tre mesi al fine di garantire una procedura di ricollocazione rapida e ordinata. L'Ungheria non ha ricollocato nessuno da quando è stato avviato il meccanismo di ricollocazione mentre la Polonia non ha effettuato alcuna ricollocazione né preso alcun impegno dal dicembre 2015. La Repubblica ceca, dal canto suo, non ha effettuato alcuna ricollocazione dall'agosto 2016 e non ha assunto nuovi impegni da oltre un anno.

Prossime tappe

Il parere motivato costituisce la seconda fase della procedura di infrazione e consiste in una richiesta formale di conformarsi al diritto dell'UE, con l'invito agli Stati membri interessati a comunicare alla Commissione, entro un determinato periodo, le misure prese a tal fine. Poiché le decisioni del Consiglio sulla ricollocazione sono state adottate in risposta a una situazione di emergenza e alla luce dei ripetuti solleciti ai tre Stati membri, le autorità della Repubblica ceca, dell'Ungheria e della Polonia devono rispondere al parere motivato entro un mese, anziché entro il consueto termine di due mesi. Se non rispondono o se le osservazioni presentate nella risposta non sono soddisfacenti, la Commissione può decidere di passare alla fase successiva della procedura di infrazione e adire la Corte di giustizia dell'Unione europea.

Contesto

Con il meccanismo temporaneo di ricollocazione di emergenza, istituito nel settembre 2015 da due decisioni del Consiglio, gli Stati membri si sono impegnati a ricollocare le persone bisognose di protezione internazionale dall'Italia e dalla Grecia.

La Commissione riferisce periodicamente sull'attuazione delle due decisioni del Consiglio tramite le relazioni periodiche sulla ricollocazione e il reinsediamento, che usa per chiedere di intraprendere le misure necessarie. Come indicato nell'odierna 14ª relazione sulla ricollocazione e il reinsediamento, il ritmo della ricollocazione è notevolmente aumentato nel 2017 e dal novembre 2016 il numero di trasferimenti è salito a oltre 1 000 al mese, con un nuovo record di oltre 3 000 trasferimenti nel giugno 2017. Al 26 luglio il numero totale di ricollocazioni è pari a 24 676 (16 803 dalla Grecia e 7 873 dall'Italia).

Considerato che la maggior parte degli Stati membri assume impegni e procede alle ricollocazioni regolarmente, il trasferimento entro settembre 2017 di tutte le persone ammissibili è perfettamente realizzabile se il ritmo delle ricollocazioni viene mantenuto per la Grecia e intensificato per l'Italia. In questa fase finale è di fondamentale importanza che gli Stati membri accelerino la ricollocazione e assumano abbastanza impegni da creare una riserva di posti sufficientemente grande per ricollocare tutti i richiedenti ammissibili, compresi quelli che si prevede arriveranno entro il 26 settembre. In ogni caso l'obbligo giuridico di ricollocazione per gli Stati membri non terminerà dopo settembre: le decisioni del Consiglio sulla ricollocazione sono applicabili a tutti coloro che arrivano in Grecia o in Italia fino al 17 settembre o al 26 settembre 2017 rispettivamente e i richiedenti ammissibili dovranno quindi essere ricollocati in tempi ragionevoli. 

 

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 26 luglio 2017. La Commissione ha adottato in data odierna la quattordicesima relazione sui progressi compiuti in materia di ricollocazione dei richiedenti asilo all'interno dell'UE e di reinsediamento dei rifugiati provenienti da paesi terzi.

Il livello record di ricollocazioni registrato a giugno (oltre 2 000 persone rilocalizzate dalla Grecia e quasi 1 000 dall'Italia) e il fatto che la quasi totalità degli Stati membri abbia assunto impegni e proceda a regolari ricollocazioni fanno sperare che entro settembre sarà possibile ricollocare tutte le persone ammissibili. Tuttavia, sono necessari maggiori sforzi per accelerare i trasferimenti dall'Italia, soprattutto alla luce dell'attuale situazione nel Mediterraneo centrale. Nel frattempo si continuano a registrare buoni progressi in materia di reinsediamento e la Commissione ha lanciato un nuovo sistema di impegni per il reinsediamento delle persone più vulnerabili da Libia, Egitto, Niger, Etiopia e Sudan, in parallelo ai reinsediamenti dalla Turchia.

Dimitris Avramopoulos, Commissario UE responsabile per la Migrazione, ha dichiarato: "I risultati conseguiti finora dimostrano chiaramente che, se esiste la volontà politica, il sistema di ricollocazione funziona. Ora c'è bisogno di un ultimo sforzo per realizzare il nostro comune obiettivo di ricollocare entro settembre la maggior parte di tutti i richiedenti asilo ammissibili presenti sul territorio greco e italiano. L'Italia in particolare è soggetta a enormi pressioni, per cui esorto tutti gli Stati membri a intensificare gli sforzi di ricollocazione da questo paese. L'UE non lascerà soli i paesi con una frontiera esterna e la Commissione continuerà ad assicurare il rispetto degli obblighi giuridici assunti in materia di ricollocazione da parte di tutti gli Stati membri."

Parallelamente, la Commissione passa oggi alla fase successiva nelle procedure di infrazione contro Repubblica cecaUngheria e Polonia per inadempimento dei loro obblighi giuridici in materia di ricollocazione (cfr. il comunicato stampa).

 

Ricollocazione

Il ritmo delle ricollocazioni ha continuato a crescere negli ultimi mesi: dal novembre 2016 vi sono stati oltre 1 000 trasferimenti al mese e nel giugno 2017 è stato raggiunto un nuovo record con più di 3 000 trasferimenti mensili. Al 24 luglio il numero totale di ricollocazioni era pari a 24 676 (16 803 dalla Grecia e 7 873 dall'Italia).

Occorre un impegno costante di fronte ai 4 800 candidati attualmente in attesa di ricollocazione dalla Grecia - che potrebbero salire a 6 800 - e ai continui arrivi di candidati ammissibili in Italia. L'Italia deve ancora completare con urgenza la registrazione nel regime delle persone ammissibili arrivate nel 2016 e nel primo semestre del 2017. Si tratta, in particolare, di eritrei, 25 000 dei quali sono giunti in Italia dall'inizio del 2016, ma di cui solo 10 000 sono stati registrati in vista di una ricollocazione. Come indicato dalla Commissione nel piano d'azione per sostenere l'Italia, le autorità italiane dovrebbero registrare rapidamente tutti gli eritrei attualmente presenti nel paese e centralizzare la procedura di ricollocazione presso appositi centri. L'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO) sostiene gli sforzi del paese con una campagna di sensibilizzazione online per l'identificazione di tutti i potenziali richiedenti.

In questa fase finale è fondamentale che gli Stati membri accelerino le ricollocazioni e assumano impegni sufficienti per ricollocare tutti i richiedenti ammissibili, compresi quelli che potrebbero arrivare da qui al 26 settembre. In ogni caso l'obbligo giuridico di ricollocazione per gli Stati membri non terminerà dopo settembre: le decisioni del Consiglio sulla ricollocazione sono applicabili a tutti coloro che arrivano in Grecia o in Italia fino al 26 settembre 2017 e i richiedenti ammissibili dovranno quindi essere ricollocati in tempi ragionevoli anche in seguito a questa data.

Diversi Stati membri hanno quasi assolto i loro obblighi di ricollocazione: Malta, la Lettonia e anche la Norvegia, uno Stato associato a Schengen che partecipa volontariamente al regime, hanno interamente ricollocato le persone loro assegnate dalla Grecia e la Svezia, che ha iniziato la ricollocazione solo a giugno, ha ricollocato quasi il 60% delle persone previste. La Commissione accoglie inoltre con favore il recente annuncio di un aumento degli impegni mensili della Spagna e l'annunciata accelerazione del ritmo dei trasferimenti da parte della Germania.

 

Reinsediamento

Globalmente i progressi relativi al reinsediamento continuano ad essere positivi e tre quarti circa (17 179) dei 22 504 reinsediamenti concordati nel luglio 2015 sono stati già effettuati. Poiché vari Stati membri con grosse assegnazioni hanno rispettato l'impegno relativo ai reinsediamenti assunto in base alle conclusioni del luglio 2015 o sono in procinto di farlo, la maggior parte degli sforzi sono attualmente rivolti verso i reinsediamenti in virtù della dichiarazione UE-Turchia, che purtroppo restano disomogenei: alcuni Stati membri non hanno ancora reinsediato nessuno.

I reinsediamenti dalla Turchia continuano ad aumentare in modo costante. Dal 14 giugno 1 552 profughi siriani sono stati reinsediati dalla Turchia negli Stati membri dell'UE. Il numero complessivo dei reinsediamenti nell'ambito della dichiarazione si attesta ora a 7 806 persone. Parallelamente, proseguono i negoziati sulle procedure operative standard del programma volontario di ammissione umanitaria tra gli Stati partecipanti e la Turchia, con l'obiettivo di adottarle in tempi brevi.

Il 4 luglio la Commissione ha invitato gli Stati membri a presentare nuovi impegni di reinsediamento per il 2018 che saranno sostenuti finanziariamente dalla Commissione. Tale impegni mirano a colmare il divario tra i sistemi di reinsediamento vigenti e l'adozione della proposta della Commissione su un nuovo quadro per il reinsediamento, che è attualmente oggetto di discussioni legislative. In linea con il piano d'azione per sostenere l'Italia e al fine di ridurre la pressione migratoria sulla Libia, salvare vite umane e proporre delle alternative alle pericolose rotte di migrazione irregolare, gli Stati membri sono stati invitati specificamente a concentrarsi sul reinsediamento da Libia, Egitto, Niger, Etiopia e Sudan, proseguendo al contempo i reinsediamenti dalla Turchia. La Commissione ha stanziato 377,5 milioni di euro per il reinsediamento nel 2018, che possono sostenere il reinsediamento di almeno 37 750 persone bisognose di protezione internazionale (10 000 euro a persona).

 

Contesto

Con il meccanismo temporaneo di ricollocazione di emergenza, istituito nel settembre 2015 da due decisioni del Consiglio, gli Stati membri si sono impegnati a ricollocare le persone bisognose di protezione internazionale dall'Italia e dalla Grecia.

L'8 giugno 2015 la Commissione ha proposto un programma europeo di reinsediamento, che è stato approvato dagli Stati membri il 20 luglio 2015, sul reinsediamento di 22 504 persone in evidente bisogno di protezione internazionale.

La dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016 prevede che, per ogni siriano rinviato in Turchia dalle isole greche, un altro siriano sia ricollocato dalla Turchia nell'UE. Questo principio si applica dal 4 aprile 2016. La priorità è data ai migranti che non sono entrati o non hanno cercato di entrare irregolarmente nell'UE in precedenza.

Il 13 luglio 2016 la Commissione ha proposto un quadro dell'Unione per il reinsediamento permanente, che stabilisce un insieme comune di procedure di selezione standard e uno status comune di protezione per razionalizzare gli sforzi europei in materia di reinsediamento.

 

Per ulteriori informazioni

Comunicazione: Dodicesima relazione sulla ricollocazione e il reinsediamento

Allegato 1: Ricollocazioni dalla Grecia

Allegato 2: Ricollocazioni dall'Italia

Allegato 3: Ricollocazioni dall'Italia e dalla Grecia

Allegato 4: Situazione dei reinsediamenti

Scheda informativa: Ricollocazione e reinsediamento

Scheda informativa: Gestire la crisi dei rifugiati: sostegno finanziario dell'UE alla Grecia

Agenda europea sulla migrazione

Decisione del Consiglio sulla ricollocazione di 40 000 persone dall'Italia e dalla Grecia

Decisione del Consiglio sulla ricollocazione di 120 000 persone dall'Italia e dalla Grecia

Decisione (UE) 2016/1754 del Consiglio, del 29 settembre 2016, che modifica la decisione (UE) 2015/1601 che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia

Conclusioni del Consiglio sul reinsediamento di 20 000 persone bisognose di protezione internazionale

Dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 18 luglio 2017. La globalizzazione ha portato enormi benefici alle economie del mondo meno sviluppate e molte opportunità agli europei. Tuttavia, mentre i vantaggi sono ben distribuiti, spesso così non è per i costi, come ha evidenziato il documento di riflessione della Commissione sulla gestione della globalizzazione.

Per raccogliere la sfida della modernizzazione economica, l'Europa deve favorire l'emancipazione delle regioni e aiutarle a creare valore, integrando cioè l'innovazione, la digitalizzazione, la decarbonizzazione e lo sviluppo delle competenze delle persone.

Oggi la Commissione propone un nuovo insieme di iniziative per aiutare ulteriormente le regioni europee a investire nei loro settori di nicchia competitivamente forti ("specializzazione intelligente") e generare l'innovazione, la resilienza e la crescita necessarie.

Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione responsabile per l'Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: "Per raccogliere i frutti della globalizzazione dobbiamo creare contesti favorevoli dove i progressi compiuti nel commercio e nella tecnologia possano concretizzarsi. Le strategie di investimento e di innovazione a gestione e proprietà locali sono fondamentali per affrontare questa sfida ed emancipare le nostre regioni."

La Commissaria per la Politica regionale Corina Crețu ha affermato: "Siamo entrati nell'era 'glocale', come ha detto il Presidente Juncker, nella quale l'impatto delle sfide globali si fa sentire anzitutto a livello locale. Le nostre economie attraversano un momento di profondo cambiamento; un processo che non possiamo invertire. Possiamo invece aiutare le nostre regioni a dotarsi di strumenti adeguati a una crescita solida e duratura - ecco cosa fa la specializzazione intelligente."

La specializzazione intelligente è stata introdotta nel 2014 in tutti i programmi di politica regionale e ha portato i risultati previsti. La Commissione intende prendere spunto da questa esperienza positiva con due progetti pilota:

  • Sostegno mirato alle sfide specifiche che le regioni affrontano nella transizione industriale: su richiesta, alcune regioni possono lavorare in collaborazione con gruppi di esperti della Commissione per rafforzare la capacità d'innovazione, eliminare gli ostacoli agli investimenti, fornire ai cittadini le giuste competenze e prepararsi al cambiamento industriale e sociale, sulla base delle loro strategie di specializzazione.
  • Partenariati interregionali in materia di innovazione sostenuti dai fondi dell'UE: ispirato al successo dell'iniziativa Vanguard, il progetto ha come obiettivo di individuare ed espandere progetti interregionali bancabili che possono creare catene del valore europee in settori prioritari come i big data, la bioeconomia, l'efficienza delle risorse, la mobilità interconnessa o la fabbricazione avanzata.

Parallelamente la Commissione intensificherà gli sforzi per aiutare gli Stati membri ad affrontare le rimanenti strozzature che rallentano la crescita e creare un ambiente favorevole alle imprese. Sarà prestata particolare attenzione alla qualità e alla trasparenza della ricerca pubblica, alla cooperazione tra imprese e università e all'allineamento delle competenze disponibili a livello locale alle esigenze del mercato, il tutto con l'aiuto delle strutture di sostegno della Commissione.

La Commissione cercherà anche di facilitare ulteriormente le sinergie e le combinazioni tra i vari programmi e strumenti UE di innovazione, crescita e competitività esistenti.

Prossime tappe

Gli inviti a manifestare interesse per le iniziative regionali pilota sulla transizione industriale saranno lanciati nell'autunno di quest'anno. I partenariati interregionali saranno costituiti durante il 2017 e realizzati durante il 2018.

L'esperienza acquisita finora con gli attuali programmi della politica di coesione e le azioni e le soluzioni strategiche presentate in questa comunicazione offriranno un utile contributo all'elaborazione del prossimo quadro di bilancio, nel contesto della riflessione in corso sul futuro delle finanze dell'UE.

La Commissione esaminerà la possibilità di un più forte collegamento tra gli strumenti dell'UE esistenti con l'obiettivo comune di rispondere alle nuove sfide industriali. La specializzazione intelligente potrebbe essere ampliata e resa uno strumento completo che aiuti tutte le regioni a trarre beneficio dai cambiamenti portati dalla globalizzazione.

Contesto

Introdotta come prerequisito per garantire l'efficacia degli investimenti della politica di coesione nella ricerca e nell'innovazione, la specializzazione intelligente ha fatto sì che tutte le regioni elaborassero strategie di investimento basate sulle proprie potenzialità concorrenziali - dalle specialità agroalimentari e il turismo alle nanotecnologie e l'industria aerospaziale.

Nell'ambito di tali strategie le imprese locali ricevono sostegno finanziario per sviluppare prodotti innovativi ed espandersi al di là dei mercati locali. Le strategie hanno consentito di instaurare migliori sinergie tra il settore scientifico e le imprese e un migliore coordinamento a tutti i livelli dell'amministrazione locale.

Per ulteriori informazioni

Comunicazione – Rafforzare l'innovazione nelle regioni d'Europa

MEMO – Le sfide future: dare impulso alla crescita guidata dall'innovazione nelle regioni dell'UE.

Scheda informativa – azioni pilota di specializzazione intelligente

Scheda informativa – cos'è la specializzazione intelligente?

Schede paese – La specializzazione intelligente nel vostro paese

Segui il Vicepresidente Katainen e la Commissaria Crețu su Twitter

IP/17/1995

Altri articoli...

Off Canvas sidebar is empty