dall'Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 15 septembre 2016. A seguito dell'indagine settoriale sul commercio elettronico, la Commissione europea ha elaborato una relazione preliminare in cui conferma la rapida crescita del commercio elettronico nell’UE e individua le pratiche commerciali che rischiano di incidere sulla concorrenza e limitare le scelte dei consumatori.

Margrethe Vestager, Commissaria europea responsabile della politica di concorrenza, ha dichiarato: "Il commercio elettronico è diventato importante per i consumatori e incide fortemente sulle attività e sulle strategie aziendali. Le imprese devono essere libere di determinare le proprie strategie di vendita online. Al tempo stesso, le autorità antitrust devono garantire che non vengano attuate pratiche commerciali anticoncorrenziali tali da impedire ai consumatori europei di beneficiare appieno dei vantaggi offerti dal commercio elettronico in termini di maggiore scelta e prezzi più bassi."

La Commissione ha avviato un’indagine settoriale sul commercio elettronico nel maggio 2015 nell’ambito della strategia per il mercato unico digitale. Una delle componenti principali della strategia per il mercato unico digitale consiste nel migliorare l'accesso dei consumatori e delle imprese ai beni e ai servizi. L'indagine settoriale completa le proposte legislative della Commissione al riguardo. L'obiettivo dell'indagine settoriale è consentire alla Commissione di individuare eventuali problemi di concorrenza sui mercati europei del commercio elettronico. Nel corso dell’indagine, la Commissione ha raccolto i dati di circa 1 800 imprese che effettuano il commercio elettronico di beni di consumo e di contenuti digitali e ha esaminato circa 8 000 contratti di distribuzione. La relazione preliminare pubblicata oggi illustra i primi risultati della Commissione su tali questioni.

La relazione mette in evidenza le pratiche commerciali che possono sollevare problemi sotto il profilo della concorrenza. La Commissione può avviare indagini specifiche sui singoli casi, al fine di assicurare il rispetto delle norme dell’UE in materia di pratiche commerciali restrittive e di abuso di posizione dominante.

Risultati principali

La relazione preliminare conferma la crescente importanza del commercio elettronico. Nel 2015 oltre la metà dei cittadini adulti dell'UE ha ordinato beni o servizi online e in alcuni Stati membri il numero sale a più di otto su dieci. Ampliando le scelte dei consumatori e la loro capacità di trovare le offerte migliori, il commercio elettronico è un importante stimolo alla trasparenza e alla concorrenza sui prezzi. La trasparenza vale anche sul versante dell’offerta: la relazione rileva, ad esempio, che oltre la metà dei venditori al dettaglio segue i prezzi dei concorrenti e la grande maggioranza reagisce alle loro variazioni di prezzo.

La relazione individua anche alcune pratiche commerciali che possono limitare la concorrenza online. La relazione dovrebbe costituire un incentivo per le imprese a rivedere i loro contratti di distribuzione in corso, e a conformarli, se necessario, alle norme dell'UE in materia di concorrenza.

Vendita online di beni di consumo

I produttori hanno reagito alla crescita del commercio elettronico adottando una serie di pratiche per controllare meglio la distribuzione dei loro prodotti e il posizionamento dei loro marchi. Si è diffuso il ricorso a sistemi di distribuzione selettiva in cui i prodotti possono essere venduti soltanto da rivenditori autorizzati preselezionati e sempre più spesso i produttori vendono i loro prodotti direttamente ai consumatori online.

Inoltre, i produttori applicano sempre più spesso restrizioni contrattuali delle vendite nei loro accordi di distribuzione. Riguardo ai venditori al dettaglio, la relazione constata che:

·         oltre due su cinque ricevono dai produttori una qualche forma di raccomandazione o di restrizione sui prezzi;

·         circa uno su cinque è soggetto a restrizioni contrattuali per la vendita sulle piazze online;

·         circa uno su dieci è soggetto a restrizioni contrattuali per l'offerta di siti di comparazione dei prezzi;

·         oltre uno su dieci riferisce che i suoi fornitori impongono restrizioni contrattuali alle vendite transfrontaliere.

In linea generale, questi tipi di restrizioni contrattuali delle vendite possono, in determinate circostanze, ostacolare gli acquisti transfrontalieri e gli acquisti online e, in pratica, danneggiare i consumatori, impedendo loro di beneficiare di una scelta più ampia e di prezzi più bassi nel commercio elettronico.

Contenuti digitali

La disponibilità di licenze da parte dei detentori di diritti d’autore sui contenuti è essenziale per i fornitori di contenuti digitali e rappresenta un fattore determinante per la concorrenza sul mercato.

La relazione rileva che gli accordi di licenza sui diritti d’autore sono complessi e spesso esclusivi. Tali accordi stabiliscono quali territori, tecnologie e finestre di distribuzione possono utilizzare i fornitori di contenuto digitale.

Nel marzo 2016 la Commissione ha pubblicato i primi risultati sulla questione del geoblocco, che è risultata essere una pratica ampiamente diffusa nel commercio elettronico in tutto il territorio dell'Unione, soprattutto per quanto riguarda i contenuti digitali. Oltre il 60% degli accordi di licenza presentati da titolari di diritti è limitato al territorio di un unico Stato membro. Quasi il 60% dei fornitori di contenuto digitale che hanno partecipato all'indagine ha convenuto contrattualmente con i titolari dei diritti di applicare il geoblocco.

Se è il risultato di accordi tra fornitori e distributori, il geoblocco può limitare la concorrenza nel mercato unico in violazione delle norme antitrust dell'UE. Per adottare provvedimenti in ambito di concorrenza nei confronti del geoblocco, occorre effettuare una valutazione caso per caso, che comprenda anche un’analisi delle possibili giustificazioni delle restrizioni individuate.

Prossime tappe

La relazione preliminare è stata sottoposta a una consultazione pubblica per un periodo di due mesi. Le parti interessate sono invitate a presentare osservazioni sui risultati dell’indagine settoriale o informazioni complementari e a sollevare ulteriori questioni.

La Commissione prevede di pubblicare la relazione finale nel primo trimestre del 2017.

Contesto

Ulteriori informazioni sono disponibili nella scheda informativa e sul sito web delle indagini di settore.

IP/16/3017

Oggi, 14 settembre 2016, il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha pronunciato il discorso sullo stato dell'Unione 2016 al Parlamento europeo. 

                                        Stato dell'Unione 2016: potenziare gli investimenti per la crescita e l'occupazione

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250In occasione del discorso sullo stato dell'Unione 2016 del Presidente Juncker, la Commissione ha presentato come intende stimolare ulteriormente gli investimenti a sostegno della crescita sostenibile e dell'occupazione, sia in Europa che nel mondo. La Commissione propone, da un lato, di estendere il Fondo europeo per gli investimenti strategici, il fulcro del Piano di investimenti per l'Europa, per aumentarne la capacità, dopo i successi già registrati, e consolidarne i punti di forza, dall'altro, di adottare un nuovo piano europeo per gli investimenti esterni per incoraggiare gli investimenti in Africa e nel vicinato dell'UE al fine di rafforzare i partenariati e contribuire a conseguire gli obiettivi dello sviluppo sostenibile. 

Materiale per la stampa:

·         Stato dell'unione 2016. Potenziare gli investimenti per la crescita e l’occupazione. Verso la seconda fase del fondo europeo per gli investimenti strategici e un nuovo piano europeo per gli investimenti esterni

·         Nota d'informazione: il fondo europeo per gli investimenti strategici - domande frequenti

·         Nota d'informazione: il piano europeo per gli investimenti esterni: domande e risposte

·         Scheda informativa: il piano europeo per gli investimenti esterni. Stimolare gli investimenti nei paesi partner

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Prende il via oggi il concorso della Commissione europea "Premio UE per le donne innovatrici 2017", che incoronerà quattro donne imprenditrici che sono riuscite a portare un'innovazione sul mercato. 

Carlos Moedas, Commissario per la Ricerca, la scienza e l'innovazione, ha dichiarato: "Il Premio UE per le donne innovatrici punta i riflettori solo su alcune delle molte donne straordinarie che contribuiscono all'economia europea della conoscenza. Le vincitrici delle precedenti edizioni hanno ottenuto grandi risultati in un'ampia gamma di settori: dall'immunologia alle telecomunicazioni all'informatica. Ci auguriamo che questi premi aiutino i vincitori a proseguire sul sentiero dell'innovazione e incoraggino altre persone a seguire le orme di questi imprenditori eccellenti."

L'edizione di quest'anno è aperta alle donne di tutte le nazionalità, residenti in uno Stato membro dell'UE o in uno dei paesi associati a Orizzonte 2020, che hanno creato o co-creato un'impresa con un fatturato di almeno 100 000 euro.

Per far emergere una nuova generazione, l'edizione 2017 comprenderà anche un premio per Innovatori emergenti del valore di 20 000 euro che sarà conferito a una donna imprenditrice di meno di 35 anni. Il primo, il secondo e il terzo classificato si aggiudicheranno rispettivamente 100 000, 50 000 e 30 000 euro.

Per partecipare è necessario iscriversi sul sito del concorso entro il 3 novembre 2016.

Per saperne di più

Premio UE per le donne innovatrici

Video del Commissario

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Il Commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi Christos Stylianides ha annunciato oggi il programma di aiuti umanitari dell'UE più ambizioso di sempre, per far fronte alle necessità quotidiane dei rifugiati in Turchia.

Il programma, chiamato "rete di sicurezza sociale di emergenza (ESSN)", sarà gestito operativamente dal Programma alimentare mondiale in collaborazione con l'autorità per la gestione delle catastrofi e delle emergenze del Primo Ministro turco, con la Mezzaluna Rossa turca e con il ministero della Famiglia e delle politiche sociali della Turchia.

Si tratta del programma umanitario di più ampia portata di sempre che usa i trasferimenti diretti in denaro per far fronte alle necessità quotidiane delle famiglie più vulnerabili di rifugiati in Turchia. La rete di sicurezza sociale d'emergenza, a cui l'UE e i suoi Stati membri conferiscono 348 milioni di euro nel quadro dello strumento per i rifugiati in Turchia, è un sistema di assistenza sociale assolutamente originale, che coniuga conoscenze in campo umanitario internazionale e servizi pubblici per raggiungere un milione di rifugiati in Turchia. Grazie a questo strumento, la Commissione europea continua a rispettare i propri impegni nel quadro della Dichiarazione UE-Turchia.

Il Commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi Christos Stylianides ha dichiarato: "In linea con l'impegno forte dell'UE e dei suoi Stati membri a sostegno dei rifugiati vulnerabili in Turchia, la portata senza precedenti dell'ESSN farà la differenza nella vita di uomini, donne e bambini fuggiti da conflitti e violenze. Insieme al Programma alimentare mondiale e ai nostri partner turchi, abbiamo sviluppato un sistema innovativo in grado di fornire alle persone ciò di cui hanno bisogno, dove è più necessario e nel modo più efficace possibile. Grazie all'ESSN, il nostro contributo raggiungerà più efficacemente i rifugiati vulnerabili. Questo sistema rivoluziona il modo in cui sono forniti gli aiuti umanitari internazionali. Colgo l'opportunità per elogiare la Turchia per la sua generosità senza pari nel sostenere i rifugiati nel proprio territorio."

Realizzare l’Unione della sicurezza: la Commissione propone un sistema di certificazione UE delle apparecchiature di sicurezza degli aeroporti anche per promuovere una maggiore competitività del settore europeo della sicurezza

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 7 septembre 2016. Realizzare l’Unione della sicurezza: la Commissione propone un sistema di certificazione UE delle apparecchiature di sicurezza degli aeroporti anche per promuovere una maggiore competitività del settore europeo della sicurezza

La Commissione europea propone oggi di istituire una procedura unica di certificazione UE delle apparecchiature di controllo di sicurezza dell’aviazione per accrescere la competitività del settore europeo della sicurezza, come già annunciato il 20 aprile quando ha tracciato la via da seguire per realizzare un'autentica ed efficace Unione della sicurezza. Grazie all'introduzione di un certificato UE, un'apparecchiatura di sicurezza omologata in uno Stato membro potrà essere immessa anche sul mercato di altri Stati membri. La creazione di un regime UE di mutuo riconoscimento delle apparecchiature di sicurezza contribuirà a superare la frammentazione del mercato, a rafforzare la competitività del settore europeo della sicurezza, a stimolare l’occupazione del settore e in definitiva a migliorare la sicurezza dell'aviazione in tutta Europa.

Dimitris Avramopoulos, Commissario responsabile per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: "La tecnologia ci può aiutare a impedire che le minacce si materializzino, nonché a rafforzare la sicurezza dei cittadini e la resilienza della società europea nel suo complesso. Grazie alla semplificazione e all'armonizzazione delle norme di certificazione delle apparecchiature di controllo di sicurezza, la proposta di oggi farà sì che in tutti gli aeroporti dell'UE vengano applicati i nostri elevati standard di controllo di sicurezza. La proposta contribuisce inoltre a stimolare la competitività del settore europeo della sicurezza e a migliorare la sua capacità di offrire soluzioni che rafforzano la sicurezza dei cittadini europei."

Le apparecchiature di sicurezza utilizzate per il controllo delle persone, del bagaglio a mano e delle merci nel settore dell’aviazione rappresentano un mercato importante: il settore registra difatti un fatturato annuale globale di 14 miliardi di euro, di cui 4,2 miliardi nella sola UE. Attualmente, tuttavia, il mercato interno dell’UE delle apparecchiature di controllo è reso frammentato dalle procedure di certificazione nazionali, che ostacolano l’efficienza del mercato e la libera circolazione delle merci. Garantendo la libera circolazione delle apparecchiature di controllo di sicurezza dell’aviazione civile nel mercato interno si aumenterà la competitività a livello mondiale del settore europeo della sicurezza.

La normativa UE vigente in materia di specifiche tecniche e di requisiti di prestazione per le apparecchiature di controllo di sicurezza dell’aviazione negli aeroporti europei non istituisce un regime di valutazione della conformità legalmente vincolante a livello di UE che garantisca il rispetto delle norme prescritte in tutti gli aeroporti dell’UE. Di conseguenza, le apparecchiature certificate in uno Stato membro dell’UE non possono essere commercializzate negli altri. La proposta della Commissione istituisce un sistema di certificazione unico dell’Unione fondato su una metodologia comune di prova e sul rilascio da parte dei fabbricanti di certificati di conformità validi in tutti gli Stati membri dell’UE, in base al principio del mutuo riconoscimento.

Contesto

Le apparecchiature di controllo di sicurezza dell'aviazione sono quelle utilizzate per il controllo delle persone (passeggeri e dipendenti degli aeroporti), del bagaglio a mano, del bagaglio da stiva, delle forniture, delle merci e della posta aviotrasportate.

La normativa dell’UE in materia di apparecchiature di controllo di sicurezza dell’aviazione si basa su norme elaborate dalla Commissione, che sono costantemente adattate all’evoluzione delle minacce e alle valutazioni dei rischi, ma attualmente non prevede una procedura per il riconoscimento automatico delle apparecchiature di sicurezza certificate a livello dell’UE. Di conseguenza, le apparecchiature certificate in uno Stato membro dell’UE possono essere immesse sul mercato unicamente in quello Stato membro, e non in tutta l’Unione.

La normativa UE vigente (regolamento (CE) n. 300/2008), che stabilisce le specifiche tecniche e i requisiti di prestazione per le apparecchiature di controllo di sicurezza dell’aviazione negli aeroporti dell’UE, non è corredata di un regime di valutazione della conformità legalmente vincolante a livello di UE che garantisca il rispetto in tutti gli aeroporti dell’UE delle norme prescritte, elaborate dalla Commissione. Attualmente quindi, le apparecchiature certificate in uno Stato membro dell’UE possono di norma essere immesse sul mercato unicamente in quello Stato membro. Secondo le regole attuali, gli Stati membri hanno la facoltà di riconoscere le certificazioni degli altri Stati membri, oppure di esigere ulteriori prove per verificare se l’apparecchiatura soddisfa i requisiti prescritti dalla normativa dell’UE o addirittura di vietarne l’uso sul proprio territorio.

Gli Stati membri, in collaborazione con la Commissione, hanno parzialmente ovviato alla frammentazione del mercato mettendo a punto metodologie comuni di prova nel quadro della Conferenza europea dell’aviazione civile (ECAC). Nel 2008 l’ECAC ha istituito una procedura di valutazione comune (CEP) per le prove cui sono sottoposte le apparecchiature di controllo utilizzate nel settore dell’aviazione. Da allora la CEP è stata riesaminata e migliorata in termini di efficacia, ma al sistema manca tuttora un quadro giuridicamente vincolante per realizzare pienamente il suo potenziale.

Il 28 aprile 2015 la Commissione europea ha adottato l'Agenda europea sulla sicurezza, definendo le azioni principali che permetteranno all'UE di rispondere in modo efficace al terrorismo e alle minacce per la sicurezza nell'Unione europea nel periodo 2015-2020. Con l'Agenda, che costituisce un tassello fondamentale della nuova strategia di sicurezza interna adottata dal Consiglio il 16 giugno 2015, la Commissione europea rispetta l'impegno assunto negli orientamenti politici del suo Presidente Jean-Claude Juncker.

Dopo gli attentati di Bruxelles, il 23 marzo il Presidente Juncker ha dichiarato che per combattere efficacemente la minaccia del terrorismo l'Europa ha bisogno di un'Unione della sicurezza, da costruire sulla base dell'Agenda europea sulla sicurezza. Il 20 aprile la Commissione ha delineato la strada da seguire per realizzare un'autentica ed efficace Unione della sicurezza. Nel quadro delle iniziative annunciate, la Commissione aveva confermato che nel corso del 2016 sarebbero state presentate proposte in materia di certificazione delle apparecchiature di controllo aeroportuale.

Per ulteriori informazioni

Regolamento che istituisce un sistema di certificazione dell’Unione per le apparecchiature di controllo di sicurezza dell’aviazione

Domande frequenti: la Commissione propone un sistema di certificazione dell’Unione per le apparecchiature di controllo di sicurezza dell’aviazione

Agenda europea sulla sicurezza: preparare il terreno per l'Unione della sicurezza

Comunicazione della Commissione sull'Agenda europea sulla sicurezza

Regolamento (CE) n. 300/2008 che istituisce norme comuni per la sicurezza dell’aviazione civile

Atti di esecuzione del regolamento (CE) n. 300/2008, in particolare il regolamento (UE) 2015/1998 della Commissione

Comunicazione della Commissione sulla politica industriale della sicurezza: Piano d'azione per un'industria della sicurezza innovativa e competitiva

IP/16/2943

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250L’Aia, 6 settembre 2016. Oggi si è conclusa con successo una grande operazione contro un gruppo criminale organizzato (GCO) coinvolto in una rete capillare di traffico illegale di immigranti. L'operazione ha portatoall’arresto di 16 sospettati sotto inchiesta e al sequestro di una grande quantità di beni e denaro. 13 arresti sono stati eseguiti in Italia, altri 3 in Francia, Belgio e Svezia.

Sotto la guida delle autorità italiane, il caso si è concentrato su un’associazione criminale composta di sospettati algerini, siriani, egiziani, libanesi e tunisini, coinvolti nel traffico illecito di migranti, per lo più siriani, nell'Unione europea.

Secondo le prove raccolte finora, tra il 2014 e il 2016, la rete criminale è riuscita a trasportare più di 200 migranti verso e all'interno dell'Unione europea che, seguendo la rotta dei Balcani, ha raggiunto in un primo momento l'Ungheria e l'Italia prima di trasferirsi in Austria, Germania e Francia.

L'Italia ha avuto un ruolo importante: era qui che gli arrestati hanno reclutato gli autisti, i cosiddetti 'passeurs', e hanno fornito loro i veicoli.

I migranti avrebbero dovuto pagare circa 500 euro per il trasporto.


La Squadra Mobile di Como, insieme ai servizi centrali operativi (SCO) della Polizia di Stato italiana, sotto la guida della Procura di Como, ha iniziato le indagini nel settembre 2015, quando un cittadino italiano è stato arrestato in Ungheria mentre conduceva un veicolo che trasportava illegalmente numerosi migranti. Il caso ha visto ulteriori sviluppi con arresti simili di altri conducenti di veicoli adibiti al trasporto di immigrati clandestini da parte delle autorità austriache e tedesche.

Nel dicembre 2015 sono state inviate rogatorie dall’Italia alle autorità austriache e tedesche, al contempo è stata necessaria l'assistenza di Eurojust al fine di facilitare l'esecuzione di queste rogatorie e, eventualmente, coordinare le attività pertinenti.

Una prima riunione di coordinamento si è tenuta presso Eurojust il 16 febbraio 2016 con lo scopo di raccogliere i paesi più colpiti dalle attività criminali e per discutere la via da seguire. La partecipazione di Europol è stata accordata anche per garantire l'assistenza della polizia internazionale e il supporto analitico.

Sono state attivate delle indagini parallele all'estero che sono state autorizzate per l'intercettazione di numerosi trasporti di migranti e l'arresto dei relativi 'passeurs', alcuni dei quali erano i  proprietari registrati di un numero di veicoli italiani che va dagli 80 ai 90 utilizzati per svolgere le attività illecite.


Le informazioni che l’Italia ha ricevuto dagli altri Stati UE interessati hanno consentito di intraprendere le successive misure investigative e lo sviluppo del caso, con il supporto dell’Eurojust, dell’Europol e della Direzione Nazionale Anti-mafia e Anti-terrorismo.

L’Eurojust ha svolto un ruolo fondamentale nel successo di oggi, facilitando lo scambio di informazioni e di rogatorie, collaborando con le controparti per risolvere le questioni che in futuro potrebbero ostacolare i progressi investigativi, organizzando una riunione di coordinamento a L'Aia e garantendo costantemente il coordinamento giudiziario per tutta la durata del processo.


L’Europol e il suo Centro europeo per la lotta al traffico di migranti (EMSC) hanno sostenuto l’indagine, fornendo report di analisi ad hoc e inviando due specialisti in Italia per questo action day, con il supporto dell'ufficio mobile dell'Europol per un controllo incrociato dei dati in tempo reale rispetto alle banche dati dell’Europol. Anche il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) del Ministero dell’Interno italiano ha giocato un ruolo fondamentale nel coordinamento di questa importante indagine.

L'operazione ha dimostrato la capacità delle autorità competenti di lavorare insieme e di identificare chiaramente il GCO, identificare i principali paesi colpiti, identificare i proprietari registrati dei veicoli utilizzati per le attività di traffico illegale, nonché i reclutatori e i trasportatori, e infine smantellare l'intera rete criminale coinvolta in queste attività illecite in modo coordinato e sincronizzato.


A conclusione del successo dell’action day, il membro nazionale per l'Italia presso l'Eurojust ha rilasciato la seguente dichiarazione:


‘Ringrazio tutti gli Uffici dell’Eurojust e l'Europol per la loro eccellente collaborazione nell’ambito del caso. Questo dimostra che da un coordinamento degli sforzi a livello europeo, siamo in grado di assistere efficacemente le nostre autorità giudiziarie nazionali e fornire loro un sostegno fondamentale al fine di smantellare le reti criminali che traggono profitto dallo sfruttamento dei bisogni migratori di migliaia di persone in grave difficoltà.’

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 6 septembre 2016. Ben 159.5 miliardi di EUR d’imposta sul valore aggiunto (IVA) sono andati perduti nell’UE nel 2014, stando alle cifre rese note oggi dalla Commissione europea.

Dagli studi risulta che globalmente la differenza tra le entrate IVA previste e quelle effettivamente riscosse (il "divario dell'IVA") è ancora una volta a livelli inaccettabilmente alti. Le risultanze corroborano l'esortazione recentemente lanciata dalla Commissione a riformare il regime dell'IVA dell’Unione europea per contrastare la frode e renderlo più efficiente. Gli Stati membri devono ora dar seguito al piano d'azione sull'IVA – Verso uno spazio unico europeo dell'IVA che la Commissione ha presentato lo scorso aprile convenendo sulla via da percorrere per adottare un regime definitivo dell’IVA per gli scambi transfrontalieri nell’Unione. Le misure più immediate per far fronte al problema delle frodi all'IVA sono già state avviate, ma le cifre di oggi indicano la necessità di riforme più radicali.

Il divario dell’IVA varia da un picco di mancata riscossione del 37,9 % in Romania ad un minimo dell'1,2 % in Svezia. In cifre assolute il divario più alto dell'IVA è stato registrato in Italia (36,9 miliardi di EUR), mentre il Lussemburgo detiene il più basso, 147 milioni di EUR).[1]

Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: "Gli Stati membri perdono decine di miliardi di euro in gettito IVA non riscosso: è inaccettabile. Il regime attuale è deplorevolmente inerme di fronte ai problemi delle frodi e degli errori di calcolo in ambito IVA, ed è evidente che da sole le cifre non migliorano. "Gli Stati membri devono arrivare rapidamente ad un accordo sul regime unionale dell'IVA definitivo e resistente alle frodi che la Commissione ha proposto all'inizio di quest'anno.Invito pertanto urgentemente tutti gli Stati membri a un dibattito franco e costruttivo che apporti un contributo alle proposte dell'anno prossimo in modo da risolvere il problema una volta per tutte."

Lo studio sul divario dell’IVA è stato finanziato dalla Commissione nell’ambito dei lavori volti a riformare il regime in Europa e a lottare contro frode ed evasione in ambito fiscale. La relazione odierna dimostra che, sebbene alcuni Stati membri abbiano migliorato la riscossione delle entrate dell'imposta sul valore aggiunto, un progresso sostanziale è possibile soltanto se gli Stati membri decidono di semplificare l’attuale regime, rendendolo più resistente alla frode e più favorevole allo spirito imprenditoriale.

Rispetto al 2013, il divario dell’IVA nel 2014 è diminuito di 2,5 miliardi di EUR, ma continuano ad esserci enormi discrepanze nelle prestazioni dei singoli Stati membri per quanto riguarda l'osservanza del regime. Circa 18 Stati membri hanno registrato un miglioramento delle cifre, mentre otto Stati membri non sono riusciti riscuotere un gettito IVA superiore a quello dell’anno precedente.

Le stime per il 2014 sono più precise rispetto agli anni precedenti grazie al miglioramento dei dati contabili forniti dagli Stati membri dell’UE, in conformità alle nuove norme internazionali.

Contesto

La Commissione ha adottato il piano d'azione sull'IVA – Verso uno spazio unico europeo dell'IVA nell'aprile 2016. Il piano espone le azioni immediate e urgenti per far fronte al divario dell’IVA nonché soluzioni strategiche a lungo termine per eliminare le frodi e migliorare la riscossione dell'imposta a livello unionale; illustra le misure necessarie per arrivare ad uno spazio unico europeo dell’IVA, e le modalità per adeguare il regime alle realtà del mercato interno, all’economia digitale e alle esigenze delle PMI.

La Commissione presenterà nel 2017 proposte legislative volte a ristabilire il principio d'imposizione dell’IVA sugli scambi transfrontalieri all’interno dell’UE. Le frodi transfrontaliere concorrono ogni anno per 50 miliardi di EUR al divario dell’IVA nell’UE; il nuovo sistema dovrebbe ridurre le frodi transfrontaliere dell’80 % (circa 40 miliardi di EUR).

La Commissione invita gli Stati membri ad avviare un dibattito approfondito volto a pervenire ad un regime definitivo dell'imposta sul valore aggiunto che si dimostri all'altezza delle esigenze del XXI secolo.

Link utili

Rapporto completo dello studio del 2016 sul divario dell’IVA

Per maggiori informazioni, consultare le domande frequenti

[1]Dai dati incompleti dei conti pubblici nazionali emerge che Cipro non è stato incluso nello studio.

IP/16/2936

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Come previsto nelle regole per l'abolizione delle tariffe di roaming a giugno 2017 (comunicato stampa), oggi la Commissione ha presentato un progetto di atto di esecuzione contenente vari provvedimenti per garantire la corretta applicazione della misura.

05-09-2016

Tra i parametri specifici figura una politica di utilizzo corretto per prevenire gli abusi; per evitare ad esempio che un cliente acquisti una SIM card in un paese dell'UE in cui le tariffe nazionali sono inferiori per poi usarla nel proprio paese o che soggiorni permanentemente all'estero con un abbonamento sottoscritto nel paese di origine, situazioni che potrebbero avere un impatto negativo sulle tariffe nazionali e quindi su tutti i consumatori.

Sulla base dei risultati di una consultazione pubblica, la Commissione propone un approccio in linea con le esigenze degli Europei. I clienti dovrebbero poter usare la propria tariffa nazionale all'estero per almeno 90 giorni l'anno in totale. Non si può ritenere che i lavoratori frontalieri che si collegano ogni giorno da casa pratichino attività di roaming anomalo permanente. Per quanto concerne i pacchetti aperti per telefoni cellulari (quelli cioè con volumi illimitati o molto elevati), i clienti in roaming dovrebbero poter consumare alla tariffa nazionale almeno il volume medio consumato dagli utenti sottoscrittori del pacchetto.

Oltre alla politica di utilizzo corretto, un operatore di telefonia mobile può applicare un sovrapprezzo che non superi le tariffe massime per il roaming all'ingrosso. Tali situazioni tuttavia sarebbero estremamente circoscritte proprio grazie alla politica di utilizzo corretto proposta.

La Commissione ha proposto 4 centesimi di euro/min, 1 centesimo/SMS, 0,85 centesimi/MB come limiti tariffari per il roaming all'ingrosso. Questa proposta sarà valutata dal Parlamento europeo e dagli Stati membri nel quadro del riesame in atto del mercato del roaming all’ingrosso.

Affinché la Commissione possa adottare l'atto di esecuzione entro il 15 dicembre di quest'anno, il progetto presentato oggi sarà discusso con gli Stati membri dopo aver consultato l'organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC)

Per saperne di più 

Roaming

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Oggi 1º settembre Frans Timmermans, Primo Vicepresidente della Commissione europea, andrà in Sicilia per un dibattito pubblico aperto sulla crisi migratoria e il futuro dell'UE. L'evento si svolgerà al Teatro Greco di Siracusa e sarà moderato dal giornalista Beppe Severgnini. In questo "dialogo con i cittadini", il Primo Vicepresidente trasmetterà agli abitanti dell'isola il messaggio che sono al centro dei pensieri della Commissione ogniqualvolta a Bruxelles si discute come affrontare le sfide attuali e future. 

Timmermans dirà: "Sono in Sicilia ad ascoltare da voi Siciliani quali difficoltà avete affrontato quest'estate e a discutere le modalità del sostegno che l'UE può offrire.  Siamo insieme a voi alla testa di questo impegno europeo comune. La migrazione è una questione che riguarda tutti gli Europei, come ripetuto più volte dal Governo italiano, ed è una priorità assoluta della Commissione europea.  Abbiamo già fornito all'Italia ingenti risorse umane e finanziarie e sono qui per verificare come sono utilizzate e per sapere di cos'altro avete bisogno. Per contribuire a gestire meglio la migrazione sono indubbiamente necessarie maggiori riforme a livello di UE. Desidero anche sentire il vostro parere sul modo in cui l'UE può contribuire ad affrontare altre problematiche: creare più occupazione per i giovani, costruire un futuro economico sostenibile e garantire la sicurezza di tutti i cittadini." 

I dialoghi con i cittadini rientrano tra gli sforzi della Commissione europea per avvicinare il processo decisionale ai cittadini europei e garantire che una pluralità di punti di vista da tutta Europa giunga fino a Bruxelles. In un momento cruciale per il futuro dell'UE, è più importante che mai ascoltare direttamente i cittadini per capire che cosa vogliono e di che cosa hanno bisogno da parte dell'UE e spiegare loro direttamente le soluzioni che la Commissione propone. 

Prima della riunione pubblica, Timmermans incontrerà anche gli esperti dell'Agenzia per le frontiere dell'UE (Frontex), dell'agenzia di polizia (Europol) e dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO), che stanno aiutando l'Italia sulle imbarcazioni di salvataggio, nei porti e nei centri di accoglienza e di trattamento. L'Italia ha ricevuto più di 24 milioni di euro di aiuti di emergenza oltre ai quasi 600 milioni di assistenza prevista per la gestione delle frontiere e della migrazione per il periodo 2014-2020.  

Contesto

Attualmente Frontex ha più di 400 agenti impegnati nel Mediterraneo centrale, nonché 15 unità navali, 4 aeromobili e 2 elicotteri usati nell'operazione Triton, che ha contribuito a salvare più di 90 000 vite nel Mediterraneo centrale nel 2015 e nel 2016. L'operazione Sophia, avviata nel giugno 2015, sta contrastando i trafficanti e i contrabbandieri di esseri umani nelle acque internazionali. Ha partecipato a 142 operazioni di salvataggio, salvando direttamente oltre 22 000 vite e a contribuendo a salvare altri 37 000 migranti. Al 24 agosto 87 presunti trafficanti erano stati arrestati dalle autorità italiane a seguito dell'intervento dell'operazione.

All'inizio del suo mandato, il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha identificato una nuova politica in materia di migrazione quale una delle 10 priorità della Commissione. Il 13 maggio 2015 la Commissione europea ha proposto una strategia di vasta portata, tramite l'agenda europea sulla migrazione, per affrontare le sfide immediate poste dalla crisi in corso e per dotare l'UE degli strumenti necessari per gestire meglio la migrazione a medio e lungo termine per quanto concerne l'immigrazione clandestina, le frontiere, l'asilo e la migrazione legale. L'anno scorso sono stati presentati tre pacchetti di attuazione nel quadro dell'agenda, il 27 maggio 2015, il 9 settembre 2015 e il 15 dicembre 2015. 

Il 6 aprile 2016 la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione che ha avviato il processo per la riforma dell'attuale sistema europeo comune di asilo. La Commissione ha presentato una prima serie di riforme il 4 maggio 2016. Il pacchetto comprendeva proposte per l'istituzione di un sistema di Dublino sostenibile ed equo, il rafforzamento del sistema Eurodac e la creazione di una vera e propria Agenzia europea per l'asilo. La comunicazione del 6 aprile fissava altresì l'obiettivo di ridurre i flussi migratori irregolari, anche tramite l'istituzione di percorsi sicuri e legali per consentire a  chi necessita di protezione di raggiungere l'UE. Il 13 luglio 2016 la Commissione europea ha presentato una seconda serie di proposte per completare la riforma del sistema europeo comune di asilo al fine di progredire verso una politica in materia di asilo pienamente efficiente, equa e umana, che possa funzionare efficacemente sia nei periodi di pressione migratoria normale che nelle situazioni di pressione migratoria forte. Nel complesso, tali proposte semplificheranno e renderanno più veloce la procedura di asilo e il processo decisionale, scoraggeranno i movimenti secondari dei richiedenti asilo e miglioreranno le prospettive di integrazione di coloro che hanno diritto alla protezione internazionale.

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