dall'Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Kapitan Andreevo, 6 ottobre 2016. Oggi, a meno di un anno dalla proposta iniziale della Commissione, è ufficialmente varata l’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera.

L'evento inaugurale si svolge presso il posto di controllo di frontiera Kapitan Andreevo, alla frontiera esterna bulgara con la Turchia, e prevede una presentazione dei veicoli, delle attrezzature e delle squadre della nuova agenzia; è inoltre organizzata una conferenza stampa cui partecipano il Commissario per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos, il Primo ministro bulgaro Boyko Borissov, la vice Primo ministro e Ministro dell’Interno bulgara Rumiana Bachvarova, il Segretario di Stato del Ministero dell'Interno della Repubblica slovacca Denisa Sakova, il Direttore esecutivo dell'Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera Fabrice Leggeri, i ministri dell’Interno dell’UE e altri funzionari di alto rango. Basandosi sulle strutture di Frontex, l’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera monitorerà attentamente le frontiere esterne dell’UE e collaborerà con gli Stati membri per identificare rapidamente e affrontare eventuali minacce alla sicurezza delle frontiere esterne dell'UE.

Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: "La data odierna rappresenta una tappa fondamentale nella storia della gestione selle frontiere europee. Da oggi in poi, la frontiera esterna dell’UE di uno Stato membro è la frontiera esterna di tutti gli Stati membri — sul piano sia giuridico che operativo. In meno di un anno abbiamo creato un vero e proprio sistema di guardia di frontiera e costiera europea, traducendo in realtà i principi di solidarietà e responsabilità condivisa tra gli Stati membri e l’Unione. È esattamente la risposta europea di cui abbiamo bisogno per far fronte alle sfide della sicurezza e della migrazione del 21º secolo."

Il Primo ministro slovacco Robert Fico, presidente di turno del Consiglio dell'UE, ha dichiarato: "Con il varo della guardia costiera e di frontiera europea abbiamo creato una nuova realtà alle nostre frontiere esterne. Si tratta di un risultato concreto dell'impegno comune assunto nella tabella di marcia di Bratislava, e della dimostrazione pratica dell'unità degli Stati membri. Ci aiuterà a ripristinare Schengen. La Presidenza è determinata a contribuire a rafforzare ulteriormente la guardia costiera e di frontiera europea e a concretizzare gli altri impegni della tabella di marcia."

Fabrice Leggeri, Direttore esecutivo dell'Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera, ha dichiarato: "Questo è un momento storico e sono molto orgoglioso di vedere Frontex diventare l'Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera. La nuova Agenzia è più forte ed equipaggiata meglio per rispondere alle sfide sul piano della migrazione e della sicurezza alle frontiere esterne dell'UE. Il suo mandato è più ampio e l'Agenzia dispone di nuovi poteri che le permettono di agire efficacemente. L'Agenzia effettuerà prove di stress alle frontiere esterne per individuare le vulnerabilità prima che scoppi una crisi. Sarà ora in grado di fornire sostegno operativo ai paesi terzi vicini che chiedono assistenza alla loro frontiera e di scambiare dati di intelligence sulle attività criminali transfrontaliere con le autorità nazionali e le agenzie europee a sostegno delle indagini penali. Svolgerà inoltre un ruolo chiave alle frontiere marittime dell'UE attraverso le sue nuove funzioni di guardia costiera.

Nell’ambito del nuovo mandato, il ruolo e le attività dell’Agenzia sono stati significativamente estesi. Il personale permanente dell’Agenzia verrà più che raddoppiato e l’Agenzia potrà acquistare attrezzature proprie e destinarle in tempi rapidissimi ad operazioni svolte alle frontiere. Una squadra di riserva rapida di almeno 1 500 guardie di frontiera e un parco di attrezzature tecniche verranno messi a disposizione dell’Agenzia, in modo che non soffra più carenze di personale o attrezzature per le sue operazioni. La guardia costiera e di frontiera europea dovrà ora garantire l’attuazione delle norme dell’Unione in materia di gestione delle frontiere attraverso analisi periodiche del rischio e valutazioni obbligatorie delle vulnerabilità.

La guardia costiera e di frontiera europea fornirà l'anello mancante per rafforzare le frontiere esterne dell’UE, in modo che le persone possano continuare a vivere e circolare liberamente al suo interno — contribuendo a rispettare l’impegno dell’Europa al ripristino del normale funzionamento dello spazio Schengen e all’eliminazione dei controlli temporanei alle frontiere interne entro la fine dell’anno, come indicato dalla Commissione il 4 marzo nella tabella di marcia "Ritorno a Schengen".

Nei prossimi mesi la nuova Agenzia sarà pienamente dispiegata:

·         6 OTTOBRE 2016: la nuova agenzia è legalmente operativa

·         7 DICEMBRE 2016: la riserva di reazione rapida e la riserva di attrezzatura di reazione rapida diventano operative

·         ENTRO DICEMBRE 2016: 50 nuove assunzioni presso l’Agenzia

·         7 GENNAIO 2017: la riserva di esperti in materia di rimpatrio diventa operativa

·         GENNAIO-MARZO 2017: prime valutazioni delle vulnerabilità

Contesto

L’istituzione di una guardia costiera e di frontiera europea, annunciata dal Presidente Juncker nel discorso sullo stato dell’Unione pronunciato il 9 settembre 2015, fa parte delle misure previste dall’agenda europea sulla migrazione per rafforzare la gestione e la sicurezza delle frontiere esterne dell’UE. Lo spazio Schengen senza frontiere interne è sostenibile solo se si provvede efficacemente alla sicurezza e alla protezione delle frontiere esterne.

Il 15 dicembre 2015 la Commissione europea ha presentato una proposta legislativa per la creazione di una guardia costiera e di frontiera europea, basata sulle strutture esistenti di Frontex, per rispondere alle nuove sfide e realtà politiche a cui deve confrontarsi l’UE, in materia sia di gestione della migrazione che di sicurezza interna. La guardia costiera e di frontiera europea è stata approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel tempo record di soli nove mesi.

La guardia costiera e di frontiera europea contribuirà a gestire più efficacemente la migrazione, a rafforzare la sicurezza interna dell'Unione europea e a salvaguardare il principio della libera circolazione delle persone. L’istituzione di una guardia costiera e di frontiera europea garantirà una gestione solida delle frontiere esterne dell’UE in quanto responsabilità condivisa tra l’Unione e i suoi Stati membri.

Per ulteriori informazioni

Domande e risposte: La nuova l'Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera

SCHEDA INFORMATIVA: La nuova l'Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera

SCHEDA INFORMATIVA: Le operazioni dell'UE nel Mediterraneo

Regolamento che istituisce un'Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera

Garantire la sicurezza delle frontiere dell’UE: sito web della Commissione europea

sito web dell'Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera (Frontex)

IP/16/3281

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Strasburgo, 4 ottobre 2016. La Commissione europea ha adottato oggi una comunicazione che illustra i principali risultati della garanzia per i giovani e dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile dal loro avvio nel 2013 a oggi.

La Commissione europea ha adottato una comunicazione che illustra i principali risultati della garanzia per i giovani e dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile dal loro avvio nel 2013 a oggi e trae insegnamenti su come migliorare gli sforzi nazionali e dell'UE nello sviluppo di iniziative di garanzia per i giovani. L'anno scorso la Commissione ha adottato misure per accelerare l'attuazione della garanzia per i giovani incrementando gli anticipi destinati all'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile. Nel discorso sullo stato dell'Unione del 14 settembre 2016 il presidente Juncker ha sottolineato l'impegno a continuare "ad attuare la garanzia per i giovani in tutta Europa, migliorando le competenze dei cittadini europei e offrendo sostegno alle regioni e ai giovani più bisognosi".

Valdis Dombrovskis, Vicepresidente responsabile per l'Euro e il dialogo sociale, ha dichiarato: "La garanzia per i giovani è oggi una realtà in Europa e il sostegno economico fornito dall'Unione europea sarà fondamentale per continuare ad aiutare gli Stati membri a favorire l'inserimento dei giovani nel mercato del lavoro o il loro ritorno agli studi. I giovani sono il nostro futuro ed è nostra responsabilità condivisa offrire a tutti loro una possibilità di affermarsi sul mercato del lavoro."

Marianne Thyssen, Commissaria per l'Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha commentato: "Le misure e le riforme attuate nell'ambito della garanzia per i giovani hanno fatto la differenza nella vita di più di 9 milioni di giovani. La garanzia ha sostenuto importanti riforme dei sistemi nazionali nel campo dell'istruzione, dei servizi per l'occupazione e dei partenariati per offrire ai giovani migliori possibilità. Sono sicura che con un continuo impegno politico, risorse sufficienti e ferma determinazione raccoglieremo i frutti del lavoro svolto fin qui e otterremo i risultati perseguiti. La Commissione ha recentemente proposto di aumentare le risorse di bilancio dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile fino al 2020."

La garanzia per i giovani costituisce un impegno politico assunto da tutti gli Stati membri sotto forma di raccomandazione del Consiglio dell'aprile 2013, facente seguito a una proposta della Commissione,
perché i giovani ricevano un'offerta di qualità, sia essa di lavoro o di proseguimento dell'istruzione, di tirocinio o di apprendistato, al massimo quattro mesi dopo aver lasciato gli studi o essere rimasti disoccupati. L'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile è il principale programma di finanziamento dell'UE, avviato contemporaneamente per facilitare l'attuazione della garanzia per i giovani e fornire sostegno specifico alle regioni in cui la disoccupazione giovanile supera il 25%. Tutti gli Stati membri utilizzano anche la propria quota del Fondo sociale europeo (FSE) per sostenere l'occupazione giovanile.

La comunicazione adottata oggi riferisce i progressi compiuti e indica che, nonostante la disoccupazione giovanile rimanga un problema molto sentito in molti Stati membri, a partire dal 2013 l'andamento del mercato del lavoro giovanile nell'UE ha complessivamente superato le aspettative. Rispetto al 2013 i giovani disoccupati nell'UE sono diminuiti di 1,4 milioni e i giovani senza lavoro che non frequentano corsi di istruzione o di formazione (NEET) sono 900 000 di meno.

Queste tendenze incoraggianti indicano che la garanzia per i giovani, sostenuta dall'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, ha contribuito a fare la differenza sul campo. Circa 9 milioni di giovani si sono avvalsi di una proposta, per lo più di lavoro.La garanzia per i giovani è stata inoltre un catalizzatore di cambiamento politico che ha portato a riforme strutturali e a innovazioni programmatiche negli Stati membri.

 L'iniziativa per l'occupazione giovanile, fonte di finanziamenti mirati per 6,4 miliardi di EUR a livello dell'UE, è stata essenziale per la rapida creazione di iniziative nazionali di garanzia per i giovani e ha fornito sostegno diretto a più di 1,4 milioni di giovani NEET che vivono nelle regioni maggiormente bisognose. Nel 2015 la Commissione ha aumentato del 30% l'erogazione degli anticipi destinati all'iniziativa agli Stati membri ammissibili (per un importo pari a circa 1 miliardo di EUR), con l'importante risultato di fornire liquidità di cassa prontamente disponibile, permettendo di accelerare l'attuazione di misure in loco.

Dati questi progressi, la Commissione ha recentemente proposto di ampliare le risorse di bilancio dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e di fornire un ulteriore miliardo di EUR alla dotazione di bilancio specifica dell'iniziativa, al quale si aggiunge un miliardo di EUR del Fondo sociale europeo. Questi due miliardi di EUR potrebbero permettere di offrire sostegno da qui al 2020 a un altro milione di giovani negli Stati membri più colpiti dalla disoccupazione giovanile. Queste misure si aggiungono alle dotazioni finanziarie disponibili a titolo del Fondo sociale europeo.

La comunicazione adottata oggi sottolinea la necessità di accelerare e ampliare la garanzia per i giovani e di sveltire l'attuazione dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile. Essa riconosce che sarà necessario compiere ulteriori sforzi per sostenere i giovani "difficili da raggiungere", ossia quei giovani che non sono registrati presso i servizi pubblici per l'impiego, sono scarsamente qualificati, hanno lasciato la scuola e incontrano numerosi ostacoli all'ingresso sul mercato del lavoro (come povertà, esclusione sociale, disabilità e discriminazione). Si può allo stesso tempo migliorare la qualità delle offerte e dei servizi forniti ai giovani.

Contesto

La garanzia per i giovani e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile sono state adottate nel 2013 al fine di sostenere gli sforzi compiuti dagli Stati membri per combattere la disoccupazione giovanile e fanno parte di un più ampio programma strategico mirato all'inclusione dei giovani nella società.

Nel discorso sullo stato dell'Unione del 14 settembre 2016 il presidente Juncker ha affermato: "Non posso e non voglio accettare che l'Europa sia e rimanga il continente della disoccupazione giovanile. Non posso e non voglio accettare che la generazione del nuovo millennio, la generazione Y, possa diventare la prima generazione da settant'anni a questa parte a ritrovarsi più povera dei genitori.[…] Continueremo ad attuare la garanzia per i giovani in tutta Europa, migliorando le competenze dei cittadini europei e offrendo sostegno alle regioni e ai giovani più bisognosi".

Come specificato nella lettera di intenti del 2016, la Commissione intende intensificare l'impegno a sostegno della gioventù in generale e gli strumenti della garanzia per i giovani dovrebbero svolgere pienamente il loro ruolo come parte di una più ampia gamma di iniziative per i giovani. Ad esempio, il presidente Juncker ha annunciato durante il discorso sullo stato dell'Unione del 14 settembre 2016 l'istituzione di un corpo europeo di solidarietà, che sarà radicato nei valori fondamentali dell'UE dell'impegno e della solidarietà e offrirà ai giovani sotto i 30 anni che si interessano al sociale, che beneficino o meno della garanzia per i giovani, l'occasione di aiutare e sostenere gli altri e di acquisire nuove competenze ed esperienze, nel loro paese o in un altro Stato membro. La Commissione presenterà le proprie idee entro la fine dell'anno.

Il 22 aprile 2013 il Consiglio dei ministri dell'UE ha adottato la raccomandazione sulla garanzia per i giovani (cfr. MEMO/13/152) che prende le mosse da una proposta presentata dalla Commissione nel dicembre 2012 (cfr. IP/12/1311 e MEMO/12/938) e approvata dal Consiglio europeo nel giugno 2013.

Tutti e 28 gli Stati membri hanno presentato piani di attuazione della garanzia per i giovani e hanno adottato misure per istituire iniziative di garanzia per i giovani. I piani definiscono i provvedimenti da adottare per attuare la garanzia per i giovani, illustrano il calendario per le principali riforme e misure, il ruolo delle autorità pubbliche e di altri partner e le modalità di finanziamento (per ulteriori informazioni cliccare qui). L'attuazione della garanzia per i giovani a livello nazionale è monitorata dalla Commissione nel quadro del semestre europeo.

L'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile è stata avviata nel 2013 per fornire un sostegno mirato ai giovani di età inferiore ai 25 anni che vivono in regioni in cui la disoccupazione giovanile superava il 25 % nel 2012 e rappresenta una delle principali risorse finanziarie dell'UE per sostenere l'attuazione della garanzia per i giovani. Attualmente 20 Stati membri sono ammissibili al sostegno di tale iniziativa.[1]

L'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile era all'inizio una risorsa dedicata da 6,4 miliardi di EUR da spendere nel periodo 2014-18. Nell'ambito della revisione intermedia del bilancio dell'UE per il periodo 2014-2020 la Commissione ha proposto di stanziare un ulteriore miliardo di EUR per la dotazione di bilancio specifica dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, al quale si aggiunge un miliardo di EUR del Fondo sociale europeo; con questo incremento di due miliardi fino al 2020, le risorse dell'iniziativa raggiungerebbero gli 8,4 miliardi dal suo varo nel 2013. Grazie a maggiori dotazioni nell'ambito della politica di coesione a partire dal 2017, numerosi Stati membri ammissibili al sostegno dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile avranno inoltre la possibilità di investire fino a ulteriori due miliardi di EUR di finanziamenti del Fondo sociale europeo per misure a favore dell'occupazione giovanile.

L'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile è complementare ad altri interventi intrapresi a livello nazionale, compresi quelli con il sostegno del Fondo sociale europeo, che non si rivolge soltanto ai singoli individui, ma può contribuire a riformare istituzioni e servizi per l'impiego, l'istruzione e la formazione. Nel periodo 2014-2020 il Fondo investirà 6,3 miliardi di EUR direttamente in misure per l'occupazione giovanile e circa 27 miliardi di EUR in misure e riforme in materia di istruzione.

La comunicazione dà seguito alla richiesta del 2013 con cui i capi di Stato o di governo dell'Unione europea chiedevano alla Commissione di "riferire nel 2016 sull'attuazione della 'garanzia per i giovani' e sul funzionamento dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile".

Per ulteriori informazioni

MEMO: Domande e risposte: Comunicazione sulla garanzia per i giovani e sull'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile

Comunicazione: La garanzia per i giovani e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile a tre anni di distanza

Documento di lavoro dei servizi della commissione: The Youth Guarantee and Youth Employment Initiative three years on (La garanzia per i giovani e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile a tre anni di distanza)

Documento di lavoro dei servizi della commissione: Applying the Quality Framework for Traineeships (Attuazione del quadro di qualità per i tirocini)

Scheda informativa a livello UE sulla garanzia per i giovani e sull'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile

Schede informative per paese sulla garanzia per i giovani e sull'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile

Testimonianze

Dove registrarsi per la garanzia per i giovani?

Scheda informativa: Youth Guarantee – making it happen (Garanzia per i giovani – un impegno concreto)

Scheda informativa: Addressing youth unemployment in the EU (Affrontare la disoccupazione giovanile nell'UE)

Mappa dei finanziamenti per l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile

Infografica: iniziativa a favore dell'occupazione giovanile

Comunicazione sulla revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale

Marianne Thyssen su Facebook e Twitter

Valdis Dombrovskis su Facebook e Twitter

Iscrizione alla newsletter su occupazione, affari sociali e inclusione della Commissione europea

[1] Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica ceca, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Regno Unito.

IP/16/3216

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Strasburgo, 4 ottobre 2016. La Commissione ha adottato oggi una proposta di revisione della decisione Europass. Europass è un insieme di strumenti e servizi a sostegno della trasparenza delle competenze e delle qualifiche nell'Unione europea.

La Commissione ha adottato oggi una proposta di revisione della decisione Europass. Europass è un insieme di strumenti e servizi a sostegno della trasparenza delle competenze e delle qualifiche nell'Unione europea. Con questa revisione la Commissione mira a semplificare e adattare questi strumenti all'era digitale e ad aggiungere una nuova funzione basata sui big data per mappare e anticipare la domanda di competenze e le tendenze del mercato del lavoro.

La prosperità dell'Europa dipende dalla nostra risorsa più preziosa: le persone. In un'economia globale in rapido mutamento, le competenze dei cittadini saranno il motore della competitività e della crescita. Europass è una delle risorse per le competenze più note e utilizzate in Europa. Dalla sua istituzione nel 2005 sono stati creati oltre 60 milioni di CV Europass, e sono centinaia di migliaia i discenti in tutta l'UE che ricevono ogni anno i supplementi al diploma e al certificato, che aiutano a rendere le qualifiche più leggibili e raffrontabili all'estero. Sono inoltre disponibili servizi di consulenza e sostegno sul territorio negli Stati membri.

Il nuovo quadro Europass si baserà su questa formula consolidata per offrire strumenti intuitivi che consentiranno di definire e comunicare le proprie competenze e qualifiche in tutte le lingue dell'UE. Tra questi figureranno uno strumento online più efficiente per la creazione di CV e profili delle competenze, strumenti di autovalutazione gratuiti per la valutazione delle proprie competenze, informazioni personalizzate sulle opportunità di apprendimento in Europa, informazioni e sostegno per il riconoscimento delle proprie qualifiche e analisi del fabbisogno di competenze nel mercato del lavoro. Il nuovo quadro Europass sarà inoltre collegato ad altri strumenti e servizi dell'UE nei vari sistemi dell'istruzione e della formazione e del lavoro, ad esempio il portale europeo della mobilità professionale EURES, consentendo uno scambio di informazioni più agevole e servizi più coerenti per gli utenti finali.
I centri nazionali di sostegno continueranno a offrire informazioni e consulenze individuali per aiutare i cittadini a orientarsi nel panorama delle competenze e delle qualifiche.

Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l'Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha commentato: "Le competenze aprono la strada alla prosperità e sono fondamentali per assicurarsi posti di lavoro di qualità. Avere le competenze adeguate permette di mettere a frutto il proprio potenziale di cittadini attivi e sicuri di sé in un mondo del lavoro che cambia. Il nuovo quadro Europass doterà i cittadini di strumenti intuitivi per valorizzare le loro competenze e qualifiche e dell'accesso a informazioni e servizi di sostegno per compiere scelte di apprendimento e lavoro consapevoli in tutta Europa."

La revisione è parte della nuova agenda per le competenze per l'Europa, presentata il 10 giugno 2016.

Contesto

Il quadro Europass

Europass, il quadro comunitario unico per la trasparenza delle qualifiche, è stato istituito con la decisione n. 2241/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 dicembre 2004.

L'obiettivo generale dell'iniziativa è sostenere la mobilità delle persone in Europa, anche per fini di istruzione e lavoro. L'iniziativa promuove la conoscenza e la diffusione degli strumenti intesi a incrementare la visibilità e la comprensibilità delle competenze e delle qualifiche, ad esempio tra i discenti, le persone in cerca di lavoro, i lavoratori, i datori di lavoro e gli istituti di istruzione e formazione.

Al centro dell'attuale quadro Europass vi è un portfolio di documenti:

  • il curriculum vitae (CV) Europass, compilato per fornire informazioni sulle proprie qualifiche, sulla propria esperienza professionale e sulle proprie competenze e abilità;
  • il passaporto delle lingue Europass, compilato per descrivere le proprie competenze linguistiche;
  • il supplemento al certificato Europass, rilasciato agli studenti dagli istituti di istruzione e formazione professionale congiuntamente al certificato per integrarlo e renderlo più comprensibile, in particolare per i datori di lavoro o le istituzioni al di fuori del paese di rilascio;
  • il supplemento al diploma Europass, rilasciato agli studenti dagli istituti di istruzione superiore congiuntamente al diploma o al diploma di laurea per renderlo più comprensibile, in particolare al di fuori del paese di rilascio;
  • il documento Europass Mobilità, che descrive tutti i periodi di apprendimento o formazione organizzati trascorsi in un altro paese europeo ed è compilato dalle organizzazioni di origine e dalle organizzazioni ospitanti.

Europass può vantare 126 milioni di visite al suo sito web, oltre 93 milioni di modelli di documenti scaricati e oltre 60 milioni di CV Europass, lo strumento di gran lunga più diffuso, creati online dal 2005.

Una valutazione del quadro Europass condotta nel 2013 ne ha messo in luce i successi: i documenti Europass sono stati adottati da tutti i gruppi interessati e hanno aiutato i cittadini a cambiare lavoro o a trasferirsi (per oltre il 60 % degli utenti intervistati il CV, il passaporto delle lingue e il supplemento al certificato sono stati provvidenziali) e a cogliere opportunità di apprendimento, ad esempio l'ammissione a istituti di istruzione (il 46 % degli utenti del supplemento al certificato, il 50 % degli utenti del passaporto delle lingue e una percentuale minore di utenti intervistati di altri documenti).

Europass ha inoltre rivestito un ruolo importante nella mobilità a livello nazionale (il 40 % degli utenti intervistati era in mobilità all'interno del proprio paese). I documenti sono ormai ampiamente utilizzati in paesi quali l'Italia e la Spagna, che presentano tassi di impiego del CV al di sopra della media, mentre in Francia il documento Europass Mobilità è stato adattato per consentire la presentazione delle proprie competenze.

Link utili

MEMO/16/3212

Homepage della Commissaria Marianne Thyssen

Marianne Thyssen su Facebook e Twitter

Abbonamento gratuito alla newsletter su Occupazione, affari sociali e inclusione della Commissione europea

IP/16/3213

MIGLIORARE IL DIALOGO PER TRASPORTI INTELLIGENTI  E SOSTENIBILI

24 e 25 ottobre 2016 – Milano, Italia

LAPILLI Picture Device Independent Bitmap 1Questo convegno rappresenta un altro passo avanti nel processo di definizione dei corridoi della rete prioritaria europea. È organizzato dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) insieme alla Regione Lombardia e a enti e imprese italiani, in stretta collaborazione con la Commissione europea (DG MOVE).

Il Programma Connecting Europe Facility ha già stanziato la maggior parte delle risorse destinate ai corridoi della rete prioritaria, e i Coordinatori europei stanno attuando le misure e le azioni previste nei piani di lavoro, che sottolineano l'importanza del ricorso ai sistemi di trasporto intelligenti, della gestione efficiente e di soluzioni lungimiranti di trasporto sostenibile.

Il convegno si aprirà con gli interventi di responsabili politici di alto livello e rappresentanti della società civile, che saranno seguiti da dibattiti approfonditi ed articolati in tre sessioni di lavoro parallele:

  • un dialogo migliore per soluzioni migliori, con particolare attenzione a progetti specifici portati avanti nelle Regioni in cui il dialogo partecipativo potrebbe offrire un chiaro valore aggiunto e il potenziale di migliorare la realizzazione delle opere;
  • soluzioni di finanziamento, presentazione delle possibilità offerte dal Programma Connecting Europe Facility, dal FEIS e dai fondi strutturali/regionali, soluzioni basate sui partenariati pubblico-privati;
  • soluzioni e corridoi di trasporto efficienti più intelligenti e più "verdi".

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 28 settembre 2016. Oggi la Commissione europea propone un registro per la trasparenza obbligatorio esteso a tutte e tre le istituzioni dell’UE - Parlamento europeo, Consiglio e Commissione - mantenendo un impegno in materia di trasparenza della Commissione Juncker.

La Commissione ha già dato l’esempio subordinando gli incontri con i suoi responsabili politici all’iscrizione dei rappresentanti di interessi in un registro per la trasparenza accessibile al pubblico. Oggi chiediamo al Parlamento europeo e al Consiglio di fare altrettanto, rendendo il registro obbligatorio per tutti i rappresentanti di interessi che cercano di influenzare il processo decisionale a Bruxelles.

Il primo vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: "Le istituzioni dell'UE devono collaborare per riguadagnare la fiducia dei cittadini. Occorre maggiore apertura su tutto ciò che facciamo. La proposta odierna di un registro per la trasparenza obbligatorio per il Parlamento, il Consiglio e la Commissione costituisce un passo importante nella giusta direzione. I cittadini hanno il diritto di sapere chi cerca di influenzare il processo legislativo dell’UE. Proponiamo una regola semplice: nessuna riunione con i responsabili politici se prima non ci si è iscritti nel registro. Attraverso il registro, il pubblico potrà vedere chi svolge attività di lobbismo, chi rappresenta e quanto spende".

Oggi la Commissione ha proposto un accordo interistituzionale, che porrà in essere un sistema solido per garantire la trasparenza delle attività di lobbismo, sulla base dell’attuale registro per la trasparenza volontario del Parlamento e della Commissione. La Commissione propone che, per la prima volta, tutte e tre le istituzioni, compreso il Consiglio, siano soggette alle stesse norme minime. In base a tali proposte, gli incontri con i responsabili politici delle tre istituzioni sarebbero subordinati alla previa iscrizione nel registro per la trasparenza. Da quando la Commissione ha introdotto questa regola per le sue interazioni con i rappresentanti di interessi nel novembre 2014, le nuove iscrizioni nel registro già esistente sono state circa 4 000.

La proposta odierna chiarisce inoltre la portata delle attività e gli organismi interessati, rafforza il monitoraggio e l’applicazione efficace del codice di condotta del registro per i lobbisti e semplificherà e migliorerà la qualità dei dati grazie a una semplificazione dei requisiti e a un maggiore controllo della qualità. La Commissione propone di aumentare le risorse disponibili per conseguire tale obiettivo. Gli iscritti che non rispettano il codice di condotta potrebbero andare incontro a una sospensione temporanea delle loro interazioni con le istituzioni o alla cancellazione dal registro.

Contesto

Le modifiche proposte al registro per la trasparenza fanno parte di un più ampio impegno della Commissione Juncker a riformare l'elaborazione delle politiche nell'UE. La proposta odierna fa seguito a intense discussioni svolte con tutte le parti interessate. Una consultazione pubblica durata 12 settimane e conclusasi il 1º giugno, ha raccolto 1 758 risposte, di cui 975 da singoli cittadini e 783 da organizzazioni. I partecipanti hanno condiviso le loro opinioni sul funzionamento dell’attuale registro per la trasparenza e presentato una serie di proposte riguardanti la concezione del futuro regime.

L’impegno della Commissione Juncker per una maggiore trasparenza, sancito negli orientamenti politici, è già stato messo in pratica in diversi modi. A partire dal 1º dicembre 2014 la Commissione ha pubblicato informazioni sugli incontri che i commissari, i membri del loro gabinetto e i direttori generali della Commissione hanno avuto con tutti i rappresentanti di interessi. Di norma, queste riunioni possono svolgersi solo con persone o entità presenti nel registro per la trasparenza.

Inoltre, è stato dato un più ampio accesso ai documenti relativi ai negoziati per il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) con gli Stati Uniti, L’accordo interistituzionale "legiferare meglio", firmato in aprile ha ulteriormente rafforzato la trasparenza con l’adozione di una serie di misure per accrescere l’apertura del processo decisionale dell’Unione europea, compreso il diritto derivato. Nel maggio 2016 la Commissione ha adottato nuove norme sui gruppi di esperti, rafforzando i requisiti di trasparenza e introducendo sinergie con il registro per la trasparenza.

Nella sua agenda "legiferare meglio", presentata nel maggio 2015, la Commissione si è assunta l'impegno di aprire ulteriormente il processo di elaborazione delle politiche al controllo e al contributo dei cittadini. Sono già stati istituiti nuovi meccanismi di feedback che consentono ai soggetti interessati di manifestare alla Commissione il loro punto di vista fin dall'inizio dell'elaborazione di un'iniziativa, sulla base di tabelle di marcia e valutazioni d'impatto iniziali, ma anche in seguito all'adozione di una proposta da parte della Commissione, in modo da contribuire al processo legislativo in seno al Parlamento e al Consiglio.

Il registro per la trasparenza è uno dei principali strumenti per l’attuazione dell’impegno della Commissione a favore della trasparenza. Comprende tutte le attività svolte al fine di influenzare il processo legislativo e di attuazione delle politiche delle istituzioni dell’UE. Un primo registro per la trasparenza, istituito dal Parlamento europeo e dalla Commissione nel 2011, è stato aggiornato attraverso un accordo interistituzionale concordato nel aprile 2014 e attualmente si applica soltanto alle due istituzioni. L'attuale registro facoltativo comprende oltre 9 800 entità vincolate dal codice di condotta. I soggetti che si sono iscritti vanno da consulenti in affari pubblici e studi legali, ad associazioni commerciali e professionali, ONG, organizzazioni religiose e organizzazioni accademiche.

Per ulteriori informazioni

Proposta della Commissione per un accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell’UE e la Commissione europea su un registro per la trasparenza obbligatorio

MEMO/16/3181 con domande frequenti

Sito del registro per la trasparenza

Risultati della consultazione pubblica su un registro obbligatorio per la trasparenza

  

IP/16/3182

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 27 septembre 2016. In linea con l'iniziativa "Un bilancio dell'UE incentrato sui risultati" e con il suo impegno volto a legiferare meglio, la Commissione fa oggi il punto sull'attività svolta dal gruppo ad alto livello sulla semplificazione a favore dei beneficiari dei Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE).

La burocrazia può costituire un deterrente per le piccole imprese e le start-up che talvolta, proprio a causa delle procedure amministrative, rinunciano alle possibilità offerte dai fondi SIE. Ciò significa non sfruttare un potenziale prezioso in termini di miglioramento della competitività europea.

Per questo motivo la Commissione ha istituito un anno fa un gruppo ad alto livello sulla semplificazione incaricato di studiare soluzioni e facilitare l'accesso delle imprese ai Fondi strutturali e di investimento europei.

Il gruppo ha finora formulato una serie di raccomandazioni in quattro settori:

o    procedure online;

o    modalità semplificate di rimborso delle spese;

o    accesso più agevole delle PMI ai finanziamenti;

o    maggiore ricorso agli strumenti finanziari.

In questo scorcio finale del 2016 il gruppo sarà impegnato ad affrontare la sovraregolamentazione, ossia gli obblighi amministrativi supplementari imposti ai beneficiari dalle autorità nazionali o locali.

La Commissaria per la Politica regionale Corina Crețu ha dichiarato: "Semplicità e flessibilità sono cruciali per garantire il successo degli investimenti dei fondi SIE in Europa. Dobbiamo aiutare l'avvio di progetti innovativi e di qualità rendendo più facile l'accesso delle piccole imprese e delle start-up ai finanziamenti. Le raccomandazioni del gruppo apportano inoltre un contributo diretto alla riflessione sul futuro della politica di coesione post 2020."

L'ex vicepresidente della Commissione e presidente del gruppo ad alto livello Siim Kallas ha osservato: "Bisogna proseguire nell'eliminazione delle strozzature e garantire sinergie tra i Fondi. Non sempre è necessario modificare la regolamentazione: occorre però individuare e promuovere le migliori pratiche in tutta l'UE. Ed è esattamente quello che intendiamo fare."

o    Alcune delle raccomandazioni proposte dal gruppo sono già state incluse nel riesame intermedio del quadro finanziario pluriennale della Commissione. Tra queste:

o    modalità semplificate di rimborso delle spese. Per esempio, i beneficiari non sarebbero più obbligati a giustificare ogni singola voce di spesa ma per determinate categorie di costi, comprese le spese del personale o altre spese generali, come assicurazioni o canoni di locazione, potrebbero ricorrere a tassi forfettari o prezzi fissi;

o    promozione del principio "una tantum": i documenti forniti dai beneficiari sarebbero conservati in formato digitale e non dovrebbero essere ripresentati in ogni singola fase di attuazione del progetto;

o    promozione delle sinergie e delle migliori pratiche, ad esempio singoli inviti a presentare proposte in cui potrebbero confluire diverse fonti di finanziamento dell'UE. Questo consentirebbe alle PMI di presentare un'unica domanda per ottenere finanziamenti a favore di un pacchetto di investimenti invece di dover partecipare a una serie di inviti;

o    armonizzazione, per quanto possibile, tra le pratiche di mercato e le condizioni applicate agli imprenditori che ricevono prestiti erogati tramite gli strumenti finanziari sostenuti dai fondi SIE. In pratica, le condizioni sarebbero meno rigide di quelle imposte per le normali sovvenzioni: ad esempio, sarebbe richiesta meno documentazione e i tempi prescritti per la conservazione dei documenti sarebbero più brevi.

Sulla base delle raccomandazioni del gruppo, la Commissione ha inoltre proposto di rendere più semplice la combinazione con il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), prevedendo che il richiedente debba rispettare un'unica serie di procedure invece che norme distinte per ciascun Fondo.

Contesto

Il gruppo ad alto livello sulla semplificazione a favore dei beneficiari dei Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) è stato istituito dalla Commissione europea con decisione del 10 luglio 2015. Questo gruppo di 12 esperti, operativo da ottobre 2015, fornisce consulenza alla Commissione europea su come ridurre gli oneri amministrativi a carico dei richiedenti che vogliano avvalersi dei cinque Fondi.

Il regolamento sui fondi SIE per il periodo di programmazione 2014-2020 offre già una serie di possibilità di semplificazione e di riduzione degli oneri amministrativi; tra queste una serie di norme comuni a tutti i fondi SIE, l'ampliamento dell'uso delle opzioni relative ai costi semplificati e il passaggio alla coesione elettronica ("e-cohesion"). Il gruppo effettua anche un monitoraggio dell'utilizzo delle suddette possibilità da parte degli Stati membri.

La relazione finale del gruppo ad alto livello prevista per il 2018 sarà uno dei pilastri su cui si fonderà la riflessione della Commissione sul futuro della politica di coesione.

Per ulteriori informazioni

Semplificazione dei fondi SIE 

Un bilancio dell'UE incentrato sui risultati

Elenco dei membri del gruppo di alto livello

Testo integrale della relazione sull'e-governance a cura del gruppo di alto livello

Testo integrale della relazione sulle opzioni dei costi semplificati a cura del gruppo di alto livello

Testo integrale della relazione su un accesso più agevole delle PMI ai finanziamenti a cura del gruppo di alto livello

Testo integrale della relazione su un maggiore ricorso agli strumenti finanziari a cura del gruppo di alto livello

Twitter: @CorinaCretuEU@EU_Regional

IP/16/3168

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 23 septembre 2016. Secondo i nuovi dati pubblicati oggi dalla Commissione europea, nel corso del 2015 le autorità doganali dell'UE avrebbero sequestrato circa cinque milioni di articoli contraffatti in più rispetto all'anno precedente.

Si tratta di un aumento del 15% rispetto al 2014. Oltre 40 milioni di prodotti sospettati di violare i diritti di proprietà intellettuale, per un valore di quasi 650 milioni di euro, sono stati sequestrati alle frontiere esterne dell'UE.

È quanto emerge dalla relazione pubblicata oggi sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) nell'UE, che dettaglia anche le categorie di merci sequestrate, i paesi di origine, i diritti di proprietà intellettuale violati e le modalità di trasporto utilizzate. 

Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: "Ho constatato di persona l'eccellente lavoro svolto dagli agenti doganali in tutta l'UE per individuare merci contraffatte e talvolta pericolose. Tuttavia l'attività criminale che inonda il nostro mercato interno di prodotti falsi e illegali non accenna a diminuire. La Commissione continuerà a collaborare con le autorità doganali, i partner internazionali e l'industria per garantire un alto livello di tutela dei diritti di proprietà intellettuale nell'UE."

Le sigarette rimangono in testa alla classifica degli articoli più sequestrati (27%), mentre i prodotti di uso quotidiano potenzialmente pericolosi per la salute e la sicurezza dei consumatori, ad esempio alimenti e bevande, prodotti per l'igiene personale, farmaci, giocattoli ed elettrodomestici, rappresentano nel complesso il 25,8% del totale. Il principale paese d'origine dei prodotti contraffatti è ancora una volta la Cina (41%), seguita da Montenegro, Hong Kong, Malaysia e Benin. 

Il Benin è il paese d'origine di gran parte dei prodotti alimentari contraffatti, mentre il Messico è la principale fonte di bevande alcoliche e il Marocco di altre bevande. La Malaysia è in testa per quanto riguarda i prodotti per l'igiene personale, la Turchia per i capi di abbigliamento, Hong Kong per telefoni cellulari e relativi accessori, schede di memoria, attrezzature informatiche, CD, DVD e accendini. Le sigarette provengono soprattutto dal Montenegro, i farmaci dall'India. Oltre il 91% dei sequestri ha dato luogo alla distruzione delle merci o all'avvio di un procedimento giudiziario per determinare l'eventuale coinvolgimento del titolare del marchio contraffatto nella violazione. 

La relazione della Commissione sulle azioni delle dogane per il rispetto dei DPI viene pubblicata ogni anno dal 2000 e si basa sui dati trasmessi dalle amministrazioni doganali degli Stati membri. Tali dati forniscono informazioni preziose anche ai fini dell'analisi delle violazioni dei DPI condotta dall'OCSE.

L'unione doganale

L'unione doganale è unica al mondo. È una pietra miliare dell'Unione europea ed è indispensabile per il corretto funzionamento del mercato unico. Una volta sdoganate in uno Stato membro, le merci possono circolare liberamente all'interno dell'Unione sulla base del principio che tutti gli Stati membri applicano le stesse norme di ingresso e di protezione alle frontiere esterne.

Le 28 amministrazioni doganali dell'Unione europea devono agire come se costituissero un'unica entità, garantendo nel contempo l'agevolazione degli scambi e la tutela della sicurezza e della salute di tutti i cittadini dell'UE. Non è un gioco da ragazzi. L'UE è uno dei maggiori blocchi commerciali del mondo: nel 2015, gli scambi commerciali nell'UE hanno rappresentato quasi il 15% del totale mondiale, per un valore di 3 500 miliardi di euro. Gestire un volume di scambi internazionali del genere comporta dover trattare milioni di dichiarazioni in dogana all'anno in modo rapido ed efficiente.

Nuove norme doganali

Nel giugno 2013 è stato adottato un nuovo regolamento sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale alle dogane (vedasi MEMO/11/332 e MEMO/13/527). In vigore in tutta l'UE dal 1º gennaio 2015, il regolamento rafforza le norme che tutelano la proprietà intellettuale. 

Il testo integrale della relazione è consultabile al seguente indirizzo:

Relazione sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale da parte delle autorità doganali dell'UE: risultati alle frontiere dell'UE nel 2015

IP/16/3132

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 23 septembre 2016. Il 24 settembre, alla 17ª conferenza delle parti della convenzione delle Nazioni Unite sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CoP17 CITES), che si terrà a Johannesburg, in Sud Africa, si riuniranno i rappresentanti di 182 paesi e l’UE per concordare misure concrete al fine di proteggere meglio alcune delle specie più vulnerabili del pianeta.

L’Unione europea parteciperà per la prima volta come membro a pieno titolo della CITES e proporrà misure internazionali più severe contro il traffico di specie selvatiche, in linea con il suo piano d’azione contro il traffico di specie selvatiche. L'UE si schiera fermamente a favore del mantenimento del divieto del commercio di avorio.

Durante la 17ª conferenza delle parti della convenzione delle Nazioni Unite sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CoP17 CITES), che si terrà dal 24 settembre al 5 ottobre 2016 a Johannesburg, le parti potranno riesaminare l’attuazione della convenzione CITES, che interessa più di 35 000 piante e animali e assicura che il commercio sia legale, tracciabile e sostenibile, nonché adottare nuove misure vincolanti per la tutela delle specie selvatiche.

A Johannesburg l’UE e gli Stati membri, rappresentati da Karmenu Vella, Commissario per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca, parleranno con una voce sola e presenteranno un programma ambizioso. L'UE proporrà di affrontare il traffico di specie selvatiche e la corruzione a esso associato e di definire norme internazionali sul commercio dei trofei di caccia per garantire che tale commercio possa avvenire solo quando è legale e sostenibile. Inoltre proporrà di includere altre specie marine (squali), varietà di legno (palissandro) e animali esotici da compagnia (rettili) o di migliorarne la protezione ai sensi della CITES (pappagalli e mammiferi) in quanto sono oggetto di commercio internazionale illegale e non sostenibile.

Il Commissario Vella ha dichiarato: "L'UE è orgogliosa di essere leader mondiale nella lotta contro il traffico delle specie selvatiche. Per noi la CoP della CITES è un'ottima occasione per rafforzare ulteriormente la lotta contro il traffico di specie selvatiche e la corruzione che lo alimenta. Mediante la CITES collaboreremo con i nostri partner per attuare integralmente il nuovo piano d'azione contro il traffico di specie selvatiche. Stiamo costruendo un’alleanza globale tra i vari paesi per proteggere le specie selvatiche nei loro habitat, bloccare i punti di transito e sradicare la domanda illegale".

In particolare, l’UE continuerà ad appoggiare il divieto sul commercio internazionale di avorio e premerà per l’adozione di misure forti contro il traffico di avorio e quello che interessa i rinoceronti, le tigri, le scimmie antropomorfe, i pangolini e il palissandro.

Questi sforzi rientrano in un approccio più ampio teso a lottare contro il commercio illegale di specie selvatiche. Quest'anno l’Unione europea ha adottato un piano d’azione globale contro il traffico di specie selvatiche che sarà attuato congiuntamente dalle istituzioni dell’UE e dagli Stati membri fino al 2020.

Contesto

Il traffico di specie selvatiche è al quarto posto della classifica delle principali reti criminali internazionali. Negli ultimi anni il fenomeno ha subito una vera e propria impennata. Secondo alcune stime, ogni anno fra le mani della criminalità organizzata passano da 8 a 20 miliardi di euro, cifre equivalenti a quelle del traffico di droga, di armi e di esseri umani. Questo fenomeno non solo minaccia la sopravvivenza di alcune specie emblematiche, ma alimenta anche la corruzione, finanzia gruppi di miliziani, miete vittime umane e priva le comunità più povere di fonti indispensabili di reddito.

La convenzione CITES è uno strumento importante per riportare il traffico sotto controllo, in quanto può adottare misure giuridicamente vincolanti e concordare sanzioni nei confronti dei paesi che non rispettano i loro impegni. L’UE è diventata parte a pieno titolo della convenzione CITES nel 2015. Partecipa per la prima volta in questa veste alla conferenza delle parti, oltre a tutti i 28 Stati membri.

L’Unione europea è stata uno dei principali sostenitori della CITES e intende continuare a fornire un forte sostegno finanziario sia per le attività della convenzione che per la protezione delle specie selvatiche, in particolare in Africa.

Per ulteriori informazioni

Scheda informativa: posizione dell’UE in vista della 17ª conferenza delle parti (CoP) della convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES)

Elenco completo delle proposte presentate dall’UE alla CoP17 della CITES

 IP/16/3144

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 15 septembre 2016. La Commissione europea procede speditamente con i lavori di elaborazione di un primo elenco UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative; è stata infatti presentata una valutazione preliminare ("quadro di valutazione degli indicatori") di tutti i paesi terzi realizzata sulla base di una serie di indicatori chiave.

Spetta ora agli Stati membri dell’UE scegliere quali paesi dovrebbero essere sottoposti a un esame più approfondito nei prossimi mesi per individuare con precisione quelli che non rispettano le norme in materia di fiscalità.

Nel gennaio 2016, nell’ambito del più ampio obiettivo di contrastare l’evasione e l’elusione fiscali, la Commissione ha avviato un processo in tre fasi per compilare l’elenco comune dell’UE. Un elenco comune dell'UE delle giurisdizioni non cooperative avrà un peso molto maggiore rispetto all’attuale mosaico di elenchi nazionali nel trattare con i paesi terzi che rifiutano di conformarsi alle norme internazionali di buona governance in materia fiscale. Un elenco dell’UE impedirà inoltre una pianificazione fiscale aggressiva che abusi delle asimmetrie tra i diversi sistemi nazionali.

L'elenco definitivo delle giurisdizioni non cooperative dovrebbe essere pubblicato entro la fine del 2017. Gli Stati membri hanno già espresso il loro sostegno a questo approccio, che gode anche del fermo sostegno del Parlamento europeo.

Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: "L'UE prende sul serio i propri impegni di buona governance a livello internazionale. È ragionevole aspettarsi che i nostri partner internazionali facciano lo stesso. Vogliamo avere un dibattito leale e aperto con i nostri partner su questioni fiscali che ci riguardano tutti a livello globale. L’elenco dell’UE sarà il nostro strumento per trattare con i paesi terzi che rifiutano di adeguarsi alle norme."

Come è stato concepito il quadro di valutazione

Obiettivo del quadro di valutazione della Commissione è aiutare gli Stati membri a decidere con quali paesi l’UE dovrebbe avviare un dialogo sulle questioni di buona governance fiscale. È stato elaborato per avviare i lavori e contribuire ad orientare le scelte degli Stati membri nel decidere quali paesi sottoporre ad esame.

Tutti i paesi terzi e le giurisdizioni fiscali del mondo sono stati esaminati per determinare il rischio che essi presentano di favorire l’elusione fiscale. Tale valutazione preliminare si è basata su un’ampia gamma di indicatori oggettivi e neutri, tra cui dati economici, attività finanziaria, strutture giuridiche e istituzionali e norme basilari in materia di buona governance fiscale.

Come primo passo, il quadro di valutazione presenta dati fattuali su ogni paese rispetto a tre indicatori neutri: legami economici con l’UE, attività finanziaria e fattori di stabilità. Le giurisdizioni che occupano posizioni di rilevo in queste tre categorie sono quindi esaminate rispetto ad altri indicatori di rischio, come il livello di trasparenza o il ricorso potenziale a regimi fiscali preferenziali.

La valutazione preliminare non rappresenta alcun giudizio nei confronti dei paesi terzi, né costituisce un elenco preliminare dell'UE. I paesi possono occupare posizioni di rilevo rispetto agli indicatori del quadro di valutazione per vari motivi, anche quando non costituiscono una minaccia per le basi imponibili degli Stati membri. L'intento è quello di aiutare gli Stati membri a selezionare i paesi che intendono sottoporre a un esame più approfondito sotto il profilo della buona governance fiscale: sarà questa la prossima tappa nel processo di elaborazione dell'elenco dell'UE. L’UE collaborerà strettamente con l’OCSE durante il processo di compilazione dell’elenco e terrà conto della valutazione dell’OCSE sulle norme di trasparenza delle giurisdizioni.

Prossime tappe

La valutazione preliminare è stata presentata il 14 settembre agli esperti degli Stati membri nell'ambito del gruppo "Codice di condotta (Tassazione delle imprese)". Sulla base dei risultati, il gruppo "Codice di condotta" deciderà le giurisdizioni da sottoporre a un esame più approfondito; la decisione dovrebbe essere approvata dai ministri delle finanze entro la fine dell'anno. L'esame dei paesi terzi selezionati dovrebbe iniziare il prossimo gennaio; l'obiettivo è disporre di un primo elenco dell'UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative entro la fine del 2017.

Contesto

La compilazione del nuovo elenco rientra nella campagna dell’UE volta a contrastare l’evasione e l’elusione fiscali e a promuovere una maggiore equità fiscale nell’Unione e a livello mondiale. È stata proposta dalla Commissione nel gennaio 2016 nell'ambito della strategia esterna per un’imposizione effettiva e approvata in maggio dai ministri delle finanze dell’UE. Anche il Parlamento europeo ha ripetutamente espresso il proprio sostegno alla compilazione di un elenco dell’UE.

La strategia esterna definisce un processo di elaborazione dell'elenco dell'UE chiaro, equo e obiettivo, articolato in tre fasi.

·         1. Quadro di valutazione La Commissione pubblica un quadro di valutazione neutro degli indicatori per contribuire a determinare il livello potenziale di rischio del sistema fiscale di ciascun paese nell’agevolare l’elusione fiscale. La Commissione presenta i risultati del quadro di valutazione agli esperti degli Stati membri nell'ambito del gruppo "Codice di condotta" del Consiglio.

·         2. Esame Sulla base dei risultati del quadro di valutazione, gli Stati membri decidono quali paesi terzi devono essere ufficialmente sottoposti a un esame da parte dell’UE. L'esame delle norme di buona governance fiscale dei paesi terzi sarà svolto dalla Commissione e dal gruppo "Codice di condotta". Sarà avviato un dialogo con i paesi interessati per consentire loro di rispondere alle preoccupazioni espresse o discutere una cooperazione approfondita con l’UE in materia fiscale.

·         3. Compilazione dell'elenco Una volta completato l'esame, i paesi terzi che si sono rifiutati di collaborare o di avviare un dialogo con l’UE sulla buona governance fiscale saranno inseriti nell’elenco dell’UE.

L’elenco comune dell’UE è da intendersi come un'ultima possibilità. Sarà uno strumento per trattare con i paesi terzi che rifiutano di rispettare i principi della buona governance fiscale quando tutti gli altri tentativi di avviare il dialogo con tali paesi hanno fallito.

Per maggiori informazioni:MEMO/16/2997

IP/16/2996

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