dall'Europa

Attuazione dell'agenda europea sulla migrazione: i progressi delle azioni prioritarie

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 10 febbraio 2016. La più grave crisi dei rifugiati dalla fine della seconda guerra mondiale, che vede oltre 60 milioni di rifugiati e sfollati interni nel mondo, richiede un rafforzamento radicale del sistema migratorio dell'UE e una risposta europea coordinata. Sebbene un calo dei flussi sia altamente auspicabile considerato il sovraccarico che spesso grava sulle autorità nazionali e locali, non ci si può illudere di superare la crisi dei rifugiati senza affrontarne definitivamente le cause di fondo: instabilità, guerre e terrorismo alle porte dell'Europa, in particolare il perdurare del conflitto e delle atrocità in Siria.

Negli ultimi sei mesi la Commissione europea ha lavorato per una risposta europea rapida e coordinata, mettendo sul tavolo una serie di proposte intese a dotare gli Stati membri degli strumenti necessari per gestire meglio l'elevato numero di arrivi: triplicazione della presenza in mare; un nuovo sistema di solidarietà in caso di emergenza per ricollocare i richiedenti asilo dai paesi più colpiti; una mobilitazione senza precedenti del bilancio UE di oltre 10 miliardi di euro per affrontare la crisi dei rifugiati e assistere i paesi più colpiti; un nuovo quadro di coordinamento e cooperazione per i paesi dei Balcani occidentali; l'avvio di un nuovo partenariato con la Turchia; una proposta ambiziosa per una nuova guardia costiera e di frontiera europea. Grazie a tutte queste misure l'Unione europea sta rafforzando la politica di asilo e migrazione dell'UE per permetterle di far fronte alle nuove sfide cui è confrontata. Tuttavia, sebbene gli elementi importanti siano pronti, l'attuazione integrale sul campo si fa ancora attendere. È evidente che occorre fare molto di più per realizzare un sistema sostenibile di gestione della migrazione.

In vista del Consiglio europeo della prossima settimana, la Commissione riferisce oggi sull'attuazione delle azioni prioritarie nell'ambito dell'agenda europea sulla migrazione ed evidenzia i principali settori in sono necessari interventi immediati per riprendere il controllo della situazione.

Il primo Vicepresidente della Commissione Frans Timmermans ha dichiarato: "Nella seconda metà del 2015 è entrato in Europa in modo irregolare un numero di persone senza precedenti. Chi necessita di protezione deve richiedere asilo nel primo paese UE in cui arriva. Se necessario, queste persone possono essere ricollocate in altri Stati membri per realizzare una distribuzione più equa. Ma coloro che non chiedono asilo, o che non hanno i requisiti per farlo, devono essere identificati e rimpatriati in modo rapido ed efficace. Il ritorno a una gestione ordinata dei flussi è oggi la priorità più pressante. La Commissione europea sta aiutando gli Stati membri a fornire una risposta coordinata a livello europeo, anche in termini di considerevole sostegno finanziario e pratico."

Dimitris Avramopoulos, Commissario responsabile per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: "Mentre il numero di migranti che giungono in Europa rimane alto, dobbiamo intensificare l'attuazione della risposta europea concordata, che rappresenta il punto d'equilibrio tra responsabilità e solidarietà. Deve essere chiaro per le persone che arrivano nell'Unione che se hanno bisogno di protezione la riceveranno, ma che non spetta a loro decidere dove; e se non hanno diritto alla protezione, saranno rimpatriate. Per gestire meglio il flusso di migranti e rendere sicure le frontiere europee, tutti gli Stati membri devono mettere in atto i loro impegni, applicare rigorosamente le norme europee in materia di asilo e controllo delle frontiere e fornire il supporto necessario agli Stati membri più esposti."

A dicembre la Commissione europea ha riferito sui progressi compiuti nell'esecuzione delle decisioni adottate dagli Stati membri e ha rilevato che l'attuazione era troppo lenta. Due mesi più tardi sono stati compiuti progressi riguardo a una serie di questioni. A titolo di esempio, è migliorato il tasso di rilevamento delle impronte digitali, che è un elemento essenziale della corretta gestione del sistema di asilo. La percentuale di migranti le cui impronte digitali sono inserite nella banca dati Eurodac è passato in Grecia dall'8% del settembre 2015 al 78% del gennaio 2016, e in Italia nello stesso periodo dal 36% all'87%. Resta il fatto, tuttavia, che molte scadenze non sono state rispettate e gli impegni sono lungi dal potersi considerare adempiuti.

Per presentare i progressi compiuti sinora e il lavoro ancora da fare, la Commissione ha presentato oggi le relazioni sui progressi compiuti sul sistema di punti di crisi ("hotspot") e sul meccanismo di ricollocazione in Italia e Grecia, oltre che sulle misure adottate per dare attuazione agli impegni della dichiarazione della riunione dei leader dei paesi lungo la rotta balcanica dell'ottobre 2015. La Commissione sta inoltre emanando pareri motivati in nove casi di infrazione, in linea con il suo impegno nell'ambito dell'agenda europea sulla migrazione di dare precedenza all'attuazione del sistema europeo comune di asilo. La Commissione presenta inoltre una relazione sull'attuazione del piano d'azione UE-Turchia.

La Commissione ha adottato oggi una raccomandazione alla Grecia sulle misure urgenti da adottare in vista della graduale ripresa dei trasferimenti ai sensi del regolamento Dublino. Il collegio ha inoltre rinviato la sospensione temporanea del meccanismo di ricollocazione per quanto riguarda il 30% dei richiedenti di cui era prevista la ricollocazione in Austria quest'anno. Infine, il collegio ha discusso alcuni progetti di raccomandazioni alla Grecia a norma dell'articolo 19 ter del codice frontiere Schengen.

Stabilizzare la situazione negli Stati membri sottoposti a maggiori pressioni: raccomandazione sul ripristino dei trasferimenti Dublino verso la Grecia

Affinché il sistema europeo comune di asilo funzioni, deve essere reale la possibilità di far ritornare i richiedenti asilo nel paese di primo ingresso nell'UE, come previsto dalle norme UE stabilite di comune accordo. Dal 2010-11, gli Stati membri non sono stati in grado di effettuare i trasferimenti Dublino verso la Grecia a causa di carenze sistemiche evidenziate dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e dalla Corte di giustizia europea.

La Commissione ha adottato oggi una raccomandazione alla Grecia su misure urgenti da adottare in vista della possibile ripresa di alcuni trasferimenti ai sensi del regolamento Dublino. Dopo la sentenza della Corte di giustizia europea del 2011, la Grecia ha compiuto alcuni miglioramenti e ha adottato misure per rimediare alle carenze del suo sistema di asilo; questo percorso è stato strettamente monitorato dalla Commissione, dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo e dagli Stati membri.

Tuttavia, la Commissione riconosce che, anche se sono state create strutture per l'asilo più adeguate, come ad esempio il servizio per l'asilo e il servizio di prima accoglienza, rimangono ambiti fondamentali del processo di asilo che devono essere migliorati prima di poter riapplicare integralmente alla Grecia il regolamento Dublino, in particolare per quanto riguarda la capacità e le condizioni di accoglienza, l'accesso alla procedura di asilo, i ricorsi e l'assistenza legale.

La raccomandazione delinea le misure concrete da adottare per riportare la Grecia nel sistema Dublino, principalmente il miglioramento della capacità di accoglienza e delle condizioni di vita dei richiedenti asilo in Grecia nonché l'accesso effettivo alla procedura di asilo, compresi i ricorsi. Per realizzare queste misure occorre che le istituzioni competenti siano pienamente operative e dotate di personale e mezzi adeguati per poter esaminare un numero maggiore di domande. Allo stesso tempo occorre tener conto dell'onere che l'attuale numero elevato di richiedenti asilo rappresenta per la Grecia.

Spetta alle autorità degli Stati membri sotto il controllo degli organi giurisdizionali nazionali e della Corte di giustizia valutare se sussistono le condizioni per una limitata ripresa dei trasferimenti. La raccomandazione invita la Grecia a riferire in merito ai progressi compiuti in marzo; su tale base si valuterà se sussistono le condizioni per consentire agli Stati membri di riprendere singoli trasferimenti verso la Grecia ai sensi del regolamento Dublino alla luce degli specifici progressi compiuti.

Garantire frontiere solide

La gestione delle frontiere esterne dell'UE comporta delle responsabilità. Negli ultimi mesi, i controlli di frontiera lungo la rotta dei Balcani occidentali sono stati svolti in modo non coordinato, con conseguenti misure unilaterali di chiusura delle frontiere che hanno avuto un effetto domino sui paesi a monte. Al riguardo la Commissione ha insistito sull'importanza della registrazione dei migranti, sulla resilienza delle frontiere e sull'aumento della capacità di accoglienza per garantire soluzioni strutturali alla sfida che l'Europa deve affrontare.

Per far fronte a questa tendenza è necessario che i paesi lungo la rotta accelerino l'adempimento degli impegni assunti in occasione della riunione dei leader dei Balcani occidentali e garantiscano che le decisioni prese siano pienamente coordinate e, se del caso, inquadrate nel diritto dell'Unione. Particolarmente importante è che tutti gli Stati membri si impegnino a porre fine all'atteggiamento permissivo nei confronti di chi si mostra propenso a chiedere asilo in altri paesi. Chi non ha bisogno di protezione dev'essere rimpatriato rapidamente, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali.

La capacità dell'Unione di mantenere uno spazio senza controlli alle frontiere interne è condizionato al fatto di avere frontiere esterne sicure. Il sistema Schengen prevede un ampio margine di flessibilità per consentire agli Stati membri di rispondere all'evolversi della situazione. Il continuo aumento del numero di migranti e rifugiati in arrivo ha indotto gli Stati membri ad adottare misure eccezionali, quali la reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne, conformemente alle disposizioni del codice frontiere Schengen.

Oggi il collegio dei commissari ha discusso progetti di raccomandazioni alla Grecia a norma dell'articolo 19 ter del codice frontiere Schengen. Dopo che una relazione di valutazione Schengen ha rilevato carenze nella gestione delle frontiere esterne della Grecia, il Consiglio sta ora valutando se formulare raccomandazioni per ovviare a queste gravi lacune. La Commissione è pronta ad adottare le opportune misure di esecuzione dopo che il Consiglio avrà deciso. La stabilizzazione del sistema Schengen tramite il ricorso ai suoi meccanismi di salvaguardia è essenziale per garantire la successiva cessazione di tutti i controlli alle frontiere interne.

Attuare la ricollocazione

La ricollocazione è uno strumento fondamentale per ridurre la pressione sugli Stati membri sottoposti alle sollecitazioni maggiori, garantire una distribuzione più equa dei richiedenti asilo in tutta l'Europa e ristabilire la gestione ordinata della migrazione. Richiede però un'efficace cooperazione tra i paesi che effettuano la ricollocazione e gli Stati membri destinatari, nonché la volontà politica di far funzionare questo strumento.

È per questo motivo che oggi la Commissione ha scritto a tutti gli Stati membri per rammentare gli obblighi derivanti dalle due decisioni di ricollocazione e chiedere l'accelerazione del ritmo di attuazione con il chiaro obiettivo di fornire assistenza urgente. Poiché i controlli di frontiera lungo la rotta dei Balcani occidentali si intensificano, è probabile che aumentino le pressioni che tali decisioni erano destinate a alleviare, acuendo il bisogno di solidarietà.

La decisione in materia di ricollocazione prevede la possibilità di adattarne il meccanismo nei casi in cui gli Stati membri debbano far fronte a brusche fluttuazioni dei flussi migratori che comportino un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi. In considerazione della situazione di emergenza che l'Austria si trova attualmente ad affrontare, la Commissione ha proposto la sospensione temporanea per un anno della ricollocazione del 30% dei richiedenti assegnati all'Austria. L'attuale situazione dell'Austria è caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi in conseguenza di movimenti secondari su tutto il territorio europeo, che ha comportato un forte aumento del numero di persone che chiede protezione internazionale. In dicembre la Commissione aveva già proposto la sospensione temporanea per un anno degli obblighi della Svezia in materia di ricollocazione.

Contesto

Da tempo la Commissione europea si adopera per dare una risposta europea coerente e coordinata alla questione dei rifugiati e della migrazione.

Nell'assumere l'incarico di Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker ha affidato a un Commissario con competenza speciale per la Migrazione – Dimitris Avramopoulos – l'incarico di elaborare in cooperazione con altri Commissari, coordinati dal primo Vicepresidente Frans Timmermans, una nuova politica di migrazione: è questa una delle dieci priorità dei suoi orientamenti politici.

Il 13 maggio 2015 la Commissione europea ha presentato l'agenda europea sulla migrazione, che sancisce un approccio globale per migliorare la gestione della migrazione in tutti i suoi aspetti.

Sono già stati adottati tre pacchetti di attuazione dell'agenda, rispettivamente il 27 maggio 2015, il 9 settembre 2015 e il 15 dicembre 2015.

Per ulteriori informazioni

Comunicazione sullo stato di attuazione delle azioni prioritarie intraprese nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione

Comunicato stampa - Attuazione dell'agenda europea sulla migrazione: relazioni della Commissione sullo stato di attuazione in Grecia, Italia e nei Balcani occidentali

Comunicato stampa - Sistema europeo comune di asilo: portati avanti 9 procedimenti di infrazione per mancata attuazione

Comunicato stampa - Gestire la crisi dei rifugiati: informazioni sull'attuazione del piano d'azione comune UE-Turchia

SCHEDA INFORMATIVA: Gestire la crisi dei rifugiati - Grecia: Relazione sullo stato dei lavori

SCHEDA INFORMATIVA: Gestire la crisi dei rifugiati - Italia: Relazione sullo stato dei lavori

SCHEDA INFORMATIVA: Gestire la crisi dei rifugiati - rotta dei Balcani occidentali: Relazione sullo stato dei lavori

SCHEDA INFORMATIVA: Piano d'azione comune UE-Turchia

SCHEDA INFORMATIVA: Migrazione e asilo: l'equilibrio tra responsabilità e solidarietà

SCHEDA INFORMATIVA: Le regole di Schengen

Allegato 1: Piano d'azione comune UE-Turchia

Allegato 2: Grecia — relazione sui progressi compiuti

Allegato 3: Italia — relazione sui progressi compiuti

Allegato 4: Ricollocazione — relazione sui progressi compiuti

Allegato 5: Follow-up alla riunione dei leader dei Balcani occidentali — relazione sui progressi compiuti

Allegato 6: Azioni previste a tutela dei minori migranti

Allegato 7: Impegni degli Stati membri verso i fondi fiduciari — situazione attuale

Allegato 8: Applicazione del diritto dell'UE — situazione attuale

Allegato 9: Il sostegno accettato degli Stati membri al meccanismo di protezione civile per Serbia, Slovenia, Croazia e Grecia

Raccomandazione della Commissione sulle misure che la Grecia deve adottare con urgenza in vista della ripresa dei trasferimenti a norma del regolamento Dublino

Proposta di decisione del Consiglio relativa alla sospensione temporanea della ricollocazione del 30% dei richiedenti assegnati all'Austria

Agenda europea sulla migrazione

Comunicazione del 23 settembre 2015: Gestire la crisi dei rifugiati: misure operative, finanziarie e giuridiche immediate nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione

Comunicazione del 14 ottobre 2015: Gestire la crisi dei rifugiati: stato di attuazione delle azioni prioritarie intraprese nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione

Comunicazione del 15 dicembre 2015: Un sistema di guardia di frontiera e costiera europea e una gestione efficace delle frontiere esterne dell'Europa

Dichiarazione della riunione dei leader dei Balcani occidentali

IP/16/271

Gli Stati membri hanno raggiunto ieri l'accordo sullo strumento per la Turchia a favore dei rifugiati da 3 miliardi di euro. 

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 2502016/02/04. Gli Stati membri hanno raggiunto ieri l'accordo sui dettagli dello strumento per la Turchia a favore dei rifugiati da 3 miliardi di euro, proposto il 24 novembre dalla Commissione nell’ambito della cooperazione con la Turchia per affrontare la crisi dei rifugiati.  La Commissione ha accettato di portare il proprio contributo a 1 miliardo di euro, il doppio di quanto proposto a novembre.  

L’UE sarà in grado di fornire rapidamente nuove importanti risorse finanziarie per aiutare la Turchia - che accoglie oltre 2,5 milioni di richiedenti asilo e rifugiati - e le comunità ospitanti a far fronte alla massiccia presenza di rifugiati temporaneamente sotto protezione internazionale.  

Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: "Sono lieto che gli Stati membri abbiano raggiunto l'accordo sullo strumento per la Turchia. Questo è quanto abbiamo concordato in occasione della riunione dei capi di Stato e di governo con la Turchia il 29 novembre. Il nostro contributo finanziario andrà a diretto vantaggio dei rifugiati siriani in Turchia, contribuendo in particolare a migliorare il loro accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria. Valuto positivamente, inoltre, le misure già adottate dalle autorità turche per dare ai rifugiati siriani l’accesso al mercato del lavoro e per ridurre i flussi. L'accordo raggiunto oggi contribuirà a garantire migliori prospettive per i siriani in Turchia e a portare avanti l’attuazione del piano d’azione comune.  Dobbiamo lavorare insieme per raggiungere i nostri obiettivi, in particolare per fermare l’afflusso di migranti irregolari". 

Il Commissario Johannes Hahn ha aggiunto: "la Turchia ospita ormai una delle più grandi comunità di rifugiati al mondo, e si è impegnata a ridurre significativamente il numero di migranti che entrano nell'UE. Lo strumento per la Turchia arriverà direttamente ai rifugiati, fornendo loro istruzione, assistenza sanitaria e sicurezza alimentare.  Il miglioramento delle condizioni di vita e l’offerta di una prospettiva positiva permetteranno ai rifugiati di restare vicino alle loro case." 

Lo strumento fornirà un meccanismo di coordinamento comune per le azioni finanziate dal bilancio UE e dai contributi nazionali degli Stati membri, in modo da garantire che le esigenze dei profughi e delle comunità di accoglienza siano affrontate in modo globale e coordinato. 

Aperto fino al 24 aprile l'invito a presentare proposte per progetti di promozione dei prodotti agricoli europei. Il 26 febbraio a Bruxelles è in programma una giornata informativa, trasmessa anche in streaming. Le campagne di promozione aiuteranno i produttori europei a conquistare nuovi mercati e promuoveranno il consumo di prodotti europei.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 2502016/02/04. La Commissione europea ha pubblicato oggi i primi inviti a presentare proposte per la promozione dei prodotti agricoli dell'Unione europea. Si tratta del primo invito dopo l'entrata in vigore delle nuove regole europee di promozione il 1° dicembre 2015. 111 milioni di euro del bilancio europeo saranno destinati alle campagne di promozione per il 2016, cofinanziando progetti pluriennali finalizzati ad aiutare i produttori europei a trovare nuovi mercati e a promuovere il consumo dei prodotti agricoli europei.

Phil Hogan, Commissario europeo responsabile per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale, ha dichiarato "sono lieto di poter confermare la pubblicazione, in questi giorni, dei primi inviti a presentare proposte per la promozione dei prodotti agricoli europei nel quadro delle nuove norme in vigore. Ricordo che i programmi di quest'anno potranno beneficiare di 30 milioni destinati specificamente ai settori in difficoltà del lattiero-caseario e dei suini. L'agroalimentare europeo non ha pari sul mercato mondiale. Questi progetti, forti di un bilancio di 111 milioni e di un sistema di attuazione semplificato, potranno contribuire a stimolare le nostre esportazioni creando occupazione e crescita nelle zone rurali grazie all'Unione europea. Mi impegno personalmente a promuovere i prodotti europei con una serie di visite nei paesi terzi. La settimana prossima sarò in Colombia e Messico con una delegazione di produttori europei". 

Le proposte di progetto possono essere inviate direttamente online alla Commissione fino al 28 aprile 2016. Una giornata informativa sugli inviti a presentare proposte è in programma il 26 febbraio. 

Per saperne di più 

Informazioni sugli inviti a presentare proposte e sulla politica di promozione dei prodotti agricoli dell'UE

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 2 febbraio 2016. La proposta presentata oggi dalla Commissione, volta a coordinare l'uso della banda dei 700 MHz per i servizi mobili, migliorerà l'accesso a internet per tutti gli europei e contribuirà allo sviluppo di applicazioni transfrontaliere.

Le radiofrequenze non hanno confini: un migliore coordinamento dello spettro a livello UE è necessario per evitare interferenze e per far funzionare i servizi innovativi, come le automobili connesse o l'assistenza sanitaria a distanza, in tutto il continente. L'UE deve inoltre far fronte alla crescente domanda di spettro per la banda larga senza fili. Entro il 2020 il traffico internet mobile aumenterà di otto volte rispetto a quello attuale. Oggi la Commissione interviene per rispondere a queste sfide proponendo, nell'ambito della sua strategia per la creazione di un mercato unico digitale, un approccio a lungo termine equilibrato per l'uso della banda di frequenza UHF (Ultra-High Frequency), ossia la banda 470-790 MHz, attualmente utilizzata soprattutto per la trasmissione televisiva. In base alla proposta, entro il 2020 i servizi mobili disporranno di una maggiore quantità di spettro nella banda dei 700 MHz (694-790 MHz), ideale per la fornitura di servizi internet di alta qualità agli utenti, ovunque essi si trovino (grande città, paesino isolato, autostrada, ecc.). Per quanto riguarda l'accesso alle frequenze nella banda al di sotto dei 700 MHz (470-694 MHz), continueranno ad avere la priorità i servizi audiovisivi. L'approccio descritto garantirà agli europei l'accesso a contenuti creativi su tablet e smartphone – un trend in crescita – ma anche attraverso i classici servizi televisivi. La proposta odierna inoltre va nella stessa direzione della maggior parte dei recenti accordi internazionali sull'uso della banda UHF, compresa la banda dei 700 MHz.

Andrus Ansip, Vicepresidente della Commissione e Commissario responsabile per il Mercato unico digitale, ha dichiarato: "Non ha senso, dal punto di vista economico, mantenere 28 approcci diversi alla gestione delle radiofrequenze nel mercato unico digitale. Oggi presentiamo la nostra prima proposta su come coordinare meglio lo spettro nell'UE. Proponiamo un approccio comune all'uso della banda dei 700 MHz per i servizi mobili. Si tratta della banda ideale per assicurare allo stesso tempo un'ampia copertura e velocità elevate. Tutti gli europei potranno accedere a servizi internet della massima qualità, anche nelle zone rurali, e si aprirà la strada al 5G, la rete di comunicazione della prossima generazione. Allo stesso tempo, intendiamo garantire l'accesso alle frequenze al settore audiovisivo e promuovere lo sviluppo di tecnologie che utilizzano le onde radio in modo efficiente. Lo spettro è una risorsa limitata: dobbiamo usarlo al meglio."

Günther H. Oettinger, Commissario responsabile per l'economia e la società digitali, ha dichiarato: "Non possiamo avere servizi di internet mobile di alta qualità per tutto e tutti, e in qualsiasi luogo, senza infrastrutture moderne e norme al passo con i tempi. La nostra proposta dimostra che possiamo avere sia un fiorente settore audiovisivo sia lo spettro necessario per il 5G. La banda dei 700 MHz è ideale per nuovi settori promettenti come i veicoli connessi e l'internet delle cose. Voglio che l'Europa sia all'avanguardia nel campo della tecnologia 5G. È per questo che tutti gli Stati membri devono agire entro il 2020."

La proposta è incentrata su due elementi principali:

·         per la banda dei 700 MHz: un calendario comune per renderla effettivamente disponibile per l'uso da parte dei servizi a banda larga senza fili a condizioni tecniche armonizzate nonché le relative misure di coordinamento a sostegno di tale transizione;

·         per la banda al di sotto dei 700 MHz: priorità a lungo termine per la distribuzione di servizi di media audiovisivi al grande pubblico, insieme a un approccio flessibile all'uso dello spettro in risposta al diverso grado di diffusione della televisione digitale terrestre (DTT) nei vari Stati membri.

Attuando le misure proposte sarà più facile e meno costoso sviluppare dispositivi e servizi innovativi in tutta l'UE, senza più bisogno di passare a una banda di frequenza diversa e di adattarsi a requisiti nazionali divergenti.

Una transizione coordinata verso il 2020

La Commissione propone che in tutti gli Stati membri la banda dei 700 MHz venga assegnata alla banda larga senza fili entro il 30 giugno 2020, in linea con il lancio del 5G, previsto per il 2020. Per rispettare questo termine, entro il 30 giugno 2017 gli Stati membri dovranno adottare e rendere pubblico un piano nazionale finalizzato ad assicurare la copertura della rete e a liberare la banda dei 700 MHz. Entro la fine del 2017 dovranno inoltre concludere accordi di coordinamento transfrontaliero. Grazie ai piani nazionali la transizione sarà più agevole e si potrà contare su una buona copertura di rete, che contribuirà a colmare il divario digitale e a creare le condizioni necessarie, in termini di copertura, per i veicoli connessi e l'assistenza sanitaria remota.

Due Stati membri (Francia e Germania) hanno già autorizzato l'uso della banda dei 700 MHz per i servizi mobili. Altri Stati membri (Danimarca, Finlandia, Svezia, Regno Unito) hanno delineato piani per ridestinare ad altri usi la banda dei 700 MHz nei prossimi anni.

La Commissione confida nella rapida adozione della proposta odierna da parte del Parlamento europeo e degli Stati membri, in modo che la transizione sia prevedibile e avvenga in tempo utile.

Contesto

La banda UHF, che comprende la gamma di frequenze 470-790 MHz, è attualmente utilizzata per la televisione digitale terrestre e per i microfoni senza fili nella realizzazione di programmi ed eventi speciali. L'Europa sta registrando un notevole aumento della domanda di spettro per i servizi a banda larga senza fili, imputabile soprattutto alla fruizione di contenuti video su dispositivi mobili. L'aumento del traffico dati sulle reti mobili esercita pressione sulla capacità delle reti esistenti e fa crescere la domanda di spettro aggiuntivo. La proposta odierna intende fornire spettro supplementare per la banda larga nella banda di frequenza dei 700 MHz (694-790 MHz). Allo stesso tempo, mira a preservare il modello audiovisivo europeo, che offre un servizio televisivo pubblico non a pagamento e necessita di risorse sostenibili, in termini di spettro radio, nella banda al di sotto dei 700 MHz (470-694 MHz).

Nel 2014 la Commissione ha incaricato l'ex Commissario Pascal Lamy di presiedere un gruppo ad alto livello composto da rappresentanti dei settori dei servizi mobili, dei servizi di trasmissione e dei media per giungere a una posizione comune sull'uso futuro della banda UHF. Nel rapporto steso in qualità di presidente del gruppo, Pascal Lamy ha raccomandato di ridestinare la banda dei 700 MHz alla banda larga senza fili sostenendo nel contempo il modello audiovisivo europeo mediante garanzie atte ad assicurare alla trasmissione terrestre l'accesso allo spettro nella banda di frequenza al di sotto dei 700 MHz.

I partecipanti alla consultazione pubblica svolta in seguito si sono espressi a favore di un'azione coordinata a livello UE. I rappresentanti degli Stati membri nel gruppo Politica dello spettro radio (RSPG) hanno adottato un parere, in cui si dichiarano anch'essi favorevoli a un approccio UE coordinato per quanto riguarda la fornitura di servizi a banda larga nella banda di frequenza dei 700 MHz; in tale parere si raccomandano l'armonizzazione delle condizioni tecniche e un termine comune per l'utilizzo effettivo della banda dei 700 MHz, nonché misure volte a garantire l'utilizzo a lungo termine della banda di frequenza al di sotto dei 700 MHz per la distribuzione audiovisiva, compresa la sua disponibilità per la televisione digitale terrestre.

La Commissione ha risposto agli esiti del processo di consultazione dei portatori di interesse europei e agli accordi internazionali conclusi sotto l'egida dell'UIT sviluppando un approccio sull'utilizzo a lungo termine della banda UHF volto a promuovere il mercato unico digitale e a garantire una gestione efficiente di questo prezioso spettro radio, riflettendone il valore sociale, culturale ed economico.

Verso un mercato unico digitale

La proposta odierna relativa a nuove norme sulla banda dei 700 MHz fa seguito alle proposte, presentate nel dicembre 2015 nell'ambito della strategia per il mercato unico digitale, sul diritto d'autore (comunicato stampa) e sui contratti digitali (comunicato stampa). La strategia per il mercato unico digitale contempla 16 iniziative chiave da presentare entro la fine dell'anno.

I prossimi provvedimenti per il coordinamento dello spettro faranno presumibilmente parte della revisione delle norme UE in materia di telecomunicazioni, che sarà presentata nel corso dell'anno.

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Per ulteriori informazioni

Domande frequenti: radiofrequenze

Documento adottato oggi:

Proposta DI DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativa all'uso della banda di frequenza 470-790 MHz nell'Unione

Impact Assessment:   https://ec.europa.eu/digital-agenda/news-redirect/28768
Impact Assessment summary:
https://ec.europa.eu/digital-agenda/news-redirect/28767

Altri link utili:

Spettro radio nell'UE

Mercato unico digitale (#DigitalSingleMarket)

Sito web di Andrus Ansip, Vicepresidente della Commissione e Commissario responsabile per il Mercato unico digitale

Sito web di Günther H. Oettinger, Commissario responsabile per l'economia e la società digitali

Programma di lavoro della Commissione per il 2016

IP/16/207

Bruxelles,  27 gennaio 2016

La Commissione discute il progetto di relazione di valutazione Schengen sulla Grecia

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Oggi, in considerazione dei risultati e della loro importanza, il collegio dei commissari ha esaminato e discusso il progetto di relazione di valutazione Schengen sulla Grecia. Il meccanismo di valutazione Schengen, istituito nell'ottobre 2013, prevede la verifica dell’applicazione delle norme Schengen in un determinato Stato membro attraverso visite di monitoraggio da parte di un'équipe di esperti degli Stati membri e di Frontex, sotto la guida della Commissione. Il progetto di relazione di valutazione Schengen sulla Grecia, elaborato congiuntamente dagli esperti degli Stati membri e dai rappresentanti della Commissione, sarà ora trasmesso al comitato di valutazione Schengen per parere. La relazione sarà poi adottata dalla Commissione con atto di esecuzione.

Il Commissario per la Migrazione e gli affari interni Dimitris Avramopoulos ha affermato: "Se vogliamo mantenere il nostro spazio interno di libera circolazione dobbiamo gestire più efficacemente le frontiere esterne. Ciò significa che lo spazio Schengen potrà essere preservato solo applicando le norme Schengen. La Commissione controlla costantemente l'attuazione delle norme Schengen in tutti gli Stati membri Schengen. Il progetto di relazione di valutazione Schengen sulla Grecia ha esaminato la gestione delle frontiere esterne durante una visita di monitoraggio effettuata nel novembre scorso da esperti della Commissione e degli Stati membri. La relazione mostra gravi carenze, ma sappiamo che nel frattempo la Grecia ha iniziato ad adoperarsi per colmarle e per rispettare le norme Schengen. Affinché Schengen possa tornare a funzionare normalmente, senza controlli alle frontiere interne - ciò che è il nostro obiettivo finale comune - sono necessari miglioramenti sostanziali per garantire che i migranti siano adeguatamente accolti, registrati, trasferiti o rimpatriati".

Il progetto di relazione, che non è pubblico, si basa sulle visite in loco senza preavviso effettuate presso la frontiera terrestre greco-turca e a Chios e Samo dal 10 al 13 novembre 2015. La relazione esamina la presenza di personale di polizia e di guardia costiera nei siti visitati, l’efficienza delle procedure di identificazione e di registrazione, la sorveglianza alle frontiere marittime e la cooperazione con i paesi limitrofi. Pur prendendo atto che le autorità greche sono sotto pressione, la relazione rileva che i migranti in posizione irregolare non sono identificati e registrati efficacemente, che le impronte digitali non sono inserite sistematicamente nel sistema e che i documenti di viaggio non sono controllati sistematicamente per accertarne l’autenticità o per motivi di sicurezza mediante verifiche nelle banche dati pertinenti, quali il SIS, Interpol e le banche dati nazionali. Su tale base, il progetto di relazione conclude che la Grecia trascura gravemente i suoi obblighi e che sussistono gravi carenze nel controllo alle frontiere esterne che devono essere colmate e affrontate dalle autorità greche.

Meccanismo di valutazione Schengen

Le valutazioni Schengen sono condotte negli Stati membri sulla base di un programma di valutazione pluriennale e un programma di valutazione annuale. Le visite possono essere effettuate con o senza preavviso.

Dopo ogni visita è redatta una relazione che identifica le eventuali carenze e formula raccomandazioni sui provvedimenti correttivi, fissando un termine per la loro attuazione. La Commissione presenta le raccomandazioni al Consiglio per adozione. In seguito, lo Stato membro in questione è tenuto a presentare un piano d’azione volto a correggere le carenze rilevate. Gli Stati membri possono essere assistiti nell’adempimento delle raccomandazioni attraverso misure pratiche e/o finanziarie da parte della Commissione, Frontex o altri organismi dell’UE.

L’ottava relazione semestrale sul funzionamento dello spazio Schengen, del 15 dicembre 2015, ha già annunciato che, a seconda dei risultati delle valutazioni Schengen sulla Grecia, possono essere raccomandate le misure specifiche di cui agli articoli 19 bis e 26 del codice frontiere Schengen.

Procedure in caso di circostanze eccezionali

Se una relazione di valutazione Schengen giunge alla conclusione che lo Stato membro valutato "trascura gravemente i suoi obblighi ai sensi delle norme Schengen" e individua "gravi carenze nello svolgimento del controllo alle frontiere esterne", la Commissione può proporre raccomandazioni, che devono essere adottate dal Consiglio, sui provvedimenti correttivi tesi a colmare qualsiasi carenza riscontrata durante la valutazione. Al fine di garantire il rispetto di queste raccomandazioni, la Commissione può, a norma dell’articolo 19 bis del codice frontiere Schengen, raccomandare che lo Stato membro valutato adotti misure specifiche, che possono comprendere l’invio di squadre europee di guardie di frontiera o la presentazione di un piano strategico che stabilisce in che modo lo Stato membro intende utilizzare il proprio personale e le proprie attrezzature per far fronte alle preoccupazioni. Le proposte della Commissione devono essere adottate da un comitato degli Stati membri, che delibera a maggioranza qualificata. Lo Stato membro valutato dispone di tre mesi per portare a termine i provvedimenti correttivi.

Se, dopo tre mesi, le carenze gravi persistono e le misure adottate non si sono rivelate sufficienti per garantire la correzione adeguata delle carenze, la Commissione può attivare l’applicazione della procedura di cui all’articolo 26 del codice frontiere Schengen.

Ai sensi dell’articolo 26 del codice frontiere Schengen, se le misure di cui all’articolo 19 bis non sono state efficaci il Consiglio può, su proposta della Commissione, raccomandare a uno o più Stati membri, come extrema ratio e come misura volta a proteggere gli interessi comuni nello spazio Schengen, di ripristinare i controlli di frontiera in tutte le rispettive frontiere interne o in parti specifiche delle stesse. La raccomandazione del Consiglio deve essere adottata a maggioranza qualificata.

Ai sensi dell’articolo 26, e nelle circostanze eccezionali di cui sopra, i controlli possono essere ripristinati per un periodo massimo di sei mesi. Tale periodo può essere prorogato per altri sei mesi, fino a una durata massima di due anni.

Per ulteriori informazioni

Codice frontiere Schengen

Ottava relazione semestrale sul funzionamento dello spazio Schengen (15 dicembre 2015)

Meccanismo di valutazione e controllo Schengen

Sito web della DG Affari interni

IP/16/174

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Dopo un solo anno Erasmus+, il programma più ampio e mirato nel campo dell'istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport, si è già dimostrato all'altezza delle aspettative.

Con una dotazione di bilancio di oltre 2 miliardi di euro per il suo primo anno, il programma Erasmus+ ha già offerto a più di un milione di persone la possibilità di partecipare a 18 000 progetti da esso finanziati. Opportunità più flessibili di collaborazione tra settori stanno inoltre aiutando i sistemi dell'istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport a collaudare pratiche innovative contribuendo alle riforme e all'ammodernamento.

Tibor Navraciscs, Commissario UE per l'Istruzione, la cultura, la gioventù e lo sport, ha affermato: "Nel corso del primo anno Erasmus+ si è rivelato un autentico successo. Il considerevole numero di partecipanti è la dimostrazione che il programma sta davvero contribuendo a migliorare le prospettive occupazionali dei giovani, aiutandoli ad acquisire nuove competenze ed esperienze e sostenendo l'ammodernamento dei sistemi dell'istruzione, della formazione e della gioventù in Europa. Continueremo a sfruttare questa popolarità per raggiungere sempre più persone, diverse tra loro per interessi, profilo e contesto sociale."

I dati pubblicati oggi rivelano che nel 2014 Erasmus+ aveva già recato benefici a un maggior numero di persone attraverso un ventaglio più ampio di opportunità. Nel suo primo anno il programma ha finanziato la cifra record di 650 000 borse di mobilità per studenti, tirocinanti, insegnanti, volontari e altri giovani e ha spianato la strada ai primi prestiti per studenti che desiderano seguire un corso di laurea magistrale all'estero. Per la prima volta il programma ha finanziato anche progetti di sostegno alle politiche che hanno coinvolto autorità pubbliche e organizzazioni internazionali e ha assegnato finanziamenti a progetti nel settore dello sport.

Il programma Erasmus+ rafforzato sta inoltre garantendo un maggiore sostegno ai beneficiari, come testimonia il miglioramento del riconoscimento degli studi svolti all'estero dopo il ritorno nel paese di origine. Si sta inoltre migliorando l'integrazione della mobilità degli insegnanti e del personale in strategie di sviluppo professionale sostenute dai rispettivi istituti.

Il nuovo programma Erasmus+ è anche più aperto e pone maggiormente l'enfasi sulla promozione dell'inclusione sociale, della cittadinanza attiva e della tolleranza. A tal fine è stato reso disponibile il sostegno finanziario più ampio mai erogato per partecipanti che dispongono di minori mezzi finanziari o hanno esigenze speciali. Un ulteriore importo di 13 milioni di euro è stato impegnato per il 2016 per finanziare progetti intesi ad affrontare questioni quali l'inclusione sociale delle minoranze, dei migranti e di altri gruppi sociali svantaggiati.

Il programma ha inoltre rafforzato le iniziative volte a migliorare le prospettive occupazionali dei giovani e ad agevolarne il passaggio dalla scuola al mondo del lavoro, come testimonia l'aumento delle opportunità di tirocinio e apprendistato nell'ambito del programma.

La Spagna, la Germania e la Francia continuano a essere le mete privilegiate dagli studenti

In data odierna la Commissione ha inoltre pubblicato, in una relazione separata, le statistiche sulla mobilità degli studenti e del personale per l'ultimo anno accademico (2013-2014) del precedente programma Erasmus per l'istruzione superiore, che faceva parte del programma per l'apprendimento permanente. I dati rivelano cifre record, mai raggiunte prima, per quanto concerne la partecipazione di studenti (272 000) e personale (57 000). La Spagna, la Germania e la Francia rimangono le tre mete privilegiate dagli studenti Erasmus che si sono recati per studio o tirocinio all'estero nel 2013-2014.

Un nuovo studio sull'impatto regionale del programma Erasmus conferma inoltre che la partecipazione dei giovani a uno scambio Erasmus ne aumenta in modo significativo le probabilità di aggiudicarsi un posto di lavoro di elevata qualità ai livelli manageriali, in particolare nel caso degli studenti provenienti dall'Europa meridionale e orientale.

Contesto

Il programma Erasmus+ mira a sostenere l'ammodernamento dei sistemi dell'istruzione, della formazione e della gioventù in Europa, migliorando al contempo le competenze degli studenti, le loro prospettive occupazionali e la loro partecipazione attiva alla società.

Il programma, di durata settennale (2014-2020), ha una dotazione di 14,7 miliardi di euro, con un aumento del 40 % rispetto ai precedenti livelli di spesa che rispecchia l'impegno dell'UE a investire in questi settori. Erasmus+ offrirà a oltre 4 milioni di europei l'opportunità di studiare, seguire formazioni, acquisire esperienza professionale e svolgere attività di volontariato all'estero. Il programma sostiene inoltre i partenariati transnazionali fra istituti che operano nel campo dell'istruzione, della formazione e della gioventù per favorire la collaborazione e colmare la distanza fra il mondo dell'istruzione e il mondo del lavoro. Per la prima volta, il programma offre anche finanziamenti ad hoc per azioni nel settore dello sport al fine di contribuire a svilupparne la dimensione europea e affrontare gravi minacce transfrontaliere quali le partite truccate e il doping. Il programma sostiene inoltre lo sviluppo dell'insegnamento e della ricerca in materia di integrazione europea attraverso le azioni Jean Monnet.

La relazione principale pubblicata oggi offre i primi risultati a un anno dall'esordio del programma Erasmus+ e riunisce i dati raccolti dalla Commissione nonché dalle agenzie nazionali e dalle agenzie esecutive responsabili dell'attuazione del programma.

Le altre due relazioni pubblicate oggi forniscono indicazioni in merito all'ultimo anno del programma Erasmus per l'istruzione superiore, oltre a una prospettiva regionale sull'impatto del programma.

Per ulteriori informazioni

Scheda informativa su Erasmus+

MEMO/16/143

Schede per paese

Relazioni

Sito web di Erasmus+

IP/16/141

Nuovi finanziamenti LIFE spingono a più di 1 miliardo di euro il sostegno per i piani ambientali in Europa.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250La Commissione europea ha annunciato oggi un investimento di 63,8 milioni di euro per i primi "progetti integrati" finora finanziati nel quadro del programma LIFE per l'ambiente. I "progetti integrati" sono stati concepiti per attuare la legislazione ambientale su scala più ampia e aumentare l'impatto dei finanziamenti per i piani elaborati a livello regionale, multiregionale o nazionale. I sei progetti scelti avranno una dotazione di bilancio complessiva di 108,7 milioni di euro, 63,8 milioni dei quali cofinanziati dall'UE. I progetti potrebbero mobilitare e coordinare più di 1 miliardo di euro in finanziamenti complementari provenienti sia da fondi agricoli e regionali dell'UE sia da finanziamenti nazionali e privati. Questi importi saranno destinati a sostenere progetti in Belgio, Germania, Italia, Polonia, Finlandia e Regno Unito.

I progetti sono caratterizzati da un approccio onnicomprensivo che assicura il coinvolgimento dei diversi portatori d'interesse e promuove l'intervento di almeno un'altra fonte di finanziamento, sia essa unionale, nazionale o privata. I progetti integrati LIFE sono stati concepiti per aiutare gli Stati membri a rispettare la legislazione dell'UE in quattro settori: Natura, Acqua, Aria e Rifiuti.

Karmenu Vella, Commissario per l'Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, ha dichiarato: "Ecco un esempio dell'Europa che investe direttamente nella qualità di vita dei suoi cittadini. Per affrontare al meglio le grandi sfide in materia di salute e di ambiente - dall'inquinamento idrico e atmosferico alla perdita di biodiversità - le politiche esistenti devono lavorare puntando a obiettivi condivisi. I progetti integrati vanno esattamente in questa direzione."

In arrivo per la Lombardia 17,3 milioni di euro a favore della biodiversità. Il progetto LIFE IP - GESTIRE 2020, coordinato dalla Regione Lombardia e parte del programma LIFE, vuole creare una struttura gestionale integrata per conseguire - per la rete regionale Natura 2000 in Lombardia - gli obiettivi di conservazione stabiliti nelle direttive Habitat e Uccelli. Il progetto intende coordinare la gestione, integrare le politiche regionali, formare il personale che lavora nei siti Natura 2000, sensibilizzare l'opinione pubblica e pianificare gli interventi per preservare la biodiversità attraverso, ad esempio, il miglioramento della connettività e la lotta alle specie esotiche invasive. Oltre a gestire la sua propria dotazione di bilancio, il progetto integrato faciliterà l'uso coordinato di 83,2 milioni di euro di finanziamenti complementari provenienti da FEASR, FESR, fondi nazionali e istituzioni pubbliche e private. L'importo comprende finanziamenti per 5,8 milioni di euro provenienti dal settore privato.

Assieme al progetto lombardo, gli altri progetti finanziati dalla Commissione europea in Belgio e Finlandia contribuiranno a preservare l'ambiente naturale europeo su una scala molto più ampia rispetto al passato. La dotazione di bilancio complessiva dei progetti Natura ammonta a 56,3 milioni di euro, di cui 33,3 milioni finanziati dall'UE. I progetti possono agevolare l'uso coordinato di 393 milioni di euro di finanziamenti complementari - destinando ad esempio alle infrastrutture altri fondi disponibili dell'UE - per la gestione dei siti protetti Natura 2000.

I progetti integrati in Germania e Regno Unito concorreranno all'attuazione di piani di gestione dei bacini idrografici, mentre in Polonia il progetto sosterrà l'attuazione di un piano regionale per la qualità dell'aria. Globalmente questi tre progetti dispongono di un bilancio di 52,4 milioni di euro, di cui 30,4 milioni finanziati dall'UE, e faciliteranno l'uso coordinato di più di 1 miliardo di euro in finanziamenti complementari.

                                                                                               

I sei progetti vengono illustrati nell'allegato del presente comunicato stampa.

IP/16/150

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Fibre super robuste ricavate da bachi da seta bionici, un trattamento per le lesioni croniche con farmaci per inalazione, reverse-engineering dei processi di costruzione medievale per restaurare il patrimonio architettonico dell’Europa. Queste sono solo alcune delle invenzioni dei beneficiari di sovvenzioni CER che hanno ricevuto nuovi finanziamenti per esplorare il potenziale innovativo delle loro ricerche.

Il CER ha annunciato oggi i risultati della terza tornata del suo concorso per le sovvenzioni "Proof of concept" 2015. Nel 2015, 135 beneficiari di sovvenzioni CER hanno avuto accesso a questo regime di finanziamento complementare. Le sovvenzioni Proof of concept, del valore di 150.000 euro ciascuna, possono essere utilizzate, ad esempio, per registrare i diritti di proprietà intellettuale, indagare sulle opportunità commerciali o effettuare convalide tecniche.

Il Commissario europeo per la Ricerca, l’innovazione e la scienza, Carlos Moedas, ha dichiarato: "L'eccellenza scientifica è indispensabile per favorire un contesto sostenibile per l'innovazione europea. Le sovvenzioni Proof of Concept aiutano i ricercatori a colmare il divario tra il mondo accademico e il mercato, e sostengono la scienza di frontiera che produce innovazione con applicazioni concrete, creando nuove opportunità per l’occupazione e i prodotti europei".

Il professor Jean-Pierre Bourguignon, Presidente del CER, ha dichiarato: "Sappiamo che le sovvenzioni del CER rinforzano lo spirito imprenditoriale nei gruppi di ricerca che le ricevono, come dimostra l’interesse mostrato dai nostri beneficiari per i finanziamenti Proof of Concept, introdotti dal Consiglio scientifico del CER per contribuire a convertire le idee innovative in soluzioni praticabili che vanno incontro alle esigenze della società e del mercato. Ciò aggiunge una dimensione alla filosofia CER basata sulla fiducia nei ricercatori guidati dalla curiosità scientifica".

I progetti premiati sono stati sviluppati in aree di ricerca che coprono un’ampia gamma di temi nel campo delle scienze fisiche e dell'ingegneria, delle scienze della vita, delle scienze sociali e umane. Nel 2015 il CER ha ricevuto 339 domande per i finanziamenti aggiuntivi Proof of Concept e ha concesso sovvenzioni pari a 20 milioni di euro.

I ricercatori selezionati per il concorso lavorano in 17 paesi di tutta l’Europa: Regno Unito (22), Spagna (20), Paesi Bassi (17), Germania (15), Francia (10), Svezia (9), Israele (8), Svizzera (8), Italia (7), Belgio (5), Austria (3), Danimarca (3), Portogallo (3), Grecia (2), Cipro (1), Finlandia (1) e Polonia (1).

Contesto

Dalla prima edizione nel 2011 il programma di finanziamento Proof of Concept del CER ha aiutato più di 400 ricercatori a far arrivare sul mercato le proprie ricerche finanziate dal CER, e ad offrire soluzioni alle sfide per la società. I concorsi sono riservati a ricercatori che beneficiano di una sovvenzione CER o che ne hanno beneficiato recentemente. I progetti finanziati possono durare fino a 18 mesi.

Il Consiglio europeo della ricerca, istituito nel 2007 dall’Unione europea, è la prima organizzazione europea che finanzia l’eccellenza nella ricerca d’avanguardia. Ogni anno seleziona e finanzia ricercatori creativi di tutte le nazionalità ed età per realizzare progetti ambiziosi basati in Europa. Il CER mira ad attirare in Europa i migliori ricercatori di tutto il mondo. A tutt’oggi ha erogato finanziamenti a più di 5.000 ricercatori eccellenti a diversi stadi della carriera.

Il CER è guidato da un organo direttivo indipendente, il Consiglio scientifico. Dal gennaio 2014, il presidente è il Prof. Jean-Pierre Bourguignon. Il CER ha un bilancio di oltre 13 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, e fa parte del programma di ricerca e innovazione dell’UE, Orizzonte 2020, per il quale è responsabile il Commissario europeo per la Ricerca, l’innovazione e la scienza, Carlos Moedas.

Per saperne di più 

Sito web CER

Horizon 2020 

Per maggiori infomazioni sul CER scrivere a questa e mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250L'indagine Occupazione e sviluppi sociali in Europa (ESDE) è un'indagine annuale sulle tendenze sociali e occupazionali più recenti, che riflette sulle sfide future e sulle possibili risposte politiche.

Quest’anno l'indagine mette in luce nuovi positivi sviluppi occupazionali e sociali nell'UE. Tuttavia, nonostante recenti miglioramenti, sussistono ancora enormi disparità tra gli Stati membri in termini di crescita economica, occupazione e altri indicatori essenziali sociali e occupazionali. Molte di queste disparità sono collegate al sottoutilizzo del capitale umano su vari fronti.

Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l'Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha dichiarato: "Dobbiamo garantire opportunità migliori e più numerose ai cittadini dell'UE, soprattutto a quelli più lontani dal mercato del lavoro. Dobbiamo inoltre investire nel miglioramento delle competenze, in modo che le donne e gli uomini dell'Unione possano realizzare appieno le proprie potenzialità. Per promuovere la crescita e l'occupazione dobbiamo investire nelle persone. Dobbiamo far sì che il diritto del lavoro e i sistemi di protezione sociale siano adeguati al XXI secolo e promuovere l'imprenditoria e l'innovazione. In questo contesto il pilastro europeo dei diritti sociali svolgerà un ruolo importante."

La relazione ESDE 2015 esamina i modi di affrontare queste disparità, concentrandosi in particolare sulla creazione di posti di lavoro, sull’efficienza del mercato del lavoro, sulla modernizzazione della protezione sociale e sull'investimento nelle persone. 

Promuovere la creazione di posti di lavoro

L'indagine ESDE 2015 evidenzia le potenzialità del lavoro autonomo e dell’imprenditorialità nella creazione di posti di lavoro. I dati indicano tuttavia che alcuni gruppi, fra cui i giovani, gli anziani, le donne e le minoranze etniche, possono trovarsi innanzi maggiori ostacoli per avviare un'attività in proprio. La relazione indica inoltre che la maggioranza delle persone non ritiene di possedere le competenze o le conoscenze necessarie per avviare un'attività. Dall'indagine ESDE risulta che l'adozione di politiche mirate può servire a migliorare la situazione. Tali politiche possono comprendere un accesso più agevole a finanziamenti e incentivi fiscali, l’educazione all’imprenditorialità o l’accesso all’assistenza all’infanzia e alle persone anziane.

L'indagine ESDE mette inoltre in luce una maggiore varietà di contratti di lavoro, che consente modalità di lavoro flessibili e quindi di aumentare la partecipazione al mercato del lavoro ma può anche comportarne la segmentazione. Mentre alcuni nuovi contratti offrono una situazione potenzialmente vantaggiosa per tutti, altri possono essere fonte di incertezza del lavoro. La flessibilità è importante, ma c'è bisogno anche di sicurezza: questo è un altro problema che sarà affrontato nell'ambito dello sviluppo del pilastro europeo dei diritti sociali. 

Migliorare l'efficienza del mercato del lavoro

Dall'indagine ESDE 2015 risulta che l'UE può fare un uso migliore delle proprie risorse umane attraverso la mobilità. Sebbene nel corso degli ultimi vent'anni il numero dei lavoratori mobili sia aumentato, la loro percentuale sul totale della forza lavoro resta limitata: Solo il 4% dei cittadini dell'UE fra i 15 e i 64 anni vive in uno Stato membro diverso da quello di nascita, eppure i lavoratori mobili dell'Unione tendono ad avere prospettive di lavoro complessivamente migliori rispetto alla popolazione locale.   Inoltre, la loro presenza ridotto la disoccupazione in alcuni degli Stati membri più duramente colpiti dalla crisi e ha contribuito a risolvere i problemi della carenza di personale nei paesi di destinazione. L'indagine ESDE sottolinea quindi chiaramente le potenzialità economiche della mobilità.

L'indagine prende in esame anche la disoccupazione di lungo periodo, che colpisce circa 11,4 milioni di persone nell'UE. La lotta contro la disoccupazione di lungo periodo è fondamentale nell'impegno per migliorare l'efficienza del mercato del lavoro, dal momento che i disoccupati di lungo periodo hanno una probabilità dimezzata di trovare un lavoro rispetto a quelli di breve periodo. L'analisi contenuta nell'indagine ESDEE mostra che essere registrati presso i servizi pubblici per l'impiego e prendere parte a una formazione aumentano significativamente la possibilità di ottenere un posto di lavoro sostenibile.La raccomandazione sulla disoccupazione di lungo periodo, adottata dal Consiglio il 7 dicembre 2015, è in linea con tali conclusioni.

Infine, il dialogo sociale sarà fondamentale nella promozione di una ripresa economica sostenibile e inclusiva. Le parti sociali sono state coinvolte nell'elaborazione e nell'attuazione di varie importanti riforme e strategie. Perché il dialogo sociale svolga efficacemente il proprio ruolo è necessario rafforzare la capacità delle parti sociali, in particolare negli Stati membri in cui il dialogo sociale è insufficiente o lo è diventato a causa della crisi economica. 

Investire nelle persone

Sebbene il livello di disoccupazione nell'UE rimanga elevato, i datori di lavoro continuano a incontrare difficoltà a coprire determinati posti vacanti. Oltre ai veri e propri squilibri tra domanda e offerta di competenze, la possibilità di occupare posti vacanti è limitata anche dall'incapacità di offrire retribuzioni o condizioni di lavoro vantaggiose, formazione o opportunità di carriera interessanti. L'indagine ESDE 2015 giunge alla conclusione che esiste una quota significativa dei lavoratori di paesi terzi sotto-occupati rispetto al loro livello di qualifica. L'iniziativa dell'agenda per le nuove competenze che la Commissione sta preparando per l'anno in corso cercherà di affrontare tali sfide. Inoltre, i tassi di occupazione delle donne con bambini e dei lavoratori anziani sono ancora molto bassi. Promuovere una maggiore partecipazione di questi gruppi al mercato del lavoro sarà cruciale nella prospettiva dell'invecchiamento della popolazione.

Contesto: L'indagine ESDE

L'indagine ESDE riporta le ultime tendenze occupazionali e sociali, e riflette sulle sfide future e sulle possibili risposte politiche. In base agli ultimi dati disponibili e alla letteratura più recente, l'indagine coadiuva le iniziative della Commissione nel settore dell'occupazione e delle politiche sociali che alimentano il semestre europeo, il pacchetto per la mobilità, il pacchetto competenze e lo sviluppo del pilastro europeo dei diritti sociali.

Per ulteriori informazioni

Domande e risposte

Notizie sul sito web della DG Occupazione

Relazione ESDE 2015

Analisi dell'occupazione e della situazione sociale

Per seguire Marianne Thyssen su Twitter e Facebook

#ESDE2015

Bruxelles,  21 gennaio 2016

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