dall'Europa

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 09 luglio 2015. Oggi la Commissione europea ha inviato a MasterCard una comunicazione delle obiezioni contenente conclusioni preliminari secondo le quali le regole di MasterCard impediscono alle banche di offrire commissioni interbancarie più basse ai dettaglianti situati in un altro Stato membro dello Spazio economico europeo (SEE) nel quale tali commissioni potrebbero essere più elevate. Questo impedisce ai dettaglianti di beneficiare altrove di commissioni interbancarie più basse e potrebbe limitare la concorrenza transfrontaliera tra le banche, in violazione delle norme antitrust europee. Nella comunicazione delle obiezioni si afferma inoltre che le commissioni interbancarie applicate da MasterCard per le operazioni effettuate nell'UE utilizzando carte MasterCard emesse in altre parti del mondo violano le norme antitrust europee in quanto fissano un prezzo minimo artificialmente elevato per il trattamento di queste operazioni. L'invio di una comunicazione delle obiezioni non pregiudica l'esito dell'indagine.

La Commissaria per la Concorrenza Margrethe Vestager ha dichiarato: "Molti consumatori fanno un uso quotidiano delle carte di pagamento per comprare prodotti alimentari e capi di abbigliamento nei negozi o per qualsiasi acquisto online. La Commissione sospetta che MasterCard stia gonfiando artificialmente i costi dei pagamenti tramite carta, il che avrebbe effetti negativi per consumatori e dettaglianti nell'UE. La Commissione è preoccupata sia per le regole applicate da MasterCard alle operazioni transfrontaliere nell'UE che per le commissioni addebitate ai dettaglianti che ricevono pagamenti effettuati con carte emesse al di fuori dell'Europa. Ora MasterCard ha la possibilità di rispondere ai nostri addebiti."

I pagamenti tramite carta svolgono un ruolo fondamentale nel mercato unico per gli acquisti a livello nazionale, transfrontaliero o su internet. Più del 40% dei pagamenti non in contanti effettuati ogni anno dai consumatori e dalle imprese europei avviene tramite carta.

Ogni volta che un consumatore usa una carta di pagamento in un negozio o online, la banca del dettagliante ("banca convenzionatrice") versa una commissione, denominata "commissione interbancaria", alla banca del titolare della carta ("banca emittente"). La banca convenzionatrice addebita la commissione interbancaria al dettagliante che la include, insieme a tutti gli altri costi, nel prezzo finale applicato ai consumatori per i suoi prodotti o servizi. Questo significa che le commissioni interbancarie vengono addebitate a tutti i consumatori, compresi quelli che non utilizzano carte perché pagano in contanti.

Le riserve della Commissione

Le banche si avvalgono di MasterCard per fissare le commissioni interbancarie applicate tra di esse. La Commissione conclude in via preliminare che MasterCard e le sue licenziatarie (che emettono carte MasterCard per i titolari o acquisiscono operazioni effettuate con tali carte per i dettaglianti) costituiscono un'associazione di imprese e che le pratiche descritte nella comunicazione delle obiezioni violano le norme dell'UE e del SEE che vietano i cartelli e le altre pratiche commerciali anticoncorrenziali (articolo 101 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e articolo 53 dell'accordo SEE).

La comunicazione delle obiezioni esprime in particolare due riserve:

le commissioni interbancarie sono ancora notevolmente diverse a seconda degli Stati membri. Le regole di MasterCard impediscono ai dettaglianti di un paese con commissioni interbancarie elevate di beneficiare delle commissioni interbancarie più basse offerte da una banca convenzionatrice situata in un altro Stato membro ("convenzionamento transfrontaliero"). La Commissione teme che le regole di MasterCard sul convenzionamento transfrontaliero riducano la competitività transfrontaliera delle banche per quanto riguarda il prezzo dei servizi di ricevimento dei pagamenti tramite carta e limitino la concorrenza in violazione delle norme antitrust dell'UE, con un conseguente aumento dei prezzi per dettaglianti e consumatori.

La Commissione teme inoltre che i livelli elevati delle "commissioni interbancarie interregionali" di MasterCard non siano giustificati. Queste commissioni sono versate da una banca convenzionatrice per le operazioni effettuate nell'UE con carte MasterCard emesse in altre parti del mondo. Ad esempio, le commissioni versate da una banca convenzionatrice quando un turista cinese usa la propria carta per pagare il conto di un ristorante a Bruxelles possono essere cinque volte superiori a quelle versate quando un consumatore usa una carta emessa in Europa. Poiché queste commissioni interregionali rappresentano ogni anno centinaia di milioni di euro, la Commissione teme che commissioni interregionali così elevate facciano aumentare i prezzi per i dettaglianti con un conseguente rincaro dei prezzi e dei servizi per tutti i consumatori, non solo per quelli che utilizzano carte emesse al di fuori dell'UE o che effettuano pagamenti tramite carta.

Se le sue conclusioni preliminari dovessero essere confermate, la Commissione potrebbe imporre un'ammenda a MasterCard.

Contesto

La comunicazione degli addebiti rappresenta una fase formale delle indagini svolte dalla Commissione in merito a presunte violazioni delle norme antitrust dell'UE. La Commissione informa per iscritto le parti interessate degli addebiti mossi nei loro confronti e le parti possono rispondervi per iscritto. I destinatari possono esaminare i documenti contenuti nel fascicolo di indagine della Commissione, rispondere per iscritto e chiedere un'audizione per rendere note le loro osservazioni ai rappresentanti della Commissione e alle autorità nazionali garanti della concorrenza. La Commissione adotta una decisione definitiva solo dopo che le parti hanno esercitato il loro diritto alla difesa.

La Commissione ha avviato un procedimento nei confronti di MasterCard per il caso in oggetto nell'aprile 2013. La comunicazione delle obiezioni odierna è anche l'ultima di una serie di azioni intraprese in merito alle commissioni interbancarie:

Nel dicembre 2007 la Commissione ha constatato che le commissioni interbancarie di MasterCard per le operazioni transfrontaliere nel SEE (ad esempio quando un cittadino belga usa la propria carta di credito per un pagamento in un negozio in Francia) limitano la concorrenza tra le banche (si veda anche il MEMO). Le conclusioni riportate nella decisione della Commissione sono state confermate dalla Corte di giustizia nel settembre 2014.

Nel 2009, per conformarsi alla decisione della Commissione, MasterCard ha limitato le commissioni bancarie transfrontaliere (intra-SEE) applicate dalle banche che fanno parte del suo sistema allo 0,20% per le carte di debito e allo 0,30% per le carte di credito, senza però ridurre le altre commissioni bancarie.

Nel dicembre 2010 e nel febbraio 2014, la Commissione ha inoltre adottato decisioni che rendono giuridicamente vincolanti gli impegni offerti da Visa Europe (un'associazione di banche) per assoggettare agli stessi massimali (0,20% e 0,30%) le commissioni interbancarie fissate nel SEE per le carte di debito e le carte di credito.

La maggior parte delle operazioni effettuate nel SEE ha carattere nazionale (il consumatore usa la carta nel proprio paese) e non era contemplata dai procedimenti della Commissione. Le commissioni interbancarie su queste operazioni, che differiscono notevolmente da un paese all'altro, sono state contestate dalle autorità nazionali della concorrenza e successivamente ridotte in diversi paesi. Nell'aprile 2015 il Consiglio dei ministri dell'UE e il Parlamento europeo hanno adottato il regolamento relativo alle commissioni interbancarie, che a partire dal dicembre 2015 assoggetta a un massimale le commissioni interbancarie per le carte emesse e utilizzate in Europa (0,20% per le carte di debito e 0,30% per le carte di credito). Il regolamento relativo alle commissioni interbancarie ridurrà i costi per i dettaglianti europei e garantirà una parità di condizioni sull'intero mercato dei pagamenti tramite carta. I massimali fissati dal regolamento, tuttavia, non si applicano alle operazioni interregionali, una delle due questioni oggetto dell'attuale indagine.

È attualmente in corso un'indagine sulle commissioni interbancarie interregionali di Visa Inc. (che è un'entità giuridica distinta da Visa Europe).

Ulteriori informazioni su questa indagine saranno disponibili sul sito web Concorrenza della Commissione, nel registro pubblico dei casi, con il numero 40049.

IP/15/5323

LAPILLI Foto Nuccio FavaL’Europa ha conosciuto demagoghi e tribuni, fomentatori tragici di fascismo e nazismo. Solo l’intervento USA e la vittoria i Stalin sul fronte orientale liberarono l’Europa e consentirono la grande ricostruzione. Nasce da qui l’idea dei padri fondatori di una Europa unita, che non è però l’attuale UE, con i suoi ritardi, i suoi errori e, soprattutto, la mancanza di una forte strategia per l’integrazione politica. La crisi greca è conseguenza di questa pigrizia e inadeguatezza ad operare per un orizzonte più vasto e più alto. Tsipras ha giocato d’azzardo e ha vinto nell’immediato la sua partita interna in modo quasi plebiscitario. Forte di un diffuso sentimento anti UE e anti-euro ha raccolto consenso di ogni tipo, anche dalla destra nazista di Alba Dorata e dall’ultra sinistra del suo stesso partito. Una miscela referendaria complessa ed inquietante che non sarà facile gestire politicamente, maturando un nuovo atteggiamento meno ultimativo verso la Merkel e le istituzioni europee. Sull’altro fronte è proprio la Merkel la principale interlocutrice e la principale protagonista di una indispensabile soluzione. Che paradossalmente non potrà avere vincitori e vinti, ma una soluzione politica alta, che comporti il rilancio del processo politico di integrazione e di decisionalità democratica indispensabile. Il successo di Tsipras ha rinvigorito e dato fiato a tutti gli anti-europeismi di destra e di sinistra presenti nei rispettivi paesi, unificati dal ‘no’ all’euro e all’Europa delle banche. Una difficoltà aggiuntiva e non da poco per tutti i governi, specie dopo i recenti segnali della riconferma di Cameron in Inghilterra e della sconfitta socialdemocratica in Danimarca.

Renzi tenta di farsi spazio tra Hollande e la Merkel. Si tratta però di una agitazione essenzialmente mediatica, che approda all’abbraccio con la Cancelliera. Anche su questo fronte si muove la sinistra interna PD, che sollecita iniziative più avanzate e meno accomodanti nei confronti del sinedrio di Bruxelles.

Tanto più che i fuoriusciti, a cominciare da Fassina, vedono nel risultato di Atene l’opportunità di ampliare il fronte dell’arcipelago a sinistra di Renzi. Salvini rivendica la primogenitura con la signora Le Pen, mentre Grillo, oltre ad inviare i suoi militanti a sostegno di Tsipras, rilancia la sua proposta di referendum contro l’euro. L’ex Cavaliere naviga nelle contraddizioni del suo progetto e utilizza la crisi europea per attaccare il Governo. Tanti e complessi sono i problemi e le difficoltà che si agitano sotto il cielo dell’Europa con le possibili e ulteriori sfide referendarie dopo quella già fissata nel Regno Unito. Solo un’idea alta dell’Europa e del suo sviluppo politico futuro in direzione dell’integrazione federale potrà fornire una risposta.

(6.7.2015) - Nuccio Fava

 

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250La Commissione europea ha adottato oggi il programma operativo 2014-2020 "imprese e competitività" per l'Italia. Il suo bilancio ammonta a 2,4 miliardi di euro con 1,7 miliardi di euro provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR).

Il programma è destinato a investimenti nei principali settori generatori di crescita nelle regioni meno sviluppate e in transizione. Le priorità sono quattro: rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione; migliorare l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e il loro uso; aiutare le PMI del paese a diventare più competitive e sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

La Commissaria per la Politica regionale Corina Creţu ha dichiarato: "il programma, in linea con gli obiettivi europei di creazione di occupazione e crescita sostenibile, aiuterà l’Italia trasformarsi in una moderna economia della conoscenza in grado di competere sul mercato globale. Questo pacchetto di investimenti aiuterà le imprese italiane, in particolare le PMI, a sfruttare pienamente il loro potenziale di innovazione e a rafforzare la loro competitività, con l’obiettivo di creare posti di lavoro di qualità".

I principali risultati da raggiungere nell’ambito del programma comprendono:

  • un aumento delle attività di collaborazione delle imprese nel settore della ricerca e dell’innovazione (con un aumento previsto rispettivamente del 5% e del 10% per le regioni meno sviluppate e in transizione);
  • l'85 % di copertura della banda larga ad alta velocità di 100 Mbps o superiore;
  • l'aumento del 9% nella quota delle energie rinnovabili utilizzate.

Il programma prevede che la metà delle risorse dell’UE destinate al programma sarà implementata con strumenti finanziari.

Contesto

Ripartizione del bilancio del programma operativo "imprese e competitività":

  • valore totale: 2 419 000 000 EUR
  • FESR: 1 776 000 000 EUR

I principali settori di investimento da sostenere nell’ambito del programma comprendono:

  • promuovere l’imprenditorialità, lo sviluppo di nuovi modelli di business e sostenere la crescita delle PMI attraverso una maggiore capacità di sviluppare nuovi prodotti e servizi, l’internazionalizzazione e la penetrazione di nuovi mercati — 35,8%
  • promuovere gli investimenti delle imprese in ricerca e innovazione — 29,8%
  • promuovere l'uso delle energie rinnovabili nelle imprese e l’attuazione di sistemi di distribuzione intelligenti, al fine di massimizzare il potenziale di produzione di energie rinnovabili — 21,2%
  • l'installazione di infrastrutture a banda larga ad alta velocità destinate alle aree con un’elevata concentrazione di imprese — 9,7%

Il rimanente 3,5% sarà utilizzato per l’assistenza tecnica a sostegno dell’attuazione del programma.

Per ulteriori informazioni

La politica di coesione e l’Italia

Sintesi dei programmi operativi per i fondi della politica di coesione 2014-2020

Accordo di partenariato con l’Italia

@CorinaCretuEU       @EU_Regional        #ESIF       #CohesionPolicy

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 24 giugno 2015. La Commissione europea ha inflitto ammende per un totale di €115 865 000 a otto produttori e a due distributori di vassoi per imballaggi alimentari destinati alla vendita al dettaglio che hanno partecipato ad almeno uno di cinque cartelli distinti. Gli otto produttori sono Huhtamäki (Finlandia), Nespak e Vitembal (Francia), Silver Plastics (Germania), Coopbox, Magic Pack e Sirap-Gema (Italia) e Linpac (Regno Unito). I due distributori sono Ovarpack (Portogallo) e Propack (Regno Unito).

Violando le norme antitrust dell'UE, le imprese in questione hanno fissato i prezzi dei vassoi di polistirene espanso e dei vassoi rigidi di polipropilene e si sono ripartite i relativi clienti. I vassoi di polistirene espanso e i vassoi rigidi di polipropilene sono utilizzati per l'imballaggio degli alimenti venduti nei negozi o nei supermercati per prodotti come formaggi, carni, pesci o dolci. Avendo rivelato alla Commissione l'esistenza dei cartelli, Linpac ha beneficiato dell'immunità totale ai sensi della comunicazione della Commissione sul trattamento favorevole del 2006.

La Commissaria per la Concorrenza Margrethe Vestager ha dichiarato a questo proposito: "Milioni di consumatori che hanno comprato alimenti per sé e per le proprie famiglie sono stati potenzialmente danneggiati da questi cartelli. Le imprese coinvolte si sono spartite il mercato degli imballaggi alimentari al dettaglio e si sono accordate sui prezzi anziché competere sulla base dei rispettivi meriti. I cartelli, nell'ambito dei quali sono le imprese - e non il mercato - a determinare i prezzi, danneggiano tutta la nostra economia. I cartelli eliminano gli incentivi ad innovare e non possono essere tollerati.»

L'indagine della Commissione ha rivelato l'esistenza di cinque cartelli distinti nel settore degli imballaggi alimentari destinati alla vendita al dettaglio, che hanno interessato gran parte dello Spazio economico europeo (SEE), vale a dire:

  • il cartello relativo ai mercati dei vassoi di polistirene espanso e dei vassoi rigidi di polipropilene dell'Europa nord-occidentale ("NWE"), che ha operato in Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia tra il giugno 2002 e l'ottobre 2007;
  • il cartello relativo al mercato dei vassoi di polistirene espanso dell'Europa centrale e orientale ("CEE"), che ha operato in Repubblica ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia tra il novembre 2004 e il settembre 2007;
  • il cartello relativo al mercato dei vassoi di polistirene espanso dell'Europa sud-occidentale ("SWE"), che ha operato in Portogallo e Spagna tra il marzo 2000 e il febbraio 2008;
  • il cartello relativo al mercato francese dei vassoi di polistirene espanso, che ha operato tra il settembre 2004 e il novembre 2005 e
  • il cartello relativo al mercato italiano dei vassoi di polistirene espanso, che ha operato tra il giugno 2002 e il dicembre 2007.

Le società multate oggi dalla Commissione hanno partecipato ad almeno uno di questi cartelli. La seguente tabella indica nei dettagli la partecipazione e la durata della partecipazione di ciascuna impresa ai cinque cartelli:

  NWE CEE SWE Francia Italia
Linpac giugno 2002 — ottobre 2007 novembre 2004 — settembre 2007 marzo 2000 — febbraio 2008 settembre 2004 — novembre 2005 giugno 2002 — dicembre 2007
Vitembal giugno 2002 — marzo 2007   ottobre 2004 — luglio 2007 settembre 2004 — novembre 2005 luglio 2002 — dicembre 2007
Huhtamäki giugno 2002 — giugno 2006   dicembre 2000 — gennaio 2005 settembre 2004 — novembre 2005  
Sirap-Gema   novembre 2004 — settembre 2007   settembre 2004 — novembre 2005 giugno 2002 — dicembre 2007
Coopbox   novembre 2004 — settembre 2007 marzo 2000 — febbraio 2008   giugno 2002 — dicembre 2007
Nespak         ottobre 2003 — settembre 2006
Magic Pack         settembre 2004 — marzo 2006
Silver Plastics giugno 2002 — ottobre 2007     giugno 2005 — ottobre 2005  
Ovarpack    

dicembre 2000 — gennaio 2005 e

ottobre 2007 — febbraio 2008

   
Propack   dicembre 2004 — settembre 2006      

Come si evince dalla tabella, a partire dai primi anni 2000 e per periodi compresi tra poco più di un anno e quasi otto anni - con alcune differenze tra i cartelli - le dieci imprese hanno fissato i prezzi, si sono ripartite i clienti e i mercati, hanno manipolato aste e si sono scambiate informazioni commerciali sensibili.

Ciascuno dei cartelli ha operato comunicando a livello bilaterale e multilaterale, di solito a margine di legittime riunioni di settore. Oltre agli incontri tra i rappresentanti delle imprese vi sono stati numerosi scambi di messaggi di posta elettronica e di telefonate. In alcuni di questi cartelli, i partecipanti si riferivano ai propri contatti illeciti usando i termini "club" o "mafia".

Sanzioni amministrative pecuniarie

Le ammende inflitte alle imprese per la partecipazione ai cartelli sono le seguenti:

  NWE CEE SWE Francia Italia Totale
Linpac 0 0 0 0 0 0
Vitembal 265 000   295 000 265 000 295 000 1 120 000
Huhtamäki 10 806 000   0 4 756 000   15 562 000
Sirap-Gema   943 000   5 207 000 29 738 000 35 888 000
Coopbox   602 000 10 955 000   22 137 000 33 694 000
Nespak         4 996 000 4 996 000
Magic Pack         3 263 000 3 263 000
Silver Plastics 20 317 000     893 000   21 210 000
Ovarpack     67 000     67 000
Propack   65 000       65 000
            115 865 000

Le ammende sono state fissate sulla base degli Orientamenti della Commissione per il calcolo delle ammende del 2006 (cfr. comunicato stampa e MEMO). Per stabilire l'importo delle ammende, la Commissione ha preso in considerazione, in particolare, le vendite dei prodotti interessati nel SEE, la gravità dell'infrazione e la portata geografica e la durata di quest'ultima. Le ammende sono state fissate ad un adeguato livello dissuasivo pur restando proporzionate all'infrazione.

A titolo dellacomunicazione della Commissione sul trattamento favorevole del 2006sono state concesse le seguenti riduzioni:

  NWE CEE SWE Francia Italia
Linpac 100% 100% 100% 100% 100%
Vitembal 50% - 45% 50% 45%
Sirap-Gema - 50% - 30% 30%
Coopbox - 30% 30% - 20%
Magic Pack - - - - 10%
Silver Plastics - - - 10% -
Ovarpack - - 20% - -

Linpac ha beneficiato dell'immunità totale dall'ammenda in quanto è stata la prima società a rivelare alla Commissione l'esistenza del cartello, evitando in tal modo un'ammenda di € 145 065 000. Altre imprese hanno beneficiato di riduzioni delle ammende per avere collaborato all'indagine nel quadro del programma di trattamento favorevole della Commissione.

Relativamente a Magic Pack (per quanto riguarda la sua partecipazione al cartello in Italia) e Silver Plastics (per quanto riguarda la partecipazione al cartello in Francia), nel fissare l'importo delle ammende la Commissione ha tenuto conto della loro partecipazione ridotta ai cartelli.

Mancanza di capacità contributiva

Tre imprese hanno invocato la mancanza di capacità contributiva (punto 35 degli orientamenti sul calcolo delle ammende del 2006). La Commissione ha esaminato le richieste presentate alla luce dei rispettivi rendiconti finanziari degli ultimi anni, delle proiezioni per l'anno in corso e per gli anni futuri, dei parametri che misurano forza finanziaria, redditività, solvibilità e liquidità e delle relazioni con i partner finanziari esterni e con gli azionisti. Dopo avere esaminato tali dati, la Commissione ha concesso una riduzione dell'ammenda a due imprese ed ha respinto una terza richiesta.

Contesto

L'articolo 101 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e l'articolo 53 dell'accordo SEE vietano i cartelli e le altre pratiche commerciali restrittive.

L'indagine della Commissione è cominciata nel giugno 2008 con una serie di ispezioni senza preavviso. La Commissione ha adottato una comunicazione degli addebiti nel settembre 2012 e organizzato un'audizione orale nel giugno 2013.

Ulteriori informazioni su questo caso saranno disponibili sul sito web della DG Concorrenza, nel registro pubblico dei casi, con il numero 39563, una volta che saranno risolte eventuali questioni legate alla riservatezza. Per ulteriori informazioni sull'azione della Commissione nei confronti dei cartelli, si veda il suo sito sui cartelli.

Azioni di risarcimento dei danni

Le persone o imprese vittime del comportamento anticoncorrenziale descritto nel presente caso possono adire i tribunali degli Stati membri per chiedere il risarcimento dei danni subiti. La giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea e il regolamento sulle regole di concorrenza n. 1/2003 confermano che, nelle cause dinanzi ai giudici nazionali, una decisione della Commissione costituisce una prova acquisita del sussistere del comportamento e della sua natura illecita. Nel determinare l'importo del risarcimento non è necessario applicare una riduzione per tenere conto delle ammende che la Commissione ha inflitto alle imprese in questione.

In base alla direttiva sul risarcimento dei danni causati dalla violazione del diritto della concorrenza, che gli Stati membri devono recepire nei rispettivi sistemi giuridici entro il 27 dicembre 2016, sarà più facile per le vittime delle pratiche anticoncorrenziali ottenere il risarcimento dei danni. Maggiori informazioni sulle azioni di risarcimento dei danni causati dalla violazione del diritto della concorrenza e una guida pratica su come quantificare i danni, è disponibile qui.

IP/15/5253

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Brussels, 24 June 2015. To promote jobs and growth in Europe, social and micro-enterprises will soon have access to over €500 million in finance. This is the result of a new mandate agreement signed today between the European Commission and the European Investment Fund (EIF). Support will be made available under the European Programme for Employment and Social Innovation (EaSI), which will provide a €96 million guarantee for the period 2014-2020 which is expected to mobilise over €500 million in loans. The programme targets individuals who wish to start or further develop their own social and micro-enterprises, in particular, people who have difficulties in entering the job market or in accessing finance.

Marianne Thyssen, Commissioner for Employment, Social Affairs, Skills and Labour Mobility, said: “With the support of our funding, tens of thousands of jobs will be created. By easing access to finance, new enterprises will be set up and existing ones will be scaled up. The programme we are launching today is a clear expression of the Commission's firm commitment to create jobs and growth and improve social conditions."

EIF Deputy Chief Executive, Marjut Santoni said: “The agreement signed today with the European Commission enables the EIF to support even more micro-enterprises across Europe over the next 7 years. This programme builds on the successful EU Progress Microfinance Initiative, EaSI’s predecessor, through which 50 of our cooperation partners across more than 20 EU countries, mobilised financing for more than 30,000 disadvantaged micro-entrepreneurs, many of which were previously unemployed.”

The guarantee for microfinance or social finance providers is managed and implemented by the EIF on behalf of the European Commission. The €96 million EaSI Guarantee will offer credit risk protection for lending products provided to social and micro-enterprises. The previous Progress Microfinance initiative helped to create and preserve more than 47,000 jobs. EaSI will build on its successes.

The EIF will not provide direct financial support to enterprises but will implement the facility through local financial intermediaries, such as microfinance and guarantee institutions, as well as banks active across the EU-28 and additional countries that are participating in the EaSI programme[1]. These intermediaries will deal directly with interested parties to provide support under the facility.

About the European Investment Fund

The European Investment Fund (EIF) is part of the European Investment Bank group. Its central mission is to support Europe's micro, small and medium-sized businesses (SMEs) by helping them to access finance. The EIF designs and develops venture and growth capital, guarantees and microfinance instruments which specifically target this market segment. In this role, the EIF fosters EU objectives in support of innovation, research and development, entrepreneurship, growth, and employment. EIF’s total net commitments to private equity funds amounted to over €8.8 billion at the end of 2014. With investments in over 500 funds, the EIF is a leading player in European venture due to the scale and the scope of its investments, especially in high-tech and early-stage segments. The EIF’s guarantees loan portfolio totalled over €5.6 billion in over 350 operations at end 2014, positioning it as a major European SME guarantees actor and a leading micro-finance guarantor.

About the Programme for Employment and Social Innovation

Under the European Programme for Employment and Social Innovation (EaSI), the European Commission supports microfinance and social entrepreneurship finance with an overall envelope of €193 million for the period 2014-2020. The aim is to increase access to microfinance, i.e. loans of up to €25 000, in particular for vulnerable persons and micro-enterprises. In addition, for the first time, the European Commission will also support social enterprises through investments of up to €500 000. The microfinance and social entrepreneurship support will be first implemented through the EaSI Guarantee, which shall enable microcredit providers and social enterprise investors to reach out to entrepreneurs they would not have been able to finance otherwise for risk considerations. The European Commission has selected the EIF to implement the EaSI Guarantee.

For further information on EU microfinance and social entrepreneurship support please refer to:

Easi Programme

EU support to social entrepreneurship

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Brussels, 22 June 2015. Today, the five Presidents – European Commission President Jean-Claude Juncker, together with the President of the Euro Summit, Donald Tusk, the President of the Eurogroup, Jeroen Dijsselbloem, the President of the European Central Bank, Mario Draghi, and the President of the European Parliament, Martin Schulz – have revealed ambitious plans on how to deepen the Economic and Monetary Union (EMU) as of 1 July 2015 and how to complete it by latest 2025. To turn their vision for the future of EMU into reality, they put forward concrete measures to be implemented during three Stages: while some of the actions need to be frontloaded already in the coming years, such as introducing a European Deposit Insurance Scheme, others go further as regards sharing of sovereignty among the Member States that have the euro as their currency, such as creating a future euro area treasury. This is part of the Five Presidents’ vision according to which the focus needs to move beyond rules to institutions in order to guarantee a rock-solid and transparent architecture of EMU. Delivering a Deeper and Fairer Economic and Monetary Union has been one of the top 10 priorities of President Juncker in his Political Guidelines.
President Juncker said: "The euro is a currency shared by 19 EU Member States and more than 330 million citizens. It is something to be proud of. It is something that protects Europe. But it is also something that can work better. Our Economic and Monetary Union remains incomplete and I promised when taking office that I would work to consolidate and complement the unprecedented measures we took during the crisis and make them more socially fair and democratically legitimate. Today we, five Presidents, are setting out our common vision. The world is watching us and they want to know where we are going. Today we lay out monetary integration and bring it to its ultimate destination."
Valdis Dombrovskis, Vice-President for the Euro and Social Dialogue, said: "The Economic and Monetary Union has been strengthened in recent years, not least in the light of the financial and economic crisis. Yet it remains incomplete. Today's report suggests how it can be further strengthened, in stages, over the coming years. We stand ready to bring forward the specific proposals needed to turn this ambitious, yet pragmatic vision into reality. A complete EMU is however not an end itself. It is a means to contribute to more growth, jobs and prosperity for all citizens, now and in the future."
Despite the progress made in the past few years, particularly with the launch of the Banking Union, EMU remains incomplete. Divergence across the euro area is significant and the crisis of recent years has further highlighted existing shortcomings. It is clear that with 18 million unemployed and many within our societies exposed to risks of social exclusion, a lot more needs to be done to turn the euro area - the world's second largest economy – into a rock-solid architecture. We need a lasting, fair and democratically legitimate basis for the future which contributes to more growth, jobs and prosperity for all citizens.
The Report sets out three different stages for turning the vision of the Five Presidents into reality (see Annex 1):
- Stage 1 or "Deepening by Doing" (1 July 2015 - 30 June 2017): using existing instruments and the current Treaties to boost competitiveness and structural convergence, achieving responsible fiscal policies at national and euro area level, completing the Financial Union and enhancing democratic accountability.
- Stage 2, or "completing EMU”: more far-reaching actions will be launched to make the convergence process more binding, through for example a set of commonly agreed benchmarks for convergence which would be of legal nature, as well as a euro area treasury.
- Final Stage (at the latest by 2025): once all the steps are fully in place, a deep and genuine EMU would provide a stable and prosperous place for all citizens of the EU Member States that share the single currency, attractive for other EU Member States to join if they are ready to do so.
To prepare the transition from Stage 1 to Stage 2, the Commission will present a White Paper in spring 2017 outlining the next steps needed, including legal measures to complete EMU in Stage 2. This follows the model of the Jacques Delors White Paper of 1985 which – through a series of measures and a timetable attached to them – paved the way to the Single European Act, the legal basis of the Single Market project.
What’s in the Five Presidents’ Report concretely?
1. Towards an Economic Union of convergence, growth and jobs
This Union should rest on four pillars: the creation of a euro area system of Competitiveness Authorities; a strengthened implementation of the Macroeconomic Imbalance Procedure; a greater focus on employment and social performance; and on stronger coordination of economic policies within a revamped European Semester (see Annex 2). This should be put in place in the short run (Stage 1), on the basis of practical steps and the Community method. In the medium term (Stage 2), the convergence process should be made more binding through a set of common high-level standards that would be defined in EU legislation.
Competitiveness Authorities
The aim of the Competitiveness Authorities should not be to harmonise practices and institutions in charge of wage formation across borders. Those processes vary widely within the EU and rightly reflect national preferences and legal traditions.
Based on a common template, each Member State should decide the exact set-up of its national Competitiveness Authority, but they should be democratically accountable and operationally independent. National actors, such as social partners, should continue to play their role according to the established practices in each Member State, but they should use the opinions of the Authorities as guidance during wage setting negotiations. Some Member States, like the Netherlands and Belgium, already have such authorities.
2. Towards Financial Union
Economic and Financial Union are complementary and mutually reinforcing. Progress on these two fronts must be a top priority in Stage 1. As the vast majority of money is bank deposits, money can only be truly single if confidence in the safety of bank deposits is the same irrespective of the Member State in which a bank operates. This requires single bank supervision, single bank resolution and single deposit insurance. We already have achieved the goal of single bank supervision. A Single Resolution Mechanism has been agreed with a Single Resolution Fund (which will become operational on 1 January 2016). As a next step, the five Presidents propose the launching of a European Deposit Insurance Scheme (EDIS) under Stage 1 which could be set up as a re-insurance system at the European level for the national deposit guarantee schemes.
3. Towards Fiscal Union
Unsustainable fiscal policies not only endanger price stability in the Union, they also harm financial stability. In the short run (Stage 1), the five Presidents propose the creation of an advisory European Fiscal Board which would coordinate and complement already existing national fiscal councils (see Annex 3). It would provide an independent analysis, at European level, of how budgets perform against the economic objectives set out in the EU fiscal governance framework. In the longer term (Stage 2), a common macroeconomic stabilisation function should be set up to better deal with shocks that cannot be managed at the national level alone. It would improve the cushioning of large macroeconomic shocks and make EMU more resilient. Such a stabilisation function could build on the European Fund for Strategic Investments as a first step, by identifying a pool of financing sources and investment projects specific to the euro area, to be tapped into.
4. Strengthening Democratic Accountability, Legitimacy and Institutions: From Rules to Institutions
Greater responsibility and integration at EU and euro area level means more interdependence. It also means better sharing of new powers and greater transparency about who decides what and when. It’s time to review and consolidate our political construct: the Report proposes greater parliamentary involvement and control – at national and European level especially when it comes to the Country Specific Recommendations, the National Reform Programmes and the Annual Growth Survey. In the short term (Stage 1), EMU needs a unified external representation – as outlined in the Political Guidelines of President Juncker. Today, the EU and the euro area, are still not represented as one in the international financial institutions, notably the IMF. A fragmented voice means the EU is punching below its political and economic weight. The Five Presidents also propose strengthening the role of the Eurogroup. In the short run, this may require a reinforcement of its presidency and the means at its disposal. In the longer run (Stage 2), a full-time presidency of the Eurogroup could be considered.
Finally, while euro area Member States will continue to decide on taxation and the allocation of budgetary expenditures along national political choices, some decisions will increasingly need to be made collectively while ensuring democratic accountability and legitimacy. A future euro area treasury could be the place for such collective decision-making.
5. The Social dimension of EMU
One of the main lessons learned from the crisis is that a "triple-A EMU" must combine competitive economies that are able to innovate and succeed in an increasingly globalised world, with a high level of social cohesion. As President Juncker said in the European Parliament upon his election as Commission President: “I want Europe to be dedicated to being triple-A on social issues, as much as it is to being triple A in the financial and economic sense.” This means in particular that labour markets and welfare systems need to function well and be sustainable in all euro area Member States. Better labour market and social performance, as well as social cohesion should be at the core of the new process of “upward convergence” put forward in this report.
Next Steps: This report has put forward the principal steps necessary to complete EMU at the latest by 2025. The first initiatives should be launched by the EU institutions as of 1 July 2015. To prepare the transition between Stages 1 and 2, the Commission – in consultation with the Presidents of the other EU institutions – will present a "White Paper" in Spring 2017, assessing progress made in Stage 1 and outlining next steps needed. It will discuss the legal, economic and political preconditions of the more far-reaching measures necessary to complete EMU in Stage 2, and will draw on analytical input from an expert consultation group. Translating the Five Presidents’ report into laws and institutions should begin without delay.
Background
The Euro Summit of October 2014 underlined the fact that "closer coordination of economic policies is essential to ensure the smooth functioning of the Economic and Monetary Union". It called for work to continue to "develop concrete mechanisms for stronger economic policy coordination, convergence and solidarity" and "to prepare next steps on better economic governance in the euro area".
This report has benefitted from intense discussion with Member States and civil society. It builds on the report "Towards a Genuine Economic and Monetary Union" (the so-called "Four Presidents' Report") and on the Commission's "Blueprint for a Deep and Genuine EMU" of 2012, which remain essential references for completing EMU.
It reflects the personal deliberations and discussions of the five Presidents. It focuses on the euro area, as countries that share a currency face specific common challenges, interests and responsibilities. The process towards a deeper EMU is nonetheless open to all EU Members.
For more information:
The Five Presidents' Report in all languages
Analytical Note by Jean-Claude Juncker in close cooperation with Donald Tusk, Jeroen Dijsselbloem and Mario Draghi "Preparing for Next Steps on Better Economic Governance in the Euro Area": http://ec.europa.eu/priorities/docs/analytical_note_en.pdf
Political Guidelines for the next European Commission
European Political Strategy Centre (EPSC) Strategic Note "The Social Dimension of Economic and Monetary Union"
EPSC Strategic Note "The Euro Plus Pact - How Integration into the EU Framework can Give New Momentum for Structural Reforms in the Euro Area"

IP/15/5240

LAPILLI La cultura sviluppoDomani 22 giugno a Milano al Pirellone Sala Gonfalone, con inizio alle ore 17:30, si terrà promosso dal Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti & Democratici al Parlamento europeo il convegno “La cultura è sviluppo: dai fondi europei ai fondi regionali”.
Interverranno Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo; Patrizia Toia, Capodelegazione PD al Parlamento Europeo; Alessandro Alfieri, Segretario Regionale PD; Pietro Bussolati, Segretario metropolitano PD Milano; Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura, Comune di Milano; Sabina Sammuri, Direttore Generale DG Cultura Regione Lombardia; Cristina Loglio, responsabile tavolo industrie creative Mibac; Erminia Sciacchitano DG CULT, Commissione Europea; Elisa Rota, Federcultura; Fondazione Cariplo.
Interverranno inoltre i Referenti dei distretti culturali che hanno avuto accesso ai fondi strutturali, testimonianze di esperienze vincenti in Europa creativa, media e cultura.

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles, 16 giugno 2015. Oggi la Commissione europea ha ospitato l'annuale riunione ad alto livello con i leader religiosi. Il primo Vicepresidente Frans Timmermans si è riunito con il Vicepresidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e quindici leader religiosi delle comunità cristiana, ebraica, musulmana, indù, buddista e mormone per discutere sul tema "Vivere insieme e accettare le diversità".

"Questo dialogo è più importante che mai", ha dichiarato Frans Timmermans. "Le nostre società devono far fronte a sfide fondamentali e le chiese e le religioni possono svolgere un ruolo importante nel promuovere la coesione sociale e colmare i divari. I leader presenti qui oggi sono partner della Commissione europea e in questa sede possono farla partecipe delle loro esperienze nel campo della lotta al fondamentalismo e alle discriminazioni e della creazione di un clima di fiducia e comprensione reciproca."

Antonio Tajani, Vicepresidente del Parlamento europeo responsabile per l'attuazione del dialogo, ha aggiunto: "Il radicalismo e il fondamentalismo possono essere sconfitti solo se restiamo uniti. Il dialogo tra le religioni è fondamentale per difendere i valori delle nostre società. Le istituzioni europee dovrebbero promuoverlo tanto a livello di capi religiosi ed esperti di teologia, quanto coinvolgendo i giovani. Dobbiamo investire di più non solo nell'economia, ma anche nel futuro dei nostri giovani. Abbiamo bisogno di politiche che favoriscano i valori fondamentali quali la pace, la solidarietà e il rispetto della dignità umana tra le generazioni e società future".

Le conclusioni della riunione di oggi forniranno materiale di discussione per il primo convegno annuale sui diritti fondamentali dell'UE che si terrà l'1 e il 2 ottobre 2015 e che sarà incentrato sul tema "Tolleranza e rispetto: prevenire e combattere l'odio antisemita e antimusulmano in Europa".

Contesto

La Commissione europea organizza regolarmente riunioni ad alto livello e dibattiti di carattere operativo con le chiese e le associazioni e comunità religiose e con le organizzazioni filosofiche e non confessionali. La riunione di oggi è l'undicesima dal 2005. Dal 2009 il dialogo con le chiese, le religioni e le organizzazioni filosofiche e non confessionali è sancito nel trattato di Lisbona.

La Commissione sostiene questo dialogo organizzando riunioni - come quella odierna - e finanziando progetti volti a creare una migliore comprensione interculturale, interreligiosa e interconfessionale. Nell'ambito del programma "Europa per i cittadini" 2014-2020, la Commissione cofinanzia, con uno stanziamento complessivo di 185,5 milioni di euro, dei progetti che intendono aumentare la consapevolezza dei valori europei, soprattutto la tolleranza e il rispetto reciproco, e promuovere l'impegno della società civile.

Il programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" 2014-2020 provvederà a sostenere nel 2015 progetti finalizzati a prevenire e combattere l'odio e l'intolleranza antisemiti e antimusulmani, e progetti che promuovano lo sviluppo di strumenti e pratiche per evitare, monitorare e combattere i discorsi di incitamento all'odio, anche attraverso l'elaborazione di controargomentazioni.

Per ulteriori informazioni

Dialogo della Commissione europea con le chiese, le comunità religiose e le organizzazioni filosofiche e non confessionali sulla home page della DG Giustizia nella sezione dedicata ai diritti fondamentali (in inglese)

Comunicato stampa sulla riunione annuale con le organizzazioni filosofiche e non confessionali del 2 giugno 2015

Elenco dei partecipanti

Joelle AFLALO, comunità ebraica del Lussemburgo

François CLAVAIROLY, Presidente della Federazione protestante di Francia

Jamie CRESSWELL, Presidente dell'Unione buddista europea

Sua eccellenza Albert GUIGUI, Gran rabbino di Bruxelles e Rappresentante permanente presso la Conferenza dei rabbini europei

Khalid HAJJI, Segretario generale del Consiglio europeo degli ulema marocchini

Svamini HAMSANANDA, Hindu Forum of Europe

Sua eccellenza reverendo Christopher HILL, Presidente della Conferenza delle chiese europee

Sua eccellenza reverendo Robert INNES, vescovo anglicano per l'Europa

Anziano Patrick KEARON, primo consigliere nella presidenza dell'area Europa — Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni

Sua eminenza il cardinale Reinhard MARX, arcivescovo di Monaco e Freising e Presidente della COMECE

Sua eminenza il metropolita JOSEPH, Chiesa ortodossa rumena dell'Europa occidentale e meridionale

Ali Sayed RAZAWI, cosegretario generale di Majlis e Ulama e Shia Europe

Irmgard SCHWAETZER, Presidente del Sinodo della Chiesa evangelica in Germania

Maria VOCE, Presidente del movimento dei Focolari

Catherine KARKALA-ZORBA, Accademia ortodossa del Patriarcato ecumenico, Grecia

IP/15/5179

LAPILLI LOGO Comm. EU ottobre 2013 250Bruxelles 15 giugno 2015. L'Europa crede nelle energie rinnovabili e le energie rinnovabili fanno bene all'Europa. 

L'UE è sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo del 20% di energie rinnovabili entro il 2020, come dimostrato dalla relazione sui progressi in questo ambito presentata dalla Commissione. Con una quota stimata del 15,3% di energie rinnovabili nel consumo finale lordo del 2014, l'UE e la grande maggioranza degli Stati membri sono sulla buona strada: è previsto che 25 Stati membri riusciranno a raggiungere i propri obiettivi nazionali 2013/2014. 

La Commissione europea ha pubblicato la relazione sui progressi compiuti che dimostra come l'UE sia sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo del 20% di energie rinnovabili entro il 2020. Con una quota finale del 15,3% di energie rinnovabili nel consumo finale lordo del 2014, l'UE e la grande maggioranza degli Stati membri stanno riportando notevoli progressi: è infatti previsto che 25 Stati membri raggiungeranno i propri obiettivi nazionali 2013/2014.

Questi sono i risultati emersi dalla relazione del 2015 della Commissione europea sui progressi compiuti nel raggiungimento dell'obiettivo vincolante di una quota del 20% di energie rinnovabili, nell'utilizzo del 10% di energie rinnovabili nei trasporti, nonché nel raggiungimento degli obiettivi nazionali vincolanti entro il 2020.

"La relazione indica ancora una volta che l'Europa crede nelle energie rinnovabili e che le energie rinnovabili fanno bene all'Europa. L'Europa può vantare tre volte più energia rinnovabile pro capite che qualunque altra parte del mondo e più di un milione di persone che lavorano nel settore delle energie rinnovabili, il cui valore supera i 130 miliardi di EUR all'anno. Ogni anno esportiamo energie rinnovabili per un valore di 35 miliardi di EUR," ha dichiarato Miguel Arias Cañete, Commissario responsabile per l'Azione per il clima e l'energia.

Nel 2014, grazie al previsto raggiungimento di una quota del 5,7% di energie rinnovabili nel settore dei trasporti, sarà possibile raggiungere l'obiettivo del 10% - nonostante ciò costituisca una sfida, e lo dimostrano i buoni risultati in alcuni Stati membri.

Si prevede che 25 Stati membri raggiungeranno i propri obiettivi nazionali 2013/2014. 26 Stati membri hanno già raggiunto gli obiettivi 2011/2012. Dato che nei prossimi anni gli obiettivi intermedi diventeranno sempre più ambiziosi, alcuni Stati membri potrebbero dover intensificare i propri sforzi al fine di rispettare gli impegni assunti, inclusa la possibilità di ricorrere a meccanismi di cooperazione con altri Stati membri. 

Il successo della direttiva sulle energie rinnovabili

Dalla relazione è emerso che la direttiva sulle energie rinnovabili sta funzionando, infatti l'utilizzo di queste energie ha prodotto i seguenti risultati:

•       circa 326 milioni di tonnellate lorde di emissioni di CO2 evitate nel 2012 e 388 milioni di tonnellate nel 2013,

•       una riduzione della domanda di combustibili fossili in Europa pari a 116 mtep nel 2013.

Inoltre per quanto riguarda la sicurezza dell'approvvigionamento energetico nell'Unione:

•       sul totale di combustibili fossili il cui uso è stato evitato nel 2013, il 30% è dovuto alla sostituzione del gas naturale con fonti rinnovabili

•       quasi la metà degli Stati membri ha ridotto il consumo interno lordo di gas naturale di almeno il 7%.

Inoltre, secondo la relazione, le energie rinnovabili stanno diventando una fonte di energia ampiamente accettata e diffusa, grazie al fatto che gli obiettivi 2020 sono diventati un motore per gli investimenti europei nell'ambito delle energie rinnovabili a livello globale e grazie a politiche energetiche di supporto che vanno ben oltre i confini dell'Europa. 

Contesto

A 5 anni dal 2020, la relazione sui progressi nelle energie rinnovabili costituisce una valutazione intermedia dei progressi conseguiti verso gli obiettivi 2020 nell'ambito delle energie rinnovabili. Ogni due anni la relazione monitora i passi avanti compiuti dall'UE e dagli Stati membri verso gli obiettivi legalmente vincolanti stabiliti dalla direttiva sulle energie rinnovabili adottata nel 2009 all'interno del pacchetto di politiche in materia di clima ed energia dell'UE. La relazione include inoltre una valutazione della fattibilità dell'obbiettivo di raggiungere il 10% di energie rinnovabili nel settore dei trasporti, nonché della sostenibilità dell'utilizzo di biocombustibili e bioliquidi.

La legislazione UE che promuove l'uso di energie rinnovabili è in vigore dal 2001, data in cui è stata adottata la direttiva sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili poi seguita dalla direttiva del 2003 sulla promozione dell'uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti.

Per ulteriori informazioni

Scheda informativa – relazione sui progressi nell'ambito delle energie rinnovabili

Relazione sui progressi nell'ambito delle energie rinnovabili 2015

Politiche UE in materia di energie rinnovabili e precedenti relazioni:

         http://ec.europa.eu/energy/en/topics/renewable-energy

         http://ec.europa.eu/energy/en/topics/renewable-energy/progress-reports

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