Libri

Caserta. Presentazione del libro "I racconti dell’uomo nuovo" di Stefania Guiotto

 

La Feltrinelli, Corso Trieste 154 - Caserta 

03 febbraio 2023 - ore 17,30

Presentazione del libro

I racconti dell’uomo nuovo

di Stefania Guiotto

EBS Print

 

Saluti: Annamaria Sadutto Assessore al Comune di Caserta

Foto Stefania Guiotto 150Con l’autrice intervengono:

Antonio Crispi, Auser Casagiove

Carlo De Michele, Le Piazze del Sapere 

Coordina: Maria Beatrice Crisci, giornalista     

Sinossi

“L’anno della grande Luce” è il primo dei diari dell’Uomo Nuovo che narrano il cammino Spirituale di un essere incarnato, con dubbi, fede e la capacità di percepire il mondo sensibile e sovrasensibile e che attraverso anni densi di storia collettiva ha compreso con la “Ragione del Cuore” il progetto divino d’Amore per l’umanità intera. Nel suo percorso di maestria senza tempo incontra l’Arcangelo Michele, la Madre Celeste e Gesù, ritrovando in sé stesso la Coscienza Cristica e il Creatore e reimparando a riconoscere i segni divini senza più farsi ingannare da quelli falsi o malamente usati. Un viaggio interiore, mistico, in cui trasforma quanto gli accade in Doni-Lezione e in una nuova Pedagogia per lo Spirito con esercizi per la guarigione interiore e del corpo utili agli operatori di Luce. Benvenuto Uomo Nuovo nella quinta dimensione d’Amore.

Un viaggio tra mistero, simbolismo e scienza con “Piante magiche”, il volume di Maria Teresa Burrascano edito da Stamperia del Valentino

cop piante magiche 250Maria Teresa Burrascano con il volume “Piante magiche”, Stamperia del Valentino 64 pagine, euro 10, ci conduce nell’appassionante mondo delle conoscenze botaniche con tutte le relative implicazioni, da quelle filosofiche della Spagirìa, l’Alchimia verde, alle valenze magiche ad alcune piante attribuite nel tempo, alla scoperta delle sostanze psicotrope in queste contenute e dei loro effetti.

“La presenza di un continuo e profondo simbolismo vegetale, in tutte le forme tradizionali, rende alberi, fiori, piante, parti essenziali di racconti mitici, ma anche di rappresentazioni artistiche, cioè poetiche, architettoniche. È nostra intenzione, in questo contesto, evidenziare come il culto vegetale abbia sempre rappresentato una parte importante nelle culture, nelle religioni e nella spiritualità di tutto il mondo, da Oriente a Occidente e dal Sud al Nord”, spiega Luca Valentini nella prefazione al testo.

Il libro è un viaggio attraverso quei miti che vedono incrociare i suoi eroi con il verde elemento e con i suoi talvolta strabilianti effetti, raccontati attraverso le opere di antichi autori, da Omero a Porfirio, attraverso il filtro delle religioni misteriche, degli incantamenti operati da forze ultraterrene, fino a giungere ai riflessi procurati da questa mitologia botanica sul Cristianesimo nascente. Un viaggio irrinunciabile, in bilico tra l’irrazionale e lo scientifico: quella linea d’ombra su cui l’umano intelletto sarà sempre costretto, con alterne vicende, a cimentarsi.

Vari i contesti simbolici nel vasto universo della farmacopea tradizionale associata agli Erbari Magici - il più noto è quello di Pietro Andrea Mattioli (1501-1577) – che l’autrice espone e approfondisce in questo libro.

“Se la rappresentazione della Natura come un grande simbolo, che nulla presenta di estetico o di sentimentale, permette di esplicitare quella Trascendenza Immanente, che è il fondamento del riconoscimento del Divino nel Tutto”, continua Valentini, “i frutti della Madre Terra possono assumere anche un preciso connotato medicale”.

 

La casa editrice

Editore dal 2002, Paolo Izzo, alter-ego della Stamperia del Valentino, gestisce con estremo rigore le scelte editoriali della sua “creatura”. Il risultato è un catalogo di alto profilo sia nell’ambito della cultura napoletana, che in quello della produzione di stampo umanistico, esoterico e storico.

La Stamperia del Valentino vuole riportare all’attenzione del pubblico la Napoli colta, folkloristica e letteraria. A tal proposito seleziona opere rivolte al curioso colto come allo studioso, con un occhio all’originalità e completezza dei temi proposti.

 

Di nuovo in libreria “Il Carnevale a Napoli negli scritti di Goudar, Miranda e Archenholz” per Stamperia del Valentino

Cop Carnevale jpg 250Questo prezioso libretto di 82 pagine (euro 12) che Stamperia del Valentino ripropone in occasione del Carnevale riporta sull’argomento le testimonianze di Sara Goudar, Gaetano Miranda e Johann Wilhelm Archenholz.

Secondo gli appunti dello scrittore e giornalista Miranda, datati 1893, delle origini del Carnevale si trovano tracce nell’antico Egitto, dove i cherubs o feste dei buoi, importati dai primi sacerdoti etiopi, erano celebrati nell’equinozio d’autunno con grandissima pompa. “Per una settimana - fino al giorno, cioè, in cui il bue, amorosamente ingrassato, colle corna dorate, il corpo coperto di ricchissime stoffe, circondato da sacerdoti e danzatrici - era affogato nel Nilo, il popolo si abbandonava alla più sfrenata allegria”. Quest’usanza passò in Grecia e prese il nome “baccanale”, essendo stato sostituito al bue egiziano il Dio Bacco che, raffigurato da un uomo, era trionfalmente portato a spasso su un carro tirato da buoi. Sempre secondo Miranda, di queste feste se ne trovano tracce in Italia a partire dal Quattrocento; ma della loro esistenza, a Napoli, non si ha notizia certa prima della metà del secolo XVI. Giovan Battista del Tufo le descrisse in un suo libro, “Ritratto o modello delle grandezze, delle delizie e meraviglie della nobilissima città di Napoli”. Questo rarissimo libro manoscritto “apparteneva al signor Fabio Albertini, principe di Cimitile, amoroso cultore di storia napoletana e possessore di altri e non meno preziosi manoscritti, i quali, dopo la sua morte, furono dagli eredi venduti e dispersi. Per un miracolo il libro di del Tufo scampò al naufragio, e fu acquistato dalla Biblioteca Nazionale, dove ora si conserva”. A quanto pare, Giovan Battista del Tufo sarebbe il primo storiografo del Carnevale partenopeo: “Con che modo si veggono le donne Napolitane alle finestre mirando i Cavalieri ammascherati giocare in diversi giuochi il Carnevale descrivendo e lodando le maravigliose bellezze”.

Madame Goudar, aspirante favorita di re Ferdinando IV, lascia del suo soggiorno a Napoli una Relation historique des divertissement du Carnaval de Naples, nella quale si legge: “Non vi è più Carnevale in Europa. Durante questi periodi di felicità nessuna nazione gioisce. Si scrive ad Amsterdam, si recita a Venezia, si sbadiglia a Parigi e si dorme a Londra. Solo a Napoli si prova gioia. Il cielo di questa Capitale è uno dei più belli al mondo; vi si respira un’aria sana che ispira gaiezza. (…) L’apertura del Carnevale si è fatta con una superba Opera intitolata Alessandro nelle Indie, antica tragedia della cui vecchiaia non ci si è accorti…”.

In uno scritto datato 1788, l’amico di Madame Goudar, il militare e politologo Archenholz di passaggio a Napoli trovò il tempo di dedicare qualche pagina a questo territorio dedito alle feste: “Il popolo non riuscirebbe a vivere senza ridere col Signor Pulcinella: Questo ruolo è una buffonesca interpretazione di un paesano calabrese, molto spiritoso, che nel suo vernacolo dice le più grandi sconcezze. I Napoletani hanno il merito di aver realizzato il progetto di uno spettacolo talmente gigantesco, che forse mai se ne troverà un secondo di tal genere negli annali del Carnevale”.

 La casa editrice

Editore dal 2002, Paolo Izzo, alter-ego della Stamperia del Valentino, gestisce con estremo rigore le scelte editoriali della sua “creatura”. Il risultato è un catalogo di alto profilo sia nell’ambito della cultura napoletana, che in quello della produzione di stampo umanistico, esoterico e storico.

La Stamperia del Valentino vuole riportare all’attenzione del pubblico la Napoli colta, folkloristica e letteraria. A tal proposito seleziona opere rivolte al curioso colto come allo studioso, con un occhio all’originalità e completezza dei temi proposti.

Al Museo di Città di Tivoli il 14 gennaio il romanzo di sensi di Alfonso Bottone

e la biografia psicologica di Lucio Battisti di Amalia Mancini

 

mancini e bottone 150Nell’ambito della programmazione natalizia del Comune di Tivoli sabato 14 gennaio arrivano le “Emozioni private. Lucio Battisti una biografia psicologica” di Amalia Mancini, pubblicato da Arcana, e il romanzo di Alfonso Bottone Maria storie di ragionevole follia”, edito da Terra del Sole. Appuntamento alla Sala Conferenze del Museo di Città alle ore 16.00. Con gli autori si intratterrà lo scrittore e saggista Antonio Capitano.

Emozioni private. Lucio Battisti una biografia psicologica” è un testo prezioso nella sterminata bibliografia battistiana. La vita e le opere del grande artista scomparso vent’anni fa sono oggetto di un’accuratissima ricerca di informazioni condotta attraverso i giudizi di chi lo ha frequentato più da vicino, a cominciare da Mogol, che in una lunga conversazione con l’autrice svela molti segreti della sua amicizia e della sua fertile collaborazione con Lucio. La ricerca effettuata da Amalia Mancini mette in luce una personalità che nei suoi tratti esteriori e nei suoi discreti comportamenti di uomo di spettacolo non manifestava a tutti la sua intima essenza, così bene trasmessa invece nella sua musica. Già nella prima parte del volume sono posti in rilievo quei temi che verranno poi ripercorsi nella seconda parte, che analizza le singole opere: il tema dell’amore, della malinconia, della libertà, della natura, dell’ecologia, della paura, dell’alienazione, della solitudine, del timore di una catastrofe naturale e umana. «Ascoltare significa qualcosa» dice Lucio, e riascoltare può essere un’operazione stimolante e coinvolgente. Questo libro, perciò, stimola e coinvolge trascinando a sua volta il lettore che viene sospinto a risentire parole e musica dell’opera di Lucio Battisti, immortale nel suono e nel ricordo.

 

Il romanzo di Alfonso Bottone “Maria storie di ragionevole follia” resta straordinariamente impresso nella memoria tattile e visiva, con la dolcezza di frasi cantabili e l'eco dicopertina prima 100 una riaffiorante nostalgia della semplicità della vita che bisogna prendere per quella che è senza offenderla mai, con la consapevolezza e la libertà del “no, non ci sto!”. Il non ci sto al divieto di assaporare il gusto dolce della follia, quando a dirlo nel profondo spazio dell'anima sono i grandi uomini, anche se i più grandi uomini sono soli. I protagonisti del libro restituiscono perfettamente immoralità letteraria e poesia erotica dagli interni bukowskiani della scena di un film. Il libro si trasforma magicamente in cinema con performance affidate a Stefano, Maria, Martine, Luisa, che si ritrovano in cauti momenti erotici, in incontri non assidui ma di totale integrazione reciproca, in commedie giocose, tra le suggestioni di Spaccanapoli o in una galleria d’arte, e la suspence o le avvisaglie di quanto accadrà di lì a poco. Per non parlare dell'adrenalina del rischio di farsi colpire sulla testa finanche da un mattone, pur di non rimanere intrappolati da quei dogmi secondo cui una cosa è morale e un'altra no, appunto. Una vicenda che affonda le proprie radici nella “mediterraneità” del Sud. Lo scrittore, il protagonista del libro, e finanche la casa editrice, provengono dalla Costa d’Amalfi, emporio ricco di profumi e sapori diversi dal resto d'Italia. E' lecito all'autore tirare qualche somma mirata sulla necessità di essere affamati. Avere fame di vita. Aggredirla, divorarla, senza lasciarsi imbrigliare dal dovere del si potrebbe ma non si può. Le Emozioni della Vita e dell'Eros in un paesaggio, Napoli e la Costiera Amalfitana appunto, che travolge i sensi, i sentimenti e il sogno di un’esistenza vissuta liberamente in luoghi dove permangono bellezze da capogiro, seni, culi e scenari naturali, lodevolmente celebrati, perché è bello poter dire alla fine confesso che ho vissuto.

EBOLI. CULTURA D’IMPRESA. GRANDE PARTECIPAZIONE DI AUTORITÀ E DI PUBBLICO ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DELL’EBOLITANO ROBERTO D’ELIA, “FORMAZIONE 4.0”. UNANIME IL CONSENSO SUL VALORE DI UN’OPERA CHE RIVOLUZIONA IL METODO NEL CAMPO DELLA FORMAZIONE AZIENDALE, DELLA RICERCA, DELL’INNOVAZIONE E DELLO SVILUPPO ECONOMICO

2 250Autorità civili e istituzionali, autorevoli esponenti della politica, rappresentanti del mondo imprenditoriale, finanziario e dell’informazione, consulenti aziendali, provenienti dalla provincia di Salerno e da altre regioni italiane del Nord, del Centro e del Sud, professionisti e numerosi cittadini hanno affollato, sabato mattina, a Eboli, la Sala Mangrella del Complesso Monumentale San Francesco, decretando il trionfale successo anche dell’ultima tappa del tour 2022 di presentazioni – dopo le analoghe affermazioni di pubblico e di stampa, a Salerno, a Oderzo, e a Roma, in Senato! – del libro dell’ebolitano Roberto D’Elia, “Formazione 4.0: il futuro”, edito, nella duplice versione in italiano e in inglese, dalla GoldenGate Edizioni di Roma. Ha introdotto e moderato, con puntuali riferimenti, il dibattito, organizzato dalla Leonardo S.r.l., dalla Casa Editrice e da FenImprese Salerno, il senatore Raffaele Lauro, curatore dell’opera, sottolineando l’unanime consenso, riscontrato, a tutti i livelli, sul valore di un’opera che rivoluziona il metodo, nel campo della formazione aziendale, della ricerca, dell’innovazione e dello sviluppo delle imprese, di fronte alle sfide tecnologiche del futuro. Giancarlo Presutto, amministratore unico della Leonardo S.r.l., ha portato il benvenuto agli ospiti e ha illustrato il ruolo crescente della società nella consulenza, sul piano nazionale, alle imprese e alle pubbliche amministrazioni, nonché i piani di sviluppo e di espansione per il prossimo biennio. Grande interesse e applausi hanno suscitato gli interventi istituzionali di Mario Conte, sindaco di Eboli, di Franco Alfieri, neo-presidente della Provincia di Salerno e di Attilio Pierro, deputato al Parlamento, i quali tutti, oltre a elogiare l’impegno professionale del loro illustre concittadino, hanno auspicato come le nuove metodologie della formazione, elaborate da D’Elia, debbano investire anche il settore pubblico, al centro e in periferia, negli apparati statali, regionali, provinciali e comunali. Dal canto suo, Ezio Camerini, presidente di FenImprese Salerno, ha confermato l’impegno della sua associazione datoriale a promuovere la diffusione capillare dell’opera. Di grandissimo interesse, etico-culturale, fiscale e in materia di ricerca scientifica, gli interventi successivi degli autorevoli relatori: Antonio Manzo, giornalista; Matteo Ferrara, commercialista, e Luca Sgroia, presidente CRAA - Azienda Agricola Sperimentale Regionale Improsta. Stimolanti, pertinenti e incisive, le conclusioni, prima dei ringraziamenti dell’Autore, di Andrea Volpe, consigliere regionale, il quale ha inteso anche illustrare le iniziative legislative, in materia di formazione, varate dalla Regione Campania. Sul filo delle emozioni, le espressioni di ringraziamento di Roberto D’Elia, rivolte al moderatore, alle autorità tutte intervenute, ai suoi concittadini, ai relatori, ai suoi collaboratori, in primis a Presutto, ai suoi familiari e agli amici provenienti da Roma e da Oderzo, delineando, altresì, il programma 2023 di promozione del suo manuale, in Italia e all’estero. Nel corso della manifestazione è stato distribuito il numero zero del magazine on line, ”LeoNews”, edito dalla Leonardo S.r.l. e diretto dal giornalista Antonio Elia, che reca, tra l’altro, due brillanti profili di giovani imprenditori: quello dello stilista romano dei profumi di eccellenza, Mauro Lorenzi, creatore del brand di successo “Mauro Lorenzi Profumi”, presente alla manifestazione, e quello di Claudio D’Alessio, founder&Ceo del brand “Green Jim”.

“Il Paladino Orlando e il Cantor di Rinaldo al molo” di un autore ottocentesco anonimo e un contributo introduttivo di Ferdinando Russo.

In libreria per Stamperia del Valentino

il paladino orlando e il cantor di rinaldo al molo 250L’antico manoscritto proposto in questo libro – inedito e verosimilmente databile agli albori dell’Ottocento-, è una flebile voce che ci giunge dal passato per raccontarci le mirabolanti imprese dei Paladini di Francia, di esecrande azioni di Mori infedeli, di Carlo imperatore impegnato nella difesa della cristianità, di conversioni tribolate, di follie e di amori. Il titolo è Il Paladino Orlando e il Cantor di Rinaldo al molo - Riflessi della Chanson de Geste sulla cultura popolare partenopea tra Sette e Ottocento, in un inedito manoscritto d’epoca di autore anonimo. Con un contributo introduttivo di Ferdinando Russo.

Su tutti una voce narrante, quella del Cantor di Rinaldo, e un proscenio, il molo di Napoli (poi l’Arco della Neve).

Il segaligno declamatore, circondato da una torma di popolani vestiti di stracci - sfaccendati, vastasi, scugnizzi, servette - ha in una mano una bacchetta che solo in apparenza è tale, mentre ha l’animo della Durlindana, e un logoro brogliaccio che gli serve da “suggeritore”, mentre una mimica ispirata aiuta a compiere il miracolo. Una partigianeria sfegatata portava i singoli - non a caso definiti Patuti - ad immedesimarsi nel personaggio amato, con il rischio che le zuffe letterarie prendessero corpo anche nel mondo reale, portando a scontri, coltello alla mano, per motivi razionalmente inspiegabili. In questi fogli c’è un mondo scomparso da duecento anni. Paolo Izzo di Stamperia del Valentino ha pubblicato il manoscritto collocandolo nella collana Sotto il cappello (pagg 224 euro 21,50) mettendo a disposizione di lettori e appassionati un prezioso documento,un’opera originariamente scritta a mano, non perché meno costosa di una versione a stampa, ma perché trattasi di una riscrittura. “Il testo che abbiamo tra le mani” spiega Izzo nell’introduzione, “è solo ispirato all’originale. Quindi è unico! In realtà la nostra versione contiene anche indicazioni relative a una scenografia, povera ma di sicura presa per il pubblico dei teatrini che all’epoca mettevano in cartellone simili spettacoli”.

L’usura di una copertina molto maneggiata del documento antico (mutuata da uno scomparso volume del 1759: Rollin, Le belle lettere) e i fogli slegati, porta all’intuizione anche di un altro utilizzo, quello itinerante al molo. Che è cosa tutt’altro che peregrina. Naturalmente un adattamento a quel preciso pubblico comportava degli escamotages che avvicinassero il prodotto al fruitore finale, che ne attivassero il coinvolgimento attraverso l’immedesimazione, che ponessero, dunque, lo spettatore al centro della recitata narrazione. Quale modo migliore che inserire dei tipi popolani tra i personaggi? Il sistema era di provata riuscita: già Andrea Perrucci (sotto il nome de plume di Casimiro Ruggiero Ogone), con l’inserimento di Razzullo (che solo in seguito sarebbe stato affiancato da Sarchiapone), aveva salvato dall’oblio, un secolo prima, il suo “Il vero lume tra l’ombre, o vero La spelonca arricchita, per la nascita del Verbo umanato” (oggi La Cantata dei Pastori). L’anonimo estensore, ha dunque inserito anche qui personaggi che un pubblico fatto di popolani avrebbe potuto sentire più vicino.

 

La casa editrice

Editore dal 2002, Paolo Izzo, alter-ego della Stamperia del Valentino, gestisce con estremo rigore le scelte editoriali della sua “creatura”. Il risultato è un catalogo di alto profilo sia nell’ambito della cultura napoletana, che in quello della produzione di stampo umanistico, esoterico e storico.

La Stamperia del Valentino vuole riportare all’attenzione del pubblico la Napoli colta, folkloristica e letteraria. A tal proposito seleziona opere rivolte al curioso colto come allo studioso, con un occhio all’originalità e completezza dei temi proposti.

In libreria l’ultima opera di Luciano Galassi “Chi te sape t’arape – Una selezione di espressioni napoletane sulla giustizia e sull’etica”. Phoenix Publishing

 

Galassi prima di copertina 250Temi più che mai impegnativi per Luciano Galassi, che in questo libro dirige il suo occhio curioso di glottologo sulla Giustizia e sull’Etica, analizzate nella fraseologia del lessico napoletano, come non mai ricca di umori e di sostanza. L’opera, dal titolo “Chi te sape t’arape” per i tipi di Phoenix Publishing, è divisa in tre tomi e in questa prima partizione illustra “La Giustizia, l’Etica e la Legge” e propone le principali “Regole di vita”. Il tutto attraverso il registro disincantato di una lingua intrigante che sa riservare sempre nuove sorprese.

“Nell’indagare sui temi dell’etica, della giustizia e della legge, come percepiti nei secoli dai napoletani”, scrive Galassi nell’introduzione al libro, “ho avuto conferma delle peculiari caratteristiche della nostra gente: poca teoria e molto senso pratico, visione critica delle cose non disgiunta da un fatalismo sedimentato nel secolare susseguirsi delle ingiustizie subite, acre e bonaria osservazione della realtà nel tentativo di esorcizzarne gli aspetti deteriori, intermittente fiducia nella giustizia divina e negli interventi della Provvidenza, sfiducia quasi totale nella giustizia umana”.

E continua: “Dai temi paremiologici affrontati è emersa poi una particolare damnatio nei confronti dei ladri, e questo si comprende bene perché, in epoche di miseria, erano quelli che maggiormente insidiavano i pochissimi beni di sopravvivenza e il poco o nullo denaro che stentatamente veniva guadagnato. Ad essi il popolo ha messo in parallelo le prostitute, considerandole nel complesso con bonomia se non talvolta con rispetto e ammirazione: alla realistica accettazione del “servizio” reso da queste professioniste dell’amore hanno associato una disposizione di umanità e comprensione tutta napoletana, di cui possiamo andare orgogliosi”.

  L’autore

Luciano Galassi - Dirigente d’azienda a riposo, è appassionato di enigmistica, letteratura italiana del ’900 e napoletanistica. Con la casa editrice Kairós ha pubblicato: nella collana di saggistica All’ombra del Vulcano i testi “’O mellone chino ’e fuoco”, “Acqua ’e maggio”, “Le zandraglie”, “Mannaggia Bubbà”, “Asso ’e coppe”, “Chianette e carocchie”, “Cucozze e caracazze”, “Figlio ’e ’ntrocchia”, “Nonna nonna nunnarella”, “Anduvina ’nduvinello”, “Fronna ’e limone”; nella collana di narrativa Sherazade le raccolte di racconti “Sigma più” e “Venere all’incanto” e il romanzo “101 sfumature di eros”.

 

Nel 2015, per Guida-Kairós, sono usciti Salùtame a sòreta e la nuova edizione, riveduta e ampliata, di “Wellerismi napoletani”.

Nel 2019, con Phoenix Publishing, ha pubblicato il saggio di napoletanistica “Tomo tomo, cacchio cacchio”.

Il Castello di Capri nell’epoca angioina, un testo del 1920 di autore misterioso rimasto anonimo. Testimonianza unica perché basata su fonti andate distrutte durante il Secondo conflitto mondiale. In libreria per Stamperia del Valentino

castello capri cover 250“L’isola di Capri ha invidiabile bibliografia. Dalla classica: greco-romana e medioevale fino alla moderna: estera e nazionale. Ma non tutti gli scrittori, gli storici e gli scienziati scrissero «ex professo» di essa, come si può rilevare, in certo qual modo, dalle bibliografie del Furchheim, del Fasulo e del Doria. I pochi, che si sono esclusivamente e direttamente occupati dell’isola, sono riusciti utili; meno gli storici, che non hanno portato alcun contributo alla verità. Dal Mangoni questi hanno copiato l’uno dopo l’altro, mentre vi è tanto materiale inedito nei Mss. delle biblioteche di Napoli, dei monasteri, delle Curie vescovili, dei Capi toli, delle Parrocchie, delle famiglie private (che hanno avuto relazione con Capri) e, soprattutto, del Grande Archivio di Napoli, da farmi rimanere attonito. Non ho esitato di ricorrere a queste fonti e dopo tredici anni di ricerche, prima, religiose sul Patrono S. Costanzo, patriarca di Costantinopoli e poi civili e politiche dell’isola, mi permetto di presentare come tesi di laurea, questo lavoretto, quasi frutto di non poche veglie nelle brumali pareti dell’ospedale militare di Aversa”. È così che esordisce il misterioso autore, rimasto anonimo, di questo libretto dal titolo “Il Castello di Capri nell’epoca angioina”, che l’editore Paolo Izzo, dopo averlo scovato durante le abituali opere di ricerca di testi “curiosi e inediti” (oppure sconosciuti e dimenticati), lo ha pubblicato nella collana Sotto il cappello della sua casa editrice Stamperia del Valentino (pagg 52, euro 10,00).

Si tratta di una tesi di laurea datata 1920 che tenta di far luce su un periodo della storia caprese che oramai traspare soltanto dalle strette stradine coperte e dai consunti archi ogivali che le scandiscono. “Ne valeva la pena? Ne siamo certi, vista anche la sorte subita nell’ultimo conflitto mondiale da tanti codici angioini, andati distrutti dalla cieca follia di chi intendeva cancellare le radici storiche di un popolo che doveva essere oggetto di conquista e che - per fortuna - non lo fu”, commenta l’editore.

Ebbene, come dichiara l’anonimo Autore, il suo lavoro è condotto appunto su tali Codici in un momento felice, perché precedente alla loro quasi totale dispersione. Tutto ciò quando nessuno degli scrittori precedenti si era preoccupato di compulsare tali preziose fonti. Tale circostanza rende questo volumetto una testimonianza unica, anche se (ne siamo coscienti) destinata a pochi cultori della storia del periodo e dell’Isola. Tanto è bastato per convincere Izzo a strapparlo all’oblio nel quale era relegato da ormai un secolo.

 

La casa editrice

Editore dal 2002, Paolo Izzo, alter-ego della Stamperia del Valentino, gestisce con estremo rigore le scelte editoriali della sua “creatura”. Il risultato è un catalogo di alto profilo sia nell’ambito della cultura napoletana, che in quello della produzione di stampo umanistico, esoterico e storico.

La Stamperia del Valentino vuole riportare all’attenzione del pubblico la Napoli colta, folkloristica e letteraria. A tal proposito seleziona opere rivolte al curioso colto come allo studioso, con un occhio all’originalità e completezza dei temi proposti.

 

Sabato 3 dicembre a Villa Fernandes la presentazione del libro “La Turchia di Erdogan” di Valentina Rita Scotti

Locandina 250Saranno la # Turchia e il suo assetto politico, cruciali nella dimensione geopolitica attuale, i protagonisti del nuovo incontro dedicato ai libri del sabato mattina, a cura di Ileana Bonadies in collaborazione con l’Associazione culturale BLab

A ricostruirne la storia, le dinamiche, le ambizioni e le regressioni, a cento anni dalla sua fondazione, la studiosa Valentina Rita Scotti, autrice di " La Turchia di Erdogan " (il Mulino) che sarà ospite a Portici (Na), in Villa Fernandes (via Diaz 144), il prossimo 3 dicembre ore 10:30, insieme con il prof. Ciro Sbailó, preside della Facoltà di Scienze della Politica e delle Dinamiche Psico-Sociali, Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT).

A cento anni dalla sua fondazione, la Turchia si trova a dover scegliere tra il consolidamento della democrazia e l’affermazione dell’autoritarismo. Recep Tayip Erdogan e il suo AKP, un partito di ispirazione religiosa che da vent’anni detiene il potere, promettono la costruzione di un paese "nuovo" in cambio di un progressivo accentramento del potere. In che modo stanno realizzando questo progetto? Promuovendo quali rotture e nel solco di quali continuità? Al costo di quali regressioni costituzionali? Tenendo insieme la storia e le istituzioni dello stato turco questo libro chiarisce gli scenari di un paese cruciale per dimensioni, posizione geopolitica e relazioni con il continente europeo.

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Valentina Rita Scotti è docente di Diritto Pubblico Comparato nella European Law and Governance School (ELGS) della European Public Law Organization (EPLO) in Grecia. Nella Law School della Koç University di Istanbul, dove è componente del Center for Gender Studies (Koç-Kam), ha insegnato Constitutional Law e Gender-based discrimination and Law. Sul sistema costituzionale turco ha tra l’altro pubblicato: «Il Costituzionalismo in Turchia fra identità nazionale e circolazione dei modelli» (Maggioli, 2015).

 

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