Libri

“Studi napoletani - Memorie di un osservatore Protestante nella Napoli del 1880” una testimonianza dimenticata di John Peter. In libreria per Stamperia del Valentino

studi napoletani cover 250Per la collana I Cinquecento di Stamperia del Valentino, in libreria torna John Peter con Studi napoletani - Memorie di un osservatore Protestante nella Napoli del 1880 (242 pagg. euro 23), scritto a Napoli in francese e finora mai tradotto. Testo del tutto dimenticato, oggi rivede la luce come testimonianza storica ricca di informazioni su società e territorio partenopei di fine Ottocento.
Il volume, infatti, comprende una raccolta di dodici saggi brevi sul colore locale di quella Napoli post unitaria, ex capitale, in cui - ancora incerti sulla effettiva bontà degli allora recenti accadimenti - si agitavano gli animi dei neo sudditi del subentrato regno sabaudo. Un periodo di passaggio in cui la città soffriva il disequilibrio tra una permanenza borbonica, nei costumi e nelle coscienze, e un inizio di disinganno, anche in coloro che avevano auspicato il passaggio al nuovo regime e a un’Italia-Una.
John Peter (Jean-Charles) era uomo colto e curioso, raccolse i suoi principali scritti in due volumi: Études napolitaines (1882) pubblicato a Napoli e a Losanna, e Nouvelles ètudes napolitanes (1887), di prossima pubblicazione sempre per Stamperia del Valentino.
Proveniente da una famiglia di Ginevra, dov’era nato nel 1833, nel 1860 Peter fu in Borgogna (Chalon-sur-Saone), poi a Saint-Denis, nel cuore di Parigi, e nel 1866 arrivò a Napoli, dove fu pastore della chiesa francese fino all’86. Nel 1878 pubblicò l’opuscolo sul domenicano Padre Rocco (1700-1782), che Dumas definì “più potente a Napoli del Sindaco, dell’Arcivescovo, e anche del Re”. Nel 1884 Peter si dedicò alla stesura del testo sulla leggenda di san Gennaro, altro libro dimenticato, ma recentemente tradotto e edito da Stamperia del Valentino.

I due volumi di John Peter sono acquistabili su tutte le piattaforme di settore e sul sito della casa editrice: www.stamperiadelvalentino.it

La casa editrice
Editore dal 2002, Paolo Izzo, alter-ego della Stamperia del Valentino, gestisce con estremo rigore le scelte editoriali della sua “creatura”. Il risultato è un catalogo di alto profilo sia nell’ambito della cultura napoletana, che in quello della produzione di stampo umanistico, esoterico e storico. La Stamperia del Valentino vuole riportare all’attenzione del pubblico la Napoli colta, folkloristica e letteraria. A tal proposito seleziona opere rivolte al curioso colto come allo studioso, con un occhio all’originalità e completezza dei temi proposti.

Titolo: Studi napoletani
Sottotitolo: Memorie di un osservatore Protestante nella Napoli del 1880
Autore: John Peter
Collana: I Cinquecento
Prezzo: € 23,00
Pagine: 242
ISBN: 979-12-80721-23-5
Disponibilità: Ottobre 2022

 

 

In libreria “La Zucca, la Morte e il Cavaliere - Reminiscenze druidiche di un Halloween del 1200 in Terra di Puglia” di Davide Sirchia. Stamperia del Valentino

 

cover zuccaDa sempre l’esistenza dell’uomo è stata un impasto di vita e morte, con confini molto più labili di quello che si potrebbe pensare. Come non esistono soltanto il Bianco e il Nero, così anche tra quegli stati dell’esistenza esiste da sempre una commistione. Una zona grigia dove morte e vita coesistono, in un campo ben più concreto di quello dell’immaginario. La morte viene a trovare i vivi e ne attraversa il cammino, senza che per questo la vita cessi. Su questo solco si dipana il volume “La Zucca, la Morte e il Cavaliere - Reminiscenze druidiche di un Halloween del 1200 in Terra di Puglia” di Davide Sirchia, che Stamperia del Valentino ripropone in occasione della tradizionale festa dei morti del 2 novembre.
Mille le storiche leggende e tradizioni tramandate nella civiltà contadina. Tra queste Orsara di Puglia ha un posto privilegiato, non fosse altro che la fama della sua nobile e antica tradizione dei “Fuoca cost e cocc prijatorie” oggi viene molto da vicino insidiata da altre più recenti mode anglosassoni. Questo libro, che rientra nella collana Sotto il cappello (pagg 160, euro 20), getta luce su una tradizione che perde le sue origini nella notte dei tempi, ma che nel paese dauno è vitale quanto mai. Un salto nella atemporalità profonda della psiche umana, in un saggio antropologico di immenso fascino ed eterea gradevolezza.
“Essendo mio desiderio condurre uno studio nel sud Italia che non fosse la Sicilia”, spiega l’autore nelle note, “ho deciso di attingere alla cultura pugliese, che dal punto di vista storico e antropologico forniva gli stimoli necessari alla ricerca che intendevo compiere. Ho iniziato a preparare il terreno, prendendo contatti con gente che potesse indicarmi i luoghi e ricevendo, così, una panoramica di diversi calendari festivi. Ho quindi ritagliato la zona di interesse: una delle due montuose del Tavoliere di Puglia, ossia il sub-appennino Dauno”.
Dunque, è ad Orsara, quasi al confine con la Campania, che Sirchia ha attinto espressioni storico-culturali e notizie di rituali magico-religiosi divenute, a seguito di approfondimenti, la colonna portante di questo libro.

Uno stralcio dell’opera
“La festa dei morti ad Orsara di Puglia, unico esempio in Italia, è particolarmente sentita ma non ha alcuna eco nei paesi limitrofi. La preparazione inizia nelle prime ore del mattino del 31, con la raccolta di ginestre e altri arbusti nelle campagne orsaresi. Il tempo festivo si avvia alle 19:00 del 31 ottobre con la celebrazione della Santa messa cattolica, in ricordo dei defunti; ma entro la mezzanotte dello stesso giorno, le strade del paese devono essere libere dalla presenza dei vivi, poiché una credenza popolare vuole che a quell’ora passi la processione dei morti. Al termine della messa del 31 ottobre, vengono accesi i cosiddetti fuoca cost; tutto il paese ne è illuminato: in ogni via, piazza e vicolo è presente almeno un fuoco. Attorno vi si radunano le persone del luogo; i viandanti, come se facessero un pellegrinaggio tra un fuoco e l’altro, alimentano le cataste in fiamme aggiungendo piccoli frammenti di legno, in segno di rispetto per i defunti dei proprietari dei fuochi, gesto che li ammette a partecipare al consumo dei pasti. Un tempo, la festa - che a mezzanotte attraversava le vie del paese nel massimo silenzio - nasceva come segno di rispetto verso i cari defunti. Nessuno poteva osservare tale processione se non le maghe, vale a dire coloro che godevano di una protezione magica. Le maghe si posizionavano ai quadrivi o punti di raccordo di strade, nelle zone più antiche del paese e pronunciavano formule stabilite, a noi non pervenute. Osservavano il corteo tenendo la testa rigidamente ferma, con gli occhi fissi su una bacinella d’acqua e reggendo con l’altra mano una candela accesa”.

Volume acquistabile su tutte le piattaforme di settore e sul sito della casa editrice: www.stamperiadelvalentino.it

La casa editrice
Editore dal 2002, Paolo Izzo, alter-ego della Stamperia del Valentino, gestisce con estremo rigore le scelte editoriali della sua “creatura”. Il risultato è un catalogo di alto profilo sia nell’ambito della cultura napoletana, che in quello della produzione di stampo umanistico, esoterico e storico. La Stamperia del Valentino vuole riportare all’attenzione del pubblico la Napoli colta, folkloristica e letteraria. A tal proposito seleziona opere rivolte al curioso colto come allo studioso, con un occhio all’originalità e completezza dei temi proposti.

Titolo: La Zucca, la Morte e il Cavaliere
Sottotitolo: Reminiscenze druidiche di un Halloween del 1200 in Terra di Puglia
Autore: Davide Sirchia
Collana: Sotto il cappello
Prezzo: € 20,00
Pagine: 160
ISBN: 978-88-95063-72-0
Disponibile: In libreria, sul sito della casa editrice e sui canali online

MATTA. Lettere a Luisa

IN LIBRERIA DAL 28 OTTOBRE

Treccani Libri / Fuori collana / Euro 29 / Pag 226 / Illustrato

 

 Il dolore dell’arte è raro, è cosmico. È una disgrazia feroce che non si esprime con le lacrime. È un dolore con molte catene, molte frecce, e tante ferite. È un dolore fatto di umiliazione, che consuma l’immaginazione, che ti risveglia dai sonni profondi e ti fa soffrire in nome della tua specie. È la piaga invisibile. È lì che nasce, se mai nasce, il talento dell’artista.
Matta

Matta COVER 250Sebastián Matta è stato uno degli artisti più rappresentativi e originali del Novecento. Ma se la sua opera è nota, esposta nei maggiori musei del mondo, ciò che offre questo libro è un ritratto più intimo, domestico, che si arricchisce di sfumature man mano che si sfogliano le lettere, i biglietti, le cartoline inviate a Luisa Laureati, che di Matta è stata prima rappresentante per l’Italia, poi amica e confidente di una vita. Grazie ai sorprendenti disegni, agli schizzi improvvisati, alle immaginifiche illustrazioni – a volte accenni, altre vere e proprie opere pensate per la destinataria ‒ con cui Matta adornava sia gli scambi epistolari sia le comunicazioni più estemporanee, scopriamo così l’artista nella sua quotidianità, i lati ignoti del suo carattere, il suo rapporto con le donne e con il denaro, le piccole manie, la sua generosità.

Apre il volume una toccante introduzione di Luisa Laureati, che rammenta le origini di un’amicizia che ha segnato il suo percorso umano e professionale e ci riconduce al clima culturale e artistico del tempo; segue un’intervista di Antonio Gnoli a un Matta ormai novantenne, ancora incredibilmente lucido e brillante; un saggio di Giulia Lotti e un’autobiografia dell’artista. Chiude infine la pubblicazione, lo speciale contributo di Giuliano Briganti, storico dell’arte, marito di Luisa, che di Matta è stato amico e acuto critico.
«Le lettere contenute in questo volume – scrive Luisa Laureati – sono il racconto del nostro patto di allora e del nostro rapporto, durato fino alla sua morte, il 23 novembre 2002: l’inizio del mio lavoro e della mia vita di mercante, una vita bellissima che non ho mai rimpianto».

Roberto Sebastián Antonio Matta Echaurren (Santiago del Cile 1911 - Civitavecchia 2002) apparteneva a un’antica e agiata famiglia basca, imparentata con l’allora presidente del Cile. Dopo essersi laureato in architettura all’Universidad Católica di Santiago, nel 1934 si trasferì a Parigi per lavorare presso lo studio dell’architetto Le Corbusier. Qui conobbe Picasso, Dalí, García Lorca, Breton. Nel 1937 aderì al movimento surrealista e due anni dopo si trasferì a New York. Nel 1948 tornò in Europa, stabilendosi prima a Roma e poi a Parigi. Espose, tra l’altro, alla Biennale di San Paolo nel 1962, a Berlino nel 1970 e ad Hannover nel 1974. Nel 1990 ha ricevuto il Premio Nazionale d’Arte del Cile.

Luisa Laureati è stata una delle protagoniste della scena intellettuale romana fin dal 1965, quando la sua libreria L’Oca divenne luogo d’incontro prediletto da intellettuali, poeti, scrittori come Moravia, Ungaretti, Morante, Pasolini, Parise, Flaiano. Nel 1967 la libreria si trasformò nella celebre Galleria dell’Oca, frequentata da Matta, Kounellis, Paolini, Carol Rama, Novelli e Mattiacci e sede di importanti mostre di grandi artisti del Novecento: vi esposero, tra i tanti, De Pisis, Morandi e Guttuso. Laureati ha diviso passione e cammino con il marito, lo storico dell’arte Giuliano Briganti.

 

“La leggenda di san Gennaro” una testimonianza dimenticata di John Peter. Scritta nell’800 a Napoli in francese e mai tradotta, arriva a settembre in libreria per Stamperia del Valentino

Copertina san Gennaro 250Per la collana I Cinquecento di Stamperia del Valentino, in libreria La Leggenda di san Gennaro (82 pagg. euro 12), un volume di John Peter mai tradotto. Scritto a Napoli in francese nella seconda metà dell’Ottocento, era stato del tutto dimenticato e oggi, grazie alla curiosità e alla tenacia dell’editore Paolo Izzo, torna alla luce come testimonianza di particolare pregio culturale.
Il culto di san Gennaro, da sempre in precario equilibrio tra sacro e profano, viene qui analizzato dall’autore nella sua declinazione tardo ottocentesca. Il punto d’osservazione, quello di un Protestante convinto, non fa che dimensionare in ambito storico le varie fonti e le relative leggende sulla vita e le opere del mitico protettore della città di Napoli. Dimensione anche questa – il lettore potrà scoprirlo – non proprio pacifica, visto le storiche e campanilistiche contese tra i luoghi in cui visse, che hanno tentato da sempre di appropriarsene. Una lettura fresca e gustosa su un argomento tutt’altro che frivolo, che va a toccare le corde più profonde della coscienza popolare non soltanto partenopea. Affascinante non solo la penna, ma anche il punto di vista di un autore quasi anonimo che, invece, a Napoli visse 20 anni e approfondì, nei suoi studi, luoghi e personaggi, non ultimo Francesco Mastriani.
John Peter (Jean-Charles) era uomo colto e curioso, raccolse i suoi principali scritti in due volumi: Études napolitaines (1882) pubblicato a Napoli e a Losanna, e Nouvelles ètudes napolitanes (1887) anche questo in fase di traduzione e di prossima uscita presso la Stamperia del Valentino. Proveniente da una famiglia di Ginevra, dov’era nato nel 1833, Peter scrisse un libro su Padre Rocco e uno su san Gennaro, rimanendo un pastore protestante. Nel 1860 fu in Borgogna (Chalon-sur-Saone), poi a Saint-Denis, nel cuore di Parigi, e nel 1866 arrivò a Napoli, dove fu pastore della chiesa francese fino all’86. Nel 1878 pubblicò l’opuscolo sul domenicano Padre Rocco (1700-1782), che Dumas definì “più potente a Napoli del Sindaco, dell’Arcivescovo, e anche del Re”. Nel 1884 Peter si dedicò alla stesura del testo sulla leggenda di san Gennaro, in coda al quale introdusse anche le recensioni della prima raccolta.
La leggenda di san Gennaro – così come gli altri suoi scritti napoletani – non essendo stata mai tradotta e pubblicata, è rimasta finora sconosciuta.
Dopo il soggiorno partenopeo, Peter tornò a Ginevra, dove pubblicò Fleurs d’herbier e Petites chroniques genevoises. Morì nel 1901.

Il volume è acquistabile su tutte le piattaforme di settore e sul sito della casa editrice: www.stamperiadelvalentino.it

La casa editrice
Editore dal 2002, Paolo Izzo, alter-ego della Stamperia del Valentino, gestisce con estremo rigore le scelte editoriali della sua “creatura”. Il risultato è un catalogo di alto profilo sia nell’ambito della cultura napoletana, che in quello della produzione di stampo umanistico, esoterico e storico. La Stamperia del Valentino vuole riportare all’attenzione del pubblico la Napoli colta, folkloristica e letteraria. A tal proposito seleziona opere rivolte al curioso colto come allo studioso, con un occhio all’originalità e completezza dei temi proposti.

 

Finalista al Premio Letterario Nazionale Nicola Zingarelli “Cioccolata calda per due” di Nunzia Gionfriddo. Edizioni Phoenix Publishing

Copertina definitiva Cioccolata calda per due Nunzia Gionfriddo 250Si guadagna un posto di riguardo nella decade dei finalisti al Premio Letterario Nazionale Nicola Zingarelli, all’interno della sezione Narrativa Edita, il romanzo di Nunzia Gionfriddo “Cioccolata calda per due” pubblicato da Phoenix Publishing e già vincitore del Premio Milano International.
L’8 ottobre 2022 al Teatro Mercadante di Cerignola (Foggia), la proclamazione dei tre vincitori.
Romanzo articolato, basato su vicende storiche crude, “Cioccolata calda per due” non manca tuttavia di tenero romanticismo. Al centro della narrazione, i fatti tragici del secondo Dopoguerra che hanno interessato Istria, Dalmazia, Fiume, Trieste, il tentativo d’invasione serba della Bosnia, le atroci sofferenze e le decimazioni subite dalle popolazioni, nell’indifferenza delle grandi nazioni europee irrompono nella loro quotidianità. Dunque, storie di guerra, di paura e di attese.
Con l’obiettivo di approfondire le sue ricerche sulle vicende drammatiche avvenute nell’ex- Jugoslavia, Florinda chiede aiuto ad un giornalista, Giovanni. Presto, la donna si scontra con il dolore profondo e mai superato dell’uomo che in quegli eventi terribili ha perso la moglie. Ne nasce
un rapporto affettuoso fatto di scambi d’idee, ricordi, piccole condivisioni, riti comuni come una cioccolata al bar, una passeggiata nel quartiere, una gita al mare.
La storia di Giovanni, della sua famiglia e della moglie scomparsa, una misteriosa telefonata a un cellulare (“Pronto, amore…”) sono i temi di questo racconto a due voci che gioca tra amore e morte, tra leggerezza e tormenti, ed emergono come spruzzi di onde di un mare in tempesta, tra le
righe della posta elettronica o davanti a due tazze di cioccolata calda.
“Questo romanzo”, spiega l’autrice “nasce da varie sollecitazioni nel corso di almeno due anni. La prima emerse durante la presentazione di un mio romanzo “Gli angeli del rione Sanità”. Durante la discussione che si accese sul quesito se nelle aule scolastiche facesse più presa sugli studenti il manuale di Storia o il romanzo storico, una signora intervenne affermando che argomenti come, per esempio, il dramma delle foibe e l’esodo degli italiani da Pola, Istria e Dalmazia, per non parlare poi dei campi di concentramento nazisti e fascisti o titini, erano quasi del tutto ignorati da studenti e docenti”.
La seconda sollecitazione, racconta Nunzia Gionfriddo, fu inviata attraverso le onde della radio da Edoardo Camurri che leggeva da un giornale la provocazione di Alessandro Baricco: “Sapreste scrivere un racconto che abbia come spunto la telefonata: «Pronto, amore…».
Poche parole sull’ultimo, necessario capitolo che va ad aggiornare la precedente edizione. “Ho continuato a far parlare i miei protagonisti, per riportare in questo volume il resoconto storico dei fatti che riguardano il secondo Dopoguerra nella parte orientale della nostra Italia e il devastante assedio di Sarajevo a opera dei serbi di Milosevic”, continua l’autrice. “Da storica mi sono rifatta a varie fonti, ma da scrittrice ho usato i miei amati personaggi per aggiungere quello che la Storia non deve mostrare mai, ovvero lo sdegno, il raccapriccio, il giudizio, la pena…”.
Corredo fotografico di Alma Carrano.

Titolo: Cioccolata calda per due
Autore: Nunzia Gionfriddo
Collana: Talos
Pagine: 214
Formato: 148x210
Prezzo: € 16,90
EAN: 978-88-944808-8-7
Uscita: gennaio 2022
Edizione: nuova edizione
Pubblico: per tutti
Quarto posto al Premio Giovane Holden, 2018
Secondo posto al Premio Milano International, 2018
Menzione speciale di merito Ass. Pelasgo, 2020

L’AUTRICE
Nunzia Gionfriddo, è nata a Napoli e si è laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università
Federico II. Ha insegnato negli Istituti Medi Superiori. Ha collaborato con la Sapienza di Roma. In
questi ultimi anni si è dedicata alla stesura di romanzi di cui Chiocciole vagabonde è stato il primo.
Hanno fatto seguito, tra saggi e recensioni critiche, Raccontami la mia storia e Gli angeli del rione
Sanità, tutte opere premiate da associazioni nazionali e internazionali.
Si è interessata dei rapporti tra Scienza, Storia e Letteratura, partecipando al dibattito culturale con alcuni saggi come L’incanto della camera oscura in Giacomo Leopardi, pubblicato dalla Rivista Letteraria “R I S L” (Rivista Internazionale di Studi Leopardiani), diretta da Emilio Speciale e L’Ultrafilosofia si fa poesia, in “Leopardi e il pensiero scientifico”, a cura di Giorgio Stabile.

LA CASA EDITRICE
Phoenix Publishing è il ramo editoriale della Phoenix Film Production. Pubblica fumetti, saggistica, narrativa. L’obiettivo è quello di divulgare contenuti di alta qualità selezionando scrittori sia emergenti che affermati, con un’attenzione alle opere nuove, originali e dal sapore cinematografico.
Phoenix Publishing - www.phoenixproduzioni.com
e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Della stessa collana:
Philip Kwok – I cinesi in Italia durante il Fascismo, Phoenix Publishing - EAN 9788894389623
Maria Lombardo – Un campo senza muri, Phoenix Publishing - EAN 9788894480870

 

CORRI E LASCIA CORRERE
Monologo sulle contraddizioni dell'essere
IL NUOVO LIBRO DI
ALICE ZANNONI
arriva a Buonanotte Contemporanea
domenica 28 agosto 2022- Montebello Sul Sangro – CH
10.30 camminata lungo il percorso LOOP NATURA
12.30 presentazione del libro e incontro con l’autrice

 

Copertina Corri e lascia correre 250Domenica 28 agosto 2022 BUONANOTTE CONTEMPORANEA - Montebello Sul Sangro (CH) presenta il secondo appuntamento di “In Bilico tra Buona e Cattiva Sorte” – eventi di agosto 2022 a Buonanotte che, dopo la presentazione del libro Atlante dei Paesi Fantasma di Riccardo Finelli, presentato da Carmela Palmieri lo scorso 6 agosto, vede protagonista Alice Zannoni.
Si parte alle ore 10:30 dal sito Buonanotte Contemporanea per una camminata veloce insieme all’autrice lungo il percorso LOOP NATURA per arrivare poi nel centro di Montebello Sul Sangro dove alle ore 12:00 Alice Zannoni racconterà il suo libro CORRI E LASCIA CORRERE - edito da NFC edizioni, dialogando con Maria Letizia Paiato.

L’evento è promosso e organizzato da CASaA architetti, RP//press, Associazione Green Abruzzo con il patrocinio di Comune di Montebello Sul Sangro e Borghi Ospitali.
Il LIBRO > CORRI E LASCIA CORRERE
Dopo il successo de L'arte contemporanea spiegata a mia nonna, Alice Zannoni per Nfc Edizioni nella collana Appropriè torna in libreria con un nuovo scritto che si allontana dal mondo dell’arte, dal suo ambito professionale, per esplorare e dare senso alla sua passione: il running.

Considerato non un semplice gesto atletico, il running è analizzato dall’autrice nelle sue motivazioni più profonde, quelle che la spingono, così come altri migliaia di corridori, a infilare le scarpe da corsa e andare. Con lo stesso metodo di osservazione e di analisi che Alice Zannoni applica all’opera d’arte, Corri e lascia Correre va oltre la superficie del visibile, per raccontare la pluralità interiore e narrare le contraddizioni emotive che abitano l’individuo.

Il risultato è un saggio “senza scaffale”. Non un manuale tecnico per sportivi, non un libro che affronta scientificamente o agonisticamente il movimento della corsa offrendo consigli motivazionali. Tutt'altro: Corri e lascia Correre non ha genere, spaziando dalla psicologia all'antropologia, dalle scienze sociali all'analisi critica del comportamento. Corri e lascia correre non è un libro sulla corsa, è un libro nella corsa. La corsa è il mezzo per dare voce all’inespresso che affiora nel caotico scontro tra le forze della ragione e l’impalpabile potenza delle correnti interiori.

Da oltre vent'anni, tutte le volte che Alice Zannoni inizia a correre si chiede: «Ma chi me lo fa fare?» Eppure continua a farlo, sebbene nessuno la obblighi. Se mi osservo - scrive l’autrice - è evidente che dentro di me c’è qualcuno che comanda e qualcuno che obbedisce, qualcuno che starebbe sul divano e qualcuno che, invece, scatta. Nel momento dell’“interrogatorio”, siamo almeno in due. Quanti altri io abitano l’essere?

In Corri e lascia correre, l'autrice corre e racconta lo scorrazzare dei pensieri, l'Alice critica d'arte osserva l'Alice runners, l'Alice donna parla con l'Alice bambina e con le tante altre sfaccettature della persona: come recita il sottotitolo, monologo sulle contraddizioni dell'essere, il saggio è un dialogo con sé stessi. Quando si corre si crede di essere da soli, invece si è in compagnia dei tanti sé di cui siamo fatti, delle proprie paure e gioie, dei propri pensieri.
Con lo stesso impatto che la corsa ha nella respirazione, così la scrittura, sempre incisiva, inizia moderata per diventare più intensa e nei sedici capitoli, ognuno concepito come una sessione di running, tra un passo e l’altro, si scaldano i muscoli, scandendo un percorso narrativo dove prende vigore il ritmo della riflessione. Come si alzano i battiti cardiaci si alza la dialettica dell’essere. Da qui Alice Zannoni affronta alcune categorie esistenziali come per esempio: l'immedesimazione eroica e divina, l'energia vitale propulsore di ogni istinto, la solitudine come necessità per la socialità. E ancora: la superbia considerata non come eccesso capitale, bensì come presenza necessaria per revisionare il presente, il vizio, senza il quale non può esserci virtù, la misura e il senso del dominio, il ritmo provocato dagli ostacoli rovescia positivamente il senso delle difficoltà, la genesi della creatività e il potere salvifico della fantasia, infine il desiderio di vittoria che deve fare i conti con la sconfitta e il fallimento.
A correre sono i pensieri e a manifestarsi è la vita nella sua ricchezza umana, per questo, implicitamente, il titolo del libro fa il verso al motto “vivi e lascia vivere” da cui prende ispirazione per la possibilità di far coesistere in ognuno i dilemmi senza che necessariamente la strada della conciliazione sia considerata l’unica possibile.
ALICE ZANNONI è nata ad Arzignano (Vicenza) il 30 marzo 1981. Vive e lavora a Bologna.
Si è laureata con Luciano Nanni in Estetica al Dams-Arte di Bologna, ateneo dove consegue anche il master di secondo livello in “Cultura dell'innovazione, mercati e creazione di impresa”. Si occupa da oltre quindici anni di arti visive come critica d'arte, curatrice indipendente e collabora come free lance con riviste del settore. Nell'anno accademico 2012-2013 è stata docente di Storia del Design presso la Laba | Libera Accademia di Belle Arti - di Rimini; nel 2013-2014 ha assunto l'incarico di Direttore Amministrativo della Fondazione Campori di Soliera. Nel 2013 ha ideato, fondato e diretto SetUp Contemporary Art Fair®, diventando in seguito Amministratore Unico. Nel 2015 ha aperto l'associazione Caravan Setup, di cui è Presidente.
Nel 2018 ha pubblicato il libro L'arte contemporanea spiegata a mia nonna (Nfc Edizioni) con oltre 50 presentazioni all'attivo e già due ristampe. È consulente per la progettazione e gestione di eventi culturali e per organizza laboratori formativi a enti privati e a istituzioni pubbliche. Ha all'attivo un centinaio di pubblicazioni tra cataloghi e articoli d'arte.
Più che critica ama definirsi "osservatrice contemporanea".

Sabato 20 agosto 2022 la presentazione del libro di Angelo Montella “La vita è una partita doppia – Storia di Angelo e del Teatro Nuovo”. A Santa Croce del Sannio - Benevento, assieme all’autore, ne discutono Stefano De Matteis, Angelo Curti e Benedetto Casillo. A seguire, lo spettacolo “Il resto della settimana” con Peppe Servillo

Cover libro montella 2 250Si presenta sabato 20 agosto 2022 alle ore 18,30 in piazzetta Tito Varrone a Santa Croce del Sannio - Benevento, “La vita è una partita doppia – Storia di Angelo e del Teatro Nuovo” di Angelo Montella, edizioni Liguori, nell’ambito dell’ottava edizione della rassegna culturale – diretta da Benedetto Casillo – ScenAria-Teatro da respirare, presentata dal Comune in collaborazione con la Pro-loco e l’associazione Galanti.
Con l’autore ne discutono Stefano De Matteis e Angelo Curti tra le letture di Benedetto Casillo e le musiche di Edo Puccini. A seguire, alle ore 21,15 al teatro all’aperto in piazza Aldo Moro, Peppe Servillo legge alcuni brani tratti dal libro di de Giovanni Il resto della settimana, accompagnato dalle musiche eseguite dal vivo dal chitarrista Cristiano Califano. Un titolo che rimanda al tempo trascorso in un piccolo bar dei Quartieri Spagnoli a Napoli, prima e dopo la partita degli Azzurri. Un gruppo variegato di persone, senza barriere sociali, culturali o di rango, si dà appuntamento per commentare i fatti calcistici della settimana. Ciascuno svela di sé la propria natura di tifoso ma anche quella umana, rivelando l’umore e la storia di una città che resta un multiforme teatro all’aperto.
Tornando alla presentazione del volume, Angelo Montella in queste intense 189 pagine racconta la sua vita partendo dall’infanzia vissuta negli anni del Dopoguerra in un quartiere popolare periferico di Napoli, dei primi lavori, della parentesi da dirigente aziendale, dell’impiego in Arabia Saudita fino alla scelta di tornare a Napoli con un progetto coraggioso: un teatro d’avanguardia.
Il libro, che si avvale dell’introduzione di Stefano De Matteis e della postfazione di Goffredo Fofi, è soprattutto la storia temeraria di un’impresa culturale e artistica in un territorio complesso, aggressivo e pericoloso come lo erano i Quartieri Spagnoli degli anni Ottanta. “Se a trentun anni mi avessero detto: «Tu aprirai un teatro», mi sarei messo a ridere. Se a trentatré anni mi avessero detto: «Tu aprirai un teatro», avrei risposto: «Sì, il 24 novembre». Era il 1980. Non potemmo inaugurarlo per via del terremoto. Dovemmo aspettare circa un anno”. Così Montella ci introduce alla sua storia appassionante fatta di emozioni, sacrifici, vittorie. Ma andiamo con ordine e partiamo dalle parole introduttive di De Matteis: “Con la fine degli anni Sessanta entriamo nella seconda vita di Angelo: l’interesse teatrale sarà la scintilla che accenderà i fuochi, i falò e i roghi che verranno negli anni a seguire. Tutto questo avviene in un momento storico che possiamo riconoscere come eccezionale. Siamo al centro di quello spazio fisico in cui maestri e ribelli si incontrano, e così la rivolta diventa invenzione e la tradizione svela i suoi aspetti necessari nella sperimentazione”. E, infatti, sono gli anni straordinari in cui Leo de Berardinis e Perla Peragallo si trasferirono a Marigliano; Eduardo De Filippo ospitò il Living Theatre; Antonio Neiwiller mise in campo le sue prime ricerche teatrali; Carlo Cecchi fondò il Gran Teatro debuttando con ’A morte dint’ ’o lietto ’e don Felice. Mentre Gennaro Vitiello, con il Teatro Esse, realizzava spettacoli rimasti memorabili. Ed è con Vitello che Angelo collaborò, prima col Teatro Esse e poi con Libera Scena Ensemble. Erano anche gli anni in cui Roberto De Simone fondò la Nuova Compagnia di Canto Popolare che debuttò al San Ferdinando, in alternanza agli spettacoli di Eduardo.
“Ma noi giovanissimi non andavamo solo a Marigliano da Leo e Perla o a Torre del Greco da Vitiello”, continua De Matteis. “Perché Gennaro esigeva conoscenza, anche di libri ma non solo: almeno una volta a settimana la tappa fissa era la sceneggiata, al Teatro 2000, dove si esibiva la straordinaria compagnia con Trottolino, Liliana e Beniamino Maggio, di cui Angelo ci racconta; oppure inseguivamo il teatro dei pupi dei fratelli Perna con il loro baraccone itinerante, che si stabiliva in provincia per diversi mesi, dove eseguivano in alternanza i due grandi cicli: Le avventure e la morte di Tore ’e Criscienzo o la Storia dei reali di Francia, cioè uno spettacolo liberamente tratto dalle avventure della Tavola Rotonda”.
Gli anni Sessanta/Settanta non furono solo questo, ma anche ricerca sociale, lavoro di base, impegno politico. “L’animazione teatrale muoveva i primi passi; Fabrizia Ramondino aveva fondato l’ARN (Associazione Risveglio Napoli) e poi la Mensa dei bambini proletari divenne un centro importante di discussione, dibattito e partecipazione...”. Insomma, questo lungo ed emozionante racconto di Montella pullula di fatti, storie intramontabili, personaggi e, soprattutto, di luoghi. Non resta che immergersi nella lettura delle sue pagine.

L’AUTORE
Angelo Montella nasce a San Gennaro Vesuviano (Napoli) il 12 febbraio 1946. Ha lavorato per diversi anni come direttore amministrativo e, dopo un’esperienza di due anni in Arabia Saudita, a trentun anni torna a Napoli e cambia radicalmente vita, iniziando una lunga e proficua carriera teatrale.

 

Foto Locandina libro 250L’investigatore dell’Arma, protagonista dei romanzi scaturiti dalla penna del giornalista Giovanni Taranto, si presenta all’appuntamento pre-estivo con un’indagine nuova di zecca: “Requiem sull’ottava nota”.
Il nuovo giallo, che promette di bissare e superare il successo di “La fiamma spezzata”, è in tutte le librerie dal 17 giugno, e sta mietendo tantissimi “click” di prenotazione sulle piattaforme on line.
Già a pochissimi giorni dall’uscita ufficiale, il nuovo titolo è stato protagonista di presentazioni in tutta Italia, esordendo al Festival del Giornalismo organizzato da Leali delle Notizie, in Friuli.
La Avagliano Editore, con la pubblicazione del secondo “noir” del cronista campano, conferma di aver dato l’avvio alla serialità delle avventure dell’investigatore romano inviato al comando di una Compagnia della Benemerita ai piedi del Vesuvio.
Le due storie, pur essendo legate dalla presenza degli stessi protagonisti principali, sono perfettamente fruibili in maniera indipendente.
Dopo il cold-case che lo ha visto protagonista nel 2021 per risolvere il mistero della strana morte di un giovane Carabiniere, con “Requiem sull’ottava nota”, Mariani si troverà a dover fare i conti con racket, droga, omicidi e guerre fra cosche. Il tutto reso più complicato e intrigante da una serie di pizzini anonimi apparentemente incomprensibili. Sullo sfondo, la vita di caserma, le tradizioni pasquali, il folclore e la filosofia del Vesuviano.
Un libro, questo secondo giallo di Taranto, che può aprire gli occhi ai lettori su come i clan operino, su come le mafie gestiscano i propri affari, su cosa sia la “mafiosità” e come rischi di influire sulla vita di migliaia di giovani e giovanissimi, costretti, fin da bambini, a vivere immersi nella controcultura camorristica.
Questo romanzo, ha scritto nella prefazione Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia dal 2013 al 2017 è fondamentale “…per comprendere le cause storiche, economiche e sociali che hanno reso la camorra parte integrante del tessuto sociale Vesuviano, di Napoli e della sua area metropolitana”.
Quello di Giovanni Taranto, spiega ancora il magistrato, è “…un modo nuovo di raccontare la lotta per la legalità e la giustizia, guardandola in faccia, dall’interno. Fuori dal paralizzante giudizio sui mali di Napoli e della sua area metropolitana, che oscilla da sempre tra rassegnazione autoassolutoria all’ineluttabilità della camorra e ottimismo consolatorio di chi spera che, prima o poi, il bene prevarrà sul male. Qui si intravede una via di uscita”.
Intrigante la trama di questa nuova avventura del Capitano Mariani, ambientata negli anni ‘90, pochi mesi dopo gli avvenimenti narrati ne “La fiamma spezzata”.
In “Requiem sull’ottava nota” troviamo il nostro ufficiale alle prese con camorra, mafia, estorsioni, droga e microcriminalità. Pochi spiragli per la vita familiare. Pasqua è vicina. L’attività del racket si intensifica. Uno showroom viene devastato per costringere il titolare a pagare il pizzo. Gli scontri fra cosche per il controllo dello spaccio si inaspriscono. Un sedicenne, usato come sentinella da una delle “famiglie” rivali, rimane ferito gravemente in un raid. Mariani indaga, affiancato dal Nucleo Operativo, dalla Pm napoletana Clara Di Fiore, e dall’amico Gianluigi Alfano, nerista. Ai due casi si intrecciano omicidi irrisolti e nuovi scontri a fuoco. Ma un mistero complica le indagini. Mariani riceve dei messaggi anonimi, inizialmente indecifrabili. Il mittente sembra voler indicare ai Carabinieri i responsabili di episodi estorsivi, traffici di stupefacenti, boss e killer delle fazioni in guerra. C’è da fidarsi? Chi c’è dietro quelle soffiate? Qual è il suo vero interesse? Al capitano Mariani, l’onere di decifrare le criptiche indicazioni dell’enigmatico informatore e trovare prove concrete che le confermino. Per farlo, dovrà scavare nel ventre della città vecchia e confrontarsi con personaggi particolari, spesso inquietanti. Il tutto tentando di strappare il minorenne ferito e il suo fratellino a un destino segnato, al soldo della camorra.

 

Foto Raffaele Taranto 150Giovanni Taranto, pur essendo nato a Vico Equense, vive da sempre a Torre Annunziata. È giornalista specializzato in cronaca nera, giudiziaria, investigativa. Sue, alcune delle più importanti inchieste sulla camorra del Napoletano. Dal 2019 al 2021 ha presieduto l’Osservatorio permanente per la legalità oplontino, il cosiddetto “Osservatorio anticamorra”. È stato tra i fondatori di Metropolis Network, dal 1995 al 2013 una delle realtà di punta del giornalismo in Campania. Come direttore di Metropolis TV, realizzando programmi con magistratura e associazioni antiracket, ha contribuito a svelare molti retroscena del crimine organizzato e della mafia del Vesuvio. Oggi è condirettore di «Social News», house organ di Auxilia Onlus, e tiene seminari di giornalismo in diversi atenei. Cintura nera 7° Dan di Taekwondo e 4° Dan di Hapkido (European Hapkido Federation), è Grand Master Unitam/Song Moo Kwan. Insegna arti marziali nella scuola pubblica, per l’autodifesa femminile e per il recupero dei minori a rischio. È un operativo del Gruppo di Fatto della sezione di Pompei dell’Associazione Nazionale Carabinieri.

 

0 250Si intitola “Cucina in rock” il libro recentemente pubblicato dallo chef Antimo Puca. Un libro che unisce due grandi passioni e che, a tempo di musica, esplora la vita e i piatti del pluripremiato chef di Aversa. Un excursus sulla sua carriera dalle origini ai giorni nostri. Tra le onorificenze più importanti ricevute da Puca quella dei “Discepoli di Escoffier” di cui Antimo tiene sempre presente la citazione “La semplicità non esclude la bellezza” riconducendola alla sua cucina. Nel libro lo Chef ripercorre con tono informale ed in prima persona le vicende della sua carriera che si fondono con le sue personali esperienze. Le cucine, gli incontri, i vinili, i concerti, tutto ciò che lo appassiona di più e che riesce a fondere per dar vita a piatti che si contraddistinguono per genuinità e per il ritmo delle note che ne hanno accompagnato il concepimento fino alla realizzazione. Un avvicendarsi di luoghi, persone, episodi, artisti e canzoni che hanno costellato il suo mondo, dall’Istituto Alberghiero di Sorrento all’Expo di Milano e oltre. Un’avventura costellata di tanti episodi, successi, ostacoli ma soprattutto un grande concentrato di realtà e di vita vissuta con le sfumature del rock. La vita e la cucina sono entrambe la fusione di vari stili che si amalgamano e danno vita sempre a nuove creazioni. E per Antimo mentre la passione per la cucina cresceva di pari passo aumentava quella per la musica. “Cucina in rock” racconta la passione per Bob Marley, il primo concerto visto da Antimo a Milano, il 27 giugno del 1980, “con un sacco a pelo e cinquemila lire in tasca” e l’apertura del concerto affidata ad un giovanissimo Pino Daniele. Nei viaggi dello chef sin da allora il fulcro sono stati i mercati, dove assaggiare i piatti tradizionali ed i cibi più esotici, ed i negozi di dischi, alla ricerca dei vinili migliori. Puca racconta i suoi inizi in Germania, il concerto dei Rolling Stones a Napoli nel 1982 e i numerosi concerti che seguirono. La passione per Anthony Bourdain ed il suo particolare e trasgressivo modo di intendere la cucina si unisce a quella per il classico e intramontabile Gualtiero Marchesi. Nel libro vengono riportati piccoli segreti e consigli di cucina. Seguono tredici ricette abbinate a tredici indimenticabili brani del rock, racconto di una vita tra gusto e ritmo. Musica come ispirazione, musica come accompagnamento, musica come esaltazione di sapori e forme, sempre con attenzione alle sonorità e ai colori. Così a “Natty dread” di Bob Marley & The Wailers, del 1974, e alla sfrenata passione per la Jamaica si affiancano le “Linguine alla Black Buona Donna”, ad “Aftermath” dei Rolling Stones, del 1966, è dedicata la “Sinfonia di spigola e patate alla fiamma”, e alla mitica “Napoli Centrale” dei Napoli Centrale del 1975 è abbinata la “Pasta e patate a modo mio”, un piatto tutto da scoprire, ricco di tradizione, passione e innovazione. Antimo dice che nella sua cucina c’è sempre una radio accesa per ascoltare musica proprio perché il collegamento tra queste due arti è per lui inscindibile.

Giuseppe De Girolamo

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