Libri

LA TUNICA E LA TONACA
 DUE VITE STRAORDINARIE, DUE MESSAGGI INDELEBILI

(Mondadori, pagine 144, euro 17)

Foto Padre Enzo FortunatoNel corso di una normale riunione di redazione della rivista «San Francesco», il direttore, padre Enzo Fortunato, trova in archivio, a sorpresa, un vecchio articolo scritto in occasione del restauro della tonaca del Santo di Assisi. Nell'articolo è spiegato che i rammendi del saio di san Francesco risultavano fatti da Chiara d’Assisi utilizzando delle toppe ricavate dal proprio mantello. Per tutti è un'immagine potente, quasi uno scoop: colpisce perché parla di un'unione di fede e di spirito che va oltre l'immaginabile, ma sottolinea anche l'importanza del ricucire gli strappi, dell’imparare a re­cuperare, non solo le cose, ma anche i rapporti. L’abito rattoppato di Francesco getta sì luce sul ruolo di Chiara nel prendersi cura dell'altro, del «fratello», ma ci dice anche quanto sia necessario, oggi in particolare, riparare. Nella figura e nelle proporzioni, la tonaca francescana, scelta dal Santo perché quotidiana veste da lavoro dei contadini del suo tempo, ricorda, con le due larghe maniche cucite perpendicolarmente alla linea delle spalle, il disegno della croce. Tanto da spingere il pensiero a un’altra «tonaca», anzi a una «tunica»: quella che i soldati, dopo aver crocifisso Gesù, si giocano ai dadi sul Golgota e di cui restano due reliquie illustri, l’una a Treviri e l'altra ad Argenteuil. Quella tunica, tessuta tutta d'un pezzo, è considerata un simbolo dell'unità dei cristiani. La comparazione proposta in questo libro altro non è che il confronto tra il Maestro e il suo discepolo, ovvero tra Gesù di Nazaret e Francesco d’Assisi: un parallelismo fatto attraverso i loro indumenti e le loro spoliazioni, che sottolinea, oltre all’immensa grandezza di questi due personaggi, l'affinità elettiva esistente tra loro. Possono due abiti essere emblema di una storia e incarnare la Parola di coloro che li indossano? È certamente così: la tunica di Gesù e la tonaca di san Francesco sono simboli di fragilità, ma al tempo stesso di dignità, di unità e di condivisione; emblemi dell’universale messaggio cristiano, che significa amore, e dello spirito francescano, precursore della cura per il pianeta. Per questo La tunica e la tonaca è un incredibile viaggio tra Gesù e Francesco, due figure straordinarie che – l’uno deriso e spogliato a forza, l'altro spogliandosi spontaneamente – hanno cambiato il mondo.

Enzo Fortunato è frate minore conventuale di Assisi, giornalista, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi e del mensile «San Francesco». Ha collaborato con «L’Osservatore Romano» e scrive per «Avvenire», «Corriere della Sera», «Huffington Post» e «Gruppo QN». È volto di Rai1 con la rubrica «Tg1 Dialogo» e voce di Rai Radio1 con «In viaggio con Francesco». Tiene seminari e conferenze in Italia e all'estero. Delicate e significative le sue missioni per progetti umanitari internazionali nella ricerca della pace e del bene comune. Da Mondadori ha pubblicato Vado da Francesco (2014) e Francesco il ribelle (2018).    

Prossimi appuntamenti:

Domani 29 settembre alle 21 l'autore leggerà e commenterà, in diretta sulla sua pagina facebook "Padre Enzo Fortunato", alcuni passi del suo ultimo volume.

Giovedì 1 ottobre alle 18, presso il Protettorato San Giuseppe (via Nomentana 341 - Roma) presentazione del libro con il Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Pietro Parolin e il direttore dell'ANSA, Luigi Contu

copertina inferno 1860 lapegna 250È in tutte le librerie e sui canali online “Inferno 1860 – Un noir napoletano” di Marco Lapegna (400 pagine, € 18,00). Con questo poliziesco, che rientra nella collana Rosso&Nero delle edizioni Rogiosi, ci troviamo nella rovente estate napoletana del 1860. Mentre Garibaldi con il suo esercito di volontari risale la penisola e l’amministrazione del Regno delle Due Sicilie si avvia al disfacimento, l’ispettore di primo rango della polizia borbonica Gaetano Casagrande è incaricato di indagare su un delicato caso di duplice omicidio: i corpi senza vita di un’anziana venditrice ambulante e la moglie di un giudice appartenente all’alta aristocrazia napoletana vengono ritrovati nello stesso appartamento.

Il caldo torrido, le tensioni sociali e il disagio che prova sul luogo di lavoro, rendono un inferno le giornate dell’ispettore Casagrande, uomo fedele alle istituzioni e, nel contempo, profondamente deluso da superiori e colleghi corrotti che si contendono i guadagni di loschi traffici della camorra.

Nelle prime settimane le indagini del misterioso caso si dipanano tra sontuose dimore e luridi fondaci, dove l’uomo scava nelle esistenze di coloro che in un modo o nell’altro hanno motivi di risentimento verso una delle vittime. Ma con l’atto sovrano del re, che concede la Costituzione a fine giugno, tutto sembra precipitare nella guerra civile, e la polizia viene estromessa da ogni incarico dal nuovo ministro Liborio Romano. Il ligio ispettore non si dà per vinto e prosegue in solitudine nelle ricerche, mentre il mondo che gli orbita intorno si sgretola giorno dopo giorno.

Intrecciando l’indagine poliziesca con gli eventi storici realmente accaduti, l’intento dell’autore è costruire un romanzo noir raccontando al tempo stesso la vita quotidiana di Napoli nei mesi decisivi che portarono all’unificazione dell’Italia.

Lapegna, in quest’opera, affresca il quadro di una città tumultuosa e piena di vita, popolata da guardie pigre e svogliate, immigrati pugliesi in cerca di una vita migliore, spie del regno di Sardegna, ladruncoli, preti impegnati in omelie reazionarie e avvocati liberali. Una terra in bilico tra un passato pieno di contraddizioni e un futuro colmo di incognite, eternamente sospesa tra l’attesa remissiva di un aiuto esterno e il desiderio di partecipare in prima persona al cambiamento epocale. Cambiamento che promette benefici per tutti, ma forse non all’altezza del prezzo che ciascuno dovrà pagare.

L’epilogo, che si svolge ad un anno dalla vicenda, chiude le storie dei protagonisti del romanzo sullo sfondo delle prime incoerenze dello stato unitario.

L’AUTORE

Marco Lapegna nasce a Napoli nel 1963, dove vive tuttora con la moglie e i due figli. Nel 1986 consegue la Laurea in Matematica, e dal 2001 è professore universitario di Informatica presso l'Università di Napoli Federico II, dove ha ricoperto anche incarichi istituzionali di coordinamento. Nel 2014 scrive il romanzo breve “Il posto dell’anima”, disponibile sulla piattaforma di autopubblicazione www.ilmiolibro.it. “Inferno 1860 - Un noir napoletano” è il suo primo romanzo di ambientazione storica.

Locandina Libera mente 250L’iniziativa “Libera-mente” con il patrocinio dei Comuni: più di 500 volumi in distribuzione nelle attività commerciali che aderiscono all’iniziativa

La lettura aiuta ad affrontare il lockdown. Viaggiando con la mente, sognando storie e mondi possibili. Evadendo dalla monotonia di una quotidianità obbligata in casa. Più di 500 volumi saranno in distribuzione, a partire dalla prossima settimana, nelle attività commerciali dell’isola d’Ischia aderenti all’iniziativa social-editoriale “Libera-mente. Quantane d’autore”, ideata dalla Pro Loco Pithecusae con il supporto di Graus Edizioni e il patrocinio dei Comuni dell’isola d’Ischia.
L’iniziativa, che segue la scia di esperienze analoghe varate sulle spiagge di Ischia durante le ultime stagioni estive con letture gratis sotto l’ombrellone, vuole offrire - in modo del tutto gratuito - uno stimolo alla lettura in giorni di costante tensione allo scopo di alleviare lo stress.
Graus ha messo a disposizione volumi scelti tra dieci titoli di varia natura, che i cittadini ischitani potranno chiedere in prestito di lettura, successivamente riconsegnare e scambiare e/o tenere per la loro biblioteca, in modalità del tutto gratuita. Il progetto è un’iniziativa di solidarietà sociale e non intende disconoscere il valore economico legato alla cultura e all'attività delle librerie.
“E’ sempre un piacere collaborare con Ischia, paese e territorio cui sono molto legato, dove ho la mia seconda casa. – sottolinea l’editore Piero Graus – Dare una mano in questi momenti drammatici di forzato isolamento sociale è un impegno che volentieri porto avanti per questo territorio di antica tradizione. Sono convinto che la lettura sia un ottimo modo per rilassarsi ed ottimizzare il tempo”.
“E’ l’ennesima conferma della sensibilità di Pietro Graus - commenta il presidente della Pro Loco, Graziano Petrucci - La vicinanza e la simpatia che nutre per il nostro territorio merita un pubblico e sentito grazie nostro e dei Ischitani. Abbiamo colto l’occasione di questo periodo, dove non è possibile svolgere attività pubbliche, come presentazioni, per continuare a svolgere il nostro ruolo, invogliare al rispetto delle regole di questa quarantena, alleggerendola un po’ con la lettura. L’augurio è di un veloce ritorno alla normalità".
“È un vero piacere patrocinare l’iniziativa – sottolinea Irene Iacono, assessore alla Cultura per il Comune di Serrara Fontana - La grande sensibilità e disponibilità di Graus Edizioni e Pro Loco Pithecusae consentirà ai nostri cittadini di poter avere gratuitamente libri di vario genere da poter leggere. È vero che nella nostra era digitale scaricare un libro è facilissimo, ma è bello ricevere un omaggio, soprattutto un libro, poterne sfogliare le pagine e sentire magari ancora l’odore della carta stampata, poter sentire la vicinanza di chi ha avuto il pensiero di donare.

Lottare contro un nemico subdolo, silenzioso ed invisibile come il coronavirus può mettere a dura prova tutti noi ed è per questo che la lettura di un libro può diventare un vero toccasana, può letteralmente far volare la nostra immaginazione, aprendo uno spazio interiore di positività. Restiamo a casa, magari leggendo un libro tra le varie attività quotidiane, e supereremo anche questa battaglia”.


Per info sulla modalità della distribuzione, è possibile contattare la Pro Loco Pithecusae [333 1381079 – Facebook ProlocoPithecusae – e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.]

A cinquant’anni dallo sgombero del Rione Terra 

Ilibri rione terra 250n occasione dei 50 anni dello sgombero del Rione Terra un gruppo di studiosi, giornalisti, artisti e rappresentanti di associazioni ha promosso la pubblicazione di 2 volumi commemorativi e un ricco programma di iniziative culturali per mantenere vivo il ricordo degli avvenimenti del 1970 ed aprire un confronto sugli scenari futuri.

Per motivi precauzionali legati alla nuova emergenza influenzale (ordinanza sindacale n. 42 del 24/02/2020) le suddette iniziative, previste dal 29 febbraio al 7 marzo presso i Palazzi Migliaresi e De Fraja, sono state momentaneamente sospese.

Per onorare la ricorrenza del 2 marzo 1970, giorno dello sgombero, sono appena usciti i 2 volumi dell’opera Pozzuoli 1970-2020. A cinquant’anni dallo sgombero del Rione Terra, editi dall’Editore D’Amico per la Collana Flegrea diretta da Maurizio Erto. La data della presentazione sarà successivamente comunicata.

Il primo volume (La cronaca, la storia, la memoria) raccoglie 14 contributi di carattere storico e documentario sul bradisismo del 1970 e sullo sgombero; il secondo volume (Le foto dello sgombero) contiene invece una collezione di 86 fotografie del Rione Terra, quasi tutte inedite, appartenenti all’Archivio Antonio Grassi e Associazione Lux in Fabula.

All’opera hanno collaborato vulcanologi (Roberto Scandone, Lisetta Giacomelli), archeologi e storici (Costanza Gialanella, Gennaro Di Fraia, Fabio Cutolo, Maurizio Erto), docenti (Angela Giustino, Giovanna Buonanno), giornalisti (Eleonora Puntillo, Ciro Biondi, Gemma Russo, Gennaro Gaudino), scrittrici (Angela Schiavone, Luisa de Franchis) e artisti (Antonio Isabettini, Claudio Correale).

L’opera, patrocinata dal Comune di Pozzuoli e sostenuta da Associazione culturale “Lux In Fabula”, Dialogos Comunicazione e New Media Press, può essere richiesta a:

– Editore D’Amico   www.damicoeditore.it  |  3498108119

– Associazione Lux in Fabula  |  Rampe dei Cappuccini 5  |  www.luxinfabula.it  |  3286670977

– Percorsi Flegrei  |  C.so Garibaldi 13 – Pozzuoli (Na)  |  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  www.percorsiflegrei.it  |  Facebook: Percorsi-Flegrei-Tour-Operator-Info-Point-BookShop-Editoria

qui intervista video al curatore, prof. Maurizio Erto

https://youtu.be/VtmIn82gk_8

https://www.youtube.com/watch?v=VtmIn82gk_8&t=16s

Italia e Cina: epidemie e globalizzazioni a confronto.

Francesco Grillo presenta "Lezioni Cinesi. Come l’Europa può uscire dalla crisi"

IMG 20200226 191732 250Sabato 29 febbraio a Nola (NA), presso il Salone dei Medaglioni del Palazzo Vescovile, alle ore 16.30 Francesco Grillo presenterà la sua ultima opera "LEZIONI CINESI" confrontandosi con altri importanti relatori e parleremo di politica, economia e Chiesa tra Cina ed Europa.

"Da una parte la Cina, stella dell'economia e dell'innovazione globale [...] Dall'altra l'Italia, agli ultimi posti per crescita tra i Paesi di un'Europa che sembra aver perso fiducia in se stessa"

Il recente saggio di Francesco Grillo racconta i retroscena di una ferita apertà da troppo tempo e che può così essere sintetizzata: l'Europa è avvinta da un male oscuro senza più una visione di futuro che invece è fortemente presente in Cina. Come siamo arrivati a questo punto? L'Europa come può ritornare ad avere una visione del futuro?
"Lezioni Cinesi" mira a capire meglio la realtà cinese per ottenere utili consigli affinché il "modello cinese" possa essere applicato all'Europa. Per questo motivo Grillo passa in rassegna gli ultimi trent'anni di storia di un Paese che in fondo ha puntato tutto su un fattore principale: l'umiltà!

Prenderanno parte al convegno il Rettore della basilica "Incoronata Madre del Buonconsiglio" di Capodimonte Mons. Nicola Longobardo, consulente ecclesiastico della Fondazione Nazionale Studi di Tonioliani della Campania. La docente di economia politica dell'Università Federico II di Napoli, la professoressa Emma Narni Mancinelli, il sindaco di Nola, lngegnere Gaetano Minieri ed il Ministro dell'Università e della Ricerca, il Professore Gaetano Manfredi che chiuderà il convegno con una relazione finale. Modera la dott.ssa Rossella Avella, giornalista di Segno nel Mondo.

Giovedì  13  FEBBRAIO 2020 ore 10:30

Liceo dell'Arte e della Comunicazione

"Giorgio de Chirico”

Aula magna- Auditorium

Presentazione del libro

"L'ignoranza dei numeri"

Storia di molti delitti e di poche pene

di Francesco Paolo ORESTE 

Ne parlano con l'autore

Felicio IZZO–Preside Liceo dell'Arte e della Comunicazione “Giorgio de Chirico”

 Clelia DI PALMA – Docente di materie letterarie

Le alunne e gli alunni del Liceo

 

Incontro con l’autore. Francesco Paolo Oreste

L’ignoranza dei numeri – Storia di molti delitti e di poche pene

 

Locandina Lignoranza dei numeri 250Il genere del giallo – in tutte le sue varianti e sfumature (noir, poliziesco, detective story…) – affonda le sue radice nella tragedia greca. Non c’è uno “scioglimento” più spiazzante dell’Edipo re. E un giallo ha la sua caratterizzazione diegetica più forte nella capacità di mascherare, dissimulare, nascondere la soluzione, l’individuazione del colpevole.

Così è anche per questo libro. Ma ciò che muove l’ispettore Romeo Giulietti, nella sua indagine, non è tanto la volontà di giustizia quanto quella di verità. Anzi, la sua missione è quella di far coincidere verità e giustizia, di far convivere nella medesima figura Antigone e Creonte. Ancora la tragedia, quindi!

E il collante è la sua anima, il suo modo di essere, la forma plasmata dalla sua esistenza. La sua storia di solitudine necessaria ma affollata di poeti, resa dolce e dolorosa da un amore perduto, da un inconfessato desiderio di lasciare al buio luminoso degli occhi chiusi le infinite possibilità di vita, dal suo dialogo muto col mare, ogni volta che il silenzio sembra farsi insopportabile, anche ad un cuore come il suo.

Perché se la violenza è la grammatica della vita, è l’amore, per Romeo Giulietti (vi ricorda qualcosa, il nome?), che ne costituisce il codice, il cifrario che quella grammatica governa, quella vita interpreta e comprende. L’amore, il sentimento, capaci di manifestarsi, anche in un solo bagliore, in ognuno, in tutti gli esseri. Come un fiore sbocciato nelle crepe dell’asfalto. E anche se fosse un’erbaccia, come si dice, sarebbe pur sempre Vita che il sole alimenta e lo sguardo umano, anche quando è distratto, non può che ammirare.

Del resto se il male fosse concentrato sarebbe semplice estirparlo. Il mondo diventerebbe un paradiso, ma il paradiso, anche nella sua forma terrestre non può che durare poco. Invece il male fa parte della vita, di tutte le vite, e tutte, tutte insieme non si possono strappar via. È un antidoto per consentire la perpetuazione della vita, un meccanismo di difesa e di protezione. Come i motori marini, come l’interruttore che scatta nei contatori.

Per questo l’ispettore Giulietti non crede nei numeri. O meglio sa che dicono la verità, forse la più inoppugnabile possibile. Ma sa che proprio per questo è la meno umana, la meno adatta alla condizione umana. La sciarada dei titoli dei capitoli che riportano cifre da ricercare al loro interno è una versione nobile dell’autoreferenzialità, un espediente formale più denso di un teorema, più prescrittivo di un articolo di legge.

La storia, la trama…, ma che importanza ha. Basta leggerla per conoscerla. Ma senza leggerla come pensate che arrivi al cuore? Perché un libro è fatto di parole, di figure descritte, di organizzazione narrativa. Sul piano formale di uno stile. Su quello ”sentimentale” di atmosfere, emozioni, travisamenti. Di tutto ciò che le parole evocano senza dire. Ed è la parte più nobile dello stile.

Sempre lo stile. Tutto ciò che distingue un libro da una successione di segni grafici, che magari racconta una storia che, ad ascoltarla, penseremmo ad altro; a vederla, chiuderemmo gli occhi, a leggerla, il libro, dopo poche pagine.

Non con questa, di storie. Sì, lo stile è un miracolo che talvolta si avvera. Un miracolo… quando la parola si fa carne. E respiro. E ricordo. Persino speranza.

Come con questa storia.

Un giallo. O, meglio, un libro, funziona quando ti rendi conto che la “scoperta” finale – clamorosa, scontata, probabile – non modifica nulla del già letto, del percorso di sentire già fatto. Un po’ come la morte – terribile e necessaria – che non annulla tutta la vita che l’ha preceduta. L’unico spazio che ci rende diversi, l’unico tempo che nella memoria diventa oggetto di giudizio. Tanto, si sa, la fine è inevitabile e uguale per tutti. La vera, unica livellatrice. Chi più di noi, della grande Napoli, immensa madre del mondo, lo sa?

Anche in questo, il libro, il romanzo di Francesco Paolo Oreste, non racconta la vita. È la vita. Con le sue ingiustizie che pure accettiamo. Con le sue verità che non riusciamo mai a comprendere del tutto. Le piccole gioie che si fanno infinite, i grandi dolori che svaniscono nel pensiero rapito.

Che ti fanno cercare un verso in tutto l’universo. Cercare sì. E mai trovare.

                          

copertina libro mons. Iaquinandi 250Sarà presentato venerdì 31 gennaio, alle ore 19.30, presso la parrocchia San Biagio V. e M. in San Marzano sul Sarno il libro “L’amore in cui credo” che raccoglie gli scritti di mons. Giovanni Iaquinandi, scomparso il 17 ottobre del 2018.

Ordinato presbitero il 28 giugno del 1965, don Giovanni ha guidato la comunità di San Marzano sul Sarno dal 1990 fino al 2013. Durante il suo ministero parrocchiale ha visto nascere e maturare la vocazione sacerdotale di don Luigi Lamberti, don Romualdo Calcide, a cui è attualmente affidata la parrocchia, don Antonio Adinolfi, don Andrea Annunziata e don Andrea Amato. Nel 2012, mons. Giuseppe Giudice lo ha nominato Vicario generale della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, incarico che ha ricoperto fino al 9 maggio del 2018 con saggezza, prudenza e lungimiranza.

Il libro “L’amore in cui credo”Riflessioni e preghiere di mons. Giovanni Inquinandi nasce dall’impegno di un gruppo di amici ed estimatori del sacerdote che, dopo la morte, ne ha raccolto gli scritti con l’intento di pubblicarli per conservarne la memoria e il vasto patrimonio culturale e di fede. «La lettura di questa raccolta ha un grande obiettivo – afferma il professore Pasquale Califano, curatore del testo –, rappresenta la continuazione dell’intento di don Giovanni di migliorarci l’esistenza, di guidare le nostre azioni alla conquista di quella serenità nei rapporti umani, che rappresenta il tronco dell’albero, quale è la vita». Nella prefazione, mons. Giuseppe Giudice, vescovo della diocesi di Nocera inferiore-Sarno, scrive: «Sono sicuro che questi testi, letti con occhiali adatti, potranno fare ancora molto bene a tanti: a San Marzano, alla parrocchia, alle anime assetate, ma specialmente ai sacerdoti, per i quali don Giovanni ha pregato e lavorato».

Il ricavato della diffusione del testo sarà devoluto per la realizzazione dell’altare della chiesa santi Luigi e Zelia Martin della cappella che sorgerà nell’omonima Cittadella nel comune di Saaba, in Burkina Faso.

lavorability0 250Marco Montemagno, imprenditore digitale con un seguito di oltre 2,5 milioni di fan, con il suo secondo libro “Lavorability - 10 abilità pratiche per affrontare i lavori del futuro” – sarà a Napoli in tour lunedì 20 gennaio per presentare il volume in tre diverse location: ore 11.00, Libreria Raffaello, via Michele Kerbaker,35; ore 14.30, Università degli studi di Napoli Federico II - Aula Magna Complesso di San Giovanni a Teduccio, Corso Nicolangelo Protopisani, 70; ore 17.30, Teatro Mediterraneo - via Kennedy, 54.

Montemagno ci porta in un viaggio alla scoperta delle professioni a venire e, soprattutto, alla riscoperta del senso buono e pratico, per tornare a coltivare le principali abilità che, a prescindere dai cambiamenti futuri, ci aiuteranno ad affrontare la rivoluzione in corso e il mare di informazioni in cui siamo costantemente immersi.

Disponibile online in formato e-book, cartaceo e audio book, “Lavorability” è un caso editoriale di self publishing di successo: da oltre un mese, pur essendo ancora in preordine, è diventato il libro più venduto su Amazon. Uscirà il 20 gennaio anche nelle librerie e sarà presentato in un tour nelle Università e nei teatri italiani, che è andato ovunque sold out in poche ore (prime tappe: 20 gennaio Napoli, 21 gennaio Firenze, 22 gennaio Bologna e 23 gennaio Milano).

 Esclusivamente promosso con campagne basate sui social, il secondo libro firmato da Montemagno mette al centro i social e il digitale che, con la loro velocissima evoluzione, trasformano in continuazione le nostre vite e i nostri curricula professionali, condizionando il mondo del lavoro. E ora, più che mai, studiamo per lavori che non esistono, produciamo contenuti per piattaforme che spariranno, competiamo in mercati che saranno spazzati via. In questo di folle, incerta e spasmodica contaminazione dei contrari che è diventato il lavoro nell’era digitale, abbiamo bisogno di mettere qualche punto fermo. Il business, la cultura, la società, il lavoro, l’economia, tutto è influenzato dall’innovazione digitale e per essere proattivi e vivere pienamente l’evoluzione è necessario capire come muoversi. Interamente auto-prodotto, “Lavorability” è frutto dell’esperienza di Marco Montemagno, come lui stesso scrive: «Nonostante siano vent’anni che trappolo nel mondo tecnologico e siano anni che vivo sui social con i miei video che hanno raccolto (non so perché) un seguito che va verso i tre milioni di follower, mi ritrovo come molti di voi a essere ugualmente uno studente all’università dei social.

Con l’aggravante dell’età, perché imparare nuove nozioni e nuovi alfabeti a quindici anni è un conto, a cinquanta è un altro. Gli unici insegnanti che ho a disposizione sono un pizzico di intuito e le mie cicatrici, ovvero i segni di tutti gli errori che ho commesso, provando, testando, sperimentando e aggiustando il tiro ogni volta».

Partendo dal presupposto che sia fondamentale chiedersi “Quale tecnologia sta per stravolgere il mio lavoro?”, Montemagno traccia una serie di indicazioni basate sulla sua esperienza professionale e sul suo rapporto con il mondo virtuale, tanto che è proprio grazie alla Rete che ha potuto auto-pubblicare “Lavorability”, per indicare le abilità di base che saranno necessarie per navigare nel mondo digitale: rapidità nel cogliere le iniziative, saper comunicare soprattutto velocemente, sapersi adattare, individuare il settore professionale che realmente ci interessa o meglio appassiona e, ovviamente, iniziare ad applicare il concetto di “incessantismo”, che equivale a portare avanti tutte le attività incessantemente, martellando, fino in fondo. Fino a quando funziona o non funziona.

Marco Montemagno è un imprenditore digitale seriale e un comunicatore di successo. Fondatore di startup come Blogosfere e 4books, ha una community di oltre due milioni di follower (in continua crescita) dedicata ai temi del marketing, del business, del digitale e della comunicazione. Ex giocatore professionista di ping pong (segretamente vorrebbe tornare a giocare…), da anni vive in Inghilterra.

Per maggiori informazioni visita marcomontemagno.com

IMPERATORE 3 250Sabato  7  dicembre 2019 ore 9:00 al Liceo dell'Arte e della Comunicazione "Giorgio de Chirico” Aula magna- Auditorium si tiene la presentazione del libro "Con tanto affetto ti ammazzerò" di PINO  IMPERATORE. 

Ne parlano con l'autore Felicio IZZO – Preside Liceo dell'Arte e della Comunicazione “Giorgio de Chirico”;  Clelia DI PALMA – Docente di materie letterarie, le alunne e gli alunni del Liceo. 

Con tanto affetto ti ammazzerò

Un più che felice ritorno quello di Gianni Scapece, l’affascinante ispettore già protagonista di “Aglio, olio e assassino” – ritenuto l’atto di nascita di un nuovo genere letterario il noir umoristico – creato dalla fantasia di Pino Imperatore.

E qui, in linea con lo spirito del romanzo, si impone la prima questione, all’analisi dei critici, su quanto il personaggio rifletta l’autore. Ricordo nostalgico e celebrativo del sé giovanile o auspicio/augurio o, addirittura, gratificante transfert, del sé attuale?

Di certo il libro è ben più di un noir umoristico.

Senza dubbio i caratteri del plot sono quelli del giallo, e giallo Napoli, verrebbe da dire richiamando la classificazione dei colori. Nell’ordine, la sparizione di una nobildonna novantenne, col suo maggiordomo; il ritrovamento del corpo; le indagini sui tre figli degeneri della donna; qualche altra morte più o meno naturale; l’inconsueta agnizione finale del tutto inaspettata.

Come pure non mancano i tratti umoristici nella conduzione narrativa, con punte esilaranti nelle scene motorie, a conferma dell’eterna attualità della lezione di Aristotele.

Ma con pari se non più solida altrettanta sicurezza sentiamo di affermare che il romanzo conferma la piena maturità stilistica dell’autore. “L’uomo è lo stile”, suggeriva Queneau, nei suoi esercizi. Pino Imperatore ne è una conferma. Non potrebbe mai semplicemente dire “Scapece c’est moi!”, ma, forse, “Napoli c’est moi”. E Napoli come scenario e anima della storia e di tutti i personaggi che la ispirano. Ma ci ritorneremo.

Quanto alla sicurezza dello stile, da rimarcare, la capacità di governare i differenti fili della trama, la varietà dei livelli espressivi (i piani diegetici come usa la critica accademica). Anzi, in estrema sintesi, viene da dire che la dualità è la cifra identificativa del congegno narrativo nel suo complesso.

Così le pagine del diario della baronessa – una sorta di nobile e malinconico background radiation del tutto funzionale al disvelamento finale – toccano accenti di un lirismo profondo, del resto non nuovi a chi conosce l’opera, anche teatrale, di Pino Imperatore.

Anche la trama vive di questa opposizione, con la figura della nobildonna nel contempo vittima e “assassina”, fino alla scelta finale che sembra riproporre il mito di Antigone, col dilemma legge/etica.

Ma tutto ha un andamento duale, più oppositivo che binario, pur riuscendo sempre a trovare equilibrio e armonia nella forma che, in un libro, è la parola, lo stile, appunto. Allora il comico si fa teleologia quando battute fulminanti illuminano verità gnomiche, quando cronache esilaranti dissimulano i tragici scenari dell’animo umano.

E’ il riso amaro di Eduardo, quello doloroso di Troisi. Quello di Basile e di Cortese. Quello della tradizione letteraria in lingua napoletana.

Perché questo, in fondo, è l’autentico filo conduttore di tutta l’opera di Pino Imperatore: la città di Napoli. Ne racconta storie e leggende, ne descrive palazzi e monumenti, ne celebra scorci e paesaggi. In breve, l’innesco emotivo e narrativo, il processo di catalisi, la profonda alchemica formula sono l’amore per Napoli. Sembrerebbe l’unico elemento unificante, l’imbuto logico e sentimentale, il vortice necessario dove ogni cosa confluisce, il gorgo indispensabile, il black hole che tutto attira condensandolo sino a farne la propria essenza e ragione d’essere.

Se non fosse che Napoli è città duale per vocazione e fondazione. Sirena e quindi ingannatrice. Bella e terribile. Misera e sfarzosa. La terra dei trilli dei mandolini e del crepitio dei kalashnikov. La terra dei pomi d’oro e delle pesche alla diossina, dei lazzaroni e degli intellettuali, l’eterno paradiso (come luogo d’elezione o “condominio” di angeli?) abitato da diavoli.

La terra che nella sua molteplice dualità è metafora stessa della Vita degli uomini. Sempre in bilico tra il bestiale e il divino. Tra gli umori repellenti del corpo e la levità dei pensieri che non hanno forma né suono.

Pino imperatore esprime tutto il suo amore in una intensa dichiarazione, alla quale, ci permettiamo di aggiungere, in corsivo, una considerazione, animati da “quell’odio fatto di un amore viscerale”, come ebbe a dire un grande napoletano:

“ Di Napoli amo la lingua e ogni frammento della sua arte e cultura, e mai riuscirò a spiegarmi come abbia saputo risorgere da tutte le catastrofi della sua storia”.

E ripiombarci ogni volta.

F.I.

Altri articoli...

Off Canvas sidebar is empty