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Presentazione de “Il tempo del calcio” di Claudia Mercurio -  Incontro e pizza con l’autrice

LAPILLI Locandina Mercurio 23 maggio Trianon jpgContinua l’iniziativa “Pizziamoci un libro”, frutto della collaborazione tra la Rogiosi Editore e la Pizzeria Trianon. Dopo le presentazioni dei due libri “Senso di marcia” di Leandro Del Gaudio, Catello Maresca e Duccio Giordano e “Il Lungomare” di Pietro Treccagnoli, con fotografie di Sergio Siano, Stefania Fiscone ed Eliana De Marco,  martedì 23 maggio, alle ore 19:30, la popolare conduttrice del programma “Il bello del calcio” di Canale 21, Claudia Mercurio, presenterà il suo libro “Il tempo del calcio”.  Ancora dunque la possibilità di una “Pizza con gli autori”, evento che ha visto protagonista anche, il 17 maggio, lo scultore Mario Iaione, che sempre alla Pizzeria Trianon da Ciro di via Pietro Colletta ha presentato una mostra di sue sculture raffiguranti Pulcinella, la maschera simbolo di Napoli.

Oggi si parla molto di calcio. Pure troppo. A volte un gioco così semplice diventa complicato, se esposto ai tanti che vogliono metterci bocca. Ci vuole un po’ di chiarezza. E chi meglio di una giovane professionista, già competente per gli anni di lavoro nel settore ma ancora fresca, e divertita da questo curioso circo, può parlarne? Claudia Mercurio imbastisce un’operazione tanto intelligente da apparire provocatoria: ricostruisce la storia dello sport più diffuso al mondo incrociandola, capitolo dopo capitolo, con quella dei suoi più famosi interpreti: Maradona, Pelè, Zidane. Storia sportiva ed epica contemporanea. Mentre capiamo come si sia sviluppato l’harpastum di epoca romana e come sia arrivato ai colleges inglesi che nell’800 formalizzarono le regole del moderno soccer, conosciamo meglio gli idoli degli stadi di ora. Divertendoci. Perché il racconto è condito da aneddoti, battute, trovate ad effetto. Come le citazioni a piè di pagina, pensieri e parole di scrittori, artisti e intellettuali sul calcio. O l’introduzione, per la prima volta nella storia dell’editoria italiana, delle emoticons. Un codice comunicativo immediato, in grado di rapire l’occhio di un pubblico trasversale. Perché le cose cambiano e “il Tempo del calcio, ormai, è rosa…” (come scrive nella prefazione Massimo Giletti).

L’AUTRICE

Claudia Mercurio, classe 1985, è una giornalista pubblicista con laurea in Giurisprudenza. Ideatrice, autrice e conduttrice di programmi televisivi tra cui il talk show sportivo “Il Bello del Calcio”, è una ex Miss Campania che non sta mai ferma: comincia giovanissima e da subito cede al richiamo del palcoscenico, lavora in teatro, al cinema, in radio e in programmi nazionali Rai e Mediaset. L’unica cosa che non ama fare è impigrirsi, non ne avrebbe il tempo. Testimone puntuale della vita della sua città, da vera napoletana beve il caffè e tifa Napoli. Ha dedicato a questo primo libro molta passione ed un pizzico di emozione. Già progetta di scriverne altri.

Per l’occasione sarà possibile acquistare il libro e gustare una pizza accompagnata da una bibita al prezzo speciale di 10 euro

 

Locandina Iaione 250Continua con successo la collaborazione tra la storica pizzeria Trianon di via Pietro Colletta e la Rogiosi Editore. Dopo le presentazioni dei due libri “Senso di marcia” di Leandro Del Gaudio e Catello Maresca e “Il Lungomare” di Pietro Treccagnoli (con foto di Sergio Siano, Eliana De Marco e Stefania Fiscone), organizzate nell’ambito dell’iniziativa “Pizziamoci un libro”, mercoledì 17 maggio, dalle ore 19:00, sarà la volta dei Pulcinella dello scultore Mario Iaione.  

L’artista, infatti, dopo aver presentato a febbraio, al Gran Caffè Gambrinus, il suo ultimo catalogo, edito da Rogiosi, si rimette in gioco proponendo la sua collezione di sculture raffiguranti la nota maschera divenuta ormai vera e propria incarnazione della città di Napoli, con la sua vitalità, la sua passione e, perché no, anche le sue contraddizioni. Dodici pezzi unici esposti in un luogo piacevolmente inedito, quale è la pizzeria Trianon, tutti di diverse dimensioni, il più grande dei quali (63x40x50) è costituito da ‘O quatt’ e’ maggio, ovvero la data in cui storicamente si svolgevano i traslochi in città e poi divenuta espressione proverbiale per indicare una situazione caotica.  

Nel corso della presentazione interverranno, assieme all’artista, anche il maestro Lello Esposito, scultore e pittore che da circa trent’anni lavora sulla città di Napoli e sui suoi simboli, noto in Italia e all’estero, dove ha esposto in numerose mostre, e Loredana Troise, giornalista de l’Espresso Napoletano, responsabile storico-artistico del Museo Hermann Nitsch/Casa Morra e docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti.

 

Ad accompagnare le sculture ci sarà anche una piccola collezione di miniature, ognuna allegoricamente caricata degli oggetti-simbolo di Napoli (mandolini, spaghetti, pizza, corni, putipù), a sottolineare il “peso” della ricchissima e antica tradizione partenopea.

In occasione della mostra sarà possibile acquistare queste statuette al prezzo simbolico di 15€, quota che include anche pizza e bibita, per concludere al meglio la serata. 

Sempre nel progetto di collaborazione tra la pizzeria Trianon e la Rogiosi Editore “Pizziamoci un Libro”, è previsto ancora un altro appuntamento molto importante: il 23 maggio 2017, a partire dalle 19:30, Claudia Mercurio, conduttrice e autrice della trasmissione televisiva “Il bello del calcio” su Canale 21, presenterà il suo libro “Il tempo del calcio”, edito da Rogiosi. 

LO SCULTORE

Mario Iaione è nato a Napoli nel 1977. Fin da piccolo appassionato alla scultura e all’artigianato, ha frequentato la bottega del maestro Lello Esposito, dimostrando da subito la sua straordinaria capacità di modellare la creta; fortemente legato alla storia partenopea, per diversi anni l’artista ha orientato la propria creatività con l’intento di rendere omaggio alla tradizione, cominciando proprio dall’indagine, e conseguente rivisitazione, della maschera di Pulcinella.

“Don Alfonso 1890 - Salvatore Di Giacomo e Sant’agata sui Due Golfi”. Anche in questo nuovo romanzo di Raffaele Lauro emerge una galleria di figure femminili, tutte positive, che impreziosiscono il tessuto narrativo dell’opera e sembrano confermare il profetico auspicio dello scrittore sul ruolo determinante della donna nel futuro del mondo

di Carlo Alfaro

Chi vorrà porre mano, in futuro, all’analisi critica dell’opera narrativa di Raffaele Lauro, pervenuta felicemente, e con costante successo, alla sedicesima prova, con questo nuovo romanzo, dal titolo “Don Alfonso 1890 - Salvatore Di Giacomo e Sant’Agata sui Due Golfi”, in uscita a fine giugno prossimo, non potrà esimersi dal dedicare un intero capitolo alle figure femminili, descritte sempre, con grande ossequio e con rispetto, oserei dire, con devozione. D’altro canto, Lauro non ha fatto mai mistero, anche nei suoi interventi pubblici, da anni, attraverso apparenti battute, in realtà giudizi sostanziali, che saranno le donne “a salvare il mondo” e a porre rimedio agli errori storici commessi dagli uomini per cecità, per libidine di potere, per ingordigia di ricchezze e per delirio di onnipotenza. Dalle sue pagine emergono sempre donne forti, coraggiose, qualunque ruolo sociale occupino, determinate e insieme sensibili, siano esse casalinghe o imprenditrici, oppure mogli, madri, compagne di vita, amiche o amanti. Riecheggia in Lauro l’ammirazione profonda per le sue nonne: la materna, donna Peppinella De Simone, vedova Aiello, capo dell’azienda agricola familiare, e la paterna, donna Maddalena Russo, la quale giovanissima rimase vedova del marito, perito nella prima guerra mondiale, e lei, con tre orfani a carico, si rimboccò le maniche e si dedicò al lavoro di sarta per tirare avanti, con coraggio, indipendenza e dignità. Si avverte l’ammirazione totale per la madre Angela, alla quale ha dedicato, post mortem, i due volumi di “Quel film mai girato”, un’opera narrativa che affascinò molto Lucio Dalla e che il critico cinematografico, Gianluigi Rondi, definì, in una presentazione pubblica, a Roma, “un libro che ogni figlio avrebbe desiderato scrivere sulla propria madre”. Si sente in lui, da cristiano, una sincera devozione verso Maria, Madre di Misericordia e Madre di Dio, ponte di pace tra Cristianesimo e Islam, come ha testimoniato, di recente, in una conferenza pubblica. Anche in questo romanzo, quindi, emerge una galleria di figure femminili, tutte positive, che impreziosiscono il tessuto narrativo dell’opera e sembrano confermare il profetico auspicio dello scrittore sul ruolo determinante della donna nel futuro del mondo. Gli ho chiesto di confrontarmi con lui, come in passato, su questo aspetto non secondario del suo mondo poetico. Come sempre, il professore non si sottrae e risponde alle mie provocazioni, senza rete di protezione.

Perché, nella sua opera narrativa, lei attribuisce alla figura femminile un ruolo così importante, assoluto, imprescindibile, insostituibile?

Perché la figura femminile lo è oggettivamente, nella realtà storica e nella vita di ciascuno di noi. Non costituisce, quindi, una mia invenzione o un mero convincimento. Possiamo anche non avere una moglie o non essere padri di una figlia, ma non possiamo non essere figli di una madre.

Eppure la scienza...

Sono il più aperto al riconoscimento dei diritti costituzionali di tutti i cittadini e l’ho dimostrato, da parlamentare della Repubblica, con le mie proposte di legge, senza discriminazioni tra cittadini di serie A e di serie B, ma privare, per legge, un bambino della figura materna, sia essa madre naturale che adottiva, mi sembra una violenza intollerabile, espressione di egoismo, più che di amore. Se un robot impersonale, frutto del progresso scientifico (per me regresso, in questo caso!), dovesse essere capace anche di concepire, di gestire e di partorire un figlio, non cambierei il mio approccio. Il rapporto tra madre e figlio si nutre di un’interazione di sentimenti, di valori e di consonanze, non replicabili scientificamente. Basterebbe chiedere ad un orfano di madre o a chi non ha conosciuto, per congiunture negative, la propria genitrice, cosa gli sia mancato.

In questo romanzo, come nei precedenti, la figura femminile domina sovrana, a partire dalla madre del protagonista, don Alfonso Costanzo Iaccarino, la signora Maria Rosa Persico, maritata con Luigi Iaccarino, chiamata da tutti Rosa, come Rosa si chiamerà la moglie del fondatore della dinastia Iaccarino, che gli avrebbe dato ben undici figli! Ho trovato semplicemente delizioso l’abbinamento, affettivo e olfattivo, tra le Rose (madre e moglie) della vita di don Alfonso Costanzo con le rose (fiori) della canzone, da lui amatissima, “Era de maggio”, il capolavoro di Salvatore Di Giacomo e di Pasquale Mario Costa.

Rose 250Tutto lu ciardino addurava de rose a ciento passe. Turnarraggio quanno tornano li rrose... si stu sciore torna a maggio, pure a maggio io stóngo ccá... Si stu sciore torna a maggio, pure a maggio io stóngo ccá. La canzone delle rose di Di Giacomo scandisce tutta la vita di don Alfonso Costanzo. Il rapporto con la madre, rimasta vedova, rappresenta un punto di riferimento essenziale, come risulta dalle lettere che le scrive da New York. 

Una donna tenace, forte e determinata che rifiuta il compromesso di un secondo matrimonio per allevare quel figlio, da sola, anche a costo di fare dei grandi sacrifici, industriandosi, ad affittare camere, d’estate, per non chiedere aiuto agli altri.

Che si piega alla dolorosa circostanza di lasciar partire il figlio quattordicenne per l’America, nella certezza che Alfonsino sarebbe ritornato, per riprendere il cammino per la realizzazione del loro sogno: una pensione-ristorante, che portasse il cognome Iaccarino. Allo stesso modo la moglie, la quale, oltre a donargli undici figli, lo collabora, onnipresente e discreta, nella conduzione dell’attività, prima da sola e, poi, mano a mano che crescono, con i figli: le femmine addette alle camere, gli uomini alla gestione generale, agli approvvigionamenti, alla cucina, alla cantina e alla sala da pranzo.

Anche le figlie non sono da meno.

Se Olga e Maria si dedicano alle loro famiglie, Laura e Anna appaiono le più tenaci nel voler continuare l’attività paterna, seguendo proprie strade. Io ho avuto il privilegio di conoscere, in piena attività, la signora Laura Iaccarino, maritata con Angelo Foddai, gestori dell’Albergo Europa Palace di Sorrento. Da studente-lavoratore, feci, per tre estati, da ragazzo, il boy di portineria, in quel grande albergo, sotto la guida di un indimenticabile concierge, Carmine Buonagura. Ero colpito dall’energia e dalla determinazione della “padrona”, sempre in movimento, tra i piani, i saloni, la lavanderia, le cucine. Una donna indimenticabile. Senza queste donne, madri e mogli di albergatori, collaboratrici preziose nelle aziende, la nostra storia turistica sarebbe stata diversa.

Dal nonno famoso al nipote ancora più famoso. Anche accanto a lui, un figura femminile fondamentale. 

Livia Adario, la sua ragazza, la sua fidanzata, sua moglie, la sua principale collaboratrice, la madre dei suoi figli. Un pilastro!Livia e Alfonso Iaccarino 250 Anzi, il pilastro, come la definisce don Alfonso. Alfonso e Livia sono coessenziali, indisgiungibili. Tutto quello che hanno fatto e conquistato, lo hanno fatto e conquistato insieme, sfidando i luoghi comuni, avendo il coraggio di scegliere insieme, di studiare insieme, di viaggiare insieme, osservando e apprendendo, insieme, dalle altrui esperienze, conservando la tradizione, senza rinunziare all’innovazione, mantenendo i piedi a terra, senza dimenticare di sognare, come due visionari, come due realizzatori, capaci di discutere, di lottare, di confrontarsi e, talvolta, anche di sbagliare, sempre insieme.

Come nelle monarchie, anche nella loro dinastia la successione è assicurata?

Ernesto ha ereditato le virtù creative del padre, mettendole subito a frutto in cucina. Mario quelle organizzative della madre, praticandole quotidianamente in sala. La quarta generazione degli Iaccarino appare già pronta sulla rampa di lancio, ben sapendo che la coppia regina dell’alta cucina italiana, avrà ancora molto da creare e da organizzare. La loro favola, umana, professionale e sentimentale, continua. Livia rimane la sacra custode della super cantina del Don Alfonso 1890. Un regno nel regno.

Glielo auguriamo, veramente, di cuore!

Presso la Pontificia Facoltà una giornata di studio su Joseph Ratzinger in occasione dei suoi 90 anni. 

LAPILLI Copertina LibroMartedì 16 maggio, a partire dalle ore 11, presso la sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, a Napoli in viale Colli Aminei 2, avrà luogo una giornata di studio dedicata a Benedetto XVI, in occasione dei 90 anni del Papa emerito, che proprio in quella sede universitaria, quando era cardinale, aveva presieduto l’inaugurazione dell’anno accademico 1994/1995.

L’incontro celebrativo si svolge a un mese esatto dal compimento dei 90 anni da parte di Benedetto XVI, lo scorso 16 aprile, e nell’approssimarsi di altri due importanti anniversari: il quarantennale della sua ordinazione episcopale (28 maggio) e della creazione cardinalizia (27 giugno). 

Il convegno sarà un’occasione per riflettere sull’opera teologica e sul magistero di uno dei maggiori teologi del novecento, che varie volte ha soggiornato nella nostra città e che nella sua visita pastorale da Sommo Pontefice, il 21 ottobre 2007, ebbe straordinarie parole d’amore per Napoli e per i napoletani: «Sono in mezzo a voi, cari amici, per spezzare con voi la Parola ed il Pane della Vita, ed il tempo brutto non ci scoraggia, perché Napoli è sempre bella!».

Nel corso del convegno, sarà presentato al pubblico il volume Joseph Ratzinger Benedetto XVI – Immagini di una vita, pubblicato dalle Edizioni San Paolo e scritto a quattro mani dai giornalisti Maria Giuseppina Buonanno e Luca Caruso.

La giornata – Al convegno di martedì, moderato da Giuseppe Falanga, docente  e direttore delle pubblicazioni della Pontificia Facoltà Teologica, dopo l’introduzione ai lavori del vicepreside, Gaetano Di Palma, interverranno monsignor Gennaro Acampa, vescovo ausiliare di Napoli, Luca Caruso, responsabile dell’ufficio stampa della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI e coautore del volume, Antonio Ascione, docente e segretario generale della Facoltà Teologica.

 

Il libro – L’11 febbraio 2013 Benedetto XVI annuncia alla Chiesa e al mondo la sua intenzione di rinunciare al pontificato. Partendo da questo evento che è nella memoria di tutti e tornando indietro nel tempo, come in un ideale flashback, il volume Joseph Ratzinger Benedetto XVI – Immagini di una vita, racconta la vita di Ratzinger, dalla nascita in un paesino della Baviera il 16 aprile 1927, all’attuale condizione di Papa emerito, vissuta nella preghiera presso il monastero Mater Ecclesiae, in Vaticano.

Una narrazione avvincente, strutturata in 9 capitoli accompagnati da 120 fotografie, alcune delle quali inedite, che ripercorre le principali tappe della vicenda umana e spirituale di questo «umile lavoratore nella vigna del Signore»: l’infanzia nella Germania degli anni Trenta, il dramma della guerra e della prigionia, la vocazione sacerdotale, la brillante carriera accademica, la partecipazione al Concilio Vaticano II, l’elezione ad arcivescovo di Monaco e Frisinga e la nomina a cardinale, il lungo impegno come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede al fianco di Giovanni Paolo II, gli otto anni di un pontificato segnato anche da momenti difficili.

Uno straordinario patrimonio di immagini, ricordi e testimonianze che ci restituisce tutta la ricchezza umana, teologica e pastorale di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI.

Giordano Bruno Guerri: “questo romanzo ci accompagna in un viaggio in motocicletta nel Giappone più insolito e misterioso, tra sogno e realtà

LAPILLI giordano bruno guerri mario vattani e Jun IchikawaRoma, 4 maggio 2017 – "Con la sua prosa vivida e coinvolgente Mario Vattani ne <La Via del Sol Levante> ci accompagna in un Giappone insolito e misterioso”. Con queste parole lo scrittore e storico Giordano Bruno Guerri ha aperto la presentazione del nuovo libro di Mario Vattani, già console generale a Osaka, che si è svolta nella prestigiosa ed affollata sede del Circolo degli Esteri della Farnesina. “Un viaggio in moto tra sogno e realtà, quello di Vattani – ha proseguito Guerri nella sua introduzione - che per certi versi ricorda "On the Road" di Jack Kerouac in un percorso attraverso il tempo, la storia ed il sogno."

Dopo il successo del suo primo romanzo “Doromizu. Acqua torbida” (Mondadori, 2016), Vattani, in questo secondo romanzo, decide di raccontare se stesso: un diplomatico italiano appassionato dell’Oriente che riesce finalmente a realizzare il suo sogno di trasferirsi a Tokyo, e intraprendere un lungo viaggio in motocicletta. Tra una tappa e l’altra del suo percorso solitario nei luoghi meno conosciuti delle isole giapponesi, la narrazione si intreccia con la storia dei rapporti tra Italia e Giappone all’inizio del ‘900. Ne “La Via del Sol Levante” (Idrovolante Edizioni) incontriamo alcuni protagonisti meno conosciuti del rapporto Italia-Giappone fino alla tragica conclusione del secondo conflitto mondiale. La pubblicazione è inserita nelle celebrazioni ufficiali del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia. Per questa ricorrenza, dal 2016 fino al prossimo agosto, si tengono in varie località giapponesi e italiane diversi eventi culturali di alto livello (http://www.it.emb-japan.go.jp/150).

Hanno partecipato all’evento, moderato dalla giornalista e nipponista, Stefania Viti, Domenico Giorgi, già Ambasciatore d’Italia a Tokyo (2013 – 2017), Andrea Purgatorio e l’attrice e doppiatrice giapponese Jun Ichikawa, che ha letto alcuni brani del romanzo. Tra le oltre 200 persone che hanno partecipato all’evento, nutrito il parterre di diplomatici e personalità presenti tra i quali, l’Ambasciatore Camillo Zuccoli, l’ex Ambasciatore a Washington, Sergio Vento, l’ambasciatore Luca Del Balzo di Presenzano, il presidente della Fondazione Italia Giappone, Umberto Vattani, la direttrice dell’Istituto di Cultura Giapponese a Roma, Naomi Takasu. Ed ancora, il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, Alfonso Rossi Brigante, il flautista di fama mondiale Andrea Griminelli, i consoli Gennaro Famiglietti e Mattia Carlin.

D.G.

Salvatore Di Giacomo e Vico Equense. Il grande poeta napoletano era legatissimo non solo ad Agerola e a Sant’Agata sui Due Golfi, ma frequentava, fin dalla fine dell’ottocento, i bagni termali dello Scrajo, a Vico Equense. Vicende inedite e di grande interesse storico nel nuovo romanzo di Raffaele Lauro, “Don Alfonso 1890 - Salvatore Di Giacomo e Sant’Agata sui Due Golfi”

di Giuseppe D’Esposito

Man mano che si procede nella lettura delle bozze del nuovo romanzo di Raffaele Lauro, “Don Alfonso 1890 - Salvatore Di Giacomo e Sant’Agata sui Due Golfi”, si ha la precisa sensazione di trovarsi dentro una miniera inesauribile di fatti storici e di vicende, del tutto inedite, che riguardano l’intera Penisola Sorrentina. Anche in questo lavoro, infatti, dopo la celebrazione, a tutto tondo, della nostra città, dal monte Faito alle marine, fatta nel terzo romanzo de “La Trilogia Sorrentina”, “Dance The Love - Una stella a Vico Equense”, attraverso gli occhi incantati della grande danzatrice russa Violetta Elvin, vicana di adozione, da circa sessant’anni, l’Autore non rinunzia a scrivere altre pagine bellissime su Vico Equense e sulla sua ricchissima storia. In particolare: la frequentazione di Salvatore Di Giacomo, fin dalla fine dell’Ottocento, dei bagni termali dello Scrajo; l’amicizia con il religioso e intellettuale vicano, don Gaetano Parascandalo, primo storico della nostra città; il dibattito, tra i due, sulla figura di Giovanni Battista Della Porta e sul luogo di nascita del grande pensatore del Seicento e, infine, le indagini su un fatto di cronaca nera, avvenuto, in quegli anni, a Vico Equense (“Il mistero di Vico Equense”), che coinvolse l’opinione pubblica vicana, napoletana, nazionale e francese. Lauro ci racconta come sia pervenuto a queste interessanti rivelazioni, una vera chicca per noi vicani, e di chi lo ha guidato in questo percorso di ricerca documentale, seguita, poi, dalla sua scrittura narrativa. 

Anche in questo romanzo, lei non trascura la nostra Vico Equense, la terra d’origine dei sui avi materni. Si tratta di una forzatura affettiva?

Tutt’altro. Nel piano-struttura originario del romanzo, Vico Equense non rientrava, anche se avevo avuto notizia certa di una cartolina, a firma di Salvatore Di Giacomo, spedita dal poeta dai bagni termali dello Scrajo di Vico Equense, venduta ad un’asta. Le ricerche successive, presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, sezione Lucchesi Palli, nel complesso epistolario di Di Giacomo (scriveva a getto continuo, ovunque si recasse, spesso su cartoline che riproducevano anche delle sue fotografie di Napoli), non evidenziarono, a proposito, altra corrispondenza da Vico Equense o una frequentazione assidua del luogo, da parte del poeta. Ne ho chiesto notizia, allora, al professor Salvatore Ferraro, mio amico e bibliofilo di livello nazionale, il quale, come sempre, mi ha guidato, attraverso alcuni scritti minori di Di Giacomo, ad una scoperta sorprendente. Quella cartolina, ora in mano a qualche collezionista privato, non rappresentava un fatto sporadico. Al contrario. Salvatore Di Giacomo era un assiduo frequentatore di Vico Equense e dei bagni termali dello Scrajo, fin dalla fine dell’Ottocento, ove si recava da Napoli per curare i primi sintomi artritici di una malattia, l’uricemia, che lo avrebbe portato alla morte, nel 1934. Presso lo Scrajo, aveva conosciuto un religioso locale, che si dilettava in ricerche storiche, don Gaetano Parascandolo, il quale gli aveva fatto dono di una sua vecchia pubblicazione di storia locale. Di Giacomo, inoltre, era anche l’autore di una serie di articoli di cronaca nera (non dimentichiamo che, alle origini, era stato un cronista di nera sui giornali napoletani), pubblicati su un quotidiano partenopeo, intorno al misterioso omicidio di un ragazzo francese. Di tutto questo risultato, sono particolarmente grato a Ferraro: uno squarcio di luce, che ha consentito di documentare quanto il grande poeta napoletano amasse tutta la costiera sorrentino-amalfitana, compresa Vico Equense. 

Forse conviene partire proprio dallo Scrajo. Dai bagni termali, già famosi in quell’epoca.

LAPILLI ScrajoFamosissimi, direi! Vico Equense era ed è una terra benedetta, come tutta la costiera sorrentino-amalfitana. Aveva ed ha tutto: la montagna, le colline, il piano, le spiagge e, pure, mica poco, una ricca sorgente di acque termali, che curavano e curano sia le malattie della pelle che le patologie della respirazione. Cielo, sole, mare e acque termali, che erano state premiate, come altamente terapeutiche, nel 1897, dalla Società Italiana di Medicina Interna. La miscela di salsedine, di bromuro e di iodio curava e cura anche le affezioni otorinolaringoiatriche, i reumatismi e i dolori articolari. Per quest’ultima terapia, venivano utilizzate, appunto, da Di Giacomo. I bagni dello Scrajo, noti in tutta l’Italia, fin dall’inizio del Novecento, erano ben frequentati anche da personalità napoletane e romane.

 

A chi si deve la scoperta e la messa a frutto terapeutico della sorgente?

Il proprietario del fondo a mare dello Scrajo, un medico-chirurgo siciliano, Andrea Scala, intuì subito l’importanza terapeutica della sorgente e iniziò a costruire un complesso termale, ampliato dagli eredi, che oggi rappresenta un fiore all’occhiello del nostro turismo termale, non solo a livello nazionale.

Allo Scrajo si conobbero Di Giacomo e don Gaetano Parascandolo?

Nonostante la differenza di età, trent’anni, si conobbero, fraternizzarono e si scambiarono le rispettive pubblicazioni. Il canonicoLAPILLI Parascandolo gli regalò la copia della sua monografia su Vico Equense, che aveva pubblicato nel 1858, e coinvolse il grande poeta nelle sue ricerche sul luogo di nascita del filosofo-alchimista seicentesco, Giovanni Battista Della Porta. Si batteva, da anni, per dimostrare che il Della Porta fosse nato a Vico Equense, in una delle ville collinari di proprietà della sua famiglia, una nobile schiatta napoletana.

Di Giacomo era interessato alla questione?

Certamente, la questione, infatti, era oggetto, all’epoca, di discussione nel mondo accademico e culturale napoletano. Di Giacomo considerava Della Porta un vero genio, una mente prodigiosa, un pensatore straordinario, un uomo della modernità...

Un mago?

Un precursore della scienza, a giudizio di Di Giacomo, come Campanella, Bruno, Galileo e Keplero, i cui trattati sull’agricoltura sono ancora attuali. Per questo il poeta accettò di andare in carrozzella, con il prete, fino al casale di Pagognano.

A far cosa?

Don Gaetano volle mostrargli la villa, dove, secondo lui, era nato il Della Porta.

Di Giacomo se ne convinse?

Non del tutto, ma consigliò all’anziano canonico di cercare l’atto di nascita per averne la certezza. La vista dei frutteti e dei vigneti, tuttavia, i profumi della menta e della mortella, una flora così copiosa e variata, letta nelle opere in latino di Della Porta, lo convinsero che, in quei luoghi, il filosofo fosse, se non nato, certamente cresciuto e vissuto, tra campi, orti, selve di castagni, uliveti e vigneti prosperosi e bassi.

Cosa sappiamo di don Gaetano Parascandolo?

Gli studiosi di cose vicane farebbero bene ad approfondire questa figura di prete intellettuale, di ispirazione liberale, censurato dalla gerarchia. Era più anziano di Di Giacomo di trent’anni, nato a Vico Equense nel 1830, da un’antica e nobile famiglia vicana. Appassionato di storia patria, aveva pubblicato una monografia su Vico Equense, nel 1558, di cui menava gran vanto. Professore nel seminario di Cava, di ispirazione patriottica, cade sotto i rigori dell’arcivescovo di Sorrento. Dovette combattere anche per avere il riconoscimento del canonicato di famiglia. Si prese, comunque, prima di morire, nel 1904, trent’anni prima di Di Giacomo, la soddisfazione di pubblicare le notizie storiche sulla nascita e la figura del Della Porta, frutto delle sue decennali ricerche, e una biografia dell’ultimo vescovo di Vico Equense, il repubblicano Michele Natale, impiccato, nel 1799, per le sue idee liberali.

Materia per un convegno sul rapporto Parascandolo-Natale, Parascandolo-Della Porta, Parascandolo-Di Giacomo.

Materia di grande interesse!

LAPILLI Della PortaHo letto che di Giacomo si interessò anche di un omicidio, consumato a Vico Equense, un omicidio misterioso?

Esattamente. Scrisse, dal 23 luglio al 3 agosto 1894, sette articoli magistrali, di apparente cronaca giudiziaria, in realtà autentici capolavori narrativi, pubblicati su “Il Corriere di Napoli”, con il titolo, appunto “Il mistero di Vico Equense”. Con i quali tenne viva l’opinione pubblica sull’omicidio di un ragazzo francese, mentre inquirenti e magistratura, in contrasto tra loro, brancolavano nel buio.

Cosa era effettivamente avvenuto?

Sugli scogli sotto La Fusarella, fu trovato il cadavere di un ragazzo francese, di 13 anni, Henry Maubertot, scaraventato giù dal suo patrigno, il marchese Luciano Gastone De Nayve, per ragioni di eredità. Ci vollero nove anni per arrivare alla verità. Alla fine, l’assassino fu condannato, in Francia, per il grave delitto, anche per merito degli articoli di Di Giacomo.

Di Giacomo poeta della canzone, fotografo, commediografo e scrittore. Anche investigatore?

Non dimentichiamo che Di Giacomo era nato come giornalista di cronaca napoletana, anche nera. Ma quegli articoli di nera svelano la sua ricchezza di narratore e il suo sentimento di poeta.

Presenterà il libro anche a Vico Equense, oltre che a Sant’Agata sui Due Golfi, ad Agerola e a Sorrento?

Lo spero. Mi piacerebbe proprio nell’Albergo Scrajo Terme, condotto sempre dagli eredi Scala. Sarebbe un omaggio a don Salvatore, il poeta, a don Gaetano, il prete liberale, e al dottor Andrea Scala, lo scopritore delle proprietà terapeutiche dell’antica sorgente termale dello Scrajo.

9788820998516 0 0 300 80Venerdì 28 aprile, a partire dalle ore 11, presso la sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, in viale Colli Aminei 2, a Capodimonte, la Libreria Editrice Vaticana (LEV) presenterà al pubblico il volume Guarita dall’Amore - Storia di Maria Grazia Veltraino di Carlo Ambrosio Setti e Rosario Faggiano.

 Il libro – Il volume racconta la straordinaria vicenda della signora Veltraino, finita su una sedia a rotelle nel 2001, a causa di una malattia incurabile, ma inspiegabilmente guarita nel 2008, come risulta agli atti del processo di beatificazione, per intercessione di don Luigi Caburlotto, sacerdote veneto che Maria Grazia aveva personalmente conosciuto.

Ma la storia non si riduce al solo racconto di una guarigione miracolosa: è anche storia di un’esistenza contrassegnata fin dalla nascita da una dolorosa emarginazione familiare e sociale (la condizione di “figlia illegittima”, letteralmente abbandonata dai propri genitori e dalla società civile), di una bambina cha passava da un orfanatrofio all’altro, di una donna di fede che anelava alla libertà.

Guarita dall’Amore è il libro che raccoglie questa storia, scritto a quattro mani da due persone che hanno conosciuto Maria Grazia da vicino: don Carlo Ambrosio Setti, medico e sacerdote che ha assistito la Veltraino fin dall’inizio della malattia, e  Rosario Faggiano, giornalista e scrittore.

Il dibattito – Alla presentazione del libro, moderata dal professor Giuseppe Falanga, direttore delle pubblicazioni della pontificia facoltà, interverranno, oltre ai due autori, il Vescovo Marcello Bartolucci, segretario della congregazione per le cause dei santi, Padre Edoardo Scognamiglio, teologo e ministro provinciale dei francescani conventuali, don Giuseppe Merola, vice direttore della Libreria Editrice Vaticana, don Gaetano Di Palma, vice preside della pontificia facoltà, e la professoressa Elvira Scognamiglio, docente di lettere.

Il Beato – Nato a Venezia il 7 giugno 1817 da una famiglia di gondolieri, don Luigi Caburlotto è il primo parroco veneziano ad essere stato beatificato. Ordinato sacerdote il 24 settembre 1842, il 30 aprile 1850 diede inizio ad una scuola popolare per le fanciulle trascurate dalle famiglie. In pochi anni il gruppo di maestre volontarie che sosteneva la scuola si trasformò in un istituto religioso di suore, per le quali don Luigi stesso scrisse la Regola e che chiamò Figlie di San Giuseppe.

Mentre continuava con amore la cura pastorale della sua parrocchia di San Giacomo dall’Orio (Venezia), don Luigi si preoccupò anche di dare continuità e organizzazione alla carità e all’assistenza per i molti poveri di quell’area della città. Curò pure la formazione scolastico-professionale dei maschi, istituendo un patronato maschile serale. Nel 1857 diede vita all’Istituto Manin per accogliere e sostenere le ragazze povere. Nel 1859 fondò nella città di Ceneda (oggi Vittorio Veneto, Treviso) una scuola elementare popolare gratuita e un collegio con più elevato programma di studi. Trascorse gli ultimi anni in quasi totale ritiro, provato da lunghe sofferenze, ma sereno e sempre interessato alle opere che continuava a dirigere. Morì il 9 luglio 1897, assistito dal patriarca Giuseppe Sarto (il futuro pontefice San Pio X). Nel luglio 1994, Giovanni Paolo II promulgò il decreto nel quale dichiarava che monsignor Luigi Caburlotto visse in grado eroico tutte le virtù cristiane. Il 9 maggio 2014 Papa Francesco ha autorizzato a promulgare il decreto sull’autenticità del miracolo di Maria Grazia Veltraino per intercessione di don Luigi Caburlotto. Grazie a questo riconoscimento, don Luigi fu beatificato a Venezia il 16 maggio 2015. 

Alla libreria Raffaello presentato il comitato “Liber@Arte”: gli editori Rogiosi, Guida e Alessandro Polidoro insieme per far tornare a Napoli il Salone del Libro

LAPILLI Presentazione comitato Liberarte 1Si è tenuta ieri 12 aprile presso la libreria Raffaello di Via Kerbaker a Napoli, la presentazione del Comitato Liber@Arte, ossia l’unione di tre editori napoletani, Rogiosi, Guida e Alessandro Polidoro, che hanno deciso di unire forze e intenti con due obiettivi ben precisi: in primis, sensibilizzare Napoli e la Campania e i suoi giovani lettori alla lettura appunto, in una regione e un Mezzogiorno dove si legge davvero poco. Basti pensare che l’intero Sud Italia legge quanto la sola regione Lombardia. In seconda istanza, il comitato vuole realizzare un desiderio, ovvero riportare Il Salone del Libro e dell’Editoria a Napoli. È nel capoluogo partenopeo che è nata Galassia Gutenberg, ma da cinque anni l’evento dedicato ai libri è scomparso dalla scena. “Non è possibile che Napoli non abbia una fiera del libro”, ha sottolineato Polidoro dell’omonima casa editrice, “il nostro primo e concreto obiettivo è proprio quello di ridare dignità letteraria a Napoli, una città ricca di autori e di cultura”. A far eco a Polidoro, Rosario Bianco, della Rogiosi Editore, che ha sottolineato come l’editoria campana e italiana sia caratterizzata da profonde divisioni, mentre il comitato Liber@Arte nasce per unire: “Siamo un inedito”, ha detto Bianco, “ e siamo andati anche oltre quelli che sono gli interessi individualistici e imprenditoriali per il bene dei libri”. Una sinergiaLAPILLI presentazione comitato gli editori Diego Guida Rosario Bianco Alessandro Polidoro quasi obbligata quella dei tre editori napoletani che hanno capito che l’unione è l’unica possibilità di rilanciare il libro al Sud: “Il fermento è di casa a Napoli”, ha detto Diego Guida della Guida Editori, “ed è un peccato non sfruttarlo, perché gli editori al Sud ci sono, gli autori anche, la qualità letteraria pure, ma si è lasciati soli dalle istituzioni ed è per questo che noi dobbiamo rimboccarci le maniche”. Nel corso della presentazione, moderata dalla giornalista Nunzia Marciano, sono poi intervenuti sei autori di altrettanti libri, due per ogni casa editrice, che si sono alternati in una staffetta letteraria: sono stati presentati She’s Rock di Mariagrazia Liccardo e Trentaremi di Vittorio Del Tufo per Rogiosi Editore; Non una di più di Maria Rosaria Selo e Bob Dylan. Cantautore da Nobel di Gianfranco Coci e Antonio Tricomi per Guida Editori; Mia di Federica Flocco e Single per legittima difesa di Nunzia Marciano per la Alessandro Polidoro Editore. L’incontro ha visto anche l’intervento dello scrittore Maurizio de Giovanni, che ha messo l’accento sul fatto che Napoli è fonte di continuo racconto: “L’Italia ama Napoli”, ha detto l’autore de I bastardi di Pizzofalconee vuole vederla, e questo non può essere sottovalutato ma anzi deve essere valorizzato”. Un saluto è stato fatto anche dall’artista di Napoli per eccellenza, Lello Esposito, che assieme a de Giovanni è stato tra i primi firmatari dell’iniziativa congiunta alla presentazione del comitato, ossia la raccolta di firme di adesione sulla volontà di far tornare appunto a Napoli Il Salone del Libro. Dalle parole, infine, ai fatti: durante la presentazione si è lanciato il primo appuntamento del comitato, i prossimi 21-22 e 23 aprile in via Luca Giordano a Napoli per l’iniziativa Il gazebo dei libri, che porterà i libri nel cuore della città, come ha sottolineato anche la consigliera della V municipalità Mariarosaria Cafasso, che ha espresso la piena adesione e partecipazione alle iniziative del comitato. 

LAPILLI Copertina libro di Daniela DaleIn occasione del mese dedicato alla donna e al giorno della fondazione dell'ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili (23 marzo 1522), mercoledì 22 marzo 2017 alle ore 18:30, presso il Museo delle Arti Sanitarie del Complesso degli Incurabili di Napoli, si terrà la presentazione del libro "Abbi cura della tua fertilità" di Daniela Dale, edito GrausEditore nella collana Coralli. Prima della presentazione, in collaborazione con il prof. Gennaro Rispoli, Primario Chirurgo Ospedale Ascalesi e Direttore del Museo delle Arti Sanitarie di Napoli, sarà possibile visitare il Complesso degli Incurabili, un luogo simbolo della storia della Medicina, dove l'arte incontra la scienza. Inoltre, il ricavato delle mille copie dedicate all'autrice sarà devoluto in beneficenza ad un'ospedale pediatrico di Napoli.

Il luogo

L’Ospedale degli Incurabili, capolavoro del barocco e del rococò, fu edificato il 23 marzo 1522 per volontà della nobildonna catalana Maria Lorenza Longo, filantropa e fondatrice del monastero "di Santa Maria in Gerusalemme" (locali annessi all'ospedale degli Incurabili), una donna sempre attenta alle necessità dei bisognosi. Per essi pensò di edificare questo Luogo di cura per le malattie non curabili, quali la sifilide, giunta in Italia dopo la scoperta delle Americhe e diffusasi a Napoli a seguito dell’invasione delle armate di re Carlo VIII nel 1494. La Longo creò questa struttura sanitaria che è sopravvissuta fino ad oggi come testimonianza della storia della medicina a Napoli. Passeggiando tra i reparti dell’ospedale, si possono ammirare spazi dove l’arte resiste al tempo, evocando lo splendore di un passato glorioso. Si possono rivivere la splendida Farmacia storica, l’orto medicinale, la cappella Montalto, il Museo delle Arti sanitarie e il chiostro di Santa Maria delle Grazie. La Farmacia settecentesca è considerata un capolavoro assoluto della scienza medica napoletana d’età illuministica.

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