Salerno

Foto locandina Libro Mauriello“Il mal sottile. Storia di una lotta secolare tra uomo e malattia” di Giuseppe Lauriello è un’esauriente, quanto accurata, piacevole e scientificamente dosata storia della vittoria della Scienza medica su di un male che, pur continuando a mietere vittime, in numero notevole, inaccettabile di questi tempi, può considerarsi conosciuto nei più fini dettagli infettivologici. Debellato o almeno nei paesi più avanzati socialmente ed economicamente, la storia raccontata dal Dott.re Giuseppe Lauriello, egli stesso primario in quiescenza all’ospedale “Giovanni Da Procida” di Salerno, nel suo libro intitolato "Il mal sottile" per i caratteri della Gutemberg edizioni, è un eccellente lavoro di ricerca per tratteggiarne la sua storia. Interessante il capitolo della preistoria medica ed esaltanti e scultoree le figure di personalità che hanno in qualche modo legato il loro nome allo studio di tale flagello. Forlanini, Monaldi, Wirchof, Wachsmann diventano così quasi leggendari testimoni di una lotta senza quartiere a tale patologia che, una volta individuata come causata dal bacillo infame, ha imboccato un suo viale del tramonto, anche per l’apporto e gli studi di chimici e microbiologi determinati, forti di una tecnologia che tanti risultati darà alla Scienza tutta. Le mutate condizioni sanitarie del globo terrestre hanno spostato e spostano la lotta tra il micobatterio e il sistema immunitario di ognuno, resta il fatto che biochimicamente il batterio incriminato non ha più segreti.

Giuseppe Lauriello è nato ad Ogliastro Cilento in provincia di Salerno. Primario pneumologo, ora in pensione, presso l’Ospedale “G. Da Procida” del capoluogo. Ha coltivato da sempre l’interesse per tematiche storico - mediche, pubblicando numerose disamine su riviste mediche letterarie. La presenza a Salerno, dove vive da tempo, lo ha spinto tra l’altro ad approfondire alcuni aspetti relativi alla storia della celebre Scuola ippocratica con riflessioni e ricerche conseguite in periodici culturali ed esposte in Convegni Scientifici. Relative a questo settore due sue monografie: La patologia respiratoria nel dottrinario della Scuola Medica di Salerno e istruzioni per il medico, un manoscritto salernitano del XII secolo, pubblicato a cura del Centro studi e documentazione della Scuola Medica Salernitana. Giuseppe Lauriello scrive da sempre anche eccellenti poesie che appaiono su autorevoli periodici e antologie letterarie.

Maria Serritiello

A “Sirha Budapest 2016”, in programma dal 9 all’11 maggio 2016, sarà presente anche Silarus Italian Food Specialties, organizzazione nata per condividere nel mondo l’eccellenza italiana e favorire l’incremento degli scambi internazionali di prodotti alimentari, bevande e servizi correlati. Alla più importante manifestazione ungherese dedicata ai settori agro-alimentare ed Horeca la Silarus rappresenterà un canale preferenziale
per accedere alle ricercatezze alimentari dell’antica Campania Felix


Silarus tra i protagonisti di “Sirha Budapest 2016”, in programma nella capitale ungherese dal 9 all’11 maggio 2016.

LAPILLI silarus italianfoodspecialtiesOrganizzazione nata per condividere nel mondo l’eccellenza italiana e favorire l’incremento degli scambi internazionali di prodotti alimentari, bevande e servizi correlati, Silarus Italian Food Specialties punta durante l’esperienza magiara a far conoscere agli ospiti in arrivo da tutto il mondo alcune eccellenze del Belpaese, selezionate sulla base di qualità, innovazione e sostenibilità.

“Sirha Budapest”, la nuova edizione dell’Hungexpo, è la più importante manifestazione ungherese dedicata al settore agro-alimentare, incluse l’industria dolciaria e della panificazione, ed al settore Horeca. Una vetrina privilegiata ed un’opportunità imperdibile per panetterie, pasticcerie, hotel e ristoranti, con oltre 300 espositori e circa 20mila visitatori attesi.

E tale prestigioso palcoscenico, dove sarà possibile incontrare l’elite della gastronomia nazionale ed internazionale ed i più qualificati operatori del settore Horeca, vedrà tra i suoi “attori” anche Silarus Italian Food Specialties.

Pasta di semola di grano duro, oli e condimenti, pomodori e conserve, sughi pronti e pesto, sottoli, biscotti, formaggi e latticini: sono alcuni dei prodotti che Silarus esporrà a “Sirha Budapest 2016” all’interno del Padiglione Italia (Hall A, stand 12, L 41).

La presenza di Silarus a “Sirha Budapest” costituirà una luminosa “finestra” sull’Italia. Un canale preferenziale per accedere alle eccellenze nostrane e permettere agli operatori economici globali - attraverso un’unica piattaforma - di dialogare con un unico interlocutore per le più svariate esigenze, sia commerciali che operative.

Interlocutori privilegiati della Silarus, infatti, sono gli operatori commerciali (agenti, buyers, importatori, catene distributive) ed i gruppi d’acquisto - italiani ed internazionali - che richiedono assistenza commerciale e prodotti italiani garantiti, sicuri ed accreditati con certificazioni DOC (Denominazione di Origine Controllata) e DOP (Denominazione di Origine Protetta).

Sia pur in un mondo globalizzato la Silarus, con sede a Palomonte (Sa), continua a promuovere le ricercatezze alimentari del proprio territorio (Alto Sele-Tanagro), per aiutare le aziende che vi operano a raccontarsi ed a far conoscere la propria storia. Una storia fatta di sapori genuini, gesti lenti ed aria buona, di prodotti che raccontano di tradizioni non ancora perdute e di saperi tramandati nel tempo.

«Nasciamo in un ‪‎territorio che esprime sapori, ‪‎cultura ed emozioni. Gli antichi Romani lo chiamavano Campania Felix, noi ci impegniamo a promuoverlo ad un pubblico internazionale perché anche altri possano condividere le nostre bellezze», amano dire alla Silarus.

Esportare non solo prodotti, ma anche cultura, dunque. Quella di un territorio che in fatto di cibi buoni e genuini ha sapere da vendere. Una mission ed una visione d’impresa rivelatesi vincenti e che ora sono pronte a farsi largo anche in terra d’Ungheria.

Appuntamento fissato con Silarus Italian Food Specialties a “Sirha Budapest” da lunedì 9 a mercoledì 11 maggio 2016

Il Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni (Sa) ospiterà martedì 10 maggio 2016, alle ore 10.30,
la conferenza stampa di presentazione
del 29° “Concorso Scolastico - Memorial Antonio Ragone” edella 14ª edizione di “Aspettando la San Lorenzo”, che si svolgeranno rispettivamente giovedì 12
e venerdì 13 maggio
allo stadio comunale “Simonetta Lamberti” di Cava de’ Tirreni. I due eventicostituiscono l’anteprima primaverile della 55ª “Podistica Internazionale San Lorenzo”


Martedì 10 maggio 2016, alle ore 10.30, presso l’Aula Consiliare del Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni (Sa), si terrà la conferenza stampa di presentazione della 29ª edizione del “Concorso Scolastico - Memorial Antonio Ragone” e della 14ª edizione di “Aspettando la San Lorenzo”. Le due manifestazioni costituiscono l’anteprima primaverile della “Podistica Internazionale San Lorenzo”, la cui 55ª edizione si disputerà domenica 25 settembre 2016.


Il 29° “Concorso Scolastico - Memorial Antonio Ragone”, intitolato alla memoria dell’indimenticabile Presidentissimo del Gruppo Sportivo “Mario Canonico S. Lorenzo” e rivolto alle Scuole dell’Infanzia, Elementari e Medie cittadine, si svolgerà giovedì 12 maggio, alle ore 16.45, allo stadio comunale “Simonetta Lamberti” di Cava de’ Tirreni. Stessa location per la prova unica del progetto “Aspettando la San Lorenzo”, che si terrà venerdì 13 maggio, a partire dalle ore 9.00, con la partecipazione degli studenti delle Scuole Medie metelliane.


Interverranno alla conferenza stampa:

- Vincenzo Servalli, Sindaco di Cava de’ Tirreni;

- Paola Moschillo, Assessore comunale all’Istruzione;

- Enrico Polichetti, Assessore comunale allo Sport;

- Pasquale Scarlino, Presidente regionale del Centro Sportivo Italiano;

- Giovanni Scarlino, Presidente del Centro Sportivo Italiano di Cava de’ Tirreni;

- Antonio Del Pomo, Presidente del Gruppo Sportivo “Mario Canonico S. Lorenzo”.



LAPILLI MammaUna vecchia sedia usurata, impagliata con fili grossi, confusamente fuori dal telaio, simili a capelli scarmigliati di donna e con la spalliera rivolta al pubblico, fa bella mostra di sé. Prelude ed allude alle personalità, che di volta in volta abbraccerà ed ascolterà nella parlata così particolare dei pezzi teatrali di Annibale Ruccello, giovane commediografo di Castellammare di Stabia, prematuramente scomparso in un incidente stradale. Un linguaggio, il più conosciuto tra le lingue dialettali, di sapore antico, con parole in disuso, con altre che richiamano lontane e perse tradizioni, eppure appena si ascoltano, ritornano intatte alla memoria. Un magico mondo cristallizzato dall’idioma e in più punti evocativo, per il racconto di belle favole, di quelle ascoltate dinanzi al fuoco e riportate dalla figura più anziana di   famiglia. La conoscenza orale si fa avanti ed è proprio una favola ad iniziare lo spettacolo dal titolo: “Mamma, piccole tragedie minimali”, fuori concorso, all’interno della serata conclusiva del 1° maggio, del Festival Teatro Città di Salerno. Ad esibirsi è la Compagnia MaTrema di Napoli. Adattamento di Angela Garofalo e Monica Palomby. Quattro scene interpretate magistralmente dalle attrici Roberta Frascati, Angela Garofalo, Monica Palomby, Caterina Di Matteo.

Dal fondo stinto di bianco, un grumo nero, rannicchiato e prono, striscia biascicando una litania, riguardante un fratello violento e traditore, assassino della sorella. Si avvicina alla sedia procedendo all'indietro, mostrando piante di avampiede sofferenti e logore. “Ce steve na vota, na mamma, nu pate e doie figlie” e tra gli spazi vuoti della spalliera della sedia si snoda il racconto a tinte forti, di violenze praticate e subite da “Catarinella”, senza scrupoli e vittima di tali aberranti condizioni. Gatta furba e tragicamente vuota che paga con l'altrui indifferenza le sue malefatte condannandosi così ad una realtà grama e pesante e che solo nel finale si aggiusterà.

Storia di un delirio mistico religioso, è la seconda scena, nei suoi aspetti più degradanti e deplorevoli. La donna, un soggetto borderline s’impossessa della scena, con un linguaggio tragico, duro e inappellabile che caratterizza una deriva antropologica, ancora presente in certe realtà e canta un inno sacro alla Madonna, che si stampa sul fondale. “E se non me la canto io una vrenzola di inno sacro, voi monache non ci pensate proprio?” e va avanti per tutto il monologo con riferimenti di un recente passato, Orietta Berti, per citarne uno, ingiuriando e maledicendo a chi la tiene rinchiusa.

 
E’ la volta poi di un terribile mal di denti, della terza donna in scena che dà la stura ad una serie di invettive contro sua figlia, rea di essersi messa con un ragazzo di rango inferiore ed di lui “prena”.  Priva di freni inibitori per il dente dolorante, con un linguaggio sboccato e crudo apostrofa la malcapitata con epiteti volgarmente coloriti e nessuna meraviglia se il finale si conclude tragicamente.

 La sindrome ansioso-ossessiva, gravemente compulsiva, di cui soffre, infine, l'altra madre, la manifesta passando e ripassando spasmodicamente, lo straccio della polvere sull’inerte e silenziosa sedia, mentre sgrana lamentele stridule e nervose, con richiami sguaiati verso i figli, responsabili di esserci.

 Quattro squarci di vita ai margini, vissuti nella spasmodica ricerca di una identità, che non appartiene più a loro ed interpretati magistralmente dalle brave attrici, con una caratterizzazione perfetta e minuziosa, nella quale si scorgono voce, sguardo, mimica facciale, mobilità del corpo ed interamente l’anima.

Maria Serritiello

LAPILLI sossio giamettaIl Liceo Francesco De Sanctis di Salerno, il 18 aprile scorso, ha ospitato, nel nuovissimo auditorium, l’insigne filosofo Sossio Giametta. Insolitamente silenzioso, per la sospensione delle attività didattiche (turno elettorale), il campus si è presentato oltremodo accogliente per il fiorente verde, profumato di pitosforo e di sambuco e con un’aria sottile che, a refoli leggeri, si spargeva intorno. Ad accoglierlo, una rappresentanza di alunni, il Prof. Nello De Bellis e la Prof. ssa Anna Rotunno, che assieme sono stati promotori dell’incontro.

Sossio Giametta, classe 1929, è nato a Frattamaggiore (Na) ed è il più importante studioso di Friedrich Nietzsche. Filosofo e giornalista, nel 1965 si trasferisce a Bruxelles, dove vive tuttora, lavorando per trent'anni presso il Consiglio dei Ministri dell'Unione europea. Ha tradotto ad oggi tutte le opere e gli scritti postumi di Nietzsche, oltre a numerosi testi di Schopenhauer, Goethe e Freud. Come giornalista ha collaborato con Il Mattino di Napoli, il Corriere della Sera, Il Giornale e Il Giornale di Vicenza.

Il tema del suo intervento ha per titolo Cristianesimo e laicità: un duello plurisecolare. Lo studioso lo dedica al suo carissimo amico Aniello Montano, preside della facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università di Salerno: un uomo integerrimo e valente studioso, scomparso il 13 dicembre scorso. La dotta conferenza del Prof. Sossio Giametta traccia un quadro generale dei rapporti tra religiosità e filosofia. “Gli Evi sono avi”, inizia col dire, “principio e fine di noi stessi”, che ci sentiamo gettati nella vita e nella natura, immersi da chi ci ha preceduto, ma breve è la nostra memoria. Siamo, invece, “cipolle con molte sfoglie”, affollati di prodotti terminali, ci avvolge l’ontogenesi e siamo come attori che si pavoneggiano in palcoscenico, come ci ricorda Shakespeare. Il genio non è altro che adattamento dell’uomo alla natura come per esempio la giraffa, con il suo collo lungo ed il formichiere con la lingua, la specie umana è fuoriuscita dalla terra. Spazio-tempo sfugge al nostro intuito che va al di là della nostra portata con la mente. Prima di Kant si pensava che il genio comprendesse tutto, da lui in poi si comprende che può capire solo quello che rientra nelle nostre intuizioni a priori.  Noi ci identifichiamo con il nostro io con Freud e gli psicanalisti, l'io sprofonda nella natura, sotto l'io c'è l'Es, il subconscio, l'inconscio collettivo, la specie e la natura, per cui anche noi siamo un frammento della natura. Ma essa non è qualcosa che sta ferma, è un divenire continuo, e noi la percepiamo come storia. Chiamiamo storia un breve periodo, ci dedichiamo ai pochi millenni. Gli evi li pensiamo separati, per cui finito l'uno né inizia un altro. La nostra civiltà ha come base l'antichita del Cristianesimo, si dice una cosa vera ma chi lo dice non è in grado di spiegare o in che modo esso possa essere alla base della nostra civiltà. Gli evi non sono statici ma si riversano l'uno nell'altro. Tenendo presente che tutto ciò che nasce, si sviluppa, invecchia e decade, dando origine ad altro, il mondo della antichità pagana, dopo aver dato tutto quello che aveva da dare, si esaurì secondo l'ordine del tempo, per dirla con Anassimandro. Così si innestò un processo di integrazione e contrasto, Spengler dice che gli evi, le civiltà sono organismi che hanno una nascita, uno sviluppo e una fine. Tutti pensano per corruzione, invece quando l'antichità aveva dato tutto, il Cristianesimo che sorgeva è esploso. È la vecchiaia che fa finire un evo. La forza prorompente l'hanno avuta i Greci, i Romani, e il Cristianesimo. In che modo c'è continuità e contrasto, sovvertendo i valori che lui chiama aristocratici (patria, famiglia, guerra, avventura, mortalità) e democratici (cristianesimo come dignità e eguaglianza per tutti). Il sovvertimento dei valori stabilisce una continuità dialettica tra l'evo antico e il medio evo. La chiesa si è sviluppata, anche perché le ideologie, per quanto sublimi possano essere, quando si incarnano nel popolo assumono le dimensioni normali dell'uomo, nella sua bassezza e nella sua altezza, per cui la chiesa, partita da San Paolo, è diventata una grandissima organizzazione che ha raccolto l'eredità di Roma. L'arte del governo di Roma, la chiesa con il famigerato potere temporale ha creato la sua più grande gloria. La civiltà cattolica europea è durata 2000 anni. Il potere temporale non coincide con quello spirituale, anzi con esso confligge fortemente, ma questo è stato il prezzo da pagare per la nuova civiltà. Il potere impone ogni forma di violenza, così anche per la Chiesa. Il tramonto della Chiesa è sì imputabile alla sua corruzione, ma verosimilmente è dovuto alla sua vecchiaia. La caduta di Bisanzio (1453) e la diaspora dei dotti hanno avviato un processo di graduale sostituzione perché la vecchia religione non funzionava più con i suoi dogmi, riti, leggende e liturgie. Anche altre religioni avevano le stesse credenze. Ad esempio la verginità della Madonna è presente anche nella religione orientale. I dogmi sono diventati più credibili e intanto si è sviluppata la Scienza e con essa si è risvegliato il pensiero antico che ha dato conoscenza, bellezza e clemenza. Se si legge il " De rerum natura " di Lucrezio, sei libri di versi bellissimi, si ritrova il senso della esperienza umana tutta. L'uomo ha bisogno di religione, senza la quale non sa vivere, poiché subisce la natura in molti modi. Noi facciamo parte di una specie che strumentalizza l'individuo, come il nostro organismo strumentalizza la cellula, che deve obbedire alle leggi dell'organismo e non alla sua legge individuale che sarebbe di proliferare all'infinito producendo così il cancro. L'uomo insegue sempre il proprio bene, se il bene proprio coincide con quello della specie lo diciamo centripeto, se invece lo contrasta lo diciamo centrifugo. L'inizio dell'età moderna è italiano, un altro ramo sussidiario in Francia dà luogo allo scetticismo. In Italia la decadenza della Chiesa ha prodotto il pensiero laico. B. Pascal non ha sopportato un mondo senza Dio mentre Spinoza ha fatto una seconda rivoluzione importante dopo Gesù Cristo. Ha rovesciato l'ordine teocratico (la più grande rivoluzione d'Occidente). Altro filosofo notevole è' stato Feuerbach che attribuiva al solo Dio tutte le migliori qualità della specie umana. La restaurazione del Cristianesimo è opera di Johann Georg Hamann,per il quale solo la fede in Dio può vagliare le problematiche filosofiche, per questo fu detto mago del Nord. Influenzò il pensiero filosofico di molti suoi contemporanei tra i quali ricordiamo Goethe, Hegel, Jacoby, Kierkegaard. Fu mentore di Herder. Leibniz, nella sua filosofia definisce il cristianesimo, esalta Cristo ma critica la cristianizzazione.

“Ho iniziato tante cose senza mai completarne una." dice di se stesso. “Se l'universo è un pentolone con poche lenticchie, la religione è un selfie che noi facciamo a noi stessi”. La religione cristiana dovrebbe essere sostituita da una religione laica, come quella sostenuta da Nietzsche, in opposizione a quella di Schopenhauer, troppo rinunciataria alla vita, impregnata di scetticismo e pessimismo. La religione laica è una lotta che dobbiamo affrontare ognuno per proprio conto, con la propria forza poetica, con il proprio ardire.

Maria Serritiello

LAPILLI DSC00013Ultima serata al Festival Teatro XS Città di Salerno, 8°Edizione il 1°maggio scorso, manifestazione iniziata il 14 febbraio e con cadenza quindicinale ha scandito gli spettacoli di ben 6 compagnie, provenienti da tutt’Italia, per il concorso unico nel suo genere e due rappresentazioni fuori gara: “A testa sutta” di Luana Rondinella e “Mamma”di Annibale Rucello. XS sta ad indicare che impegnati sul palco non sono più di cinque persone e tutte le compagnie hanno portato, al Teatro Genovesi, pezzi di ottimo livello. La serata finale, tra l’ultima rappresentazione e il magone che prende quando finisce qualcosa, si è spesa tra i ringraziamenti e l’assegnazione dei premi. Enzo Tota, presidente della Compagnia dell’Eclissi, organizzatrice di tutta la kermesse, ha così profuso i suoi ringraziamenti a quanti hanno permesso l’ottava edizione:

ai 74 abbonati Uno più bello dell'altro! 

-ai 100 spettatori non abbonati ma assidui.

-al club Salerno del SOROPTIMIST International d'Italia, che affianca il Festival fin dalla prima edizione con convinzione, entusiasmo e larga partecipazione    ed è parte integrante del progetto con l'assegnazione del premio alla migliore interprete femminile.

-alla famiglia Pecoraro Scanio che, in memoria di Ileana Petretta Pecoraro Scanio a cui è dedicato il premio assegnato dalla Giuria dei giovani, sostiene tangibilmente la manifestazione. 

-allo scultore Don Qi che ha realizzato, con la solita genialità, i premi che verranno consegnati di qui a poco.

-a Geppino Gentile che ha condotto il breve cineforum sul rapporto tra teatro e cinema che quest'anno, in modo sperimentale, ha affiancato il festival.

-a tutti i componenti le Giurie abilmente coordinate da Marcello Andria 

-all'Istituto Superiore statale Genovesi-Da Vinci ed, in particolare, al Dirigente Scolastico Nicola Annunziata, al Presidente del Consiglio d'Istituto avvocato   Marco Marinaro e a tutti quegli insegnanti che sono stati vicini all'iniziativa.

-alla UILT (Unione Italiana Libero Teatro sezione Campania) che ci supporta.

Si ringrazia l'Ente Provinciale per il turismo, la Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana, i mezzi di comunicazione che hanno dato risalto alla manifestazione e in particolare il quotidiano la Città che ha pubblicato, di volta in volta, i pareri degli spettatori raccolti da Alfonsina Caputano.

Si ringrazia di cuore Maria Serritiello, Dadago e Marisa Paladino per le loro preziose, puntuali e significative recensioni pubblicate dai Periodici di Informazione, Spettacolo e Cultura  Lapilli web e Oltrecultura.

Grazie al sempre disponibile Maurizio Mansi per le foto.

Ringrazio l'Istituto Alberghiero Roberto Virtuoso e il suo Dirigente Scolastico Gianfranco Casaburi per la preparazione del buffet che si gusterà a fine serata. 

Ringrazio gli unici sostenitori "dal basso" di quest'anno: gli avvocati Guglielmi e Reale   di Lecce

Si ringrazia Concita De Luca, nostro infaticabile addetto stampa e amabile conduttrice della serata.

 Angela e Valeria, perfette padrone di casa e Carmine D'Auria per la sua insostituibile presenza.

E si ringraziano, infine, le Compagnie, vere protagoniste di questa straordinaria ottava edizione del Festival XS.

Premiazioni

Il premio per la migliore regia dell’VIII Festival Nazionale di Teatro XS Città di Salerno va a Gino Brusco per Twentyone di Manuela Anna Greco rappresentato dalla Compagnia I Cattivi di Cuore di Imperia. Premio per il migliore attore Massimo Biondi per l’interpretazione di Mike in Under

Rappresentato dal Gruppo teatrale Grandi Manovre di Forlì. Il premio per la migliore attrice va a Giorgia Brusco per l’interpretazione della Madre di Maria in Twentyone di Manuela Anna Greco, regia di Gino Brusco rappresentato dalla Compagnia I Cattivi di Cuore di Imperia ed ex aequo a Francesca Fantini per l’interpretazione di Amy in Under elaborazione originale e regia di Loretta Giovannetti messo in scena dal Gruppo teatrale Grandi manovre di Forlì.

Premio speciale della Giuria tecnica  va a Marinella Rodà, Alessandro Calcaramo, Mario Lo Cascio per lo spettacolo “1861. La brutale verità “di Michele Carilli e Lorenzo Praticò, musiche di Mattanza regia di Michele Carilli rappresentato dal Gruppo artistico CarMa (Reggio Calabria).

Premio U.I.L.T. (Unione Italiana Libero Teatro) va allo spettacolo Radio Aut

La voce di Peppino Impastato di Pierpaolo Saraceno regia di Pierpaolo Saraceno, rappresentato dalla Compagnia Onirika del Sud di Roma.

Graduatoria Premio del pubblico

6°) Gruppo teatrale Grandi Manovre (Forlì)
Under
Elaborazione originale e regia di Loretta Giovannetti
8,20

5°) Compagnia Onirika del Sud (Roma)
Radio Aut. La voce di Peppino Impastato
di Pierpaolo Saraceno - regia di Pierpaolo Saraceno
8,38

4°) Gruppo teatrale Claet (Ancona)
Oh Dio mio!
di Anat Gov - regia di Diego Ciarloni
8,55

3° Compagnia Gli Ignoti (Napoli)
Variazioni enigmatiche
di Éric-Emmanuel Schmitt - regia di Guglielmo Marino
8,83

2°) Compagnia I Cattivi di Cuore (Imperia)
Twentyone

di Manuela Anna Greco
regia di Gino Brusco
9,36

Si aggiudica il Premio del pubblico dell’VIII Festival Nazionale di Teatro XS Città di Salerno, con il punteggio di 9,46, lo spettacolo

1861. La brutale verità
di Michele Carilli e Lorenzo Praticò; musiche di Mattanza

regia di Michele Carilli rappresentato dal Gruppo teatrale CarMa di Reggio Calabria.

Il Premio della Giuria dei Giovani va allo spettacolo  Under elaborazione originale e regia di Loretta Giovannetti messo in scena dal Gruppo teatrale Grandi Manovre di Forlì.

La Giuria dei Giovani desidera esprimere anche una menzione speciale allo spettacolo Twentyone, per aver trattato con delicatezza un tema non facile da affrontare.

Maria Serritiello

LAPILLI FotoA testa Sutta” è uno dei due spettacoli fuori concorso per la chiusura dell’ottava Edizione del Festival Teatro XS, città di Salerno, interpretato da Giovanni Carta della compagnia “Accura” di Marsala

 “A testa Sutta", ovvero la violenza dei maltrattamenti familiari, che trovano una propria anticipazione nella durezza della parola "sutta", comparendo nel titolo e nel prosieguo del pezzo, per riferirsi ad una giocosa posizione del "bionno”, dagli occhi azzurri, nato di sette mesi.

Quella familiare è la più pericolosa delle violenze, perché inflitta da chi, per genetica e ruolo, dovrebbe proteggere, anziché vessare Ma tant'è, la condizione di "diverso" innesca meccanismi mentali incomprensibili, che spesso determinano il passaggio all'atto fisico, proprio di chi non dovrebbe fare altro che accudire ed amare con tutto se stesso.

Violenza, che quasi sempre trova nell' adolescenza un humus mentale, particolarmente fertile, fino a determinare comportamenti ad alto rischio per sé e per le persone che girano loro intorno. Una tragedia, per certi versi annunciata, l’adolescenza di “Bionno”, ma che tuttavia ancora ha forza di sorprendere e commuovere nella sua ineluttabilità.

Violenza, che parte da molto lontano e tuttavia trova nella complicità del cugino "cui capiddi nivuri e l'uocchie nivuri", una modalità di essere, per cui i due vivono una loro amicizia, incompresa dai più e che costerà alla fine la morte di entrambi.

Violenza, quasi ovvia e senza scampo, per il giovane adolescente che si ritrova ad essere poco meno di un albino, con occhi azzurri, in una famiglia caratterizzata da archetipiche connotazioni cromatiche opposte e per le quali il padre, quasi non lo riconosce come figlio. Da altri è guardato con diffidenza e dagli amici non è considerato, quasi fosse colpevole di esserci e di voler continuare ad esserci, nonostante il disamore di tutti.

Il monologo che Giovanni Carta interpreta, con una intensità recitativa da brividi è la terza opera di Luana Rondinelli, giovane autrice siciliana, quasi uno scricciolo, ma già rodata e pronta per spiccare il volo come capace drammaturga. Mite e sicura, essa stessa attrice, testimonia una forza e una determinazione quasi inimmaginabili.  Su di un palco spoglio, sfondo nero e la presenza di una cassa, di quelle di un tempo, che servivano a conservare il corredo e che di volta in volta sarà, utilizzata, dall'attore, come sedia, panca, podio, si snoda il dramma. In scena la cassapanca conferma la voglia del "diverso", di dire la sua, con le parole scarne, timidamente e tanta ingenuità, “Curre curre cuscine”, canta più volte, da non confondere con la stupidità. “Bionno”, infatti, ha l’innocenza delle anime, fatta di purezza atavica, quella ancora non corrosa dalla malizia.

Con una energia fisica incredibile Giovanni Carta presta la voce e i gesti ai due cugini, ma anche a tutti i membri della parentela, riuscendo a caratterizzare la personalità di ognuno. Il padre, scorbutico e violento, la madre, patetica e semplice, la zia, anonima, il “cucine”, bello e forte, e “bionno” lo sfortunato della famiglia. Alla ricerca di una sua identità, “Bionno”, teso a giocare, una volta tanto, come le regole violente del quartiere imponevano e cioè con una pistola, al grido di chi” trovo, trovo” se la punta alla tempia e pone fine all’ odiata esistenza di "figghiu" mai accettato, come ribadisce la scritta sulla maglietta sdrucita che indossa. Il gioco del nascondersi, cantilenato dalla sua voce, una sorta di mantra, durante la rappresentazione “uno, due, tre, quattro, cinque”… è finito e la tragedia è così  conclusa.

Un delicato gioco di luci e di brani musicali, ora dolci, ora duri ed ora elegiaci, hanno reso il monologo di una bellezza stupefacente, soprattutto per il nobile dialetto, il siciliano, con cui è stato recitato.

 A Giovanni Carta, vero mattatore della scena, a lui va anche l’impeccabile a regia, i prolungati e   meritevoli applausi.

Maria Serritiello

I Granata sono terzultimi a 41 punti. E sabato c'è il Modena

LOGO U.S. SalernitanaUn gol di Bagadur all'ultimo minuto regala alla Salernitana un pareggio esterno che vale oro. Finisce 2 a 2 la gara tra Ascoli e la compagine granata che acciuffa in extremis un risultato che vale il più 2 dal Lanciano, terzultimo a 39 punti. Cacia porta in vantaggio la squadra di casa al 13esimo e raddoppia 5 minuti dopo. I Granata non giocano male, e sfiorano il gol con Donnarumma. Ma è al 33esimo che la partita viene riaperta da un gol di Ikonomodis, che di sinistro supera l'estremo difensore avversario con un tiro che finisce nell'angolino. Pareggio sfiorato al 27esimo del secondo tempo da Coda, che gira di testa un cross da calcio d'angolo, ma Cacia segna il suo “terzo gol” salvando sulla linea a portiere battuto. La Salernitana cresce ancora e va in rete con Donnarumma, ma il gol viene annullato per fuorigioco. Il pareggio arriva però al 49esimo, con Bagadur che ribadisce in porta una punizione di Zito. Sabato 7 maggio la Salernitana sfida in casa il Modena, diretta avversaria nella lotta per non retrocedere e, al momento, a 41 punti come i campani.

Ascoli – Salernitana 2 – 2
Reti: 13′ pt, 18′ st Cacia (A), 33′ pt Ikonomidis, 49′ st Bagadur (S).

Ascoli: Lanni, Carpani, Dimarco (38′ pt Pecorini), Cinaglia, Jankto, Orsolini (12′ st Mengoni), Cacia, Canini, Altobelli (40′ st Mangni), Milanovic, Bianchi. All.: P. Cozzi.

A disposizione: Svedkauskas, Mitrea, Perez, Giorgi, De Grazia, Petagna.

Salernitana: Terracciano, Franco (14′ st Zito), Nalini, Colombo (24′ st Gatto), Moro, Coda, Bagadur, Ronaldo, Donnarumma, Bernardini, Ikonomidis (35′ st Tounkara). All.: L. Menichini.

A disposizione: Strakosha, Pollace, Pestrin, Empereur, Tuia, Bus.

Arbitro: Eugenio Abbattista di Molfetta.
Assistenti: Pasquale De Meo (sez. Foggia) – Marco Zappatore (sez. Taranto).
IV uomo: Giosuè Mauro D’Apice (sez. Arezzo).

Ammoniti: Dimarco, Cacia (A), Coda, Ronaldo (S).

Angoli: 0 – 8

Recupero: 2′ pt, 4′ st.

Arnaldo Iodice

LAPILLI inaugurazione OgliaraCittadinanza attiva è un volontariato che, quando mette l’impegno, riesce ad ottenere validi risultati. E’ il caso di Ogliara, la zona più panoramica delle Colline di Salerno, che, il 24 aprile scorso, ha inaugurato uno spazio di verde attrezzato nel sotto piazza. Ad essersi prodigata, per il recupero dell’area, l’attivissima Pro Loco, di concerto con l’Amministrazione Comunale, per la propria parte di competenza. Il bel lavoro, dopo vari mesi d’impegno e di progettualità, ha restituito alla comunità un spazio fruibile e godibile, dove altrimenti una discarica a cielo aperto. Mancava nell’ampia piazza di Ogliara, guardata a vista dal frondoso tiglio secolare, che la ricopre tutta, un luogo di aggregazione, recintato come quello attuato, con soluzione di arredo, ad esempio panche, cupoline, gazebo e grosse volier in cui sono ricoverati uccelli ed oche. Un tentativo d’intervento estetico, e ne è una prova il fiore di ceramica che fa bella mostra di sé in uno spazio riservato dell’aria, tutta sterrata e addobbata da fiorite aiuole, ma anche funzionale, per aver pensato a toilette che potessero servire a pubblica utilità. L’opera, una margherita dai petali larghi ed una faccina allegra al centro, al posto del pistillo, è stata donata dall’artista Lucio De Simone, alla Pro Loco, Presidente Luigi Cuoco, che all’organizzazione dedica gran parte del suo tempo libero. L’artista salernitano, classe 1963, lavora e vive a Salerno ed ha al suo attivo un curriculum d’eccellenza, che si riporta di seguito: Maestro d'arte in forgiatura e modellazione ceramica, artista polimaterico, con predilezione alle creazioni plastiche e pittoriche, vicepresidente di un'associazione per la promozione dell‘arte “Spazio Uparte Salerno”. Scenografo modellatore e vasaio presso la ceramica artistica Solimene di Vietri sul Mare. Ha al suo attivo diverse personali e collettive.

Al taglio del nastro, dinanzi ad una folla contenta di avere un proprio spazio per la socializzazione e per il gioco protetto dei loro bambini, presenti il Sindaco, Vincenzo Napoli, l’Assessore all’urbanistica Mimmo De Maio ed Eva Avossa, Assessore alla Pubblica Istruzione, i quali, a turno, hanno lodato l’iniziativa virtuosa dei cittadini. Non è mancata all’inaugurazione, la benedizione dell’attivissimo parroco Don Giuseppe Grieco, il quale è sempre fattivo ad ogni iniziativa L’effetto city, che diviene sempre più bella, ricade anche sulla periferia e di ciò non si può non essere soddisfatti. Migliorare il territorio di cui si fa parte e farsene spontaneamente carico, credo sia il massimo della partecipazione civile, Ogliara lo sa, l’ha fatto e lo mostra a sé e a tutti i cittadini che amano il proprio territorio, invitandoli a fare altrettanto. Basta la passione, e i soci della Pro loco, ce l’hanno messa tutta, per far rinascere come salottino buono un pezzo di terra abbandonato. Evviva il volontariato della Pro Loco, se produce questi risultati. E siamo solo all’inizio, per fine maggio, infatti, un’altra significativa manifestazione, l’Infiorata, che si sta sempre più perfezionando e in luglio la Sagra delle Pennette Ogliarese, faranno accendere di nuovo i riflettori, su quest’angolo bello della città.

Maria Serritiello 

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