Salerno

LAPILLI inaugurazione stazione marittimaUna giornata da riviverla tutta, per la quantità di emozioni provate, forsanche con la pioggia ed il vento sferzante che, per capriccio di primavera, si sono abbattuti su Salerno, nel giorno dell’inaugurazione della stazione marittima di Zaha Adid.

Uno scenario d’incomparabile bellezza si apriva ai nostri occhi e Salerno bella così non è mai stata. Per il meraviglioso gioiello è accorsa una folla straripante di persone, perché ognuno è voluto esserci per assistere all’evento più significativo, che getterà la città nel panorama mondiale. Chi l’ha voluto fortemente e con volontà tenace, tutta alfieriana, è Vincenzo De Luca, ex sindaco di Salerno e attuale governatore della Campania. Meno male che ci sono uomini che vedono più degli altri il futuro e che sanno più degli altri offrire, con determinazione ma anche con emozionalità, un sogno collettivo.

Vincenzo De Luca ha avuto ed ha il pregio di disegnarsi nella mente con lucida razionalità la “città ideale”, ovvero la Salerno che può e deve fare il salto di qualità, per averne le caratteristiche. Si è battuto come un gladiatore dell’antica Roma, avversato e osteggiato da più parti, ma non si è mai scoraggiato, anzi la lotta l’ha reso più coriaceo, sicché il 24 aprile, visita-bliz del premier Matteo Renzi per un’anteprima dell’opera ed il 25 aprile, inaugurazione, sono stati per lui, giorni di pura felicità.

Alle 11,30, sotto una pioggia battente, l’ostrica di Zaha Adid si è aperta e la perla del suo interno, è stata visibile a tutti. A tagliare il nastro con Vincenzo De Luca, il Sindaco f.f. Vincenzo Napoli, Mimmo De Maio, assessore all’urbanistica ed i rappresentanti dello studio di Londra di Zaha Adid, gli architetti collaboratori: Patrick Schumacher e Paola Cattarin.Zaha sarebbe stata felice di presenziare all’inaugurazione” ha detto Patrick Schumacher, in conferenza stampa, tradotto da Olga Fernando “perché era molto affezionata a quest’opera, privilegiata con il Maxxi di Roma e lo Science Centre di Wolburg ed era grata alla città di Salerno per averle dato fiducia”. “Vincenzo De Luca” ha continuato “ ha  posto Salerno al primo posto in Italia, per la maggiore concentrazione di opere di grande architettura contemporanea firmate: David Chipperfield (Cittadella giudiziaria), Riccardo Bofil (Crescent ), Santiago Calatrava (Marina d’Arechi) e Zaha Adid ( Stazione marittima), un simbolo d’Italia nel mondo.”

Questo è il segno di ciò che volevamo realizzare” le testuali parole del governatore della Campania, “trasformare Salerno, in un grande museo aperto, la città dell’architettura contemporanea, in grado di richiamare migliaia di ragazze e ragazzi, intellettuali ed architetti in grado di apprezzare questa bellezza unica ed innescare un circuito di turismo culturale. Oggi non c’è al mondo” continua col dire “un approdo turistico bello come quello di Salerno. Questo deve essere il simbolo della nuova Italia ed anche per questo è venuto il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, un’Italia gelosa della propria storia, del proprio patrimonio, della sua arte, della sua archeologia, del suo ambiente, ma anche un paese dinamico capace di offrire a migliaia di ragazzi, nel campo dell’architettura, dell’ingegneria, del designer, di avere un’occupazione di lavoro, d’impegno e di vita. Io credo che questo sia il modo migliore per ricordare Zaha Adid, la quale ci lascia una grande straordinaria eredità”

Ecco, ora l’opera di una bellezza inimitabile, con la sua forma sinuosa e le sue volute avvolgenti, che non potevano non appartenere ad una donna, è sotto gli occhi di tutti e del mondo intero. Ci ha lasciati così, senza che l'applauso dell'ultima sua opera la raggiungesse, senza aver visto il suo lavoro finito e senza essere circondata dall'affetto di una città riconoscente, consapevole della visibilità, che da oggi in poi le capiterà di vivere, accumunata alle tante altre del mondo, dove la sua orma. Tutte le sue opere sono stupende, ma la Stazione Marittima di Salerno è splendida, sospesa com'è tra cielo e mare, ricoperta dai mille e più led luminosi, divenuti, ora, stelle al contrario che, ogni sera, all'accensione la raggiungeranno.

Maria Serritiello

LAPILLI zaha1Ci sono esseri che, più di altri, consentono ai loro simili di intuire l'eterno, di vivere quell’ emozione che possono dare i sogni, quando l’animo è predisposto, in modo assoluto, a fruire di eternità, di spiritualità e di bellezza allo stato puro. Si resta incantati dell'ardire umano, consapevoli, comunque, che si tratta di audacia applicata a geometrie pure, eccezionali e fantastiche, godibili e piacevoli e sebbene umane, sfiorano il materico e l’aereo allo stesso tempo. Uno di questi esseri particolari è stata Zaha Adid, 31 ottobre 1950, Baghdad, Iraq, 31 marzo 2016, Miami, Florida, Stati Uniti, l’architetto donna più famosa nel mondo.

Il 25 aprile a Salerno per l’inaugurazione della stazione marittima, ultima sua opera, la sensazione di partecipare ad una scintilla di creato, si è provata.  La vista che si spalanca, al di là delle vetrate e che abbracciano ogni parte della struttura, è spettacolare. Ed eccola la stazione marittima di Salerno, un carapace vetroso che copre la sua forma, una tartaruga marina che di volta in volta si fa ostrica in perlustrazione o delfino curioso sul paesaggio, sicché il pensiero spontaneamente vola tra i flutti e va alle remote spiagge o alle ardite roccaforti dei monti circostanti o ancora alla ricerca di equilibri lontani, di colorati paesaggi luccicanti delle luminose costiere. E si giustificano i voli degli uccelli e il cuore fa pace con il mondo mentre la mente si estranea dal corpo e vive altrove, nei monti boscosi o nelle marine d'argento coperte. Come ha fatto Zaha a pensare tutto questo? Pura professionalità o poesia architettonica? Anche, ma ha dato corpo e sostanza ad un sogno che personalità forte ha consentito lo realizzasse. Non l'ha visto compiuto il suo gioiello, dinanzi ad una città in un sano delirio e non credo le manchi questo giorno inaugurale, l’opera se l’è portata con sé, dopo averla immaginata in ogni suo dettaglio con la precisione del genio. E non dovesse essere così la vedrà, come può e come sa. Grazie Zaha!

Maria Serritiello

La sfida tra i Granata e il Livorno finisce 3 a 1

LOGO U.S. SalernitanaLa Salernitana vince la sfida salvezza contro il Livorno e si porta al quartultimo posto, a 40 punti. In rete per i Granata, che tornano alla vittoria in casa dopo due pareggi, Donnarumma dopo neanche un minuto di gioco, Coda al 31esimo e il neo entrato Zito al 17esimo del secondo tempo. Per gli ospiti da segnalare la rete di Vantaggiato, segnata da calcio di rigore per un dubbio fallo di mano commesso da Empereur. I campani finiscono la partita in 10 uomini a causa dell’espulsione di Odjer. La Salernitana raggiunge dunque i 40 punti e risale di una posizione, assestandosi al quartultimo posto insieme a Modena e Latina. La prossima gara, prevista per sabato 30 aprile, vede i Granata sfidare l’Ascoli, al momento 13esima in classifica con soli 5 punti di vantaggio sulla compagine campana.

Salernitana – Livorno 3 – 1

Reti: 1′ pt Donnarumma, 31′ pt Coda (S), 40′ pt rig. Vantaggiato (L), 14′ st Zito (S).

Salernitana: Terracciano, Franco, Colombo, Moro, Coda, Empereur (1′ st Bagadur), Gatto, Odjer, Donnarumma (23′ st Ronaldo), Bernardini, Ikonomidis (9′ st Zito). All.: L. Menichini.

A disposizione: Strakosha, Pestrin, Nalini, Tuia, Bus, Rossi.

Livorno: Pinsoglio, Emerson, Schiavone, Luci, Vantaggiato, Lambrughi, Baez (1′ st Comi), Ceccherini, Antonini, Aramu (16′ st Vajushi), Vergara (23′ st Moscati). All.: E. Gelain.

A disposizione: Ricci, Gasbarro, Valoti, Biagianti, Cazzola, Schetino.

Arbitro: Gianluca Aureliano di Bologna.
Assistenti: Damiano Di Iorio (sez. Verbania) – Matteo Bottegoni (sez. Terni).
IV Uomo: Vito Mastrodonato (sez. Molfetta).

Ammoniti: Empereur (S), Baez (L).

Espulso: 19′ st Odjer (S).

Angoli: 6 – 7

Recupero: 1′ pt, 3′ st.

Spettatori: 11372

Arnaldo Iodice

LAPILLI enzo moscato grande estate“Grand’estate” è piacevolmente il solito Enzo Moscato, quello che c’è di certo del suo teatro, con le lucine accese e spente a contornare la scena, i pochi ma significativi oggetti, di gusto particolare, sparsi nello spazio recitativo, i veli a rendere fluorescente tutto il racconto ed il fondale nero, su cui si disegnano siluette di corpi femminili, quasi non visibili, gola profonda del racconto convulso ed incalzante, a volte delirante, ma di una logica stringata, per chi segue il suo teatro e le sue tematiche, che, in questo caso, sono di un casino  dei Quartieri Spagnoli di Napoli.

I fatti narrati risalgono all’epoca fascista e all’occupazione dell’Africa orientale, una sorta di “memento” di anni visti dalla parte delle prostitute, ovvero da vittime di uno sport nazionale, sempre seguito, ma che in questo periodo privilegiato. Gli anni vanno dal 1936 fino a fare capolino negli anni ’60, precisamente a quando per la legge Merlin, 20 febbraio 1958, furono abolite le case chiuse. Intanto in vari capitoli di narrazione, troviamo le parole affabulanti, per il loro magnifico suono cantilenante, deliranti ed ossessive, di alcuni personaggi, che in numero di due, interpretano di volta in volta, Sciuscetta, Poppina, Asor Viola, Lattarella, DDT, Fraulè, Doktor, contorniate da cinque figuranti vestiti da marinai, per il richiamo alla navigazione ed una narratrice. Compito di Poppina e Sciuscetta, che già nel suono dei loro nomi si scorge una vita a margine, è quello di mantenere alto il morale della soldataglia e dei gerarchi di stanza nel suolo d’Africa e per questo intraprendono un viaggio sgangherato, pieni d’insidie su di un barcone che le avrebbe condotte in quella terra lontana. Dal racconto pressante e farneticante si apprende la vita degradata e sviata delle prostitute, un’esistenza scandita dalla voglia di loschi personaggi, di ore di attese, di confidenze minime, di visite mediche, di abluzioni per mantenere lo standard al loro corpo, chiuse in un sacrario, vessate da maitresse e costrette a quella vita tutti i giorni, senza un minimo di affettività, per guadagnarsi la marchetta di sostentamento. Eppure quanta dignità umana possiedono “le signorine”, consegnatesi alla vita rassegnate, dall’ immorale povertà, ma non per questo senza codice d’onore, quello che manca alle escort attuali. Hanno pensato, in modo maldestro, che era quello e non altro il loro destino, diventando, così, più “paria” di quanto non lo fossero altre nelle loro stesse condizioni. Enzo Moscato dà loro voce, a mo’ di risarcimento, una pietas intellettiva, che rende giustizia e conoscenza e quello che aggiunge di kitsch o di troppo osato, lo fa per far mandare a mente un mondo, che sebbene esistito e forse esistente, nessuno se n’è mai occupato con l’anima. Nella sua pièce tanta memoria collettiva a rispolverare melanconicamente il passato, come la musica, una parte importante che, ogni volta, invade la scena, ora è L’Isola del tesoro, sceneggiato televisivo di Anton Giulio Maiano, con l’immancabile coro di “Quindici uomini, quindici uomini sulla cassa del morto…” oppure “Geppina ragazza di fumo” da Risate di gioia di Mario Monicelli, 1960, cantata dalla voce profonda e sensuale di Anna Magnani e da l’eccelso Totò. Ciò che affascina di più e sempre di Enzo Moscato, nei suoi originali spettacoli, è la parola, di cui lui è maestro. Partendo da Gian Battista Basile, segue intrecci ed architettura linguistica con una sua complessa struttura, sicché il linguaggio che ne deduce, e sì assecondato da Basile ma è rinnovato   a suo piacimento. Tra le parole e i detti sciorinati “Marvizzo”, per indicare il tordo e “Salute a fibbia dicette don Fabio” per dire incuranza, sono citazioni tra le altre, che affollano il linguaggio del testo, ripescando dal profondo, dove si sono depositate, per essere in disuso, dato il linguaggio globale di cui si fa uso.  E poi le parole mormorate fiatate a due e ripetute come in un eco immaginario e lo spettacolo s’imbuca in un coro da tragedia greca. E’ quello il suono e quello l’antico impianto culturale con i quali Enzo Moscato ci delizia ogni volta.

“Grand’estate” testo, regia e drammaturgia di Enzo Moscato.

Con Massimo Andrei ed Enzo Moscato

e con Giuseppe Affinito, Caterina Di Matteo, Gino Grossi, Francesco Moscato, Giancarlo Moscato.

Scena e costumi Tata Barbalato.

Musiche Donamos.

Maria Serritiello 

Poche occasioni per le squadre impegnate nella lotta per non retrocedere. Domenica i Granata sfidano il Livorno

LOGO U.S. SalernitanaBrutta partita, risultato quasi inutile per i Granata. Finisce 0 a 0 la gara tra Salernitana e Vicenza, dirette avversarie nella lotta per non retrocedere in Lega Pro. Poche azioni, pochissime emozioni. Un brivido al 15esimo per i padroni di casa per un tiro di Sbrissa al limite dell'area che non va lontano dal palo difeso da Terracciano. Doppia occasione per Ikonomidis al 26esimo e al 30esimo, ma Benussi risponde bene. Pochissimo altro. Un punto a testa e si torna a casa a pensare alla prossima gara di campionato. La Salernitana sfiderà alle 15 di domenica prossima il Livorno, che al momento è penultimo con un solo punto dai campani.

Salernitana – Vicenza 0 – 0

Salernitana: Terracciano, Franco, Empereur, Bagadur (17′ st Gatto), Tuia, Bus, Ronaldo, Ceccarelli (26′ st Bernardini), Zito (31′ st Coda), Donnarumma, Ikonomidis. All.: L. Menichini.

A disposizione: Strakosha, Pestrin, Nalini, Colombo, Tounkara, Rossi.

Vicenza: Benussi, Signori, D’Elia, Brighenti, Sbrissa (9′ st Giacomelli), Vita, Galano, Ebagua (27′ st Raicevic), Moretti (35′ st Urso), Sampirisi, Adejo. All.: F. Lerda.

A disposizione: Pelizzoli, El Hasni, Ligi, Bianchi, Cecconcello, Paganin.

Arbitro: Gianluca Manganiello di Pinerolo.
Assistenti: Luca Mondin (sez. Treviso) – Maurizio De Troia (sez. Termoli).
IV Uomo: Daniele Martinelli (sez. Roma 2).

Ammoniti: Ikonomidis, Zito, Ceccarelli, Bernardini, Empereur (S), Signori (V).

Angoli: 6 – 3

Recupero: 4′ st.

Spettatori: 14051

Arnaldo Iodice

LAPILLI concerto per SoniaE’ stato un concerto particolare, quello del 19 aprile scorso, all’Archivio di Stato di Salerno, dedicato a Sonia Nardiello, funzionaria dell’Archivio stesso. La mestizia è calata sui presenti, come un manto di lutto, nel ricordare chi frequentava con assiduità gli eventi musicali, tutti di ottima esecuzione e che si susseguono, grazie all’Associazione Culturale Cypraea, di Salerno e Provincia che li promuove. Avrebbe compiuto 51 anni la dolcissima Sonia, appassionata di musica, se non se ne fosse andata prematuramente, un anno fa, a far compagnia agli angeli. Era stata proprio Lei, anni addietro a mettere a disposizione, la bella Sala Bilotti dell’Archivio di Stato, per l’Associazione Culturale Cypraea. La presidente per Salerno e Provincia, la Prof.ssa Pina Gallozzi, unitamente alla famiglia della giovane, promuovendo il concerto di tre valenti pianisti: Alessandra Greco, Enrico Vigorito, Marina Rosato, hanno inteso così commemorarla, nel giorno del suo compleanno.

La sala Bilotti, affollatissima di persone, accorse al richiamo affettivo che li legava a Sonia, ha riecheggiato di fluide note di autori eccellenti e conosciuti come: F. Chopin, M. Ravel, F. Liszt, S. Prokofiev, C. Wieck,  Granados.

I giovani pianisti hanno eseguito

                                     Enrico Vigorito

  F. Liszt,: Am rhein im schonen strome

  S. Prokofiev: Sonata n:5

                                   Alessandra Greco

F. Chopin: Due Notturni op 27

M. Ravel: Sonatina

                                      Marina Rosato

C. Wieck: Mazurka e Notturno

Granados: Allegro de Concierto

Scorrono veloci, le abili mani, dei tre artisti, sui tasti e note appassionate si ascoltano, un fluido energetico passa dall’uno all’altro dei presenti assieme al ricordo di chi non c’è più. L’esecuzione perfetta dei giovani talenti hanno reso il concerto doppiamente ricordevole.

Un ramo bianco di ciliegio su di un cielo azzurro, su cui c’è scritto il nome con impresso il volto di Sonia, un post fisso, emanato dal pc, ingigantito e proiettato sul fondo, mentre a lato del pianoforte, un fascio di fiori bianchi stanno a ricordare la sua giovinezza.

Maria Serritiello

LAPILLI fragile“Fragile”, presentato il 17 aprile al Teatro Nuovo di Salerno è un lavoro teatrale, frutto di un progetto di Licia Amarante e Antonella Valitutti e tratto da Four Portraits of Mothers e da Annie Wobbler di Arnold Wesker.

Lo spettacolo è stato curato da L.A.A.V, l’Officina teatrale seguita dalle due brave attrici, Licia Amarante e Antonella Valitutti, aperta da settembre a giugno, una volta a settimana per due ore nel primo semestre e per due volte in seguito e sempre per due ore, nel secondo periodo dell'anno. I corsi si differenziano per età e difficoltà, per concludersi con uno spettacolo finale.Il LAAV è stato fondato nel 2009 ed ha peregrinato in varie sedi prima di giungere a quella definitiva, nel 2013 in via Sant’Alferio 10/12: il Convitto Nazionale, un locale a Largo Campo, il Piccolo Teatro del Giullare, lo spazio di Sant'Apollonia.

A sipario aperto la scena si sfalda in tre diverse postazioni, dalle quali tre tipi di donne rappresenteranno se stesse e le problematiche   che si trascinano dietro. A sinistra un baule di grandezza similare ad una valigia aperta, aspetta di essere riempito, al centro, invece, una sedia ed un tavolo da cucina, su cui vi è adagiato un vassoio coperto, potrebbe essere rivelatore di qualcosa e non certo di un manicaretto, a destra, infine una sedia con schienale basso, un mini tavolo con libri ponderosi ed uno specchio verticale a fare mostra di sé. Tutti questi mobili fanno parte della moderna tecnologia di arredo, perché fatti di fogli di cartone variamente e robustamente assemblato. Così saranno tutti gli oggetti che compariranno di volta in volta in scena, fatta eccezione dei peluche della figliola di una delle tre donne, di cui si ascolteranno le lamentazioni. Ruth, ragazza madre, siede sullo sgabello di sinistra e fa della sua vita un continuo, quanto vano, dialogare con la figlia, che mai le risponde, perché non le perdona l'assenza di un padre. Si abbracceranno pure, ma non saranno mai vicine, mentre la donna continuerà ad invocare una vita con la figlia, che è già altrove. Sulla sedia di destra, invece, una scrittrice di nota fama, Annabella Warthon, è alla ricerca, sotto il fuoco di fila di una acuta giornalista, speranzosa di carpire il segreto del successo, di una spiritualità che le manca e che non ha mai veramente analizzato. E’ sorpresa ed anche impreparata per cui testimonia solamente la propria superficialità indagatrice, costringendosi a leggersi fortunata senza avere risposte credibili per l’intervistatrice. Nella postazione centrale arriva, Stephanie, trafelata dal fondo una giovane donna vestita di tutto punto, con tacchi a spillo e scarpe rosse   che invano chiama il marito, che dovrebbe essere nelle stanze affianco e con il quale vorrebbe dialogare e giustificare il suo ritardo. Tutta risolini e stupidaggini, mentre indossa il grembiule da cucina, sicura che Sheldon è là che l’ascolta, è per caso che scorge sotto il coperchio del vassoio, la lettera del marito con la quale le comunica il suo abbandono. L’incomunicabilità di fondo, che gli rendeva insostenibile la vita, lo fa scegliere di vivere con la sua migliore amica.

L'animo femminile è, così, vivisezionato in tre ambiti abbastanza comuni e veri: quello della donna che crede di dover esaurire solo il suo ruolo di madre; quello che poco o nulla fa per conoscere la sensibilità del proprio partner; e quello che non riesce a stabilire il giusto contatto con il nucleo della propria spiritualità. È da questi mancati legami che emerge e affiora tutta la fragilità delle tre donne, le quali rinunciando a darsi risposte, che il cervello richiedeva loro, sono arrivate a pensare, superficialmente, di poter facilmente convivere e sopravvivere. L'esito non potrà essere altro che una maturità sfiorita e senza prospettive.

Ritratto impietoso di donne, quello stigmatizzato dall’autore che sebbene si sforza di parlare al femminile, resta imbrigliato nelle spire del maschilismo (le tre donne, prive di un uomo, in scena sono avvolte da uno scialle, sfiorite, senza prospettive e spente dinanzi alla tv accesa).


Il testo è datato di un antifemminismo fuorviante, la condizione della donna è fortunosamente cambiata e se persistono risacche sono attribuibili all’incultura. Lo spettacolo è raffinato per costumi, arredo e recitazione a raffica delle attrici, tutte giovanissime a cui va il nostro plauso.

Interessante la regia di Licia Amarante e Antonella Valitutti, anche voce fuori campo, che ha saputo modernizzare il tutto, con una scenografia solo apparentemente spartana.

FRAGILE di Arnold Wesker

con

Bernadette Landi
Marika Mancini
Rosita Speciale

con la partecipazione della piccola Carlotta Costantino
voce fuori campo Antonella Valitutti
disegno grafico ed elementi di scena Ciro Pero
disegno luci Licia Amarante e Lucio Del Mastro

Regia


Licia Amarante
Antonella Valitutti

 

Maria Serritiello

Lapilli Logo cypraeaProva di forza, di bravura, di entusiasmo e grazia tutta giovanilmente adolescenziale, nella sala Bilotti dell'Archivio di Stato di Salerno, il giorno 12 aprile, per la bella consuetudine a cui ci ha abituato l'Associazione Cultura Cypraea della nostra città. Le performance pianistiche, perfette, di Federica Sorrentino, prima, e Maria Rosato, poi, hanno confermato che la passione, applicata allo studio, forma delle eccellenze. E’ questo il caso delle due giovanissime artiste che, in una sala gremita di appassionati, hanno eseguito due impegnativi programmi, che si riportano di seguito:

Federica Sorrentino - pianista
L.v. Beethoven Sonata op.81A " Les adieux"
F. Chopin Studio op.10 n.12

Maria Rosato - pianista
Liszt-Schumann: Widmung 
- Chopin: Ballata op. 47
- Martucci: Notturno op. 70 n. 1
- Martucci: Tarantella op. 44

La bravura e l’impegno assoluto di entrambe hanno regalato ore di puro godimento. Brava la Presidente dell’Associazione Culturale Cypraea di Salerno e Provincia, la Prof.ssa Pina Gallozzi, a proporci, a selezionare giovani talenti ed a diffondere cultura musicale.

*** Per conoscere meglio gli artisti

Maria Rosato - pianista

Nata a Caserta nel 1991, intraprende all’età di 8 anni lo studio del pianoforte. Nel 2010, si iscrive presso il conservatorio “G. Martucci” di Salerno, dove nell’ottobre 2015 consegue la laurea di secondo livello in pianoforte ad indirizzo solistico con il massimo dei voti e la lode, sotto la guida del M° Giuseppe Squitieri.

Ha partecipato a diversi concorsi pianistici nazionali ed internazionali come solista, riportando il terzo premio al concorso nazionale del Coordinamento femminile “Le Acli” di Santa Maria Capua Vetere nel 2002, 2003, 2006 (primo e secondo premio non assegnati) e al concorso Vallo di Diano di Sala Consilina nel 2015; il secondo premio al concorso internazionale di Mercato San Severino nel 2012, 2014 e al concorso europeo “Jacopo Napoli” 2014 (primo premio non assegnato); primo premio al concorso internazionale di Mercato San Severino 2013, al concorso europeo “Jacopo Napoli” di Cava De’ Tirreni 2013, al concorso nazionale “Antonello da Caserta” 2014 e al concorso “Smaldone” di Angri nel 2016, vincendo in quella occasione il premio speciale per la migliore esecuzione di un pezzo di scuola napoletana. Inoltre, si è aggiudicata il primo premio nella sezione pianoforte a quattro mani e nella sezione musica da camera al concorso “Jacopo Napoli” di Cava De’ Tirreni 2015.

Ha tenuto concerti in qualità di pianista solista in occasione di numerose manifestazioni presso la Chiesa dei SS. Rufo e Carponio di Capua, presso il Teatro Don Bosco e Teatro Parravano di Caserta, alla Pinacoteca comunale, al Circolo Canottieri, all’Archivio di Stato di Salerno per l’associazione Cypraea, alla Sala Brengola di Cava De’ Tirreni in occasione dei concerti del conservatorio, presso l’ Hotel Saturday nell’ambito della manifestazione “Sarno, città da vivere”, presso il Palazzo Serra di Cassano di Napoli e la Mostra d’Oltremare, in occasione della manifestazione “Pianocity” di Napoli come rappresentante del conservatorio di Salerno.

Inoltre, è risultata vincitrice della borsa di studio come pianista accompagnatore per le attività di produzione presso il conservatorio di Salerno per l’a. a. 2011/2012.

 Si è esibita in qualità di pianista accompagnatore al Giffoni Film Festival (2011, 2012), alla Sala Brengola e al Palazzo di città di Cava De’ Tirreni, a Villa Doria di Angri, alla Sala Rossa del Casinò sociale di Salerno, al Belvedere di San Leucio, al Circolo Canottieri di Salerno, al Teatro Augusteo di Salerno, in occasione di numerosi concerti del conservatorio e della manifestazione “Erasmus on stage”, presso il Centro Sociale di Montoro accompagnando in uno spettacolo inedito il mezzosoprano Patrizia Patelmo.

Nel luglio 2012 è stata maestro accompagnatore al pianoforte ufficiale durante il corso di formazione e perfezionamento in canto lirico, organizzato dall’ “Opera Singers Summer Masterclass”, tenendo in quell’occasione concerti al Chiostro di San Francesco di Sorrento, a Villa Fondi di Piano di Sorrento e presso il Convento di Santa Maria della Lobra di Massa Lubrense.

Successivamente è stata maestro accompagnatore ufficiale presso il concorso “Antonello da Caserta”, concorso “Leopoldo Mugnone” di Caserta e alla masterclass in canto lirico tenuta dal M° Laura Cherici.

Nel 2015 ha preso parte alla produzione “La serva padrona” di Antonello Mercurio, in qualità di maestro alle luci presso il teatro Verdi di Salerno.

Inoltre vanta di collaborazioni con l’orchestra del conservatorio di Salerno in qualità di cembalista.

Ha partecipato in qualità di allievo effettivo alle Masterclass dei Maestri: Bruno Canino, Francesco Libetta, Pasquale Iannone e Sergio De Simone.

Attualmente è iscritta al Biennio Specialistico in pianoforte ad indirizzo cameristico presso il conservatorio “G. Martucci” di Salerno, nella classe di pianoforte del M° Giuseppe Squitieri e di musica da camera del M° Michela Trovajoli e all’Accademia musicale pescarese, dove segue corsi di perfezionamento con il M° Pasquale Iannone. Inoltre collabora con numerosi docenti come pianista accompagnatore

Maria Serritiello

arco catalanoSi è concluso domenica 10 aprile scorso, all’Arco Catalano di Via Mercanti Salerno, l’evento “Mixarte di Primavera”, organizzato dal Centro Artisti Salernitani, Presidente la Prof.ssa Elena Ostrica e l’Associazione Culturale EducArti. Una full immersion nell’arte tra pittura e poesia, con un programma fitto d’incontri ad iniziare dalla serata inaugurale nella quale sono intervenuti Arch. Ruggero Bignardi e la Prof.ssa Nunzia Clarizia, in funzione di critico d’arte, per proseguire nei giorni successivi con varie attività. Molto interessante la conferenza tenuta dalla Preside Antonella Sparano Ristori sulle “Problematiche esistenziali nella poesia contemporanea”, ospite della serata Eva Avossa, Assessore alla Pubblica Istruzione.

La poesia, in più serate, ha fatto sentire la sua voce con i poeti:

Lello Allegretti, Ferdinando Bove, Anna Ciufo, Loretta Conte, Antonio Di Riso, Violetta Dulcheva, Rosalba Fieramosca, Maria Luisa Mignone, Elena Ostrica, Vittorio Pesca, Antonio Russolillo, Pina Sozio, Antonella Sparano, Rosmina Viscusi, Franco Bruno Vitolo.

Non è mancata la buona musica nelle varie serate, suonata da appassionati artisti quali Mimmo Di Salerno e Antonio Alfano.

Maria Serritiello

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