Salerno

Quattordicesimo gol in campionato per l’attaccante. Campani quartultimi a 36 punti

LOGO U.S. SalernitanaBuon pareggio esterno per i Granata di mister Menichini firmato dal solito Coda. Finisce 1 a 1 la sfida salvezza tra il Pro Vercelli e la Salernitana, che prima della partita di sabato erano distanziati in classifica da soli 4 punti. Distacco che, dunque, resta invariato e tiene ancora vive le speranze di salvezza della formazione campana. A Coda, alla quattordicesima rete in campionato e in gol con un bel colpo di testa su assist di Ronaldo, risponde Beretta, con un’inzuccata al 39esimo del secondo tempo che fissa il risultato sull’1 a 1. I Granata salgono dunque a 36 punti, in quartultima posizione. La prossima gara vede la Salernitana affrontare, nel turno infrasettimanale di martedì sera, il Vicenza, altro avversario diretto nella lotta per non retrocedere.

Pro Vercelli – Salernitana 1 – 1
Reti: 30’ pt Coda (S), 39’ st Beretta (PV).

Pro Vercelli: Pigliacelli, Germano, Scavone, Marchi (23’ st Beretta), Mustacchio, Malonga, Castiglia (15’ st Sprocati), Budel, Coly, Legati, Mammarella. All.: C. Foscarini.

A disposizione: Melgrati, Berra, Filippini, Ardizzone, Forte, Starita, Lombardo.

Salernitana: Terracciano, Nalini (11’ st Gatto), Colombo, Coda, Empereur, Bagadur, Ronaldo, Odjer (39’ pt Pestrin), Rossi, Donnarumma (28’ st Tuia), Ikonomidis. All.: L. Menichini.

A disposizione: Strakosha, Franco, Tounkara, Bus, Ceccarelli, Zito.

Arbitro: Federico La Penna di Roma 1.
Assistenti: Giovanni Colella (sez. Padova) – Marco Chiocchi (sez. Foligno).
IV uomo: Fabio Schirru (sez. Nichelino).

Ammoniti: Mustacchio, Beretta (PV), Ikonomidis, Coda (S).

Angoli: 14 – 1

Recupero: 2’ pt, 4’ st.

Nota: 30’ st allontanato per proteste l’allenatore in seconda della Salernitana Andrea Bonatti.

Arnaldo Iodice

locandina 8 Festival xsL’ultima rappresentazione in concorso, al Genovesi di Salerno, per il Festival Teatro XS, domenica 10 aprile è stata " 1861! La brutale verità ", tratto dall'omonimo libro di Michele Carilli, elaborato per il teatro dallo stesso autore e spettacolarizzato dalla Compagnia "La Nuova Rivoluzione" di Reggio Calabria.

La scena si apre scura, sulla sinistra quattro croci scarne a fungere da appendiabito, per le quattro voci, dai timbri completamente diversi, a stigmatizzare i vinti ed i vincitori. Gabriele Profazio, voce narrante della pièce coinvolgente, per essere la nostra storia, presta all’uopo, di volta in volta il corpo e il timbro opportuno. Ora è Franceschiello, il Re delle Due Sicilia, sfilando la giubba militare gallonata dalla gruccia, ora è uomo di giustizia, indossando la toga nera, il colore è già presago di torbide sentenze ed ancora dei mitici bersaglieri, i valorosi piumati della Breccia di Porta Pia, ecco la testimonianza di uno di essi, con la parlata strascicata del settentrione, sulle malefatte perpetrate ai danni dell’inerme popolazione. Un brutto periodo storico questo in esame, che continua ad essere narrato attraverso uno dei tanti deportati nei campi di concentramento, maglietta sdrucita, pantalone leggero e null’altro addosso per ripararsi dal freddo secco e bruciante di Fenestrelle, in Val Chisone, detta anche la grande muraglia piemontese. Davanti alle croci-stampelle, una sedia anonima a dare riposo al narratore nei momenti in cui si fanno più tristi le preoccupazioni dei suoi paesani. Più in là due musici, Alessandro Calcaramo e Mario Lo Cascio, con lucidi strumenti, chitarre, bouzouki e percussioni, consapevoli di partecipare ad una condizione di scippi subiti, di storture patite e di morti annunciate. Sono fissi sulla scena, quasi pietre dolenti e musiche pur essi, mentre più in là, discosta, una voce femminile, ogni volta, si fa suono, ritmo, dolore, pianto, lamento, preghiera, rimpianto, nostalgia, amore. Tutta la sua terra, la Calabria, è là nella sua voce e lei è Marinella Rodà.

“1861 La Brutale verità” è quella che non conosciamo, perché la storia la scrivono i vincitori, la realtà, a quel tempo, fu ben altra e non la si è letta sui libri scolastici. Garibaldi, prima, e l'esercito torinese, dopo, fecero alla popolazione del Regno delle Due Sicilia, in nome dell’Unità d'Italia, decisa in alto loco, ma tutta sulla testa di chi poco o niente aveva a che spartire con le loro istanze, “quello che i nazisti fecero a Marzabotto, tante volte per anni e che nelle rappresaglie si concessero la libertà di stupro sulle donne meridionali, che i fratelli d’Italia ebbero diritto di saccheggio delle città del sud, che praticarono la tortura e che la loro ferocia unita alle stragi, a detta di un ex garibaldino, in parlamento, fu paragonabile a Tamerlano, Gengis Khan ed Attila (Pino Aprile- Terroni )”.

Uno spettacolo, quello assistito, tutto teso ad impattare la verità storica e la musica e i canti inseriti, ne ingentiliscono dolorosamente il racconto che, non è volto ad inselvatichire gli animi, né tanto meno a far questione sull’opportunità o meno dell’Unità, ma sulle modalità usate certamente sì. La narrazione ci consegna dati che rivelano quanto è stato grande il tributo pagato dal meridione in termini economici, ad esempio si apprende che nelle province napoletane e in Sicilia, il numero dei poveri erano poco più di centoventimila, ovvero l’1,40% della popolazione e che trattasi di una percentuale in linea con gli altri stati preunitari. Il Sud non era più povero degli altri, anzi la forza lavoro rappresentava il 51% sull’intero totale, le 5000 fabbriche di varie dimensioni dava agli occupati del Sud, un sostanziale benessere. Nella rassegna internazionale di Parigi del 1856, il Regno delle Due Sicilie si aggiudicò il terzo posto in Europa, dopo l’Inghilterra e la Francia, per sviluppo industriale. L’Opificio Reale di Pietrarsa, la più grande fabbrica d’Italia era l’unica in grado di costruire motrici navali, oltre a possedere la tecnologia idonea alla costruzione di binari ferroviari. Il primo vascello a vapore del Mediterraneo, il Ferdinando I, costruito proprio nel Regno delle Due Sicilie, fu anche il primo al mondo a navigare in mare aperto. Il cantiere di Castellammare di Stabia era il primo per grandezza del Mediterraneo e nel quale furono costruite due navi scuole, ancora oggi vanto per il nostro paese: la Cristoforo Colombo e l’Amerigo Vespucci. La flotta mercantile del Regno era seconda solo a quella inglese e quella militare solo a inglesi e francesi. Tutta l’area meridionale si apprende, tra le tante evidenziate dalla voce pacata e ferma di Roberto Profazio, era, in tutti i campi, ricca di tali eccellenze da competere con le forti nazioni di allora, dal che si capisce il perché della bieca operazione invasiva fatta dai piemontesi. Ed anche il brigantaggio, considerato dai testi ufficiali, un grave fenomeno d’insubordinazione, acquista significato di riscatto, dignità e difesa del proprio territorio.

75 minuti di scena per raccontare l’invasione subita, perché di essa si tratta e non di pacifica annessione, dal popolo meridionale, per riscoprire identità ed orgoglio, soffocati dalle falsità dell’oppressore. La storiografia ha occultato per troppo tempo la verità perché non si poteva consentire che il popolo “liberato” si opponesse al proprio liberatore.

Un lavoro eccellente “1861 la brutale verità”, un pezzo teatrale ben dosato tra verità storiche, ancora sconosciute ai più e musica dolce, dolente che la voce profonda ed espressiva di Marinella Rodà ne ha esaltato i momenti salienti, la dolenza della sua voce, infatti, ricorda in più punti, Amalia Rodrigues, la celebre cantante di fado portoghese.

Raccontare la storia del Risorgimento in teatro, l’avevano già fatto, nel 1961, Garinei e Giovannini, con la commedia musicale “Rinaldo in campo”, per il centenario dell’Unità d’Italia, ma che differisce da “1861 la brutale verità”, per essere una storia romanzata ed a lieto fine, senza nessuna denuncia sociale e senza nessuna conoscenza che potesse riequilibrare, almeno moralmente, il torto subito da intere popolazioni. Degno di lode, Michele Carilli, autore e regista, esso stesso, per l’operazione culturale di recupero storico e per l’impegno profuso nella ricerca.

Regia: Michele Carilli, Lorenzo Praticò

Musica e Testi: Mattanza Michele Carilli

Mixer Audio/luci:Carmelo Lopresto

Maria Serritiello

cypraeaUna bella intuizione quella dell’Associazione Culturale Cypraea, sezione di Salerno e Provincia, Presidente Pina Gallozzi, che da anni porta avanti il discorso dei giovani talenti, in special modo musicali, organizzare il Festival della Poesia dei Giovani, II edizione. La serata del 5 aprile scorso, affollata di presenze che di cultura, a largo raggio, si nutrono, come ad esempio Elena Ostrica Presidente Centro Artisti Salernitani,di Pina Sozio vicepresidente della suddetta associazione ed ella stessa poetessa dialettale, oltre che in lingua,ha ospitato i poeti: Mariano Ciarletta, Chiara Ripoli, Melania Scarpa, Antonio Verolino, Umberto Vigorito. A condurre la serata, affiancando l’infaticabile Pina Gallozzi, in modo impeccabile, socializzando il pensiero e la poesia dei giovani autori, da ottimo affabulatore,il Prof. re Franco Bruno Vitolo, critico letterario. La serataè stata allietata oltre che dai versi dei giovani poeti, a cui va il nostro plauso, per la dedizione alla nobile arte, dai musicisti Gianluca Buonocore(pianista):Allegro con brio, sonata 47,di Muzio Clementi,Margherita Rispoli (soprano)Ave Maria  (F. Schubert,Vincenzo Merola (Violinista): Sonata n. 1 – Adagio (J.S. Bach e Sonata n. 1 – Giga (J.S. Bach),  Margherita Rispoli (soprano):   Me voglio fa’ ‘na casa (di Gaetano Donizetti eQuel guardo il cavalcar (di Gaetano Donizetti, da Don Pasquale). Una serata perfetta, un angolo di arcadia trasferito al Circolo Canottieri Irno, dove è il mare azzurro, uno squarcio d’incomparabile bellezza, a fare da sfondo a ogni evento ospitato.

Maria Serritiello

LUIGI FRANCAVILLA 1Sabato 2 aprile al C.C.C. Francavilla, presso Casa Ruggiero di Via Lungomare Colombo, 23 Salerno, si è insediato di nuovo il Jazz e con esso la voglia di fare aggregazione. Tante le persone ad assistere alla bella performance della Hot Jazz Band Salerno di cui i nomi:

Paola Forleo – voce

Antonio Cavaliere – piano

Mario Pironti –basso

Enzo Negro –batteria

Sergio Squitieri- sax

Giorgio Puljizevic-tromba

Uno spettacolo di ottimo livello, graditissimo dai presenti, consapevoli che pochi locali offrono musica live di buona qualità. I brani eseguiti, tutti apprezzabili per notorietà e peresecuzione, hanno accompagnato la conversazione e l’ottima cena approntata da Francesco Stanzione del RistoPab “Delirium”. Come sempre avviene per le serate Jazz, allo spettacolo di prima serata, si aggiunge la Jam Session che aggrega musicisti di gran pregio: Leo Aniceto (piano), Umberto Amighetti (voce), Martina Nappi (voce), Salvatore Negro (sax). Musica ed il jazz è il più adatto ad essereil collante preferito per stare insieme in serena e sana allegria come, per l’appunto, le serata al C.C.C Francavilla.

Maria Serritiello

CAFFè DELLARTISTAIl dottor Geppino Lauriello al Caffè dell’Artista di Salerno, è di casa e le sue performance sono sempre di buon livello, così l’ultima del 4 aprile scorso. L’argomento della serata, le Tunas spagnole, ha vivacizzato la sala, stracolma di persone, il dottor Lauriello ha un seguito da star, sicuro che ogni suo intervento apporta nuova conoscenza. Ed ecco che la Spagna con il suo coloritissimo folklore è entrato nella sala Moka, dove si riuniscono gli iscritti ogni lunedì, invadendola con le belle immagini e i coloratissimi filmati, che Geppino Lauriello, collaborato dal suo fedele amico, Mimmo Pagliara, ha sapientemente raccolto.

La Spagna, come tutti sanno, è una terra ricca di tradizioni e di folklore, con manifestazioni belle e toccanti, tra queste meno note, ma non per questo meno deliziose e trascinanti, sono le tradizioni goliardiche che ancora animano le Università spagnole e che, portate sulle strade, suscitano allegria e coinvolgimento nelle migliaia di turisti che incontrano con la loro vivacità e il loro brio. Si tratta della tunao estudiantina, un’istituzione studentesca universitaria spagnola di carattere culturale, espressione di giovanile ed esuberante folklore ispanico, che mantiene viva la tradizione ereditata dagli antichi scolari spagnoli e clerici vagantes del XIII secolo.

 La tuna è formata da un complesso musicale di giovani studenti universitari (ma oggi anche di maturi professionisti amanti della melodia e delle tradizioni e animati da gagliardo spirito giovanile), studenti che, indossando l’abbigliamento medievale ordinario dei loro antichi colleghi e riuniti in gruppo, cantano e suonano, girando per piazze e città,  borghi e villaggi, sotto i portici di vetusti palazzi, nei parchi e nei teatri e come anche nelle severe aule universitarie, portando dovunque una ventata di allegria e di spensieratezza, la stessa che ha aleggiato nella sala e che ha fatto cantare le belle melodie, di quelle conosciute, alle signore.

Maria Serritiello

I Granata battono il Latina nella sfida salvezza. Playout vicini

LOGO U.S. SalernitanaDopo quasi tre mesi di digiuno, riecco i tre punti tra le mura amiche. La Salernitana riesce a superare il Latina, diretta concorrente nella lotta per non retrocedere, con un 3 a 2 che agli ospiti sa di beffa. Una beffa che trova sfogo attraverso le parole diffuse per mezzo di una nota stampa, in cui si critica fortemente l’operato della terna arbitrale, rea di aver concesso allo scadere un rigore “inesistente”: “È inammissibile – si può leggere nella nota – che uno scontro diretto per la salvezza […] possa essere deciso da un’invenzione del direttore di gara […]. Se qualcuno ha deciso che la Salernitana del patron Claudio Lotito deve salvarsi, allora ce lo dicesse chiaramente perché noi, a quel punto, saremmo pronti a ritirare la squadra”. Al di là delle polemiche, però, c’è da dire che i Granata ci mettono cuore e polmoni, rimontando per due volte il vantaggio degli avversari e tenendo botta fino al sorpasso finale. A Calderoni (11esimo del primo tempo) e Scaglia (33esimo), rispondono prima Odjer (al 31esimo) e poi Donnarumma (al 39esimo). Una situazione di pareggio, nata da due gol per parte in un solo tempo, che viene distrutta dall’urlo dell’Arechi al gol di Coda su calcio di rigore, al 41esimo. Con questa vittoria i Granata superano il Livorno e si piazzano al terzultimo posto. La prossima giornata vede i campani sfidare la Pro Vercelli, un’altra diretta avversaria nella sfida per non tornare in Lega Pro.

Salernitana – Latina 3 – 2
Reti: 11′ pt Calderoni (L), 31′ pt Odjer (S), 33′ pt Scaglia (L), 39′ pt Donnarumma, 41′ st rig. Coda (S).

Salernitana: Terracciano, Franco, Moro (32′ pt Ronaldo), Coda, Empereur, Bagadur, Gatto, Odjer, Ceccarelli (11′ st Colombo), Donnarumma, Ikonomidis (1′ st Zito). All.: L. Menichini.

A disposizione: Strakosha, Pollace, Tounkara, Bus, Schiavi, Rossi.

Latina: Ujkani, Bruscagin, Dellafiore, Scaglia, Boakye (44′ st Paponi), Mariga, Mbaye (46′ st Ammari), Calderoni, Dumitru (13′ st Corvia), Esposito, Schiattarella.

A disposizione: Leone, Figliomeni, Shahinas, Bandinelli, Brosco, Milani. All.: C. Gautieri.

Arbitro: Rosario Abisso di Palermo.
Assistenti: Vincenzo Soricaro (sez. Barletta) – Edoardo Raspollini (sez. Livorno).
IV Uomo: Giuseppe Strippoli (sez. Bari).

Ammoniti: Moro, Ikonomidis, Ronaldo, Zito, Coda (S), Mbaye, Mariga, Esposito, Corvia, Paponi (L).

Espulso: 40′ st Esposito (L).

Angoli: 3 – 2

Recupero: 1′ pt, 5′ st.

Spettatori: 10182

Nota: 40′ pt allontanato per proteste l’allenatore in seconda della Salernitana Andrea Bonatti.

Arnaldo Iodice

lLAPILLI ocandina festival xs70 minuti di autentica ferocia teatrale, il penultimo spettacolo del Festival Teatro XS, città di Salerno, il 3 aprile scorso. “Under” questo è il titolo della rappresentazione, originalmente elaborata da Loretta Giovanetti, sua anche la regia, ed interpretata dalla Compagnia Grandi Manovre di Forlì. Il pezzo, fuori dalle righe solite, richiama in sé il filone teatrale della crudeltà, una forma di teatro ideata da Antonin Artaud, nei primi trent'anni del Novecento, dove la spietatezza non era intesa come sadismo o causa di dolore, ma era il testo stesso ad esercitare una tirannia sullo spettacolo, per cui si metteva sullo stesso piano linguaggio, gesto, movimento, luce e parola, tutto ciò che succede in Under.

L’inizio, con i due personaggi in scena, al buio, lei a terra priva di sensi e lui che dispone in ordine le suppellettili di quell’oscuro rifugio, ha un avvio tranquillo e quando lei rinviene dalla momentanea perdita di conoscenza, si saprà in seguito, causato da uno scoppio, lui le è dolcemente accanto. Di Mike si capisce subito che patisce di una personalità disturbata, parla a scatti, balbetta le parole, le ripete più volte, si rosicchia le unghie e ha il corpo convertito su se stesso. Dal canto suo Amy, boccoli biondi, faccino tondo e bel personale, sembra più meravigliata di quello che c’è fuori, a detta di lui, perché non ricorda nulla, uno scoppio con conseguenti radiazioni, che il ritrovarsi relegata in quel posto oscuro, sola con lui. Loro, in effetti, sono amici di vecchia data, Mike è palesemente innamorato ma Amy, leggera, prepotente, come solo una donna sa fare quando intuisce la debolezza amorosa dell’altro, non se ne cura e a tratti lo stuzzica, ben sapendo della sua forza. Sono stati al Pub, una serata tra amici, c’era anche Francis, lo spasimante di lei di cui lui è geloso, ora si raccontano i particolari e ne rivivono le inezie, fino a che lo scoppio non li ha lanciati fuori e condotti al bunker che Mike, tempo addietro, aveva comprato e che agli occhi degli amici era sembrata una stramberia.

Mano a mano che la rappresentazione va avanti si capisce che qualche preoccupazione possa esserci nella strana situazione in cui si trovano. Il cibo messo da parte dal giovane, per lo più scatolette, comincia a scarseggiare e frequenti sono gli scoppi d’ira tra loro. La vita nel sotterraneo s’inselvatichisce, la mancanza di acqua e conseguentemente d’igiene smonta la piacevolezza femminea di Amy, la fame e la sete li rende entrambi brutali. Quanto tempo dovranno restare di sotto non è dato sapere ma si possono ormai intuire le intenzioni che hanno animato Mike. Passano i giorni e per quell’assurda prigionia il dramma si manifesta per quello che è, Mike è un pericoloso psicopatico e lei è stata selvaggiamente sequestrata. Ora che la situazione è chiara, in un vorticoso crescendo, vittima ed aguzzino si scontrano e si brutalizzano a vicenda. Compaiono, così, catene, coltelli ed aggressioni fisiche, sempre più violenti, sempre più avvilenti. Nella lotta, a volte vince lei, umiliandolo di brutto (la calata dei pantaloni), successivamente lui e lo fa in modo infamante con l’arma del turpe stupro.

Nel finale poco importa se lei, uscita mal concia dall’atto brutale, sguardo assente, voce metallica e manie, essa stessa, omicide, per fortuna solo di un gatto innocente, va a trovarlo in galera e lo incita ad uccidersi, quell’invito malvagio e carico di lucido odio è condiviso da tutta la platea a mo’ di liberazione.

“Under”, la pièce elaborata in modo originale da Loretta Giovannetti e scaturita da uno stage tematico su "Il corpo della parola", è risultato un lavoro di forte impatto, nel quale la forza fisica degli attori si è misurata con l’immensa bravura degli stessi. Il testo, un po’ forzato in alcune parti, ha avuto la sua consacrazione dalla recitazione dura e bestiale di due giganti Massimo Biondi (Mike) e Francesca Fantini (Amy), così dannati e così inevitabilmente persi.

Maria Serritiello

LAPILLI GambrinusUno spettacolo lieve, equilibrato “Gambrinus 1900-Omaggio a Salvatore Di Giacomo, con melodie dolcissime ed evocative per ogni generazione a cui hanno cullato i sogni, gli amori, la vita. Al centro la figura di Salvatore Di Giacomo che del Gambrinus, lo storico caffè napoletano, ne aveva fatto la seconda casa. Ed è proprio dinanzi al mitico luogo che s’incontrano personaggi di rilievo: Ferdinando Russo, Gabriele D’Annunzio, Giosuè Carducci, Libero Bovio, Salvatore Gambardella, Giovanni Capurro, Mario Costa, Lina Cavalieri, personalità che hanno fatto la storia della canzone e della cultura napoletana. Un tempo a Napoli si componevano belle melodie, poeti e musicisti s’ispiravano facili, come lo fu per D’annunzio che scrisse ’A vucchella, versi di incomparabile bellezza, proprio dinanzi al Gambrinus, su di una salviettina bianca di carta, per una scommessa fatta con il poeta Ferdinando Russo. Un teatro esso stesso il Caffè, dove, tutto il giorno, si alternano famosi avventori, per assistere, alle loro vicende umane, come la lite, per la bellezza di una fanciulla, tra Ferdinando Russo, poeta fuori le regole, ed il sommo Giosuè Carducci, cui la ragazza si accompagnava. Intanto, Salvatore Di Giacomo che staziona, tutto i giorno, senza mai prendere un caffè, perché, come lui stesso dice, il liquido nero gli procura il bruciore di stomaco, consuma la sua depressione, l’amore infelice per Elisa ed il suo desiderio di essere riconosciuto per ciò che andava producendo, con un applauso. Di tanto in tanto si avvicendano per fargli compagnia, il dottore Antonio Cardarelli, il sommo clinico e benefattore, il poeta Giovanni Capurro, l’impareggiabile autore di ‘O sole mio, brano il più conosciuto nel mondo, suonato alle Olimpiadi di Anversa del 1920, al posto dell’inno di Mameli.

Uno spettacolo, il Gambrinus ‘900, che oltre alla bella composizione scenica, ci restituisce informazioni, ai più sconosciute, sulla genesi di tante belle canzoni che sono andate di bocca in bocca, senza altro sapere. Le   coreografie di Pina Testa, montate leggiadre, hanno accompagnato il bel canto della Compagnia TeatroNovanta che non ha spezzato il ritmo del racconto, anzi l’ha vivacizzato, allertando l’ascolto: La luna nova, Totonno ‘e Quagliarella, ‘A vucchella, Uocchie c’arragiunate, Frutte e granate, Oilì Oilà, Era de maggio, Marechiaro, Marzo, per citarne alcune. Un collettivo che ha funzionato alla perfezione sia come gruppo: Chiara De Vita, Antonnello Cianciulli, Alessandro Caizza, Tommaso Fichele, Manuel Mascolo, Antonello Ronga, Annarita Vitolo ed Antonio Izzo, sia come singole ed eccezionali professionalità: Matteo Salsano. Un elogio particolare spetta alla famiglia Stella, a Serena, giovane, brillante, spigliata e sicura del palcoscenico, ad Elena Parmense, dosata, accorata, ma anche volitiva, semplicemente Elisa, la donna amata da Salvatore Di Giacomo e poi a lui, a Gaetano Stella, un angosciato poeta pieno di paure e di vita inespressa, un’interpretazione la più veritiera possibile.

 Gambrinus 1900, l’ultimo appuntamento della rassegna Napul’ è mille culure, rappresentato il 1 aprile scorso, è stato un pensiero fisso, rincorso da  Gaetano fin dalla sua giovinezza, a dircelo è lui stesso a fine spettacolo, e che solo sotto la spinta di sua moglie, Elena Parmense, ha visto la luce. Al testo, vivace e dai tempi giusti, ha collaborato Ciro Villani, la regia è di Gaetano Stella.

Ciò che si porta dentro, dopo aver assistito al Gambrinus ‘900, oltre al riecheggiare delle splendide melodie, è lo sguardo tenero di Gaetano, verso la propria figlia Serena, nel vederla crescere in bravura e restarne soddisfatto ed anche, quando in scena abbraccia sua moglie Elena, ma Elisa da copione, non è finzione scenica e lo slancio si vede.

Conservatevi così, attori umani. Siete splendidi!

Maria Serritiello

I Granata acciuffano il pareggio all’ultimo minuto e si portano ad un punto dal Livorno

LOGO U.S. SalernitanaIn svantaggio per 94 minuti, la Salernitana acciuffa il pareggio all’ultimo secondo con una zampata di Gatto su assist di Franco. Al “Piola” di Novara, i padroni di casa passano in vantaggio solo al 16esimo della ripresa con il neo entrato Galabinov. Ma già nel corso del primo tempo di occasioni per passare sull’1 a 0 il Novara ne aveva avute diverse. Come quella a pochi secondi dal fischio d’inizio, non sfruttata a dovere da Corazza che impatta su Terracciano. O come i due pali, colpiti rispettivamente da Corazza (al 17esimo) e da Gonzalez (a fine primo tempo). Il centro di Galabinov, lasciato da solo in mezzo all’area e freddo nel trafiggere il portiere avversario, precede almeno altre tre occasioni che hanno a disposizione i padroni di casa per mettere in cassaforte il risultato. Ma ci pensa Gatto, subentrato a Bovo al 29esimo del secondo tempo, a regalare ai suoi un punto insperato. I granata sono ora ad un punto dal Livorno, terzultimo in classifica. Sabato 9 aprile la Salernitana sfiderà all’Arechi il Latina.

Novara – Salernitana 1 – 1

Reti: 16’ st Galabinov (N), 49’ st Gatto (S).

Novara: Da Costa, Troest, Dell’Orco (38’ st Garofalo), Viola, Casarini, Faragò, Corazza (40’ st Bolzoni), Gonzalez, Mantovani, Faraoni, Evacuo (14’ st Galabinov). All.: M. Baroni.

A disposizione: Pacini, Vicari, Buzzegoli, Dickmann, Nadarevic, Lanzafame.

Salernitana: Terracciano, Franco, Moro, Coda, Empereur, Tuia (7’ st Trevisan), Ronaldo (15’ st Zito), Bovo (29’ st Gatto), Ceccarelli, Donnarumma, Bernardini. All.: L. Menichini.

A disposizione: Strakosha, Pestrin, Tounkara, Bus, Rossi, Ikonomidis.

Arbitro: Daniele Minelli di Varese.
Assistenti: Alessio Tolfo (sez. Pordenone) – Francesco Fiore (sez. Barletta).
IV uomo: Lorenzo Bertani (sez. Pisa).

Ammoniti: Viola (N), Ceccarelli, Ronaldo, Bernardini, Trevisan (S).

Espulso: 44’ st Bernardini (S).

Angoli: 10 – 1

Recupero: 6’ st.

 

Arnaldo Iodice

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