Salerno

Ai nastri di partenza la XVI edizione del Premio “Cavesi nel Mondo”, organizzato dal Rotary Club Cava de’ Tirreni (Sa) d’intesa con il Comune di Cava de’ Tirreni e con la locale Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo. Caccia aperta al “successore” del biologo e ricercatore Matteo Santin, trionfatore dell’edizione 2014. Le proposte di conferimento del Premio devono pervenire entro il 31 maggio 2016. A proclamare il vincitore sarà un’apposita Commissione di Assegnazione. Il Premio sarà conferito nel corso di una solenne cerimonia pubblica che si terrà entro il prossimo mese di dicembre.

LAPILLI cavesinelmondo conferenzaRitorna il Premio “Cavesi nel Mondo”, giunto alla sua XVI edizione. Rilanciato due anni fa dopo un decennio di sospensione dal Rotary Club Cava de’ Tirreni (Sa), che ne ha rilevato la gestione e l’organizzazione previo apposito protocollo d’intesa con il Comune di Cava de’ Tirreni e l’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo metelliana (ideatrice dell’iniziativa nel 1982), il Premio “Cavesi nel Mondo” viene conferito a quei cittadini cavesi che con le loro opere ed attività abbiano reso lustro alla città natale a livello nazionale ed internazionale e/o abbiano agito nell’interesse della Comunità locale.

Un Premio molto atteso ed ambito, che rappresenta l’emblema dell’orgoglio cavese e che conferisce ai suoi destinatari uno speciale incarico di ambasciatori della cavesità nel mondo. Così è stato per il biologo e ricercatore Matteo Santin, vincitore dell’ultima edizione (2014), il cui nome ha impreziosito l’Albo d’Oro della manifestazione accanto a quelli dei suoi predecessori Gino Palumbo, Mario Amabile, Rocco Moccia, Renato Di Mauro, Sabato Palazzo, Giuseppe Senatore, Luigi e Albino Carleo, Fernando Salsano, Bruno Apicella, Dom Faustino Avagliano, Giuseppe Murolo e Francesco Della Corte.

La XVI edizione del Premio “Cavesi nel Mondo” è stata presentata ieri mattina, sabato 19 marzo 2016, al Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni nel corso di una conferenza stampa alla quale sono intervenuti: Vincenzo Servalli, Sindaco di Cava de’ Tirreni; Carmine Salsano, Commissario dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Cava de’ Tirreni; Felice Scermino, Curatore del Premio e Socio del Rotary Club Cava de’ Tirreni (in rappresentanza anche del Dott. Carlo Nardacci, Presidente del Rotary Club Cava de’ Tirreni).

«Un’iniziativa di grandissimo spessore - hanno affermato all’unisono il Sindaco Vincenzo Servalli ed il LAPILLI cavesinelmondo conferenza2Commissario Carmine Salsano - che rafforza l’identità cittadina e che contribuisce a mantenere legate alla nostra amata città personalità importanti, capaci con il loro operato di farsi conoscere ed apprezzare in tutto il mondo. Un grande plauso al Rotary Club Cava de’ Tirreni per aver “recuperato” questa manifestazione e per l’entusiasmo con cui la porta avanti»

Il Premio “Cavesi nel Mondo” può essere conferito solo a personalità viventi, nate a Cava de’ Tirreni o, se nate altrove, aventi almeno uno dei genitori cavese di nascita. Il candidato non nativo di Cava de’ Tirreni deve aver risieduto in città almeno 5 anni. Il premiando deve, inoltre, aver avuto una vita privata e pubblica di specchiata moralità, deve aver già conseguito riconoscimenti oggettivi per l’attività e le opere compiute e deve, infine, essere disponibile a ritirare personalmente il Premio a Cava de’ Tirreni.

Le proposte di conferimento del Premio “Cavesi nel Mondo” possono essere presentate, oltre che dal Comune e dall’AAST metelliani, da qualunque cittadino cavese, che dovrà formulare una proposta scritta allegando un breve curriculum vitae ed indicando i recapiti del candidato segnalato. Le proposte dovranno pervenire in busta chiusa, presentata personalmente oppure a mezzo posta entro e non oltre il 31 maggio 2016 alla Segreteria del Rotary Club Cava de’ Tirreni presso l’Hotel Victoria Maiorino, sito a Cava de’ Tirreni in Corso Mazzini n. 4.

Confermata anche in questa XVI edizione la particolare attenzione riservata nella fase di selezione delle candidature ai giovani cavesi. Per l’assegnazione del Premio, infatti, saranno valutate in primo luogo le proposte riguardanti candidati di età non superiore a 55 anni. Solo nel caso in cui alcuna di tali proposte venga prescelta, si esamineranno quelle relative ai candidati ultra55enni.

Le candidature presentate saranno esaminate da un apposito Comitato, che all’esito di una specifica istruttoria selezionerà almeno 3 candidature da sottoporre in via riservata al giudizio della Commissione di Assegnazione del Premio, alla quale saranno affidati l’onere e l’onore di proclamare il vincitore.

La Commissione di Assegnazione sarà composta dal Sindaco di Cava de’ Tirreni, Dott. Vincenzo Servalli, dall’Arcivescovo di Amalfi-Cava de’ Tirreni, Mons. Orazio Soricelli, dall’Abate Ordinario dell’Abbazia della SS. Trinità di Cava de’ Tirreni, Dom Michele Petruzzelli, dal Commissario dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Cava de’ Tirreni, Arch. Carmine Salsano, e dal Presidente in carica del Rotary Club Cava de’ Tirreni, che per l’anno rotariano 2016/2017 sarà il Dott. Fabrizio Budetta.

Il Premio, consistente in una pergamena incorniciata contenente la motivazione del conferimento ed in un distintivo in oro a rilievo raffigurante la “Pergamena Bianca” con un pistone sovrapposto, sarà conferito entro il prossimo mese di dicembre nel corso di una solenne cerimonia pubblica in programma al Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni.

 

Per info e contatti:

Rotary Club Cava de’ Tirreni - Corso Mazzini, 4 (c/o Hotel Victoria Maiorino) - 84013 Cava de’ Tirreni (Sa). Tel: 339.1783018 / 339.1941380 - Web: www.rotarycava.it - Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

LAPILLI homologiaContinuano le rappresentazioni teatrali “Mutaverso”, ideazione e direzione artistica di Vincenzo Albano, presso l’Auditorium del Centro Sociale di Salerno, stagione che ha avuto inizio il 3 febbraio scorso al Piccolo Teatro del Giullare. Il 17 marzo, la compagnia parmense “Dispensa Barzotti” ha portato in scena una prima assoluta per la Campania, dal titolo “Homologia”, scritta da Rocco Manfredi, Riccardo Reina, che ne sono anche gli interpreti ed Alessandra Ventrella, a cui va la regia. Lo spettacolo, selezione speciale “Premio scenario 2015” è uno studio sull’uomo e sulle sue azioni che si ripetono alla stessa maniera, giunta l’età avanzata. Un ‘esperienza non verbale e surreale molto suggestiva.

Buio in sala e buio pesto in scena, poi una flebile luce illumina un anziano signore, avvolto in una vestaglia da camera, seduto in poltrona. Con movimenti lenti, che scandiscono il tempo, si porta nella parte opposta della scena per la sua vestizione. Il volto è coperto da una pesante maschera di gomma, naso adunco, rughe marcate, ciglia, capelli folti e canuti, una fisionomia che richiama gli archetipi sardi e praghesi. I gesti si ripetono automatici nel silenzio scandito dal ticchettio amplificato di un orologio. Il vecchio è solo, immerso nel vuoto, in un costante dormiveglia, rotto a tratti da un invisibile ronzio di un insetto che tenta di schiacciare sulla fronte per liberarsene. Apre il giornale, sfoglia le pagine e ne segue le notizie, ma esse prendono il volo per la stanza, sono già consumate. Tutte le azioni mimate, data la spettacolarizzazione non verbale, sono compiute con la lentezza che la vecchiaia impone, un lavorio di gesti trattenuti, che gli attori manifestano con precisione. E’ il giorno del suo compleanno ma la festa non c’è, anzi intorno a sé ha solo l’ingrato silenzio che lo rimanda a sognati ricordi, materializzati grazie a sapienti giochi di luci. Ed ecco la torta, palloncini gonfiati, ed il pacco regalo, che scartoccia con rilassata curiosità. Si gingilla con la radio, cercando una rete stabile oltre ai frammenti che emana. Nella trasfigurazione onirica, prima dell’ultimo viaggio, incontra il suo doppio ed il suo sé giovane e con lui intreccia una pantomima, in un ultimo anelito incantato.

Uno spettacolo “Homologia”, attraente e sognante, per le creazioni magiche e di mimo plasmate. A parlare e a dare senso al tutto rappresentato, sono le immagini in movimento e l’angoscioso silenzio, reso ancora più opprimente dal buio pece, nel quale ognuno può versare il suo stato d’animo, al di là di ciò che si vede. I giochi delle maschere, i chiaroscuri e gli occasionali scoppi, che interrompono la tensione, rendono il tutto più attraente. Tutto lo spettacolo è imperniato su movimenti calibrati e sincronici e cambi veloci, agevolati dall’oscurità in cui due attori si sono mossi all’unisono. Bravi Rocco Manfredi e Riccardo Reina, guidati dalla sapiente regia di Alessandra Ventrella, a riprendere spettacoli che si ben caratterizzano nel teatro buio praghese. Aleggia infatti, nella rappresentazione, il teatro di Pintor, Kantor e lo stesso Beckett, ben comprendendo che il percorso iniziato dai i giovani attori è solo all’inizio.

Vincenzo Albano Direttore Artistico Mutaverso Teatro

È dottore in Lettere Moderne e fa parte del gruppo di ricerca coordinato dalla professoressa Antonia Lezza, docente di Letteratura Italiana e Letteratura Teatrale Italiana dell’Università di Salerno. Orienta i suoi studi post-laurea verso gli aspetti organizzativi del teatro. Presso l'Università Statale di Milano-Bicocca frequenta il Master annuale in Cultura d’impresa dello spettacolo dal vivo e partecipa, nello stesso periodo, alla sessione open di Organizzazione teatrale internazionale presso la Scuola Civica Paolo Grassi.

Vince successivamente una borsa di studio per il corso di produzione teatrale tenuto da Mauro Carbonoli, nell’ambito del progetto FormArt diretto da Ruggero Cappuccio.

 Nel triennio 2010-2013 ha lavorato al fianco di Maurizio Scaparro come assistente di produzione e alla regia, in particolare presso la Compagnia Italiana - Centro Europeo di Teatro d’Arte e la Fondazione Teatro della Pergola di Firenze.

Agli inizi di settembre 2012 fonda l'associazione culturale Erre Teatro con sede a Salerno

Maria Serritiello

LAPILLI CetaraCetara partecipa da protagonista in Giappone al simposio internazionale “La via del futuro ritrovato nel passato. Via della fermentazione”. Il sindaco del noto borgo marinaro della Costiera amalfitana, Secondo Squizzato, è stato ospite di una serie di incontri importanti con alcune realtà del Sol Levante, che si sono conclusi il 12 marzo scorso con la firma del “Manifesto di Kumagawa”. L’atto di impegno è stato sottoscritto dal primo cittadino di Cetara, dai sindaci delle città di Wakasa e Nanto, e da un rappresentante del Ministero giapponese. Tra gli invitati al simposio Massimo Bernacchini, consigliere nazionale di Slow Food e rappresentante della cooperativa pescatori di Orbetello, produttori della bottarga di muggine, presidio Slow Food. L’iniziativa è partita dal desiderio degli organizzatori giapponesi di valorizzare alcuni prodotti legati al pescato, soprattutto quelli di antica tradizione, per farne un motivo di attrazione turistica, così come ha già fatto Cetara con la colatura di alici, diventato vero e proprio brand identificativo del paese. Nel Manifesto di  Kumagawa si legge “Sin dall’antichità la bontà del mare ha arricchito ogni giorno la nostra tavola (…) auspichiamo che i saperi della trasformazione delle risorse ittiche e dei cibi si conservino a lungo nel futuro (…). Desideriamo che questo cibo locale si tramandi alle prossime generazioni in maniera sana”. L’impegno dei firmatari è anche quello di continuare ad incontrarsi nel tempo per condividere saperi ed esperienze in questo settore. “A Kumagawa passa la ‘strada dello sgombro’ che, da Wakasa, località costiera, raggiungeva Kyoto per fornire il pesce alla residenza imperiale. Il Giappone ha scelto questa prima piccola località per dare rilevanza al ‘Japan Heritage’. Così come abbiamo fatto noi con la colatura di alici, anche gli amministratori giapponesi vogliono avviare per i loro prodotti un percorso di marketing territoriale. Per noi è una prospettiva di sviluppo e di confronto produttivo con una realtà che insegue i nostri stessi obiettivi”, ha confermato Squizzato di ritorno dal Giappone.

Locandina CetaraGiovedì 17 marzo alle ore 18, nella sala “M. Benincasa” di Cetara, nel corso del progetto dedicato alla donna “Totally Pink”, ideato dall’assessore alla Cultura Angela Speranza, incontro con Vittoria D’Acunto, psicologa e psicoterapeuta e con il dietista Giovanni Canora, presidente Centro studi Schola medica Salernitana su “Vitalità e longevità con gusto. Stili di vita e stili alimentari per la salute”. “Mangiare e bere costituiscono la risposta a pulsioni fisiologiche attraverso le quali l’organismo richiede energia e nutrimento”, spiega D’Acunto “ma rappresentano anche un'esperienza psicologica che corrisponde all'appagamento di un desiderio. Dunque il cibo assume una valenza che va ben oltre il solo nutrimento. Esiste infatti da sempre anche una concezione non strettamente alimentare del cibo, legata a fattori sociali, culturali e simbolici che derivano a volte dagli usi e costumi, dalla storia e dai valori che caratterizzano una determinata società”. Ma, al di là delle motivazioni che spingono a mangiare, come è cambiata la nostra alimentazione e come possiamo nutrirci oggi in maniera sana ed equilibrata? Gianni Canora suggerisce un’alimentazione che dia ampio spazio al pesce, così come la cucina tradizionale cetarese prevede, ma c’è di più… “L’alimentazione sana è a base di pesce e non a caso la dieta mediterranea ha focalizzato l’attenzione sul pesce azzurro. Meglio il nostro pescato fresco che qualsiasi pesce di importazione. Ciò che conta è recuperare un’alimentazione semplice fatta di prodotti locali, a km.0, dirigendoci verso prodotti che i nostri nonni chiamavano paesani. Oggi mangiamo molto ma non ci nutriamo bene, perché pur facendo anche 5 pasti al giorno abbiamo spesso carenze di vitamine e di minerali, dovremmo puntare ad aumentare la qualità e diminuire la quantità”.

LAPILLI Teatro SalernoLa stagione “Mutaverso Teatro” porta a Salerno una nuova prima assoluta per la Campania. Giovedì 17 marzo alle ore 21 (lo spettacolo è stato anticipato di un giorno rispetto al calendario iniziale), all’Auditorium del Centro sociale di Pastena (via Cantarella, 22), la compagnia parmense “DispensaBarzotti” presenta “Homologia”, di Rocco Manfredi, Riccardo Reina, Alessandra Ventrella, con Rocco Manfredi, Riccardo Reina; regia Alessandra Ventrella. Lo spettacolo, selezione speciale Premio Scenario 2015, è una visione telescopica che procede dall’uomo in direzione dell’uomo, tentandone una visione dettagliata: è uno “studio sull’uomo” e su ciò che si ripete identico. Sul palco, un anziano, solo, in un perenne dormiveglia che lo fa procedere per inerzia in un congegno meccanico che sembra non potersi arrestare. Ma un’altra immagine di se stesso sembra prendere vita e risvegliare questo corpo intorpidito. La luce irrompe, le ombre si moltiplicano, i confini tra realtà e immaginazione si fanno sempre più labili. Il congegno meccanico di questa esistenza senza fine inizia a perdere pezzi, rivelandosi per quello che è. Si può rompere questo meccanismo? La stagione “Mutaverso Teatro”, ideata e diretta da Vincenzo Albano, di Erre Teatro, ha il sostegno dell’assessorato alla Cultura del Comune di Salerno, la collaborazione di Puracultura come media partner e il supporto di Scene contemporanee; sperimenta e utilizza una campagna di crowdfounding (www.derev.com/mutaverso-teatro-la-prima-stagione), grazie alla quale è possibile fare donazioni per un “biglietto sospeso” o  acquistare carnet di biglietti a prezzo scontato.

Ingresso: 10 euro
carnet 6 spettacoli = 51 euro
carnet 4 spettacoli = 36 euro
Informazioni, acquisto carnet e laboratorio:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 348 0741007

LAPILLI Di Florio GiuseppeSi concretizza l’iniziativa dell’Associazione dei Giornalisti Campania Valle del Sarno di intitolare la sala stampa dello stadio “San Francesco” di Nocera Inferiore alla memoria del collega Giuseppe Di Florio.
Venerdì 18 marzo, alle ore 12, alla presenza del primo cittadino Manlio Torquato e di quanti vorranno partecipare, si svolgerà la cerimonia di intitolazione della sala stampa mediante l’apposizione di una targa che intende ricordare in modo imperituro la figura di un giornalista di razza.
Giuseppe Di Florio è stato giornalista e scrittore. La sua penna – da inimitabile cantore di gesta rossonere - negli anni ha scritto pagine indelebili della lunga storia della Nocerina calcio.
Salvatore Campitiello, presidente dell’Assostampa, anche a nome del Consiglio Direttivo, desidera ringraziare il sindaco Torquato e la società rossonera che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa.

La Salernitana crea tanto ma non concretizza. Finisce 3 a 1 per gli ospiti

LOGO U.S. SalernitanaTroppi sprechi e sconfitta pesante. Non solo perché avvenuta tra le mura amiche, ma anche perché avvenuta contro una diretta avversaria nella lotta per non retrocedere e perché di occasioni ghiotte ne sono state create parecchie. Anzi, troppe per non riuscire a portare a casa neanche un misero punticino. Finisce dunque 3 a 1 per il Virtus Lanciano, che con questa vittoria si porta al 14esimo posto in classifica (con 36 punti) mentre i Granata restano al penultimo posto (con 30 punti). Decidono una doppietta di Di Francesco al 14esimo del primo tempo e all’inizio del secondo (48esimo) e la rete di Ferrari su rigore (33esimo) dopo che Donnarumma aveva accorciato le distanze solo cinque minuti prima. Da salvare c’è dunque il gioco, che ha permesso agli uomini di mister Menichini di creare tanto. Di negativo c’è l’incapacità di trasformare quelle azioni in gol. La prossima si gioca in casa del Perugia alle 15 di sabato 19 marzo.

Salernitana – Virtus Lanciano 1 – 3

Reti: 14′ st, 48′ st Di Francesco (VL), 28′ st Donnarumma (S), 33′ st rig. Ferrari (VL).

Salernitana: Terracciano, Franco, Moro (34′ st Bovo), Coda (23′ st Bus), Tounkara (15′ st Nalini), Bagadur, Gatto, Odjer, Ceccarelli, Donnarumma, Bernardini. All.: L. Menichini.

A disposizione: Strakosha, Pollace, Pestrin, Tuia, Ronaldo, Rossi.

Virtus Lanciano: Cragno, Aquilanti, Amenta, Bacinovic (44′ st Giandonato), Marilungo, Di Francesco, Ferrari, Rigione, Vastola (22′ st Rocca), Vitale (36′ st Milinkovic), Di Matteo. All.: P. Maragliulo.

A disposizione: Casadei, Turchi, Bonazzoli, Di Filippo, Padovan, Di Benedetto.

Arbitro: Marco Serra di Torino.

Assistenti: Nicolò Calò (sez. Molfetta) – Oreste Muto (sez. Torre Annunziata).
IV Uomo: Riccardo Panarese (sez. Lecce).

Ammoniti: Terracciano (S), Bacinovic, Aquilanti, Cragno, Vitale (VL).

Angoli: 5 – 2

Recupero: 4′ st.

Spettatori: 11239

Arnaldo Iodice

LAPILLI Eluana InglaroMartedì 15 marzo, alle 21, presso il “Teatro del Giullare” (via Incagliati 2 – Salerno), andrà in scena la nuova produzione di Origamundi (che dal 1990 produce  e  distribuisce  opere  teatrali  del  repertorio  contemporaneo  e  classico  e dà   spazio   a   nuovi  autori) “La maledizione dei puri - Se Pasolini e De André”, di e con Francesca Falchi e Guido Maria Grillo. Lo spettacolo, realizzato con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e il patrocinio del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia e del Projecte Pasolini – Barcelona, è preceduto lunedì 14 marzo dal laboratorio “Pasolini e De André - la verità, l’utopia, il sogno”, che si terrà presso il Campus di Fisciano dalle 14.30 alle 18.00 presso Aula 11 Ex lingue. Il laboratorio, organizzato dal DipsumGenderLab, OGEPO, Cattedra di Storia Contemporanea - Professoressa M.R. Pelizzari e Associazione Origamundi con il patrocinio del CUG-UNISA, vedrà i due autori-attori raccontare la genesi dello spettacolo. In “La maledizione dei puri - Se Pasolini e De André”, la spiritualità di Pasolini, attraversata dalla nostalgia del mitico, dell’epico e del sacro espressa ne “Il vangelo secondo Matteo” si incontra con la “pietas” laica di De André, che si identifica con un’etica dell’umano, come descritta nell’LP “La buona novella” (1970). Il Gesù di Pasolini-De André accoglie i poveri, i diseredati, gli emarginati e attraverso la sua parola “rivoluzionaria” li incita a prendere coscienza dei soprusi e degli abusi perpetrati dal potere: la sua crocifissione è la crocifissione di una verità scomoda. A partire da questa “idea unitaria di Cristo”  e  dalla  visione  del  reale  espressa  dai  due  artisti,  il  progetto  si  propone  di raccontare una serie di fatti di cronaca avvenuti nell’Italia a cavallo tra il XX ed il XXI secolo, con una drammaturgia in cui il linguaggio poetico si interseca con quello musicale.

Biglietto:10,00 euro

Info: 370/1124319 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Twentyone di Manuela Anna Greco, liberamente tratto da “Maria vita mia” di Alberto Carli, per la regia di Gino Brusco e la Compagnia dei Cattivi di Cuore d’Imperia, è stata la terza rappresentazione in gara al Festival Nazionale Teatro XS città di Salerno.

LAPILLI locandina festival xsDa subito lo spettacolo prende, la dolenza di una madre che di lì a poco sarà rappresentata, lo impone e di sofferenza in un’ora tonda di spettacolo ce n’è. In scena Giorgia Brusco, esile, bionda, incarnato chiaro, corpo asciutto, ricoperto da una semplice veste bianca, è sola e scalza. Lo scenario è scarno, disegnato semplicemente da sfilati di plastica trasparente, che pendono ovunque e l’avvolgono in una specie di sacca fetale. Il pulsare amplificato del cuore rendono perfetta l’emozione di essere nel suo ventre, proprio come la creatura che dovrà espellere. C’è l’attesa e c’è la consapevolezza di essere come sua figlia, all’atto della nascita, il palloncino rosso che la rappresenta. Ogni madre si finge, durante i nove mesi della gravidanza, tutti i contorni del proprio sangue, così lei, ma che dovrà dolorosamente apprendere di sua figlia dagli occhi a mandorla, a causa della trisomia 21.

“Ciao...allora, tutto bene...E' una bambina." I medici lo chiamano. Lui va e appena si gira per farmi ciao con la mano. Aspetto. In silenzio aspetto. Ritorna. C'è un problema. La bambina ha un problema grave. Lo so. Lo sento. Lo capisco." I medici dicono che la bambina è affetta da sindrome di Down." "Ne sono convinti perché hanno visto che la linea palmare delle mani è unita. Dicono che questo è un segno inequivocabile. Per loro Maria Down."...

Sono parole che la gettano in un totale inferno e senza via d’uscita, l’inizio di un lungo travaglio che durerà l’intera vita. Il monologo va avanti, scavando in profondità tutti i passaggi che questa madre dovrà compiere per giungere alla serenità del cuore, ma non è facile, anzi, dovrà, fino allo sfinimento, dalla disperazione all’imprecazione, giungere alla sublimazione del dolore.

Una volta, consapevole che sua figlia è down, inizia la sua gigantesca battaglia contro tutti, contro quelli che non le danno speranza, contro quelli che non credono nel miracolo dell’amore, così fa di tutto per educarla a vivere una vita il più possibile normale, uguale a quella degli altri o magari senza tante differenze.

  “Avevo un quadro davanti. Anzi, no. Era una tela bianca. Io dovevo dipingere il quadro. La vita di Maria. Bambina, ragazza e donna down”

Non vuole leggere la pietà sul volto di chi guarda madre e figlia, così con una forza ossessiva, l’indirizza a saper gestire il proprio corpo in tutte le sue funzioni, sarebbe stato orrendo vederla colare bava agli angoli della bocca. In questo processo di madre “feroce” come l’avrebbe definita Pier Paolo Pasolini, compie un percorso essa stessa di accettazione della diversità, una mission di coraggio e di forza, perché la sua creatura abbia nuove possibilità di vita. Sa che non deve arrendersi e non lo farà, se vuole consegnarle un futuro il più accettabile possibile.

“In quella tela ci dovevo mettere la mia famiglia. Mia madre, mio padre, mio marito, Sara, la prima figlia, la più grande, di otto anni, e i miei fratelli. Anche a loro dovevo dare una speranza. E loro dovevano essere coinvolti perché sarebbero stati importantissimi per Maria. Maria doveva avere una grande famiglia intorno e, al tempo stesso, sentirsi lei parte importante e fondamentale. Ecco, io dovevo prospettare un futuro. E certo avrei dovuto lottare e impegnarmi più del normale”.

La pièce teatrale è drammaticamente reale, il corpo asciutto, scavato e l’espressione intensa del viso di Giorgia Brusco, ne danno la dimensione. Madre e figlia legate ad un solo filo, quello della disperazione di essere sole ed infatti intorno a questa madre coraggio e a Maria non c’è nessuno, tutte e due isolate, come anche il pubblico, in balia per un’ora, all’interno del disperante monologo e a fare i conti con i sensi di colpa.

Una grandissima interpretazione di Giorgia Brusco, per la tragicità, la rabbia, la disperazione ed i contorcimenti fisici. Perfetta la sua gestualità del viso mobile ed intenso, fino alle lacrime. Con la sua recitazione essenziale, dai toni alti, bassi, addolciti, striduli ed accompagnati da una fisicità estrema, Giorgia Brusco ha stigmatizzato un personaggio ricordevole. Il testo è invaso sì, da retorica a buon mercato, ma rende alla meglio gli stati d’animo che attraversano la donna. Ottima la regia di Gino Brusco, anche per la scelta di un tema così invasivo. Buona la selezione musicale che accompagna ed esalta i momenti salienti della rappresentazione, in cui si riconoscono, brani di Ludovico Einaudi ed il Dies Irae di Mozart.

Maria Serritiello

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