Salerno

Locandina maryam 250Islam e Cristianesimo hanno più punti in comune di quanto si possa immaginare. La storia testimonia che il confronto tra le due religioni, entrambi monoteistiche, è costellato di episodi cruenti e drammatici espressione delle scelte dettate dalla politica e dalla ragion di stato. Oggi il quadro non è molto diverso. L’attualità parla ancora di guerre, di tensioni, di terrore, di scontro tra civiltà e culture. Quando il sangue di vittime innocenti bagna la sabbia del deserto o le piazze delle nostre città gli appelli di condanna e le prese di posizione contro la violenza sono unanimi, si rincorrono e si accavallano senza sosta. La cronaca passa. Resta tuttavia il senso di insicurezza e di diffidenza. Su queste basi è difficile aprirsi al dialogo. E’ difficile conoscersi e riconoscere nell’altro che è diverso da noi la condivisione di valori universali. E’ proprio la dimensione spirituale l’elemento che può avvicinare quello che i fatti della storia dividono. E’ proprio il ritorno alla preghiera e alla lettura dei testi sacri ciò che può aprire al dialogo e alla pace.

Questo è il senso dell’incontro interreligioso che avrà luogo sabato 20 febbraio alle 19.30 nella chiesa della Parrocchia di Santa Maria delle Grazie di Raito in provincia di Salerno. L’evento che ha come titolo “Maryam, nel nome della madre”, vedrà la presenza di Nasser Hidouri, imam della moschea di San Marcellino (CE), e l’intervento di padre Jihad Youssef, monaco di Mar Musa in Siria la comunità fondata dal gesuita padre Paolo Dall’Oglio di cui non si hanno più tracce dal luglio del 2013. “Sarà un incontro di preghiera non una tavola rotonda” ha più volte sottolineato alla sua comunità in diversi incontri di preparazione don Ciro Giordano, giovane sacerdote e amministratore della Parrocchia di Raito. Don Ciro ha fortemente voluto questo incontro perché “non ha senso dialogare con chi è come noi, con chi la pensa come noi e dunque il cristiano dialoga con chi è diverso in nome della verità che promana dalla sua fede”.  La preghiera sarà incentrata sulla figura di Maria madre di Cristo, entrambi figure riconosciute nell’islam. L’imam canterà infatti la sura diciannovesima del Corano in cui si parla di Maria e dell’annuncio fattole dall’angelo Gabriele. L’episodio evangelico dell’annunciazione sarà poi declamato da Don Ciro. La serata avrà anche un momento musicale con la partecipazione dei Damadakà, gruppo napoletano di musica etnica e popolare, e del cantautore e musicista tunisino Marzouk Mejiri.  

Cristiano Preiner

LAPILLI panorama SalernoUna serata artistica a tutto tondo, quella di lunedì 8 febbraio, in cui si sono riunite, presso il C.C.C. “L. Francavilla”, presidente Giovanni Paracuollo, appoggiato a casa Ruggiero di Via Lungomare Colombo, l'Associazione Centro Artisti Salernitani, l'Associazione Culturale Cypraea (sez. di Salerno e provincia), l'Associazione Yacthing Club Salerno e il C.C.C. L. Francavilla, ospitante.

La manifestazione, un bel l'esempio di associazionismo culturale, ha avuto come tema: "Ispirazioni Salernitane" e ad essa hanno partecipato artisti, poeti e musici.

Lungo le pareti dell'accogliente sede sono state esposte le opere di: Antonio Caroniti, scultore; Silvana Valese, ceramista; Rolando Lambiase pittore; Elena Ostrica, pittrice; Ferdinando Bove, pittore e Giovanna Orilia pittrice. Il commento ai quadri e le interviste agli autori sono state curate da Elena Ostrica e Nunzia Clarizia.

Per la poesia si sono esibiti: Rosalba Fieramosca, Vittorio Pesca e Chiara Rispoli.

Nel contesto artistico non è mancata la musica, che è stata espressa dai giovani clarinettisti: Sabrina Mercurio, Simone Esposito, Gerardo Aliberti, Raffaele De Maio, Pierfrancesco Senatore, Kauan Santoriello, del Liceo Musicale “Galdi” di Cava de' Tirren, diretti dal Prof.re Gioacchino Zito. Un repertorio musicale di tutto rispetto con brani tratti da Vivaldi, Mozart, Peter Warlock e Giuseppe Verdi. Due ore serene e godibili trascorse in assenza di bigia quotidianità. Conclusasi la parte artistica il conviviale, tra i presenti, è stato acceso dall'ottima cena, approntata da Francesco Stanzione del Delirium Pub. Il successo della serata ha fatto sì che di questi incontri ce ne saranno altri a seguire.

Maria Serritiello

LAPILLI isola dellwe capreGià al suo apparire, alto, cappello a larghe falde calato sulla testa, bisaccia in spalle ed andatura sicura, risulta un personaggio ostile.  In effetti gli basta poco per scompaginare la quiete vita, sebbene poco appagante, delle tre donne che abitano la deserta isola. Esteticamente bella la scena di Luca Capogrosso, come anche la locandina, che ne annuncia lo spettacolo, è costruita in modo da fare entrare d’impeto nel magico ed addormentato, mondo pastorale, di una indefinita isola mediterranea. E se ne odono i suoni, il campanellino tintinnante delle capre, il fruscio setoso del vento e se ne avverte la calura dal pozzo che può abbeverare e se ne scorge il colore sia della sera, dai lumi accesi che del giorno, per l’affaccendarsi nella casa. Pia ed Agata, vestite di nero, rispettivamente sorella e vedova del padrone di casa, defunto in guerra e Silvia, sua figlia, poco più di una fanciulla, sono un perfetto trio da tragedia greca e così essa si svolge, tra passione folle e lucida vendetta. E così anche il posto, deserto e popolato solo da cupide capre, è simile ad una reggia omerica in cui si consuma l’attesa e dove la cisterna diventa un’ara sacrificale, mentre Pia, Agata e Silvia sono sempre più simili a tre parche, intente a filare, con la conocchia e l’aspo, la morte. Ed essa non tarda ad arrivare, nella maniera più orrenda, per vendicare l’offesa arrecata in modo esplicito, senza alcuna forma e nessuna riserva alle tre donne dall’insinuante forestiero.

Un dramma, quello di Ugo Betti, rappresentato poche volte ma sicuramente il più interessante, forte, pregnante ed esplicito nei modi e negli atti. Le tre donne, ognuna pervertita dalle voglie di Angelo, infatti non se ne risparmia nessuna, sono il suo angelo vendicatore ed il pozzo la sua condanna. Alcuni passaggi, quelli tra madre e figlia, sono particolarmente inquietanti e violenti, essere rivali e per lo stesso uomo, scatena in loro bassi istinti. La vendetta cova sia in Silvia, violentata e forse prena di lui, che in Agata, divisa tra l’amore materno, molto rude e l’aspra gelosia che ne prova. Solo Pia, sebbene innamorata, riesce con la fuga, in cui coinvolge la nipote, a sfuggire al triste epilogo. Silvia e Pia si sono allontanate dall’isola è questo che voleva Agata per salvare Angelo ed avere la sua parte di orrenda felicità. La fune che srotola all’interno, della cisterna, inutilmente, in modo convulso ed in preda ad una frenesia amorosa, è l’evidente prova che la sua anima e tutto il resto sono ormai persi per sempre.

Una rappresentazione perfetta, confezionata in maniera esemplare, ad iniziare dal buio di scena che è fosco, quanto lo sarà il testo, per continuare con la musica di Nick Cave, compositore australiano ed il canto evocativo di Savina Yannatou, con gli abiti, così curati di Angela Guerra e con gli oggetti pastorali a formare l’impianto scenico. E poi i protagonisti, eccezionali, non hanno sbagliato nulla della loro interpretazione, tutti adatti al ruolo da Roberto Lombardi, con la sua sicumera, spavalderia fisica e la voce impostata giusta, ha reso il più possibile ostile il suo personaggio, tant’è che il suo crepare nel pozzo, fa orrore ma solleva anche.

Marianna Esposito, immensa nella sua interpretazione, stigmatizza il personaggio con occhi, mani, corpo, camminata, voce, mobilità del viso, insomma con tutta se stessa. La sua freddezza ansiosa di essere “femmina” per Angelo, perché stanca di solo capre da pascolare, le danno una ferinità animale che travasa tutta sugli spettatori.

Buona la prova di Marika Mancini, una ventata di freschezza recitativa nel cupo dramma, ha reso bene l’innocenza prima e la voglia lasciva in seguito.

Lea Di Napoli, è la prima ad incontrare lo straniero, l’invasore della forzata sua quiete e se ne sente subita attratta. Pia vuole la sua parte e ciò lo esprime bene, Lea Di Napoli, interpretando in modo eccellente il ruolo. Come sempre la regia di Uto Zhali è curata, raffinata e di grande stile.

Maria Serritiello

LAPILLI zeling on theDiverso dal solio, il clima al Teatro Ridotto, il tempio della comicità cittadina, venerdì 5 febbraio per il laboratorio Zelig on the Road Salerno. Da quest’anno, infatti, il laboratorio, e ve ne sono nove in tutt’Italia, che sceglie il cast da mandare a Zelig di Milano, si tiene a Salerno, l’unica città ospitante in tutto il Meridione. A presentare la serata, che ha le stesse caratteristiche di uno spettacolo, è Francesco D’Antonio dei Villa Perbene, il trio comico di cui fa parte insieme a Chicco Paglionico ed Andrea Monetta.  

Il pubblico è di prevalenza giovanile e ciò rende la serata scanzonata, a tratti chiassosa, ma senza dubbio divertente. Dietro le quinte i comici scalpitano con l’adrenalina a mille ed esorcizzano il debutto vociando in massa “merda” che è poi l’augurio in uso tra gli artisti. Il grido risuona nitido tra il pubblico e ciò fa sorridere le persone di una certa età. Per loro, giovani promesse, la serata al Ridott, ha somiglianza ad un esame, con il pubblico che sperimenta se la loro comicità funziona o meno.

 Lo spettacolo principia con Francesco D’Antonio che saggia i presenti coinvolgendoli in battute spontanee, ma viene interrotto, ad arte, da Giovanni Perfetto, Peppe Gallo ed Andrea Monetta.  Chicco Paglionico, lanciatissimo per le sue performance a Zelig, ed egli stesso coordinatore del laboratorio, regala al pubblico le sue gag sull’Ikea e sul divertentissimo personaggio “Adriano Cilentano”.

Si esibiscono nell’ordine i “I Malgrado Tutto”, sempre più carichi, sempre più energici e padroni della scena, Luca e Luca, il Mago Peppe, Gabriele Rega, Lorenzo Brancaccio, tutti sufficientemente divertenti, ma nulla di più. Dilettevoli, invece, sono risultati, i video dei Villa Perbene.

Maria Serritiello 

LAPILLI ti parleerò damorA colpire più di tutto, nel testo teatrale “Ti parlerò d’amore” di Gianni Gori ed Alessandro Gilleri, presentato dal 5 al 7 febbraio, al Teatro Diana di Salerno sono le vere lacrime, negli occhi nerissimi, dell’artista Andrea Binetti, nell’interpretazione dello sfortunato attore di cabaret del dramma musicale. Se ne comprende la ragione, quando va avanti la recitazione e ci si ritrova in una Berlino anni trenta su cui piovono le leggi razziali, oltre che le imponenti parate delle Olimpiadi.

Due sfortunati artisti di cabaret, lui e lei, una coppia di fatto, per l’aiuto vicendevole che ne ricavano, sono alla ricerca affannosa di lavoro e nel frattempo vivono in un piccolo appartamento, dove l’unico arredo sono una serie di valigie a varia dimensione. Lui, gay, sogna Parigi e con essa la libertà, lei ebrea e di dubbia identità sessuale, immersa nel sogno dal nome Marlene Dietrich, spera di raggiungere, da lei chiamata, l’America.

L’atmosfera diventa sempre più cupa, le notizie, che giungono nel ristretto ricovero non sono rassicuranti, pur tuttavia trovano resistenza nella giovane che ama Berlino e sente immorale l’allontanamento. A mantenere su, tutto lo spettacolo ed a creare atmosfere fumose di certi locali, tanto cari al terzo Reich, è la raffinata scelta musicale a cui i due interpreti, Marzia Postogna e Andrea Binetti, hanno prestato la voce, di pregevole purezza e di notevole estensione vocale. L’impianto della rappresentazione è quello classico per il richiamo alla mente d’immagini, tratte dall’ Angelo azzurro della Dietrich, dal Cabaret di Liza Minelli e da Victor Victoria di Julie Andrews, ma ha qualcosa in più, non maschera grottesca disegnata sul volto, come il cabaret dell’epoca ma disperata dolenza. Il testo di prosa e musica ha la sua forza nel tema trattato, virtuosamente delicato, che è quello della diversità e dell’emarginazione. Ci sono all’interno dello spettacolo punte di assoluta commozione, quando con tono inespressivo si vanno ad elencare le leggi che codificano la diversità dei due e di tanti altri come loro. Bravi gli interpreti Marzia Postogna e Andrea Binetti, a trasmettere tutto il gelo di quell’elenco.

“Ti parlerò d’amore” è un ottimo lavoro venuto su con la complicità di Tommaso Tuzzoli (Regia), Pier Paolo Bisleri (Scene e Costumi), Nino Napoletano (Luci), Corrado Gulin (Musiche di scena), Federico Dal Pozzo (Effetti sonori).

Lo spettacolo, ha, inoltre, piacevolmente spolverato la memoria, e raffinata è la scelta, su brani di Kurt Weill, Berlin in Licht, di Surabaya Johnny da Happy End e Youkali, per continuare con George Gershwin, Irving Berling, e Robert Stoltz , non mancano  pezzi della nostra Italietta.

Nella chiusa, una toccante Das lied ist aus (La canzone è finita), consegna alla comprensione il drammatico finale.

La casa del contemporaneo, centro di produzione teatrale, presso il Teatro Antonio Ghirelli, sulla Lungo Irno, per lavori di manutenzione, è momentaneamente appoggiata al Teatro Diana, recentemente ristrutturato e sorto dalle ceneri da uno squallido ed abbandonato cinema a luci rosse degli anni ’70, di via Lungomare Trieste. A fine di febbraio gli spettacoli riprenderanno al Ghirelli.

Maria Serritiello

 

 

Primo punto conquistato dal tecnico autore della promozione in B. Granata ancora terzultimi

LOGO U.S. SalernitanaPrimo punto per la Salernitana con il nuovo tecnico, Leonardo Menichini, dopo l’esonero di Mister Torrente avvenuto solo pochi giorni fa. Finisce infatti 2 a 2 la gara interna tra i Granata e il Pescara. I padroni di casa passano in vantaggio al 17esimo grazie ad un rigore messo a segno da Coda, ma gli ospiti pareggiano (al 25esimo) e ribaltano il risultato al 23esimo del secondo tempo. I campani riescono ad acciuffare il pareggio che vale un punto prezioso al 39esimo, grazie alla rete di Donnarumma. La Salernitana resta terzultima a due punti dal Modena, che ha pareggiato 0 a 0 in casa contro il Cesena. La prossima gara vede i Granata affrontare in trasferta la Ternana. Si giocherà sabato 13 febbraio alle 15.

Salernitana – Pescara 2 – 2

Reti: 17′ pt rig. Coda (S), 25′ pt Lapadula, 23′ st Verde (P), 39′ st Donnarumma (S).

Salernitana: Terracciano, Franco, Pestrin, Coda, Empereur, Odjer (22′ st Moro), Ceccarelli, Zito, Donnarumma (45′ st Bus), Bernardini, Ikonomidis (8′ st Gatto). All.: L. Menichini.

A disposizione: Strakosha, Trevisan, Colombo, Bagadur, Ronaldo, Bovo.

Pescara: Fiorillo, Fornasier, Memushaj, Lapadula, Zampano, Zuparic, Mazzotta (37′ st Coda), Caprari, Mandragora (5′ st Verde), Benali (22′ st Pasquato), Verre. All.: M. Oddo.

A disposizione: Aresti, Bruno, Cocco, Vitturini, Mitrita, Torreira.

Arbitro: Gianluca Aureliano di Bologna.
Assistenti: Marco Avellano (sez. Busto Arsizio) – Edoardo Raspollini (sez. Livorno).
IV Uomo: Juan Luca Sacchi (sez. Macerata).

Ammoniti: Fiorillo, Caprari, Mandragora, Zuparic (P).

Espulsi: 43′ pt Zito (S), 17′ st Caprari (S), 48′ st Empereur (S).

Angoli: 5 – 4

Recupero: 2′ pt, 4′ st.

Spettatori: 9761

Nota: 26′ st Fiorillo (P) respinge rigore di Coda (S).

Arnaldo Iodice

laurea cerimonia 250Domenica 7 febbraio, alle ore 19, presso la sala polifunzionale “M. Benincasa” di Cetara,  si svolgerà la consueta manifestazione “Ragazzi in Gamba 2015”, nel corso della quale saranno premiati, per meriti scolastici, gli studenti che hanno conseguito i titoli di studio nell’anno scolastico/accademico 2014-2015, con le seguenti valutazioni: diploma di scuola secondaria di primo grado: 10; diploma di scuola secondaria di secondo grado:100/100; laurea senza limiti di voto. Una gran bella iniziativa - dove i protagonisti sono i ragazzi che si sono distinti negli studi -  che utilizza la premialità come incentivo a migliorare per affrontare con più sicurezza gli obiettivi futuri. A dare il via alla serata sarà un video, realizzato da Matteo Giordano, che racconta l'anno di attività svolta dal Forum dei giovani, una realtà molto presente sul territorio che anche quest'anno è riuscita a coinvolgere, grazie ad eventi mirati e ben organizzati, non solo i giovani ma anche le diverse realtà associative del territorio.  A seguire verranno anche presentati ufficialmente il nuovo sindaco (Luca Avallone) e il nuovo consiglio comunale dei ragazzi 2016/2017. Nel corso della serata sarà firmato anche il protocollo d'intesa, per attività di formazione, con l'Università degli Studi di Salerno - Dipartimento di Scienze politiche sociali e della comunicazione, grazie alla collaborazione del docente di sociologia degli audio visivi, Alfonso Amendola. Il giornalista e consulente aziendale Antonio Dura, presenterà il progetto “Giovani&Lavoro”, interamente dedicato a quanti affrontano per la prima volta la sfida occupazionale. “Un progetto di formazione per i giovani che intraprendono la dura ricerca nel mondo del lavoro, che li aiuterà ad orientarsi in tal senso, fornendo loro uno strumento utile”, ha affermato l'assessore alla Cultura Angela Speranza che, con il sindaco Secondo Squizzato, ha fortemente voluto offrire questa opportunità formativa. Al termine della serata, uno spettacolo di danza e canto.

emigrantiIl 30 ed il 31 gennaio, al Piccolo Teatro del Giullare di Salerno è stato rappresentato il lavoro del drammaturgo polacco, Slavomir Morozek, Emigranti, per la regia di Lucio Allocca, con Andrea Avagliano e Fulvio Sacco.

Il lavoro, di buona fattura, per la solidità rappresentativa, figura la solitudine e l’emarginazione di due uomini che, in una città non definita, vivono la triste condizione di emigrante. Essi coabitano in un sottoscala, arredato con l’essenziale, due brande, un tavolo, due sedie, qualche oggetto ricordo, una pianola. Il luogo è senza finestre, abbastanza angusto e tubi di scarico, dalla forte sonorità, sono ben visibili all’interno. Stanno insieme per convenienza, per l’evidente risparmio, ma nessuno dei due ha affinità con l’altro, infatti l’uno è un intellettuale, il secondo poco più di un bifolco. Ciò che li unisce, malgrado l’estrazione culturale, le speranze e il diverso stile di vita è l’impossibilità a farcela da soli. Essere in un paese straniero, lontano dagli affetti, dalla famiglia, dalle tradizioni, dal panorama che si fruisce ogni giorno e a mancare sono perfino gli oggetti, per cui sotto le brande sono nascoste, una sacca ed una valigia con le povere cose, è dura e paradossalmente, tale situazione unisce l’uomo del popolo all’intellettuale.

Il luogo in cui vivono s’intuisce essere una grande città che vive gli agi in contrapposizione al blocco sovietico, severo e triste. E’ l’ultima sera dell‘anno e fino alla cantina giungono schiamazzi di divertimento dai piani superiori, il contrasto è stridente, per loro che non hanno neppure da mangiare, se non qualche scatola, che risulta, poi, essere cibo per i cani. L’operaio quando è libero dal lavoro si lucida le scarpe, si pettina e va in cerca di calore umano sulla stazione, là almeno non si paga e può immaginare di attendere qualcuno, forse l’avventura con una donna. L’intellettuale, invece, è chiuso nel suo mondo astratto di teorie, che l’aiutano a smaterializzarsi. Le ore passano, nel misero ricovero e di cose se ne dicono, più l’intellettuale, l’anarchico bakuniniano, a danno del rozzo popolano che, prendendo coscienza del suo stato all’interno della società, sprofonda nella disperazione.

Emigranti è uno dei lavori più interessanti del drammaturgo polacco, per aver tratteggiato la figura e la condizione dell’emigrante, un requisito che ha riguardato uguale tutta l’Europa del secolo scorso. Buona l’intuizione del dialetto di uno di essi per rendere il personaggio più veritiero e fraternamente unito al sud. Gli attori Andrea Avagliano e Fulvio Sacco hanno reso un’efficacie caratterizzazione dei personaggi, sicché di frenetica ed esuberante fisicità, l’uno, misurato, perfino flemmatico e con linguaggio forbito, l’altro. Uno spettacolo decisamente gradevole anche per la buona regia di Lucio Allocca, le scene di Alessandro di Mauro e i costumi di Anna Verde

Maria Serritiello

  

LAPILLI peppe natellaDa giovedì 28 gennaio una scritta di lucida bellezza, dell’artista salernitano Nello Ferrigno, dedicata a Peppe Natella, “O Prufessore”, prematuramente scomparso, accoglierà gli spettatori nel foyer del Teatro Delle Arti. Di colore bianco, luminescente e con un faro acceso che le invia luce, come una pira perpetua, la scritta, che verga il nome dell’indimenticato Peppe Natella, è scarna. Un graffito di colore rosso, segni sottili per ricordarlo nel tempo, proprio in quel teatro che fortemente aveva voluto e così immaginato, infatti il luogo prima non era che il refettorio del seminario regionale. Anche il “Delle Arti”, come già i Barbuti, assieme a Claudio Tortora, Gaetano Stella, Pina Testa, Marcello Ferrante, era una sua creatura, amava prendersi cura di luoghi abbandonati per farli rivivere.

Schivo, appartato, soprattutto un uomo del fare, tanto che è difficile elencare tutto ciò in cui si è prodotto, ma alcune sue creature sono segni indelebili dell’immaginario cittadino: il Teatro dei Barbuti, il Presepe dipinto di Mario Carotenuto, i Mercatini natalizi e la Fiera medievale del Crocifisso ritrovato. Il “Professore”, lo era stato veramente, era il cuore pulsante del centro storico, nessuno avrebbe scommesso, Lui sì, perché sapeva credere nello splendore futuro, su Largo dei Barbuti, un posto di assoluto degrado. In un centro storico devastato dal terremoto, l’anno era 1983, Peppe Natella, lungimirante, ebbe l’intuizione di montare un palcoscenico sotto le stelle per fare teatro e musica fra i vicoli più angusti della città. Il primo spettacolo “Festa, farina e forca” di Corradino Pellecchia, con le musiche di Gaetano Macinante, la regia di Andrea Carraro e le scene di Massimo Bignardi appartiene alla storia del teatro salernitano e a portarlo in scena fu la “Compagnia delle corde”, con attori che provenivano da diverse compagnie salernitane. Da allora sono passati 32 anni e la Rassegna estiva del Teatro dei Barbuti è un appuntamento irrinunciabile dell’estate salernitana.

E così il 28 gennaio, al Delle Arti, sono stati in tanti, amici- attori, a volergli testimoniare tutto l’affetto per ciò che era e la stima per il suo operato, ad iniziare dal balletto siriano, firmato Pina Testa, omaggio alla sua multietnicità, per continuare con le note dolcissime del sassofono di Guido Cataldo, insieme avevano frequentato lo stesso gruppo di boy scout. Si srotola la pellicola del tempo e ad uno ad uno, si avvicendano in scena, in un silenzio commosso: La Bottega San Lazzaro, con due pezzi cari al Professore, Filomena Marturano e Natale in casa Cupiello, il gruppo danze storiche, Chicco Paglionico, Corradino Pellecchia, Matteo Salzano, Matteo Schiavone, Angelo Di Gennaro, Compagnia dell’Arte, Fondazione Gatto, Andrea Carraro, Marino Cogliano, Teatro Novanta, Il Professional Ballet, Lucia Lisi, Marcello Ferrante, Ugo Piastrella, Diana Cortellessa, Alfonso Andria, Claudio Tortora.

Pezzi di storia del teatro salernitano e della sua cultura, raggiata intorno con esaltata passione e cui, il Professore, non ha fatto mai mancare il suo appoggio fattivo, senza essere mai protagonista anche se di fatto lo è sempre stato. Nel libricino –ricordo, dispensato a tutti all’ingresso e su cui hanno appuntato un pensiero personale molti amici, contribuendo a tracciare il suo generoso profilo si legge:

 “Per tutti Peppe era il Professore. Professione che di fatto ha svolto. Ma anche fuori dalla scuola era rimasto il Professore. Il colore azzurro dei suoi occhi dava alla vita, che lui attraversava con grande piglio, il senso dello spazio, dove senza misura si alternavano le tante tinte della sua arte. Il rosso del teatro, il verde del coraggio che dà speranza, l’arancione della creatività, con il quale disegnava una scena o scriveva un pensiero, che poi trasformava in evento. Il grigio della solitudine che lo avvolgeva quando non era compreso, il blu delle atmosfere che sapeva creare, il nero nei momenti bui, che sapeva superare con il piglio da leader, il rosa della delicatezza, con la quale sapeva aiutare e recuperare il bisognoso o l’emarginato. Aveva in sé tanti colori che riusciva a mischiare nei suoi tanti progetti, nelle tantissime sfaccettature del su carattere, dietro le quali spesso era difficile stargli dietro…”

A scrivere è stato Claudio Tortora.

Maria Serritiello

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