Salerno

Finisce 1 a 1 all’Arechi. Per i Granata in rete Coda

LOGO U.S. SalernitanaUn inizio a mille, tante occasioni, un palo, poi una leggera flessione che porta gli avversari a passare in vantaggio e, dopo pochi minuti, il gol che fissa il risultato sul pareggio. È questa, in pochissime parole, la giornata da grande vissuta domenica dalla Salernitana. Perché tra le mura amiche i padroni di casa si sono trasformati, e da brutti anatroccoli abituati a stare, ormai da mesi, nelle parti più basse della classifica, sono riusciti diventare cigni per un giorno, mettendo in grandissima difficoltà una delle formazioni più forti di questo campionato di Serie B. La partita finisce 1 a 1. In rete Stoian per il Crotone e Coda per la Salernitana. E pensare che si rischiava di non riuscire a portare a casa neanche quel punticino, visto che, a sostituzioni ormai finite, Moro comincia a giocare a mezzo servizio a causa dei crampi e Terracciano si fa espellere, costringendo Ceccarelli ad indossare i guantoni. Un punto che fa ben sperare per le prossime gare, sempre più decisive per la lotta per non retrocedere. La prossima gara vede la Salernitana sfidare alle 15 di sabato 27 in trasferta il Trapani di Nicola Citro. All’andata i Granata persero proprio a causa di un gol del “Messi di Fisciano”.

Salernitana – Crotone 1 – 1
Reti: 21′ pt Stoian (C), 42′ pt Coda (S).

Salernitana: Terracciano, Franco (26′ st Empereur), Moro, Coda (23′ st Bus), Bagadur (39′ st Trevisan), Gatto, Odjer, Ceccarelli, Donnarumma, Bernardini, Ikonomidis. All.: L. Menichini.

A disposizione: Strakosha, Pollace, Pestrin, Tounkara, Bovo, Zito.

Crotone: Cordaz, Stoian, Cremonesi (33′ st Salzano), Ricci, Balasa (1′ st Garcia), Ferrari, Budimir (5′ st Palladino), Barberis, Martella, Zampano, Capezzi. All.: I. Juric.

A disposizione: Festa, Di Roberto, De Giorgio, Torromino, Modesto, Sabbione.

Arbitro: Davide Ghersini di Genova.
Assistenti: Vincenzo Soricaro (sez. Barletta) – Alfonso D’Apice (sez. Parma).
IV Uomo: Fabrizio Pasqua (sez. Tivoli).

Ammoniti: Ceccarelli (S), Barberis (C).

Espulso: 48′ st Terracciano (S).

Angoli: 7 – 3

Recupero: 3′ pt, 5′ st.

Spettatori: 10691

Nota: dopo l’espulsione di Terracciano la Salernitana manda in porta Ceccarelli avendo già provveduto alle tre sostituzioni.

Arnaldo Iodice

LAPILLI IMG 8502Allah-u-Akbar. Allah è il Sommo. Un’invocazione di profondo rispetto e sottomissione a Dio. L’invito alla preghiera dei musulmani. La professione di un credo religioso che oggi il mondo ha imparato a conoscere, a leggere e a ripetere attribuendo erroneamente ad essa un significato completamente opposto a quello reale. Un’espressione essa stessa violentata, volgarizzata dai media e dalle masse. Inconsapevolmente l’“Allah-u-Akbar” è divenuto un grido di morte.  Il grido che precede il massacro di innocenti per opera di chi appropriandosi di queste parole pensa di poter così legittimare l’odio e il rancore incondizionato verso chi pensa e agisce diversamente. Il terrorismo di matrice islamica semina violenza in nome di Dio in una misura tale da indurre quasi a ritenere che esista un islam radicale ed estremista ed un islam dialogante e moderato. Forse nei fatti è così. Ma questa scissione sembra non trovare spazio nello spirito degli uomini di vera fede, quelli cioè che predicano ed insegnano incessantemente come l’islam sia una religione di pace e come il suo testo sacro, il Corano, non possa che contenere un messaggio di umanità in virtù dell’essere il messaggio di Dio. Il resto è crimine e i terroristi sono assassini che bestemmiano il nome del loro Dio. Predicare questo è un compito arduo, specie in Occidente, ancor più quando le vittime dell’odio sono proprio occidentali. Ci sono allora musulmani come l’imam della moschea campana di San Marcellino, Nasser Hidouri, che lavorano per diffondere conoscenza e cultura del rispetto e ci sono sacerdoti come Don Ciro Giordano, amministratore parrocchiale della Chiesa di Santa Maria delle Grazie in Raito, che sono pronti ad accogliere simili gesti di apertura.

È così che nascono appuntamenti come quello di sabato scorso, in cui il canto dell’“Allah-u-Akbar”, èLAPILLI IMG 8507 risuonato eccezionalmente in una chiesa, da un pulpito e non da un minareto. L’imam Nasser Hidouri ha accettato l’invito di Don Ciro a condividere un momento di preghiera nella sua parrocchia. “Dio è pietoso e misericordioso” ha detto Don Ciro nell’ intervento di presentazione “e non può compiacersi del fatto che una sua solenne attribuzione possa essere considerata sinonimo di morte”. “Noi vogliamo leggere la storia con gli occhi della spiritualità” ha continuato il sacerdote invitando tutti i fedeli presenti a fare propria una riflessione dell’orientalista francese del XIX secolo, Louis Massignon:”l’islam è una lancia evangelica che da 13 secoli stigmatizza la cristianità e costringe i «privilegiati di Dio» all’eroismo e alla santità”. Proprio l’islam può costituire allora per i cristiani una continua esortazione “ad uscire da noi stessi e ad amarci e ad amare il prossimo come Cristo ha insegnato”.  Significativo è stato l’intervento video di Padre Jihad Youssef, monaco della comunità di Mar Musa in Siria fondata dal gesuita italiano Padre Paolo Dall’Oglio, che pratica il dialogo interreligioso islamo-cristiano nel cuore del mondo arabo, in territori anche direttamente controllati dallo stato islamico (IS). Le parole di Padre Jihad hanno un chiaro intento educativo, volto ad aprire possibili chiusure mentali dovute alla diffidenza o al pregiudizio. “Allah e Dio sono due nomi che si riferiscono alla stessa persona” ha spiegato il monaco siriano “ovvero al Dio creatore”. Dobbiamo imparare “a vedere i musulmani come credenti e non come eretici, così come insegna il Concilio Vaticano II”, sottolinea Jihad Youssef che ricorda i gesti concilianti nei confronti dell’islam degli ultimi tre pontefici: Giovanni Paolo II primo Papa della storia ad entrare in una moschea a Damasco nel 2001, Benedetto XVI e Papa Francesco in preghiera silenziosa nella moschea blu di Istanbul in Turchia rispettivamente nel 2006 e nel 2014.  Il pensiero di Padre Jihad va poi a Maria definita nel Corano come “la donna eletta su tutte le donne del mondo”.

LAPILLI IMG 8506E’ la madre del Cristo, anch’esso riconosciuto dall’islam come profeta, la figura attorno cui ruota la preghiera comune organizzata nella chiesa di Raito nota per essere un luogo di culto mariano. L’angelo che avrebbe rivelato il Corano a Maometto sarebbe lo stesso dell’episodio dell’annunciazione alla Vergine. E’ proprio quest’ultimo il brano evangelico ad essere declamato dal lettore, don Angelo Fiasco, subentrato all’imam sul pulpito.  Se per una sera ai piedi di un altare la preghiera dimostra di poter unire, il messaggio ben più profondo è quello rivolto alle future generazioni ed è riassunto chiaramente dall’imam Nasser Hidouri che invita a considerare “il mondo come un piccolo villaggio nel quale non si può evitare di conoscersi, e poiché conoscersi significa avvicinarsi potremo abbattere la paura e regalare un futuro di pace ai nostri bambini”.

Cristiano Preiner

LAPILLI PEDRIALI PASOLINIIl 26 febbraio, a Salerno, Palazzo Fruscione, si inaugura la mostra fotografica “Dino Pedriali (Pier Paolo Pasolini - Nostos : Il ritorno) 1975 – 1999”, prodotta dall’associazione culturale Tempi Moderni. Le opere esposte presentano un corpus di scatti dedicati a Pier Paolo Pasolini, realizzati da Dino Pedriali tra Chia e Sabaudia nel 1975, pochi giorni prima della sua scomparsa, e nel 1999, negli stessi luoghi, per rappresentare l’assenza del Poeta. Queste ultime opere sono inedite e presentate in anteprima nazionale. L’allestimento è di grande rilievo, in quanto è stato studiato dal Maestro Pedriali in funzione delle caratteristiche architettoniche degli ambienti di Palazzo Fruscione. Nel periodo di durata della mostra sono previsti una ricca rassegna di talk, reading, performance teatrali e incontri didattici con le scuole e il mondo universitario. L’intero progetto è prodotto dall’associazione Tempi Moderni, sostenuto dal Comune di Salerno e dalla Fondazione CARISAL, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Salerno.

La mostra, che presenta le immagini “storiche” di un Pasolini intimo e segreto, è anche un racconto di quei luoghi che, successivamente, Pedriali ha voluto ritrovare con il suo sguardo. “Dino fotografami nudo, mi hanno considerato scandaloso, questa volta sì che farò un’opera scandalosa. Quello che non si capisce con la parola si capirà con la fotografia”: con questa frase Pier Paolo Pasolini chiede a Dino Pedriali di fotografarlo, nell’ottobre del 1975, tra Sabaudia e Chia. Le foto dovevano essere il commento visivo del romanzo “Petrolio”, uscito postumo nel 1992. Il poeta si mostra nella sua quotidianità: mentre scrive, legge, passeggia, mentre disegna, anche completamente nudo.

Con la mostra di Dino Pedriali, la città di Salerno torna a rivestire un ruolo centrale nel panorama dell’arte contemporanea, con eventi di livello internazionale, creando un fertile dialogo con le forze vive del territorio. A Salerno, sarà proprio Dino Pedriali a scoprire, nel giorno dell’inaugurazione, la targa all’esterno dell’ex cinema Diana che verrà dedicato a Pier Paolo Pasolini e in cui sarà esposto il ritratto icona del Poeta, opera generosamente donata dall’artista al Comune di Salerno.

Come sezione integrante della mostra, si sviluppa la seconda parte del progetto: “la parola innamorata”, caratterizzata da un ricco programma di talk, racconti e performance, che si terranno negli spazi di Palazzo Fruscione e in parte presso l’ex cinema Diana e la Fondazione CARISAL. Si tratta di un lavoro corale e trasversale alle diverse discipline, dove differenti personalità s’incontrano per costruire una trama narrativa e didattica, un ulteriore spazio di riflessione attorno all’opera di Pier Paolo Pasolini.

Quattro le sezioni previste:

Talk d’autore, con incontri e riflessioni sull’opera di PPP grazie agli interventi critici di Epifanio Ajello, Antonio Bottiglieri, Andrea Carraro, Peppe D’Antonio, Francesco Durante, Giovanni Vacca, il reading con Diego De Silva e le performance teatrali che vedono protagonisti Yari Gugliucci e Antonio Grimaldi.

Incontri Scuole e Università: visite guidate e presentazioni ad hoc con le classi delle scuole superiori e dei licei di Salerno e provincia; nell’ambito del progetto “Open Class” (Ateneo & Territorio) alcune lezioni si sposteranno dalle aule universitarie nelle sale di Palazzo Fruscione.

Pasolini e la città: una serie di incontri in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Salerno.

Pasolini e i giovani: una narrazione – a cura di Elio Goka e Davide Speranza – tra cinema, musica e letteratura dove la forza centrale è l’universo giovanile che di Pasolini ne ama la “trasversalità”, l’irruenza, l’esporsi in “prima persona”.

Ma da dove nasce l’esigenza di raccontare Pier Paolo Pasolini, di riascoltare la sua opera e di ritrovarla attraverso le differenti diramazioni del suo lavoro? PPP, a Salerno, fu ospite del “Circolo Democratico” di via dei Principati ovvero quella straordinaria fucina d’idee e iniziative guidata da Nino Mancuso. In uno di questi incontri, il Poeta fu artefice di un affollato e acceso dibattito il 21 marzo del 1960 organizzato da Roberto Visconti. Un dialogo intenso tra Pasolini e le centinaia di partecipanti, tra cui Mario Carotenuto, Francesco Franco, Pietro La Veglia, Roberto Volpe in una città di grandi fermenti. Una città che spesso “ritrova” Pasolini. A cominciare dal dialogo con Alfonso Gatto che sceglie come attore in due suoi film (il poeta salernitano nel 1964 interpreta Andrea nel “Vangelo secondo Matteo” e nel 1968 è il medico in “Teorema”). Ricompare, PPP, nel salernitano, in uno storico sopralluogo in Costiera Amalfitana. Dove, nel luminoso chiostro duecentesco del Convento di San Francesco a Ravello, ambienta la storia dell’ortolano Masetto del “Decameron” del 1971.

Dino Pedriali

Nato a Roma nel 1950, sale alla ribalta per i suoi scatti a Man Ray, affermandosi in seguito come fotografo dei maggiori esponenti dell’arte e della cultura italiana e internazionale: Giorgio De Chirico, Alberto Moravia, Federico Fellini, Andy Warhol. Nel2004, in occasione della retrospettiva “Nudi e Ritratti - Fotografie dal 1974/2003”, il critico d’arte Peter Weiermair definì Pedriali il“Caravaggiodella fotografia del Novecento”. Fondamentale per la sua notorietà fu la sua serie di scatti a Pier Paolo Pasolini, realizzati nel 1975. Saranno le ultime immagini della vita dello scrittore, pochi giorni prima della sua tragica scomparsa all’idroscalo di Ostia. Tra le mostre personali: “Omaggio a Andy Warhol”, Galleria Target, Torino, 1987; “Pier Paolo Pasolini Testamento del Corpo”, Shauspielhaus, Düsseldorf, Berlino, 1988; “Atelier Man Ray”, Galleria Giò Marconi, Milano, 1996; “Nurejev Corpo Pregiato”, Palazzo Marini, Milano, 1997; “George Segal - The Artist’s Studio”, MACRO, Roma, 2002; “Dino Pedriali: nature morte”, Galleria Luxardo, Roma, 2007; “LEUKO: Multimo di Me Stesso”, Takeawaygallery, Roma, 2014.

Associazione culturale per la Fondazione “Tempi Moderni”.

Il tempo e la modernità. Due parole chiave per comprendere il nostro contemporaneo partendo dalla cultura. “Tempi moderni” vuol essere un motore organizzativo e gestionale che al contempo non vuol mai spegnere “lo stupore come conoscenza”, senza dimenticare lo sguardo verso orizzonti di sensibilità nuove da varcare, da scolpire, da proteggere e muovendosi su un duplice piano: progettazione culturale di respiro nazionale ed internazionale; forte coesione con l’associazionismo culturale presente sul territorio. Da qui l’esigenza di “Tempi moderni” nel voler sviluppare una progettualità condivisa. E per far questo serve un assieme di uomini e donne straordinari e rigorosamente professionali. “Tempi moderni” vuol mettere in campo: condivisioni di strategie, amplificazione di sensibilità, pratiche di socializzazione, linee di innovazione, metodologie eterogenee, concatenamenti emozionali, luminosità del sapere e invenzione. “Tempi moderni” ha l’obiettivo di creare un felice cortocircuito tra imprenditori e accademici, tra amministratori e mondo delle professioni, tra sensibilità giovanili e competenze di chiara fama. “Tempi moderni”, vuol ritrovare la sublimazione della bellezza. Sì, la bellezza! Perché per chi continua a credere nella collettività delle “pratiche del pensiero” la bellezza è l'unico, vero motore di costruzione. 

Info mostra 

Artista: Dino Pedriali

Titolo: Dino Pedriali (Pier Paolo Pasolini - Nostos : Il ritorno) 1975 – 1999

Produzione: Associazione Culturale per la Fondazione Tempi Moderni

giovedì 25 febbraio ore 11.00,  Ex cinema Diana – Sala Pasolini

Cerimonia di inaugurazione e tavola rotonda: le Autorità e l’artista Dino Pedriali scopriranno la targa posta esternamente all’ex cinema Diana con la quale lo stesso verrà dedicato a Pier Paolo Pasolini.

venerdì 26 febbraio ore 20.00, Palazzo Fruscione 

Inaugurazione Mostra

Oraridalle ore 11.00 alle ore 20.00, fino al 16 marzo 2016, Palazzo Fruscione, 24-Salerno.

Ingresso libero

Si è dato il via, al teatro Genovesi di Salerno, domenica 14 febbraio, all'ottava edizione del Festival Teatro XS. Otto anni di meritati successi per gli organizzatori della Compagnia dell'Eclissi e per come la manifestazione è seguita, 112 spettatori al debutto. Sette sono gli incontri che termineranno il primo maggio nella serata di premiazione. La novità di quest'anno è l'aggiunta di tre proiezioni inserite nella programmazione, per affrontare il rapporto tra cinema e teatro. A debuttare, domenica scorsa, è stata la compagnia teatrale C.L.A.E.T. (Centro lettura attività espressive teatrali) di Ancona, con un lavoro complesso: "Oh Dio mio" della drammaturga israeliana Anat Gov.

LAPILLI locandina festival xsLa psicologa Ella, il cui nome in ebraico vuol dire quercia, si trova a dover analizzare un paziente sconosciuto, tale Signor “D”, che a telefono le chiede un appuntamento urgente. Ella è single con un carico di una figlia autistica, appassionata di chitarra, che occupa tutti gli spazi della sua vita incolore. Quando il paziente fa il suo ingresso nello studio, arredato in maniera minimale ed abbellito da svariati palloncini bianchi, segnali sia di una presenza infantile nella casa, che di un effetto "nuvole" alludente al cielo da cui proviene il Signor D, inizia tra i due un serrato dialogo con battute sagaci all'interno di uno spettacolo di un'ora e mezza circa.

Lo sconosciuto, che ha bussato alla porta di Ella è niente di meno che Dio, a pezzi per aver 5000 anni e più di solitudine, dei quali sente il peso e la disperata voglia di affondare ogni cosa in un nuovo diluvio universale. Dopo l'iniziale stupore Ella cerca di analizzare il paziente in maniera del tutto normale, trascurando l'onnipotenza dello stesso. Ne seguono situazioni esilaranti alla Woody Allen, con humor secco senza dare spazio ad equivoci religiosi. Il Dio seduto nello studio della psicologa su di una poltrona di cartone pressato, dal design pregevole, simbolo della semplicità ma anche di fragilità, non è lo spirito illuminato, il Creatore di ogni cosa, ma è la divinità profondamente depressa, tanto da mettere in discussione se stessa.

Proseguendo nell'analisi, il dialogo tra i due affronta in maniera comica il Vecchio Testamento, la figura di Adamo, quella di Caino e più di tutte quella di Giobbe. L'artista che è in lui è stato cancellato dalla sua disistima, lui che rimane comunque il Sommo Creatore. La solitudine di 2000 e passa anni si fa sentire e quello di cui ha bisogno è Amore. Ella in un abbraccio finale glielo trasmette. Un testo sagace di pura marca yiddish e le battute che si susseguono sono dilettevoli. Un "botta e risposta" tra i due, disinvolto sia pur affrontando concetti profondi di analisi religiosa.
Ella non crede all'esistenza di un Dio e l'autismo della figlia ne sarebbe una riprova. I due dopo il percorso di analisi, non facile, si ritrovano a scambiarsi i ruoli e cioè: Dio sperimenta una fragilità tutta umana e l'uomo (Ella) si eleva a spalla sulla quale il Potente si adagia. Poco credibile il finale nel quale la fanciulla autistica, miracolata, suona e canta l'Alleluia di Leonard. Cohen. Un trionfalismo religioso troppo a buon mercato che Anat Gov poteva risparmiarselo, tanto più che insinua in Ella l'idea che la mela regalatale dal Signor “D” venga da altre mani.

Molto bravi i due attori, Diego Ciarloni e Ilaria Verdini, per aver mandato a memoria un testo solo apparentemente leggero ma che per il suo insito indottrinamento poteva risultare ostico. Vestito di bianco da capo a piedi, un po' dandy, spiccano sul volto gli occhialini scuri, che nascondono lo sguardo di una divinità decadente. Un giovane normale, Dio, niente a che fare con capelli e barba canuti dell'iconografia tradizionale, volutamente anonimo, perché potesse risultare credibile e preso in considerazione dalla psicologa. Dal canto suo, Ella, molto spigliata nella recitazione, con il tono ciarliero alla Giuliana Loiodice, ha caratterizzato bene il personaggio segaligno, poco attraente e oltremodo sfortunato. Accattivante la partecipazione di Simone Paolella, voce e chitarra, sognante ed infantile Noemi Boncompagni a caratterizzare la sua condizione di diversa. Buona la Regia di Diego Ciarloni, l’Aiuto Regia di Ilaria Verdini e dei Collaboratori tecnici: Angela Ursi e Paola Giovenco

Infine una nota sul l'autrice Anat Gov, scomparsa nel 2012, che con un testo da teatro dell'assurdo, ha provato a divertire sia pure analizzando il difficile rapporto tra Dio e l'uomo sin dalla creazione del mondo.

Maria Serritiello

locandina piscatureNel foyer “Peppe Natella” del Teatro Delle Arti di Salerno, venerdì12 febbraio, c’era il mare e con esso la risacca ondulante, strascicata sulla riva, un artificio tecnico che ha reso magicamente il suono di questo elemento, così presente nella nostra città. Ma a colpire gli spettatori, chiamati per assistere al dramma di Raffaele Viviani “E Piscature”, non è stato solo il suono dell’acqua salata, bensì l’intero percorso sensoriale, uno spettacolo nello spettacolo, compiuto, prima di arrivare a sedersi. Il Delle Arti si presta, per lo spazio di cui dispone, a sperimentare nuove forme di spettacolarità, utilizzando e coinvolgendo, come per venerdì scorso, i sensi. Una bella intuizione del gruppo TeatroNovanta, che, aiutati da Salvatore Acconciagiochi, della Bottega San Lazzaro, insostituibile per la sua manualità e responsabile professionalità, hanno trasformato il foyer in un borgo marinaro, per cui tutti gli attrezzi, reti, “spaselle” nasse, lampare, funi, ancore, utili alla pesca, hanno invaso il percorso ed il palcoscenico. Sul mormorio degli spettatori, che a passi lenti e gustando le tartine, cosparse di burro ed alici nostrane, dell’industria salernitana IASA si accingono ad entrare all’interno, si eleva la voce di Tommaso Fichele, accompagnato dal suono della chitarra di Fabio Notari

La scena, all’interno, si presenta a sipario aperto, con il mare, un fondale filmato, che la lambisce, mentre gruppi di pescatori vanno, vengono, parlano, rammendano le reti e sperano in un futuro migliore. Sulla destra, tirata a secco, un gozzo, su cui dipinto si legge il nome di “Peppe”, un chiaro riferimento, come anche la lampara accesa, fiamma votiva, a chi non c’è più. Sulla sinistra, invece, è ben visibile una misera baracca, congegnata in modo da poter seguire contemporaneamente il fuori della corte marinara e il di dentro della catapecchia, arredata con pochi oggetti e dove alla parete troneggia il quadro di Sant’Anna, simbolo di unità familiare. I pescatori che animano la scena lavorano per Cumpà Domenico (Gaetano Stella), secondo marito della zi Carmela (Elena Parmense) e patrigno di Catarina (Serena Stella) e Cicciariello (Antonello Ronga). Con loro nella baracca vive anche zi Austino, detto cient’anni (Matteo Salazano), nonno, da parte di padre, dei due ragazzi. La trama è semplice e descrive coralmente la vita di stenti a cui è soggetto il pescatore, sia esso padrone che aiutante. La storia si accende, quando Cumpà Domenico, un uomo burbero e rude, che ha un cattivo rapporto con Cicciariello, tanto da venire alle mani, rende espliciti i torbidi sentimenti amorosi verso la giovane Catarina. Approfittando dell’assenza di tutti i componenti del capanno e dei pescatori che stazionano, per lo più sempre dinanzi al povero ricovero, Cumpà Domenico, in preda alla furia amorosa, la violenta. Nessuno si accorge di nulla, né la madre, che insegue l’unione della famiglia, né il nonno, che cerca di dare affetto e buoni consigli. Solo Cicciariello, scopre la malefatta, dopo aver strappato la confessione alla sorella, vedendola in difficoltà, per cui non gli resta altro che vendicarla. Con un ingenuo stratagemma di una festa di pacificazione, a cui tutti sono invitati, il giovane attira il patrigno nella barca e non visto da nessuno, lo affonda a mare.

Il dramma si conclude tra lo stupore dei pescatori, che non si danno pace per l’orrenda fine del loro padrone e i pianti lamentosi della moglie, che professa in continuazione l’onestà e la dirittura morale del marito.

“E Piscature” è il terzo appuntamento, dei quattro, inserito nella rassegna “Napul’è mille culure”, che affronta attraverso i testi, il policromatismo della città. Foschi, passionali e sanguigni i colori del dramma di Viviani, rappresentato in maniera corale dal gruppo dei pescatori, bravi a caratterizzare e a differenziare i personaggi l’uno dall’altro

A spasellara– Chiara De Vita
Pascale ‘o spasellaro – Antonello Cianciulli
‘o Turrese – Giovanni Caputo
Siccetella – Manuel Mascolo
Gennarino – Alfio Battaglia
Giuvannella – Martina Iacovazzo
Zufia – Lucia Di Mauro
Santella – Lucia Voccia
Fortunatina – Alessandra Galdi
Mammiluccia – Daniela Abate
Luciana – Elisabetta Condorelli
‘o Puzzulano – Daniele Nocerino
Capitone – Mauro Collina
Temmone – Michele Ceruso
Pilo ‘e purpo – Gennaro Della Rocca

Un particolare plauso va a Matteo Salzano per aver caratterizzato in maniera speciale “zi Austine, il vecchio saggio, tremolante sulle ginocchia e voce strascicata, che ha esperienza e conosce come va vissuta la vita. Una eccellente interpretazione che ha fatto la differenza dello spettacolo. A distinguersi per impegno, sentimento e disinvolta recitazione sono stati Gaetano e Serena Stella, chiamati ad affrontare una difficile prova teatrale, per essere loro un padre ed una figlia nella vita reale. L’imbarazzo per il tema trattato è stato brillantemente superato per la bravura recitativa, consumata in Gaetano, fresca e giovane in Serena. Altra stella a brillare è stata zi Carmela, Elena Parmense, che ha dato un’interpretazione precisa dell’ingenua madre, tanto da non accorgersi del disastro familiare, un personaggio eduardiano, dove al posto del presepe, c’è l’unità familiare a tutti i costi. Infine un sanguigno Antonello Ronca, convincente nella parte del vendicatore della sorella, costretto a vivere e ad uccidere secondo le regole ferree di un’organizzazione tribale quale quella dei pescatori, immaginati e poi scritti da Raffaele Viviani.

Maria Serritiello

LAPILLIIl secondo appuntamento di “Mutaverso Teatro, la stagione teatrale ideata da Vincenzo Albano, è venerdì 19 febbraio alle ore 21.00, al Piccolo teatro del Giullare, (Via Vernieri - Trav. Incagliati n. 2 – Salerno). La compagnia “Gli Omini” porta in scena “La famiglia Campione”, di Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Giulia Zacchini, Luca Zacchini, con Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Luca Zacchini. Lo spettacolo, nato in collaborazione con Fondazione Teatro della Pergola residenza artistica Associazione Teatrale Pistoiese  e con il sostegno di Regione Toscana, è stato insignito di due importanti riconoscimenti: il Premio Franco Enriquez 2014 come “Compagnia d’innovazione per ricerca drammaturgica e impegno civile” e il Premio Rete Critica come “Migliore Compagnia anno 2015”. Dalle note di regia: “Questa è l’ora di una famiglia come tante. Lo sguardo su un corridoio come tanti, che dà su una porta chiusa. I nonni aspettano di morire, i genitori sono troppi, i figli continuano a girare a vuoto. Ma uno di loro domani parte e abbandona il posto di combattimento. Un altro invece ha scelto un viaggio diverso, si è chiuso nel bagno dietro quella porta chiusa. È da una settimana che non esce, non parla. Ma mangia, state tranquilli che mangia. Dieci sono i personaggi. Tre le generazioni a confronto. Tre gli attori in tutto. Così che il gioco si sveli pian piano e che ognuno sia nonno, genitore e figlio di se stesso... “Mutaverso Teatro” si avvale del sostegno del Comune di Salerno, della collaborazione di Puracultura come media partner e del supporto di Scene contemporanee e sperimenta e utilizza una campagna di crowdfounding (www.derev.com/mutaverso-teatro-la-prima-stagione), grazie alla quale è possibile fare donazioni per un “biglietto sospeso” o  acquistare carnet di biglietti a prezzo scontato.

Ingresso: 10 euro
carnet 6 spettacoli = 51 euro
carnet 4 spettacoli = 36 euro
Informazioni, acquisto carnet e laboratorio: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 348 0741007

Brutta prova esterna dei Granata che scivolano al penultimo posto

LOGO U.S. SalernitanaUn 4 a 0 è difficile da commentare. E la gara che la Salernitana ha disputato in casa della Ternana non fa eccezione. Granata sotto di tre reti all’intervallo, reazione quasi nulla e poker servito al 90esimo. A riprova di una prestazione mediocre che si aggiunge a quelle collezionate in una stagione fin qui troppo sotto le aspettative. Il cambio in panchina tra mister Torrente e Menichini non ha ancora dato i frutti sperati, ma il materiale su cui e con cui lavorare sembra oggettivamente di basso livello. Non è bello, poi, che in un quadro del genere, già di per sé sconfortante, si uniscano le follie dell’uomo più talentuoso a disposizione dei campani: parliamo di Gabionetta che, a soli 5 minuti dal suo ingresso in campo (avvenuto all’inizio della ripresa) si faccia espellere, lasciando i suoi in una inferiorità numerica che diventerà ancora più grave quando Colombo al 39esimo del secondo tempo si fa male e, essendo già esauriti i tre cambi a disposizione, lascia i Granata a giocare in nove uomini. Domenica, alle 17.30, la Salernitana ospiterà il Crotone. Il tempo stringe e bisogna cambiare marcia.

Ternana – Salernitana 4 – 0

Reti: 9′ pt Furlan, 30′ pt Ceravolo, 39′ pt Meccariello, 45′ st Falletti.

Ternana: Mazzoni, Zanon, Vitale, Meccariello, Furlan, Busellato (28′ st Signorelli), Ceravolo (34′ st Gondo), Falletti, Coppola, Janse (22′ st Belloni), Gonzalez. All.: R. Breda.

A disposizione: Sala, Valjent, Zampa, Avenatti, Palumbo, Grossi.

Salernitana: Terracciano, Franco, Pestrin, Colombo, Moro, Coda (34′ st Bus), Bovo (1′ st Gabionetta), Ceccarelli, Donnarumma (9′ st Gatto), Bernardini, Ikonomidis. All.: L. Menichini.

A disposizione: Strakosha, Pollace, Trevisan, Bagadur.

Arbitro: Ivano Pezzuto di Lecce.
Assistenti: Enrico Caliari (sez. Legnago) – Giuseppe Borzomì (sez. Torino).
IV uomo: Giacomo Camplone (sez. Pescara).

Ammoniti: Coppola, Meccariello, Zanon (T), Ceccarelli, Donnarumma (S).

Espulso: 5′ st Gabionetta (S).

Angoli: 5 – 8

Recupero: 4′ st.

Nota: al 39′ st Colombo (S) costretto a uscire per infortunio, con la Salernitana che ha già effettuato le tre sostituzioni.

Arnaldo Iodice

LAPILLI Locandina libro Vietri 100Martedì 16 gennaio, alle ore 18, presso l'Oratorio dell'Arciconfraternita SS. Annunziata - SS. Rosario di Vietri sul Mare, via S. Giovanni 13, la Congrega letteraria presenta il libro "Uomini, barche e cantieri del Golfo di Salerno”, di Claudia Bonasi e Antonio Dura", edito da Puracultura, che sarà preceduto da un documentario sullo stesso tema. All’incontro prenderanno parte, oltre agli autori, il sindaco di Vietri sul Mare, Francesco Benincasa, l’assessore alla Cultura Giovanni De Simone e il professore Antonio Gazia, ideatore della Congrega. La presentazione è coordinata dal giornalista Aniello Palumbo. Ingresso gratuito.

LAPILLI Gennaro De RosaPer due sere consecutive e precisamente il 13 e 14 febbraio, il Teatro Ridotto di Salerno, direttore Gianluca Tortora, ha ospitato Gennaro De Rosa, il vincitore del Premio Charlot 2015, la rassegna della comicità più importante d’Italia.

Prima dell’inizio della sua performance, in camerino, gli chiedo di conoscerlo più da vicino (n.d.r.) e lui molto amabilmente accetta. Mi bastano poche battute per individuare in lui la dote naturale della comunicazione, che non è solo mestiere. Semplice, spontaneo, un sorriso quasi ingenuo su di un volto rassicurante, è il classico bravo ragazzo della porta accanto. Ogni tanto gli passa una punta di malizia sul viso, ma è lo scugnizzo che si fa spazio. Magro, occhi neri, capelli tagliati corti ed un leggero strato di barba spalmato sul viso, non si riesce, in lui, ad immaginare il fanciullo di 86 Kg della sua infanzia, eppure, lo è stato, con una dose massiccia di comicità, grazie alla quale oggi è un cabarettista che si sta facendo strada. Dalla sua ha l’umiltà di chi vuole migliorarsi, ha partecipato, infatti a due laboratori, a Napoli ed a Bari, studia i personaggi e le gag con cura, osservando la sua città, Napoli, una fonte inesauribile di umorismo. E’ un buon monologhista, non tira quasi il fiato, il suo spettacolo “Le cose non stanno bene” è un grosso calderone di barzellette, battute sulla famiglia, sui giovani, sulla crisi, sui soldi che sono sempre pochi, sulle cose che un tempo andavano in un modo ed oggi non più così, sulla fidanzata, prima e moglie, dopo, un repertorio che coglie ogni spettatore. Gennaro De Rosa ha anche una bella voce, infatti inizia lo spettacolo cantando “Sambaccussi” del grande Pino Daniele, per dare un certo taglio a tutta la sua esibizione, perché poi sceglie brani di Carosone “O russo e a rossa”, facendo cantare anche il pubblico e “O sarracino”, per continuare con “E allora” di Armando Gill, portato al successo dall’ indimenticato Roberto Murolo, una selezione, la sua, ispirata alla sapiente classicità napoletana. Non è stato sempre un solista, Gennaro De Rosa, infatti ha fatto parte del trio comico “I tre per tre”, esibendosi con loro, in estate, a Paestum, quando il Premio Charlot si era trasferito nella zona dei templi. Ancora non si dedica totalmente allo spettacolo, tutti i giorni per lavoro è rappresentante di detersivi, si augura di poter calcare il palcoscenico, se il successo lo arride. Ha 35 anni, diploma liceo scientifico, è sposato ed ha due belle bambine di 3 e 6 anni. Si scrive da solo i testi dei suoi monologhi, ogni volta che ne sente l’impulso, non legge molto, ma ascolta e partecipa al dibattito politico ed ama i grandi comici, da Totò a Troisi. Gli chiedo quale sia stato il consiglio più utile ricevuto “E luvà mano” (di desistere), mi risponde divertito ed autoironico, ma è ovvio che io la pensi al contrario, se una semplice sua battuta mi rallegra tanto.

Maria Serritiello

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