Cronaca

Messaggio per la Santa Pasqua

del vescovo di Pozzuoli e di Ischia


Foto Vescovo Carlo Villano 3 2026 250Siamo chiamati a porre al centro della nostra vita la persona, in tutte le sue dimensioni, in tutta la sua umanità. Ma chi è l’uomo per noi? È la domanda che sant’Agostino si pone nelle Confessioni (Conf. 4, 9). L’uomo è un essere costantemente in ricerca di sé, del senso della vita, del significato del proprio “esserci” nel mondo. È un cammino che si apre sempre al nuovo, che cerca di dare senso al presente con lo sguardo rivolto al futuro.

Nella celebrazione della messa crismale ho ricordato l’incontro avuto con le donne della Casa circondariale di Pozzuoli, attualmente ospitate nel carcere di Secondigliano, a causa del bradisismo, che hanno espresso la loro gioia nel rivedermi: «Siamo qui a ringraziarla per essere tornato tra noi. Viviamo nella speranza che qualcosa accada, che arrivi uno spiraglio di luce per poter ritornare dai nostri cari e iniziare finalmente un percorso di vita più consapevole». E hanno aggiunto: «La reclusione insegna l’attesa, ed oggi siamo qui ad attendere quella pace interiore che la Santa Pasqua porta con sé».

Credo che oggi siamo chiamati tutti a farci carico di questa attesa. Lasciamo risuonare nei nostri cuori le parole di queste donne recluse, spesso considerate ai margini della società.  Come ci hanno ricordato Papa Francesco e oggi Papa Leone, siamo chiamati a rimettere al centro proprio chi è ai margini. Nelle loro parole ricorre il tema della speranza; una speranza che siamo chiamati a rendere concreta proprio con la nostra presenza e con la nostra attenzione alle condizioni di vita di chi ci è accanto.

Viviamo un tempo in cui siamo chiamati più che mai a essere operatori di pace. I grandi conflitti internazionali ci mostrano che quella “guerra mondiale a pezzi”, di cui parlava Papa Francesco, sta diventando sempre più un’unica guerra globale. E non solo per gli effetti economici. La guerra diventa mondiale quando non scuote più le nostre coscienze, quando ci abituiamo alla violenza. Come cristiani, come uomini e donne esperti in umanità, siamo chiamati a esprimere il nostro dolore e a chiedere perdono per le morti violente, per la vita negata, per chi non ha più futuro. La guerra non genera pace. Un pensiero va alla difficile situazione in Terra Santa, dove i cristiani, tra molte difficoltà, continuano a rendere quei luoghi testimonianza viva di fede e di carità.

Carlo, vescovo    

PASQUA: AMORE, UNICA VENDETTA CHE SALVA IL MONDO
Il messaggio di Pasqua del Custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni

 

Foto Fra Morone 250ASSISI (PG), 4 APRILE - La Pasqua è per eccellenza la festa cristiana della speranza, della gioia, della fraternità. Anche nel contesto cosìfra Marco messaggio Pasqua 250 difficile e complesso che l’umanità sta affrontando, fra Marco Moroni, OFMConv, Custode del Sacro Convento, cerca di mostrare il legame tra le realtà della fede e il tempo che viviamo, per passare da una semplice narrazione dei fatti e da una loro interpretazione a una lettura sapienziale di essi, che risvegli le coscienze, rianimi l’impegno e mostri una direzione da percorrere. Anche quest’anno ha così rivolto un messaggio augurale - redatto nello stile di un poema, come egli è solito fare - che ha il sapore della concretezza, della responsabilità e soprattutto della certezza nella forza risanante dell’amore, chiamato, in modo originale e positivamente provocatorio: «unica vendetta che salva il mondo».

Questo il messaggio integrale:

«Così si proclama nella notte di Pasqua: 

“Il santo mistero di questa notte

sconfigge il male,

lava le colpe,

restituisce l’innocenza ai peccatori,

la gioia agli afflitti.

Dissipa l’odio,

piega la durezza dei potenti,

promuove la concordia e la pace.”

Sì. Così sia.

Così sia per lo stretto di Hormùz,

così per il valico di Ràfah.

Così sia nelle regge dei sovrani

e nelle favelas dei diseredati,

nei palazzi della finanza

e nelle tende dei profughi.

Così sia sulle tombe delle ragazze di Minab

e su quelle dei morti di ogni guerra.

Così nei cieli solcati dai droni

e nei fiumi resi amari dall’uomo.

Amore,

unica vendetta che salva il mondo».

Il video con il messaggio integrale è disponibile sul canale YouTube //www.youtube.com/@SanFrancescoAssisi">@SanFrancescoAssisi a questo link https://youtu.be/0xFgrJ-kkW0 e in allegato.

fra Marco Moroni presiederà la Santa Messa solenne del giorno di Pasqua alle 10.30 nella chiesa superiore della Basilica. La celebrazione sarà in diretta streaming sempre sul canale Youtube //www.youtube.com/@BasilicaSanFrancescodAssisi">@BasilicaSanFrancescodAssisi e sulla pagina Facebook SAN FRANCESCO D’ASSISI

Questa sera, alle 21.30, sempre in chiesa superiore, si terrà la solenne veglia pasquale presieduta dal S.Em.za il cardinale Ángel Fernández Artime, SDB, Legato Pontificio per le Basiliche Papali di Assisi. Anche questa celebrazione sarà trasmessa in diretta streaming sui canali summenzionati: Youtube //www.youtube.com/@BasilicaSanFrancescodAssisi">@BasilicaSanFrancescodAssisi e Facebook SAN FRANCESCO D’ASSISI

Le celebrazioni solenni della Veglia e della Pasqua di risurrezione sono animate dalla Cappella Musicale della Basilica di San Francesco - diretta da fra Peter Hrdy, OFMConv.

Per altre informazioni - soprattutto dell’ultim’ora - è bene consultare le pagine Facebook SAN FRANCESCO D’ASSISI e Instagram @sanfrancescoassisi

Pasqua 2026

Foto Nicola Incampo 250In un mondo attraversato da conflitti che sembrano non concedere tregua, la Pasqua arriva quest’anno con un peso simbolico ancora più profondo. Non è soltanto una ricorrenza religiosa, ma un richiamo universale alla rinascita, alla speranza e alla possibilità di ricostruzione anche dopo le distruzioni più drammatiche. In un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche, crisi umanitarie e instabilità diffusa, questa festività assume un valore che va oltre la tradizione: diventa uno specchio del nostro tempo.

Dalle città devastate dai bombardamenti alle comunità costrette a vivere nell’incertezza quotidiana, il messaggio pasquale si intreccia con storie di sofferenza, ma anche di resistenza. In molte aree di guerra, celebrare la Pasqua non significa soltanto osservare un rito religioso, ma affermare la propria identità e la propria umanità di fronte alla disumanizzazione del conflitto. Le celebrazioni si svolgono spesso in condizioni precarie: nelle cantine trasformate in rifugi, tra le macerie di edifici distrutti, o in luoghi di culto che portano i segni evidenti della violenza.

Le immagini che arrivano dai territori colpiti raccontano una realtà fatta di contrasti: da un lato la devastazione, dall’altro la volontà ostinata di non rinunciare a ciò che unisce le persone. Famiglie riunite attorno a tavole semplici, canti sommessi per non attirare pericoli, simboli religiosi custoditi come segni di continuità. In questi contesti, la Pasqua perde ogni dimensione consumistica e torna alla sua essenza più autentica: la condivisione, la solidarietà, la fede — religiosa o civile — in un futuro diverso.

Ma la guerra non riguarda solo chi la vive direttamente. Anche al di fuori delle zone di conflitto, il clima internazionale influenza profondamente il modo in cui questa festività viene percepita. In Europa e nel resto del mondo, cresce una sensibilità nuova verso i temi della pace, della sicurezza e della responsabilità collettiva. Le celebrazioni pasquali diventano così occasione di riflessione civile oltre che spirituale: un momento per interrogarsi sul ruolo delle istituzioni, della diplomazia e dei cittadini nella costruzione di un ordine globale più giusto.

Le parole chiave della Pasqua — sacrificio, redenzione, rinascita — assumono un significato concreto quando applicate alle vite di chi oggi vive sotto le bombe. Il sacrificio è quello delle popolazioni civili, spesso invisibili nelle dinamiche strategiche dei conflitti; la redenzione è la speranza di una fine delle ostilità e di un ritorno alla normalità; la rinascita è la prospettiva, ancora fragile ma necessaria, di una ricostruzione materiale e morale.

In questo scenario, il ruolo delle organizzazioni umanitarie diventa cruciale. Proprio durante le festività, molte di esse intensificano gli sforzi per garantire assistenza, cibo, cure mediche e supporto psicologico. Tuttavia, accanto agli interventi istituzionali, emergono anche gesti individuali di straordinaria forza: volontari che operano in condizioni estreme, famiglie che accolgono profughi, comunità locali che si mobilitano per offrire sostegno concreto. Sono storie che raramente trovano spazio nei titoli principali, ma che rappresentano il tessuto umano che resiste alla distruzione.

Un altro aspetto significativo è il modo in cui la Pasqua viene reinterpretata dalle nuove generazioni, cresciute in un clima di instabilità globale. Per molti giovani, questa festività non è più soltanto un momento religioso o familiare, ma anche un’occasione per esprimere impegno sociale e civile. Manifestazioni per la pace, iniziative di solidarietà e campagne di sensibilizzazione si moltiplicano, trasformando il messaggio pasquale in azione concreta.

Allo stesso tempo, la guerra impone una riflessione anche sul linguaggio e sulla narrazione. Parlare di “rinascita” in contesti di distruzione può apparire retorico o distante dalla realtà. Eppure, è proprio in queste contraddizioni che la Pasqua trova la sua forza più autentica: non come promessa facile, ma come tensione continua tra ciò che è e ciò che potrebbe essere. Una tensione che obbliga a non rassegnarsi.

La dimensione spirituale della Pasqua, inoltre, offre uno spazio di elaborazione del dolore che va oltre le appartenenze religiose. Anche per chi non si riconosce in una fede specifica, i simboli pasquali parlano di trasformazione, di passaggio, di possibilità. In un tempo segnato dalla guerra, questa dimensione assume un valore universale, capace di unire persone diverse attorno a un bisogno comune: quello di trovare un senso, anche nel caos.

Infine, la Pasqua di quest’anno pone una domanda inevitabile: quale futuro ci attende? Le risposte non sono semplici, né immediate. Tuttavia, il significato più profondo di questa festività risiede proprio nella capacità di immaginare un “dopo”, anche quando il presente sembra negarlo. Non si tratta di un ottimismo ingenuo, ma di una scelta consapevole: quella di continuare a credere nella possibilità di cambiamento.

In un tempo di guerra, parlare di Pasqua significa dunque parlare di umanità, di dignità e di responsabilità. Significa riconoscere il dolore senza smettere di cercare la luce. E forse, proprio in questa ricerca ostinata, si nasconde il senso più vero di una festività che, oggi più che mai, riguarda tutti.

Nicola Incampo

INCONTRI È VITA: IL NUMERO DI APRILE DELLA RIVISTA SAN FRANCESCO PATRONO D’ITALIA

Esemplare già disponibile in cartaceo e in digitale. fra Giulio Cesareo: «la prima sintesi, a caldo, dell’ostensione delle spoglie mortali di san Francesco»

04 APRILE 26 copertina 250ASSISI (PG), 3 APRILE – A pochi giorni dalla Pasqua è disponibile il numero di aprile del mensile San Francesco patrono d'Italia, il cui titolo è “Incontri è vita”. Dopo un approfondimento spirituale proprio sulla festa e sul tempo della Pasqua a cura del frate responsabile della liturgia della Basilica di San Francesco, fra Francesco Scialpi, OFMConv, il mensile si concentra «in una prima e - come ha dichiarato fra Giulio Cesareo, OFMConv, direttore dell’Ufficio comunicazione - “a caldo” valutazione dell’esperienza dell’ostensione pubblica e prolungata della spoglie mortali di san Francesco, appena conclusa. La chiave di lettura con cui la nostra comunità francescana sta cercando di comprendere più in profondità questo straordinario evento che ha coinvolto quasi 400.000 persone (cfr comunicato stampa sulla conclusione dell’ostensione https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/eventi/si-conclude-oggi-la-venerazione-delle-spog lie-mortali-di-san-francesco-53835) è quella della gratitudine e dell’incontro. L’ostensione delle spoglie mortali di san Francesco non è stato un fenomeno turistico, né solo un’esperienza devozionale, né tantomeno evento unico a cui si è cercato di partecipare per dire Io c’ero. È stata piuttosto un incontro, individuale e comunitario - nella fede e nel cuore - con san Francesco e attraverso di lui con tanti altri pellegrini, francescani e non, giovani e anziani, uomini e donne… San Francesco ancora una volta, come quando camminava per le strade e i borghi del XIII secolo, continua a esercitare il suo dono e il suo carisma di costruire relazioni, di creare ponti tra le persone e di riparare i legami danneggiati dalla diffidenza, dall’odio, dalla paura e dall’indifferenza». L’incontro e gli incontri - percepiti come esperienza di vita che animano di contenuto e profondità l’esistenza di ogni giorno - sono così il focus del mensile: immagini di grande impatto e parole autentiche di persone che - diverse per provenienza, appartenenza e sensibilità - hanno accettato di condividere la loro esperienza e le loro emozioni. Primo fra tutti il giornale riporta il contributo di fra Marco Moroni, OFMConv, Custode del Sacro Convento di San Francesco in Assisi, che circa tre anni fa, per primo ebbe l’intuizione della possibilità e dell'opportunità di organizzare questa prima e prolungata ostensione del corpo del Santo. Tra gli incontri che hanno lasciato il segno c’è stato quello con il Segretario di Stato Vaticano, Sua Eminenza il cardinale Pietro Parolin, anch’egli pellegrino per venerare le reliquie di san Francesco. L'intervista per il podcast dei frati del Sacro Convento “Parole povere” (https://youtu.be/kUih2nF7lL0?si=TCZVZ5-SFC8otH_8 ) sul canale Youtube San Francesco d’Assisi è disponibile anche in forma scritta nella Rivista di aprile. Questo giornale, come gli altri di questo ottocentesimo anniversario della morte di san Francesco, è di 96 pagine e contiene un approfondimento francescano che può essere staccato e rilegato a parte: grazie al contributo di importanti e qualificate firme (quali Costantino D’Orazio, Grado Giovanni Merlo, il vescovo di Assisi monsignor Felice Accrocca, Mariano Borgognoni, Vincenzo Corrado e Stefano Ziantoni) esso spazia dall’arte al contributo francescano alla vita sociale e culturale, dalla biografia del Santo ai suoi Scritti, dall'attualità della spiritualità francescana al confronto con altri cammini religiosi all’interno del cristianesimo fino agli uomini e alle donne illustri - per sapienza e santità - che nei secoli hanno traghettato e trasmesso la vivacità e la vitalità dell’esperienza religiosa di san Francesco stesso. Gli abbonati al Mensile riceveranno regolarmente la loro copia, cartacea o digitale, secondo la formula di abbonamento sottoscritta. Per tutti gli altri lettori, il numero è già disponibile in versione digitale dal 1° aprile sull'App “San Francesco digitale”. L'App “San Francesco digitale” è disponibile sia su Google Play (https://play.google.com/store/apps/details?id=com.sanfrancesco.android.prod) che su App Store (https://apps.apple.com/it/app/san-francesco-digitale/id1451831141) Per abbonarsi al mensile in formato cartaceo e riceverlo comodamente a casa è sufficiente andare qui: https://sanfrancescoassisi.org/abbonamenti La pubblicazione cartacea è inoltre regolarmente a disposizione dei pellegrini che raggiungono la Basilica di San Francesco, in Assisi. La comunità francescana del Sacro convento come è tradizione offre un cammino di preparazione alla Pasqua attraverso delle brevi meditazioni video pubblicate quotidianamente sul canale Youtube San Francesco d’Assisi e Whatsapp Basilica di San Francesco in Assisi. È infine ancora disponibile l'episodio 8 del Podcast parole povere dedicato proprio alla visione francescana della Pasqua, in un dialogo con il biblista fra Luca Di Pasquale, OFM, https://youtu.be/9QF9A7A2F8s?si=yQperblv3ddLfdFB.

SAN FRANCESCO PATRONO D’ITALIA La rivista San Francesco patrono d’Italia è un mensile fondato nel 1920 in vista del settimo centenario della morte di san Francesco. Pubblicata dai frati del Sacro Convento di Assisi, la rivista si propone di diffondere il messaggio francescano di pace, fraternità, bellezza e cura del creato, dialogando con la realtà contemporanea.

Pompei, completato il monitoraggio puntuale dell’intera città antica. Una conoscenza dettagliata, come mai prima, pone la base per la manutenzione programmata e la conservazione del sito

Il Ministro Giuli: “Pompei è un grande laboratorio per l’idea di Tutela”.

 

POMPEI Monitoriaggio 250Dopo mesi di indagini in campo da parte di squadre multidisciplinari (architetti, ingegneri, restauratori ed archeologi) è stata completata la schedatura a tappeto del sito archeologico di Pompei: oltre 70.000 schede per ubicare, classificare e definire le diverse tipologie di rischio e degrado delle strutture archeologiche presenti nel sito.

Utilizzando una web app è stata adottata una soluzione innovativa per il monitoraggio continuo che il Parco archeologico ha messo a punto per garantire la conservazione della città antica di Pompei.

Si tratta di oltre 13.000 ambienti, appartenenti a circa 1.200 “unità catastali” tra case e botteghe costruite due millenni fa. In passato, la mancanza di una conoscenza aggiornata e dettagliata dello stato di conservazione di tutti questi ambienti, nonché le difficoltà nel garantire una manutenzione costante e periodica, hanno portato a perdite considerevoli. Dai muri e affreschi documentati nel Settecento e nell’Ottocento e ormai degradati o non più esistenti, fino al crollo della Schola Armaturarum nel 2010 da cui è scaturito un successivo intervento di “salvataggio” finanziato dallo Stato italiano e dall’UE (“Grande Progetto Pompei”), la conservazione è sempre stata la sfida più grande di Pompei.

Per affrontarla è stato necessario risolvere due ordini di problemi. Il primo è sapere esattamente cosa accade in ciascuno dei 13.000 ambienti della città antica (con oltre 70.000 “superfici” tra pareti, mosaici e, in alcuni casi, soffitti e tetti); il secondo, intervenire subito laddove si rilevino dei rischi di perdita e di degrado di materia antica, come un intonaco che, esposto costantemente alle intemperie, potrebbe staccarsi dal muro.

Al fine di garantire una conoscenza multiscalare dell’avanzamento del degrado dell’intero sito archeologico è stato realizzato – in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria CivilePompei Monitoraggio con APP 1 250 dell’Università di Salerno e la società Visivalab - un sistema informatico per il monitoraggio a tappeto di tutti gli elementi costruttivi: pavimenti, muri, solai coperture, intonaci, apparati decorativi, arredi e così via.

Questo sistema attraverso una web app, creata su misura per Pompei, ha consentito a squadre di tecnici di analizzare tutti gli ambienti, secondo un approccio multidisciplinare e stando sul campo per oltre otto mesi, e di segnalare per ogni singolo elemento la presenza di degrado per tipologia, estensione e gravità. Oggi il Parco dispone dei risultati di questa indagine ed è in grado di studiarli, analizzarli nel dettaglio anche mediante sistemi informatici e di AI, in quanto tutto è digitale sin dalla redazione delle schede. L’applicazione consentirà anche di acquisire segnalazioni da parte dei funzionari e collaboratori che in tempo reale possono evidenziare con tanto di fotografia un qualunque problema. Il sistema di monitoraggio restituisce così una mappatura completa di tutto il sito di Pompei.

Le segnalazioni sono state catalogate automaticamente in un sistema cartografico; in base alla gravità e urgenza sono state poi distribuite secondo una programmazione triennale per interventi di manutenzione ordinaria con le squadre interne e di manutenzione straordinaria, che riguardano principalmente le strutture di copertura, le murature, le pavimentazioni, i mosaici e gli affreschi, e per cui è stato attivato lo strumento dell’accordo quadro.

Dall’analisi dei dati emersi dal monitoraggio un dato che colpisce in modo particolare riguarda le correlazioni tra certe tipologie di degrado: ciò rappresenta un importante passo in avanti nella comprensione delle dinamiche di rischio e di possibili forme di deterioramento del patrimonio, e quindi anche delle vie per contrastarli. Ma è anche un dato scientifico di grande rilevanza per confrontarsi con altre realtà che presentano simili criticità e rischi.

"La tutela sia la sfida più grande di Pompei, oggi raccolta e fronteggiata con spirito di innovazione. Il nuovo sistema di monitoraggio offre, finalmente, una mappatura completa del sito e una conoscenza circostanziata di ogni suo elemento, a partire dalle forme di degrado e dalle dinamiche di rischio, fino alle stime dei costi da sostenere. Il gran lavoro di tutti i professionisti, i tecnici e gli operatori del Parco, ha dato forma a un modello di gestione integrata nel quale si fondono restauro, manutenzione programmata, nuove tecnologie e sostenibilità ambientale. Volendo riassumere il senso complessivo di questo operare, si potrebbe dire che Pompei è un grande laboratorio per l’idea di Tutela. Senza tralasciare un’ulteriore considerazione, tanto generale quanto essenziale: conoscere è fondamentale per intervenire e agire".  Lo ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nel testo del messaggio affidato al Capo di Gabinetto, Valentina Gemignani.

“Il completamento del monitoraggio dell’intera città antica di Pompei rappresenta un passaggio fondamentale per la valorizzazione e tutela del sito. Una conoscenza puntuale e aggiornata dello stato di conservazione consente di programmare interventi più efficaci e tempestivi, migliorando al contempo la fruizione e ampliando progressivamente le aree accessibili. In questa prospettiva, Pompei rafforza il proprio ruolo come modello avanzato di gestione integrata, in cui tutela e valorizzazione procedono insieme, a beneficio di un pubblico internazionale sempre più ampio e della comunità”, ha affermato il Capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del MiC, Alfonsina Russo.

“Ho concepito un sogno su Pompei da Presidente del Consiglio Superiore con Roberto Cecchi 15 anni fa sulla manutenzione programmata di quel sito. Solo il Direttore Gabriel Zuchtriegel lo ha finalmente trasformato in compiuta realtà, per cui esulto di gioia, anche perché il Direttore ha varato lo studio delle regioni della città, i cui tessuti sono inediti, in accordo con la Sapienza di Roma. Così conoscenza e tutela sistematiche si confronteranno come in un dittico. Che ciò sia di esempio!”, ha sottolineato il professore Andrea Carandini

“Conservare Pompei è una sfida enorme, ma proprio per questo ci spinge a dare il massimo e a cercare continuamente nuove soluzioni, a esplorare tutte le possibilità di migliorare il nostro lavoro anche attraverso l’uso della tecnologia. Base fondamentale per ogni intervento di tutela del patrimonio è, uno, la consapevolezza che il patrimonio è fragile, specialmente in un sito come Pompei, e, due, una conoscenza dettagliata di tutto il sito quale condizione imprescindibile per programmare le attività di manutenzione e restauro”, ha aggiunto il Direttore di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.

In sintesi, l’approccio del Parco archeologico di Pompei mira a una manutenzione preventiva, scientifica, tecnologicamente avanzata e sistematica, in quanto basata su una visione globale delle esigenze e non più su singole segnalazioni di emergenze. Si tratta, inoltre, di un approccio sostenibile, in quanto consente di avere un quadro generale delle necessità di intervento e di prevedere i costi aggiornati in maniera ragionata e programmabili; infine, il modello sviluppato a Pompei è anche estendibile ovvero replicabile presso altri siti.

Sulla rivista E-journal degli scavi di Pompei è pubblicato un articolo di approfondimento sul tema.

Sacra potestas

 

Foto Incampo 2Su una locandina per l’Ordinazione sacerdotale ho letto il seguente pensiero: “Il ministero ordinato viene quindi conferito ad uomini che ricevono la sacra potestas, cioè il potere sacro, per il servizio nella Chiesa, in continuità con la missione apostolica affidata originariamente ai Dodici Apostoli.

Questo legame con gli Apostoli – scelti da Cristo tra gli uomini – costituisce il fondamento teologico per cui la Chiesa considera il Sacerdozio ministeriale riservato agli uomini, in fedeltà alla tradizione e al mandato ricevuto da Cristo

La riflessione sul ministero ordinato e sulla sacra potestas apre uno spazio molto ampio, che tocca non solo la struttura della Chiesa, ma il suo stesso mistero. Non si tratta semplicemente di comprendere “chi può fare cosa”, ma di entrare nel senso profondo di una chiamata che affonda le radici nella volontà di Cristo e nella storia della salvezza.

Il punto di partenza è proprio questo: il ministero ordinato non nasce da un’iniziativa umana, né da una necessità organizzativa. La Chiesa non si è data da sé il sacerdozio, ma lo ha ricevuto. Quando Cristo sceglie i Dodici, compie un gesto carico di significato: chiama alcuni uomini, tra tanti, non per separarli dagli altri in termini di dignità, ma per affidar loro una missione specifica. Questa missione è quella di rendere presente la sua azione salvifica nella storia, attraverso la predicazione, i sacramenti e la guida della comunità.

La sacra potestas, quindi, non è un potere nel senso comune del termine. È piuttosto una partecipazione all’autorità stessa di Cristo, che però si manifesta in modo paradossale: come servizio, come dono, come abbassamento. Cristo stesso lo ha detto chiaramente: “Chi vuole essere il primo, sia l’ultimo e il servo di tutti”. In questo senso, il sacerdote è chiamato a vivere una forma di autorità che si realizza nel farsi prossimo, nel portare i pesi degli altri, nel guidare senza dominare.

Il legame con gli Apostoli è essenziale perché garantisce la continuità. La Chiesa non è una realtà che cambia la propria identità a seconda delle epoche, ma è chiamata a rimanere fedele a ciò che ha ricevuto. Gli Apostoli sono il fondamento visibile di questa continuità: attraverso la successione apostolica, il ministero ordinato si inserisce in una catena ininterrotta che risale fino a Cristo stesso. Non è solo una questione storica, ma sacramentale: è Cristo che continua ad agire nella sua Chiesa.

Da qui nasce anche la questione, delicata e spesso discussa, del sacerdozio riservato agli uomini. La posizione della Chiesa si fonda su questa fedeltà al gesto originario di Cristo e alla tradizione apostolica. Non viene interpretata come una scelta culturale o sociologica, ma come un dato ricevuto, che la Chiesa ritiene di non avere l’autorità di modificare. È una convinzione che si colloca dentro una visione sacramentale: il sacerdote agisce in persona Christi, e questa rappresentazione simbolica e reale si collega alla modalità concreta con cui Cristo ha scelto di manifestarsi e di chiamare.

Tuttavia, fermarsi a questo punto rischierebbe di dare una visione incompleta. Infatti, la Chiesa riconosce con forza che la dignità battesimale è la stessa per tutti. Ogni cristiano, uomo o donna, partecipa al sacerdozio comune dei fedeli e alla missione della Chiesa. Esiste una molteplicità di vocazioni e di carismi che sono altrettanto essenziali: la vita consacrata, il matrimonio, il servizio dei laici nella società, l’impegno nella carità, nella catechesi, nella cultura.

In questa prospettiva, la differenza tra sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune non è una differenza di valore, ma di funzione. Il sacerdote è segno sacramentale di Cristo capo e pastore, mentre tutti i fedeli sono chiamati a essere segno di Cristo nel mondo. È come un corpo in cui ogni membro ha un ruolo diverso, ma tutti concorrono alla vita dell’insieme.

C’è poi un aspetto spirituale molto importante: la vocazione. Nessuno si dà da sé il ministero ordinato, così come nessuno si dà da sé una vocazione autentica. Essa nasce da una chiamata che precede e supera la persona. Questo vale per il sacerdote, ma anche per ogni cristiano. La domanda fondamentale non è tanto “che cosa posso fare?”, ma “a che cosa sono chiamato?”. E questa chiamata si scopre nell’ascolto, nella preghiera, nel confronto con la comunità. In un tempo come il nostro, in cui spesso il concetto di autorità è messo in discussione o frainteso, il ministero ordinato può apparire difficile da comprendere. Ma proprio per questo è chiamato a essere vissuto in modo ancora più trasparente: come servizio umile, come dedizione, come testimonianza credibile. Quando il sacerdote vive così, diventa segno luminoso di Cristo; quando invece si lascia prendere da logiche di potere o di autoreferenzialità, rischia di oscurare ciò che è chiamato a manifestare.

Infine, tutto converge in una verità semplice e profonda: la Chiesa esiste per continuare la missione di Cristo nel mondo. Il ministero ordinato è uno degli strumenti attraverso cui questa missione si realizza, ma non è l’unico. Tutti, in modi diversi, sono coinvolti. E la bellezza della Chiesa sta proprio in questa armonia tra unità e diversità, tra fedeltà alla tradizione e vitalità dello Spirito.

La riflessione, allora, non si chiude in una spiegazione teorica, ma si apre a una domanda esistenziale: come vivo io il mio posto nella Chiesa? Che sia nel ministero ordinato, nella vita laicale o in altre forme di consacrazione, ciò che conta davvero è che ogni vocazione diventi risposta d’amore. Perché, in fondo, tutto nella Chiesa nasce da lì e lì ritorna.

Nicola Incampo

Ha riaperto i battenti per la stagione estiva il ristorante il “Cormorano” di Gianluca Ruocco

Cormorano 250Nell’incantevole panorama del golfo di Agropoli, come dal 2000 anno dell’inaugurazione, ha riaperto i battenti per la stagione estiva il ristorante il “Cormorano” di Gianluca Ruocco. Per l’occasione Dario Duro, fiduciario della sezione Napoli dell’AMIRA (Associazione Maître Italiani Ristoranti e Alberghi) alla quale Gianluca è iscritto come socio, ha voluto consegnare al titolare della struttura il prestigioso riconoscimento di "Locale del Cravattino d'Oro" dell'A.M.I.R.A., un marchio di eccellenza assegnato a strutture di altissimo valore storico e qualitativo che si distinguono per l'alta qualità del servizio che propongono. Contemporaneamente Gianluca, ha ricevuto anche il gagliardetto dell’Associazione Provinciale Cuochi Napoletani donatogli da Giuseppe Sorrentino presidente APCN. L’ormai famoso ristorante Il Cormorano, segnalato anche dalle guide Michelin che, con la sua sala in pietra ed una splendida terrazza panoramica affaccia sul porto di Agropoli Costa Blu del Cilento, è divenuto una perla della ristorazione cilentana. Situato proprio sul porto di Agropoli, in un palazzo del cinquecento, il ristorante “Il Cormorano”, con la sala interna che permette di accogliere 35 persone ed il super panoramico terrazzo che possiede 45 coperti, la sua eccellente cucina a base di pescato locale di una freschezza impareggiabile ed i successi confermati negli anni addietro, meritava questa riconferma con la nuova targa AMIRA. In questa occasione non poteva mancare il provare le eccellenze culinarie che lo chef propone e che poi trovano la loro completezza con l’essere servite agli ospiti da due ragazze di bella ed elegante presenza con una professionalità che spicca in ogni loro movimento, gesto e comportamento di servizio, Cristina Capri di Salerno e Bianca Ferretta di Volla. A termine avendo apprezzato tanta bontà era d’uopo conoscere anche lo chef ed il suo secondo per poter doverosamente far loro degli apprezzamenti per tutti i piatti da loro proposti nel menù e per quelli degustati. Chef del Cormorano è Antonio Perna, 32enne, ma che nonostante la sua giovane età vanta un bel curriculum avendo lavorato al Lloyd’s baia Hotel di Vietri sul mare, successivamente al ristorante Casa del Nonno 13 di Sant’Eustacchio - Salerno e poi ancora l’aver collaborato con lo chef stellato Alberto Annarumma del “Relais Blu” Massa Lubrense. Antonio ci dice: “La mia passione per la cucina è nata vedendo cucinare mio nonno, cosa insolita nelle famiglie dei tempi addietro perché generalmente in casa erano le donne a stare dietro i fornelli e poi essendo i miei genitori fruttivendoli come anche i miei nonni, notavo l’utilizzo per l’elaborazione dei loro piatti dei prodotti freschi, stagionali ed eccellenti che trattavano sia nella vendita che per la loro cucina. Questo è rimasto per me un insegnamento infatti guardo molto il territorio e la stagionalità. La cucina italiana è territorio e tradizione e queste due cose insieme vanno valorizzate”. Lo Chef in seconda Gerardo D ‘Angelo, 29enne di Giffoni valle piana, da circa 9 anni è passato dal lavoro di sala a quello di chef, ha conseguito il diploma alberghiero al Santa Caterina di Salerno ed ha raggiunto un’ottima formazione frequentando il corso del CIBUM a Pontecagnano. Gerardo afferma: “Il mio obiettivo è collaborare intensamente con lo chef Perna del Cormorano per vedere gli avventori di questo ristorante alzarsi da tavolo sempre più soddisfatti e con un sorriso che possa rinfrancare l’impegno e passione che io e Antonio mettiamo per dare il meglio di noi stessi. Intendiamo dare successo al Cormorano con la nostra cucina ed allo stesso tempo a noi stessi, offrendo una cucina semplice, ma di classe, una bella cucina fatta per bene”.

Giuseppe De Girolamo

Autismo: Fondazione Il Tricheco Blu: 300 studenti e 50 ragazzi coinvolti nel primo anno di attività

Il bilancio del primo anno di attività in occasione della Giornata Mondiale della consapevolezza sull'autismo che si svolgerà il 2 aprile.

I fondatori, genitori di un ragazzo autistico, Chiara Cacciamani e Marco Ruini in una lettera aperta inviata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "Nostro figlio Lorenzo ci ha insegnato a vedere il mondo con occhi nuovi”


Foto Tricheco 250Cinque scuole coinvolte, 300 studenti raggiunti dai percorsi sulla neurodiversità e 50 ragazzi con autismo partecipanti ai camp inclusivi. La Fondazione Il Tricheco Blu (www.iltrichecoblu.it) , ente del terzo settore, traccia il bilancio dei primi 12 mesi di attività a ridosso della Giornata Mondiale della consapevolezza sull'autismo che si svolgerà il 2 aprile. I risultati del primo anno confermano l'efficacia di un modello basato sull'inclusione concreta e sulla sostenibilità finanziaria, garantita da 50.000 euro di fondi privati e dal sostegno triennale della Eureka foundation per il periodo 2026-2028.
Fondata il 3 aprile 2025 da Chiara Cacciamani e Marco Ruini, l'organizzazione nasce dall'esperienza dei due fondatori come genitori di un ragazzo autistico. "Nostro figlio Lorenzo ci ha insegnato a vedere il mondo con occhi nuovi", scrivono i fondatori in una lettera aperta inviata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per presentare il cammino intrapreso e invitarlo all'inaugurazione della nuova sede di Monza prevista per giugno 2026.
Sul piano operativo, la fondazione ha attivato due assi strategici: l'inclusione attraverso lo sport e la sensibilizzazione nelle scuole. Il progetto AcquaCamp inclusivo, realizzato con la società sportiva H2O, ha permesso a 25 bambini autistici di partecipare ad attività estive insieme a coetanei neurotipici. La fondazione ha coperto integralmente i costi del supporto educativo (rapporto 1:1 o 1:2), garantendo alle famiglie la stessa tariffa dei partecipanti neurotipici. Nel 2026 l'iniziativa si estenderà a cinque piscine lombarde.
Nelle scuole, il progetto "Così mi capisci" ha introdotto la formazione sulla neurodiversità in cinque istituti del territorio, fornendo strumenti pratici a docenti ed educatori. L'obiettivo è generare un cambiamento culturale che parta dalle comunità educative per ridurre le disuguaglianze sociali.
Il programma per il 2026 prevede l'apertura della "Cascina del Tricheco Blu" a Monza. Lo spazio ospiterà laboratori e percorsi per l'autonomia a partire da settembre, in coincidenza con l'avvio dell'anno scolastico. "Il nostro impegno è creare una società in cui ciascuno trovi il proprio posto, valorizzato nelle differenze", concludono i fondatori, che hanno scelto come motto per l'ente l'espressione: "Mai rinunciare alla felicità."

Background Information
La neurodiversità è un paradigma che interpreta le differenze nel funzionamento neurologico, come l'autismo o l'Adhd, non come patologie da curare, ma come variazioni naturali del genoma umano. In Italia, la Giornata mondiale della consapevolezza sull'autismo si celebra il 2 aprile, istituita dall'Onu nel 2007 per incoraggiare gli stati membri ad adottare misure per sensibilizzare l'opinione pubblica.
Il Terzo Settore comprende enti privati (associazioni, fondazioni, cooperative sociali) che perseguono finalità civiche e solidaristiche senza scopo di lucro. La riforma del 2017 ha introdotto il Registro unico nazionale del terzo settore (Runts) per garantire trasparenza e uniformità. La Eureka foundation, citata nel testo, rappresenta un esempio di filantropia istituzionale che sostiene progetti di impatto sociale attraverso finanziamenti pluriennali, garantendo quella "continuità progettuale" necessaria per interventi complessi sulla disabilità.


I risultati del primo di attività:

Due assi strategici, un unico obiettivo: inclusione e consapevolezza

Il lavoro della Fondazione si sviluppa su due direttrici principali:

  • Inclusione concreta attraverso camp, attività sportive, laboratori ed esperienze condivise.
  • Promozione della consapevolezza sulla neurodiversità con interventi nelle scuole e iniziative rivolte al territorio.

Un modello che non si limita a offrire servizi, ma che intende generare un cambiamento culturale, a partire dalle comunità educative e sportive.

Un modello innovativo: l’AcquaCamp Inclusivo

Tra i progetti più rilevanti del 2025, l’AcquaCamp Inclusivo, realizzato in collaborazione con la società sportiva H2O, ha rappresentato un’esperienza unica sul territorio lombardo.

Durante il periodo estivo, molte famiglie con figli autistici si trovano costrette a scegliere tra soluzioni non accessibili o poco inclusive. La Fondazione ha deciso di superare questa dicotomia, creando un camp realmente inclusivo, in cui bambini e ragazzi autistici e neurotipici partecipano insieme, senza differenze di costo o di trattamento.

Per rendere possibile questo modello:

  • gli istruttori sono stati formati sull’autismo;
  • è stato garantito un rapporto individualizzato (1:1 o 1:2);
  • la Fondazione ha coperto interamente il costo del supporto educativo, consentendo alle famiglie di pagare la stessa quota prevista per tutti gli altri partecipanti.

Il camp ha coinvolto 25 bambini e ragazzi autistici, con un’età compresa tra 5 e 15 anni, e sarà riproposto anche nel 2026, ampliato a 5 piscine lombarde grazie alla rinnovata collaborazione con H2O.

Dal camp alla comunità: risultati del primo anno

Oltre al camp estivo, nel 2025 la Fondazione ha realizzato:

  • Winter Together: un camp sulla neve di 4 giorni che ha coinvolto 27 ragazzi dagli 11 ai 16 anni, tra cui 5 nello spettro autistico. Un’esperienza dedicata all’autonomia, alla relazione e alla vita di gruppo. I ragazzi hanno sperimentato per la prima volta cosa significhi allontanarsi da casa e sono stati supportati da educatori formati per inserirsi in tutte le attività previste nel programma. 
  • Acquisto della nuova sede di Monza: uno spazio dedicato a laboratori, incontri e attività inclusive. L’inaugurazione è prevista per giugno 2026, con l’avvio dei percorsi nel mese di settembre, in concomitanza con il nuovo anno scolastico.

“Così Mi Capisci”: portare la consapevolezza sulla neurodiversità nelle scuole

La seconda direttrice strategica ha portato alla nascita di “Così Mi Capisci”, il progetto che introduce nelle scuole un nuovo modo di parlare di autismo e neurodiversità.

Il percorso, costruito insieme a insegnanti e dirigenti scolastici, punta a:

  • aumentare l’awareness attraverso un linguaggio semplice formativo e informativo;
  • favorire empatia e relazioni inclusive tra gli studenti;
  • sviluppare una cultura scolastica più attenta alle diverse esigenze;
  • fornire strumenti pratici anche a docenti ed educatori.

In soli due mesi dal lancio, il progetto ha già coinvolto: 

  • 5 scuole del territorio
  • circa 300 studenti
  • percorsi formativi dedicati anche ai docenti.

“FIORI NELLA ROCCA 2026”

Dal 10 al 12 aprile, la Rocca di Lonato del Garda
si trasforma in un palcoscenico botanico d'eccezione
per la 28° edizione di “Fiori nella Rocca”.
Tra tesori floreali rari e il fascino millenario delle piante medicinali
curate dai maestri Gramaglia, la rassegna celebra il 50° anniversario del Garden Club Brescia e l'incanto artistico delle composizioni di Giusy Ferrari Cielo,
in un dialogo sublime tra natura, storia e benessere.

 

Fiori nella Rocca 250Lonato del Garda (BS) - La Rocca di Lonato del Garda è pronta a esplodere di colori e di profumi in occasione di “Fiori nella Rocca. Mostra mercato di piante e fiori rari”, una delle più attese rassegne florovivaistiche nazionali, in programma il 10, 11 e 12 aprile 2026 tra le suggestive mura della Rocca.

Questa raffinata rassegna di giardinaggio, giunta alla XVIII edizione, mette in mostra un nutrito ma selezionato numero di vivaisti, artigiani e specialisti in oggettistica da giardino e rappresenta uno degli appuntamenti nazionali più attesi dagli appassionati del settore. Il segreto del suo successo è racchiuso nel saper unire il fascino di piante e fiori rari a quello di storia e arte, grazie all’affascinante contesto in cui si svolge: la quattrocentesca Rocca visconteo veneta, che si staglia sul colle che domina il bacino meridionale del Benaco, offrendo una delle vedute più suggestive del Lago di Garda e della pianura bresciana. Fortezza imponente e insieme sorprendentemente accogliente, la Rocca di Lonato è un luogo dove il tempo sembra rallentare, lasciando spazio all’ascolto, alla contemplazione, allo sguardo. Il sito ideale per lasciarsi sorprendere dalla bellezza senza tempo di fiori e piante, tra pietre segnate, camminamenti di guardia e angoli carichi di memoria.

I visitatori di “Fiori nella Rocca” avranno la possibilità di scoprire e acquistare le novità presentate dai vivaisti per rendere incantevoli giardini e terrazze e, nello stesso tempo, potranno visitare una delle principali fortificazioni del Nord Italia e l’affascinante complesso museale della Fondazione Ugo Da Como in cui è inserita, con i giardini e la straordinaria Casa Museo del Podestà con le facciate policrome recentemente restaurate (come la Rocca, Monumento nazionale dal 1912).

Il percorso espositivo si arricchisce quest'anno di un approfondimento scientifico e sensoriale di alto profilo: l’allestimento curato da Paolo e Marco Gramaglia. Maestri indiscussi del settore, i Gramaglia dedicano questa edizione alle piante medicinali, guidando i visitatori alla scoperta delle virtù terapeutiche e della millenaria storia dei “semplici”, ovvero le erbe medicinali utilizzate storicamente nelle spezierie, in un dialogo serrato tra botanica e benessere.

Selezionati dal Garden Club Brescia e dalla Fondazione Ugo Da Como, ideatori dell’evento, saranno presenti alcuni tra i più importanti vivaisti, coltivatori e ricercatori italiani specializzati in essenze rare. Un parterre d'eccellenza che riunisce i più noti produttori di erbacee perenni, rose e peonie, insieme a realtà di riferimento per piante aromatiche, medicinali e orticole particolari, agrumi, ulivi e palmizi, pelargoni, iris, lavande, clematis, piante acquatiche, piante grasse, tillandsie, frutti antichi, ortensie e camelie. L’edizione 2026 segna inoltre un traguardo storico per il Garden Club Brescia, che celebra con orgoglio il suo 50° anniversario, mezzo secolo dedicato alla cultura del verde.

Accanto al mondo botanico, la manifestazione ospiterà anche gazebo dedicati ad arredi e complementi per esterno, decorazioni per il giardino, editoria specialistica e oggetti pensati per la vita all’aria aperta. Non mancheranno cosmetici naturali, abbigliamento in canapa e fibre naturali per il giardino e per il tempo libero, cappelli di paglia e tessuto decorati con motivi floreali, accessori moda a tema floreale, oli ed essenze profumate, mieli e prodotti dell’alveare, oltre a decorazioni vegetali e minerali profumate.

Un omaggio particolare alla bellezza e alla maestria artigianale è rappresentato dalle straordinarie composizioni in fiori di carta di Giusy Ferrari Cielo, che impreziosiranno gliFiori nella Rocca 1 250 ambienti della Rocca. Giudice internazionale dell’I.I.D.F.A. di Sanremo e già vincitrice del titolo mondiale al Gran Prix mondiale di Toronto, una delle competizioni di arte floreale più prestigiose a livello globale, la Ferrari Cielo porta a Lonato la sua filosofia: «Mani, carta, colori: ricreare un fiore è sentirsi complice della Bellezza della Natura». Le sue opere non sono semplici repliche, ma sculture delicate che fondono arte floreale e sensibilità artistica, offrendo ai visitatori un’esperienza estetica unica.


A disposizione dei visitatori, infine, un comodo servizio gratuito di cariolaggio, per trasportare le piante acquistate fino al parcheggio dedicato alle operazioni di carico e scarico della merce.

LA MOSTRA “ITALIA DEL MIRACOLO” – FONDAZIONE CIRULLI

“Fiori nella Rocca” può essere l’occasione per visitare la mostra “Italia del Miracolo. Arte, design e pubblicità 1948-1968”, a cura della Fondazione Cirulli, in scena presso la Rocca di Lonato fino al 7  La mostra racconta il “boom economico” che avvenne in Italia a cavallo tra la metà degli anni Quaranta e i primi anni Sessanta, periodo di profondo cambiamento nei costumi e nelle abitudini degli italiani anche grazie al sentimento di rinnovato ottimismo che si instaura dopo la desolazione della guerra. Un’inarrestabile ondata di felicità progettuale si riversa in tutti gli ambiti del vivere e arriva a definire le specificità del nuovo tessuto imprenditoriale che giocherà un ruolo fondamentale per la nascita di prodotti squisitamente italiani, riconosciuti come tali in tutto il mondo, summa di tradizione e saper fare: nasce il Made in Italy.

IL BIGLIETTO: L’accesso alla manifestazione, aperta venerdì, sabato e domenica dalle ore 10 alle 18, ha un costo di 6 euro (gratuito per gli under 14): un biglietto unico che permette al visitatore di immergersi nelle suggestioni della rassegna e di scoprire, contemporaneamente, l’intero splendore monumentale della Rocca di Lonato. Con un supplemento di 6 euro è possibile visitare anche la Casa del Podestà (visita guidata di 45 minuti), acquistando il biglietto presso la biglietteria del Museo.

COME ARRIVARE: In auto: Autostrada A4 Milano-Venezia – uscita Desenzano del Garda – 4 Km in direzione Lonato. In treno: linea ferroviaria Milano-Venezia – stazione di Lonato oppure da Desenzano del Garda-Sirmione, proseguendo in pullman fino a Lonato.

A proposito di Rocca di Lonato: Situato in una posizione dominante sul bacino meridionale del Lago di Garda, il complesso monumentale della Rocca di Lonato del Garda rappresenta una delle fortificazioni più imponenti e affascinanti del Nord Italia. Caratterizzata dalla struttura quattrocentesca con merli guelfi e torri di avvistamento, la Rocca è parte integrante della Fondazione Ugo Da Como e della Rete dell’800 lombardo, ponendosi come custode d'eccellenza della storia e dell'arte bresciana. Accanto alla maestosa fortezza si snoda il percorso della Casa del Podestà, una dimora storica ricca di sale decorate che testimoniano una memoria viva e raffinata. Oggi, il complesso non è solo un sito storico di pregio, ma un polo culturale dinamico e poliedrico: grazie all’integrazione di strutture d’avanguardia come il nuovo Padiglione Eventi, una glass house di design, la Rocca coniuga felicemente la monumentalità del passato con eventi lifestyle, mostre d’arte contemporanea e appuntamenti culturali di respiro internazionale.

 

Rocca di Lonato - Fondazione Ugo Da Como

Aperto tutto l’anno.

Direttrice: Giovanna Nocivelli
Via Rocca, 2

Lonato del Garda (Brescia)

Tel. 0309130060

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.fondazioneugodacomo.it

Altri articoli...

Sottocategorie

Off Canvas sidebar is empty