Cronaca

L’urlo del Vesuvio arriva nel NordEst: nuova consacrazione letteraria per Giovanni Taranto

Tra fumi di zolfo e nebbie friulane: il Premio PordeNoir celebra la "Miglior Serie Noir" italiana. Un trionfo che nasce dalle radici di Torre Annunziata.

Copertina libro 250C’è un’estetica della ferocia che solo chi è nato alle falde del Vesuvio può maneggiare senza bruciarsi. Il 25 marzo scorso, all’Hotel Santin diFoto Gruppo 250 Pordenone, quella stessa forza primordiale è diventata letteratura altissima. Giovanni Taranto, figlio di Torre Annunziata e custode dei segreti più oscuri della cronaca nera campana, ha ricevuto il Premio Nazionale PordeNoir per la “Miglior Serie Noir italiana”. Non è stato solo un tributo alla carriera, ma il riconoscimento di una nuova grammatica del delitto, dove la "Vesuvianità" si spoglia dei cliché per farsi tragedia greca.

Il fulcro del successo è l'ultimo, magnetico capitolo della saga: La chianca (Avagliano Editore), opera d’arte tra carne e fango. Il titolo, sferzante come un colpo di mannaia, evoca la macelleria, ma la scrittura di Taranto la trasforma in un’installazione artistica di dolore e verità. Come sottolineato dall’avvocata Piera Tartara durante un dibattito denso di riflessioni etiche, il romanzo non si limita a narrare: seziona.

Il Capitano Mariani si muove in un paesaggio che è quasi un personaggio a sé stante: i "fianchi neri del Vesuvio", dove una farfalla blu simboleggia l'orrore della tratta delle donne. Tra appalti miliardari per la depurazione del Golfo e la caccia a un killer sgozzatore, la narrazione si dipana attraverso un "coro" di voci — magistrati, giornalisti, carabinieri — che Cecilia Scerbanenco ha elevato a esempio di realismo assoluto. La lingua di Taranto è un impasto magmatico di napoletano viscerale, romano tagliente e burocratismo asettico: una polifonia che ha portato i suoi libri fino alle prestigiose biblioteche di Harvard e Princeton.

Il Rigore del "Grand Master": La Scrittura come Disciplina Marziale

C’è un aspetto quasi plastico nel modo in cui Taranto costruisce le sue trame. Grand Master 8° Dan di Taekwondo e 5° Dan di Hapkido, l'autore infonde nella pagina la stessa precisione coreografica e la stessa gestione del tempo proprie del combattimento. È questa disciplina — unita a una carriera da giornalista investigativo di punta (fondatore di Metropolis Network e direttore di Metropolis TV) — che gli permette di guardare nell'abisso senza cedere al sensazionalismo.

L'impegno civile dell'autore, già Presidente dell’Osservatorio anticamorra oplontino e oggi vicepresidente della Commissione legalità dell’OdG Campania, è emerso con forza durante il seminario a Trieste sui rischi del giornalismo d'inchiesta. Il ricordo di Giancarlo Siani, amico e collega di Taranto ucciso nell'85, evocato insieme a Paolo Siani, ha ricordato a tutti che per Taranto il noir è una missione di riscatto per la propria terra.

Un Ponte tra Culture: Da Pordenone a Nisida

L'accoglienza pordenonese è stata eccezionale e affettuosa. Alla presenza dell'Assessore Emilio Badanai Scalzotto, del Presidente di PordeNoir Alessandro Pazzaglia (con il direttivo Fadalti, Pertegato, Saitta) e della Fondazione Santin (Franca Benvenuti e Giovanna Santin), il pubblico ha celebrato una serie che parla ai ragazzi di Nisida con la stessa autorevolezza con cui conquista i critici letterari.

Dalle Librerie.coop di Udine al Circolo della Stampa di Trieste, con interlocutori come Cecilia Scerbanenco, Pietro Spirito e Pierluigi Sabatti, il tour ha confermato che la trilogia — La fiamma spezzata, Requiem sull'ottava nota (Premio Mistery) e Mala fede (Premio Massa anche per la miglior serie crime) — ha trovato ne La chianca la sua sintesi perfetta. Giovanni Taranto ha dimostrato che la "Vesuvianità" non è un limite geografico, ma un’eccellenza artistica capace di raccontare le piaghe del mondo con la potenza di un vulcano e la precisione di un bisturi.

Un successo che nasce da visione, collaborazioni e progettualità: il modello guidato da Giuseppe Guzzo dimostra come un territorio possa diventare brand

 

Foto Giuseppe 250Nel cuore dell’Aspromonte grecanico, tra i silenzi antichi di Bova e i paesaggi sospesi nel tempo, esiste un luogo in cui il cibo non è solo nutrimento, ma identità, racconto e visione. È l’agriturismo Petru i ’Ntoni, una realtà che negli ultimi anni si è affermata come uno dei presìdi più autentici della promozione territoriale attraverso la gastronomia.

Qui, ogni piatto è un viaggio. Non si tratta semplicemente di cucina tradizionale, ma di un’esperienza che restituisce valore a un territorio unico, quello della Calabria grecanica, dove la lingua, le tradizioni e i sapori conservano radici profonde. Petru i ’Ntoni ha saputo trasformare la cucina in uno strumento potente di narrazione, capace di attrarre visitatori, appassionati e curiosi, contribuendo concretamente alla valorizzazione dell’intera area.

Un lavoro che va oltre la ristorazione e si intreccia con una visione più ampia di sviluppo turistico. In questo percorso si inserisce anche il sostegno e la partecipazione all’evento Amendulia Potamò Trail, una manifestazione che unisce sport, natura e cultura attraversando luoghi simbolo come Gallicianò, Roghudi e Africo Vecchio. Un evento che rappresenta una nuova idea di turismo nel Sud Italia: esperienziale, autentico, lento.

In questo contesto, Petru i ’Ntoni diventa punto di riferimento non solo per l’accoglienza, ma anche per l’identità gastronomica che accompagna e completa l’esperienza dei partecipanti. È qui che il viaggio continua a tavola, trasformando la fatica del percorso in scoperta sensoriale, tra prodotti locali, ricette antiche e una forte connessione con la terra.

A conferma di questo percorso di qualità e riconoscibilità, arriva ora anche un importante traguardo mediatico.

“Il prossimo martedì 7 aprile alle ore 22:00, sul canale 33 del digitale terrestre e in replay su https://foodnetwork.it/, l’agriturismo sarà protagonista su Food Network Italia all’interno del programma La scarpetta d’Italia, dove parteciperà al confronto.”

È la dimostrazione concreta di come la gastronomia possa diventare leva strategica di sviluppo e promozione. Petru i ’Ntoni non è solo un agriturismo: è un presidio culturale, un racconto vivo, un punto di connessione tra passato e futuro. 

Perché oggi non basta raccontare un territorio: bisogna saperlo progettare, viverlo e trasformarlo in qualcosa che resta. 

 

 

“ITALIA PAZZA”: L’ARTIST OPEN CALL CHE PARLA DI IDENTITÀ CONDIVISA, IMMAGINAZIONE E SENSO DI COMUNITÀ  

 
Italia Pazza 2025 Touchee Bombardieri 250Apre oggi l’Artist Open Call nazionale di Fondazione Italia Patria della Bellezza, che mette a disposizione tre residenze d’artista per 30 giorni, durante le quali artiste e artisti potranno 
sviluppare un progetto di sperimentazione e produrre una “canvas à porter”: una borsa d’artista concepita come oggetto d’arte quotidiano, realizzata in edizione limitata per 
sostenere le attività della Fondazione. 
Milano, 30 marzo 2026. Fondazione Italia Patria della Bellezza, realtà impegnata nel supportare progetti di valorizzazione socio-culturale attraverso la partecipazione attiva di 
società private specializzate in comunicazione, lancia la seconda edizione di ITALIA PAZZA, la open call nazionale che invita artiste e artisti italiani a ripensare un oggetto tanto semplice 
quanto quotidiano: una borsa, concepita come “canvas à porter”. 
Frutto della collaborazione con alcune delle realtà più dinamiche nel campo dell’arte e del design contemporaneo - Casa degli Artisti, Cottura Creativa, il branding atelier Robilant e 
Galleria Rossana Orlandi - l’Artist Open Call, aperta fino al 4 maggio 2026, invita artiste e artisti, residenti o operativi in Italia, a confrontarsi con il tema dell’identità condivisa, 
esplorando il legame tra estetica, etica e funzione, produzione seriale e unicità.  
I tre lavori artistici, trasformati in “canvas à porter”, dovranno esprimere l’essenza della creatività italiana come interpretazione connaturata all’identità culturale della nostra penisola. La “borsa d’artista” - concepita come supporto di sperimentazione e strumento di narrazione, capace di portare l’arte nella vita quotidiana e di riallacciare il dialogo tra creatività 
e comunicazione - diventa così l’espressione concreta del gesto, spesso rivoluzionario, che anima il sostegno culturale e l’operosità del terzo settore.  
Proiettandosi in una dimensione più ampia e libera, con audacia e forza creativa, gli interpreti sono chiamati a imprimere, su un oggetto di uso comune, traccia della propria ricerca artistica, muovendosi tra folklore e innovazione, memoria e souvenir contemporaneo. Esprimendo quella “pazzia” creativa che sintetizza la capacità tutta italiana di superare limiti e generare visioni inattese. 
I tre vincitori, annunciati entro il 15 maggio 2026, riceveranno un contributo di 3.000 euro e la messa a disposizione degli spazi destinati alle residenze artistiche presso Casa degli Artisti, Italia Pazza 2026 Touchee Ricciardi 250
Galleria Rossana Orlandi e Robilant. Durante il periodo di residenza ciascun artista svilupperà la propria proposta finale da cui prenderanno vita 50 pezzi unici, touchée, che entreranno a 
far parte di una collezione in edizione limitata, disponibile sul sito della Fondazione tramite donazione. Il ricavato andrà a sostegno delle attività di Fondazione Patria della Bellezza che 
negli anni - attraverso un modello pragmatico, concreto e collaborativo - si è fatta promotrice dell’alleanza tra creatività e responsabilità sociale, in cui le società di comunicazione aderenti 
adottano e valorizzano pro bono progetti culturali e civili meritevoli di attenzione. 
I progetti saranno valutati da una commissione composta dal Board di Casa degli Artisti, insieme a Maurizio di Robilant, Alessia del Corona e Federica Sala per Fondazione Italia Patria 
della Bellezza; Roger Botti e Angelo Ferrara per Robilant; Franco Bosisio, Christian Gangitano e Francesco Sghirripa per Cottura Creativa; Rossana Orlandi e Nicoletta Brugnoni per Galleria Rossana Orlandi. 
«Con ITALIA PAZZA intendiamo promuovere il concetto stesso di creatività e visione dell’arte radicata nel quotidiano e capace di farsi veicolo del messaggio fondativo del nostro impegno: 
la bellezza non è sempre convenzionale e riguarda la sfera dell’etica prima ancora che dell’estetica. È possibilità, immaginazione, divenire; nasce dall’ingegno, dalla creatività e dal 
talento; è legata al territorio, si riversa sulla comunità, cresce grazie alla cura e diventa ispirazione per il futuro», spiega Maurizio Robilant, fondatore di Fondazione Italia Patria 
della Bellezza.  
«In Italia la bellezza è ovunque, ma proprio per questo spesso non la vediamo», continua Alessia del Corona, Direttrice Generale della Fondazione. «ITALIA PAZZA nasce per renderla 
riconoscibile e condivisibile, portando l’arte fuori dai suoi contesti abituali e inserendola nella vita quotidiana. È proprio questo passaggio a rendere la creatività uno strumento di 
consapevolezza e un ponte tra individuo e comunità.»  
Dopo aver premiato, nella prima edizione, Mariangela Bombardieri, Sara Ricciardi e Mattia Sugamiele, l’edizione 2026 di ITALIA PAZZA conferma il ruolo della Fondazione come 
piattaforma di dialogo tra arte, impresa e cultura contemporanea, offrendo ancora una volta agli artisti uno spazio di ricerca e produzione e al pubblico la possibilità di sostenere il tessuto 
socio-culturale italiano, attraverso un gesto semplice e quotidiano. 
Il regolamento completo e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito della Fondazione. 
www.patriadellabellezza.it 
 
FONDAZIONE ITALIA PATRIA DELLA BELLEZZA 
 
Fondazione Italia Patria della Bellezza si pone l’obiettivo di valorizzare progetti socioculturali italiani offrendo strumenti comunicativi attraverso un modello pragmatico e collaborativo. L'ente promuove bandi per selezionare progetti e organizzazioni meritevoli di supporto, offrendo un modello che integra contributi economici diretti e servizi di comunicazione erogati pro bono. Attraverso una rete che coinvolge le principali società italiane di comunicazione, ad oggi la Fondazione ha erogato, tra consulenze pro bono e interventi mirati, 
un valore complessivo di 3,6 milioni di euro distribuiti in cinque anni, con più di 660 progetti esaminati. Italia Patria della Bellezza è un progetto ideato nel 2014 da Maurizio di Robilant con l’obiettivo di promuovere una narrazione contemporanea dell’Italia, in cui la bellezza diventa una leva concreta di sviluppo civile, sociale ed economico.

Sacrifici prima della catastrofe: cosa bruciava negli altari domestici di Pompei?

Indagini sulle ceneri dei bruciaprofumi di Pompei pubblicati nell’articolo sulla rivista

Antiquity. A Review of World Archaeology

Ashes from Pompeii: incense burners, residue analyses and domestic cult practices

Pompei Abb. 1 250Piante locali ma anche sostanze aromatiche importate dall’Africa o dall’Asia sui bruciaprofumi degli altari domestici di Pompei. È quantoPompei Abb. 2 250 emerge dalle indagini scientifiche di un team di esperti internazionali che ha analizzato cosa venisse bruciato nei bracieri rituali romani rinvenuti a Pompei. Segno di quanto Pompei facesse parte di una rete commerciale globale.

L’eruzione del 79 d. C., immane catastrofe per gli abitanti dell’epoca di Pompei, ha rappresentato allo stesso tempo una straordinaria opportunità per l’archeologia moderna, grazie alle eccezionali condizioni di conservazione del sito. Tra i reperti preservati vi sono, infatti, anche le ceneri rimaste nei bruciaprofumi utilizzati dai pompeiani per le offerte a base di incenso alle divinità, che gli esperti delle Università di Zurigo, Monaco di Baviera, Bonn, Kiel e Dublino hanno analizzato in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, mediante una serie di tecniche di laboratorio all’avanguardia, concentrandosi sulle ceneri di due bruciaprofumi, provenienti da Pompei e da una villa di Boscoreale.

Resine arboree esotiche dall’Africa o dall’Asia

Pompei Abb. 3 250«Ora possiamo dimostrare concretamente quali profumi venivano realmente bruciati nel culto domestico pompeiano», afferma Johannes EberPompei Abb. 250 dell’Università di Zurigo, coordinatore dello studio. «Oltre a piante regionali abbiamo trovato anche tracce di resine importate – un indizio di ampie connessioni commerciali di Pompei».

Particolare interesse desta uno dei recipienti dove sono stati individuati resti di una resina arborea esotica, probabilmente proveniente da regioni tropicali dell’Africa o dell’Asia.

«Le analisi molecolari indicano inoltre la presenza di un prodotto derivato dall’uva in uno dei bruciaprofumi», spiega Maxime Rageot dell’Università di Bonn, che ha condotto le indagini biomolecolari dello studio. «Ciò sarebbe coerente con l’uso del vino nei rituali raffigurati nell’arte romana e descritti nelle fonti scritte, e dimostra al tempo stesso quanto sia importante integrare gli studi archeologici con analisi scientifiche».

«La combinazione di diverse tecniche chimiche e microscopiche moderne rende improvvisamente tangibile la vita religiosa quotidiana degli abitanti di Pompei», aggiunge Philipp W. Stockhammer della LMU di Monaco, nel cui gruppo di ricerca è stato avviato lo studio.

Una vasta rete commerciale quasi 2.000 anni fa

Il Parco Archeologico di Pompei, che recentemente ha dedicato una nuova esposizione permanente all’eruzione e alle sue vittime, esponendo anche un elevato numero di reperti organici quali resti di piante, cibi e oggetti in legno, sottolinea l’importanza di questo tipo di studi: «Senza Pompei, la nostra conoscenza del mondo romano sarebbe meno ricca – ha commentato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – ma è una ricchezza di conoscenze e dati che solo un’archeologia all’altezza dei tempi può valorizzare adeguatamente: grazie all’integrazione con altre scienze, possiamo ancora scoprire tanto sulla vita nella città antica.»

Lo studio mostra quindi che Pompei non era soltanto una città romana ai piedi del Vesuvio, ma faceva parte di una rete commerciale globale, le cui tracce possono essere individuate perfino nei profumi degli altari domestici.

Pubblicazione:

Johannes Eber, Shira Gur-Arieh, Robert C. Power, Maxime Rageot & Philipp W. Stockhammer, “Ashes from Pompeii: incense burners, residue analyses and domestic cult practices”, in: Antiquity. A Review of World Archaeology, Volume 100, No. 411, June 2026, DOI

Contatto:

  • des. Johannes Eber
    Università di Zurigo, Istituto di Archeologia, Filologia Classica e Scienze dell’Antichità (Sezione di Archeologia Classica)

Telefono: +49 (0) 1786249325
E-Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.    

Guerri Napoli Tennis Cup, il networking vale quanto il campo: oltre cento professionisti, decine di incontri, un format che funziona

Lo spazio di relazioni voluto dal gruppo Guerri a margine del Challenger 125 si conferma laboratorio di connessioni tra sport, impresa e territorio. E rilancia il dibattito sulle infrastrutture sportive di Napoli.
 
 
Foto Tennis 250NAPOLI – Decine di incontri professionali, oltre cento tra atleti, manager e imprenditori presenti, tantissime occasioni di scambio e confrontoFoto Tennis 1 250 reciproco: si rivela un successo nel successo lo spazio di networking che il gruppo Guerri ha voluto affiancare alla Guerri Napoli Tennis Cup, il torneo Challenger 125 che si è chiuso in queste ore e che ha portato ancora una volta il grande tennis all’ombra del Vesuvio.
La formula adottata (uno spazio aperto per l'intera durata della competizione, pensato per favorire la conversazione informale e lo scambio di contatti) ha dimostrato che un evento sportivo può essere molto più di un palcoscenico: può diventare un acceleratore di relazioni professionali. Il tutto in linea con la filosofia di Alfredo Guerri, CEO dell’impresa campana, che dal primo momento ha dichiarato di voler trasformare la sponsorizzazione dell’evento sportivo in “qualcosa di diverso” e più impattante. 
“Desidero congratularmi con tutti gli atleti per il grande spettacolo offerto e ringraziare Master Group Sport e il Circolo Tennis Napoli per l’eccellente lavoro svolto”, dichiara Alfredo Guerri. Continua: “Il torneo ha confermato quello che avevamo intuito: i contesti sportivi possono facilitare il dialogo tra persone che in un contesto ordinario non si incontrerebbero mai. Abbiamo rinsaldato rapporti con partner di lunga data e aperto conversazioni con interlocutori nuovi. Per noi questo è un risultato concreto, non meno importante di quello in campo". 
La Guerri Napoli Tennis Cup si inserisce in un disegno più ampio del gruppo, già sponsor del Napoli Basket, della Juve Stabia e ora del tennis con Master Group Sport: tre community, un unico filo conduttore. Durante la settimana del torneo, esponenti di queste realtà si sono ritrovati insieme per la prima volta in modo organizzato, dando vita a un momento di networking unico nel suo genere.
“Napoli ha le caratteristiche per diventare una piazza di riferimento per lo sport di alto livello, ma sconta ancora un ritardo strutturale significativo in termini di impianti e infrastrutture dedicate”, aggiunge poi Guerri. “Una città con oltre tre milioni di abitanti nell'area metropolitana, una cultura sportiva profonda e una platea di appassionati tra le più vivaci d'Italia continua a ospitare eventi internazionali in strutture che però spesso non rispecchiano il potenziale del contesto. Questi eventi hanno dimostrato che la domanda c'è: di pubblico, di atleti, di partner commerciali. Quello che manca è un'offerta infrastrutturale all'altezza”.
Da qui l’invito – e l’impegno in prima persona, dove fosse necessario – di contribuire alla nascita di nuove strutture, moderne e capaci di far incontrare mondi diversi, su tutte un palazzetto dello sport. “Come imprenditori, il nostro compito non è lamentarci dell'assenza ma contribuire a costruire le condizioni perché questo cambiamento avvenga. Speriamo che questi eventi possano essere un argomento in più nel dibattito pubblico su dove e come investire nello sport in questa città”, conclude Alfredo Guerri. 
 

3MILA VOLONTARI AL LAVORO FINO A DOMENICA 29 MARZO NELLE PIAZZE ITALIANE PER LA CAMPAGNA COLOMBE DI PACE, RACCOLTA FONDI A SOSTEGNO DEI PROGETTI NAZIONALI E INTERNAZIONALI DI EMERGENCY

E’ POSSIBILE ACQUISTARE IL DOLCE PASQUALE ANCHE ONLINE O NEI NEGOZI DELL’ONG: A MILANO, TORINO, ROMA, GENOVA E PISA

 

Foto colomba Emergency 250È un grande successo la campagna di Emergency in corso nelle piazze italiane, grazie al lavoro di 3mila volontari. Dal 26 al 29 marzo, l’invito è compiere un gesto simbolico, donare una colomba in occasione della Pasqua, per portare cura, pace e speranza dove sono più necessarie. Acquistando la Colomba di Pace di EMERGENCY si potranno sostenere le attività umanitarie dell’organizzazione in Italia e nel mondo.

EMERGENCY da più di 30 anni opera in zone colpite dai conflitti e porta cure mediche gratuite alle vittime che, nella maggioranza dei casi, sono civili. Oggi è attiva in 9 Paesi nel mondo e finora ha offerto assistenza a 13 milioni di persone. Acquistare il dolce tipico della Pasqua sarà quindi un modo per supportare il lavoro della ong nei fronti di guerra: come a Gaza, in Ucraina e in Sudan.

I banchetti di EMERGENCY saranno presenti fino al 29 marzo in centinaia di piazze italiane, grazie al supporto di circa 3000 volontari e volontarie. Tutte le informazioni utili e le piazze dove si potrà acquistare la Colomba di Pace, si possono consultare sul sito: https://www.emergency.it/colomba/.

In un momento storico in cui i piani di riarmo e la prospettiva bellica tornano a essere dominanti nel dibattito politico e nell’immaginario collettivo, la colomba, simbolo universale di pace e armonia, che ha radici antiche in diverse culture e religioni, può diventare veicolo per riaffermare il bisogno di solidarietà e pace, oggi più che mai.

 

La colomba, realizzata per EMERGENCY dalla storica pasticceria Vergani, ha un peso di 750 grammi, è composta da ingredienti semplici e di qualità (come farina, lievito madre naturale, burro e uova fresche da allevamento a terra). Farcita con scorze di arancia candite italiane e decorata con glassa di zucchero e mandorle, offre un'impareggiabile alveolatura e fragranza. Il prezzo di vendita è di 20 euro.

Il dolce pasquale sarà consegnato in una shopper omaggio in cotone naturale impreziosita dalla stampa “ESSERE UMANI” realizzata da Massimo Pesce, in edizione speciale in collaborazione con la tipografia atipicapress.

Sarà possibile acquistare la Colomba di Pace anche sul sito dell’ong, fino al 29 marzo (https://shop.emergency.it/) e nei negozi di Milano, Torino, Roma, Genova e Pisa, dal 27 febbraio al 4 aprile.

Boscotrecase. Alla chiesa Ave Gratia Plena la presentazione degli atti del convegno per ricordare S. Em. Cardinale Giuseppe Prisco

Liucci 250Venerdì 20 marzo 2026 a Boscotrecase, nella chiesa Ave Gratia Plena gremita di fedeli, dopo un anno dedicato alla persona, al filosofo eAve Gratia Plena Relatori 20 3 2026 250 al ministero episcopale del più illustre cittadino di Boscotrecase il Cardinale Giuseppe Antonio Ermenegildo Prisco, si è tenuta la presentazione degli atti del convegno, pubblicazione dal titolo “Il Cardinale Giuseppe Prisco. Filosofo e pastore” curata da don Antonio Ascione e da Raffaele Liucci – Luciano Edizioni. L’evento, moderato da Raffaele Liucci, ha visto la partecipazione di don Antonio Balzano, parroco della chiesa Ave Gratia Plena, che nel suo intervento introduttivo ha ringraziato i relatori, facendosi interprete dei sentimenti di cordiale accoglienza di tutti i presenti e della Comunità parrocchiale dell’Ave Gratia Plena che ha visto maturare e compiersi la vocazione del Cardinale Giuseppe Prisco, figlio della nostra parrocchia e Padre della nostra amata Chiesa di Napoli. Un vivo ringraziamento a S. Eccellenza mons. Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra e Presidente della CEC Campana per la sua presenza qui a Boscotrecase, ha dichiarato don Antonio Balzano, per l’amicizia che ci lega, essendo stato anche mio professore; un ringraziamento per la vicinanza della Chiesa di Napoli e l’affetto dell’Arcivescovo Metropolita di Napoli Card. don Mimmo Battaglia, sua la presentazione degli atti sul Cardinale Giuseppe Prisco. Ringrazio inoltre – ha proseguito don Antonio Balzano – il Preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale don Francesco Asti e i curatori della raccolta degli atti più significativi delle due giornate di studio Il Cardinale Giuseppe Prisco a cento anni dalla morte, che si sono tenute il 27 e il 28 aprile 2023 a Boscotrecase: don Antonio Ascione, Docente di Filosofia contemporanea alla PFTIM Sez. San Tommaso d’Aquino Napoli, Rettore parroco del Santuario Diocesano “S. Maria delle Grazie e San Gennaro” Trecase e il dott. Raffaele Liucci. Un vivo ringraziamento anche all’Amministrazione comunale di Boscotrecase, guidata dal dott. Pietro Carotenuto che ha permesso, con il contributo del Comune di Boscotrecase, di stampare il presente volume.

Sindaco Carotenuto 250Mons. Antonio Di Donna nel suo intervento ha sottolineato l’importanza della figura del Card. Giuseppe Prisco, figlio dell’amena cittadina diMons. Longobardo 250 Boscotrecase alle falde del Vesuvio dove, proprio nella chiesa Ave Gratia Plena, ha maturato la vocazione sacerdotale. Ho letto con attenzione e interesse, ha proseguito mons. Di Donna, il volume Il Cardinale Giuseppe Prisco. Filosofo e pastore, contenente gli atti più significativi del convegno sul Cardinale Giuseppe Prisco organizzato a Boscotrecase nel 2023 a cento anni dalla sua morte. Dalla presentazione degli atti a cura dell’Arcivescovo Metropolita di Napoli Card. Domenico Battaglia, al saluto del Sindaco di Boscotrecase, alle presentazioni di Antonio Balzano e Francesco Asti, all’introduzione di Antonio Ascione, ai contributi di Mons. Tommaso Caputo “Il Cardinale Giuseppe Prisco, Vicario del Papa per il Santuario di Pompei a cento anni dalla morte”, di Ulderico Parente “Chiesa e società a Napoli attraverso le lettere pastorali del Cardinale Giuseppe Prisco (1898-1923)", di Pasquale Giustiniani “La filosofia neotomista napoletana di Giuseppe Prisco", di Dario Sessa “Le linee portanti della filosofia del diritto di Giuseppe Prisco”, di Raffaele Liucci “Il metodo della filosofia del diritto e il monumento funebre del Card. Giuseppe Prisco” e di Nicola Longobardo “Gli oggetti sacri del Card. Giuseppe Prisco” è stata tratteggiata la figura di filosofo e pastore del Card. Giuseppe Prisco. In verità mi sono soffermato sull’introduzione di don Antonio Ascione che ha fatto una sintesi sui due profili del Card. Prisco, come “filosofo” dove c’è una maggiore produzione letteraria e come “pastore” dove, invece, la riflessione è ancora scarna e dove, pesa su di lui il giudizio negativo del Chiosi, secondo il quale “Giuseppe Prisco fu preso soprattutto dai suoi interessi culturali piuttosto che dai problemi pastorali”. Nel contributo dello storico Ulderico Parente ho notato come il Card. Prisco, nel periodo in cui fu alla guida dell’Arcidiocesi di Napoli dal 1898 al 1923, la bibliografia è stata piuttosto scarna; infatti, il Card. Prisco, come peraltro i suoi predecessori e successori, scriveva due lettere pastorali, una per la Quaresima e l’altra per la Festa dell’Assunzione della Madonna alla quale era Foto Longobardo Punzo Rivieccio 250devoto. Le linee guida del suo magistero pastorale appiano in sintonia con l’insegnamento di Papa Leone XIII se non forse più conservatrice. Certo che, c’è bisogno di ulteriori e approfonditi studi riguardo all’aspetto pastorale del Card. Giuseppe Prisco. C’è bisogno, comunque e sempre di filosofia, di pensare. Infatti, in questo momento storico viviamo una crisi di “pensiero” in questa deriva di ordine mondiale parlerei piuttosto di disordine mondiale. Abbiamo la libertà di pensiero ma non abbiamo il pensiero. Dalla celebre formula del filosofo francese René Descartes (Cartesio), "Cogito, ergo sum" (penso; dunque, sono), oggi, invece, si parla di “Digito ergo sum”. Nel suo intervento don Francesco Asti, ha sottolineato l’importanza della figura del Cardinale Giuseppe Prisco dei suoi insegnamenti spirituali e filosofici anche per la stessa Pontificia Facoltà Teologica di Napoli. Egli è stato un grande uomo di Dio, rilevante è stato il ruolo che egli ha avuto nella Chiesa. Bisogna continuare, ha dichiarato nel suo intervento don Antonio Ascione, a mantenere viva la memoria dell’impegno filosofico e pastorale del Card. Giuseppe Prisco, Arcivescovo di Napoli, uomo di fede e di cultura a tutto tondo; nel periodo storico in cui visse, contrappose il neotomismo all’hegelismo, avvicinando il pensiero di San Tommaso d’Aquino alla gente. L’auspicio, ha concluso don Antonio Ascione, è quello di organizzare periodicamente incontri sui vari aspetti della vita e dell’impegno pastorale e filosofico del Card. Giuseppe Prisco, figura non ancora del tutto esplorata in modo completo e pensare, inoltre, di costituire un Centro Studi, per promuovere e valorizzare la figura e il pensiero dell’illustre cittadino di Boscotrecase. Mons. Nicola Longobardo, Rettore della Basilica “Incoronata Madre del Buon Consiglio” Capodimonte Napoli, ha ricordato che tra gli eventi del convegno “Il Cardinale Giuseppe Prisco a 100 anni dalla sua morte” tenutosi il 27 e il 28 aprile 2023, organizzato con il Patrocinio del Comune di Boscotrecase di intesa con la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sezione San Tommaso d’Aquino e l’Arcidiocesi di Napoli, nella Parrocchia Ave Gratia Plena sono stati esposti, fortemente voluti da don Antonio Balzano, alcuni oggetti sacri appartenuti al Card. Prisco; in particolare, quelli liturgici, gelosamente custoditi a Capodimonte presso la Basilica dell’“Incoronata Madre del Buon Consiglio”.  

                                            

Francesco Manca

Come nell’Esodo …

 

Foto Nicola Incampo 250Ci sono momenti nella vita in cui ci sembra di rivivere, in forma diversa, una delle scene più drammatiche narrate nel Libro dell’Esodo. Il popolo d’Israele, appena liberato dalla schiavitù, si trova improvvisamente intrappolato: alle spalle l’esercito del faraone d’Antico Egitto, davanti il mare. Non c’è una via di fuga. Non c’è una strategia umana che possa salvare la situazione. C’è solo paura.

Questa immagine è sorprendentemente attuale, perché descrive molto bene alcune situazioni della nostra vita. Non sempre si tratta di pericoli fisici o di eserciti che ci inseguono, ma spesso ci sentiamo comunque accerchiati. Ci sono momenti in cui il passato ci rincorre: errori, fallimenti, sensi di colpa, decisioni sbagliate che sembrano non volerci lasciare in pace. Allo stesso tempo, il futuro davanti a noi appare come un mare profondo e minaccioso: incerto, oscuro, difficile da attraversare.

È la sensazione di non avere alternative. Di essere arrivati a un punto in cui qualunque scelta sembri portare al dolore. In queste circostanze il cuore umano reagisce quasi sempre allo stesso modo: con paura, con rabbia o con scoraggiamento. Anche il popolo, davanti a quella situazione, cominciò a lamentarsi con Mosè. Alcuni arrivarono perfino a dire che forse era stato meglio restare schiavi piuttosto che morire nel deserto. È una reazione molto umana: quando ci sentiamo minacciati o senza via d’uscita, siamo tentati di rimpiangere il passato, anche quando quel passato non era buono.

Questo atteggiamento rivela una grande verità sulla natura umana: la paura può farci perdere la memoria. Il popolo aveva appena visto prodigi straordinari, le piaghe che avevano colpito l’Antico Egitto, la liberazione dalla schiavitù. Eppure, nel momento della difficoltà, tutto questo sembra dimenticato. Rimane solo l’ansia del presente.

Ed è proprio lì che arriva una parola sorprendente. Mosè dice al popolo: “Non abbiate paura. State fermi e vedrete la salvezza del Signore”. È un invito controintuitivo. In una situazione di pericolo ci aspetteremmo un ordine diverso: correre, combattere, inventare qualcosa. Invece il primo passo richiesto è fermarsi, non lasciarsi dominare dal panico, non perdere la fiducia.

Questo passaggio ci insegna qualcosa di molto profondo. Nella vita spesso pensiamo che ogni problema debba essere risolto solo con le nostre forze. Cerchiamo di controllare tutto, di prevedere ogni rischio, di trovare immediatamente una soluzione. Ma ci sono situazioni in cui nessuna strategia umana è sufficiente. Situazioni in cui dobbiamo riconoscere i nostri limiti e aprirci a qualcosa di più grande.

Il momento del Mar Rosso rappresenta proprio questo punto di svolta. Quando tutto sembra chiuso, quando ogni via appare impossibile, accade l’inaspettato: il mare si apre e diventa una strada. Ciò che sembrava un ostacolo insuperabile si trasforma in un passaggio verso la libertà.

Questa immagine è una delle più potenti della Bibbia. Il mare, simbolo di caos e di morte, si trasforma in un cammino. Non perché il popolo abbia trovato una soluzione brillante, ma perché Dio apre una via dove nessuno la vedeva.

Se guardiamo alla nostra esperienza, possiamo riconoscere che qualcosa di simile accade anche nella vita quotidiana. Ci sono momenti in cui ci sentiamo davvero senza uscita: una crisi familiare, una perdita, una malattia, un lavoro che finisce, una scelta difficile che cambia tutto. In quei momenti il futuro ci appare come un mare oscuro, e il passato come un nemico che ci rincorre.

Eppure, col tempo, molte persone scoprono che proprio quelle situazioni diventano punti di svolta. Ciò che sembrava una fine si trasforma in un nuovo inizio. Una porta che si chiude costringe a cercarne un’altra. Una difficoltà inattesa fa emergere risorse interiori che non sapevamo di possedere.

Il racconto dell’Esodo non promette una vita senza problemi. Al contrario, mostra che il cammino verso la libertà passa spesso attraverso momenti di grande prova. Ma insegna anche che la realtà non è limitata a ciò che vediamo nell’immediato. Ci sono possibilità che sfuggono ai nostri calcoli.

Forse il messaggio più profondo di questa storia è proprio questo: quando ci troviamo con il “nemico alle spalle e il mare davanti”, non significa necessariamente che tutto sia perduto. Potrebbe essere semplicemente il punto in cui siamo chiamati a fare un passo di fiducia.

Perché spesso il mare non si apre prima che qualcuno abbia il coraggio di avvicinarsi alla riva. 

Nicola Incampo

Conferenza Episcopale Campana: riconfermata la Presidenza

I Vescovi si preparano ad accogliere la Visita del Santo Padre nel mese di maggio



Mons. Di Donna 250Nel corso dell’assemblea, svoltasi questa mattina a Pompei, i Vescovi della Campania hanno riconfermato alla guida della Conferenza Episcopale Campana il Presidente, S.E. Mons. Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra, il Vicepresidente, S.E. Mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, il Segretario, S.E. Mons. Antonio De Luca, Vescovo di Teggiano-Policastro, e l’Economo, il diacono Bruno Scarano.

Nel corso dell’incontro, i Vescovi hanno inoltre condiviso riflessioni e prospettive pastorali, soffermandosi sulle sfide attuali che attraversano il territorio, segnato da cambiamenti sociali, fragilità diffuse e da un contesto internazionale caratterizzato da tensioni e conflitti.

I Vescovi della Campania si preparano ad accogliere con riconoscenza il Santo Padre, Papa Leone, che nel prossimo mese di maggio visiterà la Regione. La Visita rappresenta un’occasione privilegiata di comunione ecclesiale e di rinnovato impulso missionario, chiamando l’intero Popolo di Dio a proseguire con responsabilità e discernimento il cammino intrapreso.

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