LA CONTESSA FARNARARO-DE FUSCO. LA FONDATRICE OMBRA DELL’OPERA DI POMPEI
“UNA VITA DA SANTA” di Attilio Pepe mette in luce la madre dei poveri, consorte di San Bartolo Longo e sua inseparabile compagna di missione.
D) Attilio, ci puoi raccontare chi è la contessa Marianna Farnararo-de Fusco?
R) La contessa Marianna Farnararo De Fusco (1836–1924) è stata una figura chiave nella storia della nuova Pompei. È conosciuta come la
consorte di San Bartolo Longo, ma non come Fondatrice del Santuario di Pompei e delle Opere di carità annesse.
Marianna è oscurata dalla fama del consorte San Bartolo Longo, la biografia “Una vita da santa” rivela invece una donna di straordinaria Fede, di geniali intuizioni e di incomparabile generosità. Rimasta vedova nel 1864, e con 5 figli da crescere, Marianna dovette gestire le ingenti proprietà terriere del defunto marito, il conte Albenzio de Fusco, nella Valle di Pompei. Per l'amministrazione di tali beni si rivolse al giovane avvocato pugliese Bartolo Longo. Questo incontro segnò l'inizio di una collaborazione spirituale e materiale che trasformò radicalmente la Valle di Pompei in quello che oggi è un faro universale di Spiritualità.
D) La contessa Marianna è poco conosciuta, come si spiega?
R) In effetti, Marianna De Fusco è stata per un secolo la "grande invisibile" della storia di Pompei. Questa scarsa conoscenza non è casuale, ma dipende da tre fattori principali:
L'ombra del consorte Bartolo Longo: La figura carismatica e comunicativa del marito ha finito per catalizzare tutta l'attenzione. Bartolo Longo era un avvocato, un abile scrittore e un comunicatore moderno; Marianna, per scelta e per cultura dell'epoca, agiva dietro le quinte come motore economico e organizzativo.
L'umiltà come scelta spirituale: può essere descritta come una donna schiva, che preferiva il silenzio. Il suo ruolo era quello di "fondamenta": nonostante sia stata indispensabile con la sua visione e determinazione, è rimasta comunque dietro le quinte.
Il ruolo della donna nell'800: All'epoca, anche le donne più influenti venivano spesso relegate a un ruolo di "consorti" o "sostenitrici". Nonostante la proprietà dei terreni e gran parte dei capitali iniziali fossero i suoi, la firma pubblica sui progetti era quasi sempre quella del consorte San Bartolo.
D) Cosa ti ha spinto a scrivere la biografia “Una vita da santa”?
R) La biografia nasce dalla volontà di restituire alla contessa Marianna de Fusco il suo ruolo centrale nella nascita della nuova Pompei. Poi anche per “Rompere” il “Silenzio storico”, con l'obiettivo di far uscire la contessa dall'ombra del consorte San Bartolo Longo, evidenziando come lei non sia stata una semplice figura di supporto, ma la mente strategica e il motore economico dietro la trasformazione della Valle di Pompei nella "città della Fede e della carità". Il libro ripercorre oltre cinquant'anni di dedizione totale verso gli ultimi, quindi il suo operato caritativo, focalizzandosi sul suo progetto di amore instancabile per i bisognosi, i figli dei carcerati e le orfane. Inoltre io definisco Marianna come “un’eroina gentile”, fu una donna moderna che, attraverso le sue "brillanti idee", ha saputo navigare le difficoltà del XIX secolo per realizzare un'opera monumentale di fede e riscatto sociale.
D) Bartolo Longo è stato canonizzato lo scorso 19 ottobre 2025, ora si sta parlando molto, soprattutto in questi ultimi anni, anche della consorte, la contessa Marianna, è arrivato anche per lei il tempo di una decisiva svolta?
R) Sì, il clima è cambiato radicalmente. La canonizzazione di Bartolo Longo del 19 ottobre 2025 ha fatto da catalizzatore: ora che il "fondatore" è agli onori degli altari, l'attenzione si sta spostando inevitabilmente sulla figura che ha reso possibile tutto questo. Siamo quindi in un momento di svolta decisiva per Marianna. Dopo lunghi decenni di silenzio, l’attenzione dei fedeli, il crescente interesse dei cittadini di Pompei, ed anche l’interesse dei discendenti ha spinto per l'avvio formale dei passi necessari alla sua causa. Il 2024, anno del centenario della sua nascita al cielo, e il 2025 hanno segnato, attraverso eventi e manifestazioni in suo onore, dei passaggi di riscoperta fondamentali. Infatti la Chiesa di Pompei, come annunciò lo stesso Arcivescovo Prelato Mons. Tommaso Caputo, ha avviato un percorso di approfonditi studi sulla sua vita affinché si possano accertare le virtù eroiche in vista di una possibile Beatificazione. Questo vuol dire che è avviato anche per lei il cammino verso la santità. Il "tempo di Marianna" sembra essere finalmente arrivato, non più come riflesso della luce del marito, ma come protagonista di una santità laicale moderna e pragmatica.
D) Nonostante avesse dei figli naturali, si è fatta “MADRE” per tanti orfani del suo tempo…
R) È proprio questo l'aspetto più straordinario della sua figura: la contessa Marianna non ha vissuto la maternità come un recinto chiuso, ma come un cuore spalancato. Nonostante avesse cinque figli naturali dal primo matrimonio (di cui dovette occuparsi anche come vedova e amministratrice), scelse di diventare la "madre" di migliaia di altri bambini. Ecco come si è manifestata questa sua "maternità sociale". Per quelle centinaia di orfani ed orfane ella non fu “LA CONTESSA, ma “MAMMA CONTESSA”. In un'epoca in cui la nobiltà pensava solo a preservare il patrimonio per i propri eredi, lei investì le sue risorse per creare l'Orfanotrofio Femminile (1887). Per lei non c'era differenza di dignità tra i suoi figli e le bambine abbandonate. Fu pioniera, insieme a Bartolo Longo, nell'accogliere i figli dei detenuti. All'epoca erano considerati "segnati" dal destino o geneticamente portati al crimine; Marianna e Bartolo li accolsero offrendo loro educazione, musica e mestieri, convinti che l'amore e l'istruzione potessero spezzare il ciclo della colpa. Proprio questo suo aspetto di aver scelto di essere “MADRE DEGLI ORFANI” è uno dei pilastri su cui dovrebbe poggiare oggi la richiesta della sua beatificazione: aver trasformato il dolore e le responsabilità di una madre vedova in un carisma che ha dato una famiglia a chi non l'aveva.
D) Quanto è attuale l’esempio di santità di coppia di Bartolo longo e la contessa Marianna de Fusco?
R) L'esempio di Bartolo Longo e Marianna de Fusco è di una straordinaria attualità, poiché scardina l'idea tradizionale di santità isolata per proporre un modello di santità di coppia. Io
li ho sempre definiti un “UNICUM”, perché la loro fu una collaborazione paritaria, in tutto. Nell’era moderna possono essere guardati come modello moderno di co-leadership. E poi non dimentichiamo che questa coppia ha fondato un ordine religioso, le Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario.
D) Dopo la canonizzazione di Bartolo Longo nell'ottobre 2025, la Chiesa guarda a loro come a un prototipo di coppia laica capace di cambiare la storia partendo dal quotidiano?
R) Mi auguro di sì! anche perché in loro dovremmo vedere quel modello della santità feriale, ovvero quella vissuta nell’aver trasformato un legame nato per motivi pratici (la gestione delle terre di Marianna) in una comunione di missione totale. Sono stati dei Manager della carità, la loro è stata complementarietà reale: Bartolo era l'ispiratore vulcanico, Marianna la roccia organizzativa. Senza la concretezza di lei, i sogni di lui sarebbero rimasti sulla carta. E poi l’accoglienza senza confini: hanno vissuto una sorta di genitorialità che non si è esaurita nei figli di sangue di Marianna, ma si è estesa soprattutto ai figli dei carcerati, rompendo lo stigma sociale dell'epoca. Io credo e sono convinto che il riconoscimento di Bartolo Longo come Santo il 19 ottobre 2025 è solo il primo passo di una visione che la Chiesa vuole proporre al mondo: la santità non è una fuga dalla realtà, ma un modo per abitare la storia e cambiarla, proprio come hanno fatto loro a Pompei.