Cronaca

Un papavero per dire no al bullismo: al MANN il primo incontro di “Educhiamo al rispetto”

Inaugurato questa mattina al Museo Archeologico Nazionale di Napoli il ciclo di incontri promosso dalla Regione Campania e realizzato da Scabec, dedicato a famiglie e comunità educative delle scuole secondarie.

L’iniziativa unisce confronto tra esperti, linguaggi artistici e visite guidate nei luoghi della cultura per promuovere rispetto, consapevolezza e relazioni sane tra i giovani

 

bullismo locandina q 250Napoli – Si è svolto questa mattina al Museo Archeologico Nazionale di Napoli il primo appuntamento di “Educhiamo al rispetto. InsiemeAndrea Morniroli 150 contro il bullismo”, il ciclo di incontri promosso dalla Regione Campania e realizzato da Scabec nell’ambito delle azioni di prevenzione e contrasto al bullismo e al cyberbullismo (L.R. n.11/2017).

Nell’Auditorium del MANN istituzioni ed esperti si sono confrontati con famiglie e rappresentanti della comunità educativa delle scuole secondarie sul tema del rispetto nelle relazioni, anche nel contesto digitale. Sono intervenuti Francesco Sirano, direttore generale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Andrea Morniroli, assessore alle Politiche sociali e alla Scuola della Regione Campania, e Ninni Cutaia, assessore alla Cultura della Regione Campania, collegato da remoto.

Al centro dell’iniziativa, l’idea che la bellezza e i luoghi della cultura possano diventare strumenti educativi, capaci di favorire nei più giovani consapevolezza, empatia e senso di comunità.

Cuore dell’incontro è stato “Anticorpi di conoscenza su bullismo e cyberbullismo”, momento performativo e di confronto a cura della cooperativa sociale L’Isola che c’è, che ha intrecciato linguaggi artistici, riflessione scientifica e testimonianze. Sono intervenuti Speranza Marangelo, presidente della cooperativa sociale, Enzo Marangelo, direttore artistico dell’evento e attore, Annarita Di Sarno, psicologa, Carmela Pulzone, psicoterapeuta, Carmela Giacquinto, avvocato, Raffaella De Maio, content creator, la scultrice Maria Emilia De Maio e il violoncellista Valentino Milo.

L’incontro si è concluso con una visita guidata alle collezioni del MANN dedicata ai temi dell’educazione alla bellezza, della cura di sé, della comunità e del patrimonio.

A tutti i partecipanti è stato consegnato un papavero artigianale realizzato con antichi stampi, tradizione della manifattura napoletana di fiori artificiali. Il papavero, simbolo di resilienza, richiama i valori di rispetto e attenzione verso gli altri al centro dell’iniziativa.

Andrea Morniroli, assessore alle Politiche sociali e alla Scuola della Regione Campania: «Questa iniziativa coinvolge la rete dei musei in un progetto che mette al centro bellezza e cultura come strumenti di contrasto ai fenomeni di devianza, come bullismo e cyberbullismo. Quando affrontiamo questi temi non possiamo fermarci agli stereotipi, ma dobbiamo riconoscerne la complessità e le cause. È fondamentale ricostruire un rapporto autentico con i ragazzi, mettendoli in gioco e trovando adulti capaci di offrire rispetto, ascolto e contesti positivi in cui vivere le proprie emozioni».

Ninni Cutaia, assessore alla Cultura della Regione Campania: «Le istituzioni hanno il dovere di fare tutto il possibile per contrastare il bullismo, ed è particolarmente significativa la sinergia nata attorno a questo progetto. Educazione e cultura sono profondamente intrecciate. Il mondo dell’arte si è sempre interrogato su temi universali come la violenza e le relazioni tra le persone, offrendo occasioni di confronto e di riflessione utili alla crescita delle nuove generazioni».

Sirano 150Francesco Sirano, direttore generale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli: «La bellezza, insieme alla ricerca e alla creatività, rappresenta uno strumento prezioso per affrontare anche i fenomeni di devianza giovanile. Un museo non è un’isola, ma un luogo vivo che dialoga con il territorio e con la comunità. L’arte nasce da un processo cooperativo, fondato sul dialogo e sulla non violenza, e serve a creare confronto, trasmettere messaggi e favorire la possibilità di comprendersi».

Il progetto proseguirà nelle prossime settimane con altri incontri in alcuni dei principali luoghi della cultura della Campania: la Pinacoteca Provinciale di Salerno (21 marzo), la Reggia di Caserta (28 marzo e 11 aprile), il Museo del Sannio di Benevento (18 aprile) e il Complesso Monumentale del Carcere Borbonico di Avellino (9 maggio), per concludersi nuovamente al MANN il 15 e 16 maggio.

La partecipazione agli incontri è gratuita con prenotazione sulla piattaforma Eventbrite attraverso il sito www.scabec.it.

Calendario dei PROSSIMI appuntamenti

Incontri e visite guidate

SALERNO – Pinacoteca Provinciale di Salerno

  • Sabato 21 marzo 2026, ore 10.00 - 13.30

CASERTA – Reggia di Caserta | Sala Terra di Lavoro

  • Sabato 28 marzo 2026, ore 10.00 - 13.30

SALERNO – Pinacoteca Provinciale di Salerno

  • Venerdì 10 aprile 2026, ore 15.00 - 18.30

CASERTA – Reggia di Caserta | Sala Terra di Lavoro

  • Sabato 11 aprile 2026, ore 10.00 - 13.30

BENEVENTO – Museo del Sannio | Auditorium Vergineo

  • Sabato 18 aprile 2026, ore 10.00 - 13.30

 

AVELLINO – Complesso Monumentale del Carcere Borbonico | Sala Ciriaco De Mita

  • Sabato 9 maggio 2026, ore 10.00 - 13.30

NAPOLI – Museo Archeologico Nazionale di Napoli | Auditorium

  • Venerdì 15 maggio 2026, ore 15.00 - 18.30

NAPOLI – Museo Archeologico Nazionale di Napoli | Auditorium

  • Sabato 16 maggio 2026, ore 10.00 - 13.30

 

Prosegue fino al 22 marzo, nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco ad Assisi, la prima venerazione pubblica prolungata delle spoglie mortali del Santo di Assisi.

 

sala stampa Assisi 250ASSISI (PG) - Prosegue fino al 22 marzo, nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco ad Assisi, la prima venerazione pubblica prolungata delle spoglie mortali del Santo di Assisi. Un evento straordinario che ha richiamato fedeli e pellegrini da ogni parte del mondo.

L'ultima settimana di questo momento di grazia sarà arricchita da numerosi appuntamenti significativi:

  • 14 e 15 marzo: "Sorella Morte: un’esperienza da scartare", un incontro dedicato ai giovani (sono oltre 400 da tutta Italia) per riflettere sul senso della vita, organizzato presso la Basilica. Per maggiori informazioni: org.
  • 15 marzo, ore 11.00: Celebrazione della Santa Messa nella chiesa superiore della Basilica, presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano.
    (Trattandosi di un appuntamento liturgico, non sono previste interviste e/o punti stampa per l’occasione)
  • 15 marzo, ore 17.00: Celebrazione della Santa Messa nella chiesa superiore della Basilica, presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Mauro Gambetti, OFMConv, Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e Arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano.
  • 20 marzo, ore 6.45: Anche per chi non ha avuto o avrà la possibilità di partecipare alla venerazione in Basilica, tutti avranno la possibilità di poter accendere una candela virtuale e scrivere una propria preghiera a san Francesco.

Tutte le preghiere inviate saranno deposte dai frati accanto alle spoglie del Santo la mattina del 20 marzo alle ore 6.45 circa. Sarà possibile partecipare a questo momento solo in diretta streaming sulla pagina facebook SAN FRANCESCO D'ASSISI e sul canale YouTube //www.youtube.com/@BasilicaSanFrancescodAssisi">Basilica di San Francesco d'Assisi

  • 22 marzo, ore 15.30: Conferenza stampa di chiusura dell'ostensione.
  • 22 marzo, ore 17.00: Santa Messa solenne nella chiesa superiore della Basilica, presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, a conclusione del mese dell’Ostensione.

Umiliati e offesi

 

Foto Nicola Incampo 250In questi giorni sto rileggendo il romanzo dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij “Umiliati e offesi” e sto riflettendo sulla seguente frase: “Se vuoi essere rispettato dagli altri, la cosa più grande è rispettare te stesso. Solo in quel modo, solo con il rispetto di te stesso tu obblighi gli altri a rispettarti”.

La frase di Fëdor Dostoevskij esprime una verità profonda sulla natura del rispetto umano e sul rapporto tra l’individuo e la società. Quando lo scrittore afferma che per essere rispettati dagli altri bisogna prima rispettare sé stessi, ci invita a riflettere su una dimensione fondamentale della vita: la dignità personale. Il rispetto, infatti, non nasce soltanto dalle parole o dal modo in cui gli altri ci vedono, ma prima di tutto da come noi stessi percepiamo il nostro valore.

Rispettare sé stessi significa avere coscienza della propria dignità, dei propri principi e dei propri limiti. Non vuol dire considerarsi superiori agli altri o assumere un atteggiamento arrogante, ma riconoscere che la propria persona ha un valore che non deve essere svenduto. Significa non tradire ciò in cui si crede, anche quando farlo potrebbe sembrare più facile o più conveniente. Molte volte, nella vita quotidiana, le persone rinunciano alle proprie convinzioni per essere accettate, per evitare conflitti o per ottenere approvazione. Tuttavia, ogni volta che si rinuncia a ciò che si ritiene giusto, si perde un piccolo pezzo del rispetto verso sé stessi.

Il rispetto di sé è anche la capacità di stabilire dei confini. Una persona che si rispetta non permette agli altri di umiliarla, sfruttarla o trattarla con superficialità. Non perché si senta migliore, ma perché riconosce il proprio valore e sa che la dignità non può essere negoziata. Questo atteggiamento non si impone con la forza, ma si manifesta attraverso la coerenza, la fermezza e la sicurezza interiore.

È proprio questa sicurezza che porta gli altri a riconoscere il valore di una persona. Quando qualcuno dimostra rispetto per sé stesso, comunica implicitamente che la sua dignità merita considerazione. Gli altri percepiscono questa forza interiore e tendono naturalmente a rispettarla. Al contrario, quando una persona non crede nel proprio valore, spesso permette agli altri di oltrepassare i suoi limiti e di trattarla senza riguardo. In questi casi il rispetto diventa fragile o addirittura assente.

Il pensiero di Dostoevskij ci ricorda anche che il rispetto non è qualcosa che si può pretendere o imporre con l’autorità. Non nasce dal potere, dalla ricchezza o dalla posizione sociale, ma dalla coerenza tra ciò che una persona pensa, dice e fa. Una persona che vive in modo coerente con i propri valori ispira fiducia e stima, perché dimostra autenticità.

Inoltre, il rispetto di sé è strettamente legato alla responsabilità personale. Chi si rispetta cerca di migliorarsi, di crescere e di affrontare la vita con consapevolezza. Non si lascia guidare soltanto dalle circostanze o dal giudizio degli altri, ma prova a costruire la propria identità con impegno e riflessione. In questo senso, il rispetto di sé diventa anche un atto di libertà: significa scegliere chi essere, senza lasciarsi definire completamente dalle aspettative altrui.

Alla fine, il messaggio contenuto in questa frase è semplice ma estremamente profondo: il rispetto che desideriamo ricevere dal mondo inizia dentro di noi. Se non riconosciamo il nostro valore, difficilmente gli altri lo riconosceranno. Ma quando una persona impara a rispettare sé stessa, a vivere con dignità e a rimanere fedele ai propri principi, crea naturalmente le condizioni perché anche gli altri la guardino con rispetto.

Per questo motivo, il rispetto di sé può essere considerato la base di ogni rapporto umano autentico. Solo chi sa dare valore alla propria persona può costruire relazioni fondate sulla stima reciproca e sulla vera considerazione. In fondo, il rispetto non è qualcosa che si conquista imponendosi sugli altri, ma qualcosa che nasce dalla forza silenziosa della propria dignità.

Nicola Incampo

Confcommercio a Sorrento

images 2A Sorrento manifestazioni di stima e sostegno per l’attività costante e certosina di Vincenzo Ercolano Presidente Confcommercio. Le difficoltà del settore sono sotto gli occhi di tutti e l’impegno profuso dal giovane rappresentante è in linea con quanto richiede e necessità l’associazione alle prese in questi anni con problematiche più serie e complesse. Aumenti di costi e spese e difficoltà varie tra i quali una mancanza di dialogo con l’Ente pubblico Comune e difficoltà operative circa l’impostazione territoriale e gestione SUAP dell’amministrazione commissariale. Noi del giornale sempre On the Road facciamo analisi specifiche e settoriali su tanti temi che riguardano la vita economica del paese. Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni da commercianti che hanno voluto esprimere un giudizio positivo nei confronti di chi oggi li rappresenta con impegno e senso di responsabilità. Negli ultimi mesi, a seguito di vicende che hanno interessato il settore del commercio, il loro rappresentante si è distinto per equilibrio e capacità di mediazione. L’apprezzamento è stato espresso in particolare per il modo in cui è stata affrontata la questione del suolo pubblico. Il lavoro svolto ha contribuito a individuare soluzioni nel rispetto delle regole e delle esigenze delle attività, senza distinzioni tra categorie merceologiche. Un impegno che, secondo molti operatori, ha favorito coesione e confronto costruttivo all’interno del comparto. Sempre un riferimento sicuro è il contatto con persona di fiducia. Alla guida di Confcommercio Sorrento, Vincenzo Ercolano ha interpretato il ruolo puntando sulla rappresentanza attiva e sul dialogo costante con le istituzioni. Il suo operato non è passato inosservato. Negli ultimi quattro o cinque anni ha affrontato temi complessi, talvolta divisivi, mantenendo una linea improntata al confronto. In particolare, il tema del suolo pubblico ha rappresentato un banco di prova significativo. In un contesto caratterizzato da norme e interpretazioni che hanno inciso sull’organizzazione delle attività, Ercolano ha scelto di intervenire direttamente, portando avanti istanze condivise da diversi operatori. Ha sollecitato interlocuzioni istituzionali, richiamato l’esigenza di equilibrio tra decoro urbano e diritto al lavoro, evidenziato la necessità di regole chiare e applicate in modo uniforme. L’approccio adottato non ha distinto tra bar, ristoranti, botteghe artigiane o attività di servizi, ma ha considerato il settore come un insieme organico che contribuisce alla vitalità economica della città. Questo metodo gli ha garantito attenzione e rispetto tra i colleghi. Non per l’assenza di confronto o di opinioni differenti, ma per la disponibilità a esporsi e a rappresentare le istanze della categoria in prima persona. Un elemento frequentemente richiamato è la continuità dell’impegno. Non iniziative episodiche, ma un’attività costante fatta di incontri, ascolto e presenza. Un modello di rappresentanza che, secondo diversi operatori, ha rafforzato il senso di appartenenza e di collaborazione all’interno del comparto commerciale.

Visita al Santuario della Spogliazione in occasione del pellegrinaggio dei parlamentari alle spoglie mortali di San Francesco d’Assisi

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA LORENZO FONTANA PREGA SULLA TOMBA DI SAN CARLO ACUTIS

Per la terza carica dello Stato il santo millennial è “Un giovane che continua a parlare a tanti e che porto sempre nel cuore”


Foto Fontana 250ASSISI - Seconda visita alla tomba di San Carlo Acutis per il presidente della Camera Lorenzo Fontana, che aveva citato il giovane millennial,Fontana 2 250 allora beato, nel suo discorso di insediamento. Ad Assisi per l’ostensione mortali delle spoglie di San Francesco, Fontana ha voluto rendere omaggio anche a San Carlo, fermandosi a pregare di fronte alla sua tomba, nella chiesa di Santa Maria Maggiore - Santuario della Spogliazione, accolto dal Direttore dell'Ufficio comunicazioni della diocesi, Marina Rosati. “Ad Assisi, nella chiesa di Santa Maria Maggiore, una preghiera a San Carlo Acutis. Un giovane Santo che continua a parlare a tanti. A lui mi legano momenti indimenticabili della mia vita. Lo porto sempre nel cuore”, le parole diffuse su Facebook dalla terza carica dello Stato che, poi di fronte ai colleghi parlamentari a San Francesco, ha sottolineato ancora la sua devozione a San Carlo. 

"Spesso si tende a vivere come fotocopie e a morire come fotocopie, quando invece siamo tutti unici", ha detto ancora Fontana parlando davanti a parlamentari e rappresentanti delle Istituzioni nel corso della visita alle spoglie del patrono d’Italia, esposte per gli 800 anni della morte dell’Assisiate. Il presidente della Camera ha ricordato di essersi avvicinato alla figura di Acutis dopo aver visto alcune immagini del suo corpo e dopo che sua madre gli mostrò un articolo di giornale su questo ragazzo, di cui possiede anche una reliquia: "Non sapete la gioia - ancora le sue parole - di aver avuto una sua reliquia e di tenerla sempre con me alla Camera”.  

Nel corso della visita il delegato generale delle diocesi di Assisi-Nocera-Gualdo e di Foligno, don Giovanni Zampa, ha donato due libri di monsignor Domenico Sorrentino, amministratore apostolico delle due Diocesi: il primo sul giovane santo millennial, “Carlo Acutis. Sulle orme di Francesco e Chiara d'Assisi - Originali e non fotocopie”, e il secondo sulla rilettura fatta da monsignor Sorrentino sul Cantico delle Creature, partendo dalle strofe finali composte al Vescovado. 

VENERAZIONE DELLE SPOGLIE MORTALI DI SAN FRANCESCO: VISITA DEI RAPPRESENTANTI DELLE ISTITUZIONI ITALIANE
Tra gli appuntamenti di rilievo delle celebrazioni del Centenario,
un momento di altissimo valore religioso, spirituale e storico organizzato dal Comitato nazionale

 

Foto C.S. Basilica Assisi 13 3 2026ASSISI (PG)  - Si è tenuto ieri uno degli appuntamenti più significativi nel calendario delle celebrazioni promosse dal Comitato nazionale per la celebrazione dell’VIII centenario della morte di San Francesco d’Assisi: la visita all’ostensione delle spoglie mortali di San Francesco, evento di straordinaria intensità religiosa, spirituale e storica, che sta richiamando nella città serafica pellegrini, fedeli e visitatori da tutto il mondo.

L’ostensione, eccezionalmente aperta al pubblico ad Assisi dal 22 febbraio al 22 marzo 2026 nel contesto dell’Ottavo Centenario, promosso e organizzato dalla comunità francescana dei Frati Minori Conventuali del Sacro Convento, anche grazie al supporto del Comitato nazionale per la celebrazione dell’VIII centenario della morte di San Francesco d’Assisi, rappresenta un’occasione unica di raccoglimento, meditazione e prossimità alla memoria viva del Santo di Assisi. Non si tratta soltanto di un momento di particolare rilevanza devozionale, ma anche di un gesto che restituisce con forza al nostro tempo il cuore del messaggio francescano, nella sua radicalità evangelica, nella sua portata umana e nella sua inesauribile attualità.

Presso la Sala Cimabue del Centro Convegni “Colle del Paradiso” all’interno del complesso monumentale della Basilica e del Sacro Convento di san Francesco in Assisi, ha aperto il pomeriggio la riflessione tenuta dal p. Custode, fra Marco Moroni, OFMConv; a seguire i saluti istituzionali di Lorenzo Fontana, Presidente della Camera dei Deputati, e Maria Domenica Castelloni, Vicepresidente del Senato della Repubblica, quindi l’intervento di Davide Rondoni, Presidente del Comitato nazionale per la celebrazione dell’VIII centenario della morte di San Francesco d’Assisi.

Subito dopo in Basilica la venerazione individuale silenziosa e il passaggio davanti alle spoglie mortali del Santo.

«La visita al segno della vita di San Francesco da parte delle Istituzioni - così come l’aver il Parlamento approvato alla quasi unanimità la mia proposta di restituire agli italiani la festa nazionale del patrono - mostra che nella nostra storia e nel presente è vivo il senso che è meglio avere patroni in cielo che padroni sulla terra» (Davide Rondoni, Presidente del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’VIII centenario della morte di San Francesco d’Assisi)

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il consigliere Marco Villani, Vicesegretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, insieme a rappresentanti delle istituzioni civili e religiose, in un momento che intende sottolineare il valore universale della figura di san Francesco e la centralità della sua eredità nel cammino culturale, spirituale e civile del Paese.

«Davanti a San Francesco rivolgiamo la nostra preghiera per l'Italia. San Francesco è esempio, il suo messaggio ha affascinato e ispirato tanti in 800 anni. Oggi ricordiamo in particolare i Francescani di Terra Santa.  Siamo qui, con diversi parlamentari, come pellegrini per invocare il suo aiuto e per rendergli onore. In un momento certamente non facile per il mondo, seguire il suo insegnamento e la sua testimonianza rappresenta una speranza di pace» (Lorenzo Fontana, Presidente della Camera dei deputati).

«È stato un privilegio per me e per i Senatori che sono stati oggi ad Assisi poter rendere omaggio alle spoglie di San Francesco, in questa occasione molto speciale, direi unica, di esposizione al pubblico, particolarmente valorizzata da Papa Leone con la concessione dell'indulgenza plenaria nelle chiese francescane di tutto il mondo.
San Francesco, Patrono d'Italia, che da quest’anno viene celebrato in una giornata di festa nazionale civile, appartiene al patrimonio non solo religioso ma anche culturale e morale della nostra comunità nazionale. Il Santo è stato ricordato dal Senato anche recentemente attraverso una importante mostra che ha portato nei Palazzi la "Chartula" manoscritta e dell'effigie lignea del Cimabue, mostra visitata da 20 mila persone.
Il Senato è impegnato, non solo attraverso i lavori dell’Aula e delle Commissioni, ma anche con importanti iniziative - come avviene oggi ad Assisi e in questi giorni con la mostra "Il volto delle donne. Storie di ingegno fino alle Madri costituenti", realizzata per gli 80 anni della Repubblica insieme alla Galleria Nazionale dell’Umbria - a dare testimonianza quotidiana di impegno civile permeato dai valori che sono il fondamento dell'identità del nostro Paese.
In un tempo che è attraversato da conflitti, paure e divisioni, tornare ad Assisi significa ricordare che esiste un’altra strada: la strada indicata da San Francesco, quella della pace, della fraternità e della responsabilità verso gli altri e verso il creato» (Maria Domenica Castellone, Vicepresidente del Senato della Repubblica)

Con questa visita, il Comitato nazionale rinnova il proprio impegno a valorizzare gli eventi del Centenario non soltanto come momenti commemorativi, ma come occasioni vive di riflessione, partecipazione, nella convinzione che il messaggio del Santo di Assisi continui a parlare con singolare forza al nostro presente.

«È molto bello che i rappresentanti delle istituzioni nazionali siano venuti pellegrini da san Francesco: possa la sua personalità autenticamente evangelica essere per tutti una sana e costruttiva provocazione per un agire responsabile, che abbia il sapore di quel Vangelo di Cristo che, mentre rivela Dio come amico, è allo stesso tempo la bella notizia di un mondo solidale e fraterno» (fra Marco Moroni, OFMConv).

14 marzo -Giornata del Paesaggio a Pompei

tra vigneti, vivaio e percorsi nel verde per famiglie

 

Nave Europa 250Sabato 14 marzo si celebra la Giornata nazionale del Paesaggio in tutti luoghi della cultura statali. A Pompei sarà possibile trascorrere la giornata nelle aree verdi del Parco per scoprire, attraverso attività e laboratori, quelle che sono ed erano le diverse specie naturali presenti e il rapporto uomo–natura nel mondo antico. Pompei e i siti della Grande Pompei (Villa di Poppea a Oplontis, le ville Arianna e San Marco a Stabia e Villa Regina a Boscoreale), presentano accanto al patrimonio archeologico, un ampio patrimonio naturale costituito da aree verdi, vigneti, oliveti e frutteti che sono oggetto di conservazione, manutenzione e valorizzazione, anche con il supporto di partner privati.

Per l’occasione, il 14 marzo sarà aperto per tutta la giornata (dalle 9,00 alle 14,00) il Vivaio della Flora Pompeiana presso la Casa di Pansa, centro di ricerca sulla biodiversità e la produzione della flora pompeiana, dove gli esperti del Parco illustreranno le principali specie presenti utilizzate anche per la ricostruzione storica dei giardini delle domus (case) pompeiane. Sarà, inoltre, possibile scoprire i vigneti della Casa della Nave Europa e del Triclinio all’aperto assieme al personale dell’azienda vitivinicola Feudi di San Gregorio, partner del Parco per il progetto di cura e valorizzazione scientifica dei vigneti del Parco, che illustrerà le principali tecniche antiche a confronto con quelle attuali (ingresso libero nei seguenti orari 9.00 -12.30 – 14.00-16.30),

E ancora, le famiglie potranno prenotare una visita tematica “Natura e vita selvaggia all’ombra del Vesuvio" con percorso verde nel Bosco Sacro, area orientale della antica città di Pompei, e sosta presso Casa Rosellino, sede del Pompeii Children’s Musuem, che assieme alla Cooperativa Il Tulipano, curerà gli itinerari. Il percorso prevede poi un giro in bicicletta fino alla Parvula Domus, Fattoria Culturale e Sociale sede di attività per ragazzi con autismo e/o disabilità cognitive, dove si potrà partecipare a un laboratorio multisensoriale finalizzato alla scoperta accessibile del paesaggio. Il costo del biglietto è di 10 € per tutti (sia i bambini che i genitori / accompagnatori) e per gli adulti che partecipano all’attività, l’ingresso al Parco è gratuito. Partenza alle 10,30 o alle 11,30 da piazza Anfiteatro. Info sul sito www.pompeiichildrensmuseum.it

Il Museo archeologico di Stabia presso la Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia, inoltre, il 14 e il 15 marzo ospiterà nelle Sale 4 e 13 un’installazione dedicata al paesaggio sonoro dell’antica Stabia, nell’ambito del progetto Echeia di Funneco aps a cura di M. D’Acunzo e M. Lucia. I visitatori potranno immergersi nella ricostruzione sonora dell’antico paesaggio dell’Ager Stabianus e dell’area sacra di Privati.

L’ingresso ai siti archeologici in occasione della Giornata del Paesaggio è al costo ordinario.

Importante evento A.M.I.R.A. nella sala degli specchi del Gran Caffè Gambrinus di Napoli

Tema della serata “I Vini del Re” e “l’Arte del Flambè”

 

Foto De Girolamo 250Si è comunque svolta con successo, ospitata dal “Gran Caffè Gambrinus” a Napoli, la serata organizzata dall’Associazione Maître Italiani Ristoranti e Alberghi sezione Napoli, diretta dal fiduciario Dario Duro, un importante momento di incontro con produttori di vitigni autoctoni riscoperti con grande amore e passione e portati avanti con produzioni di altissima qualità, vere chicche di eccezionalità del panorama vitivinicolo campano. A presentare ed organizzare l’evento “I Vini del Re” e “l’Arte del Flambè”, ci ha pensato il Maestro dei vini della sezione napoletana dell’ A.M.I.R.A., il giornalista e sommelier Pasquale Brillante, che è riuscito a portare nel salotto/bomboniera di Napoli le tre produttrici di Pallagrello Bianco e Rosso e dell’Asprinio: Manuela Piancastelli, giornalista scrittrice e fondatrice dell’ azienda Terre del Principe; Teresa Mincione, avvocato, degustatrice e titolare dell’omonima azienda Teresa Mincione e Maria Pina Fontana imprenditrice e CEO dell'azienda Tenuta Fontana. Il Pallagrello, vitigni autoctoni coltivati nell'alto casertano, noti per essere stati i preferiti di Ferdinando IV di Borbone, che li fece includere nella "Vigna del Ventaglio" presso la Reggia di Caserta e che nel 1788 fece coniare una moneta in onore di questa uva, rinvenibile nella famosa vigna. Di qui il nome dato all’evento, perché il termine "Vini da Re" in Campania è storicamente associato al Pallagrello (sia bianco che nero), che era considerato il "vino del Re", e nella “Vigna del Re”, ospitata nella Reggia di Caserta oggi rinascono i Pallagrello “OroRe bianco” e rosso “OroRe Nero”, riproponendo i sapori amati dalla dinastia borbonica.

Una serata che per l’organizzazione curata da Brillante, per la location che l’ospitava, la riscoperta, recuperata, ristrutturata, storica “Sala degli Specchi” del Gambrinus, per le imprenditrici vinicole, per i vini portati in degustazione agli intervenuti e descritti dal Brillante sommelier e dalle stesse produttrici e coordinata dai maîtres dell’ A.M.I.R.A., con la presenza di illustri ospiti come Rosario Lopa, Portavoce Consulta Nazionale per l’Agricoltura e Turismo, il consiglier comunale di Napoli Gennaro Paipais, Piero Ferretti docente e grande esperto di cultura enogastronomica ed imprenditoriale ed altri, doveva essere qualcosa di veramente unico e di grande interesse per tutti coloro che sono stati presenti ma che, aimè per colpa di persone intervenute che evidentemente non hanno né cultura del vino, ma tanto meno correttezza di vita ed educazione almeno da dimostrare nelle circostanze alle quali volutamente partecipano, ha avuto momenti di richiamo verso questi soggetti da parte di qualcuno della maggioranza dei presenti che intendeva seguire con attenzione ed interesse culturale l’esposizione fatta dalle tre donne del vino e da Brillante. Da socio Onorario dell’ A.M.I.R.A., chi mi conosce e sa che da giornalista e poi in particolare del settore, amo sempre dire la verità, come sul dirsi “pane al pane e vino al vino”, sento l’obbligo di far notare che questa manifestazione non meritava di essere disturbata da persone di una scorrettezza unica che, sedute ai tavoli di degustazione, parlavano fra loro incuranti anche dei richiami alla correttezza del non disturbare gli oratori, fatti dapprima da Brillante e poi da un ospite che è intervenuto drasticamente alzandosi e richiamando l’attenzione di tutti a seguire gli interventi nel silenzio che un luogo come quello dove erano richiedeva, senza neppure l’uso del microfono, proprio perché le circa 40 persone presenti avrebbero dovuto consideralo come sopra citato un salotto/bomboniera. Tutto questo, per non parlare del finale, quando alla degustazione dei vini è seguita la consegna di attestati a soci dell’ A.M.I.R.A. ed in particolare al maître della struttura Ciro Cucciniello, nuovo iscritto del sodalizio, poi una targa che Dario Duro ha donato al nuovo iscritto Massimiliano Rosati che con il compianto papà Giuseppe da 37 anni rappresentano la storicità dell’AMIRA e poi ancora di attestati alle tre imprenditrici del vino protagoniste della serata ed alla famiglia di Michele Sergio che sono comproprietari del Gran Caffè Gambrinus locale storico d’Italia e locale del Cravattino d’Oro dell’ A.M.I.R.A.. A questo momento celebrativo è seguita la parte completante il tema dell’incontro e cioè la visione e la descrizione con la valorizzazione che, il sottoscritto avrebbe dovuto e voluto fare il un momento significativo di quello che i maître hanno scelto come espressione identitaria della loro professionalità: “il Flambè”, quella cucina alla lampada tanto amata e apprezzata anni addietro, che l’A.M.I.R.A. mira a riscoprire e proiettare in sala. Un momento che è però divenuto di gran confusione peggio di quello che può vedersi ad una sagra paesana non ben organizzata. Quindi almeno per questa volta non è stato possibile partecipare agli uditori presenti l’Arte del Flambè, perché la massa di intervenuti all’evento, appena iniziata la dimostrazione da parte dei tre maîtres dell’elaborazione della ricetta dedicata al locale ospitante e denominata “Gambrinus 26” servita poi con l’accompagnamento di Asprino “OLMO “ di Tenuta Fontana, anziché attenersi alle disposizioni impartite da Brillante del seguire seduti ai tavoli che già occupavano per la degustazione dei vini, la dimostrazione e sentire l’intervento del socio onorario A.M.I.R.A. che li avrebbe portati a capire il significato della serata, si sono riversati in massa verso il tavolo dove i maîtres operavano per degustare le crepes creando una ulteriore gran confusione. Tutta una situazione che nessuno pensava potesse accadere, perché gli eventi dell’A.M.I.R.A. solitamente sono esemplari, ma che a causa di qualche persona scorretta che ha richiamato la superficialità di atre che si sono accodate, ha sminuito e danneggiato non poco un incontro che per il tema e il luogo che lo accoglieva avrebbe voluto essere un’altra chicca organizzata da A.M.I.R.A. sezione Napoli. Anche se tutto sommato, vuoi per Brillante, vuoi per le bravissime donne imprenditrici vitivinicole, vuoi per gli argomenti in campo: degustazione ed acquisizione di note storiche su vini eccezionali, vuoi per l’Arte del Flambè, vuoi per la location che accoglieva l’evento, vuoi per l’interesse alla serata che la maggior parte degli intervenuti ha dimostrato di avere, la kermesse del vino ha ottenuto il suo indiscutibile e meritato successo.

Giuseppe De Girolamo

I calchi di Pompei: un percorso nella storia dell’eruzione del 79 d.C.

 

Per la prima volta un allestimento permanente

racconta l’origine, la storia e la tecnica dei calchi di Pompei.

 

Dal 12 MARZO – PALESTRA GRANDE


 Poiché l'angoscia di ciascuno è la nostra
Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre. (…)
Sono passati i secoli, la cenere si è pietrificata
A incarcerare per sempre codeste membra gentili.
Così tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,
Agonia senza fine, terribile testimonianza”

Primo Levi - La Bambina di Pompei -

Sono morti da diciotto secoli, ma sono creature umane che si vedono nella loro agonia. Lì non è arte, non è imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso: è il dolore della morte che riacquista corpo e figura….

 Luigi Settembrini - scrittore e patriota napoletano dell’800

 

Foto inaugurazione percorso espositivo con Ministro 17 250Un “memoriale” che racconta la fine di Pompei e le sue vittime. L’eruzione del 79 d. C. - che ha colpito migliaia di persone e fatto della antica città vesuviana una testimonianza unica nella storia - per la prima volta viene narrata attraverso un allestimento museale permanente che ne restituisce la storia momento per momento, esponendo i calchi delle vittime e una selezione di reperti organici straordinariamente conservati. Sarà visitabile alla Palestra Grande degli scavi, dal 12 marzo 2026.

La nuova esposizione che ripercorre l’origine, la storia dell’eruzione e la tecnica dei calchi, è il risultato di un dialogo tra un linguaggio museale teso a dare dignità alle vittime dell’eruzione, ma al tempo stesso a raccontarne la storia con cura scientifica.

Una narrazione oggettiva di quella vicenda attraverso la quale il visitatore si trova di fronte al … dolore della morte che riacquista corpo e figura” con cui lo scrittore Luigi Settembrini nel ‘800, aveva descritto i calchi di Pompei, “non arte, non imitazione; ma le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso”. Primo Levi, nella poesia La bambina di Pompei, parla di “agonia senza fine, terribile testimonianza”.

22 i calchi di vittime, tra i vari rinvenimenti esposti, scelti fra quelli meglio conservati e più leggibili, presentati sulla base del contesto di provenienza, che va dalle domus nelle aree interne della città fino alle porte e alle strade che uscivano dal centro abitato, scappando lungo le quali gli abitanti cercarono invano la salvezza.

L’esposizione riunisce assieme, per la prima volta, un così ampio numero di testimonianze. A Pompei dall’800 è stato possibile realizzare un centinaio di calchi. Altri, singoli o in piccoli gruppi, sono visibili nelle domus o in altri edifici della città, nei luoghi originari del loro rinvenimento.

Il percorso si articola nei portici sud e nord della Palestra Grande, il grande edificio quadrato ubicato di fronte all’Anfiteatro e un tempo destinato alla formazione dei cittadini, con una sezione dedicata alla Vulcanologia e ai reperti organici, piante e animali e una sezione dedicata ai resti umani.

Dichiara il Ministro della Cultura Alessandro Giuli: “Mi ha colpito l’allestimento fatto con grandissimo rigore scientifico, la capacità di restituire la cruda verità dell’eruzione di Pompei e l’espressività dei calchi. E al tempo stesso l’atteggiamento rispettoso nei confronti delle vittime, attraverso una galleria del dolore che ci restituisce la verità come in un sacrario contemporaneo, perché tutte le tragedie che avvengono per calamità naturali sono condensate in questa magnifica, terrificante ed esplicativa rappresentazione che il direttore e tutto il magnifico staff del Parco archeologico ci hanno offerto.

È una mostra coraggiosa perché è anche estremamente contemporanea. Non è facile la rappresentazione della morte, non è facile mettere in mostra la nudità dei calchi di corpi travolti da ceneri, lapilli e lava. Bisogna saperlo fare e saper raccontarlo con uno sguardo scientifico ma allo stesso tempo empatico nei confronti del dolore. E la missione è riuscita”.

Dichiara il Direttore Generale del Parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel: “Personalmente ritengo questa la più grande sfida museologica che abbiamo mai affrontato, e ringrazio tutto il gruppo di lavoro, in particolare Silvia Bertesago e Tiziana Rocco, che hanno seguito l’allestimento dai primi passi. Abbiamo cercato un linguaggio museografico che unisca la semplicità toccante di un memoriale, perché non volevamo in nessun modo rinunciare all’aspetto umano ed etico, con la gioia della scoperta attraverso apparati didattici inclusivi e facilmente comprensibili. I calchi delle vittime non sono reperti, non sono statue e non sono opere d’arte, né d’arte antica né contemporanea. Per dire cosa sono, forse basta una frase, pronunciata una volta da un collega su uno scavo dove scoprimmo una vittima: questo siamo noi. Possiamo vedere nei calchi di bambini, donne e uomini morti nel 79 d.C. la nostra fragilità, la nostra umanità e vulnerabilità: perciò, da un incontro rispettoso con queste testimonianze, che abbiamo cercato di rendere possibile con il nuovo allestimento, può scaturire un messaggio profondo: la vita è precaria, preziosa, la vita è bella”.

L’origine dei calchi  

Nel 79 d.C., l’eruzione del Vesuvio distrusse improvvisamente la città di Pompei, seppellendola sotto metri di cenere e pomici. Questo evento catastrofico ha conservato intatti non solo edifici e strade, ma anche le tracce delle vite di chi vi abitava. Le persone rimaste intrappolate durante la seconda fase dell’eruzione, ovvero dopo la caduta dei lapilli, furono avvolte da una nube ardente di cenere vulcanica (cosiddetta “corrente piroclastica”), che si solidificò intorno ai loro corpi.

Con il tempo, i corpi e tutti i materiali organici si decomposero, lasciando degli spazi vuoti nella cenere indurita. Nell’800, questi vuoti intercettati durante gli scavi, furono per la prima volta riempiti con gesso per creare calchi fedeli delle vittime e sono oggi una testimonianza potente e toccante della tragedia, che ci permette di “vedere” gli oggetti andati distrutti e le persone che vissero e morirono in quel momento. Pompei è l’unico sito al mondo che consente il recupero di questo tipo di testimonianze.

I calchi non sono dunque semplici reperti, ma testimonianze dirette della tragedia che colpì Pompei. Attraverso di essi, la scienza ci restituisce i volti, i gesti e l’umanità degli abitanti dell’antica città, fermi nell’attimo in cui il tempo si è interrotto.

 

Il percorso espositivo

Nel braccio Sud trova spazio una sezione vulcanologica, dedicata al Vesuvio e al racconto dell’eruzione del 79 d.C., arricchito da un nuovo video che ne ripropone in sintesi la dinamica e dalla ricostruzione di una colonna di circa 4 metri di ceneri e lapilli, il materiale eruttivo che seppellì completamente la città di Pompei. Segue una parte dedicata agli animali e alle piante con una collezione dei reperti organici straordinariamente conservati che raccontano il rapporto fra l’uomo e le risorse naturali.

La sezione è accompagnata da un apparato grafico di testi e riproduzioni iconografiche di fauna e flora presenti in famosi affreschi pompeiani, alcuni anche di recente scoperta (come quelli provenienti dalla casa del Tiaso).

Il braccio Nord, accanto ad una piccola parte sugli arredi con due calchi di porte, ospita la grande sezione dedicata ai resti umani, che espone una collezione di calchi originali delle persone colpite dall’eruzione.

I calchi delle vittime del 79 d.C. sono tra le testimonianze più famose e commoventi di Pompei. Spesso confusi con corpi pietrificati, sono in realtà il risultato di un processo unico, reso possibile dalle condizioni create dall’eruzione e da una tecnica archeologica sviluppata nel tempo.

Anche se sono noti tentativi negli anni precedenti, fu nel 1863 che l’archeologo Giuseppe Fiorelli, versando gesso liquido in queste cavità, per primo riuscì a restituire la forma originaria delle vittime. Una volta indurito il gesso e rimossa la cenere circostante, riemergevano figure umane sorprendentemente dettagliate, spesso con ossa ancora presenti al loro interno.

Il tema trattato e il tipo di reperti esposti ci pongono a stretto contatto con il momento della morte improvvisa. Per tale motivo la sezione delle vittime non è subito visibile, ma è protetta alle due estremità, da elementi divisori che avvisano dell’ingresso in un settore peculiare, dando quindi allo spettatore la possibilità di scegliere se affrontare o meno la visita.

L’allestimento è scandito da un apparato grafico in cui è ridotto al minimo l’uso del colore e di ogni elemento decorativo, a vantaggio di testi lineari accompagnati da foto d’archivio, che documentano i contesti o i calchi in fase di scavo o di restauro. È arricchito da contenuti multimediali dedicati da un lato alla tecnica di realizzazione dei calchi dal momento dell’invenzione fino ad oggi e alla struttura interna dei calchi con immagini tratte da TAC eseguite su alcuni esemplari, dall’altro lato a contenuti storici come l’intervista ad Amedeo Maiuri sui calchi dell’Orto dei Fuggiaschi o ancora agli aspetti emozionali legati alla vista di questi reperti, come ben rappresentato nel frammento del film “Viaggio in Italia” di R. Rossellini

Un percorso flessibile e accessibile: video in LIS e ISL e modellini tattili

Tutto il percorso, per la sua ubicazione all’interno dell’area archeologica, è volutamente flessibile, è cioè strutturato per poter essere visitato ed avere una lettura compiuta nei diversi sensi di marcia e a prescindere dal lato di ingresso al monumento, adattandosi così alle diverse direzioni dei flussi di visitatori.

Particolare attenzione è stata data all’accessibilità, attraverso contenuti audio, video in LIS e ISL, strumenti in CAA (Comunicazione Aumentata Alternativa) e due sezioni tattili dedicate rispettivamente una alla parte sulle vittime umane e l’altra a quella sugli animali e le piante con modellini 3d dei reperti accompagnati da testi in braille.  

Attraverso gli apparati grafici, i video e gli approfondimenti, l’allestimento vuole garantire la più ampia fruizione di questi materiali unici, rispettandone e valorizzandone le peculiarità, restituendo loro il giusto significato, quali straordinarie testimonianze della storia di Pompei e dei suoi abitanti.

 

Al termine della cerimonia inaugurale l’esposizione sarà aperta al pubblico.

La visita all’esposizione è inclusa nel biglietto di accesso agli scavi

Ingresso consigliato: piazza Anfiteatro

Altri articoli...

Sottocategorie

Off Canvas sidebar is empty