Cronaca

Turismo, Conte invoca la cabina di regia unica campana: “A Dubai gestita immagine durante la guerra, a Napoli non sappiamo far fronte nemmeno all’epatite”

Il presidente di Sistema Trasporti Campania: ”Le sfide ordinarie e straordinarie vanno gestite pensando con una sola testa, visione globale e mettendo dentro le istituzioni competenze specifiche. Così, il rischio di implosione è sempre dietro l’angolo”.

 

Amedeo Conte WTM 250NAPOLI – “Le sfide ordinarie e straordinarie che riguardano il delicato tema del turismo in Campania andrebbero gestite pensando con una sola testa, una visione a 360 gradi e facendo sì che nelle istituzioni e nelle amministrazioni ci siano competenze specifiche sull’argomento. Una cabina di regia unica campana è l’unica risposta che possiamo dare a una gestione frammentaria, iniqua e spesso inefficace, che costringe gli operatori a salti mortali per districarsi tra scelte diverse in pochi metri di spazio o a far fronte a crisi d’immagine che potevano essere gestite diversamente”.

Lo afferma Amedeo Conte, presidente di Sistema Trasporti Campania. “Si faccia caso a come è stata gestita la questione epatite a Napoli. Nessun argine alla disinformazione, nessun tentativo di frenare il danno reputazionale: al contrario, ordinanze allarmanti che hanno alimentato le paure e, di contro, zero campagne volte a informare correttamente cittadini e turisti e placare (e minimizzare) le ansie”.

“Se si tenesse conto davvero degli operatori del turismo, in ogni occasione un pensiero degli amministratori locali andrebbe rivolto a chi arriva in città”, rincara Conte. “È una questione di forma mentis che ancora manca. Dico, non voglio certo arrivare a un paragone azzardato con Dubai che ha saputo gestire la sua immagine durante una guerra. Ma quella consapevolezza, quella di dover tener conto anche dell’aspetto accoglienza in ogni scelta, c’è. In Campania, purtroppo, manca”.

Per questo, Conte apre di nuovo all’idea di una cabina di regia unica campana: “Nel momento in cui parliamo di overtourism, di gestione dei flussi e di un sistema turistico integrato per l’intera Regione, non ha senso che alcune scelte comuni passino per la sensibilità e la competenza di ogni singola amministrazione. La frammentarietà porta a letture diverse di problemi comuni che portano all’assunzione di scelte, regolamenti e anche stili di comunicazione che differiscono da Comune a Comune. Un lusso che non possiamo permetterci come settore accoglienza e che porta a una diffusa confusione anche tra gli stessi operatori”.

Secondo il presidente di Sistema Trasporti Campania, la cabina di regia dovrebbe quindi da un lato “gestire le crisi uniformemente, con professionisti specifici che sappiano guardare a tutti gli aspetti di una corretta comunicazione verso l’esterno”, e dall’altro “garantire uniformità all’applicazione di regole per aree comuni, senza creare differenze che finirebbero per penalizzare innanzitutto gli operatori e poi i turisti”. L’esempio corre alla Costiera: “C’è il proclama ricorrente, ancora oggi, di ridurre il numero di vetture e bus NCC. Poi, però, ogni Comune gestisce e rilascia le autorizzazioni a modo suo. Davanti alla necessità di un piano comune che includa anche tutti gli stakeholder come parte attiva della discussione, ogni amministrazione invece scatta in avanti da sola”.

“Questa visione d’insieme, questa sensibilità di comprendere che ogni singola scelta impatta su un complesso sistema regionale che dovrebbe vedere invece sintonia di intenti e movimenti, è quello che manca”, conclude Conte. “Senza cedere una parte di responsabilità a un ‘cervello unico’, il rischio di implosione è sempre dietro l’angolo”.

SI CONCLUDE OGGI LA VENERAZIONE PUBBLICA DELLE SPOGLIE MORTALI DI SAN FRANCESCO
Oltre 370mila pellegrini giunti ad Assisi in un mese.
Alle 17 la S. Messa presieduta dal cardinale Matteo Zuppi

 

Basilica Assisi 250ASSISI (PG). Si conclude oggi, domenica 22 marzo, nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco, la venerazione pubblica delle spoglie mortali del Santo, un evento che in un mese ha portato ad Assisi oltre 370mila pellegrini provenienti da ogni parte del mondo. Un momento straordinario e senza precedenti, che ha unito uomini e donne, giovani e anziani, bambini e adulti, famiglie e singoli, in una grande raccolta - gioiosa e raccolta - del popolo di Francesco.

«Siamo stati una fraternità riunita attorno a Francesco – ha dichiarato fra Marco Moroni, OFMConv, Custode del Sacro Convento –. Una fraternità di trecentosettantamila persone raccolte qui e di molte altre in tutto il mondo. Una fraternità composta e orante, che ha voluto incontrare, nel segno di povere e fragili ossa, tutta la potenza di una vita animata dallo Spirito, che continua a portare frutto. Grazie a tutti quelli che in modi diversi hanno collaborato per pensare, organizzare e gestire un avvenimento che si è realizzato ben oltre la mia immaginazione e le mie aspettative».

«Molti mi hanno chiesto - ha dichiarato fra Giulio Cesareo, OFMConv, direttore dell’Ufficio comunicazione del Sacro Convento - se mi sarei aspettato una risposta così importante dal punto di vista delle presenze e devo dire di sì: non avevo dubbi che saremmo stati in tantissimi a incontrare Francesco. Una cosa che invece proprio non mi aspettavo era il modo raccolto e gioioso che ha contraddistinto il pellegrinaggio e la venerazione in Basilica: silenzio, pazienza, cellulari in tasca… eppure ci sono le spoglie di Francesco e gli affreschi di Giotto. L’unica spiegazione per tutto ciò è che nessuno di noi in realtà è venuto a vedere Francesco, ma è lui che - vivo - ci ha chiamati per parlarci nel cuore e nella mente! È così questa l’occasione per ringraziare - anche a nome del team della Sala Stampa del Sacro Convento - i numerosi colleghi giornalisti e operatori della comunicazione di testate nazionali e internazionali: abbiamo sperimentato una grande collaborazione e tantissima professionalità. Sono convinto che una delle chiavi del grande riscontro dell’ostensione è stata proprio in una comunicazione trasparente, capillare, libera e organizzata».

Questo mese di venerazione è stato un tempo di incontri profondi e significativi, vissuti intorno alla figura del Santo. Anche la comunità dei frati del Sacro Convento ha vissuto una ventata di novità e di energia, accogliendo confratelli provenienti da tutta Italia e da Paesi lontani come Brasile, Stati Uniti, Tanzania, India, Corea e del Medio Oriente. L’evento ha segnato anche un’apertura a nuovi linguaggi di comunicazione, come la realizzazione del video musicale dell’inno dell’ostensione, “Su questo colle”, disponibile su YouTube https://youtu.be/wqLuZffiPK8?si=SsLZpMyU2HLC_15i e su Spotify
https://open.spotify.com/intl-it/album/396CtXmpdY4ShgvtwFJD8O?si=EFTtAuPvQ6WI8JySuuZ_FA

Per l’occasione, sono stati realizzati importanti interventi nel complesso del Sacro Convento per abbattere le barriere architettoniche e rendere l’esperienza della visita pienamente accessibile a tutti. L’attenzione all’inclusività ha permesso di vivere un’esperienza autentica e condivisa, in linea con lo spirito di Francesco, che iniziò il suo cammino di conversione facendosi prossimo ai più fragili, agli ultimi, agli emarginati.

Alla conferenza stampa conclusiva hanno preso parte fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento, fra Giulio Cesareo, direttore dell’Ufficio comunicazione, Valter Stoppini, Sindaco di Assisi, Stefania Proietti, Presidente della Regione Umbria, fra Riccardo Giacon, economo del Sacro Convento e responsabile della logistica dell’evento, fra Rafael Normando, coordinatore della Basilica e dei volontari, Francesca Di Maolo, Presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, con una testimonianza in rappresentanza del mondo della disabilità, e fra Elias Marswanian, in rappresentanza dei frati arrivati al Sacro Convento nel mese della venerazione. Moderatrice dell'incontro è stata la giornalista Vania De Luca, vaticanista del Tg3.

370mila partecipanti alla venerazione, oltre 100mila partecipanti alle oltre 170 celebrazioni nella chiesa superiore della Basilica, centinaia di volontari e collaboratori, oltre 300 giornalisti appartenenti a circa 130 testate nazionali e internazionali: sono alcuni dei numeri che raccontano il clima che si è creato attorno e all’interno della Basilica di San Francesco in questo mese.

L’ostensione non è stata un evento isolato, ma parte dell’VIII centenario francescano - che in Basilica ha assunto il motto di “San Francesco vive” - un percorso iniziato lo scorso anno con l’ideazione del calendario 2026 della rivista “San Francesco patrono d’Italia”, intitolato anch’esso “San Francesco vive”. Questo cammino è nato dalla consapevolezza che Francesco è una presenza ancora viva in mezzo a noi, il seme che, caduto in terra, proprio nel morire - che è metafora del dono di sé - ha portato e continua a portare frutto. Tra le tappe significative di questo percorso, il numero da collezione del mensile (febbraio 2026 - oltre 100.000 copie stampate), che in 160 pagine, ha racchiuso 800 anni di francescanesimo, riscoprendo la figura del Santo come presenza viva e ispiratrice per tutti coloro che seguono il suo messaggio. I pellegrini ne hanno ritirate oltre mille al giorno, con punte di duemila, presso la Sala della Pace, all’interno del Sacro Convento.

Ultima celebrazione solenne e pubblica di questo mese di venerazione è la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, alle ore 17 nella chiesa superiore della Basilica. La celebrazione sarà trasmessa in diretta su Tv2000 e in streaming su Play2000.

«È una grande gioia per la comunità dei frati – ha aggiunto fra Marco Moroni – che a concludere sia il cardinale Zuppi, ulteriore testimonianza del fatto che questa sia stata un’esperienza di Chiesa, in particolare della Chiesa italiana, che si è rinnovata intorno al suo Patrono come comunità in preghiera».

Questa sera, al termine del passaggio degli ultimi pellegrini, si terrà un momento riservato ai soli frati: il rito della reposizione delle spoglie mortali del Santo nella cripta della Basilica, gesto che concluderà ufficialmente l’evento.

Il cammino proseguirà per tutto il 2026: il claim “San Francesco vive” accompagnerà infatti tutte le iniziative dell’ottavo centenario della morte del Santo presso la Basilica, sottolineando la vitalità del suo messaggio e la sua capacità di parlare ancora oggi al cuore di tutti.
Tutte le iniziative e gli aggiornamenti sono disponibili su sanfrancescovive.org

L’evento dell’ostensione e altre iniziative del Centenario francescano sono sostenute anche dal Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di san Francesco presieduto dal poeta Davide Rondoni.

La comunità dei frati del Sacro Convento di san Francesco in Assisi ringrazia sentitamente

1. le centinaia di volontari

2. i partner: Avvenire, Musa Ideas Factory/Prenota un Posto, Officina della Comunicazione, GS Elettronica

3. le istituzioni: Comitato Nazionale per le Celebrazioni dell'Ottavo Centenario della Morte di San Francesco, Regione Umbria, Città di Assisi,

4. i sostenitori: Fibraweb, Intesa Sanpaolo, Tecnoservice, Valle Di Assisi, Centro Italia Veicoli Industriali, Colacem, Luigi Metelli Spa, Manini Prefabbricati, Scai- Società Costruzioni Attrezzature Industriali, Esg89 Group

5. chi tutela la sicurezza: le forze dell’ordine: Guardia di Finanza, Vigili del fuoco, Polizia, Arma dei carabinieri, Esercito, Polizia locale.

e poi: Microlab, CIAM, Soluzioni Tecniche Studio Associato; Advancis System Partner; AVS Electronics; Sicurit Alarmitalia; Hikvision; Officine Meccaniche Galletti, Adalab Officina Informatica; March Networks.

6. Tv2000 per la diretta della celebrazione conclusiva

Celebrazione nella Basilica di Santa Maria degli Angeli per l'amministratore apostolico che ha salutato cittadini e autorità

MONSIGNOR SORRENTINO: "MI MANCHERETE MA VI PORTO NEL CUORE E NELLA PREGHIERA" 

Distribuita ai partecipanti l'edizione speciale del mensile diocesano Chiesa Insieme che ripercorre questi ultimi venti anni

 

Sorrentino 1 250ASSISI - “Alla Porziuncola, prima di mettere piede ad Assisi, dissi scherzando a Maria che sarei venuto solo se fosse stata lei a far daSorrentino 250 vescovo e io a farle da segretario. Lei ha fatto davvero bene, io certo non altrettanto. Rimetto tutto nelle sue mani. La prego che renda felice il vescovo Felice e con lui tutti voi, che ringrazio per ciò che siete stati e resterete per me.  Mi mancherete? Certo. Ma vi porterò tutti nella mia preghiera e nel mio cuore. Per il resto, mentre la mia vita ricomincia, e spero anche la vostra, in modo nuovo e con rinnovato entusiasmo, può far bene, a me e a voi, riascoltare, come un monito e un programma, le parole pronunciate proprio in questo luogo da Francesco, mentre si congedava dai suoi frati al tramonto della vita: ‘Io ho fatto la mia parte; la vostra Cristo ve la insegni’”. Si è chiusa così l’omelia dell’amministratore apostolico delle diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Domenico Sorrentino, nella messa di ringraziamento celebrata il 19 marzo pomeriggio nella Basilica di Santa Maria degli Angeli alla presenza di tante autorità civili, militari e religiose, ma anche di tanti cittadini da tutti i comuni e le frazioni delle due Diocesi. Dopo la messa, ai tanti partecipanti, è stata consegnata l'edizione speciale di Chiesa Insieme, il mensile della diocesi, dedicata interamente a questo ventennio e corredata da un’ampia raccolta fotografica e da due scritti di monsignor Sorrentino che delinea il suo lungo episcopato. Sulla copertina la foto dello stesso con le mani aperte che sembra abbracciare tutti, compreso il suo successore, monsignor Felice Accrocca, che lo guarda sorridente di lato. Il vescovo ha anche rilasciato un’intervista al sito della diocesi di Assisi - dove si trova anche, così come sui social, lo speciale videogiornale diocesano che ripercorre i venti anni di episcopato - e alla Gazzetta di Foligno.

Domenico Sorrentino 250“Venticinque anni fa, ordinandomi, San Giovanni Paolo II consegnò a me e ad altri otto confratelli vescovi l’immagine di San Giuseppe comeSorrentino Proietti 250 modello episcopale. San Giuseppe viene indicato come ‘servo saggio e fedele posto a capo della santa Famiglia, per custodire, come padre il Figlio Dio’. ‘Padri’ e ‘custodi’ sono i Pastori nella Chiesa, chiamati a comportarsi come ‘servi’ saggi e fedeli. A loro è affidata la quotidiana cura del popolo cristiano che, grazie al loro aiuto, può avanzare con sicurezza sul cammino della perfezione cristiana”, ha detto ancora Sorrentino, che ha ripercorso anche il suo cammino episcopale.  “A Pompei ebbi due anni intensissimi. Tra le cose più belle, l’anno del Rosario. Il trasferimento a Roma come segretario al Dicastero del Culto divino mi mise ancor più a servizio della preghiera universale del popolo di Dio. Con l’elezione di Benedetto XVI si spalancarono per me le porte di questa Città benedetta. Un ventennio perfettamente coincidente con l’arco di anni in cui Francesco si santificò. Iniziò con l’VIII centenario della sua conversione e spogliazione, per finire oggi con l’VIII centenario della sua morte e l’ostensione dei suoi resti mortali. Un crescendo di bellezze spirituali a cui vanno uniti i tesori spirituali di Nocera e Gualdo - come dimenticare, in compagnia col patrono san Rufino, i compatroni San Rinaldo e beato Angelo? Ed infine quelli della Chiesa di Foligno, quanta ricchezza di storia, di spiritualità e di teologia in San Feliciano e Sant’Angela, per non dire che i maggiori”, ha detto ancora Sorrentino.

“Non sarà più il servizio della guida, che tra qualche giorno trasmetterò al caro fratello Felice, ma il servizio della preghiera, della predicazione, della testimonianza, servizio forse non meno prezioso ed efficace, proprio perché più silenzioso, come quello di Giuseppe. Che bello poi salutarvi nel contesto di questo mese speciale e di questo luogo speciale, guardando, da un lato, all’urna delle ossa di Francesco, estrema nudità, che sta attraendo folle incredibili e queste povere mura della Porziuncola, in cui Francesco stabilì la sua casa e in cui volle morire ‘nudo sulla terra nuda’”, sempre le parole di Sorrentino, che ha ricordato anche la valorizzazione del Vescovado, legata a Francesco: “Il Santuario della Spogliazione è opera sua, non mia. Lì, nuova grazia, precipitata a scrosci come un sigillo celeste, l’approdo di san Carlo, venuto ad Assisi in vita per affinare sulle orme di Francesco e Chiara il suo cammino di santità, e che ora, con la sua santità riconosciuta, sta incantando il mondo, nuova luce che si è accesa nel paesaggio assisano, senza oscurarne o spegnerne nessun’altra”.

 

Trentesima giornata di Campionato anticipo della Serie A - venerdì 20 marzo 2026 ore 18,30. “Le Caramelle di Gigi”.                             

Primo giorno di Primavera Cagliari 0 Napoli 1.                  

 

Foto Porcelli 200Quarta vittoria consecutiva del Napoli oggi in terra Sarda per una rete a zero siglata da MCTominay al secondo minuto di gioco ed altri tre punti in classifica che collocano momentaneamente la squadra azzurra al secondo posto, superando il Milan, ed a sei punti dalla Capolista Inter dando un preciso segnale al Campionato che il Napoli è presente e competitivo nonostante i tantissimi infortuni subiti in questa Stagione dai suoi giocatori alcuni dei quali ancora assenti dal campo di gioco. Dopo il goal lampo il primo tempo si è concluso con un enorme possesso azzurro di palla su un modesto Cagliari che non ha fatto un tiro in porta in una partita non bella a vedersi. Nel secondo tempo la musica non cambia ed ancora si conferma un massiccio possesso di palla degli azzurri che regalano solo venti minuti di gioco di alta qualità’ con i soliti McTominay ed un De Bruyne che con passaggi rapidi ed in profondità ha consolato gli spettatori, dal buon palato , ma nonostante questo schiacciante possesso di palla del sessantasette per cento il Napoli non e’ riuscito a raddoppiare per chiudere definitivamente la partita lasciando al Cagliari la possibilità’ sino alla fine di poter pareggiare come è avvenuto in mischia su un Cross a mezza altezza in area di rigore azzurra neutralizzato dal subentrato Spinazzola. Poi i soliti cambi tutti nel secondo tempo che hanno fatto entrare Allison Santos, Anguissa e J.Jesus senza colpo ferire sino al termine dei novantacinque minuti di gioco. Partita a senso unico del Napoli contro un Cagliari che non ha fatto un tiro in porta e vittoria meritata a pieno titolo con il solito rammarico che nonostante questo dominio assoluto i partenopei non sono riusciti a chiudere prima raddoppiando una partita senza storie. La sosta del Campionato per le Nazionali giunge per il Napoli al momento giusto per consentire agli ultimi rientrati di migliorare la propria condizione fisica necessaria per affrontare il big match nel posticipo della trentunesima giornata nel giorno di Pasquetta al Maradona contro il Milan partita strategica per entrambe le squadre per raggiungere il secondo posto in classifica a sole sette giornate dal termine del Campionato. Attendiamo i risultati di questa giornata, in serenità, per vivere insieme questo combattuto finale che ci auguriamo si colorerà sempre più di azzurro.

Gigi Porcelli

Proverbio africano

 

Foto Incampo 2C’è un proverbio africano che dice: “Il mais non può aspettarsi giustizia da un tribunale composto di galline

C’è un’immagine che vale più di molte analisi giuridiche. Un campo di mais, simbolo di vita e sostentamento. Un tribunale di galline, affamate proprio di quel mais. Il processo si celebra, forse con formalità impeccabili. Ma l’esito è già scritto.

Questo antico proverbio africano, nella sua semplicità rurale, contiene una lezione che attraversa epoche e continenti: non esiste giustizia quando chi giudica ha un interesse diretto nel risultato. È una riflessione sul potere, sui conflitti di interesse, sull’illusione dell’imparzialità quando le regole sono controllate da chi ne trae beneficio. 

La giustizia non è solo un apparato normativo. È, prima di tutto, una questione di fiducia. I cittadini accettano le decisioni di un tribunale, di un’autorità o di un’istituzione perché presumono che chi decide la faccia senza secondi fini.

Ma cosa accade quando il controllore coincide con il controllato? Quando chi stabilisce le regole è lo stesso soggetto che ne beneficia? In quel momento, il sistema perde credibilità. Non importa quanto siano dettagliate le procedure o solenni le dichiarazioni: se l’arbitro è parte in causa, l’equità è compromessa alla radice.

Il proverbio africano non parla soltanto di tribunali. Parla di ogni forma di potere che pretende di giudicare sé stessa. 

Il conflitto di interessi è una delle questioni più delicate delle democrazie contemporanee. Commissioni di vigilanza nominate da chi dovrebbe essere vigilato. Organi disciplinari composti da membri della stessa categoria che devono giudicare. Consigli di amministrazione chiamati a valutare operazioni da cui trarranno vantaggi indiretti.

In questi casi, la forma può essere rispettata, ma la sostanza resta dubbia. Il problema non è solo l’ingiustizia reale, ma anche quella percepita. La fiducia pubblica si incrina quando il cittadino avverte che le decisioni non nascono da un terreno neutrale.

E la fiducia, una volta perduta, è difficile da ricostruire. 

In ambito politico, il proverbio suona come un monito severo. Le democrazie si fondano sulla separazione dei poteri e sull’indipendenza degli organi di controllo. Quando questa separazione si assottiglia, il rischio è quello di trasformare la giustizia in una formalità.

Se chi legifera controlla anche chi applica la legge, o se le autorità indipendenti dipendono in realtà dal potere politico, l’equilibrio si spezza. Non basta dichiarare l’autonomia: occorre garantirla con meccanismi trasparenti, con nomine realmente indipendenti, con regole che impediscano sovrapposizioni pericolose.

Il mais, per essere tutelato, non può essere giudicato da chi lo considera cibo.

Il proverbio trova applicazione anche nel mondo economico. Quando le società di revisione hanno rapporti troppo stretti con le aziende che devono controllare, quando le autorità di regolazione sono composte da ex dirigenti delle stesse imprese vigilate, la linea tra controllo e complicità diventa sottile.

Lo stesso vale per l’informazione. Se chi dovrebbe raccontare i fatti è legato agli interessi che quei fatti coinvolgono, la libertà di stampa rischia di trasformarsi in narrazione parziale.

Non si tratta di mettere in discussione le competenze. Al contrario: spesso si giustifica la presenza di “addetti ai lavori” negli organi di controllo proprio in nome dell’esperienza. Ma competenza e indipendenza non sempre coincidono. Anzi, la troppa prossimità può generare indulgenza.

Il proverbio invita a distinguere tra legalità e legittimità. Un processo può essere perfettamente legale, ma non per questo giusto. La giustizia sostanziale richiede neutralità, distanza, assenza di interessi personali.

Nella storia, molti sistemi formalmente corretti si sono rivelati profondamente iniqui proprio perché i meccanismi decisionali erano costruiti per favorire una parte. Le regole, in sé, non garantiscono equità se chi le applica ha già scelto da che parte stare.

La forza dei proverbi sta nella loro universalità. Questa massima africana non si limita ai palazzi del potere. Parla anche alle piccole comunità, alle associazioni, ai luoghi di lavoro, perfino alle famiglie.

Ogni volta che una decisione è affidata a chi ha un interesse diretto nel risultato, il rischio di parzialità è concreto. E ogni volta che si accetta questa sovrapposizione, si legittima un’ingiustizia silenziosa. 

La soluzione suggerita implicitamente dal proverbio è chiara: servono giudici terzi. Figure capaci di valutare senza convenienza personale, strutture costruite per evitare concentrazioni di potere, sistemi di controllo che siano realmente autonomi.

La credibilità di un’istituzione non dipende solo dalla correttezza delle sue decisioni, ma dalla percezione della sua imparzialità. Quando i cittadini vedono “galline” sedute sul banco dei giudici, difficilmente crederanno alla neutralità del verdetto.

In un’epoca segnata da sfiducia verso le istituzioni, questo proverbio africano suona più attuale che mai. Ricorda che la giustizia non è un automatismo, ma un equilibrio delicato tra interessi, ruoli e responsabilità.

Il mais non chiede privilegi. Chiede solo un giudice che non abbia fame.

E forse è proprio questa l’essenza della democrazia: garantire che chi decide non abbia nulla da guadagnare dalla decisione stessa.

Nicola Incampo

 

Dichiarazione del Custode del Sacro Convento
in occasione della S. Messa di saluto e congedo dell’Amministratore apostolico monsignor Sorrentino

 

Sorrentino Moroni 150ASSISI (PG), 19 MAR - In occasione del 25° anniversario di ordinazione episcopale di monsignor Domenico Sorrentino, Amministratore apostolico delle diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e di Foligno, e in vista della celebrazione eucaristica di saluto e congedo del presule nella Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, che si terrà oggi alle 18, fra Marco Moroni, OFMConv, Custode del Sacro Convento di San Francesco in Assisi, ha dichiarato: «La nota distintiva di mons. Domenico Sorrentino, nei vent'anni di servizio alla Diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, è stata quella del richiamo costante e puntuale a Gesù e al Vangelo. Le varie iniziative pastorali hanno trovato in questo nucleo fondante le loro motivazioni e il loro riferimento. Grazie quindi a monsignor Domenico per averci sempre e nuovamente riportati all'essenziale della fede, da cui devono scaturire ogni decisione e ogni scelta individuale e comunitaria».

Gennaro Pisapia & Gruppo Smeraldo in concerto a Santa Maria La Nova per far rivivere la grande canzone napoletana

Sabato 21 marzo, in uno dei complessi monumentali più suggestivi di Napoli, un viaggio musicale tra i capolavori dell'800 e del '900 con arrangiamenti inediti per fiati e corde.

 

Foto Gennaro Pisapia 250Sabato 21 marzo, alle ore 20, la storia della musica partenopea incontra l’incanto architettonico del Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova (Piazza Santa Maria La Nova, 44). Protagonisti della serata saranno Gennaro Pisapia & Gruppo Smeraldo, pronti a condurre il pubblico in un percorso emozionale tra le melodie che hanno reso Napoli celebre in tutto il mondo.

Lo spettacolo rappresenta un omaggio ai grandi poeti e compositori del XIX e XX secolo. In scaletta, brani immortali che hanno segnato la storia della canzone classica: dalle atmosfere sognanti di “Era de maggio” e “Palomma ’e notte”, al brio di “Chella llà” e “Pigliate ’na pastiglia”, passando per la drammaticità di “Guapparia” e l’intensità di “Luna rossa” e “Carmela”.

Un sound tra tradizione e innovazione

L’Associazione Musicale Franco Smeraldo, fondata da Gennaro Pisapia nel 2023, prosegue il solco tracciato dall’esperienza de I Cimarosa, portando in scena una formazione di musicisti professionisti, tutti diplomati al Conservatorio.

La peculiarità dell’ensemble risiede nella sua cifra stilistica unica: una fusione sonora ricercata tra strumenti a corda e a fiato. Grazie agli arrangiamenti originali curati dal gruppo, la tradizione viene rispettata con rigore filologico ma arricchita da sonorità moderne, capaci di restituire nuova linfa a canzoni senza tempo.

Sul palco Gennaro Pisapia (voce), Peppe Carannante (clarinetto), Michele Cordova (chitarra), Alessandro Pignalosa (mandolino), Francopaolo Perreca (sax soprano e percussioni) e Mario Carannante (violoncello e basso), per far rivivere la grande canzone napoletana.

Grande partecipazione per la presentazione del libro dell'amministratore apostolico delle diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e di Foligno da parte del suo successore. Saluti della vicepresidente Ascani e messaggio del ministro Giuli

Accrocca e Sorrentino alla Camera dei Deputati dialogano sul Cantico delle Creature di San Francesco

Il vescovo eletto: "Ha ragione il mio confratello ad aver trovato nelle ultime strofe il cuore nascosto del componimento del Santo e riscoperto il rapporto con i vescovi"

 

9 250ASSISI - "Ho un po’ di paura di arrivare ad Assisi, sicuramente meno di quanta ne ho provata una decina di anni fa arrivando a Benevento perSorrentino e Accrocca 250 la prima volta, ma essere vescovo ad Assisi non è lo stesso che essere uno studioso di San Francesco. Sicuramente le fonti sono un ausilio, ma confido nel buon Dio e anche nelle persone che troverò. Sono convinto che - come a Benevento - Dio mi sarà vicino e troverò persone buone che mi aiuteranno. Mi auguro di esserne degno e al Signore chiedo che mi aiuti a non fare guai troppo grossi; che non mi tolga mai il sorriso; e che mi aiuti a stare sereno. Queste cose gliele ho chieste anche dieci anni fa e spero mi aiuti anche per la seconda parte del mio ministero episcopale”. Lo ha detto il vescovo eletto, monsignor Felice Accrocca, al termine della presentazione del libro “Il cuore nascosto del Cantico, da sora Morte a Frate Sole, san Francesco e le strofe del vescovado”, scritto da monsignor Domenico Sorrentino, amministratore apostolico delle Diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e di Foligno. L'evento, che si è svolto nella sala del Refettorio di palazzo Mancuso a Roma, promosso dalla vice presidente della Camera dei Deputati, onorevole Anna Ascani e che ha avuto anche il patrocinio del Comitato nazionale per la celebrazione dell'ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi, è stato quasi un passaggio di consegne ideale tra i due pastori nel segno di San Francesco; passaggio nella guida delle due diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e di Foligno che avverrà ufficialmente con la celebrazione del 25 marzo nella cattedrale di San Rufino ad Assisi e il 28 in quella di Foligno.

Nel suo saluto iniziale l'onorevole Ascani ha sottolineato il valore del "Cantico, perla della letteratura mistica, che ha una forza che si innalza sul tempo e che ci parla e ci ispira ancora oggi. Quello di Francesco - ha concluso la Ascani - è un dono da custodire, con speranza e fiducia”.

3 250All'inizio della presentazione, moderata da Marina Rosati, direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali della diocesi e dal vaticanista del Tg1, Ignazio Ingrao, è stato letto anche il messaggio del ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “I versi finali del Cantico sono quelli da cui partire per una comprensione profonda delle parole di Francesco: il Cantico scaturisce da un confronto con il senso tragico dell’esistenza e offre un messaggio interessante anche dal punto di vista laico: la laude innalzata al Creato da Francesco testimonia a tutti noi che la condizione umana è sempre capace di esprimere la bellezza e donare gioia e amore”. A seguire l'approfondimento e il dialogo tra i due vescovi; per Sorrentino, “Francesco canta e loda e mostra una gioia della vita persino - a leggere le strofe - eccessiva. A volte sembra dimenticare la natura che Leopardi avrebbe chiamato ‘matrigna’, ma queste ‘storture’ Francesco le sente tutte dentro di sé e le supera. Le ultime strofe parlano della condizione umana ma anche della condizione di Francesco: il Francesco che canta, che loda, mostra una gioia della vita e il Cantico è una perla della letteratura mistica ma occorre non banalizzarlo”. 

Per Accrocca, “il Cantico resta misterioso, è un testo affascinante in cui Francesco coglie il positivo del mondo e ci educa a guardare l’aspetto positivo. È vero che Francesco sembra dimenticarsi degli aspetti ‘negativi’ della natura, ma bisogna ricordare che c’è anche l'impossibilità della natura a comportarsi altrimenti e si riconoscono alla natura delle attenuanti, perché i disastri che i quattro elementi comportano sono anche una responsabilità dell’uomo. È inoltre bello che nel suo testo monsignor Sorrentino ricordi la centralità del Vescovado nella vita di Francesco, non solo nel momento della morte ma anche in quella degli inizi; nella lotta tra episcopato e ordini mendicanti la figura del vescovo, una delle parti in causa, viene marginalizzata, ma è anche vero che questo succede in alcuni testi, mentre in altre fonti si capisce la centralità del palazzo: nelle sue sale Francesco si confronta con il vescovo prima ancora della spogliazione e non dobbiamo dimenticare che il vescovo accompagnò anche il cammino di Chiara e delle sue prime consorelle che si rifugiarono in una delle chiese che erano sotto di lui. Il Cantico ci ricorda inoltre che Dio deve essere lodato, e vorrei dire grazie a monsignor Sorrentino con cui - anche se non la pensiamo sempre allo stesso modo - concordiamo che il cuore del Cantico sia nelle ultime strofe”. 

I due prelati hanno anche riflettuto sulle strofe della morte: per monsignor Sorrentino, “è meno semplice di come possa apparire, è una lode affiancata da un grande monito.  La morte non è stata voluta da Dio, la morte entra nel mondo a causa del peccato. Lo stesso Francesco sa che la morte è una cosa dalla quale si vorrebbe scappare e dalla quale anche lui vorrebbe scappare”. Monsignor Accrocca ha invece invitato a “ad avere il coraggio di restituire cittadinanza alla morte nel nostro universo interiore, evitando quel nascondimento che oggi va di moda ma che è una miopia anche nei confronti di noi stessi”.

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2 aprile 2026 – Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo

Inclusione, tecnologia e accoglienza al Parco Archeologico di Ercolano

 

micoloro 250In occasione della Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo, il 2 aprile 2026, il Parco Archeologico di Ercolano rinnova il suo impegno per rendere il patrimonio culturale un luogo realmente aperto a tutti, con una giornata speciale dedicata alla partecipazione dei ragazzi con disturbi del neurosviluppo, in particolare autismo.
L’iniziativa rientra nel progetto di accessibilità e inclusione “Cultura senza barriere”, realizzato in collaborazione con l’associazione #micolorodiblu Onlus e Coopculture.

Visite guidate inclusive

Dalle 9:00 alle 13:00, saranno disponibili visite inclusive articolate in quattro turni orari (massimo 25 partecipanti per gruppo).
La visita ha una durata di circa un’ora e mezza e prevede un percorso guidato pensato per favorire la comprensione, la serenità e il coinvolgimento dei partecipanti.

Le attività sono gratuite con il biglietto ordinario d’ingresso al sito (incluse riduzioni e gratuità previste dalla normativa).
La partecipazione è su prenotazione tramite:
👉 https://www.coopculture.it/it/prodotti/cultura-senza-barriere/
oppure via e-mail a 👉 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..

L’iniziativa è rivolta a scuole primarie e secondarie di I grado, famiglie con bambini e a tutti coloro che desiderano vivere un’esperienza culturale inclusiva e innovativa. Si consiglia abbigliamento comodo.

“Avventura a Ercolano”: tecnologia al servizio dell’inclusione

Durante la giornata, i partecipanti potranno utilizzare la guida digitale interattiva “Avventura a Ercolano”, progettata da esperti in ambito educativo e neurodiversità per favorire l’esperienza dei bambini e dei ragazzi con autismo o altre difficoltà cognitive.

L’app è disponibile:

Grazie alla realtà aumentata e ai beacon interattivi, i visitatori potranno sperimentare attività coinvolgenti come:
• ricomporre mosaici antichi,
• provare il lancio del giavellotto nella Palestra,
• raccogliere monete sulla terrazza di Balbo,
• restaurare virtualmente reperti archeologici,
e altre esperienze immersive.

Il personale specializzato accompagnerà i gruppi, garantendo un ambiente accogliente, partecipativo e privo di barriere sensoriali e cognitive.

Un impegno continuo per l’accessibilità

Con l’appuntamento del 2 aprile, il Parco Archeologico di Ercolano conferma la propria vocazione a essere un luogo inclusivo, dove la tecnologia diventa strumento di conoscenza, divertimento e condivisione.
“Cultura senza barriere” rappresenta un percorso di crescita continua, volto a rendere il patrimonio culturale uno spazio accogliente per tutti.

 

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