Cronaca

Sarà per sempre sì

 

Foto Incampo 2“Sarà per sempre sì, soltanto sì, per questi giorni e mille altri ancora. Un semplice sì, l’eternità è dentro una parola!”

C’è una straordinaria potenza nella semplicità. Bastano poche sillabe, appena due lettere, per racchiudere una promessa che ambisce a non finire mai. Nella frase firmata da Sal Da Vinci, artista simbolo della tradizione melodica partenopea, il “sì” si trasforma da risposta ordinaria a dichiarazione assoluta, da parola quotidiana a orizzonte infinito.

In apparenza, il “sì” è la più immediata delle risposte: un assenso, un consenso, un’apertura. Eppure, nel contesto evocato dal cantante, diventa una scelta che impegna, che vincola, che costruisce. “Sarà per sempre sì” non è soltanto un’espressione d’amore: è una presa di posizione contro la precarietà dei sentimenti, contro l’idea che tutto sia temporaneo, modificabile, sostituibile.

Viviamo in un’epoca segnata dalla rapidità delle relazioni e dalla fragilità degli impegni. Le parole si consumano in fretta, le promesse si dissolvono con la stessa velocità con cui vengono pronunciate. In questo scenario, la frase di Sal Da Vinci assume quasi un valore controcorrente: rivendica la solidità del sentimento, la volontà di restare, la determinazione a dire “sì” non solo oggi, ma “per questi giorni e mille altri ancora”.

Il passaggio più suggestivo è quello conclusivo: “l’eternità è dentro una parola”. Qui la riflessione si fa quasi filosofica. L’eternità, concetto vasto e astratto, viene compressa dentro una dimensione concreta e pronunciabile. Non è un’idea lontana o irraggiungibile, ma qualcosa che prende forma attraverso un atto linguistico, attraverso una scelta consapevole.

La parola diventa azione. Dire “sì” significa impegnarsi, assumersi una responsabilità. È un atto performativo: nel momento in cui viene pronunciato, crea una nuova realtà. È il “sì” degli sposi davanti all’altare, ma è anche il “sì” a un progetto condiviso, a una rinascita personale, a una promessa fatta a se stessi.

Non è un caso che una riflessione simile provenga da un artista legato alla tradizione musicale napoletana, dove l’amore è vissuto come totalità, come destino che coinvolge anima e corpo. Nelle canzoni di questo filone, il sentimento non è mai tiepido o incerto: è passione dichiarata, scelta radicale, fedeltà proclamata senza esitazioni.

Sal Da Vinci, nel solco di questa tradizione, continua a raccontare un amore che non teme il tempo. La sua frase richiama quella dimensione romantica in cui la parola data ha un peso specifico, quasi sacro. È una concezione che rimette al centro la forza del linguaggio e la responsabilità di ciò che si pronuncia.

“Per sempre” è forse una delle espressioni più abusate del nostro vocabolario emotivo. Eppure, nella citazione in esame, assume una tonalità diversa. Non è ingenuità né illusione, ma aspirazione consapevole. È il desiderio di costruire qualcosa che resista alle difficoltà, che attraversi i cambiamenti, che non venga meno alla prima incertezza.

In questo senso, il “sì” diventa anche un atto di coraggio. Dire “per sempre” significa accettare il rischio del tempo, scommettere sulla durata, credere nella possibilità di un legame stabile in un mondo instabile.

Sebbene la frase evochi immediatamente la dimensione sentimentale, il suo significato può essere esteso. Il “sì” può essere rivolto alla vita, alla propria vocazione, ai sogni che richiedono perseveranza. È la risposta che apre porte, che permette di iniziare, che dà forma a un futuro possibile.

In un’epoca in cui il dubbio sembra prevalere sulla decisione, la riflessione di Sal Da Vinci invita a riscoprire il valore della scelta chiara e convinta. L’eternità, suggerisce l’artista, non è qualcosa che accade per caso: nasce dalla volontà di rinnovare ogni giorno quel “sì”, di confermarlo, di custodirlo.

La frase “Sarà per sempre sì” non è soltanto una dichiarazione romantica, ma un piccolo manifesto culturale. Racconta la nostalgia di un tempo in cui le parole avevano peso, ma anche la speranza che possano tornare ad averlo. In due lettere si concentra un universo di significati: promessa, fedeltà, continuità, fiducia.

Forse è proprio questa la forza del messaggio: ricordarci che l’eternità non è fatta di grandi gesti spettacolari, ma di scelte semplici, ripetute con coerenza. E tutto può cominciare da una parola sola. Un “sì”.

Nicola Incampo

“le Caramelle di Gigi “. Ventisettesima giornata di Campionato Verona 1 Napoli 2          

 

Foto Mister Conte 150Contro il fanalino di coda del Campionato Verona il Napoli ha sudato le famose sette camicie per vincere una partita che sembrava tutta in discesa avendo Hojlund segnato con un gran goal di testa nei primi minuti della partita e portando subito gli azzurri in vantaggio.            

E come sempre può accadere la squadra partenopea non ha subito raddoppiato per chiudere la partita ed il Verona senza disputare una grande gara ha raggiunto il pareggio complicando una partita che poteva essere gestita in maniera più tranquilla. Fatale è stato come spesso accade un calcio d’angolo degli scaligeri al cinquantaquattresimo che ha consentito ad Akpa di pareggiare.

Poi tanti cambi necessari sino ad arrivare al novantacinquesimo quando su un Cross in area rasoterra di Giovane, l’ex di turno, Lukaku si fa trovare pronto a girare in porta segnando il goal della vittoria azzurra.                                                

Partita brutta, spigolosa ben gestita da Mister Conte che resta il vero Valore aggiunto della squadra ed anche oggi nelle sostituzioni ha avuto ragione regalando tre punti ai tifosi azzurri che meritano questa soffertissima vittoria nei secondi finali dell’incontro per il generoso e continuo supporto agli azzurri che rappresenta il carburante non visibile ma vincente per portare a casa tre punti d’oro in Classifica e continuare il cammino verso la qualificazione Champions’. Buon Sanremo azzurro a tutti il Napoli continua la sua avventura. Forza Partenope.

 

Gigi Porcelli

Domenica al Museo: 1° marzo ingresso gratuito al Parco Archeologico di Ercolano e a Villa Sora

1mar26FB 250Il Parco Archeologico di Ercolano informa che torna l’appuntamento con Domenica al Museo, l’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese.

Nel mese di marzo l’iniziativa si svolgerà domenica 1° marzo, offrendo a cittadini e visitatori l’opportunità di accedere liberamente al patrimonio culturale nazionale e di vivere un’esperienza di conoscenza e partecipazione diffusa.

Tra le aperture previste per questa edizione si segnala anche l’apertura di Villa Sora, a Torre del Greco, visitabile gratuitamente per l’intera giornata secondo i consueti orari di accesso. Un’occasione per scoprire e valorizzare un luogo di rilevante interesse storico e culturale del territorio, inserito nel circuito delle iniziative di promozione del patrimonio.

Informazioni utili per i visitatori del Parco – domenica 1° marzo

  • Ingresso gratuito per l’intera giornata
  • Non è richiesta prenotazione
  • Si invita a consultare il sito ufficiale del Parco per aggiornamenti sugli orari di apertura https://ercolano.cultura.gov.it/biglietti/
  • Saranno regolarmente aperti:
    • il Padiglione della Barca, che custodisce testimonianze eccezionali del profondo legame tra Ercolano e il mare, tra cui la lancia militare rinvenuta sull’antica spiaggia;
    • l’Antiquarium, prezioso scrigno della vita quotidiana romana, con i legni antichi carbonizzati, conservatisi in modo straordinario, e i celebri Ori di Ercolano, simbolo della raffinatezza degli antichi abitanti.

Informazioni utili per i visitatori di Villa Sora

Il Gruppo Archeologico Vesuviano, dalle ore 10.30 alle ore 12.45, accoglierà appassionati e curiosi con una visita guidata gratuita, accompagnandoli alla scoperta degli ambienti ancora conservati della villa.
Prenotazioni: 379 2196736Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. https://facebook.com/events/s/apertura-villa-sora/2317812415312248/

Domenica al Museo rappresenta un appuntamento ormai consolidato, volto a favorire la più ampia fruizione dei beni culturali e a rafforzare il rapporto tra pubblico e patrimonio storico-artistico.

Si segnala infine che sarà visitabile, con regolare biglietto di ingresso, anche la mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola ad Ercolano”, organizzata dal Parco Archeologico di Ercolano in collaborazione con la Fondazione Ente Ville Vesuviane, ospitata negli eleganti ambienti affrescati di Villa Campolieto, tra le più affascinanti dimore borboniche del Miglio d’Oro.

Il percorso espositivo propone un dialogo tra passato e presente attraverso il tema del cibo, inteso come elemento centrale della vita quotidiana e filo conduttore tra epoche, culture e stili di vita. Reperti archeologici, immagini e narrazioni contemporanee guidano il visitatore alla scoperta delle pratiche alimentari degli antichi abitanti di Ercolano, dalla preparazione dei cibi al gusto e alla convivialità.

Biglietti e informazioni sulla mostra:
https://www.coopculture.it/it/eventi/evento/dalluovo-alle-mele.-la-civilta-del-cibo-e-i-piaceri-della-tavola-ad-ercolano/

Novantatrè anni di successi per Ennio Caprio Nono ‘O Cheffone festeggiato dagli amici al ristorante Oro Bianco

 

Foto de Girolamo 250In occasione del compimento dei 93 anni del grande e noto chef Ennio Caprio Nono per gli amici ‘O Cheffone, Ciro Cerqua, Chef Patron del ristorante Oro Bianco – Eventi a Giugliano in Campania, ha organizzato una giornata di festeggiamenti per colui che è stato il suo maestro. Una mattinata nella quale Ciro ha accolto colui che reputa il suo secondo padre, perché oltre il papà naturale Ennio è stato colui che lo ha guidato nella professione che ora esercita con passione e successi. Per dare ancor più gioia al festeggiato, Ciro con la consorte Maria Rao ed i figli Mario e Tommaso, ha anche invitato oltre ovviamente i figli dello Cheffone, Patrizia, Teresa, Rita e Guglielmo, anche un nutrito numero di amici di Ennio, Rosa Scognamiglio, Giuseppe Cuofano e moglie Angela, Sabatino Cresciullo, Antonio Scialla, Francesca Sorgente, Giuseppe Elia, Luigi Principio, Mimmo Cristillo, Fernando Imperatore, Antonio Papale e Pina Papale e Dario Duro fiduciario di Napoli dell’A.M.I.R.A. Associazione Maître Italiani Ristoranti e Alberghi. Tutte persone che nutrono per Ennio un grade affetto per insegnamenti professionali di lavoro, di vita e di comportamenti che l’anziano, ma ancor con gran spirito giovanile, possiede e trasmette ad altri.

Nel corso del pranzo, Ennio è stato invitato a gran richiesta da parte di tutti a raccontare la sua vita ed in particolare come è iniziata la sua professione do Cuoco. Con voce ben chiara, squillante e senza microfoni, ‘O Cheffone ha preso la parola dicendo che: “All’età di nove anni ho perso la mamma ed ero l’ultimo di undici figli. Fino ai 17 anni della mia gioventù, un po' sono stato in collegio un pò mi aiutava mio fratello ma desideravo lavorare e mi dissero vuoi andare a lavorare all’hotel Turistico? Erano tempi tristi, gli anni del dopo guerra ed io pensai una sola cosa e cioè che li avrei avuto la possibilità di cibarmi a pranzo e sera. Essendo un lavoro onesto, andai a lavorare con il compito di lavare casseruole e piatti. Dopo poco tempo lo chef della struttura Morettini Giorgio di Treviso, avendo un grande apprezzamento per i miei comportamenti ed anche perché, avendo io aiutato mio fratello che si occupava di banchettistica, gli avevo dimostrato di possedere capacità che andavano oltre il lavoro che stavo svolgendo, mi disse: < tu domani vieni con la beretta e la giacca bianca perché passi in cucina >. Io risposi che non possedevo ne la beretta (cappello da cuoco francese a berretto senza pieghe) e neppure la giacca, ma non avevo neppure i soldi per comprare questi indumenti ed allora lui andò in stanza prese una sua giacca e me la regalò”.   Poi il grande maestro della cucina, ha raccontato di aver lavorato sempre con tanta passione ed impegno, spostandosi in Italia ed all’estero nei più noti ed importanti alberghi, perché come afferma, gli è sempre piaciuto non lavorare fisso e per lungo tempo in una struttura, ma variare per scoprire luoghi ed abitudini ed al tempo stesso esportare e far conoscere ed assaporare ad altri la sua cucina ricca di genuinità, sapori, gustosità, arte ed eleganza. Il suo più lungo periodo di lavoro la ha trascorso all’Hotel Royal di Napoli, dove ha lavorato per circa 9 anni, poi per 4 anni è stato lo Chef del Grand Hotel Pineta Mare a Castel Volturno, poi ancora all’hotel Mediterraneo di Napoli, di seguito a Crotone dove ha anche insegnato al convitto alberghiero di San Giovanni in Fiore sempre in Calabria e poi ancora la sua opera in cucina al Grand Hotel Quisisana di Capri ed altri ancora. La cucina di Ennio, come lui stesso ci ha raccontato a tavola nella stupenda giornata vissuta per festeggiarlo, è fatta di sapori autentici come quelli che ha citati del suo risotto e di altri piatti che ha avuto modo di fare gustare anche in Svizzera a personaggi di altissimo livello che frequentavano l’iconico e fiabesco hotel super lusso, situato nel cuore delle Alpi il “Gstaad Palace”, dove lui lavorava come Chef.

Tanti sono i riconoscimenti conquistati sul campo, con i suoi 70 anni di lavoro, da Ennio Caprio Nono tra coppe, medaglie, targhe ed attestati, ma in primis citiamo il titolo di Cavaliere del Lavoro, assegnatogli dalla Presidenza della Repubblica Italiana nel 1970, poi ancora l’essere Membro effettivo della Federazione Nazionale Cuochi, nonché Senatore a vita della FIC e l’essere stato intronizzato con la fascia di Socio dell’Associazione Internazionale dei Discepoli di Auguste Escoffier.

A termine pranzo, lo Chef Papale, ha riservato una graditissima sorpresa al festeggiato dai 93 anni che non dimostra affatto, portando tutti i presenti a riunirsi, con Ennio al centro in prima fila e tutti attorno a lui, di fronte al grande schermo posizionato sul fondo della sala per assistere alla proiezione di un video da lui creato che, con il reperimento di foto ad insaputa dello chef ha ben descritto e reso vivo attraverso le immagini ed altro l’intero percorso di vita vissuto dal grande Ennio. E’ stato davvero un momento con sottofondo musicale suggestivo, attraente e emozionante per tutti ed in particolare per Ennio che al termine ha ricevuto scroscianti applausi.

Lo spegnere le candeline del 93 anni, il taglio della tradizionale gustosissima torta ed un brindisi finale sono stati i momenti indimenticabili per tutti i più stretti amici di Ennio Caprio Nono accorsi per festeggiarlo.

Prima di lasciare il festeggiato non poteva mancare una domanda al Senatore degli Chef.

Quale consiglio può dare ai giovani che intendono intraprendere il lavoro da te svolto per una vita?

Ennio ha risposto: “Personalmente non amo essere protagonista se non con i miei successi in cucina, non amo apparire in tv tanto da aver rifiutato anche un invito rivoltomi da Antonella Clerici per partecipare alla trasmissione da lei condotta in Rai e questo perché penso che il successo si ottiene vicino ai fornelli e non mediaticamente. Ai giovani, consiglio di  impegnarsi a lavorare sempre più con passione e volontà di esprimersi al meglio attraverso il proprio lavoro in cucina, ai fornelli, cercando sempre di raggiungere risultati di successo con apprezzamenti da parte dei buongustai che elogiano l’operato del piatto che provano, perché questo lavoro, anche se porta a fare sacrifici, da grandi soddisfazioni che rinfrancano l’impegno profuso, rendendo l’animo felice e la persona orgogliosa dell’aver dato gioia ad altri ed aver reso il momento pranzo o cena un momento di felicità ed aggregazione nell’apprezzamento della nostra cucina italiana.

Giuseppe De Girolamo

Tra Presepe e Ramadan

 

Foto Nicola Incampo 250Non è integrazione non fare il presepe e festeggiare il Ramadan” è una frase che riassume uno dei fronti più accesi del dibattito pubblico italiano: quello sui simboli religiosi a scuola e nello spazio pubblico. Al centro c’è la domanda se l’inclusione delle minoranze debba passare attraverso la rimozione di elementi della tradizione cristiana maggioritaria, come il presepe di Natale, mentre si aprono spazi di riconoscimento per feste e ricorrenze di altre religioni, in particolare l’islam.

Negli ultimi anni il presepe è spesso finito al centro di polemiche politiche e mediatiche, con casi di scuole che hanno ridimensionato o annullato recite e allestimenti natalizi, talvolta in nome della laicità o del rispetto degli alunni di altre fedi. In parallelo, alcune iniziative legate al Ramadan – dalla chiusura straordinaria di scuole a incontri con imam e visite in moschea – sono state lette da una parte dell’opinione pubblica come “favori” a senso unico, alimentando la percezione di una laicità applicata a geometria variabile.

Il presepe, nato in forma “moderna” con san Francesco a Greccio e diffusosi capillarmente in tutta la penisola, è diventato per molti non solo un simbolo religioso ma anche un tratto identitario della cultura italiana. Non stupisce quindi che un disegno di legge presentato negli ultimi anni abbia provato a “blindarne” la presenza nelle scuole, vietando di impedire iniziative come presepi e recite legate alle festività cristiane, con reazioni contrastanti tra dirigenti scolastici e sindacati.

Sul fronte opposto, forze politiche e associazioni laiche ricordano che la scuola italiana è costituzionalmente laica e che ogni imposizione normativa su simboli e riti religiosi rischia di comprimere l’autonomia didattica e la libertà di coscienza, in particolare in classi ormai multietniche e plurireligiose. La questione, osservano alcuni commentatori, non è solo se mantenere o meno il presepe, ma come trasformare le ricorrenze religiose in occasioni educative, evitando che diventino bandiere ideologiche.

Non manca, nel dibattito, la voce di intellettuali e rappresentanti musulmani che contestano la logica “dell’integrazione per rimozione”. Secondo alcuni, ad esempio, prima di cancellare presepi e simboli cristiani “per non offendere” sarebbe opportuno chiedere direttamente ai musulmani, molti dei quali rispettano la Natività di Gesù e in diversi paesi islamici partecipano anche a tradizioni natalizie di tipo culturale. In questa prospettiva, il problema non sarebbe la coesistenza di presepe e Ramadan, ma il fatto che altri parlino a nome delle minoranze senza interpellarle.

Alcuni progetti scolastici e associativi hanno provato a rovesciare la narrazione conflittuale, proponendo il presepe come “simbolo di integrazione”, invitando bambini di origini diverse a partecipare all’allestimento e a raccontare le proprie tradizioni, senza rinunciare a nessuna. L’idea di fondo è che l’integrazione non consista nel sostituire una festa con un’altra, ma nel far convivere, spiegandole e contestualizzandole, le ricorrenze importanti per la comunità di arrivo e per le comunità di origine.

La frase “Non è integrazione non fare il presepe e festeggiare il Ramadan” dà voce a un sentimento diffuso in una parte del Paese: il timore che, nel tentativo di non escludere nessuno, si finisca per cancellare la tradizione maggioritaria. Dall’altro lato, chi insiste sulla laicità teme che la difesa identitaria del presepe diventi uno strumento di contrapposizione verso chi professa altre fedi o non ne professa alcuna.

Tra questi due poli, esperienze locali mostrano che è possibile percorrere strade diverse: scuole che espongono presepe e al tempo stesso rispettano il Ramadan degli alunni musulmani, amministrazioni che promuovono concorsi sul presepe come occasione di dialogo, comunità che scelgono di vivere le feste come tempo di incontro e non di scontro. L’esito di questo confronto dirà molto su quale modello di integrazione l’Italia intende adottare: se un modello di sostituzione e contrapposizione, o uno di sovrapposizione e riconoscimento reciproco, in cui presepe e Ramadan non siano alternative, ma due momenti diversi di una stessa società plurale.

Nicola Incampo

Pasquale Squitieri e Gigi Di Fiore: due autori uniti da un comune impegno civile e culturale per una reale lettura del nostro Risorgimento

Intervista al noto giornalista Di Fiore, intervenuto alla proiezione del film su Squitieri

 

di fiore 768x544 250Abbiamo incontrato il giornalista Gigi Di Fiore a Napoli, al Blu di Prussia-Fondazione Mannajuolo, in occasione della proiezione delPHOTO 2026 02 21 A 250 Documentario Rai “Pasquale Squitieri, il vizio della Libertà”, scritto e diretto da Ottavia Fusco Squitieri e prodotto da Piebald Film di Giulietta Revel. A Di Fiore, inviato speciale ed editorialista de “Il Mattino”, Premio “Guido Dorso” nel 2011, autore di numerosi volumi di successo dove sono stati focalizzati, attraverso sempre una rigorosa ricerca storica, in particolare, i fenomeni malavitosi di Napoli e del Sud quali la Camorra, la Storia del Mezzogiorno, il Regno delle Due Sicilie, il Brigantaggio post unitario, il Risorgimento ed il suo Revisionismo, tutte problematiche che trovano particolare inerenza anche con quanto realizzato nel cinema da Pasquale Squitieri. A Gigi Di Fiore abbiamo rivolto alcune domande sul suo incontro con Squitieri e sulla sua attività di scrittore.

D. Con Squitieri, di cui sei stato amico e con il quale hai avuto numerosi incontri di riflessione e condivisione, quale giudizio puoi darmi della sua filmografia dedicata ai fenomeni criminali del nostro Sud?

R. Pasquale si è caratterizzato nel suo percorso artistico almeno per un paio di film che sono stati i primi a parlare, negli anni ’70, della camorra, quali Camora e I Guappi che ho citato più volte anche nei miei lavori perchè non solo c’è un eccezionale Fabio Testi, ma anche e soprattutto un rifarsi a testi storici come quello di Ferdinando Russo, di Ernesto Serao e a quella che è stata la fonte del processo Cuocolo e quindi della camorra dell’800, inizio ‘900. Quindi lui è stato un raccontatore della Napoli di quel periodo, ma anche un regista che ha voluto e saputo denunciare una serie di fenomeni, osservati, anche in questa direzione, al di là della solita oleografia.

D. Il film “Li chiamarono briganti…” raccontano le vicende del nostro Risorgimento da una visione più di annessione che di unità attraverso talvolta una vera e propria guerra civile, in questa direzione si è registrata con lui una comune condivisione della storia?

R. Ricordo ancora la serata dell’anteprima al teatrino di corte di palazzo reale, a Napoli, dove fu proiettato il film che fu uno dei primi a raccontare, in maniera cruda, il fenomeno del brigantaggio con le stragi eseguite dall’Esercito con il massacro delle popolazioni civili. Purtroppo il film ebbe un destino di produzione ed economico poco felice, avrebbe certamente meritato più successo e più seguito perchè è stato un film di denuncia, vero e realistico. Ricordo ancora che Pasquale mi invitò a quella prima a palazzo reale dopo essere stato tra i relatori di un mio libro proprio sul brigantaggio, al Circolo della Stampa di Napoli. Pasquale era relatore insieme a Riccardo Pazzaglia ed Enzo Siniscalchi che all’epoca era componente della commissione cultura della Camera. Fu naturalmente un dibattito molto animato, la sala affollatissima anche per l’autorevolezza dei relatori. Pasquale non condivise e contestò con particolare veemenza alcune dichiarazioni di Siniscalchi e diede una definizione dell’eccidio di Pontelandolfo che ho poi usato anche nei miei libri successivi, affermò che in quella occasione fu eseguito dall’esercito italiano, nei confronti della popolazione civile di Pontelandolfo, un diritto di rappresaglia configuratosi come un vero e proprio delitto di massa.

D. Quindici anni fa, nel 2011, hai ricevuto, in Senato, il Premio Dorso, da allora il tuo impegno culturale civile è proseguito con larghi consensi di pubblico e di critica ed hai raggiunto nuovi traguardi con altri ambiti riconoscimenti, quale sarà il prossimo saggio storico a cui stai lavorando?

R. Sto lavorando attualmente alla terza edizione aggiornata di una storia del Napoli, dopo le prime due che sono andate esaurite. E’ una storia del Napoli che è una storia della città raccontata attraverso il calcio e viceversa che uscirà, a marzo, sempre per Utet che è ormai un marchio Mondadori. Ho anche in preparazione un altro lavoro sulla nostra Napoli Capitale, di cui per ora non posso svelare nulla perché è un lavoro che sarà edito sempre da Utet tra qualche mese.

Giuseppe De Girolamo

Al via il laboratorio “Cosa c’è sopra”: giovani e patrimonio ercolanese per costruire il dialogo tra città antica e città contemporanea

 

evento 23.02.2026 1 250Prenderà il via a fine febbraio e si svolgerà per tutto il mese di marzo, con conclusione prevista agli inizi di aprile, il nuovo ciclo di laboratori partecipativi “Cosa c’è Sopra”, nuova iniziativa dedicata ad avvicinare la cittadinanza, la fascia più giovane, al suo patrimonio culturale e dargli gli strumenti per diventare futuri protagonisti della sua salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale e naturale di Ercolano.

L’iniziativa rappresenta la naturale prosecuzione del laboratorio “Cosa c’è Sotto”, realizzato da Variabile K lo scorso anno su incarico dell’Istituto Packard per i Beni Culturali e in collaborazione con il Parco Archeologico di Ercolano e l’Istituto Comprensivo Giulio Rodinò. Con il laboratorio “Cosa c’è Sotto” i ragazzi sono stati accompagnati a seguire il lavoro di archeologi, geologi e professionisti coinvolti nelle indagini geoarcheologie e sono stati ambasciatori nel raccontare alla comunità quanto stava avvenendo. Oggi, i ragazzi scopriranno i risultati di queste indagini che tracciano i confini della città antica sotto quella moderna e ridisegnano il paesaggio dell’antica Ercolano. Con questo laboratorio, si aprono le attività di divulgazione al pubblico di questo importante studio, ulteriore tassello del partenariato tra Parco Archeologico di Ercolano e il Packard Humanities Institute.

Un ciclo di laboratori per conoscere ciò che è sotto gli occhi di tutti

Il percorso prevede attività laboratoriali e momenti di esperienza diretta sul territorio, con un programma articolato che unisce esplorazione urbana, conoscenza del patrimonio storico-artistico materiale e immateriale e approfondimento scientifico.
Attraverso momenti di confronto sia sul territorio sia negli spazi del Parco Archeologico, Villa Campolieto e anche il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dell’osservatorio Vesuviano e del centro storico di Ercolano: dal mercato del Vintage alla Basilica di Pugliano alle associazioni che si dedicano al culto della Madonna dell’Arco “Cosa c’è sopra” intende sviluppare nei partecipanti una maggiore consapevolezza della ricchezza culturale presente nel loro quotidiano, rafforzando il senso di appartenenza al territorio e promuovendo una cultura della tutela e della valorizzazione fondata sulla conoscenza. Inoltre, è uno spazio di scambio dove nuovi racconti della storia del territorio possono emergere grazie al bagaglio personale che ogni giovane ercolanese porta al ciclo di laboratori.

Obiettivo centrale del progetto è creare un dialogo vivo tra la città contemporanea e quella antica, in linea con i principi UNESCO che promuovono la relazione attiva tra patrimonio archeologico e comunità locale.

 

Un progetto inclusivo per le nuove generazioni

Il gruppo di partecipanti, di età compresa tra gli 8 e i 15 anni, è eterogeneo e rappresenta una pluralità di esperienze e bisogni educativi. Sono stati coinvolti ragazzi che:

  • hanno manifestato particolare interesse per l’archeologia e il patrimonio culturale nei precedenti laboratori;
  • appartengono alla comunità di Via Mare, con la quale si intende continuare un percorso di presenza educativa e culturale;
  • presentano specifiche fragilità emerse in altri contesti laboratoriali e che sono stati individuati e seguiti con attenzione dal gruppo di lavoro.

 

Educare al patrimonio per costruire comunità

“Cosa c’è sopra” si propone non solo come esperienza di apprendimento, ma come percorso di crescita civica e relazionale, capace di rafforzare il legame tra i giovani e il proprio territorio, valorizzando il patrimonio come risorsa culturale condivisa e bene comune da conoscere, proteggere e trasmettere.

Il progetto si conferma così come un’importante occasione di partecipazione attiva, inclusione sociale e formazione alla cittadinanza culturale per le nuove generazioni di Ercolano.

Il Made in italy che parte dal ‘fatto a mano’. Romualdo Pettorino (CNA Orafi): “prioritario il confronto e le sinergie per garantire al Sistema Paese e ai nostri giovani un futuro reale e condiviso”.

 

CNA 1 250Nell'ambito delle attività del Progetto Prin Dein SIte in svolgimento presso l'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli”, lo scorso 20 febbraio si è svolto un importante convegno dal titolo: “L’handmade in Italy per lo sviluppo locale - Prin DeinSite”, promosso dal Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Ateneo, insieme a quello di Design, Comunicazione e Moda

L’incontro, mirato a presentare le metodologie e i risultati, attraverso la mostra degli artefatti realizzati durante le attività dei workshop "Tarsia lignea" e "Cammeo e Corallo", e la piattaforma DeinSite, ha evidenziato la fondamentale importanza della collaborazione tra design, artigianato e nuove tecnologie sotto l’egida della grande tradizione artigiana di CNA le cui sinergie accademiche e aziendali garantiscono alle nuove generazioni il bagaglio necessario per affrontare le sfide future. 

L’Università Vanvitelli, da parte sua, ha inteso presentare la piattaforma DeinSite, che si innesta nell’ambito delle sinergie interistituzionali, come un sistema di visualizzazione e di fruizione espandibile del database delle eccellenze territoriali, costituendo di fatto una rete virtuale di relazioni e di promozione degli eventi e attività tra il mondo accademico, le imprese, le associazioni datoriali come CNA con la quale l’ateneo ha sottoscritto accordi in tal senso, stakeholders e istituzioni. 

All’evento hanno partecipato tra gli altri: Claudio Gambardella, architetto, designer e ideatore del progetto, e Francesca Castanò, anch’essa docente della seconda Università di Napoli. Presenti anche gli altri membri del gruppo di ricerca Prin DeinSite: Francesca Tosi, Maria Dolores Morelli, Daniela Piscitelli, Francesca La Rocca, Alessia Brischetto, Ferdinando Trapani, Simona Ottieri, Chiara Scarpitti, Ester Iacono, Alessandra Miano, Cinzia D’Emidio, con Carmela Barbato e Linda Gambero. Presente all’evento anche Gennaro Mincione, Amministratore del Centro orafo Oromare di Marcianise.

“L’Università Vanvitelli - ha sottolineato la prof.ssa Maria Dolores Morelli, docente e referente del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Ateneo - ha una mission molto chiara: permettere ai nostri giovani di realizzare i propri sogni attraverso due aspetti fondamentali, la cultura d’impresa e il know how della nostra grande tradizione artigianale e di creatività di stirpe”. 

“A questo scopo - ha poi continuato Morelli - insieme ai maestri artigiani di CNA e al presidente degli orafi di CNA Campania Romualdo Pettorino, abbiamo intrapreso sinergie importanti che conducono alla materializzazioni di una progettualità collaborativa e condivisa grazie a settori d’eccellenza come l’artigianato e la moda”. 

“La collaborazione tra CNA e l’Università Luigi Vanvitelli - esordisce Romualdo Pettorino, presidente CNA Orafi Campania - sta producendo ottimi frutti, anche in considerazione del fatto che da questa sinergia stiamo proponendo ai giovani un futuro fatto di promozione del made in Italy d’eccellenza, cioè il cosiddetto fatto a mano. Dalla rete creata tra le PMI dei settori moda e artigianato insieme ai grandi maestri artigiani, l’Università e le istituzioni territoriali nasce la vera promozione del brand Italia come anche la certezza di un cambio generazionale oggi messo in discussione dalla crisi geopolitica globale”. “Per questo - ha poi concluso il presidente Pettorino - resta prioritario il confronto e le sinergie per garantire al Sistema Paese e ai nostri giovani un futuro reale e condiviso”.

VENERAZIONE SPOGLIE MORTALI DI SAN FRANCESCO, SI CHIUDE LA PRIMA GIORNATA: DATI DI UN GRANDE GIUBILEO FRANCESCANO

fra Giulio Cesareo: «Migliaia di persone, in un clima di raccoglimento ma anche di gioia, hanno varcato le porte della Basilica per venerare i resti mortali del Santo di Assisi»

 

Ostensione 250ASSISI (PG), 22 FEB - Si è conclusa la prima giornata dell’ostensione pubblica delle spoglie mortali di san Francesco nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco in Assisi.

Fin dalle prime ore dell’alba, i pellegrini si sono messi in coda per la venerazione delle reliquie. La prima pellegrina, proveniente da Modena, è entrata in chiesa alle ore 7.00 di questa mattina, segnando simbolicamente l’inizio di una giornata intensa e profondamente partecipata.

Le temperature primaverili e il clima di rispetto, raccoglimento e collaborazione, hanno fatto sì che i fedeli, con pazienza e devozione, abbiano atteso il proprio turno, offrendo una testimonianza concreta di fede e partecipazione che conferma quanto il messaggio francescano sia ancora vivo e attuale.

Determinante il contributo dei volontari, delle forze dell’ordine, dei frati e di tutto lo staff organizzativo, che hanno garantito un flusso costante e ordinato dei fedeli, senza criticità. L’accesso alla chiesa inferiore ha registrato una media di circa 1.500 persone ogni ora, consentendo a un numero significativo di pellegrini di raccogliersi in preghiera davanti alle spoglie del Santo. A tutti i pellegrini è stato consegnato un libretto pensato per accompagnare il percorso di venerazione.

«È proprio vero che san Francesco vive! - ha dichiarato fra Giulio Cesareo, OFMConv, direttore dell’Ufficio comunicazione del Sacro Convento - Migliaia di persone, in un clima di raccoglimento ma anche di gioia, hanno varcato le porte della Basilica per venerare i resti mortali di san Francesco e sentirlo sussurrare nel loro cuore una parola di bene che sostiene e fa crescere. Un segno tangibile di questa gioia composta e festosa è il silenzio che avvolge la Basilica: niente cellulari, niente selfie, solo tanta commozione e spiritualità. Un sentito grazie a tutti coloro che sono venuti, che amano Francesco e che collaborano con noi frati per rendere questa occasione un autentico momento di fraternità».

I dati sono quelli di un grande “Giubileo francescano”: sold out tutti gli slot orari di questa prima giornata, confermando le previsioni, per un totale di circa 18.000 persone entrate nella chiesa inferiore della Basilica per rendere omaggio al Santo di Assisi.

La Solenne Celebrazione delle ore 11.00, presieduta da S.Em. il Cardinale Ángel Fernández Artime, Legato Pontificio per le Basiliche papali di Assisi e andata in onda su Rai1 all’interno del programma A Sua Immagine, ha visto la partecipazione di centinaia di fedeli nella chiesa superiore della Basilica, fino al raggiungimento della massima capienza consentita.

Confermato nella giornata odierna il grande interesse da parte dei mezzi di comunicazione. Dopo gli oltre 200 giornalisti accreditati alla conferenza stampa di ieri, oggi diverse testate - provenienti da tutto il mondo - hanno raccontato l’avvio di questo mese dell’ostensione.

Risultati importanti raggiunti anche dalla rivista San Francesco Patrono d’Italia: sono state distribuite oltre 1.000 copie dell’edizione speciale dedicata all’ostensione - un volume di 160 pagine che approfondisce il passato, il presente e il futuro di Francesco - a testimonianza dell’interesse e della partecipazione suscitati da questo tempo di grazia. Dal 24 febbraio sarà possibile trovare, in tutte le edicole, la rivista in allegato con il quotidiano Avvenire.

Le fotografie della giornata di ieri e di oggi - pubblicate sui social della Basilica - hanno raccolto oltre 2.000.000 di visualizzazioni.

Preso d’assalto anche il sito www.sanfrancescovive.org che potrebbe registrare dei temporanei disservizi (legati alla prenotazione) a causa dell’enorme flusso di accessi. Dalle prossime ore sarà possibile ancora prenotare gli ultimi posti disponibili. La venerazione proseguirà fino al prossimo 22 marzo.

L’evento dell’ostensione e altre iniziative del Centenario francescano sono sostenute anche dal Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di san Francesco presieduto dal poeta Davide Rondoni.


Il sito sanfrancescovive.org è in costante aggiornamento con informazioni e materiali utili. Il materiale multimediale della giornata odierna è disponibile a questo link: https://bit.ly/MEDIA_PRESS_KIT

Pagine Facebook SAN FRANCESCO D’ASSISI e Instagram San Francesco d’Assisi.

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