Cronaca

Il raffinato salone della Maschera e del Pavone della Villa di Poppea, disvela le sue reali dimensioni e ricchezze decorative. Dal cantiere di scavo e restauro i primi affioramenti di affreschi

Pubblicati oggi i primi dati delle indagini in corso, sull’e-journal del Parco

 

Immagine1 250È in corso a Oplontis-Torre Annunziata un cantiere di scavo e restauro della Villa di Poppea, che sta interessando in particolar modo il celebre salone della Maschera e del Pavone, uno degli ambienti più raffinati della villa, decorato in II stile. Dallo scavo, di recente avviato, affiorano primi nuovi scorci di raffinati affreschi, tra cui vivaci figure di pavoni e maschere.

L’intervento, dettato da necessità di chiarire aspetti relativi allo sviluppo del settore ovest della villa che costeggia il tratto urbano di via dei sepolcri e risolvere criticità conservative, si configura anche come occasione importante di valorizzazione del contesto archeologico e urbano. Lo scavo in corso consentirà di fatto di creare una connessione con il confinante Spolettificio Borbonico dove, nei prossimi anni, saranno realizzati spazi museali espositivi, depositi e servizi aggiuntivi.

I primi risultati delle indagini, tra cui il completamento dello scavo del salone, sono illustrati in un articolo dell’e-journal degli scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/, oggi pubblicato.

 “Nonostante le tracce presenti e gli sforzi interpretativi fatti al tempo dei primi scavi, il reale andamento di questo ambiente e di quelli vicini fino ad oggi conservava molte incertezze che l’attuale intervento di scavo potrà chiarire – spiega il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel -  oltre a mettere in luce nuove porzioni decorate con straordinari dettagli e colori, di cui già ne possiamo ammirare qualche anteprima.”

Tra le scoperte di particolare rilievo sono emersi una figura integra di una pavonessa, speculare all’esemplare maschio rinvenuto sulla porzione meridionale della stessa parete, e alcuni frammenti con la raffigurazione di una maschera scenica riconducibile a un personaggio della Commedia Atellana, a differenza di altri presenti nell’ambiente e attribuibili alla Tragedia. Si tratta di Pappus, un vecchio rimbambito che tenta di fare il giovane ma che finisce regolarmente per essere beffato e deriso. Di notevole interesse anche il rinvenimento di alcuni frammenti di affresco raffiguranti parte di un tripode dorato, inscritto in un oculus (cerchio), allo stesso modo della raffigurazione al centro di un’altra parete, dove invece è rappresentato un tripode in bronzo.

Grazie alla tecnica dei calchi, lo scavo ha anche restituito le impronte di alberi che ornavano il giardino, in posizione originale e inseriti in un preciso schema ornamentale, che raddoppiava il colonnato del porticato meridionale, richiamando schemi documentati nelle domus pompeiane e nello stesso sito di Oplontis. È possibile che le specie arboree presenti in questo ambiente fossero affini a quelle individuate dalle analisi archeobotaniche effettuate in passato negli ambienti adiacenti come ad esempio l'olivo.

Lo scavo ha, inoltre, determinato l'individuazione di quattro nuovi ambienti che si aggiungono ai 99 già noti, tra cui un vano absidato che fa verosimilmente parte del settore termale. Interessante è il rilevamento di un paleoalveo, antico tratto di alveo di un torrente a carattere stagionale, che scorreva proprio in corrispondenza del tracciato di via dei Sepolcri, formatosi probabilmente dopo l'eruzione del 1631, che ha eroso parte dei depositi dell'eruzione del 79 d.C., offrendo una comprensione più chiara del paesaggio circostante.

Questi primi risultati offrono nuove e promettenti prospettive di ricerca per la conoscenza della planimetria della villa - – aggiunge il Direttore - e per lo studio delle interazioni tra insediamento umano e ambiente naturale nel lungo periodo.”

In contemporanea all’intervento di scavo è in corso anche un cantiere di restauro degli apparati decorativi di due piccoli e preziosi ambienti, in origine destinati ad area di riposo, detti cubicola, che affacciano nell’area sud occidentale della Villa, proprio in prossimità dell’area dell’altro cantiere. Colpisce la loro ricca decorazione, costituita da stucchi, pareti affrescate, volte dipinte e mosaici pavimentali di straordinaria bellezza, che rivela, al pari degli altri ambienti della Villa, una capacità tecnica da parte degli esecutori dell’epoca molto alta, ed una palette di pigmenti varia, costituita anche dal blu egizio.

L’obiettivo dell’intervento è quello di recuperare la piena leggibilità della decorazione dipinta e dei mosaici, perduta nel tempo a causa dei processi di degrado dei materiali originali e dell’alterazione dei materiali utilizzati nei precedenti interventi di restauro.

Il primo ambiente è decorato da affreschi in II stile che rappresentano finti marmi ed architetture fantastiche e che permettono di allargare illusivamente lo spazio; in alto, le volte sono decorate con un motivo a cassettoni, mentre le lunette rappresentano dei paesaggi. La pavimentazione a mosaico è conservata solo in parte, con tessere bianche e nere con motivi geometrici. Da uno stretto passaggio ci si immette in un secondo ambiente, apparentemente più semplice, decorato in III stile con fondi monocromi e motivi floreali; originariamente doveva essere presente una controsoffittatura a volta, di cui restano poche tracce. Questo secondo ambiente, nel quale si riconoscono più fasi di realizzazione, alcune non terminate, doveva essere probabilmente in ristrutturazione al momento dell’eruzione.

Inoltre, sono presenti i calchi delle imposte delle porte e delle finestre che furono realizzati in gesso al momento della scoperta degli ambienti, secondo la tecnica che deriva da quella messa a punto da Fiorelli e che conservano ancora tracce originali in legno.

L’intervento di restauro che sta volgendo al termine, dopo quasi un anno di lavoro, ha restituito finora risultati ottimali, riportando gli affreschi e le pavimentazioni al loro splendore originario, rivelando cromie e dettagli precedentemente non visibile. Il completamento dell’intervento di pulitura ed asportazione dei materiali alterati prevede un’ intervento di ritocco pittorico che restituirà una piena leggibilità e valorizzazione a queste bellissime decorazioni.

Individuato vicino al Cairo il ‘tempio a valle’ meglio conservato in un complesso dedicato al dio Sole: un importante avanzamento per gli studi sull’architettura e la vita nell’antico Egitto

MIssione Archeologica sito Abu Ghurab 1 250Una missione archeologica dell’Università di Torino, condotta in cooperazione con l’Università di Napoli L’Orientale, ha portato a una scoperta di eccezionale importanza per lo studio dell’antico Egitto. Gli scavi condotti nel sito di Abu Ghurab, a pochi chilometri dal Cairo, hanno consentito di individuare un “tempio a valle” nel complesso cultuale del faraone Nyuserra, uno dei più significativi sovrani della V dinastia (metà del III millennio a.C.). 

Il tempio

Nell’architettura dell’Egitto antico, il tempio a valle era un edificio cruciale: fungeva da portale d’ingresso all’area di culto mettendo in comunicazione il santuario superiore, situato su una collinetta in pieno deserto, con la valle del Nilo dalla quale arrivavano le offerte alimentari quotidiane e il personale di servizio del tempio.

Il tempio solare di Nyuserra, il più antico esempio finora noto di edificio di culto esplicitamente dedicato al dio sole Ra, divinità centrale della religione egizia, era stato scoperto alla fine dell’Ottocento dall’archeologo tedesco Ludwig Borchardt che aveva anche identificato il sito del possibile tempio a valle ma senza poter procedere con gli scavi a causa del livello della falda freatica. Oggi, a causa del cambiamento climatico, dello spostamento generale del corso del Nilo verso est e degli effetti della Diga di Assuan, il livello della falda freatica è molto più basso del passato ed è stato possibile scavare. 

Gli scavi

Le campagne di scavo del 2024 e 2025 dirette da Massimiliano Nuzzolo, egittologo dell’Università di Torino, in collaborazione con Rosanna Pirelli, egittologa dell’Università di Napoli L’Orientale, si sono concentrate proprio su quest’area, situata in prossimità dell’antico corso del Nilo o di uno dei suoi canali, punto di accesso al santuario superiore. I risultati, annunciati ufficialmente dal Ministero Egiziano delle Antichità e del Turismo, documentano uno dei rarissimi esempi conosciuti di tempio a valle appartenente a un complesso solare dell’Antico Regno. 

La scoperta

Le strutture finora portate alla luce indicano un edificio di dimensioni monumentali: l’area indagata supera i 1.000 metri quadrati e rappresenta circa la metà dell’intero santuario. IlMIssione Archeologica sito Abu Ghurab 2 250 tempio doveva raggiungere un’altezza superiore ai 5,5 metri ed era caratterizzato da una ricca decorazione architettonica, con l’impiego di materiali di pregio quali granito rosa, calcare bianco fine e quarzite rossa. Numerosi blocchi recano iscrizioni geroglifiche con il nome del faraone Nyuserra e riferimenti a festività religiose, probabilmente parte di un calendario rituale esposto all’esterno dell’edificio. Inoltre è stato appurato che il santuario, utilizzato come luogo di culto per un centinaio di anni, venne poi abbandonato per essere rioccupato, vari decenni dopo, dalle comunità locali come un vero e proprio insediamento per oltre 300 anni.

L’importanza cruciale di questa scoperta – dichiara il Professor Massimiliano Nuzzolorisiede nel fatto che questo tempio è uno dei due soli esempi di ‘templi a valle’ dei complessi solari che si conoscano nell’antico Egitto e ci fornisce dunque una visione nuova delle realizzazioni architettoniche dell'epoca delle grandi piramidi. Inoltre, nell’area menfita dove è situato il tempio, non è raro imbattersi in strutture usate come templi e poi riutilizzate come insediamenti ma non è mai stato trovato un esempio così ben conservato e soprattutto usato così a lungo”.

La missione – finanziata dall’Università di Torino, dall’Università di Napoli L’Orientale e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e realizzata grazie alla concessione dei permessi di scavo da parte del Ministero Egiziano delle Antichità e del Turismo, con il supporto tecnico-operativo dell’ispettorato di Saqqara cui appartiene l’area archeologica di Abu Ghurab e con il supporto burocratico dell'Ambasciata d'Italia in Egitto e dell'Istituto Italiano di Cultura al Cairo – proseguirà i lavori per esplorare ulteriormente gli elementi di questo importante sito e svelare nuovi dettagli che contribuiranno in modo significativo alla comprensione della nascita e dello sviluppo dei templi solari.

 

 

L'Ercole ritrovato della Villa di Civita Giuliana – La Storia che si ricompone

Un riscatto di legalità contro le attività clandestine, grazie alla collaborazione tra Parco e Procura

 

Affresco Ercole Bambino da Civita Giuliana 2 250Come in un romanzo giallo che vede ricomporsi nel tempo, tra indizi e ipotesi, una vicenda dai contorni criminosi, restituendo verità e dignità alla Storia, così la Villa suburbana di Civita Giuliana a nord di Pompei, si riappropria di un frammento di affresco trafugato anni addietro da uno dei suoi ambienti di culto.

Si tratta del frammento di un affresco raffigurante Ercole bambino nell’atto di strozzare i serpenti, un tempo collocato nello spazio di una lunetta superiore della parete di fondo dell’ambiente - che risultava asportata da tombaroli - e le cui caratteristiche consentono di riconoscerne inequivocabilmente la provenienza da tale contesto.

Il reperto, illecitamente asportato, proveniva da una collezione privata negli Stati Uniti. Nel 2023, nell’ambito di un procedimento penale della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, a seguito della collaborazione tra il Comando Tutela Patrimonio Culturale Carabinieri di Roma e le Autorità degli Stati Uniti, è stata disposta l’assegnazione al Parco Archeologico di Pompei.

La vicenda si inserisce nell’ambito di una serie di azioni che il Parco Archeologico di Pompei sta conducendo dal 2017 assieme alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, consistenti in campagne di scavo e indagini giudiziarie presso la Villa romana di Civita Giuliana. Una collaborazione strategica, formalizzata da un protocollo d'intesa rinnovato più volte dal 2019, che ha permesso non solo di riportare alla luce testimonianze storiche di eccezionale importanza, ma anche di contrastare il sistematico saccheggio condotto da anni di attività criminale nell’area e che nel tempo, oltre alla sottrazione di reperti e decorazioni, ha causato la distruzione irreversibile di preziosi dati scientifici.

Nell’ambito di questa collaborazione, gli scavi archeologici condotti nel sito di Civita Giuliana tra il 2023 e il 2024 avevano portato all’individuazione di un ambiente a pianta rettangolare con funzioni rituali, identificato come un possibile sacello o sacrarium. Il sacello presentava un basamento quadrangolare, probabilmente destinato a sostenere una statua, ed era stato quasi completamente spogliato della sua decorazione dai tombaroli, inclusi 12 pannelli figurati e la lunetta affrescata superiore, di cui il frammento recuperato sarebbe pertinente.

La restituzione dell’opera si inserisce, a sua volta, in una più ampia operazione che ha permesso il rientro in Italia di 129 reperti, nell’ambito del Protocollo siglato tra il District Attorney della Contea di New York e il Governo della Repubblica Italiana. 

Accertata la provenienza pompeiana dell’affresco, la Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ne ha quindi disposto l’assegnazione al Parco Archeologico di Pompei: al momento della restituzione non era però possibile fare alcuna ipotesi sulla sua collocazione originaria.

Grazie a successive indagini approfondite, a cura dei funzionari del Parco in parallelo impegnati nello scavo extraurbano, e al confronto con informazioni acquisite, inclusi i dati emersi da intercettazioni ambientali, è stato possibile identificare con assoluta certezza l’affresco come proveniente dal sacello di Civita Giuliana.

Di fatto l'affresco raffigura Ercole in fasce mentre strozza i serpenti alla presenza di Zeus (simboleggiato dall'aquila sul globo) e Anfitrione: tale episodio non fa parte delle canoniche 12Sacello Civita Giuliana Pompei 2 250 fatiche, ma ne è un presagio. Poiché le pareti del sacello presentano traccia di altri 12 pannelli figurati, staccati clandestinamente, si può ragionevolmente ipotizzare che il tema dei pannelli staccati fosse costituito dalle dodici fatiche di Ercole: seguendo questa ipotesi, ben si inserisce l’affresco con Ercole bambino che lotta con i serpenti, poiché tale episodio non costituisce una delle fatiche che Ercole compirà in età adulta bensì è un evento che segna la sua nascita ed è la dimostrazione della sua forza prodigiosa. La sua collocazione in alto, all’interno della lunetta, sarebbe dunque prodromica e presagio delle future dodici fatiche. 

Sono in corso analisi e indagini sul pannello per chiarire nel dettaglio le geometrie e i punti di connessione con i lacerti di affresco ancora conservati in loco per una futura (auspicata) ricollocazione, all’interno di quel processo di valorizzazione e fruizione del sito archeologico di Civita Giuliana.

Gli ulteriori approfondimenti investigativi proseguiranno per rintracciare gli altri affreschi sottratti dal sacello.

“Un reperto archeologico possiede valore non soltanto per la sua materialità, ma soprattutto per ciò che può raccontare sul passato. – spiega il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel - Ogni oggetto rinvenuto in uno scavo è una testimonianza storico-culturale preziosa, perché il suo significato dipende dal contesto in cui è stato trovato. Quando un reperto viene rubato, questo legame con il suo contesto originario si spezza irrimediabilmente. Anche se l’oggetto rimane integro dal punto di vista fisico, perde gran parte del suo valore scientifico. Senza conoscere dove, come e insieme a cosa è stato scoperto, il reperto non può più contribuire alla ricostruzione storica e diventa un semplice oggetto isolato, privato della sua funzione di testimonianza. Per questo rubare un reperto significa sottrarre a tutti noi una parte di conoscenza e cancellare un frammento della storia dell’umanità.”

Questo ritrovamento – dichiara il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso - è l’ennesimo frutto della collaborazione sinergica tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, rivelatasi uno straordinario strumento non solo per riportare alla luce reperti archeologici di eccezionale importanza, ma anche per interrompere l’azione criminale di soggetti che per anni si sono resi protagonisti di un sistematico saccheggio dell’enorme patrimonio archeologico custodito nella vasta area, ancora in gran parte sepolta, della villa romana di Civita Giuliana, recuperando preziose testimonianze storiche e restituendole alla fruizione della collettività. “

L’affresco sarà esposto da metà gennaio all’Antiquarium di Boscoreale, che già ospita una sala dedicata ai rinvenimenti di Civita Giuliana.

Assisi sala stampa 1 250ALDO CAZZULLO E ANGELO BRANDUARDI IN BASILICA CON “FRANCESCO”: VOCE E MUSICA TRA GLI AFFRESCHI DI GIOTTO fra Giulio Cesareo: «occasione per trarre ispirazione e attualità dalla sua esistenza»

ASSISI (PG) - Si è svolta nella serata di ieri, 15 dicembre, tra gli affreschi di Giotto della chiesa superiore della Basilica di San Francesco in Assisi, la prima nazionale dello spettacolo “Francesco”, il racconto della vita del Santo in occasione degli 800 anni dalla morte, portato in scena da Aldo Cazzullo accompagnato dalle musiche del maestro Angelo Branduardi in collaborazione con Fabio Valdemarin.

«Le chiese francescane - ha dichiarato fra Giulio Cesareo, OFMConv, direttore dell’Ufficio comunicazione del Sacro Convento - sono da sempre non solo luoghi di culto, ma veri e propri areopaghi, spazi in cui le comunità cittadine si incontravano, discutevano e, grazie alla mediazione dei frati, siglavano patti municipali e accordi tra categorie professionali e sociali. Oggi, l'arte rappresenta senza dubbio uno di questi areopaghi, un ambito in cui i legami sociali si rafforzano attraverso le relazioni e il perseguimento di obiettivi condivisi. Accogliere in Basilica lo spettacolo di Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi su san Francesco è stato un contributo prezioso: il racconto della vicenda del Santo di Assisi ha invitato tutti noi presenti a trarre ispirazione e attualità dalla sua esistenza, affinché il nostro presente possa vivere una svolta all'insegna del rispetto, della solidarietà e della cura della casa comune».

Per l’occasione è stato esposto sul palco il "corno del Sultano". La reliquia, secondo la tradizione, è il corno d'avorio che san Francesco ricevette in dono dal Sultano al-Malik al-Kamil durante il loro incontro a Damietta nel 1219. Simbolo di amicizia e dialogo interreligioso, era usato per chiamare alla preghiera ed è regolarmente conservato ed esposto nella Cappella di San Nicola - affrescata sempre da Giotto - nella chiesa inferiore della Basilica.

Tra i numerosi spettatori in Basilica c’è stato anche un ospite d’eccezione, Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, con alcuni familiari. Il Custode del Sacro Convento fra Marco Moroni, OFMConv, nel saluto che ha introdotto la serata, ha rivolto al cantante l’invito a tornare nel 2026 ad Assisi in occasione del grande centenario francescano.

Alle 18.30 di domani, mercoledì 17 dicembre, sarà online una nuova puntata di “Parole Povere”, il podcast dei frati minori conventuali della Basilica, con l’intervista esclusiva ad Aldo Cazzullo. La puntata sarà disponibile in video sul canale YouTube @SanFrancescoAssisi
https://youtube.com/playlist?list=PLJlBbwBmMO14-tTxV2WXpGzKSMjAeVP4x&si=mW7pjCiwwbENFGeS e sulle principali piattaforme audio.
A questo link è disponibile l’intervista al maestro Angelo Branduardi:
https://www.youtube.com/watch?v=y_7ZklItQv8 

Lo spettacolo “Francesco” andato in scena ieri è tratto dal libro di Aldo Cazzullo, “Francesco. Il primo italiano” (edito HarperCollins Italia), da settembre in testa alle classifiche di vendita e saggio più venduto del 2025, ed è promosso da Corvino Produzioni e Lungomare in collaborazione produttiva con la società di produzione televisiva Stand by Me. Durante la serata sono state effettuate le riprese per una puntata speciale del programma "Una Giornata Particolare" che andrà in onda su La7.

Foto Parlamento europeo 250Nella cerimonia di martedì a Strasburgo, la presidente Metsola ha consegnato il premio Sacharov 2025 ai rappresentanti dei due giornalisti, detenuti rispettivamente in Bielorussia e Georgia.

Durante la cerimonia di consegna del Premio Sacharov 2025 per la libertà di pensiero, tenutasi martedì 16 dicembre a Strasburgo, la Presidente del Parlamento, Roberta Metsola, ha dichiarato: “Sono orgogliosa di assegnare il Premio Sacharov di quest’anno ai giornalisti Andrzej Poczobut e Mzia Amaglobeli, in riconoscimento della loro coraggiosa lotta per la libertà di espressione e per il futuro democratico della Bielorussia e della Georgia. Il Parlamento è solidale con Mzia e Andrzej e chiede la loro immediata liberazione, perché dire la verità al potere non deve mai essere un crimine”.

Andrezj Poczobut, giornalista imprigionato in Bielorussia

Andrezj Poczobut, giornalista, saggista, blogger e membro della minoranza polacca in Bielorussia, è stato rappresentato da sua figlia, Jana Poczobut, che in Aula ha dichiarato: "È un grande onore essere qui oggi e ricevere questo premio a nome di mio padre. (...) Da quasi cinque anni ormai, la mia famiglia vive nel silenzio, nell'incertezza e nell'assenza di una persona cara. Vorrei oggi esprimere la mia più profonda gratitudine al Parlamento europeo per averlo ricordato e per aver ricordato tutte le famiglie che vivono con gli stessi interrogativi senza risposta."

Riferendosi al caso di Mikalai Statkevich, membro di spicco dell'opposizione bielorussa, scomparso nel settembre 2025, ha aggiunto: "Quando pronunciamo i loro nomi ad alta voce, smettono di essere statistiche. Tornano ad essere persone reali. Ed è per questo che la vostra attenzione, l'attenzione del Parlamento europeo, è così importante. Preserva la dignità umana dove tutto il resto cerca di cancellarla."

I deputati hanno approvato diverse risoluzioni in cui condannano la repressione in Bielorussia, chiedono il rilascio dei prigionieri politici (stimati a oltre 1 200), denunciano la complicità del presidente Lukashenka con la Russia nella guerra in Ucraina e chiedono sanzioni più severe, e dichiarano il proprio sostegno alle forze democratiche bielorusse, ai media indipendenti e ai difensori dei diritti umani. Il Parlamento è un forte sostenitore dell'opposizione democratica in Bielorussia, alla quale ha conferito il premio Sacharov per la libertà di pensiero nel 2020. Nel marzo 2023 ha approvato una risoluzione sul caso di Andrezj Poczobut.

Mzia Amaglobeli, giornalista imprigionata in Georgia

Mzia Amaglobeli, giornalista georgiana, co-fondatrice e direttrice dei media indipendenti Batumelebi e Netgazeti, è stata rappresentata dalla collega Irma Dimitradze, giornalista di Batumelebi, che ha letto ai deputati un discorso a suo nome: “Accetto questo premio a nome dei miei colleghi che oggi in Georgia lottano per salvare il giornalismo in quanto tale. Giornalisti che lavorano instancabilmente per garantire che possiate ascoltare la voce della resistenza dei cittadini georgiani e che la verità non venga messa a tacere”.

Riferendosi alle autorità del suo Paese, Mzia Amaglobeli ha scritto: “Questo regime è spietato (…). Distrugge il giornalismo libero, abolisce i partiti politici di opposizione e ne imprigiona i leader, smantella di fatto le organizzazioni non governative, etichettando chi vi lavora come “agenti stranieri” (…). Eppure non è riuscito a mettere a tacere le proteste. Forse è per questo che le dichiarazioni dell’Unione europea a sostegno del popolo georgiano sono state più forti e più precise che mai. E per questo sono profondamente grata”.

Dopo aver richiamato le aspirazioni del popolo georgiano all’adesione all’UE, ha concluso la lettera sottolineando: “Il destino della nostra lotta non dipende solo da noi, perché la nostra lotta non riguarda soltanto noi. (…) Lottate con noi e per noi. Lottate come lottereste per la libertà dei vostri stessi Paesi. Usate ogni strumento a vostra disposizione e fatelo prima che sia troppo tardi”.

Per quanto riguarda la Georgia, paese candidato all'adesione all'UE dal 2023, il Parlamento ha condannato fermamente il significativo regresso democratico nel paese e ha denunciato le leggi repressive (come quella sugli "agenti stranieri"), gli attacchi alla libertà di espressione e di stampa e la repressione delle proteste pacifiche.

I deputati hanno anche chiesto una ripetizione delle elezioni dell'ottobre 2024 alle quali il partito al potere, Sogno georgiano, si era dichiarato vincitore, e hanno denunciato l'influenza russa nel Paese e chiesto il rilascio dei detenuti. I deputati sono comunque favorevoli al mantenimento della prospettiva di un'adesione subordinata alle riforme e al rispetto dello Stato di diritto, e chiedono l'imposizione di sanzioni personali nei confronti dei responsabili delle violenze.

Nel giugno 2025, il Parlamento ha adottato una risoluzione sulla libertà di stampa in Georgia e sul caso personale di Mzia Amaglobeli.

Contesto

Intitolato al fisico e dissidente politico sovietico Andrei Sacharov, il Premio Sacharov per la libertà di pensiero è la più alta onorificenza dell'Unione europea nel campo dei diritti umani. Dal 1988 viene assegnato ogni anno dal Parlamento a persone, gruppi o organizzazioni per il loro impegno a difesa dei diritti umani, della libertà di espressione e dei valori democratici. Il premio è accompagnato da un riconoscimento in denaro di 50 000 euro.

Diversi giornalisti, media e organizzazioni per la libertà di stampa hanno ricevuto il premio, tra cui l'organizzazione non governativa Reporter senza frontiere nel 2005, l'Associazione bielorussa dei giornalisti nel 2004, la giornalista e scrittrice algerina Salima Ghezali nel 1997 e il popolare quotidiano Oslobodenje, che ha promosso una visione multietnica della Bosnia-Erzegovina nel 1993. Il Parlamento dimostra inoltre il suo sostegno incondizionato al giornalismo investigativo e all'importanza della libertà di stampa assegnando ogni anno il Premio Daphne Caruana Galizia per il giornalismo, in onore della giornalista maltese assassinata nel 2017.

Locandina 250Il 18 dicembre prevista l’apposizione del Puntale sull’Albero dei Diritti (con i Vigili del Fuoco) e l’apertura del Villaggio di Natale all’interno del reparto di Pediatria. Narciso (Unicef): “I diritti dei bambini si praticano tutti i giorni, soprattutto nei luoghi più delicati”.

NAPOLI – Riportare a Natale i diritti dell’infanzia all’interno dei luoghi della cura, facendo sì che il valore della relazione e del gioco assuma un valore concreto e misurabile, e regalare momenti di serenità festiva a tutti quei bambini e quelle bambine che per motivi medici non potranno godere del calore domestico.

È da questa volontà che nasce “Un Natale da Indossare”, l’iniziativa promossa da UNICEF Campania che giovedì 18 dicembre 2025 porterà l’Albero dei Diritti e le attività ludiche nei reparti del Policlinico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli (via Sergio Pansini 5), trasformando una giornata natalizia in un momento di comunità, presenza e responsabilità condivisa.

L’appuntamento si aprirà alle ore 11.00 nel Reparto di Audiologia, Edificio 13, con l’apposizione del Puntale dei Diritti, gesto simbolico che completa l’Albero dei Diritti dei bambini, un albero volutamente non idealizzato, costruito grazie al contributo di quindici istituzioni scolastiche del territorio. A rendere solenne il momento saranno la Fanfara dei Carabinieri e il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, chiamati ad apporre il puntale e accompagnare un passaggio che richiama il tema della protezione e dell’impegno civile verso l’infanzia. Alle 11.45 l’iniziativa proseguirà nel Reparto di Pediatria, Edificio 11a, con l’apertura del Villaggio di Babbo Natale e l’avvio delle attività dedicate alle bambine e ai bambini ospiti della struttura. Ad arricchire la giornata di festa, inoltre, l’esibizione dell’artista e cantante partenopeo Gianni Fiorellino.

Al centro della giornata ci sarà il gioco come strumento di relazione e inclusione. Nei reparti, insieme all’associazione Officina delle Idee, i giochi da tavolo diventeranno occasioni di incontro e condivisione grazie al contributo di Giochi Uniti, mentre Babbo Natale, affiancato dagli elfi dei Ferrovieri EAV, distribuirà giochi messi a disposizione da Toys Bimbo Store. A ogni partecipante, adulti compresi, verrà consegnato un decoro simbolico da indossare, a sottolineare che i diritti non sono ornamenti ma responsabilità da portare con sé.

“L’Albero dei Diritti non è bello nel senso convenzionale del termine, ed è una scelta precisa”, dichiara Emilia Narciso, Presidente Regionale di UNICEF Campania. “È un albero che parla, che interroga gli adulti e chiede presenza, tempo e attenzione. Vederlo crescere grazie al contributo delle scuole, delle istituzioni e delle realtà del territorio, e portarlo dentro un ospedale, significa ricordare che i diritti dei bambini non si celebrano una volta l’anno, ma si praticano ogni giorno, soprattutto nei luoghi più delicati”.

Il gioco assume in questo contesto una funzione educativa e sociale. “Essere presenti in una giornata come questa significa ribadire che il gioco non è un passatempo accessorio, ma uno spazio fondamentale di relazione”, sottolinea Stefano De Carolis, direttore operativo di Giochi Uniti. “Portare i giochi da tavolo in reparto vuol dire creare occasioni di normalità, di incontro e di condivisione, anche in contesti complessi come quello ospedaliero. Crediamo molto nel valore di queste iniziative, tanto è vero che la nostra presenza al Policlinico segue una donazione che la nostra azienda ha già fatto per la realizzazione di una ludoteca all’Ospedale Santobono. Per noi si tratta di un modo concreto per sostenere una cultura dell’infanzia che metta al centro le persone”.

L’iniziativa è realizzata con la collaborazione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, della UOC di Audiologia e del CRR Impianti Cocleari, con il contributo istituzionale della Fanfara dei Carabinieri e del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco. Hanno reso possibile la giornata EAV – Ente Autonomo Volturno, Giochi Uniti, Toys Bimbo Store, Officina delle Idee, i Ferrovieri EAV, le quindici istituzioni scolastiche coinvolte e le realtà che hanno aderito come sostenitori e partner dell’iniziativa, tra cui Lions Club, Sofier Atelier, Casper I Superci, Nemi Giocattoli e The English Academy. La memoria della giornata sarà affidata al racconto di Franco Capasso attraverso il format “Eccociqua”.

Locandina 19 12 25 250Venerdì 19 dicembre, alle ore 18, si avrà la riapertura al culto della chiesa parrocchiale Santissimo Salvatore, Santi Angeli Custodi e SanLocandina mostra 19 12 2025 250 Gaetano Thiene, nel Parco San Laise (ex area Nato) a Bagnoli (via della Liberazione, 1), guidata dal parroco don Pino Natale. La celebrazione eucaristica sarà presieduta dal vescovo di Pozzuoli e di Ischia, don Carlo Villano.

Dopo la celebrazione, saluti istituzionali e vernissage della Mostra fotografica “Alcuni di Noi e Altri ancora” di Claudia Del Giudice. La mostra costituisce il prosieguo del progetto fotografico avviato a giugno scorso nella prima edizione del Festival della Terra, realizzato nel Parco San Laise, grazie alla disponibilità della Fondazione Campania Welfare, promosso dall’Ufficio diocesano per la Cura del Creato, Giustizia e Pace. Il ricavato della vendita di alcuni scatti è stato inviato in Terra Santa. Significativa la nota ricevuta dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, che ha invocato la benedizione dell’Altissimo per il vescovo, per tutti i donatori e per il parroco: «Il contributo – ha sottolineato il cardinale – è prima di tutto segno della comunione d’amore che dalla Trinità si effonde su tutti gli uomini, quindi il suo valore è incommensurabile. La disponibilità della parrocchia ad ospitare la mostra che ha permesso di raccogliere le donazioni, testimonia una vicinanza nei confronti di chi soffre condizioni di vita intollerabili».

Nella serata, alle ore 19.30, si terrà il Concerto diocesano di Natale, a cura della Cappella Musicale San Procolo, diretto dal Maestro don Giovanni Varriale.

Saranno presenti rappresentanti di associazioni e organizzazioni che stanno collaborando con la parrocchia per la realizzazione di iniziative religiose, sociali e culturali.

Alle ore 17.30, prima della celebrazione, l’associazione culturale Nemea Aps accompagnerà nella conoscenza della storia dell’area ex base Nato e della chiesa.

mostra Lione 5 250Continuano a viaggiare nel mondo i tesori del Parco Archeologico di Ercolano, custodi di una storia unica e ambasciatori dell’eccellenza culturale italiana. In occasione della mostra internazionale “Romains_Arts_Patrimoine”, in svolgimento al Museo Lugdunum di Lione (Francia), fino al 7 giugno 2026, il Parco ha concesso in prestito tre significativi reperti che arricchiscono il prestigioso percorso espositivo.

Messaggeri del Parco sono:

  • la Statuetta di Venere, raffinata opera scultorea che incarna l’eleganza e la grazia dell’arte antica;
  • la Testa policroma di Amazzone, straordinario esempio di resa espressiva e cromatica, testimonianza del livello artistico raggiunto dall’arte romana e dell’uso originario del colore nella scultura;
  • il Dipinto con cornice in legno carbonizzato raffigurante amorini alati, scena ispirata al culto di Apollo che apporta al percorso della mostra un tocco di poesia figurativa e di colta eleganza dell’antica Ercolano. L’opera è stato oggetto di un accurato restauro finanziato dal Museo Lugdunum di Lione.

Questi reperti, scelti per il loro valore storico, artistico e simbolico, rappresentano un ulteriore capitolo del viaggio internazionale delle opere ercolanesi, da tempo protagoniste di collaborazioni con istituzioni culturali estere. La loro presenza a Lione contribuisce a diffondere la conoscenza del patrimonio ercolanese oltre i confini nazionali, confermando il ruolo del Parco come polo di ricerca, tutela e divulgazione culturale.

Per info Home - Lugdunum Museum and Roman theatres

Foto Giovanni Taranto 250POMPEI – Dalle biblioteche universitarie di Harvard e Princeton al palcoscenico del Teatro Mattiello di Pompei: continua l'ascesa letteraria di Giovanni Taranto. Il giornalista e scrittore oplontino è stato uno dei protagonisti della serata finale del Vesuvius Film Festival 2025, svoltasi sabato 13 dicembre, aggiudicandosi il premio della sezione letteratura ed editoria. La direzione artistica ha individuato nelle indagini del suo Commissario Palumbo la "miglior rivelazione crime italiana", sottolineando nella motivazione la perfetta idoneità del personaggio alla trasposizione televisiva.

Specializzato in cronaca nera e giudiziaria, Taranto porta dal 2021 i temi della legalità al grande pubblico. Se la sua saga del Capitano Mariani (Avagliano editore) — con titoli come "La fiamma spezzata", "Mala fede" e "Requiem sull’ottava nota" — ha già ottenuto premi come miglior serie crime, è ora il turno di Palumbo di brillare. Il commissario della Omicidi napoletana, alle prese con un caso di omicidio camorristico camuffato da suicidio nel racconto "La vendetta è un piatto che va consumato freddo", aveva già trionfato a settembre nel concorso di Gialli.it. Ancor prima, il personaggio si era imposto nella edizione 2024 del concorso con "Il piano perfetto".

Il premio è stato consegnato nell'ambito della sesta edizione del festival "Plastic Free", diretto da Giovanna D'Amodio e dedicato quest'anno a Federico Fellini. Una vetrina internazionale con quattromila opere in gara, valutate dalla giuria di Alessandro Polcini Tartaglia. L'evento, che gode del patrocinio del Parlamento Europeo, ha visto la partecipazione del Presidente del Parco del Vesuvio, Raffaele De Luca, e di Carla Ciccarelli del Conservatorio San Pietro a Majella.

Per Taranto, i cui libri sono stati oggetto di studio al Senato e progetti di lettura al carcere di Nisida, nonché apprezzati all'ONU, questo riconoscimento unisce l'eccellenza narrativa alle concrete prospettive di adattamento per il piccolo e il grandeschermo.

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