Cronaca

Perché è importante scegliere l’ora di religione a scuola

 

Foto Nicola Incampo 250Ogni anno, quando arriva il momento dell’iscrizione, molti studenti si trovano di fronte alla stessa domanda: “Vuoi avvalerti dell’insegnamento della religione cattolica?” Alcuni rispondono d’istinto, altri ci pensano su, altri ancora non sanno bene cosa comporti questa scelta. Eppure, l’ora di religione – spesso sottovalutata o vista come una pausa dalle materie più “pesanti” – rappresenta un’occasione formativa unica, capace di unire cultura, riflessione e dialogo.

In un mondo dominato dalla fretta, dai social e dalle informazioni che scorrono a velocità impressionante, fermarsi a riflettere diventa un lusso raro. L’ora di religione offre proprio questo: un tempo per pensare.

Durante le lezioni si affrontano temi profondi come la vita, la morte, la libertà, l’amore, la giustizia e la speranza. Argomenti che toccano tutti, credenti e non credenti. Non si tratta solo di “parlare di Dio”, ma di confrontarsi su ciò che rende la vita umana degna di essere vissuta.

Spesso l’insegnante non dà risposte pronte, ma invita gli studenti a riflettere, discutere e ascoltare punti di vista diversi.

In questo senso, l’ora di religione diventa una palestra di pensiero critico e di dialogo autentico, un’occasione per scoprire se stessi e gli altri.

La religione cattolica fa parte in modo profondo della storia e della cultura italiana ed europea. Le opere d’arte, la letteratura, la musica e perfino molte leggi e istituzioni sono nate in un contesto culturale segnato dal cristianesimo.

Senza un minimo di conoscenza religiosa, è difficile comprendere appieno capolavori come la Divina Commedia, gli affreschi di Giotto o la Cappella Sistina.

Frequentare l’ora di religione significa quindi conoscere meglio il nostro patrimonio culturale, capire il significato delle festività, dei simboli e dei valori che hanno costruito la nostra civiltà. È un modo per leggere con maggiore consapevolezza la realtà che ci circonda.

Viviamo in una società sempre più multiculturale, dove convivono persone di religioni e culture diverse. L’ora di religione cattolica, lungi dall’essere chiusa o “solo per i credenti”, è invece un luogo di dialogo e confronto.

Gli studenti imparano a conoscere non solo il cristianesimo, ma anche le altre religioni del mondo, comprendendo le loro somiglianze e differenze.

Questo percorso favorisce la tolleranza e il rispetto reciproco, due valori fondamentali in una società democratica. Capire le fedi altrui significa imparare a convivere pacificamente, a superare pregiudizi e a costruire ponti invece che muri.

A differenza di molte discipline più “tecniche”, l’ora di religione lascia spazio al dialogo e alla dimensione personale. Gli studenti possono esprimere le proprie opinioni, condividere esperienze, raccontare le loro domande interiori.

Non ci sono voti “per fede” o risposte obbligatorie, ma solo la voglia di capire e ascoltare. È una lezione che parla alla mente, ma anche al cuore.

È importante ricordare che l’insegnamento della religione cattolica è obbligatorio per lo Stato, ma facoltativo per gli alunni: nessuno è obbligato a seguirlo. Tuttavia, proprio perché è una scelta, frequentarlo diventa un gesto di libertà e consapevolezza.

Chi sceglie di partecipare non fa un atto di fede, ma sceglie di approfondire un aspetto fondamentale della vita umana e della cultura.

In definitiva, l’ora di religione a scuola non è un semplice insegnamento religioso, ma un percorso di crescita personale, culturale e spirituale. È un momento per conoscere il passato, capire il presente e interrogarsi sul futuro.

In una società che spesso si concentra solo sull’utile e sull’immediato, ritagliarsi un’ora per riflettere sui grandi interrogativi della vita può fare la differenza.

Forse è proprio questa la ragione più importante per sceglierla: perché in quell’ora impariamo non solo a sapere di più, ma anche a essere di più.

Nicola Incampo

“Alleanza per la Speranza”

Le Fondazioni con lo Stato e le Banche per prevenire l’usura

Il 17 gennaio a Bari il Convegno per i 30 anni della Consulta Nazionale Antiusura

 

Logo Consulta nazionale Antiusura 250In occasione del Trentennale della Consulta Nazionale Antiusura “Giovanni Paolo II”, sabato 17 gennaio 2026, dalle 15:00 alle 17:30, si terrà a Bari, nella Sala Odegitria della Cattedrale, il convegno nazionale “Alleanza per la Speranza. Le Fondazioni con lo Stato e le Banche per prevenire l’usura”, con la presentazione del volume La Speranza.

L’iniziativa, coordinata dalla Dott.ssa Michela Di Trani, Portavoce della Consulta e curatrice del volume, riunisce rappresentanti delle istituzioni civili, della Chiesa, del mondo bancario e della magistratura per riflettere sulle nuove sfide della prevenzione dell’usura e dell’azzardo, a trent’anni dalla Legge 108/1996.

Dopo i saluti istituzionali della Dott.ssa Antonella Bellomo, Presidente della Fondazione Antiusura San Nicola e Santi Medici, sono stati invitati il Prefetto di Bari, il Presidente della Regione Puglia, il Sindaco di Bari, interverrà il Dott. Luciano Gualzetti, Presidente della Consulta Nazionale Antiusura.

La relazione introduttiva sarà affidata a S.E. Mons. Giuseppe Baturi, Segretario Generale della CEI, sul tema: “Una Chiesa che accompagna: misericordia, giustizia, speranza”.

Alla tavola rotonda dedicata al tema della prevenzione dell’usura come responsabilità condivisa, interverranno relatori che, da prospettive diverse, hanno contribuito a costruire un sistema di protezione e di riscatto dal Diacono Paolo Giusto, che ripercorrerà le origini della Consulta, alla Prof.ssa Antonella Sciarrone Alibrandi, Giudice della Corte Costituzionale, che approfondirà la riforma del Fondo di prevenzione dell’usura. Il Procuratore Capo di Bari, Roberto Rossi, porterà l’esperienza della magistratura nel contrasto ai fenomeni criminali, mentre il Ministero dell’Economia, rappresentato dal Dott. Silvio D’Amico, offrirà un quadro aggiornato sulle prospettive normative a trent’anni dalla Legge 108/96. Il mondo bancario sarà rappresentato dal Vice Direttore Generale Vicario dell’ABI, Gianfranco Torriero, che rifletterà sul valore del credito responsabile. Il sociologo Maurizio Fiasco analizzerà il legame tra azzardo e usura, mentre il giornalista Toni Mira racconterà il ruolo dell’informazione nel dare voce a chi spesso non ne ha.

Nel corso del convegno sarà proiettato un estratto del recente discorso di Papa Leone XIV rivolto alla Consulta, un messaggio che richiama la necessità di “sciogliere le catene inique” attraverso una misericordia che si traduce in azioni concrete. A commentarlo sarà l’Arcivescovo di Bari-Bitonto, S.E. Mons. Giuseppe Satriano. La giornata si concluderà con l’intervento finale del Presidente Gualzetti, mentre a tutti i partecipanti sarà donata una copia del volume La Speranza.

Domenica 18 gennaio 2026, alle ore 11:00, nella Cattedrale di Bari, S.E. Mons. Satriano presiederà la Santa Messa di ringraziamento per il Trentennale. Le celebrazioni proseguiranno domenica 18 gennaio con la Santa Messa di ringraziamento presieduta da Mons. Satriano nella Cattedrale di Bari. La Consulta Nazionale Antiusura esprime gratitudine alla Fondazione “San Nicola e Santi Medici di Bari” per la collaborazione nella realizzazione dell’evento.

Fabio De Rienzo 250L’esperto di settore Fabio De Rienzo: “Senza un intervento normativo mirato, in molti rischiano di essere espulsi dal mercato in cui i grandi web-marketplace fanno il bello e cattivo tempo senza possibilità di difendersi”.

NAPOLI – Il commercio elettronico italiano continua a crescere in termini di volumi e diffusione, ma dietro i numeri positivi si nasconde una criticità strutturale che riguarda sempre più da vicino i piccoli e medi operatori digitali. Un sistema che appare concorrenziale dal punto di vista del consumatore, ma che, osservato dall’interno, mostra un’evidente concentrazione di potere e un progressivo impoverimento del tessuto imprenditoriale.

A sollevare il tema è Fabio De Rienzo, imprenditore digitale napoletano, esperto di e-commerce e fondatore di Materassimemory.eu: “Molti piccoli commercianti online non competono realmente sul mercato, ma all’interno di ecosistemi chiusi, governati da soggetti che stabiliscono regole, costi, visibilità e condizioni operative in maniera unilaterale. La scelta, nella maggior parte dei casi, non è libera: o si accettano integralmente quelle regole, oppure si viene di fatto esclusi dal mercato”.

Secondo De Rienzo, il problema non è la presenza di grandi player, né l’innovazione tecnologica, ma l’asimmetria strutturale che si è creata nel tempo. “Dal lato dell’utente finale – spiega – la percezione è quella di un’ampia concorrenza e di una pluralità di offerte. Dal lato dei venditori, invece, la filiera è sempre più concentrata: pochi soggetti controllano l’accesso al cliente finale, la visibilità dei prodotti e la sostenibilità economica delle imprese più piccole. È una concorrenza a rischio che andrebbe invece difesa, mentre ad oggi i grandi web-marketplace fanno il bello e cattivo tempo senza possibilità di difendersi”.

Un ulteriore elemento critico riguarda il peso delle regole private, che finiscono per incidere più delle norme pubbliche. “Le condizioni contrattuali imposte dalle grandi piattaforme – sottolinea De Rienzo – funzionano come vere e proprie norme para-legislative. Non sono negoziabili, possono essere modificate unilateralmente e spesso non prevedono strumenti di tutela realmente efficaci per il venditore. In questo contesto, parlare di libertà contrattuale è, nei fatti, una forzatura”.

A rendere il quadro ancora più complesso è l’impossibilità concreta, per un piccolo imprenditore, di difendersi. “In teoria esistono strumenti legali – aggiunge – ma nella pratica è impensabile che un piccolo commerciante online possa sostenere un contenzioso contro una multinazionale con risorse economiche e legali incomparabili. Il diritto di difesa resta formale, non sostanziale”.

Da qui la richiesta esplicita alle istituzioni. “I piccoli operatori dell’e-commerce devono unirsi e farsi sentire. Non chiediamo chiedono privilegi o protezioni indebite – chiarisce De Rienzo – ma tutele minime che consentano di operare in un mercato equo: maggiore trasparenza sulle regole, limiti alla loro modificabilità unilaterale, strumenti di tutela accessibili e realmente utilizzabili. Senza queste condizioni, il rischio è una selezione darwiniana che premia solo chi detta le regole”.

Un tema che chiama in causa anche l’adeguatezza dell’attuale impianto normativo. “Il Codice del Consumo italiano – ricorda De Rienzo – risale al 2005 e, pur avendo ricevuto aggiornamenti e recepimenti di direttive europee, nasce in un’epoca precedente all’attuale assetto del commercio digitale. Oggi servono norme pensate specificamente per l’economia delle piattaforme e per le dinamiche dell’e-commerce contemporaneo”.

Fondamentale, infine, il ruolo della politica. “Una regolamentazione efficace – conclude De Rienzo – deve essere costruita da chi conosce davvero il settore. Senza competenze tecniche adeguate, il rischio è produrre norme generiche, facilmente aggirabili o inefficaci. Lo Stato ha il dovere di impedire che la crescita dei grandi si traduca automaticamente nella scomparsa dei piccoli. Una legislazione mirata può rappresentare un’ancora di salvezza per migliaia di commercianti online che operano nella trasparenza, nella legalità e nel rispetto delle regole”.

 

Gibellina 2026, Giuli: “Terra sacra perché ha saputo rigenerarsi dalla tragedia”

 

Logo MiC social default 250“Gibellina non poteva che essere la prima Capitale italiana dell’arte contemporanea per le stesse ragioni per cui si costruisce un tempio: perché il luogo in cui lo si costruisce è sacro. Questa terra ha saputo rigenerarsi e fare di un’immane tragedia qualcosa di sacro, intonato alla bellezza e all’arte. La Stella di ingresso al Belice, l’istallazione simbolica di Pietro Consagra, è il simbolo della nostra Repubblica, una porta d’ingresso nelle istituzioni italiane, nell’anima dell’Italia, che è rappresentata da una stella, quella della dea Venere. È una legge di amore, di attrazione, che compendia la forza e la tradizione della nostra Magna Grecia italica”.

Lo ha detto il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, inaugurando Gibellina Capitale dell'arte contemporanea 2026, iniziativa promossa dal Dipartimento per le Attività Culturali del MiC con la Direzione Generale Creatività Contemporanea per valorizzare l’arte contemporanea come strumento di rigenerazione urbana, sociale, culturale e territoriale.

“Il Cretto di Burri, nel suo essere biancheggiante e a volte imbronciato a seconda dei tagli di luce, è l’espressione più potente, non soltanto del fatto che una città ha preso coscienza di sé attraverso un tragico terremoto, ma che attraverso l’arte ha inverato ciò che diceva il grande poeta Hölderlin: “Dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”. E cos’è che salva? L’arte, la cultura, la creatività, la possibilità di trasformare una tragedia del genere in una luce di grandezza”.

Solenne celebrazione il 25 pomeriggio nella Cattedrale di San Rufino ad Assisi e il 28 a San Feliciano a Foligno

A MARZO DOPPIO INGRESSO E PRESA DI POSSESSO DEL NUOVO VESCOVO

Il 19 marzo a Santa Maria degli Angeli la messa di saluto e congedo a monsignor Sorrentino


Foto 250ASSISI - Monsignor Felice Accrocca, vescovo eletto delle diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e di Foligno farà il suo ingresso e la presa di possesso nelle due diocesi nel mese di marzo e precisamente il 25 pomeriggio con la santa messa nella cattedrale di San Rufino ad Assisi per la diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, e il 28 marzo pomeriggio con la celebrazione nella cattedrale di San Feliciano per la diocesi di Foligno. Si tratta di due date particolarmente significative, perché il 25 marzo è la Solennità dell'Annunciazione del Signore e il 28 marzo è il giorno dei Primi Vespri della Solennità della Domenica delle Palme.

Il 19 marzo, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, ci sarà invece la messa di saluto e congedo dell’amministratore apostolico delle due diocesi, monsignor Domenico Sorrentino, in occasione dei 25 anni della sua nomina a vescovo e di ringraziamento per i 20 anni di servizio come pastore prima nella diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e poi di Foligno.

La definizione delle date dell'insediamento del nuovo vescovo è arrivata anche a seguito della visita di cortesia che una delegazione delle due diocesi ha compiuto lunedì 12 gennaio recandosi in arcivescovado a Benevento per incontrare e conoscere monsignor Accrocca. 

Boscoreale. All’ISS “Graziani - Cesaro Vesevus” “La Notte dei LES

 

LOCANDINA LA NOTTE DEI LICEI 150La Rete dei LES (Licei Economico-Sociali) della Campania promuove l’evento “La Notte dei LES” che quest’anno, per la prima volta, si tiene all’ISS “Graziani - Cesaro Vesevus” nella sede di Boscoreale in Via Montessori n. 2 venerdì 16 gennaio 2026 dalle ore 18:00 alle ore 21:00. L’evento prevede l’apertura al territorio di tutti gli Istituti della Rete con l’intento, da un lato, di valorizzare il pensiero critico, l’arte, l’originalità e il talento degli studenti e, dall’altro, di far conoscere le peculiarità del Liceo Economico Sociale e la qualità della nostra offerta formativa.

In preparazione dell’evento, dichiara il professore Francesco Embrione, docente di Scienze Umane  e Referente Rete LES della Campania per l'Istituto "Graziani - Cesaro Vesevus", i nostri allievi, guidati dai docenti, sono stati invitati a riflettere su una tematica comune individuata dalla Rete campana dei LES relativa ai “nuovi paesaggi globali tra conflitti e pace” e stimolati ad esprimersi nelle modalità a loro più congeniali per condividere la visione dei conflitti interiori, interindividuali, sociali, economici e politici che caratterizzano il mondo in cui vivono. Abbiamo, inoltre, invitato a aderire all’evento i Dirigenti Scolastici di alcuni Istituti Comprensivi del territorio vesuviano per far partecipare all’iniziativa gli allievi delle classi terze realizzando un video-contest (max 90 secondi) con relativa premiazione dei più meritevoli.

 

MENSILE SAN FRANCESCO PATRONO D’ITALIA: LA PACE AL CENTRO DEL PRIMO NUMERO DEL CENTENARIO
A febbraio in occasione dell’ostensione delle spoglie mortali di san Francesco in arrivo il numero da collezione di 160 pagine

 

FEBBRAIO 2026 copertina 250ASSISI (PG) - La rivista mensile San Francesco patrono d’Italia inaugura l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi conGENNAIO 26 copertina 250 un numero dedicato al tema della pace. In continuità con l’apertura ufficiale del centenario avvenuta sabato 10 gennaio e in preparazione all’ostensione delle spoglie mortali del Santo dal 22 febbraio al 22 marzo 2026, la nuova uscita inaugura il nuovo piano editoriale che, assumendo il claim del centenario “San Francesco vive” - scelto dai frati del Sacro Convento e che dà il nome anche al sito web dedicato agli eventi dell’anno - è incentrato sul tema della vita.

Il tema è presentato nelle sue varie sfaccettature, dalla dimensione sociale, relazionale ed educativa a quella più ambientale e spirituale. Il filo rosso del numero di gennaio è rappresentato in copertina dal titolo “Come il seme” e dal disegno dell'architetto Santiago Calatrava che raffigura la colomba della pace, condizione imprescindibile di ogni vita tout court e della qualità di ogni esistenza.

Da questo mese, come annunciato a dicembre, il mensile porta la foliazione da 80 a 96 pagine, dedicando maggiore spazio al francescanesimo sia dal punto di vista storico e artistico che spirituale. La rivista si arricchisce anche di nuove firme che approfondiscono l’eredità del Santo di Assisi. L’inserto “Pagine francescane”, ampliato e pensato per essere raccolto, inaugura un nuovo cammino con i contributi di eminenti studiosi contemporanei del francescanesimo: fra Emil Kumka sugli scritti di Francesco, Grado Merlo sul Testamento del Santo e Mons. Felice Accrocca, appena nominato vescovo delle diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno e collaboratore di lunga data della rivista, con la narrazione della vita del Poverello.

Tra gli altri contenuti di questo numero, si distingue l’intervista all'artista Michelangelo Pistoletto, che offre una riflessione sull'arte come strumento di trasformazione sociale e di pace.

Il percorso di rinnovamento del magazine continuerà con il numero di febbraio 2026, un numero monografico di 160 pagine dedicato al Santo pensato in occasione dell'ostensione delle spoglie mortali di san Francesco. Sarà un vero e proprio volume da collezione, un’edizione speciale sia nei contenuti che nella fattura, con immagini inedite, rilegatura in brossura e copertina serigrafata. Il testo esplora la figura del Santo e il francescanesimo dalle origini ai giorni nostri, offrendo un racconto sintetico, completo e approfondito allo stesso tempo di una figura, diventata una storia, che da 800 anni ispira il mondo. Le sezioni in cui è organizzato il volume sono infatti tre: “Francesco”, “Francesco dopo Francesco” e “Ancora Francesco”. Si tratta quindi di un excursus non solo dell'esperienza esistenziale di san Francesco, ma anche degli 800 anni di francescanesimo che da essa sono nati, con uno sguardo al futuro: cosa ha ancora da dire Francesco d'Assisi agli uomini del terzo millennio?

Gli abbonati alla rivista riceveranno regolarmente per il mese di febbraio l’edizione cartacea o digitale a seconda dell’abbonamento sottoscritto. Per abbonarsi all’edizione cartacea sanfrancescoassisi.org/abbonamenti
Per l’abbonamento digitale è possibile scaricare l'App “San Francesco digitale” disponibile sia su Google Play
(https://play.google.com/store/apps/details?id=com.sanfrancesco.android.prod)
che su App Store (https://apps.apple.com/it/app/san-francesco-digitale/id1451831141)

Sempre su App - a partire dal 1° febbraio - sarà possibile effettuare l’acquisto del numero singolo della rivista in in versione digitale. Nei prossimi giorni sarà data notizia delle modalità di acquisizione per i non abbonati.

«La congiuntura favorevole del centenario - ha dichiarato fra Giulio Cesareo, OFMConv, direttore responsabile del mensile - offre l’opportunità per riscoprire ancora una volta il messaggio di Francesco declinato nelle pieghe della nostra attualità e offre l’opportunità di riflettere su come questo possa essere significativo per tutti. Francesco è un dono senza pari. La Chiesa e la società hanno riconosciuto in lui un faro luminoso. Basta osservare le innumerevoli opere artistiche e devozionali a lui - o da lui - ispirate, per restare sbalorditi dalla varietà e dalla profondità della sua presenza. Per questo, il piano editoriale che guiderà la nostra rivista sarà proprio la vita che, nella sua evidente concretezza, si declina e manifesta in diversi ambiti: culturale e religioso, fisico e relazionale, artistico e perfino intergenerazionale. Le nuove rubriche - attraverso la penna dei nostri autori - vogliono così aiutarci a riscoprire, custodire e promuovere questa vitalità che è amicizia, comunione, fraternità, dentro le pieghe dell’esistenza quotidiana, proprio nella sua bellezza e nelle sue contraddizioni».

Il cammino cominciato nell’ottobre 2025 con la nuova testata - realizzata dallo studio grafico Inarea di Antonio Romano - segna un ulteriore passo nel percorso di rinnovamento in occasione del grande centenario francescano.

SAN FRANCESCO PATRONO D’ITALIA
La rivista San Francesco patrono d’Italia è un mensile fondato nel 1920 in vista del settimo centenario della morte di san Francesco. Ad oggi conta circa 15mila abbonati. Ogni giorno è possibile trovare delle copie gratuite per gli oltre tre milioni di visitatori della Basilica di San Francesco all’ingresso e allo store ricordi francescani.

La gioia dei frati della Basilica di San Francesco per la nomina di Mons. Accrocca e la gratitudine per Mons. Sorrentino

fra Marco Moroni: «La scelta più appropriata per il tempo presente. Il nostro più sincero ringraziamento a Mons. Sorrentino»

 

Fra Marco Moroni 250ASSISI (PG) - Appresa la notizia della nomina di Monsignor Felice Accrocca come nuovo vescovo delle Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno - annunciata da Monsignor Domenico Sorrentino questa mattina al termine del Rito di apertura dell’ottavo Centenario del Transito di san Francesco nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola - il Custode del Sacro Convento fra Marco Moroni, OFMConv, ha espresso la gioia per la nomina di Monsignor Accrocca e la gratitudine a Monsignor Sorrentino per quanto svolto durante il suo ministero pastorale.

«La scelta di papa Leone mi riempie di gioia. Mons. Felice Accrocca è universalmente riconosciuto per la sua straordinaria competenza su san Francesco e sulla storia delle origini del francescanesimo. A ciò si aggiungono la sua umanità e la passione per la vita pastorale e l’evangelizzazione, qualità che abbiamo avuto modo di apprezzare in numerosi incontri qui ad Assisi. L’ultimo di questi, giovedì scorso, lo ha visto parlare a noi superiori francescani d’Italia, offrendoci ancora una volta un segno tangibile del suo impegno e della sua visione.

Ritengo che questa sia la scelta più appropriata per il tempo presente, in cui celebriamo l’ottavo centenario della morte di san Francesco, ma anche per gli anni a venire. La figura e il messaggio di san Francesco d’Assisi, grazie a questa guida, potranno continuare a portare frutti di fede in una società che ha urgente bisogno di riscoprire il Signore Gesù, di ritrovare la fraternità in un mondo sempre più individualista e di abbracciare quella piccolezza evangelica che rappresenta l’antidoto alla brama di potere dell’uomo contemporaneo.

In questo momento, non posso che esprimere la mia gratitudine a Mons. Domenico Sorrentino, che conclude il suo ventennale mandato come Vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino. Il suo instancabile impegno a favore di questa Chiesa, così ricca di santità, e la cura con cui ha coltivato le relazioni con noi frati, sostenendo la nostra variegata attività in Basilica, meritano il nostro più sincero ringraziamento».

Ad un errore non si risponde mai con un altro errore


Foto Incampo 2
La vita è fatta di relazioni, e le relazioni, per quanto importanti, sono spesso segnate da incomprensioni, contrasti, errori. Sbagliano gli altri, sbagliamo noi. È parte della natura umana. Ma ciò che distingue una persona giusta da una vendicativa, un individuo maturo da uno impulsivo, è la capacità di scegliere come rispondere all’errore altrui. La massima “ad un errore non si risponde mai con un altro errore” non è solo un consiglio morale: è una guida per la costruzione di rapporti sani, di società civili e di percorsi interiori autentici.
La massima “ad un errore non si risponde mai con un altro errore” ci invita a non cadere nella tentazione della reazione impulsiva. Quando qualcuno ci offende, ci ferisce, ci tradisce o ci fa un torto, è naturale provare rabbia, delusione, frustrazione. Tuttavia, rispondere con un comportamento simile — offendendo, ferendo o facendo a nostra volta un torto — non ripara il danno, anzi, lo amplifica. L’errore genera solo altro errore, come un incendio che, se non spento, divampa e distrugge tutto ciò che incontra.
La vendetta, la ritorsione o anche la semplice reazione negativa sono istintive, ma quasi mai risolutive. In fondo, replicare con lo stesso comportamento scorretto ci rende simili a chi ci ha fatto del male. Non ci differenziamo, non insegniamo nulla, non miglioriamo nulla.

Peggio: ci trasformiamo, poco a poco, in ciò che inizialmente condannavamo.
Immaginiamo una discussione tra due amici. Uno dei due, per rabbia o incomprensione, dice qualcosa di offensivo. L’altro, sentendosi attaccato, risponde con un insulto ancora più grave.

Il risultato? Entrambi si allontanano, il rapporto si deteriora, e il dolore aumenta. Se invece il secondo amico avesse risposto con calma, magari dicendo “quello che hai detto mi ha ferito, ma voglio capire il perché”, la discussione avrebbe preso una piega diversa.

La comprensione avrebbe sostituito l’aggressività, e forse da quell’errore iniziale sarebbe nata una crescita reciproca.
Nella scuola, gli insegnanti hanno una grande responsabilità. Quando uno studente sbaglia, non è giusto umiliarlo o punirlo in modo sproporzionato. L’obiettivo dell’educazione non è “rispondere” all’errore con un altro errore, ma accompagnare l’alunno verso la consapevolezza e il cambiamento. Una punizione senza spiegazione o senza empatia può essere un errore peggiore di quello dello studente stesso.
Nel campo della giustizia, questo principio è ancora più evidente. Le leggi non nascono per vendetta, ma per ristabilire l’equilibrio. Uno Stato civile non risponde a un crimine con crudeltà, ma con un processo equo, con pene proporzionate, con un sistema che mira al reinserimento e alla prevenzione, non alla vendetta cieca.
Anche nella società, rispondere all’odio con altro odio — pensiamo ai conflitti tra gruppi sociali, etnie, religioni — ha sempre portato distruzione. Solo chi ha il coraggio di interrompere la catena dell’errore può diventare vero costruttore di pace.
Molte tradizioni morali, religiose e filosofiche hanno espresso in modi diversi questo principio. Nella cultura cristiana, ad esempio, Gesù invita a “porgere l’altra guancia”, non per debolezza, ma per spezzare la spirale del male. Gandhi diceva che “occhio per occhio rende cieco il mondo”.

I grandi pensatori hanno sempre compreso che la vera forza è nel controllo di sé, nella risposta giusta al momento sbagliato.
Questo significa che rispondere a un errore con un altro errore è facile, quasi automatico. Ma è proprio quando scegliamo di non farlo che diventiamo davvero liberi.

Liberi dall’odio, liberi dal rancore, liberi dalla schiavitù del risentimento. Significa agire con giustizia, con saggezza, con cuore.

Non si tratta di accettare passivamente il male, ma di contrastarlo nel modo giusto, con l’intelligenza e il rispetto di sé e degli altri.
Scegliere di non rispondere all’errore con un altro errore è un atto rivoluzionario, perché rompe il ciclo del male e costruisce, passo dopo passo, un mondo più umano.

Nicola Incampo

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