Cronaca

A TORRE ANNUNZIATA MARCIA DELLA PACE DIOCESANA PROMOSSA DALL’AZIONE CATTOLICA

Marcia diocesana della pace Ac a Brusciano gennaio 2023 2 250L’Azione cattolica della Diocesi di Nola invita a fare spazio alla pace e i soci rispondono con gioia. Sono attese infatti più di 1500 persone - adulti, ragazzi, giovani, famiglie - alla Marcia diocesana della pace “Uno spazio di pace”, in programma, a Torre Annunziata, sabato 31 gennaio 2026. L’appuntamento è per le 16:00 presso lo Stadio comunale da dove prenderà il via il corteo che giungerà, verso sera al Santuario, della Madonna della Neve.

«Come associazione continueremo a dire che la pace “è sempre possibile”: lo facciamo ogni anno attraverso le marce cittadine promosse dalle associazioni parrocchiali di Ac, ogni tre anni con la marcia diocesana. E vogliamo continuare a farlo girando il territorio, i cui comuni diocesani sono purtroppo spesso associati a luoghi in cui non c’è pace. Il corteo colorato che sfilerà per le strade di Torre Annunziata sarà il corteo di chi si schiera da una certa parte della storia per dire che la pace è ancora possibile, che la pace è un dovere, non solo una possibilità, che la pace va costruita. E lo ribadiremo pur sapendo che la pace dipende molto da chi ha responsabilità governative a vari livelli. Ma sarà anche il corteo di chi sa che la pace è possibile se si educa ad una cultura della pace, alla risoluzione dei conflitti, che fanno parte del quotidiano, con il dialogo, sminando, per così dire, le motivazioni», ha dichiarato il presidente dell’Ac di Nola, Vincenzo Formisano.

Momento centrale della Marcia sarà la testimonianza di Lina Morcos, operatrice di pace, consacrata del Movimento dei Focolari. Giordana, di origini palestinesi, Lina Morcos è laureata in Economia e ha conseguito anche il Baccellierato e la Licenza in Teologia fondamentale a Napoli. Ha vissuto a Gerusalemme per tredici anni, lavorando con la Caritas locale e nel campo del dialogo interreligioso; a Damasco, in Siria, per quattro anni, durante la guerra, come responsabile dell’ufficio del Catholic relief services, coordinando diversi progetti umanitari a favore della popolazione locale. Essere il 31 gennaio a Torre Annunziata è per lei una grande emozione e responsabilità: «So che Torre Annunziata non è un territorio semplice - ha dichiarato Morcos al giornale della Diocesi di Nola, inDialogo -. Pensiamo spesso che le guerre siano quelle che accadono lontano da noi, dove c’è distruzione, dove cadono le bombe. Io penso che ogni città, piccola o grande, ha le sue ferite. Allora, essere lì, il 31 gennaio, a Torre Annunziata, insieme a tanti giovani e tante famiglie, vuol dire per me gridare insieme che scegliamo la pace nel quotidiano, che vogliamo portare la pace lì dove siamo».

La Marcia si concluderà presso il Santuario della Madonna della Neve, per affidare alla amata protettrice di Torre Annunziata la costruzione della pace nel territorio diocesano. A guidare il momento di preghiera sarà il vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, che nel messaggio rivolto alla Chiesa di Nola per Natale aveva sottolineato la preoccupazione per la brevità delle Amministrazioni e lanciato un appello ai politici: «Lo dico con delicatezza e fermezza al termine di un anno complesso nel panorama politico dei nostri territori – scriveva monsignor Marino -. Non è certamente mio compito fare analisi o previsioni politiche, ma è un dato preoccupante che troppo spesso le maggioranze amministrative, compaginatesi nelle urne elettorali, svaniscano già nei primi mesi di governo delle città. Quest’anno tanti, troppi sindaci in Italia, anche nella nostra diocesi, si sono dimessi dal loro servizio per mancanza di appoggio interno o per infiltrazioni malavitose. Come si può costruire la pace se manca il dialogo e la capacità di mediare nel piccolo della gestione delle nostre realtà in nome del bene comune? La pace si costruisce attraverso la bellezza di incontri; nel lavoro “artigianale” del fare rete, come affermava Papa Francesco. Faccio appello, pertanto, agli uomini e alle donne della politica: sappiate che la disponibilità a lavorare per il bene comune, non solo rende più vivibili le nostre città, ma educa i più giovani ad una mentalità di pace. Disarmate gli interessi di parte, le logiche meschine di tornaconto, i privilegi di partito e le piccinerie di una campagna elettorale permanente. Aiutateci a costruire la civiltà dell’amore, che Dio incarnandosi ha voluto ridonarci e renderci possibile nella misura in cui ci riferiamo ai suoi insegnamenti! Da voi, come comunità cristiana, non ci aspettiamo semplicemente l’allestimento dell’albero di Natale e il presepe in piazza, ma la garanzia del lavorare generosamente per la promozione umana e la diffusione dei valori cristiani fondamentali. Siamo sempre disponibili a creare occasioni d’incontro, nella diversità e nel rispetto dei ruoli, con l’intento sinergico di organizzare la speranza della nostra gente».

Ultima iniziativa, curata dall'Anei, nell'ambito del programma della Memoria; oltre 100 studenti protagonisti

INAUGURATA AD ASSISI LA MOSTRA SUGLI INTERNATI MILITARI ITALIANI

L'esposizione, allestita nel palazzo Vescovile, sarà visitabile fino al 15 febbraio


4 250ASSISI - Oltre cento studenti della scuola secondaria di primo grado e del liceo scientifico del Convitto Nazionale “Principe di Napoli” di Assisi hanno partecipato all’iniziativa finale del Giorno della Memoria 2026, organizzate dal Museo della Memoria con la collaborazione dell’amministrazione comunale e dell’Anei (Associazione Nazionale Ex Internati) che giovedì 29 gennaio mattina nella Sala della Spogliazione, ha visto la presentazione e l’inaugurazione dell’esposizione "La vicenda degli internati militari italiani, 1943-1945".
La mostra, curata dall’Anei, raccoglie riproduzioni di opere e fotografie degli IMI, gli internati militari italiani: è stata presentata da Marco Terzetti, presidente e consigliere nazionale Anei, che ha ricostruito il vissuto nei campi di internamento degli oltre 630.000 militari che, dopo l’8 settembre 1943, rifiutarono la collaborazione con il Reich e con la Repubblica di Salò. Per questo furono deportati nel lager tedeschi in Germania e in Polonia fino alla fine della Seconda Guerra mondiale: venti mesi in cui subirono stenti, privazioni e lavori coatti, senza avere lo status di “prigionieri di Guerra” e quindi senza avere le tutele internazionali e le garanzie previste dalla Convenzione di Ginevra del 1929.

Prima dell'inaugurazione della mostra Terzetti, insieme al delegato generale della diocesi, don Giovanni Zampa, all'assessore comunale Donatella Casciarri e all' ideatrice e curatrice del Museo della Memoria, Marina Rosati, nei loro rispettivi interventi, hanno sottolineato l'importanza di conoscere, ricordare, ricercare testimonianze anche tra i propri familiari affinché non si dimentichi l'alto sacrificio pagato da questi eroi della Seconda guerra mondiale e si possano far propri tali esempi e valori.

Anei si impegna da anni a recuperare le testimonianze storiche affinché le vicende di questi giovani militari vengano considerate parte integrante della “Resistenza nazionale”. L’esposizione, ad ingresso gratuito, resterà aperta al pubblico nei locali del Santuario della Spogliazione fino al 15 febbraio 2026, con orario continuato dalle 9.00 alle 17.00.

“PRENDERE CURA. CUSTODIRE OGNI VITA, ACCOMPAGNARE OGNI SOFFERENZA”

Convegno del Forum delle Associazioni Familiari della Campania 

per la 48ª Giornata per la Vita – 31 gennaio 2026

 

Locandina convegno 31 1 2026 250Caserta, gennaio 2026 – In occasione della 48ª Giornata per la Vita, celebrata la prima domenica di febbraio e dedicata quest’anno al tema “Prima i bambini”, il Forum delle Associazioni Familiari della Campania promuove il convegno “Prendere cura. Custodire ogni vita, accompagnare ogni sofferenza”. L’iniziativa si terrà sabato 31 gennaio 2026 alle ore 17.00 presso il Teatro Caserta Città della Pace e nasce come risposta corale alla Nota pastorale dei Vescovi della Campania “Custodire ogni vita, accompagnare ogni sofferenza”, diffusa l’8 dicembre scorso. L’obiettivo è riportare al centro del dibattito pubblico il valore della vita in ogni sua fase, con particolare attenzione alla sofferenza e alla fragilità.

La Nota dei Vescovi propone un approccio profondamente umano e pastorale: non solo principi, ma prossimità, accompagnamento e responsabilità condivisa. La vita viene indicata come dono e relazione, non come proprietà individuale. In questo orizzonte, i Pastori riaffermano il “no” all’eutanasia e al suicidio assistito, richiamando con forza la necessità di una vera cultura della cura.

Ampio spazio è dedicato al tema delle cure palliative, considerate un diritto e un atto di giustizia. I Vescovi denunciano la mancata piena attuazione della legge in Campania e sollecitano istituzioni e sistema sanitario a garantire a tutti un accompagnamento dignitoso fino alla fine. Al centro resta la persona, con una dignità che non viene mai meno, neppure nella malattia più grave. Il Convegno vedrà la partecipazione di Mons. Vincenzo Paglia, Presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita; Domenico Airoma, Procuratore della Repubblica di Napoli Nord; Lucio Romano, coordinatore dell’Osservatorio di Bioetica della Diocesi di Napoli; Mons. Antonio Di Donna, Presidente della Conferenza Episcopale Campana. 

A moderare l’incontro sarà Nino Di Maio, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari della Campania, che sottolinea: «Dobbiamo costruire una rete attorno a chi vive la sofferenza, coinvolgendo famiglie, sanità, servizi sociali e comunità. Nessuno deve sentirsi solo. Serve meno burocrazia e più accompagnamento concreto alle famiglie».

L’iniziativa è sostenuta da una ampia rete di associazioni campane impegnate a favore delle famiglie e delle persone più fragili, tra cui Azione Cattolica, Movimento dei Focolari, Federazione Progetto Famiglia, Forum delle Associazioni Socio-Sanitarie, Movimento per la Vita... «Come Associazioni – aggiunge Di Maio – vogliamo promuovere una vera cultura del prendersi cura. La vita va sempre tutelata, dal concepimento al suo termine naturale. È necessario aiutare le famiglie a orientarsi tra cure, assistenza e sostegni, semplificando i percorsi e individuando riferimenti chiari».

Con questo appuntamento, il Forum delle Associazioni Familiari della Campania intende offrire un contributo concreto a una riflessione ampia e condivisa, ribadendo che la vera alternativa all’eutanasia non è l’accanimento terapeutico, ma l’amore che accompagna e non abbandona, e che la vita, anche quando è fragile e segnata dal dolore, resta sempre un bene da custodire.

Giovanna Abbagnara

Cerimonia solenne al Museo di Assisi: inaugurato uno spazio espositivo dedicato a Lina Berellini e ricordata l’opera della dipendente dell’anagrafe Lucia Brozzetti

Giorno della Memoria, donne protagoniste della salvezza degli ebrei

Rosati: “Continuiamo a diffondere e far conoscere esempi positivi ispiranti per i nostri giovani”

 

IMG 0100 250ASSISI - Due donne, due storie diverse, la prima una bambinaia di Assisi e la seconda una dipendente comunale. Entrambe hanno in comune di essere state una luce nel buio della Shoah, contribuendo a salvare vite umane. La prima, Lina Berellini, assunta in servizio dalla famiglia ebraica Calef a Perugia. Con la promulgazione delle leggi razziste nell’autunno del 1938 decise di non abbandonare i suoi datori di lavoro e fu al loro fianco anche quando la persecuzione si estese dai diritti alle vite, mettendo a rischio la sua stessa esistenza per offrire soccorso in particolare ai fratelli Fiorella e Sergio, i piccoli di casa Calef, portandoli via con lei e facendo finta che fossero figli suoi.

L’altra, Lucia Brozzetti, dipendente comunale che aiutò a falsificare carte d’identità e tessere annonarie. Fornì a uomini, donne e bambini perseguitati documenti d'identità falsi e tessere annonarie, documenti che volevano dire sopravvivenza in un'epoca in cui era un singolo pezzo di carta a decidere tra la vita e la morte. Grazie a queste azioni, salvò centinaia di vite.

Le loro figure sono state ricordate con documenti e testimonianze dirette dei loro nipoti, Margherita Brozzetti e Lina Apostolico, nel corso dell’iniziativa “Donne&Memoria” svoltasi nel Giorno della Memoria nella sala della Spogliazione di Assisi, alla presenza, tra gli altri, di Francesco Zito, prefetto della Provincia di Perugia, di don Giovanni Zampa, delegato delle diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e di Foligno, di Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria, e del sindaco di Assisi, Valter Stoppini.

Marina Rosati - ideatrice e curatrice dello spazio espositivo che ha aperto la cerimonia svelando un pannello dedicato alla Memoria di Berellini, che racconta la sua storia e la sua figura - ha ricordato che “ormai sono diversi anni che ci ritroviamo qui in un luogo simbolo in questa stanza simbolo di San Francesco e quindi dell’accoglienza che un vescovo fece nei confronti di Francesco. Al Museo della Memoria viene ricordata l’accoglienza che un altro vescovo insieme ai suoi collaboratori fecero nei confronti degli ebrei” ed ha sottolineato che in “ogni periodo c'è una memoria che riemerge, basta solo andarla a cercare”.

“Questo luogo e questo giorno – ha ricordato il delegato diocesano, don Giovanni Zampa - ci insegnano che il bene è possibile, che il male non sempre ha l’ultima parola sulla vita degli uomini e che i supereroi o gli eroi non sono solo persone o personaggi virtuali o da film cioè aspirazioni utopiche e irraggiungibili, ma gli eroi sono persone che in carne e ossa hanno dato la vita, hanno messo le proprie competenze, i propri studi, le proprie capacità a servizio di persone altrettanto concrete”.

Il sindaco Stoppini ha ricordato ai giovani che “siete il futuro della nostra comunità e voi siete importantissimi, dovrete ricordare nel futuro queste storie che sono storie di grande attualità e che ci ricordano che, oggi come non mai, è importante vigilare per il rispetto di tutte le persone”.

“Mia nonna ha avuto paura ma era coraggiosissima e grintosa ed è giusto che la storia si conosca perché è una storia bellissima”, ha detto Lina Apostolico, nipote di Lina Berellini, mentre Margherita Brozzetti, visibilmente commossa, ha ricordato come la “nonna scelse il silenzio e la riservatezza ma è emerso che seppe offrire un contributo concreto e determinante per salvare chi era in grande pericolo”.

La presidente Proietti ha ricordato come i sopravvissuti alla Shoah siano diventati qualche anno fa cittadini onorari di Assisi, “una città che è medaglia d’oro al valore civile per la sua opera di salvezza degli ebrei: il merito di questa riscoperta va a due straordinarie persone, don Aldo Brunacci e Marina Rosati. Siamo felici di vedere tanti ragazzi e ragazze protagoniste di queste giornate”. Infine, il prefetto Zito ha raccomandato ai ragazzi di “visitare questo Museo”, sottolineando l’importanza della Memoria, che non significa solo ricordare quanto di brutto avvenuto, ma anche del bene che c’è stato. Oggi è difficile pensare che una cosa come l’Olocausto - milioni di persone uccise per la loro religione e la loro ascendenza - possa essere avvenute, ma è importante ricordarlo per evitare che si ripeta”.

Gli appuntamenti erano partiti domenica 25 gennaio con un itinerario nei luoghi e tra le pietre della memoria: dal cimitero comunale, il percorso si era snodato attraverso le tombe di cittadini ebrei e dei Giusti tra le Nazioni, toccando punti simbolici come la Basilica di San Francesco e l'hotel Windsor Savoia, domicilio assisano del colonnello Valentin Müller. A raccontare le vite e i vari protagonisti, Rosati insieme allo storico francescano fra Felice Autieri, a Francesca Cerri, direttrice dell’ufficio beni culturali diocesano, e all’assessore al Turismo e all’Onu-Unesco Fabrizio Leggio. Giovedì 29 gennaio alle 10.30 sempre nella Sala della Spogliazione, si terrà la presentazione e l'inaugurazione della mostra "La vicenda degli internati militari italiani, 1943-1945". L’esposizione, curata dall’Anei, raccoglie riproduzioni di opere e fotografie degli IMI e sarà presentata da Marco Terzetti, presidente e consigliere nazionale Anei. L’esposizione, ad ingresso gratuito, resterà aperta al pubblico fino al 15 febbraio 2026, con orario continuato dalle 9.30 alle 17.30.

Convegno "Volti e voci di donne tra Pompei e Roma"

29 e 30 gennaio – Auditorium degli scavi

Ingresso Piazza Esedra

 

Pompei social 26 01 250Nelle giornate del 29-30 gennaio, presso l'Auditorium del Parco Archeologico di Pompei, si terrà il convegno "Volti e voci di donne tra Pompei e Roma", promosso dal Parco insieme all'Università degli studi di Padova. L'occasione di confronto scientifico prende spunto dalla chiusura della mostra "Essere donna nell'antica Pompei", visitabile presso la Palestra grande degli scavi fino al 31 gennaio 2026.

Il convegno, che vedrà la presenza di ricercatori di spicco in ambito nazionale e internazionale, si inserisce nel filone dell'attenzione per il mondo antico andando a indagare vite non sempre messe in luce dalla storiografia ufficiale, ma che appaiono continuamente in filigrana. A quel mondo femminile sommerso fatto di schiave, matrone, bambine, imperatrici e imprenditrici è dedicato il dibattito.

L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti.

Per registrazione inviare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Vesuvio vicino e lontano: da rischio a risorsa



Foto Enzo De Novellis 250
Lunedì 19 gennaio 2026 nella Biblioteca scolastica “Carla Caiazzo” del Liceo Scientifico “A. Nobel” di Torre del Greco si è tenuto, nell’ambito delle iniziative previste dalla convenzione stipulata tra il Liceo Scientifico “A. Nobel”, diretto dall’avv. Annunziata Langella e l’Associazione Culturale “Prometeo” presieduta dal dott. Francesco Manca il secondo incontro dal titolo “Vesuvio vicino e lontano (da rischio a risorsa)”. L’evento rientra tra gli appuntamenti previsti dal prof. Roberto Voccia, referente del progetto FSL (ex PCTO).

Relatore del seminario è stato il dott. Vincenzo De Novellis, socio della Prometeo, primo ricercatore dell’IREA-CNR di Napoli, chitarrista che ha guidato gli studenti di due classi terze del Liceo, le sezioni B ed F con i rispettivi docenti Adriana Agresti e Angelo Mirante e la docente Alessandra Gernetti in un percorso di conoscenza e riflessione sul Vesuvio, uno dei vulcani più studiati al mondo e al tempo stesso uno dei più complessi dal punto di vista della gestione del rischio.

Il dott. Vincenzo De Novellis, divulgatore scientifico, ha utilizzato anche il proiettore, insieme al PC, per supportare la sua lezione, usando unLocandina Caserta 6 2 2026 250 linguaggio chiaro e comunicativo, interagendo con gli studenti che hanno seguito con interesse l’incontro.

Il seminario ha affrontato il tema del vulcano non solo come elemento di pericolo, ma anche come chiave di lettura del territorio, capace di raccontare la storia, l’identità e le potenzialità future dell’area vesuviana. Un approccio che ha coniugato rigore scientifico e linguaggio accessibile, stimolando domande, curiosità e consapevolezza nei ragazzi, veri destinatari di una cultura del rischio che non sia fondata sulla paura, ma sulla conoscenza.

Nel corso della mattinata è stata inoltre presentata l’iniziativa teatrale “Dottò, ma quando scoppia il Vesuvio? – Il Nuovo Grand Tour”, in programma venerdì 6 febbraio alle ore 21:00 presso l’Officina Teatro di Caserta. Lo spettacolo, appartenente al filone del teatro civile, si configura come una straordinaria esperienza immersiva: un viaggio nel tempo che, attraverso immagini, video e musica, conduce il pubblico dentro la storia eruttiva del Vesuvio e nel complesso rapporto tra il vulcano e le comunità che lo abitano. Un racconto che unisce rigore scientifico e linguaggi artistici, aprendo a una riflessione nuova e partecipata sul rischio vulcanico e sulle potenzialità culturali e territoriali del Vesuvio, invitando il pubblico a guardare il vulcano non solo con timore, ma anche con consapevolezza e visione.

Il valore dell’opera emerge con particolare forza nel finale, dove viene proposta un’idea innovativa per affrontare il rischio vulcanico nell’area vesuviana: la risorsa Vesuvio. Il vulcano, oltre a rappresentare un rischio da gestire, può infatti diventare un potente strumento economico e culturale, capace di orientare un programma ambizioso di crescita e sviluppo territoriale in sicurezza. In questa visione, la progettazione di un efficace decongestionamento delle aree a rischio apre la strada a un nuovo Grand Tour, in grado di rinnovare l’offerta turistica regionale e di generare un nuovo abbraccio tra passato e futuro.

Antico e moderno, perduto e ritrovato, sacro e profano: l’incontro al Liceo Nobel ha mostrato come il Vesuvio possa ancora scrivere nuove pagine della sua storia nel mondo, diventando occasione di dialogo tra scienza, cultura e cittadinanza attiva. Un’esperienza formativa che ha lasciato un segno e che conferma il valore della scuola come luogo privilegiato per costruire consapevolezza e visione.

Sabina Pelosio

Sentirsi come Noè

 

Foto Nicola Incampo 250C’è un momento, nella storia dell’umanità come nella vita individuale, in cui la normalità smette di essere rassicurante. È il momento in cui qualcuno inizia a sentirsi come Noè: consapevole che qualcosa sta per accadere, mentre il resto del mondo continua come se nulla fosse.

Nel racconto biblico, Noè non è un profeta che predica nelle piazze, ma un uomo che agisce in silenzio. Costruisce un’arca mentre il cielo è terso, senza prove visibili, senza consenso sociale. È questa la parte più moderna della sua storia: la solitudine di chi intuisce un cambiamento radicale prima degli altri e sceglie di prepararsi, pagando il prezzo dell’incomprensione.

Oggi, la metafora di Noè sembra adattarsi sorprendentemente bene al nostro tempo. Viviamo in un’epoca attraversata da segnali contraddittori: da un lato la tecnologia promette soluzioni rapide e progresso continuo, dall’altro si moltiplicano gli allarmi su crisi climatiche, fragilità economiche, conflitti geopolitici, disgregazione sociale. Il “diluvio” non ha una forma unica, ma è percepito come una somma di instabilità che mette in discussione certezze considerate intoccabili.

Come allora, anche oggi chi lancia avvertimenti spesso non viene ascoltato. Scienziati che parlano di limiti planetari, educatori che denunciano un impoverimento culturale, medici che segnalano nuove fragilità psicologiche, cittadini che cambiano stile di vita per ridurre l’impatto ambientale.

Sono figure diverse, ma accomunate da una sensazione: quella di costruire un’arca in mezzo allo scherno, all’indifferenza o alla stanchezza collettiva.

L’arca, nel nostro tempo, non è fatta di legno e pece. Può essere una comunità resiliente, un sapere preservato, una scelta etica controcorrente, un investimento nel lungo periodo in un mondo che vive di immediatezza. Costruirla richiede tempo, rinunce e una fiducia che non sempre trova conferme immediate. È un lavoro invisibile, che non produce applausi, ma prepara un futuro possibile.

C’è però un aspetto più complesso e scomodo nella storia di Noè, che raramente viene affrontato. L’arca ha una capacità limitata. Non tutti salgono a bordo. Questo pone una domanda inquietante anche per il presente: in un mondo di risorse finite, chi stiamo cercando di salvare? Quali valori, quali competenze, quali relazioni riteniamo degne di essere portate nel futuro? E, soprattutto, chi rischia di restare escluso?

La metafora di Noè ci costringe a confrontarci con la responsabilità delle scelte. Prepararsi non è solo un atto di autoprotezione, ma un gesto morale. Significa decidere cosa conta davvero quando tutto il resto viene spazzato via. Significa anche accettare il peso di decisioni impopolari, che spesso vengono comprese solo a posteriori.

Forse il punto centrale non è stabilire se il diluvio arriverà davvero, ma riconoscere che ogni epoca ha il suo. A volte è una catastrofe improvvisa, altre volte un lento deterioramento che diventa evidente solo quando è troppo tardi. La storia insegna che le grandi crisi raramente sorprendono del tutto: qualcuno aveva visto i segnali, qualcuno aveva avvertito, qualcuno stava già costruendo un’arca.

Pensarsi nella situazione di Noè, oggi, non è un esercizio religioso né apocalittico. È un modo per interrogarsi sul presente, sul nostro rapporto con il futuro e sulla capacità di agire prima che l’emergenza diventi inevitabile. Perché la vera tragedia non è la pioggia che cade, ma il non aver preso sul serio chi, sotto un cielo ancora sereno, aveva capito che stava per cambiare tutto.

Nicola Incampo

Intervista a Gino Riccio, Direttore Generale

Si scrive “Archipelago”, si legge “rete di impresa”

 

Foto Gino Riccio 250A margine della lectio magistralis del prof. Galimberti tenutasi a Villa Signorini di Ercolano, lo scorso venerdì 16 gennaio, abbiamo incontrato Gino Riccio, direttore generale di Archipelago, il sodalizio che ha organizzato l'incontro.

# 1 Chi è Gino Riccio e di cosa si occupa?

Sono un imprenditore, saggista, scrittore e business coach. Ho scritto quattro saggi e due romanzi ed altri in scrittura. Sono indicati sul sito https://ginoriccio.it/i-miei-libri/ . Sono un creatore di opportunità che crede nella condivisione e nella reputazione, che sono il motore e la moneta del futuro.

# 2 Che cos’è Archipelago e come è nata quest’idea e perché questo nome?

Archipelago é una rete di imprese, un hub di servizi che nasce per compattare e per innovare la filiera alla quale si rivolge, quella della progettazione e dell’arredo della casa.

Prende il nome dal sostantivo arcipelago, di origine greca (arkhipélagos) ricco di isole, e sta ad indicare la connessione tra esse che fisicamente già esiste nelle profondità degli oceani. C’è un mercato di prodotto (vince il prezzo) e un mercato di progetto e di selezione, e questo è il mercato a cui si rivolge Archipelago, un oceano blu!

#3 Quali sono i servizi presenti ora?

I servizi offerti ai professionisti sono tutti quelli necessari all’evoluzione e all’innovazione del sistema e sono orientati dalla community attraverso i feedback resi alla community manager, figura creata dalla rete per recepirne le istanze.

#4 Qual è il prossimo evento in programma?

Abbiamo un calendario di eventi mensili (nel 2025 sono stati 15) che accompagnano il nostro viaggio verso l’eccellenza. Il prossimo sarà il 29 gennaio 2026; ospiteremo i Designer

Garcia Cumini per un convegno sullo slow design, un sottile cambiamento. L’obiettivo è quello di continuare a suggerire le strade dell’evoluzione culturale della filiera di riferimento; abbiamo 1500 iscritti su una platea di 160.000 architetti appartenenti agli ordini professionali italiani, e aspiriamo a raggiungere i 3000 iscritti, guardando a quelli che sono disposti a diventare protagonisti della loro evoluzione.

#5 Qual è il legame tra la cultura e la filosofia?

La filosofia è il tentativo di interpretazione della vita, rispondendo alle domande e alle sfide che affrontiamo quotidianamente.

La nostra interpretazione filosofica attraversa in maniera socratica la cultura, consapevoli come siamo del “più so e più so di non sapere“.

 

Antonio Boccellino

Studente ucciso a La Spezia, Alberto Pellai su Famiglia Cristiana: segno di una deriva educativa profonda

 

images“Arrestare chi possiede un coltello non risolve il problema culturale. La prevenzione è altro”. Così Alberto Pellai, psicologo e psicoterapeuta, analizza sulle pagine di Famiglia Cristiana i fatti accaduti a La Spezia, evidenziando la deriva educativa che sta attraversando una parte dei giovani maschi italiani.

Pellai denuncia la normalizzazione della violenza come linguaggio relazionale e come strumento di gestione dei conflitti. “La pulsione violenta diventa azione assassina, senza alcuna mediazione del pensiero”, scrive, sottolineando come il coltello nello zaino sia ormai percepito da alcuni adolescenti come un oggetto “non solo desiderabile, ma quasi necessario”.

Pellai riflette anche sul ritorno alle dinamiche di possesso e sopraffazione: “C’è il tema della violenza di genere per cui una ragazza diventa un bene di proprietà”, e quello di giovani che crescono “senza aver interiorizzato il senso del limite”. Secondo lo psicoterapeuta, la risposta non può essere solo repressiva: “Arrestare chi possiede un coltello non risolve il problema di una cultura che ha portato quel soggetto a decidere di volerne diventare possessore e utilizzatore”.

Ecco allora la proposta: ricostruire un patto educativo che rimetta al centro la responsabilità, la competenza e il valore della vita: “La vita diventa valida quando si appoggia sul valore della competenza e non su quello della prepotenza”, conclude Pellai.

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